Archivio per la categoria ‘Poesie’

Miracoli (da: Piccolo magnificat)

maggio 24, 2012

Dove il sole si fa mare
e la nube si fa vento
e la neve torrente,
di là io vengo,
io che ho lambito
i confini del tempo
come in uno specchio
lacustre e vedevo riflesso,
oltre il grigio ed il nero
di questo dolente acquerello,
quasi nascosto, umile, terso,
uno spicchio di cielo.

D.M.Turoldo. Silvae plaudite manibus

maggio 13, 2012

 

Egli è nella nube distesa sul solco nero.
Egli è nel raggio che ferisce la nube
acutissima lama
tra onda che nasce e onda che muore.

Egli è nel cuore della pietra
e dentro la conchiglia del mare.
Egli è la voce del bosco al mattino
e luce che inonda le vigne
e vento ondeggiante sul grano.

Egli è la gioia serale
nel canto azzurro di allodole
nelle risa dei bimbi sul prato.

Tutto il giorno in cammino a donare
gioia alle cerve alle rondini
in volo su torrenti e valli.

O selve, battete le mani
quando lo vedete passare:
sandali porta di pellegrino
o come ortolano vestito
o con sacco di mendicante.

Nel giardino lo attende la notte
alla porta sempre socchiusa. E non viene,
ne si lascia toccare. Nessuno
nessuno degli amori lo sazia.
Al balcone mi lascia un fiore
una goccia di sangue

e poi solo nella grande pianura…

( D. M. Turoldo, da …O sensi miei)

Dal Salmo 55(54). M.Veladiano. Volare. P Neruda, Occorre volare… M. Chagall, La passeggiata

maggio 9, 2012

Dal Salmo 55(54)

7Dico: “Chi mi darà ali come di colombaper volare e trovare riposo?

8Ecco, errando, fuggirei lontano,abiterei nel deserto.
9In fretta raggiungerei un riparodalla furia del vento, dalla bufera”.
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C’è un’impronta sempre. È il prezzo del corpo. Si mangia e si lasciano ossa sul piatto. Si cammina e la terra se ne ricorda. Se si corre, addirittura trema la terra, e si può disturbare chi ha bisogno di silenzio. Ci sono anche sentimenti più pesanti del corpo. La rabbia ad esempio riesce a raddoppiarci, piombo anche sull’anima, che così annienta dispute secolari sul suo esistere. Si può voler essere più leggeri del proprio corpo e anche di qualsiasi nostra anima infelice. Onnipotente delirio qui in terra, e si può fin morire di questo desiderio di volare. Giovani. Palloncini sfuggiti alle nostre stesse mani. E si può però decidere di camminar leggeri. Pieni di pensieri curiosi invece che sentenziosi. E vivere con la grazia delle stagioni a cui diamo quel che prendiamo, felici di esser custodi del giardino della Genesi. Si vola di gioia. Assaggio di cielo. Però si deve stare attenti al sole. Mai perder di vista la terra. Scendere può essere duro. E poi le cattive notizie volano, si dice. All’incrocio qualcuno distratto ha abbattuto un muretto. Più lontano un bambino è caduto. È vero, le cattive notizie volano. A volte viaggiano nel silenzio di un grido che aspettiamo e non viene. C’è da aver paura di quel che è senza corpo qui sulla terra.
Pubblicato in Avvenire di oggi.
Marc Chagall, La passeggiata, 1917-1918, Museo Statale Russo, San Pietroburgo
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Occorre volare in questo tempo, dove?
Senz’ali, senz’aereo, volare indubbiamente:
ormai i passi passarono senza rimedio,
non elevarono i piedi del viandante.
Occorre volare a ogni istante come le aquile,
 le mosche e i giorni, occorre vincere gli occhi di Saturno e stabilire lì nuove campane.
Ormai non bastan più scarpe né strade,
ormai non serve la terra agli erranti, ormai attraversaron la notte le radici,
e tu apparisti in altra stella
determinatamente transitoria,
 trasformata alla fine in un papavero.
P.NERUDA
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Madonna dell’Orto, Venezia

D’aria e di luce (da: Piccolo magnificat)

maggio 7, 2012

Dio con amore ci riveste di lui spogliandoci di noi, ci fa piccoli e, in un certo senso, nulli per riempirci di lui ed in lui dei fratelli.

Tutto questo cielo trasparente, lucente,
che vedo come fosse nella mia mente,
si specchia nelle anime di cristallo;
l’aria è così trasparente, lucente,
che allegre comitive vi pattinano.
Ma è tutto, i palazzi di vetro, le strade,
la gente, che si specchia nel tutto,
al punto di farsi leggero, al punto
di essere niente; al punto che il grigio
e lo scuro, nell’etere, delle anime perse,
anch’esso di luce riflessa risplende,
al punto che anch’esso forse, domani,
si specchia, si accende.
Così, semplicemente, io vedo stasera
questo quartiere come nel vetro.
E più mistero è questo vedere.
E so che Ti amo che posso anche
morire per niente.

“Ecce Homo”, il canto di Pilato (da: Piccolo magnificat)

maggio 4, 2012

Nell’umida rena si confondeva
nè percepiva del mare il pianto…

Ecce Homo

Caravaggio, Ecce Homo

Ada Negri. Avevo due rosari

maggio 2, 2012

Avevo due rosari

d’argento, con la piccola medaglia

della Beata Vergine di Lourdes.

Uno a te lo donai perchè ti fosse

compagno nelle notti in cui più il male

t’era martirio, e con lo scorrer dolce

dei cicchi fra le dita, nel pensiero

di Dio placasse in te spirito e carne,

fratello.

All’un de’ polsi tu volesti

quel rosario scendendo al tuo riposo

primo ed estremo:ché altra sosta al mondo,

fuor della tomba, aver non ti concesse.

Ed io sull’altro a me rimasto  sgrano

a sera le solinghe Avemarie

te ripensando e le procelle e il santo

vero amor di tua vita, amor di patria

scritto col sangue; e il tuo lungo patire

e il tuo morir, su di te chiamando

la luce eterna.

Quando anch’io sarò

dentro la terra con le mani giunte

sul petto, all’un de’ polsi avrò un rosario:

questo. E gran pace, finalmente, in cuore,

fratello.

ADA NEGRI


Piazza san Pietro (Da: Piccolo magnificat)

maggio 1, 2012

Piazza san Pietro

Sempre per questa piazza passano angeli,
puoi riconoscerli dal vento
che gonfia loro le vele segrete
che negli eterni istanti fendono il tempo.
Si fermano alle fontane per bere,
anche poveri e storpi, salpano su bianche golette.
Tu puoi ascoltare, non si sa come, nell’aria,
il loro cuore che canta.

Sono nella stanza accanto

aprile 26, 2012

L’amore non svanisce mai.
La morte non è niente,
io sono solo andato nella stanza accanto.
Io sono io. Voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non usate un tono diverso.
Non abbiate un’aria solenne o triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa come lo è sempre stato,
senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra di tristezza.
La vita ha il significato di sempre.
Il filo non si è spezzato.
Perchè dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perchè sono fuori dalla vostra vista?
Io non sono lontano, sono solo dall’altro lato del cammino.
Charles Peguy

La morte nella nostra vita è il pegno che noi attingiamo l’oltrevita. La morte è la riverenza della nostra vita, la cerimonia dell’inchino davanti al trono del Creatore. E poiché la più profonda essenza degli esseri è fatta di lode, di servizio e di riverenza, che essi devono al loro Creatore, una goccia di morte si trova commista in ogni momento dell’ essere. Ma poiché tempo e amore sono così intrecciati, essi amano anche il loro morire, e la loro esistenza non rifiuta il tramonto. E anche se la piccola singola vita si angustia, e l’oscura volontà dell’ ego si erge contro la morte, l’esistenza stessa, la corrente profonda del mare che la fa salire e scendere riconosce la sua padrona e si piega volentieri. Giacché un presentimento, in essa, sa: esiste autunno unicamente perché si prepara una primavera, e volentieri accetta di inaridire in questo mondo ciò che porta la promessa di fiorire in Dio.
HANS URS VON BALTHASAR

Dalla Parola……una parola: barche

aprile 23, 2012

di Jacques Brel

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

Piazza san Pietro (da: Piccolo magnificat)

aprile 18, 2012

Sempre per questa piazza passano angeli,
li puoi riconoscere dal vento
che gonfia loro le vele segrete
che nell’eterno fendono il tempo.
Si fermano alle fontane per bere,
anche poveri e storpi, salpano su bianche golette.
Tu puoi ascoltare, non si sa come, nell’aria,
il loro cuore che canta.


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