Gli animali nella Bibbia. Lo struzzo

agosto 30, 2014 by

 

Venezia, Basilica di San Marco, Arca di Noè, mosaico, XIII sec.

 

Gio, 39

13Lo struzzo batte festosamente le ali,
come se fossero penne di cicogna e di falco.
14Depone infatti sulla terra le uova
e nella sabbia le lascia riscaldare.
15Non pensa che un piede può schiacciarle,
una bestia selvatica calpestarle.
16Tratta duramente i figli, come se non fossero suoi,
della sua inutile fatica non si preoccupa,
17perché Dio gli ha negato la saggezza
e non gli ha dato in sorte l’intelligenza.
18Ma quando balza in alto,
si beffa del cavallo e del suo cavaliere.

 

 

Breve conferenza di Piero Stefani, docente di Ebraismo presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, insegna alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.

Vangelo (Mt 16, 21-27) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 31 Agosto 2014) con commento comunitario

agosto 30, 2014 by

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 16, 21-27) 
In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Questo è il Vangelo del 31 Agosto, quello del 30 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio salmo 32

agosto 30, 2014 by

Beato il popolo scelto dal Signore.

 

[1] Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.

[2] Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.

[3] Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre ruggivo tutto il giorno.

[4] Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come nell’arsura estiva si inaridiva il mio vigore.

[5] Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: “Confesserò al Signore le mie iniquità”
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.

[6] Per questo ti prega ogni fedele
nel tempo dell’angoscia;
quando irromperanno grandi acque
non potranno raggiungerlo.

 

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-32.asp

 

Foto: Piazza San Pietro - Udienza generale - Mercoledì, 12 giugno 2013

O mio Gesù,
sostienimi quando vengono le giornate
pesanti e difficili, 
i giorni della prova a della lotta,
quando la sofferenza e la stanchezza
potranno incominciare ad opprimere
il mio corpo e ma mia anima.
Sostienimi Gesù,
e dammi la forza di sopportare
le sofferenze e le contrarietà.
Metti una sentinella alla mie labbra,
perchè non esca
nessuna parola di lamento
verso le tue creature.
Tutta la mia speranza
è il tuo Cuore Misericordioso.
L’unica mia difesa
è la tua Misericordia.
In essa sta tutta la mia fiducia.
Amen.

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Felice e Adautto Martire

agosto 30, 2014 by

 

 

Santi Felice e Adautto Martiri

30 agosto

sec. III-IV

Le più sicure notizie sui santi Felice e Adautto provengono da un carme di S. Damaso che ci dice solo che Felice ed Adautto erano fratelli e subirono il martirio. Probabilmente ciò accade sotto Diocleziano ed essi furono sepolti in una cripta del cimitero di Commodilla, presso San Pietro fuori le mura. Tale cripta, trasformata in basilica, è stata restaurata e possiede uno dei più antichi affreschi paleocristiani nel quale i due martiri sono insieme ai Ss. Pietro, Paolo e Stefano. Secondo una leggenda Passio del VII secolo, invece mentre il presbitero Felice veniva condotto al supplizio, uno sconosciuto si presentò dichiarando di volerne condividere la sorte. I due vennero decapitati e poiché il nome dello sconosciuto rimase ignoto fu chiamato “adauctus” (aggiunto), dai cui Adautto.

Etimologia: Felice = contento, dal latino

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Roma nel cimitero di Commodilla sulla via Ostiense, santi martiri Felice e Adáutto

 

 

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Preghiera del mattino: Confidenza

agosto 30, 2014 by

PADRE dolcissimo, a noi questo è bastato: sapere quello che di Te ci ha rivelato il tuo Unigenito, il diletto Figlio Gesù: che Tu sei anche nostro PADRE e PADRE di tutti e di tutto, perché tutto quello che esiste fuori di Te è opera del tuo Amore.

Tu Sei l’Inaccessibile, eppure più di tanto non puoi essere dentro di noi;

Sei l’Invisibile, eppure non puoi essere tanto più percettibile da noi;

Sei l’Inafferrabile, eppure sei Colui che meglio non si può possedere.

O PADRE, concedici di essere, nel modo più possibile, nella Identità con il tuo Figlio Gesù, perché con Lui possiamo sentire Te, vivere di Te, amare Te, per essere in Lui, con Te, una cosa sola, come esistenza originale e finale del tuo Amore Paterno. (Madre Eugenia Elisabetta Ravasio)

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Preghiera della Sera : A Dio Padre

agosto 29, 2014 by

SE DIO CI AMA, PERCHÉ IL DOLORE E IL MALE?

L’Antico Testamento ci mostra l’amore di Dio nella creazione, nella provvidenza, nell’amicizia con i Patriarchî e nella predilezione per Israele, nell’accesa parola dei profeti e nella promessa della Redenzione. Il Nuovo Testamento ci mostra Dio che, per amore dell’uomo, s’incarna, compie miracoli, si fa maestro e pastore buono, si lascia crocifiggere e squarciare il Cuore, ci dona i sacramenti e la Chiesa, per assicurarci la salvezza. Tutto vero, tutto confortante e nobilitante: Eppure, ogni giorno una realtà tremenda di dolori e di mali contrasta e sembra smentire tanto amore di Dio: le guerre, gli odi di parte, le ingiustizie di ogni genere, tante vite umane calpestate, tanti cuori traditi!

E Dio? non vede? non interviene? ama e lascia soffrire, soccombere quelli che ama?

Viene per tutti il momento in cui questi interrogativi mettono alla prova, in modo formidabile, ogni fede, ogni speranza, ogni amore. Perché l’uomo chiede subito conto a Dio, quando un male lo colpisce? Non sarebbe più onesto chiedere conto prima a noi stessi e, semmai, agli altri nostri soci? Dio, sommo dator d’ogni bene, nobilissimo nei suoi sentimenti, che gusto potrebbe trovare nel male, nella sofferenza altrui? Anche l’uomo, che pure è meschino, per poca e buona educazione che abbia, è superiore spesso a quella specie di giustizia che è la vendetta e non vuol provare il gusto amaro di far soffrire gli altri!

L’amore di Dio e di Cristo per noi rimane tanto più grande in quanto hanno avuto compassione del nostro male peggiore, la morte e la dannazione e l’hanno espiato per noi; e ora, nei mali che soffriamo ci confortano; non ce ne liberano, ordinariamente, ma ci sostengono e ci assicurano la vittoria finale, se sappiamo sopportare la nostra croce.

Gesù veduta la folla, salì sul monte… Allora aprì la sua bocca per ammaestrarli e disse: « Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati i pacificatori, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati quelli che sono perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati sarete voi, quando vi oltraggeranno e perseguiteranno e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate, perché, grande è la vostra ricompensa nei cieli ».

Ha un cuore Dio! Si prende cura più di un uomo solo, per quanto povero e disprezzato, che del sole o dell’equilibrio degli immensi ammassi stellari. E se si cura di un passero, quanto più non gli starà a cuore l’uomo, fatto a immagine sua? Dobbiamo credere dunque che le sofferenze del cuore umano sono viste e permesse da Dio in modo tutto diverso dal nostro: un modo che i nostri occhi velati di pianto non vedono chiaro, che la nostra intelligenza turbata dalla sensibilità non riesce a capire e che la nostra volontà e il nostro « senso di giustizia » non riesce ad ammettere. Ma chi crede, supererà tutto il male e il dolore. A chi soffre, un istante sembra un’eternità; un’ingiustizia personale o familiare o nazionale sembra la fine del sistema, dello equilibrio del mondo e del cosmo; un dolore, un’offesa, uno sbaglio altrui, anche piccolo, ma ingiusto, , appare come il tradímento più nero e la fine di ogni credibilità e fiducia negli altri e in Dio stesso.

Ma così, non ci accorgiamo che a un male aggiungiamo altro male o l’aggraviamo.

Il rimedio sta nel contrario; credere, amare, sperare, prima di tutto in Dio, che è abbastanza potente per trarre il bene anche dal male. Ed educarci all’amore: amare Dio datore e rimuneratore di ogni bene; e da Lui riceveremo la forza di amare gli altri e noi stessi, così così come siamo: fallibili.

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Gli animali nella Bibbia. La colomba

agosto 29, 2014 by

Basilica di San Marco, Venezia

Gn 8

8Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; 9ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca. 10Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca 11e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco una tenera foglia di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. 12Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.

 

 

Piero della Francesca,  (1440-1460)  National Gallery di Londra

Mc 1

9 In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10 E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. 11 E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

 

( Breve conferenza di Piero Stefani, docente di Ebraismo presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, insegna alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.)

 

Virgen de la Caridad del Cobre. La Statua della Madonna del “rame” nei Giardini Vaticani

agosto 29, 2014 by

 

Dichiarata Patrona di Cuba da Giovanni Paolo II, fu trovata a galleggiare in mare, quattrocento anni fa, da tre schiavi delle miniere di rame di Barajagua, da qui il nome, e poi portata sulla terraferma.

L’immagine mariana è diventata poi simbolo dell’affidamento a Maria  del popolo cubano ed ha viaggiato in tutto il paese in compagnia di credenti e non credenti.

E’ stata visitata da Benedetto XVI nel 2012,  che si è definito “pellegrino della Carità” in occasione del 400° anniversario del ritrovamento dell’immagine.

Da oggi questo pezzo della storia religiosa di Cuba ha un posto speciale nei giardini vaticani, lungo la via Pio XI, vicino alla torre di San Giovanni.

La cerimonia di benedizione è stata presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, camerlengo di Santa Romana Chiesa

“Maria, nella storia latinoamericana, si è fatta portavoce della necessità dei popoli di conoscere la buona novella e di aderire alla fede in Gesù Cristo. In lei si sono incontrati in misteriosa fecondità il desiderio dell’umanità e la promessa di Dio…..nei santuari sorti in tutti i Paesi dell’America latina il popolo risponde alla fede e lo fa con le espressioni della propria cultura e dei propri costumi…. in ogni santuario mariano vengono riproposte le parole evangeliche fondamentali: la scelta degli umili come prediletti di Dio, l’annuncio di salvezza che Maria ci dona insieme alla vita del Figlio, la purificazione che orienta il cammino dell’uomo, la ricerca della luce che illumina il giorno terreno, il coraggio della sofferenza che spalanca i cuori alla speranza, l’incontro con il sacro, così presente nel mondo e così disponibile a tutti”.

La Parola di Dio dalla Prima Lettura. Il Libro di Geremia, Cap.1. “Oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo”

agosto 29, 2014 by

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I Lettura Ger 1,17-19
Àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò.
Salmo (Sal 70)
La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.
Vangelo Mc 6,17-29
Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista.

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Ger 1,

17Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi,
àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti di fronte a loro,
altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro.
18Ed ecco, oggi io faccio di te
come una città fortificata,
una colonna di ferro
e un muro di bronzo
contro tutto il paese,
contro i re di Giuda e i suoi capi,
contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
19Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».
Oracolo del Signore.

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2 Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
3 Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare. ( Sal 46)

“Nel nostro tempo molti esaltano la forza fisica, giungendo ad approvare anche le manifestazioni estreme della violenza. In realtà, l’uomo fa ogni giorno l’esperienza della propria debolezza, specialmente nel campo spirituale e morale, cedendo agli impulsi delle interne passioni e alle pressioni che su di lui esercita l’ambiente circostante” Giovanni Paolo II, Ud.Gen 14 magglio 1989)

E la  fortezza, una delle quattro virtù cardinali,  uno dei doni dello Spirito, accompagna, giunge come dono, sostiene nelle prove, giunge come luce che sorge dall’alto dopo il buio della notte.

5 Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,

la più santa delle dimore dell’Altissimo.
6 Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba. (Sal 46)

“Questa virtù trova poco spazio in una società in cui è diffusa la pratica sia del cedimento e dell’accomodamento sia della sopraffazione e della durezza nei rapporti economici, sociali e politici. La pavidità e l’aggressività sono due forme di carenza di fortezza che spesso si riscontrano nel comportamento umano, col conseguente ripetersi del rattristante spettacolo di chi è debole e vile con i potenti, spavaldo e prepotente con gli indifesi” ( Giovanni Paolo II, cit).

” Dio viene sempre a sostenerci nella nostra debolezza….Con il dono della fortezza, invece, lo Spirito Santo libera il terreno del nostro cuore, lo libera dal torpore, dalle incertezze e da tutti i timori che possono frenarlo, in modo che la Parola del Signore venga messa in pratica, in modo autentico e gioioso. E’ un vero aiuto questo dono della fortezza, ci dà forza, ci libera anche da tanti impedimenti

Ci sono anche dei momenti difficili e delle situazioni estreme in cui il dono della fortezza si manifesta in modo straordinario, esemplare…….

Non bisogna pensare che il dono della fortezza sia necessario soltanto in alcune occasioni o situazioni particolari. Questo dono deve costituire la nota di fondo del nostro essere cristiani, nell’ordinarietà della nostra vita quotidiana.

In tutti i giorni della vita quotidiana dobbiamo essere forti, abbiamo bisogno di questa fortezza, per portare avanti la nostra vita, la nostra famiglia, la nostra fede. L’apostolo Paolo ha detto una frase che ci farà bene sentire: «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,13). Quando affrontiamo la vita ordinaria, quando vengono le difficoltà, ricordiamo questo: «Tutto posso in colui che mi dà la forza». Il Signore dà la forza, sempre, non ce la fa mancare. Il Signore non ci prova più di quello che noi possiamo tollerare. Lui è sempre con noi. «Tutto posso in colui che mi dà la forza»

Cari amici, a volte possiamo essere tentati di lasciarci prendere dalla pigrizia o peggio dallo sconforto, soprattutto di fronte alle fatiche e alle prove della vita. In questi casi, non perdiamoci d’animo, invochiamo lo Spirito Santo, perché con il dono della fortezza possa sollevare il nostro cuore e comunicare nuova forza ed entusiasmo alla nostra vita e alla nostra sequela di Gesù. ( Papa Francesco, Ud. Gen 14 maggio 2014).

10 Farà cessare le guerre sino ai confini della terra,
romperà gli archi e spezzerà le lance,
brucerà nel fuoco gli scudi. ( Sal 46)

Vangelo (Mt 25, 14-30) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 30 Agosto 2014) con commento comunitario

agosto 29, 2014 by

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 25, 14-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Questo è il Vangelo del 30 Agosto, quello del 29 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto


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