Archivio per la categoria ‘carità’

Ventiseiesima catechesi di Benedetto XVI sulla preghiera

febbraio 8, 2012

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2012/
documents/hf_ben-xvi_aud_20120208_it.html

Al termine della catechesi il papa ha pronunciato questo

APPELLO

Cari fratelli e sorelle,

nelle ultime settimane un’ondata di freddo e di gelo si è abbattuta su alcune Regioni dell’Europa provocando forti disagi e ingenti danni, come sappiamo. Desidero manifestare la mia vicinanza alle popolazioni colpite da così intenso maltempo, mentre invito alla preghiera per le vittime e i loro familiari. Al tempo stesso incoraggio alla solidarietà affinché siano soccorse con generosità le persone provate da tali tragici avvenimenti.

vedere anche, in proposito, ad es.:

http://gpcentofanti.wordpress.com/2012/02/04/emergenza-freddo/

Video Rai: A sua immagine, Don Tonino Bello

febbraio 6, 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5b46b3ab-af21-4889-96ac-14ba96b6409c.html

Video Rai: Sulla via di Damasco, Il miracolo di Calcutta

febbraio 2, 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-961eca28-bb4e-4df7-a182-9fa03266a40e.html#p=0

Due video Rai: Sulla via di Damasco, Volontariato / Il regista Zanussi parla di Wojtyla

dicembre 20, 2011

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2011-12-17&ch=2&v=99347&vd=2011-12-17&vc=2solo

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2011-12-16&ch=1&v=99094&vd=2011-12-16&vc=1

I link di rai replay sono attivi solo per alcuni giorni.

Card. X.N. Van Thuan. Testimone di Dio e della sua opera

novembre 8, 2011
DIO E LA SUA OPERA
A causa del tuo amore infinito,
Signore,
mi hai chiamato a seguirti,
a essere tuo figlio e tuo discepolo.
Poi mi hai affidato una missione
che non somiglia a nessun’altra,
ma con lo stesso obiettivo degli altri: 
essere tuo apostolo e testimone.
Tuttavia, l’esperienza mi ha insegnato
che io continuo a confondere le due realtà: 
Dio e la sua opera.
Dio mi ha dato il compito delle sue opere. 
Alcune sublimi,
altre più modeste;
alcune nobili,
altre più ordinarie.
Impegnato nella pastorale in parrocchia, 
tra i giovani,
nelle scuole,
tra gli artisti e gli operai,
nel mondo della stampa,
della televisione e della radio,
vi ho messo tutto il mio ardore
impiegando tutte le capacità.
Non ho risparmiato niente,
neanche la vita.
Mentre ero così appassionatamente 
immerso nell’azione,
ho incontrato la sconfitta
dell’ingratitudine,
del rifiuto di collaborazione, 
dell’incomprensione degli amici,
della mancanza di appoggio dei superiori, 
della malattia e dell’infermità,
della mancanza di mezzi…
Mi è anche capitato, in pieno successo, 
mentre ero oggetto di approvazione,
di elogi e di attaccamento per tutti,
di essere all’improvviso spostato
e cambiato di ruolo.
Eccomi, allora, preso dallo stordimento vado a tentoni,
come nella notte oscura.
Perché, Signore, mi abbandoni?
Non voglio disertare la tua opera.
Devo portare a termine il tuo compito, 
ultimare la costruzione della Chiesa…
Perché gli uomini attaccano la tua opera? 
Perché la privano del loro sostegno?
Davanti al tuo altare, accanto all’eucaristia, 
ho sentito la tua risposta, Signore:
«Sono io colui che segui e non la mia opera! 
Se lo voglio mi consegnerai il compito affidato. 
Poco importa chi prenderà il tuo posto;
è affar mio.
Devi scegliere Me! ».
François Xavier Nguyen van Thuân, nell’isolamento
a Hanoi (Nord Viet Nam), 11 febbraio 1985, nella  memoria dell’ Apparizione dell’Immacolata a Lourdes

Il cardinale Xavier Nguyen Van Thuan, perseguitato dal governo comunista del Vietnam, ha trascorso 13 anni della sua vita in prigione, dal 1975 al 1988. Liberato, Giovanni Paolo II lo ha eletto presidente del “Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace” e poi cardinale. Morto nel 2002, dal 22 ottobre 2010 è stato aperto il processo di beatificazione.

http://www.vanthuanobservatory.org/cardinale-van-thuan/testimonianze.php?lang=it (continua…)

16 agosto. Ricordo di Frère Roger

agosto 16, 2011

Capiamo abbastanza che, duemila anni fa, il Cristo è venuto sulla terra non per creare una nuova religione, ma per offrire una comunione in Dio ad ogni essere umano? Dopo la sua resurrezione, la presenza del Cristo si fa concreta attraverso una comunione di amore che è la chiesa. I cristiani avranno il cuore così ampio, l’immaginazione così aperta, l’amore così ardente da scoprire questa via dell’Evangelo: senza ritardo, vivere da riconciliati?
Se la vocazione ecumenica ha provocato notevoli dialoghi e scambi, come dimenticare questa parola di Cristo: «Va’ prima a riconciliarti»? A forza di rinviare a più tardi la riconciliazione dei cristiani, l’ecumenismo, senza rendersene conto, potrebbe alimentare un’attesa illusoria.
Quando i cristiani permangono in una grande semplicità e in un’infinita bontà del cuore, quando sono attenti a scoprire la bellezza profonda dell’animo umano, sono portati ad essere in comunione gli uni con gli altri nel Cristo.
Una credibilità può rinascere presso i giovani, quando questa comunione che è la chiesa si fa limpida, cercando con tutta la sua anima di amare e perdonare; quando, anche con pochi mezzi, si fa accogliente, vicina alle pene umane. Mai distante, mai sulla difensiva, liberata dalle severità, essa può irradiare l’umile fiducia della fede fin nei nostri cuori umani.
Sì, il Cristo chiama noi poveri dell’Evangelo a realizzare la speranza di una comunione. Anche il più semplice dei più semplici può riuscirci…

…Penso che dalla mia gioventù non mi abbia mai abbandonato l’intuizione che una vita di comunità poteva essere un segno che Dio è amore, e amore soltanto. A poco a poco cresceva in me la convinzione che era essenziale creare una comunità con uomini decisi a donare tutta la loro vita, e che cercassero sempre di capirsi e riconciliarsi: una comunità dove la bontà del cuore e la semplicità sarebbero al centro di tutto.(Frère Roger, Dio non può che amare)

http://www.taize.fr/it_article10090.html

Il 16 agosto 2005, durante la preghiera della sera che raduna la Comunità di Taizé e migliaia di giovani, frère Roger viene ucciso nella chiesa della Riconciliazione. Il 12 maggio precedente, circondato dai suoi fratelli, aveva festeggiato i suoi 90 anni nella semplicità e nella letizia.
Nel 1940, dopo aver concluso gli studi di teologia a Losanna e a Strasburgo, Roger Schutz, figlio di un pastore riformato svizzero, si stabilisce a Taizé, piccolo paese della Borgogna dove intende iniziare una comunità monastica dedicata alla riconciliazione dei cristiani e tesa ad alleviare la miseria umana. Nel 1949, i primi sette fratelli si impegnano nella vita comune. Convinto della necessità di fare di questa comunità un segno visibile di unità, frère Roger vi accoglie in un primo tempo fratelli appartenenti a diverse confessioni evangeliche, e successivamente, dal 1969, anche cattolici. Da allora Taizé costituisce un riferimento spirituale ed ecumenico di primo piano non solo per il mondo ecclesiale, ma anche per le decine di migliaia di giovani che la comunità accoglie anno dopo anno.
Vicino a papa Giovanni XXIII e al patriarca Athenagoras di Costantinopoli, frère Roger ha partecipato al Concilio Vaticano II in qualità di osservatore. Il suo desiderio profondo di unità lo ha sempre condotto a cercare gesti e simboli capaci di evocare, al di là delle difficoltà, l’avvento di una primavera della chiesa, chiamata ad essere una «terra di riconciliazione, di condivisione, di semplicità» al cuore della famiglia umana.

(tratto da www.monasterodibose.it)

NUOVI AIUTI DEL PAPA PER IL CORNO D’AFRICA. MONS. DAL TOSO: LA CRISI IN OCCIDENTE NON FACCIA DIMENTICARE CHE C’È CHI MUORE DI FAME

agosto 13, 2011

2011-08-13 Radio Vaticana

Il Papa continua a seguire da vicino la drammatica situazione delle popolazioni del Corno d’Africa colpite dalla carestia: attraverso il Pontificio Consiglio Cor Unum, ha inviato un sostanzioso aiuto ad alcune diocesi dell’area, dove i civili continuano a fuggire non solo spinti dalla fame ma anche dalla guerra. Sul nuovo intervento di Benedetto XVI ascoltiamo mons. Giovanni Pietro Dal Toso, segretario di Cor Unum, al microfono di Sergio Centofanti:00:02:04:54

R. – Il Papa era intervenuto già il 17 luglio e poi ripetutamente su questa vicenda; aveva dato inizialmente, tramite il nostro dicastero, un aiuto per la Somalia e adesso ha voluto dare un ulteriore segno della sua partecipazione a questa tragedia con un aiuto ad alcune diocesi del Kenya e dell’Etiopia che stanno svolgendo un lavoro di accoglienza e di assistenza della popolazione che, come lei sa, vive di due problemi fondamentali: uno è la siccità con la carestia che si è ingenerata, e poi a questo si è aggiunto il problema dei profughi e degli sfollati interni.

D. – Ora l’importante è non abbassare la guardia, anche per quanto riguarda la comunità internazionale…

R. – Sì. Io credo che questa sia stata la linea della Santa Sede e del Santo Padre da subito: spingere la comunità internazionale ad intervenire in una situazione che si sta trascinando da molto tempo e, purtroppo, dobbiamo dire anche, per molto tempo nell’indifferenza generale. Devo dire che ho l’impressione che adesso ci sia un’attenzione maggiore al problema, anche di fronte alle molte emergenze di oggi, come la crisi finanziaria cui stiamo assistendo. A volte, però, forse si rischia di dimenticare le emergenze che toccano popoli già poverissimi e in grandi difficoltà.

D. – Qual è la presenza della Chiesa in queste regioni?

R. – La presenza della Chiesa è una presenza già strutturata, nel senso che sul posto ci sono già diocesi e vicariati apostolici che sono stati la base per un intervento a favore delle popolazioni. Mi sembra questa, peraltro, una cosa molto importante da rilevare, cioè come in questa occasione le diocesi africane, le Caritas locali africane, la popolazione del posto – i cattolici del posto – siano stati i primi a dare una mano. Quindi, c’è stato anche un aiuto che è partito immediatamente dagli africani stessi. Ovviamente, la Caritas Internationalis sta predisponendo un piano più articolato e più vasto insieme anche ad altre agenzie per sostenere questi sforzi che – ripeto – sono già partiti dalla Chiesa locale. (gf)

Benedetto XVI esorta all’impegno dei cattolici in politica

luglio 13, 2011

Ad es. durante la sua recente visita nel Veneto, ad Aquileia, culla dell’evangelizzazione del Nordest, Benedetto XVI è tornato a ripetere il suo invito all’impegno dei cristiani in politica.

Queste le sue parole: «Come attesta la lunga tradizione del cattolicesimo in queste regioni, continuate con energia a testimoniare l’amore di Dio anche con la promozione del “bene comune”: il bene di tutti e di ciascuno. Le vostre comunità ecclesiali hanno in genere un rapporto positivo con la società civile e con le diverse istituzioni. Continuate ad offrire il vostro contributo per umanizzare gli spazi della convivenza civile. Da ultimo, raccomando anche a voi, come alle altre Chiese che sono in Italia, l’impegno a suscitare una nuova generazione di uomini e donne capaci di assumersi responsabilità dirette nei vari ambiti del sociale, in modo particolare in quello politico. Esso ha più che mai bisogno di vedere persone, soprattutto giovani, capaci di edificare una “vita buona” a favore e al servizio di tutti. A questo impegno infatti non possono sottrarsi i cristiani, che sono pellegrini verso il cielo, ma che già vivono quaggiù un anticipo di eternità».


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