Preghiera del mattino: A SANTA TERESA DEL BAMBINO GESU’

ottobre 1, 2014 by

O Santa Teresa del Bambino Gesù che avete navigato sopra il mare tempestoso di questa vita mortale e che vi siete meritata di giungere al porto tranquillo della Pace celeste e dell’eterna calma sacrificando tutta voi stessa per amor del buon Dio, ottenetemi di far sempre in ogni cosa la Sua santa volontà. Voi che prometteste di passare il vostro Paradiso facendo del bene sulla terra, aiutateci nei nostri bisogni ed otteneteci di seguirvi nella vostra piccola via di confidenza e d’amore nella misericordia di Dio. E Voi Vergine immacolata che tanto amaste la vostra piccola figlia Teresa del Bambino Gesù, per intercessione sua siateci prodiga del Vostro aiuto materno, che ci dia il coraggio di fuggire il peccato e la perseveranza nel bene, affinchè la mia anima, come un giglio immacolato, possa un giorno esalare il suo profumo dinnanzi a Vostro Figlio Santissimo, e a Voi Vergine Immacolata. Così sia.

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Udienza Generale del 1 ottobre 2014 di Papa Francesco in diretta (testo scritto e videoregistrato). Sintesi e testo completo. Streaming Pope’s General Audience 2014-10-01

ottobre 1, 2014 by

Si potrà seguire la diretta a partire dalle 10,25

https://www.youtube.com/watch?v=P0mpTlZWs8w

 

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Saint Peter’s Square

Wednesday, 1 otctober 2014, h 10,25

http://player.rv.va/vaticanplayer01.asp?language=it&visual=Tv

Every Wednesday the Holy Father holds a General Audience where he greets the pilgrims present and delivers a catechesis, that will be read on these pages later on.

Preghiera della sera. A San Michele Arcangelo. Novena all’Angelo Custode (8° giorno)

settembre 30, 2014 by

 

da qui

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA POTENZA NEL GIUDIZIO FINALE

Considera come la grande carità di S. Michele Arcangelo verso i fedeli si eserciterà anche nel finale giudizio, quando presenterà i predestinati al Cielo. Al suono della tromba di Michele, si svelerà il mistero della glorificazione degli eletti e della dannazione dei reprobi. Allo squillo di questa tromba, ultima dopo le sette che avranno pronunziato il giudizio, tutti i morti risorgeranno. Oh che grande autorità! Che voce onnipotente, la quale risuonerà per tutti i quattro venti, e scenderà sino nel centro della terra ! I sepolcri spalancati vomiteranno le ceneri sparse e le anime riprenderanno il loro corpo.

Considera come allora da Gesù Cristo Giudice saranno solennemente approvate e confermate le sentenze di vita o di morte, già proferite nel giudizio particolare di ciascuno. Poi, qual capitano generale degli eserciti del Signore e Vessillifero, come Lo chiama la Chiesa, verrà Michele a segnare sulla fronte di tutti gli eletti il segno della eterna predestinazione. Infine, coadiuvato dagli Angeli, separerà i reprobi dagli eletti  farà collocare i cattivi alla sinistra, gli eletti alla destra, e darà loro le palme in mano in segno della compiuta vittoria.

Considera come nel giudizio universale spetterà al gloriosissimo S. Michele ricreare gli eletti con la favorevole sentenza dell’eterna gloria. Svelerà loro la sentenza del Divin Giudice: «Venite, o benedetti dal Padre mio, a possedere il regno preparato per voi fin dalla costruzione del mondo». Egli sarà – come dice Origene – il procuratore della vigna del Signore, cui spetta, terminata la vita umana, dare ai Santi la mercede per le loro buone opere. Consolati, o fedele, perchè S. Michele è speciale protettore ed avvocato dei predestinati; procura di servirLo, amarLo ed onorarLo, e un giorno verrà a porre sul tuo capo la corona della gloria.

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Novena A San Francesco

settembre 30, 2014 by

LA NOVENA SESTO PENSIERO – San Francesco: “uomo fatto preghiera”

Dal Vangelo: «Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà!» (Mt 6,6;)

Nelle biografie viene affermato: «Il servo di Cristo,Francesco, vivendo nel corpo, si sentiva in esilio dal Signore. Si sforzava, pregando senza interruzione, di mantenere il suo spirito alla presenza di Dio, per non rimanere privo delle consolazioni del Diletto. La preghiera era la sua consolazione. Quando si dava alla contemplazione, quasi fosse ormai un concittadino degli Angeli, con desiderio ardente ricercava il Diletto, da cui lo separava soltanto il muro del corpo. La preghiera era anche la sua difesa, quando si dava all’azione. Mediante l’insistenza nella preghiera, rifuggiva, in tutto il suo agire, dal confidare nelle proprie capacità. […]. Camminando e sedendo, in casa e fuori, lavorando e riposando, restava talmente intento all’orazione da sembrare che le avesse dedicato ogni parte di se stesso: non solo il cuore e il corpo, ma anche l’attività e il tempo». (LM X, 1).

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La vita di Gesù (Terza parte) raccontata ai bambini

settembre 30, 2014 by

Giovanni 18

Eccomi. Io, che sono il governatore della Giudea, mi faccio avanti senza orgoglio e senza presunzione per raccontarvi le ultime ore di Gesù. Mi chiamo Ponzio Pilato. Era la vigilia della Pasqua ebraica quando i capi dei sacerdoti con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio fecero condurre innanzi a me Gesù. Era loro intenzione che io lo giudicassi e condannassi, …a morte. Loro stessi l’avevano interrogato e accusato di essere un bestemmiatore. Tuttavia non avevano il potere di emettere delle condanne; questo potere spettava solo a me. Gesù mi stava davanti, legato, in atteggiamento non umile, ma rispettoso. Cominciai a interrogarlo. <<Mi dicono che tu vuoi essere il nuovo re dei Giudei. Sei tu il Re dei Giudei?>> gli chiesi. <<Questo è ciò che dite voi>> rispose. I capi dei sacerdoti si fecero avanti per accusarlo di molte altre colpe ma egli, come rassegnato, si chiuse in un ostinato silenzio. Io osservavo, ascoltavo. Non vedevo in lui alcuna colpa. Quando pensai che il processo potesse dirsi concluso, mi alzai per la sentenza. Non potevo e non volevo condannare a morte un uomo che sentivo innocente. Era usanza, per omaggiare gli Ebrei nel giorno della loro Pasqua, che il governatore romano liberasse un prigioniero. Pensai di mostrare la mia clemenza facendo scegliere al popolo se liberare Gesù o Barabba, un ribelle assassino ebreo, rinchiuso nelle nostre carceri. <<Chi volete che io liberi, Gesù o Barabba?>> chiesi ai Giudei. <<Barabba! Libera Barabba.>> risposero essi senza esitazione. Non riuscivo a credere alle mie orecchie. Non mi era dunque possibile salvare quel giusto? E va bene! Se volevano una condanna, l’avrebbero avuta, ma non una condanna a morte. Ordinai ai soldati che eseguissero su Gesù la flagellazione ed essi lo flagellarono. Poi, ebbri del sangue e della violenza compiuta, lo insultarono anche; gli misero in testa una corona fatta con ramoscelli pieni di spine e sulle spalle un manto rosso. Io lo feci portare fuori, affinché il popolo potesse vedere che l’avevo punito. <<Ecco l’uomo!>> esclamai indicando Gesù <<L’ho punito come desideravate.>> <<No, no! Crocifiggilo, crocifiggi l’uomo che si è proclamato re!>> gridava la folla inferocita. <<A morte Gesù!>> <<Crocifiggilo!>> “Perché non sono paghi? Perché insistono?” mi domandavo. “Perché devo essere io la causa della morte di quest’innocente?” Improvvisamente i miei occhi cercarono quelli di Gesù e in essi vi lessero l’inevitabile. Ma con l’inevitabile vi lessero anche il perdono. Poi proclamai:<< La morte di Gesù è nelle vostre mani.>>

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“Deposizione” di Safet Zec nella Chiesa del Gesù

settembre 30, 2014 by

Is 53

3 Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia,
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
4 Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
5 Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

 

Questa grande pala su tela è stata collocata  all’interno della Chiesa del Gesù nella Cappella della Passione rimasta a lungo senza una Pala d’altare. La “Deposizione” è opera del bosniaco Safet Zec, è stata benedetta dal Papa sabato 27 settembre scorso in occasione del secondo centenario della ricostituzione della Compagnia di Gesù ad opera di Pio VII nel 1814.

Il corpo di Cristo morto sostenuto da tre confratelli di papa Francesco: san Giuseppe Pignatelli (1737-1811), che della restaurazione della Compagnia fu protagonista; il servo di Dio Jan Philip Roothaan (1785-1853), secondo generale della rinata Compagnia; Pedro Arrupe (1907-1991), generale e figura decisiva nell’aggiornamento della Compagnia dopo il Concilio.

Con la collocazione dell’opera di Zec la cappella della Passione, dove sono venerati i tre figli di Ignazio, recupera così l’integrità tematica del ciclo pittorico di Giuseppe Valeriani e Gaspare Celio, venuta meno per la scomparsa della pala cinquecentesca di Scipione Pulzone, asportata all’inizio del 1800 e ora esposta al MoMa di New York.

«Il percorso compiuto per la realizzazione della nuova pala è stato lungo e non facile – dice padre Daniele Libanori, rettore della chiesa del Gesù –. Si è trattato di superare le riserve riguardanti l’opportunità di collocare un’opera d’arte contemporanea in un contesto storicizzato e poi di individuare, attraverso un concorso internazionale, un artista che potesse e volesse accettare l’inevitabile sfida del confronto con l’antico e rispondesse ai rigorosi criteri degli uffici preposti alle autorizzazioni. L’opera non doveva rispondere a un obiettivo celebrativo, quanto esprimere lo spirito che anima la Compagnia di Gesù e la volontà di servizio che essa vuole attuare dovunque sia inviata a portare il Vangelo».

Ritta in piedi sotto la Croce, la Madre del Signore. A terra catino e asciugatoio, simboli del servizio, la veste bianca che il Re vittorioso indosserà risorgendo e la corona della Passione e della regalità.

Opera che raffigura e fonde il paradosso della bellezza cristiana:

3 Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
perciò Dio ti ha benedetto per sempre. ( Sal 45)

al tempo stesso, l’Ecce homo,  “senza bellezza né apparenza”

Due volti di un unico amore, quello che dà la vita piena e salvezza.

 

 

Tweet del Papa

settembre 30, 2014 by

La divisione in una comunità cristiana è un peccato gravissimo, è opera del diavolo.

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Audio di “Ascolta si fa sera” RAI, Radio 1. 15 settembre 2014. La santità

settembre 30, 2014 by

 

RAI Radio 1
Ascolta si fa sera, 15 settembre 2014

Intervento di Enzo Bianchi

 

LA SANTITA’ 

Maratona: Kimetto scende per primo sotto il muro delle due ore e tre minuti

settembre 30, 2014 by

http://www.raisport.rai.it/dl/raiSport/media/Maratona-di-Berlino-record-mondiale-per-Kimetto-00f4fd38-de7a-41ee-8194-6c01113ed906.html

Testo dell’ Omelia feriale quotidiana a s. Marta. Bibbia interconfessionale in lingua corrente: presentazione a papa Francesco. Discorso di P. Parolin alla 69^ sessione dell’ ONU

settembre 30, 2014 by

LA PREGHIERA NELLA VERITA’

 

“….Giobbe maledice il giorno in cui è nato, la sua preghiera appare come una maledizione. Egli è stato messo alla prova  ha perso tutta la famiglia, ha perso tutti i beni, ha perso la salute e tutto il suo corpo è diventato una piaga, una piaga schifosa. In quel momento è finita la pazienza e lui dice queste cose. Sono brutte! Ma lui sempre era abituato a parlare con la verità e questa è la verità che lui sente in quel momento. Anche Geremia usa quasi le stesse parole: ‘Maledetto il giorno che nacqui!’”…. “Ma questo uomo bestemmia? Questa è la mia domanda quest’uomo che sta solo, così, in questo, bestemmia?”

Gesù, quando si lamenta – ‘Padre, perché mi ha abbandonato!’ – bestemmia? Il mistero è questo. Tante volte io ho sentito persone che stanno vivendo situazioni difficili, dolorose, che hanno perso tanto o si sentono sole e abbandonate e vengono a lamentarsi e fanno queste domande: perché? Perché? Si ribellano contro Dio. E io dico: ‘Continua a pregare così, perché anche questa è una preghiera’. Era una preghiera quando Gesù ha detto a suo Padre: ‘Perché mi ha abbandonato!’.

E’ una preghiera quella che fa Giobbe qui.

Perché pregare è diventare in verità davanti a Dio. E Giobbe non poteva pregare altrimenti.

Si prega con la realtà la vera preghiera viene dal cuore, dal momento che uno vive…. E’ la preghiera nei momenti del buio, nei momenti della vita dove non c’è speranza, non si vede l’orizzonte…E tanta gente, tanta oggi, è nella situazione di Giobbe. Tanta gente buona, come Giobbe, non capisce cosa le è accaduto, perché è così. Tanti fratelli e sorelle che non hanno speranza. Pensiamo alle tragedie, alle grandi tragedie, per esempio questi fratelli nostri che per essere cristiani sono cacciati via dalla loro casa e rimangono senza niente: ‘Ma, Signore, io ho creduto in te. Perché? Credere in Te è una maledizione, Signore?’.

Pensiamo agli anziani lasciati da parte  pensiamo agli ammalati, a tanta gente sola, negli ospedali.

Per tutta questa gente, e anche per noi quando andiamo nel cammino del buio la Chiesa prega. La Chiesa prega! E prende su di sé questo dolore e prega. E noi, senza malattie, senza fame, senza bisogni importanti quando abbiamo un po’ di buio nell’anima, ci crediamo di essere martiri e smettiamo di pregare. E c’è chi dice: “Mi sono arrabbiato con Dio, non vado più a Messa!”. …Ma perché?”Per una cosina piccolina”, è la risposta. …Santa Teresa di Gesù Bambino, negli ultimi mesi della sua vita, cercava di pensare al cielo, sentiva dentro di sé, come fosse una voce che diceva ‘Ma non essere sciocca, non farti fantasie. Sai cosa ti aspetta? Il niente!’.

Tante volte passiamo per questa situazione, viviamo questa situazione. E tanta gente che soltanto pensa di finire nel niente. E lei, Santa Teresa, pregava e chiedeva forza per andare avanti, nel buio. Questo si chiama entrare in pazienza. La nostra vita è troppo facile, le nostre lamentele sono lamentele da teatro. Davanti a queste, a questi lamenti di tanta gente, di tanti fratelli e sorelle che sono nel buio, che hanno perso quasi la memoria, quasi la speranza – che vivono quell’esilio da se stessi, sono esiliati, anche da se stessi – niente! E Gesù ha fatto questa strada: dalla sera al Monte degli Ulivi fino all’ultima parola dalla Croce: ‘Padre, perché mi hai abbandonato!’.

Due cose possono servire….Prima: prepararsi, per quando verrà il buio, che forse non sarà tanto duro come per Giobbe ma avremo un tempo di buio. Preparare il cuore per quel momento. E secondo: Pregare, come prega la Chiesa, con la Chiesa per tanti fratelli e sorelle che patiscono l’esilio da se stessi, nel buio e nella sofferenza, senza speranza alla mano. E’ la preghiera della Chiesa  per questi ‘Gesù sofferenti’, che ci sono dappertutto”.

 

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Sala del Concistoro
Lunedì, 29 settembre 2014

 

Cari fratelli in Cristo,

vi ringrazio per essere venuti qui a presentarmi la nuova versione italiana della “Bibbia Parola di Dio, traduzione interconfessionale in lingua corrente”, frutto della collaborazione tra l’Alleanza Biblica Universale – Società Biblica in Italia e la Casa Editrice ELLEDICI. Vi dirò qualcosa della mia esperienza. La traduzione preparata da evangelici e cattolici della Bibbia in lingua corrente argentina ha fatto tanto bene e fa tanto bene. È un’idea buona, perché la gente semplice può capirla, perché è un linguaggio vero, proprio, ma vicino alla gente. Nelle missioni che facevamo nelle parrocchie a Buenos Aires andavamo sempre alla Società Biblica a comprare queste traduzioni. Mi facevano un bello sconto! Consegnavamo la Bibbia alla gente, e la gente la capiva. Capiva! È stato uno sforzo bello, e mi piace che adesso sia disponibile in italiano, perché così la gente può capire racconti ed espressioni che, se tradotti letteralmente, non si possono capire.

La preparazione di una versione interconfessionale è uno sforzo particolarmente significativo, se si pensa a quanto i dibattiti attorno alla Scrittura abbiano influito sulle divisioni, specie in occidente. Questo progetto interconfessionale, che vi ha dato la possibilità di intraprendere un cammino comune per qualche decennio, vi ha permesso di affidare il cuore agli altri compagni di strada, superando sospetti e diffidenze, con la fiducia che scaturisce dall’amore comune per la Parola di Dio.

Il vostro è il frutto di un lavoro paziente, attento, fraterno, competente e, soprattutto, credente. Se non crederete, non comprenderete; “se non crederete, non resterete saldi”, dice Isaia (7,9). Mi auguro che questo testo, che si presenta con il beneplacito della CEI e della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, spinga tutti i cristiani di lingua italiana a meditare, vivere, testimoniare e celebrare il messaggio di Dio.

Vorrei tanto che tutti i cristiani potessero apprendere “la sublime scienza di Gesù Cristo” (cfr Fil 3,8) attraverso la lettura assidua della Parola di Dio, poiché il testo sacro è il nutrimento dell’anima e la sorgente pura e perenne della vita spirituale di tutti noi. Dobbiamo quindi compiere ogni sforzo affinché ogni fedele legga la Parola di Dio, poiché “l’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo”, come dice san Girolamo (Comm. in Is., Prol.: PL 24,17).

Vi ringrazio tutti di cuore, perché ciò che avete conseguito insieme è prezioso proprio per realizzare questo obiettivo e vi incoraggio a proseguire sul cammino intrapreso, per far conoscere sempre meglio e per far comprendere sempre più  profondamente la Parola del Dio vivente.

Vi accompagni anche la mia benedizione, che di cuore do a voi e vi invito a chiederla insieme, come fratelli, pregando il Padre Nostro.

Recita Padre Nostro

Grazie.

 

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SINTESI  del discorso di Sua Eminenza il Cardinale Pietro Parolin Segretario di Stato di Sua Santità Papa Francesco alla 69a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (New York, Lunedi 29 Settembre 2014), 2014/09/30

“…La promozione di una cultura di pace impone un rinnovato impegno a favore del dialogo, valorizzazione culturale e la cooperazione, nel rispetto della varietà di sensibilità. Ciò che occorre è un approccio politico lungimirante che non rigidamente imporre a priori modelli politici che sottovalutano la sensibilità dei singoli popoli. In definitiva, ci deve essere una vera e propria volontà di applicare a fondo gli attuali meccanismi di diritto, mentre allo stesso tempo rimanendo aperti alle implicazioni di questo momento cruciale. Ciò garantirà un approccio multilaterale, che serva meglio la dignità umana, e proteggere e promuovere lo sviluppo umano integrale in tutto il mondo. Tale volontà, quando concretamente espressa in nuove formulazioni giuridiche, certamente porterà nuova vitalità alle Nazioni Unite. Essa aiuterà anche a risolvere gravi conflitti, siano essi attivi o inattivi, che colpiscono ancora alcune parti di Europa, Africa e Asia, e la cui ultima risoluzione richiede l’impegno di tutti…..In occasione del centenario dell’inizio del conflitto, Sua Santità Papa Francesco ha espresso il suo desiderio che “gli errori del passato non si ripetano, che le lezioni della storia sono riconosciuti, e che le cause per la pace possa prevalere sempre attraverso il dialogo paziente e coraggiosa “( Angelus , 27 luglio 2014). In quell’occasione, i pensieri di Sua Santità concentrati in particolare su tre aree di crisi: il Medio Oriente, Iraq e Ucraina. Egli ha esortato tutti i cristiani e le persone di fede per pregare il Signore di “concedere a questi popoli e ai Capi di quelle regioni la saggezza e la forza necessaria per andare avanti con determinazione sulla via verso la pace, per risolvere ogni controversia con la tenacia di dialogo e la negoziazione e con il potere della riconciliazione. Che il bene comune e il rispetto per ogni persona, piuttosto che gli interessi specifici, essere al centro di ogni decisione. Ricordiamoci che in guerra tutto è perduto e in pace nulla “( ibid )

TESTO COMPLETO


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