Santi e Beati. Memoria di oggi: Santa Bernardetta Soubirous, Vergine

aprile 16, 2014 di

SANTA BERNADETTE SOUBIROUS, VERGINE

16 aprile

 

Lourdes, 7 gennaio 1844 – Nevers, 16 aprile 1879

 

Quando, l’11 febbraio del 1858, la Vergine apparve per la prima volta a Bernadette presso la rupe di Massabielle, sui Pirenei francesi, questa aveva compiuto 14 anni da poco più di un mese. Era nata, infatti, il 7 gennaio 1844. A lei, povera e analfabeta, ma dedita con il cuore al Rosario, appare più volte la «Signora». Nell’apparizione del 25 marzo 1858, la Signora rivela il suo nome: «Io sono l’Immacolata Concezione». Quattro anni prima, Papa Pio IX aveva dichiarato l’Immacolata Concezione di Maria un dogma, ma questo Bernadette non poteva saperlo. La lettera pastorale firmata nel 1862 dal vescovo di Tarbes, dopo un’accurata inchiesta, consacrava per sempre Lourdes alla sua vocazione di santuario mariano internazionale. La sera del 7 Luglio 1866, Bernadette Soubirous decide di rifugiarsi dalla fama a Saint-Gildard, casa madre della Congregazione delle Suore della Carità di Nevers. Ci rimarrà 13 anni. Costretta a letto da asma, tubercolosi, tumore osseo al ginocchio, all’età di 35 anni, Bernadette si spegne il 16 aprile 1879, mercoledì di Pasqua.

Patronato: Pastori

Etimologia: Bernardetta = ardita come orso, dal tedesco

Emblema: Giglio

Martirologio Romano: A Nevers sempre in Francia, santa Maria Bernarda Soubirous, vergine, che, nata nella cittadina di Lourdes da famiglia poverissima, ancora fanciulla sperimentò la presenza della beata Maria Vergine Immacolata e, in seguito, preso l’abito religioso, condusse una vita di umiltà e nascondimento.

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IL BRUCO E LA FARFALLA, Racconti per bambini

aprile 16, 2014 di

In un bellissimo giardino vivevano molti insetti. Un bruco verdino veniva maltrattato da tutti per via del suo aspetto. Solo la simpatica coccinella e lo scarafaggio, ancor più brutto del bruco, volevano fargli compagnia. I tre animaletti avevano stretto grande amicizia tra di loro. Insieme facevano lunghe chiacchierate in mezzo all’erba, e quando era l’ora dei pasti rosicchiavano le foglie tenere e dolci di quel giardinetto opulento. Insomma, stavano sempre tutti e tre insieme, e quando un altro insetto maltrattava il piccolo bruco, gli altri due lo difendevano con coraggio. Un bel giorno, mentre i tre amici passeggiavano, il bruco ebbe un malore, e dovette distendersi sotto una foglia. Il bruchino era molto pallido, non riusciva più nemmeno a muoversi, e dopo un po’ si irrigidì e rimase immobile. La fedele coccinella ed il sensibile scarafaggio erano molto avviliti, e non riuscendo a comprendere quel che stava succedendo al loro amico, si disperarono e rimasero con il bruco sofferente. Persa ogni speranza per il povero bruco, i due piccoli amici andarono a raccogliere qualche petalo per porlo sul corpo del loro piccolo amico. Dopo qualche giorno, quando la coccinella e lo scarafaggio andarono a portare i fiori sul luogo dove il bruco giaceva, si accorsero che dalle spoglie del bruchino era nata una bellissima farfalla dai mille colori, che, aperte le ali, cominciò a volare attorno ai suoi due amici affezionati.

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Preghiera del Mattino: PREGHIERA A SANTA BERNADETTE

aprile 16, 2014 di

Cara Santa Bernadette, scelta da Dio Onnipotente come canale delle sue grazie e benedizioni, attraverso la vostra umile obbedienza alle richieste della Nostra Madre Maria, hai guadagnato per noi le acque miracolose della guarigione spirituale e fisica.

Vi imploriamo di ascoltare le nostre preghiere supplichevoli affinchè possiamo essere guariti dalle nostre imperfezioni spirituali e fisiche.

Mettete le nostre suppliche nelle mani della nostra Santa Madre Maria, perché possa metterli ai piedi del suo Figlio diletto, nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, affinchè Egli possa guardare a noi con misericordia e compassione:

(esporre la grazia che si chiede)

Aiutaci, o Cara Santa Bernadette a seguire il vostro esempio, in modo che a prescindere dal nostro dolore e dalla nostra sofferenza possiamo essere attenti ai bisogni degli altri, specialmente quelli le cui sofferenze sono maggiori delle nostre.

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Una riflessione del credente Bono, degli U2, su Gesù Cristo

aprile 16, 2014 di

http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/
dettaglio-articolo/articolo/irlanda-ireland-irlanda-33511/

Streaming Pope’s General Audience 2014-04-16

aprile 15, 2014 di

 

Saint Peter’s Square

Wednesday, 16  april 2014, h 10,25

http://player.rv.va/vaticanplayer01.asp?language=it&visual=Tv

Every Wednesday the Holy Father holds a General Audience where he greets the pilgrims present and delivers a catechesis, that will be read on these pages later on.

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Udienza Generale del 16 aprile 2014 di Papa Francesco in diretta (testo scritto e videoregistrato).

aprile 15, 2014 di

 

Sarà possibile seguire la diretta dell’incontro del mercoledi a piazza s. Pietro a partire dalle ore 10.25

 

http://player.rv.va/rv.player01.asp?language=it&visual=VaticanTic&Tic=VA_OMABT7AF

Il testo della Catechesi sarà trascritto su queste pagine non appena reso disponibile dalla Santa Sede.

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Preghiera della sera. Sant’Alfonso Maria de Liguori: Visite al SS. Sacramento e a Maria Santissima (visita XV)

aprile 15, 2014 di

VISITA XV

Cristo unico bene

 

A GESÙ

Follia di questa terra! – dice sant’Agostino – dove mai si cerca la soddisfazione del cuore? Andate a Gesù: Egli solo vi può dare la soddisfazione che cercate: Miseri, dove andate? Il bene che cercate viene da Dio (Confessioni 4, 12).

Anima mia, non essere stolta, cerca soltanto Dio. Cerca l’unico bene in cui sono tutti i beni (Sant’Agostino, ivi). Se vuoi trovarlo subito egli ti è vicino; chiedigli ciò che vuoi; proprio per questo se ne sta nel ciborio, per esaudirti.

Non è lecito ad ognuno parlare col re; al più bisogna farlo per interposta persona – dice santa Teresa -, ma per parlare con te, re della gloria, non occorrono mediatori; tu sei sempre pronto ad ascoltare tutti nel santissimo Sacramento dell’altare. Chi vuole, ti trova sempre e ti può parlare direttamente. Quand’anche si possa parlare con un re, quanto si dovrà attendere! I re danno udienza raramente. Ma tu, in questo Sacramento, dai udienza a chi vuole giorno e notte.

O Sacramento d’amore, che sai trarre a te amorosamente tanti cuori, anche i più gelidi, attrai anche il mio che chiede solo di amarti e vivere, servo dei tuo amore.

Rinuncio a tutti i miei affetti, a tutte le mie speranze, ai miei interessi, depongo l’anima mia e il mio corpo nelle tue mani. Accoglimi, Signore, disponi di me secondo la tua volontà. Accetto, Gesù mio, le tue sante disposizioni; son certo che, ordinate dal tuo cuore amoroso, saranno altrettanto amorose e benefiche. Se le vuoi tu, le voglio anch’io, ora e nell’eternità. Sia ciò che tu vuoi in me e di me, mi abbandono tutto alla tua santa volontà. O preziosa volontà di Dio, voglio vivere e morire come tu disponi. Ciò che piace a te, piace anche a me; ciò che desideri tu, desidero anch’io. Dio mio, aiutami a vivere solo per te, per seguire la tua volontà, per amare la tua volontà. Vorrei morire per amor tuo, come tu sei morto per me, ti sei fatto cibo per me. Miseri i giorni in cui io ho seguito la mia volontà, offendendoti. Ti amo, o divina volontà, quanto amo Dio poiché sei una cosa sola con lui. Ti amo con tutto il cuore, a te tutto mi dono.

Volontà di Dio, amor mio.

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Tweet del Papa

aprile 15, 2014 di

Ogni incontro con Gesù ci cambia la vita.

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Trattato della vera devozione a Maria, di San Luigi Maria Grignion de Monfort: LA VERA DEVOZIONE A MARIA

aprile 15, 2014 di

SECONDA VERITÀ: Da ciò che Gesù è nei nostri riguardi, bisogna concludere che noi non

ci apparteniamo, come dice l’Apostolo, ma siano totalmente suoi, come suoi membri e suoi

schiavi, che egli ha riscattato a caro prezzo, versando tutto il suo sangue. Prima del battesimo

noi eravamo del demonio, come schiavi suoi; il battesimo ci ha reso veramente schiavi di Gesù

Cristo, i quali non devono vivere, né lavorare, né morire che per portare frutto per questo Dio

Uomo, per glorificarlo nel nostro corpo e farlo regnare nell’anima nostra: noi siamo sua

conquista, popolo acquistato e sua eredità. E’ per lo stesso motivo che lo Spirito Santo ci

paragona: 1°. ad alberi piantati lungo le acque della grazia, nel campo della Chiesa, che a suo

tempo devono dare i loro frutti; 2°. ai tralci di una vite, di cui Gesù Cristo è il tronco, che

devono maturare una buona uva; 3°. a un gregge, di cui Gesù Cristo è il pastore che deve

moltiplicarsi e dare latte; 4°. a una fertile terra, di cui Dio è l’agricoltore e nella quale il seme

si moltiplica e produce il trenta, il sessanta o il cento per uno. Gesù Cristo ha maledetto il fico

sterile e ha condannato il servo inutile, che non aveva fatto fruttificare il suo talento. Questo

dimostra che Gesù Cristo desidera avere frutti dalle nostre deboli persone; vuole vedere le

opere buone, perché queste gli appartengono in modo esclusivo: «Creati in Gesù Cristo per le

buone opere». Queste parole dello Spirito Santo mostrano che Gesù Cristo è l’unico principio e

deve essere l’unico fine di tutte le nostre buone opere e che noi lo dobbiamo servire, non solo

come dei servi salariati, ma come schiavi d’amore. Ora mi spiego.

69. Vi sono due modi, quaggiù, di appartenere a un altro e di dipendere dalla sua autorità: la

semplice servitù e la schiavitù; ciò che noi chiamiamo servo e schiavo. Con la servitù, diffusa

tra i cristiani, un uomo si impegna a servirne un altro durante un certo tempo, con un salario o

una ricompensa. Con la schiavitù, un uomo è totalmente dipendente da un altro per tutta la

vita e deve servire il suo padrone senza esigere alcun salario ne ricompensa, come se fosse

una delle sue bestie sulla quale si ha diritto di vita e di morte.

70. Vi sono tre specie di schiavitù: la schiavitù di natura, la schiavitù forzata e la schiavitù

volontaria. Tutte le creature sono schiave di Dio nel primo modo: «Del signore è la terra e

quanto contiene»; i demoni e i dannati lo sono nel secondo modo; i giusti e i santi lo sono nel

terzo modo. La schiavitù volontaria è la più perfetta e rende maggior gloria a Dio: essa

riguarda il cuore, esige il cuore e si riferisce al Dio del cuore, o della volontà d’amore; con

questa schiavitù si compie la scelta di Dio e del suo servizio, al di sopra di ogni cosa, anche

quando la natura non lo esige.

71. C’è una fondamentale differenza tra un servo e uno schiavo. 1° Un servo non dà al suo

padrone tutto ciò che egli è o che ha, o tutto ciò che può acquisire da altri o da se stesso; lo

schiavo invece dà al suo padrone tutto se stesso, tutto ciò che possiede e ciò che potrebbe

acquisire, senza nessuna eccezione. 2° Il servo esige una paga per i servizi che rende al suo

padrone; lo schiavo invece non può chiedere nulla, qualunque sia il suo impegno, l’importanza

e la durezza del suo lavoro. 3° Il servo può abbandonare il suo padrone quando vuole, o

almeno quando scade il tempo del servizio; lo schiavo invece non ha il diritto di lasciare il suo

padrone quando vuole. 4° Il padrone del servo non ha su di lui nessun diritto di vita o di

morte, in modo che se lo uccidesse come una delle sue bestie da lavoro commetterebbe un

omicidio ingiusto; invece il padrone dello schiavo ha su di lui – per legge – diritto di vita e di

morte, cosicché egli lo può vendere a chi vuole, o ucciderlo, come farebbe – passi il paragone -

con il suo cavallo. 5° Infine, il servo non è a servizio del suo padrone che per un tempo

determinato, mentre lo schiavo lo è per sempre.

72. Non c’è nulla tra gli uomini che ci faccia appartenere a un altro più della schiavitù; allo

stesso modo tra i cristiani non c’è nulla che ci faccia appartenere più completamente a Gesù

Cristo e alla sua santa Madre che la schiavitù volontaria, secondo l’esempio di Gesù Cristo

stesso, che ha preso «la condizione di schiavo» per nostro amore, e della Vergine Santa, la

quale si è dichiarata serva e schiava del Signore. L’Apostolo si onora del titolo di «servo di

Cristo». Nella Sacra Scrittura i cristiani sono spesso chiamati servi di Cristo. Il termine di

servo, secondo la giusta osservazione di un dotto, un tempo significava schiavo, non essendoci

ancora dei servi come sono intesi oggi; i padroni erano serviti solo da schiavi, o da liberti. Il

Catechismo del santo Concilio di Trento, per non lasciarci alcun dubbio di essere schiavi di

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Leggere le Scritture

aprile 15, 2014 di

Il Cristo innalzato da terra
attira gli uomini tutti
in croce con braccia distese
li porta al Padre in offerta.

Per l’uomo invoca il perdono
a tutti promette il suo regno
consegna la Madre ai credenti
lo Spirito effonde sul cosmo.

A Cristo che è il nuovo Adamo
risorto per tutti i fratelli
al Figlio dell’uomo veniente
la gloria e la lode per sempre.

Inno delle Vespri di martedì santo nella Liturgia di Bose

 

Vangelo (Mt 26,14-25) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 16 Aprile 2014) con commento comunitario

aprile 15, 2014 di

Mercoledì della Settimana Santa

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 26,14-25)

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.

Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate tin città, da un tale, e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

Questo è il Vangelo del 16 Aprile, quello del 15 Aprile lo potrete trovare qualche post più sotto

Le piante nella Bibbia. Il fico

aprile 15, 2014 di

 

Non è un luogo dove si possa seminare, non ci sono fichi, non vigne, non melograni, e non c’è acqua da bere», Numeri 20,5.
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FICO, Ficus carica L. (MORACEAE)- (Foto di A. Travaglini)

Il fico è una delle sette piante della Terra Promessa, citato spesso nell’Antico e Nuovo Testamento. La sua origine risale probabilmente a 5000 anni fa, in un’area corrispondente all’Asia occidentale. Da allora le popolazioni nomadi hanno provveduto a diffondere i semi di fico da un luogo all’altro, a migliorarne la coltura e l’uso e a tramandarlo per lunghi secoli ai popoli mediterranei (Egizi, Greci, Romani). Papiri egiziani ne parlano come di una novità importata dalla Siria e lo ritenevano un elemento importantissimo per l’alimentazione del popolo. Il suo frutto, consumato fresco, seccato, pressato, accompagnava l’uomo durante le lunghe peregrinazioni, mentre la fronda offriva riparo dai cocenti raggi del sole. Era inoltre usato come medicamento, legno per il fuoco ed era simbolo di fertilità e prosperità, di felicità terrena e ultraterrena.
Maria Grilli Caiola, Paolo Maria Guarrera, Alessandro Travaglini,  Le piante nella Bibbia,  Gangemi editore

Ad agosto la visita del Papa in Corea: il logo

aprile 15, 2014 di

 

Nel frattempo è stato presentato il logo ufficiale dell’evento: 2 fiamme, una di colore blu e l’altra rossa che si intersecano, alla base delle quali ci sono 2 onde che rappresentano una barca.Il logo si ispira ovviamente al motto della visita papale, “Alzati, rivestiti di luce, la gloria del Signore brilla sopra di te”.

I colori scelti indicano le 2 Coree e l’intreccio tra le fiamme vuole sottolineare l’auspicio di una immediata riunificazione dei 2 Paesi.

Le onde blu che formano la barca sono a forma di lame di coltello, segno del sacrifico dei martiri della Chiesa coreana. Il blu sta a significare la misericordia di Dio, grande come l’Oceano.

In vista dell’arrivo di Papa Francesco, il Comitato ha fatto sapere che si stanno organizzando ovunque momenti di preghiera e manifestazioni.

Il viaggio apostolico si terrà in occasione della VI Giornata della Gioventù Asiatica, che si svolgerà nella diocesi di Daejeon.

E.Bianchi. Omelia per la Domenica delle Palme 2014 e Passione del Signore

aprile 15, 2014 di

Riemenschneider Tilman, Ultima cena, 1501-2, legno, Chiesa di san Giacomo, Rothenburg

Riemenschneider Tilman, Ultima cena, 1501-2, legno, Chiesa di san Giacomo, Rothenburg

 

 

Nella liturgia della domenica delle Palme due sono i vangeli che l’assemblea cristiana ascolta: il racconto dell’entrata di Gesù in Gerusalemme (quest’anno Mt 21,1-11) e, nella messa, il racconto della passione del Signore, dal tradimento di Giuda fino alla sepoltura del crocifisso. L’omelia normalmente è ispirata a questo secondo testo, anche se, per la sua lunghezza, non può essere commentato per intero nella celebrazione. Vorrei dunque semplicemente mettere in evidenza nel racconto della passione secondo Matteo – quello proclamato nell’annata A – alcuni tratti che si differenziano rispetto ai racconti di Marco, che pure ne è la fonte primaria, e di Luca.

Innanzitutto la passione che Gesù soffre fino alla morte non è né un destino né un caso nella sua vita. Matteo mette in evidenza come Gesù, seppur “consegnato”, dunque oggetto di un’azione determinata da parte di altri (Giuda, i sacerdoti, Pilato), resti sempre soggetto, protagonista del racconto: la passione è vissuta da Gesù nella libertà e per amore. Gesù sa, e lo dice, che “il suo tempo è vicino” (cf. Mt 26,18), ma è un tempo, un’ora alla quale potrebbe sottrarsi.

Invece va con decisione verso la passione, dispone che i suoi discepoli facciano i preparativi per la cena pasquale (cf. Mt 16,17-19) e poi la presiede (cf. Mt 26,20-29). Mentre sono a tavola, annuncia che sarà tradito, perché sa che uno dei Dodici è giunto a quella situazione di non-fiducia in lui; ma pur conoscendo l’identità del traditore, non lo denuncia, non lo ferma, non lo isola dagli altri. Non lo giudica né lo condanna, ma rinvia Giuda alla sua coscienza, alla sua responsabilità. “Tu l’hai detto” di essere il traditore, ponendomi la domanda: “Sono forse io?” (Mt 26,25).

Gesù sa e domina ogni situazione, ed eccolo spezzare e dare il pane, segno del suo corpo, ai Dodici; eccolo prendere il calice del vino, segno del suo sangue, e darlo loro da bere come “sangue dell’alleanza sparso per le moltitudini in remissione dei peccati” (Mt 26,28). Secondo Matteo l’eucaristia è appunto “in remissione dei peccati”, remissione che non si ottiene più attraverso i sacrifici al tempio, ma bevendo il sangue di Cristo.

L’eucaristia è offerta a tutti i discepoli: tutti peccatori, traditori come Giuda, rinnegatori come Pietro, increduli come gli altri. Gesù non ha escluso nessuno dalla sua cena pasquale: l’eucaristia è dunque la cena per i peccatori, lachiesa è un’assemblea di peccatori che nell’eucaristia sonoperdonati e fatti santi. Sì, le moltitudini degli uomini segnati dal peccato, nel sangue di Gesù, amore offerto fino all’estremo, trovano il perdono dei loro peccati.

E dopo la cena pasquale – Matteo lo evidenzia particolarmente – Gesù prega. Al Getsemani Gesù è tutto preghiera (per ben cinque volte nei vv. 36-44 ritorna il verbo “pregare”), preghiera che vorrebbe fosse condivisa dai tre discepoli che egli porta con sé, Pietro, Giacomo e Giovanni. Ma nonostante tenti per tre volte di farli pregare con sé, ogni suo sforzo è inutile: i discepoli, anche quelli più vicini a Gesù, nella preghiera lo lasciano solo. E come potranno non lasciarlo solo nella passione?

Poco prima di essere arrestato Gesù annuncia il suo essere colpito come pastore e la conseguente dispersione del suo gregge (cf. Mt 26,31; Zc 13,7), ma anche il nuovo raduno in Galilea dopo la resurrezione (cf. Mt 26,32). E quando uno dei discepoli tenta di reagire con la violenza al suo arresto, per esprimere nuovamente la sua libertà di fronte a quella cattura vergognosa Gesù interroga l’autore di quel gesto sulla sua fede in lui: “Credi che io non possa pregare il Padre mio, che mi manderebbe subito più di dodici legioni di angeli?” (Mt 26,53). Occorre credere in Gesù, nelle sue parole, in ciò che fa o sceglie di non fare, perché una sola è la sua volontà: realizzare la volontà del Padre, volontà testimoniata dalle Scritture.

In tutto il processo Gesù continua a essere protagonista degli eventi, continua a essere il mite che non condanna né giudica quando è ingiuriato e ingiustamente giudicato. Al sommo sacerdote che lo scongiura di dire se egli è il Cristo, Gesù non svela né nasconde ma, come aveva fatto con Giuda, richiama chi lo interroga alla propria responsabilità: “Tu l’hai detto” (Mt 26,64). E così fa nell’incontro con Pilato, quando alla domanda: “Sei tu il re dei giudei?”, risponde: “Tu lo dici” (Mt 27,11), e poi ritorna al silenzio.

In questo racconto della passione secondo Matteo, dove mi pongo io, discepolo? Sono come uno dei Dodici i quali, abbandonato tutto per seguire Gesù (cf. Mt 4,20-22), giunta la passione, “tutti lo abbandonarono e fuggirono” (Mt 26,56)? Sono come Pietro, che ha seguito Gesù ma “per vedere come sarebbe andata a finire” (ideîn tò télos: Mt 26,58), e quindi, non coinvolto nella vita di Gesù, finisco per smettere di conoscerlo e per conoscere solo me stesso (cf. Mt 26,34-35.69-75)?

Sono come Giuda, che non ha più fiducia in Gesù, che non lo dichiara Kýrios, Signore, come invece fanno gli altri undici (cf. Mt 26,22), ma lo chiama “rabbi, maestro” (cf. Mt 26,25.49), anche quando Gesù lo chiama “amico” (Mt 26,50), amato da lui fino a quell’ora, amato anche nel momento in cui lo tradisce? Sarò capace di vedere nella passione di Gesù non solo una morte ignominiosa, ma la morte del giusto, l’evento cosmico della morte del Figlio di Dio (cf. Mt 27,51-53)? A me la responsabilità della risposta!

Enzo Bianchi

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Damiano de Veuster, Sacerdote

aprile 15, 2014 di

SAN DAMIANO DE VEUSTER, SACERDOTE

15 Aprile

 

Tremenloo, Belgio, 3 gennaio 1840 – Molokai, Isole Hawaii, 15 aprile 1889

I coniugi fiamminghi De Veuster hanno otto figli. Due diverranno suore e due preti dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, detti anche «Società del Picpus», dalla via di Parigi dove è nata la congregazione. Giuseppe, penultimo degli otto, nato il 3 gennaio 1840, è destinato ad aiutare il padre, ma a 19 anni entra anche lui al Picpus prendendo il nome di fratel Damiano. Nell’istituto c’è anche suo fratello Pamphile: ordinato prete nel 1863, non va in missione perché malato e allora Damiano parte al suo posto anche se non è ancora sacerdote. Destinazione le Isole Sandwich, che più tardi si chiameranno Hawaii. Qui completa gli studi e diventa sacerdote nel 1864 e lavora nell’isola principale, Hawaii. Nel 1873 va nell’isola lazzaretto di Molokai, dove il governo confina i malati di lebbra e vi resterà per sempre. Nel 1885 viene contagiato. Muore dopo un mese e solo nel 1936 il suo corpo verrà riportato in Belgio. Giovanni Paolo II lo beatificò a Bruxelles nel 1995, mentre Benedetto XVI lo ha canonizzato in Piazza San Pietro l’11 ottobre 2009.

Etimologia: Damiano = domatore, o del popolo, dal greco

Martirologio Romano: In località Kalawao sull’isola di Molokai in Oceania, beato Damiano de Veuster, sacerdote della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, che attese con tale dedizione all’assistenza dei lebbrosi, da morire colpito anch’egli dalla lebbra.

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P. Sequeri. Settimana santa, rintocchi del mistero

aprile 15, 2014 di

 

«Per chi suona la campana» è il titolo enigmatico di un romanzo (e di un film) famoso. Nella mia città, mentre sono piacevolmente circondato dal festoso happening del Salone del mobile, mi domando per chi suoneranno le campane della Pasqua. È strano. Una fiera del mobile, nella desertificazione della città moderna, fa circolare flussi e mulinelli di vitalità conviviale anche intorno e dentro gli unici luoghi umanamente ancora abitabili del paesaggio urbano odierno: ossia chiese e cortili, monumenti e chiostri. La vecchia signora – la città che abbiamo amato – si trova insolitamente corteggiata. Quasi sorpresa, sfoggia il suo habitat migliore per stuoli di ammiratori, per lo più ignari. E scopre di saper attirare ancora sguardi di rapimento, in signorile competizione – persino – con le volonterose innovazioni del design e del fashion post-moderno.

Attimo fuggente, certo. Per il resto l’habitat rimarrà saldamente nelle mani di un pensiero unico altamente specializzato dell’architettura civile, dell’arredo urbano, dei beni culturali. Il quale però, posso sbagliarmi, di questo profumo inafferrabile dell’abitare umano non lascia filtrare quasi niente. L’inaridimento della condizione urbana è tale che ormai ci facciamo andar bene anche le bancarelle.

Pensa ora ai corpi di cui la città, nonostante tutto, gode e soffre, ricorda e immagina, spera e vive. I corpi che nascono e vengono al mondo, i corpi dell’amore e della cura, i corpi dei giovani che apprendono idee e animano la scena, i corpi degli uomini e delle donne che sostengono la fatica del lavoro e alimentano la prossimità dei legami. Quale rappresentazione è offerta di questi flussi? E quale rappresentanza è offerta per le tessiture dell’umano domestico e civile, collettivo e ospitale, creativo e generoso, che fanno l’anima della città?

 

Il corpo della città secolare restituisce pochissimo della bellezza e della vitalità dei corpi che la abitano. Il dolore è costretto a nascondersi, dell’amore è ammessa soltanto l’eccitazione. I nuovi corpi geometrici della città-mercato e le quinte degli eventi della città-di-massa non sanno quasi più nulla dei corpi viventi che abitano la città degli uomini. L’effetto sarcofago incombe. I nostri avatarin vetrina, bianchi e mummificati, indossano i vestiti regali e i monili del Faraone e della Favorita. Bellissimi. Ma non raccontano nulla di noi.

Noi siamo diversi. I nostri bambini sono diversi, i nostri vecchi sono diversi, i nostri giovani – sì, anche loro – sono diversi. Il nostro spirito è diverso: più flessuoso ed elegante, più vulnerabile e tenace di come il dio-geometra della città moderna ci dipinge. Il dolore reale, e l’amore reale, che abitano i corpi degli abitanti della città non hanno ospitalità, non hanno habitat, non hanno rappresentazione: se non come caso umano, occasionalmente e astutamente esibito dalla cronaca.

Domani inizia la Settimana Santa. Papa Francesco, ieri, ha voluto associare questo inizio all’icona più struggente del­la nostra incapacità di sottrarci allo scandalo del dolore inno­cente: «Perché soffrono i bambini?». L’enigma di tutti gli enig­mi, lo scandalo di tutti gli scandali. Le campane della Pasqua ci convocano ancora una volta intorno al mistero in cui si de­cide – indissociabilmente – il senso di tutto il dolore e di tutto l’amore del mondo, a cominciare da quello dei figli.

Perché soffre il Figlio, l’innocente che ha guarito e difeso i bambini, raccogliendo in quel gesto la discriminante di ogni fede, di ogni speranza, di ogni amore? Lui soltanto può scio­gliere lo scandalo, riscattandolo dalla morte che lo rende ir­reparabile. Ma noi possiamo lottare con tutte le nostre forze per non diventarne complici. E solo questo ci salverà: cre­denti o laici che siamo. Anche di questo narrano le campane della Settimana Santa.

Fino a che suonano le campane della Pasqua, alla città degli uo­mini è concesso di ricordare il suo punto cieco, sordo e muto. E riscattarsi. La Chiesa, certo, dev’essere la più pronta ad a­scoltare. Ma la città non sia indifferente – o peggio infastidita – dai rintocchi di questo mistero. Il Corpo del Signore, crocifisso e risorto, è il nostro punto di resistenza agli imbalsamatori. Fac­ciamolo per i figli piccoli, almeno, che quasi non sanno più di chi sono. Se siamo davvero sinceri, quando dichiariamo di vo­lere una città più umana e più bella soprattutto per loro.

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Il chicco di grano, da “il segreto della vita” Guida didattica classe 2° di Bottino – Kannheiser – Ruspi), Racconti per bambini

aprile 15, 2014 di
Nel granaio i sacchi di grano erano tutti allineati. I chicchi, stretti l’uno accanto all’altro, stavano felici al caldo e passavano le giornate ricordando, con un po’ di nostalgia, il sole e l’aria aperta, la brezza che li cullava quando ancora erano nelle spighe e la gioia dei contadini nei giorni della mietitura. Di notte sognavano. Al mattino si raccontavano i sogni: – Io ho sognato che venivo stritolato, insieme a voi, da un’orribile macchina, fino a diventare una polvere bianca, bianca e fine, fine … -
- Anch’io ho avuto lo stesso sogno – diceva un grande chicco – però state a sentire come è continuato. La polvere bianca, che ero diventato, veniva bagnata con acqua e impastata. Poi ho sentito un grande calore. E mi sembrava di essere diventato un pane fresco e profumato. Mi son trovato nelle mani di un bambino. Questo mi ha dato un morso e in quel momento mi sono svegliato.
- Una cosa strana. Anche tanti altri chicchi avevano fatto lo stesso sogno.
- Io, invece – disse un terzo chicco – ho avuto un sogno del tutto diverso, molto triste, che mi ha fatto stare male tutta la notte. Ho sognato di venire seppellito sotto terra, insieme a tanti altri chicchi. Il freddo della terra mi ha fatto svegliare … Beati voi che avete sognato di essere diventati pane e di aver fatto felici i bambini che hanno fame. Io non voglio andare a marcire sotto terra -. E una lacrima gli scendeva dagli occhi.
Gli altri chicchi lo consolavano dicendo che era soltanto un sogno e che, forse, la notte seguente anche lui avrebbe fatto un sogno più bello.
I giorni intanto passavano tra ricordi e speranze per il futuro.
Un mattino presto, i chicchi di un sacco furono svegliati di soprassalto da un forte scrollone. Era il contadino che li caricava su un carro per portarli nel campo.
L’aria era fresca e pungente, la terra, arata di fresco, fumava sotto i primi raggi del sole. I chicchi di grano sentirono le mani ruvide e callose del contadino che li prendeva.
Non avevano neppure avuto il tempo di chiedersi: “Che cosa sta succedendo?” che, dopo un piccolo volo che mozzò loro il fiato, si trovarono adagiati nei solchi di terra soffice e umida.
Solo allora compresero la loro sorte e che per tutti loro si stava avverando il sogno avuto dal loro compagno.
Infatti, poco dopo tempo, sentirono che la terra veniva rimescolata. Un ultimo sguardo al cielo, un’ultima boccata d’aria, poi si trovarono sepolti nel buio.
Un solo chicco era sfuggito a quella sorte: quello che aveva sognato di essere solo. Era caduto ai margini del campo, nell’incavatura di un sasso. Il luogo era sicuro, asciutto, come una piccola stanza fatta su misura.
Al vedere i suoi amici che venivano sepolti, ebbe un momento di commozione, ma si consolò subito pensando alla fortuna che gli era toccata: “Poveretti – pensava tra sé – non meritavano di finire così male!”.

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Preghiera del mattino: NOVENA A SANTA BERNADETTE

aprile 15, 2014 di

 

(dal 7 al 15 Aprile – Festa il 16 Aprile)

 

9° GIORNO

 

VITA INTERIORE e VITA ETERNA

Il 16 aprile è il giorno in cui nel lontano 1879 Santa Bernadette è nata al cielo, dopo la sua lunga sofferenza. E’ spirata alla tre del pomeriggio, un mercoledì della settimana dopo Pasqua. Le sue ultime parole sono state: « Santa Maria, Madre di Dio, pregate per me, povera peccatrice ». Poi disse. « Ho sete ». Entrando nella gioia del paradiso ha placato la sua sete di Dio.

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Venerdì Santo. Passione del Signore presieduta da papa Francesco

aprile 15, 2014 di

 

LIBRETTO DELLA CELEBRAZIONE

http://www.vatican.va/news_services/liturgy/libretti/2014/20140418-libretto-venerdi-passione.pdf

 

Il testo dell’Omelia sarà pubblicato non appena disponibile

Papa Francesco, la strada semplice e profonda di Cristo.Impressioni di un sacerdote sul nuovo papa.

aprile 15, 2014 di

La Evangelii Gaudium, così come la stessa vita e gli altri discorsi e scritti di papa Francesco, sembrano sviluppare, sulla scia anche di papa Benedetto, un cammino di avvicinamento sempre più profondo al cuore divino e umano (non solo divino, spiritualistico) di Cristo, anche, proprio, quello dei vangeli.Cristo riscoperto con rinnovata fiducia non solo come Dio ma anche come uomo, come principale punto di riferimento, nelle impostazioni essenziali, anche culturale.Infatti può accadere di riferirsi a Cristo su alcuni aspetti più direttamente spirituali mentre in altre questioni concrete il riferimento principale può rivelarsi di fatto quello di tante teorie, prassi, poco riconducibili al Cristo dei vangeli.Pensiamo, ad es., a tutto ciò che sa di razionalismo, di intellettualismo (o di inconsapevole accettazione di ciò, di confusione su tali punti fondamentali)  come, vedere sotto, tanta psicologia o economia o, all’opposto, a tutto ciò che si ispira ad un Cristo reso etereo, variamente disumanizzato.Cristo ci è (anche) avanti, ha detto papa Francesco: egli è l’alfa e l’omega.E’ Cristo stesso che, tendenzialmente sempre più, anche nella storia, viene in chi lo accoglie, ci aiuta, aiuta la Chiesa stessa, anche tramite il contributo di uomini, di culture, etc., ad imparare a capire più profondamente anche le persone, il loro personalissimo percorso, a farle sentire totalmente amate, comprese, aiutate in tutto, da lui (anche, in vario modo, attraverso di noi), perdonate senza limiti.Papa Francesco sembra essere entrato sempre più profondamente in questa strada, forse aiutato da un ambiente talora meno intellettualista, sicuramente crescendo su una strada spirituale di liberazione da incrostazioni che possono in vario modo e misura occludere il cuore, spiritualmente, umanamente.Niente ideologismi, pragmatismi, cioè, ad es., discernimenti in base, appunto, a teorie astratte, riduttive, ad es. intellettualistiche, o a fatti esteriori mal compresi; discernimento spirituale e umano delle situazioni concrete (cioè, con discrezione, rispetto, delicatezza: partecipazione, disponibilità all’ascolto, di tutta la vita della persona e non solo, spiritualisticamente, di alcuni aspetti più immediatamente, appunto, spirituali): una sempre più profonda, equilibrata, consapevolezza della coscienza, del cuore, in Cristo, Dio e uomo e non una conoscenza ad es. psicologistica, intrisa di intellettualismo, che guarda in modo, come dicevo, riduttivo, anche distorcente, all’uomo integrale; accompagnamento personalizzato, senza schemi astratti, della vita, della crescita, nell’orizzonte di Cristo; attenzione alle situazioni concrete, una pastorale diversificata in base alle situazioni, alle persone; condivisione, comunione, appunto anche qui ascolto attento, spirituale e umano, come importante via per la soluzione di mille questioni, per la crescita; vicinanza concreta e a tutto campo, non solo spiritualistica, cioè profonda attenzione, partecipazione (con ricerca di soluzioni), ai problemi reali, anche umani, materiali, delle persone: le parabole del figliol prodigo (padre misericordioso), del buon Samaritano, dei discepoli di Emmaus, sembrano prendere naturalmente nuova vita, così come si viene stimolati a meditare con rinnovata attenzione tutto il vangelo, pronti a nuove scoperte, cercando la sintonia, riferendosi in ogni cosa, prima di tutto proprio al Cristo dei vangeli (“Lo Spirito vi condurrà alla verità tutta intera, ricordandovi quello che vi ho detto”, afferma Gesù nel vangelo di Giovanni).Questo amore sempre più così divino e così umano, questo cercare di appoggiarsi (con continui possibili chiarimenti-scoperte) sempre più, per prima cosa, a Cristo, fonte della grazia, rivela sempre più la sua totale misericordia.Stiamo forse entrando sempre più profondamente in un passaggio, in una liberazione da orientamenti riduttivi, distorcenti, come lo spiritualismo, l’intellettualismo, il pragmatismo, tutte tendenze che possono, tra l’altro, indirizzare anche subliminalmente al secolarismo, etc..Stiamo forse andando verso la riscoperta di una via nell’essenza semplice e profonda, quella del cuore divino e umano di Cristo, del suo amore divino e umano che rivela ogni cosa in modo sempre rinnovato, facendo incontrare gli uomini in avanti, in lui.Una via che apre, già ha aperto, nuovi orizzonti in tutti i campi della vita, della cultura (e può venire, e già ha iniziato a venire, sempre rinnovatamente approfondita sin nelle sue impostazioni fondamentali spirituali e umane, aiutando, ad es., un discernimento sempre più nitido).Una via che scioglie i nodi: un giovane afferma di non poter credere più… la scienza, la cultura… ma se gli chiedo cosa gli suggerisce la sua serena coscienza ecco che dice, se ha ricevuto il dono della fede, di credere in Cristo.Ecco spesso facilmente risolto il problema, rivelando gli inceppamenti razionalistici.Lo Spirito che grida Abbà, Padre.Una via, dicevo dunque, sempre più profonda, ma nella quale si è portati gradualmente, con semplicità: la via del cuore nello Spirito che scende come una colomba, delicatamente, apre sempre nuovi orizzonti.Qualche altro esempio circa la pastorale: quante famiglie oberate dagli impegni quotidiani, che non hanno il tempo di respirare.L’attenzione alla loro vita reale può in alcuni casi orientare ad accogliere i loro bambini (di tutte le età, cosa nuova e importante, specie in questa epoca) la domenica mattina (sino alle 12 – 12,30) ad es. con giochi adatti a loro, organizzati da adulti e giovani della parrocchia.Quello che sembrava un problema insormontabile diviene occasione di vicinanza, di aiuto, di incontro, di familiarità, di amicizia.La messa domenicale delle dieci, quella dei bambini, poi, può diventare gioiosa, viva, se tutta animata (anche con scenette esplicanti il vangelo, ad es.; con il coro composto da chitarristi e cantanti anche bambini, altro es.) da loro, dai genitori, dai nonni, dai catechisti, etc..Se, poi, come ha fatto Cristo con i discepoli, le attività, di accoglienza ad es., vengono affidate a persone che hanno da tempo cominciato a percorrere un cammino di fede, ecco che si cerca di costruire con Cristo e come Cristo, invece di rischiare di ridurre la parrocchia ad un centro sociale o ad un condominio.
Non voglio allora entrare in questioni complicate ma oggi anche molti matematici, logici, atei, sanno, dopo Goedel, che la logica si fonda su una fede, sull’accoglienza di riferimenti esterni accettati senza dimostrazione (se ci pensiamo, anche Dio Padre non può esistere senza il Figlio, nello Spirito, non può esistere, “respirare”, fuori dell’Amore, del quale pure è l’origine: l’amore e non calcoli a tavolino è la chiave anche della logica.Sempre più la stessa scienza, la stessa tecnica, sperimentano i limiti di un astratto, riduttivo, meno vivo, pieno, calcolare, un calcolare che fatica ad entrare in più profondo contatto con la viva realtà).La logica stessa si scopre maturando sempre più in Cristo, Dio e uomo.Non ci accorgiamo di vedere tante cose, di riflettere, in modo nuovo, più profondo e vivo, maturando? Non contribuisce ad aprire nuovi orizzonti l’amore di questo papa?
Può far riflettere che Maria, che ha pronunciato sempre poche densissime parole, abbia detto a Fatima che il suo cuore immacolato trionferà.Papa Benedetto ha chiesto a Maria, proprio a Fatima (maggio 2010), che si affrettasse la vittoria del suo cuore immacolato entro il centenario delle apparizioni (2017).

Pasqua ebraica: Pesach 14 Nissan 5774

aprile 15, 2014 di

 

Dal tramonto di ieri, 14 aprile, e fino al 22, la comunità ebraica in tutto il mondo celebra la Pesach, ovvero la Pasqua. Una ricorrenza che anche Papa Francesco ha ricordato inviando, venerdì scorso, 11 aprile, un messaggio di auguri al rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni.

La Pasqua ebraica, chiamata in ebraico Pesach termine che significa “passaggio”, è una delle tre feste più importanti nell’ebraismo. I suoi fondamenti si trovano nel libro dell’Esodo (capitolo 12): Dio libera Israele, suo popolo, dalla schiavitù dell’Egitto, e lo libera dicendo che “passerà” per il Paese d’Egitto colpendo e castigando i nemici. Da quel “passaggio” di Dio si ricava il termine di “Pesach”. Per volontà divina, la Pasqua ebraica deve essere celebrata ogni anno, trasmettendo il racconto della fedeltà di Dio al suo popolo e della liberazione dalla schiavitù a tutte le generazioni.

Il libro dell’Esodo dice che il ricordo di quell’evento della storia della salvezza deve essere ricordato per sempre: è un memoriale. La festa è anche legata al ciclo delle stagioni, in particolare alla maturazione dei primi cereali nel Vicino Oriente. Così, alla sera del giorno 14 del mese di Nisan, quindi il giorno 15, gli ebrei, riuniti in famiglia, piccoli e grandi, si ritrovano per celebrare la pasqua con la cena detta seder, che significa “ordine”. Infatti, nel corso del pasto, preghiere, inni, meditazioni (come quelle tratte dall’Haggadah di Pesach, una sorta di commentario-omelia sul significato della Pasqua), domande e commentari si svolgono seguendo un ordine. Si mangiano erbe amare ed il mitzà, il pane azzimo, ricordo del fatto che non c’era tempo per far lievitare il pane per la fuga dall’Egitto, ma anche simbolo della difficoltà della schiavitù e della chiamata, da parte di Dio, ad eliminare la corruzione del peccato che è nascosta nel cuore dell’uomo.

Questo centro della storia della salvezza, la Pesach, ha una durata di sette giorni in Israele e di otto per le comunità ebraiche della diaspora: il primo e l’ultimo giorno (per la diaspora, gli ultimi due) sono molto solenni. Il rapporto tra i membri del popolo ebraico e con Dio, Signore della Libertà contro l’oppressione e l’oppressore, si rinnova ma, anche, si “ri-attualizza”.


Testo proveniente da  Radio Vaticana 

Papa Francesco. Santa Messa del Crisma. Diretta e testo dell’Omelia

aprile 14, 2014 di

 

 

Diretta dalle ore 9.30 di giovedì 17 aprile23. Durante la celebrazione il Santo Padre benedirà gli oli per le benedizione e per i Sacramenti

http://player.rv.va/rv.player01.asp?language=it&visual=VaticanTic&Tic=VA_8UMNR1L7

 

 

LIBRETTO DELLA CELEBRAZIONE

http://www.vatican.va/news_services/liturgy/libretti/2014/20140417-libretto-messa-crisma.pdf

 

 

Il testo dell’Omelia sarà pubblicata non appena disponibile

Preghiera della sera. Sant’Alfonso Maria de Liguori: Visite al SS. Sacramento e a Maria Santissima (visita XIV)

aprile 14, 2014 di

 

VISITA XIV

Amore chiede amore

 

A GESÙ

Gesù amatissimo, le tue parole mi giungono dal ciborio: Questo è il mio riposo per sempre; qui abiterà perché l’ho desiderato (Sal 131, 14).

Se hai scelto la tua dimora tra noi nel santissimo Sacramento dell’altare, e l’amore che ci porti ti fa trovare quiete, i nostri cuori abiteranno con te col loro affetto ed in te troveranno gioia e riposo. Beate le anime amanti che nel mondo non trovano miglior riposo che restare vicino a Gesù nel santissimo Sacramento. Beato, Signore, se troverò d’ora in poi maggior gioia nell’esserti accanto, nel pensare sempre a te, tanto sollecito del mio bene.

Perché, Signore, ho perduto tanto tempo, non amandoti? Anni infelici, miserabili; benedico l’infinita pazienza di Dio che per tanti anni mi ha sopportato nella mia ingratitudine. Ma tu mi aspetti anche se sono così ingrato? Perché, Dio mio, perché? Perché un giorno, vinto dalla tua misericordia e dal tuo amore, mi arrendessi a te. Non voglio più resisterti, non voglio più essere ingrato. Bisogna che ti consacri almeno questo tempo, poco o tanto che sia, che mi rimane da vivere. Spero nel tuo aiuto, Gesù, per essere tuo. Mi hai amato quando ti fuggivo, quando disprezzavo il tuo amore; quanto più mi amerai ora che ti cerco e ti desidero.

Dammi la grazia di amarti, Dio, infinito amore. Ti amo con tutto il cuore, sopra ogni cosa, più di me stesso, più della mia vita. Mi pento di averti offeso, Bontà infinita; perdonami e insieme concedimi la grazia di amarti fino alla morte e, per l’eternità, nell’altra vita. Compi questo prodigio: che un’anima ingrata come la mia diventi piena d’amore per te: Gesù, per i tuoi meriti. E questo il mio proponimento: dammi la forza necessaria per attuarlo.

Gesù, ti ringrazio di avermi atteso tanto.

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Trattato della vera devozione a Maria, di San Luigi Maria Grignion de Monfort:LA VERA DEVOZIONE A MARIA

aprile 14, 2014 di

60. Avendo fin qui detto qualcosa circa la necessità della devozione alla Santa Vergine, bisogna

ora spiegare in che cosa essa consista; lo farò, con l’aiuto di Dio dopo aver esposto alcune

verità fondamentali, che serviranno a illuminare questa grande e solida forma di devozione che

desidero far conoscere.

61. PRIMA VERITÀ: Gesù Cristo nostro Salvatore, vero Dio e vero Uomo, deve essere il fine

ultimo di tutte le nostre devozioni, altrimenti esse sarebbero false e ingannevoli. Gesù Cristo è

l’alpha e l’omega, l’inizio e la fine di tutte le cose. Noi non lavoriamo – dice l’Apostolo – che per

rendere ogni uomo perfetto in Gesù Cristo, poiché è in lui solo che abita tutta la pienezza della

Divinità e tutte le altre pienezze di grazie, di virtù e di perfezioni; è solo in lui che noi siamo

stati benedetti con ogni benedizione spirituale; egli è il nostro unico maestro che ci insegna, il

nostro unico Signore dal quale noi dobbiamo dipendere, il nostro unico capo al quale noi

dobbiamo rimanere uniti, il nostro unico modello al quale ci dobbiamo conformare, l’unico

medico che ci può guarire, l’unico pastore che ci può nutrire, l’unica via che ci guida, l’unica

verità che dobbiamo credere, l’unica vita che ci fa vivere, è il nostro unico tutto che in ogni

cosa ci deve bastare. Non è stato dato altro nome sotto il cielo, se non il nome di Gesù, dal

quale noi possiamo essere salvati. Dio non ci ha dato altro fondamento per la nostra salvezza,

perfezione e gloria se non Gesù Cristo: ogni edificio che non sia fondato su questa solida pietra

è fondato sulla sabbia mobile e presto o tardi infallibilmente cadrà. Ogni fedele che non è unito

a lui come un tralcio al tronco della vite cadrà, seccherà e non sarà utile che per essere gettato

sul fuoco. Se noi siamo in Gesù Cristo e Gesù Cristo è in noi, non dobbiamo temere alcuna

dannazione; né gli angeli in cielo, né gli uomini sulla terra, né i demoni nell’inferno, né

alcun’altra creatura può farci del male, perché nulla ci può separare dalla carità di Dio che è in

Gesù Cristo. Per mezzo di Gesù Cristo, con Gesù Cristo, in Gesù Cristo noi possiamo tutto:

dobbiamo rendere ogni onore e gloria al Padre, nell’unità dello Spirito Santo, rendere perfetti

noi stessi ed essere il buon odore di vita eterna per il nostro prossimo. 62. Se dunque voglio

promuovere una solida devozione alla Santa Vergine, non è che per promuovere in modo più

perfetto quella di Gesù Cristo e per indicare un mezzo facile e sicuro per trovare Gesù Cristo.

Se la devozione alla Santa Vergine allontanasse da Gesù Cristo, bisognerebbe rigettarla come

una illusione del demonio; ma è proprio il contrario, come ho già dimostrato e come dirò

ancora tra poco: questa devozione ci è necessaria per trovare Gesù Cristo in modo perfetto,

per amarlo teneramente e servirlo fedelmente.

63. Mi rivolgo qui un momento verso di te, o mio amabile Gesù, per lamentarmi

amorevolmente davanti alla tua divina Maestà del fatto che la maggior parte dci cristiani,

anche i più illuminati, non conosce il legame necessario che c’è tra te e la tua santa Madre: Tu,

o Signore, sei sempre con Maria, e Maria è sempre con te e non può stare senza di te,

altrimenti cesserebbe di essere quello che è; ella è talmente trasformata in te dalla grazia, che

non vive più, che non esiste più; sei tu solo, o mio Gesù, che vivi e regni in lei, più

perfettamente che in tutti gli angeli e i beati. Ah! se si conoscesse la gloria e l’amore che tu

ricevi in questa meravigliosa creatura, si avrebbero ben altri sentimenti per te e per lei. Ella è

così intimamente unita a te, che si potrebbe più facilmente separare la luce dal sole, o il calore

dal fuoco; dico di più, si potrebbero separare da te tutti gli angeli e i santi, piuttosto che la

divina Maria: perché ella ti ama più ardentemente e ti dà gloria più perfettamente di tutte le

altre tue creature prese insieme.

64. Detto questo, o mio amabile Maestro, non è incredibile e doloroso costatare l’ignoranza e

le tenebre di tante persone nei confronti della tua santa Madre? Non parlo tanto dei non

credenti, o dei pagani, che non ti conoscono e non si curano di conoscere lei; non parlo

neppure degli eretici e degli scismatici, che non cercano di essere devoti della tua santa Madre,

essendosi separati da te e dalla tua santa Chiesa; parlo invece proprio dei cristiani cattolici, e

anche di coloro che tra i cattolici sono dei maestri, che fanno professione di insegnare agli altri

le verità ma che non conoscono né te, ne la tua santa Madre, se non in modo teorico, arido,

sterile e indifferente. Questi Signori parlano solo raramente della tua santa Madre e della

devozione che le si deve, perché temono – dicono – che se ne abusi, che si renda offesa a te,

onorando troppo la tua santa Madre. Se vedono o sentono qualche devoto della Santa Vergine

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Le piante nella Bibbia. Il grano

aprile 14, 2014 di

 

GRANO, una delle piante più citate nella Bibbia
«Allora i dieci fratelli di Giuseppe scesero per acquistare il frumento dall’Egitto», Genesi 42,3.
 
GRANO (Grano duro), Triticum durum Desf. (POACEAE) – (Foto di M. Grilli Caiola)
È tuttora aperta la questione di quale frumento si parli nella Bibbia. Poiché i frumenti coltivati nell’area palestinese dovevano essere di più e diversi. In base alle informazioni contenute nei libri biblici e agli studi genetici e archeologici, è lecito supporre che in Israele si trovassero sia il grano duro (Triticum durum), un tetraploide, sia quello tenero (T. aestivum), un esaploide (Zohary et al., 2012). Entrambe le specie derivano da incroci tra un frumento diploide e una graminacea selvatica. Per il grano duro si è trattato di un solo incrocio, per il grano tenero ne sono occorsi due. Il grano duro doveva essere quello più conosciuto e coltivato. Ciò in base anche alle caratteristiche climatiche dell’area essendo il grano duro più esigente di clima caldo e secco. Nella Bibbia non si fa riferimento a pasta, ma a pane lievitato, pane azzimo, pane cotto e conservato a lungo, e si parla anche di semole e di piatti di tipo orientale come il couscous. Può darsi quindi che una parte del grano duro fosse riservato a piatti o pani particolari mentre per il pane dei poveri veniva usato orzo, oppure farro, oppure spelta, essendo le loro cariossidi più ricche di farina. Coltivato da tempi remoti nell’area mediterranea, il grano duro è una delle piante più citate nella Bibbia, come tale e come derivati, pane, focacce, impasti vari.

Pietro Antonio La Rocca. La Vita

aprile 14, 2014 di

 

 

Vita e bella e fugace,

fuggi via, nell’eterno

desiderio di assaporare,

un po’di pace.

Quando credi di averla avuta,

qualcosa accade di nuovo

si allontana la sua venuta.

Una gioia, la renda meno dura,

dandoci la forza di continuare

questa difficile vita da affrontare,

solo la fede è la cura più sicura,

per farci vincere ogni paura.

 

PIETRO ANTONIO LA ROCCA

Leggere le Scritture

aprile 14, 2014 di

 

” Io sono come i discepoli, che non capivano cosa fosse tradire Gesù? Come quell’altro discepolo che voleva risolvere tutto con la spada: sono io come loro? Sono io come Giuda, che fa finta di amare e bacia il Maestro per consegnarlo, per tradirlo? ….Sono io come quella folla che non sapeva bene se era in una riunione religiosa, in un giudizio o in un circo?….
Sono io come il Cireneo che tornava dal lavoro, affaticato, ma ha avuto la buona volontà di aiutare il Signore a portare la croce? … Sono io come quelle donne coraggiose, e come la mamma di Gesù, che erano lì, soffrivano in silenzio? Sono io come Giuseppe, il discepolo nascosto, che porta il corpo di Gesù con amore, per dargli sepoltura? Sono io come queste due Marie che rimangono alla porta del Sepolcro, piangendo, pregando?….

Dove è il mio cuore?  A quale di queste persone io assomiglio? …..”



Papa Francesco, dall’Omelia della domenica delle Palme 2014

Vangelo (Gv 13,21-33.36-38) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 15 Aprile 2014) con commento comunitario

aprile 14, 2014 di

Martedì della Settimana Santa

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,21-33.36-38)

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».

I discepoli si guardarono l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.

Gili disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare fallo, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poichè Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.

Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».

Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

Questo è il Vangelo del 15 Aprile, quello del 14 Aprile lo potrete trovare qualche post più sotto

Tweet del Papa

aprile 14, 2014 di

La Settimana Santa è un buon momento per confessarci e riprendere la strada giusta.

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Testo completo della Via Crucis 2014 di papa Francesco al Colosseo con le meditazioni di mons. Bregantini

aprile 14, 2014 di

 

LIBRETTO DELLA VIA CRUCIS

http://www.vatican.va/news_services/liturgy/libretti/2014/20140418-libretto-via-crucis.pdf

 

 

 

VOLTO DI CRISTO,
VOLTO DELL’UOMO

MEDITAZIONI di S.E. Mons. Giancarlo Maria BREGANTINI,
Arcivescovo di Campobasso-Boiano

 

INTRODUZIONE

«Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera ed egli sa di dire il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: “Non gli sarà spezzato alcun osso”. Ed un altro passo della Scrittura dice, ancora: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”» (Gv 19,35-37).

Amabile Gesù,
salisti al Golgota senza esitare, compimento d’amore,
e ti lasciasti crocifiggere senza lamenti.
Umile Figlio di Maria,
prendesti il carico della nostra notte
per mostrarci di quanta luce
volevi dilatarci il cuore.
Nei tuoi dolori, è la nostra redenzione,
nelle tue lacrime si dipinge “l’Ora”
dello svelamento dell’Amore gratuito di Dio.
Sette volte perdonati,
nei tuoi ultimi sospiri di Uomo tra gli uomini,
ci riporti tutti al cuore del Padre,
per indicarci, nelle tue ultime parole,
la via della redenzione per ogni nostro dolore.
Tu, il Tutto Incarnato, ti annienti sulla Croce,
compreso solamente da Colei, madre,
che fedelmente “stava” sotto quel patibolo.
La tua sete è fonte di speranza sempre accesa,
mano tesa anche per il malfattore pentito,
che oggi, grazie a te, dolce Gesù, entra in paradiso.
A tutti noi, Signore Gesù Crocifisso,
concedi la tua infinita Misericordia,
profumo di Betania sul mondo,
gemito di vita per l’umanità.
E, finalmente abbandonati alle mani del Padre tuo,
aprici la porta della Vita che non muore! Amen.

 

I STAZIONE

 

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Santi e Beati. Memoria di oggi: Santi Tiburzio, Valeriano e Massimo, Martiri di Roma

aprile 14, 2014 di

SANTI TIBURZIO, VALERIANO E MASSIMO,

MARTIRI DI ROMA

14 aprile

 

Roma, 177 – Roma, 14 aprile 229

I tre santi martiri Tiburzio, Valeriano e Massimo, vissuti nel III secolo a Roma, sono ricordati da antiche fonti sin dal V secolo, tuttavia vi sono due versioni che trattano la loro personalità ed esistenza storica; una è legata alla «Passio» di santa Cecilia († 232), mentre l’altra è riportata dal «Martirologio Geronimiano».

Secondo la «Passio», Valeriano era sposo di Cecilia e da lei convertito, fu battezzato dal papa Urbano I (222-230) e a sua volta convertì al cristianesimo il fratello Tiburzio; ambedue furono condannati a morte dal prefetto Almachio, che li affidò al «cornicularius» Massimo, (ufficiale in seconda del console) il quale prima di fare eseguire la sentenza, si convertì anche lui, venendo così condannato e ucciso qualche giorno dopo. Valeriano e Tiburzio furono martirizzati e sepolti in un posto chiamato Pagus da Cecilia, a quattro miglia da Roma, ma che non è stato identificato, e che poco dopo seppellì anche Massimo in un diverso sarcofago.

Etimologia: Tiburzio = oriundo di Tivoli, dal latino; Valeriano = che sta bene, forte, robus

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Roma nel cimitero di Pretestato sulla via Appia, santi Tiburzio, Valeriano e Massimo, martiri.

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D. Ciardi. Su questa terra

aprile 14, 2014 di

P. Lorenzetti, Allegoria della Rendezione, 1310, Pinacoteca Nazionale di Siena

 

Su questa terra che ruota nello spazio
con i suoi oceani tempestosi e i suoi deserti
con le periferie affollate e strade sporche
tra storie tristi, raro il sorriso, povera gente
è venuta la redenzione
non un dio d’oro e di portenti
soltanto un uomo spogliato che perdona.

Domenico Ciardi
Non basta la terra, 1997, p.76

Se i peccati fossero pietre, Racconti per bambini

aprile 14, 2014 di

Due donne si recarono da un saggio, che aveva fama di santo, per chiedere qualche consiglio sulla vita spirituale.

Una pensava di essere una grande peccatrice.

Nei primi anni del matrimonio aveva tradito la fiducia del marito.

Non riusciva a dimenticare quella colpa, anche se poi si era sempre comportata in modo irreprensibile, e continuava a torturarsi per il rimorso.

La seconda invece, che era sempre vissuta nel rispetto delle leggi, si sentiva perfettamente innocente e in pace con se stessa.

Il saggio si fece raccontare la vita da tutte e due.

 La prima raccontò tra le lacrime la sua grossa colpa. Diceva singhiozzando, che per lei non poteva esserci perdono, perché troppo grande era il suo peccato.

La seconda disse che non aveva particolari peccati da confessare.

Il sant’uomo si rivolse alla prima:

“Figliola, vai a cercare una pietra, la più pesante e grossa che riesci a sollevare e portamela qui”.

Poi, rivolto alla seconda:

“E tu, portami tante pietre quante ne riesci a tenerne in grembo, ma che siano piccole”.

 Le due donne si affrettarono ad eseguire l’ordine del saggio.

La prima tornò con una grossa pietra, la seconda con un’enorme borsa piena di piccoli sassi.

Il saggio guardò le pietre e poi disse:

“Ora dovete fare un’altra cosa: riportate le pietre dove le avete prese, ma badate bene di rimettere ognuna di esse nel posto esatto dove l’avete presa. Poi tornate da me”.

 Pazientemente, le due donne cercarono di eseguire l’ordine del saggio.

La prima trovò facilmente il punto dove aveva preso la pietrona e la rimise a posto.

La seconda invece girava invano, cercando di ricordarsi dove aveva raccattato le piccole pietre della sua borsa. Era chiaramente un compito impossibile e tornò mortificata dal saggio con tutte le sue pietre.

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Preghiera del mattino: NOVENA A SANTA BERNADETTE

aprile 14, 2014 di

(dal 7 al 15 Aprile – Festa il 16 Aprile)

8° GIORNO

 

PENITENZA

“Penitenza, penitenza, penitenza.” sono le parole della Madonna a Santa Bernadette.

La richiesta della Vergine la porterà ad accettare la sua Croce. Finite le apparizioni Bernadette si ritirerà a Nevers nel convento di Saint-Gildard. Qui nel silenzio e nel nascondimento, nella preghiera e nelle terribili sofferenze del corpo e dello spirito, nella cura appassionata dei malati, concluderà la sua breve vita terrena. Nel suo letto di dolore esclamerà: ” Sono macinata come un chicco di grano. Non avrei mai immaginato di dover soffrire così tanto per Amore di Gesù e di Maria.

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Vita nello Spirito

aprile 14, 2014 di

IL PANE DI OGNI GIORNO

«Pregherò per te». Ho mai udito parola umana che giunga da più lontano? Giunge dalla confluenza di Dio e dell’uomo. Tu rispondi di me davanti a Colui che è tutto e che è anche me stesso.
La preghiera per il prossimo è come un aspetto inverso del martirio: la preghiera fa dell’uomo che prega un testimonio, la cauzione di un altro uomo davanti a Dio. Sei più vicino a me di quanto lo sia io stesso, perché sei tra Dio e me. Sei come un baluardo innalzato contro la sua giustizia e un varco aperto sul suo amore. Nel cuore della dolce e mortale lotta tra l’uomo e la sua fonte, tu combatti al mio posto. Il tuo amore temerario si è infiltrato nella scissura stessa che mi separa dal centro, nel vuoto scavato dalla mia ribellione e dalla mia viltà.
Tra quali pietre hai posto la tua anima!
Sembri volgermi il dorso e invece il tuo volto è esposto, per me, ai colpi diretti, ai richiami dell’ignoto; non mi parli, ma parli di me al silenzio.
Pregare per qualcuno è come aderire, al tempo stesso, a Dio e all’uomo, è come realizzare il perfetto equilibrio tra questi due amori.

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Video: A sua immagine, La disoccupazione

aprile 14, 2014 di

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentIt
em-90c10f8b-b96f-479c-97a9-5590406e8b6e.html

Papa Francesco. Udienza al Pontificio Collegio Leoniano di Anagni. Testo del discorso

aprile 14, 2014 di

 

Sala Clementina
Lunedì, 14 aprile 2014

Cari fratelli Vescovi, Sacerdoti e Seminaristi,

saluto tutti voi che formate la comunità del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni. Ringrazio il Rettore per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti. Un saluto speciale a voi, cari seminaristi, che avete voluto venire a Roma a piedi! Coraggiosi! Questo pellegrinaggio è un simbolo molto bello del vostro cammino formativo, da percorrere con entusiasmo e perseveranza, nell’amore di Cristo e nella comunione fraterna.

Il “Leoniano”, come Seminario regionale, offre il suo servizio ad alcune Diocesi del Lazio. Nella scia della tradizione formativa, esso è chiamato, nell’oggi della Chiesa, a proporre ai candidati al sacerdozio un’esperienza in grado di trasformare i loro progetti vocazionali in feconda realtà apostolica. Come ogni Seminario, anche il vostro ha lo scopo di preparare i futuri ministri ordinati in un clima di preghiera, di studio e di fraternità. E’ questa atmosfera evangelica, questa vita piena di Spirito Santo e di umanità, che consente a quanti vi si immergono di assimilare giorno per giorno i sentimenti di Gesù Cristo, il suo amore per il Padre e per la Chiesa, la sua dedizione senza riserve al Popolo di Dio. Preghiera, studio, fraternità e anche vita apostolica: sono i quattro pilastri della formazione, che interagiscono. La vita spirituale, forte; la vita intellettuale, seria; la vita comunitaria e, alla fine, la vita apostolica, ma non in ordine di importanza. Tutte e quattro sono importanti, se ne manca una la formazione non è buona. E queste quattro interagiscono. Quattro pilastri, quattro dimensioni su cui deve vivere un seminario.

Voi, cari seminaristi, non vi state preparando a fare un mestiere, a diventare funzionari di un’azienda o di un organismo burocratico. Abbiamo tanti, tanti preti a metà strada. E’ un dolore, che non sono riusciti ad arrivare alla pienezza: hanno qualcosa dei funzionari, una dimensione burocratica e questo non fa bene alla Chiesa. Mi raccomando, state attenti a non cadere in questo! Voi state diventando pastori ad immagine di Gesù Buon Pastore, per essere come Lui e in persona di Lui in mezzo al suo gregge, per pascere le sue pecore.

Di fronte a questa vocazione, noi possiamo rispondere come Maria all’angelo: «Come è possibile questo?» (cfr Lc 1,34). Diventare “buoni pastori” ad immagine di Gesù è una cosa troppo grande, e noi siamo tanto piccoli… E’ vero! Pensavo in questi giorni alla Messa crismale del Giovedì santo e ho sentito questo, che con questo dono tanto grande, che noi riceviamo, la nostra piccolezza è forte: siamo fra i più piccoli degli uomini. E’ vero, è troppo grande; ma non è opera nostra! E’ opera dello Spirito Santo, con la nostra collaborazione. Si tratta di offrire umilmente se stessi, come creta da plasmare, perché il vasaio, che è Dio, la lavori con l’acqua e il fuoco, con la Parola e lo Spirito. Si tratta di entrare in quello che dice san Paolo: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Solo così si può essere diaconi e presbiteri nella Chiesa, solo così si può pascere il popolo di Dio e guidarlo non sulle nostre vie, ma sulla via di Gesù, anzi, sulla Via cheè Gesù.

E’ vero che, all’inizio, non sempre c’è una totale rettitudine di intenzioni. Ma io oserei dire: è difficile che ci sia. Tutti noi sempre abbiamo avuto queste piccole cose che non erano in rettitudine di intenzione, ma questo col tempo si risolve, con la conversione di ogni giorno. Ma pensiamo agli Apostoli! Pensate a Giacomo e Giovanni, che volevano diventare uno il primo ministro e l’altro il ministro dell’economia, perché era più importante. Gli Apostoli non avevano ancora questa rettitudine, pensavano un’altra cosa e il Signore con tanta pazienza ha fatto la correzione dell’intenzione e alla fine era tale la rettitudine della loro intenzione che hanno dato  la vita nella predicazione e nel martirio. Non spaventarsi! “Ma io non sono sicuro se voglio essere prete per promozione…”. “Ma tu ami Gesù?” “Sì”. “Parla con il tuo padre spirituale, parla con i tuoi formatori, prega, prega, prega e vedrai che la rettitudine dell’intenzione andrà avanti”.

E questo cammino significa meditare ogni giorno il Vangelo, per trasmetterlo con la vita e la predicazione; significa sperimentare la misericordia di Dio nel sacramento della Riconciliazione. E questo non lasciarlo mai! Confessarsi, Sempre! E così diventerete ministri generosi e misericordiosi perché sentirete la misericordia di Dio su di voi. Significa cibarsi con fede e con amore dell’Eucaristia, per nutrire di essa il popolo cristiano; significa essere uomini di preghiera, per diventare voce di Cristo che loda il Padre e intercede continuamente per i fratelli (cfr Eb 7,25). La preghiera di intercessione, quella che facevano quei grandi uomini – Mosè, Abramo – che lottavano con Dio per il popolo, quella preghiera coraggiosa davanti a Dio. Se voi – ma questo lo dico dal cuore, senza offendere! – se voi, se qualcuno di voi, non siete disposti a seguire questa strada, con questi atteggiamenti e queste esperienze, è meglio che abbiate il coraggio di cercare un’altra strada. Ci sono molti modi, nella Chiesa, di dare testimonianza cristiana e tante strade che portano alla santità. Nella sequela ministeriale di Gesù non c’è posto per la mediocrità, quella mediocrità che conduce sempre ad usare il santo popolo di Dio a proprio vantaggio. Guai ai cattivi pastori che pascolano se stessi e non il gregge! – esclamavano i Profeti (cfr Ez 34,1-6), con quanta forza! E Agostino prende questa frase profetica nel suo De Pastoribus, che vi raccomando di leggere e meditare. Ma guai ai cattivi pastori, perché il seminario, diciamo la verità, non è un rifugio per tante limitazioni che possiamo avere, un rifugio di mancanze psicologiche o un rifugio perché non ho il coraggio di andare avanti nella vita e cerco lì un posto che mi difenda. No, non è questo. Se il vostro seminario fosse questo, diventerebbe un’ipoteca per la Chiesa! No, il seminario è proprio per andare avanti, avanti in questa strada. E quando sentiamo i profeti dire “guai!” che questo “guai!” vi faccia riflettere seriamente sul vostro futuro. Pio XI una volta aveva detto che era meglio perdere una vocazione che rischiare con un candidato non sicuro. Era alpinista, conosceva queste cose.

Carissimi, vi ringrazio della vostra visita. Vi ringrazio di essere venuti a piedi. Vi accompagno con la mia preghiera e la mia benedizione, e vi affido alla Vergine, che è Madre. Mai dimenticarla! I mistici russi dicevano che nel momento delle turbolenze spirituali bisogna rifugiarsi sotto il manto della Santa Madre di Dio. Mai uscire di là! Coperti con il manto. E per favore, pregate per me!

Preghiera della sera. Sant’Alfonso Maria de Liguori: Visite al SS. Sacramento e a Maria Santissima (visita XIII)

aprile 13, 2014 di

VISITA XIII

Gesù prigioniero di amore

 

A GESÙ

I miei occhi e il mio cuore saranno rivolti verso questa casa per sempre (1 Re 9, 3).

Gesù ha mantenuto la sua promessa di rimanere con noi sino alla fine del mondo. Signore, l’amore ti ha fatto prigioniero. Ti trattieni in terra giorno e notte. Questo medesimo amore dovrebbe trattenere gli uomini davanti ai tuoi tabernacoli in un mai interrotto tributo d’adorazione e di gratitudine. Allontanandosi col corpo, ognuno dovrebbe lasciare ai tuoi piedi, o Gesù, il suo cuore, in una perenne comunione spirituale con te, Dio fatto uomo, chiuso in un ciborio, in attesa di chi ti adori in spirito e verità (Gv 4, 24)

Gesù, voglio esserti gradito, ti consacro tutta la mia volontà ed i miei sentimenti. Tu, maestà infinita, sei rimasto in questo santissimo Sacramento per esserci vicino, ma soprattutto per comunicare con le nostre anime. Chi potrà allontanarsi da te? Ti celi nell’Ostia consacrata per entrare in noi e possedere i nostri cuori; tu ardi dal desiderio di entrare in noi, di unirti a noi; chi oserà rifiutarti? Vieni, Gesù, ti desidero in me; quanto è in me, soddisfazione, piacere, desiderio, ceda al tuo amore, perché tu assuma ciò che è mio ed io mi colmi di ciò ch’è tuo. Ti amo, Dio mio.

Fa’ che io venga a te; incatenami coi tuo amore.

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Trattato della vera devozione a Maria di San Luigi Maria Grignion de Monfort: MARIA «IN QUESTI ULTIMI TEMPI»

aprile 13, 2014 di

47. Ho detto che questo accadrà in modo particolare alla fine del mondo, e anzi presto, poiché

l’Altissimo e la sua santa Madre devono formare dei grandi santi, i quali saranno così eccelsi in

santità da superare la gran parte degli altri santi, come i cedri del Libano superano i piccoli

arbusti. Così è stato rivelato a una santa persona, di cui il De Renty ha scritto la vita.

48. Queste grandi anime, piene di grazia e di zelo, saranno scelte per far fronte ai nemici di

Dio, che fremeranno da ogni parte; esse saranno in modo speciale devote della Santa Vergine,

rischiarate dalla sua luce, nutrite dal suo latte, guidate dal suo spirito, sostenute dal suo

braccio, protette dal suo aiuto, in modo da poter combattere con una mano e costruire con

l’altra. Con una mano combatteranno, rovesceranno, schiacceranno gli eretici con le loro

eresie, gli scismatici con le loro divisioni, gli idolatri con i loro idoli, i peccatori con le loro

empietà; con l’altra mano costruiranno il tempio del vero Salomone e la mistica città di Dio,

cioè la Santa Vergine, chiamata dai santi Padri tempio di Salomone e città di Dio. Con le parole

per fargli guerra. Essi saranno piccoli e poveri secondo il mondo, in basso davanti a tutti come

il calcagno, calpestati e maltrattati come lo è il calcagno rispetto alle altre membra del corpo;

ma in cambio essi saranno ricchi nella grazia di Dio, che Maria comunicherà loro con

abbondanza, grandi ed elevati in santità davanti a Dio, superiori ad ogni altra creatura per il

loro zelo coraggioso e saranno così fortemente sostenuti dall’aiuto divino che con l’umiltà del

loro calcagno e in unione a Maria schiacceranno il capo al demonio e faranno trionfare Gesù

Cristo.

55. Infine Dio vuole che la sua Madre santa sia oggi più conosciuta, più amata, più onorata che

non lo fosse in passato. Ciò avverrà di sicuro se i veri credenti sapranno entrare, con la grazia

e la luce dello Spirito Santo, in quella devozione interiore e perfetta che spiegherò loro in

seguito. Allora vedranno chiaramente, nella misura consentita dalla fede, questa splendida

stella del mare e – guidati da lei – arriveranno al porto sicuro, nonostante i pericoli delle

tempeste e dei pirati; conosceranno gli splendori di questa regina e si metteranno totalmente

al suo servizio, come suoi sudditi e schiavi d’amore; gusteranno le sue dolcezze e bontà

materne, l’ameranno teneramente come suoi figli prediletti, scopriranno le misericordie di cui è

ricolma e i bisogni che essi hanno del suo aiuto; a lei ricorreranno in ogni cosa, come alla loro

cara avvocata e mediatrice presso Gesù Cristo; saranno convinti che ella è il mezzo più sicuro,

più facile, più breve e più perfetto per andare a Gesù Cristo e si affideranno a lei corpo e

anima, senza riserva, per appartenere in questo modo a Gesù Cristo.

56. Ma chi saranno questi servitori schiavi e figli di Maria? Saranno fuoco che brucia, ministri

del Signore che porteranno ovunque il fuoco dell’amore divino. Saranno «come frecce in mano

a un eroe», frecce acute nelle mani della potente Maria per colpire i suoi nemici. Saranno figli

di Levi, ben purificati dal fuoco di grandi tribolazioni e molto uniti a Dio, i quali porteranno l’oro

dell’amore nel cuore, l’incenso della preghiera nello Spirito e la mirra della mortificazione nel

corpo e saranno ovunque il buon odore di Gesù Cristo per i poveri e i piccoli, mentre

risulteranno odore di morte per i grandi, i ricchi e gli orgogliosi del mondo.

57. Saranno nubi tonanti e nuvole volanti nell’aria al più piccolo soffio dello Spirito Santo;

senza attaccarsi a nulla, senza attaccarsi, senza meravigliarsi di nulla, senza mettersi in pena

per nulla, spanderanno la pioggia della parola di Dio e della vita eterna; tuoneranno contro il

peccato, grideranno contro il mondo, colpiranno il demonio e i suoi seguaci, trafiggeranno da

parte a parte, per la vita e per la morte, con la spada a due tagli della parola di Dio, tutti

coloro ai quali saranno inviati da parte dell’Altissimo.

58. Saranno dei veri apostoli degli ultimi tempi, ai quali il Signore dei forti darà la parola e il

vigore per operare meraviglie e riportare gloriose spoglie sui suoi nemici; riposeranno senza

oro né argento e soprattutto senza preoccupazione, tra gli altri preti, religiosi e chierici; e

tuttavia avranno le ali argentate della colomba, per volare al solo scopo di cercare la gloria di

Dio e la salvezza delle anime, dove lo Spirito Santo li chiamerà; e nei luoghi dove avranno

predicato, lasceranno dietro di essi unicamente l’oro della carità, che è il compimento di tutta

la legge.

59. Infine dobbiamo sapere che saranno dei veri discepoli di Gesù Cristo, che camminano sulle

orme della sua povertà, dell’umiltà, del disprezzo del mondo e della carità, insegnando la via

stretta di Dio nella pura verità, seguendo il santo vangelo e non le massime del mondo, senza

vivere in ansia né avere soggezione per nessuno, senza risparmiare, o farsi condizionare, o

temere nessun mortale per potente che sia. Avranno nella loro bocca la spada a due tagli della

parola di Dio; sulle loro spalle porteranno lo stendardo della Croce, segnato dal sangue, il

crocifisso nella mano destra e la corona del Rosario nella sinistra, sul loro cuore i santi nomi di

Gesù e di Maria, e in tutta la loro condotta si ispireranno alla semplicità e alla mortificazione di

Gesù Cristo. Ecco i grandi uomini che verranno, ma che Maria farà sorgere per ordine

dell’Altissimo, per estendere il suo impero su quello dei non credenti, dei pagani, dei

musulmani. Ma quando e come avverrà questo? Dio solo lo sa, noi dobbiamo tacere, pregare,

desiderare e attendere: «Ho sperato, ho sperato nel Signore»

e l’esempio, condurranno tutti alla sua autentica devozione e ciò procurerà loro molti ma

porterà loro anche molte vittorie e tanta gloria per Dio solo. E’ ciò che Dio ha rivelato a san

Vincenzo Ferreri, grande apostolo del suo secolo, come egli ha fatto capire in uno dei suoi

scritti. E’ quanto sembra aver predetto lo Spirito Santo nel Salmo 58; ecco i termini:

«Sappiano che Dio domina in Giacobbe, fino ai confini della terra. Ritornano a sera e ringhiano

come cani, per la città si aggirano, vagando in cerca di cibo». Questa città, intorno a cui si

aggirano gli uomini alla fine del mondo per convertirsi e saziare la loro fame di giustizia, è la

Vergine Santa, chiamata dallo Spirito Santo città e cittadella di Dio.

49. E’ per mezzo di Maria che ha avuto inizio la salvezza del mondo ed è per mezzo di Maria

che deve essere portata a compimento. Maria non è quasi apparsa durante la prima venuta di

Gesù Cristo, affinché gli uomini – ancora poco istruiti e illuminati sulla persona del suo Figlio -

non si allontanassero dalla verità, attaccandosi a lei in modo troppo forte, o grossolano; ciò

che sarebbe potuto accadere se ella fosse stata conosciuta nelle meravigliose attrattive di cui

l’Altissimo l’aveva ornata, anche nell’aspetto esteriore. Questo è talmente vero che san Dionigi

l’Areopagita ci ha lasciato scritto che quando la vide l’avrebbe presa per una divinità, a causa

delle misteriose attrattive e della sua bellezza senza pari, se la fede – nella quale era ben

fermo – non gli avesse insegnato il contrario. Ma nella seconda venuta di Gesù Cristo, Maria

deve essere conosciuta e rivelata dallo Spirito Santo, affinché per mezzo suo sia conosciuto,

amato e servito Gesù Cristo. Ora infatti non sussistono più le ragioni che avevano determinato

lo Spirito Santo a nascondere la sua Sposa durante la sua vita e a non rivelarla molto durante

la prima predicazione del Vangelo.

50. Dio vuole dunque rivelare e far conoscere Maria, il capolavoro delle sue mani, in questi

ultimi tempi:

1. Perché era rimasta nascosta durante la sua vita terrena, ponendosi più in basso della

polvere a causa della sua profonda umiltà, avendo ottenuto da Dio, dagli Apostoli ed

Evangelisti di non essere fatta conoscere.

2. Perché essendo il capolavoro delle mani di Dio, sia qui in terra per la sua grazia, sia in cielo

per la sua gloria, egli vuole esserne glorificato e lodato dalle creature sulla terra.

3. Essendo Maria l’aurora che precede e annuncia il Sole di giustizia, che è Gesù Cristo, deve

essere svelata e conosciuta, perché lo sia Gesù Cristo.

4. Maria è la via per la quale Gesù Cristo è venuto a noi la prima volta, ella lo sarà ancora

quando verrà la seconda, benché non nello stesso modo.

5. Essendo il mezzo sicuro e la via diritta e immacolata per andare a Gesù Cristo e trovano

perfettamente, è per mezzo di lei che le sante anime che devono brillare in santità lo devono

trovare. Chi troverà Maria, troverà la vita, cioè Gesù Cristo, che è la via, la verità e la vita. Ma

non si può trovare Maria, se non la si cerca; non la si può cercare se non si sa che esista: non

si cerca e non si desidera una cosa sconosciuta. Bisogna dunque che Maria sia più conosciuta

che mai, per una maggior conoscenza e gloria della Santissima Trinità.

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I parmureli in Vaticano

aprile 13, 2014 di

 

 

 

Si rinnova in occasione della celebrazione del rito liturgico della Passione del Signore la tradizionale consegna dei parmureli al Santo Padre Francesco, ai Cardinali e Vescovi, oltre che ai fedeli presenti sul sagrato di San Pietro da parte delle città liguri di Sanremo e Bordighera.

I parmureli sono manufatti realizzati ad uno ad uno, come vuole la tradizione, da maestri intrecciatori che con grande abilità lavorano le giovani e bianche foglie di palma.

Domenica delle Palme, giorno che da inizio alla Settimana Santa, un parmurelu speciale sarà consegnato a Sua Santità come prezioso augurio, nel ricordo del privilegio ottenuto dalle città liguri di fornire alla Chiesa di San Pietro le foglie bianche di palma per le celebrazioni pasquali.

Il parmurelu che sarà donato a Sua Santità è stato intrecciato con 3 foglie di palma unite, a simboleggiare la SS Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo.

L’opera è stata confezionata nei giorni scorsi a Sanremo presso Il Cammino Coop. Soc, assieme ad altri 3000 esemplari di dimensioni minori, tutti intrecciati secondo la tradizione del ponente ligure.

Contribuisce alla fornitura il Comune di Sanremo.

Tutto ebbe origine quando il Capitano Benedetto Bresca, che si trovava a Roma in Piazza San Pietro, il 10 settembre del 1586, nel giorno in cui veniva innalzato l’obelisco egizio, alto 26 metri e pesante 350 tonnellate, sfidando il divieto del silenzio durante le operazione, voluto e disposto da Papa Sisto V, gridò “Aiga ae corde”, acqua alle corde, in dialetto ligure, nel momento in cui le funi che sostenevano l’obelisco, surriscaldate e troppo tese, sembravano sul punto di cedere.

L’avvertimento del marinaio fu colto e il crollo dell’obelisco scongiurato.

Papa Sisto V anziché punire il Capitano per la trasgressione, lo ringraziò e gli offrì di scegliere lui stesso il compenso per il provvidenziale suggerimento.

Bresca chiese ed ottenne il privilegio, per sé e per i suoi discendenti, di avere il privilegio di essere il fornitore ufficiale delle palme pasquali al Pontefice.

Egli stesso trasportava direttamente da Sanremo a Roma i fasci di foglie imbarcate sulla “barca delle palme”.

Quando l’imbarcazione giungeva alla foce del Tevere, innalzava sul pennone la bandiera della Marina Pontificia, vessillo Papale che gli conferiva il diritto di precedenza sugli altri natanti, in virtù dell’importanza del privilegio ottenuto.

Una tradizione che vive ancora oggi con la consegna dei parmureli.

Il dono dei parmureli al Santo Padre, iniziativa promossa nel 2003 dal Centro Studi e Ricerche per le Palme, dalla Cooperativa sociale Il Cammino e dal Comune di Sanremo, si era arrestata negli anni ‘70 e fino a quel tempo erano state consegnate solo foglie non intrecciate.

Era poi a Roma che le Monache Camaldolesi intrecciavano i bianchi germogli per le Chiese di Roma.

Oggigiorno in Vaticano vengono invece consegnati i parmureli, foglie di palma già intrecciate in svariate forme artistiche, secondo la tradizione del ponente ligure.

 


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