Archivio per novembre 2011

SALMO 118(117) _ INNO DI GIOIA E DI VITTORIA

novembre 30, 2011

 

Mi ha colpito,  il Signore, mi ha colpito,

ma non mi ha consegnato alla morte.

Apritemi le porte della giustizia:

voglio entrarvi e rendere grazie al Signore.

Questa è la porta del Signore,

i giuste entreranno per essa.

Ti rendo grazie, perchè mi hai esaudito

e sei stato la mia salvezza.

La pietra che i costruttori avevano

scartato

è diventata la pietra angolare.

da parte del Signore è stato fatto questo:

è una meraviglia ai nostri occhi.

Questo è il giorno che ha fatto il Signore:

rallegriamoci ed esultiamo in esso.

Signore ti preghiamo la salvezza!

Signore ti preghiamo la salvezza!

 

Salmo 118(117),  18 _ 25

La cornacchia e l’abete

novembre 30, 2011

Una cornacchia si è seduta in cima ad un alto abete. Si è guardata attorno con espressione autoritaria e ha emesso un grido di vittoria. A questo essere rumoroso sembra davvero che l’abete le debba tutto: la sua esistenza, la sua bellezza slanciata, il verde sempre vivo, la forza nella lotta col vento. Questa superbia della Cornacchia è stupefacente. Grande benefattrice dell’abete silenzioso! E l’abete neppure trema; sembra che non veda la cornacchia; meditabondo leva i suoi rami verso il cielo. Sopporta tranquillamente l’ospite rumoroso. Nulla turba i suoi pensieri, la sua serietà, la sua pace. Tante nubi sono già passate su di lui, tanti uccelli si sono fermati qui! E se ne sono andati, così come tu te ne andrai. Questo non è il tuo posto, non ti senti sicura e urlando così cerchi di supplire alla mancanza di forza. Io sono cresciuto da questa terra e sono piantato con le mie radici nel suo cuore. E tu, nube passeggera, che getti un’ombra di tristezza sulla mia cima dorata, sei in balia dei venti. Bisogna sopportarti tranquillamente. Tu gracchi la tua canzone noiosa, senza anima e povera, poi te ne vai. Che cosa riesci a fare con un urlo? Io resto, per perseverare nel raccoglimento, per costruire la mia pazienza, per sopportare turbini e tempeste, per andare sempre più in alto, tranquillamente.
Non mi oscuri il sole, non mi affascini, non muti il fine del mio salire. C’era il bosco e voi non c’eravate, non ci sarete e ci sarà il bosco. Una favola? No, non è una favola.
(Stefan Wyszynski, Appunti dalla prigione)

Dal salmo 143 (144)
Benedetto il Signore, mia roccia,
che addestra le mie mani alla guerra,
le mie dita alla battaglia,

mio alleato e mia fortezza,
mio rifugio e mio liberatore,
mio scudo in cui confido,
colui che sottomette i popoli al mio giogo.

Signore, che cos’è l’uomo perché tu l’abbia a cuore?
Il figlio dell’uomo, perché te ne dia pensiero?

L’uomo è come un soffio,
i suoi giorni come ombra che passa.

Signore, abbassa il tuo cielo e discendi,
tocca i monti ed essi fumeranno.

Lancia folgori e disperdili,
scaglia le tue saette e sconfiggili.

Stendi dall’alto la tua mano,
scampami e liberami dalle grandi acque,
dalla mano degli stranieri.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 1 Dicembre 2011) con commento comunitario

novembre 30, 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,21.24-27)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Diciottesima catechesi di Benedetto XVI sulla preghiera

novembre 30, 2011

Nelle ultime catechesi abbiamo riflettuto su alcuni esempi di preghiera nell’Antico Testamento, oggi vorrei iniziare a guardare a Gesù, alla sua preghiera, che attraversa tutta la sua vita, come un canale segreto che irriga l’esistenza, le relazioni, i gesti e che lo guida, con progressiva fermezza, al dono totale di sé, secondo il progetto di amore di Dio Padre. Gesù è il maestro anche delle nostre preghiere, anzi Egli è il sostegno attivo e fraterno di ogni nostro rivolgerci al Padre. Davvero, come sintetizza un titolo del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, «la preghiera è pienamente rivelata ed attuata in Gesù» (541-547). A Lui vogliamo guardare nelle prossime catechesi.

Un momento particolarmente significativo di questo suo cammino è la preghiera che segue il battesimo a cui si sottopone nel fiume Giordano. L’Evangelista Luca annota che Gesù, dopo aver ricevuto, insieme a tutto il popolo, il battesimo per mano di Giovanni il Battista, entra in una preghiera personalissima e prolungata: «Mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo» (Lc 3,21-22). Proprio questo «stare in preghiera», in dialogo con il Padre illumina l’azione che ha compiuto insieme a tanti del suo popolo, accorsi alla riva del Giordano. Pregando, Egli dona a questo suo gesto, del battesimo, un tratto esclusivo e personale.
(continua…)

SALMO19 (18) _ INNO AL SIGNORE SOLE DI GIUSTIZIA

novembre 30, 2011

I cieli narrano la gloria di Dio

e il firmamento anuncia l’opera

delle sue mani.

Un giorno rivolge parola all’altro

e una notte trasmette conoscenza

all’altra.

Non vi è linguagio e non vi sono parole,

non si ha percezione del loro suono:

in tutta la terra si espande la loro voce

e ai confine del mondo le loro parole.

In essi ha messo una tenda per il sole,

che esce come uno sposo

dalla sua stanza nuziale,

goisce come un prode che percorre

la via.  

 

Salmo 19 (18),  2_6

30 novembre. Santi del giorno. Novena all’Immacolata.

novembre 30, 2011

Oggi è il secondo giorno della Novena dell’ Immacolata detta dello Stellario di Maria Vergine Immacolata

http://gpcentofanti.wordpress.com/2011/11/28/novena-della-solennita-dellimmacolata-concezione-di-maria/

e della Novena all’Immacolata di sant’Antonio Fasani

http://gpcentofanti.wordpress.com/2010/11/30/novena-allimmacolata-di-s-f-a-fasani-2%C2%B0-giorno/

Oggi le chiese d’oriente e d’occidente ricordano Andrea, apostolo del Signore. Figlio di Giona e fratello di Simon Pietro, Andrea era originario di Betsaida ed esercitava il mestiere di pescatore assieme al fratello. Discepolo del Battista, egli comprese in profondità la testimonianza resa da Giovanni a Gesù di Nazaret e si mise subito alla sequela dell’Agnello di Dio. Andrea fu il «primo chiamato», e si prodigò per portare a Gesù quanti attendevano il Messia nella fede: il fratello Simone, il ragazzo con i cinque pani d’orzo e i due pesci, i greci saliti a Gerusalemme per il culto. Secondo la tradizione, dopo la morte e resurrezione di Gesù egli annunciò l’Evangelo in Siria, in Asia Minore e in Grecia. Divenuto pescatore di uomini attraverso l’annuncio della stoltezza della croce, Andrea morì a Patrasso, crocifisso come il suo Maestro, il rabbi di Galilea, del quale aveva esclamato: «Abbiamo trovato il Messia!» (Gv 1,41). Nel IV secolo, le sue reliquie furono trasferite a Costantinopoli. Finite poi in occidente, esse sono state restituite alla chiesa di Patrasso da papa Paolo VI nel 1974, in segno d’amore verso l’ortodossia, che venera in Andrea il primo arcivescovo della chiesa di Costantinopoli.

Andrea, dopo essere rimasto con Gesù e aver imparato tutto ciò che Gesù gli aveva insegnato, non tenne chiuso per sé il tesoro,ma si affrettò a correre da suo fratello per comunicargli la ricchezza che aveva ricevuto. Ascolta bene cosa gli disse: «Abbiamo trovato il Messia, che significa Cristo». Questa è la parola di un anima che con grande ansietà prepara la venuta di lui e attende la sua discesa dai cielo, ed è piena di gioia sovrabbondante quando l’Atteso si è manifestato, e si affretta ad annunziare agli altri la grande novità. L’aiutarsi reciprocamente nella vita spirituale è proprio segno di benevolenza, di amore fraterno, di sincerità d’animo. Guarda anche Pietro: Andrea «lo condusse da Gesù», affidandolo a lui perché imparasse tutto da lui direttamente.

Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Giovanni 19,1

 Dio di verità,
tu hai concesso ad Andrea
di obbedire senza esitare
alla chiamata di Gesù
e di seguirlo senza dilazione:
accordaci di vivere
nella disponibilità alla tua parola
e di rallegrarci
per essere stati annoverati
tra ali amici di Cristo
tuo Figlio, nostro Signore.
(tratto da www.monasterodibose.it)

Dall’Udienza generale di Benedetto XVI del 14 giugno 2006

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060614_it.html

G. Ravasi. Le foglie della morte

novembre 30, 2011

Dal Salmo 30 (29)

1 Ascolta, Signore, abbi pietà di me,

Signore, vieni in mio aiuto!

12 Hai mutato il mio lamento in danza,

mi hai tolto l’abito di sacco, mi hai rivestito di gioia,

13 perché ti canti il mio cuore senza tacere;

Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

 

Non ho niente contro di te, morte, non riesco neppure a odiarti. Come vivresti e cosa faresti se tu avessi una madre o un figlio ed essi morissero? Non ho paura di te, anzi, ti compiango profondamente perché non avesti mai una madre né un figlio. Già una volta abbiamo portato in questo nostro spazio quotidiano un poeta romeno della Repubblica Moldova, Grigore Vieru (1935-2009). Lo riascoltiamo a chiusura di un mese che la tradizione assegna alla memoria dei defunti e la sua è una sfida alla morte, simbolo supremo di infelicità. Essa, infatti, non conosce la bellezza e le meraviglie dell’amore: non ha madre né figli e, quindi, senza imbarazzo, elimina madri e figli, ma ignora cosa significhi poter amare una madre o un figlio. In un’altra poesia, però, Vieru mostra un aspetto positivo dell’esperienza umana del morire. Ecco le sue parole: «Non esiste la morte! Solamente cadono le foglie per vederci meglio quando siamo ancora lontani» da quella meta estrema che ci attende. È un po’ quello che, con immagini desunte dal mondo greco, faceva balenare san Paolo: «Quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, simile a una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli» (2 Corinzi 5,1). Morire è uno spogliarsi di veli, di pesi, di fogliami che celano l’altra faccia della vita che sta al di là di quella che noi vediamo con questi segni transitori e caduchi. C’è, dunque, un’epifania che ci attende quando saremo su quella soglia estrema. Cantava un’altra poetessa, Margherita Guidacci: «Quanto di te sopravvive / è in altro luogo, misterioso, / ed ormai reca un nome nuovo / che solo Dio conosce» e che solo in quell’istante ci sarà svelato.

 

G. Ravasi Il Mattutino, pubblicato in Avvenire di oggi 30 novembre 2011

Video Rai: alcuni interessanti documentari

novembre 30, 2011

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7d17233e-79ce-4d1e-a91c-ffff1b496cb1.html#p=0

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 30 novembre 2011) con commento comunitario

novembre 29, 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,18-22)

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

29 novembre. Santi e memorie del giorno. Novena all’Immacolata

novembre 29, 2011

Oggi inizia la Novena dell’ Immacolata detta dello Stellario di Maria Vergine Immacolata,ricordata nel post di ieri di Don Giampaolo

http://gpcentofanti.wordpress.com/2011/11/28/novena-della-solennita-dellimmacolata-concezione-di-maria/

Il Martirologio romano  ricorda oggi san Francesco Antonio Fasani, 1681-1742, dell’Ordine dei frati minori conventuali, chiamato da coloro che gli erano vicini “padre maestro”.

http://www.clerus.org/clerus/dati/2009-06/19-13/IT_Fasani.html

http://it.gloria.tv/?media=113394

Oggi inizia anche la novena all’Immacolata di  san Francesco Antonio Fasani

http://gpcentofanti.wordpress.com/2010/11/29/novena-allimmacolata-di-s-f-a-fasani-1%C2%B0-giorno/

Si ricordano anche san Saturnino di Tolosa, vescovo e martire al tempo dell’imperatore Decio, uno dei santi più popolari in Francia e Spagna. http://www.santiebeati.it/dettaglio/79700,  e San Saturnino di Cartagine, martire nel 304, assieme a Sisinio http://www.santiebeati.it/dettaglio/91140

san Fedele di Merida, ?-572, vescovo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/79800

santi Demetrio e Biagio, I sec., venerati a Veroli. Tutte le notizie sono legate alle loro reliquie.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/79850

san Bernardo di Nazareth, tra i molti vescovi trasferiti in Palestina durante la prima Crociata

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90687

 

(di seguito, notizie tratte da www.monasterodibose.it)

La chiesa siro-occidentale fa oggi memoria di uno dei suoi più grandi scrittori e poeti: Giacomo di Sarug la cui vita ci è tunta soprattutto grazie alla Storia del contemporaneo Giacomo di Edessa. Nato nel 451 nel villaggio di Qurtam, sull’Eufrate, Giacomo studiò alla celebre scuola di Edessa. A 22 anni divenne monaco, e iniziò presto a trasfondere la sua meditazione delle Scritture in poemi religiosi di rara bellezza. Dopo aver ricevuto l’ordinazione presbiterale, Giacomo divenne visitatore ecclesiastico della chiesa locale di Hawra, ed ebbe così modo di conoscere tutta la Siria; poi, sul finire dalla vita, fu eletto vescovo di Batnan-Sarug, nel 518. Giacomo morì il 29 novembre del 521, e per le sue grandi doti di scrittore la chiesa siriaca gli attribuì il titolo di «arpa dello Spirito santo», al pari del suo maestro sant’Efrem. Dei suoi 763 poemi, appena un terzo è giunto a noi. In essi Giacomo canta con continui e sapienti rinvii alle Scritture ebraiche e cristiane la bellezza dell’agire divino nella storia, riflesso emblematicamente nello sguardo misericordioso di Dio rivelato a noi dal volto di Cristo.

Nel suo dolore, l’anima malata dice:
Chi mi restituirà la bellezza di cui ero adorna
perché non pecchi più?

E se Dio mi ha gradito
a motivo della sua misericordia,
chi mi restituirà le qualità che ho perduto?

La mia natura è bella e splendente come il giorno;
se succederà che si spenga e si oscuri,
chi la rischiarerà ancora
per restituirle la bellezza?

E se tu cancelli i miei peccati
con la tua misericordia,
chi mi innalzerà al livello da cui sono caduta?

O anima che hai perduto la bellezza,
tu sei l’immagine del re: vieni!
La tua bellezza è fra le mani del tuo Signore:
egli l’ha custodita per te fino al momento
in cui farai ritorno a lui.

Allora egli te la ridarà
secondo la sua promessa.
Ci tiene assolutamente a rendertela

Giacomo di Sarug, dai Poemi


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