Archivio per gennaio 2012

Solo una Bacca

gennaio 31, 2012

di Bruno Ferrero

Il piccolo stagno sonnecchiava perfettamente immobile nella calura estiva.
Pigramente seduto su una foglia di ninfea, un ranocchio teneva d’occhio un insetto dalle lunghe zampe che stava spensieratamente pattinando sull’acqua: presto sarebbe stato a tiro e il ranocchio ne avrebbe fatto un solo boccone, senza tanta fatica.
Poco più in là, un altro minuscolo insetto acquatico, un ditisco, guardava in modo struggente una graziosa ditisca: non aveva il coraggio di dichiararle il suo amore e si accontentava di ammirarla da lontano.
Sulla riva a pochi millimetri dall’acqua un fiore piccolissimo, quasi invisibile, stava morendo di sete. Proprio non riusciva a raggiungere l’acqua, che pure era così vicina. Le sue radici si erano esaurite nello sforzo.
Un moscerino invece stava annegando. Era finito in acqua per distrazione. Ora le sue piccole ali erano appesantite e non riusciva a risollevarsi. E l’acqua lo stava inghiottendo.
Un pruno selvatico allungava i suoi rami sullo stagno. Sulla estremità del ramo più lungo, che si spingeva quasi al centro dello stagno, una bacca scura e grinzosa, giunta a piena maturazione, si staccò e piombò nello stagno.
Si udì un “pluf!” sordo, quasi indistinto, nel gran ronzio degli insetti. Ma dal punto in cui la bacca era caduta in acqua, solenne e imperioso, come un fiore che sboccia, si allargò il primo cerchio nell’acqua. Lo seguì il secondo, il terzo, il quarto…
L’insetto dalle lunghe zampe fu carpito dalla piccola onda e messo fuori portata dalla lingua del ranocchio.
Il ditisco fu spinto verso la ditisca e la urtò: si chiesero scusa e si innamorarono.
Il primo cerchio sciabordò sulla riva e un fiotto d’acqua scura raggiunse il piccolo fiore che riprese a vivere.
Il secondo cerchio sollevò il moscerino e lo depositò su un filo d’erba della riva, dove le sue ali poterono asciugare.
Quante vite cambiate per qualche insignificante cerchio nell’acqua.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 1 Febbraio 2012) con commento comunitario

gennaio 31, 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,1-6)

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

31 dicembre. Santi del giorno

gennaio 31, 2012

Oggi si ricorda san Giovanni Bosco. Grande apostolo dei giovani, fu loro padre e guida alla salvezza con il metodo della persuasione, della religiosità autentica, dell’amore teso sempre a prevenire anziché a reprimere. Sul modello di san Francesco di Sales il suo metodo educativo e apostolico si ispira ad un umanesimo cristiano che attinge motivazioni ed energie alle fonti della sapienza evangelica. Fondò i Salesiani, la Pia Unione dei cooperatori salesiani e, insieme a santa Maria Mazzarello, le Figlie di Maria Ausiliatrice. Tra i più bei frutti della sua pedagogia, san Domenico Savio, quindicenne, che aveva capito la sua lezione: “Noi, qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri”. Giovanni Bosco fu proclamato Santo alla chiusura dell’anno della Redenzione, il giorno di Pasqua del 1934. Il 31 gennaio 1988 Giovanni Paolo II lo dichiarò Padre e Maestro della gioventù, stabilendo che “con tale titolo egli sia onorato e invocato, specialmente da quanti si riconoscono suoi figli spirituali”

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Si ricorda anche santa Marcella. 

Agli inizi del 411 muore Marcella, nobildonna romana ricordata come la prima promotrice della vita monastica femminile nella città di Roma.
La sua vita ci è narrata con ampi dettagli storici e spirituali da Girolamo, che la conobbe attorno al 382 in occasione del suo soggiorno romano. Marcella, nata poco prima del 330, era di famiglia illustre. I fatti decisivi della sua vita furono la sua precoce vedovanza, dopo soli sette mesi di matrimonio, e l’incontro con le Vite dei padri del deserto che cominciavano a circolare in occidente grazie ad Atanasio.
Ritiratasi nella propria casa sull’Aventino, Marcella decise di condurre una vita di rinuncia, alla ricerca della povertà di cuore necessaria per poter comprendere le Scritture e fare la volontà di Dio. E delle Scritture Marcella divenne un’apprezzata interprete.
A lei si unirono col tempo altre giovani donne animate da analoghe intenzioni. Sebbene non fossero né le prime né le uniche donne a cercare di costituire un nucleo monastico nella capitale dell’impero, l’incontro con Girolamo diede loro, assieme a una sicura guida spirituale, una notorietà che è giunta fino ai nostri giorni.
Quando due sue compagne, Paola ed Eustochio, decisero di seguire il loro padre spirituale in Palestina, Marcella ritenne di non dover abbandonare il luogo di solitudine che era riuscita a crearsi nel cuore della città. Neppure l’arrivo dei goti di Alarico, della cui brutalità anche Marcella fece l’esperienza, le impedì di rimanere serenamente sino alla fine nel suo piccolo monastero cittadino, a ricercare la volontà di Dio nell’ascolto orante della sua Parola. (tratto da www.monasterodibose.it)

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san Geminiano, ?-348, vescovo di Modena

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( Affresco nella Basilica di s. Giulio)

san Giulio. Il culto di san Giulio è molto vivo nella zona del Lago d’Orta, nell’Alto Novarese, dove esiste una chiesa, che sarebbe stata originariamente da lui edificata, nella quale è sepolto. Sulla sua figura storica non ci sono, però, notizie certe. La sua vicenda si intrecciò, infatti, con quella di un san Giuliano. Alcune fonti li indicano come fratelli, altri studiosi ipotizzano una confusione di nomi per la stessa persona. Secondo la più antica “Vita” (VII sec.), i due fratelli erano greci del IV secolo, trasferitisi in Italia perché disgustati dagli errori degli eretici e perseguitati. Dimorarono presso Roma e poi attraversarono la Penisola, fermandosi sul Lago d’Orta. Qui costruirono la novantanovesima chiesa, a Gozzano, e la centesima, dedicata ai santi Pietro e Paolo, sull’isola lacustre. Nella prima, dedicata a San Lorenzo, rimase Giuliano. Dei due antichi edifici non resta nulla e gli attuali non risalgono a prima del IX secolo.

san Ciro e san Giovanni, martiri ad Alessandria

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san Francesco Saverio Maria Bianchi. Nato ad Arpino, nel Frusinate, il 2 dicembre 1743, Francesco Saverio Maria Bianchi studiò nel Seminario di Nola e all’università di Napoli. Nel 1762 entrò nell’Ordine dei Barnabiti e proseguì gli studi a Macerata, Roma e ancora Napoli dove fu ordinato sacerdote nel 1767. Dedicatosi all’insegnamento rivestì importanti incarichi. Ma oltre che allo studio si dedicò alle opere di carità. Dedito alla penitenza non vi rinunciò neanche quando fu colpito da una misteriosa malattia alle gambe che lo immobilizzò negli ultimi tredici anni della sua vita: anzi, negli ultimi tre anni riuscì prodigiosamente a celebrare Messa tra molte difficoltà fisiche. Morì a Napoli il 31 gennaio 1815. Leone XIII lo beatificò il 22 gennaio 1893 e Pio XII lo canonizzò il 21 ottobre 1951. Il suo corpo è conservato nella chiesa di Santa Maria di Caravaggio a Napoli

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S Rougier, Il Dio vicino. G. Matino, Cosa mi sono perso.

gennaio 31, 2012

Ti immaginavamo come un monarca

e ti sei fatto bambino.

Ti avevamo dipinto come un giudice implacabile,
e hai voluto abitare in noi.

Abbiamo detto di Te che sei “qualcosa sopra di noi”,
mentre Tu hai voluto abitare in noi.

Ti pensavamo nelle case degli uomini perbene,
e invece hai alloggiato dai peccatori.

Ti abbiamo cercato sulle cattedre di teologia:
e invece eri seduto sull’erba
al banchetto degli innamorati

Ti credevamo pronto a scoccare
il fulmine e il flagello,
ma Tu suonavi una musica di danza
con “una canna incrinata”.

Ti cercavamo in un sepolcro,
ma Tu rimettevi sulla loro strada
due viaggiatori smarriti.

Ti volevamo stringere nella rete delle parole,
ma ti sei lasciato stringere
dagli abbracci dei bambini.

Signore aiutaci a non dimenticare mai,
nei nostri giorni luminosi
e come nelle notti oscure,
che sei il Dio Vicino.

(Preghiera di Stan Rougier)

File:Antonello da Messina 061.jpg
Antonello da Messina, Salvator Mundi, 1465-1475, National Gallery, Londra (notizie sull’opera nel commento)
Per chi dona al povero non c’è indigenza (Pr 28,27). Quando mai, Maestro, ti ho visto affamato? Quando ti ho visto assetato, nudo, malandato? Avrei voluto incontrarti, ho pregato ogni giorno nella speranza di vedere il tuo volto, così da poter finalmente afferrare la gioia che spiega la vita, che dirige i passi e plasma di senso ogni avventura. Avrei voluto parlarti guardandoti negli occhi e sussurrare al tuo orecchio, con confidenza d’amico, «Io ci sono e so che tu ci sei per me». Quando, Signore, ti ho visto? Dimmi, cosa mi sono perso: eri forse carcerato, forestiero, malato? Di sicuro il desiderio di te non mi avrebbe impedito di conoscerti riconoscendoti. Ma quando, dimmi, è accaduto che eri al mio fianco e non ho fatto quanto era necessario fare perché i miei occhi si aprissero al vero? Se la tua luce avesse trapassato i miei occhi, le tenebre di dentro, dileguandosi, sarebbero sparite. Non dirmi, Signore, che eri lì, al mio fianco, mentre io, per la mia testardaggine, ti ho perso, non ho ascoltato la tua voce. Non dirmi che, affogato nei miei problemi, non sono stato capace di decifrare il suono delle tue labbra tra mille inutili frastuoni. Se colpa è in me, ti chiedo perdono, forestiero resto della vita se non mi illumini con il tuo sguardo. Mostrami il tuo volto ed io sarò salvo. Ogni volta, figlio, che hai fatto del bene a chi ne aveva diritto l’hai fatto a me.
G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi

Intervista al cardinale J. Ries, fondatore dell’antropologia religiosa fondamentale

gennaio 31, 2012

http://paparatzinger5blograffaella.blogspot.com/2012/01/il-cardinale-ries-e-lhomo-religiosus.html

Salmo 86(85) _ Preghiera nella prova

gennaio 31, 2012

 

Gli arroganti sono insorti su di me,

Dio,

una schiera di violenti attenta

alla mia vita

e non hanno posto te davanti

ai loro occhi.

Ma tu, mio Signore,

sei un Dio misericordioso

e pronto alla compassione,

lento all’ira e ricco in bontà e verità.

Volgiti a me e abbi pietà di me,

concedi al tuo servo la tua forza

e salva il figlio della tua schiava.

Compi per me un segno di benevolenza,

così che quanti mi odiano

rimangano confusi,

vedendo che tu, Signore, mi aiuti

e mi consoli.

 

Salmo86(85), 14_17

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 31 Gennaio 2012) con commento comunitario

gennaio 30, 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5,21-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Salmo 3 _ Preghiera nei pericoli

gennaio 30, 2012

Quando innalzo la mai voce al Signore,

egli mi risponde dal suo santo monte.

Ecco, io mi corico e mi addormento,

poi mi sveglio, perchè il Signore

mi sostiene.

Io non temo la moltitudine di genti

che si scaglia contro di me

da ogni parte.

Sorgi, Signore, salvami, Dio mio!

Sì, colpisci sulla guancia tutti

i miei nemici,

manda in frantumi i denti degli empi.

Al Signore appartiene la salvezza:

sul tuo popolo scenda la tua benedizione.

 

Salmo 3, 5_9

 

 

30 gennaio. Santi del giorno

gennaio 30, 2012

Oggi si ricordano santa Giacinta Marescotti.

Nacque nel 1585, nel castello di Vignanello (Viterbo), Clarice, la figlia del principe Marcantonio Marescotti. Dopo una travagliata giovinezza entrò, costretta e contro il suo volere, nel convento delle clarisse. Dopo tempo, grazie alla guida spirituale del suo confessore, decise di cambiare e si votò alla povertà, ora liberamente scelta. Devota dello Spirito Santo, lo invocava di continuo perché accrescesse il suo amore verso Dio e verso il prossimo. Intraprese due importanti opere di carità: I Sacconi, infermieri, per l’assistenza agli ammalati, gli Oblati di Maria per la cura delle persone anziane. Morì a Viterbo nel 1640, subito venerata come santa dalle consorelle e dai fedeli.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/31150

santa Martina, figlia di un nobile romano, sarebbe stata diaconessa  che per aver rifiutato di fronte al tribunale di Alessandro Severo di sacrificare ad Apollo, dopo molti tormenti, fu condannata a morte. La più antica notizia su Martina è che papa Onorio I le dedicò una chiesa nel Foro.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/39150

san Teofilo il Giovane, martire nel 792. Era a capo di una flotta persiana, quando fu catturato e  imprigionato presso Cipro dai Saraceni..

http://www.santiebeati.it/dettaglio/64050

santa Alda, badessa al tempo di re Dagoberto.

san David Galvan Bermundez , sacerdote martire a Guadalajara durante le persecuzioni messicane.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90123

sant’Adelmo, abate di Burgos, ?-1097

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90556

santa Batide, regina dei Franchi. Di origine anglosassone, Batilde durante un viaggio fu catturata da alcuni pirati e venduta in Francia, nel 641, ad Erchinoaldo, dignitario di corte di Neustria, che, dopo essere rimasta vedovo, voleva sposarla. L’ex schiava si rifiutò, accettando poi di sposare Clodoveo II re di Neustria e di Borgogna. Ebbe tre figli, Clotario III, Tierrico III e Childerico II. Nel 657 Batilde divenne vedova e quindi reggente del regno in nome del figlio Clotario; con la guida dell’abate Genesio, si diede alle opere di carità, aiutando i poveri e i monasteri. Lottò strenuamente contro la simonia e contro la schiavitù, che fu interdetta per i cristiani, mentre con proprio denaro restituì la libertà a moltissimi schiavi. Quando il figlio Clotario III raggiunse la maggiore età, Batilde si ritirò nel monastero di Chelles, nella diocesi di Parigi, che lei stessa nel 662, aveva fatto restaurare. Vi morì nel 680. Fu sepolta a Chelles, accanto al figlio Clotario III, morto nel 670.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90351

I giorni della merla

gennaio 30, 2012

Siamo nei  giorni della merla che sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio, il 29, il 30 e il 31, benché per alcuni siano il 30 e 31 gennaio e il 1° febbraio. Sono considerati i giorni più freddi dell’inverno, ma anticipano e annunciano  l’imminente arrivo della Primavera.Più sono freddi, più la primavera sarà bella, se sono caldi la primavera arriverà tardi…. La leggenda dei tre giorni della Merla presenta molte varianti, da luogo a luogo, una prima versione….

Durante un inverno molto rigido, la neve aveva steso un candido tappeto su tutte le strade e i tetti della città. Un merlo, una merla e i loro tre figlioletti erano venuti in città sul finire dell’estate e avevano sistemato il loro rifugio su un alto albero nel cortile di un palazzo. Poi, per l’inverno, avevano trovato casa sotto una gronda al riparo dalla neve che in quell’anno era particolarmente abbondante.

Il gelo rendeva difficile trovare le provvigioni per sfamarsi; il merlo volava da mattina a sera in cerca di cibo per la sua famiglia e perlustrava invano tutti i giardini, i cortili e i balconi dei dintorni. La neve copriva ogni briciola. Un giorno il merlo decise di volare ai confini di quella nevicata, per trovare un rifugio più mite per la sua famiglia. Intanto continuava a nevicare. La merla, per proteggere i merlottini intirizziti dal freddo, spostò il nido su un tetto vicino, dove fumava un comignolo da cui proveniva un po’ di tepore.
Tre giorni durò il freddo. E tre giorni stette via il merlo. Quando tornò indietro, quasi non riconosceva più la consorte e i figlioletti erano diventati tutti neri per il fumo che emanava il camino. Nel primo dì di febbraio comparve finalmente un pallido sole e uscirono tutti dal nido invernale; anche il merlo si era scurito a contatto con la fuliggine.
Da allora i merli nacquero tutti neri, i merli bianchi diventarono un’eccezione di favola.

Altre  versioni alle quali si riferisce anche Dante nel Purgatorio…..

… e veggendo la caccia,
letizia presi a tutte altre dispari,
tanto ch’io volsi in sù l’ardita faccia,
gridando a Dio: “Ormai più non ti temo!”
come fé il merlo per poca bonaccia…
Sapia senese
in Dante, Purgatorio, XIII, 119 – 123

neve

(continua…)


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