Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 21 Febbraio 2012) con commento comunitario

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Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

6 Risposte a “Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 21 Febbraio 2012) con commento comunitario”

  1. d. giampaolo centofanti Dice:

    Questa Parola oggi ci dice dell’amore del Padre per noi ed è un dono dello Spirito per condurci sempre più profondamente nell’abbandono a Dio, abbandono che sempre più ci rende attenti al parlarci di Dio, partecipi della sua stessa vita, liberi da falsi obiettivi che ci rendono insensibili ai disegni d’amore di Dio per noi e per tutti.

  2. emasalustri Dice:

    E’ sorprendente la sintesi che il Signore fa tra l’accogliere un bambino nel suo nome, nell’accogliere lui e nell’accogliere il Padre, in definitiva, accogliere Dio è semplice come accogliere un bambino.
    Quanti altari prepariamo ad un bambino? Credo che il primo altare sia il nostro cuore, aperto, grato, desideroso, disponibile, amante, il resto lo fa il Padre stesso, che se qui è detto di accogliere Dio come un bambino, altrove è detto di accoglierlo come bambini….. pertanto Dio vuole essere sia accolto come un bambino, cioè nella semplicità, senza invenzioni macchinose, sia noi siamo invitati ad accoglierlo con la semplicità di bambini.
    la sintesi tra l’accoglienza del Regno e l’annuncio dello stesso la fa in noi lo Spirito Santo: “Lo Spirito Santo attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio….” sono molto grata al Padre perchè attraverso Gesù Cristo, con il Battesimo mi ha donato l’originaria purezza dell’infanzia spirituale, che mi fa accogliere il Regno, ma prima di tutto me lo fa vedere realmente, nella storia, mia e di ogni fratello, anche di coloro che ancora non lo sanno.

  3. teresa Dice:

    I discepoli mi appaiono molto simili a me quando non capisco, non ho coraggio di interrogare, taccio di fronte al Signore che mi interroga con la semplicità degli eventi quotidiani.
    Padre celeste,Ti ringrazio per tutto l’amore che ci doni e Ti prego: insegnami la semplicità, aiutami a togliere il superfluo anche nell’aiutare il prossimo, perchè se non è fatto con il cuore attento al la tua volontà può portami fuori strada.

  4. Simone Riva Dice:

    “Chi accoglie …nel mio nome…”
    La parola di oggi mi ha fatto soffermare sull’accoglienza, sul fare il bene nel suo nome. Quanto di ciò che faccio nella giornata lo faccio nel suo nome, e quanto lo faccio nel mio nome?
    Che differenza c’è tra accogliere, tra fare il bene e fare invece queste cose nel nome suo?
    Il confine può sembrare sottile e anche a prima vista si potrebbe pensare che comunque il bene è il bene a prescindere in nome di chi lo compio. Ma a questo proposito mi viene in mente il detto “ciò che non strozza ingrassa” e mi verrebbe da trasformarlo in questo modo: “il bene non fatto nel nome di Dio ingrassa il mio io”.
    Quindi apparentemente nel fare il bene di mia iniziativa, nel mio nome non c’è nulla di male, ma il rischio è che il mio ego cresca ed un ego che diviene troppo grande rischia di non riuscire più a trovare Dio nella sua vita.
    Ecco quindi l’importanza di trovare in Dio l’ispirazione del bene, dell’accoglienza. E allora la domanda che oggi mi sento è: quali sono i piccoli che oggi il Signore mi chiama ad accogliere?
    Signore Ti prego aiutami a ricercare sempre più in Te la fonte delle mie azioni, aiutami ad essere sempre più illuminato a comprendere quale sia il bene che mi chiami a compiere nel Tuo nome affinchè sia sempre meno il bene che compio che va ad ingrassare il mio io.

  5. Marco Ascenzi Dice:

    Il peccato di superbia in cui sono caduti gli apostoli, sembra un errore così banale e nello stesso tempo così facile da evitare, nel cammino di fede di ognuno di noi. Non sembra proprio così, il pericolo di elevarci o ancora peggio di sostituirci a Dio, è sempre dietro l’angolo e solo attraverso la preghiere ed un sano discernimento spirituale, possiamo evitare di fare questi grossi errori. Solo allora Cristo può venire in nostro aiuto, proprio perchè abbiamo creato dentro di noi quel terreno fertile, dove può germogliare quel seme di amore e di sapienza e chi ci permette di volare basso e di essere umili e più simili a Lui.

  6. pmartucci Dice:

    II discepoli univano il loro non capire al timore di chiedere, di interrogare Gesù. Forse perchè era davvero troppo difficile accettare un annuncio di dolore, di morte, di rifiuto, tanto ingiusto da diventare incomprensibile…meglio non chiedere, meglio tacere ….. A volte è proprio questa la nostra esperienza, chiuderci e impedire al cuore di capire, non voler comprendere, per timore, per un senso troppo forte di ingiustizia nel dolore, ci rendiamo inconcepibile l’amore che Cristo ha mostrato a noi con la sua vita, tanto più inconcepibile sperimentarlo nella nostra vita. E rivolgiamo lo sguardo piuttosto alla nostra razionalità, al concretezza di valutazioni e programmi, di cose da fare, impedendo, noi per primi, all’amore del Signore di darci soffio di vita, forza, consapevolezza, insomma di darci quella lente attraverso cui leggere le nostre difficoltà, i dubbi, i dolori. Ci sembra, talvolta, che la preghiera sia inutile, inascoltata, e lasciamo parlare i nostri dubbi, quelli che, pur tacendo, comunque sappiamo di esprimere magari con l’ incoerenza tra le nostre parole e i fatti o magari evitando, proprio come i discepoli, un confronto diretto col Signore, nella preghiera, nella confessione. Bello ma soprattutto mite ed eloquente il gesto di Gesù che insegna con semplicità, ponendo in mezzo ai discepoli un bambino…. l’umiltà, la fragilità, la creatura bisognosa al centro della vita, del cuore di ciascuno, e dell’amore del Signore, insomma sapere di potersi e doversi affidare nella propria umanità “non brava”, “non prima”….

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