Meditazioni sulla Pentecoste. L. Manicardi

maggio 18, 2013 di

Gesù promette la sua preghiera per i discepoli con lo scopo di ottenere il dono dello Spirito: l’intercessione di Gesù incontra così la preghiera di domanda essenziale e irrinunciabile del credente: la preghiera che chiede lo Spirito. “Il Padre vostro celeste darà lo Spirito santo a coloro che glielo chiedono” (Lc 11,13). Il dono dello Spirito per i cristiani è dunque chiesto da Cristo nella sua qualità di intercessore ed è la cosa buona per eccellenza e veramente imprescindibile che il cristiano è chiamato a domandare nella sua preghiera. Ed è la preghiera che viene esaudita perché è domanda nel nome di Cristo. Lo Spirito infatti, è “l’altro Paraclito” (Gv 14,16), altro rispetto a Cristo stesso (cf. 1Gv 2,1). Se Cristo, in quanto Paraclito, è stato accanto ai suoi e con loro nel tempo della sua esistenza terrena, ora lo Spirito Paraclito sarà per sempre con i discepoli (cf. Gv 14,16) e sarà in loro (cf. Gv 14,17).

Il compito dello Spirito, chiamato anche “Spirito di verità” (e per Giovanni la verità è la rivelazione cristologica), è di condurre il credente a un’assimilazione in profondità, un’interiorizzazione delle parole e dell’insegnamento di Gesù, dunque della sua stessa vita e presenza. Le funzioni dello Spirito sono: insegnare e ricordare (cf. Gv 14,26), dunque funzioni che orientano verso l’interiorità, l’edificazione di una vita interiore. Questo testo giovanneo sottolinea la dimensione interiore dell’azione dello Spirito, essenziale per una vita cristiana che voglia essere sacramento della presenza del Signore. Senza vita interiore animata dallo Spirito, la sequela di Cristo resta su un piano di pura esteriorità, la fede rischia di ridursi a gnosi, la speranza a ideologia, l’amore ad attivismo. Leggi il seguito di questo post »

Vangelo (Gv 14,15-16.23b-26) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 19 Maggio 2013) con commento comunitario

maggio 18, 2013 di

DOMENICA DI PENTECOSTE – Solennità

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-16.23b-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Questo è il vangelo del 19 Maggio, quello del 18 Maggio lo si può trovare qualche post più sotto.

Novena di Pentecoste. Meditazioni di Alfonso Maria Liguori. X giorno

maggio 18, 2013 di

MEDITAZIONE X

Mezzi per amare Dio e farsi santo

Chi più ama Dio si fa più santo. Diceva S. Francesco Borgia che l’ orazione introduce nel cuore umano l’ amore divino; la mortificazione poi è quella che toglie dal cuore la terra e lo rende capace di ricevere quel santo fuoco. Quanto più di terra vi è nel cuore, tanto meno di luogo vi trova il santo amore. (lob. XXVIII, 12, 13). Perciò i santi hanno cercato di mortificare quanto più poteano l’ amor proprio ed i loro sensi. 1 santi son pochi; ma bisogna vivere con i pochi se vogliamo salvarci con i pochi, come scrive S. Giovanni Climaco. E S. Bernardo dice che chi vuol fare vita perfetta bisogna che faccia vita singolare.

Prima di tutto però per farsi santi è necessario aver desiderio di farsi santi: desiderio e risoluzione. Alcuni sempre desiderano ma non mai cominciano a metter mano all’ opera. « Di queste anime irresolute, dicea S. Teresa, non ha paura il demonio ». All’ incontro diceva la santa che « Dio è amico delle anime generose ». Il demonio cerca di farci apparir superbia il pensare di fare grandi cose per Dio. Sarebbe superbia se noi pretendessimo farle confidando nelle nostre forze; ma non è superbia il risolverci di farci santi fidandoci di Dio e dicendo: Tutto posso in Colui che mi dà la forza (Fil 4,13).

Bisogna dunque farsi animo, risolversi e cominciare. La preghiera può tutto. Quel che non possiamo noi con le nostre forze, ben lo potremo con l’ aiuto di Dio, il quale ha promesso di darci quanto noi gli cerchiamo (cfr. Gv 15,7).

Affetti e preghiere

Caro mio Redentore, tu desideri il mio amore e mi comandi di amarti con tutto il cuore. Sì, Gesù mio, con tutto il cuore io voglio amarti.

No, mio Dio, ti dirò confidando nella tua misericordia, non mi spaventano i miei peccati commessi, perché ora li odio e detesto sopra ogni male; e so che tu ti scordi delle offese di un’ anima che si pente e ti ama. Anzi perché io più degli altri ti ho offeso, più degli altri ti voglio amare, coll’ aiuto che da te spero.

Mio Signore, tu mi vuoi santo, ed io voglio farmi santo per darti gusto. Ti amo, bontà infinita. A te tutto mi dono. Tu sei l’ unico mio bene, l’ unico mio amore. Accettami, amor mio, e rendimi tutto tuo e non permettere che io ti dia più disgusto. Fà ch’ io tutto mi consumi per te, come tu ti sei tutto consumato per me.

O Maria, o sposa la più amante dello Spirito Santo e la più amata, impetrami amore e fedeltà.

13 maggio 2013, consacrato, su richiesta dello stesso santo padre, alla Vergine di Fatima il pontificato di papa Francesco

maggio 18, 2013 di

http://www.santuario-fatima.pt/portal/index.php?lang=IT

18 Maggio 2013. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα/

maggio 17, 2013 di

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint John 21:20-25. 
Peter turned and saw the disciple following whom Jesus loved, the one who had also reclined upon his chest during the supper and had said, “Master, who is the one who will betray you?”
When Peter saw him, he said to Jesus, “Lord, what about him?”
Jesus said to him, “What if I want him to remain until I come? What concern is it of yours? You follow me.”
So the word spread among the brothers that that disciple would not die. But Jesus had not told him that he would not die, just “What if I want him to remain until I come? (What concern is it of yours?)”
It is this disciple who testifies to these things and has written them, and we know that his testimony is true.
There are also many other things that Jesus did, but if these were to be described individually, I do not think the whole world would contain the books that would be written.

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18 maggio. Liturgia del giorno. Sabato della VII^ settimana di Pasqua. III^ settimana del Salterio. Santi.

maggio 17, 2013 di

Grado della Celebrazione : FERIA

Colore liturgico: BIANCO

LITURGIA DEL GIORNO

 

I Lettura At 28,16-20.30-31
Paolo rimase a Roma, annunciando il regno di Dio.
Salmo (Sal 10)
Gli uomini retti, Signore, contempleranno il tuo volto.
Vangelo Gv 21,20-25
Questo è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e la sua testimonianza è vera.

 

MESSA DELLA VIGILIA

Grado della Celebrazione : SOLENNITA’

Colore liturgico: ROSSO

LITURGIA DEL GIORNO

 

I Lettura Gen 11,1-9
La si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra.
Salmo (Sal 32)
Su tutti i popoli regna il Signore.
II Lettura Rm 8,22-27
Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili.
Vangelo Gv 7,37-39
Sgorgheranno fiumi di acqua viva.

 

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/pas/pas7/lodSABpage.htm

PRIMI VESPRI DELLA DOMENICA DI PENTECOSTE

http://www.maranatha.it/Ore/pas/pent/vesSABpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompQu/SabCPage.htm

 

SANTI DEL GIORNO

 

Oggi si ricordano san Giovanni I, ?-526, papa, martire sotto Teodorico. Sostenne per amore di Cristo e della Chiesa la persecuzione del re ariano Teodorico, che lo aveva inviato a Costantinopoli presso l’imperatore Giustino I a perorare la causa degli Ariani. Morì in carcere a Ravenna e il suo corpo fu trasferito a Roma nella basilica vaticana, dove venne onorato come martire.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/27250

San Felice da Cantalice, 1515.1587, appatrenente all’ordine dei frati minori cappuccini. Felice Porro nacque a Cantalice (Rieti), quasi certamente nel 1515; giovanissimo si trasferì a Cittaducale dove prestò servizio nella famiglia Picchi come pastore e contadino. Nel 1544 decise di assecondare il desiderio di farsi Cappuccino. Dopo il Noviziato a Fiuggi, nel 1545 emise i voti nel convento di San Giovanni Campano. Quindi sostò per poco più di due anni nei conventi di Tivoli e di Viterbo-Palanzana per poi trasferirsi nel convento romano di San Bonaventura (Santa Croce dei Lucchesi sotto il Quirinale), dove nei rimanenti quarant’anni fu questuante per i suoi confratelli. Ebbe temperamento mistico, dormiva appena due o tre ore e il resto della notte lo trascorreva in preghiera. Per le strade di Roma assisteva ammalati e poveri: devotissimo a Maria era chiamato «frate Deo gratias» per il suo abituale saluto. Venne canonizzato da Clemente XI nel 1712

File:Rubens Felice da Cantalice.JPG

(Peter Paul Rubens, Felice da Cantalice, coll.priv)

http://it.gloria.tv/?media=157967

http://www.santiebeati.it/dettaglio/53750

san Erik IX, re di Svezia, Erik era figlio di Jedward (Edward) da cui il patronimico Jedvardsson e fu nominato re dai popoli dello Svealand nel 1150. Cristiano animato da grande zelo, organizzò una spedizione nella vicina Finlandia pagana, lasciandovi Enrico, vescovo della vecchia Uppsala (Gamla Uppsala) per continuarvi l’evangelizzazione. La tradizione presenta Erik IX come il fondatore del dominio svedese sulla Finlandia, che portò all’unione dei due Stati per quasi 650 anni fino al 1809. Durante una guerra che coinvolgeva i Paesi Scandinavi e la Danimarca, il 18 maggio 1161, re Erik IX «il Santo», in lotta contro il principe danese Magnus Henriksson, mentre partecipava alla Messa nella chiesa della Trinità di Ostra Aros (Uppsala di oggi), fu attaccato dai nemici. Il re volle continuare ad assistere alla celebrazione della Messa fino alla fine e solo dopo si volse contro gli assalitori. Morì per un colpo alla gola durante la battaglia. Fu sepolto nel duomo di Gamla Uppsala e il popolo cominciò da subito a venerarne le reliquie.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92232

San Felice di Spalato, vescovo, martire sotto Diocleziano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/53800

San Venenzio, ?- 253, ha grande seguito tra i fedeli a Camerino e in tutta l’Italia centrale

http://www.santiebeati.it/dettaglio/53900

Oggi si celebra la memoria liturgica di Leonardo Murialdo, 1828-1900, ricordato dal Martirologio anche il 30 marzo, dies natalis, fondatore della congregazione di S.Giuseppe.

l’uomo che prega è il più potente del mondo….  la preghiera è l’anima e la forza dell’uomo. Sia fatta con umiltà, confidenza, perseveranza. Non basta, però, pregare, bisogna pregare bene, cioè con il cuore”.

http://www.murialdo.org/index.php?method=section&id=209

Meditazioni sulla Pentecoste. Giovanni Paolo II

maggio 17, 2013 di

Prima di salire al Cielo, Cristo aveva affidato agli Apostoli un grande compito: “Andate … e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20). Aveva anche promesso che, dopo la sua dipartita, avrebbero ricevuto “un altro Consolatore”, il quale avrebbe insegnato loro ogni cosa (cfr Gv 14,16.26).

La riflessione a cui siamo invitati non può prescindere dal soffermarsi innanzitutto sull’opera che lo Spirito Santo svolge nei singoli e nelle comunità. E’ lo Spirito Santo che sparge i “semi del Verbo” nei vari costumi e culture, disponendo le popolazioni delle più diverse regioni ad accogliere l’annuncio evangelico. Questa consapevolezza non può non suscitare nel discepolo di Cristo un atteggiamento di apertura e di dialogo nei confronti di chi ha convinzioni religiose diverse. E’ doveroso, infatti, mettersi in ascolto di quanto lo Spirito può suggerire anche agli “altri”. Essi sono in grado di offrire utili spunti per giungere ad una comprensione più profonda di quanto il cristiano già possiede nel “deposito rivelato”. Il dialogo potrà così aprirgli la strada per un annuncio che si adegui maggiormente alle personali condizioni dell’ascoltatore. Leggi il seguito di questo post »

Vangelo (Gv 21,20-25) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 18 Maggio 2013) con commento comunitario

maggio 17, 2013 di

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,20-25)

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».

Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

Questo è il vangelo del 18 Maggio, quello del 17 Maggio lo si può trovare qualche post più sotto.

Papa Francesco. Su una finanza etica. Discorso del 16 maggio 2013

maggio 17, 2013 di
Signori Ambasciatori ( del Kyrgyzstan, Antigua e Barbuda, Lussemburgo, Botswana)
(…..)
 l’umanità vive in questo momento come un tornante della propria storia, considerati i progressi registrati in vari ambiti. Dobbiamo lodare i risultati positivi che concorrono all’autentico benessere dell’umanità, ad esempio nei campi della salute, dell’educazione e della comunicazione. Tuttavia, va anche riconosciuto che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continuano a vivere in una precarietà quotidiana con conseguenze funeste. Alcune patologie aumentano, con le loro conseguenze psicologiche; la paura e la disperazione prendono i cuori di numerose persone, anche nei Paesi cosiddetti ricchi; la gioia di vivere va diminuendo; l’indecenza e la violenza sono in aumento; la povertà diventa più evidente. Si deve lottare per vivere, e spesso per vivere in modo non dignitoso. Una delle cause di questa situazione, a mio parere, sta nel rapporto che abbiamo con il denaro, nell’accettare il suo dominio su di noi e sulle nostre società. Così la crisi finanziaria che stiamo attraversando ci fa dimenticare la sua prima origine, situata in una profonda crisi antropologica. Nella negazione del primato dell’uomo! Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vitello d’oro (cfr Es 32,15-34) ha trovato una nuova e spietata immagine nel feticismo del denaro e nella dittatura dell’economia senza volto né scopo realmente umano.
La crisi mondiale che tocca la finanza e l’economia sembra mettere in luce le loro deformità e soprattutto la grave carenza della loro prospettiva antropologica, che riduce l’uomo a una sola delle sue esigenze: il consumo. E peggio ancora, oggi l’essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo incominciato questa cultura dello scarto. Leggi il seguito di questo post »

Novena di Pentecoste. Meditazioni di Alfonso Maria Liguori. IX giorno

maggio 17, 2013 di

MEDITAZIONE IX

L’ amore è tesoro d’ ogni bene

L’ amore è questo tesoro di cui il Vangelo dice che si deve lasciar tutto per acquistarlo. Sì, perché l’ amore ci fa partecipi dell’ amicizia di Dio.

« Uomo, dunque, dice S. Agostino, che vai cercando beni? Cerca un solo bene in cui sono tutti i beni ».

Ma questo Dio non possiamo trovarlo se non lasciamo le cose della terra. Scrive S. Teresa: « Distacca il cuore dalle creature, e troverai Dio ». Chi trova Dio trova quanto desidera: Cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore (Sal 36,4). Il cuore umano va sempre cercando beni che possano renderlo felice; ma se egli li cerca dalle creature, per quanto ne riceve da quelle, non resta mai contento; ma se non vuole altro che Dio, Dio contenterà tutti i suoi desideri.

Chi sono i più felici in questa terra, se non i santi? E perché? Perché essi vogliono e cercano solo Dio. Un certo principe, andando a caccia, vide un solitario che andava scorrendo per la selva; gli domandò che andava facendo per quel deserto? Quegli rispose: « E tu, principe, che vai cercando? ». Il principe: « Vado a caccia di belve »; e l’ eremita: « Ed io vado a caccia di Dio ».

A S. Clemente il tiranno presentò oro e gemme, affinché rinnegasse Gesù Cristo. Il santo sospirando esclamò: « Oimè, un Dio si mette a confronto di un po’ di fango! ».

Beato chi sa conoscere questo tesoro del divino amore e cerca di ottenerlo! Chi l’ ottiene, da se stesso si spoglierà di tutto, per non aver altro che Dio. « Quando la casa va a fuoco, dice S. Francesco di Sales, si buttano tutte le robe dalla finestra ». E il padre Segneri Iuniore, gran servo di Dio, solea dire che l’ amore è un ladro che ci spoglia di tutti gli affetti terreni, fino a concludere: « E che altro vogl’ io se non solo voi, mio Signore? ».

Affetti e preghiere

Mio Dio, io per il passato non ho cercato te, ma me stesso e le mie soddisfazioni e per queste ho voltato le spalle a te, sommo bene. Ma mi consola quel che dice Geremia: Buono è il Signore … con l’ anima che lo cerca (Lam 3,25).

Mi dice che voi siete tutto bontà verso chi vi cerca.

Amato mio Signore, conosco il male che ho fatto in lasciarti e me ne dolgo con tutto il cuore. Conosco il tesoro infinito che tu sei; non voglio abusare di questa luce; io lascio tutto, e ti eleggo per unico mio amore. Mio Dio, mio amore, mio tutto, io ti amo, ti bramo, ti sospiro.

Deh, Spirito Santo, vieni e col tuo santo fuoco distruggi in me ogni affetto che non è per te. Fà ch’ io sia tutto tuo, e vinca tutto per darti gusto.

O avvocata e Madre mia Maria aiutami tu con le tue preghi


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