Archivio per la categoria ‘Liturgia del giorno’

Il dono ereditario del Nuovo Testamento

aprile 19, 2012

Dai «Trattati» di san Gaudenzio da Brescia, vescovo

Il sacrificio celeste istituito da Cristo è veramente il dono ereditario del suo Nuovo Testamento: è il dono che ci ha lasciato come pegno della sua presenza quella notte, quando veniva consegnato per essere crocifisso.
È il viatico del nostro cammino. È un alimento e sostegno indispensabile per poter percorrere la via della vita, finché non giungiamo, dopo aver lasciato questo mondo, alla nostra vera meta, che è il Signore. Perciò egli disse: Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete la vita in voi (cfr. Gv 6, 53). (……) Il pane è considerato con ragione immagine del corpo di Cristo. Il pane, infatti, risulta di molti grani di frumento. Essi sono ridotti in farina e la farina poi viene impastata con l’acqua e cotta col fuoco. Così anche il corpo mistico di Cristo è unico, ma è formato da tutta la moltitudine del genere umano, portata alla sua condizione perfetta mediante il fuoco dello Spirito Santo. (…..) Per il sangue di Cristo vale, in un certo senso, l’analogia del vino, simile a quella del pane. Dapprima c’è la raccolta di molti acini o grappoli nella vigna da lui stesso piantata. Segue la pigiatura sul torchio della croce. C’è quindi la fermentazione, che avviene, per virtù propria, negli ampi spazi del cuore, pieno di fede, di coloro che lo assumono.
Liberandovi pertanto dal potere dell’Egitto e del faraone, cioè dal diavolo, cercate di ricevere il sacrificio pasquale di salvezza, cioè il corpo e il sangue di Cristo, con tutto l’ardente desiderio del vostro cuore, perché il nostro uomo interiore sia santificato dallo stesso Signore nostro Gesù Cristo, che crediamo presente nei santi sacramenti e la cui virtù dura nel suo inestimabile valore per tutti i secoli.

Pane di vita sei
spezzato per tutti noi
chi ne man_gia per sempre in Te vivrà.
Veniamo al Tuo santo altar,
mensa del Tuo amor,
come pane vieni in mezzo a noi.

Il Tuo corpo ci sazierà,
il Tuo sangue ci salverà,
perché Signor, Tu sei morto per amore
e ti offri oggi per noi.

Fonte di vita sei,
immensa carità,
il Tuo sangue ci dona l’eterni_tà.
Veniamo al Tuo santo altar,
mensa del Tuo amor,
come vino vieni in mezzo a noi.

Sinfonia d’Amore

dicembre 23, 2011

“Essere testimoni della luce, e possiamo esserlo solo se portiamo in noi la luce, se siamo non solo sicuri che la luce c’è, ma che abbiamo visto un po’ di luce. Nella Chiesa, nella Parola di Dio, nella celebrazione dei Sacramenti, nel Sacramento della Confessione, con il perdono che riceviamo, nella celebrazione della Santa Eucaristia dove il Signore si dà nelle nostre mani e cuori, tocchiamo la luce e riceviamo questa missione: essere oggi testimoni che la luce c’è, portare la luce nel nostro tempo” (Benedetto XVI, Omelia dell’11 dicembre del 2011).

Dal Vangelo di oggi Lc1, 60Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». (….)66Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Una sinfonia d’amore. L’origine dei nomi delle sette note musicali  ha relazione proprio con Giovanni Battista. Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, ciascuno di questi nomi è tratto dalla prima sillaba dei sette versi della prima strofa dell’inno liturgico “Ut queant laxis”, scritto da Paolo Diacono,  in onore del Battista. Guido d’Arezzo, monaco benedettino inventore del pentagramma, si servì di questo inno a scopo didattico. Applicando al testo dell’Inno una nuova melodia, mise in risalto al principio di ciascun verso, la successione delle attuali note musicali, UT, RE, MI, FA, SOL, LA. La prima sillaba di ogni verso inizia salendo di tono rispetto a quella precedente, costituendo così la moderna scala ascendente.

Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
Sancte Johannes.


Affinché possano cantare
con voci libere
le meraviglie delle tue gesta
i servi Tuoi,
cancella il peccato
dal loro labbro impuro,
o San Giovanni.

L’UT, divenne poi in Italia DO. La medievale UT restò invece in Francia, dove è usato ancora oggi; il SI (S J Sancte Johannes), anch’esso per influsso dell’inno a San Giovanni, venne probabilmente introdotto alla fine del Quattrocento.

(continua…)

Ferie maggiori (e non novena) di avvento (17 – 23 dicembre).Antifone maggiori, dette anche Antifone O

dicembre 17, 2011

L’elemento più caratteristico della settimana che va dal 17 al 23 dicembre,
da non confondersi con la novena, è la presenza delle cosiddette antifone “O”, sia
nella Liturgia delle Ore come antifone al Magnificat, sia nella celebrazione
dell’Eucarestia come versetti del canto al Vangelo (nei giorni feriali, NdE). Così chiamate perché iniziano
sempre con il vocativo formato dall’interazione “O”, seguito da uno dei titoli
attribuiti a Gesù, sono sette preghiere molto antiche entrate nella liturgia intorno
al IX secolo. Esse sono composte da passi biblici, tratti quasi letteralmente dalla
versione latina di S. Girolamo, e sviluppano un tema biblico particolare ricavato
dal titolo con cui iniziano: O Sapientia, O Adonai, O Radix Iesse, O Clavis David, O
Oriens, O Rex gentium, O Emmanuel . Le lettere iniziali di titoli latini, messe in ordine
dall’ultima alla prima, formano l’acrostico “ERO CRAS” ( “Sarò domani”): è la
promessa di Cristo nell’imminenza della sua venuta.
In antico queste invocazioni erano eseguite con molta solennità nelle
cattedrali e nei monasteri. Anche la riforma liturgica del Concilio Vaticano II ha
voluto mantenerle, sia per il ricco contenuto scritturistico, sia per l’antichissima e
ininterrotta tradizione, che le ha conservate intatte fino a noi. Le antifone “O”
sono fonte di ispirazione e di preghiera per invocare la venuta del Signore e ci
fanno così da guida nei giorni di preparazione al Natale. (A cura di Fabrizio Luzi)
La Grandezza, la Sublimità della Liturgia e dei suoi testi sta nel
creare un percorso attraverso il quale “Accade” il Mistero
rappresentato!
Davvero lo “Stupore” ci coglie quando ci lasciamo guidare dallo
Spirito Santo nel Contemplare queste Opere così Perfette, così capaci di
Introdurci nel Mistero di Vita che si fa in noi Vita!
Le Antifone “O” sono un percorso Biblico – Liturgico di
preparazione all’Evento del Natale.
Oh! Stupore, che ripercorre le tappe significative della Storia della
Salvezza per approdare al Suo Lieto e definitivo Compimento in Cristo
Gesù che si fa carne nell’Uomo per l’Uomo!
Dare Onore e Merito all’Autore di questi testi significa predisporsi
noi, oggi, a Vivere l’Avvento dell’Evento! Lo Stupore Nasce e Cresce nel
comprendere che Gesù non vuole solo Venire nella Storia in Maria, ma
chiama me ad Accoglierlo, a permettergli di fare della mia Vita “La
Sua Mangiatoia!”
Sì il Natale vissuto con le Antifone “O” ci restituisce la Dimensione
del Dono che il Padre ha fatto a ciascuno di noi in Suo Figlio Gesù…
Nello Stupore proclamiamo…
Vieni Signore Gesù! Fai di me, di Noi, la Tua Casa!

Al link qui sotto i video delle antiche Antifone O cantate e con gli spartiti:

http://www.cantualeantonianum.com/2009/12/le-antifone-maggiori-dette-anche.html

Benedetto XVI celebra i Vespri nella Basilica di San Pietro con gli universitari di Roma

dicembre 15, 2011

Per vedere il video registrato dei vespri raggiunto il link qui sotto passare con la freccetta su video e poi cliccare su web-tv; poi selezionare agenda, poi la data del mercoledì 15 dicembre 2011, poi cliccare sull’iconcina on demand corrispondente alla celebrazione in questione.

http://www.radiovaticana.org/it1/index.asp

Ed ecco il teso scritto dell’omelia del papa:

http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2011/12/il-papa-agli-universitari-romani-essere.html

L’Avvento inizia Domenica 27 Novembre 2011 – Buon anno… Liturgico!

novembre 26, 2011

Felice Anno Nuovo!…  ”Cristo viene ora, oggi! – è vivo e vitale, fa la differenza nella vita del mondo attraverso la preghiera, la testimonianza e le buone opere di tutti coloro che lo seguono.”

La prima settimana di avvento è il primo giorno dell’anno liturgico, in cui aspettare e invocare la venuta di Cristo nella nostra vita. Uno dei modi migliori per prepararsi alla stagione molto speciale di Avvento è quello di “entrare in contatto con noi stessi”. Può sembrare strano, ma un sintomo della nostra vita contemporanea è che si può spesso essere abbastanza “fuori contatto” con quello che sta succedendo nei nostri cuori.

Stiamo per iniziare il nostro Avvento, nel momento in cui la nostra cultura occidentale inizia i preparativi per il Natale. È un tempo “occupato”, e la testa è piena di dettagli da ricordare e organizzare.

Questi sono giorni molto preziosi per noi per entrare in contatto intimo con il nostro bisogno di salvezza.

È un tempo per “fare amicizia” con le nostre lacrime, le nostre tenebre, la nostra fame e la sete. Che cosa mi manca? Che sfugge alla mia presa? Che nome posso dare alla “inquietudine” nel mio cuore? Qual è il vuoto che continuo a cercare di “riempire” con il cibo, con le fantasie, con le mille attività, con la frenesia di questo periodo? Qual è il conflitto che mi sta “divorando”? Qual è il comportamento senza amore, egocentrico e peccaminoso per il quale non ho chiesto il perdono e la guarigione? Dove ho bisogno di una pace che il mondo non può dare?

Scoprire “dove” ho bisogno di un Salvatore è il modo di prepararsi per l’Avvento (per la venuta di Cristo nella nostra vita). Mi sto preparando per ascoltare le promesse, ascoltare questi testi ricchi – nella Liturgia delle Ore e nella Santa Messa – che annunciano la liberazione che tanto ho atteso. Quando il mio cuore è aperto, quando le mie mani sono aperte, quando la mia bocca è aperta e pronta a chiedere libertà, guarigione e pace, allora sono pronto per iniziare l’Avvento.

Citazioni: “A proposito di Oggi” per il 27 novembre da Divine Office e “Preparazione per l’Avvento” di Creighton University

Dalla Parola…una parola: Perseveranza

novembre 23, 2011

“Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”

L’altro giorno ho visto una formica che trasportava una foglia enorme. La formica era piccola e la foglia doveva essere almeno due volte il suo peso.
Ora la trascinava, ora la sollevava sopra la testa. Quando soffiava il vento, la foglia cadeva, facendo cadere anche la formica.
Fece molti capitomboli, ma nemmeno questo fece desistere la formica dalla sua impresa. L’osservai e la seguii, finché giunse vicino a un buco, che doveva essere la porta della sua casa.
Allora pensai: “Finalmente ha concluso la sua impresa!”. Mi illudevo. Perché, anzi, aveva appena terminata solo una tappa.
La foglia era molto più grande del foro, per cui la formica lasciò la foglia di lato all’esterno ed entrò da sola. Così¬ mi dissi: “Poverina, tanto sacrificio per nulla.”
Mi ricordai del detto popolare: “Nuotò, nuotò e morì sulla spiaggia.” Ma la formichina mi sorprese. Dal buco uscirono altre formiche, che cominciarono a tagliare la foglia in piccoli pezzi.
Sembravano allegre nel lavoro. In poco tempo, la grande foglia era sparita, lasciando spazio a pezzettini che ormai erano tutti dentro il buco.
Immediatamente mi ritrovai a pensare alle mie esperienze. Quante volte mi sono scoraggiato davanti all’ingorgo degli impegni o delle difficoltà ? Forse, se la formica avesse guardato le dimensioni della foglia, non avrebbe nemmeno cominciato a trasportarla.
Ho invidiato la perseveranza, la forza di quella formichina. Naturalmente, trasformai la mia riflessione in preghiera e chiesi al Signore che mi desse la tenacia di quella formica, per “caricare” le difficoltà di tutti i giorni. Che mi desse la perseveranza della formica, per non perdermi d’animo davanti alle cadute.
Che io possa avere l’intelligenza, l’abilità di quella formichina, per dividere in pezzi il fardello che, a volte, si presenta tanto grande.
Che io abbia l’umiltà per dividere con gli altri i frutti della fatica come se il tragitto non fosse stato solitario.
Chiesi al Signore la grazia di riuscire, come quella formica, a non desistere dal cammino, specie quando i venti contrari mi fanno chinare la testa verso il basso e specie quando, per il peso di ciò che mi carica, non riesco a vedere con nitidezza il cammino da percorrere.
La gioia delle larve che, probabilmente, aspettavano il cibo all’interno, ha spinto quella formica a sforzarsi e superare tutte le avversità della strada.
Dopo il mio incontro con quella formica, sono stato rafforzato nel mio cammino.
Ringrazio il Signore per averla messa sulla mia strada e per avermi fatto passare sul cammino di quella formichina.
I sogni non muoiono, solo si assopiscono nel cuore della gente.
Basta svegliarli, per riprendere il cammino!
(Ninon Rose Hawryliszyn e Silva)

Tieni sempre presente…
(Madre Teresa di Calcutta)
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che è importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei vivo, sentiti vivo.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite… insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece di compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non fermarti mai.

Maria piccola Maria

novembre 21, 2011

Dai vangeli apocrifi (protovangelo di Giacomo)

[2] Quando la bambina compì i tre anni, Gioacchino disse: “Chiamate le figlie senza macchia degli Ebrei: ognuna prenda una fiaccola accesa e la tenga accesa affinché la bambina non si volti indietro e il suo cuore non sia attratto fuori del tempio del Signore”.
Quelle fecero così fino a che furono salite nel tempio del Signore.
Il sacerdote l’accolse e, baciatala, la benedisse esclamando: “Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni.
Nell’ultimo giorno, il Signore manifesterà in te ai figli di Israele la sua redenzione”.

[3] La fece poi sedere sul terzo gradino dell’altare, e il Signore Iddio la rivestì di grazia; ed ella danzò con i suoi piedi e tutta la casa di Israele prese a volerle bene.

Libera un’anima dal Purgatorio il 2 Novembre con l’Indulgenza Plenaria nel giorno della Commemorazione dei Defunti

ottobre 30, 2011

Il 2 Novembre è il giorno della Commemorazione dei Defunti, il giorno in cui la Chiesa Cattolica ricorda tutti coloro che sono morti e ora sono in Purgatorio, per essere purificati dai loro peccati veniali prima di entrare pienamente in Paradiso. Un tempo, i cattolici accorrevano alle loro chiese nel “giorno dei morti”, per offrire preghiere in ricordo dei loro amici e delle persone care. In questi giorni, però, la maggior parte delle Messe del 2 Novembre sono poco frequentate.

Dal momento che pregare per i morti è nostro dovere cristiano, è triste vedere quanta poca attenzione è rivolta alla Commemorazione dei Defunti. Specialmente dal momento che vi è una indulgenza plenaria che si può ottenere per le anime del Purgatorio il 2 Novembre. Una indulgenza plenaria rimuove la pena temporale per i peccati – e così, in effetti, rilascia un anima dal purgatorio.

Tutto quello che dovete fare è visitare una chiesa, recitare un Padre Nostro e il Credo, partecipare alla Comunione, e pregare un ulteriore Padre Nostro e un’Ave Maria per le intenzioni del Santo Padre.

Il requisito finale è che si prenda parte al sacramento della Confessione, ma si può fare fino a sette giorni prima o dopo.

Questa indulgenza nel giorno dedicato ai Defunti è un modo meraviglioso per mostrare il vostro amore per un amico o un familiare che è morto. In meno di un’ora il 2 Novembre è possibile rilasciare un’anima del Purgatorio. Perché non ottenere l’indulgenza per i vostri cari?

Per saperne di più: COSTITUZIONE APOSTOLICA INDULGENTIARUM DOCTRINA DI SUA SANTITÀ PAOLO PP.VI

Tratto da un articolo in lingua inglese di Scott P. Richert, Guida al Cattolicesimo © 2010 About.com, una parte del The New York Times Company

14 settembre. Esaltazione della croce

settembre 14, 2011

Crocifisso di San Damiano

(Crocifisso di s. Damiano. Non è possibile identificare con certezza i santi ai lati della croce, ma si ritiene che essi, comunque, rappresentino l’umanità intera raggiunta dal vangelo, siano essi due evangelisti o due apostoli o il popolo ebraico ed i gentili, riuniti in unità. Il braccio orizzontale della croce spesso viene prolungato con le figure degli evangelisti, ad indicare l’abbraccio del mondo intero da parte del Cristo. E’ una sottolineatura dell’aspetto cosmico della croce.tratto da www.gliscritti.it)

Oggi la chiesa universale celebra l’esaltazione della Croce.

L’origine più remota di questa festa risiede nell’adorazione che veniva anticamente riservata il Venerdì santo allo strumento di esecuzione del Messia, come attesta la pellegrina Eteria nel diario del suo pellegrinaggio ai luoghi santi. In seguito, la festa odierna passò a commemorare il ritrovamento della croce di Cristo, e fu trasmessa all’occidente dalle riforme promosse da papa Sergio I, che era di origine orientale. La data del 14 settembre è quella della dedicazione della basilica dell’Anastasis (resurrezione) sorta nella prima metà del IV secolo tra il Golgota e il sepolcro di Gesù. Nella festa dell’Esaltazione l’occidente e l’oriente, pur con diversità di accenti, concordano da sempre nel contemplare la croce come strumento della redenzione universale: «Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo», canta l’antifona latina all’Evangelo; nell’ufficiatura bizantina, la croce viene elevata dal presidente dell’assemblea verso i quattro punti cardinali, mentre i fedeli cantano: «Signore, pietà», a significare che attraverso la croce la salvezza è giunta fino ai confini della terra. La croce è e resta l’unico luogo in cui è possibile contemplare la vera immagine del Dio che si china sulle sofferenze degli uomini. I cristiani ricordano con questa festa la vera beatitudine del discepolo, chiamato alla vita piena attraverso la partecipazione al cammino pasquale del Figlio di Dio.(Tratto da Comunità di Bose, Il libro dei testimoni, Edizioni San Paolo, Milano, 2002)

Il Crocifisso ci rivela il volto di Dio. La conoscenza del vero Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, misericordioso e pieno di amore e di bontà, passa per la conoscenza del volto del Crocifisso.
Se pensiamo Dio soltanto con i nostri concetti umani, se lo immaginiamo come colui che detiene al massimo grado tutta la potenza, tutto l’onore, tutta la gloria, tutto il diritto, come colui che potrebbe rivendicare la signoria di tutta la terra, siamo come la gente comune e i capi di cui ci narra I’Evangelo, i quali dicono: «Dio non può rivelarsi nella morte di croce».
Invece, Dio amore, bontà, misericordia, si rivela proprio nel linguaggio della croce. La vera onnipotenza è quella capace di annullarsi per amore, di accettare la morte per amore.

(Carlo Maria Martini, da Non temiamo la storia)

Trinità. Botticelli

giugno 19, 2011

Oggi si celebra la solennità della Santissima Trinità

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20270

Sandro Botticelli, SS. Trinità tra i SS. Maddalena, Giovanni Battista, Raffaele e Tobia (Pala delle Convertite), 1491-93, Courtauld Institute Galleries, Londra


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.