Vangelo (Lc 13,1-9) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 25 Ottobre 2014) con commento comunitario

ottobre 24, 2014 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,1-9)

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Questo è il Vangelo del 25 Ottobre, quello del 24 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto

La Parola di Dio dalla Prima Lettura. Lettera agli Efesini. Cap. 4,1-6. Un solo corpo, un solo spirito…

ottobre 24, 2014 by

_____________________________________________

I Lettura Ef 4,1-6
Un solo corpo, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.
Salmo (Sal 23)
Noi cerchiamo il tuo volto, Signore.
Vangelo Lc 12,54-59
Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?

_____________________________________________

 

Ef 4,1-6

4
VITA CRISTIANA
L’unità del corpo di Cristo

1 Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, 2con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore,3avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. 4Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; 5un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. 6Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

******************************************************

Il popolo di Dio nel pellegrinaggio di fede è presentato da Maria a Cristo Salvatore. Miniatura medievale, Biblioteca di Bamberga.

” Un solo corpo, un solo spirito….”

Dall’Ev Gaud. di papa Francesco, dai nn 115 a 118

Il” Popolo di Dio si incarna nei popoli della Terra…

In questi due millenni di cristianesimo, innumerevoli popoli hanno ricevuto la grazia della fede, l’hanno fatta fiorire nella loro vita quotidiana e l’hanno trasmessa secondo le modalità culturali loro proprie. Quando una comunità accoglie l’annuncio della salvezza, lo Spirito Santo ne feconda la cultura con la forza trasformante del Vangelo. In modo che, come possiamo vedere nella storia della Chiesa, il cristianesimo non dispone di un unico modello culturale, bensì, «restando pienamente se stesso, nella totale fedeltà all’annuncio evangelico e alla tradizione ecclesiale, esso porterà anche il volto delle tante culture e dei tanti popoli in cui è accolto e radicato».

Chiesa pluriforme, ricolma di bellezza, sposa adorna di meravigliosi gioielli….

 “Nei diversi popoli che sperimentano il dono di Dio secondo la propria cultura, la Chiesa esprime la sua autentica cattolicità e mostra «la bellezza di questo volto pluriforme». Nelle espressioni cristiane di un popolo evangelizzato, lo Spirito Santo abbellisce la Chiesa, mostrandole nuovi aspetti della Rivelazione e regalandole un nuovo volto. Nell’inculturazione, la Chiesa «introduce i popoli con le loro culture nella sua stessa comunità», perché «i valori e le forme positivi» che ogni cultura propone «arricchiscono la maniera in cui il Vangelo è annunciato, compreso e vissuto». In tal modo «la Chiesa, assumendo i valori delle differenti culture, diventa “sponsa ornata monilibus suis”, “la sposa che si adorna con i suoi gioielli”(Is 61,10)» “

Volto dai mille colori, poliedrico, ma unico, nel quale l’amore trinitario si esprime, chiama, parla.

Se ben intesa, la diversità culturale non minaccia l’unità della Chiesa. È lo Spirito Santo, inviato dal Padre e dal Figlio, che trasforma i nostri cuori e ci rende capaci di entrare nella comunione perfetta della Santissima Trinità, dove ogni cosa trova la sua unità. Egli costruisce la comunione e l’armonia del Popolo di Dio. Lo stesso Spirito Santo è l’armonia, così come è il vincolo d’amore tra il Padre e il Figlio. Egli è Colui che suscita una molteplice e varia ricchezza di doni e al tempo stesso costruisce un’unità che non è mai uniformità ma multiforme armonia che attrae.

….. Non farebbe giustizia alla logica dell’incarnazione pensare ad un cristianesimo monoculturale e monocorde. Sebbene sia vero che alcune culture sono state strettamente legate alla predicazione del Vangelo e allo sviluppo di un pensiero cristiano, il messaggio rivelato non si identifica con nessuna di esse e possiede un contenuto transculturale”.

 

“3avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace”, sottolinea l’Apostolo Paolo.

 

Un impegno che parla a ciascuno, una responsabilità di operatori “nella  pace” che hanno nel cuore la  cura e la custodia di ogni singola parte del Corpo, lontano da tutte le comode  distrazioni che vorrebbero deresponsabilizzare.

Sono forse il custode di mio fratello?” (Gen 4,9)

Risuonano le parole che papa Francesco ha pronunziato alla veglia di preghiera per la pace, il 7 settembre 2013:

“«Dov’è Abele tuo fratello?». E Caino risponde: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). Anche a noi è rivolta questa domanda e anche a noi farà bene chiederci: Sono forse io il custode di mio fratello?

Sì, tu sei custode di tuo fratello! Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri! E invece, quando si rompe l’armonia, succede una metamorfosi: il fratello da custodire e da amare diventa l’avversario da combattere, da sopprimere

 Quanta violenza viene da quel momento, quanti conflitti, quante guerre hanno segnato la nostra storia! Basta vedere la sofferenza di tanti fratelli e sorelle. Non si tratta di qualcosa di congiunturale, ma questa è la verità: in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti! E anche oggi continuiamo questa storia di scontro tra i fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello. Anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!

Santi e Beati. Memoria di oggi: Sant’ Antonio Maria Claret Vescovo

ottobre 24, 2014 by

SANT’ANTONIO MARIA CLARET VESCOVO

24 ottobre – Memoria Facoltativa

Sallent (Catalogna, Spagna), 23 dicembre 1807 – Fontfroide (Francia), 24 ottobre 1870

Una figura del secolo XIX al cui nome è tuttora legata una congregazione religiosa diffusa in tutti i continenti, quella dei Missionari del Cuore Immacolato di Maria, detti appunto Clarettiani. Di origine catalana, appena ordinato sacerdote Claret si reca a Roma, a Propaganda Fide, per essere inviato missionario. Ma la salute precaria lo costringe a tornare in patria. Così per sette anni si dedica alla predicazione delle missioni popolari tra la Catalogna e le Isole Canarie. È tra i giovani raggiunti in questa attività apostolica che nasce l’idea della congregazione. Nel 1849 viene nominato arcivescovo di Santiago di Cuba. Morirà il 24 ottobre 1870. (Avvenire)

Etimologia: Antonio = nato prima, o che fa fronte ai suoi avversari, dal greco

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: Sant’Antonio Maria Claret, vescovo: ordinato sacerdote, per molti anni percorse la regione della Catalogna in Spagna predicando al popolo; istituì la Società dei Missionari Figli del Cuore Immacolato della Beata Maria Vergine e, divenuto vescovo di Santiago nell’isola di Cuba, si adoperò con grande merito per la salvezza delle anime. Tornato in Spagna, sostenne ancora molte fatiche per la Chiesa, morendo infine esule tra i monaci cistercensi di Fontfroide vicino a Narbonne nella Francia meridionale.

Leggi il seguito di questo post »

Liturgia del giorno: Audio salmo 24 (23)

ottobre 24, 2014 by

Noi cerchiamo il tuo volto, Signore.

[1] Di Davide. Salmo.
Del Signore è la terra e quanto contiene,
l’universo e i suoi abitanti.

[2] È lui che l’ha fondata sui mari,
e sui fiumi l’ha stabilita.

[3] Chi salirà il monte del Signore,
chi starà nel suo luogo santo?

[4] Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non pronunzia menzogna,
chi non giura a danno del suo prossimo.

[5] Otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.

[6] Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

[7] Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.

[8] Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e potente,
il Signore potente in battaglia.

premere qui segue ….

volto-cielo

Noi cerchiamo il tuo volto, Signore.

**************************

 Il tuo volto, o Signore!

Silvano del Monte Athos

Lo sguardo tuo sereno
e mite incantò l’anima mia,
che cosa potrò dirti
in cambio, Signore,
quale lode ti potrò offrire?

Tu dai la grazia
perché l’anima bruci
incessantemente d’amore
e non conosca riposo,
né giorno né notte.

In te solo trovo riposo,
il tuo ricordo riscalda l’anima.
Ti cerco. Ti perdo.
Mostrami il tuo volto,

desiderato giorno e notte.

Signore, fa’ che io ami te solo!

Preghiera del mattino: Novena per le anime dei defunti

ottobre 24, 2014 by

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi.

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre

Credo

 

PRIMO GIORNO Come ben sappiamo il motivo per cui tante anime soffrono in Purgatorio è nei peccati commessi in vita. La loro sofferenza nasce dalla consapevolezza dell’entità e del numero dei loro peccati. O Gesù, mio Signore e Salvatore! Con il mio peccato anch’io ho spesso meritato l’Inferno e l’idea di essere dannato per l’eternità mi turba profondamente. Ti amo e Ti adoro per la Tua infinita Misericordia. Mi pento e mi dolgo con tutto il cuore di averTi ferito ed offeso e propongo di migliorare. Concedimi, o mio Dio, il perdono e la Tua grazia. Abbi pietà di me ed abbi dei nostri fratelli del Purgatorio. O Maria Madre di Dio, mediatrice di tutte le grazie, Madre dell’Eterna Pace, vieni in aiuto delle anime Purgatorio mediante la Tua potente intercessione. Per mezzo di essa possa Gesù Cristo, Tuo amatissimo Figlio e nostro Signore, concedere loro di partecipare alla Sua gloria e beatitudine.

Padre nostro, Ave Maria, L’eterno Riposo.

Leggi il seguito di questo post »

Papa Francesco: Omelia feriale a s. Marta. Testo e videoregistrazione. Discorso all’Associazione Internazionale di Diritto Penale

ottobre 24, 2014 by

24 ottobre 2014

Ef 4,1-6   Sal 23   Lc 12,54-59

 

 

 

FARE L’UNITA’ DELLA CHIESA

(…)

“Fare l’unità della Chiesa è il lavoro della Chiesa e di ogni cristiano durante la storia….

 

L’Apostolo Pietro quando parla della Chiesa, parla di un tempio fatto di pietre vive, che siamo noi. Il contrario di quell’altro tempio della superbia che era la Torre di Babele. Il primo tempioporta l’unità, quell’altro è il simbolo della disunione, del non capirci, della diversità delle lingue…

Fare l’unità della Chiesa, costruire la Chiesa, questo tempio, questa unità della Chiesa: questo è il compito di ogni cristiano, di ognuno di noi. Quando si deve costruire un tempio, un palazzo si cerca un’area edificabile, preparata per questo. La prima cosa che si fa è cercare la pietra di base, la pietra angolare dice la Bibbia. E la pietra angolare dell’unità della Chiesa o meglio la pietra angolare della Chiesa è Gesù e la pietra angolare dell’unità della Chiesa è la preghiera di Gesù nell’Ultima Cena: ‘Padre, che siano uno!’. E questa è la forza!”

Gesù la pietra sulla quale noi edifichiamo l’unità della Chiesa, senza questa pietra non si può. Non c’è unità senza Gesù Cristo alla base: è la nostra sicurezza.

Ma chi costruisce questa unità? Questo è il lavoro dello Spirito Santo. E’ l’unico capace di fare l’unità della Chiesa. E per questo Gesù lo ha inviato: per fare crescere la Chiesa, per farla forte, per farla una. E’ lo Spirito che fa l’unità della Chiesa nella diversità dei popoli, delle culture, delle persone.

Come si costruisce questo tempio?…. Se l’Apostolo Pietro, quando parlava di questo, diceva che noi eravamo pietre vive in questa costruzione, San Paolo ci consiglia di non essere tanto pietre, ma piuttosto mattoni deboli….. consigli di debolezza, secondo il pensiero umano. Umiltà, dolcezza, magnanimità: sono cose deboli, perché l’umile sembra che non serva a niente; la dolcezza, la mitezza sembrano non servire; la magnanimità, l’essere aperto a tutti, avere il cuore grande… E poi dice di più: ‘Sopportandovi a vicenda nell’amore’. Sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore che? Conservare l’unità. E noi diventiamo più pietre forti in questo tempio quanto più deboli ci facciamo con queste virtù dell’umiltà, della magnanimità, della dolcezza, della mitezza.

Questo è lo stesso cammino che ha fatto Gesù che si è fatto debole fino alla Croce e divenne forte! L’orgoglio, la sufficienza non servono.

Quando si fa una costruzione è necessario che l’architetto faccia la piantina. E qual è la piantina dell’unità della Chiesa?

La speranza alla quale noi siamo stati chiamati: la speranza di andare verso il Signore, la speranza di vivere in una Chiesa viva, fatta con pietre vive, con la forza dello Spirito Santo. Soltanto sulla piantina della speranza possiamo andare avanti nell’unità della Chiesa. Siamo stati chiamati ad una speranza grande. Andiamo lì! Ma con la forza che ci dà la preghiera di Gesù per l’unità; con la docilità allo Spirito Santo, che è capace di fare da mattoni pietre vive; e con la speranza di trovare il Signore che ci ha chiamati, trovarlo quando avvenga la pienezza dei tempi”.

 

 

SINTESI

Il principio guida della cautela in poenam ed il primato della vita e la dignità della persona umana: Primatus principii pro homine

“La cautela nell’applicazione della pena dev’essere il principio che regge i sistemi penali, e la piena vigenza e operatività del principio pro homine deve garantire che gli Stati non vengano abilitati, giuridicamente o in via di fatto, a subordinare il rispetto della dignità della persona umana a qualsiasi altra finalità, anche quando si riesca a raggiungere una qualche sorta di utilità sociale. Il rispetto della dignità umana non solo deve operare come limite all’arbitrarietà e agli eccessi degli agenti dello Stato, ma come criterio di orientamento per il perseguimento e la repressione di quelle condotte che rappresentano i più gravi attacchi alla dignità e integrità della persona umana”. 

 

TESTO COMPLETO

Preghiera della sera. Ottobre, mese del Santo Rosario

ottobre 23, 2014 by

Il Santo Rosario: il filo di Arianna

È istruttiva per noi la riflessione sulla leggenda della mitologia che ci racconta del prode Teseo, un giovane eroe dell’Attica, il quale voleva affrontare ed eliminare un terribile mostro, il Minotauro, che aveva il corpo umano con la testa del toro, e che viveva in un mitico Labirinto, dove riceveva periodicamente il tributo espiatorio di sette fanciulli e di sette fanciulle ateniesi da lui sbranati e divorati.

Entrare nel Labirinto, però, significava non uscirne più per l’intreccio delle stradine interne che si incrociavano senza alcun ordine o possibilità di orientamento. C’era infatti da scoraggiarsi da parte di tutti coloro che pur volevano eliminare quel terribile mostro per non dover più pagare l’orrendo sacrificio delle quattordici vite umane di fanciulli e fanciulle.

Il prode Teseo, tuttavia, con coraggio e determinazione volle cimentarsi nell’impresa di eliminare il Minotauro, e si fece chiudere nel Labirinto; ma portò con sé un filo che Arianna, la figlia del re Minosse, gli preparò e gli diede. Entrato nel Labirinto, Teseo legò il capo del filo all’ingresso e lo distese via via avanzando per le vie intricate del Labirinto: l’espediente del filo, tanto semplice quanto utile, gli consentì di ritrovare la via dell’uscita dal labirinto, dopo avere affrontato e ucciso l’orribile mostro.

Non è difficile vedere in quel filo di Arianna, così prezioso e salutare, un simbolo del Rosario di Maria. Se è vero, infatti, che, secondo la mitologia, interamente falsa e inconsistente, il filo di Arianna accompagnò Teseo nell’impresa vittoriosa contro il Minotauro e gli fu prezioso per non perdersi tra le mille vie del Labirinto, ritrovando la giusta via dell’uscita dal Labirinto, tanto più bisogna dire che, nella storia della salvezza, che è la nostra storia concreta, il Rosario di Maria aiuta realmente il cristiano a vincere ogni battaglia, senza perdersi nel selvaggio Labirinto del mondo, purché si segua la via della salvezza insegnata dalla santa corona.

C’è forse un uomo sulla terra, infatti, che non abbia da combattere contro i numerosi «mostri» presenti sulle strade del mondo, presenti nell’uomo stesso? Non siamo forse noi circondati da nemici interni ed esterni? Non parla forse esplicitamente san Paolo dei nostri «vizi e concupiscenze» da crocifiggere (Gal 5,24) e della legge del peccato che è nelle «nostre membra» (Rm 7,23), in questo «corpo di morte» (Rm 7,24)?

Il labirinto del nostro egoismo

Il nostro stesso cuore è stato descritto proprio da Gesù come un labirinto di miserie e di cattiverie, di immondizie e di brutture: «Dal cuore infatti provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie» (Mt 15,19). E ogni uomo ha da lottare in questo labirinto di passioni e di disordini dei quali è grande regista l’io malvagio, l’egoismo dominante, paragonabile realmente a quel mostro del Minotauro che sbranava e divorava i sette giovani fanciulli e le sette giovani fanciulle. E non è forse vero che tante volte, e troppe volte, anche noi sacrifichiamo al nostro egoismo i sentimenti buoni di carità e di fraternità, di umiltà e di pazienza, di purezza e di nobiltà, di benevolenza e di generosità?

Il Rosario, potremmo chiamarlo il filo di Maria, un filo che irradia luce e grazia da ogni grano di contemplazione, da ogni Ave Maria detta con fede e con amore per imparare a vivere fedelmente la vita cristiana secondo il Vangelo, per avere la forza di allontanare le tenebre degli errori che confondono la mente, di vincere gli assalti delle passioni che corrompono il cuore, di respingere le seduzioni del mondo che devastano i costumi.

Se il Dottore serafico, san Bonaventura, insegna che la contemplazione dei misteri divini è arma vittoriosa contro le tentazioni ed è antidoto perfettissimo contro il veleno della carne e dei sensi, il Rosario di Maria consiste appunto in questo, ossia nella contemplazione dei quadri evangelici della vita di Gesù e di Maria che ci presentano i misteri divini dell’Incarnazione e della Rivelazione di Cristo, della Redenzione e della Glorificazione eterna nei cieli: i misteri del Santo Rosario, cioè, sono specchi di luce e fari luminosi sul nostro cammino di salvezza lungo il cammino di esilio su questa povera terra.

Ogni cristiano abbia con sé questo Rosario di Maria per attraversare le caotiche strade del mondo «posto sotto il maligno» (1 Gv 5,19), camminando con la guida e la forza di Colei che «schiaccia la testa al serpente» (Gn 3,15). Questo filo di Maria ci accompagni sempre per non smarrirci nelle prove e nei pericoli della vita, segnando costantemente per noi la via sicura del ritorno alla Casa del Padre da questa terra di «triboli e spine» (Gn 3,18).

(fonte)

Leggi il seguito di questo post »

STORIA DI UN’ANIMA di SANTA TERESA DI LISIEUX

ottobre 23, 2014 by

5.

ADOLESCENZA APERTA (1886-1887)

La grazia del Natale 1886 – Zelo per le anime e prima conquista -Attrazione per la storia e le scienze – Pie letture – Colloqui con Celina al «belvedere» – Disegno di entrare al Carmelo a 15 anni – Consenso del bab­bo – Ostacoli da parte dello zio Guérin e del superiore del monastero -Infruttuoso tentativo presso il Vescovo di Bayeux.

132 – Se il Cielo mi colmava di grazie, non era già perché io le meritassi, ero ancora tanto imperfetta! Avevo, è vero, un gran desiderio di praticare la virtù, ma lo facevo in un buffo modo, ecco un esempio: poiché ero l’ultima, non ero avvezza a servirmi, Celina faceva la camera ove dormivamo e io non facevo nessun lavoro domestico; dopo che Maria fu entrata nel Carmelo, mi accadeva talvolta, per far piacere al buon Dio di rifarmi il letto, oppure, in assenza di Celina, rimettere dentro, a sera, i suoi vasi da fiori: come ho detto, era per il buon Dio solo che facevo quelle cose, perciò non avrei dovuto attendere il grazie delle creature. Ahimè! Le cose andavano ben diversamente; se per disgrazia Celina non aveva l’aspetto felice e stupito per i miei servizietti, non ero contenta, e glielo provavo con le lacrime. Ero veramen­te insopportabile per la mia sensibilità eccessiva. Così, se mi accadeva di dare involontariamente un po’ di dispiacere a qual­cuno cui volessi bene, invece di dominarmi e non piangere, ciò che ingrandiva il mio errore anziché attenuarlo, piangevo come una Maddalena, e quando cominciavo a consolarmi della cosa in sé, piangevo per aver pianto… Tutti i ragionamenti erano inutili e non potevo arrivare a correggermi di questo brutto difetto.

133 – Non so come io mi cullassi nel pensiero caro di entrare nel Carmelo, trovandomi ancora nelle fasce dell’infan­zia! Bisognò che il buon Dio facesse un piccolo miracolo per farmi crescere in un momento, e questo miracolo lo compì nel giorno indimenticabile di Natale; in quella notte luminosa che rischiara le delizie della Trinità Santa, Gesù, il Bambino piccolo e dolce di un’ora, trasformò la notte dell’anima mia in torrenti di luce… In quella notte nella quale egli si fece debole e sofferente per amor mio, mi rese forte e coraggiosa, mi rivesti delle sue armi, e da quella notte benedetta in poi, non fui vinta in alcuna battaglia, anzi, camminai di vittoria in vittoria, e cominciai, per così dire, una «corsa da gigante». La sorgente delle mie lacrime fu asciugata e non si apri se non raramente e difficilmente, e ciò giustificò la parola che mi era stata detta: «Piangi tanto nella tua infanzia, ché più tardi non avrai più lacrime da versare!». Fu il 25 dicembre 1886 che ricevetti la grazia di uscire dall’infanzia, in una parola la grazia della mia conversione completa. Tornavamo dalla Messa di mezzanotte durante la quale avevo avuto la felicità di ricevere il Dio forte e potente. Arrivando ai Buissonnets mi rallegravo di andare a prendere le mie scarpette nel camino, quest’antica usanza ci aveva dato tante gioie nella nostra infanzia, che Celina voleva continuare a trattarmi come una piccolina, essendo io la più piccola della famiglia… A Papà piaceva vedere la mia felicità, udire i miei gridi di gioia mentre tiravo fuori sorpresa su sorpresa dalle «scarpe incantate» e la gaiezza del mio Re caro aumentava mol­to la mia contentezza; ma Gesù, volendomi mostrare che dove­vo liberarmi dai difetti dell’infanzia, mi tolse anche le gioie innocenti di essa; permise che Papà, stanco dalla Messa di mezzanotte, provasse un senso di noia vedendo le mie scarpe nel camino, e dicesse delle parole che mi ferirono il cuore: «Bene, per fortuna che è l’ultimo anno!…». Io salivo in quel momento la scala per togliermi il cappello; Celina, conoscendo la mia sensibilità, e vedendo le lacrime nei miei occhi, ebbe voglia di piangere anche lei, perché mi amava molto, e capiva il mio dispiacere. «Oh, Teresa! – disse -, non discendere, ti farebbe troppa pena guardare subito nelle tue scarpe». Ma Teresa non era più la stessa, Gesù le aveva cambiato il cuore! Reprimendo le lacrime, discesi rapidamente la scala, e comprimendo i battiti del cuore presi le scarpe, le posai dinanzi a Papà, e tirai fuori gioiosamente tutti gli oggetti, con l’aria beata di una regina. Papà rideva, era ridiventato gaio anche lui, e Celina credeva di sognare! Fortunatamente era una dolce realtà, la piccola Teresa aveva ritrovato la forza d’animo che aveva perduta a quattro anni e mezzo, e da ora in poi l’avrebbe conservata per sempre!

134 – In quella notte di luce cominciò il terzo periodo del­la mia vita, più bello degli altri, più colmo di grazie del Cielo. In un istante l’opera che non avevo potuto compiere in dieci anni, Gesù la fece contentandosi della mia buona volontà che non mi mancò mai. Come i suoi apostoli avrei potuto dirgli: «Signore, ho pescato tutta la notte senza prender nulla»; più misericordioso ancora per me che non per i suoi discepoli, Gesù prese egli stesso la rete, la gettò e la tirò su piena di pesci. Fece di me un pescatore di uomini, io sentii un desiderio grande di lavorare alla conversione dei peccatori, un desiderio che mai avevo provato così vivamente… Sentii che la carità mi entrava nel cuore, col bisogno di dimenticare me stessa per far piacere agli altri, e da allora fui felice! Una domenica, guardan­do una immagine di Nostro Signore in Croce, fui colpita dal sangue che cadeva da una mano sua divina, provai un dolore grande pensando che quel sangue cadeva a terra senza che alcuno si desse premura di raccoglierlo; e risolsi di tenermi in ispirito a piè della Croce per ricevere la divina rugiada, com­prendendo che avrei dovuto, in seguito, spargerla sulle ani­me… Un grido di Gesù sulla Croce mi echeggiava continuamen­te nel cuore: «Ho sete!». Queste parole accendevano in me un ardore sconosciuto e vivissimo… Volli dare da bere all’Ama­to, e mi sentii io stessa divorata dalla sete delle anime. Non era­no ancora le anime dei sacerdoti che mi attraevano, ma quelle dei grandi peccatori, bruciavo dal desiderio di strapparli alle fiamme eterne…

135 – Per eccitare il mio zelo, Dio mi mostrò che i miei desideri gli piacevano. Intesi parlare d’un grande criminale, che era stato condannato a morte per dei delitti orribili, tutto face­va prevedere ch’egli morisse nell’impenitenza. Volli a qualunque costo impedirgli di cadere nell’inferno, e per arrivarci usai tutti i mezzi immaginabili; consapevole che da me stessa non potevo nulla, offersi al buon Dio tutti i meriti infiniti di Nostro Signore, i tesori della santa Chiesa, finalmente pregai Celina di far dire una Messa secondo la mia intenzione, non osando chiederla io stessa per timore d’essere costretta a confessare ch’era per Pran­zini, il grande criminale. Non volevo dirlo nemmeno a Celina, ma lei mi fece domande così tenere e pressanti, che le confidai il mio segreto; ben lungi dal prendermi in giro, mi chiese di aiu­tarmi a convertire il mio peccatore; accettai con riconoscenza, perché avrei voluto che tutte le creature si unissero con me per implorare la grazia a favore del colpevole. Sentivo in fondo al cuore la certezza che i desideri nostri sarebbero stati appagati; ma, per darmi coraggio e continuare a pregare per i peccatori, dissi al buon Dio che ero sicura del suo perdono per lo sciagura­to Pranzini: e che avrei creduto ciò anche se quegli non si fosse confessato e non avesse dato segno di pentimento, tanta fiducia avevo nella misericordia infinita di Gesù, ma che gli chiedevo solamente «un segno» di pentimento per mia semplice consola­zione… La mia preghiera fu esaudita alla lettera! Nonostante la proibizione che Papà ci aveva posta di leggere giornali, non cre­detti disobbedire leggendo le notizie su Pranzini. il giorno seguente alla sua esecuzione capitale mi trovo in mano il giorna­le: «La Croix». L’apro con ansia, e che vedo? Ali, le mie lacrime tradirono la mia emozione, e fui costretta a nascondermi. Pran­zini non si era confessato, era salito sul patibolo e stava per pas­sare la testa nel lugubre foro, quando a un tratto, preso da una ispirazione subitanea, si volta, afferra un Crocifisso che il sacer­dote gli presentava, e bacia per tre volte le piaghe divine! Poi l’anima sua va a ricevere la sentenza misericordiosa di Colui che dice: «Ci sarà più gioia in Cielo per un solo peccatore il quale faccia penitenza che per novantanove giusti i quali non ne han­nobisogno…».

136 – Avevo ottenuto «il segno» richiesto, e quel segno era la riproduzione fedele delle grazie che Gesù mi aveva fatte per attirarmi a pregare in favore dei peccatori. Non era davan­ti alle piaghe di Gesù, vedendo cadere il suo Sangue divino, che la sete delle anime mi era entrata nel cuore? Volevo dar loro da bere quel Sangue immacolato che avrebbe purificato le loro macchie, e le labbra del «mio primo figlio» andarono a posarsi sulle piaghe sante!!! Quale risposta dolcissima! Ah, dopo quella grazia unica, il mio desiderio di salvare anime crebbe giorno per giorno; mi pareva udire Gesù che mi dicesse, come alla Samaritana: «Dammi da bere». Era un vero scambio di amore; alle anime davo il Sangue di Gesù, a Gesù offrivo quel­le anime stesse rinfrescate dalla rugiada divina; mi pareva così di dissetano, e più gli davo da bere più la sete della mia povera anima cresceva, ed era quella sete ardente che egli mi dava come la bevanda più deliziosa del suo amore.

137 – In poco tempo il Signore aveva saputo trarmi fuori dal circolo angusto entro il quale mi dibattevo senza sapere come uscirne. Vedendo il cammino che mi fece percorrere, la mia riconoscenza e grande, ma bisogna bene che ne convenga, se il passo più importante era fatto, mi restavano ancora molte cose da lasciare. Liberato dagli scrupoli, dalla sensibilità ecces­siva, lo spirito mio si sviluppò. Avevo amato sempre il grande, il bello, ma a quel tempo fui presa da un desiderio estremo di sapere. Senza contentarmi delle lezioni e dei compiti che mi dava la mia maestra, mi dedicavo da sola a studi speciali di sto­ria e di scienze. Gli altri studi mi lasciavano indifferente, ma questi due rami attraevano tutta la mia attenzione; così, in pochi mesi, acquistai più nozioni che durante anni di studi. Ah, ciò non era che vanità e afflizione di spirito. Il capitolo della Imitazione che parla di scienze mi tornava spesso alla mente, ma io trovavo il modo per continuare ugualmente, e dicevo a me stessa che, essendo in età di studiare, non c’era male nel farlo. Credo di non avere offeso il buon Dio (nono­stante che riconosca di aver speso in queste cose un tempo inutile), perché impegnavo nello studio soltanto un limitato numero di ore, e per mortificare il mio desiderio troppo vivo di sapere, volevo non superare questo limite. Ero nell’età più pericolosa per le giovanette, ma il Signore ha fatto per me ciò che racconta Ezechiele nelle sue profezie: «Passandomi vicino, Gesù ha visto che il tempo era venuto per me di essere amata, ha fatto alleanza con me, e sono divenuta sua. Ha spiegato sopra di me il suo manto, mi ha lavata in profumi preziosi, mi ha ricoperta di vesti ricamate, abbigliandomi di collane e orna­menti inestimabili… Mi ha nutrita della farina più pura, di mie­le e d’olio in abbondanza… allora sono divenuta bella agli occhi di lui, ed egli ha fatto di me una regina potente!…».

138 – Si, Gesù ha fatto per me tutto questo, potrei ripren­dere ciascuna parola che ho scritto, e provare che si è avverata in mio favore, ma le grazie che ho raccontato poco fa offrono una prova sufficiente; parlerò soltanto del nutrimento che mi è stato prodigato «in abbondanza». Da lungo tempo mi nutrivo della «pura farina» contenuta nella Imitazione, era l’unico libro che mi facesse del bene, perché non avevo ancora trovato i tesori nascosti nel Vangelo. Sapevo a memoria quasi tutti i capitoli della mia cara Imitazione, questo libretto non mi abbandonava mai; d’estate lo portavo in tasca, d’inverno nel manicotto, in tal modo era divenuto tradizionale; in casa della zia si divertivano molto aprendolo a caso, e facendomi recitare il capitolo che si trovava davanti agli occhi. A quattordici anni, dato il mio desiderio di scienza, il buon Dio giudicò necessario unire alla «pura farina», «miele ed olio in abbondanza». Quel miele e quell’olio me li fece trovare nelle conferenze del reve­rendo Don Arminjon sulla fine del mondo presente e i misteri della vita futura. Questo libro l’avevano prestato a Papà le mie care Carmelitane, e così, contrariamente alle mie abitudini (perché non leggevo i libri di Papà), chiesi di leggerlo. Quella lettura fu anch’essa una delle grazie più grandi della mia vita, la feci accanto alla finestra della mia stanza da studio, e l’impressione che ancora ne risento è troppo intima e dolce perché io possa esprimerla. Tutte le grandi verità della religione, i misteri dell’eternità, immergevano l’anima mia in una felicità che non era di questa terra… Presentivo ciò che Dio riserva a coloro che l’amano (non già con l’occhio dell’uomo, bensì con quello del cuore), e vedendo che le ricompense eterne non hanno proporzione alcu­na con i leggeri sacrifici della vita, volevo amare, amare Gesù con passione, dargli mille prove d’amore finché lo potevo anco­ra. Copiai vari passi sul perfetto amore e sull’accoglienza che il buon Dio farà ai suoi eletti nel momento in cui egli stesso diverrà la loro grande, eterna ricompensa; ripetevo continuamente le parole d’amore che mi avevano incendiato il cuore.

Continua…

Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/storia%20di%20un’anima.htm

Leggi il seguito di questo post »

San Giovanni della Croce, Cantico spirituale

ottobre 23, 2014 by

(Che senso ha perdere tempo altrove e non correre, potendo per grazia, incontro al Dio che viene? NdR) Leggi il seguito di questo post »

Favole di Esopo: Le due bisacce

ottobre 23, 2014 by

Ciascun uomo porta due bisacce, una davanti, l’altra dietro, e ciascuna delle due è piena di difetti, ma quella davanti è piena dei difetti altrui, quella dietro dei difetti dello stesso che la porta.

Leggi il seguito di questo post »


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 581 follower