Festival dei Due Mondi. Il Consiglio. Predica del card. Gualtiero Bassetti

luglio 23, 2014 by

 

 

6 luglio 2014

La quinta Predica di Gualtiero Bassetti sul Consiglio nel ciclo dedicato ai “Sette doni dello Spirito Santo”, organizzato dal Festival dei Due Mondi e dall’arcidiocesi di Spoleto-Norcia.

 

Predica Bassetti

Vangelo (Mt 13,10-17) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 24 Luglio 2014) con commento comunitario

luglio 23, 2014 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,10-17)

In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?».
Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».

Questo è il Vangelo del 24 Luglio, quello del 23 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto

La parola di Dio dalla Prima Lettura. La Lettera di Paolo ai Galati, 2,19-20. Non vivo più io ma Cristo vive in me

luglio 23, 2014 by

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I Lettura Gal 2,19-20
Non vivo più io, ma Cristo vive in me.
Salmo (Sal 33)
Benedirò il Signore in ogni tempo.
Vangelo Gv 15,1-8
Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.

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Gal 2

19In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo,20e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

 

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La Lettera ai Galati è scritta da Paolo in un momento di grande difficoltà della comunità da lui fondata nella Galazia. Scritta probabilmente tra il 54 e il 57, fu composta in risposta ad una predicazione fatta da alcuni ebrei cristiani dopo che l’apostolo aveva lasciato la comunità: contestavano l’insegnamento di Paolo come incompleto ed avevano condotto molti a credere che la salvezza richiedeva il rispetto della Legge di Mosè.

Lo stile epistolare utilizza uno schema in qualche modo apologetico e di difesa:  possiamo individuarne un exordium (introduzione), narratio (descrizione del problema), probatio (ragionamenti sulla discendenza di Abramo), exhortatio (nella quale si fa uso anche della tecnica della duplicazione: “Cristo ci ha liberato perché restassimo liberi”, 5,1) e conclusio, con i saluti finali.

In questo secondo capitolo, Paolo rimprovera a Pietro, venuto ad Antiochia, un comportamento che induce altri all’errore: quasi che la salvezza possa dipendere dalle opere della Legge e non dalla fede in Cristo (11-14). Qui il cuore della predicazione di Paolo: l’uomo attraverso le opere  fa esperienza, paradossalmente, di non saper operare secondo la Legge, fa esperienza di morte (15-16). E’ la fede che porta in Cristo, innesta in Lui e dona una vita nuova. “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” leggiamo oggi. Egli “mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”. In me dunque non può agire quell’uomo che non c’è più, infatti sono stato crocifisso!, ma Cristo stesso attraverso la fede che ho in lui. Così facendo sono veramente salvo!

 

Dalle Parole di Benedetto XVI nell’Udienza Generale dell’8 novembre 2011:

Questa è la nuova giustizia, il nuovo orientamento donatoci dal Signore, donatoci dalla fede. Davanti alla croce del Cristo, espressione estrema della sua autodonazione, non c’è nessuno che possa vantare se stesso, la propria giustizia fatta da sé, per sé! Altrove Paolo, riecheggiando Geremia, esplicita questo pensiero scrivendo: «Chi si vanta si vanti nel Signore» (1 Cor 1,31 = Ger 9,22s); oppure: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso come io per il mondo» (Gal 6,14).

Riflettendo su che cosa voglia dire giustificazione non per le opere ma per la fede, siamo così arrivati alla seconda componente che definisce l’identità cristiana descritta da san Paolo nella propria vita. Identità cristiana che si compone proprio di due elementi: questo non cercarsi da sè, ma riceversi da Cristo e donarsi con Cristo, e così partecipare personalmente alla vicenda di Cristo stesso, fino ad immergersi in Lui e a condividere tanto la sua morte quanto la sua vita. È ciò che Paolo scrive nella Lettera ai Romani: «Siamo stati battezzati nella sua morte… siamo stati sepolti con lui… siamo stati completamente uniti a lui… Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio in Cristo Gesù» (Rm 6,3.4.5.11). Proprio quest’ultima espressione è sintomatica: per Paolo, infatti, non basta dire che i cristiani sono dei battezzati o dei credenti; per lui è altrettanto importante dire che essi sono «in Cristo Gesù» (cfr anche Rm 8,1.2.39; 12,5; 16,3.7.10; 1 Cor 1,2.3, ecc.). Altre volte egli inverte i termini e scrive che «Cristo è in noi/voi» (Rm 8,10; 2 Cor 13,5) o «in me» (Gal 2,20). Questa mutua compenetrazione tra Cristo e il cristiano, caratteristica dell’insegnamento di Paolo, completa il suo discorso sulla fede. La fede, infatti, pur unendoci intimamente a Cristo, sottolinea la distinzione tra noi e Lui. Ma, secondo Paolo, la vita del cristiano ha pure una componente che potremmo dire ‘mistica’, in quanto comporta un’immedesimazione di noi con Cristo e di Cristo con noi.

In questo senso, l’Apostolo giunge persino a qualificare le nostre sofferenze come le «sofferenze di Cristo in noi» (2 Cor 1,5), così che noi «portiamo sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo» (2 Cor 4,10). Leggi il seguito di questo post »

Santi e Beati. Memoria di oggi: Santa Brigida di Svezia Religiosa, fondatrice

luglio 23, 2014 by

SANTA BRIGIDA DI SVEZIA RELIGIOSA, FONDATRICE

23 luglio – Festa

 

Finsta, Uppsala (Svezia), giugno 1303 – Roma, 23 luglio 1373

Compatrona d’Europa, venerata dai fedeli per le sue «Rivelazioni», nacque nel 1303 nel castello di Finsta, nell’Upplandi (Svezia), dove visse con i genitori fino all’età di 12 anni. Sposò Ulf Gudmarson, governatore dell’Östergötland, dal quale ebbe otto figli.Secondo la tradizione devozionale, nel corso delle prime rivelazioni, Cristo le avrebbe affidato il compito di fondare un nuovo ordine monastico. Nel 1349 Brigida lasciò la Svezia per recarsi a Roma, per ottenere un anno giubilare e l’approvazione per il suo ordine, che avrebbe avuto come prima sede il castello reale di Vastena, donatole dal re Magnus Erikson. Salvo alcuni pellegrinaggi, rimase a Roma fino alla sua morte avvenuta il 23 luglio 1373. La sua canonizzazione avvenne nel 1391 ad opera di Papa Bonifacio IX.

Patronato: Svezia, Europa (Giovanni Paolo II, 1/10/99)

Etimologia: Brigida (come Brigitta) = alta, forte, potente, dall’irlandese

Martirologio Romano: Santa Brigida, religiosa, che, data in nozze al legislatore Ulfo in Svezia, educò nella pietà cristiana i suoi otto figli, esortando lo stesso coniuge con la parola e con l’esempio a una profonda vita di fede. Alla morte del marito, compì numerosi pellegrinaggi ai luoghi santi e, dopo aver lasciato degli scritti sul rinnovamento mistico della Chiesa dal capo fino alle sue membra e aver fondato l’Ordine del Santissimo Salvatore, a Roma passò al cielo.

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Preghiera del mattino:DEVOZIONE DELLE 15 ORAZIONI DI SANTA BRIGIDA SOPRA LE PIAGHE DI NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO

luglio 23, 2014 by

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Video: Papa Francesco e la sua prima uscita dal Vaticano

luglio 23, 2014 by

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-8bf5f1ec-27fc-46ae-aaae-6020e45c105a.html

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Preghiera della sera. Al Preziosissimo Sangue di Gesù

luglio 22, 2014 by

I SERAFINI E GLI EROI DEL SANGUE

Il Sangue di Cristo ha trascinato nella sua scia una schiera luminosa di anime eroiche, quelle dei santi, i quali nella loro vita hanno avuto il solo scopo di ricopiare in se stessi Cristo crocifisso e sanguinante.

Tutti i santi, senza eccezione, sia quelli che noi veneriamo sugli altari, sia quelli rimasti sconosciuti, sono i veri serafini ed eroi del Sangue Prezioso. Chi nelle spelonche, chi nei deserti, chi sulle vette dei monti, chi nelle celle dei chiostri, chi negli ospedali, chi in terra di Missione, chi nelle grandi città, chi nella propria casa, tutti non hanno amato che Cristo, si sono crocifissi con Cristo, hanno sanguinato con Cristo.

La vita di ogni santo è impregnata di sangue. Non sono stati solo i martiri a dare il sangue per Cristo! C’è il sangue della mortificazione volontaria, il sangue della carità, il sangue dell’apostolato, il sangue del lavoro, il sangue che ogni virtù fa scaturire da quelle anime che le praticano in grado eroico.

La massima di tutti i santi è stata: soffrire, morire, essere sepolti in Cristo! Essi hanno raggiunto il grado più alto della perfezione, ma a costo di inaudite sofferenze. Quale grande ammaestramento per noi!

Non dobbiamo credere che i santi siano stati dei fortunati o privilegiati. Dio ci vuol tutti santi e a tutti dà la grazia sufficiente per divenirlo. Guardiamo anche noi, come loro, al Santo dei Santi, a Gesù! Il suo Sangue è la linfa vitale della santità. Amiamolo ardentemente e diventeremo santi anche noi.

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L’ AMORE DELL’ETERNA SAPIENZA di S. Luigi Maria Grignion de Montfort

luglio 22, 2014 by

 

CAPITOLO VI

PREMUROSI DESIDERI DELLA DIVINA SAPIENZA DI DARSI AGLI UOMINI

 

II. Tre segni d’amore: incarnazione, morte, eucaristia

70] Infine l’eterna Sapienza, per avvicinarsi ancor più agli uomini e dimostrar loro più sensibilmente il suo amore, è giunta fino ad incarnarsi, divenir bambino, farsi povero e morire per essi sulla croce. Mentre viveva in terra, quante volte ha esclamato: «Venite a me, voi tutti73; sono io,non temete [74]!

E perché dovreste temere? Io sono simile a voi. Io vi amo.

Dovreste temere forse perché siete peccatori? Ma io vado cercando proprio voi! Io sono l’amica dei peccatori. Forse perché vi siete allontanati colpevolmente dall’ovile? Ma io sono il buon Pastore [75].

Forse perché siete carichi di colpe, coperti di macchie oppressi da tristezza? Ebbene, proprio per questo dovete venire a me, perché io vi solleverò dal peso, vi purificherò,vi consolerò».

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La liturgia del giorno: Salmo 63 (62)

luglio 22, 2014 by

CANTO ALL’ AMORE MISTICO

O esseri, anime in tormenti d’amore;
anime e corpi assetati di lui,
altro non dite,
perché tutto è già detto,
cantato, sofferto da altri innamorati.
È grazia di lui pregare così:

2 Dio, Dio mio, o amato Signore,
solo te fin dall’alba desidero,
il mio essere ha sete di te,
per te spasima l’anima mia
come arida terra riarsa.

3 Così bramo vederti nel Tempio,
contemplar la tua forza, la gloria:

4 più che vita è dolce l’amore,
il dolcissimo, Dio, tuo amore;
le mie labbra per questo ti cantano.

5 Benedirti finche vita mi duri,
nel tuo nome elevare le mani,

6 e saziarmi con cibi nuziali;
e la bocca riempire di canti,
dalle labbra effondere laudi!

7 Quando in veglie la notte sussurro
e ti penso dal mio giaciglio! …

8 poiché tu mi sei stato d’aiuto
canta il cuore di gioia all’ombra
delle ali tue, mio Dio e Signore.

9 A te l’esser mio si stringe,
in tua destra è il mio sostegno.

10 Ma se loro mi voglion perduto,
sotto terra nel buio sprofondino,

11 siano dati in mano alla spada:
Tutti dati in preda a sciacalli.

12 Il re invece in Dio gioisce:
quanti giurano in lui si glorino,
mentre sia turata la bocca
ai bugiardi inventori del male.

Salmo molto amato dalla tradizione mistica per la sete e la fame di Dio che lo pervade, questa lirica è anIche un capolavoro di compattezza simbolica, nonostante il mutare delle tonalità, dalla supplica all’inno. Sul filo della simbologia fisica si distende una vera e propria geografia dell’anima: essa ha sete dell’infinito come il terreno palestinese arido, assetato, screpolato dalla calura; essa ha fame delle carni dei sacrifici (v. 6), cioè del culto, le sue labbra attendono il miele della lode. La meta è quella di un abbraccio tanto sognato, dopo una notte di veglia e di attesa: «A te l’esser mio si stringe» (v. 9). Ma questo cantico dell’intimità totale con Dio si chiude su una scena fosca, popolata di sciacalli, di spade, di luoghi bui e infernali, di esseri bugiardi. È la proclamazione della fine del male: nell’adesione mistica si scopre un ottimismo irrefrenabile nei confronti della storia. «Non possiamo chiederti nulla; tu conosci i nostri bisogni prima ancora che nascano; il nostro bisogno sei tu. Nel darci te stesso, ci dai tutto» (Kh. Gibran).

Dossologia

Pure in mezzo a prove e sventure
nella fede andiamo cantando:
attendiamo la santa visione,
ed allora saremo pur noi
della stessa sua gloria beati.

Preghiera

Fin dal primo mattino a te, o Padre, ci rivolgiamo,

perché sei l’unico nostro sostegno:

in te solo trova ristoro la nostra sete infinita;

guida i nostri passi con la luce della tua verità

fino a che potremo vedere in pienezza il tuo volto.

Amen.

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David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

 

 

 


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