Oggi si ricordano san Quintino di Vermand, martire sotto l’imperatore Massimiano
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sant’Alfonso Rodriguez s.j., 1533-1617. Uomo semplice e umile, straordinariamente servizievole, tanto rigido con se stesso quanto caritatevole con gli altri, svolse, per oltre trent’anni, il compito di portinaio trovando in questa professione la pace dell’anima e anche la via che lo condusse alle vette della santità. E come i custodi e gli uscieri vigilano sulle case e sui palazzi delle famiglie che vi abitano, così Alfonso Rodriguez vegliava sul Collegio e su quanti si affacciavano alla porta dei gesuiti in cerca di un aiuto, un consiglio, una preghiera. Per tutti aveva parole di incoraggiamento e di stimolo alla conversione del cuore e all’amore fraterno.
santa Lucilla di Roma, santa poco conosciuta. Questo nome eEra attribuito dagli antichi romani alle bambine nate alle prime luci del nuovo giorno. Lucilla, diminutivo di Lucia, vuol dire appunto ”nata all’alba”, così come Crepusca significa ”nata al tramonto”, o anche ”piccola luce”. Di Lucilla martire non sappiamo nulla di certo, se non la storia leggendaria che tanto favore incontrò nei primi anni del cristianesimo. La piccola martire cieca, riportata più volte alla luce da vari Papi si presenta, come simbolo della forza della fede, una fiaccola di carità, accesa sul mondo pagano, illuminando con una nuova alba le vie di Roma.
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sant’Antonino di Milano, ?-671, che la chiesa ambrosiana ricorda il 29 ottobre, vescovo, che si adoperò alacremente per estinguere l’eresia ariana tra i Longobardi.
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san Volfango di Ratisbona, vescovo. Benché dotto e letterato e per lungo tempo insegnante, non si conoscono scritti di S. Volfango; le parole che di lui si conoscono sono solo quelle tramandate dai suoi biografi. Decisiva e storicamente rilevabile è invece l’impronta che lasciò su quanti seguirono i suoi insegnamenti. L’imperatore Enrico II, che divenne a sua volta santo, fu educato in gioventù proprio da S. Volfango. Il suo discepolo prediletto, Tagino, divenne vescovo di Magdeburgo, mentre altri suoi tre condiscepoli lo divennero di Treviri, Liegi e Merseburgo. Un’altra sua discepola, Gisella, divenne moglie di Stefano I re di Ungheria anch’egli santo.
Quando nel 976 esplose una dura lotta tra Enrico il Litigioso e Ottone II, cui Volfango era fedele come legittimo Imperatore, si ritirò presso l’abbazia di Mondsee per poi rientrare a Ratisbona una volta terminato il conflitto. Questo breve ritiro è all’origine di una leggenda che lo vuole, in quel periodo, eremita tra i boschi, cosa che in seguito lo farà ritenere patrono dei boscaioli.
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(di seguito notizie tratte da www.monasterodibose.it) (continua…)