Dal Vangelo secondo Marco (Mc 2,1-12)
Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te ¿ disse al paralitico ¿: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
febbraio 18, 2012 alle 19:23 |
“Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa”.Questo è il miracolo che permette tutti gli altri.Così comprendiamo profondamente il significato del sacramento della riconciliazione.Possiamo talora domandarci perché dobbiamo confessarci se già ci siamo pentiti, Dio non ci ha già perdonati? Oggi vediamo bene che è Cristo stesso che ispira la nostra ricerca di lui e gradualmente ci attira a lui.Si seppe che era in casa (ad es. che nella Parola, nei sacramenti, nella comunità, c’è Cristo vivo) e la gente corre da lui, fosse anche solo per cercare aiuti materiali…il cammino della fede è un graduale intuire sempre più che in Cristo troverò amore, vita e ogni bene.E’ un cammino graduale, lo vedo ad es. quando sono anche disposto ad un certo impegno nel cercarlo, ad es. in una comunità cristiana di crescita, dunque ho ricevuto già un dono non indifferente che, come vediamo in questo episodio, già mi porterà molti benefici.Ma vedo anche che di fronte ad un certo problema, necessità, ecco mi dico che non casca il mondo se oggi non vado.Nella ricerca della volontà di Dio non vi sono mai risposte meccaniche, sempre va fatto un discernimento, ed il Signore mi fa crescere con gradualità, insegnandomi a tenere conto di tutta la mia umanità…detto questo lungo il cammino, al crescere della grazia, sarà sempre più difficile, se non quasi impossibile trovare ragioni valide per saltare l’incontro: se mi regalano a quell’incontro mille miliardi trovo soluzioni a tutto per potervi andare, il punto è che Dio è e mi dà molto di più (e attraverso di me lo dà agli altri, ad es. alla mia famiglia, per errato amore della quale certe volte non sono andato in comunità), la mia fede crescendo lo può credere e gradualmente sperimentare sempre di più: non avrebbero potuto dire questi amici, pazienza non è stato possibile raggiungere Gesù?
Cristo in casa annunciava la Parola, è questa che chiama gradualmente le persone e ognuna secondo le sue necessità, vie, tappe, della crescita.Qui Cristo chiama di lontano, in un cammino dunque graduale, il paralitico, secondo il suo bisogno, anche nel sacramento della riconciliazione.E’ infatti Cristo che perdona, che guarisce tutto l’uomo, che muove quegli amici a cercarlo, a portargli il compagno malato.E’ l’amore di Cristo che li rende amorevoli, attenti alle sofferenze dell’altro, creativi tanto da superare ogni ostacolo, è Cristo insomma che li induce a forare il tetto della sua stessa casa (segno di un cuore che dona la vita per noi), è Cristo che li conduce fino a spalancare nella fede il cuore a lui (altro significato di questo traforo del tetto).Si riapre ogni canale tra cielo e terra, si superano le lontananze, le incomprensioni, tra gli uomini, qui rappresentate da chi sta dentro e chi sta fuori, e anche l’uomo, il paralitico, ritrova sé stesso, tutto torna verso l’armonia, l’unità.Chi ascolta la Parola a messa, in comunità, non l’ha già sentita, chi si va a confessare non si è già pentito? Ma andando giunge alla fonte inesauribile che lo ha spinto a cercare, a pentirsi, che ha già cominciato ad aprirgli il cuore e qui scopre che Dio dona vita oltre ogni aspettativa: il brano si conclude osservando che tutti, dunque anche quegli scribi che stavano seduti, paralitici nello spirito, erano non dice il testo meravigliati quanto fuori di sé, entrati cioè in una luce, in una vita, nuove.E’ incredibile vedere cosa ha fatto una sola confessione, si può rilevare: il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra e dunque lo ha donato anche a noi.
E’ allora Cristo, il suo amore che induce gli uomini ad amare sempre più profondamente ed è questa la via della guarigione.Come mai, un giorno chiederanno i discepoli al Signore, tu hai guarito una persona che invece noi non abbiamo potuto guarire? Gesù risponderà non è possibile che ciò avvenga senza la preghiera, nella quale è Dio che ci dona il suo amore e ci dona di amare, in lui, i fratelli: vista la loro fede Gesù guarì il malato, racconta il brano di oggi.Ho visto persone, anche ragazzi, stare nella prova, ad es. nella depressione, nella bulimia, e andare dallo psichiatra per anni senza ottenere risultati ed invece venire in parrocchia, riscoprire nel dialogo con me uno sguardo sereno sulla vita, di comprensione, di fiducia, di amore e verificarlo anche nell’amicizia accogliente di altri ragazzi della parrocchia e guarire così in pochi mesi.Ciò ci aiuta a riflettere anche che non si può crescere pienamente fuori della comunità, e che la comunità è anche condivisione, come cambiò Gesù la mentalità spiritualistica di tanti che all’inizio lo consideravano un mangione beone e perditempo perché, ad es., stava spesso a pranzo con le persone: ma l’amore vero perde tempo con l’altro, condivide, se l’altro vuole, la vita con lui.”Chi può rimettere i peccati se non uno” si domandano gli scribi ma perfino l’uno vive ed esiste solo come comunione, come amore.Gli scribi del vangelo di oggi possono ben rappresentare una cultura anche contemporanea piena di sé ma che non conosce l’amore, tutta basata su tecniche, su leggi, che non forano il tetto della casa cioè non penetrano nel cuore dell’uomo riaprendolo autenticamente alla vita.E qui vediamo che solo Cristo può gradualmente rivelarci la vera radice delle nostre sofferenze, delle nostre difficoltà: quelli pensavano fosse una malattia fisica e qui Cristo rivela che vi era un bisogno di riaprirsi in profondità all’amore di Dio, dei fratelli, in uno scambio reciproco.
Una grazia che si affaccia nella nostra vita comincia a non renderci insensibili alle sofferenze altrui ed è già cosa molto bella ma solo la grazia crescente che proviene da Cristo ci può portare ad amare con sempre maggiore impegno, attenzione, responsabilità.Come possiamo cambiare la vita di un nostro compagno se non lo trattiamo male come magari altri fanno, e ancora di più se lo accogliamo, lo ascoltiamo e, ancora di più, gradualmente, se gli fa piacere, chiamandolo quando usciamo con gli amici, invitandolo in comunità se pensiamo che possa interessargli…Ma ognuno di questi graduali passi in più non lo faremo se Dio non ci illuminerà sempre più.E’ bello vedere che il paralitico qui non dice una parola, accetta ogni aiuto, quante persone sono pronte, per un dono di Dio, ad accogliere il nostro amore e potremmo insieme cambiare il mondo, come avviene in questo paese? “La messe è molta ma gli operai sono pochi” dicono la fede e l’amore; l’ideologia, che non ama ma vuole proseliti, dice invece: la messe è poca e gli operai sono troppi.Il Signore ci aiuti gradualmente a scoprire che tutte le volte che diciamo sì a Dio, al vero amore fraterno, diciamo sì alla grazia che cresce sempre più in noi e ci porta sempre più con il suo amore, la sua luce, la sua forza.La pigrizia, il capriccio, mi rendono invece sempre più debole, fragile, paralitico, non attingo alla vita dello Spirito.Lo Spirito mi dona gioia, speranza, pace, anche circa il mio passato, guarisce le ferite che da anni agiscono in me e che talora neanche sapevo ben riconoscere, tendenzialmente non sono più ripiegato su di me, paralitico, ma sempre più appoggiato a Cristo, che tutto trasforma in vita, il lettuccio del paralitico è il segno di una sofferenza, anche di un peccato, vissuti da soli e che ci dominano e che invece in Cristo diventano croce e risurrezione, per questo Gesù gli dice “alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua” ed Isaia canta “non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”.
febbraio 19, 2012 alle 17:50 |
In un vangelo precedente Gesù invita a prendere la croce, qui invita a prendere la barella.
“Prendi”…..un imperativo che non è un ordine, ma un incoraggiamento ,perchè Lui fa nuove tutte le cose; la croce diventa forza nuova per continuare a camminare, la barella delle nostre paralisi gioia nello spirito per guardare alla nostra vita con rinnovata speranza.
febbraio 19, 2012 alle 19:41 |
Annuncio della Parola a tutta la folla e guarigione dalla malattia, dalla paralisi del corpo, del cuore: come una trasfigurazione nella vita di quella gente che si scoprì “fuori di sè”, in una meraviglia che li lasciava stupiti oltre la loro realtà di ragione e che li portava ad incontrare il Signore, nel perdono di Dio. Annunciato alla gente, realizzato materialmente come guarigione nel paralitico……Atto di amore estremo, che non chiede motivi, non detta regole, accoglie solo la fede di coloro che conducono l’immobilità di chi non sa lasciare il suo lettuccio….