Vi prego, non me ne vogliate, è un po’ lungo, ma presa dall’annuncio sono andata a ruota libera: perdonate.
Nell’ufficio delle letture di venerdì della quarta settimana, mi hanno risuonato dentro i versetti che seguono: “Nessuno v’inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l’apostasia e si rivelerà l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio.” – “Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo colui che finora lo trattiene. Allora l’empio sarà rivelato e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà con lo splendore della sua venuta.”
Viviamo in un tempo di apostasia in cui anche noi che siamno “dentro”, circondati e bombardati da catechesi subdole e accettate dalla maggior parte dell’umanità, rischiamo di soccombervi. Paradossalmente è proprio l’apostasia che evidenzia palesemente il peccato, il desiderio dell’uomo di ergersi al disopra della sua “debolezza”, di essere al di sopra di Dio, il senso di precarietà spinge ognuno di noi ad accaparrarsi più cibo, più vestiti, più case, più denaro, insomma più tutto, anche più opere di bene, per lavarci, dopo tanti peccati, la coscienza. Certo chi è fuori della Chiesa, sceglie, o almeno crede di scegliere, di sedere più in alto e questo fa sentire buoni noi che abbiamo scelto di sedere più in basso: scelto?! siamo certi che se fossimo nella loro posizione non ne approfitteremmo?! ad ognuno la propria risposta. A proposito, il Tempio di Dio siamo noi uomini.
Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo colui che finora lo trattiene. La nostra mente saggia, contemplativa, il nostro operare nella chiesa, il donare il nostro tempo alla beneficenza, fa di noi degli anestetizzati al male, lo abbiamo riconosciuto, cadiamo, ma ci rialziamo, siamo coscienti di aver bisogno di riconcigliarci con Dio e con i fratelli, ma questo avviene in un clima ovattato e personale che niente ha a che vedere con la sconfitta del male.Fratelli, perdonate se sembro dura, ma se lo sono è prima con me stessa, perchè se il Signore mi fa vedere ciò che vedo è per me, che sono la prima a pensare di essere “buona”, cosa che voi, invece, non fate affatto. Fratelli, qui è il nocciolo della questione: siamo proprio noi colui che, inconsapevolmente, trattiene “il mistero dell’iniquità”, non coloro che non sanno neanche che esista tale mistero, lo vivono e basta, ma noi che sappiamo, noi che siamo inviati nel mondo per salvarlo, noi che siamo stati chiamati per essere luce, noi che siamo “corpo di Cristo”, noi non dobbiamo aver paura di smascherarlo, noi non dobbiamo avere paura di dire:”Io sono solo peccato, il mistero dell’iniquità mi permea come la roccia la terra e lo trattiene in vita come l’atmosfera la terra.” Il dolore dell’accusa interiore non permette al Signore di guarirci, motivo per cui è venuto sulla terra, dietro questa vergogna, questo dolore, questa fragilità (“mi sono nascosto perchè sapevo di essere nudo…”)questo peccato, esso si nasconde e bivacca, confondendoci le idee con le opere parrocchiali, che facciamo tanto bene, infatti ci elogia e in questo elogio, malcelato dal nostro: “E’ opera di Dio….”, ci inganna e tenta di distruggere ancora il Signore, usando la nostra mano, le nostre voci, la nostra dottrina, il nostro catechismo e noi, convinti di fare il bene, nutriamo il male, affamato di figli di Dio, convinti di respingerlo. No fratelli, svegliamoci, “la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti”
“Allora l’empio sarà rivelato e il Signore lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà con lo splendore della sua venuta.”
Fratelli, oggi il Signore ci salva, oggi fa nuove tutte le cose, oggi noi, proprio noi che avevamo paura di mostrarci peccatori, proprio noi che pensavamo di doverci vergognare, oggi, proprio oggi abbiamo smascherato il mistero dell’iniquità; il nostro coraggio, la nostra fede, il nostro appartenere al Signore, il nostro essere il corpo del Signore ha fatto di noi degli impavidi paladini della verità, abbiamo collaborato a smascherare l‘empio che astutamente ci aveva usato come scudi, facendoci credere che Dio ce l’aveva con noi, mentre i dardi erano lanciati contro di lui, è bastato scansarci e con la pietra in fronte, “Golia” è stramazzato a terra: Potenza delle tante eucarestie celebrate, che pian piano divengono carne in noi, quella di Cristo.
Ricordate il gioco della tana, uno si accecava e gli altri si nascondevano? bene, è arrivato il Signore e ha fatto:”Tana libera tutti.!” Siamo salvi, salvi, salvi.
Lode e Gloria a Gesù.
Buona domenica di Resurrezione. (ma insomma, è Natale o Pasqua?)