Volumi 1, 2, 3 dei miei scritti precedenti alla sintesi

by

Giampaolo Centofanti

 

 

 

Alla ricerca della vita vera. L’Era dell’Immacolata e dell’Assunta*

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*(vedere nota n° 21 dello scritto “Riflessioni sulla filosofia”)

 

Raccolgo qui alcuni scritti che non ho avuto tempo di rivedere e correggere. Ma la gran parte di queste pagine mi pare forse ancora interessante.Allo stesso modo tantomeno ho avuto il tempo di curare lo stile letterario di queste riflessioni.

Un possibile nucleo per il progetto culturale

Oggi si parla tanto del progetto culturale, ma in qualche caso sembra di percepire una certa vaghezza quanto ai suoi possibili contenuti, ai suoi possibili orientamenti.

Certo, si comprende che esso implica l’apertura di un dialogo, di una comunanza di vita tra tutti i cristiani e anche con ogni persona, cultura, gruppo. A mio avviso però il nucleo più nuovo di un possibile progetto culturale potrebbe consistere in un’intuizione molto profonda e non sempre facile da cogliere (e da comprendere sempre più profondamente): l’intuizione che lo Spirito di Cristo si rivela pienamente nell’umanità.

Lo Spirito di Cristo rivela Dio e l’uomo all’uomo. Ma l’umanità, la conoscenza dell’uomo ci aiuta a scoprire il vero Spirito di Cristo. Ci sono due poli: Cristo, il suo Spirito (la Trinità) e l’uomo. La conoscenza più profonda si sviluppa nell’incontro sempre più profondo tra questi due poli, in una vita vissuta, appunto, nello Spirito e nell’umanità.

E’ Cristo colui nel quale si incontrano pienamente lo Spirito e l’umanità, la Rivelazione che viene dall’alto e l’umanità (dal basso). Questa intuizione la troviamo, in germe, nel discorso di chiusura della quarta sessione del Vaticano II di Paolo VI, al n°8.

Una continua maturazione spirituale e umana in Cristo, una consapevolezza sempre più profonda della nostra coscienza spirituale e umana.

La conoscenza come frutto di questa sempre più profonda coscienza spirituale e umana (in una vita nello Spirito di Cristo) e non di una vita spirituale da una parte e di una più riduttiva ragione umana dall’altra.

Non più una vita spirituale, anche molto profonda, da una parte e un’umanità, una mentalità umana, meno consapevole della necessità di mettersi serenamente ma costantemente in discussione, di ricercare con tutte le forze la crescita e le vie della crescita anche umana (della propria mentalità) nella luce dello Spirito di Cristo, Dio e uomo. Una coscienza umana completamente aperta ad una maturazione  nello Spirito  di  Cristo, un’umanità e non solo una spiritualità che si rinnova costantemente, nella serenità, nell’allegria, nella pace (in un cammino).

Ecco qui l’apertura di spazi infiniti per lo sviluppo della conoscenza umana: un continuo rinnovamento spirituale e umano, una coscienza spirituale e umana sempre rinnovata in una vita nello Spirito di Cristo portano a conoscere in modo sempre nuovo ogni cosa.

Può apparire una questione di sfumature, ma se non si sottolinea la novità di questo cammino, si può rischiare di restare nel vago.

Quando si scende nel profondo dell’uomo un’intuizione, quella apparentemente più sottile, può rivoluzionare tutto l’uomo, tutta la sua vita, cioè può farla sviluppare in modo più rapido e più profondo.

Ci sarà chi, per certi versi, entrerà più profondamente in questo cammino graduale di maturazione spirituale e umana, ma tutti, molti potranno beneficiare di questa crescita, di questa più profonda, armoniosa maturazione, di questa conoscenza sempre più autentica del vero Spirito di Cristo, del suo modo autentico di incarnarsi nella vita di ogni uomo.

E’ naturale che questa proposta può essere portata avanti solo da chi la sente veramente sua, come contributo personale e comunitario al progetto culturale. Nei vari scritti precedenti ho indicato molte strade per cercare di comunicare questa via spirituale con gradualità e tenendo conto delle persone e delle situazioni. Ed è anche emerso come questa impostazione vada ad incidere su diversi modi di intendere la filosofia, la psicologia e molti altri settori della conoscenza e della vita umana.

E’ cosi che sono usciti molti spunti nuovi principalmente in campo spirituale, teologico- filosofico, psicologico. Ma in questa occasione vorrei soffermarmi brevemente su di un aspetto fondamentalissimo, che a mio avviso va alla radice delle questioni poste dallo stesso progetto culturale e che mi pare valga la pena sottolineare per poi eventualmente sviluppare il discorso in altre occasioni.

Il punto, che può aiutare a riflettere sulla straordinaria profondità della Novo millennio ineunte, è nella comprensione sempre più profonda di cosa significa lasciarsi portare, personalmente e comunitariamente, dallo Spirito di Cristo verso la verità tutta intera.

In questo cammino grande è la rivoluzione che negli ultimi decenni la Chiesa ha vissuto e sta vivendo e che sembra avviarla a diventare sempre più profondamente punto di confronto, di reciproco scambio e di riferimento per l’intera umanità, con una sempre più profonda maturità spirituale e umana.

Ora mi pare che mentre sul piano dei macroproblemi (confronto con le religioni, le culture, la storia e quant’altro) stia diventando sempre più acquisizione comune questo rivelarsi di Cristo nella storia anche nel dialogo intra ed extra-ecclesiale, mi pare vi sia talora minore chiarezza sul fatto che, alla radice, questa crescita può essere vissuta più profondamente in un cammino di crescita spirituale e umana non solo sui macroproblemi, che rischia di restare una nuova apertura sì, ma un po’ intellettualistica, ma anche e per certi versi soprattutto nel quotidiano (oggi poi ancora di più nell’era della globalizzazione appare evidente l’impossibilità di scindere questi aspetti di un unico problema). E’ questo vivere ogni cosa, grande o piccola che sia, alla luce di Cristo, Dio e uomo, nel suo Spirito, che ci lascia plasmare da lui sempre più profondamente. Il varco non solo nel mio spirito ma anche nella mia umanità può essere sempre più aperto in ogni istante della mia vita. E’un sereno, continuo mettersi in discussione spiritualmente e umanamente personale, comunitario, in ogni gesto, in ogni pensiero, alla luce di Cristo Dio e uomo. E’ un comprendere e uno scegliere sempre più profondamente la necessità, le vie di questa crescita. A me pare che talora si possa riscontrare una certa confusione tra una crescita spirituale ed una crescita spirituale e umana. Lo si può verificare in maniera macroscopica quando, ad esempio, si osserva la non infrequente confusione tra il piano spirituale, psicologico (e talvolta perfino fisico) nell’uomo, o, all’inverso, la mancata comprensione del loro profondo connettersi, o ancora, il connetterli in modo più o meno tecnico e artificioso. Lo si può verificare quando si banalizza questa questione della crescita spirituale e umana considerandola una naturale conseguenza del cammino di conversione, come se la storia stessa non dimostrasse che lungo cammino ha percorso la Chiesa per comprendere sempre più profondamente la necessità di farsi piccoli non solo spiritualmente ma anche umanamente, di mettersi e di mettere ogni cosa in discussione in ogni istante della vita in Cristo. Lo si può verificare in mille scelte che si fanno o meno, che in diverse occasioni possono segnalare o meno la ricerca consapevole e decisa delle vie concrete che la necessità di questa crescita comporta (per dirne una tra molte, il confronto intimo, spirituale e umano con un maturo uomo di Dio, per tutta la vita ).

Ora, mi pare sia proprio questa profonda apertura alla crescita spirituale e umana in ogni situazione, grande o piccola che sia, questa sempre più profonda comprensione del bisogno che ho di incontrare il fratello per crescere non solo spiritualmente ma anche umanamente, ecco mi pare che questa sempre più profonda apertura, che può nascere solo da un sempre più profondo cammino di conversione, da un lato eviti il continuo pericolo di una deriva intellettualistica e quindi più sterile (meno profonda, meno capace di lasciarsi penetrare dal mistero della divinità e dell’ umanità di Cristo) di queste nuove aperture dall’altro apra ad una crescita sempre più profonda e sempre più chiaramente e profondamente plasmata e resa viva e vitale, ardente, dallo stesso Cristo risorto in Spirito e umanità. E questa continua crescita spirituale e umana in ogni istante della vita (e dunque anche nelle più piccole cose) che apre la persona, la comunità cristiana ad una sempre più profonda maturazione, appunto spirituale e umana, che rinnova continuamente, nel dono dello Spirito di Cristo, la nostra accoglienza, la nostra comprensione del mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, anche nei loro aspetti apparentemente più alti e dottrinali, e anzi porta gradualmente a riscoprirli in modo sempre più vitale e sempre, appunto, rinnovato.

Come accennavo sopra e come ho più estesamente scritto altrove in un cammino così profondo si può entrare, in diversi casi, solo gradualmente e spesso, specie all’inizio, solo in modo implicito (e cioè essendo aiutati in modo sempre più maturo, umano, ad aprire il proprio cuore a Cristo, a discernere i passaggi della concreta crescita spirituale e umana). Il punto nevralgico mi pare la formazione, anche qui tenendo conto del cammino spirituale di ciascuno, dei formatori. La Novo millennio ineunte, il progetto culturale possono essere compresi sempre più profondamente solo come la ricerca personale e comunitaria di una sempre più viva e profonda spiritualità e umanità in Cristo (animata dunque da una spiritualità sempre più umana, dell’umanità, sempre da scoprire, di Dio- qui si pone il problema tra l’altro (sempre da approfondire e da vagliare), della crescita di Cristo come uomo (era forse anche lui, come uomo, alla scoperta sempre più profonda della divinità e dell’umanità dell’amore del Padre, pur avendone compreso sostanzialmente gli aspetti fondamentali? Come intendere, ad esempio, l’affermazione chi vede me vede il Padre e, d’altro canto, compirete opere più grandi delle mie? Sono domande volanti la cui stessa validità andrebbe analizzata molto più approfonditamente e che sottometto, come tutto, al magistero della Chiesa) e della piena realizzazione della sua umanità nel seno del Padre, della pentecoste come compimento virtualmente pieno della sua rivelazione) e delle scelte concrete di crescita e di carità che essa comporta.

Vorrei osservare, come ho più ampiamente scritto altrove, che ogni ambito della vita e della conoscenza umana può essere sempre più vivificato illuminato e rinnovato da questa impostazione. Ad esempio in politica. Lasciarsi plasmare spiritualmente e umanamente da Cristo all’arte della politica non vuol dire soltanto farsi promotore della dottrina sociale della Chiesa. Vuol dire entrare sempre più profondamente in questo cammino di conversione e di crescita spirituale e umana, personale e comunitaria, in ogni istante della vita, anche nelle più piccole cose, che aiuterà a rinnovare costantemente la stessa dottrina sociale, il pensare e l’agire politico dei cristiani nelle grandi scelte e in quelle quotidiane.

Tantissimi spunti sono usciti in questo cammino di ricerca, approfondimenti nella conoscenza del mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, e tante piste si sono aperte alle quali ho solo cominciato ad accennare e sulle quali mi propongo di tornare in altri scritti. Ma in questo momento ho avvertito la necessità di partire dalla radice viva e concreta che ogni giorno di più, più chiaramente, più profondamente, più vivamente può animare la nostra comune ricerca e rivelarne la concretezza vitale.

Sulla tua parola getteremo le reti sempre più certi di divenire in Te pescatori di uomini, pescatori del divino e dell’umano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riflessioni sulla filosofia

La storia umana sta vivendo un momento di svolta epocale. Il crollo dell’ideologia comunista, lo sviluppo sempre più rapido dell’elettronica e della robotica, dei nuovi sistemi di informazione e l’affacciarsi, sempre più manifesto sul piano demografico, lento e progressivo su quello di una nuova maturità politica e culturale, di molti popoli del terzo mondo sulla scena mondiale (ed anche, per il mondo cattolico, il crescente peso e la cre­scente vitalità cristiana di questi popoli) costi­tuiscono alcune tra le cause fondamentali di questo mutamento.

Al di là delle molteplici e spesso più che legittime e naturali diversità, l’umanità sta muovendosi ancora verso una unità sul piano tecnico- politico ma di qui anche culturale e antropologico.

E’ un pericolo più che possibile che questa tendenza finisca per svuotare i popoli, le per­sone, dei vecchi ideali, dei valori tradizionali (dove tali potevano essere definiti) senza sosti­tuirli o rinnovarli con altri nuovi, capaci di rispondere alle nuove esigenze e alle nuove consapevolezze.

E’ in questo contesto che acquista la sua luce la crisi della cultura e soprattutto della filosofia (mi riferisco qui in particolare alla filosofia europea e occidentale).

Di fronte alle esigenze reali di milioni di persone la metafisica tradizionale incontra forse, in alcuni casi, qualche difficoltà nell’indirizzare l’uomo verso una crescita persona­le e comunitaria.

La formalizzazione astratta dell’essere e degli enti poco interessa a persone che sento­no, talvolta in modo più chiaro, talvolta in modo molto confuso, la necessità di trovare delle risposte alle proprie concrete domande umane.

Così in campo filosofico la reazione è quel­la di mettere in crisi alcune concezioni tradi­zionali, più o meno statiche, senza indicare soluzioni nuove, che possano indicare nuovi percorsi di vita. Si finisce, partendo da varie strade, per approdare alla quotidianità, alle esperienze transitorie, talvolta poetiche (1).

Oppure la risposta a questa crisi spirituale e culturale viene da altri cercata nelle sette, nelle religioni esotiche o esoteriche, nell’astrologia o in improvvisati maestri del successo nel campo delle relazioni umane o in quello del lavoro etc. (2).

Il problema, per i cristiani, è sempre, certamente e soprattutto, un problema di preghie­ra, di conversione, di testimonianze credibili, di risposte ai bisogni reali della gente.

Ma, per la cultura (e la vita) in generale e per quella cristiana in particolare esiste, in alcuni casi e in varia misura, anche un proble­ma umano.

In alcuni casi e in varia misura manca una proposta filosofica e culturale capace di orientare l’umanità verso le vere vie della conoscenza e della vita piuttosto che di complicare tale  ricerca con astratte e in qualche occasione cervellotiche sintesi teoriche.

Anche il pensiero cristiano può avere, in determinate circostanze, attinto a questa conc­ezione formalizzante dell’uomo sul piano filosofico, con ripercussioni sulla cultura cristiana e anche sull’azione pastorale.

Così può essere accaduto al pensiero cristiano di confermare, in qualche modo, visioni riduttive dell’uomo scaturenti da altre fonti.

La filosofia cristiana si è forse, in alcune circostanze, fermata nel campo dell’astratta formalizzazione metafisica, anche se arricchita da una nuova attenzione all’esistenza umana (3).

Oppure ha imboccato la via fideistica che dimentica per i metafisici la ragione ma in realtà molto di più, tutta l’umanità.

Queste difficoltà hanno spinto la ricerca filosofica verso nuove strade come, ad esempio, quella antropologica, quella spiritualista, quella ermeneutica (4).

Per molti versi queste vie si sono mosse nella direzione giusta, quella che, tra l’altro, implica la conciliazione di una conoscenza reale e diretta della singola persona concreta con ( alla luce di) una concezione generale dell’uomo, dell’umanità.

Queste riflessioni hanno così preparato il campo ad una svolta, così come lo hanno preparato gli eventi storici e culturali cui mi riferivo più sopra e così come tale via è stata virtualmente centrata in pieno dal Concilio Vaticano II (5).

E’ tutto un muoversi verso l’uomo nella sua interezza: che si parta dalla crisi delle ideologie o dalla robotica (che mostra la necessità di una nuova logica, che risponda più da vicino al vero modo di pensare dell’uomo) o dalla inculturazione del cristianesimo o, ancora dalla necessità, che sorge da queste e da tante altre problematiche, di una filosofia rinnovata. In effetti tutta la storia della filosofia è segnata, spesso inconsapevolmente, dalla ricerca di questo equilibrio tra l’induzione e la deduzione, tra il corpo e lo spirito, tra l’uomo e Dio.

Le oscillazioni, gli sbandamenti, l’incapa­cità di assorbire le nuove scoperte umane, le esperienze della storia, senza mettere in crisi tanta parte della riflessione precedente nasco­no da questa integrazione mancata (6). Da questo fondarsi eccessivamente sull’anima tra­scurando il corpo o viceversa o semplicemen­te da questo mettere da una parte l’anima e dall’altra il corpo, da una parte la vita e dall’altra la teoria, da una parte la fede e dall’altra la ragione (senza l’uomo).

Così il punto d’arrivo di una secolare ricer­ca teorica diviene il rinunciare alla teoria per cercare una qualche magari transitoria verità nella vita, nell’esistenza concreta (7).

E tante persone sono indotte dalla loro esperienza personale, storica e culturale a ripiegarsi sulla loro vita privata.

Altre trovano in una fede religiosa la rispo­sta alle loro domande esistenziali e, sostanzial­mente, escludono la riflessione filosofica dai loro reali interessi.

La morte della filosofia, il suo divenire poe­sia può costituire l’inizio di una ricerca più profonda e perciò più autentica: non più una ricerca culturale incapace di coinvolgere la singola persona concreta, una ricerca formalista e astratta o ideologica o scientista, non più una proposta esistenziale fideistica o nihilista. Ma una proposta capace di indicare vie con­crete all’uomo concreto, perché è nella con­cretezza della sua vita quotidiana che l’uomo può trovare sempre più la verità. Una propo­sta di dialogo e di crescita comune, di arric­chimento reciproco.

Capace di mostrare che veramente su quel­la strada l’uomo può trovare pace e benessere interiore e comunitario. Capace, a me pare, di incuriosire l’uomo perché gli mostra, senza forzarlo, una strada per conoscersi realmente, lasciandolo libero di arrivare al punto in cui vuole.

Una via, d’altro canto, che partendo dalla radice di ogni cultura, la visione della vita, la filosofia, può di qui irradiarsi in tutto il sapere umano in modo nuovo, rivoluzionandolo dall’interno e chiamando tutti a collaborare.

E’ la via della ricerca umana nella sua pie­nezza. E’ una via che non va confusa col pen­siero spiritualista e umanista precedente, anche se certamente ne considera con atten­zione gli aspetti più convincenti. Il limite di alcuni di questi pensatori è di meditare più sullo spirito, più sui valori che sull’uomo tutto intero.

Si rischia così, ad esempio, di concludere con sant’Agostino che l’anima usa il corpo (ma non è della carne che Cristo si rivela pie­namente?) (8) o di pervenire forse ad un certo rigido moralismo e ascetismo (vedi Pascal).

Più complesso mi pare a questo proposito il discorso su Mounier il quale compie forse un passo in avanti decisivo verso una visione integrale dell’uomo, ma che al tempo stesso forse (è tutto da vedere) ancora vede nella corporalità un limite (che però aiuta la spiritualità a conoscersi, a verificarsi nella sua concretezza), piuttosto che la via, nell’umanità, per la rivelazione piena dello Spirito di Cristo (9).

Ricerca libera della felicità

Se dunque volgiamo lo sguardo sull’uomo (chi non crede può leggere questa parte dello scritto senza fare riferimento allo Spirito Santo) lo vediamo caratterizzarsi per la sua ricer­ca (più o meno) libera della felicità. L’uomo, guardando dentro sé stesso, può comprendere in modo sempre più profondo che egli, in genere, insegue la felicità in ogni momento della sua vita e in modo sempre più profondo può cercare di comprendere in cosa consista per lui la felicità e in questo senso orientare tutta la sua vita. Dunque l’uomo non conosce se stesso attraverso un’astratta ragione logica ma attraverso una coscienza di tutto il suo essere, attraverso uno sguardo su tutto il suo essere. E questa coscienza è in varia misura illuminata (gratuitamente e se lo accoglie) dal­lo Spirito Santo.

E’ questo il modo di conoscere più profon­do dell’uomo, che non esclude ma va oltre una pura razionalità logica. D’altro canto se l’uomo non conosce se stesso come potrà conoscere il mondo esterno? Nella sua vita continuamente l’uomo fa l’esperienza di avere una natura precisa che egli in parte conosce ma in (gran) parte ignora. Così scopre la necessità di cercare di conoscersi sempre più profondamente.

In questo cammino, che avviene in un interscambio con gli altri uomini, con il mon­do esterno egli usa l’intuizione, la coscienza integrale del suo essere, la ragione, la sensibilità. E questa sua capacità conoscitiva è di molto potenziata dalla possibilità che l’uomo ha di credere.

Dunque, ancora, l’uomo può conoscere sempre meglio la sua natura, può comprende­re sempre meglio in cosa consiste la sua feli­cità e queste due sue caratteristiche, quella di poter riflettere su se stesso e di poter sperare nella felicità, fanno parte di questa sua natura. Proprio in quanto capace di pensare il suo pensiero, in quanto cosciente di sé l’uomo dispone di una volontà libera. E’ con la sua volontà che l’uomo può scegliere liberamente il suo comportamento, può scegliere di perse­guire la felicità intravista. Ma in cosa consiste la sua felicità? Essendo l’uomo libero non è poi così facile aiutarlo a riconoscere la sua scala dei beni, dei valori capaci di dargli la feli­cità. Possono esistere a volte anche grandi incongruenze tra una scala dei valori che si ritiene valida ed un’altra in base alla quale si operano le proprie scelte concrete. Ma dialo­gando con una persona sincera la si può aiuta­re a riconoscere la propria scala di valori reale e a riflettere su di essa. Certamente è un discorso che investe tutta la vita ma qui intan­to può essere interessante notare che se questa persona non mette l’amore al primo posto in realtà in qualche misura lo nega perché se l’amore, come possibilità, non viene prima di tutto il resto, non può esistere pienamente. Una scala di valori che non rispetti la natura umana probabilmente fa emergere anche nella riflessione delle contraddizioni.

Del resto proprio guardando dentro di se, l’uomo vede che l’amore, come scelta, può superare ogni altro valore. Una persona che non credesse a questa potenzialità sarebbe malata. Ecco dunque un altro spunto di rifles­sione sulla natura dell’uomo: se fosse solo più intelligente degli altri animali la coscienza della possibilità d’amare (liberamente, e non solo per un sentimento istintivo), sarebbe per lui un’acquisizione culturale. Invece negarla significa alienarsi. La natura dell’uomo (che vado delineando) è spirituale e psicofisica. Ma raramente (e giustamente, per certi versi) l’uomo si lascia persuadere da un discorso puramente logico. Un dialogo, una riflessione comune (come quella, ad esempio, cui mi riferivo sopra), un’amicizia, una testimonianza etc. possono molto più facilmente aiutare una persona a comprendere che la gioia più profonda per l’uomo è quella di  vivere nell’amore. In un amore scambievole, se pos­sibile, certamente in un amore donato, vissu­to.

Dunque la via della gioia per l’uomo consi­ste nel comprendere e vivere sempre più profondamente nell’amore (terza caratteristica fondamentale).

Ed è in questo cammino che, sotto l’azione dello Spirito Santo, l’uomo può giungere ad un’intuizione sempre più profonda di Dio.

Il percorso della ricerca filosofica prima di Cristo consisteva in questa maturazione uma­na, nel dono dello Spirito, che apriva alla intuizione, al desiderio, alla ricerca sempre più profondi e intensi di un Dio di amore. Ed era un cammino di tutto l’uomo e di tutta l’umanità insieme. Un cammino fatto di intui­zioni e di ragionamenti, come doni e come frutti di una vita vissuta, consapevolmente o meno, nello Spirito, che apriva sempre di più ad una più profonda fede naturale. Una fede dunque, dono gratuito dello Spirito, che si doveva sempre più spogliare dei suoi aspetti infantili, ma che non perdeva la sua fondamentale validità a causa dei suoi errori, così come la comprensione che ciascun uomo ha di se non è nulla anche se sotto certi aspetti può essere errata. Una fede che sarebbe maturata col crescere della consapevolezza del nostro bisogno di essere amati da Dio e di ria­marlo.

L’uomo potenzialmente, sotto l’azione gra­tuita (e quindi eventuale) dello Spirito Santo, si sarebbe potuto porre in attesa di una rivela­zione più piena di Dio.

La filosofia torna alla vita

Così il filosofo doveva (e deve) camminare sempre più nell’amore per comprendere la verità. In caso contrario si possono avere intuizioni brillanti, si possono fare grandi sco­perte ma queste rischiano di essere inserite in una visione distorta o più limitata dell’uma­nità e di Dio.

Vivere nell’amore e nella ricerca della verità non vuol dire aver compreso tutto, ma significa camminare sulla via della sapienza (10).

Allora lo studio, la riflessione e tutti gli altri aspetti della vita si integrano pienamente e si alimentano vicendevolmente.

Su questa strada l’uomo può conoscere sempre di più se stesso, gli altri ed è sulla via che, nello Spirito, può permettergli di avvici­narsi maggiormente all’intuizione di un Dio di amore.

Cosa significa amare lo si può comprendere sempre più nella propria umanità e la propria umanità viene sempre più riscoperta all’inter­no dell’amore. Si apre una strada per una nuova conoscenza dell’uomo.

Come in politica si sono anche oggi rag­giunte nuove acquisizioni comuni a molti, acquisizioni che rendono più manifesta a mol­te persone la natura dell’uomo e il modo più a lui consono di vivere in comunità, così molti altri punti sull’uomo in generale, sull’uomo nelle varie situazioni nelle quali si trova a vive­re, possono diventare patrimonio comune dell’umanità.

E poi quante altre intuizioni, riflessioni, meditazioni, pur non potendo essere direttamente universalizzate, possono però gettare luci nuove sull’umanità.

Tutta la vita, la storia, la cultura sono fonti di conoscenza per l’uomo. La filosofia rientra pienamente nella vita e acquista una nuova consapevolezza della sua funzione di guida e di sostrato di tutta la vita umana. D’altro can­to chiunque può avere delle osservazioni interessanti da fare.

Non si tratta certo di argomenti scontati. Questo è certamente un ostacolo davanti al quale si ferma qualche filosofo: fermarsi alle soglie della vita concreta. Considerarla ine­sprimibile filosoficamente ma in fondo, anche poco interessante su questo stesso piano filo­sofico. Fermarsi dunque, come dicevo, dove l’umanità più profondamente si rivela.

Si pensa che queste siano riflessioni da affidare agli antropologi o agli psicologi? Se que­sti studiosi guardano all’uomo in generale alla luce di una visione della vita, essi sono piena­mente filosofi. E anzi guardano all’uomo nel modo in cui la filosofia dovrebbe guardarlo, nella sua pienezza. E lo fanno in maniera più piena se guardano all’uomo non solo alla luce di una conoscenza fenomenica, di una cono­scenza tecnica e oggettivabile, ma di una conoscenza umana, fatta di esperienze, intui­zioni, opinioni significative, di una conoscen­za profonda di sé e dell’altro che è comunica­bile anche se la sua comprensione reale dipen­de spesso dal grado di maturità di chi ascolta. Di una conoscenza dunque che sa guardare nell’altro integralmente, spiritualmente, psicologicamente, umanamente, etc. senza fermarsi di fronte alle false barriere di una scienza talvolta pseudo- oggettiva (e che nega, a volte, la realtà di essere spesso non solo psicologia ma anche filosofia).

In tal senso è valido pensare al modo di vivere i valori da parte dell’uomo tenendo conto della sua psicologia, della sua umanità e al tempo stesso cercare di conoscere la psicologia umana all’interno della natura integrale dell’uomo.

C’è un rapporto di illuminazione reciproca tra i due aspetti, rapporto che se non viene compreso adeguatamente può creare dei malesseri o delle difficoltà (ed è una crescita continua. Sta poi allo psicologo favorire nella giusta misura la maturazione spirituale e umana della persona che gli chiede aiuto).

Così se, come può accadere, uno psicologo si limita ad uno sguardo tecnico sulla psicolo­gia della persona, se lo psicologo non cerca di comprendere la vera natura dell’uomo (si ricordi il secondo paragrafo) crescendo nell’amore e amando veramente chi gli chiede aiuto, certamente non aiuta la persona a ritrovarsi pienamente, lui che si pone come un conoscitore dell’umanità (11). In secondo luogo può facilmente rischiare di risolvere il problema di quella persona spingendola verso una visione distorta (e dunque, in varia misura, portatrice di squilibri e malesseri) della vita. E con ciò in realtà non risolvendo neanche il problema specifico.

Questa è la strada per definire i rapporti tra spirito e mente (intanto non sarebbe stato del tutto impossibile riuscire a comprendere prima di Cristo che c’è un rapporto diretto tra le potenze spirituali di credere, sperare, amare e le facoltà della mente, intelletto, memoria e volontà). Ed è qui la chiave di lettura più profonda- e qui mi richiamo ancora agli insegnamenti di don Mario- di queste riflessioni. Non si può pensare di conoscere l’uomo solo «oggettivamente». La conoscenza più profonda è spirituale e umana. Vivendo, conoscendo e amando con il nostro spirito e la nostra umanità (come detto lo spirito fa parte dell’umanità) sotto l’azione e i doni gratuiti dello Spirito di Cristo, possiamo conoscere sempre più pienamente l’uomo, la natura e lo stesso Spirito di Cristo, che si rivela sempre di più a chi lo accoglie con cuore sincero. C’è una conoscenza spirituale (spirito con la s maiuscola e con la s minuscola) e umana che sempre si sviluppa e che sempre  più  può entrare nel modo di essere della cultura (così don Mario).

La conoscenza umana

Qualcuno si chiederà cosa resta allora del problema critico, del problema della cono­scenza critica. Come dicevamo, la nostra conoscenza avviene nella nostra coscienza. Prima di Cristo gli uomini potevano essere consapevoli che le loro credenze potevano essere soggette ad errori, ma per molti di loro era un’assurdità negare l’esistenza di una qualche divinità. Coscienza critica vuol dire allora cercare di affinare sempre più la propria conoscenza, liberarla dai possibili errori, non negarla in assoluto. Quanti errori possiamo fare nella conoscenza di noi stessi, eppure non mettia­mo in dubbio la nostra fondamentale capacità di conoscerci. Ci sono tante occasioni nella nostra vita in cui noi crediamo a qualcosa, crediamo in qualcuno e ci rendiamo conto che non comportandoci così sbaglieremmo. Anzi in qualche caso potremmo perfino giungere ad un atteggiamento malato. Se noi mettiamo in dubbio la fondamentale capacità della nostra coscienza di intuire, di credere, di conoscere, rischiamo di finire, ad esempio, come Cartesio che solo dopo aver visto che pensava riconosceva con sicurezza di esistere, o come Kant che considerava l’uomo estraneo (fenomeno) a se stesso (noumeno).

Anche dopo aver ricevuto lo Spirito di Cri­sto la nostra fede e la nostra conoscenza di noi stessi maturano, si correggono pur restando valida l’intuizione fondamentale, il dono rice­vuto.

Così la riflessione filosofica, storica, antro­pologica, psicologica, la neurologia e tutte le altre scienze, conoscenze, arti etc. ci aiutano a conoscere sempre meglio la natura dell’uomo e dunque anche il suo modo di conoscere. Ma si tratta appunto di un approfondimento, non di una negazione di qualcuna di queste poten­zialità conoscitive.

La conoscenza più profonda è una cono­scenza di tutto il proprio essere, nello Spirito, e si approfondisce sempre di più in una vita vissuta nell’amore. Proprio perché è una conoscenza della natura umana, della vita, questa conoscenza dell’uomo può a volte esse­re illuminata maggiormente da una poesia, da un’opera d’arte.

Come questa concezione dell’uomo viene arricchita da tutti gli apporti culturali così getta su ogni forma di conoscenza e di arte una luce nuova. Una luce ed un amore che pene­trano sempre più nella vita, si incarnano. Per ciascun ramo della cultura si aprono nuovi spazi, nuove profondità, nuovi legami con gli altri rami e con la filosofia. Perché più si va a fondo nell’uomo più tutto si rivela unito in lui, più si rivela l’astrattezza di una divisione teorica e talvolta, la sua pericolosità. (Qui si può osservare che un vero ostacolo anche per la ricerca scientifica è il materialismo e non la fede) (12).

Una filosofia cristiana

Questa proposta di una meditazione filoso­fica unitaria, che affondi le sue radici nella vita concreta dell’uomo, nella sua natura più profonda, trova in Cristo il suo punto di approdo e il suo centro.

E’ in Cristo che l’uomo trova virtualmente la sua unità, perché Cristo ci si rivela piena­mente nella sua umanità. E’ Cristo il punto di incontro pieno tra l’anima e il corpo, tra l’uo­mo e Dio. E’ Cristo che ci rivela il Padre e rivela noi a noi stessi (ed anche nel rivelarci sempre più, nel cammino di conversione, la nostra umanità, ci rivela sempre più il vero Spirito suo e del Padre).

Bisogna sempre ricordare che la filosofia può influenzare in larga parte la riflessione teologica, pastorale e poi tutta la cultura cristiana. Ma di qui la filosofia influenza il modo stesso di conoscersi della gente. Così una filo­sofia che non aiuti l’uomo a ritrovarsi piena­mente, una filosofia ad esempio, troppo astratta, teorica, troppo basata sulla sola ragione può rischiare di finire per convalidare in qualche misura delle pesudo- visioni critiche dell’uomo, delle filosofie riduttive dell’uma­nità. Tutto ciò può costituire un’ulteriore spinta per l’uomo d’oggi ad abbandonare la fede e a cercare la verità con la sola ragione, o nel sentimento o in uno spirito variamente disincarnato e così via.

Non bisogna poi neanche dimenticare l’enorme influenza che il pensiero cristiano ha non solo tra la gente ma nello stesso mondo della cultura. Basta prendere un manuale di filosofia per vederlo chiaramente.

Dunque la filosofia deve aiutare l’uomo a ritrovarsi pienamente, metterlo sulla via per conoscersi così come egli è realmente, in modo semplice eppure che non finisce mai di approfondirsi e di stupire perché infinito è il mistero dell’uomo e tanto più infinito e il mistero dell’uomo in Dio, il mistero di Cristo.

Debbo qui precisare che le osservazioni che farò di seguito possono essere riprese in buona misura anche all’interno di una ricerca che ancora non sia approdata a Gesù. Ma è in Cristo che questa ricerca trova il suo pieno compimento e l’inizio di un’avventura nuova, appassionante, nella conoscenza e nell’amore.

Cristo viene a illuminare, a riempire del suo amore la nostra vita. Egli ci guida, ci sostiene con la sua parola, col suo Santo Spiri­to, con l’eucarestia, nella Chiesa (suo corpo mistico) etc. (13).

In Cristo, vivendo nel suo Spirito, nel suo amore, noi possiamo sempre più conoscere, sperimentare l’amore, la luce di Dio, possiamo sempre più scavare nel cuore della Trinità, nei rapporti tra le tre persone e in quelli di ciascu­na di esse e di tutte e tre insieme con ciascuno di noi e con tutti noi. Possiamo scavare, nella riflessione e nell’esperienza di fede, nei misteri del cielo.

In Cristo noi troviamo la via per scoprire sempre più noi stessi nella nostra umanità pie­na.

Cristo si rivela sempre più se noi siamo fedeli in ogni momento della nostra vita. E’ cercando di affrontare ogni situazione nel suo Spirito che egli piano piano si rivela. Cristo illumina via via tutta la nostra umanità, i nostri atteggiamenti, ci libera dai nostri egoi­smi, dalle nostre cecità, insipienze spirituali ma anche dalle nostre ferite psicologiche, dal­le nostre storture mentali, dalle nostre cecità, insipienze psicologiche e umane ( 14).

In Cristo noi sappiamo che Dio è totalmen­te per l’uomo e l’uomo è totalmente per Dio.

Ci si apre un’orizzonte infinito di meditazione e di ricerca. Quanto bisogna pregare, riflettere, vivere, amare!

La filosofia diviene dunque una meditazione, una riflessione in Cristo.

Proprio sulla scia di quanto abbiamo visto riflettendo sulla ricerca umana prima di Cristo, vediamo che ora questa meditazione in Gesù è quella che ci può rivelare l’uomo nella sua pienezza. Che non mette la ragione da una parte e la vita umana e di fede dall’altra. In un tale caso, la ragione si isterilisce e la vita di fede rischia di non incarnarsi pienamente, rischia di dimenticarsi di chiedere sempre lo Spirito di sapienza.

Si apre lo spazio per una dottrina dell’umanità perché Cristo è Dio e uomo. Si apre lo spazio per indicare dei criteri in varie circostanze e situazioni della vita umana. Ma poi quante intuizioni, osservazioni, riflessioni, esperienze non generalizzabili ma che gettano luci nuove sulla nostra vita, su Dio, sugli altri, sulla natura.

Quanta poesia in questa ricerca, in questo cammino d’amore. La sua poesia e il suo amore.

Certo si giunge poi all’opinione, al parere personale ma non si possono sempre fare separazioni nette, non si può in questo modo isterilire tutto, non cogliere tante sfumature. Non si può tornare a dividere l’uomo in se stesso.

Anche i ragionamenti, le proposte pratiche etc. non cessano certo di esistere ma sono inseriti in questa umanità piena. Tutta la ricerca umana, in tutti i campi del sapere, si illumina della luce di Cristo e aiuta tutte le forme di sapere, ciascuna a modo suo, a comprendere più profondamente il suo mistero.

E come dicevo, ogni ricerca insegue la verità fin negli ultimi recessi della vita concreta.

E’ li che ogni forma di sapere mostra, ciascuna a modo suo, di non poter essere settorializzata, divisa dall’uomo e dalle altre conoscenze umane.

Ed è li, nei più profondi recessi della sua natura reale, delle sue problematiche concrete che quella forma di sapere scopre un granello di verità ed è da essa aiutata a scoprirsi. Quanti poeti mancati, ad esempio, o falsi poeti, perché non hanno compreso come sgorga la poesia dall’umanità. La conoscenza, nell’amore, dell’uomo, fa diventare poeti (e aiuta anche a comprendere sempre più profondamente come nasce la poesia, intendendo qui proprio una poesia di parole) e la poesia svela all’uomo la sua umanità.

Tutta la cultura partecipa in vari modi e in vari gradi a questo reciproco rivelarsi in Cristo dello Spirito e dell’umanità.

Si può tentare di trasmettere quest’attitudine sapienzale, dunque, attraverso la riflessione umana e attraverso la cultura.

Si riscopre il valore del dialogo personale, comunitario (e della vita sociale e comunita­ria, nella quale più profondamente avviene questa maturazione continua) per la ricerca dell’umanità nella propria vita concreta. E, anche se ci può essere una persona che sotto tanti punti di vista è più avanti nel cammino, è sempre una crescita comune, un arricchimen­to reciproco (ed è un discorso che coinvolge tutti gli uomini).

Così questa riflessione può aiutare la gente a comprendere che bisogna ricercare la via della sapienza e può rispondere con più chiarezza a questa necessità spesso confusa e inconsapevole che la gente sente di chiedere aiuto, di trovare risposte per i propri proble­mi concreti.

E può aiutare a risvegliare l’interesse delle persone perché è una riflessione comprensibi­le e che può far sentire dei benefici reali.

Allora è necessario ricordare di fare attenzione ai cattivi maestri, a dialogare, ad ascoltare, a saper riconoscere chi sotto tanti punti di vista può saperne di più ma anche a riflettere in modo personale, a cercare con cautela, con prudenza, dei punti di riferimento per la pro­pria vita.

Una parola che nasce dalla Parola

In questo contesto la parola, il linguaggio filosofico, cessa di essere un idioma appan­naggio di pochi iniziati ma torna parola sem­plice, che si comunica con facilità (15), perché tratta delle cose dell’uomo, anche se può esse­re compresa (e quanto più nello Spirito di Cristo) sempre più profondamente, in modo sempre nuovo.

E’ una parola che in vario modo nasce dalla Parola. E in varie circostanze rimanda alla vita per essere compresa sempre più in pie­nezza. Che senso ha cercare di andare prima o oltre la parola per far comprendere le cose della vita? (16). Certo, l’uomo ha tanti modi di comunicare e può usare ciascun modo a suo tempo (e del resto è vero che è utile lo studio del linguaggio). Ma forse, a volte, qual­che filosofo può rischiare di ricordarsi di Cristo quando prega e dimenticarsene quando filosofa. Non dimentichiamo che Cristo è Dio e uomo. Cristo è la Parola. Non bisogna anda­re oltre la parola per comunicare il significato della vita, ma nella parola. La Parola si è fatta carne. La Parola si è rivelata pienamente nella carne. Ma l’unica parola che non si finisce mai di comprendere è proprio quella vera, perché essa scende sempre più in profondità nella nostra umanità.

Così noi possiamo intuire la via della verità ma poi la verità la comprendiamo sempre più vivendola. Invece una via sbagliata possiamo comprenderla più facilmente perché essa resta in superficie.

La metafisica e la logica

Quanto ha detto di buono la metafisica, i punti dell’umanità che ha contribuito a chiari­re vengono ripresi, ma in quest’umanità pie­na, parlandone con parole semplici. Così anche quelle riflessioni acquistano un signifi­cato più pieno, più caldo, poetico spesso, sen­za essere meno precise. Inserite nel tutto dell’uomo, anche per queste riflessioni gli spa­zi si ampliano, si approfondiscono (17).

Come dicevo poi, parlando della conoscen­za umana, il modo di pensare dell’uomo è spesso più intuitivo, più basato su una coscienza integrale della propria persona che sulla logica formale. D’altro canto anche in campo scientifico si stanno sperimentando i limiti di questa logica statica o al più statistica, incapace di seguire la vita nella sua evoluzione concreta (18).

Ed è singolare che a queste conclusioni si stia giungendo, o comunque si stia comincian­do a dare un diverso peso, guardando alla natura, guardando magari al robot che deve sostituire l’uomo, piuttosto che partendo dalla conoscenza dell’uomo. Il modo di pensare dell’uomo, e di qui anche il suo linguaggio, non è sempre un modo logico ma un modo umano che va oltre la logica e qualche volta apparentemente la contraddice (di qui la necessità di una nuova logica, di nuove logi­che).

Così la filosofia, l’uomo devono cessare di essere troppo cerebrali e troppo logici.

Osservando il vero modo di pensare e di conoscere dell’uomo non è più pensabile fermarsi ad un astratto teorizzare. La conoscenza più profonda è una conoscenza spirituale e umana che si sviluppa sempre più in una vita vissuta, consapevolmente o meno, nello Spirito.

E nella vita delle persone, per esempio, quanti moralismi, rigorismi, lassismi, meccani­cismi possiamo talvolta osservare, invece della ricerca di un amore del cuore. Tali atteggiamenti possono essere dovuti anche a quest’eccessivo peso conferito talvolta nella riflessione umana e di qui nella cultura ad una logica astratta (19) o ad uno spirito in varia misura disincarnato.

Radicati nella storia

Una visione dell’uomo, dell’umanità, nella sua pienezza, non può non essere profonda­mente radicata nella storia.

Sotto molti punti di vista l’umanità è cre­sciuta nella conoscenza della sua natura più profonda. Nel lunghissimo periodo la neces­sità di rigettare concezioni troppo grossolanamente negative si fa più stringente nei popoli. Per molti versi la storia stessa sembra spingere l’umanità a conoscersi più profondamente. Guardando la storia e l’azione e le manifestazioni di Dio in essa la Chiesa, il cristiano pos­sono intuire e talvolta forse riconoscere con più chiarezza nella fede il disegno di Dio per l’umanità. Questo disegno sembra orientare all’unione sempre più profonde dell’umanità in Cristo, ad una comprensione e ad un’acco­glienza sempre più profonda, nell’umanità, dell’incarnazione di Cristo (20).

In questo cammino Maria sembra conti­nuare a precederci nella fede. Maria, mamma di Cristo e mamma nostra, continua a rivelarsi come la Stella mattutina, la Porta del cielo e la Regina della pace (21). E la Chiesa, corpo mistico di Cristo, unita a Maria e per la sua amorevole e potentissima intercessione, atten­de e chiede che si affretti la venuta di Cristo, il dono di una sempre più profonda e rinnovata pentecoste:

“Lo Spirito e la sposa dicono: “ Vieni!…”

“Si, vengo presto!”.

Amen. Vieni, Signore Gesù.” (Ap. 22, 17- 20).

Alcune chiavi interpretative

Molte, come si può immaginare, sono le conseguenze che questi spunti possono avere i tutti i campi della conoscenza e della vita umana e cristiana.

Ne accenno telegraficamente alcune, riservandomi di approfondirle in qualche altra occasione.

— La teologia scende, in Cristo, nello Spi­rito suo e del Padre, nella concreta vita della Trinità, della Chiesa, del cristiano, dell’uma­nità. Si spoglia, dunque, di eventuali astrattismi, razionalismi, intellettualismi etc. Anche qui tutta la ricerca viene almeno tendenzialmente unificata proprio perché divino e uma­no, Parola e vita sono una cosa in Cristo (attenzione dunque anche a non cadere all’errore opposto di considerare in qualche modo più il fare, più le relazioni dell’essere che tutto l’essere. Le carenze nella compren­sione dell’uomo in Cristo si possono ripercuotere nella teologia).

— La pastorale è altissima teologia, è la ricerca e la chiamata sempre più profonda dello Spirito di Cristo. E’ la comprensione dell’incarnazione di Cristo in ogni uomo, la rivelazione della presenza di Cristo nella comunità cristiana e in quella umana.

— Si può intuire l’importanza di una formazione spirituale e umana, in Cristo, Dio e uomo, del cristiano. Una formazione personale e comunitaria nella fede, nella speranza e nella carità.

Di qui la necessità di formare i formatori.

E si può intuire l’importanza di una catechesi che scenda nella realtà concreta della vita di fede, aiutando a comprendere in cosa consiste e come avviene questa crescita spirituale e umana in Cristo (22).

— Si comprende forse ancora di più che il primo problema dell’inculturazione cristiana risiede nella comprensione sempre più piena dell’umanità in Cristo. Così l’evangelizzazione la nascita di nuove Chiese si conferma, per le persone e per la Chiesa universale, come un momento di crescita comune, di un aiuto reciproco nella scoperta di Cristo Dio e uomo. Ed è necessario cercare sempre di più la divinità e l’umanità di Cristo nel proprio ambiente. Ecco dunque, un’altra via, l’inculturazione che può spingere ad un minore astrattismo razionalismo: sono scoperte dell’umanità di Cristo che altri popoli possono aiutarci a comprendere (23).

— “Ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio” (1 Gv.4, 2). Cristo è venuto nella carne, è presente nella carne nell’eucarestia ed è presente nella Chiesa, suo corpo mistico. E’ un mistero di unità e di incarnazione.

Allora gli errori delle altre concezioni uma­ne, i limiti delle eresie cristiane e delle altre religioni si rivelano proprio nell’umanità. Allontanandosi da Cristo non si perde solo una verità spirituale ma anche una verità uma­na.

Ecco alcuni altri brevissimi spunti:

— Chiesa: l’importanza di una compren­sione sempre più profonda del laicato e della crescita che sta avvenendo. Una sempre più intensa vita comunitaria a livello diocesano (risvolti anche politici). Una ricomprensione del ruolo della donna nella Chiesa (24). Riflessione preghiera su Cristo e sulla vita nelle case, sul lavoro etc.

— Famiglia: il matrimonio è una via privi­legiata per comprendere l’incarnazione di Cri­sto. Scoprire e manifestare la presenza di Cri­sto nella famiglia.

— Cultura, università, ricerca: meno produttivismo, più spazio alla ricerca personale. Qui e altrove: una diversa concezione del tem­po. Il produttivismo nuoce ad una crescita umana (meglio sapere anche di meno ma maturare una cultura più personale e più profonda) ma di qui anche alla possibilità di nuove intuizioni, scoperte etc.

— Scuola: meno produttivismo, meno psi­cologismo, più attenzione all’umanità. Una visione umana dell’uomo, non intellettualista né razionalista spinge naturalmente su questa via, dà una chiave di lettura profonda della cultura e per la propria crescita.

— Politica: imparare, insegnare ad essere politici (spiritualità, umanità, politica affrontata nello studio della storia etc.). La parteci­pazione dal basso. L’impegno (nuovo e che ora appare più vicino) della comunità cristia­na nella vita della città e di qui nella nazione (nell’Europa unita) e nel mondo.

— Testimonianze: agiografie, autobiografie, storie di comunità etc. scritte in chiave di maturazione spirituale e umana e comunitaria.

Conclusione

Il campo della riflessione è infinito. Si può aprire una ricerca corale, che favorisce la cre­scita personale e comunitaria. Una ricerca viva e profonda, che si innesta nella vita, che aiuta a riflettere sulla vita. Una ricerca che stimola al dialogo, alla comunicazione, alla compren­sione, che per sua natura desidera e aiuta la comunione.

NOTE

(1) “L’esperienza della fruizione distratta non incontra più opere, si muove in una luce di tramon­to e di declino, e anche, se si vuole, di significazioni disseminate, allo stesso modo in cui, ad esempio, l’esperienza morale non incontra più grandi scelte tra valori totali, il bene e il male, ma solo fatti micrologici, rispetto ai quali, come nel caso dell’arte, i concetti della tradizione si rivelano enfa­tici. In Umano troppo umano (1, 34) Nietzsche ha descritto questa situazione, opponendo all’uomo ancora risentito che vive come un dramma la perdi­ta delle dimensioni patetiche, metafisiche dell’esi­stenza, l’uomo di buon carattere, che è “libero dall’enfasi”.

In G. VATTIMO, Ia  fine della modernità, Milano 1991, p. 69.

(2)  M. INTROVIGNE, Le nuove religioni, Milano 1989.

M. INTROVIGNE. Il cappello del mago. I nuovi movimenti magici, dallo spiritismo al satanismo, Milano 1990.

DANNEELS, card. G., Cristo o l’Acquario, in: Il Regno-Documenti, 13/1991. pp. 415- 424

A. OLIVIERI PENNISI, Cristo e la nuova gnosi, in: Palestra del clero, maggio 1990, pp. 387-395.

(3)  J. MARITAIN, Breve trattato dell’esistenza e dell’esistente, Brescia 1974.

(4) K. RAHNER, Uditori iella parola, Roma, 1977.

M.F. SCIACCA, Morte e immortalità, Milano 1959.

P. RICOUER, Li metafora viva, Milano 1981.

(5)  Paolo VI, Discorso di chiusura della IV ses­sione, 7 dicembre 1965, n. 8 in: Tutti i documenti del concilio. Milano 1990, pp. XXX- XXXI.

(6)  G. BASTI, Il rapporto mente-corpo nella filoso­fia e nella scienza, Bologna 1991. Si vedano le pp.12-15.

(7)  M. HEIDEGGER, Lettera sull’umanismo. Firenze 1953. Spec. pp. 107-111. Questo aggrapparsi ad un’esistenza inconoscibile, ad esempio, mi pare la naturale conseguenza di una concezione kantiana della conoscenza. E allora questo ritorno alla esi­stenza concreta può, forse, anche costituire la via per un recupero di una concezione realistica- critica della conoscenza, per un novo riconoscimento di una natura precisa nell’uomo, nella natura e poi anche in certe leggi della vita sociale, economica etc. (Quando ci si rivolge ai problemi reali non tutte le soluzioni possono andare bene). Questa possibile ricerca della natura reale dell’uomo, rivolta però ora, forse, ai suoi valori e alla sua umanità, alla sua vita reale, potrebbe risultare una via per la riscoperta anche dello spirito: sono tematiche in parte già esplose con le sette, la gnosi etc., cioè con una cultura a volte deteriore che reagisce anche, talvolta, all’incapacità di dare risposte da parte di esponenti del mondo della cultura (si veda il secon­do paragrafo); si veda anche il pensiero di P. Sartre.

(8) Con conseguenze, ad esempio, sulla conce­zione agostiniana del matrimonio, destinato agli incontinenti.

(9)   E. MOUNIER, Che cosa è il personalismo. Torino 1918.

E.  MOUNIER . Trattato del carattere. Alba 1957.

(10)   C. ROGERS,  La terapia centrata sul cliente. Firenze 1970.

V. FRANKL, Logoterapia ed analisi esistenziale, Brescia 1972.

E. FROMM, L’arte  d’amare. Milano 1961.

(11)  D. SCHULTZ. Storia della psicologia. Firenze 1974. Si vedano le pp. 11 e 13- 14. Naturalmente don Mario è ben consapevole dei possibili limiti di alcune scuole psicologiche. Qui come altrove il mio contributo sicuro è quello di una lettura filosofica cristiana del tema trattato.

(12)  Y. PRIGOGINE, From being to becoming. San Francisco 1979.

(13)   AA.VV. L’eucaristia al centro. Pontificio Seminario Romano Maggiore 1992.

(14) Si veda in proposito la posizione di E. BERNE, che sviluppa l’analisi transazionale ad esempio attraverso l’opera di due sue discepole: M. JAMES, D. JONGEWARD, Nati per vincere. Milano 1987.

(15) Una concezione dell’uomo, una filosofia che desideri essere sempre più pienamente umana non solo cercherà di conoscere sempre più l’uomo ma anche cercherà di comunicarsi in modo sempre più adeguato nelle varie situazioni. Certo, talvolta, questo richiede, tra l’altro, disponibilità di tempo. Qui vorrei però ricordare che pur essendo la matu­razione spirituale e umana dono dello spirito e frutto di una vita in lui vissuta, non sta poi qui la vera santità dell’uomo ma solo nella carità.

(16)  In tal senso l’attenzione dell’ermeneutica al racconto, al mito contiene senza dubbio degli ele­menti interessanti. Ad esempio lo studio della sto­ria può aiutare a comprendere più in profondità di una teoria più schematica come si può vivere cri­stianamente, con sapienza, l’impegno politico (e reciprocamente, può far vedere più da vicino come si può vivere l’arte politica).

L’importante però è comprendere che la parola, anche espressa nella forma del racconto, della parabola, rimanda talvolta, per la sua sempre più piena comprensione, ad una vita vissuta (nello Spirito). (D’altro canto mi pare non condivisibile una cono­scenza che si fermi al fenomeno, cioè una cono­scenza che non consideri pienamente la capacità dell’uomo di intuire, di comunicare, di conosce­re).

Su questi argomenti sì vedano gli studi di L. WITTGENSTEIN, M. HEIDDEGER e P. RICOEUR. Di quest’ultimo si veda: The philosophy of P. Ricoeur. An anthology of his Works.  Boston l978. spec.  pp. 97- 108.

(17) S.  BIOLO s.j. La presenza di Dio. Roma  1987.

(18) G. BASTI, op cit. pp. 251- 269

(19) E’ per questi stessi motivi che risulta a volte fuorviante la separazione tra filosofia teoretica, morale , etc. , e anche, ad esempio una concezione solo intellettuale e non integralmente  umana dell’estetica e dell’opera d’arte, anche con un rapporto di conoscenza reciproca tra intuizione artistica e consapevolezza umana

(20) La Chiesa (noi non possiamo sempre sapere quanto il singolo cristiano) comprende sempre più profondamente il mistero di Cristo nel corso della storia. E non solo approfondisce la comprensione dei dogmi della fede o sulla base della rivelazione ne afferma di nuovi, ma anche in varie circostanze può correggersi nel modo di interpretarli e di viverli.

E’ la storia dell’incarnazione sempre più profonda del mistero di Cristo nella Chiesa stessa. Continuamente e in modo sempre più consapevole la Chiesa si interroga sul suo modo di interpretare e di vivere il mistero di Cristo, sulla sua comprensione del vero Spirito di Cristo. D’altro canto è proprio sapienza della Chiesa riconoscere in questo senso i suoi possibili limiti all’interno di una comprensione certa delle verità di fede: questo le da la possibilità di crescere, di rinnovarsi, di incarnare Cristo sempre più profondamente(e quindi anche di rendersi sempre più comprensibile, più umana, più vicina alla verità, di saper comprendere e comunicare sempre meglio con tutti gli uomini).

E’ qui che possiamo trovare un valido punto di incontro prima di tutto con le altre confessioni cristiane: nel riconoscere che, se la Chiesa, per la grazia di Dio, non si allontana dalla verità della fede, tanto può comprendere di quelle stesse verità con l’aiuto dei fratelli separati (ma poi di tutti, anche dei non credenti) e tanto può comprendere quanto al modo di viverle per i suggerimenti e gli aiuti di questi stessi fratelli (e  poi di qualunque uomo). La Chiesa può riconoscere a tutti gli uomini la capacità di aiutarla a comprendere il mistero di Cristo e perciò il mistero dell’uomo (e, viceversa, il mistero dell’uomo e perciò il mistero di Cristo). Anche all’interno della Chiesa questa consapevolezza e accettazione serena dei propri e altrui possibili errori favorisce la comunione perché si comprende che si tratta di crescere insieme, di arricchirsi reciprocamente. E si comprende, ad esempio, che lo Spirito è sapiente nel permettere che l’uomo si possa avvicinare a Dio con un qualche tipo di stampelle per incamminarsi sempre più verso la piena libertà.

Su questo tema si veda GIOVANNI PAOLO II Nella Chiesa, comunità profetica, la testimonianza della vita in Cristo. “Osservatore Romano”, 21 maggio 1992, pp. 4.

21) Secondo molti credenti, potenti sono state le manifestazioni di Maria nella storia di questi ultimi due secoli. Qui vorrei osservare come i due ultimi concili siano stati preceduti da importanti affermazioni di dogmi mariani e come proprio, sembrerebbe, nella direzione di questi dogmi la Chiesa continua a maturare nel dono dello Spirito effuso nei concili: la piena redenzione dell’uomo e l’assunzione di tutta la sua umanità in Cristo.

Prestiamo allora sempre più attenzione anche alle affermazioni di un santo come M. Kolbe, che aveva parlato di un’era dell’Immacolata.

(22) Sono a disposizione di che le desideri le catechesi di don Mario Torregrossa su: I valori fondamentali: Fede, Carità, speranza; la Famiglia, la Chiesa, il Cristiano nel mondo.

Don Mario sta anche elaborando dei corsi per animatori e dei corsi per formatori.

(23) C. MOLARI, Il grido degli oppressi irrompe nella Chiesa, in “Nigrizia”, ottobre 1992, pp 31- 42. Vi si parla delle differenti confessioni cristiane nel terzo mondo come di un “residuo dell’era coloniale e un riflesso della storia di altri popoli”.

(24) Anche sul piano umano è importante che continui a svilupparsi una riflessione sull’uguaglianza nella diversità dell’uomo e della donna. In cosa consiste l’uguaglianza? In cosa la diversità? Quando e dove la diversità é un fatto culturale e dove è un fatto reale? II mistero di Maria e di Cristo certamente può illuminare anche quest’aspetto umano così come quello cristiano del sacerdozio (che in ogni caso va interpretato anche nella sua dimensione umana).

Riflessioni sulla verità

Sulla via della verità

In un precedente intervento  (apparso su Idea n. 7- 9, 1993) scrivevo (riferendomi agli insegnamenti di don Mario Torregrossa, fonda­tore del Centro di formazione giovanile Madonna di Loreto- Casa della pa­ce, insegnamenti ai quali mi richiamo anche qui) scrivevo di come la Rive­lazione cristiana che è Gesù sia un dono definitivo eppure che non fi­nisce mai di svilupparsi, di approfondirsi e talvolta, sotto certi aspetti (che non toccano le verità fondamentali della fede) di modificarsi nella nostra comprensione e di qui nella nostra vita.

La rivelazione di Dio e la rivelazione dell’uomo in Cristo sono misteri infiniti e come tali né su questa terra né in cielo finiremo mai di pe­netrarli. Questo lo si può osservare fin dall’inizio della storia della Chiesa.

Anche S. Pietro, ad esempio, che pure nella Pentecoste aveva ricevuto un così grande dono di luce e di amore, ci appare negli Atti degli apostoli in questo cammino, di crescita e di approfondimento.

Aver intuito, aver sentito con chiarezza dentro di sé che solo Cristo ha parole di vita eterna, che solo in lui, nel  suo Spirito, scopriamo il Padre e nei  stessi non vuol dire aver capito tutto né di Dio né di nei stessi. E’ tanto semplice! Se abbiamo compreso e sperimentato che Dio è amore e che  solo questo amore ricevuto e ricambiato può darci gioia, questa veri­tà non verrà meno quando scopriremo che vi sono degli aspetti di questo amore di Dio e del nostro amore per lui e per i  fratelli che possiamo aver frainteso, degli altri che possiamo vivere più profondamente o attentamente o sviluppare e comprendere in maniera più piena.

Al contrario, più entriamo nella vera conoscenza di Dio più scopriamo che la nostra intuizione, che la nostra fede in lui era ben riposta perché cresce la nostra gioia e il nostro benessere. La sapienza e l’amore di Dio non  finiscono di  stupirci proprio perché sono sempre infinitamente più belli di quanto immaginavamo.

A questo proposito si aprono due questioni fondamentali. La prima riguar­da alcune reazioni che si sono avute nella storia alla scoperta di certi fraintendimenti nella comprensione di Dio e del rapporto tra Dio e l’uomo. La seconda riguarda invece la crescita nella conoscenza di Dio e del1’uomo.

Risposte  all’errore

Circa il primo punto c’è da dire che nell’epoca della Riforma protestan­te e delle scoperte scientifiche e geografiche la critica ad alcune er­rate interpretazioni da parte della Chiesa sia nel campo più dottrinale che in quello più riguardante la vita pratica, congiunta ad una scoperta più profonda delle capacità della ragione umana ha comportato un forte sommovimento nel campo della religione, della cultura, della vita. Si è posto il problema di stabilire un rapporto più chiaro tra la fede a la ragione scientifica, di salvaguardare la fede e la ragione scientifica. Ma per molti pensatori da Cartesio in poi questo ha significato un rinchiudersi dell’uomo in una supposta ragione scientifica, cioè in una piccola parte di sé stesso.

Di fronte (anche) ad un errore commesso in nome della fede (come nel caso di Galilei) molti hanno cominciato a fondarsi su una pseudo- ragione scientifica pensan­do in questo modo di eliminare radicalmente la possibilità dell’errore. Non è necessario giungere ai pensatori contemporanei ma basta fermarsi a Car­tesio (e a Kant)  per vedere che questa strada ha implicato  fin dall’ini­zio l’inconoscibilità di Dio, dell’uomo, del mondo.

L’uomo non conosce attraverso un’astratta ragione logica ma attraverso una coscienza di tutto il proprio essere (e quindi anche e non solo lo­gica) nel dono dello Spirito, in rapporto con gli altri uomini, con il mondo, con la vita ecc…

L’uomo comprende alcune cose di sé, della divinità, degli altri, del mondo, altre ne fraintende, altre ne corregge, altre ne approfondisce e sviluppa. E’ un cammino che sempre più chiaramente si fonda su alcune certezze immutabili (nella loro sostanza).

Verità e vita

Ci troviamo di fronte ad aspetti costitutivi dell’uomo. Al punto che il più scettico degli scettici non potrà non contraddire le sue teo­rie nella vita concreta.

E poi, non ci sono valori morali, non ci sono principi validi per tutti? Non si può pensare che l’uomo sia incapace di amare non solo istintivamente ma anche liberamente senza cadere nell’alienazione. E  l’uomo che, pur credendo alla possibilità dell’amore,vivrà nell’egoismo non sarà un alienato ma sarà una persona che proverà dei malesseri.

Amare ed essere amati non sono leggi astratte imposte  all’uomo ma sono la natura stessa dell’uomo. E’ cercando la verità nella sua vita ed è vi­vendo in quello che ha compreso della verità che l’uomo può comprendere la verità sempre più profondamente. Ma questo è già un dono dello Spiri­to.

La  stessa ragione scientifica non può esistere  disgiunta  dalla coscienza totale dell’uomo.

Non bisogna dimenticare che il computer non solo non ha un cuore ma non ha una coscienza, non ha una natura spirituale. E’ nella mia coscienza che riconosco 1’esistenza della natura. Il fatto che questa coscienza e conoscenza siano sempre più una coscienza e conoscenza critiche non inficia la validità sostanziale di questa affermazione.

Mi pare utile aggiungere che la nostra crescita nella conoscenza umana, a questo riguardo, non consiste solo nel riconoscere i possibili aspetti non critici del nostro modo di conoscere, ma anche nel riconoscere i possibili aspetti ipercritici. L’idea cartesiana di un genio maligno che mi può ingannare sull’esistenza del mondo, degli altri uomini è un’idea appunto ipercritica, un’idea che distorce la coscienza umana e quindi disumanizzante. Coscienza ipercritica è anche quella che nega o sminuisce eccessivamente il valore di una conoscenza parziale o incerta. La conoscenza dell’uomo, l’equilibrio umano è in varia misura necessario alla stessa ricerca scientifica.

(Per inciso va osservato che una coscienza aperta all’azione dello Spirito, consapevole di una presenza divina riconosce la possibilità del miracolo, una variante da tenere presente nello stesso campo scientifico. In altri campi della scienza è proprio la presenza e l’azione dello Spirito (e dello spirito) che deve essere conosciuta (es. psicologia). Non è escluso che in futuro ci si possa rendere conto ancora più chiaramente di questa presenza anche in altri settori della conoscenza scientifica). Alla luce di queste osservazioni su coscienza e scienza sembra necessario verificare sempre fino a che punto la scienza stessa sia integrata in una conoscenza e in una vita dell’uomo in Cristo. Dio, l’uomo, il mondo ricapitolati sempre più pienamente e profondamente in Cristo.

Non più ragione e fede ma un uomo  (anche con la sua logica)  aperto al dono dello Spirito

Anche  in campo cristiano in qualche caso è forse venuta a mancare una più piena unione nell’uomo tra la sua vita di fede e la sua ragione speculati­va. Come ho già scritto, la conoscenza umana sia prima che dopo Cristo è una coscienza integrale di tutto il proprio essere nel dono dello Spirito e in una vita in lui vissuta.

Anche prima di Cristo Dio ha parlato e l’uomo, per come ha potuto e volu­to comprendere, ha creduto. Dio ha parlato alla coscienza dell’uomo, al suo cuore, alla sua ragione, ha parlato nella natura. La sua dunque è stata sempre una parola sapiente, adeguata al cammino dell’uomo, una parola lo­gica (ma attenzione a non voler ridurre la logica di Dio alla nostra comprensione della logica) e una parola piena di amore e di poesia. La conoscenza umana allora, la filosofia, non può essere solo specula­zione ma una conoscenza di Dio e dell’uomo sempre più profonda, maturata in una vita vissuta fedelmente alle ispirazioni del­lo Spirito; nella misura in cui l’uomo lo ha potuto comprendere, in una vita d’amore. In questo progressivo rinnovarsi dell’uomo certo anche la ragione si rinnova. Questo sviluppo può dipendere sia da una maturazione umana complessiva, sia da un progresso più logico-speculativo. Anche in quest’ulti­mo caso c’è sempre una ripercussione filosofica perchè l’uomo è un essere unitario.

La filosofia trae motivo di crescita da ogni aspetto della conoscenza e della vita umana e ciascuno di questi aspetti cerca di integrare rettamente in una conoscenza sempre più profonda dell’uomo.

Questo vuol dire anche che è proprio dell’uomo imparare a dare ad ogni aspetto delle sue conoscenze (e dei suoi errori) il suo giusto valore.

La filosofia allora è la conoscenza spirituale e umana, psicologica, antropologica etc.. Ed è dialogo,  annuncio, ascolto, formazione, amore, amicizia. E’  poesia e arte. E’ preghiera.

Così, ad esempio, se consideriamo l’aspetto morale dell’uomo in qualche modo separatamente da quello conoscitivo quest’ultimo può rischiare di diventare una speculazione astratta (e con ciò non necessariamente errata ma più limitata) e la morale rischia di diventare legge, dover essere.

Si fa speculativa anch’essa, così come la speculazione può tendere a codificare l’essere a farsi legge, a staticizzarsi.

In realtà  la morale è la conoscenza stessa dell’uomo che sempre si sviluppa in una vita fedele allo Spirito, la conoscenza progressiva di come lo Spirito si incarna nell’uomo in ogni situazione. Non si possono separare luce e amore. Non si può mettere da una parte la ragione speculativa da un’altra la vita, da un’altra ancora la coscienza umana etc…

Un nuovo concetto di verità

Da quanto detto si vede come ricercare la verità dell’uomo con una pseudo- ragione scientifica non può che distruggere l’uomo stesso. Al punto che non ci può essere un uomo che viva realmente in coerenza con certe tesi proprie di una certa teoresi scientifica. In molti casi la cultura deve tornare a scoprire un nuovo concetto di verità.

La verità (Dio, l’uomo, il mondo, in Cristo) è una realtà che si scopre gradualmente, sotto l’azione dello Spirito Santo, intuendone, comprendendone alcuni aspetti e correggendo e modificando via via intendimenti parziali ed errori, in una vita fedele alle ispirazioni dello Spirito Santo stesso. (Il cammino della ricerca scientifica, costituendo una parte del cammino dell’uomo, è anch’esso un cammino progressivo di approfondimento, sviluppo modificazione del sapere sulla base di alcune certezze fondamentali, sempre più individuabili e fondamentalmente immutabili. Proprio perchè è parte dell’uomo tale cammino gode di una reciproca interazione con la maturazione spirituale e umana complessiva. Il rapporto fede scienza si integra sempre più profondamente nell’uomo in Cristo. La fede si incarna sempre più, la scienza si umanizza nella sua stessa concezione costitutiva. Una scienza in qualche misura disumanizzata può comportare una fede in qualche misura disincarnata).

Come detto, con la Rivelazione l’uomo riconosce in Cristo la via, la verità e la vita ma con ciò si riconosce in cammino nello Spirito di Cristo stesso verso una comprensione sempre più piena della verità e impara sempre più chiaramente quali aspetti di questa comprensione della verità restano im­mutabili e quali sono da approfondire sempre più, da sviluppare e tal­volta da interpretare (1).

Non bisogna radicalizzare il valore dell’errore al punto di restare para­lizzati riguardo alle nostre capacità di conoscere.

La vita dell’uomo è una meravigliosa avventura nella conoscenza e nell’amore di Dio, dei fratelli, della natura, nella scoperta di sé stessi.

La crescita nella conoscenza di Dio e dell’uomo

Giungiamo così alla seconda questione cui accennavo all’inizio di queste riflessioni.

Nel suo cammino di maturazione l’uomo che cerca realmente la verità nel­la sua vita, cioè che cerca di vivere quello che comprende della divinità, di se, degli altri etc. comprende di aver imboccato la strada giusta, perché queste verità lo aiutano a conoscersi e a vivere sempre meglio. Dunque i suoi errori nella comprensione della sua natura, nella sua com­prensione dell’amore, della giustizia, del modo in cui possono essere vis­suti non lo fermano perché anzi ogni volta che comprende di aver frainteso sotto qualche aspetto cosa significhi amare, cosa significhi essere giusti scopre anche che l’amore, la giustizia etc.  sono più belli, più pieni, più umani di quanto lui immaginava.

L’uomo si scopre in cammino sulla via della verità.

L’eremita che si ritira sulle montagne più sperdute per poter giungere a dominare il proprio corpo, le proprie passioni, per potersi dissolvere nell’essere cosmico non sa ancora che c’è ben più di questo, che Dio è un Pa­dre di amore. Però egli è sul cammino della verità, già nel dono dello Spi­rito che lo muove,  perché sente il richiamo di Dio, del bene. Se un giorno scoprendo per grazia che più che nel dominare le passioni la natura dell’uomo si realizza e  si sviluppa nell’amore  sbaglierebbe se dicesse: “Ho sbagliato tutto, allora anche adesso starò sbagliando”. Infatti prima aveva compreso qualcosa, ora ha compreso qualcosa di più (e ne sente il beneficio).Rinunciando a que­sto cammino, invece, cadrebbe nel nulla più totale, nell’assenza di ogni significato, si autodistruggerebbe. Egli fin dall’inizio aveva intuito  mol­te cose vere, pur se sotto certi aspetti le aveva fraintese. Si apre un terreno di dialogo con i razionalisti, gli scettici, i nichilisti,con ogni uomo. E’ vero si possono fare degli errori nel cammino di ricer­ca della verità, ci possono essere degli sviluppi e degli approfondimenti. Però il cammino è quello giusto. D’altro canto è noto che negare l’esistenza della verità significa sostenere una verità assoluta.

Non è possibile porsi fuori della conoscenza, anche se questa conoscenza è perfettibile.L’uomo alla ricerca della verità, sotto l’azione dello Spirito, anche prima di Cristo avrebbe potuto comprendere che la conoscenza della verità ultima su Dio, sull’uomo stesso, sul mondo, poteva essere soltanto un dono di Dio. Qualsiasi uomo è sul cammino della vita, anche lo scettico, anche il nihilista, anche l’edonista o il seguace di una setta, se cerca veramen­te di comprendersi, di essere sé stesso, di vivere per quello che ha com­preso. Per tutti c’è una strada:cercare la verità non nel mondo delle idee, o meglio, non solo con un ragionamento astratto ma nella vi­ta di ogni giorno, confrontare il proprio pensiero con le proprie disposi­zioni interiori, con i propri atteggiamenti e, vorrei dire, con quello che realmente pensiamo e facciamo. Ma questa riflessione, questa verifica è già, se quanto dico viene inteso nel giusto senso, un dono dello Spirito. Qui sta un problema fondamentale della cultura in special modo occidentale: giocare, talvolta, con le idee. Fino a che le idee non vengono confrontate con la propria vita concreta non può essere un vero pensare pienamente, un vero cercare di comprendere pienamente.

La crescita in Cristo, Dio e uomo

Come dicevo, con la Rivelazione l’uomo, nel dono dello Spirito Santo, com­prende che Cristo è la via, la verità e la vita. Comprende cioè che  la verità è per l’uomo una via nello stesso tempo in cui è verità perchè l’uomo non cessa mai di lasciarsi trasforma­re da questa verità e di scoprirla. Ed è una vita, è la vita di Dio che viene dentro di noi e  si  rivela sempre più se noi l’accogliamo realmente nella nostra vita.

Dicendo sì a Cristo l’uomo accoglie nel proprio cuore la Trinità e comincia a lasciare trasformare, nello Spirito Santo, la propria umanità secon­do la luce e il cuore di Cristo e a scoprire sempre più la sapienza e l’amore del Padre. Ma aver creduto, aver capito, aver sperimentato che Cri­sto è via verità e vita vuol dire per l’appunto che non abbiamo capito tutto. Dio è l’infinito e per l’uomo scoprirlo e riscoprirsi in lui è un cammino infinito.

Ogni uomo, poi, si ritrova con le sue idee, i suoi modi di essere che tal­volta, anche secondo il dono di fede già ricevuto, potrebbero anche appa­rirgli più validi, in qualche modo, della Parola di Cristo. Si tratta talvolta di questioni particolari che non possono inficiare la validità sostanziale di una strada. Allora in questi casi può essere più facile comprendere che è Cristo e non l’uomo la verità. E’ più facile ab­bandonarsi a Cristo anche provando in sé delle oscurità e poi scoprire un’umanità e un amore di Dio più limpidi e più pieni. L’uomo scopre concretamente che Dio ne sa più di noi anche su noi stessi.

Ma non è escluso che nel cammino di fede, magari preparate da questi piccoli salti nel vuoto, giungano prove più grandi. L’uomo può ritrovarsi con il dono della fede in Dio e il buio nella mente e il cuore che sembra non trovare in lui una pace piena. La verità è una vita anzi è la Trinità,

tre persone viventi e la nostra coscienza, la nostra ragione, il nostro cuore sono cosi piccoli!

Una volta un pedagogista marxista mi chiese che senso avesse chiedere al Signore di aumentare la nostra fede. Nel Signore, secondo il suo pensiero di allora, o ci si crede o non  ci  si  crede. Ma la verità non è un ideologia. La verità è Cristo e la fede prima ancora che una comprensione, per quanto  parziale, di  lui  è il dono di  credergli, di fidarsi di lui.

La fede in certi passaggi della vita può  anche apparire a qualcuno come un rischio non indifferente, perché la realtà stessa, per come egli la vede, sembra contraddirla. Eppure, nonostante i possibili tentennamenti, distacchi transitori, qualcosa nel cuore dell’uo­mo lo spinge a fidarsi, a cercare  di  comprendere, a continuare a scavare. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dis­sero: “Questo linguaggio è duro, chi può  intenderlo?” Gv. 6, 60. “Disse   allora   Gesù  ai  Dodici: “Forse anche voi volete  andarvene?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da  chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. Gv 6, 67- 69.

Anche se non proviamo oscurità, anche se ci ritroviamo pienamente nelle parole di Gesù, dobbiamo sempre pregare il Signore perché aumenti la nostra fede, perché la nostra fede è più della nostra comprensione (umana e non solo razionale) di  Cristo. La  fede è credere a Cristo e in Cristo non  solo  a quello  che abbiamo capito di lui. (Ma anche prima di Cristo l’uomo poteva ricevere il dono della fede in una divinità. Anche prima di Cristo Dio aveva parlato).

Questi  momenti  di oscurità, che  nella  vita di qualcuno possono anche durare per lungo tempo, nascondono  un  dono  più grande che sta per essere ricevuto. Cristo è la verità, ne sa più di noi e,   ancora una  volta,  l’uomo  scopre   di  aver  fatto  bene a  fidarsi.

In questo  cammino l’uomo non solo scopre di avere una compren­sione parziale e talvolta errata di  Dio, benché l’intuizione e la via sia quella  giusta, ma si accorge che deve imparare a co­noscere   sempre più  anche sé stesso e il suo rapporto con Dio (con gli altri, etc…).

Cristo ci rivela nello Spirito Santo il Padre e rivela noi a noi stessi perché è Dio e uomo. Nello scoprire Dio che abita in noi, vivendo e comprendendo sem­pre più il suo vero Spirito, l’uomo comprende sempre più se stesso (spiritualmente, umanamente, psicologicamente, etc.). Reciprocamente, proprio   accogliendo nella nostra umanità, nella  nostra  vita lo Spirito di Cristo noi possiamo sempre più comprenderlo.

Così sempre più, in Cristo, incorporato a lui nel Battesimo, nell’eucaristia, ascoltando la sua  parola, l’uomo non solo cresce nell’amore, nella fede, nella speranza ma anche impara sempre  più  cosa vuol dire credere, sperare, amare. La sua umanità  si trasforma gradualmente. Non basta  un amore generico, piano piano  dobbiamo imparare ad amare come Cristo, dobbiamo imparare come amare. Progressivamente comprendiamo come entra lo Spirito di Cristo nella nostra umanità. Sono misteri  infiniti. Non fini­remo mai di comprendere, fedeli allo Spirito Santo, il mistero di Cristo Dio e  uomo (e qualunque uomo, anche non credente, può intuire, può comprendere qualcosa di Dio, qualcosa dell’uomo che ci aiuta ad approfondire la conoscenza di questo mistero che pure ci è stato pienamente rivelato in Cristo.

Alcuni   aspetti   della  crescita nella comprensione di Cristo

Nella storia della Chiesa possiamo osservare come i cristiani siano gradualmente cresciuti nella  comprensione di Cristo. Nel dono dello Spirito Santo hanno compreso e delineato sempre più chiaramente la fede in  Dio e anche il modo più vero di accogliere Dio nella loro vita. Sempre più   si è compreso, ad esempio, cosa vuol dire che Dio è un Padre misericordioso e pieno di amore. Sempre più si è compreso chi è Dio nella Trinità, nella vita intratrinitaria e quale è il suo rapporto con l’uomo. Si è approfondito il mistero di Maria, della Chiesa. Si è compreso sempre più  chiaramente che l’uomo non è uno spirito incarcerato in un corpo ma un essere unitariamente   spirituale e corporale.

Così anche oggi continuando in questi esempi, sempre più diffusamente si riconsiderano certi   aspetti della storia della spiritualità.

Lo Spirito di Cristo è pace e gioia, è uno Spirito di amore. Angosce (considerate come aspetti del tutto incontrollabili della crescita spirituale), un senso eccessivo del  peccato; un’accentuazione non sempre secondo un vero Spirito di carità (che non porta mai squilibri e forzature spirituali e umane) del desiderio di sofferenza; forme di esagerazione nell’interpretazione di qualche virtù (sempre  tenendo  presenti   le   vocazioni  personali); atteggiamenti umani talvolta immaturi etc., tutto  ciò può talvolta   essere   stato  frutto  di qualche   incomprensione  del vero Spirito di Cristo e (o, reciprocamente) anche dell’uomo. Si è compreso sempre meglio il rapporto tra la vita cristiana e le   varie situazioni che l’uomo si trova a vivere.

Fede e scienza, fede e politica etc. E continuando in questo chiarimento a  livello generale si va anche contemporaneamente e reciprocamente, sempre  più a fondo. All’uomo così bisognoso di  conoscersi spiritualmente e umanamente, di tro­vare  risposte valide e concrete ai propri problemi   spirituali e umani, viene indicata la via per ritrovarsi: Cristo, Dio e uomo.

Cosa  significa  essere  se   stessi, cosa  significa  essere  cri­stiani  nella  propria, vita concreta? Nella famiglia, nella scelta del lavoro, nella politica etc. Sempre più posso conoscere, posso essere  aiutato (con  la  formazione spirituale e umana, personale e comunitaria, con  il dialogo, con gli   scritti etc. e, naturalmente, senza forzature) a comprendere ogni aspetto della mia umanità, della mia vita, dell’umanità, della vita alla  luce  di  Cristo (2). Sempre più cresce una spiritualità e, reciprocamente, una cultura sempre più attenta  al vero Spirito di Cristo, sempre più consa­pevole del suo vero modo di incarnarsi nell’umanità e di rivelarsi  rivelandola.

Una  cultura dello Spirito e dell’uomo, così necessaria in un tempo in cui si fa tanta confusione sullo Spirito e sull’uomo (3).

Ogni campo della conoscenza e della vita umana si estende e si approfondisce all’infinito.

L’uomo scopre sempre  più chiaramente di essere in cammino con il suo Dio e che il suo Dio non finirà mai di stupirlo e di rallegrarlo per la sua sapiente bontà.

Sempre più profondamente il tempo della Chiesa, la storia si rivela come il tempo di Maria, il tempo del Padre, del Figlio e dello Spirito nella loro e nostra comunione: il tempo dell’amore, della luce, della vita del Padre nella Parola e nell’eucaristia.

NOTE

1) Va rilevato che la Chiesa cattolica è l’unica che con certezza dura nel tempo.

Infatti essa è la sola che lo Spirito di Cristo conserva nelle verità fondamentali (e in esse la fa crescere).

Un  libro  religioso di per sé può essere interpretato  in molti modi diversi senza la conforme azione dello Spirito di Verità. Sarebbe interessante vedere in profondità cosa provoca  l’assenza di  questa  conservazione  della e nella verità  ad  opera  dello Spirito nelle altre chiese e religioni.

Cosa provoca nei contenuti della loro verità e nella loro stessa idea di verità, ad esempio.

Ma c’è un secondo aspetto da tenere presente; non essendo centrate nella verità dell’uomo (spirituale e umana) queste credenze anche per questo motivo possono avere difficoltà a conservarsi nelle stesse fondamentali “verità” (per loro), cioè a essere interpretate sempre allo stesso modo. L’uomo trova infatti la verità in sé e non in una teoria astratta (non intendo con ciò che la rivelazione si poteva integralmente dedurre dall’umanità). Inoltre le varie filosofie e religioni sono sottoposte alla prova del tempo, anche perchè l’umanità prende sempre più coscienza, per certi versi, della sua natura vera.

Si può poi osservare, ancora, che la visione di Dio, dell’uomo, della verità sviluppata in queste pagine, può aiutare (in qualche misura) l’approccio al modo di comprendere e riflettere sulla verità, sull’essere sulla storia (e di parlarne, d’altro canto in un testo religioso) nell’Antico Testamento. Anche qui mi parrebbe interessante riflettere sui significati e sui rapporti tra verità, legge (legge per la vita del singolo ma anche legge (“diritto”?) per la vita del popolo Ebraico) e profezia nell’Antico Testamento.

2) Non intendo solo le scelte quotidiane, una certa attenzione, etc, ma proprio ogni particolare del mio modo di essere secondo una coscienza sempre più matura, sempre più conoscitrice dell’umanità.

In questo senso, ad esempio, aiutando l’uomo a comprendere meglio la via del proprio equilibrio umano, mostrandogli che questa via è informata ed orientata dall’amore gli indichiamo una strada nella quale egli può ritrovarsi in Cristo naturalmente. L’uomo può comprendere più facilmente che essere se stesso, conoscersi umanamente vuol dire seguire Cristo. L’uomo può essere aiutato a divenire più consapevole del suo bisogno di conoscersi umanamente per vivere meglio e più facilmente gli si può mostrare che questa via è, come dicevo, informata e orientata dall’amore, dalla verità e dalla speranza. Si comprende nella pace che tutti siamo in cammino e che questa crescita non è motivata da una tecnica di perfezionismo o di funzionalismo (come potrebbe accadere seguendo alcune scuole psicologiche) ma da una crescita nell’amore e nella gioia.

L’uomo scopre la gioia di crescere non per diventare un superman (cosa del resto per certi versi inutile oltre che irrealizzabile perché l’uomo non è Dio) ma per amore. Si può, ad esempio (tenendo presenti le situazioni concrete), mostrare che la persona, eccessivamente chiassona, che deve sempre, mettersi in evidenza con azioni esagerate, molto probabilmente non agisce cosi per carenze intellettive ma perché non ha potuto comprendere che si sta bene insieme cercando di volersi bene, crescendo in un rapporto di amore, di amicizia (e dunque rientrando sempre più in sè stessi invece di fare l’inutile e stressante fatica di uscire fuori di sé) .

Si può riflettere (sempre tenendo presenti le occasioni opportune) che proprio perché l’uomo è un essere che cresce in questa via dell’amore egli può imparare a dare una valutazione serena della sua intelligenza, bellezza etc. e considerare che non ha senso né essere troppo sicuri di se né eccessivamente insicuri ma sereni (e sicuri delle qualità di fondo, etc.) perché tutti crescono gradualmente maturando nell’amore.

Sono solo alcuni incompleti accenni di come partendo dai reali problemi umani, ci si può ritrovare sulla via di Cristo. Nel dialogo personale poi la riflessione può essere più approfondita e personalizzata tenendo sempre presente l’aspetto spirituale e quello   umano,   psicologico.

A questo proposito (e qui, ad esempio, riprendo direttamente il pensiero di Don Mario) si può osservare che il malessere psicologico si risolve talvolta in una coscienza distorta della propria umanità, talvolta su punti fondamentali. Riflettendo, dialogando sulla vita della persona, su quella passata e su quella presente, possono allora emergere le impostazioni sbagliate che creano il malessere.

Altre volte (magari anche come reciproche concause del malessere, spirituali e psicologiche) il malessere può essere di origine spirituale: un rifiuto di accettare certe difficoltà, un rifiuto di vivere la vita con amore. Una concezione negativa della vita.

In entrambi i casi è Cristo, una maturazione spirituale e umana in Cristo il punto di riferimento (da interpretare sempre nella giusta misura e cioè senza forzature) per il formatore e per il discepolo. La crescita, il superamento dei problemi avviene sempre quindi nel dialogo, nella riflessione e nella vita concreta,   nella  preghiera, nell’amicizia, etc.(anche questi sono solo accenni).

Può essere utile non lasciare questi argomenti riguardanti la coscienza umana, la psicologia, ad altre culture, filosofie e religioni che talvolta, tra l’altro, illudono l’uomo di poter raggiungere un benessere tecnico e quindi senza un impegno di ­crescita o con motivazioni che talvolta poco hanno a che vedere con una vera conoscenza dell’uomo e quindi possono rischiare di danneggiare l’uomo   stesso.

(Sarebbe interessante vedere se ci sono aspetti dell’uomo cui queste culture e queste religioni danno risposte parziali e che il mondo cristiano può avere talvolta trascurato o non integrato pienamente   nella  propria  visione  e  nell’annuncio. Anche all’interno della chiesa lo sviluppo di alcune tendenze spirituali può indurre a riflettere sulle, esigenze dell’uomo (d’oggi). Ad esempio una formazione spirituale e umana del cristiano necessita di un’attenzione grande alla virtù della speranza). La cultura del perfezionismo fine a sé stesso, dei funzionalismo, una visione eccessivamente statica o esclusivamente dinamica dell’uomo (o di certi aspetti della sua umanità) la ricerca di un benessere da raggiungere solo con la mente sono esempi di messaggi che giungono all’uomo d’oggi e che possono influenzare anche il cristiano se per prima cosa non si pone realmente alla sequela di Cristo, ma poi anche se non viene aiutato a prendere coscienza di questi ed altri rischi provenienti da certe culture contemporanee.

3) Si può qui in estrema sintesi osservare che dopo un lungo periodo storico in cui ha prevalso largamente una cultura teista e spiritualista, seguito dall’epoca della svolta antropologica in cui l’uomo per comprendere più profondamente sé stesso (in una ragione astratta o nel sentimento o nell’istinto) finiva per perdere Dio e sé stesso, oggi sembra sempre più affermarsi una nuova      cultura. Da un lato la Chiesa nel corso dei secoli ha recepito le istanze positive delle nuove scoperte  culturali anche per questa via comprendendo sempre più profondamente il mistero dell’incarnazione di Cristo, Dio e uomo. Dall’altro la cultura non cattolica (e qui sarebbe interessante osservare gli  sviluppi di  questa  maturazione spirituale e umana  nel  protestantesimo) sembra, tra le altre, orientarsi verso due  direzioni: 1) la completa vanificazione di Dio, dell’uomo, della  sua coscienza della sua ragione, del suo sentimento e dunque anche del mondo.

2) Una riscoperta, dal di dentro, di una umanità più consapevole, del mondo dei valori, dello Spirito, di Dio. Una  spiritualità incarnata che può tendere, come forse (almeno in  qualche  caso) per   il  protestantesimo, verso la pienezza di Cristo (è interessante osservare le divergenze concomitanti tra la cultura razionalista (e quello che ne è seguito) e il protestantesimo e come  trovino  nuove  possibilità di recupero in una più piena comprensione dell’umanità di Cristo e, reciprocamente, della  Sua divinità. Lo sbocco in comune nel quale  può  scaturire  questo cammino è: non  più sola fede, senza amore; non più sola  ragione, senza  vita;  non  più sola vita,  senza  comprensione).  Si  può azzardare ulteriormente la speranza che questa nuova  attenzione all’umanità di Cristo avvicini (anche qui nel lungo periodo) anche gli ortodossi ad una più profonda comprensione della comunione del corpo mistico di Cristo.

Ci si può inoltre chiedere (anche in riferimento agli ortodossi) se una sempre più profonda comprensione di questo reciproco rivelarsi in Cristo della divinità (dello Spirito) e dell’umanità non  possa  in  qualche modo influire  sulla  visione  delle  tre persone  divine e dei rapporti esistenti tra loro, oltre che con noi.

D’altro canto la continua maturazione spirituale e umana della Chiesa cattolica la rende più vicina alla spiritualità ortodossa e  la induce a farne propri alcuni aspetti spirituali ed umani.

Naturalmente questi sono solo alcuni possibili sviluppi di un cammino globale verso la sperata unità dei cristiani. Ho già brevemente accennato, per il resto, ai possibili sviluppi delle altre grandi religioni e filosofie (anche verso queste la maturazione anche della Chiesa porta per certi versi ad un avvicinamento).

Riflessioni   sparse  sul   cammino  cristiano

l) Il problema del  Filioque

Spirito

procede

Padre                    genera            Figlio

È generato

procede

La  dottrina  cattolica  sostiene  che il Padre  genera  il  Figlio e che poi dal Padre e dal Figlio procede lo Spirito. S. Agostino dice che lo Spirito procede “a Patre principaliter”. La  dottrina cattolica  tende   comunque a salvaguardare la parità tra il Padre e il Figlio.

Nell’ortodossia si tende invece a salvaguardare il primato del Padre. Lo Spirito procede dal Padre  per il Figlio. Naturalmente queste concezioni non sono casuali ma in qualche modo sintetizzano profondi orientamenti spirituali e umani. Questi due aspetti privilegiati l’uno dall’Occidente l’altro dall’Oriente potrebbero non essere in contraddizione tra di lo­ro.

E’forse da prendere in considerazione la possibilità che la generazione del Figlio e la processione   dello Spirito avvenga­no, per così dire, contemporaneamente. Il Figlio potrebbe essere generato dal Padre nello Spirito ma lo Spirito esisterebbe solo in quanto  procede in eterno dal Padre e dal  Figlio. Sarebbe così preservata l’origine, il primato del Padre e al tempo stesso la  parità tra il Padre   e  il Figlio. Questa proposta potrebbe rispondere ad alcuni interrogativi: co­me mai il Padre generi   il  Figlio e poi si amino nello Spirito, cioè come mai questo Spirito di amore non entri nella parte più profonda del rapporto: il dare la vita.

Si spiegherebbe così intimamente lo Spirito come Spirito del Padre e del Figlio. Si comprende forse meglio, così, il reciproco rapporto di illuminazione tra Spirito e umanità nell’uomo in Cristo, la prospettiva dall’alto e quella dal basso.

Lo Spirito dunque perde una certa possibile astrattezza per di­venire costitutivo (del Figlio dal Padre) e costituito (dal Pa­dre e dal Figlio). Questo vale anche per noi in Cristo. Lo Spiri­to esalta ogni personalità.

In ogni caso questa possibile proposta interpretativa può forse mostrare come si debba lasciare un adeguato spazio al mistero. Potrebbero, tra l’altro, crearsi divisioni su differenze solo ap­parenti.

2) La crescita della Chiesa

Questa continua crescita della Chiesa che, sostenuta e guidata nella verità dallo Spirito del Padre e del Figlio (nell’eucari­stia e nella Parola, in cui è presente la Trinità. Per quanto ri­guarda la Parola entro gli eventuali limiti nei quali ciò si può dire) fa via via propri aspetti della verità di cui sono portatrici altre Chiese, religioni, filosofie, civiltà, etc. può aiutare anche queste a concepire (e a vivere) la realtà in modo sempre nuovo, più vicino a Cristo (vedi come possibile esempio il n° 1 e tutte le possibili conseguenze di prospettive rinnovate).

Un aspetto da prendere in considerazione può essere quell’ade­guato spazio al mistero che non escluda una continua ricerca nello Spirito e nell’umanità. Anche in questo caso si può trat­tare di comporre in equilibrio tendenze diverse e di integrarle in una comprensione sempre più piena di Cristo Dio e uomo. Altri possibili aspetti sui quali riflettere: una vita più a misura dello Spirito, una diversa concezione del tempo, meno produttivistica, più attenta all’uomo, la preghiera, etc.. Questa continua maturazione spirituale e umana della Chiesa le fa acquisire una sempre nuova coscienza di Dio, dell’uomo, del mondo (una coscienza non solo razionale ma appunto spirituale e umana).

Proprio perché in questi secoli si sta sempre più facendo stra­da una nuova consapevolezza dell’incarnazione di Cristo, la Chiesa sta crescendo in modo per certi versi rapido e profon­dissimo. Si stanno schiudendo infiniti campi di sviluppo, di nuo­va apertura. C’e da riflettere molto su quali siano le vie at­traverso le quali questa profonda maturazione si potrà trasmet­tere al mondo. Si può pensare che nei campi spirituale,umano, culturale, politico, sociale, etc. potrebbe emergere sempre più, in qualche caso (e ciò sta già avvenendo), la necessità di apprendere in qualche modo dalla Chiesa quella profonda conoscenza di Dio, dell’uomo, del mondo (in Cristo) che essa sempre più va acquisendo, ora che essa è divenuta spesso particolarmente pronta ad accogliere ciò che di buono ogni uomo può insegnarle.

3) Il  rapporto tra Dio e l’uomo, sempre più  profondamente cen­trato in Cristo

Questa sempre più profonda comprensione del reciproco rivelarsi in Cristo dello Spirito e dell’umanità, può aiutare a riflettere in modo sempre nuovo sul rapporto tra Dio e l’uomo. Anche  in  questo solco si può osservare l’importanza di sottolineare la bellezza dell’amore in se. Quando  vado a trovare una persona in difficoltà, ad esempio, ci vado sperando di aiutarla a superare quel momento difficile, perché si avvicini a Cristo. Ma prima di qualsiasi suo progresso tangibile ci  vado per la gioia dell’amicizia (secondo il cuore di Cristo. Qui bisogna, dire che 1’amicizia, se buona, in varie situazioni fa comunque crescere ma in questo caso volevo sottolineare proprio solo l’amore). Così, in un certo senso, è anche di Cristo.

A questo proposito è possibile pensare che Cristo non sia sceso sulla terra solo per redimerci dal  peccato e che non si sarebbe comunque (necessariamente) incarnato perché l’uomo è fatto a sua  immagine. In quest’ultimo caso (in particolare) è possibile pensare che Cristo è Dio e Dio poteva trovare infiniti modi per rivelarsi all’uomo e portare tutto l’uomo in cielo. E’ pos­sibile pensare che  Cristo si sarebbe fatto uomo comunque per una sovrabbondanza d’amore. Tutto quello che ha fatto  Cristo per noi, tutto quello che ci ha detto, va letto a me pare, tenendo in conto questa sovrabbondanza d’amore per ogni persona e per la comunione (anche qui si tratta di integrare equilibratamente prospettive diverse, “dall’alto” e “dal basso”).

Anche per quanto riguarda la remissione dei peccati, ad esempio, c’è da chiedersi cosa intendesse Cristo quando parla del suo sa­crificio per la remissione, appunto. Anche qui c’è da chiedersi, forse, (come in ogni cosa di Cristo) quale sia il vero Spirito d’amore del Padre e del Figlio.

In tutto questo, poi, bisogna fare attenzione a lasciare un ade­guato spazio al mistero, come dicevo sopra, senza svilire le no­stre possibilità di comprensione nel dono dello Spirito e cer­cando sempre in tutto ciò un equilibrio tra libertà e natura in Dio (ad esempio possiamo pensare che Dio liberamente non venga mai meno ad un amore ragionevole, cioè non sia nominalista).

4) L’incarnarsi della Parola

Cristo è la Parola incarnata. Allora questa Parola si fa carne anche in noi se noi ci apriamo all’opera di Dio. Sotto l’azione dello Spirito di Cristo continuamente la Chiesa approfondisce la comprensione di questo incarnarsi della Parola in ogni per­sona e in ogni situazione.

A questo proposito ci sono sempre stati due pericoli. Un’inter­pretazione meccanica della Parola, che porta ad applicarla senza cercare poi molto di comprenderne il significato e le dinamiche più profonde (qui osservo subito che le due tentazioni di cui parlo costituiscono in parte fasi ed errori naturali del cammi­no di crescita della Chiesa e del singolo). E’ la tentazione integralista. Dall’altro lato c’è la tentazione di relegare la Pa­rola ad un ristretto ambito spirituale, senza rilevanza o con una rilevanza minore di quanto dovrebbe avere nelle cose dell’uomo. E’ una tentazione che ha ricevuto varie coloriture in campo filosofico, culturale, politico, etc.

Il problema è dunque quello di comprendere come lo Spirito di Cristo si incarna nell’uomo, nella sua umanità, psicologia, etc. E’ un cammino che avviene nel dono e nell’accoglienza dello Spirito di Cristo stesso.

Qui vorrei accennare a due settori in cui queste due tentazioni hanno potuto talvolta influenzare la vita dell’uomo: quello del­la conoscenza umana e quello della politica.

Quanto al primo problema è vero che Cristo non ci ha lasciato una dottrina della conoscenza umana del tutto definita. Però anche qui bisogna forse fare anche attenzione e, sia pure con molta prudenza, rispettando opinioni diverse (e conservando magari la dubitativa, magari per quanto riguarda la definizione precisa), vedere se in filigrana non emerga nel messaggio cristiano una forte propensione (o magari anche una più chiara indicazione) per una concezione realista critica (e storica) della  conoscenza (sempre ricordando che l’uomo è un essere spirituale e psicofisico, illuminato dallo Spirito). Come è possibile infatti considerare veritiera la fede in Cristo senza ritenere la coscienza fondamentalmente capace di riconoscere e accogliere i doni dello Spirito che, seppure in svariate intensità, comunque si comunicano profondamente al suo intimo? E così anche fondamentalmente capace (la coscienza) di fare un progressivo discernimento sulla realtà che la circonda?

In campo politico c’è stata talvolta la tendenza ad un’applicazione troppo rigida e automatica di certi principi e c’è stata anche la tendenza opposta di considerare e vivere la politica in modo  troppo autonomo dalla fede.

Anche qui, sia pure nella libertà d’interpretazione, è un problema di preghiera, di conversione, di  maturazione spirituale e umana, comunitaria, etc., in Cristo, è un problema di nessi, un problema  di incarnazione.

5) La Trinità, lo Spirito di Cristo nell’eucaristia e nella Parola

Ci sono forse sfumature diverse (ed è un argomento sul quale dovrei riflettere molto di più e che andrebbe anche, casomai, ben calibrato.E’ necessario infatti, tra l’altro, fare molta attenzione da una parte all’incarnazione, dall’altra alla soavità, alla libertà, etc. dell’amore di Cristo) nel dire che la Chiesa è sostenuta nella verità dallo Spirito o dallo Spirito di Cristo o dall’eucarestia e dalla Parola.Quest’ultima affermazione indica più chiaramente, forse (se questo spunto più attentamente valutato si mostrasse pertinente), l’Amore , la Luce, la Vita del Padre e del Figlio (lo Spirito) donati a noi in Cristo.Un amore, una luce, una vita che si fanno carne in Cristo e, in lui, nella sua Chiesa (tra l’altro ciò può forse, se valido, aiutare a comprendere l’unità di Scrittura, Magistero e Tradizione, la presenza operante e incarnata di Cristo nella Chiesa.Un aspetto da tenere sempre presente nel dialogo con le altre Chiese cristiane).

Questo ci aiuta anche a riflettere sul fatto che anche nella sua vita terrena Cristo ha parlato, si è rivelato nello Spirito, donando (almeno a chi egli ha voluto) lo Spirito con la gradualità di una rivelazione che si andava compiendo, a ciascuno donando appunto lo Spirito con la misura e la delicatezza di Dio.E’ necessario allora sempre riflettere sull’efficacia di questa Parola (che è anche una vita): anche un solo sorriso di una persona anche poco matura, poco manifestamente “convertita” può essere visto da Dio come una vita di santità e un efficacissimo effetto della Parola ricevuta in dono e accolta (si veda ad esempio Is 55,11 : “Così sarà della Parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata””. Si veda anche Gv 6, 63: “E’ lo Spirito che dà la vita, la carne non giova  nulla; le parole che vi ho dette sono Spirito e vita”.

6) Cristo presente e operante nella Chiesa

Se Cristo è la Parola, se nella Parola specialmente annunciata nella liturgia è Cristo che ci parla, ci sono molte cose da meditare su tutto ciò. C’è da riflettere, tra l’altro, su come Cristo ci guida e ci insegna. Non c’è da riflettere solo sul contenuto della Parola  ma anche sui tempi, sui modi, etc. perché è una persona, anzi è la Trinità che ci parla (la Parola di Dio, la Parola di Cristo è una Parola detta nello Spirito, che dona lo Spirito -almeno a chi Dio vuole- e che si compie nello Spirito in  chi l’accoglie con fede, speranza e amore, insomma con purezza di cuore.Ecco perché è una Parola che purifica).

Allora possiamo dire, ad esempio, che certamente Dio ci istruisce sulle intenzioni profonde del nostro cuore, che forse, in genere, egli ci è particolarmente vicino anche con la sua Parola anche nei  momenti e nelle scelte che nel nostro cammino più da vicino riguardano la nostra chiamata particolare, la nostra strada particolare, la fede e il cammino per il quale la fede ci chiama.

Ma poi c’è da mettersi in ascolto per vedere se egli non abbia una pa­rola da dirci anche per l’incarnazione concreta di certe nostre scelte, per certi nostri atteggiamenti quotidiani che, pur presi in buona fede, non sono secondo la sapienza di Cristo. Anche qui si aprono, forse, spazi forse nuovi al nostro ascolto (se questo è da verificare bisogna però fare anche attenzione: non sarebbe bene che Cristo ci desse la soluzione pronta per ogni problema umano).

Certo poi Cristo pane di vita, Parola ed eucaristia, ci fa cre­scere e ci parla anche nella comunità cristiana, suo corpo mistico, e in ogni situazione della vita.

Molto c’è da dire su come Cristo si comporta concretamente con noi, sulla poesia, la delicatezza con la quale ci parla, molto c’è da scavare, nella fede, nei misteri, nella vita dei cieli e della terra.

Sono argomenti dei quali per vari motivi, talvolta validi, tal­volta meno, si parla poco.

7) Ascoltare e comunicare Cristo e la sua vera sapienza

Questo cammino di crescita spirituale e umana ci fa compren­dere sempre più il vero Spirito di Cristo e il vero modo di vi­vere in lui nei suoi confronti e in quelli degli altri uomini e del mondo.

Non ogni atteggiamento, non ogni parola sono secondo la sapienza di Cristo. Ci sono molte cose da comprendere e da dire su ogni aspetto (su ogni particolare) del cammino spirituale e umano. C’è da compiersi una continua ricerca, un dialogo sulla crescita spirituale e umana. Dobbiamo sempre più farci ascoltatori e aiu­tare ed essere aiutati a diventarlo di Cristo e della sua  sa­pienza incarnata.

Nota

Anche  per  questo  scritto  mi  richiamo  agli   insegnamenti   di   don Mario  Torregrossa (fondatore  del  Centro   di  Formazione  Giovanile Madonna  di Loreto- Casa  della Pace) alle cui intuizioni sostanzialmente mi ispiro.

Molti e fondamentali per questi miei scritti sono anche gli inse­gnamenti ricevuti nel Pontificio Seminario Romano Maggiore e nelle Pontificie Università Gregoriana e Lateranense. Vorrei ricordare qui tre miei scritti precedenti :

Riflessioni sulla filosofia, Idea ,n. 7-9, 1993

Sulla via della verità, Palestra del Clero, n. 1, genn. 1994 (ma per alcune sviste specie nella nota n. 1 preferirei che si leggesse­ro le fotocopie del dattiloscritto).

La Formazione spirituale e umana del giovane, dal punto di vista del formatore. Dattiloscritto che conto di pubblicare tra qualche anno (anche perché va rivisto e completato) ma la cui lettura può forse fin da ora risultare utile.

P.S.

l) Cristo è la Parola, ed è lui stesso che ci parla attraverso la sacra scrittura (come dicevo, entro gli eventuali limiti nei quali ciò si può dire). Ma la sua Parola ci è stata trasmessa attraverso degli uomini, ispirati dalla Parola stessa, da Cristo stesso. Si può forse porre un problema. Benché ripieni di un grandissimo dono dello Spirito, della Parola (e forse, non so, in particolar modo gli evangelisti che hanno fatto parlare e vivere Gesù stesso nei loro scritti) gli autori sacri restano uomini con la loro uma­nità pur sempre limitata. Allora, forse, ci si può chiedere se la Parola non sia presente in qualche modo dentro quelle parole ispirate si, ma pur sem­pre umane. C’è una verità complessiva, ci sono verità fondamentali, certe nella fede, che emergono al di là di qualche possibile imperfezione, di qualche possibile limite. E’ a questi significati profondi che Cristo sempre più ci conduce, conduce la Chiesa. Cristo si è rivelato pienamente nel N.T. eppure è forse possibile pensare che la sua Parola possa non lasciarsi catturare in modo perfetto, perché è la Sapienza infinita. Anche qui ci so­no forse spazi per una comprensione sempre più piena della Parola. Forse non è necessario cercare, in qualche caso, di forzare eccessivamente il significato di un’affermazione per farlo rientrare nel vero Spirito di Cristo. Certo, ci sono modi umani di esprimersi che vanno compresi, c’è il problema del testo originale etc., ma al di là di tutto ciò queste difficoltà ci possono forse spingere a cercare proprio la Parola di Cristo il suo vero Spirito (è da vedere se queste imperfezioni, siano una sola o più, ci sono). Ciò non toglie nulla alle verità fondamentali, alla verità complessiva, né alla vera storia di Gesù. Anzi, se questa ipotesi è valida, ci potrebbe aiutare a comprenderle più pienamente.

E’ alla luce e sotto l’azione della Parola (dell’eucaristia etc.), è accogliendo sempre più la Parola  (l’eucaristia etc.) nella nostra vita che noi possiamo comprendere sempre più la Parola stessa. E possiamo com­prenderla nello Spirito (nella Parola stessa) e nell’umanità, cercando di evitare forzature razionalistiche, di non deformarne il senso profondo.

C’è una coscienza spirituale e umana di Cristo che sempre più si sviluppa nella Chiesa e la rende più vicina al vero Spirito di Cristo e alla vera sua (e nostra) umanità.

Tutto ciò ci fa comprendere come nella ricerca di Cristo sia necessario cercare di lasciare un adeguato spazio al mistero. Ma ci fa comprendere anche (nel caso questa ipotesi sia accettabile) la necessità della pre­ghiera, della conversione, dell’estrema prudenza di fronte al rischio di sottovalutare lo scritto ispirato dell’autore sacro e ancora di più di fronte al rischio di uscire fuori da una genuina fede cristiana. La neces­sità di camminare nella Chiesa, con la Chiesa, stretti intorno a Pietro.

2) Come può avvenire  nei cristiani e poi anche nel mondo questa continua crescita in Cristo, Dio e uomo? E’ un cammino, come si vede subito, che coin­volge tutta la vita cristiana e umana. Le prime parole che mi vengono in mente sono Maria, Parola, eucaristia, preghiera, conversione, gradualità (an­che riguardo a queste stesse parole).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla ricerca di Cristo, Dio e uomo

1) Pensiero e vita

Come ho già osservato nel dattiloscritto “Riflessioni sulla verità” c’è nell’uomo una tendenza a riportare verso l’equilibrio, nella vita concreta, opinioni, convincimenti che in misura più o meno accentuata potrebbero in realtà allontanarlo da questo equilibrio. Questa tendenza sotto molti aspetti può essere considerata largamente positiva ma può nascondere anche dei pericoli. Il pericolo di un pensiero che può a sua volta tendere a diventare formalista, senza riscontri, talvolta, nella vita concreta, il pericolo, dunque di una più o meno accentuata scissione tra pensiero e vita, di una disabitudine al confronto sereno tra il proprio pensiero e la propria vita. Il risultato, più o meno accentuato anch’esso, potrebbe essere appunto quello di un pensare astratto che può accettare supinamente qualsiasi filosofia, o sbizzarrirsi in qualsiasi elucubrazione mentale considerandola valida e, parallelamente, quello di una vita che può rischiare di diventare più o meno irriflessa, che in misura più o meno rilevante può finire per mancare di una guida interiore.

E’ importante, dunque, che la riflessione possa nascere dalla vita stessa, nella vita stessa o che con la vita si confronti continuamente, naturalmente in un cammino graduale.

2) Cristo è risorto

Cristo ha assunto la nostra umanità, si è incarnato. Cosi quando viene in noi nello Spirito viene anche nella sua umanità. Nell’eucaristia  Cristo rende sensibile questa sua presenza, quel pane (che pane più non è) è Cristo, Dio e uomo. Tocchiamo, mangiamo Cristo risuscitato (cosi, ad esempio, non gli facciamo male masticandolo). Questo è fermamente da credere. Possono esservi approfondimenti di questa verità, altre riflessioni (anche intorno ad essa) sull’eucaristia alcune da credere, altre da considerare possibili spiegazioni.

Come esempio forse proponibile, se parliamo di sostanza ed accidenti Cristo viene, nell’eucaristia, senza gli accidenti? E’ possibile dividere un uomo in sostanza ed accidenti, almeno nel senso in cui talvolta sembra intendersi ciò?

E’ necessario cercare un equilibrio tra il mistero e la possibilità di comprensione, anche in questo consiste la nostra crescita spirituale e umana in Cristo. Ecco, che nell’eucaristia noi possiamo toccare Cristo può forse essere confermato, in qualche modo, oltre che (e prima di tutto) dalla fede della Chiesa, dal fatto che Cristo già viene in noi anche nella sua umanità.

Ma questo grande dono di Cristo di lasciarsi prendere in mano, di lasciarsi in qualche modo guardare, contemplare, non muta la sua persona, il suo essere divino e umano. E’ il Cristo risorto che decide di apparire ancora una volta in mezzo a noi, di stare in mezzo a noi anche sensibilmente.

Come si vede da queste osservazioni e anche da alcune che farò nei paragrafi successivi ci sono alcune concezioni (e alcune espressioni) filosofico- teologiche (alcune sottintese anche in questo paragrafo) che forse possono essere approfondite, in parte modificate o forse anche, almeno in parte, per certi versi, tralasciate.

Nella celebrazione eucaristica, poi, si fa memoria, si attualizza il sacrificio e la resurrezione di Cristo. Si rinnova il mistero della redenzione. E’ un grandissimo dono di grazia. Nella celebrazione eucaristica come nella redenzione sono aperte all’uomo tutte le vie della grazia, siamo resi figli di Dio, e lì ogni cristiano conviene per unirsi nell’offerta, nella comunione, nel ringraziamento etc. a Cristo salvatore e, in lui, ai fratelli.

La Parola e i sacramenti, vie della presenza di Cristo nella Chiesa, sono le fonti di questo incontro sempre più profondo.

3) Cristo e l’uomo

Il nostro rapporto con Cristo, con Dio si umanizza, si riscalda se pensiamo che Cristo (e sempre con lui la Trinità) viene sempre in noi anche con la sua umanità. In qualche modo è anche un nuovo (lì dove questa considerazione sia vista come nuova) aprirci alla grazia.

Si comprende meglio il dono di Dio in Cristo, nel suo Spirito (quando nel paragrafo n 5 dello scritto Riflessioni sparse sul cammino cristiano- apparso sulla Palestra del clero, nov.- dic. 1994, pp. 927 – 933 – parlavo di sfumature diverse tra il riferimento allo Spirito di Cristo e quello all’eucaristia in quel caso intendevo riferirmi ad una concezione dello Spirito di Cristo che appunto non considerava il venire in noi di Cristo anche nella sua umanità. Lo Spirito di Cristo, che viene in noi, la Trinità, nella quale pure nel suo venire in noi Cristo è presente anche nella sua umanità, sostiene la Chiesa nella verità e la sostiene l’eucaristia, e la sostiene la Parola etc). Si comprendono meglio, in generale, i rapporti intra ed extratrinitari. In qualche modo sempre più ci accorgiamo dell’estrema attenzione che dobbiamo porre nel trattare di questi rapporti. Si può forse equilibrare meglio il nostro rapporto quotidiano con Dio, nei suoi vari modi di esplicarsi, la messa etc.

Si equilibra forse meglio anche il rapporto tra l’eucaristia (meglio, la celebrazione eucaristica) e gli altri sacramenti. L’eucaristia, poi, è dimora di Dio fra gli uomini, pane della vita, farmaco d’immortalità, etc. Ma, naturalmente, ci sarebbero molte cose da dire sui sacramenti e sulle relazioni tra di essi.

Molto inoltre a proposito dell’eucaristia ci sarebbe da riflettere, ad esempio, sull’umiltà nei rapporti intra ed extratrinitari.

C’è un nuovo spunto per la comprensione del grande dono che Cristo ci fa quando viene a noi nella sua Parola (che dona, almeno a chi Gesù vuole, tutto Gesù (Dio e uomo), nel suo Spirito, nella Trinità). Anche a questo riguardo vorrei ricordare la necessità di ricercare in tutto un equilibrio da costruire con la gradualità di un cammino e con la gradualità di una sempre nuova comprensione, di una coscienza, appunto, sempre più consapevole ed equilibrata (e nella pluralità delle strade personali), un equilibrio dunque anche nell’attenzione che si può rivolgere ai vari modi in cui Gesù può venire a noi nella sua Parola. Così, ad esempio, se si può considerare l’importanza dell’appuntamento quotidiano nella liturgia della Parola nella messa, va considerato, sempre con la dovuta prudenza, che in tanti altri momenti e modi con cui ci possiamo porre davanti alle sacre scritture è sempre Gesù che ci parla, che viene in noi con l’abbondanza dei suoi doni. Insomma vanno sempre ricercati un equilibrio, una giusta valorizzazione, una libertà un rapporto vitale e dinamico tra gli appuntamenti che Cristo ci assicura nella Chiesa, il suo vivere in noi nel quotidiano etc.

Una Parola, tornando al dono in questione, che si fa carne anche nell’uomo. Qui poi ci si può chiedere se e quale Spirito e quale Cristo, quale umanità di Cristo, Gesù abbia donato prima della passione. Possiamo riflettere, ad esempio, su Gesù che annuncia la buona novella, che guarisce, che rimette i peccati e che, poi, dona il suo corpo prima della passione. Riporto anche due possibili spunti da Giovanni: “Voi siete già mondi per la parola che vi ho annunziato” (Gv 15,3) e “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo” (Gv 13,10). A proposito di doni si può osservare che anche quando Dio ci illumina su un aspetto particolare del suo mistero, o ci dona una qualsiasi altra grazia sempre ce la dona con tutto sé stesso. Dividendo invece l’uomo in varie parti si può forse rischiare di dividere anche Dio. In qualche misura si può rischiare di cosificare sia Dio che l’uomo. Il dono di Dio è sempre un dono personale. Ecco uno spunto per la riflessione sulla persona. A questo proposito ci possiamo forse chiedere se e in che modo e fino a che punto la Trinità, il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo possano comunicarci ciascuno il proprio essere persona. Lo stesso possiamo chiederci per ogni creatura (per quanto riguarda l’uomo c’è, io credo, un essere persona spirituale che si riflette nella psicologia, un collegamento, ma anche una distinzione tra l’essere persona spirituale e il sentimento psicologico dell’io. Ora, cosa e in che modo di tutto ciò ci si può comunicare gli uni agli altri ed anche, in uno scambio reciproco, con le altre creature).

4) Cristo salva

In questa riflessione su Cristo che viene in noi anche con la sua umanità possiamo forse trovare un aiuto in più per considerare che se una persona riceve l’eucaristia in stato di peccato mortale, cioè senza pentimento, Cristo la può convertire, può aprirle il cuore proprio per il dono dell’eucaristia (certamente non sto teorizzando una ricezione eucaristica senza pentimento).

Inoltre se Cristo viene sempre nella sua umanità si vedono sotto una nuova luce tutte quelle situazioni in cui, per vari motivi, certe persone non possono ricevere la comunione eucaristica pur essendo in stato di grazia (sono tutti spunti da valutare, approfondire e inserire in una riflessione completa che consideri con equilibrio i vari aspetti dei problemi).

5) Sull’ecumenismo

Anche nel dialogo con i cristiani della Riforma può essere importante questa riflessione sull’umanità di Cristo nel nostro cuore.

Si può forse così aprire (per il dono di grazia) più facilmente tutto il discorso sulla spiritualità e sull’umanità anche dell’uomo che sempre cresce e si sviluppa in Cristo (per una visione sempre più equilibrata e serena dell’uomo in Cristo. Qui aggiungo che una visione “umana” (e non, ad esempio, razionalista) dell’uomo in Cristo potrà forse far sentire qualche protestante più vicino al cattolicesimo. Un aspetto importante di questa concezione può consistere appunto nel considerare attentamente gli aspetti e i modi di unità e di distinzione tra Spirito, conoscenza (quando, ad esempio, nei miei precedenti interventi ho parlato di una coscienza di tutto il nostro essere intendevo naturalmente, tra l’altro, di volta in volta con l’adeguata considerazione della volontà) vita, amore, fede, speranza, carità, spirito, psicofisicità, etc., nel distinguere tra una sincera volontà di credere, di vivere nell’amore di Dio (o, in ogni caso, di cercare di corrispondere al dono di luce e di amore ricevuto, quale esso sia) di affidarsi alla sua misericordia, e il limite e l’ignoranza dell’uomo. Ma è tutta la concezione che ho esposto anche negli scritti precedenti, ad esempio sulla Trinità, sui rapporti, sulle operazioni intra ed extra-trinitarie, etc., che può forse contribuire ad approfondire la conoscenza di Dio e dell’uomo in Cristo e forse contribuire a vedere in una luce nuova anche le varie problematiche ecumeniche.

C’è forse, inoltre, da chiedersi se, almeno in qualche caso, questa riflessione sull’umanità di Cristo non possa in qualche misura influire sulla concezione dell’eucaristia di qualche cristiano riformato.

Sono solo alcuni spunti, ne tralascio altri. Vorrei però osservare che queste riflessioni nascono da una sincera ricerca della verità che comporta una continua tendenziale crescita e dunque talvolta anche un approfondire, un modificare certe mie idee.

A proposito del dialogo con alcuni cristiani riformati si può forse talvolta ricordare che Dio non punisce, Dio salva in Cristo. E’ l’uomo che può scegliere di rifiutare questa salvezza che pure Dio ha cercato di donarci in tutti i modi, nel rispetto della nostra libertà.

E’ l’uomo che può rifiutarsi di cercare di vivere anche in quel dono di luce che ha ricevuto. Ma se fa ciò, specie se lo fa in modo radicale, 1’uomo si aliena, rinnega sé stesso.

La salvezza che Dio ci porta non è una salvezza notarile ma un vero cammino di gioia (che in molti casi diviene prima o poi un cammino di felicità). Come può un uomo essere veramente felice, provare veramente benessere se rinnega sempre tutto il bene che ha compreso? Ma di fronte a questo suo malessere Dio non può nulla (oltre tutti gli infiniti aiuti che ci dà) perché egli rispetta la libertà dell’uomo.

Che senso ha allora sperare che Dio ci tolga il malessere che viene dal consapevole e costante rinnegare noi stessi essendo determinati a continuare a consapevolmente e costantemente rinnegarci?

Cosi se invece il peccato, anche se scelto in modo pienamente consapevole e libero è una caduta, sono cadute occasionali queste possono ritardare ma non è detto che impediscano la nostra crescita se ci riprendiamo (e Dio ci aiuterà in tutti i modi e anzi può far diventare una caduta occasione di una crescita più rapida). Ecco, qui si può dire che anche colui che cade può essere sereno e felice perchè la felicità dell’uomo è accogliere (ma sinceramente) l’amore di Dio dentro di sé.

Anche nell’incontro con gli ortodossi questa riflessione su Cristo Dio e uomo in noi può forse, in qualche caso, essere importante (per cercare insieme una spiritualità sempre più incarnata, umana, per scavare insieme nei misteri trinitari, per cercare insieme le vie di una sempre più profonda comunione, etc.).

6) Il cristiano, filosofo e poeta

Fare attenzione, scoprire gradualmente vari aspetti del mistero di Cristo può essere dono della grazia e anche frutto di un cammino dell’uomo nella grazia e nell’umanità. Crescendo spiritualmente e umanamente sotto l’azione dello Spirito sempre più comprendiamo il mistero di Cristo, Dio e uomo, e siamo portati a vivere una spiritualità più incarnata, a comprendere tendenzialmente in modo sempre più equilibrato, umano, preciso, concreto, in ogni suo aspetto, in ogni suo dettaglio la natura e la vita spirituale (spirito con la s maiuscola e con la s minuscola) e umana (qui c’è uno spunto anche per il rinnovarsi della nostra comprensione dei doni dello Spirito).

In questo senso possiamo osservare che il cristiano che cerca di vivere nella fede e nell’amore è naturalmente un filosofo. E filosofo lo diventa sempre più in un cammino che tendenzialmente porta gradualmente a crescere ad esempio senza sforzi cervellotici (se, in questo senso, l’intuizione può nascere, e in vari casi con più fecondità- rispetto, ad esempio, ad una riflessione a tavolino pur equilibratamente inserita in questo cammino- da una continua crescita spirituale e umana ciò non esclude una successiva riflessione serena, semplice, umana), senza smodate ricerche di novità, ma con il gusto di scoprire la vita, nell’umiltà e nella povertà, nella libertà dalle stesse proprie idee, nel desiderio di ascoltare, di comunicare, in una vita vissuta nella gioia, nel godimento, nella semplicità, nell’amore.

Alla luce di queste riflessioni possiamo osservare che tutto, anche quello che ancora non sappiamo, è cultura. E allora possiamo dire che questa continua crescita spirituale e umana tendenzialmente spinge all’umiltà perché non è principalmente, ad esempio, erudizione o un qualche tipo di intelligenza ma appunto una crescita complessiva nella quale l’uomo stesso continuamente fa l’esperienza di quanto ha da imparare da Dio, dagli altri   (in modo così rilevante, ad esempio, sul profilo spirituale e umano non solo da ciò che essi hanno compreso- ogni uomo può avere spunti, osservazioni, atteggiamenti, etc., nuovi, interessanti per tutti o per alcuni- ma dal loro stesso vivere, ad esempio dalle interazioni che ha con loro), dal mondo.

E continuamente l’uomo fa l’esperienza del suo limite, dei doni che gli altri hanno e lui non ha, e anche questo è cultura (e questo porta serenità, diventa più facile accettare i propri limiti, difetti se, nella cultura, se ne considera in modo nuovo e anche più concreto la loro reale esistenza).

A questo proposito, poi, possiamo ben comprendere come solo Dio conosca il cuore di ogni uomo (meglio di quell’uomo stesso), solo Dio sa chi è il più grande davanti a lui. E forse neanche il discorso di quanto una persona abbia fedelmente risposto ai doni ricevuti è sufficiente a indicarci il modo di Dio di conoscere il cuore dell’uomo. Dio è giusto ma non è un notaio.

Queste riflessioni sulla filosofia possono riguardare, ad esempio, anche la poesia (la quale può essere anche un’importante forma di filosofia, di teologia) perchè il cristiano nel suo cammino sempre più diventerà anche un poeta (qui non intendo necessariamente scrittore di poesie).

Un poeta cristiano, si può pensare, ad esempio, può godere, vivere la vita come una poesia e solo talvolta sentirsi portato ad ascoltarne il canto in parole.

E’ un canto, sono canti che si possono formare talvolta gradualmente nel suo cuore che cerca di vivere in Cristo (è facile osservare che in vari casi le riflessioni che espongo nei miei scritti possono in qualche misura estendersi a chi, pur non credente, cerchi di vivere la vita nella verità e nell’amore). Può essere come un possibile appuntamento che egli attende serenamente e con gioia. Un poeta cristiano può amare la vita, può essere in ascolto della vita per questo può essere portato a scrivere poesie solo in certi momenti in cui la poesia stessa della vita si esprima nello scrivere. Altrimenti porrebbe succedere che il poeta diventi uno che meno degli altri gode la poesia della vita perché troppo impegnato a scrivere poesie.

Si può ancora osservare, ancora come possibile esempio, che la stessa crescita spirituale e umana conduce tendenzialmente ad un sempre più profondo equilibrio ad una sempre più profonda unità interiore spirituale e umana e questo tendenzialmente comporta una sempre più profonda capacità di sintesi. Anche in poesia forse più facilmente può divenire, ad esempio, in sostanza spontaneo ascoltare il canto che nasce dall’interno quasi come se fossero parole dette dall’anima, dall’umanità- in qualche modo, sotto l’azione dello Spirito di Cristo- senza prolissità, senza cervelloticità, etc. (queste osservazioni si riferiscono, come possibile esempio, ad un possibile modo di poetare che non ne esclude altri, eventualmente altrettanto validi, anche nella medesima persona).

Cosa può significare diventare poeti (cristiani) lo si può capire dunque sempre più profondamente in una crescita spirituale e umana. Anche una persona che abbia un naturale talento poetico può diventare sempre più poeta in questo cammino.

La poesia di un poeta cristiano è una poesia che può nascere gradualmente dall’essere unito a Cristo.

E’ un canto dell’uomo (tutte quelle riflessioni culturali che annullano la personalità dell’uomo non possono rientrare, sotto questo aspetto, in una visione cristiana il che non vuol dire, ad esempio, che Dio non possa dettare parola per parola una poesia a chi vuole), eppure quest’uomo è stato ed è formato, plasmato dall’amore di Dio nello spirito, nell’umanità, nella stessa vita. E allora questo canto pur essendo umano, pur portando in sé il limite (anche) dell’umano è un canto che tendenzialmente sempre più può nascere da Dio, da tutti i suoi doni.

L’amore di Dio è pieno di luce, di novità, di poesia, di creatività, di fantasia. Chi può essere più fantasioso e creativo di Dio? Ascoltare, conoscere Dio, vivere, crescere in lui significa tendenzialmente conoscere, vivere sempre più l’arte nelle sue profondità, ricchezze divine, spirituali, umane, naturali. Dio ci manifesta la sua arte, ci insegna (tendenzialmente) come vivere l’arte con sapienza spirituale e umana e in lui la nostra vita diviene gradualmente una piccola, ma in lui grande, opera d’arte.

In Dio le potenzialità dell’uomo si possono scoprire, liberare, sviluppare tendenzialmente e gradualmente in pienezza (quelle potenzialità che Dio ci chiama a sviluppare, Dio può chiedere anche, ad un uomo, di rinunciare, ad esempio, a seguire la sua natura di musicista. Ma allora possiamo essere certi (in un certo senso) che se quell’uomo si manterrà fedele ascolterà la musica di Dio nel suo cuore).

Vivendo così, sempre più profondamente e fiduciosamente abbandonato a Cristo, lasciando che Gesù operi in lui e nei fratelli (sempre più consapevole del fatto che lo Spirito di Cristo è per l’uomo, che assecondando sempre più lo Spirito di Cristo nella nostra umanità, cioè, ad esempio, senza forzature (o lassismi) fuori posto spirituali, psicologiche, fisiche, etc. potremo sempre più comprendere Cristo, il suo Spirito e l’umanità), per la preghiera di Maria, di Cristo e di ogni creatura, a cui unisce la propria, il cristiano scopre in ogni gesto dei fratelli e suo (in una vita di amore) e quindi anche nel filosofare, al di là di ogni limite umano, una parola d’amore, una lode, un ringraziamento, una invocazione e scopre che Dio ispira, ascolta, dà, compie più di quanto mai si possa immaginare.

7) Qualche osservazione sulla fede

Possono essere molti, vari i passaggi intermedi che possono gradualmente portare ad un più pieno abbandono, ad una fede in Cristo più libera da attaccamenti a motivazioni, ad appigli troppo umani. Qui non voglio dire che la ragionevolezza, l’umanità non possano essere un valido aiuto per la fede. Vorrei però osservare, tra l’altro, che una concezione razionalista dell’uomo può forse sottilmente portare a squilibrare il rapporto tra la fede in Cristo e la fede nel contenuto dell’annuncio di Cristo (che è Cristo stesso, il Regno) rischiando di dare un eccessivo peso alla logica umana.

Una persona potrebbe ricevere il dono della fede in Cristo anche senza sapere nulla di lui. In un certo senso è forse quello che accade ai primi discepoli quando Gesù li chiama semplicemente a seguirlo.

Lo Spirito può muovere come vuole la coscienza integrale del nostro essere e questa oltrepassa la sola ragione. E’ imparando a riconoscere la coscienza integrale del proprio essere che un uomo può percepire, se Dio lo vuole, con semplicità e chiarezza, la necessità di affidarsi a Dio nonostante tutte le possibili opposizioni della ragione, dell’umanità, etc. (in questo senso un grande aiuto ci può essere dato dal farci piccoli, dal capire che se vediamo qualche opposizione è perché non abbiamo capito qualcosa e allora la fede forse ci riserva qualche sorpresa).

Detto questo però si può aggiungere che percorso un certo, sufficientemente approfondito, tratto del cammino di fede ordinariamente, o comunque in vari casi, l’uomo non è più esposto a tentazioni di fede, a dubbi ma tutta la sua umanità si ritrova sempre più pienamente in Cristo e il suo abbandono in Cristo diviene sempre più profondo e fiducioso.

Si potrebbe osservare che se anche, diciamo così, l’uomo ottenesse la prova sicura e definitiva dell’esistenza di Dio sul piano logico, o esperienziale forse potrebbe poi trovarsi nella necessità di ricostruire dentro di se l’abbandono, la fede in Dio. E’ questo l’atteggiamento equilibrato dell’uomo verso Dio. E’ Cristo il criterio, è Cristo l’autore della nostra fede e non l’uomo.

Ma  la fede, la speranza in Dio non cesseranno forse, in un certo senso, neanche in Paradiso, anche lì, pur vedendo Cristo faccia a faccia, sempre, forse, crederemo alla sua luce, al suo amore infiniti che gradualmente continuerà donarci.

Ancora più profondamente, forse anche li, pur vedendolo, prima di tutto crederemo in lui, ci affideremo a lui.

Posso qui aggiungere che una visione più consapevole della continua crescita spirituale e umana dell’uomo pone forse maggiore attenzione alla speranza (così come per certi versi è nuova l’attenzione alla fede e alla carità. Tra l’altro, lo ripeto ancora una volta, considerandone ogni minimo aspetto sul piano spirituale, psicologico, etc.. A questo proposito è sempre utile ricordare l’importanza di badare, talvolta, per sé e/o per qualche altro, a non considerare come ovvi e risaputi certi aspetti della vita che, magari sorprendentemente, potrebbero non esserlo). Attenzione la cui necessità può forse invece essere considerata e forse, per certi versi, anche compresa in misura minore in una concezione dell’uomo più tendente ad una certa staticità..

8) Coscienza e buon senso

Un aspetto forse interessante di quella certa separazione talvolta riscontrabile nella cultura e anche nella vita quotidiana tra lo spirito e l’umanità può essere individuato, ad esempio, in qualche caso, in una certa distinzione di significati tra coscienza e buonsenso. Coscienza talvolta viene a significare una visione, ad esempio, almeno in parte doveristica o comunque non pienamente incarnata della vita mentre il buonsenso può diventare, sempre come esempio, quasi praticoneria, sganciato, in qualche modo, da una visione orientatrice dell’uomo.

Coscienza spirituale e umana invece può farci intendere una coscienza incarnata che è anche buonsenso (in un significato più pieno e più alto) e viceversa.

L’uomo riscopre cosi forse più profondamente in Cristo il maestro interiore.

Scopre forse più pienamente nella coscienza l’unità sintetica di tutto il suo essere. Si comprende forse meglio che uscire da questa sintesi vitale in qualsiasi circostanza della vita vuol dire aggiungere ad essa qualcosa di inutile. E’ in questa sintesi interiore che l’uomo si lascia guidare da Cristo il quale gradualmente ci fa maturare spiritualmente e umanamente nella sua Parola, nell’eucaristia, nel suo Spirito, nella Chiesa, etc. Questo vuol dire che la sintesi che ci è data è aperta a nuove acquisizioni, è soggetta ad errori, che ha Dio, la Parola, etc, la Chiesa, la vita, gli altri, il mondo come punti di riferimento per rinnovarsi ed è, in ogni dato momento, la migliore cosa che possiamo fare.

Questa sintesi, nel suo pieno svilupparsi, comporta una sempre più profonda attenzione allo Spirito di Cristo, ma anche sempre più serena ed equilibrata, proprio perché è sintesi dell’intera umanità essa include, ad esempio, sempre più equilibratamente, una certa spontaneità, il nostro limite, un’accettazione serena anche del nostro eventuale peccato, etc. Ed è in un cammino di crescita spirituale e umana che, appunto, sviluppiamo una sintesi sempre più matura e libera, impariamo a conoscerla e a riconoscerla meglio.

Allora, come già dicevo a proposito della fede, lasciarsi guidare da questa sintesi interiore spirituale e umana (e nel confronto, nell’ascolto, nella fiducia, etc. cui sopra accennavo) significa imparare gradualmente ad abbandonarsi a Dio che evidentemente non è la nostra coscienza ma viene in noi e ci porta.

9) Gesù vicino a noi

Una possibile conseguenza di una visione meno attenta all’incarnazione di Cristo nella nostra vita è proprio quella di fare meno attenzione all’umanità di Cristo. Ci si può lasciare guidare da uno Spirito piuttosto “aereo” e in un certo senso sentire l’umanità di Gesù anche un pò più lontana dalla nostra vita concreta.

Continuamente invece è necessario fare attenzione a questo Spirito del Risorto che si incarna in noi, viverlo sempre più in profondità, confrontarci, in qualche modo (in un cammino graduale, anche se con prudenza e stando attenti a pregiudizi e schematismi), con quello che Gesù avrebbe fatto, come avrebbe vissuto al posto nostro, lasciarci guidare e riempire da Cristo Dio e uomo.

10) Doni

Cristo è per l’umanità dono spirituale e umano e anche attraverso la nostra parola e la nostra vita, anche nella nostra parola e nella nostra vita (interpretando con prudenza ed equilibrio queste affermazioni) può donare il suo Spirito a chi vuole.

11) Un essere spirituale e psicofisico

Il fatto che l’umanità sia via per la comprensione dello Spirito comporta, tra l’altro, nella continua ricerca della verità, la considerazione dell’intelligenza, dell’esperienza etc. Ma proprio perché è lo Spirito che si rivela bisogna nel contempo considerare i suoi doni.

12) Germogli di verità

Se la fede e una coscienza di tutto l’uomo entrano sempre più profondamente nella cultura (e nella vita) si dovrà forse fare ancora maggiore attenzione alle persone alle quali si intende rivolgersi. La comunicazione di una cultura (di una coscienza spirituale e umana in Cristo) sempre più profondamente cresciuta alla luce della fede e dell’umanità in vari casi può richiedere gradualità e “tagli” diversi a seconda dei possibili utenti (ad. esempio potrebbero verificarsi situazioni in cui sia meglio parlare di una cultura illuminata dall’amore piuttosto che parlare più specificatamente di Cristo).

L’annuncio della fede incarnandosi tendenzialmente sempre più sviluppa gradualmente la capacità di comunicare nel modo adeguato a ciascuna persona questo cammino spirituale e umano in Cristo.

Qui si apre una problematica importante per il nostro tempo: come far gradualmente germogliare i semi di verità (nella fede) presenti nelle persone senza imporre loro immediatamente tutta (in un certo senso) la verità (della fede. Se questo può essere per loro negativo) e senza, ad esempio, generare confusione nella gente e tra la gente ma anche attraverso queste problematiche cercando sempre più un genuino, equilibrato, umano senso della fede.

Un altro aspetto dell’annuncio (sempre, nella misura del possibile, nella opportuna e delicata attenzione ad ogni singola persona) potrebbe essere, ad esempio, quello di evitare, talvolta, una possibile astrattezza. In qualche occasione, ad esempio, dire che il cristiano non può essere triste, depresso, angosciato, etc. {qui si apre un discorso molto complesso. Una persona che giunge ad un’unione con Dio sufficientemente piena può realmente, anche in situazioni difficilissime, mantenersi, sostanzialmente, completamente serena e felice. Ma, ad esempio, anche se il suo spirito è molto saldo, può non essere facile immaginare cosa potrebbe accadere in una situazione di estremo stravolgimento fisico, mentale. Si può pensare che un tale cristiano potrebbe andare serenissimamente e felicemente incontro a questi rischi, pure, appunto, senza poter sapere egli stesso come li vivrà se si verificassero.Ci sono poi molte altre questioni da considerare. Ad esempio una persona può aver ricevuto un grande dono di fede, può aver fatto, in qualche modo, una profonda scelta per Cristo ma ritrovarsi con gravi problemi psicologici che possono gravemente ostacolare il suo cammino spirituale anche se, appunto,  in qualche modo, il suo cuore è pienamente fedele a Cristo e quindi nel più profondo della sua anima questa persona sta crescendo in Dio.Si può a questo proposito osservare che l’azione di Dio, l’orientamento a Cristo, in vari casi almeno, possono pian piano aiutare (anche, magari, con l’aiuto di altre persone) a superare pienamente anche situazioni psicologiche estremamente difficili. Questi sono alcuni esempi per mostrare la veridicità ma anche la complessità di certe affermazioni) può non aiutare a comprendere il cammino di crescita spirituale e umana, la sua gradualità, le sue possibili difficoltà. Ci sono varie situazioni in cui parlando in astratto, saltando troppi passaggi si può rischiare di indurre qualcuno a pensare che la vita vera sia un’altra cosa.

Anche, sempre come esempio, un possibile moralismo può dare, tra l’altro, la stessa sensazione perché, tra l’altro, non comprende la reale situazione delle persone. Il moralismo può anche (per usare dei termini da comprendere criticamente rispetto alle loro fonti) finire, talvolta, per sviluppare il superego invece che l’ego, invece che l’autentica coscienza spirituale e umana delle persone. E’ importante, dunque, cercare, ad esempio, di fare attenzione, nel nostro atteggiamento verso le persone, senza pregiudizi e schematismi, alla loro “linea d’onda”’, al loro sentire, alle loro reali problematiche spirituali e umane e cercare di aiutarle, di stimolarle, nella misura del possibile, dell’opportuno, etc. a crescere (ed essere aiutati da loro a crescere) con gradualità, delicatezza, etc..

Si può ricordare, ancora, che, ad esempio, non conta solo quello che si dice ma, tra l’altro, tutto il modo, spirituale e umano, di vivere nella e della comunità; sempre, però, osservando la nullità, la irrilevanza di qualsiasi discorso spirituale e umano al di fuori del piano di Dio. L’uomo è chiamato a crescere sempre, spiritualmente e umanamente, ma Dio guarda solo alla nostra fedeltà.

13) La Chiesa nella storia

E’ forse interessante rilevare le eventuali correlazioni tra le varie situazioni storiche, culturali, politiche, etc. e la vita della Chiesa, ad esempio l’influenza che queste possono avere sulla scelta, per il pontificato, di persone più chiaramente incamminate in una via di santità (cosi come, ad esempio, è avvenuto in quest’epoca). E naturalmente rilevare, sempre come esempio, il bene che può venire alla Chiesa e al mondo da una gerarchia ecclesiastica in continua crescita spirituale e umana.

Su questi argomenti, insomma, ci sono forse molte osservazioni da fare in varie direzioni.

La Chiesa va sempre conosciuta nella sua dimensione spirituale e umana (dunque anche storica). Anche in questa storia della Chiesa, dei singoli cristiani (anche in relazione ad essa), etc. si può cercare con attenzione e con fede di intuire, per grazia (e per una crescita spirituale e umana nella grazia) i segni di Dio.

14) Unità e pace
Il dono dell’unità e della pace si può forse considerare proprio un dono sintetico di tutti gli altri, il dono della maturità spirituale e umana della fede, della speranza e della carità.

Tensione alla unità e pace interiore, spirituale e umana che si fa tale in modo sempre più pieno in una crescita comunitaria e diviene così sempre più capace di fare unità e pace anche nella comunità. Tensione alla unità e alla pace nella comunità che dà al singolo la possibilità e gli aiuti per crescere, per fare unità e pace spiritualmente, umanamente in Dio, in se stesso, con gli altri, con l’universo.

L’unità e la pace sono dunque un dono di Dio e il frutto di un continuo cammino dell’umanità nel bene, nella fedeltà ai doni di Dio.

Nota

Ancora una volta mi richiamo alle intuizioni e alle riflessioni di don Mario Torregrossa, fondatore del Centro di formazione giovanile Madonna di Loreto-Casa della pace, come sostanziale fonte di ispirazione di questi scritti. E mi richiamo anche ai molti e fondamentali insegnamenti ricevuti nel Pontificio Seminario Romano Maggiore e nelle Pontificie Università Gregoriana e Lateranense.

 

 

 

Postille agli scritti precedenti

1) Il vero peccato avviene quando si è consapevoli che quel bene è il proprio vero bene per lo spirito e per l’umanità, quando quel bene è possibile viverlo con equilibrio in quel dato momento, cioè calza pienamente con la propria umanità in quel momento (certo, essendo aperti a scoperte nuove sulla propria umanità nella vita d’amore e in Cristo) e nonostante tutto ciò si viene meno a quel bene. Il vero peccato è una follia e per questo è molto meno diffuso di quanto possa sembrare. Spesso, si può pensare, la gente vive secondo quello che ha veramente capito. Allora è importante comunicare adeguatamente ai ragazzi questa vita semplice, nello Spirito, questa libertà dalla legge e dal peccato. Ad esempio se ci si trova in un ambiente che parte da più lontano rispetto ad una vita cristiana è importante partire dal nucleo del vangelo, dall’amore. Prima l’amore verso i propri amici, genitori, scoprendolo come la via che ci aiuta a vivere bene, anche ad avere meno problemi, poi, ad esempio, al tempo opportuno, sviluppare il senso della generosità con una responsabilizzazione molto graduale.

I vari aspetti particolari di una vita, di una maturità cristiana e umana vanno trattati al tempo e nei modi opportuni. I ragazzi crescono in un amore autentico, alla portata della loro reale comprensione e non astrattamente imposto dall’esterno.

In vari casi è consigliabile, a mio avviso, partire dal nucleo del bene e farlo lievitare gradualmente dall’interno nel giovane (riflessione tutta da valutare più attentamente, come del resto tutti i miei scritti, che vanno considerati spunti di dialogo, per una ricerca comune) .

2) La scuola, la parrocchia, la famiglia, l’amicizia, ad ogni aspetto della vita si può cercare di dare il giusto posto. Ad esempio la scuola può diventare una parte importante della crescita spirituale e umana ma è preferibile, forse, che non si sovrapponga alla vita parrocchiale tra l’altro perchè, appunto, la scuola non è una chiesa (? Devo pensarci meglio).

3) La via di una crescita spirituale e umana, a mio modo di vedere, non nasce principalmente da idee ma da intuizioni (che toccano tutto l’uomo e la sua vita), non tratta di etica (che sa ancora di razionalismo, di legge, di moralismo) ma, appunto, di un cammino spirituale e umano, della ricerca del vero Spirito di Cristo.

Allo stesso modo non si tratta tanto di ricercare un linguaggio nuovo per comunicare con l’uomo moderno, anche di questo, ma all’interno di una maturazione spirituale e umana che ci fa rapportare con ogni uomo, con noi stessi, con Dio in modo sempre più armonico, sempre più umano.

Anche per quanto riguarda la scienza si può osservare che l’approccio verso di essa di qualche cristiano avviene soprattutto in chiave etica o in chiave di compatibilità con la fede. Nello scritto “Riflessioni sulla verità” osservavo che l’essere umano è spirituale e umano (dove la parola umanità comprende in sé anche lo spirito dell’uomo) e tutta la realtà vive, sussiste per lo Spirito del Padre e del Figlio. Dunque non si può fare pienamente scienza senza considerare tutto ciò. Né bisogna considerarlo un fatto scontato o come un concetto da cui dedurre più o meno staticamente alcune conseguenze. La continua maturazione spirituale e umana dell’uomo può fargli vedere anche la scienza in modo sempre nuovo, sempre più secondo lo Spirito di Cristo, sempre più, dunque, tra l’altro, equilibrato, corretto. Proprio, tra l’altro, sul piano conoscitivo.

4) Una crescita spirituale e umana è un discorso profondo, non elitario. E’ naturale che ci sia chi cresce di più (per certi versi) ed entra sempre più profondamente in questo cammino nello Spirito. Ma ogni uomo, secondo la grazia di Dio, può beneficiare di questa crescita comunitaria.

5) Se il cammino dell’uomo continua all’infinito anche in paradiso, la preghiera dei santi in cielo si fa sempre più apportatrice di grazia. Inoltre, forse, noi possiamo pregare anche per loro. Ancora si può pensare che Dio ha già ascoltato le nostre preghiere future. Noi possiamo pregarlo, forse, in un certo senso, anche per quelli che sono venuti prima di noi. Entriamo, in Dio, nell’eternità.

Non mi pare inutile e del tutto impossibile cercare di scavare, in qualche misura, nei misteri della vita oltre la morte, nei misteri del cielo.

6) Il “patrimonio” di fede della Chiesa cresce nel tempo. La Chiesa beneficia di tanti doni spirituali e umani di tante persone nella storia.

7) Il desiderio di tanti filosofi di dedicarsi alla politica, i! filosofare specialmente sulla politica può costituire, tra l’altro, in qualche occasione, il segnale di un bisogno di trovare uno “sbocco sulla vita” ad un filosofare che sta, in qualche modo, annullando se stesso ed inaridendosi completamente.

Un astratto teorizzare può finire per stancare.

8) Cristo ha scelto il pane e il vino come specie eucaristiche anche per farci comprendere che lui, che il suo amore, è semplice, profondo, allegro come il pane e il vino. C’è per noi un cammino meraviglioso verso questa semplicità, profondità, allegria.

E allora può essere importante dire alle persone di darsi, di fronte ai problemi che si possono porre circa la vita in Cristo, delle risposte semplici che le facciano stare bene. E se sono sbagliate? A Dio non interessa la legge ma la ricerca di un amore sincero. Ecco, confrontarsi con la Parola, la Chiesa, etc. darsi delle risposte semplici e poi, con calma, con cautela, trovare una persona che costituisca un punto di riferimento accreditato dalla Chiesa, un pastore, in particolar modo, un formatore col quale parlare serenamente di questi problemi.

9) L’intuizione è, almeno in vari casi, direttamente un dono dello Spirito che illumina tutta la persona (anche se, naturalmente, in modo parziale). Nell’intuizione, in vari casi almeno, trovano spazio sia una comprensione intuitiva della vita, sia la possibilità di uno sviluppo sul piano della riflessione, sia l’apertura al mistero e anche, entro certi limiti, alla possibilità dell’errore.

Non mi pare corretto, come sostenuto da alcuni teologi, ritenere che l’antinomia tra il piano della fede e quello della concettualità preservi la dimensione della fede. E’ ancora un orientamento che cerca di salvare intuizione e concettualità dividendo l’uomo in se stesso creando, ad esempio, una troppo netta separazione tra l’intuizione e il suo possibile sviluppo nella riflessione. Così il discorso sul concetto che non può contenere Dio perché lo limita può essere non pienamente equilibrato. Un concetto può, ad esempio, aprire ad una conoscenza esatta, anche se parziale, di Dio, su un dato punto. E’ necessario a questo proposito cercare di dare il giusto spazio al mistero, alla possibilità di errori, di nuovi approfondimenti, di parziali modifiche.

Gli orientamenti a cui facevo riferimento rendono la concettualità più aperta e dinamica, in qualche modo, ma non completamente. Resta una certa separazione troppo netta tra intuizione e riflessione e la concettualità non è vista in modo più pienamente, più equilibratamente aperto.

Quando l’uomo non coglie, in varia misura, la coscienza integrale, spirituale e umana, del proprio essere possono più facilmente spuntare fuori i meccanicismi, i legalismi invece di una più profonda, libera, agile, vita nello Spirito. L’uomo nella sua coscienza può intuire molte cose, è aperto alla conoscenza di Dio, dell’uomo, del mondo nello Spirito del Padre e del Figlio. La conoscenza dell’uomo è una conoscenza personale non una conoscenza solo logica che cosifica, tende a cosificare.

Se vogliamo il teorema di Goedel sembra dimostrare proprio questo, che il computer non è libero, non ha, dunque, una natura personale e libera. Dove il termine natura ci fa intendere che la libertà dell’uomo è all’interno della natura donatagli da Dio. La conoscenza del computer riduce l’essere ad un concetto logico, non è aperta ad acquisizioni che vadano al di là delle sue stabilite potenzialità. L’uomo invece, specie nel dono dello Spirito, si può rinnovare all’infinito. Si può qui aggiungere che proprio perchè la cultura più profonda nasce da una continua maturazione spirituale e umana in Cristo che fa vedere ogni cosa in modo sempre rinnovato il dono della scienza, ad esempio, in varie occasioni si può rivelare non come un dono prevalentemente intellettivo ma come il dono e il frutto di un cammino spirituale e umano sempre più pieno. Inoltre, ancora, proprio per questi motivi, in vari casi risulta più difficile distinguere tra “cultura alta” e “cultura bassa”.

10) L’amore visto come kenosi, oblazione può costituire, forse, una visione non sempre pienamente equilibrata dell’amore di Dio. Secondo un cammino graduale, l’amore si può manifestare sempre più, in varie occasioni, come una pienezza di vita.

11) Non mi pare sempre vero che su quello che noi chiamiamo mistero non si potrà mai fare luce, come forse sostiene qualcuno. Mentre bisogna sempre cercare di dare il giusto spazio al mistero, ci sono aspetti che magari in certi periodi sono stati considerati misteriosi sui quali invece si può tentare di gettare una qualche luce.

Come esempio (non nuovo) forse possibile e attinente il fatto che Dio sia trino ed uno non sembra del  tutto inspiegabile. Facendo attenzione a non togliere nulla alla divinità delle singole persone, si può notare che esse sono divine, vivono in pienezza, proprio perché in relazione tra loro. Il Padre, ad esempio, sarebbe meno felice (a dir poco) se fosse Dio da solo e la stessa cosa vale per lo Spirito e il Figlio, ognuno secondo la propria personalità.

Tra l’altro da questa osservazione può nascere la domanda se il Figlio e lo Spirito Santo sono passivamente costitutivi del Padre. Non sono (mi pare, ad una prima rapida riflessione) passivamente costitutivi del Padre perché è il Padre l’origine. Ma che lo fanno felice e quindi pienamente Dio questo si. Il Padre sa che faranno così ma loro lo fanno liberamente.

12) Cristo è il dono dello Spirito. Potremmo dire per precisione che Cristo è il dono del Padre e dello Spirito così come, per un altro verso, ad esempio, lo Spirito è un dono del Padre e del Figlio.

Si può tornare a domandarsi quale dono nello Spirito e nell’umanità, secondo la volontà di Dio verso ciascuno, sia stato Cristo nella sua vita terrena prima della passione. Cristo, il suo Spirito, si può forse pensare, si è donato, è stato donato agli uomini gradualmente. Se Cristo è il dono dello Spirito si comprende che Padre, Figlio e Spirito Santo agiscono sempre insieme ciascuno secondo la propria personalità, potremmo dire “il proprio ruolo”.

Se lo Spirito, poi, fosse stato donato in pienezza virtuale prima che si compisse tutta la storia di Cristo non si sarebbe per l’appunto assecondato il cammino anche umano scelto dalla Trinità per rivelarsi.

Ecco allora che alcune impostazioni teologiche, anche più sviluppate e recenti rispetto ad altre, vanno forse riviste in quanto non considerano in modo più pieno l’unitarietà nella distinzione della vita e dell’azione delle tre persone divine.

Oggi poi per queste riflessioni c’è un punto di riferimento in quella interpretazione della Trinità che ho pubblicato sulla Palestra del clero del nov.- dic. 1994 ed è apparsa poi, a cura del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, sull’Osservatore Romano del 13 sett. 1995. Come scrivevo allora questa visione della Trinità non nasce da un ragionamento di tipo quasi matematico ma da un orientamento spirituale e umano. Parlare della Trinità non è una “questione di lana caprina”. Ogni minimo cambiamento può modificare prospettive di conoscenza, di vita, di amore spirituali e umane. E ogni riflessione cristiana si può confrontare con questa visione della Trinità al fine di cercare di valutarne la corrispondenza, sempre lasciando spazio al mistero, alla possibilità di modifiche, etc. In quest’orientamento spirituale e umano che ha trovato uno sbocco nell’interpretazione della Trinità succitata possono forse trovare sintesi unitaria alcune tendenze spirituali e umane, dottrinali, etc. dell’occidente e dell’oriente.

13) Mi pare poco indovinato chiamare lo Spirito “Noi” perché lo Spirito è una persona. Mi pare poco indovinato anche considerare lo Spirito condizione trascendentale ma non percepibile della nostra comunicazione col divino perché la presenza del Padre e del Figlio nello Spirito si percepisce chiaramente, in modo spirituale e umano. Sembra di vedere anche qui un certo razionalismo, influssi kantiani.

Ancora, è necessario fare attenzione a schematizzare e dividere in modo troppo netto i ruoli, le funzioni delle tre persone divine, ad esempio dicendo che la Parola ci dà il contenuto e lo Spirito l’esperienza dell’origine divina della sua venuta.

Cristo è la Parola ed è una Parola spirituale e umana che viene nello Spirito, quando viene illuminando l’uomo. L’esperienza dell’origine divina viene dunque da tutta la Trinità, dividendo artefattamente l’uomo o la stessa Trinità si rischia di spersonalizzare, funzionalizzare, cosificare.

14) Nel dono della fede io non entro in contatto, non conosco (seppure parzialmente) l’essenza di Dio soltanto, ma, mi pare di poter dire, seppure parzialmente, la personalità del Padre, del Figlio e dello Spirito. A me pare che l’essenzialismo sia frutto di un modo di conoscere, di filosofare ancora impregnato di razionalismo.

15) C’è da chiedersi se l’apertura dell’uomo sull’essere sia già un dono dello Spirito, come sostiene qualcuno.

Questa domanda si può porre, ad esempio, anche per i ragionamenti di tipo matematico. Ho scritto più volte che il dono dello Spirito, l’equilibrio spirituale e umano influiscono anche sulla scienza. Ma forse a questo proposito è più facile pensare che l’aspetto più specificatamente logico di una riflessione di tipo matematico non si sviluppi sotto l’azione diretta dello Spirito. Lo Spirito mantiene in vita una coscienza che ragiona anche sulla matematica. Questa ragione, poi, non è astratta, ma è parte di una persona, di un essere spirituale e psicofisico.

16) Credere comunionalmente, cioè da persone e da comunità di persone, vuol dire in senso pieno credere con tutta la Chiesa celeste e terrena, lì dove Cristo parla in modo virtualmente pieno, nell’unità dinamica, ed aperta ad ogni apporto, di scrittura, magistero e tradizione.

17) Cristo ha veramente parlato in modo cosi severo con i farisei, è stato duro verso certe persone? Forse certi aspetti degli atteggiamenti di Gesù non rispecchiano la sua vera personalità ma la mentalità degli evangelisti, delle comunità dalle quali sono usciti questi scritti. Quello che conta è il senso di fondo di quello che emerge dal vangelo. Certo Gesù, conoscendo il cuore degli uomini, poteva anche assumere atteggiamenti che un uomo comune non dovrebbe prendere perché non gli è stato dato, in genere, di vedere così in profondità nel cuore degli altri uomini. Ma il problema resta perché l’amore di Dio è dolce.

18) Il concetto di sostanza mi sembra frutto di una concezione razionalista dell’uomo, un concetto che tende forse a dividere l’uomo in modo schematico. Non è meglio parlare di natura e di persona? Non è meglio per quanto riguarda, ad esempio, l’aspetto fisico dell’uomo parlare appunto di aspetti o usare qualche termine simile? Il termine natura include, in qualche modo, ad esempio, anche l’aspetto fisico mentre il termine sostanza crea forse una separazione tutta teorica tra appunto, una fantomatica sostanza e gli accidenti.

Sono quesiti, richieste di chiarimento che pongo in un dialogo e non affermazioni definitive.

19) Gli influssi culturali degli ultimi secoli hanno portato l’arte a rendersi, in varie occasioni, oscura e difficilmente comunicativa. Ma se l’amore è comunicazione è un’arte bella un’arte che non comunichi con semplicità e profondità? Certo, bisogna lasciare spazio alla fantasia, ma queste di cui sopra mi sembrano affermazioni da tenere presenti.

20) L’uomo d’oggi in vari casi ha un forte senso della libertà, un forte desiderio di autenticità. Sono talvolta queste tendenze che lo spingono ad allontanarsi dalla fede cristiana vista in qualche caso anche in termini di moralismo, di leggi, di doveri, di peccati e di pene. Provando malessere di fronte a questo malinteso senso della fede può accadere a diverse persone di abbandonare il cammino cristiano gettando cosi via “il bambino con l’acqua sporca”. Anche i non credenti possono mettere da parte vari aspetti di una vita nell’amore perché non riescono a coglierne il senso umano, equilibrato. Sono scelte che creano ugualmente (e anzi ancora di più) malesseri nell’uomo perché così facendo mette da parte aspetti importanti del suo stesso essere, della sua stessa vita.

Per questo è molto importante, a mio parere, che si diffondano una spiritualità, un umanesimo, una cultura il più possibile equilibrati, sereni che mostrino l’amore, i valori come la scoperta graduale e libera della vera vita. Saranno forse le materie della cultura che si trovano più a diretto contatto con la vita concreta dell’uomo, come la psicologia, il diritto, etc. quelle dalle quali comincerà ad emergere più diffusamente e ad un livello di comprensione più profondo e incarnato la necessità della riscoperta libera di un nucleo di valori che non può essere messo in discussione nella sua sostanza di fondo e senza il quale l’uomo, la società non possono sorreggersi? Negli scritti precedenti ho parlato dei possibili esiti positivi delle varie tendenze della filosofia contemporanea, qui ho anche sottolineato la tendenza di vari filosofi ad interessarsi di filosofie seconde, a cominciare dalla politica. Sono solo spunti, domande che cercano di intravedere le possibili evoluzioni della cultura contemporanea.

 

 

 

 

 

Appunti di viaggio (selezione di riflessioni volanti da valutare e scrivere in bella)

Nel cammino dell’uomo ci possono essere tante intuizioni vitali. Quanto più tali intuizioni entrano nella profondità dell’uomo tanto più rivoluzionano tutto l’uomo. E’ chiaro allora che non si tratta, nella ricerca umana, di costruire nuovi sistemi filosofici, ma di individuare la chiave della crescita umana integrale. Questo, mi pare, è un atteggiamento fondamentale dell’uomo che si mette in una più profonda, sincera, vitale ricerca di comprensione di sé, del mondo, etc., di un uomo, cioè, che non vive la sua eventuale riflessione come, in varia misura, un certo giocare della mente. Possiamo così osservare che anche sotto questo punto di vista un certo cammino di una parte almeno della filosofia, che la spinge a cercare il nucleo fondamentale della comprensione della vita, in un atteggiamento più concreto e più aperto agli sviluppi della crescita, potrebbe, forse, in qualche misura, orientare la cultura stessa verso un confronto più diretto, integrale, sincero con il vivere vero. Questo indirizzo, cioè potrebbe, forse, in qualche caso, rivelarsi un aiuto per evitare di cadere in più o meno sterili elucubrazioni mentali. Un invito, in qualche modo, a porsi nel silenzio di un profondo e sincero ascolto della verità, nella ricerca della profonda e decisiva intuizione della vita, nell’ascolto della propria coscienza e meno sul piano di un più riduttivo e cerebrale ragionare puramente logico (ho scritto altrove spunti sui possibili nuovi sviluppi che si aprono per la ragione umana in una concezione più profonda e integrale dell’uomo. In questo semplice block-notes non mi dilungherò più in chiarimenti). Nella misura in cui la chiave è vicina alla verità essa, fondamentalmente, sarà di aiuto ad uno sviluppo e ad una sempre nuova comprensione della vita e meno, naturalmente, subirà l’usura del tempo e la polvere di una biblioteca. Una chiave molto lontana da una più profonda ricerca umana rischia di essere travolta (o messa sempre più chiaramente in discussione), oggi, forse, in qualche caso almeno, più rapidamente che in passato dall’evolversi della storia. Una chiave, insomma, quella da cercare, che aiuti veramente a vivere, a capirsi, a crescere, etc. Un possibile invito, in qualche caso, per qualche filosofo a domandarsi se sia veramente quella di cui parla la chiave della sua vita.

Nel suo cammino l’uomo poteva, può intuire che questa chiave della sua ricerca è un dono dall’alto. Qui possiamo, forse, domandarci quale sia stato il ruolo di Maria e di Giuseppe (per le rivelazioni ricevute e, forse, per il loro stesso, umano, essere padre e madre -in quel modo particolare- di Gesù) nella comprensione della trinità di Dio da parte di Gesù stesso. Noi crediamo che è Cristo la chiave. Quanto più questo nucleo profondo della crescita umana è ben centrato tanto più, naturalmente, sarà difficile modificarlo nella sua sostanza di fondo anche se va osservato che le stesse esperienze e intuizioni della vita in lui, nel suo dono, vissute porteranno a comprenderlo e viverlo in modo sempre più profondo e pieno.

E’ proprio questo il cammino della Chiesa in Cristo. L’accoglienza sempre più profonda dei suoi doni, il lasciarsi penetrare, illuminare, sempre più profondamente, in ogni minimo frammento della propria esistenza, da lui, nel corso dell’esperienza storica. Ed è cosi che, tendenzialmente, l’accoglienza di Cristo si fa sempre più incarnata. Si comprende meglio, mi pare, lo stesso nucleo che è Cristo nei suoi aspetti fondamentalissimi. Cristo è Dio e uomo, l’umanità integrale (nella sua unità e nelle sue distinzioni. Es. spirito, psiche, fisicità. Di qui possono nascere molte possibili specificazioni, ad esempio, natura, segni della trinitarietà, meglio, della cristianità, maschile e femminile nella Trinità, nell’umanità – Spirito? / Maria? – nella natura etc.) è via per la comprensione sempre più profonda del dono di Cristo. Potremmo dire che comprendiamo sempre più profondamente ( e forse in un possibile grande rinnovamento) i doni dello Spirito di Cristo, che comprendiamo sempre più profondamente Dio, la Trinità, l’uomo, il mondo, etc..

Trattandosi del nucleo fondamentale anche leggere sfumature diverse nella sua comprensione di fondo possono incidere parecchio ed è necessario restare aperti ad una sua possibile comprensione sempre nuova. Di sicuro c’è che Cristo ci porta, nel suo Spirito, e mi pare di poter dire anche che questa impostazione proposta stia dando moltissimi frutti. Ma da quest’ultimo punto di vista è sempre bene restare aperti alle novità. Anche per noi cristiani, comunque, potrebbe rivelarsi interessante e utile divenire forse più consapevoli della possibile necessità di dialogare tra noi e con il mondo proprio su quale sia, su come si possa vedere la chiave della nostra vita. Potremmo forse accorgerci più chiaramente di come potrebbe non essere così scontato riflettere sempre più su questo argomento neanche tra noi cristiani.

Ora, proprio perché cerca di considerare in modo profondamente integrale la crescita umana, questa impostazione potrebbe comportare una certa rivoluzione rispetto ad alcune visioni della crescita umana complessiva e dunque della spiritualità, della teologia, della filosofia, della psicologia, della scienza, etc. Rimando al foglietto “un possibile nucleo…” e agli altri miei scritti per far notare come i vari settori della vita umana e della cultura, tra i quali quelli qui sopra citati sono tra i più toccati dalle presenti riflessioni, potrebbero in qualche modo risultare precomprensioni, di un modo di impostare la conoscenza e la vita, che questa proposta, almeno in qualche misura, potrebbe tendere a mettere in discussione. La chiave della crescita alla quale mi vado riferendo tratta di argomenti spirituali o teologici o filosofici? Se la ricerca umana è tutta, e in modo perlomeno più pieno quando è sincera, mossa dallo Spirito di Cristo quando si può parlare di filosofia e non, allo stesso tempo di spiritualità, di teologia? E il termine psicologia non può portare a dimenticare che la coscienza umana è spirituale e psicofisica e che la psicologia dell’uomo è tutta all’interno di questa umanità integrale? Anche qui, anche se forse con sfumature diverse sulle quali non ho avuto il tempo di riflettere quanto a questo argomento della terminologia, ma con una impostazione di fondo nei miei scritti che mi pare chiara, come, quanto, quando, si possono distinguere e unire gli aspetti spirituali da quelli psicologici della crescita e la psicologia dalla filosofia o dalla teologia? Sono argomenti sui quali mi pare si possa approfondire sempre più la riflessione, anche dal punto di vista, forse, della terminologia. E lo stesso termine scienza non è in qualche misura anch’esso problematico? Posso considerare ad esempio scientifico il considerare che l’uomo è un essere anche spirituale e che la conoscenza della psiche umana cresce con la maturazione spirituale e umana (psichica) dei singoli e dell’umanità in Cristo? O il considerare che lo Spirito di Cristo tiene in vita il creato? O considerare che lo stesso mio modo di indagare anche gli aspetti più naturalistici della creazione non è indipendente dalla mia maturazione spirituale e umana complessiva? Che tutto il mio essere, il mio equilibrio, la mia “elasticità mentale”, etc. si sviluppano pienamente in questa maturazione complessiva? Non da ultimo vorrei osservare che se io faccio anche il ricercatore scientifico con il cuore aperto, per quello che ho compreso, al bene, a Dio, il Signore mi aiuta e nella mia crescita mi aiuterà sempre più nelle mie ricerche.

La ricerca umana si fa sempre più personale e comunitaria (si personalizza, si “comunitarizza”, etc., opinione, arte, poesia, immagini, sentimenti, stili, vocazioni, etc), si fa principalmente vita integralmente vissuta, piccola, con tutti i suoi limiti, parola vivente (personale, comunitaria, etc.) che nasce dalla Parola vivente che è Cristo Dio e uomo. E non solo ci si potrebbe trovare davanti all’esigenza di cercare nomi nuovi (o di dare un nuovo significato a quelli tradizionali) per indicare vari aspetti della ricerca umana (e anche, come dicevo, di considerare in modo nuovo la ricerca umana) ma è proprio il linguaggio della cultura che, in vari casi almeno (proprio perché la cultura si fa sempre più matura, semplice, umana, profonda, etc. ), si fa più semplice e umano. Mi paiono, tutte queste, domande che forse è utile prendere in considerazione anche se di fatto, come dicevo sopra, mi pare di avere già ampiamente avviato e tentato un’impostazione nei miei scritti precedenti.

In queste pagine vorrei soffermarmi un pochino, ma sempre per sommi capi, sulla psicologia. Come dicevo, lo stesso termine può avere una valenza positiva in quanto pone in una situazione di dialogo con chi non crede che l’uomo sia un essere anche spirituale (ma non è comunque necessario sottolineare di più un imprescindibile legame ad esempio con la filosofia?) ma si può correre il rischio di farlo dimenticare, in vari modi e in varia misura, anche a chi lo crede. In passato anche la psicologia cristiana ha forse in vari casi separato più nettamente lo studio della psiche umana dall’uomo nella sua interezza. Anche oggi, talvolta, sembra di trovare un retaggio di queste impostazioni, ad esempio, in vari modi e in varia misura, in un perdurante tecnicismo. E’ un approccio che mette a disagio in varia misura a seconda delle proposte e delle situazioni perché non è, appunto, una più semplice e profonda continua ricerca di un rapportarsi umano complessivo nel quale talvolta si toccheranno temi spirituali perché è lì il nodo da affrontare è quello il tale momento, è quello il tale modo, etc. talvolta, per lo stesso motivo, temi psicologici, talvolta si parlerà di tutt’altro o si ascolterà soltanto, etc. Ecco, un naturale rapporto vissuto con amore da parte di una persona che abbia percorso un buon cammino di maturazione spirituale e umana (in Cristo o, perlomeno, nell’amore – e che abbia ricevuto lei per prima una formazione per una crescita integrale (che certo non finisce mai) spirituale e umana. Una persona di buona maturità, tendenzialmente sempre più capace di riconoscere i vari passaggi di una crescita spirituale (intesa nel senso più ampio, non solo cristiana), psicologica, etc. La persona interessata ritrova sempre più naturalmente sé stessa in questo dialogo, in questa crescita perché è appunto un dialogo umano e non un rapporto più tecnico, funzionalistico, che talvolta, tra l’altro, in varia misura, può rischiare di mancare di rispetto verso l’umanità della persona proprio, ad esempio per il suo tecnicismo, un rapporto che può evidenziare una insufficiente maturità spirituale e umana e quindi una incapacità di mettersi in un ascolto più profondo del mistero della crescita complessiva di una persona e tanto più della sua crescita, spirituale, psicologica, etc., in Cristo. L’uomo, quale che sia la sua condizione attuale, è persona che cresce integralmente nell’amore e in modo virtualmente pieno nell’amore in Cristo. Capire le tappe graduali della sua crescita, nel rispetto del suo cammino, vedere anche le difficoltà psicologiche nell’orizzonte di questa sempre più profonda conoscenza dell’uomo, conoscere sempre più le formidabili risorse della spiritualità, conoscere sempre più le difficoltà della crescita spirituale e umana… anche questi, moltissimi, sono gli aspetti da considerare che nascono da questa impostazione. Se, cristiana, la persona interessata sentirà l’aiuto, l’azione dei doni dello Spirito (e forse la spiritualità, la cultura cristiana potrà scoprire sempre più profondamente questi doni, forse dare loro nomi nuovi, scoprirne di altri, risistemare quelli tradizionali). Ma è proprio la sempre più profonda, semplice, acuta impostazione del rapporto che è l’habitat dove la persona si respira nella sua naturalezza, nel suo graduale trovare sé stessa, nel suo respirare anche implicito il seme dello Spirito di Cristo. Un rapporto umano… una persona può venire a cercare conforto e trovare una amorevole, matura (spiritualmente, psicologicamente, etc.) parola di consolazione, che è già un magari molto implicito seme di crescita, o può trovare subito o gradualmente la strada di una crescita tendenzialmente piena. Una persona che in un dialogo semplice, umano, amorevole, quasi senza accorgersene, in un certo senso (non è un rapporto tecnicistico, funzionalistico, è un dialogo sempre più integralmente umano), viene aiutata a trovare la risposta di cui può avere bisogno, più spirituale (ma di una spiritualità umana che sempre più maturamente conosce l’amore di Dio, il suo vero Spirito, il suo modo autentico di incarnarsi gradualmente nella vita, nelle scelte anche umane, psicologiche, di una persona), più umana, psicologica (ma di una psicologia sempre più maturata in una crescita spirituale e umana in Cristo e dunque che può aiutare anche ad orientarsi, che può motivare. Ma è comunque una risposta umana, non tecnica, proposta ad una persona).

Può succedere allora che tante persone riescano a risolvere i loro problemi con un tale formatore e magari non con qualche psicologo al quale si sono in precedenza rivolte (conosco le possibili risposte di qualche psicologo a questo riguardo). Vorrei qui ribadire, tra l’altro, che certo, sono molto utili la conoscenza, gli studi di psicologia etc., ma la conoscenza più profonda dell’uomo è quella sempre più maturata in una crescita spirituale e umana, personale, comunitaria, etc. in Cristo. Delle vie concrete che possono aiutare questa continua crescita ho parlato in tutti i miei scritti, qualcosa aggiungerò più sotto. Qui vorrei sottolineare che questa crescita ci fa penetrare sempre più profondamente nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, etc. e ognuno di questi aspetti in varia misura aiuta a conoscere l’uomo nella sua psicologia. Fino a che punto certe scuole psicologiche hanno focalizzato, tra l’altro, questa crescita complessiva della Chiesa reciprocamente spirituale, umana, etc? Se, ad esempio, questa crescita complessiva ci porta a scoprire ancora più profondamente la misericordia di Dio, l’ambiente profondo di libertà nel quale riceviamo questa proposta di amore, questa può essere una scoperta che nasce da una maturazione anche umana, psicologica e che aiuta la conoscenza umana, anche psicologica, dell’uomo.

Anche questa è una difficoltà di chi si rivolge a qualche psicologo. Avere bisogno talvolta di risposte al contempo spirituali e umane, di risposte umane orientate dall’amore, di risposte più spirituali, di atteggiamento verso la vita che possono venire invece tecnicizzate, viste in chiave solo psicologica (e dunque talora più marcatamente psicologistica, immatura, o con un sottile, implicito orientamento spirituale e umano distorcente (sono solo esempi indicativi). Del resto, all’opposto una visione spiritualistica dell’uomo, che non ne consideri la crescita spirituale, umana, psicologica, etc. può comportare consigli spirituali violenti, rigidi, meccanicistici, può portare a non accorgersi della valenza più umana, psicologica di certe difficoltà, etc.

Ma, come dicevo sopra, il discorso è ancora più profondo e sottile: un rapportarsi umano complessivo (per cui anche chi considera sia la spiritualità dell’amore e, più profondamente, la spiritualità cristiana, sia la psicologia può connettere questi ed altri aspetti della crescita umana in un modo in varia misura artificioso, tecnicistico, riduttivo, etc).

Questo rapportarsi sempre più umano farà scoprire in modo sempre più profondo nuovi modi di stare vicino al fratello, specie a quello in difficoltà. Talvolta un amico spiritualmente e umanamente maturo, sufficientemente esperto di umanità e anche di psicologia, potrà aiutare una data persona in difficoltà ben più di uno psicologo. Ma il discorso sull’amicizia è estremamente complesso e delicato e richiede molta esperienza. In queste pagine mi limito ad indicare possibili spunti di riflessione tra tanti per dare un’idea di vari aspetti di questa impostazione generale. C’è da tenere presente, in questo senso, anche la possibilità di un rapporto, anche per certi versi transitorio, di grande vicinanza e condivisione o la possibilità dell’amicizia, della compagnia di un gruppo (un gruppetto di amici), di una comunità etc con la presenza e/o l’animazione di un formatore (nel senso di cui parlo). Sono esempi delle molteplici possibilità del rapportarsi umano che possono trovare nuovi o più profondi significati in questa impostazione. Anche qui, tra l’altro, una conoscenza sempre più profonda, spirituale, umana, psicologica, etc. dell’uomo, un rapportarsi umano, non tecnico e artificioso come, ad esempio (per l’impostazione solo psicologica e la formazione del gruppo), una certa terapia di gruppo. Anche qui rinvio il complesso approfondimento dell’argomento ad altri scritti. Dico solo che ancora di più per quanto riguarda il gruppo di amici ci vuole tanta prudenza ed esperienza. Potrei ancora osservare che questa profonda attenzione all’uomo favorisce la comprensione dell’importanza dell’ascolto, del dialogo, anche personale, ma questo per certi versi più profondo essere amati, accolti, ascoltati, compresi, aiutati, etc. può aprire ad una più profonda crescita. Questa impostazione formativa nel suo nucleo sicuramente l’ha individuata Don Mario Torregrossa, fondatore del Centro di formazione giovanile Madonna di Loreto-Casa della Pace. Il mio cammino personale è nato dall’intuizione che in Cristo mi sarei potuto sempre più ritrovare non solo spiritualmente ma anche umanamente, psicologicamente, etc. Don Mario mi ha aiutato grandemente a scoprire più profondamente il vero Spirito di Cristo, ha dipanato come nessun altro alcuni nodi anche psicologici della mia crescita e mi ha gradualmente portato a comprendere la genialità di molte sue intuizioni e anche la notevole consapevolezza della loro collocazione nella spiritualità, nella cultura, etc. Per quanto mi riguarda mi pare di aver dato anch’io tanti contributi e sviluppi a questa intuizione fondamentale. Mi pare, tra l’altro, che questo di don Mario sia un caso esemplare di quanta ricchezza ci sia nel mondo cristiano e di come la scelta della Chiesa italiana di favorire un dialogo, un ascolto reciproco, sia densa di sviluppi fecondi e vada sempre più sviluppata..

 

 

In questa ricerca così ricca e complessa eppure così sempre più semplice, della semplicità di Dio, cosi sempre più umana, dell’umanità di Dio ci si può chiedere quali possono essere le vie per contribuire alla diffusione e allo sviluppo concreto di una crescita, appunto, della spiritualità, dell’umanità, della cultura, della Chiesa, del singolo, del mondo. La Chiesa italiana ha avviato un importantissimo progetto culturale. Tante cose possono contribuire alla crescita umana, ad esempio una nuova iniziativa di carità concreta. Qui vorrei osservare che in parrocchia, tra la gente, impostare un sistematico, continuo approccio di tipo esplicitamente culturale potrebbe, in vari casi, risultare molto pericoloso e, alla fine, contro­producente. La comprensione sempre più profonda di cosa significa veramente fare cultura può nascere gradualmente solo da un profondo cammino di crescita spirituale, umana, etc. E’ necessario, in vari casi almeno, partire dal cuore dell’uomo. Potrà essere la maturazione spirituale e umana (in definitiva in Cristo) della cultura, della gente e in particolar modo dei formatori (in un interscambio vitale e reciproco) che potrà portare ad un nuovo modo, talvolta anche implicito, di. crescere in Cristo e quindi, talvolta in modo meno consapevole, di fare cultura).

Una strada fondamentale può essere quella di una formazione sempre più profonda dei formatori (mi riferisco qui in primo luogo ai sacerdoti) e, eventualmente, di persone che possano fare da punto di riferimento e di confronto per i formatori (qui, tra l’altro, domando se, almeno in qualche caso, il termine formatore non sia più significativo, umano e anche “onesto” di quello di psicologo. Ma non vi ho riflettuto abbastanza, ricordo che tutte queste sono note volanti). Si potrebbe far riflettere i formatori sulla fecondità di un più continuo confronto (scelto solo se lo si vuole e con chi si vuole) anche personale, spirituale e umano (anche, ad esempio, sulle scelte umane, pastorali etc. concrete) con formatori, magari preparati in modo nuovo (ad esempio su questa via che vado proponendo), i quali nel dialogo non finirebbero mai di crescere anch’essi. In vari casi può essere necessaria molta prudenza, ma per altri versi (da nessuno giudicabili) non potrebbe essere indicativo (in qualche modo davanti a sé stessi) di una certa chiusura, di una certa minor consapevolezza della continua necessità di una sempre più profonda e piena crescita spirituale e umana il non cercare questi vari tipi di confronto?

La Chiesa, tra l’altro, anche su questa strada, potrebbe diventare sempre più profondamente esperta di umanità, superando in parte anche così quell’eccessivo, ma forse oggi, talvolta, in parte giustificato senso di inadeguatezza di fronte ai problemi psicologici dell’uomo, problematica che si rischia di affidare a, talvolta, cosiddetti esperti che in realtà possono essere più tecnici che persone di comprovata maturità spirituale e umana che abbiano raggiunto una profonda conoscenza spirituale, umana, psicologica, etc. dell’uomo in Cristo, nel suo Spirito.

Non mi soffermo ulteriormente sulle possibili vie concrete di una formazione dei formatori, mi pare che un contributo di spunti emerga dai miei scritti.

C’è da considerare, forse in modo almeno parzialmente diverso (bisogna sempre, tra l’altro, tenere conto del cammino spirituale percorso dalla persona), la formazione degli insegnanti, la formazione nei vari tipi di scuola, eventuali vie collaterali di formazione, specie nelle scuole cattoliche e nelle università pontificie (scuole di formazione spirituale e umana? Non ho riflettuto), la possibilità di incrementare centri parrocchiali di formazione (come quello di don Mario, che è rivolto specialmente al territorio). Va tenuta presente, ancora, la necessità di favorire il più possibile, almeno nei suoi nodi fondamentali, la conoscenza di tutte le materie. Almeno in alcuni casi, questa impostazione di cui scrivo potrebbe rivelare la necessità di una buona conoscenza non di una sola materia (es. spiritualità, teologia, filosofia, psicologia) e, chissà, anche di nuovi tipi di insegnamento, di nuove cattedre universitarie. Questa impostazione, tra l’altro, potrebbe spingere di più, ad esempio, qualche teologo verso i rapporti umani e verso la pastorale (come via per una più profonda crescita spirituale e umana anche personale) e potrebbe stimolare in qualche pastore un rinnovato interesse per lo studio.

Si stanno approfondendo sempre più gli studi sulla Trinità e, sulla scia di quanto scritto, si vede l’importanza di un approfondimento che nasca da una crescita spirituale, umana, psicologica, etc. e che consideri tutte le dimensioni dell’uomo, etc. Qui vorrei osservare che, in un certo senso, anche prima di Cristo l’uomo, nel suo cammino di crescita spirituale e umana, sotto l’azione dello Spirito, avrebbe potuto, forse (non ho riflettuto molto) riconoscere molti segni trinitari nell’uomo stesso, nel mondo, nel suo scavare nel mistero di Dio. Anche nel dialogo col mondo non cristiano potrebbe, questa, risultare, forse, un interessante pista di ricerca (che del resto mi pare già ben avviata). Colgo qui l’occasione per citare gli interessanti scritti di don Lorenzo Vecchiarelli sull’argomento. Da sviluppare, comunque, mi pare tutta la riflessione su quello che l’uomo avrebbe potuto intuire di Dio, della sua opera, di sé etc. prima di Cristo.

Ho più di tre anni di appunti da rivisitare, molti ad esempio sulla pastorale (a mio parere in varie occasioni non ci possono essere schemi fissi nella pastorale, sono talvolta poco convincenti facili parole d’ordine e generalizzazioni), ma mi fermo qui, per ora, sperando di avere sempre più occasione di dialogare, di riflettere, di cercare insieme a quanti lo vorranno.

In occasione del congresso eucaristico

In occasione del congresso eucaristico sintetizzo alcuni spunti di riflessione sull’eucaristia, traendoli dai molti appunti su svariati argomenti che prima o poi spero di poter stendere in uno scritto.

Partirei da tre osservazioni fondamentali:

l) Cristo risorto viene nella sua umanità sempre (analisi e risvolti ecumenici), nell’eucaristia questa

umanità si rende in qualche modo tangibile sensibilmente.

2) La parabola del figliol prodigo più che un’affermazione mi suggerisce una domanda. Si può in un certo senso definire fino a che punto Dio è disposto a perdonarci o la fiducia nella misericordia del Padre è destinata a convivere con un certo qual timore di una sanzione?

Io mi domando, domando, se l’unico problema, in un certo senso, di Dio sia quello di rispettare la nostra libertà. Ma se noi anche solo per timore della sofferenza, senza essere aperti ad una volontà di cambiamento in positivo, gli chiediamo, desideriamo che ci prenda con lui in paradiso, sarà lui a metterci il vestito più bello, etc.

Dio ci ama senza condizioni e l’amore nel quale ci propone di entrare è una scelta completamente libera, priva di minacce. L’amore vero può essere tale fino in fondo solo se totalmente libero e privo di condizionamenti (è una domanda). Un amore libero, liberato, liberante è il dono di Dio.

Questo vuol dire che anche qui sulla terra gradualmente si accende, in chi cammina nella fede, il desiderio, la scelta, di entrare sempre più profondamente in questa vita piena, ma se per caso ci fosse un rifiuto (anche avendo ricevuto lo Spirito) non si godrebbe allo stesso modo questa risurrezione totale, ma il Signore in paradiso se lo desideriamo, anche ripeto, non pentiti, ci porta lo stesso (se questa affermazione è accettabile vedi i possibili risvolti ecumenici).

Sottometto come sempre tutti i miei scritti, le mie domande stesse, alla chiesa cattolica.

3) Cristo non si sarebbe fatto uomo comunque, per amore, per condividere la vita con noi fino in fondo? E avendo l’uomo peccato, era però necessario che lui placasse la sete di giustizia del Padre, o lavasse i nostri peccati con il suo sangue?

Forse Cristo si sarebbe fatto uomo comunque e ha testimoniato l’amore del Padre e ci ha amato fino in fondo dando la vita per noi. In un certo senso, forse, non era necessario che morisse (né ha preso quasi materialmente su di sé tutti i nostri peccati, è stato condannato da quei dati uomini che lo hanno fatto, anche se quegli uomini fanno parte della comunità umana), ma morendo ci ha rivelato la profondità dell’amore di Dio e anche, tra l’altro la sua partecipazione ad ogni nostra difficoltà e sofferenza (quelle piaghe del risorto mostrano una sofferenza attuale).

Se queste osservazioni sono accettabili prima di tutto sorge una domanda sul peccato originale. E’ forse una chiusura dell’uomo, che lo ha reso anche storicamente meno capace di scoprire sempre più profondamente cos’è l’amore vero? L’uomo è generato in un ambiente ferito. Allora Cristo con il suo amore, nello Spirito, sarebbe venuto a riaprirci e a rivelarci ancora di più e pienamente (in un cammino) l’amore di Dio. E’ stato lui ad amarci, a ridarci la vita per primo (eucaristia e umanità -psicologia-). E’ veramente, totalmente un Dio che è dalla nostra parte più di noi stessi, un Dio che libera. Provocatoriamente potremmo dire che è il totalmente noi, il totalmente uomo, colui che si fa figlio dell’uomo perché l’uomo si riapra, si apra sempre più profondamente alla figliolanza di Dio. Se così stanno le cose allora l’eucaristia veramente ripete ogni giorno la donazione totale (il mettersi nelle mani degli uomini, il nascere dall’uomo, la partecipazione, l’ascolto dell’uomo e il farsi parola, sua parola, etc.) di Dio che è anche la via della resurrezione di Cristo e la nostra resurrezione (qui per inciso possiamo osservare che forse Cristo ha condiviso così profondamente il suo cammino con l’umanità che forse si può dire che è resuscitato anche per l’amore (con tutti i propri limiti) di tanti uomini, e specialmente di Maria, nei cui occhi- tra l’altro- Cristo avrà visto l’amore viscerale del Padre, nel momento della passione. Ogni uomo che accoglie lo Spirito diventa un dono dello Spirito.

Ci si può anche domandare forse (e mi pare sia stato fatto) se non sia questa offerta totale e attuale il sacrificio che si compie sull’altare

Ma Cristo anche quando viene nello Spirito viene anche con la sua umanità e si dona totalmente.

Nell’eucaristia c’è però la presenza, vorrei dire, materiale. In un certo senso si potrebbe forse dire che la Parola di Dio e gli altri sacramenti sono “molto più eucaristici” di quanto talvolta forse si dice. Forse, può essere pericoloso definire come talvolta si sente, l’eucaristia come una nuova incarnazione di Cristo perché Cristo si è incarnato una volta per tutte e sempre e dovunque è incarnato.

Nell’eucaristia questa presenza è anche “materiale” e noi siamo anche “materialmente” uniti al suo

corpo. Cristo cammina con noi, in mezzo a noi.

In questo senso, forse più sfumato e più pieno al tempo stesso, si può parlare di centralità dell’eucaristia. Comunque, forse, il rapporto tra l’eucaristia, gli altri sacramenti e la Parola di Dio può essere ancora approfondito.

Ma questo potrebbe portare a riflettere anche sul rapporto Cristo- Chiesa visibile-“invisibile”, con i

cristiani e con il mondo.

Queste osservazioni mi spingono a farmi delle domande su termini come transustanziazione, presenza reale. Sono adeguati?

Si sta sempre più approfondendo la comprensione del mistero dell’uomo alla luce della Trinità e il mistero della Trinità alla luce dell’uomo in una vita nello Spirito di Cristo. Le relazioni intratrinitarie ci aiutano a comprendere la natura dell’uomo, anche se non bisogna ridurre le persone divine, né l’uomo, solo a “relazione”. Vorrei dire, meglio, che bisogna equilibrare bene questi spunti di riflessione. Sorgono, tra l’altro, varie possibili domande. Cristo esiste perché accetta di esistere? Il termine mistero mi pare indichi (o possa indicare) una realtà che si rivela sempre più accogliendola sempre più. Invece per svariati motivi talvolta non si è sempre più profondamente compreso come il mistero possa essere penetrato sempre più profondamente pur facendo grande attenzione a considerarne la misteriosità. Forse si stanno aprendo nuove feconde vie ad una comprensione sempre nuova della Trinità e dell’uomo. Molto si può scavare in una vita e in una riflessione vissute in Cristo. Mi pare di aver segnalato parecchie piste di crescita nei miei scritti. Qui mi pare stia il senso di un sempre più profondo cammino spirituale e umano (e dunque culturale nel senso più profondo) della Chiesa in Cristo: discernere sempre più profondamente, distintamente, in una vita nello Spirito di Cristo, le vie della crescita spirituale e umana dell’uomo, la conoscenza viva del mistero di Dio, dell’uomo, del mondo. Altro, mi si perdoni, che sempre la stessa solfa.

E’ necessario allora maturare una sempre più profonda capacità di dialogo, di ascolto reciproco e reali possibilità di renderli effettivi. Non basta, anche se è utile, comunicare attraverso gli scritti, perché nel dialogo, nella condivisione, le cose si comunicano in modo più profondo o, per lo meno, anche il dialogo e la condivisione sono spesso necessari anch’essi. Mi pare anche necessario cercare nuove possibilità di dialogo anche con chi non ha titoli ufficiali. Forse lo scientismo contemporaneo ha prodotto anche questo effetto: viene, caso mai, ascoltato chi ha titoli ufficiali. Nel passato forse si ascoltava con più semplicità chi aveva veramente qualcosa da dire. Ma sono, queste, problematiche sulle quali non ho riflettuto abbastanza.

La scoperta dell’amore in psicologia, la scoperta dell’altro in una certa filosofia, ad esempio ebraica, sembrano indicare un cammino anche dei non cristiani verso una nuova comprensione del mistero che si può forse evolvere in una comprensione trinitaria (io- tu- noi) e più profondamente (e distintamente) spirituale e umana. Sono temi che, mi pare, potrebbero essere profondamente sviluppati. Potrei concludere che da qualche parte si sente dire che dovremmo chiamarci trinitari. Ma il nome Gesù Cristo é molto più significativo, perché intende Cristo Dio e uomo, unto nello Spirito dal Padre. Non una trinitarietà indistinta, ma una cristianità compresa sempre più profondamente partendo (vivendo) da Dio, partendo (vivendo) dall’uomo in una convergenza sempre più profonda nello Spirito di Cristo Dio e uomo.

Ho scritto queste righe quasi tutte per il congresso eucaristico, in un’oretta, senza comunque avere avuto il tempo di una adeguata riflessione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gesù Cristo Ascolto del Padre

Vari segnali indicano che si sta sempre più facendo strada nella Chiesa una sempre più profonda, rinnovata comprensione del cammino di conversione integrale (pensieri, gesti, anche minimi, etc.) come via, nella storia, per una sempre rinnovata conoscenza vitale di Dio, dell’uomo, del mondo. Vorrei subito osservare come appena questo punto viene dato per scontato si può rischiare di tornare a sedersi. Ci si può accomodare su doni sconfinati di grazia, dare la vita tutti i giorni con facilità eppure non crescere (o crescere meno- di quanto potremmo). Seduti sulla grazia di Dio. Non mi pare talvolta di riscontrare altrettanta ricerca di chiarezza nel rapporto, che in questo cammino di crescita (nella storia) si dovrebbe scoprire sempre più profondamente, tra spirito, psiche, corpo, nell’uomo.

Sono le connessioni tra questi elementi, eterno, fondamentale problema del pensiero filosofico, ad essere talvolta poco considerate, banalizzate, date per scontate…E invece nell’unire e nel distinguere lo Spirito di Cristo, lo spirito dell’uomo, la sua psiche, la sua corporeità si chiariscono gradualmente aspetti fondamentali per una crescita sempre più profonda ed equilibrata dell’uomo stesso. E si rivoluziona tutta la cultura (anche spirituale dunque) talvolta per una minima nuova sfumatura o accentuazione di qualche aspetto di questo rapporto. Ed è un cammino di crescente spiritualizzazione, personalizzazione, umanizzazione, comunitarizzazione (sintomatico che forse vadano inventati nuovi termini, anche più carini, ad esempio per descrivere l’orientamento verso una comunione non solo astratta e spiritualistica, o che diventi necessario approfondire con chiarezza il significato di termini antichi) e, vorrei dire, di decrescente intellettualismo, tecnicismo, funzionalismo, etc.

Ho indicato altrove vari possibili spunti in questa direzione. E ho osservato come questo cammino di crescita aiuti a comprendere sempre più profondamente il mistero trinitario così come quest’ultimo, accolto, meditato e vissuto porta a conoscere sempre più non solo Dio, ma l’uomo stesso il mondo, etc. (evidentemente sono punti di osservazione).

Cristo è, nello Spirito, la Parola del Padre perché è, nello Spirito, il suo ascolto integrale. L’ascolto di Dio, dell’uomo è il primo dono dello Spirito. Quanto più si fa profondo questo ascolto tanto più se ne comprende la necessità. Ecco un motivo dell’attenzione varia che anche i cristiani possono dare all’ascolto: l’essere stati penetrati dal mistero di Dio, dell’uomo, del mondo. Cosi, ad esempio, una  sempre più profonda comprensione di quelle connessioni di cui parlavo sopra porta a comprendere sempre più la necessità di un ascolto attento, completo dell’uomo non solo per un motivo affettivo o di fiducia da diffondere, etc. Porta anche, tra l’altro, a comprendere la necessità di un dialogo profondo per capire e per aiutare chi viene a confidarsi a far capire cosa stia vivendo. Io credo che l’ascolto, personale e comunitario, sia una delle vie principali e più produttive per l’evangelizzazione. Ascoltare, imparare ad ascoltare, vuol dire accogliere profondamente, dare fiducia, responsabilizzare chi, essendo lui a parlare, è coinvolto più profondamente, vuol dire capire (essere ascoltati vuol dire tendenzialmente essere capiti) sempre più le tappe, i passaggi della crescita spirituale, umana (e qui c’è tutta la tematica del rapporto tra pienezza dell’amore (dire verità sarebbe sbagliato perché l’amore di Dio non è astratto) e gradualità di un cammino, anche con riguardo ai sacramenti). Vuol dire quindi al momento giusto anche intervenire e proporre. Quante volte in questo campo si passa da un eccesso all’altro di chi domanda, propone o impone sempre e comunque e chi non lo fa mai. Talvolta sono forme di non ascolto dell’altro. La confessione, il dialogo personale, l’ascolto della Parola sviluppato in un dialogo comunitario, sono  aspetti importanti di quanto vado osservando e diventano strumenti efficacissimi di evangelizzazione. Intuire, cogliere le occasioni di ascolto, ancora prima che di dialogo. Ma questo ascoltare sempre più profondo si sviluppa in un cammino di crescita spirituale e umana. E’ necessaria la formazione e una formazione sempre rinnovata, una sempre nuova formazione spirituale e umana. Esiste il rischio di banalizzare l’ascolto, che invece può essere compreso sempre più profondamente in un cammino di crescita integrale.

Oggi si parla di approfondire le tecniche della comunicazione e ciò può essere utile, ma la comunicazione più profonda nasce dall’ascolto di Dio, dell’uomo, del mondo. E in questo cammino di crescita si resta gradualmente affascinati dall’ascolto.

Per inciso e collegandomi con quanto scritto altrove (es.: Appunti di viaggio) oggi talvolta si fatica

a trovare la via dell’ascolto umano, da persona a persona. Può accadere di riscontrare un ascolto più

spiritualistico o più psicologico o una mescolanza più o meno artificiosa, tecnicistica dei due aspetti.

E’ necessario cercare sempre più le vie di una sapienza e di una sapienza non solo spirituale ma spirituale e umana (di una spiritualità sempre più umana), di una conoscenza del mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, spirituale e umana, dello Spirito di Cristo e della persona (umanità, non spiritualismo, non psicologismo,etc.) umana. Ed è un cammino sempre nuovo uscire dalle logiche astratte e tecniciste.

Un aspetto di questa sempre più approfondita attenzione all’ascolto, al dialogo, può emergere da una tendenza della cultura contemporanea a dare voce (e quanto?) solo all’esperto, allo specializzato, fornito di titoli ufficiali come cattedre e così via e, talvolta, meno a chi abbia qualcosa da dire. Anche questa può essere una conseguenza dello scientismo. Nei secoli passati perfino i re ascoltavano talvolta persone umili ma con una loro saggezza (sia pure con tutti i loro limiti). L’esempio dei dottori del tempio che ascoltano il giovinetto Gesù, che dialogano con lui è meraviglioso.

Si rivela sempre più necessaria una conoscenza prima di tutto spirituale e umana ma poi anche di tutti i nodi, degli sviluppi fondamentali di tutte le materie anche per cogliere tutte le intuizioni positive che vengono o sono sollecitate da molte parti, anche dalle persone meno colte. Ci sono poi persone di lunga esperienza spirituale e umana che sono molto colte pur non essendo titolari di cattedre, etc.

D’altro canto, in vari casi, non basta leggere scritti (che è già un bel passo avanti) occorre spesso un dialogo a viva voce, una comunanza di vita per capire e trasmettersi vicendevolmente, anche per scoprire insieme, tante cose (ad esempio l’ecumenismo non può dividersi in teologia dei libri e fratellanza dal basso, la fratellanza fa parte di una teologia più profonda perché vissuta, dialogata. Ma questo vale per tutta la cultura). Anche qui si penetrano sempre più profondamente, s’inculturano sempre più principi cristiani come quello dell’unità vivente e dinamica di Scrittura, Magistero e Tradizione.

 

Pongo anche qui la domanda se Cristo stesso, come uomo, sia cresciuto spiritualmente e umanamente per tutto l’arco della sua vita terrena per entrare, anche come uomo, nella pienezza della divinità (e dell’umanità) quando è tornato nel seno del Padre. Naturalmente pur avendo intuito nello Spirito e rivelato tutte le verità fondamentali.

Nelle riflessioni in occasione del congresso eucaristico dell’anno giubilare domandavo tra l’altro se la redenzione non sia consistita in questa sovrabbondanza di amore di Cristo verso ogni uomo, anche per quelli che lo hanno ucciso. Collegandomi a quelle possibili osservazioni verrebbe, qualora fossero accettabili, da chiedersi perché allora Cristo non è fuggito, non è andato ad annunciare il vangelo altrove. Una risposta porrebbe essere quella della fedeltà delle promesse divine al popolo d’Israele, di un amore fedele fino alla morte. Ancora, in questo caso, ci si può domandare se coloro che uccisero Gesù avessero ricevuto un sufficiente dono dello Spirito per poterlo accogliere e quindi abbiano operato un consapevole rifiuto. Se non è così forse la storia del popolo ebraico è ancora misteriosamente in atto? Molte domande, molte possibili risposte possono sorgere da questi

interrogativi, sempre nell’orizzonte di un sempre più profondo abbandono al sapiente amore di Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora sul problema delle connessioni ed altri spunti

Se consideriamo che ogni cosa-  per ora specifichiamo sul tema delle domande profonde dell’uomo- che l’uomo cerca di comprendere è un dono dello Spirito di Cristo (e/o un frutto del cammino in lui vissuto), da un lato comprendiamo come si sfumino in maniera per lo meno diversa i significati di spiritualità, filosofia, teologia, perché si tratta di un’unica ricerca umana vissuta nello Spirito di Cristo, dall’altro questa ricerca di Dio, dell’uomo coinvolge tutto l’uomo e porta (nella storia) a riscoprirlo sempre più profondamente nella sua unitarietà e nelle sue distinzioni.

Risulta sempre più difficile parlare di metodologie diverse, di campi diversi, a proposito- ad es. di spiritualità, di teologia, di filosofia ma anche di psicologia. C’è una ricerca integrale, personale e comunitaria da vivere. Molte grossolane separazioni, distinzioni, cosificano, spersonalizzano, disumanizzano, intellettualizzano, tecnicizzano. C’è una crescita umana integrale da ricercare, un rapporto da persona a persona. Così la spiritualità si può in varia misura risolvere in spiritualismo, la teologia e la filosofia in razionalismo, intellettualismo o, in casi migliori, in una ricerca meno incarnata, etc., la psicologia può tendere allo psicologismo. E’ necessaria una ricerca umana complessiva, personale e comunitaria e le eventuali diverse metodologie possono essere solo approfondimenti o vanno rivisitate e reintegrate in un cammino di crescita unitario.

In questa necessaria rivoluzione, nella quale è impossibile che il teologo non sia un ricercatore dello

Spirito e della crescita anche psicologica (meglio dire umana) o lo psicologo non sia un ricercatore (magari implicito) dello Spirito, un filosofo (e quindi si potrà più adeguatamente chiamare formatore, accompagnatore della crescita personale, etc.), in questa rivoluzione un ostacolo potrà venire anche dal mescolarsi delle competenze, dalle lotte per i vari campi e campetti di specializzazione.

Bisogna essere preparati in campi diversi, non bastano i gruppi interdisciplinari e potrebbe diventare

anche per questa via più chiaro che è necessario ascoltare chi ha qualcosa da dire (e diventa sempre più un impegno morale parlare, scrivere solo se si pensa di avere qualcosa di importante da dire, per

aiutare a districarsi in questo mare di parole, di carta, etc.) anche se non è quello il campo nel quale può vantare qualche titolo accademico.

Quando e se questa impostazione sarà accolta sarà più chiaro che il centro è una maturazione umana complessiva (nello Spirito di Cristo- anche implicitamente- nella storia). Saranno più chiare, approfondite, le opzioni spirituali, filosofiche e d’altro canto le si potrà valutare più consapevolmente considerandone gli aspetti psicologici (anche se difficilmente si potrà arrivare a dimostrazioni da tutti condivisibili di ciò che fa crescere e ciò che fa male, ci sarà una conoscenza più profonda di una spiritualità più umana, si scoprirà un modo più umano, graduale, di vivere i valori (che dunque sarà più agevole ricercare e dei quali dunque si comprenderà più profondamente l’importanza per la crescita) e dunque si potranno aprire spazi per un dialogo più aperto tra le varie opzioni). Anche le ricerche sugli effetti psicologici delle varie impostazioni potranno forse in qualche caso e in qualche misura essere d’aiuto.

Si può sperare che ci si stia, almeno da diverse parti, incamminando, verso una spiritualità più incarnata, umana e verso un’umanità più spirituale.

In questo contesto in cui si potrà andare recuperando la persona umana, sarà più chiaro che può essere talvolta molto pericoloso rivolgersi ad uno psicologo quale che sia la sua filosofia, si andrà dai filosofi- psicologi (accompagnatori della crescita, formatori, etc.)- dunque si vedrà che il filosofo teorico astratto rischia di sapere molto poco della vita. Non sarà più considerata ad es. una violenza lo stimolare una crescita anche spirituale, nei valori, nel rispetto di quella data persona, del suo cammino personale. Ma sarà anzi più chiaro che solo un rapportarsi integrale può essere considerato un rapportarsi umano, da persona a persona e non un rapportarsi tecnico e disumanizzante.

Le persone potranno essere affascinate da questa ricerca complessiva, dallo scoprire sempre più chiaramente che il crescere, l’affrontare, il superare i problemi viene visto nell’orizzonte di una ricerca umana profonda, che le proprie domande, difficoltà umane possono essere viste più pienamente solo in quest’ottica complessiva. Anche se ciò non significa sempre dare consigli, chiarimenti spirituali, morali (ma mi pare che più di frequente il problema da affrontare è allo stesso tempo esistenziale, spirituale o morale (e quanto sono importanti una spiritualità, una moralità (nel caso di un non credente) sempre più umane) e umano (psicologico) è l’orizzonte, il rapporto che è diverso, umano, personale e di crescita umana.

Il bisogno di equilibrio, di pace, potrà portare a comprendere sempre più profondamente che l’uomo è un essere spirituale e si scoprirà una spiritualità (una moralità, per i non credenti) più umana, amica, salvatrice (pur essendo una spiritualità vera e dunque impegnata) e non minacciosa e angosciante.

Da tutto questo potrà emergere una nuova figura di riferimento, nuovi maestri dello Spirito (e dell’umanità – credenti e non credenti, formatori spirituali (morali) e umani).

La figura dello psicologo e il suo stato professionale potrebbe subire mutamenti (intanto già nel

nome).

Anche a livello scolastico, per fare un’altro es., si comprenderà più profondamente che la cultura più

profonda nasce da una crescita spirituale (morale) e umana che va sviluppata gradualmente.

D’altro canto tutte le materie saranno viste e vissute in modo nuovo in questa crescita più profonda e integrale (come ho accennato in altri scritti).

Se, come dicevo sopra, ogni cosa ( e le sue stesse domande più profonde) che l’uomo può cercare di intuire è un dono dello Spirito di Cristo (e/o un frutto di una vita in lui vissuta) si può sostenere che non si dà ricerca umana profonda che non sia anche spirituale (o che dovrebbe essere spirituale e umana, cioè tendenzialmente vissuta nella fedeltà allo Spirito di Cristo, magari implicitamente). Ma, in questo caso, ci si può chiedere teoricamente come sarebbe l’uomo se lo Spirito di Cristo lo mantenesse in vita, ma non lo illuminasse neanche “minimamente” sul suo essere. Sarebbe forse l’uomo addirittura un alienato? Un essere che ha bisogno di comprendersi in qualche misura, per lo meno, nella luce dell’amore, ma questa luce può vedere solo in Dio, sarebbe forse addirittura un essere malato? In questo caso si vedrebbe sotto una luce nuova tutto l’uomo, infatti, ad es., in un essere alienato anche gli aspetti più strettamente logico- razionali del suo conoscere come la logica matematica (ma ho già scritto altrove che anche la logica è favorita nel suo sviluppo da una maturazione complessiva dell’uomo) potrebbero incontrare grandissimi ostacoli a svilupparsi. Certo è che la riflessione sulle connessioni tra lo Spinto di Cristo, lo spirito, la psiche, la corporeità dell’uomo, nella storia, necessita di uno sviluppo.

Lo spunto che rilevo sopra può portare a pensare che Dio non ritiri il dono dello Spirito di Cristo (che, nella sua multiforme varietà, dona in qualche misura a ciascuno) e si lasci calpestare e affossare (ma, come ho scritto più approfonditamente altrove, si può pensare che tanta gente per lo meno tendenzialmente viva secondo quello che ha veramente compreso) ma il dono non può essere ritirato perché ormai è entrato nell’uomo e gli ha donato una nuova consapevolezza (che può essere sviluppata nella fedeltà al dono).

Vedere che sviluppi può avere la riflessione ebraica sulla scoperta dell’altro, in senso trinitario (io- tu- noi) collegandoli anche al tema della terra.

Collegandomi alle riflessioni sulla presenza di Maria nella storia (il possibile spunto sviluppato in precedenza era riferito alla proclamazione degli ultimi due dogmi mariani) sarebbe forse interessante tentare di rileggere nella storia stessa i segni appunto, del camminare di Maria, di Dio con noi. Ed è Maria che ad ogni aprirsi di strade nuove sembra precederci e accompagnarci (è un discorso complesso, a chi parla Dio?, ci accorgiamo dopo di tante cose che Dio ci ha detto anche nel passato?). Vedi, come superficialissima pista, tutta da verificare e da approfondire, il concilio di Efeso e la (successiva?) straordinaria diffusione del cristianesimo.

Potrei come altro esempio, tutto e in tutto da valutare, aggiungere che il tentato golpe restauratore nella Russia di Gorbaciov e di Eltsin si verificò tra la festa dell’Assunta e quella di Maria Regina (22 agosto) e io pensai che, chissà, se questa storia era nelle mani di Maria forse tutto si sarebbe risolto entro il 22 agosto, appunto. Sono possibili segni, che comunque andrebbero visti lasciando il dovuto spazio al mistero.

Queste ricerche, se e nella misura in cui sono accettabili, potrebbero rivelarsi tra i tanti aspetti di quella ricerca umana integrale, nello Spirito di Cristo, di cui vado parlando.

La tendenza di alcune parrocchie ad affidare in qualche misura senza criterio tutto ai laici mi pare una deformazione di un’intuizione positiva. Permettere a una persona di fare il catechista, l’educatore, il conduttore di gruppi di riflessione o di azione senza un’adeguata formazione comporta molte distorsioni. In varia misura, non si sente il bisogno più profondo di crescere centrandosi in Cristo, si perde in contemplazione, preghiera, ascolto della Parola, ci si confessa poco o per niente, non si sente un gran bisogno di scoprire la vita e dunque non si ricerca nel sacerdote (in quanto pastore, in quanto persona che ha camminato a lungo nella fede, che ha ricevuto comunque una formazione sistematica) un punto di riferimento. Forse tutto questo avverrebbe in qualche misura anche con altre impostazioni, ma in questo caso mi pare sia il metodo stesso, in qualche modo, a favorire queste distorsioni.

All’inverso accade in una parrocchia dove i laici non fanno che ascoltare passivamente i sacerdoti, dove non c’è un ascolto dialogato della Parola, dove i laici che si sono messi in un cammino di crescita col sacerdote non vengono gradualmente stimolati ad evangelizzare e a servire in parrocchia e fuori, nella famiglia nel lavoro nel quartiere, etc. Qui i laici pregano, si confessano, si confrontano col sacerdote, ma in qualche misura, non si responsabilizzano.

Questa mancanza di equilibrio che porta il laico ad oscillare tra il devozionismo e la filantropia nasce prima di tutto dalla formazione del parroco il quale, se non sviluppa tutte le dimensioni della crescita, ascolto della  Parola, preghiera, cultura, vita comunitaria, carità, organizzazione pratica della parrocchia, etc. tenderà a riprodurre una parrocchia monca in qualche aspetto a sua immagine e somiglianza.

Queste difficoltà potrebbero essere mitigate dallo sviluppare un concreto spirito di comunione con i viceparroci. Permettere, gradualmente e con prudenza (tra l’altro anche il viceparroco deve imparare la comunione, fare esperienza di tante cose, etc.) che in parrocchia si veda qualcosa che è fuori dai propri schemi allarga prima di tutto gli orizzonti del parroco, poi della parrocchia intera.

In che misura poi in parrocchia possano essere accolti gruppi e movimenti, in generale, (per lo meno) dipende a mio parere proprio dall’aver in precedenza sviluppato una solida ed equilibrata impostazione parrocchiale ordinaria. Poi, caso mai, si può pensare di dare spazio ad altre realtà con le loro ricchezze e i loro limiti (il rischio principale di queste realtà è, in genere una formazione scadente, chiusa, più o meno completamente autodidatta e l’usare la parrocchia per fini propri avulsi dalla vita parrocchiale e del quartiere).

Ma in queste scelte è difficile teorizzare in astratto. D’altro canto il parroco spesso entra in situazioni già avviate nelle quali varie cose vanno accolte nella loro storia.

Tutte queste ( e molte altre) problematiche richiedono una formazione continua.

Così torniamo al problema fondamentale: il sacerdote può essere una persona che crede di aver capito tutto e sente ben poco il bisogno di continuare a crescere se non caso mai in maniera esclusivamente personale e quindi in varia misura spiritualistica e disincarnata. In questo può essere aiutato da una formazione parziale, poco concreta che a sua volta dipende da una cultura astratta che poco stimola il suo stesso essere coltivata.

Si torna al punto di partenza di questi scritti: mi pare che il nodo di fondo sia una continua conversione dalla quale nasca una cultura sempre nuova e una cultura (nel suo senso più profondo, spirituale e umano) che stimoli, aiuti a comprendere il fascino e i benefici di  una  continua conversione.

Ho lanciato qui velocemente solo alcuni spunti di un discorso articolato e complesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note a margine (riflessioni da vagliare e, in qualche caso, domande da porre ad esperti)

Nuove piste di riflessione si stanno aprendo nel dibattito culturale all’interno della Chiesa (e animando anche quello con e dell’esterno) su temi importanti come la questione antropologica vista in maniera sempre più profonda e dettagliata nell’unità e nelle distinzioni tra Spirito di Cristo e spirito, psiche, corporeità nell’uomo. Il punto sembra ora essere che si potrebbe verificare il rischio di sviluppare questa riflessione in modo ancora una volta intellettualistico.

E’ necessario sviluppare le vie concrete di una crescita spirituale e umana alla ricerca di un Dio, di un uomo, di un mondo sempre più umani (e divini). Questa maturazione complessiva richiede un dialogo non solo attraverso gli scritti ma dal vivo (ancora meglio una qualche forma di condivisione della vita) e trova una strada privilegiata nella possibilità di una pastorale sempre nuova dove questa sempre nuova spiritualità (sempre in crescita) si possa trasmettere (inizialmente) in modo spesso implicito ma molto profondo e diffuso.

Le ricerche sulla Trinità, rinnovate e interessanti, talvolta risentono però di questa carenza di una spiritualità più umana, abbisognano di questa maturazione complessiva spirituale e umana, di una nuova comprensione di Dio e dell’uomo in Cristo, di una più approfondita antropologia. Il rischio principale ancora una volta è un latente intellettualismo, troppo calcolatore, talvolta, per comprendere più profondamente l’umanità di Dio. Un altro aspetto, naturalmente, è una più profonda comprensione della Trinità stessa.

Riflettendo sulla Trinità molte piste di riflessione si aprono continuamente: il Figlio accetta di esistere? Come sarebbe lo Spirito se Cristo non amasse? Nella Trinità il Padre e il Figlio si comunicano (e vicendevolmente?) sempre cose nuove? C’è tutta una serie di domande sulle quali, sia pure per ipotesi, non mi pare peregrino riflettere, ma senza razionalismi che invece su questi argomenti ancora più facilmente, forse, possono emergere.

Il Padre e il Figlio comunicano intimamente nello Spirito. Lo Spirito è comunicazione. L’uomo comunica con sé stesso, con Dio, con gli altri nello Spirito (del Padre e del Figlio e, come, ho scritto altrove, forse, senza un briciolo di Spirito sarebbe addirittura un alienato: nella tua luce vediamo la luce). Molto mi pare ci possa essere da riflettere su questi argomenti, sulla maturazione spirituale e umana nello Spirito di Cristo e sulla comunicazione.

In questa luce mi pare forse interessante osservare, se non è stato già fatto, che prima del cristianesimo forse non c’erano religioni missionarie (vedi se e, caso mai, perché: ragioni storiche? altro? Ma anche, un Dio solo è missione? Riflettere sul popolo biblico d’Israele. Può essere anche imposizione? Rifletti sull’Islam). Dopo Cristo ci sono forse in altre religioni e in qualche setta deformazioni di questa profonda apertura nello Spirito. Sarebbe forse interessante analizzare e comparare l’eventuale aspetto della missionarietà nelle religioni e culture con quello cristiano e il suo maturare (anche grazie alle influenze positive delle culture, delle religioni).

Spesso Maria, la donna è stata vista come immagine dello Spirito. Ma forse un’altra pista di riflessione (se non è già stata considerata) è quella di vedere i figli, nella famiglia (e poi gli altri accolti dalla famiglia) come immagine dello Spirito. Seguirebbero spunti forse interessanti su Dio e sulla famiglia (ad esempio il bambino respira questa relazione trinitaria aperta sul mondo- i fratelli).

Il rapporto tra relazionalità e autonomia (riflettere bene su questo possibile termine) va meditato con equilibrio ed umanità anche a proposito della Trinità. Il Padre ci dà il senso dell’autonomia della persona (autonomia non autarchia), il Figlio della relazionalità, lo Spirito della fecondità unitiva e procreativa di autonomia e relazione. Ma poi anche il Figlio è autonomo e il Padre in relazione nello

Spirito e, a modo suo, come lo Spirito (in questa serie di audaci- anche perché non sono in possesso di tutto lo scibile umano- e non adeguatamente meditate riflessioni volanti questa non è certo una delle meno azzardate, ma sono possibili germi di riflessione, che tendono a rilevare un effetto del razionalismo che appare talvolta quello di ipotizzare, e talora anche di affermare, una perfetta reciprocità di rapporti che sembra più un calcolo matematico che una rapporto tra persone uguali nella divinità ma, vorrei dire, tanto più per questo anche speciali, diverse).

Quando il Figlio si fa uomo il Padre comunica con un bambino? Altre possibili piste di riflessione su quest’amore sconvolgente.

Nella parabola del figliol prodigo il padre vede forse quell’andare via del figlio come l’inizio di una ricerca personale, libera e autentica. Come l’inizio della grazia. E’ bello scoprire sempre più lo sguardo di Dio sul cammino dell’uomo e come Dio spiazza e situa l’uomo anche sulla libertà donandosi la libertà, donando a lui, che torna forse solo per interesse, la libertà di scoprire autenticamente e personalmente che lui è amore e che l’amore è festa e liberazione.

Ci sono aspetti del diritto canonico che mi sembra si stiano rivedendo nel senso di una più profonda comprensione della persona umana. Ma parlo anche qui da profano e da incolto in questo campo.

Fino a che punto è possibile considerare l’impotenza una causa di invalidità? L’amore non è fra persone?

Come viene considerato il rifiutare il rapporto coniugale con un coniuge che si è stabilizzato nell’essere adultero? A me pare un atteggiamento che non contravviene ad un amore profondo verso quest’ultima persona, anzi può essere, forse talvolta, più saggio e più profondo.

La ventilata presenza di psicologi nei seminari rischia di diventare una confessione di incompetenza dei padri spirituali e degli stessi psicologi. Mi pare più utile seguire la pista di una sempre più profonda e rinnovata formazione spirituale e umana (anche con conoscenze, prese cum grano salis, di psicologia- come ho scritto altrove la psicologia mi pare una materia forse addirittura da rifondare) dei padri spirituali (che in diversi casi mi sembra già molto positiva e complessivamente più saggia e profonda di quella che talora si può riscontrare negli psicologi)

La presenza degli psicologi in seminario mi sembrerebbe fotografare la frantumazione attuale della cultura e, in qualche misura, talvolta, della spiritualità. Ma sono anche queste perplessità alle quali non ha fatto seguito un accurata riflessione. Mi pare però non indifferente il rischio di diventare tecnicisti, poco affidati alla sapienza dello Spirito di Cristo (che certo possiamo, per il suo stesso dono e la nostra fedeltà, cercare di accogliere in modo sempre più umano) e, oltretutto, di andare ad impelagarsi in una notevole congerie di confusioni e di pasticci di ogni genere.

Forse la teoria dell’attaccamento fondamentale in psicologia può essere vista sempre più profondamente e ampiamente come teoria delle tendenze fondamentali, degli atteggiamenti di fondo nell’uomo e può essere vista in relazione non solo ai genitori ma all’ambiente vitale in cui si nasce e si cresce. Molto mi pare c’è comunque da scavare in questa direzione e nel comprendere come queste tendenze possano emergere sempre più profondamente alla consapevolezza in un processo di maturazione spirituale e umana sempre più profondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Messaggi subliminali

Colgo brevemente l’occasione di questo titolo per dire una cosa forse scontata ma che possiamo chiederci se viene compresa e vissuta sempre così nella vita di noi cristiani. Il cristiano è una persona che ama la verità, la purezza di cuore e quindi cerca sempre più di evitare linguaggi e metodi obliqui. Un linguaggio, un atteggiamento semplice e trasparente, anche se, come per ogni uomo, questo non significa non diventare sempre più capaci di tenere conto delle possibili malizie dell’uomo.

Il punto che però vorrei qui affrontare si riferisce a quei tanti modi di pensare che fanno parte della

cultura nella quale viviamo e che sottilmente ci portano (o ci possono portare) lontano da Cristo.

Un aspetto fondamentale di questi messaggi, potremmo dire, poco cristiani, è il pensare che si possa diventare un buon professionista, politico, uomo di cultura, lavoratore (ma poi anche marito, moglie, padre, madre, etc.) senza necessariamente entrare in un profondo cammino di maturazione spirituale e umana e infinitamente di più in Cristo (qui non mi soffermo sulla valutazione delle altre spiritualità, etc.). Studio e intelligenza sono le cose che contano di più (per rimanere ad aspetti di per sé comunque positivi).

Una rinnovata cultura cattolica potrà trasmettere sempre più e sempre più approfonditamente e chiaramente la conversione continua e la continua crescita spirituale e umana in Cristo come via per

lasciarsi penetrare sempre più profondamente da Dio e dai suoi misteri in ogni campo della vita. E non si tratta solo di una comprensione nuova di contenuti nuovi ma di una vita nuova vissuta in modo sempre nuovo con Dio.

Se il giovane, soprattutto, percepisce che il vero centro per la propria realizzazione è dato dallo studio e dall’intelligenza quello cercherà, nel caso sia animato da buone intenzioni.

D’altro canto la nostra cultura frammentata e tecnicista non fa che confermare sempre più questo modo di pensare.

Perfino nella Chiesa si può essere talvolta tentati di affidarsi troppo facilmente a tecniche psicologiche (e poi, conoscendo questi psicologi profondamente, si potrebbe scoprire che conoscono ben poco l’uomo spiritualmente e umanamente- insieme, perché questi aspetti sono distinti e uniti- che sanno ben poco di un Dio sempre più riscoperto come umano), didattiche, pedagogiche che talvolta finiscono per diventare messaggi subliminali di cosa conta veramente per capire la vita, rapportarsi agli altri, etc. Inoltre c’è un effetto deresponsabilizzante: non ascolto profondamente (e anche altre cose) perché l’umanità non è poi così tanto territorio di mia competenza (altro talvolta molto influente messaggio subliminale).

Siamo in qualche misura figli del nostro tempo ma è importante diventare sempre più profondamente e in modo incarnato figli di Dio in Cristo.

Non mi dilungo benché vi siano molti esempi da presentare.

Ho fatto altrove riferimento, ad esempio, alla missione del politico, che può essere vissuta sempre più nella sapienza spirituale e umana del Dio vivente.

Qui vorrei porgere qualche possibile spunto sulla professione dello storico.

Come poter comprendere profondamente la storia umana senza entrare in un cammino di crescita

spirituale e umana in Cristo?

E senza leggere e, vorrei dire, vivere la storia come il cammino dell’umanità con il Dio vivente?

E senza penetrare nella comprensione spirituale e umana delle singole persone, dei gruppi, etc.?

E senza una profonda ricerca e condivisione comunitaria anche in questo senso?

E senza entrare (e saper entrare) nel concreto di tante cose che incidono molto ma di cui si parla

sempre in generale lasciando apparentemente tutti d’accordo?

Sono solo alcuni possibili spunti che andrebbero approfonditi e ampliati. Il modo di affrontare e

presentare lo studio della storia è, può essere, fonte efficacissima di messaggi subliminali.

Quello dell’astrattezza in moltissimi campi può diventare un messaggio subliminale. Perché, ad esempio, si può giungere a pensare che nella vita i principi fondamentali contino poco (o possano essere piuttosto scontati) dal momento che ognuno poi li coniuga a modo suo (senza cercare una via di crescita incarnata, anche con il confronto, etc.) nella vita concreta (e questo, la libertà, il cammino personale, la gradualità, etc. è importante) rischiando però talvolta di trasmettere modi di pensare, atteggiamenti, etc. che possono essere poco cristiani. Qui non è in discussione la continua necessità di crescere ma la domanda se, ad esempio, questa crescita non possa essere aiutata anche da una maggiore concretezza di possibili indicazioni- più in là farò qualche esempio- se è possibile presentarle con delicatezza, prudenza, discrezione, rispetto della libertà, dei cammini personali, etc. Ed è in discussione anche la domanda se questa forse talvolta mancata concretezza non possa in qualche misura, e in qualche occasione, costituire una difficoltà, un ostacolo per la crescita.

Mi sembra necessario scendere sempre più nel concreto di una comprensione sempre più profonda e vitale di Dio, dell’uomo, del mondo in Cristo, nel suo Spirito (in altri scritti ho trattato alcuni possibili aspetti fondanti di questa comprensione più concreta, dettagliata e vitale).

Dal momento che questo potrebbe significare anche presentare esempi potrei citare quel mare di cose spesso non scritte e non dette, neanche, talvolta, nella formazione, che possono, tra l’altro, riguardare proprio il conoscere e il prendere gradualmente le giuste misure verso la possibile malizia umana. Sono problemi delicati, che in diverse occasioni dovrebbero forse essere trattati, eventualmente, nei modi e nei tempi opportuni, ma qui si tratta solo di un possibile esempio (da notare che Gesù ne parla). Del resto mi pare che ci sia in diversi casi una discreta confusione sul rapporto tra fiducia, prudenza, etc. E si può, ad esempio, verificare il rischio che un bravo giovane, che abbia vissuto in un ambiente sostanzialmente positivo, sia il più ingenuo e dunque talvolta, per certi aspetti, anche il meno preparato ad affrontare in modo maturo alcune eventuali difficoltà.

Potrebbe rivelarsi necessario valutare le vie per un discernimento più concreto, personale e comunitario, in molti campi. Oggi, forse, talvolta, si è ancora poco abituati a cercare insieme con gli altri. Esiste il pericolo reale di perdere, di ostacolare la libertà dello Spirito (anche questi potrebbero rivelarsi aspetti del non essere abituati a cercare insieme). Diventano, possono diventare, dunque sempre più importanti la comprensione, la pazienza (è evidente che in qualche caso può essere richiesta la fermezza ma vanno valutati anche gli effetti generali e a lungo termine di un simile atteggiamento).

Se, ad esempio, i vescovi accennano, a proposito dell’AC, alla possibilità di una più profonda formazione e di un rinnovato e più aperto slancio missionario potrebbe rivelarsi necessario in qualche modo (se è possibile nel rispetto della libertà, delle vie, delle situazioni concrete, etc.) dialogare, magari in varie situazioni e occasioni, su cosa fare concretamente.

Altrimenti si può rischiare di essere tutti d’accordo e di cambiare molto poco. Oggi, ad esempio, talvolta i giovani dell’AC diventano presto educatori senza avere reali, regolari spazi per la loro crescita personale e comunitaria con Cristo. E poco escono dalle loro parrocchie. Tralascio di approfondire i possibili effetti a tutti i livelli di questa situazione (ma ipotizzo il caso che una crescita forse un pò troppo filantropica possa portare molti ad abbandonare la parrocchia col matrimonio, etc.). Vorrei solo notare che proporre cammini talvolta molto parziali di crescita, di servizio può causare diversi squilibri che forse si possono sintetizzare in un potenziale messaggio subliminale: il rischio di credere poco alla possibile santità dei giovani, dei laici, etc.

Sono, questi, possibili stimoli per una riflessione, domande circa questioni delicate e complesse. Ma credere sempre più nel possibile, graduale cammino di santità dei giovani, dei laici comporta una sempre  rinnovata  attenzione  ad  una loro  crescita  integrale. E  si  può  avviare  sempre  più una profondissima rivoluzione spirituale, culturale e civile.

Se guardiamo a Cristo nella sua vita terrena possiamo forse notare che un aspetto fondamentale della sua pedagogia è stato quello di una condivisione e di un continuo confronto tra Parola e vita, personale e comunitario, con i suoi discepoli e quello di un graduale responsabilizzarli all’annuncio e alla carità tra di loro e verso gli altri (e questo cammino prosegue negli Atti degli apostoli).

Alcuni veloci possibili spunti (solo alcuni).

Ascolto del vangelo con dialogo comunitario, con un sacerdote o con una persona che abbia camminato (e cammini) a lungo e seriamente nella fede per i formatori. E non, ad esempio, lectio divina personale come centro del cammino.

Graduale  invio  personale  e  comunitario  (diocesi,  parrocchia, territorio,  quotidiano): animatori, volontari, catechisti, educatori.

Al momento opportuno proposta concreta di entrare più profondamente nella comunità parrocchiale, di un dialogo personale col sacerdote o con un esperto formatore, etc. Oggi da molte parti questo non si fa, né si ritiene mai opportuno, né, forse, poi così utile.

Il rapporto tra sacerdote e laico si gioca forse almeno in parte sulla formazione: sacerdoti e laici molto esperti come formatori dei formatori. Mi pare problematico pensare che anche i sacerdoti formano ma non sono più formati, ogni parola di questa obiezione suscita interrogativi.

Il sacerdote è comunque pastore. Una conseguenza (tra le tante) di qualche affrettata confusione di ruoli è che la gente si confronta poco con il formatore e rischia di confessarsi di meno. Il ruolo del sacerdote è molto delicato, spesso si rischia di nascondere un punto di riferimento fondamentale e, tra l’altro, messaggio subliminale, talvolta si può rischiare di far capire alle persone che devono saper crescere sempre da sole, il che fa molto piacere a chi non ha molta voglia di crescere ma solo di fare o, peggio ancora, di trovare un qualche ruolo da protagonista.

Anche questi possibili squilibri possono essere talora concause di una possibile minore attenzione alla vocazione sacerdotale.

Inutile aggiungere che Maria parlando poco ha influito più di tutti.

La possibile carenza di concretezza può rischiare talvolta di rendere poco interessanti e credibili la cultura, i convegni, gli incontri pastorali, etc. Potrebbe rivelarsi necessario educare ad una ricerca vera o più profonda.

E’ così interessante notare che il magistero in vari casi si è incamminato su questa via in molti campi e questo può in qualche misura essere un punto di riferimento per chi vuole crescere e anche desidera alimentare un discernimento comune. Anche qui con tutte le cautele, le mediazioni, etc.

Gesù con le sue parabole, solo per fare un esempio, era concreto e liberante al tempo stesso.

Sviluppare, vorrei dire, per varie vie una scuola di comunicazione spirituale e umana nello Spirito di Cristo. Nei miei scritti, anche in questo, mi pare di aver fornito vari possibili spunti per una ricerca comune.

Anche qui possibili messaggi subliminali: si comunica con l’intelligenza, o con una qualche maturità umana. Oggi talvolta si parla di comunicazione spirituale nella pericoresi trinitaria.

Qui parlo di una possibile radicale comunicazione spirituale e umana nello Spirito di Cristo.

Cercare insieme concretamente le possibili vie per entrare più nel concreto, se necessario. Essere delicati, non scappare, scoprire e far scoprire la necessità di crescere insieme.

La figura del parroco è un punto nodale in tutti i sensi.

Talvolta mi domando se la così concreta (è così?) spiritualità e cultura ebraica mescolata con la cultura occidentale non sia stata tra le cause di tanta genialità tra gli ebrei.

Vedi il problema della concretezza nella spiritualità e nelle culture. Potremmo domandarci se non si possa dire che (e in che misura) per gli ebrei la loro spiritualità era anche la loro cultura. E per i cristiani?

Analizzare le possibili cause di un’eventuale (magari transitoria) frattura tra spiritualità e cultura (possibili esempi: la missionarietà, la globalizzazione). Analizzare i possibili effetti (la per lo meno maggiore connessione per tanti secoli tra spiritualità e cultura ebraiche ha favorito una maggiore concretezza?).

Si ama, si perdona, ma si comprende (quante gaffes, ad esempio, anche comiche, nascono dal non valutare l’entità e le cause di certe situazioni)? La carità ci fa sempre più intelligenti. Anche qui può entrare anche la concretezza. Messaggi subliminali, vorrei dire scherzando, in senso positivo.

Una possibile carente attenzione alla concretezza può diventare un habitus in molti campi. Nel confronto spirituale, ad esempio nel capire cosa intende e cosa vive la persona e anche sulle vie e sui modi concreti della crescita. All’opportuno: quanto preghi, come preghi (esempio)?

Scendere nel concreto può significare forse anche cercare di comprendere il cammino di Gesù Cristo sulla terra. Approfondire e valutare per quanto possibile il suo eventuale impegnativo cammino nella fede di essere il Figlio di Dio. Come è cresciuto gradualmente nello Spirito e se e come lo ha potuto gradualmente donare, tenendo conto del cammino delle persone. Può essere interessante osservare che, anche nell’eventualità di una sua continua crescita nello Spirito ad esempio i peccati almeno da un certo punto in poi (riflettere) li ha rimessi, per il dono di Dio.

Questa riflessione ci porta a valutare un altro possibile aspetto di un ricercare un pò astratto.

Cristo, secondo vari teologi, si doveva fare necessariamente Parola incarnata perché la Parola definitiva di Dio doveva essere necessariamente Dio.

Io sarei cauto nell’accogliere quest’affermazione che sembra togliere respiro all’imprevedibilità, gratuità, sovrabbondanza dell’amore di Dio. Forse Cristo proprio facendosi Parola incarnata, piccola, in crescita, potrebbe averci indirizzato sulla via di comprendere che forse avrebbe potuto rivelare le verità fondamentali anche ad un uomo, ad una comunità, che magari avrebbero vissuto con minore pienezza di sapienza e di amore ma quanto basta per rivelare e redimere (cioè riaprire all’amore più pieno) l’umanità. Forse il tempo per la rivelazione sarebbe stato molto posteriore, chissà (ma, Maria?). D’altro canto noi cristiani in qualche modo, in Cristo, non collaboriamo a questo disegno?

Tutte queste sono solo domande, non adeguatamente meditate, che sottometto alla Chiesa. Ma che forse possono aiutare a stimolare una riflessione. Ad esempio a riflettere forse di più sul fatto che la Parola non si fa astrattamente, ma concretamente umana. E sul fatto che l’equilibrio tra lo Spirito e l’umanità è sempre da ricercare ed è sempre una sintesi nuova e viva.

Quando tolgo qualcosa a Dio tolgo qualcosa all’uomo e viceversa.

Tutti questi scritti mi pare possano avere possibili risvolti ecumenici. Lasciare entrare il mistero è ecumenismo.

Le possibili scoperte delle neuroscienze di poter curare nel cervello malattie non solo psichiatriche ma anche alcune malattie somatiche, lungi dallo spingere al materialismo potrebbero invece stimolare una riflessione più approfondita sulle straordinarie risorse dello Spirito di Cristo (ribadisco che sono tutte riflessioni da vagliare e approfondire).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sulla formazione ed altri spunti

Nei miei scritti precedenti ho segnalato vari possibili spunti per una crescita spirituale e umana rinnovata, che può forse in parte comportare un rinnovamento di alcuni paradigmi fondanti della nostra cultura.

Si tratta di tenere presenti in modo sempre nuovo, integrale e umano i rapporti tra lo Spirito di Cristo e lo spirito, la psiche, la corporeità, dell’uomo.

Non giustapposizioni tecniciste ma una sintesi umana sempre nuova che porta a scoprire sempre più profondamente la divinità e l’umanità di Dio, l’umanità (in Cristo) dell’uomo e il mondo.

Ho tratteggiato alcune possibili vie fondamentali in Cristo e nella Chiesa per crescere su questa strada (es.: ascolto comunitario, e dunque sviluppato in un dialogo, della Parola di Dio con un sacerdote o un altro esperto formatore). Gesù ha teso già ai suoi primi discepoli queste “mani” che aiutano una crescita non solo spirituale ma anche umana. E’ necessario individuarle sempre più (con tutta la libertà, le situazioni contingenti, personali, etc. Qui potrei aggiungere la domanda se anche noi preti non finiamo talora per ascoltare la Parola di Dio solo in funzione di quello che dobbiamo dire agli altri. Siamo attenti ad un ascolto personale e comunitario, come sacerdoti e con gli altri cristiani?)

Ho sottolineato che si tratta di entrare gradualmente (tenendo presente le situazioni personali, etc.) in una crescita a tutto tondo (anche qui con riferimento ai sacerdoti: non esiste il rischio di finire per fare quello che ci piace e tralasciare cose importanti? Es. chi lo studio, chi l’andare fuori della parrocchia da solo e con (e attraverso) i parrocchiani, chi la formazione dei formatori, etc.).

Ho evidenziato che può essere utile e diventa quasi necessario (e in certi casi necessario. Si possono presupporre diversi livelli di preparazione nei quali anche lo studio ha una sua parte, ma non si tratta di acquisire titoli), per coloro che vogliono diventare formatori spirituali e umani, lo studio di alcune materie come la spiritualità, la teologia, la filosofia, la psicologia, la storia (rivisitandole secondo una visione e una sintesi sempre nuove, di cui ho presentato un possibile esempio), la conoscenza dei nodi fondamentali di tutte le materie, la lettura del giornale.

Come si fa? Si fa quel che si può (ma anche si pensa a come facilitare) cercando di dare ad ogni cosa la giusta importanza. Ad esempio (in genere, almeno) viene prima la preghiera personale e la carità pastorale (per i sacerdoti, almeno) poi lo studio. Ma lo studio è importante.

Si tratta dunque di cercare di comprendere le impostazioni fondamentali e le vie della crescita. E’ un cammino (di tutta la vita) personale e comunitario da percorrere nel quale si impara ad aprire in modo sempre più semplice, dettagliato e approfondito tutti i varchi spirituali e umani della crescita e ad apprendere sempre più anche dall’esperienza, dagli altri, etc.

Mi pare utile sottolineare alcune possibili differenze tra il formatore spirituale e umano e alcune altre figure che sotto qualche aspetto gli possono essere avvicinate.

Uno psicoterapeuta, ad esempio, si forma sostanzialmente con lo studio (quasi solo della psicologia), un periodo in cui egli stesso va in analisi (solo psicologica, riduttivismo) e qualche anno di tirocinio. Non è delineato un cammino profondo, spirituale e umano di crescita, se lo vive, spesso è pensato e vissuto dalla singola persona (non ci sono tutte le mani, pure da scoprire sempre più chiaramente, spiritualmente e umanamente, che Cristo ci tende), non vi è una visione nuova e integrale della vita e della cultura.

E’, talora, una formazione più riduttiva e tecnicista, ci si prepara ad un rapporto da tecnico a paziente (che spera di “funzionare” meglio) e non da persona a persona in una crescita integrale. Per l’assenza di un solido punto di riferimento per la crescita in realtà gli stessi aspetti dell’uomo appresi non possono ridursi che a poco più che blandi formalismi rispetto ai modi in cui possono essere assimilati e vissuti dal singolo psicologo.

Uno psicologo cristiano può essere una persona impegnata in un cammino di crescita spirituale ( ma c’è quella sintesi vitale (e culturale) sempre nuova? C’è l’attenzione a tutte le vie e a tutti gli aspetti della crescita spirituale e umana?) ma poi può finire per usare tecniche psicologiche o anche pedagogiche che non sempre trovano in Cristo un solido ed equilibrato punto di riferimento spirituale e umano (inconsapevole prevalenza di una cosiddetta scienza male impostata e assimilata in modo poco cristiano e personale. Parziale es.: fare passivamente proprie le teorie umanistiche che possono portare ad intervenire poco (o per niente) anche quando sarebbe invece necessario). Oppure si può far guidare da schemi interpretativi troppo angusti (anche se interessanti) che magari una nuova scuola psicologica poi viene a mettere in crisi.

Allo stesso modo uno psicologo cristiano non avendo individuato la via di una più chiara sintesi integrale spirituale e umana della crescita, della cultura, etc. può vivere una spiritualità tradizionale, solo in qualche modo rivista e non in un continuo e profondo rinnovamento (nel quale talora potrà scoprirsi tra i primi, almeno nel suo ambiente, a individuare- nell’obbedienza alla Chiesa- possibili sviluppi o modifiche interpretative di alcuni aspetti della vita cristiana)

Anche qui può mancare una più chiara e articolata sintesi e le giustapposizioni via via spiritualistiche, tecnico- psicologiche si possono far sentire di più.

Per quanto può riguardare un sacerdote o un insegnante brevemente vorrei osservare che talora può essere assente, in qualche misura, questa più chiara e articolata sintesi spirituale e umana (in un cammino) e di qui, forse, in secondo luogo, talora anche la ricerca attenta di tutte le vie della crescita e la loro sempre più profonda comprensione in chiave spirituale e umana.

Una visione sempre rinnovata e integrale della crescita spirituale e umana (e della cultura) potrà portare ad evidenziare aspetti della formazione (ma anche della riflessione umana) di cui talvolta si parla poco anche perché (talora) rappresentano in qualche modo possibili zone intermedie ad esempio tra la spiritualità e la psicologia (ho accennato altrove ad es. al rapporto fiducia- prudenza). Ma si potranno forse evidenziare più chiaramente anche altre eventuali “zone intermedie” tra le varie branche del sapere proprio perché il sapere non è sempre visto in modo unitario e articolato ma di qui vorrei dire vivente e personalizzante. Ho scritto altrove, ad es., di esperienze, sentimenti, opinioni, espressioni artistiche, etc., che ci aiutano a capire l’uomo benché non siano sempre direttamente generalizzabili, ho scritto altrove di una conoscenza nella quale si entra vivendo, vivendo insieme agli altri e comunicando dal vivo e non solo con gli scritti. Si potrebbe forse qui accennare a certe zone di confine tra la spiritualità, la filosofia e la scienza dove una persona profondamente aperta a tutte le dimensioni della crescita umana può comprendere più chiaramente, l’ho già scritto, come, ad es., una maturazione spirituale e umana può rivelarsi anche come una comprensione più profonda della logica matematica e/o scientifica (o di nuove logiche) e viceversa.

Tutte queste vie della crescita portano ad essere sempre più attenti (e avvertiti) all’uomo, capaci di riconoscere con un discernimento sempre più equilibrato e sereno le possibili problematiche. Oggi, talora, la disattenzione ad una più profonda crescita spirituale e umana, unita ad una forse in qualche caso più chiara consapevolezza dell’esistenza di difficoltà psicologiche o psichiatriche non sempre facilmente riconoscibili ad uno sguardo immaturo e distratto possono portare a grossolani errori.

E’ chiaro che quando con un sereno discernimento si individuano problematiche psichiatriche possono essere necessarie le medicine e dunque uno psichiatra (anche se sotto l’aspetto psicologico si possono riproporre problematiche accennate sopra).

I punti nodali delle difficoltà spirituali, psicologiche e (in qualche misura) fisiche possono emergere da un dialogo, da una partecipazione, dall’ascolto della storia della vita passata e presente. Anche l’ascolto di qualche sogno può essere talora utile, ma il punto fondamentale è che una continua maturazione spirituale e umana e una serena attenzione a tutto l’uomo (con gli aiuti di cui sopra assimilati in modo personale ed equilibrato in Cristo) portano con l’esperienza ad essere sempre più capaci di riconoscere i malesseri, i nodi che sono causa dei malesseri e anche le vie per superarli.

La luce e l’impegno spirituale e umano in Cristo possono costituire una graduale ma sempre più forte motivazione per accettare il dolore, le difficoltà della crescita ma anche un orientamento (spirituale e umano) e una forza per superarle.

Quando l’uomo si è fondamentalmente centrato con una certa gradualmente crescente determinazione in questa via di crescita spirituale e umana in Cristo ed è aiutato a discernere in modo sereno ed equilibrato i passaggi della propria crescita spirituale e umana, anche se avesse problemi anche psicologici più gravi rispetto ad altre persone, spesso può avere maggiori possibilità di superarli (e questa è un’altra problematica di non sempre facile comprensione immediata per uno psicologo ed anche, talora, in qualche misura, per uno psicologo cristiano).

Anche nel superamento di diversi problemi più psicologici non é sufficiente la loro chiara comprensione. E’ necessario riscoprire la capacità della nostra umanità di guidare e mantenere le risposte. E’ necessario crescere in un graduale e flessibile impegno (anche qui lo Spirito aiuta) che gradualmente tornerà ad essere un’operazione naturale, abitudinaria, sotto alcuni aspetti.

Proprio perché la psicologia è vista talora dagli stessi psicologi come una tecnica, su questo punto dell’impegno, delle motivazioni, dell’orientamento, della gradualità e flessibilità e anche delle possibilità risolutive di questo impegno non mi pare di riscontrare sempre una maggiore chiarezza.

Anche qui il riferimento ad un’umanità integrale in Cristo tende anche a riequilibrare, approfondire, scoprire le varie impostazioni.

Proprio, poi, perché si parla di un rapporto da persona a persona, tutta la crescita, anche il superamento dei problemi spirituali e/o psicologici viene visto in questa crescita spirituale e umana (in Cristo) evidentemente nel rispetto del cammino e delle idee di quella data persona, ma nella chiarezza della fede del formatore e nella consapevolezza di quest’ultimo che ogni, sia pure molto graduale, passaggio della crescita è tendenzialmente un avvicinarsi a Cristo (non forzato dal formatore ma orientato con sapienza e delicatezza questo si. Il punto, molto delicato (in un senso e nell’altro e talora non facile da comprendere sempre più profondamente) specie, ad esempio, trattandosi di persone con certe difficoltà psicologiche, è comprendere sempre più profondamente che talora permettere ad una persona una crescita sotto certi aspetti molto graduale può significare ad es., tra l’altro, farle scoprire e respirare concretamente l’amore, la comprensione, la stima, la libertà di Dio).

Ecco la scoperta della bellezza di un rapporto integrale (non tecnico), da persona a persona, in una libera e affascinante ricerca comune.

Proprio per questi motivi in campo cristiano la figura dello psicologo così come è oggi (nel nome, nei ruoli, anche istituzionali) potrebbe tendere a scomparire per essere sostituita o gradualmente rinnovata in quella del formatore (revisione organica degli studi, anche in questo settore- e, gradualmente, anche, forse, del modo di insegnare che potrebbe tendere comunque ad una rapporto da persona a persona, personale e comunitario, in una crescita integrale. Ma le difficoltà, le varianti possono essere molte e non ho riflettuto- che orienta ad una crescita integrale e, trattandosi di una università cattolica, sottolinea l’importanza di una graduale ed integrale crescita in Cristo. Anche qui il vero centro è, però, proprio quest’ultima che non può essere soggetta a valutazioni scolastico- legali. Sono tutte, comunque, riflessioni da valutare e approfondire).

E anche qui si potrebbero porre problemi anche istituzionali e civili a causa dei quali potrebbe rendersi più difficile, per un certo periodo, un cambiamento dichiarato apertamente. Ma questo potrebbe sollevare un’altra serie di problematiche.

Il punto è che in diversi ambiti istituzionali e civili forse, in qualche misura, vige la regola più o meno esplicita della neutralità ideologica.

In realtà questa regola tende di fatto a far passare più o meno inconsapevolmente (ma qui la domanda, anche storica, del cui prodest non mi pare del tutto peregrina) l’idea che la crescita, la cultura, e, ad esempio, la stessa salute mentale possano fare a meno di una chiara ricerca di valori e tanto più di Dio.

E’ una società della tolleranza talora, e del tutto a sproposito in qualche caso, molto intollerante. Una società che (talora con forza) svuota l’uomo, lo tecnicizza, lo spersonalizza, gli toglie sottilmente il fascino della ricerca umana profonda, dell’impegno spirituale e umano e anche del dialogo e del confronto appassionato. Se l’insegnante, lo psicologo, i media devono essere neutrali queste possono essere le non sempre così chiaramente comprese conseguenze.

Naturalmente ogni settore della vita civile può necessitare di considerazioni diverse ma questo  problema va attentamente valutato sempre, anche, ad es., in politica.

Sono problemi che incidono anche sul concetto stesso di democrazia. Possono comportare difficoltà non sempre di facile soluzione ma che forse, talora, dovrebbero essere considerate e affrontate con più attenzione. Mi pare comunque necessario valutare queste possibili problematiche con prudenza e con calma per evitare tutta una serie di rischi in parte, almeno, evitabili,

Nel riflettere sulle possibili soluzioni ci sarà una spinta in più nel meditare da parte di tutti  sull’idea di una formazione che rispetta profondamente il cammino di crescita della persona nel senso, ad esempio, sia della gradualità, che dello stimolo.

Queste righe inducono a possibili ulteriori ricerche su quali siano di tempo in tempo le cause (epistemologiche, culturali, sociali, politiche, economiche, spirituali, etc.) della diffusione di una data filosofia (come ad es. il nichilismo).

Mi pare che questi vari scritti indichino con sufficiente chiarezza e concretezza un possibile strada da percorrere, anche se ho sottolineato l’estrema importanza di un confronto, di una condivisione, di una comunione e compartecipazione dal vivo.

Potrebbe anche essere interessante entrare sempre più nel concreto di esempi specifici. A tal proposito ricordo che don Mario Torregrossa ha scritto diverse pagine che appunto entrano più nello specifico.

La tendenza di questo cammino, scrivevo altrove, è una sempre più profonda e articolata comunione con Dio, con sé stessi, con gli altri, con il mondo. In questo, come in molte altre cose, siamo molto aiutati da chi camminando su questa strada ci aiuta ad aprire sempre più profondamente il cuore e la mente all’intelligenza di una comunione vera e concreta, spirituale e umana e non solo spiritualistica.

Se Dio fosse stato solo il Padre chi avrebbe retto il mondo nell’eventuale incarnazione del Padre? E’ una domanda volante, da proporre in modo meno impreciso e tutta da valutare, oltre che, mi pare, sostanzialmente non nuova. Ma può far riflettere molto.

Mi domando se una certa eventuale disattenzione ad alcuni possibili effetti della meteorologia, delle stagioni, etc. non sia dovuta all’inflazione di chiacchiere astrologiche e simili.

Quanto si è diffusamente chiarito che il sacramento della riconciliazione non è solo in vista della remissione dei peccati ma anche, tra l’altro, di una sempre più profonda crescita e riconciliazione con Dio, sé stessi , gli altri, il mondo, la storia, etc.?

Quando, ad es., cerco di comunicare Cristo attraverso la sola logica, senza assecondare lo Spirito di Cristo e la graduale crescita spirituale e umana della persona in qualche misura in realtà sto negando lo Spirito, anche se lo Spirito si serve anche dei miei limiti specie quando il mio cuore è sincero.

Interessante mi pare anche osservare che c’è stato chi, per certi versi (perché in realtà ha proposto realtà riduttive e distorcenti) più coerentemente, cercando ad es. la via di una comunicazione solo logica e umana ha finito per affermare l’impossibilità di comunicare.

La sempre più equilibrata, viva e dinamica considerazione delle connessioni tra lo Spirito di Cristo e lo spirito, la psiche, la corporeità dell’uomo favoriscono lo sviluppo armonico e integrato (e umano) di tutte le conoscenze. Non solo si possono forse evidenziare meglio eventuali “settori di confine” ma sono tutti gli aspetti della conoscenza che sono profondamente vivificati e illuminati da questa ricerca sempre più viva unitaria e articolata.

Alcune possibili piste: maturazione spirituale e umana ed effetti nel cervello, analisi comparate, solo se possibili nel rispetto dell’uomo.

Reazioni psicologiche, neurologiche e fisiche di uomini ed animali rispetto ad eventi riguardanti, ad esempio, l’amore, la mancanza d’amore, l’impossibilità di essere amati, nel rispetto di uomini e animali.

Se Cristo é cresciuto nella fede di essere il Figlio di Dio comprendiamo ancora più profondamente l’opera di Maria, di Giuseppe, dei profeti, del popolo ebraico, dell’umanità, etc. verso di lui ma anche verso di noi.

Possiamo anche, ad es., cercare di approfondire la possibile comprensione di come e quando Cristo intuisce, comprende, sviluppa la presenza e l’opera dello Spirito Santo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spirito e logica e altre riflessioni

Ho scritto altrove che la comunicazione (anche verso se stesso) trova (forse) per l’uomo il suo esistere (fin dal concepimento, in qualche modo) e il suo svilupparsi in una maturazione spirituale e umana (e dunque anche nel contatto con gli altri- vedi anche qui aspetti trinitari, ma sarebbe meglio dire cristiani, ho spiegato altrove il perché- e col mondo) nello Spirito di Cristo.

Se qualche storico della filosofia ha sostenuto che tutta l’evoluzione del pensiero si può considerare una glossa a Platone e ad Aristotele possiamo osservare l’acutezza delle loro impostazioni epistemologiche, in quanto, anche con i loro limiti, intravedono, forse, un problema di difficile soluzione.

Questo problema emerge con chiarezza proprio nella comunicazione umana: manifesto una scoperta spirituale ma chi mi ascolta non comprende, anche se è una persona intelligente (Spirito, spirito umano e psicologia, neurologia. E magari una persona almeno apparentemente meno intelligente comprende).

Platone dice che è necessario percorrere un percorso interiore a ritroso dalle parvenze all’unità. E’ un problema di crescita interiore. Ma così separa l’uomo dalla realtà materiale di cui egli stesso fa parte, l’anima dal corpo.

Aristotele allora individua questa unità di corpo e anima (che sarà intuita più profondamente dal cristianesimo e da san Tommaso in particolare), riconosce il contatto diretto con il mondo esterno come valido per lo svilupparsi della conoscenza ma, forse, non cogliendo fino in fondo l’acutezza del problema posto da Platone (il quale forse a sua volta non aveva colto la possibile ancora più profonda acutezza del problema posto, forse, da Socrate, che aveva spinto quest’ultimo verso la scoperta della maieutica) finisce, forse, paradossalmente, per restare invischiato più di Platone nelle secche della logica. Non è sufficiente la logica umana per entrare in contatto con un altro uomo e, in fondo, neanche con la realtà materiale (che, diremmo oggi, può essere penetrata sempre più profondamente solo in una continua maturazione spirituale e umana- con tutte le conoscenze necessarie ai vari casi e sempre in crescita- nello Spirito di Cristo.

D’altro canto è forse ingenuo voler ridurre forse semplicisticamente tutta la logica ad una logica di numeri perché, ad esempio, vi è (?) una logica dei significati (certo più complessa e profonda, più collegata con lo Spirito e la realtà materiale. E’ un esempio volante- da approfondire quali logiche possono esistere osservando e scoprendo integralmente la vita nello Spirito di Cristo, ad esempio esiste una coscienza dell’essere spirituale e umana che cresce (proprio e solo nello Spirito di Cristo in graduale pienezza), vedi come usa anche l’intelletto – es. una parola più significati, il contesto, lo spazio, il tempo, variazioni e variabili, graduazione, peso e posizione dei significati, sfumature, significati nuovi, cambiamenti di significato, analisi combinatoria dove, come, quando possibile dei possibili significati, scoperte filosofiche al computer?, emergenza di errori, contraddizioni, contraddizioni? fecondità anche di questi ultimi casi, ottiche completamente nuove, etc. Sono solo esempi). Vi è caso mai da vedere se i significati possono essere trasformati in numeri- magari talora speciali, magari solo molto approssimativamente, per poter in qualche modo matematizzare il discorso. Una via, probabilmente limitata, cioè non so se in grado di decifrare ad esempio gli stimoli di cui sopra, per i quali però si possono forse intravedere altre possibilità, anche qualora non fosse stata già pensata e fosse utile e realizzabile, potrebbe (?) forse essere quella di una matematica gestaltica. Forse i numeri, infinitamente piccoli, ci possono, talora, per contrasto portare a pensare (forse) al soffio dello Spirito anche nella realtà materiale (che se, in riferimento alla grandezza, per quanto estesa si può essere portati a pensare che abbia un limite e comunque la eventuale estensione infinita ci può far pensare ad una consapevolezza superiore, quanto al limite la materia può, forse, essere pensata come infinitamente piccola)- e se è questa la pista più utile o ve ne sono altre ad esempio, che so visive, uditive etc.).

E così la soluzione più acuta, profonda e completa (quella forse ricercata più di tutti da Socrate) ce la dà Cristo. La Trinità, lo Spirito (Che mi fanno rientrare sempre più in mè stesso e incontrare sempre più profondamente Dio, il fratello, il mondo). Mi sono soffermato altrove su questi argomenti. Qui vorrei osservare che se la stessa logica matematica è (?) espressione dell’umanità, con tutte le cautele di una ricerca sempre aperta a chiarimenti, sviluppi e modifiche si sarebbe forse potuta intuire spiritualmente- una volta compreso più profondamente lo Spirito, la Trinità- o, per lo meno, presentire la dimostrazione di Goedel circa l’impossibilità di un sistema logico- matematico compiuto in sé: c’è sempre un’incognita da determinare, c’è bisogno dell’altro per conoscermi. E così la filosofia analitica torna, in alcune sue correnti, ad Aristotele e, per certi versi, ripercorrendo lo stesso forse possibile paradosso, al materialismo (può finire, forse, talora, per dare troppa importanza alla ragione rispetto allo Spirito) che non disdegna di ragionare (non senza una qualche efficacia) di metafisica, in questo, così, insolubile pendolo.

La soluzione anche per la logica (e la logica matematica) sembrerebbe potersi trovare nello Spirito. Tra il sistema logico (interiore ma separato dal mondo, ma così alla fine identificato con Dio) e l’incognita (reale ma oggettiva, non determinabile a priori, e segno di una libertà altrui) c’è un terzo elemento: la comunicazione (lo Spirito), la via comunicativa (sarebbe forse interessante osservare se anche gli animali (e, caso mai, quali. Ma poi le piante? Etc.) usano una logica (e quale, quali) non dei numeri ma dei significati. E’ perché anche in essi c’è il soffio vitale dello Spirito e l’impronta divina (che è cosa diversa dall’anima)?). Che potrà, talora, essere la luce, il suono, il fascio di calore o, comunque, un terzo elemento o, magari, una serie di terzi elementi, talora i più svariati. Forse andiamo verso una logica (e una logica matematica- e forse una serie di logiche, magari collegate, vedere come, tra loro) trinitaria, non più platonica o aristotelica. Una logica, vorrei dire, vivente. Tra le caratteristiche di questa logica vi è quella di individuare un nucleo generatore che si riforma e si chiarisce continuamente in questo interscambio trinitario (dunque non rigetta gli aspetti positivi delle logiche precedenti ma anzi, proprio perché cerca di impostare più chiaramente il problema, le può sviluppare al massimo. Cercando le vie più adeguate e complete di contatto con la realtà diventa sempre più capace di fare analisi e possibili previsioni e anche di comunicarle sempre più velocemente e facilmente. Inoltre, appunto, proprio questo sempre più attento contatto con la realtà può aprire forse più facilmente la strada ad una logica capace, in qualche modo, di intuire, di elasticizzarsi, di approfondirsi, etc. ).

Naturalmente si tratta di possibili riflessioni, appena abbozzate, tutte integralmente da verificare (ed io non sono esperto di logica) e, almeno sul piano pratico, in parte già avviate. Ma una possibile maggiore chiarezza filosofica (accoglienza sempre più incarnata dello Spirito, crescente maturità spirituale e umana) può forse (ma qui sono tentato di dimenticare la prudenza del ricercatore e dire con forza quante carte abbiamo e avremo sempre più in ogni campo se ci convertiamo sempre più spiritualmente e umanamente secondo un’impostazione sempre più corretta nello Spirito di Cristo) aiutare (ed essere aiutata) anche la ricerca logico- scientifica indicando possibili piste, possibili direzioni, sollevando possibili problemi ed obiezioni e favorire anche così il dialogo col mondo non credente (fecondità del cristianesimo) e anche con le altre confessioni cristiane (ad esempio, umanità del cristianesimo).

La carenza di attenzione allo Spirito forse maggiore in certe epoche (vedi, ad esempio, come invece Luca riconosce la potente azione dello Spirito) è collegata in qualche modo allo slancio missionario o, almeno, a certe sue modalità (e forse, anche, motivazioni)?

Anche qui c’è un problema, storico, di comunicazione. Sarebbe interessante una ricerca storico- spirituale sulla missionarietà e sui suoi collegamenti con la storia integrale della Chiesa. Che collegamenti si sono fatti, ad esempio, tra lo slancio missionario (da analizzare) nelle terre americane e la rinascita (da analizzare) della Chiesa del ‘500 ? Ancora una volta, è necessaria una storia spirituale della Chiesa e in qualche modo imparare a trarne di più esperienza per l’oggi.

Una domanda pratica, se proponibile, è quella sulla possibilità di una Chiesa più missionaria nella diocesi e fuori. Certo vi è, a monte, un problema, in parte antecedente, di per sé, di formazione (il rischio è, prima di tutto, la filantropia missionaria). La domanda verte sulla possibilità di una Chiesa di mandare ovunque i suoi sacerdoti (e di proporlo, via, via, anche, a dei laici). Nuova vitalità? Ragionare sulle possibili controindicazioni, trovare soluzioni adeguate.

Tra l’altro: possibilità di nuove varianti nella gestione del turnover (rinnovamento delle parrocchie), nell’accoglienza dei preti e dei seminaristi non residenti nella diocesi. Nuova apertura spirituale e culturale (mentale). Segno non moralistico di povertà.

Si potrebbe cominciare da una dichiarazione libera di disponibilità totale (che, per quanto mi riguarda, ho sempre dato dicendo però di sentirmi, per quanto sta a me, chiamato a lavorare- se mi è permesso e dico pure che mi pare ci sia una strada (di Maria) nella via ordinaria della Chiesa (ma per tutti e in interscambio con tutti, ordini religiosi, associazioni, movimenti, etc.)- in primo luogo nelle retrovie per la formazione di molte persone).

La preordinata stabilità dei sacerdoti (e poi anche dei laici, in qualche misura) può essere tra le cause di una talora possibile certa staticità, ripiegamento su di sé, etc.? La possibilità del sacerdote fidei donum potrebbe rivelarsi in parte un palliativo.

Un’altra possibile causa della diffusione del nichilismo, di cui ho parlato anni fa con varie persone autorevoli è che sempre più chiaramente appare che l’unica filosofia sensata è l’amore pur con tutte le possibili interpretazioni.

Perché non si parla di una base comune nell’amore, pur variamente inteso, almeno, ad esempio, nella società italiana? Sarebbe un’ulteriore tappa verso la Chiesa? Verso un verità che esiste e quindi può essere ricercata, con esiti non facilmente prevedibili dai partiti? Cosa si può fare, quali vie graduali, quali eventuali termini (di passaggio) usare per orientare verso questa conclusione (che sarebbe poi un’altra tappa di un cammino di crescita in cui anche la Chiesa impara umanizzandosi sempre più in Cristo)?

Altro potentissimo messaggio subliminale che riceviamo dal mondo di oggi è quello dell’immagine. Siamo con molta forza, talora, spinti fuori da noi stessi sottilmente, in ogni aspetto della vita, tanto più a causa delle più svariate forme di comunicazione che ci mettono in un contatto superficiale con molte persone. Superata l’idea di un nascondimento moralistico rischiamo talora in qualche misura per restare strumento e forse in qualche circostanza preda involontaria anche noi di una filosofia dell’immagine. E’ forse necessario fare più attenzione a questo problema in tanti sensi. Sottolineare di più che la stragrande maggioranza dei santi è sconosciuta, etc.? Sottolineare di più che chissà quante persone hanno contribuito alla cultura senza essere conosciute? Fare più riferimento come a veri modelli a quei servi del vangelo che sono così tanto solo strumenti (personali) del Signore che non fanno veramente notizia neanche quando sono uccisi. Io credo che nel suo più profondo tanta gente desideri essere aiutata a trovare pace da questo mondo dell’apparenza e dell’ingannevole successo, desideri essere aiutata a trovare motivazioni più profonde di quelle talora un pò spurie che anche noi in qualche modo possiamo talora rischiare di trasmettergli in diversi modi.

Donare a questo mondo lo sguardo di Dio.

 

 

 

 

Nuovi spunti su fede e scienza e politica e altro

Mettere Cristo (e dire Cristo significa dire Gesù nello Spirito suo e del Padre) sempre più chiaramente e distintamente al centro non solo della teologia ma della filosofia e quindi di ogni aspetto della conoscenza e della vita umana e del mondo comporta una rivoluzione di portata incalcolabile (anche nel lasciarsi plasmare più profondamente da lui).

E’, evidentemente, un cammino tendenziale, non privo di rischi, di possibili errori, fraintendimenti o di possibili necessarie correzioni, revisioni.

Si evidenzia così prima di tutto la radice profonda di questo cammino integrale spirituale e umano, personale e comunitario di conversione in Cristo (come detto altrove è anche un cammino verso un

equilibrio spirituale e umano sempre più profondo che incide, anche sotto questo aspetto, conoscitivamente- e non solo eticamente- anche, ad esempio, sulla scienza).

Penetrando nelle profondità del mistero di Dio, dell’uomo, del mondo in Cristo possiamo scoprire come questi misteri si aiutino profondamente a comprendersi reciprocamente e ciò sempre più se vissuti veramente in Cristo.

In questo cammino di scoperta acquisiamo tra l’altro sempre nuove categorie interpretative che, anche se individuate, ad esempio, in Dio, ci possono aiutare a capire meglio, ad esempio, il mondo (e qui, ad esempio, la scienza) in un interscambio multipolare.

Possiamo immaginare la fecondità, ad esempio, del dare (nello scoprire) molti nomi alle persone della Trinità e alle loro relazioni. Ci si possono continuamente aprire nuove vie di comprensione di tutta la realtà.

In questo senso si può forse cercare di comprendere più chiaramente in tanti aspetti cosa significa che tutto l’universo porta in sé l’impronta di Dio e dare forse più rilievo filosofico, nella misura del possibile, a immagini talora poetiche (sempre più profonda attenzione ai nessi, qui tra poesia e filosofia). Ci si potrà accorgere forse talora più chiaramente (ma ciò va analizzato con cautela) che l’universo porta in sé non una generica immagine divina o tutt’al più creaturale ma forse più profondamente un’immagine trinitaria e di relazioni trinitarie (es.- da verificare e approfondire: sole- Padre, luce- Spirito (osservare, ancora più approfonditamente, che la luce risplende, mi pare, quando impatta con la materia ad es. con la luna), terra- Maria- Chiesa, creature- figliolanza, etc. Ancora: recettività dell’uomo: occhi, orecchie, etc. L’essere aperto all’esperienza (a quale esperienza? Spirituale,vitale, affettiva, materiale, etc.?) è forse, secondo Alberto Oliverio, l’aspetto precipuo del sistema nervoso). Valutare il possibile impatto teologico (es.: bellezza delle relazioni trinitarie), filosofico, scientifico, etc..

Sarebbe interessante un’analisi che approfondisse se e come, nella storia, fede e scienza si sono fatte reciprocamente da punti di riferimento. Oggi possiamo dire che in un continuo cammino di crescita e di chiarificazione fede e scienza potranno sempre più profondamente stimolarsi, verificarsi, confrontarsi reciprocamente. Si chiariscono sempre più i possibili criteri, le possibili vie di questo confronto.

Ma questo, tra l’altro, implica un’attenzione rinnovata ad una conoscenza integrale e non solo specialistica. Possiamo immaginare che in futuro il moltiplicarsi delle tecnologie potrebbe consentire all’uomo di avere più tempo per formarsi spiritualmente, umanamente, culturalmente ancora di più (conoscenza a 360 gradi, per quanto possibile, e sintesi personale) e di capirne l’importanza. Potrebbe essere un altro aspetto di una possibile grandissima rivoluzione spirituale, culturale e civile che dovrebbe però, proprio perché può tendere a prestare più attenzione all’umanità dell’uomo tutta intera, spingere anche ad entrare nella società, ad assumersi responsabilità concrete prima di quanto talora avviene oggi. E’ possibile inoltre che se non si iniziano a prevedere strategie per tale sviluppo integrale si vada incontro al rischio futuro (?) di un indebolimento anche mentale (fa tutto la tecnologia) di parte, almeno, dell’umanità. Come accennerò per altri aspetti più sotto va in questa direzione, tra l’altro, una più profonda attenzione non solo a proporre, all’opportuno, la fede ma anche le vie della sua coltivazione come l’ascolto comunitario della Parola (e la sottolineatura che un aspetto di quest’ultimo è il pensare e il vivere che dovrebbero essere atteggiamenti personali e comunitari di ogni uomo, anche non credente).

Si può dire degli ebrei dell’antico testamento che in qualche modo e misura hanno fatto della loro fede anche la loro filosofia? Gli ebrei hanno vissuto una storia, la storia della salvezza, in dialogo con Dio.

Il cristianesimo ha operato una distinzione, tra l’altro, tra la fede e la storia politica (i mutamenti del dopo concilio lo rendono più facile, ma è necessario recuperare, approfondire, diffondere il senso, il fascino, la responsabilità, l’efficacia e, anche di qui, la passione, di essere parte della storia di Dio con la sua Chiesa- e con l’umanità-, del suo svilupparsi e anche per questa via recuperare e approfondire il passaggio da una spiritualità un pò individualistica ad una di comunione e di missione- storia della salvezza, comunione: sono temi che possono preoccupare, più o meno consapevolmente, qualche protestante? O qualcun altro? Motivi in più per non sottolineare, ad esempio, l’importanza del cristianesimo nella storia europea? La lettura della storia può avere un impatto fortissimo. Mi pare che potrebbe risultare molto utile e interessante un’analisi degli elementi che hanno favorito o sfavorito il senso della storia della salvezza e della storia civile), un incontro tra fede e tradizioni culturali diverse e ricche (possibili concause di un certo spiritualismo della fede e anche dell’eccessiva, talora, influenza di tali culture, un’inculturazione alla rovescia, in qualche misura).

E’ necessario anche, in questo senso, un collegamento attivo e vitale con la storia di un popolo (ai vari livelli) anche questa talora indebolita, in qualche misura, dalla (talora) perdita (parziale?) del più profondo senso della storia della salvezza da parte dei cristiani. E’ necessaria la ricerca di valori comuni.

Non è sempre facile unire e distinguere fede, cultura, storia, scienza, etc.. Così la sempre più profonda comprensione di questa unione e distinzione vitale in Cristo favorirà sempre più scoperte in ogni ambito della conoscenza e della vita per cui ad esempio una scoperta scientifica potrà essere dì aiuto per il dialogo interreligioso. Questo perché diventa sempre più chiaro che Cristo (magari compreso per certi aspetti in modo nuovo, ma dentro la Chiesa Cattolica) è il centro vitale di tutto mentre ogni altra filosofia prima o poi deve scontrarsi con i suoi limiti insuperabili.

Nuove luci e nuovi collegamenti tra passato, presente e futuro in una continua maturazione spirituale e umana, personale e comunitaria in Cristo. Ci scopriamo più profondamente protagonisti in Cristo di una storia drammatica e meravigliosa. Solo entrando sempre più in questo cammino spirituale e umano e non spiritualistico potremo entrare più profondamente, nel quotidiano, in quella spiritualità di comunione umana che può dare un grande aiuto all’ecumenismo, al dialogo con le altre religioni e filosofie. E’ necessario accrescere la consapevolezza della necessità a tutti i livelli di questa crescita concreta.

Sviluppare sempre più un’analisi degli effetti dei massmedia. Ad esempio gli effetti sul costume. Come tornare indietro da costumi troppo rilassati con tutto (ad esempio) il materiale filmico in circolazione? Come farlo in un paese dopo la diffusione di internet? Può cambiare il significato e il grado e il modo di influenzare della storia passata su quella presente e futura, della vita attuale di un popolo su quella di un altro.

La, talora, scarsa attenzione alla comunione incarnata, può rivelarsi un modo di essere che .si rispecchia in mille situazioni diverse, dalla matematica alla politica, anche nella disattenzione all’individuare, ad es., possibili relazioni tra le cose, le persone, etc., nelle cose, nelle persone, etc.

Per riflettere sulla Trinità si potrebbe, tra l’altro, cercare di indagare sulla libertà delle tre persone, sulle loro relazioni e sulle eventuali conseguenze per le persone e per il mondo di un ipotetico (se e dove è possibile) rifiuto di esistere o di amare di una o più delle persone stesse.

Una continua crescita spirituale e umana porterà sempre nuove prospettive, strade che faranno vedere in modo nuovo molte problematiche ecumeniche (nei miei scritti appaiono forse possibili contributi). Il punto, da parte dei protestanti, ad esempio, sarà anche capire il senso profondo dei problemi posti dal loro fondatore, talora, al di là, in qualche modo, delle categorie di cui allora disponeva per esprimersi e di qualche problematica ad uno sguardo sereno marginale che in qualche modo poteva conseguire da quelle storie complesse.

Potrebbe accadere di non trovare l’accordo su soluzioni che il fondatore avrebbe accettato pienamente.

Altro messaggio che più o meno inconsapevolmente riceviamo, in qualche misura, dal mondo d’oggi è quello dell’impotenza di fronte ai grandi numeri delle società in cui viviamo, di fronte alle leggi (?) delle scienze e delle tecniche economiche, sociali, etc. Una cultura dell’impotenza che potrebbe rivelarsi uno dei pochi perduranti residui di una cultura scientista , tecnicista, statalista, etc. di derivazione illuministica, ma che di certo può fare comodo a persone e gruppi ben contemporanei.

Probabilmente in non pochi casi si è quasi sopita la profonda consapevolezza della possibilità da parte, ad esempio, dei cristiani di influire sull’economia, sulla politica, etc. con le loro scelte economiche di sobrietà, di generosità verso i poveri, culturali, massmediali, etc., con i loro atteggiamenti personali e comunitari nei vari ambiti della società. E’ importante analizzare approfonditamente queste possibilità, in una realtà imponente come la Chiesa, cercare le vie più equilibrate per incidere e diffondere (questo del proporre, del comunicare, è un tema per nulla scontato, da vedere nei due sensi- es. dalla parte della domanda e dell’offerta- e significativamente da scoprire sempre più proprio in collegamento con alcuni recenti sviluppi della comprensione trinitaria e dello Spirito Santo) queste nuove, almeno in quanto, forse, più diffuse appunto, consapevolezze. Ci sono molte cose che si possono proporre nello spirito cristiano, con la prudenza della fede (da cercare sempre più), nel rispetto di tutti e per il bene della società. Ci possiamo accorgere che l’economia, la politica, etc. le possiamo influenzare molto più di quanto ci viene, consapevolmente o meno, fatto credere. Può essere un altro aspetto di una rivoluzione spirituale che potrebbe forse rinnovare anche, talora, le categorie di una certa cultura economica, sociale e politica. Può rinascere una passione civile che la cultura dell’impotenza ha talora sopito. Altro motivo per un indebolirsi del senso della storia (in questo senso civile ma al tempo stesso spirituale).

Riflettere sugli effetti culturali, sociali, politici, economici (ad es. pubblicità dal lato della domanda invece che dell’offerta) delle grandi riunioni di cristiani, dei possibili collegamenti tra le varie realtà cristiane (essendo anche per questa via e con queste motivazioni aiutati a guardare, anche se con prudenza, al di là dei proprio orticello e a camminare verso la comunione e la missione).

Si può sviluppare una riflessione e una ricerca che possono far fermentare tutta la società. Ricercare, individuare, sviluppare tutti i possibili nessi oggi talora in qualche misura quasi inesistenti tra il cammino spirituale dei singoli, delle comunità e le valenze economiche, politiche, etc. di questo cammino. Trovare le vie per un nuovo e più fecondo interscambio dei partiti cattolici con la società civile cristiana ad esempio magari riservando seggi parlamentari ad esponenti, a rotazione, della società civile. Escogitare nuovi lavori (retribuiti magari dalla Chiesa locale o magari impegnando i pensionati, i giovani in cerca di lavoro, etc.) come osservatori, ad esempio nel parlamento, nei partiti, nei vari livelli delle istituzioni statali, politiche, etc. Come mai i partiti cattolici non sono in un continuo fermento di ricerca? Probabilmente pur essendo un circolo virtuoso, o meno, di influenze reciproche è, forse, una rinnovata società civile il punto di partenza per una nuova democrazia che solo in una società civile viva può esistere e svilupparsi sempre più. Combattere in tutti i modi la cultura dell’impotenza nella politica, nell’economia, etc, riscoprire tutti i nessi (e trovarne, idearne sempre di nuovi) tra l’impegno spirituale, umano dei singoli e la cultura, l’economia, la politica, etc. Mi pare necessario che si sviluppi sempre più una Chiesa che stimola un forte contributo ad un rinnovamento culturale, sociale, politico, internazionale. Sono aspetti di una testimonianza viva e coinvolgente.

Anche qui il progetto culturale può dare un grande contributo. E’un lavoro di lungo periodo. Anche l’attuale situazione politica italiana può forse essere d’aiuto nel senso che partiti cattolici distribuiti nei vari schieramenti favoriscono un certo clima di conciliazione che crea minori difficoltà e talora permette lo sviluppo di un’immagine, in qualche misura, positiva della Chiesa e della società civile cristiana (anche questa è un’analisi da sviluppare, verificare, confrontare con altre possibili strade, etc). E’ allora quanto mai necessario che fermenti e si stimoli lo sviluppo a 360 gradi della società civile cristiana e anche favorire l’identificazione di una base di valori comuni nella società intera.

Il tutto nella fiducia che Dio è il Signore della storia, nell’attenzione ai segni della sua presenza e alle possibili strade che sembra lasciarci intravedere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcuni possibili sviluppi del cammino integrale in Cristo

Quando nel cammino di crescita non scopriamo la possibilità di aprirci completamente, anche nell’umanità, e radicalmente alla crescita in Cristo, possiamo rischiare di vivere in qualche misura una vita meno ricca, avventurosa, piena di sorprese.

Quello che conta di più è un cuore completamente aperto, ma un cuore completamente aperto porta, nella storia, ad una sempre più profonda apertura mentale, ad una ricerca intensa della crescita e di tutte le sue vie.

In questo senso si comprende sempre più l’importanza della formazione, di tutte quelle mani (da scoprire sempre più e meglio) che Cristo ci tende.

Oggi talora si crede poco nella formazione perché, in qualche caso, si può rischiare di credere poco nell’azione di Cristo a cui bisogna attingere di continuo per crescere. Si può talora rischiare di scambiare l’azione di Cristo con la nostra e allora che bisogno c’è di cercare di capire dove Cristo ci tende le sue mani?

E si può credere poco negli stimoli che possiamo ricevere dagli altri (in Cristo). Solo il nostro interesse personale ci fa crescere. E’, talora, una pedagogia sbilanciata su un esagerato soggettivismo (perché è vero che è necessaria anche una graduale responsabilizzazione), che può essere un segnale di chiusura, ancora inconsapevole, ad una crescita spirituale e umana in Cristo più profonda e più integrale. E questo problema si può addirittura acuire dopo essere stati formati per qualche anno: ormai bisogna saper camminare da soli ma questo non porta, talora, ad una crescita autonoma ma, sostanzialmente, ad una crescita autarchica.

Questo continuo crescere con l’aiuto di Dio e degli altri (in uno scambio) nel tempo può assumere (ed è bene, almeno in genere, che assuma) forme nuove. Ad esempio il confronto con un formatore spirituale e umano si fa nel tempo più paritario (anche se, forse, può essere saggio, in qualche caso almeno, che il formatore continui a mantenere, in qualche misura, una saggia e amorevole distanza).

Anche in relazione a questo aspetto della formazione, un tema interessante è quello della scoperta più profonda del reciproco rivelarsi, in Cristo, dello Spirito e dell’umanità, in un cammino. Siamo forse, per alcuni aspetti almeno, agli albori di questa più profonda comprensione, di questa spiritualità sempre più umana e di questa nuova attenzione integrale all’uomo, all’umano, anche alla psicologia, alla corporalità, alla comunità, alla storia, etc.

E così si può rischiare di vivere e di vedere il problema in maniera, in varia misura, meno approfondita.

Ecco allora che un teologo che affermi che è necessario un maggiore collegamento tra teologia (in primis, in un certo senso) e psicologia può ritenere, in qualche modo, che non vi sia molto da aggiungere e da capire in più. Ed anche un altro teologo che parli (dimostrando talora comunque una maggiore conoscenza concreta del problema) di spiritualità (in primis) e di psicologia, può ritenere di aver delineato a sufficienza il problema.

E stiamo parlando di persone già più avvertite, che sottolineano in vario modo e misura la centralità di Cristo.

Anche se nella concretezza della propria esperienza spirituale si possono ricercare con più attenzione per sé e verso gli altri un’integrazione, un’attenzione più adeguata alle varie dimensioni umane, essere agli albori di questo cammino può portare a non accorgersi di distinzioni, approfondimenti sviluppati o meno, etc. e può sembrare che molti su questo argomento dicano le stesse cose.

E così si può dare il caso che qualcuno magari, talora, credendo di parlare lo stesso linguaggio di altri continui a pensare ad una psicologia presa un pò a sé senza un’adeguata, reciproca e innovativa sintesi (e sintesi significa anche, ad es., tra l’altro, cercare le vie della crescita spirituale e umana in Cristo) con la spiritualità (e con la teologia, la filosofia, etc). E anche se, in qualche misura, lo affermasse, la dà per scontata questa sintesi e la cerca poco nella realtà. Qualcun altro poi avendo tracciato la strada di un incontro tra teologia e psicologia in realtà può continuare a trattare i problemi teologici non cercando di conoscere più approfonditamente l’uomo (e le vie spirituali e umane insieme per farlo) e in realtà approfondendo così di meno anche la teologia (e la stessa psicologia). E può non sentire una più approfondita necessità di fare attenzione a pericoli e a necessarie distinzioni e revisioni da comprendere in ogni campo in una innovativa (e non sostanzialmente scontata e con la limitata funzione di garanzia da eventuali errori) sintesi. Ho descritto altrove alcuni possibili aspetti di questa possibile e sempre più profonda e armoniosa sintesi innovativa spiritualmente, psicologicamente (filosoficamente, teologicamente, comunitariamente, storicamente, scientificamente, etc.). E ho scritto che non basta scrivere e leggere, bisogna comunicare dal vivo (e, vorrei dire, nello Spirito) e cercare appunto tutte quelle vie di Cristo di cui sopra.

Mi pare dunque che solo nel tempo (e nello Spirito di Cristo) si potranno in maniera più generalizzata, diffusa mettere forse, talora, sempre più a fuoco questi temi (anche con lo scoprire sempre più approfonditamente e concretamente la necessità di viverli ) e riscontrarne l’estrema fecondità in ogni campo della vita e della cultura umana.

La paleontologia è un altro aspetto della conoscenza dove si possono intrecciare in realtà più aspetti

del mistero divino e umano e dove quindi possono trovare terreno di verifica, di confronto, di scoperta, di sintesi innovativa.

Tra l’altro (parlo da profano) ci si può chiedere forse più attentamente (e scoprendo talora che possiamo porci sempre più domande approfondite e non inutili) quando sono nati i primi uomini.

Ad es., mi pare poco accettabile l’idea che l’anima sia stata infusa in un animale che crescendo in età ha sviluppato di più l’intelligenza. E’ forse più accettabile l’idea che i primi uomini siano stati concepiti nel ventre, siano figli, di animali ma che, appunto, siano stati uomini fin dal concepimento. L’idea dell’infusione ad una certa età nasconde anche dei pericoli spirituali e umani.

Anche se si tratta di problemi qualitativamente diversi possiamo osservare che anche Dio è nato da

una donna.

Sono argomenti sui quali si può continuare a riflettere, scendendo più nel concreto. Ad es., forse non è la stessa cosa che un uomo nasca (o sia allevato ) da un lupo o da una scimmia molto evoluta, che nasca solo o da una (o varie) nidiate di esseri umani, che crescendo si riconosca e si accoppi con gli esseri umani o con gli animali. Inoltre c’è da tenere presente che, ad ogni modo, il primo uomo era in un contatto più pieno con Dio, che era un mondo di pace (vedere cosa può significare), etc. (anche qui problemi diversi ma Cristo è nato dall’Immacolata Concezione).

Ancora, ci sarebbe da chiedersi se e perché non si sviluppano più (per capirci) esseri umani dalle scimmie.

Sembra che l’intelligenza si sviluppi forse più rapidamente per l’infusione dello spirito (e dello Spirito Santo) al concepimento e il suo risvegliarsi gradualmente. Osservare anche gli sviluppi genetici (che toccano anche il problema dell’accoppiamento possibile o meno). Possono sorgere tante domande, anche di carattere più psicologico.

Sono, eventualmente, tutte riflessioni da approfondire e da verificare.

Come ho scritto altrove, il cristianesimo tendenzialmente ci aiuta a comprendere più profondamente anche l’economia, la politica, la società e come si può proporre di contribuire ad impostarle in maniera sempre più vitale, integrale, umana (unità e distinzione di piani con illuminazioni reciproche). Mi pare necessario tutto un fermento di riflessioni, di proposte, di coordinamenti e di decisioni concrete sviluppati con la massima attenzione a non partitizzare la spiritualità, nel rispetto e nel bene di tutti e dunque con la gradualità e la pacatezza (sofferta e attenta) di chi fa attenzione a tutti.

E’ evidente che anche da questo coinvolgimento comune (in dialogo con l’intera società civile) in Cristo per il bene della società e del mondo si può rafforzare il senso della comunione e della storia. Si possono aprire nuove vie per un dialogo più approfondito con la società civile. Si possono, ad es., offrire nuove strade a chi desidera impegnarsi per un mondo migliore ma trova talora solo punti di riferimento parziali che possono finire per confonderlo.

Presentare sempre e talora quasi univocamente Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo e molto meno, ad es., come Amante, Amore, Amato può comportare tante conseguenze. Non così raramente

si conosce poco un Dio passionale, appassionato che ama, vorrei dire, carnalmente (e pure sempre in modo puro e donandosi totalmente per il bene dell’altro).

E’ vero da un lato che un tale Dio può apparire così impegnativo da far paura e lo si può sentire, così, in realtà, ancora più lontano. Ma anche un Dio solo Padre può essere sentito come troppo razionale e magari, talora, anche un pò noioso. Mi pare necessario scoprire sempre più e aiutare a scoprire, con gradualità ed equilibrio, i mille (?) volti di Dio. E ogni volta scavare, dunque, anche in modo nuovo nelle relazioni trinitarie e con l’uomo, gli uomini, il mondo.

Ad es., come si amano appassionatamente, ma in modo diverso, il Padre, il Figlio e lo Spirito?

Come ci amano appassionatamente?

Mi pare che si possa aprire tutto un campo di riflessione nel vedere e nell’approfondire concretamente nella storia e nel presente l’immagine di Dio e la filosofia umana e nel cogliere sempre fecondi sviluppi dalla conoscenza dell’uomo in Dio e di Dio nell’uomo.

L’immagine di un Dio che si fa giustizia nel Figlio sotto sotto ci può spingere ad una certa violenza.

E d’altro canto non per niente è un’immagine compresa così da noi (mi pare).

Anche l’immagine di Cristo talora può essere presentata in qualche misura come quella di un santone un pò fuori dal mondo. E’ importante scoprire sempre più e presentare Cristo come un uomo esperto e maturo (in cammino di crescita), una persona semplice e affascinante.

Anche l’immagine di un Dio solo Padre può, forse, contribuire, ad es., per qualche verso, ad una visione della sessualità sganciata dall’amore vero e dal vero bene e rispetto per l’altro. Non siamo sempre così abituati a vedere che l’amore più appassionato ama e rispetta l’altro profondamente.

Sono possibili ipotesi tutte da verificare. E inoltre si può forse continuare a riflettere su questi temi e

sui possibili effetti e sulle possibili conseguenze di impostazioni diversificate.

Come ho scritto altrove, ogni crescita dell’uomo, anche più psicologica, è sempre un crescere verso Cristo ed è sempre un conoscere più profondamente il suo Spirito e la nostra umanità integrale.

La società della conoscenza frammentata è talora talmente radicata in questa mentalità da classificare talora come chiacchierone chi cerca di interessarsi e di esprimersi su molti, per certi aspetti disparati, argomenti.

Non solo in qualche caso non si cerca di sviluppare una visione d’insieme ma addirittura la si può in qualche modo ostacolare.

Non sarebbe meglio stimolare e sviluppare conoscenze generali più approfondite e aiutare a sviluppare un sano senso del limite e della prudenza nell’esprimere opinioni e intuizioni? E al tempo stesso aiutare a distinguere con flessibilità una gerarchia di verità, di conoscenze, di nodi problematici e l’utilità, misurata, di riflettere a 360 gradi e di esprimersi e anche così alimentare un dialogo, una ricerca comune? Torno a ripetere che è illusorio mi pare, pensare di risolvere queste problematiche mettendo ogni tanto insieme specialisti di qualche settore tra i quali, tra l’altro, lo stesso filosofo finisce per essere uno specialista. E’ necessario, mi pare, che tutti tendenzialmente possano sviluppare una visione più completa e una sintesi (che comunque sempre più va stimolata vitalmente- ed è un’impostazione per una crescita spirituale e umana- in Cristo) personale prima di specializzarsi in qualche materia (che forse, talora almeno potrà essere impostata in modo nuovo e più organico) e che qualcuno almeno si dedichi con più attenzione ad una in qualche misura più qualificata sintesi generale (è evidente che anche questi filosofi cresceranno in una ricerca e in un dialogo comune, con tutti e in una vita concretamente vissuta).

La società dell’immagine (e, sotto alcuni aspetti, dell’apparenza) si sta sviluppando a tal punto che, in qualche misura, paradossalmente, potrà forse spingerci, per certi versi, sempre più a rientrare in noi stessi, a ritrovare noi stessi. Rischiamo di poter essere controllati sempre più dappertutto. E così potremo anche capire forse meglio, in qualche caso, perché Dio non si manifesta, vorrei dire, per certi aspetti, più materialmente all’uomo ma nella delicatezza e nella libertà della fede. Sono argomenti, conseguenze, sviluppi sui quali mi pare vi sia ancora da riflettere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Unire e distinguere in una vita, personale e comunitaria, in Cristo

Il reciproco rivelarsi in Cristo dello Spirito e dell’umanità (una spiritualità sempre più umana, etc.)

ha il suo centro in una crescita spirituale e umana in Cristo.

Questo centro si può poi sempre più approfondire, in uno sguardo che si allarga via via, a farsi sempre più unitario e differenziato (in una sintesi sempre innovativa), a tutti (tendenzialmente) gli aspetti del mistero di Dio, dell’uomo, del mondo.

Se, per certi versi, siamo agli albori di una sempre più armoniosa e approfondita integrazione della dimensione spirituale e di quella umana (in un cammino) e in quest’ottica possiamo vedere in modo sempre nuovo ogni aspetto della realtà, non di rado ci si può accorgere che la tendenza a settorializzare (e a ridurre) vari aspetti della vita e della conoscenza umana può emergere in tanti frangenti, i più disparati (e questo possibile problema è acuito dal fatto che solo in una vita tendenzialmente sempre più unificata e dunque vissuta realmente in tutte (per quanto possibile e secondo una gerarchia di verità cui ho accennato sopra) le dimensioni- in Cristo, per noi cristiani- si può avviare un cammino sempre più profondo ed equilibrato (tendenzialmente) di reale integrazione).

Da questo cammino unitario e differenziato può nascere una visione sempre più organica e rinnovata della conoscenza integrale e dei suoi vari aspetti.

E così le più svariate problematiche possono essere considerate in un modo sempre nuovo e sempre

più approfonditamente articolato. Una sintesi sempre nuova e più armoniosa (tendenzialmente), problematiche di cui si possono individuare aspetti completamente nuovi perché possono partire da

punti di vista prima impensati o profondamente rinnovati in un’ottica più integrale.

Anche qui mi pare vi sia molto da riflettere su un’integrazione sempre nuova e sempre più armoniosa, su una capacità sempre più acuta di cogliere i piani (visti in modo nuovo e integrato, o scoperti) sui quali si possono aprire piste di ricerca, di impegno, di soluzione dei problemi.

Ho scritto altrove di come si possano vedere in un modo sempre nuovo e più integrato in una crescita spirituale e umana in Cristo l’economia, la politica, la società, etc., rinnovandone profondamente, talora, in qualche caso, le categorie.

Anche l’ecumenismo, per fare un altro possibile esempio, potrà essere considerato forse sempre più profondamente in un’ottica sempre più complessiva. Qui porgo solo l’esempio di come non a tutti siano subito chiare le possibili correlazioni tra l’integrazione europea e l’incontro tra le varie confessioni cristiane. E molto forse vi può essere ancora da riflettere in questo campo (e, ad es., sulle varie istituzioni spirituali presenti nei vari paesi e l’approccio europeista) anche ai livelli più avvertiti.

C’è un intersecarsi di campi che può risultare sotto molti aspetti tutto da scoprire: ecumenismo ed economia,   ad   esempio,   prospettive   che   non   si   è   sempre   così   abituati   a   considerare approfonditamente.

Ancora ci si può domandare dei possibili effetti sul dialogo con l’islam di un eventuale ingresso della Turchia nell’unione europea.

O di cosa potrebbe accadere circa il processo di pace (e molte altre cose) se israeliani e palestinesi fossero accolti in una terra più grande, l’Unione Europea. Sono solo domande, magari non nuove, che però mostrano come in una visione più integrale si possano aprire prospettive impensate.

Sempre in quest’ottica ci si potrebbe chiedere se, paradossalmente, una profonda rivalutazione del ruolo della donna nella Chiesa non potrebbe avvicinare anche più uomini alla fede. Anche queste problematiche dell’avvicinarsi di uomini, e donne alla fede (ad es.) potrebbero essere analizzate molto più approfonditamente.

Altra possibile domanda: come mai l’arte (e anche le Chiese, ad es.) di alcune epoche storiche ci attrae spesso molto di più? Quali le relazioni tra la spiritualità, l’umanità, la storia, la cultura, etc. e l’arte?

P.S.

Un’integrazione sempre più equilibrata e approfondita di tutte le conoscenze e di tutta la vita può avvenire solo in una crescita spirituale e umana (nell’amore e, sempre più pienamente, solo nell’amore in Cristo) e dunque a partire da un centro, Spirito e umanità- spirito, psiche, soma- (in Cristo) e via via, assumendo sempre più consapevolmente e vitalmente, secondo una certa gradualità di rilevanza (approfondire questo spunto), tutte le materie (viste in maniera talora rinnovata, integrata in modo nuovo, talora scoperta).

E’ dunque una spiritualità sempre rinnovata, sempre più umana, e sempre più capace di cogliere i piani (anche se uniti tra loro) sui quali si agitano in realtà le difficoltà o si possono presentare vie di soluzione di problemi, di comprensione di essi, di nuova ricerca, etc.

Parliamo dunque di un’integrazione viva, che nasce in un cammino di conversione e che va considerata sempre più attentamente in tutti quegli aspetti sopraccitati (e sempre da approfondire, modificare, sviluppare, etc.) e non solo in quelli più appariscenti come l’intersecarsi di campi che talora, anche ad un livello molto più grezzo di integrazione, possono già suggerire spunti nuovi.

Si possono, forse, approfondire sempre più le riflessioni che altrove ho svolto sulla possibile trinitarietà della logica.

Potremo forse scoprire anche qui da un lato un’unione e distinzione di piani spirituale- umano (psicofisico) come in Cristo e, dall’altro, ad esempio il numero, almeno in talune circostanze, infinito di variabili che rendono forse la logica stessa, almeno nelle sue applicazioni, ma, probabilmente, per quanto riguarda l’uomo, anche nella teoria, mai compiuta pienamente (ma non per questo senza capacità veritativa, ho trattato altrove questo problema).

D’altro canto la stessa logica matematica ci può forse aiutare ad intuire qualcosa dei ricchissimi (e, sotto certi aspetti almeno, sempre nuovi?) rapporti intrarinitari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immaginare il futuro ed altri spunti

Riflettere sul futuro entro certi limiti può significare fare ragionevoli previsioni basate su ponderate valutazioni di mille fattori che sul futuro stesso possono incidere. Ma anche soffermasi a riflettere in maniera più immaginativa, pur se sempre sulla linea delle tendenze emergenti, anche in passato si è rivelato spesso un esercizio non solo utile ad una comprensione più profonda e articolata anche della società contemporanea (ed anche, dunque, ad es., della sua cultura, mentalità etc.) ma anche anticipatore preparatore, di eventi e in vista di essi.

Quanto segue non vuole che essere una bozza germinale, un piccolo contributo e uno stimolo a riflessioni (spirituali e umane) molto più ampie, integrali, approfondite in una direzione, quella del futuro, che talora non viene considerata, coralmente vorrei dire, in tutta la sua vastità e con uno sguardo spirituale e sempre più maturamente incarnato (e dunque anche personale- e comunitario- cioè sempre più attento alla graduale crescita spirituale e umana di ciascuna persona. Secondo quello sguardo spirituale e umano, di cui ho trattato altrove, sempre più equilibratamente integrante tutte le conoscenze, in un cammino).

E’ ovvio quindi che qui si svolgono pensieri tutti da verificare anche nel loro eventuale essere validi in quanto realisticamente stimolanti.

Tra le linee di tendenza nello sviluppo della società attuale vi è quella dello sviluppo intenso di tutte e di nuove forme e vie di comunicazione (ed anche, e in modo tendenzialmente più integrale e profondo per il cristianesimo e il cattolicesimo ancor di più, della comprensione di cosa significa, di come, etc. comunicare. Vedi le riflessioni che ho svolto altrove sulla crescita spirituale e umana e su Cristo, lo Spirito- comunicatore, la Trinità, etc.. Fai riferimento anche alla comprensione crescente all’interno della Chiesa del significato e dell’importanza di tutte le vie e i mezzi di comunicazione). Comunicazioni sempre più intense e (apparentemente talora? E subdolamente?) interattive con i computer, i cellulari, le televisioni, etc., trasporti che potrebbero diventare sempre più rapidi ed economici (con la scoperta, ad esempio di nuove e più economiche fonti di energia) rendendo sempre più il mondo grande quanto un paese eppure disperso, diverso, infinitamente popoloso, etc. Tutti questi mutamenti possono avere così vaste conseguenze (e dunque, ad esempio, si può capire sempre più profondamente che ricercare alcuni sviluppi scientifici e tecnologici in particolare può talora significare lavorare in maniera decisiva per una positiva (?) rivoluzione culturale, sociale, etc.) che ci si può chiedere se talora non ci possa essere qualcuno variamente interessato a ritardare certe scoperte e applicazioni specie, ad esempio, se realizzabili molto economicamente.

Sembra che si potrà rendere sempre più necessario sviluppare grandi aggregazioni di stati ma che al tempo stesso gli stessi “confini” di questi sia pure più grandi sistemi potranno diventare sempre più labili. Saranno tra i possibili effetti di questo estremo intensificarsi di mille vie di comunicazione, di trasporto, etc. Ma tale possibile volatilizzazione potrebbe riguardare gli stati anche perché potrebbe rendere più evanescenti ad es. la nazionalità delle imprese, la diversità delle lingue (verso una lingua unica?), delle culture, potrebbe rendere ancora più instabili e disperse le famiglie, le comunità. Potrà forse essere sempre più facile fare tutto senza uscire di casa o, al tempo stesso, fare ogni cosa in una parte qualsiasi o diversa del mondo.

Basta gettare un rapido pensiero ai possibili sviluppi della genetica, dell’informatica, della robotica, etc. all’ingresso per quanto lento (ma grazie a tutti questi progressi magari soggetto a possibili rapidi balzi in avanti) di molti popoli in questa vasta via di crescita per intuire il mare di interrogativi non mi pare del tutto inutili che ci si può porre.

Sarà forse la storia stessa a rendere necessario un sempre maggiore rinvigorimento dei poteri dell’ONU ma ci si può anche domandare sulla base di cosa e da parte di chi se gli Stati diventeranno sempre più evanescenti. Potrebbe l’ONU tendere a diventare un super stato con funzioni tendenzialmente sempre più, tra l’altro, di polizia? Questo tendere nel lunghissimo periodo verso un unico super stato potrebbe forse essere preceduto dal formarsi, come dicevo, di più grandi aggregazioni (anche questo tutto da analizzare: ad es. potrebbe paradossalmente accadere che certe aggregazioni si possano rivelare più compatte e manovrabili proprio perché meno inserite in questo processo di globalizzazione- dispersione).

Questa dispersione, globalizzazione (tra l’altro sempre più vasta mescolanza di etnie, di razze, etc.)

insieme a molti altri sviluppi negli altri campi porrà domande nuove (terra, misericordia più profonda, libertà, famiglia, umanità, comunione- trinitarietà, Spirito, etc. Vedi scritti precedenti e seguito del presente) alla religiosità ebraica e chissà se non finirà per cambiare radicalmente i termini del problema Israelo- Palestinese (se questa tendenza si rivelasse realistica già questo potrebbe forse aiutare a vedere le cose in modo nuovo).

Forse in qualche modo il popolo ebraico desidererà conservare almeno per un certo tempo un nucleo territoriale ma visto in maniera più agile (per certi versi simile al Vaticano?) per conservare la propria identità. Potrà, forse, apparire ancora più chiaramente la relazione stretta tra popolo (ma poi la possibile (?) sempre più intensa mescolanza di etnie e di culture potrà forse mettere in discussione anche questo collegamento) e religione e non principalmente tra popolo e terra che è propria (in che misura?) degli ebrei. Potrà forse questo eventuale passaggio avvicinare qualche ebreo al cristianesimo? E’ un tema, quello della religione ebraica (ma anche delle altre religioni e filosofie) in relazione ai possibili (e magari anche solo, in qualche misura, fantasiosi- es. rinnovo totalmente una variabile, ad es. trasporti rapidissimi e poco costosi e mi si può aprire un mondo tutto da scoprire che mi aiuta a comprendere meglio anche quello attuale) cambiamenti della storia anche futura che potrebbe forse rivelarsi molto interessante approfondire e sviluppare.

Questa possibile tendenza verso la leggerezza di tutta l’umanità, intesa come superamento dei limiti fisici (umani, animali, vegetali, etc.), spaziali (e dunque, tra l’altro, più facile vicinanza di molte cose) e sempre più e sotto molti aspetti anche temporali (conoscenza molto più approfondita e viva del passato tanto più quello recente, del presente e, per certi versi, anche del futuro- forse ci sono tendenze almeno in parte più prevedibili e anche orientabili nei progressi, tra l’altro, delle scienze e delle tecniche, ad es.), ma una leggerezza che si può fare sempre più evanescenza della persona, dei legami, delle culture, delle nazionalità, etc. potrà portare alla ricerca di solidi punti di riferimento spirituali e umani, alla ricerca di legami affettivi duraturi, familiari, comunitari, etc.

La Chiesa potrà diventare un punto di riferimento importantissimo, molto solido a causa della sua comunione intorno al Papa e ai vescovi in un mondo dove le culture, le filosofie le religioni si perdono in mille rivoli e subiscono l’usura del tempo (ma delle questioni più strettamente spirituali, filosofiche, psicologiche, etc. ho trattato altrove). La sua sempre più profonda capacità di pensare e di comunicare ai cristiani e al mondo con saggezza, prudenza, capacità di discernimento e dunque con i dovuti distinguo- ma resteranno temi delicatissimi e qui c’è un altro enorme campo di riflessione da sviluppare: cosa si può proporre di concreto (cioè riferito a situazioni contingenti e concrete) ai cristiani nel rispetto di tutti, dei cammini, delle persone, chi lo può fare, come, etc.-possibili atteggiamenti spirituali, personali, comunitari, talora forse anche molto concreti e specifici (?) ecco ci sarà tutto un insieme di elementi che potrà forse portare la Chiesa a diventare un punto di riferimento così saggio e forte da diventare in qualche modo addirittura un potere temporale non esiguo (oggi, tra l’altro, forse, la differenziazione degli stati, delle culture, etc. è causa di una maggiore distribuzione delle influenze e, forse, può anche costituire una delle cause, da analizzare nelle sue valenze, di un possibile indebolito senso di partecipazione e di responsabilità nella storia, spirituale e umana, della salvezza), in un mondo dove c’è da chiedersi nelle mani di chi andrà la gestione dei poteri, se di sparute oligarchie finanziarie e politiche ad esempio ma senza, magari, ideali capaci di coinvolgere le persone e quindi magari più deboli- anche qui c’è da analizzare, riflettere, etc.

Ci sarà una forte ricerca di punti di riferimento comunitari (vedi le parrocchie, i movimenti, i gruppi di volontariato, etc.) di crescita, di azione, di vita. E potranno dunque forse divenire sempre più influenti tra l’altro a più largo raggio. In una società che si va forse disperdendo potranno (in special modo le parrocchie) per certi aspetti ricordare i monasteri di san Benedetto, come centri di spiritualità, di comunione, di cultura, etc.

In questa società, che potrà rischiare sempre più una profonda dispersione, da parte di diverse persone si potrà sentire ancora più chiara o si potrà scoprire l’esigenza anche di legami familiari solidi e duraturi. Veramente sempre più la divinità e l’umanità di Cristo, la Trinità (compresa sempre più profondamente e in molti suoi sviluppi), la Chiesa, la famiglia potrebbero essere comprese (e scelte fortemente) sempre più profondamente da molti nella loro portata umanissima e quindi positivamente rivoluzionaria e ricostruttiva.

E così diversi tipi e livelli di formazioni intermedie tra la singola persona e la società e tra questi rilevanti la famiglia, le famiglie, i gruppi cristiani, le parrocchie (tra l’altro possibili centri di elaborazione e di accoglienza e diffusione consapevole di opzioni concrete- anche in casi contingenti (?), come dicevo sopra) potranno acquisire forse nuovi e sempre più radicati significati.

Si presenteranno forse molte occasioni per comprendere sempre più profondamente che solo l’amore e tanto più, e in graduale crescita spirituale e umana verso la pienezza, l’amore in Cristo può unificare, integrare e personalizzare- e comunitarizzare- gradualmente la cultura in tutte le sue espressioni, il mondo e la persona stessa.

Mi pare importante che la Chiesa partecipi e anzi stimoli e possa essere in vario modo e misura punto di riferimento anche di questa analisi, comprensione complessiva spirituale e umana anche con lo sguardo rivolto al futuro. Si potrà, tra l’altro, sempre più contribuire e in qualche modo e misura orientare lo sviluppo complessivo della società.

E si potrà contribuire a comprendere meglio il presente e a prepararsi al futuro.

Ad es. in una società degli scambi intensi e ravvicinati e allo stesso tempo della dispersione anche interiore il significato di missione può cambiare profondamente. Appare sempre più evidente che una sempre più profonda formazione spirituale e umana sarà parte integrante (e reciprocamente, secondo modi e tempi) di una missione non banale e velleitaria.

Formazione spirituale e umana, comunione, comunità e, certo, via via anche missione.

Tra l’altro, una capacità sempre più profonda, diffusa e rinnovata di capire, sia pure in vario grado, l’uomo, l’uomo concreto.

Il possibile intenso sviluppo di trasporti rapidi ed economici, un moltiplicato sviluppo dell’utilizzo di risorse marine e del mare potranno favorire la costruzione di ponti tra gli oceani? Sorgeranno nuove nazioni? Cosa potrebbe comportare tutto ciò? Pensiamo ad esempio ad un’estensione della terraferma in Palestina.

Mentre Cristo era sulla terra, era embrione, era bambino, era uomo, come agiva (agiva?) nel cuore

degli uomini? Molti spunti forse interessanti possono svilupparsi da questo interrogativo.

II primo mi pare potrebbe riguardare la intima unione, comunicazione spirituale che vi può essere (?) tra gli esseri spirituali.

Esiste una logica in Dio? E negli angeli? Quali le differenze tra loro ma anche, ad es., tra gli angeli e gli uomini? Ad es. negli uomini vanno tenuti presenti, distinti e unificati, il piano spirituale, psicologico e fisico? E anche, tra l’altro, le vie, i modi (anche qui tre piani distinti e unificati?), etc. di comunicazione? O cosa di diverso e di altro?

Ancora, anche in Dio la logica esiste e “si sviluppa” (tra virgolette?) solo trinitariamente o la logica di per sé è un fatto individuale o in qualche modo questi aspetti sono contemporanei? Da tutti i miei scritti mi pare emerga la costitutiva relazionalità anche della logica anche se non bisogna annullare la persona nella comunione ma esaltarla e renderla, sotto certi aspetti, autonoma. Emerge inoltre la necessità di non considerare una logica astrattamente trinitaria ma il rapporto tra il Padre e il Figlio nello Spirito, comprendendone sempre più profondamente i significati. Emerge inoltre che bisogna, forse, approfondire la (eventuale?) comprensione della relazionalità, anche qui, in qualche modo, cristologica (trinitaria), spirituale (e umana?), creaturale, dell’essere, non solo della persona.

Ci si può forse, a questo proposito, anche chiedere se per caso non sia in qualche modo ipotizzabile una sorta di eterno big bang anche in Dio, uno sviluppo ed una novità continua che non sia in contrasto con una perfezione, un’onniscienza magari intesa in modo nuovo.

In questo scritto, come si vede, ho molto fantasticato ma forse non del tutto inutilmente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nuovi appunti minori (tutti integralmente da rivedere, riordinare, etc.)

Il Padre e il Figlio si comunicano, nello Spirito, infinite cose (espressione imprecisa perché sempre comunicano (anche?) sé stessi) in infiniti modi? Che relazione c’è tra queste e quelli? Cosa potrebbe significare che lo Spinto Santo può, forse, essere paragonato alla luce, al suono, alla pioggia, al vento (all’aria), al movimento (forse anche allo spazio e al tempo, e (anche?) qui si può forse rilevare un aspetto della differenza nel modo di conoscere- e di essere- di Dio, degli angeli, dell’uomo) etc.?

Cosa può significare in relazione a Dio e in relazione alle cose umane (anche, ad es., scientifiche) e a quelle animali e materiali?

Vedi anche le possibilità recettive (es.: cinque sensi) nel Figlio, negli uomini, negli animali, nelle cose.

Vedi altresì le possibilità trasmissive.

L’uomo entra anch’egli nella relazione trinitaria come figlio nel Figlio (ma anche in molti altri modi ad es. come sposo- meglio “sposa”? riflettere- nello sposo). Ma nell’umanità può talora in qualche modo ricordare di più, ad es., lo Spirito: vedi ad es. il ruolo così silenzioso (mite, umile, servizievole, etc. ) di Maria, di qualche mamma, di un nonno o, per altri versi, il ruolo, talora, dei figli. Oppure può ricordare il Padre. Forse ci si è soffermati di più, finora, sulla trinitarietà nelle “cose” che su quella tra di esse. Come osservato altrove, forse non si tratta solo di analogie poetiche ma spirituali, teologiche, filosofiche, psicologiche, scientifiche, etc. Forse si può scavare proficuamente in questo senso. Ad es. in psicologia si potrebbero forse sviluppare interessanti approfondimenti della psicologia transazionale. La capacità di essere “Spirito”, ad es., mi aiuta molto ad essere (e a capire cosa vuol dire), al momento opportuno, padre o figlio (vedi se anche altro, es. fratello). Talora, tra l’altro, è proprio l’essere Spirito che crea difficoltà anche perché proprio si conosce poco questo possibile “ruolo”. Proprio come, talora, l’essere Maria.

Gli angeli in qualche modo forse ci possono far pensare ad una sovrabbondanza di dolcezza, di amore, di poesia in un interscambio (secondo le modalità proprie) tra contenuti e (anche) vie comunicative. La fantasia (la ricchezza sovrabbondante, la delicatezza, etc.) della comunicazione (es.: angeli) ci aiuta a capire la fantasia dei contenuti (dei quali la comunicazione è parte). Una logica meno riduttiva (?).

La comunicazione (dove, come, quando, in che misura, con che cosa, etc.) fa parte della comprensione di me e dell’altro (fa parte dunque (anche) della logica. Vedi in quanti modi) per cui non è solo un mezzo accessorio. Né è un mezzo unidirezionale e, forse neanche bidirezionale se pensiamo che la comunicazione può rappresentare una terza persona, punto di riferimento, etc. Su tutti e tre questi “elementi” c’è un lavoro, una ricerca enorme da sviluppare. Si pensi, ad es., ai mille problemi che può comportare l’attenzione ad un’adeguata interattività.

La logica dei significati proprio in quanto tale richiede la Trinitarietà, lo Spirito. Se la via della verità è la vita nello Spirito di Cristo se non si ragiona secondo questi (in un cammino vitale) forse si cadrà in contraddizioni anche logiche (questo forse risulta ancora più evidente se non si vive e ragiona nell’amore per lo meno umano). La difficoltà è che anche il più maturo, convertito, consapevole degli uomini è comunque in un cammino di crescita e che l’altro, magari complessivamente meno maturo, ha, può avere, la sua parte di ragione che, in tutto o in parte, può sfuggire al primo (altre cose poi sfuggono ad entrambi). Tanti sono comunque gli spunti che possono forse nascere da queste riflessioni, ad es. su una logica più profonda (e anche articolata, complessa, semplice, flessibile, etc.) e anche forse sulla possibilità che un computer possa aiutare questa ricerca e, della logica e della verità. Se queste riflessioni sono accettabili (è tutto da vedere, sono tutti pensieri da valutare quelli di questo scritto) si può pensare che, trattandosi di una logica molto profonda, colui che non ha ancora ricevuto un dono dello Spirito adeguato a quella riflessione forse non riconoscerebbe la contraddizione anche se gli potesse essere dimostrata logicamente o comunque ciò semplicemente non gli interesserebbe.

Se la logica nasce da Dio, dal suo Spirito (dalla Trinità), allora, forse, ogni aspetto, livello della logica (e dell’essere) è, in qualche modo, spirituale, relazionale, trinitario (cristologico), è un frutto d’amore, di luce, di vita (per l’uomo e, in vista di lui, per ogni cosa?)? Cosa può significare, come possono realmente stare le cose, cosa potrebbe comportare tutto ciò? Tra l’altro, entrando sempre più profondamente in un cammino di crescita spirituale e umana, personale e comunitaria, siamo penetrati sempre più profondamente dal mistero di Dio, dell’uomo, del mondo e dunque, tendenzialmente, anche della logica (ai suoi vari livelli e nei suoi vari sensi) e della scienza?

In una (possibile?) comprensione sempre rinnovata della filosofia potrà forse apparire sempre più necessario approfondire in che senso la Parola, 1’eucaristia, il papa, la Chiesa, etc. sono fonti filosofiche di conoscenza. E, se queste espressioni sono accettabili, cosa può significare tutto ciò (a tanti livelli e in tanti sensi) e anche come, in che modo, in che misura, etc. può essere vissuto e manifestato.

Si sta sempre più approfondendo la comprensione della necessità di unire e distinguere, in un cammino vitale in Cristo, le realtà costitutive dell’uomo (Spirito, spirito- psiche- soma; e tutte le altre integrate in queste, come detto altrove. Tra l’altro può essere interessante analizzare meglio questo processo di unione e distinzione che certo è un opera di graduale riordino e costruzione a partire da un centro, come detto, spirituale e umano). Sarebbe allora forse interessante una storia (tra l’altro nuova perché sempre più consapevole. Ma è cosi, mi pare, per tutti gli aspetti della storia) di questo cammino fin dalle prime origini della ricerca umana e poi cristiana. Come forse ho dimostrato altrove (ad es. in Spirito e logica e altre riflessioni. E’, ad es., lo Spirito di Cristo che unifica e distingue nella persona e tra le persone, in un cammino. Ancora, ci sono diversi livelli di logica- logiche) ne potrebbero venire fuori anche grosse sorprese.

Nello scritto Immaginare il futuro ed altri spunti ho parlato di una possibile relazionalità tra l’altro spirituale e umana dell’essere. In questo caso (dicendo umana) ho usato un linguaggio paradossale ma non troppo perché forse negli animali, nelle cose possiamo per certi versi riconoscere forse non solo l’impronta di Dio ma, in un certo senso (poeticamente ad es. ma forse non solo), anche dell’uomo.

Un altro aspetto importantissimo, comunque legato con quello di comunione e di comunità, è quello di tradizione. Nella possibile società futura della crescente dispersione la Chiesa potrà svolgere in maniera più evidente agli occhi di molti il ruolo di custodire ma anche di sviluppare la tradizione (intesa quindi nel suo senso positivo). Come dicevo la storia stessa con i suoi aspetti di crescita ma anche con i suoi problemi potrà per molti versi forse portare a scoprire sempre più il significato umano (sempre più umano, quanto alla nostra comprensione) della spiritualità cristiana.

Potrebbe forse essere bello e anche molto significativo se, ad es., la Chiesa italiana (ma poi, chissà, anche quella universale o quella, magari, europea) allestisse un progetto di aiuto integrale (in tutti i sensi positivi) verso (di volta in volta) un popolo (una nazione?), povero. Una parte percentuale dell’impegno (anche economico) delle mille iniziative cattoliche italiane potrebbe forse indirizzarsi verso uno scopo comune (crescita nella comunione? Difficoltà? Problemi?). Analizzare i molti problemi che ciò può comportare, vedere se si possono superare. Certo sembrerebbe di intravedere anche molte piste di crescita spirituali, comunitarie, culturali, sociali, politiche, etc.. Tra l’altro poche realtà (forse in questa misura nessuna?) come la Chiesa possono forse riuscire a coordinare e coinvolgere in un pacato ed efficace progetto come questo (ma anche come altri) tante persone. Tanta gente, tanti giovani desiderano prendere nelle loro mani (nel senso positivo di non stare a guardare) il destino della storia ma c’è bisogno di chi coordina, pensa (e aiuta e stimola a pensare) con la saggezza dell’amore (e, meglio, anche della fede, in un cammino di crescita) e dell’esperienza. Certo non basta questo ma molta gente si aspetta dai cristiani che agiscano con forza in soccorso del dolore degli uomini. D’altro canto è questo il motivo (principale?) della crisi della politica italiana odierna: non trasmette, talora, valori coinvolgenti, non mostra prospettive realizzabili e realizzabili più profondamente col concorso e la crescita nella consapevolezza della gente. Certo non si tratta di argomenti semplici, privi di mille tipi di insidie, ma forse ancora molto poco si è riflettuto in questa direzione. Proprio per tal motivo anche se questa si rivelasse una pista da percorrere più approfonditamente potrebbe essere forse meglio prima riflettere molto (ed, eventualmente, ad un certo punto coralmente) e iniziare con progetti di minore portata.

Su questo terreno d’altro canto si potrebbero forse aprire prospettive inedite (ma forse anche varie difficoltà) di dialogo, di collaborazione, di crescita, di nuove consapevolezze, etc. tra varie culture (anche italiane) parti politiche, religioni, etc

Inoltre, come accennato altrove, vanno forse ricercate tutte le vie sagge ed equilibrate per coinvolgere e responsabilizzare (gradualmente, in una crescita. Vedi ad esempio importanza rinnovata della parrocchia, che in molti casi e sotto molti aspetti può- potrebbe, forse- permettere talora una formazione più profonda) le persone nella vita (a molti livelli e in molti “campi”) del paese, dell’Europa e del mondo.

Anche un eventuale, se è possibile, se è sensato, sviluppo in tali (lumeggiate in questo paragrafo) direzioni di pensiero e di azione potrebbe forse aprire strade, possibilità, ricerche inedite in vari campi tra cui quello della politica, delle istituzioni, della partecipazione democratica, etc.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora spunti minori (da rivedere più approfonditamente)

 

Lo svilupparsi sempre più profondo di una sempre nuova spiritualità umana potrà portare col tempo anche ad una profonda rinascita artistica. Ed anche ad una sempre più profonda integrazione dell’arte con tutta la cultura, ad es. con la filosofia.

Mentre attendiamo anche in questo importante campo i sempre nuovi frutti di una spiritualità rinnovata dobbiamo rilevare le difficoltà che talora si frappongono allo sviluppo di una rinnovata formazione spirituale e umana, nella quale talora di fatto si crede poco sia a livello di formazione comunitaria che di formazione personale (p. spirituale, etc). E’ quasi evidente in questo senso che anche quando si parla di formazione la si vede, talora, in modo parziale per cui potrebbe essere importante indicare, ad es., i possibili elementi fondamentali di una graduale e completa formazione personale e comunitaria.

Anche l’arte “laica” potrà beneficiare di questi possibili sviluppi.

Un interessante possibile messaggio subliminale che ci giunge dalla società odierna è quello dell’assistenzialismo. Per molti aspetti certe forme di volontariato, di carità, etc., possono rischiare di essere controproducenti perché si sostituiscono alla dovuta azione dello stato. Il punto può però essere che mentre è necessario sollecitare lo stato, le istituzioni ai bene di tutti, specie dei più deboli, va detto che proprio questo sviluppo può verificarsi sempre più solo grazie ad una forte crescita nella formazione e nella responsabilizzazione delle persone e delle comunità. Ancora una volta il sottile messaggio che viene talora veicolato è quello dello statalismo, dell’economicismo, etc. Anche in questo senso una grande e pacifica e quindi molto più duratura ed efficace rivoluzione spirituale e umana, culturale, sociale, politica, economica, internazionale, etc. potrebbe essere alle porte.

Si torna al problema altrove segnalato: per molti versi siamo agli albori di una sempre più profonda conoscenza delle equilibrate connessioni tra lo Spirito di Cristo e lo spirito, la psiche, la corporeità dell’uomo. E solo entrando sempre più nella vita vissuta in tutti i campi si potranno sempre più riconoscere e dunque anche chiarire tante problematiche.

Se talora la formazione è un aspetto che andrebbe compreso molto più profondamente una delle possibili conseguenze di tutto ciò è la carenza nell’ascolto e nella ricerca comunitaria della verità. Talora si direbbe che non sempre le persone vivono con le antenne puntate alla ricerca del vero, ma si aspettano pigramente di sentire dagli altri sempre le stesse cose.

In una rinnovata visione spirituale e umana della filosofia tende perlomeno a modificarsi (mi pare) la distinzione tra filosofia prima e filosofie seconde perché la filosofia è incarnata, è spirituale e umana.

L’ingresso dell’umanità di Cristo nella Trinità può aiutare a porre delle domande sulla “sessualità” in Dio. E’ forse lo Spirito in qualche modo più assimilabile alla femminilità? Comunque l’umanità di Cristo porterebbe a pensare che la sessualità è un modo ma non un limite nell’essere e nell’esprimersi (è uno spunto da precisare e da approfondire- un modo che comunque richiede la presenza e il rapporto con un altro (soltanto?) modo di essere ed esprimersi “sessualmente”. Mentre gli “elementi” di un rapporto pieno sono tre?).

Una possibile rinnovata comprensione della redenzione come amore donato a tutti, senza condizioni, potrebbe forse portare a comprendere più chiaramente la funzione corredentrice di Maria come colei che (per grazia e per amore) per prima(sotto certi aspetti) e più velocemente e pienamente ha accolto (e invocato) l’azione di Dio, la sua rivelazione virtualmente piena, il suo amore. A questo stesso proposito ci può forse chiedere se la redenzione che, per certi versi, potrebbe forse apparire come distinta, in qualche modo, dalla pienezza virtuale della rivelazione, sarebbe potuta avvenire senza quest’ultima. Poteva un Dio solitario riaprire pienamente il cuore di un uomo chiuso in sé stesso? Forse solo un Dio pienezza di comunione (trinitaria, cristologica) e dunque pienezza di donazione e di misericordia poteva farlo? (Riflettere meglio sull’impostazione stessa del problema). Mentre la sovrabbondanza dell’amore di Dio potrebbe forse risiedere nella sua decisione di farsi uomo (che forse, però, ha “velocizzato” la redenzione. Anche qui è tutto da vedere, sono solo spunti per la riflessione).

La nostra interpretazione dei vangeli può talora, involontariamente, trasmettere anche, in qualche misura, messaggi subliminali ad esempio quando giudichiamo i personaggi del vangelo invece di cercare di comprenderli (osservazione da comprendere con elasticità).

Si può dire in qualche modo che nell’eucaristia non c’è solo Cristo ma Maria (con la sua umanità spirituale- mentre quella di Cristo si rende presenza anche “materiale”) e tutto il paradiso? E in che misura si può dire (se lo si può) che lì ci siamo anche noi?

Uno sguardo molto approssimativo al documento dell’accordo sulla giustificazione mi fa pensare che forse può essere vago ed impreciso. Forse non si sono capite bene le rispettive posizioni, i problemi che sollevano e le possibili soluzioni. Forse è necessario penetrare più profondamente nel mistero di Cristo. Umilmente e da profano vorrei osservare che nei miei scritti si possono forse trovare comprensioni e soluzioni nuove su questo argomento

E’ difficile essere missionari da soli è sempre necessaria una, anche piccola, comunità che nel grado e nei modi che Dio sa meglio di noi cresce e opera insieme a noi.

Sarebbe forse interessante riflettere e magari anche fantasticare sui riflessi che potrà portare nella nostra coscienza la possibile estensione dei poteri della nostra mente e del nostro corpo attraverso i chip e protesi e/o strumenti simili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domande e precisazioni (è il minore degli scritti minori)

Come accennato altrove, nei miei scritti si potrebbero forse trovare possibili spunti per una possibile più profonda comprensione del mistero di Cristo che può aiutare a comprendere più profondamente le domande sollevate dai protestanti su vari argomenti (e può aiutare i protestanti a capire l’impostazione cattolica) e a trovare possibili soluzioni nuove. Anche il dialogo con gli ortodossi (e poi con ogni uomo) potrebbe trovare in questi scritti qualche spunto forse utile. Colgo qui l’occasione per ribadire che questi scritti vanno letti come domande (spesso non sufficientemente meditate) poste alla Chiesa (e ad ogni uomo, in un certo senso, perché sono in realtà di difficile lettura) alla quale Chiesa cattolica sottometto tutto.

Una domanda da profano (i miei scritti li leggono solo autorevoli cattolici) riguarda il problema del primato petrino. Non mi pare possibile mettere in discussione né la Scrittura, né la fede cattolica, né, mi pare, la logica umana sulla sostanza della questione (non mi dilungo).

Un punto sul quale si potrebbe forse riflettere sta nell’osservare proprio quello che ha fatto Pietro che se sempre ci appare come “il papa nel collegio degli apostoli” (abbrevio), però si è spostato da Gerusalemme a Roma. I problemi teorici e pratici che pone questa domanda (forse non nuova ma non so quanto chiaramente e profondamente collegata finora al problema del papa, dei cardinali, dei vescovi, della Chiesa, etc.) sono molti e spinosi ma, qualora non fosse da escludere immediatamente, si potrebbero intravedere anche molte risposte almeno tendenziali a diverse questioni che si agitano ad esempio nel campo dell’ecumenismo.

Inutile dire per chi è vissuto e cresciuto all’ombra del vicario di Cristo come solo un desiderio di donazione e di comunione totale mi può portare anche soltanto a porre una domanda così dolorosa e sofferta.

Un problema che ponevo nell’ultimo scritto è sull’ingresso di un essere umano di sesso maschile nella Trinità. Poteva anche scegliere di essere donna? Tendo a pensare di no e che ciò non dipenda da motivi di opportunità. Maria ci appare invece in qualche modo più assimilabile allo Spirito ed anche lo Spirito è Dio per cui non è in questione l’uguaglianza nella complementarietà tra l’uomo e la donna (anzi questo è un aspetto che induce a considerare l’importanza, di Maria come corredentrice prima (in un certo senso) e, si potrebbe forse dire, fontale). Mi pare però interessante che si sviluppi una riflessione su questi temi, per quanto misteriosi. Il Padre mi ama anche come Madre? Cristo pur essendo pienamente uomo mi ama con il cuore di Dio? Cioè il suo essere sessuato (per un refuso nello scritto precedente ho usato sempre la parola “sessuale”) non è un limite né un ostacolo al suo amarmi da Dio? Tante domande ancora si potrebbero forse porre, forse non del tutto inutilmente.

Non ho il tempo di soffermarmi troppo sui contenuti e dunque men che meno sullo stile, qua e là però si riscontra anche qualche refuso.

Riflessioni come quelle sul “falso assistenzialismo” (ma in vari modi e misure e per varie vie, etc. tutti questi scritti) sono di stimolo anche per i non credenti e, mi pare, di aiuto al dialogo con essi (il “riflusso” postsessantottino di ogni tendenza politica- non è dipeso anche dalle delusioni della politica e dalla “impossibilità” di fare qualcosa di buono, pur secondo visioni non sempre cristiane)?

Il discorso sull’efficacia anche civile, sociale, economica, politica, internazionale, etc. della responsabilità e dell’impegno personale, comunitario, etc. non va limitato al volontariato ma va esteso, approfondito, sviluppato in tutti (in molti? Non ho riflettuto) gli aspetti e i settori della vita umana. In questa sempre più corretta impostazione (integrale, di cui parlo nei miei scritti, ma sempre “in fieri”) si recupera, tra l’altro, tendenzialmente, l’umanità dei rapporti (tanto più in Cristo) e, in questo senso pieno (tendenzialmente), una (tendenziale) comprensione sempre nuova, più profonda e più efficace a tutti i livelli e in tutte le direzioni, etc. (e ciò tanto più in Cristo ed è un’ottica sotto molti aspetti nuova e poi sempre nuova), una comprensione sempre nuova, dicevo, di molti (perlomeno?) aspetti anche della vita civile, sociale, politica, economica, internazionale, etc.

Molte cose non le scrivo per motivi di brevità. E’ chiaro ad esempio che vi può, talora, essere del positivo in un accordo ecumenico che sa accettare dei margini di differenziazione o che lasci equilibratamente spazio al mistero.

L’essere forse il cristianesimo la prima (l’unica?) religione pienamente missionaria non nasce solo dalla “esplosione della comunione trinitaria”, etc. ma, in questo senso, anche dalla per lo meno più profonda comprensione che tutti gli uomini sono uguali.

Molte domande che pongo sono spunti di riflessione che non escludono talora domande eventualmente complementari ed anche opposte. Ad esempio a proposito della nostra redenzione mi pare da tenere sempre in considerazione la questione di quali siano i limiti (eventuali?) alle possibilità di scelta che Dio ha per farlo.

E’ per sovrabbondanza d’amore (forse- ma anche, forse, tra l’altro, per rendere più rapida la redenzione) che Dio ci ha dato anche una Madre.

La reazione di qualcuno a riflessioni come quelle esposte in questi scritti può essere, talora, di affermare che la vita è un’altra cosa. E in parte è vero, qui si cerca una via da confrontare continuamente con la vita e che da essa nasce. Il punto è cercare di comprendere sempre più il mistero di Dio, dell’uomo, del mondo perché è proprio in quella vita pratica dove tutti possono pensare di conoscere le risposte sagge ed equilibrate che si potrebbe riscontrare una diversa capacità di capire sempre più profondamente, ad esempio, il vero cammino di crescita personale e comunitaria in Cristo di ogni singolo uomo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora rilievi minori su società, economia, politica, e altre riflessioni

Uno degli effetti della frammentazione delle branche del sapere può essere, talora, quello di tendere a spegnere (a limitare) la riflessione (che invece potrebbe- talora?- essere molto stimolata da una sempre più adeguata integrazione vitale) così come quello, in qualche misura, di favorire più o meno sottilmente il nichilismo perché sembrerebbe che per capire un aspetto della conoscenza non sia necessaria una crescita spirituale e umana integrale.

In questa direzione va osservato che se è solo in Cristo Dio e uomo che si possono tendenzialmente integrare e sviluppare sempre più (verso la pienezza e con sempre nuovo equilibrio) tutte le conoscenze, in una crescita spirituale e umana, questo può avvenire appunto in una comprensione sempre più profonda dell’umanità in Dio (ma non mi risulta che, ad es., si vada sviluppando anche diffusamente una più chiara impostazione e ricerca- anche vissuta- delle “connessioni” e, ancora prima, da talune parti, delle “mani” (di quali possano essere (tra l’altro, di volta in volta, di persona in persona, di comunità in comunità, etc.) queste “mani” e anche di a chi, quando, come, in che misura, etc.- cioè vedere non solo il cammino graduale di ogni singola persona, comunità, etc. ma anche le difficoltà, i pericoli, etc. nell’umano cercare l’affidarsi (e proporlo, etc.) sempre più al Signore- proporre di cercare di stringerle) che Cristo ci tende per la crescita. Tutto ciò, tra l’altro, si considera, talora, ancora scontato e dunque poco necessario).

Allora gradualmente si intrecciano i piani della conoscenza- e della vita-, si comprendono le connessioni, si aprono le vie.

Ad es., uno sviluppo (anche teorico) sociale, economico, politico, etc. può partire in maniera sempre più realistica e profonda solo da una sempre più reale e profonda comprensione del cammino di crescita di ogni singolo uomo (e di ogni comunità, etc.) e di una sua graduale ed adeguata formazione (a 360°) spirituale e umana che, tra l’altro, con equilibrio, lo renda sempre più consapevole dei possibili risvolti sociali, economici, politici, internazionali, etc. delle sue azioni, delle sue scelte e delle vie, anche teoriche, di comprensione nuova, che si possono aprire, in questa crescita integrale, nella vita quotidiana, nella famiglia, nella comunità, nel territorio, nella Chiesa, nella vita lavorativa ed economica (e nella cultura, nella politica, etc.).

Un’antropologia più limitata, una sintesi filosofica (anche cristiana e vitale) più riduttiva (o la sua assenza) non costituisce solo un pensiero meno preciso ma può in varia misura impedire, ostacolare, limitare lo sviluppo di una crescita personale, comunitaria, ma anche sociale, economica, politica, internazionale, etc..

In questo senso e per queste vie si può andare, forse, anche verso una scoperta sempre più concreta e profonda della comunione nella Chiesa universale, nazionale, diocesana, etc. (da valutare con prudenza – della quale, eventualmente, cercare le vie, i modi, etc. adeguati) cercando, ad es., sempre più gli equilibri tra un impegno locale e un impegno comunitario di più largo raggio, che possono entrambi (ed insieme) portare frutti efficacissimi sotto molti aspetti (e sui quali forse ci può essere molto da riflettere, da scoprire, da sperimentare).

Tra l’altro la comunione concreta può comportare non solo un’efficacia operativa notevolissima (che oggi, in qualche misura almeno, rischia talora di perdersi nei mille rivoli delle singole iniziative con un reciproco, a tutti i livelli, in qualche misura, inaridirsi) ma può comportare, tra i suoi effetti, lo sviluppo di una comunicazione molto più intensa e rinnovata, anche perché sempre più adeguata e, come aspetto di questa comunione e comunicazione anche una molto più efficace visibilità. Tutti elementi che possono stimolare, tra l’altro, un fermento di riflessioni e di impegno rinnovato e più diffuso (sono tutti argomenti da vagliare e di cui vanno considerate anche le eventuali controindicazioni).

Anche lo sviluppo in rete, i collegamenti (anche- a vario titolo?- operativi) tra singoli, comunità, enti, associazioni, istituzioni, imprese, etc. potrebbero richiedere di essere approfonditi e incrementati (anche qui prudenza, etc.) quanto a riflessione e a realizzazioni (che a loro volta stimolerebbero) con interessanti (?) conseguenze (e interazioni) sotto molti aspetti, spirituali, umani, culturali, sociali, economici, politici, internazionali, etc.

A tale proposito si può osservare che in rete, singolarmente, in gruppi si possono fare, nelle situazioni, nei modi, tempi opportuni, tante cose, in tante situazioni, famiglie, territorio, luoghi di lavoro i più disparati, istituzioni, etc., tante cose non solo a carattere più spiritual- formativo ma, appunto, più operative nel senso della carità ed anche in un senso “intermedio” che, in varia misura, non tocca più direttamente né la religione, né la carità, né una diversa organizzazione, comprensione di quella data attività alla luce di una sempre più profonda antropologia cristiana e che appunto per questo talora vengono meno prese in considerazione.

Tutte queste forme di impegno possono contribuire, più direttamente meno direttamente, ad una crescita spirituale e umana ma anche ad una comprensione nuova di quella/e date attività.

Il capire sempre più l’uomo e i vari settori della sua vita può nascere (in senso tendenzialmente sempre più pieno) solo da una maturazione spirituale e umana sempre più profonda Lo scoprire sempre più profondamente i nessi tra la spiritualità- umanità (la filosofia, la psicologia, etc.) e le varie branche della conoscenza (es. economia, scienze) potrà stimolare (in alcuni? In molti?) una ricerca (una crescita integrale) che sia sempre più centrata (vitalmente) spiritualmente e umanamente, una sempre rinnovata filosofia (antropologia, etc.).

E’, prima di tutto, da qui, da questa ricerca in Cristo, che possono svilupparsi, tra l’altro, una comunione e un dialogo tendenzialmente sempre più profondi e, sotto certi aspetti, umani.

Come detto altrove, tutto questo cammino sempre più ricco, più intenso, più efficace nasce dal cercare Cristo e le “mani” che egli ci tende per una crescita non solo spirituale ma spirituale e umana.

D’altro canto è questo centrarsi realmente sempre più in Cristo che aiuta, ad es., una comunione sempre più profonda. E’ difficile vivere sempre più una tale comunione quando ci si ritiene in varia misura i protagonisti (in senso egocentrico) di iniziative anche, in un certo senso, positive. Centrarsi su Cristo aiuta anche a capire e superare (anche per le forti motivazioni) le crisi (anche ad es. quelle sociali, economiche, ad es. causate anche da una più limitata filosofia, antropologia, anche cristiana). Si potrebbe in un certo senso parlare, forse (e forse è già stato proposto), di “riserva antropologica” cristiana.

Mi pare interessante osservare che, più ci si centra profondamente in Cristo, Dio e uomo, più le branche forse più centrali del sapere (e del vivere) si uniscono profondamente (pur restando, talora, in maniera rinnovata, distinte) e integrano, sempre più equilibratamente, ogni conoscenza. In che misura le “mani” (certo ogni cosa (?) in un certo senso, sotto certi aspetti, è una mano che Cristo ci tende) che Cristo ci tende sono imprescindibili, per il cristiano, fonti filosofiche e culturali (spirituali e umane)? Come si può, anche solo in parte, darle, in vario modo e misura, per scontate (senza quella tensione sempre più profonda di ricerca cui accennavo anche sopra)?

Così, per il cristiano (e per la Chiesa?), sempre più chiaramente anche la crescita della società appare opera del Signore, che impara (e insegna) a cercare sempre più e sempre meglio e nel quale impara ad abbandonarsi sempre più profondamente e a riporre una fiducia (non ingenua) sempre più grande nella sua capacità di rinnovare anche la storia e, tra l’altro, a leggere sempre più profondamente (anche nella storia umana, cioè, tendenzialmente, col succedersi delle generazioni?) i possibili segni spirituali e umani del disegno di Dio, della sua opera, che sempre più chiaramente (il cristiano) vive come storia della salvezza integrale, spirituale e umana.

E ciò è affascinante, coinvolgente, affratellante, etc. Anche nella storia, sembrerebbe (analizzare meglio), i paesi vivono il loro ciclo più positivo quando una “idea” forte coinvolge la gente. Se è sbagliata prima o poi crollerà, anche antropologicamente. Se è corretta sarà aperta ad equilibrati sviluppi, modifiche, etc. A tale proposito in questo mondo che cambia vorticosamente la Chiesa (e in senso tendenzialmente sempre più pieno, solo la Chiesa) forse avrà sempre più la possibilità di imparare a rinnovarsi con la necessaria calma e prudenza ma anche con la necessaria rapidità proprio perché sempre più, tendenzialmente, centrata (e centrante) spiritualmente e umanamente in Cristo Dio e uomo. E anzi potrà (talora?) sempre più aiutare (nel rispetto del loro cammino) anche i non credenti, etc. a ritrovare (a comprendere in modo rinnovato) il senso, talora perduto, del loro impegno.

In effetti anche la rapidità del cambiamento può spingere, forse, talora, al nichilismo (quando parlo di nichilismo talora includo anche altri atteggiamenti), anche perché diverse aree culturali possono avere difficoltà a rinnovarsi rapidamente anche per motivi inerenti alla loro filosofia o, ad es., politico- organizzativo- filosofici.

Nell’orizzonte di queste riflessioni sulla fiducia in Dio, sulla Chiesa, etc. va osservato, ad es., che anche nell’attuale società italiana già molti sono i fermenti positivi (che certo vanno sviluppati, integrati, etc).

La tendenza che talora si manifesta a guardare in qualche caso con totale sfiducia alla società, a riscontrare l’impossibilità di fare qualcosa di incisivo per cambiarla può nascere da tante cose, ad es. dall’idea scientista (ma, significativamente, forse anche “consumista”, ad es.) di una società perfetta che toglie la possibilità di vedere con equilibrio pregi e difetti e di sperare (e di saper riconoscere) in una società migliore pur con tutti i suoi limiti. Altra idea che può alimentare (talora in modo, per così dire, quasi subliminale) il nichilismo, lo scoraggiamento, il rifugiarsi nel privato e che dunque può fare comodo a più di qualcuno per svariati ma intuibili motivi.

D’altro canto se pensiamo per assurdo ad una società perfetta (e tanto più impossibile senza l’uomo) formata da uomini egoisti essa risulterebbe ingiusta e “invivibile”. Bisogna aiutare a comprendere sempre più ed in modo sempre più equilibrato quanto la storia possa dipendere dagli uomini.

Se accettabile o, perlomeno, da prendere in qualche considerazione, il discorso sullo spostamento di S. Pietro potrebbe, forse, aprire nuove vie di ricerca e di comprensione non solo a livello ecumenico.

Tra le tante riflessioni che con evidenza possono emergere, ad es. il ruolo delle comunità, dei laici, delle donne, vorrei sottolineare anche una possibile più profonda comprensione del mistero di Maria che il papa mi pare abbia chiamato ministra di salvezza (E’ evidente che non mi riferisco al sacerdozio delle donne, nel quale non credo così come non credo, come principio e con tutta la comprensione, a molte cose “strane” che la società ci propone e che tra, l’altro, non hanno alcun serio fondamento né biblico né umano ma che in compenso costituiscono in vari casi alcune delle più subdole e pericolose forme di distruzione della società).

Anche 1’“essere Spirito” (umiltà, nascondimento, accoglienza, pacificazione, comunione, comunicazione, etc), 1’“essere Maria” possono talora costituire “zone intermedie” (di cui ho parlato altrove. Ne sono anzi- nel caso delle z. i. strutturali- talora (sempre? Anche solo lo Spirito?) il senso (e le fonti?) profondo (in qualche modo?). Qui sottolineo che, forse, ci possono essere z. i. (in un certo senso, in qualche modo) strutturali e z. i. strutturali e/o contingenti. Contingenti, a causa, ad es., di una più limitata comprensione filosofica, antropologica, etc. Ma tutte, proprio (anche) perché intermedie, possono risultare più difficili ad essere osservate e comprese (sempre più. Anche in questo scritto gli spunti sono tutti da valutare, vagliare più approfonditamente e, casomai, sviluppare).

Viviamo in una società dalle mille influenze che non sempre giungono alla nostra consapevolezza pur, di fatto, influenzandoci (talora) in varia misura.

Ad es. le teorie umanistiche (non proporre, non intervenire, lascia esprimere e basta…) che talora hanno riscosso e forse ancora riscuotono qualche successo anche tra i cristiani sembrerebbero rivelare una chiara origine soggettivista, “moderna”, protestante.

La natura stessa, in qualche modo, ci parla non solo della natura del Padre, del Figlio e dello Spirito ma anche, per meglio dire, forse, sono loro (in qualche modo?) con le loro rispettive personalità (sottolineo questo aspetto) che ci parlano attraverso determinati elementi della natura ed insieme nell’insieme della natura. D’altro canto ogni dono di Dio è un dono personale (e trinitario) cioè, tra l’altro, che ci fa con tutto sé stesso.

Forse è un segno anche per la Chiesa (e per l’umanità) che il papa (Paolo VI) che chiuse il concilio sia morto “vedendo” il Cristo trasfigurato.

La redenzione è (forse, forse in un certo senso, almeno) un dono che Dio non finisce mai di donarci

(anche da prima dell’incarnazione) sempre più profondamente.

Ma la pienezza virtuale della redenzione (mi pare) sta, sovrabbondantemente, nella pienezza virtuale della rivelazione (di cui avrebbe avuto bisogno anche un’umanità non ferita dal peccato). Perché la “rivelazione” è rivelazione (virtualmente piena) dell’amore di Dio stesso, della sua comunione, della sua misericordia, etc. (l’incarnazione, poi, potrebbe essere avvenuta per sovrabbondanza d’amore, etc.).

Ma, ad es., la comprensione della misericordia di Dio (aspetto importante -almeno entro certi limiti?- della redenzione) è, nel cammino dell’uomo, tendenzialmente sempre in crescita.

Tra l’altro se il problema di Dio è rispettare la nostra libertà ecco che nell’aldilà può fare, forse, agli

uomini (con gradualità e delicatezza ed in paragone ad alcune, almeno, circostanze personali terrene) molti più doni (senza violentarli) (anche?) perché lì la scelta per lui è definitiva.

Chiesa e filosofia ed altre possibili riflessioni (è un brogliaccio, tutto da vagliare, di pensieri talora, in particolare, più del solito, non so quanto nuovi, scritto così come è venuto e senza la solita, pur minimale, correzione)

Come emerge da tutti i miei scritti, è evidente che la Chiesa, in Cristo, nel suo Spirito, può sotto vari aspetti e in varia misura essere considerata una fondamentale fonte filosofica (la fondamentale?) dove s’intende filosofia in senso integrale, spirituale e umano e sintetico di tutta la cultura e di “tutta la vita”.

La Chiesa può sviluppare in Cristo nel suo Spirito tutte le conoscenze in dialogo e in una collaborazione attiva, a tutto campo, con tutta l’umanità (con tutto il creato. Vagliare questo spunto, anche in tutta la sua ampiezza di significati possibili, e casomai svilupparlo). Dunque chiarificare continuamente i vari ruoli (es. pontefice), sviluppare la crescita, la comunione nelle e tra le comunità cristiane, sviluppare le reti comunicative e operative con ed in tutta la società rinnovando formazione, annuncio, condivisione, carità, fermentando ogni aspetto della cultura e della vita, ecco questa continua crescita spirituale e umana rinnova in Cristo tutta la vita e dunque tutte le conoscenze. Questa crescente attenzione corale alla crescita e all’impegno (intesi in questi sensi sempre rinnovati) favorisce tendenzialmente un’attenzione sempre più profonda alla riflessione, all’innovazione (motivo in più per saldarla ad una crescita personale e comunitaria che tenga in considerazione tanti eventuali pericoli) in tutti i campi.

E’ solo uno spunto da sviluppare in tutta la possibile ricchezza delle sue possibili implicazioni (cosa già avviata nei miei scritti) e, tra l’altro in collegamento col passato, presente e lo stesso futuro. Lo stesso pluralismo anche lì dove fosse in parte espressione di limiti che si vanno ormai acclarando risulterebbe comunque, sotto certi aspetti, almeno, una ricchezza, il senso di una storia, di un cammino (almeno sotto certi aspetti, in Cristo). Sebbene sia possibile che aspetti importanti della conoscenza rimangano nel singolo (perché non capiti, lasciati cadere, non approfonditi in un dialogo ed in uno sviluppo anche operativo personale e comunitario, etc. Qui va subito chiarito, tra l’altro, che la filosofia è sempre intesa in senso personale e comunitario e non come una “cosa”) è la ricchezza, il fermento di vivere nel corpo di Cristo (che tra l’altro travalica (?) i confini della Chiesa visibile- ma ha in essa, pur con tutti i suoi eventuali limiti, la sua radice (uso termini sbrigativi in tutto lo scritto)- e forse tocca, almeno sotto certi aspetti- vagliare, sviluppare- tutti gli uomini) e comunque in dialogo, collaborazione con tutti gli uomini.

Si comprende sempre più un altro aspetto importante: la filosofia è un’opera sotto molti aspetti di tutta la Chiesa non solo come crescita comunitaria ma anche come sempre rinnovata capacità di comprensione, di accoglienza di qualsiasi granello di verità, di vita vera da ovunque provenga. E’ necessario, in questo senso, un cammino sempre più approfondito di crescita spirituale e umana. Filosofia come accoglienza. Un filosofo incompreso fa, in qualche misura almeno, filosofia solo per sé (e meno bene perché non può dialogare più approfonditamente o trovare eventuali spazi operativi, etc.). D’altro canto filosofia come piccolo seme. Filosofia anche come dono dello Spirito di Cristo alla Chiesa alla quale (e alla stessa umanità) può, nei disegni di Dio, non essere necessario che pervengano realmente tutte le intuizioni, pur positive, di tutte le singole persone umane. Filosofia come mistero nella storia della salvezza.

In questo senso, di una crescita, di uno sviluppo comunitario, forse si possono comprendere sempre più tanti aspetti. Ad es. (forse non nuovo) la potenza evocativa delle parole, il rischio che il loro significato venga riassorbito da una banalizzazione comune: come possibile esempio, tutto da vagliare, la parola felicità può suscitare significati troppo diversi per suscitare sempre riflessioni in profondità, si potrebbe allora immettere più spesso nel linguaggio un’altra espressione chessò, dovrei pensarci meglio, potenza di resurrezione.

Parole, espressioni, etc. come semi… Filosofia come linguaggio, linguaggi, immagini, suoni, etc.

Su questa scia ci si può chiedere se e perchè l’arte di alcune epoche in particolare risulti, talora almeno, forse più bella, più profonda, più capace di aiutarci a penetrare nel mondo dello Spirito. Ciò è forse dovuto anche ad una visione unitaria, con tutti i suoi limiti, del mondo, meno frammentata in mille rivoli che possono finire per spegnerne la profondità vitale, il senso, la spiritualità? Analizzare meglio ed eventualmente sviluppare. Ad es., nella cultura di certe epoche, forse, pur con tutti i limiti ed errori, tutto, forse, in qualche misura, sotto certi aspetti, nasceva da Dio e a Dio tornava. Nella Chiesa contemporanea si sta forse sviluppando la possibilità di una nuova, aperta, potente possibile via di sintesi che s’innesta e si alimenta nella vita concreta in tutte le sue dimensioni, in dialogo e in collaborazione “con tutti”. E si sta altresì sviluppando la consapevolezza della necessità di questa via di sintesi, aperta e plurale, comunitaria, capace di coinvolgere in un certo senso ogni persona ed ogni aspetto della vita.

Questo sviluppo delle reti, della comunione può favorire una continua ricomprensione della comunione nella Chiesa in tutti i sensi e a tutti i livelli e in uno scambio talora in qualche misura reciproco anche una continua ricomprensione della collaborazione civile, economica, politica, istituzionale a tutti i livelli e in tutti i sensi.

Si possono aprire sempre più spazi non solo per un’economia complementare (più che alternativa) più basata sul significato umano dell’impresa ma anche più feconde interazioni tra i vari tipi di economie (e di rapporti civili, sociali, etc.) e, in questa crescita profonda, anche una comprensione più umana, più profonda – e più realistica- della stessa economia di mercato.

Lo sviluppo delle reti, della comunione, etc. può, forse, altresì, in forme (sempre) nuove ricostituire quella solidarietà dei deboli e con i deboli che la società postindustriale ha in qualche misura forse spezzato. E può forse farlo talora in maniera anche più positiva e costruttiva, sulla base di valori più universali e condivisi (che potranno forse anch’essi essere fonte di magari graduale riscoperta di altri valori umani oggi misconosciuti), temperando così, almeno, il possibile insorgere di solidarietà negative.

Fino a che punto si è sviluppata un’analisi storica e teorica (ma nel senso più profondo spirituale, formativo, pastorale) degli orientamenti di fondo della Chiesa verso la società? La Chiesa- lievito, la Chiesa- forza politica e sociale.

Potrebbe forse essere utile approfondire la comprensione dell’ipotesi che la scelta della Chiesa lievito abbia comportato un abbandono della politica da parte di molti cristiani. D’altro canto forse ciò è avvenuto perché non era a lungo possibile portare avanti un così, talora, in qualche misura, meccanicistico, massificante, integralistico (almeno come pericolo) rapporto tra fede e politica. Ma questo ritrarsi in sé stessi ha forse in qualche misura comportato un allentamento della tensione spirituale tra i politici cristiani e d’altro canto probabilmente ha finito anche per inaridire, isolare, la crescita interiore finendo talora per ridurla ad un asfittico, in qualche misura, filantropico, servizio all’interno della parrocchia, ad es.

Era forse assente una filosofia, nel suo senso più alto, spirituale e umano, più profonda, più articolata, più capace di crescere in Cristo e di entrare (anche così crescendo) in lui nella vita in tutte le sue dimensioni, anche sociali e politiche. Era forse assente una formazione spirituale ed umana più profonda.

Forse il reciproco anche se non subito parallelo integrarsi di crescita ed impegno personale e comunitario può indicare una via mediana tra le ipotesi di Chiesa- lievito e Chiesa- forza politico-sociale (e quindi si potrebbe sviluppare sempre più un dialogo tra queste tendenze). Una Chiesa che si indirizza verso una più profonda formazione e gradualmente si avvia ad un impegno personale e comunitario nella società che innerva una rete di fermenti cristiani in ogni ambito e tra i vari ambiti vivificando e rinnovando la società. E’ da questo sviluppo che può nascere una nuova influenza sociale e politica ma poi anche nei partiti, dei cristiani.

Un’influenza che ha la sua fonte profonda in una rinnovata crescita spirituale e umana, personale e comunitaria. Qui starà sempre un passaggio delicato: la tensione tra una tendenza a chiudersi in sé e quella ad uscire di sé dimenticandosi di sé e di Dio. Come fare? Anche qui appare necessario un dialogo, una ricerca, un continuo scambiarsi esperienze, etc.

D’altro canto solo da una comunità cristiana spiritualmente e umanamente viva potrà nascere una rappresentanza anche politica tendenzialmente sempre più matura e rinnovata. Altrove ho espresso alcune possibili valutazioni sulla questione sistema proporzionale- sistema maggioritario in riferimento al rapporto, nell’attualità italiana, Chiesa- politica, partito- partiti (di, con) cristiani. Potrebbero rivelarsi questioni da valutare in modo diverso in relazione alle concrete situazioni storiche.

Questo cercare punti di contatto, vie mediane può essere valutato anche, ad es., a proposito del rapporto tra pastorale della grande comunità ecclesiale (es. giubilei, GMG) e pastorale formativa ordinaria. Si può scoprire forse sempre più anche qui la complementarietà, il possibile reciproco stimolarsi di questi aspetti se si cercano sempre più le vie per armonizzarli. Sono altri aspetti di questa continua crescita a tutto campo.

Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, dei trasporti, etc. che, sotto vari aspetti, può avvicinare e “rimpicciolire” il mondo potrà avere ad esempio effetti sulla stessa comprensione della comunione intorno a Pietro. Anche grazie a tutto questo, una comunione di Chiese, non solo di vescovi, una collaborazione intensificata, un (forse) minore peso della dislocazione territoriale della sede di Pietro, una più facile (?) possibilità di spostarla a seconda delle esigenze della evangelizzazione e della promozione umana (sono tutti, anche di più in questo scritto, spunti da rivedere, vagliare, casomai sviluppare).

La riscoperta dell’altro come fonte filosofica di crescita può essere considerata forse l’inizio di un cammino che non solo porta, come ha portato, ad una più profonda riscoperta dell’Altro come fonte di conoscenza ma ad ulteriori passi come, nello Spirito, alla scoperta della venuta di Cristo (del Messia) a me nell’altro (pur con tutti i suoi limiti e, almeno talora, anche, in qualche modo, grazie anche ai suoi limiti). In questo senso, poi, dire “nello Spirito” significa dire, comunicare, venire nell’Amore del Padre e del Figlio. Neanche Dio senza amore potrebbe, entrare nel nostro cuore. E vi può entrare più di noi stessi solo perché è l’amore.

Sulla scia di queste riflessioni possiamo forse chiederci sempre più attentamente in che misura il cammino di Cristo sulla terra rivela il cammino di ogni uomo.

Si può dire, ad es., che c’è (nelle situazioni opportune) una pentecoste, in Cristo, nel suo Spirito, anche dei nostri cari defunti?

Ancora, questo Cristo che anche dopo la resurrezione sta con i suoi discepoli, etc. fino a che punto ci può lasciar pensare che tutti i rapporti umani che abbiamo vissuto saranno portati alla pienezza del loro amore e non si estingueranno? Genitori, figli, amici… fino a poter pensare che marito e moglie si ameranno pazzamente? E allora un vedovo risposato?

Ancora, i possibili limiti, i possibili errori (?) di Cristo ci aiutano a capire anche l’uomo?

A proposito di questa crescita, poi, si potrebbe sottolineare che l’attenzione sempre rinnovata ad una sempre più profonda crescita spirituale e umana, personale e comunitaria, è una pista che comporta, pur tenendo conto delle diverse condizioni, vocazioni, etc. una sempre rinnovata serie di scelte anche concrete in tutti i sensi e a tutti i livelli (culturale, pastorale, operativo, etc). Dal possibile dialogo, confronto su queste scelte concrete potrebbe forse in parte, talora, anche chiarirsi (forse, talora, più facilmente?) come può essere in realtà molto differenziato il grado, la chiarezza, ma anche la varietà di attenzioni a questa crescita spirituale e umana complessiva.

Elenco di seguito alcuni di questi generalissimi, possibili, tendenziali (tenere conto delle condizioni, vocazioni, etc.) atteggiamenti concreti.

– Il primo è il riferimento a Cristo Dio e uomo: una crescita integrale in lui, non solo come Dio, non solo come uomo, cercando di accogliere in lui, nel suo Spirito, la verità da qualunque parte provenga ma cercando di porre attenzione a non sostituirlo con riduttive fonti umane.

– Una filosofia (intesa nel senso più profondo spirituale e umano e sintetico, in senso sempre aperto, di tutta la cultura), una cultura sempre rinnovata. Dunque un continuo rinnovamento spirituale e umano alla ricerca della divinità e dell’umanità dell’amore del Padre. Di qui un continuo rinnovamento anche teologico, dottrinale, etc. Inteso in questo senso, non intellettualistico, questa profonda attenzione ad una cultura sempre rinnovata può essere un aspetto della ricerca profonda di una spiritualità sempre più divina e umana.

– L’attenzione alla crescita, alla formazione integrale spirituale e umana in Cristo. Attenzione qui anche alla psicologia ma (come detto sopra) nella sempre più profonda capacità di riconoscerne gli aspetti scientistici, riduttivi, tecnicistici. Gli spunti interessanti della psicologia vanno fatti propri (sempre più profondamente e in modo sempre rinnovato, anche modificato, etc.) in una crescita (ad es., non in uno studio solo a tavolino, né in un tirocinio solo tecnicista, dunque riduttivo) spirituale e umana, personale e comunitaria, dunque in una maturazione personale in Cristo Dio e uomo.

Evidentemente attenzione alla propria crescita e, con discrezione, rispetto, etc. a quella altrui.

– Aspetti importanti di questa crescita (magari da inserire gradualmente) sono l’ascolto comunitario, dialogato della Parola con un esperto formatore (comunque una dialogante comunità di crescita spirituale e umana) e il dialogo con un esperto formatore spirituale e umano (di quest’ultimo evidenzio il grande amore, la capacità, il desiderio di ascoltare profondamente la graduale crescita nella capacità di discernere con prudenza e con serenità la crescita spirituale e umana, le sue tappe, i suoi passaggi, etc. Oggi talora si finisce per chiamare prudenza la propria sostanziale disattenzione, impreparazione, insicurezza di fronte all’umanità o per chiamare serenità questa stessa superficialità, inesperienza, etc).

– Consapevolezza che si cresce anche vivendo in mezzo agli altri, che la stessa cultura (in tutte le sue dimensioni) si può sviluppare più profondamente anche nello svolgersi di una concreta operatività. Emerge una tensione, un’attenzione (da vivere con equilibrio, tenendo conto delle situazioni concrete) a due pericoli: il rinchiudersi in uno spiritualismo più o meno consolatorio il ridursi ad un attivismo svuotante.

Attenzione ad apprendere da tutti, a capire l’altro, a dialogare secondo la sua reale crescita spirituale e umana e non secondo schemi prefabbricati, etc.

Attenzione alla condivisone umana possibile.

Va sottolineato che anche gli aspetti più formativi della crescita come ad esempio il dialogo con il formatore nel tempo cambiano quanto a modalità varie ma il rapporto continua ad essere cercato. La

ricerca è sempre integrale, spirituale e umana.

– Ecco dunque che forse si possono accogliere (tenendo in conto le diverse condizioni, vocazioni, etc.) questi aspetti della crescita ad es. più o meno distrattamente, con una convinzione più o meno determinata o pensando che sono tutte cose che vengono da sole.

Come ho scritto altrove le persone trinitarie agiscono sempre insieme (si vedano, per comprendere ciò che intendo, le riflessioni altrove svolte sul problema del Filioque). Dunque anche il dono di cercare, di comprendere, di vivere, etc. più intensamente la verità è un dono di tutta la Trinità. Però questo aspetto, che sotto certi riguardi può divenire più evidente quando sembrerebbe di osservare una persona (a) che magari, pur non avendo ancora trovato Cristo, cerca la verità con maggiore intensità (se e in che misura, etc. ci sia un rapporto tra intensità della ricerca e verità può essere un argomento forse da approfondire e forse proficuamente in molti sensi spirituali, religiosi, filosofici, psicologici, sociali, politici, economici, etc. Tendo a pensare che avvicinandosi sempre più al centro di questo rapporto il collegamento intensità- verità si possa fare più stretto- perché ad es. il Dio vero viene trovato e tutto l’uomo viene ritrovato- ma non ho riflettuto. Ripeto, comunque, che Cristo stesso, nel suo Spirito, ci dona di cercare più o meno intensamente) di un cristiano (b), questo aspetto, dicevo, ci induce a soffermarci più chiaramente sul fatto che la verità (l’aspetto veritativo della conoscenza in particolare e ancora di più il significato) è una realtà spirituale. Una tale persona (a) infatti sotto certi aspetti può (almeno talora? Riflettere) essere più vicina alla verità di(b).

Questa sottolineatura può forse aiutare ad osservare, ad evidenziare in qualche modo, come la verità sia trinitaria. (Adorare) cercare (essere cercato dal) il Padre (l’Essere) in Spirito e verità (poi questo fondamentale “movimento trinitario” nell’uomo è incarnato: spirito, psiche, soma). Una persona può sperimentare (sotto certi aspetti? In certi casi? Riflettere) la luce, il beneficio maggiore sia del comprendere più profondamente una stessa verità sia del trovarla in maniera più definita, chiara. Sono luce, benessere, che egli avverte in tutta la sua umanità, spirituale- psichico- fisica (ci sono forse spunti per riprendere e (forse) approfondire la “grammatica dell’assenso” di J.H. Newman).

In queste riflessioni possiamo trovare anche un possibile aiuto nel rispondere a chi dice di credere solo a quello che vede (cosa vede? L’uomo è un mistero, un essere spirituale sempre più comprensibile solo nello Spirito di Cristo).

Queste riflessioni ci aiutano a comprendere che la Parola di Dio (Cristo) è una parola personale (e comunitaria) detta oggi ad una persona (comunità). Una parola sempre personale, sempre attuale, sempre nuova, che dice, nello Spirito, cose nuove (e sempre più intensamente, profondamente, etc.) alle singole persone e alla Chiesa, nel tempo.

Nei miei scritti si possono forse trovare spunti innovativi o che comunque, forse, sono su una linea innovativa e che aiutando magari a comprendere più profondamente il mistero di Cristo aprono strade nuove anche, ad es., nel dialogo ecumenico.

A proposito della dottrina della giustificazione, ad es., se noi riteniamo che il problema di Dio è rispettare la nostra libertà possiamo allora sostenere che se anche solo implicitamente desideriamo il paradiso, anche non pentiti, il Signore ce lo darà lui il vestito della festa, etc., cioè Cristo che ama in noi. Quindi in noi c’è un atto minimale (ma c’è) che è il desiderio di essere accolti da Dio. Da Dio c’è l’infinita sua grazia, misericordia che si propone e non s’impone.

Ecco allora che si potrebbe capire forse meglio cosa vogliono forse sottolineare, talora, alcuni protestanti cioè che l’amore di Dio è un dono totalmente gratuito, che l’uomo può ricevere senza meriti e vivere nella più totale libertà (priva di minacce) ma anche quello che dicono alcuni cattolici cioè che una scelta, un atto (qui inteso in senso minimale) dell’uomo ci deve pur essere (altrimenti, del resto sarebbe calpestata la sua libertà, umanità).

Qui si inserisce il discorso sulla vita terrena. Perché nella vita terrena Dio non ci dona una tale grazia se poi in paradiso ce la dona? Una risposta potrebbe essere che qui la nostra scelta non è definitiva e che dunque donarci qui l’amore più pienamente finirebbe per essere (ad es.) una violenza alle nostre scelte. Andando in paradiso invece la nostra scelta per quanto imperfetta sarebbe definitivamente per il bene e l’amore ed allora il Signore può donarcelo (magari anche lì in qualche modo gradualmente) senza violentarci.

Questa possibile comprensione, nello Spirito, dell’amore di Dio potrebbe forse anche rasserenare una possibile visione dell’uomo come troppo irreparabilmente contaminato dal peccato, perché si capirebbe che la Parola di Dio non è una legge che mi schiaccia (e colpevolizza) ma un amore che viene con sapienza e delicatezza a liberare l’uomo, che lo capisce, etc. (una verità, vita, da accogliere e far crescere nello Spirito e non nella legge. Uno Spirito che guarda al cuore e non alle apparenze).

Così si può osservare che possono, in un certo senso, sotto certi aspetti, essere molto più profondamente partecipi della Chiesa invisibile persone che sono fuori della Chiesa visibile che persone che ne sono dentro, anche se anche questo, nell’ottica dell’amore di Dio potrebbe, male interpretato, risultare un discorso moralistico (anche qui come in tutto lo scritto, riflettere molto di più).

Difficile penetrare il mistero di come saranno tante cose in paradiso (ma talora non inutile, ad es., rifletterci). Ad es., forse il vedere faccia a faccia coinciderà con il credere. Una cosa sembra possibile: la fede, almeno in un certo senso, forse non cesserà in paradiso perché noi vivremo anzi forse sempre più questo così intimo, fiducioso (ad occhi chiusi, vorrei dire) abbandono in Dio.

A proposito delle riflessioni sulla redenzione sviluppate altrove vorrei chiarire che va sempre cercato un equilibrio tra la possibilità di comprensione, la possibilità di fare ipotesi, il mistero, etc. Avrei potuto forse chiarire meglio questo equilibrio.

Posso qui aggiungere che sotto certi aspetti (perché ad esempio Maria è stata preservata dal peccato) che la redenzione forse è ancora in atto anche come essere riaperti sovrabbondantemente dall’amore di Cristo universalmente. La redenzione è anche una via comunitaria (almeno sotto certi aspetti?) che è nata in pienezza virtuale proprio da Cristo e dalla sua Chiesa (?).

Ci si può chiedere se l’umanità ferita dal peccato ma riaperta al dono dello Spirito e fedele ad esso sia stata già pienamente redenta prima di Cristo. Si presenta la possibilità che, per quanto liberata dal peccato, questa umanità (gli uomini concreti, ad es., della storia anticotestamentaria) non abbia potuto riaprire il cuore quanto avrebbe potuto vivendo in un ambiente non ferito. Ma Cristo glielo riapre virtualmente molto di più (all’infinito).

Ora Maria è stata preservata dalle conseguenze del peccato originale, era cioè (anche per questo) piena di grazia, amata da Dio. Questo amore di Dio le ha aperto il cuore come era a lei (in un ipotetico mondo senza peccato? O semplicemente è stata liberata dall’inclinazione al peccato ma subiva, in qualche modo, la mentalità più chiusa degli altri (ma allora in qualche modo vedi sopra storia- anticotestamentaria. Forse è stata liberata più pienamente da questa inclinazione. Sono solo spunti). La sovrabbondanza della vita in Cristo può tendenzialmente superare anche le influenze negative di mentalità attuali) possibile prima di Cristo. Ma ciò non tanto, secondo un’interpretazione forse un pò legalistica (se letta in un certo modo), in previsione dei meriti di Cristo ma, forse, in previsione dell’amore di Cristo (e dunque anche- e magari in che misura- della sua progressiva rivelazione?) il quale l’avrebbe sostenuta nella impegnativa via di crescere nel bene, di fidarsi di Dio senza (tra l’altro) aver sperimentato su di sé gli effetti del proprio peccato. Cristo stesso forse è stato a sua volta sostenuto da Maria (e Giuseppe, etc.) su questa stessa strada. Possiamo così osservare che se negli altri uomini forse (sono misteri) la redenzione virtualmente piena avviene virtualmente con la sovrabbondanza della Rivelazione, in Maria si può forse parlare di redenzione previa, cioè di preservazione dalle conseguenze del peccato (ma, come detto, in che senso?) e poi di rivelazione (e conservazione e crescita nella fedeltà) successiva (sono misteri e, queste, riflessioni appena abbozzate ed eventualmente da approfondire).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appendici (pp. ss. tutti scritti velocemente senza rivederli)

Capire il mondo, i suoi linguaggi, le sue problematiche, le sue ottiche. Come andargli incontro? In qualche caso, almeno, forse proprio incontrandolo sulle sue vie. Ad es. in quest’epoca in cui si diffondono i consulenti dell’immagine, del comportamento, i coaches personali, i personal trainers, si potrebbe forse comunicare con tante persone proprio, in una rivoluzione per certi versi a 360°, mostrando che l’immagine non può che essere il risultato di una maturazione spirituale e umana (in Cristo) sempre più profonda o, almeno, di una maturazione nell’amore umano. Altrimenti rischia di diventare talora una truffa ai danni del cliente. Forse una certa consulenza potrà essere di aiuto in brevi apparizioni, specie se senza interlocutori, ma anche in questi casi c’è da chiedersi quanto sia possibile scindere queste manifestazioni da un amore che cerchi di maturare (qui si che possono risultare utili saggi e ben studiati consigli). Cosi forse anche una ricercata cura della propria apparenza potrebbe forse, talora, divenire percorso per scoprire più profondamente l’amore come via della vita.

Un consulente a buon mercato, poi, può talora dare consigli a buon mercato cioè che, tra l’altro, non richiedono un impegno di crescita. Ma anche qui c’è da dire che un consulente (diciamo così, cioè esperto in quel dato campo- nella misura in cui ciò è necessario) cristiano può dare consigli tendenzialmente più realistici e che al tempo stesso stimolino una serena, graduale, libera, riflessione (sull’amore) che potrebbe aiutare, tra l’altro, talora con stupore, a stare veramente meglio anche con sé stessi mentre la consulenza dell’immagine rischia in altri casi di divenire un simbolo della nevrosi odierna portata alla talora ossessiva esasperazione dello studio. Un altro aspetto forse interessante (tra l’altro perché può essere sviluppato, in Cristo, sempre più in profondità) di queste riflessioni è che la cultura dell’immagine nella sua versione superficiale non può che trovare terreno di coltura dove è più diffusa la superficialità (è un discorso complesso, comunque. Ad es. può essere talora necessaria anche l’esperienza). Sono solo spunti di un fenomeno e di un argomento (la cultura dell’immagine- che, tra l’altro, può forse divenire elemento strutturale, talora in senso distorsivo, di una società e di una cultura) che mi paiono possibili fonti di utili studi e di molte altre utili considerazioni.

Per certi aspetti questo fenomeno può forse essere avvicinato, collegato ad es. all’interesse per la new age o anche alla forse anche più elitaria (recente, per certi versi) cultura del benessere (con i suoi guru, etc.): talora questi atteggiamenti sembrano anche richiedere una strada (spiritualità) che aiuti l’uomo senza massacrarlo (umanità, spiritualità umana) ma invece comprendendolo sempre più profondamente in tutta la sua umanità.

Qui mi pare utile ribadire brevemente ma con sempre maggiore chiarezza che il cammino in Cristo (con l’aiuto di ogni uomo) è quello che tendenzialmente in modo più pieno rivela l’uomo, ogni singolo uomo, nella sua interezza e che forse si avvicina un periodo in cui sempre più molti uomini potranno sentirsi sempre più capiti, amati, aiutati (da sempre più cristiani- e quindi, e all’infinito di più, da Dio- vorrei dire “prima di tutto” perché forse anche altri potranno almeno incamminarsi alla ricerca di valori autentici sempre più compresi in chiave di crescita umana autentica) a trovare la serena, libera, bella, gioiosa, anche se talora non senza prove, via della vita (ogni limite nella comprensione spirituale e umana dell’uomo, di ogni singolo uomo, del suo cammino di crescita, etc, ogni limite- consequenziale sotto certi aspetti?- nell’attenzione (anche concreta, diretta, sul campo) verso ogni singolo uomo può costituire (anche entro certi limiti di significato, forse, perché non è umano essere perfetti e, prima ancora, perché Dio opera al di là dell’uomo) un ostacolo in ogni campo della vita, della conoscenza, della cultura, etc. Talora invece sembra che contino nel migliore dei casi i principi più o meno astratti mentre della disattenzione o dell’attenzione superficiale all’uomo e ad ogni singolo uomo non ci si deve granché preoccupare, se non ai fini di una così in parte svalutata carità). Ma vorrei anche ribadire che è proprio l’affidamento a Dio, al di là di ogni limite umano, l’ottica nella quale comprendere, vivere, anche ogni crescita dell’uomo e dell’umanità. Ma proprio in quest’ottica comprendiamo anche, sotto certi aspetti, più chiaramente che redenzione sempre più profonda è anche vivere in una umanità che più profondamente, più diffusamente, ci può capire ed amare sempre meglio.

Gli psicologi sono, sotto certi aspetti almeno, quasi le vestali di una società scientista. I messaggi subliminali (quasi strutturali, almeno talora?) di cui può essere più o meno consapevolmente portatore (talora?) lo psicologo possono essere molteplici e forse richiederebbero riflessioni molto approfondite.

La crescita sempre più approfondita nella Chiesa di una spiritualità sempre più umana, capace di capire “tutto” l’uomo potrà sempre più ridare alla Chiesa quella vicinanza intima e discreta ad ogni uomo che, in profondità, in virtuale pienezza, è propria solo del cristianesimo.

Quella vicinanza che in parte, anche se in modo tecnico (ma con forti conseguenze filosofiche), gli è stata strappata (prima di tutto in quanto sottilmente portatrice di un’altra filosofia) dalla psicologia. Si sta sviluppando sempre più una spiritualità umana e una sempre più profonda conoscenza integrale dell’uomo (come detto altrove non si parlerà forse più di psicologi ma di formatori spirituali e umani, certo, con diversi livelli di preparazione e dunque anche di studi di “psicologia umana”- novità non solo nel termine (da cercare?) ma nell’impostazione complessiva, come detto- non solo “psicologici”, che può essere riduttivo e fuorviante). Nuovi padri spirituali (ma forse cambierà anche il nome: formatori? Accompagnatori (a sottolineare il dialogo, la ricerca comune piuttosto, ad es., che una forse obsoleta obbedienza, almeno in senso stretto, non dunque in quello della libera apertura, di una certa libera e critica docilità, fiducia)? Ma se preti anche, per chi vuole, confessori (con un aiuto forse grande a riscoprire questo sacramento, Cristo in esso), con le note distinzioni, delicatezze, etc.) potranno svolgere sempre più un ruolo delicatissimo e denso di significati anche nella società. Portatori di un modo sempre nuovo, più umano più naturale (rispetto alla psicologia), di cercare insieme la vita, sé stessi…E’ interessante tra l’altro, ad es., che da queste persone non si deve andare con la scusa, magari verso sé stessi, perché si deve pagare, di un problema da risolvere. Si può andare a cercare conforto da un fratello. Si può con un altro es. avere un primo contatto attraverso una confessione. Inoltre c’è anche il vantaggio della gratuità. Con il continuo crescere anche della preparazione culturale delle persone (anche del tempo libero, talora, ad es., etc), come osservavo sopra, si cercheranno forse sempre più maestri, punti di confronto, aiuti di vario genere. Potrebbe essere importante anche per i significati spirituali- culturali- sociali che vi siano molti di questi accompagnatori e siano effettivamente e facilmente rintracciabili (ma la mia strada personale per quanto dipende da me sarebbe questa ma non solo). Al punto, ad es., che anche nel mondo “laico” qualcuno potrebbe fare scoperte, potrebbe farsi domande su una filosofia più vicina all’uomo, ad es. (oltre che, in diversi casi, scoprire la bellezza di una ricerca libera anche insieme ad un cristiano, a cristiani). Certo per loro si porrebbero forse notevoli problemi spirituali-culturali e anche pratici, come mi parrebbe magari interessante verificare (ad es. non hanno “preti”). Si potrebbe obiettare che anche nella Chiesa non ci sono molti preti. Si potrebbe, tra l’altro, forse riscoprire un carisma di vari ordini religiosi ad es.? E gradualmente anche di laici preparati? Sono solo spunti e parziali.

L’affluenza che gradualmente si potrebbe forse sviluppare intorno a queste persone potrebbe portare alla nascita di molti gruppi del vangelo (un confronto nuovo, personale e comunitario, tra fede e vita), ad es. e magari, nei casi adatti, a tante altre cose.

Ascoltando una persona, per quanto mi è possibile, nell’autentico, divino e umano, Spirito di Cristo la aiuto (talora, almeno? Ma forse in qualche modo, sotto certi aspetti, sempre (?) perché lo Spirito di Cristo va oltre la mia capacità di ascoltare) ad ascoltarsi nello Spirito di Cristo.

Una possibile caratteristica di questa società che talora, in qualche caso, sembra disinteressata o poco interessata a comunicare qualche messaggio positivo ma è, sempre talora, più tollerante finisce sotto alcuni aspetti per divenire la consapevolezza del profondo rispetto dovuto ad ogni persona. Chi non fa non sbaglia, ci sarebbe da dire, ma una certa attenzione al rispetto non è forse casuale. Un atteggiamento invece di chi giustamente desidera comunicare messaggi positivi può finire per diventare magari di maggiore rispetto in profondità ma meno nei metodi e nelle forme (e questa può divenire una via nella quale le proprie più o meno accentuate bizzarrie educative fanno- talora inconsapevolmente- emergere i propri più o meno grandi problemi irrisolti). Abbiamo sempre da imparare gli uni dagli altri.

Il romanico e il gotico possono forse essere considerati come il frutto di mille anni di fede, di una

sintesi (che certo avrebbe dovuto anche essere sempre rivisitata) sempre più profonda nella fede.

Potremmo forse dire che la fede ha sempre più, sotto certi riguardi, illuminato ogni aspetto della vita, sotto certi riguardi forse purificandoli, nel tempo, da visioni più frammentarie e pagane.

L’espressività di questa possibile sintesi sembra toccare i vertici.

Sotto certi riguardi questo avviene, ad es, forse anche nell’islamismo, ad es., forse, con le moschee dei periodi in cui l’islamismo, con la sua profondità spirituale, era motivo di fermento per la cultura. Forse sentiamo spiritualmente (sul piano artistico) più lontane altre religioni e filosofie religiose che sembrano trasmettere talora, ad es, una sensibilità misterica ma forse più vissuta su un piano più terreno.

Sarebbe forse interessante una riflessione anche comparata sull’arte come espressione, lungo i secoli, nella storia concreta, delle varie religioni, filosofie religiose, etc.

Certamente non sono argomenti così semplici da affrontare e, tra l’altro, non essendo esperto della materia, ho solo lanciato un possibile spunto. Ma, anche se va tenuto conto della soggettività (talora

appunto anche spirituale- culturale) delle sensibilità, non bisogna forse perdere la possibilità di ipotesi valutative che possono maturare col maturare della persona, delle persone, etc.

D’altro canto, forse, il coinvolgimento che suscitano (in molti?) il gotico e il romanico (indicativamente) rispetto ad epoche precedenti e posteriori (e dunque, ad es., sotto certi aspetti, forse più mature ma forse, talora, più frammentate) della stessa cattolicità stimolano, almeno in un profano come me, molte domande (ad es. che rapporto vi sia tra la fede personale, la fede di un popolo- e la sua profondità, le sue caratteristiche- in un Dio personale e l’arte. Si può intuire- in qualche modo, almeno- la fede dall’architettura, dall’arte? E una fede profonda può partorire un’arte sublime?).

Una sempre più profonda crescita spirituale e umana può aiutare a vivere l’arte e a guardare ad essa in modo sempre nuovo, più profondo, più complesso, divenendo così anche tendenzialmente più consapevoli dei messaggi trasmessi, talora in parte inconsapevolmente, da altri modi, talora anche spirituali, di viverla e di guardarla.

Come si vede, anche qui andiamo ad affrontare da varie prospettive il problema anche dell’immagine.

Rimandando alle riflessioni sulla possibile (?) trinitarietà e (quanto all’uomo?) storicità (in un certo senso?) della logica brevemente osservo che le scoperte teologiche (spirituali) e matematiche (vedi Goedel) possono forse indurre ad impostare diversamente e forse in maniera più corretta (o più completa?) e convincente (perché si comprende meglio la logica) il problema del percorso logico che può portare a Dio. Solo Cristo fornisce sempre più profondamente, in un cammino graduale, nella storia, (in chi lo accoglie) le incognite che risolvono i concreti problemi dell’uomo (oggi, forse, comprendiamo sempre più che le incognite fondamentali (?) sono Dio- Padre, Figlio e Spirito Santo- e uomo- Cristo, appunto. Potremmo dire anche Maria?). Questa prospettiva, forse, comprendendo meglio (?) la logica, aiuta ad impostare meglio (?) anche il rapporto tra fede e logica: vieni (nella fede) e vedrai (ragionerai meglio, starai meglio, etc.). Sono solo spunti volanti (come tutto lo scritto “appendici”) tutti completamente da valutare, modificare, sviluppare, se del caso rigettare, etc.

Un possibile aspetto di queste possibili (?) riflessioni è (forse una volta di più?) che talora l’uomo si fida solo della sua ragione ma non sa neanche come usarla perfettamente, si fida solo delle sue idee ma queste non gli risolvono i veri problemi della vita. Eppure la logica stessa oggi (come oggi) conclude che la soluzione viene dentro (e chiarisce e risolve) ma da fuori e finché non viene quella giusta non si possono trovare più pienamente le soluzioni (tutto completamente da vagliare).

La scuola può contribuire alla formazione delle persone ma il problema è complesso. L’insegnante non può essere formatore spirituale e umano nel senso più, potremmo dire, interiore perché tra i suoi compiti ha quello di dare una valutazione scolastica del giovane. Forse talora questa prospettiva non viene così chiaramente evidenziata perché è in qualche misura assente una visione forse più profonda della formazione. Ma quando se ne tiene il debito conto diventa più chiaro che la scuola è un tassello importante di un complesso formativo molto più vasto. E diventa più chiaro, per il cristiano, che, pur non dovendo mai perdere il senso della problematicità delle soluzioni, forse la scuola cattolica può naturalmente stimolare da parte di tutti (ed essere da essi stimolata) feconde sinergie.

Altrove ho scritto di una possibile spiritualità- cultura sempre nuova (anche di una nuova via di sintesi organica- e aperta- della cultura) che, forse, si sta facendo strada con il contributo di molti (di tutti?) e ho sottolineato che questo è un problema fondamentale perché la scuola aiuti il giovane a crescere. Proprio perché nasce da una spiritualità sempre più viva ed umana parlarne (insegnando) in termini più, sotto certi aspetti, sistematici può talora risultare ancora più difficile perché si tratta di una spiritualità- cultura sempre più a misura d’uomo. E’ dunque evidente che il problema della formazione dei docenti (nella scuola cattolica in particolare) si fa sempre più delicato e viene anche qui a riguardare prima di tutto il loro concreto cammino di crescita spirituale e umana. Ci si può poi chiedere anche qui se non possa risultare estremamente importante dare spazio anche nella scuola cattolica a figure di ascolto di foro interno come quelle cui ho accennato sopra. E’ possibile per un insegnante ad es. cattolico o per un formatore (foro interno) cattolico operare nella scuola pubblica? La spiritualità umana insegna a dialogare sempre più profondamente con ogni persona profondamente rispettandola. Ma nel considerare la possibile ricchezza del pluralismo nella scuola pubblica bisogna tenere in conto ad es. i problemi di una certa neutralità, disorganicità, etc.

Altro aspetto importante, tenendo conto anche delle sinergie educative, potrebbe forse essere (ma non ho per niente riflettuto) quello di sviluppare, anche entrando nel concreto, l’aiuto (nella scuola cattolica (tanto più con le equilibrate sinergie di cui sopra)- e in che misura è possibile in quella pubblica?- forse questo aiuto potrebbe riguardare non solo aspetti teorico- pratici (anch’essi non separabili dall’umanità) ma la persona, le persone e l’ambiente intero. Anche questi talora vagheggiati (certo anche problematici) collegamenti con il “lavoro” sono visti talora in maniera forse riduttiva, non senza, talora, forse, lasciare in qualche misura insegnamenti, talora inconsapevolmente, riduttivi) all’ingresso nel lavoro, nelle professionalità, nella cooperazione, nelle ONG, etc., sviluppando dunque sempre più anche una discreta ed equilibrata attenzione allo sviluppo di una nuova società, di una nuova economia, etc.

Si può pensare anche che la possibile ricchezza di questi possibili fermenti potrà ancora una volta e, forse, sempre più contagiare (in qualche misura?) il mondo “laico” in un fecondo interscambio.

Sono tutti brevi spunti volanti scritti di getto (così per tutto lo scritto e non lo dico più).

Tutti questi scritti mi pare possano contribuire alla ricerca delle possibili vie di un continuo rinnovamento anche sociale e politico a tutti i livelli. Siamo, forse, sotto certi aspetti, agli albori di una spiritualità- cultura che in mille modi (e dunque, tra l’altro, divenendo sempre più capace di riconoscere e superare, cioè rendere più facilmente superabili, quegli aspetti della vita, della cultura, etc, che quasi insensibilmente, talora anche per noi cristiani in qualche misura, ci trasmettono messaggi talora forse poco vicini ad una serena e profonda visione cristiana) potrà aiutare l’umanità a capire con più facilità l’importanza di una crescita spirituale e umana, personale e comunitaria per comprendere e vivere sempre meglio ogni aspetto della vita e dunque anche per una sempre più profonda, umana, articolata, etc. capacità (pur sempre opinabile ed anzi sempre più frutto di un più diffuso e profondo dibattito) di comprendere le possibili vie (anche nella politica) per la graduale crescita spirituale e umana della società concreta.

La Chiesa ortodossa conosce (forse?, sotto alcuni aspetti?) il concetto di primato ma non fa riferimento al ministero petrino. Potrebbe (?) diventare una posizione accettabile anche dai cattolici in quanto operando una possibile (?) distinzione tra Pietro e la diocesi di Roma (Pietro è stato vescovo anche di Antiochia?) potrebbe forse risultare ancora più chiaro che, essendo l’elezione papale una chiamata personale, potrebbe il papa divenire vescovo di una diocesi fondata da Andrea (per così dire). Ma a questo ci si può (se ci si può) arrivare solo in comunione con il papa. Ma queste possibili riflessioni ci possono forse portare a vedere certe problematiche in modo si direbbe (in parte?) rovesciato. Infatti la distinzione tra Pietro e la diocesi di Roma lascia intravedere più chiaramente la sostanziale parità tra tutte le diocesi ma questa parità mi pare possa essere in molti sensi rafforzata (?) dal fatto che ciascuna diocesi, di per sé, potrebbe divenire la sede del pontefice. In questo senso, forse, primato e parità sotto vari riguardi, potrebbero rafforzarsi reciprocamente. Si potrebbe concludere che (forse? In un certo senso?) la separazione è (anche per questi possibili motivi?) fonte di disuguaglianze (innestando il processo della separazione si potrebbe forse arrivare a concludere che le disuguaglianze si possono poi più facilmente riprodurre all’infinito). Anche da questo punto di vista c’è (forse) uno stimolo positivo perché tutti cerchino la comunione.

D’altro canto se la prospettiva della distinzione papa- Roma è accettabile per una genuina fede cattolica forse tale prospettiva potrebbe in qualche modo già di per sé far sentire il papa e la Chiesa più vicini ad ogni uomo, non solo a tutti i cristiani. Inoltre, ad es., potrebbe risultarne (da tale prospettiva considerata già di per sé) una testimonianza di ulteriore spogliamento, povertà. Ma bisogna considerare anche la mole di problemi interni ed esterni alla Chiesa cattolica, religiosi, politici, anche più pratici, etc. che l’eventuale riconoscimento di questa prospettiva (già di per sé) potrebbe provocare. Molto e in molti sensi si può forse riflettere ancora su questo argomento.

Non ho approfondito lo studio di questo argomento e quindi tanto più solo come appunto domando se per caso alcuni (?) luterani parlando di consustanziazione mirano forse in parte inconsapevolmente ad una critica alle definizioni scolastiche più che al mistero dell’eucaristia nella sua realtà. Chiedo cioè se loro non accettano che Cristo venga senza gli “accidenti” propri di un essere umano, sia pure risorto. In tal caso forse anche qui una comprensione eventualmente più profonda di questo mistero con una (accettabile?) soluzione unitaria (Cristo viene con tutta la sua umanità di risorto. Quell’apparente pane è Cristo.) chiarirebbe gli (alcuni?) eventuali punti deboli di una parte (cattolica) e dell’altra (luterana).

Potrebbe avere un senso santificare, dopo concrete coppie di sposi, una famiglia, una comunità, un presbiterio, etc.? Spunti (tutti da verificare) per una possibile sempre nuova comprensione della comunione.

 

Appendici (2) (Riflessioni azzardate messe al volo per iscritto, ma senza rimeditazioni, ponderazioni, etc., come appunti)

Il dogma cristologico proclamato a Calcedonia ha suscitato non di rado grandi dibattiti. Il problema

è dovuto alla definizione dell’unica persona in due nature. Allora Cristo non è pienamente uomo se

la sua persona è divina?

E’ possibile che il concetto di persona sia da chiarire, da approfondire. Siamo aiutati a comprendere

sempre più profondamente che la persona è un mistero.

Tentando di penetrare questo mistero alla luce della Parola, della tradizione, del magistero, etc, mi pare che si sia indirizzati verso una comprensione del fatto che la persona del Verbo, “spogliata” della sua divinità assumendo la natura umana, faccia di Gesù un uomo.

Sotto certi aspetti possiamo forse portare il paragone di una persona che per un danno cerebrale dalla nascita non sia cosciente. Non per questo è meno persona. Ma se non vediamo questo nello Spirito non comprendiamo fino in fondo che questa persona misteriosamente ha fatto una sua scelta nel Signore.

Da queste considerazioni sembra di poter essere indirizzati verso la riflessione (tutta- se utile- da valutare molto attentamente, da approfondire) che la persona, appunto, va al di là, in un certo senso, della natura (della sua, sotto certi aspetti, efficacia operativa?). La persona è sempre persona, nello Spirito.

Si delinea un possibile approfondimento, anche in questo senso, del mistero della persona.

Ancora più profondamente, forse, comprendiamo che l’amore di Dio, la partecipazione alla sua vita è pienamente, delicatamente “a misura” d’uomo.

Comprendiamo come forse Cristo (e con lui la Trinità) ha messo a repentaglio (in un certo senso, perché sapeva come avrebbe risposto) e comunque alla prova la propria fedeltà nell’amore perché ha in qualche modo oscurato (?) la sua facoltà divina facendosi uomo, piccolo, limitato.

La domanda su come è possibile che il Figlio di Dio si sia fatto uomo senza cessare di essere sé stesso (o senza essere un “falso” uomo) forse, ancora una volta ha il sapore del razionalismo, del concettualismo (così come forse lo hanno alcune spiegazioni che talora si è cercato di proporre).

Forse la risposta è semplice, davanti a noi: è Lui che ha fatto questo.

Forse comprendiamo allora che la persona, in qualche modo, va al di là della (di una certa) operatività delle facoltà (anche se può esserne condizionata. Qui è il cammino dell’uomo e, forse, la prova per Cristo di farsi uomo- ma Dio fa tutto con sapienza) per riconoscersi nella libertà, nello Spirito, del suo essere più profondo. Il Figlio di Dio è una persona che, nello Spirito, ha scelto l’amore (da uomo lo ha scelto di nuovo? O lo ha solo confermato? Forse questo proprio potrebbe essere un significato di quello che sto qui cercando di capire: non è tanto l’operatività della natura divina quanto la persona di Cristo che aveva fatto da sempre una scelta definitiva per l’amore. Forse l’atto d’essere di Tommaso si comprende più profondamente- rispetto a qualche precedente interpretazione più asetticamente razionalista?- come, nello Spirito, dono e scelta – da compiere, ordinariamente, nel tempo nella persona umana).

Comprendiamo forse ancora meglio che questa veramente è stata anche la risposta a Satana e all’uomo che voleva essere come Dio: una volontà di amore (che, ad es., va al di là, sotto certi aspetti, di ogni considerazione cosistica, essenzialistica), di bellezza, di salvezza (etc.) per ogni persona nel rispetto della sua libertà.

Queste difficoltà che qualche cristiano avverte nel considerare (e ci sarà sempre da verificare, valutare, comprendere meglio) il mistero dell’incarnazione ci possono forse aiutare a comprendere sempre meglio (e dunque a cercare un dialogo sempre più profondo) altre fedi, filosofie, etc. che non accettano che un uomo si faccia Dio. In realtà il problema è inverso, Dio che si fa uomo, ma anche questo richiede la scoperta di una comprensione nuova perché, ad alcuni, ciò può apparire filosoficamente impossibile.

In realtà questa presunta impossibilità testimonia, forse, sotto certi aspetti, la distanza che inconsapevolmente vivono tra Dio e loro stessi (ma questo non può, forse, portare sottilmente a vederla anche tra gli uomini?).

Ora questo Cristo che si è spogliato (in un certo senso) della sua divinità ne diviene forse sempre più consapevole, (forse) la “riacquista”, nella fede, gradualmente, nel dono dello Spirito nel suo cammino verso il Padre (forse lo vediamo, ad es., nel dono del battesimo, della trasfigurazione). In questo cammino Cristo riscopre sempre più la sua divinità e la sua umanità, la divinità e “l’umanità” dell’amore del Padre. Fino a portare a compimento in modo pieno questo cammino nel seno del Padre. Anche qui forse, se Cristo “ritrova” pienamente la sua divinità, come penso, veramente vediamo l’uomo che “si fa”, nello Spirito, Dio: la persona è sempre persona e, forse, sotto certi aspetti, Dio e l’uomo sono sullo stesso piano.

Sono tutti spunti su argomenti molto difficili e quindi ancora più del solito da (se utile) valutare, approfondire, modificare, respingere.

La distinzione tra natura e “soprannatura” costituisce forse (in alcune sue interpretazioni? Per certi versi? In qualche modo?) la vera base del pensiero (di certo pensiero) contemporaneo. Se si può far risalire alla (ad una certa?) scolastica allora forse, almeno sotto certi aspetti, ci si può chiedere se non sia la (una certa?) scolastica, la madre di Cartesio, di Kant, etc.

La distinzione di cui sopra può comportare, in alcune versioni almeno (o in alcuni modi di comprenderla), una ragione che con le sue argomentazioni logiche (talora, forse, in qualche misura, come un computer) cerca di indagare la realtà, dall’altra una fede che, in un certo senso, si aggiunge, pur aiutandola, alla ragione.

Si perde (si può, forse, in qualche caso, perdere) il senso della coscienza (e non di una più astratta e riduttiva ragione logica) sempre sotto l’azione dello Spirito, come vero modo di conoscere.

Così la fede in qualche modo, inavvertitamente, si può fare spiritualismo e la (talora) cosiddetta (ma in realtà pseudo) ragione è indirizzata verso il kantismo e di qui il nichilismo, etc. nonché, sul piano anche pratico, su una ricerca umana basata sull’intelligenza invece che, principalmente, sulla complessiva crescita spirituale e umana, personale, comunitaria, etc.

Questa (in qualche possibile caso) separazione, pur errata, da una parte ha costituito l’inizio di una ricerca spirituale e umana (e non, confusamente, solo spirituale) dall’altra ha (in qualche caso?) permesso le devianze di cui sopra forse (e qui l’azzardo- non ponderato- tocca uno dei vertici) contribuendo (talora) ad accentuare un certo spiritualismo deteriore, meccanicistico, etc. (sarebbe interessante analizzare profondamente la storia della spiritualità analizzando alla luce di uno sguardo sempre più spiritualmente ed umanamente maturo le possibili cause dei vari possibili orientamenti).

Su questa scia si può osservare che è il mio corpo stesso, vorrei dire, (la mia umanità) che mi aiuta sempre più a vivere, serenamente, con equilibrio, nella fede. E in questo cammino è il mio corpo stesso (la mia umanità) che mi testimonia la verità nello Spirito che mi illumina. Perché stando semplicemente in questa luce sempre nuova il mio corpo, la mia umanità, ne riceve sempre vita nuova, benessere nuovo. E mi attesta che qualsiasi tentennamento nella fede sarebbe un inutile sforzo, in qualche modo un’ansia.

Si potrebbe obiettare che, ad altri, il corpo, ad es., “attesta il buddismo”. E’ evidente che il corpo, l’umanità, mi aiuta a stare con semplicità nella verità che ho trovato e a crescere. Ma la mia umanità solo e sempre più in Cristo “mi testimonia” (anche con lo sciogliersi dei nodi, col benessere crescente) sempre più in maniera chiara (e sotto certi aspetti, nello Spirito, definitiva) che Cristo è la verità.

Proprio perché è verità vivente, Cristo mi può suggerire, ispirare qualcosa (di buono certo) non secondo la apparentemente più naturale “logica” umana. E’ la libertà dello Spirito di Cristo (e dello spirito dell’uomo, dell’umanità in Lui). Proprio perché luce vera la mia umanità vive serenamente (anzi, ancor più umanamente) questa illogicità apparente (es. una statuetta della madonna mi ispira a percorrere una strada che non so ma forse è più lunga rispetto ad un’altra).

Le altre filosofie, religioni, etc. non possono attuare sempre più pienamente un’articolata, vivente, personale, equilibrata, etc. incarnazione dei valori che propongono (in qualche misura- variabile a seconda di come si configura- lo può una filosofia dell’amore solo umano) nella vita concreta proprio perché non sono centrate in Cristo, Verità vivente. Ciò comporta molte conseguenze tanto più considerando che la storia umana, sotto certi aspetti almeno, indirizza (forse?) verso una sempre più profonda- e, appunto, personale, equilibrata, etc.- crescita spirituale e umana in ogni aspetto della vita.

Questo incarnare lo Spirito di Cristo in modo (come dono) sempre più autentico, umano, non meccanicistico, rigido, schematico, superficiale (in qualche modo), etc, proprio, in un cammino, in modo tendenzialmente pieno, solo del cristianesimo costituisce uno snodo fondamentale per l’autentico, appunto, (nella volontà di Dio) entrare di Cristo nella vita personale e comunitaria, culturale, sociale, etc., rinnovandola e vivificandola sempre più. Anche per il cristiano si tratta di una ricerca da vivere con impegno e attenzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appendici (3) (Nuovi promemoria non rimeditati su argomenti specialistici che non conosco a sufficienza)

La crescita spirituale e umana in Cristo porta gradualmente a scoprire sempre più profondamente (anche con le dovute ricerche etc.) il mistero di Dio, dell’uomo, del mondo. Si comprende sempre più profondamente cos’è la verità, la persona, la logica, l’uomo nella sua interezza, etc. Si aprono nuove prospettive che aiutano a guardare in modo nuovo, ad es., alle altre religioni, filosofie, etc. apprendendo molte cose da loro, nel dialogo con loro, e anche scoprendo nuove piste che possono animare una ricerca comune.

Tra le altre cose si può scoprire che in qualche caso sono aspetti della ricerca umana talora anche pienamente distinguibili da quella data fede religiosa ma che vengono a caratterizzare una sua interpretazione.

A tal proposito, ad es., può forse essere interessante osservare che, forse, per alcuni fedeli di religione ebraica, il problema di Cristo non tocca tanto la sua particolare persona quanto la possibilità “filosofica” che Dio si faccia uomo.

Ma una possibile più profonda comprensione di cosa è, ad es., la verità, la persona, la logica, etc, potrebbe aprire appunto nuove piste di ricerca. Sotto certi aspetti, d’altro canto, il dialogo con qualche esponente di altre religioni potrebbe forse, talora, rivelarsi in realtà più agevole (rispetto ad altre filosofie) perché talora si è in presenza di persone che credono nella ricerca (da decifrare, qui dico da parte nostra) della verità.

Alcuni possibili brevi spunti (tutti da verificare):

– La verità si può cercare a partire da un nucleo sempre più definibile nella sua sostanza e che può essere donato dall’Alto nella sua forma sostanzialmente definitiva. Pensare invece che la verità, perché assoluta, non si possa incarnare porta (?) al nichilismo.

– Le persone, quando entrano in rapporto, possono, nello Spirito, donarsi molto profondamente anche se si conoscono e, al momento, si manifestano ancora poco. Dio si dona tutto, personalmente, (e a ciascuno secondo la Sua sapienza) dentro (e sempre più in profondità) le parole umane anche dell’antico testamento, nell’eucarestia, etc. Ritenere che la persona divina (del Figlio) non possa, proprio in quanto tale, farsi uomo significa, mi pare (in qualche caso almeno?), stabilire l’impossibilità per l’uomo di comunicare, di accogliere (sempre più) nello Spirito, Dio, gli altri e anche sé stesso. Significa (in qualche caso almeno?) razionalizzare, cosificare, quantificare la persona, invece di accoglierla (sempre più) nello Spirito, nell’amore. L’umanità stessa (del Figlio) “ha accolto” pienamente- sempre più- (nel senso di essere proprio, anche carnalmente vorrei dire, “all’uopo”), nello Spirito, il Verbo.

– Per conoscere qualsiasi cosa devo, nello Spirito (e in Lui altre cose), capire (sempre meglio) qual è la via (anche “materiale”, almeno per noi viventi sulla terra- e non in cielo) attraverso la quale principalmente (?talora?) si comunica (ad es., colori- luce- vista). Per conoscere Dio, me stesso, le altre persone devo (insieme ad altre cose in Lui) invocare (etc.) lo Spirito.

– La religione ebraica definendosi legge salvaguardava (in qualche misura?) prima di Cristo l’interiorità dell’uomo. Ma una volta stabilito (per alcuni?) che Dio non può farsi uomo può rischiare involontariamente di divenire gabbia, imposizione, proprio li dove si dichiara aperta a sempre nuove venute del Messia.

– Plasticamente possiamo forse chiederci (sotto certi aspetti?) come è possibile pensare di poter incarnare sempre più profondamente, equilibratamente, personalmente, gradualmente, umanamente, etc. la propria fede religiosa se si ritiene impossibile che Dio possa farsi (sotto certi aspetti progressivamente, come ogni essere umano) uomo.

Sono solo alcuni tra i possibili spunti, non so quanto validi, ma forse almeno indicativi dell’aprirsi, nello Spirito (e quindi all’opportuno), di possibili nuove piste di dialogo, di ricerca, di crescita comune.

PS.

La scelta umana per l’amore (di Dio, etc.) una volta divenuta definitiva non per questo, mi pare, cesserà di farsi sempre più profonda. La persona di Cristo invece tendo a pensare che abbia da sempre compiuto, nello Spirito, una scelta definitiva e totale per l’amore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appendici (4) (Anche qui promemoria, tutti da valutare, scritti frettolosamente)

Non disprezzare, non svalutare la dimensione più umana della conoscenza tendere al giusto “mix” tra stabilità e possibile rinnovamento, sviluppo, modifica, etc. Ciò che sempre più nello Spirito possiamo conoscere non è davvero poco ma lo Spirito di Cristo che ci è donato va di gran lunga oltre ogni sviluppo “filosofico”.

La Parola di Dio, anche nell’antico testamento, a ben vedere manifesta un duplice aspetto di parola di Dio agli uomini ma anche di parola degli uomini a Dio. Si può percepire, dunque, in qualche misura inconsapevolmente, una posizione di mediazione tra Dio e gli uomini. Vi è anche, in qualche modo(?) un uscire da sé di Dio pur restando in sé. E ancora un essere la Parola rivolta agli uomini esaltando le diverse persone di Dio e degli uomini, mettendole in comunicazione e non fondendole. Sono considerazioni che forse potrebbe essere interessante sviluppare (oltre che verificare più attentamente). Tra l’altro aiutano a comprendere come quasi naturalmente il popolo ebraico tendesse a personificare la Sapienza e anche lo Spirito e anche sottilmente a (forse?) distinguere (e anche a collegare?) questi due aspetti (?) divini.

Forse per approfondire queste riflessioni andrebbe, tra l’altro, anche analizzato (se è possibile) il rapporto tra Thorà e verità per gli ebrei (sarebbe poi, forse, interessante estendere la ricerca: es. il rapporto tra Corano e verità per l’islam). Se la Thorà è la verità allora (forse?) si è in presenza di un principio di “incarnabilità” (tra l’altro anche sotto questa sfumatura possibile segno trinitario). Se è una verità per gli uomini, una legge, allora può condurre al nichilismo?

Si può forse tendere a pensare che benché sempre più segni trinitari potevano emergere nella ricerca di Dio, dell’uomo, del mondo, probabilmente non sarebbe per nulla stato facile portarli ad una più piena consapevolezza e tanto meno con precisione. Però, una volta rivelata, la Trinità (ma sottolineo sempre che non è una trinità generica ma Padre, Figlio e Spirito Santo) diviene (ancor più e) sempre più nel tempo potente, efficace, vivente chiave interpretativa della realtà.

Il riconoscere in alcune (?) religioni l’aspetto interpretativo può evidenziare due possibili pericoli: quello di una religiosità statica ma anche quello di un pensiero che torna a separarsi dal suo centro: una spiritualità vissuta.

Ciò che può aiutare ad evitare questi due pericoli è il considerare come fonte della stessa cultura il (crescere del) discernimento spirituale (in Cristo).

Se il centro della persona (umana) è l’essere persona donata e accolta, libera di amare, possiamo ulteriormente osservare che questo movimento del donare e dell’accogliere (la persona) può avvenire solo nell’amore. Solo l’amore può entrare nell’intimità infinitamente profonda della persona, solo l’amore può costituirla libera. Neanche Dio potrebbe entrare in me senza l’Amore, neanche io potrei entrare sempre più profondamente dentro me stesso senza l’Amore di Dio, senza un amore vero e infinito e liberante e rassicurante, provvidente, etc. (ma anche senza, almeno entro certi aspetti, l’amore umano?). Nell’Amore la persona è (sempre più, nell’uomo) sé stessa ed è sempre più (nell’uomo) in comunione, comunicazione con Dio, sé stessa, gli altri (senza fondersi, spersonalizzandosi, con Dio, con gli altri).

Potremmo (forse?) aggiungere che, perché questo avvenga, l’Amore stesso deve essere una persona, tutta particolare che, a sua volta, vive del Padre e del Figlio, e, in un certo senso, anche, in Cristo,di me, dell’uomo. Comprendiamo così che lo stesso Cristo vive (in diversi modi e misure?) in tutta (?) l’umanità. Ma alcune di queste possibili riflessioni possiamo forse (se accettabili. Sono tutti spunti volanti da valutare, etc.) intuirle, nella fede, perché, nel cammino della storia, siamo cresciuti, nello Spirito, nella comprensione della rivelazione trinitaria.

Possiamo forse chiederci se tra tante dedicazioni non potrebbe aiutare una svolta nell’attenzione ad una più profonda formazione spirituale e umana un anno, magari (riflettere bene) proprio lo stesso dedicato anche all’eucaristia, dedicato alla Parola (se possibile, tra l’altro, consigliando un ascolto “dialogato”, di gruppo, settimanale, con un esperto formatore spirituale e umano).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appendici (5) (Anche queste riflessioni sono promemoria volanti tutti da valutare più approfonditamente)

L’amore, l’Amore di Dio rende “possibile”, “vivibile” la persona.

La persona col suo esserci testimonia che l’amore è esistente, personale, divino (ma- entro certi limiti?- è necessario per la crescita della persona anche l’amore umano. Vedi Maria, Giuseppe e Cristo). Il peccato originale è proprio questa forma di “morte”: carenza, nell’umanità, di fede, di amore. Il Battesimo è resurrezione: Dio mi ama. (In Dio) gli uomini possono col loro amore partecipare (come detto sopra almeno entro certi limiti questa partecipazione è- in qualche modo?-necessaria) a questa redenzione.

L’Amore testimonia che le persone ci sono. In qualche modo (?) testimonia la Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo).

Si può esistere senza che l’Amore esista? Non credo. Anche un ateo, tendo a pensare, vive non nell’orizzonte di un essere asettico ma di un essere buono, vero, bello, nell’orizzonte di un Amore sapiente. Questa consapevolezza è meno esplicitamente chiara, ma se, in qualche modo, non credessimo che un Amore sapiente è il senso del mondo diventeremmo (forse?) pazzi. Viviamo (anche, tendo a pensare, un ateo, implicitamente, confusamente; un cristiano sempre più consapevolmente, nella rivelazione accolta nello Spirito) nell’orizzonte dell’Amore del Padre (Creatore, Amante, etc.) e del Figlio (Generato, Amato). A ciascun uomo Dio si dona in qualche misura e in modo personale.

Nell’orizzonte di un ipotetico essere inconsapevole non potremmo esistere. Immaginiamo, poi, di vivere nell’orizzonte di un essere cattivo, falso, brutto.

Nuove piccole possibili sfumature di riflessione (tutte da valutare più approfonditamente)

Non è facile stabilire con equilibrio (essendo, tra l’altro, esperienze personalissime e misteri) quando viene più profondamente nel cuore dell’uomo lo Spirito di Cristo in quanto, se è Dio l’origine di tutto, egli ci “lavora” anche dal basso, attraverso la nostra umanità e le sue esperienze.Inoltre una volta che lo Spirito di Cristo è venuto più profondamente nel cuore dell’uomo (e in che misura, modo, etc.) fino a che punto un suo consapevole e continuativo rifiuto da parte dell’uomo può completamente metterlo a tacere, impedirgli in qualche modo di crescere ugualmente?

Sono interrogativi probabilmente da porre in modo nuovo, più profondo e articolato, alla luce di una meglio impostata (e sempre da reimpostare) crescita spirituale e umana, sempre tenendo bene in conto che si cerca di riflettere su misteri divini e umani.

Mille possono essere le conseguenze di una sempre più profonda, articolata, equilibrata, personalistica e vivente, etc. comprensione di queste problematiche…

Il dialogo si può sviluppare sempre più profondamente da parte di chi è profondamente attento all’amore e tanto più all’amore di Dio, dunque di chi è sempre più attento alla persona vivente e concreta.

Più difficile (penso anzi impossibile) che si sia profondamente attenti ad un dialogo sempre più autentico senza questa maturazione.Ecco allora che nell’era della comunicazione (anche se di queste nuove possibilità comunicative vanno sempre più scandagliate le possibilità e i limiti) per i cristiani si aprono più facilmente rispetto ad altri, forse, potenti vie di nuovi rapporti di fraternità, di crescita spirituale e umana, di interscambio anche operativo, di stimolo ad una vicinanza che gradualmente può tendere a divenire anche fisica…

Sarebbe interessante anche riflettere approfonditamente su quello che è avvenuto nei secoli passati quando si sono aperte, attraverso, ad esempio, i grandi imperi, le scoperte geografiche, i nuovi mezzi di trasporto, le scoperte scientifiche e lo sviluppo della tecnologia…

Che sia questo un elemento, all’interno di una crisi di tanta cultura non cristiana e di una nuova e più profonda e aperta maturazione della spiritualità e della cultura cristiana, forse già operante ma non valutato ancora in tutta la sua pienezza, di questa fase storica e dei suoi possibili sviluppi?

Il dialogo, la comunicazione, sono aspetti della stessa vita trinitaria…la comunicazione amorevole (valutare bene) è un aspetto della vita trinitaria e dunque della fede…

Sarebbe forse interessante stabilire possibili relazioni nella storia tra gli sviluppi delle varie vie comunicative (e di che tipo ad esempio unidirezionali, bidirezionali, trinitarie, etc.) e l’intensificarsi, lo svilupparsi, il maturare e l’affievolirsi (eventuali) della vita spirituale nelle varie epoche (se quest’analisi in qualche modo è, forse (tutto da vedere), possibile, certo non si può conoscere il cuore dell’uomo).

La continua crescita spirituale e umana dell’uomo, della Chiesa in Cristo può sviluppare un sempre più profondo ascolto di quello che la Parola oggi dice alla singola persona in quel dato momento della sua vita, di quello che allo stesso modo dice alla Chiesa (fatta di concrete persone), all’umanità, etc..

C’è un campo enorme di sviluppo nell’ascolto, nella profonda meditazione della Parola.La rinnovata crescita spirituale e umana della Chiesa potrà forse preparare una nuova generazione di Padri della Chiesa.

Da questa sempre più profonda comprensione della crescita spirituale e umana nascerà anche una sempre più profonda comprensione del dialogo (che avviene sempre, in varia misura, nello Spirito, nella Trinità), dell’ascolto.Una sempre più profonda capacità di capire l’uomo in profondità…

Oggi talora anche nella Chiesa si può notare questo conoscere le persone attraverso apparenze, eventi esterni più che attraverso una conoscenza sempre più profonda, spirituale e umana, sempre più capace, con discrezione e senza passare al giudizio, di penetrare nell’intimo, spirituale e umano, dell’altro.

Gli sviluppi positivi di tutto ciò potranno essere molteplici, in moltissimi campi.

Lo Spirito nel quale conosciamo è la più chiara smentita di una visione kantiana della conoscenza.Perfino il canale della conoscenza è una persona (della stessa natura spirituale divina quanto a lui, umana quanto a noi.Dunque un ambiente, un canale -trinitario- e naturale, umano di per sé adeguato alla possibilità di conoscere.Per quanto riguarda l‘aspetto naturale, fisico anche nell‘uomo, esso può anche essere verificato sempre più “scientificamente“, ma tra gli altri motivi che fanno (in questo caso meglio dire possono orientare) ritenere adeguata di per sé la facoltà conoscitiva umana vi è anche una prudente fiducia che Dio abbia fatto “bene” -adeguate appunto anche sul piano naturale, etc., ne ho parlato altrove- le cose per l‘uomo) che accoglie in sé, che mette in comunicazione intima le persone.E lo Spirito è Amore del Padre e del Figlio (e anche noi viviamo in loro).

La nostra conoscenza, che si può fare sempre più profonda, potrebbe forse teoricamente essere tratta in inganno, come diceva Cartesio, ma ha la possibilità, nello Spirito, di giungere, di accogliere sempre più l’altro.il punto che oggi si fa sempre più chiaro è che questa conoscenza è trinitaria, non dipende solo dal soggetto (dalla sua maturità spirituale e umana, etc.) ma anche dall’altra persona (e dunque anche dalla sua intenzionalità, dalla sua maturità spirituale e umana, etc.), dagli altri elementi, dalle vie comunicative…dalla  (e nella) Trinità.

Un aspetto dell’ascolto sempre rinnovato, spirituale e umano di Cristo, della Parola, che oggi  parla al singolo uomo di oggi e alle comunità, etc. è quello appunto di ascoltare sempre più attentamente, profondamente, guardando a come ha fatto Cristo (anche se certo c’è sempre un problema interpretativo…) in mille cose.Ancora oggi non c’è forse, talora, una più profonda abitudine a guardare a Cristo in mille situazioni.

La conoscenza, sotto molti aspetti profonda, della spiritualità nell’autore della Genesi ha consentito un’intuizione spirituale molto profonda sulla creazione del mondo.Il conoscere la gradualità delle cose spirituali e umane ha portato ad immaginare questa creazione in sette giorni su cui (anche sui particolari) si può ancora molto riflettere.La conoscenza sempre più profonda dello Spirito di Cristo, della Trinità, dell’uomo in Cristo, della spiritualità, etc. può aiutare a comprendere, può stimolare possibili intuizioni anche nella conoscenza della natura, ad esempio (e viceversa l’attenzione sempre più profonda, spirituale e umana, anche alla natura può sempre più aiutare a discernere lo Spirito).

Un aspetto di cui forse tuttora, talora, non si è così consapevoli è che noi tutti portiamo dentro di noi delle impostazioni spirituali e umane, ma dunque anche, nel senso più profondo, culturali che orientano profondamente il nostro vivere.

In questo senso si può divenire e si può essere aiutati a divenire sempre più consapevoli di queste impostazioni, sentirsi in una ricerca aperta e sempre chiarificatrice.

Più equilibrate, profonde saranno spiritualmente e umanamente queste impostazioni più stimoleranno una profonda, aperta crescita, un sempre vivo rinnovamento, un’attenzione anche, appunto, alle radici, alle impostazioni profonde…

Oggi possiamo talora parlare, invece di “paradigma fondamentale funzionante“.Cioè quando l’impostazione che una persona, anche un cristiano che abbia intrapreso un serio cammino di crescita, ha più o meno consapevolmente fatto sua, quando tale impostazione fondamentalmente, “funziona” può calare più o meno fortemente l’interesse a metterla in discussione, a modificarla, a rivederla, a divenire sempre più consapevoli di questa stessa e di altre possibili opzioni, anche quando fossero realmente innovative e più profonde, equilibrate, etc…

Il problema è reso ancora più sottile dal fatto che una persona che vive secondo un’impostazione, sotto certi aspetti, più riduttiva può però essere entrata più profondamente, sotto tanti aspetti, nel cammino spirituale, può avere più esperienza umana, etc..Insomma si può sentire meno attirata anche dall’esempio vivente di chi vive fondamentalmente seguendo una strada, sotto alcuni aspetti, più profonda ed equilibrata ma magari ha comunque tante cose da imparare da quella più esperta, etc. (questo bisogno di imparare comunque da tutti si verificherebbe anche nel caso la persona con impostazione, sotto certi aspetti, più rinnovata fosse anche fondamentalmente più avanti nel cammino spirituale e umano. Sempre abbiamo da imparare dagli altri).

In realtà in un cammino sempre più profondo spirituale e umano la stessa cultura intesa nel suo senso più profondo si accorge che chiarificando le impostazioni fondamentali ci si può, talora almeno, rendere conto anche della minore attenzione precedente perlomeno ad alcuni aspetti di queste impostazioni…

Cosa può portare ad una più profonda attenzione a questi temi?Certo, in profondità, prima di tutto, un sempre più profondo cammino di conversione, ma in questa linea una rinnovata formazione spirituale e umana, una rinnovata cultura intesa nel senso più profondo, la convivenza, il dialogo, etc….

Oggi forse le “mentalità” e le loro chiusure, staticità, etc. si vedono forse da un punto di vista prevalentemente psicologico o prevalentemente spirituale, esistenziale, più raramente, forse, dal punto di vista di una sempre rinnovata spiritualità divina e umana (che rinnova sempre tutto l’uomo e tutta la sua cultura).Anche talune correnti che, sotto certi aspetti, più si avvicinano a questa pista sono talora più spiritualistiche.Mostrano una certa attenzione ad una spiritualità rinnovata ma questo rinnovamento talora, mentre guarda con attenzione ad alcuni aspetti potremmo dire più spirituali, può risultare per altri versi più trascinato dalla storia che maturato in una profonda, vigile, attenta, ricerca della divinità e dell’umanità e del loro reciproco rivelarsi (che rinnova, dicevo, di continuo, tutto l’uomo e tutta la sua cultura intesa nel senso più profondo, spirituale e umano).

Dunque le meno profonde, sotto certi aspetti, completezza, sintesi, unitarietà nella distinzione (spirituale e umana), etc., di fondo di alcune impostazioni spirituali, umane, culturali rendono talora più difficile anche all’interno della Chiesa sviluppare una profonda attenzione ad un continuo rinnovamento delle impostazioni di fondo personali…e questo appunto anche perché casomai si tocca talora più l’aspetto psicologico, talora quello spirituale, mentre talora più raramente si verifica un reciproco stimolo ad un rinnovamento reciprocamente spirituale, umano, culturale, etc., nel quale si scopre sempre più una spiritualità sempre più divina e umana (dunque sempre più libera, ad esempio, da tante grossolanerie programmatiche nei rapporti umani, più aperta alla scoperta sempre rinnovata della bellezza, misericordia, libertà, etc. dell’amore di Dio, capace dunque in questa crescita di scoprire in modo nuovo tutta la stessa cultura, etc.…)

La spiritualità (e di qui gradualmente, in uno scambio reciproco, anche la cultura) cristiana sta sempre più intraprendendo in diversi casi una strada così rinnovata e profonda che molti nella stessa Chiesa possono non esserne venuti a conoscenza.Come dicevo sopra non è che si riscontri sempre una vigile attenzione a tutte le novità spirituali e umane, attenzione che in una continua maturazione spirituale e umana si farà sempre profonda.Immaginiamo allora cosa ne possono sapere, non di rado, i non credenti di una spiritualità che si fa tendenzialmente (dunque con tutti i limiti e gli errori) sempre più divina e umana, più capace di comprendere ogni singolo uomo e di sostenere così il suo cammino verso la vita senza alcuna violenza, indiscrezione, etc….

E’ un motivo in più per cercare con impegno discreto il dialogo, la vicinanza con tutti, perché tutti possano sempre più sentirsi amati da un Dio, da un Amore meraviglioso.

La strada del dialogo, dell’incontro umano anche molto profondo, che sicuramente il cristianesimo può sentire particolarmente sua e sviluppare sempre più, potrà trovare un altro potentissimo canale di sviluppo con il diffondersi dell’interattività a tutti i livelli e in tutte le vie di comunicazione (interessante, mi pare, osservare con attenzione le persone, i ruoli, di una Trinità “interattiva“).Sono, saranno problematiche tutte da valutare ma si può pensare che, almeno sotto alcuni aspetti, la spiritualità cristiana potrebbe essere molto aiutata da questo svilupparsi, moltiplicarsi delle possibilità di stabilire rapporti umani profondi e partecipati.Sono problematiche su cui riflettere per tempo sembra sempre più necessario.

Già a proposito dell’ultimo referendum si sono forse in parte visti alcuni aspetti di questa maggiore partecipazione dal basso, anche dal punto di vista culturale, sociale, democratico, etc..E si sono intuiti (o almeno si sono avuti nuovi possibili elementi per una valutazione) alcuni aspetti importanti, come l’unità dei cristiani sui valori fondamentali, l’influenza delle minoranze più attive, il rapporto partito/partiti cristiani e unità (e spiritualità, loro orientamenti, loro profondità, maturità, etc.) dei cattolici in Italia…

Come ho affermato nei primi scritti, ma come di fatto in qualche modo (in una visione più riduttiva, che io non chiamerei per questo scientifica ma, appunto, più riduttiva, meno profonda e dunque meno capace di intuire innumerevoli sviluppi in tutti i campi del vivere e dell’agire umano) ha dimostrato anche Goedel la nostra conoscenza parte da alcune verità che sono accettate come sostanzialmente valide.Ciò vuol dire che anche il più acceso razionalista “deve” ammettere di accettare come date alcune realtà, di conoscere dunque prima di tutto attraverso la coscienza e non prima di tutto attraverso la logica (e’ difficile fare separazioni nette, il punto è che qui si parla di una verità accettata non per dimostrazione logica).Alla base della conoscenza umana c’è dunque una conoscenza intenzionale, spirituale e umana, (nel dono dello Spirito) capace fondamentalmente di distinguere il vero dal falso.

Si potrebbe sottilmente aggiungere che anche quando affermo di riconoscere come vero, ad esempio, solo quello che vedo “materialmente” (concetto, del resto, tutto da analizzare e da valutare, ne ho parlato altrove) e di non potermi esprimere su altre “dimensioni” anche qui faccio, in qualche modo, la mia professione di fede (quanto sincera sarebbe da valutare, quanto capace di ascoltare la propria coscienza pure, ma senza lo Spirito non ne siamo capaci, non siamo capaci neanche di conoscere noi stessi).

L’uomo conosce in profondità attraverso una fede (ci sono -in qualche modo? Sono spunti volanti, dovrei riflettere meglio- due aspetti compresenti e cooperanti (e dunque -dovrei riflettere meglio- influenzantisi -in qualche?in vari?modi- reciprocamente): il “cosa” credo esistenziale e il “vedere” più concreto anche se sempre spirituale e umano, soggetto a discernimento -crescente) .L’uomo può dialogare con (sé stesso e con) l’uomo solo nello Spirito (vedi allora, ad esempio, importanza della preghiera, è solo uno dei mille spunti) dunque comprendendo e assecondando (e dunque nel modo opportuno stimolando) con amore e discrezione lo Spirito e l’umanità che sono nell’altro (e cercando di accoglierne i doni).

La cosa interessante è che anche se qualcuno si accorgesse (e già sarebbe un dono dello Spirito, come accorgersi, riconoscere qualsiasi anche parziale aspetto di verità) di conoscere per fede (con al coscienza, non solo con la logica) potrebbe (per non aver ricevuto un più chiaro dono di fede, o per un suo rifiuto) continuare ad utilizzare criteri razionalistici invece di entrare nella fede (ironicamente, in maniera bonaria, potremmo dire nella logica della fede).In realtà entrare gradualmente nei criteri della fede porta l’uomo in una conoscenza vitale sempre più profonda e non astratta e anche sempre più coerente; in qualche modo, non meccanicistico e riduttivo, non contraddittoria.Sarebbe forse veramente interessante analizzare, cercare di capire perché si dice, mi pare istintivamente: “credo solo a quello che vedo”.Non è, allora, una fede?

Possiamo aggiungere che anche questa coerenza sempre più profonda, questa “logica”, non è solo del cervello, ma sempre più di un uomo che si ritrova.La fede in Cristo, dicevo in un altro scritto, è, diciamo, la xy (Dio -trinità- e uomo) che piano piano risolve tutte le “equazioni” dell’essere umano, della natura, etc..

Anche da questo punto di vista si farà sempre più chiara la verità, l’umanità, l’equilibrio, etc. della fede cistiana.La conoscenza avviene nella coscienza in contatto con la realtà.Quando l’uomo, illuminato in qualche modo, misura, etc. dallo Spirito della fede cristiana, che si imprime con chiarezza nel suo cuore, lo rifiuta, rifiuta la fede, sta smentendo sé stesso, sta smentendo l’organo, la coscienza, in base al quale smentisce…

Cristo ha scelto dodici apostoli non a caso ma perché in qualche modo siano rappresentate tutte le tribù d’Israele, tutte le “tribù” (concetto che potrebbe stimolare una riflessione, ecco, forse interessante da interpretare, e non certo nel senso della setta o del clan, etc..) della terra.In questo modo molto probabilmente Cristo ha anche messo a capo della Chiesa un collegio, con un “papa”.Che questo collegio sia importante che ci sia lo si vede nella sostituzione di Giuda con Mattia e nel fatto che certamente questo collegio partecipa alla scelta dei candidati e dei modi della loro selezione.

Dunque la domanda dove sussista la Chiesa trova forse risposta nell’essere necessaria (vedi fino a che punto.Ma è significativo) e, con equilibrio, reciproca compresenza di Chiesa universale e locale, di Pietro e degli apostoli.Inoltre c’è, in questi episodi, un legame vescovo-persone, vescovo-territorio, ma non appare un legame indissolubile ma determinato, in uno spirito di carità spirituale e umana,  dagli elementi (anche) che ho messo in evidenza (l’idea che la Chiesa non è una democrazia va dunque sotto certi aspetti, forse, sempre approfondita, compresa meglio…)

In questa serie di elementi di riflessione si può vedere che Pietro non viene scelto da Cristo in base ad un territorio, ad una tribù, etc. ma alla volontà del Padre.

Si può aggiungere che a Pietro (e in lui al collegio, ma a lui in particolare) è stato donato di confermare i fratelli nella fede, etc..

La figura di Paolo anche appare, forse, talora, anche come un completamento di quella di Pietro, quasi un vescovo ausiliare, o un cardinale di curia, segno della universalità della Chiesa e del suo trovare il suo segno di unità nel papa e nel collegio degli apostoli (ma su quest’ultimo spunto ho potuto riflettere ancora meno che sugli altri).

Anche qui, comunque, si può riscontrare come il ritorno alla Parola di Dio può continuare a suggerire sempre possibili nuovi spunti.Nella sua Parola Dio parla all’uomo in modo sempre attuale, nuovo.

Una sempre più profonda comprensione di questi aspetti, dove, tra l’altro i vescovi sono visti, forse (dovrei riflettere meglio), come “espressioni” di comunità (anche se intese in vari sensi) e non come persone a sé stanti che si spartiscono il potere, sembra (almeno sotto certi aspetti) avvicinare sempre più la Chiesa alla Trinità.

Dunque se può esservi una comunità (diocesi) che col suo vescovo sia punto di riferimento, in qualche modo, sotto certi aspetti, di altre comunità, vi è sempre però una sostanziale uguaglianza anche tra le comunità e ciascuna, di per sé, potrebbe potenzialmente divenire col suo vescovo, sotto certi aspetti, punto di riferimento di altre.

Forse l’interpretazione più profonda del Concilio Vaticano II, quella di una continua crescita spirituale e umana di tutta la Chiesa e di tutta l’umanità, dunque della ricerca di una spiritualità sempre più divina e umana, che sgorga da un attingere sempre più profondamente alle mani che Cristo, Dio e uomo, ci tende per portarci nella vita, da una sempre più profonda crescita, formazione, spirituale, da una sempre più profonda condivisione umana in Cristo e da un crescente impegno evangelizzatore e umano verso ogni uomo, ecco tutto ciò ha talora ceduto il passo ad una visione più organizzativa, culturale in senso più contenutistico che spirituale e umano…

La nuova visione della complementarietà di Platone e Aristotele (che in realtà, come ho scritto altrove, può essere vista molto e sempre più profondamente e ampiamente in una conoscenza trinitaria e umana, e cioè cristiana) può forse, in modo molto schematico, anche essere vista come conoscenza sempre più profondamente spirituale e umana in Cristo.

In questa sempre più profonda crescita spirituale e umana posso fare scoperte impensate anche, ad esempio, nel rileggere la cultura, la storia, etc, passata (un esempio in Spirito e logica e altre riflessioni).

Come ho scritto altrove noi respiriamo, viviamo, nell’Amore di Dio.Anche gli atei “inconsapevolmente” vivono in un orizzonte di cui l’Amore è il senso (si diventerebbe matti altrimenti, scrivevo).Ma anche noi cristiani, come tutti, respiriamo inconsapevolmente, viviamo in un orizzonte di misericordia senza condizioni tale che non sempre ce ne rendiamo così chiaramente conto, non sempre riusciamo così chiaramente a tematizzare e a portare a consapevolezza e fuori del quale non so se e come potremmo vivere (dovrei rifletterci).

Tutte le creature, tutto l’universo non solo è mantenuto in vita dallo Spirito di Cristo ma, ciascun “elemento” a modo suo, vive dello Spirito di Cristo (e Cristo è anche il capo del corpo, che può essere inteso in diversi significati).Ad  esempio il cammino della fede comporta, nella persona umana, un progredire (vedi in quali casi) verso un tendenzialmente sempre maggiore benessere anche fisico.Molto, moltissimo e in campi anche decisivi vi è da riflettere, forse, in uno sguardo non solo della ragione, ma sempre più profondamente spirituale e umano su tutto l’universo e anche, in un reciproco scambio, a partire dall’universo.

Post scriptum alle Nuove piccole possibili sfumature di riflessione (anche questo tutto da valutare più approfonditamente)

Osservavo nell’ultimo scritto come la stessa ricerca scientifica, lo sviluppo della logica, etc., indirizzano verso la possibile riscoperta della conoscenza intenzionale.Ma riscoprire la coscienza può portare più facilmente a divenire sempre più consapevoli del fatto che alla radice del nostro conoscere c’è sempre (dovrei riflettere di più), in qualche modo, un cosa credo esistenziale che tendenzialmente indirizzerà verso un‘apertura al mistero e a possibili rivelazioni spirituali.Riconoscendo più profondamente la coscienza riconosco più profondamente di vivere nel mistero, nell’ambiente non solo della mia, in qualche modo, professione di fede ma proprio nell’ambiente della possibile fede (come fiducia in un Altro).Assumo sempre più consapevolmente nuovi criteri di discernimento…Tra l’altro il mistero non è una realtà irraggiungibile ma una realtà nella quale posso penetrare tendenzialmente sempre più profondamente nella mia crescita spirituale e umana.E ogni cosa è mistero spirituale e, in molti casi, diciamo brevemente, “materiale“.

E’ interessante allora rilevare come non sempre si sia data e si dia tutta questa chiarezza nel distinguere tra l’aspetto del credo esistenziale e quello del più concreto conoscere (compresenti e reciprocamente influenzantisi).

Questa talora minore o mancata consapevolezza è alla radice di molte confusioni nel campo più filosofico, scientifico, della psicologia, della logica, della matematica, etc…in molti, perlomeno, aspetti della vita (con possibili ripercussioni anche sulla maturazione spirituale e umana) e della cultura.

Vi è una coscienza che (tendenzialmente sempre più profondamente) crede in qualcosa esistenzialmente, che discerne spiritualmente e umanamente (tendenzialmente sempre più profondamente) anche, tra l‘altro, la realtà anche “materiale“, che usa (tendenzialmente sempre meglio) la logica, le logiche, etc….

Il talora limitato o mancato più chiaro (sempre più chiaro) riconoscimento dei piani, degli aspetti, reciprocamente, in vario modo e misura, influenzantisi può comportare svisamenti.

Talora la confusione o la minore chiarezza su questi aspetti può finire per divenire inconsapevolmente causa di acquisizioni erronee date per buone anche da chi, magari anche molto avveduto in tante cose, di per sé sarebbe, almeno sotto certi aspetti, più consapevole di alcuni di questi distinguo.

La trinitarietà della conoscenza in Cristo (Dio e uomo) che, si può supporre, in vari modi e misure si potrà forse diffondere sempre più (anche, magari in versione riduttiva, in ambienti non credenti) come possibile via (da approfondire, verificare, etc.) della conoscenza autentica, potrà comportare nuovi atteggiamenti fondamentalissimi e quindi molto diffusi.Ad esempio al criterio, tanto connaturale a molti nella nostra epoca, della “logica interna” si potrà forse sostituire, chessò, un  “principio di corrispondenza” tra la realtà esterna e quella interna, forse, almeno sotto certi aspetti, più vicino al cristiano vienievedrai.

Ancora post scriptum alle Nuove piccole possibili…(tutto da valutare più approfonditamente)

 

 

Allora ogni cosa è mistero…ed io lo posso penetrare sempre più crescendo spiritualmente e umanamente nello Spirito di Cristo.Tento un rapido abbozzo di riflessione. Posso gradualmente conoscere molto di una persona che mi comunica sinceramente quello che vive, che vedo vivere (tendenzialmente sinceramente) in tante situazioni, etc..Ma certo non posso conoscere l’intero mistero di quella persona in Dio, per cui non potrò mai giudicare il cuore di una persona. Di me stesso conoscerò sotto certi aspetti di più (sperimentandolo di persona) ma anche qui, gli altri possono vedere cose di me che io non vedo…

Anche Dio lo percepisco, nella misura, modo, etc. del dono dello Spirito di Cristo, in modo evidentemente parziale ma reale.

Come lo conoscerò in cielo?Lasciando spazio al mistero posso pensare, credere che lo vedrò, sperimenterò, più chiaramente e in modo pienamente e totalmente (e sempre più all’infinito) soddisfacente.

Anche degli altri uomini posso sempre più vedere, capire tante cose (ad esempio, se non finge, etc., un essere umano che si è arrabbiato) ma non posso, ad esempio, “vedere” con esattezza il suo sentire, cioè percepire il modo preciso in cui lui percepisce, fino in fondo quello che percepisce…anche qui, chissà come sarà in paradiso, forse saremo più trasparenti, percepiremo più chiaramente il sentire dell’altro.Sono problemi non a caso difficili anche da esporre…

Ma mi pare interessante osservare che non siano argomenti così spesso messi in evidenza (e mi pare interessante riflettere sul perché di questo eventuale fatto.Dai miei scritti possono emergere molti possibili motivi), neanche quando si cerca di parlare della conoscenza umana…anche se sono, sotto certi aspetti, il pane quotidiano di una vita sempre più cristianamente vissuta.

Forse dunque si aprono più chiaramente, sulla scia di quelli che ho già sviluppato in passato, altri possibili spunti di riflessione sulla reale conoscenza spirituale, psicofisica, dell’uomo e poi, in termini diversi, sulla conoscenza anche degli animali, sul vivere degli altri elementi, etc…

Noi conosciamo nello Spirito di Cristo (nella Trinità) e in lui nell’umanità (spirito-psiche-corpo) personale e “collettiva”, etc..La conoscenza dell’uomo è fondamentalmente sacramentale, spirituale e umana, l’essere portato in un mistero che vela e si rivela nello Spirito (nella Trinità, etc), Cristo, la Parola i sacramenti, l’uomo, il mondo…

Terzo post scriptum

La possibile (tutta da valutare più approfonditamente) proposta sacramentale (in Cristo) e dunque trinitaria, spirituale e umana, della conoscenza e della vita rende forse più facile intuire, evidenziare gli aspetti positivi, le ragioni di tante spiritualità, filosofie, etc. in una sintesi (sempre aperta a valutazioni, sviluppi, aggiustamenti, modifiche) sempre nuova.

Sintesi sempre nuova che lascia emergere ogni tanto anche qualche possibile paradosso nell’incompletezza di altre visioni, paradossi di cui è sempre bene ricordarmi per rispecchiarmi, in qualche modo, anche in essi.

Riconoscendo sempre più la succitata conoscenza sacramentale come la possibile (in quanto sempre in più chiara definizione) conoscenza dell’uomo entriamo sempre più consapevolmente nel terreno del mistero spirituale e umano di Cristo e dell’uomo come mistero dell’amore delicato di Dio che si rivela gradualmente, con amore, a misura di ogni singolo uomo, come mistero dell’uomo (in Dio) che può, in qualche modo, essere protetto nell’intimità ed essere comunicato…

Si può ancora osservare come lasciandosi portare da Cristo sempre più profondamente nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, etc., si possono, talora almeno, cominciare a capire meglio le ragioni, le motivazioni altrui, quello che hanno di positivo e che a noi sfuggiva, etc….Si può, talora almeno, scoprire una sintesi sempre nuova che unisce più facilmente verso un punto che fa crescere tutti…

E allora questo sempre più profondo cammino in Cristo può sempre più comportare mille conseguenze nella vita e in tanti suoi aspetti in particolare…

Osservare che l’uomo vive in un orizzonte d’amore che magari può non tematizzare più pienamente (e si tratta di misteri da scoprire all’infinito più profondamente) ma costituisce in qualche modo il suo ambiente vitale vuol dire in evidenziare in qualche modo un aspetto di questa dimensione misteriosa e reale della coscienza umana, dell’uomo, che forse non sempre è stata considerata più approfonditamente da tutta la psicologia.

A tale proposito potrebbe forse, ad esempio, essere utile approfondire sempre più il rapporto tra il dono dello Spirito, una  (possibile) “coscienza profonda” (dono -dunque, anche a questo proposito, forse, di vario modo, misura, etc.- dello Spirito), la sua tematizzazione,  l‘umanità dell‘uomo (che vive comunque, in varia misura, in vario modo, etc., nella Trinità, nello Spirito ma ha, all‘interno di ciò, la sua natura), etc., le possibili problematiche che tale rapporto può comportare.

Quarto post scriptum (sempre da valutare più attentamente, etc.)

 

Cosa c’è di forse innovativo in questi ultimi scritti? Forse, che si vede sempre più chiaramente come l’uomo (ho parlato anche dell’universo, etc.) è una creatura in Cristo; è l’umanità tutta, i vari aspetti (sempre meglio individuati, compresi, etc.) del conoscere, del pensare, del vivere, che sono nel mistero spirituale e umano…e allora ogni aspetto della vita e del conoscere, etc. si colloca sempre più profondamente, equilibratamente, distintamente, e al tempo stesso unitariamente, etc., nel giusto modo in questo mistero e aiuta a comprenderlo così come in quel mistero viene sempre più rivelato.Tutta la natura, l’universo, l’ uomo, il suo pensare, la logica, le logiche, la psicologia umana, la stessa fisicità dell’uomo, ogni cosa (sempre meglio compresa, anche nelle sue unità, distinzioni, etc., nel mistero di Cristo e nel suo vivente essere parte (anche qui con tutte le sempre più profondamente, distintamente, unitariamente, etc., riconosciute caratteristiche, etc.)  del corpo //domanda volante, gli angeli, ad esempio, fanno parte del corpo di Cristo? Penso -dovrei riflettere meglio, etc.- di sì// di Cristo, etc.) sempre più ci porta (vedi questa osservazione problematizzandola, cioè analizzandone i termini eventuali nei quali si può considerare attendibile) profondamente nel mistero di Cristo Dio e uomo…

Il cammino futuro della ricerca spirituale e umana sarà, forse, sempre più anche uno scoprire, in qualche modo (riflettere, analizzare, etc., meglio), la sacramentalità (e, come detto, in essa -vedi eventualmente se, quando e in che termini- la relazionalità trinitaria, non genericamente trinitaria , ma in Cristo, nel suo Spirito, nel Padre) (e non solo “ontologica” ma concreta e vitale, nel vivente Spirito di luce, di amore, di vita, etc., di Cristo) di ogni cosa in Cristo Dio e uomo…Tutto sempre più chiaramente parlerà (in qualche modo? A quali condizioni?), in Cristo (in qualche modo?), di questo, mostrerà come in Cristo (Dio e uomo) tutte le cose sono create e sempre più ricapitolate.Anche se, certo, la fede sarà sempre un dono dello Spirito di Cristo e una scelta di accogliere il dono da parte dell’uomo, sempre più lì, tendenzialmente (e dunque forse, come forse talora in passato, non senza eventuali passaggi problematici, ma nelle nuove consapevolezze forse ora, per i cristiani almeno, più stimolanti) sarà portato l’uomo anche partendo dall’umanità, dal mondo (in qualche modo (?) in Cristo) (vedere, come detto, se, quando, in che termini si può considerare questa affermazione attendibile, insomma tutto da valutare)…

In questo continuo approfondire la conoscenza vitale, spirituale e umana, del mistero di Dio e dell’uomo, che talora, sotto certi aspetti, almeno, rinnova anche profondamente le precedenti impostazioni, comprendiamo sempre più chiaramente che la vera via è seguire umilmente la luce della fede (o il dono dello Spirito che magari ancora non ha portato alla fede in Cristo, etc.) che abbiamo ricevuto.Camminando, crescendo nella verità compresa (con i limiti, etc.. Tra l’altro altrove ho parlato di verità e Spirito, etc.), camminando dunque, noi cristiani lo sappiamo sempre più, nello Spirito di Cristo, sarà Dio stesso a portarci gradualmente sempre più nella vita: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” Gv 8, 12.

Come ho sottolineato potrebbe essere interessante riflettere sempre in modo nuovo su come viene,  come agisce, etc., sempre più profondamente lo Spirito di Cristo nell’uomo, ad esempio quale può, di volta in volta, di persona in persona,  essere, riguardo allo scegliere più profondamente di credere, il ruolo degli aspetti intellettivi, sempre rivedendo anche questi in una persona umana viva, concreta, compresa nella sua natura, nella sua vita personale in Cristo in modo sempre nuovo, sempre più distinto, sempre più autentico…

L’Emmanuele, colui che fa incontrare le persone con Dio e, in Dio, tra di loro

 

Il cammino, tendenzialmente delineato in tanti scritti precedenti, di ricerca di una spiritualità sempre più divina e umana, e delle vie per scoprirla sempre più, è, come ho rilevato altrove, un cammino nello Spirito di Cristo che scoprendo sempre più profondamente, per l’appunto, Cristo, Dio e l’uomo, apre continuamente orizzonti nuovi nei quali spesso si vedono più chiaramente tanti aspetti della vita, ed è dunque un cammino che porta a comprendere sempre più profondamente anche la (talora eventuale?) “parte di ragione” di ogni spiritualità, confessione religiosa, filosofia, etc..E su questa stessa via porta a comprendere sempre più profondamente ogni uomo, ogni situazione umana, personale, comunitaria, etc..

E’ dunque un cammino che lungo la strada si fa sempre più, anche sul piano umano, particolarmente fecondo nell’incontrare le persone, nel capirle, nell’amarle in Dio con cuore sincero e attenzione profonda a tutta la loro umanità e ai suoi bisogni.

Quando (per evidenziare alcuni spunti) le persone si sentono accolte con amore, discrezione, etc.; quando si sentono ascoltate, capite nella loro concreta vita spirituale e umana, quando si vedono aiutate a comprendere le equilibrate, serene, vie, tappe, della loro crescita; quando si sentono aiutate, secondo le vie buone e possibili, a risolvere tutti i loro concreti problemi, bisogni anche umani, materiali, personali, comunitari, territoriali, etc.; quando si sentono aiutate, anche per le vie umane adeguate (dove si rivela utile l’oratorio, solo per accennare uno spunto, non è detto che sia efficace un oratorio purchessia.Va fatto un discernimento su ogni particolare, anche tra l’altro, su quali giochi possono essere installati più proficuamente) alla situazione, a ritrovarsi come comunità di persone (che, dunque, tra l’altro, condivide, come sensato e possibile, anche la vita concreta, lo stare insieme nello svago, nella convivialità, nel riposo, nella festa.Anche qui, inoltre, per citare solo uno spunto, magari i ragazzi che non vanno alla messa in Chiesa saranno, nel rispetto più totale della loro libertà, aiutati, talora, a parteciparvi, se la messa viene celebrata nell‘oratorio); quando, accolte e amate nell’amore di Dio, si sentono gradualmente stimolate a donare, per vie a loro adeguate (ad esempio i ragazzi di quindici anni per i quali sono state avviate attività oratoriali possono gradualmente sentire la gioia di animare, etc. i giochi dei più piccoli, per esempio dei bambini degli ultimi anni delle elementari), anche loro la propria vita a Dio e ai fratelli; ecco, nella misura in cui ciò avviene, anche umanamente l’incontrare Dio  è più facile, anche se è sempre il Signore a donare lo Spirito, certo anche attraverso le persone che manda ma sempre ben al di là di esse.

E’ altresì evidente che questo bel cammino spirituale e umano, personale e comunitario se da un lato rende sempre più sereni e facili i rapporti umani dall’altro è anche una tendenza, una strada da percorrere, una conversione da vivere e si possono sperimentare tante difficoltà nel cammino personale e comunitario di conversione, di crescita spirituale e umana, ci possono essere ostinazioni e interessi che scatteranno magari al primo no che non si poteva non dire, alla prima scelta pastorale che bisognava pur fare ma che qualcuno talora doveva “digerire”, pur essendo stata posta, in questa strada, grande attenzione alla sua umanità, al dialogo, alla ricerca delle soluzioni migliori, alla ricerca delle vie, delle motivazioni, etc. più giuste, etc..

In, forse, non poche situazioni, su questa strada, si potranno riscontrare risultati molto rapidi, come il crescere più serenamente e insieme (magari rapidamente anche in tante persone, magari più rapidamente e facilmente partecipando alla formazione, al servizio, alla messa domenicale), come il sentire Dio più vicino e familiare, etc., ma certo l’apertura  ad una profonda crescita spirituale e umana è, come dicevo, un dono dello Spirito di Cristo, delle vie (da ricercare, comprendere, percorrere, etc. sempre più) attraverso le quali lo Spirito di Cristo si dona e un frutto della personale (e comunitaria) positiva e impegnata risposta.

In questa via si possono riscoprire sempre più profondamente tanti aspetti della pastorale, diversi dei quali ho già indicato negli scritti precedenti.

Qui vorrei sottolineare come l’ascolto personale e comunitario, “dialogato”, della Parola può avvenire più facilmente quando il formatore spirituale e umano, grazie (ad esempio?) a questa strada spirituale e umana nella quale sta crescendo, diviene, tra l’altro, sempre più capace di capire le singole persone nel loro personale cammino, di dialogare dunque sempre più adeguatamente con loro e anche, di qui, di far incontrare i diversi linguaggi, i diversi punti di vista, etc. in realtà anche così contribuendo a sviluppare anche una vera scuola dell’incontro, della comunicazione, con Dio e con i fratelli.

In particolare, poi, con i giovani delle varie età si riscontra, forse, la necessità di un sempre rinnovato approccio di accoglienza integrale, amorevole delle persone, di comprensione dei loro atteggiamenti, delle loro esigenze, delle loro problematiche nella scoperta sempre più profonda che questo, specie nei riguardi dell’età giovanile, è un aspetto fondamentale della formazione (anche catechetica): l’amore che accoglie, comprende veramente, che aiuta a vivere (e a scoprire sempre più) rapporti di amicizia, allegria, serenità, con i compagni, di fiducia, di apertura ad un dialogo semplice e profondo col formatore, etc..

Talora invece si può rischiare (ad esempio nella catechesi) di essere più guidati dall’obiettivo astratto di insegnare alcune nozioni dimenticando che la Parola è Cristo che ama.

Anche sui contenuti più specifici, da proporre e sviluppare con misura, ad esempio con i ragazzi intorno ai quindici anni, si può sviluppare un’attenzione  sempre rinnovata  a dialogare con delicatezza sulle vere, umane domande, problematiche della crescita (anche quelle vissute meno consapevolmente), che i ragazzi possono vivere a quell’età, etc., facendo scoprire, anche attraverso la lettura di brevi brani del vangelo, come Dio ci ama, ci capisce, veramente ci aiuta a trovare risposte (e a viverle) che ci aiutano nella nostra vita concreta (spirituale,umana, etc.).

Forse molto, anche nei testi di sostegno, di riferimento, si può lavorare in questa direzione.

Tra l’altro, questo dialogo semplice, profondo, concreto (sviluppato da formatori che nella vita testimoniano, tra l’altro, una maturità di rapporti, etc.), attirerà più facilmente i giovani anche se certo avranno comunque le loro distrazioni, chiassosità, etc., ma, forse, in diverse occasioni, molti saranno, a modo loro, più attenti.

E’ tutto un cammino sempre più attento alla vera concreta (divinità e) umanità, nel quale, dai più alti problemi teologici, filosofici, epistemologici, etc. alla vita concreta delle persone,  si scopre sempre più come Cristo rivela sempre più, fin nei minimi (e vitali) particolari, con amore divino e umano, Dio e l’uomo.

 

Alcune domande di un profano (e dunque magari scriteriate) agli scienziati

Il problema del Big Bang e delle teorie della relatività e dei quanti (anche) ad esso connesse, e che a tal proposito secondo alcuni (almeno) andrebbero collegate anche tra loro, può forse indurre ad una riflessione sui principi non detti (e/o forse, talora, non più pienamente portati a consapevolezza) che orientano, in taluni casi almeno, la sua impostazione. Si tende a immaginare una primordiale uniformità talora perché un certo pensiero filosofico e logico (astratto) tende a condurre all’uno indiviso e chiuso in sé. Si può forse valutare la possibilità di prendere in considerazione l’ipotesi che Dio abbia creato l’universo, in qualche modo, tutto da valutare con prudenza, con tutti i dovuti distinguo, etc., a sua immagine. Un universo vivo, in un certo senso, in relazione in qualche modo trinitaria, in cui i singoli componenti non possono, forse (in qualche modo almeno?), essere considerati a sé, l’uno senza gli altri.

Quali potrebbero essere questi elementi? Per quello che forse abbiamo compreso oggi di Dio un elemento (in qualche modo? – riferendosi all’universo) “originante” o “di riferimento“, etc., un elemento via di comunicazione, spaziale (temporale, in un certo senso?), un elemento originato. Una realtà che, in seguito alla vitalità, al movimento che genera, tende, solo per fare una delle possibili(?) ipotesi, ulteriormente a frammentarsi, generando, tra l’altro, ulteriore movimento, etc..

Si potrebbe, forse, su questa possibile (?) pista comprendere meglio, in qualche modo, misura, l’ipotesi delle “piccole irregolarità” nella primordiale uniformità. Si potrebbe forse realizzare anche un più naturale collegamento tra le teorie della relatività (che nell’uno assoluto invece scompare, se ho ben capito) e dei quanti.

Sono spunti, domande di una persona totalmente profana in materia e dunque magari da non prendere neanche in considerazione per un istante.

Ma che magari possono lasciare anch’essi intuire anche riguardo a questo argomento come può divenire sempre più profonda, e per molte vie, l’interazione della conoscenza spirituale, teologica, antropologica con quella più scientifica, naturalistica, etc..

Forse all’inizio dell’universo “materiale” (ma nello Spirito, nel suo soffio vitale) non vi è l’uno ma, con tutte le possibili specificazioni, i ruoli, etc., in qualche modo vi è, magari, l’uno e trino, una materia che ha in sé (che è?) il soffio dello Spirito.

Allora come in Dio il Figlio “gravita” (in un certo qual senso) intorno al Padre nello Spirito ma proprio questa gravitazione profonda lo porta (porta tutto Dio) ad aprirsi al mondo, ai fratelli, così nella materia (nell’universo primordiale) c’è una forza che tende a tornare all’elemento originante ma anche in questo movimento si viene magari a realizzare una serie di subattrazioni degli elementi originati che crea un movimento infinito. Sono tutte solo possibili(?) ipotesi che possono essere magari utili anche soltanto a stimolare la riflessione, anche soltanto a mostrare magari talora più chiaramente, ad esempio, le basi, i punti di partenza, che orientano un certo tipo di ragionamento.

Continuando in questo gioco forse utile anche se fatto da profano (di qui, per me almeno, la necessità del dialogo, del confronto) ci si può porre una domanda sulla “tendenza finale” dell’universo. Tende a ricadere, prima o poi, verso il “centro”, l’origine o magari a frammentarsi fino a scomparire, quasi a spiritualizzarsi? O, ancora, nella materia primordiale, come la immaginano alcuni, magari non c’era spazio, ad esempio, per esplosioni perché tutto era assorbito in un punto? Torno a domandare se la difficoltà nell’impostazione e nella soluzione di alcuni (almeno) problemi scientifici sia, possa essere, più (o magari anche) di ordine filosofico che scientifico.

“In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” Gen 1,1-2. E’ vero anche il reciproco: l’osservazione (anche spirituale) della natura, fin dall’inizio, inconsapevolmente, sembra mostrare, forse, ad un tempo, in qualche modo, la trinitarietà di Dio e, forse, anche, sotto certi aspetti almeno, dell’universo.

INDICE

Un possibile nucleo per il progetto culturale…………………………………………………3

Riflessioni sulla filosofia……………………………………………………………………..6

Riflessioni sulla verità………………………………………………………………………18

Riflessioni sparse sul cammino cristiano……………………………………………………27

Alla ricerca di Cristo, Dio e uomo…………………………………………………………..33

Postille agli scritti precedenti………………………………………………………………..42

Appunti di viaggio…………………………………………………………………………..47

In occasione del congresso eucaristico………………………………………………………53

Gesù Cristo Ascolto del Padre……………………………………………………………….56

Ancora sul problema delle connessioni ed altri spunti……………………………………….59

Note a margine………………………………………………………………………………..63

Messaggi subliminali…………………………………………………………………………66

Sulla formazione ed altri spunti………………………………………………………………71

Spirito e logica ed altre riflessioni……………………………………………………………76

Nuovi spunti su fede e scienza e politica e altro……………………………………………..79

Alcuni possibili sviluppi del cammino integrale in Cristo……………………………………83

Unire e distinguere in una vita, personale e comunitaria, in Cristo………………………….87

Immaginare il futuro ed altri spunti…………………………………………………………..89

Nuovi appunti minori…………………………………………………………………………93

Ancora spunti minori………………………………………………………………………….96

Domande e precisazioni……………………………………………………………………….98

Ancora rilievi minori su società, economia, politica e altre riflessioni………………………100

Chiesa e filosofia ed altre possibili riflessioni………………………………………………..104

Appendici……………………………………………………………………………………..111

Appendici (2)…………………………………………………………………………………116

Appendici (3)…………………………………………………………………………………119

Appendici (4)…………………………………………………………………………………121

Appendici (5)…………………………………………………………………………………123

Nuove piccole possibili sfumature di riflessione……………………………………………..124

Post scriptum alle Nuove piccole possibili sfumature di riflessione…………………………130

Ancora post scriptum alle Nuove piccole possibili……………………………………………131

Terzo post scriptum……………………………………………………………………………132

Quarto post scriptum………………………………………………………………………….133

L’Emmanuele, colui che fa incontrare le persone con Dio e, in Dio, tra di loro……………..134

Alcune domande di un profano (e dunque magari scriteriate) agli scienziati………………..136

Allegati

Il programma di Hilbert era quello di giungere ad un sistema logico totalmente autoesplicatesi.Era evidentemente un orientamento platonico ad ispirare tale programma.Goedel però dimostrò che ciò non era possibile: è necessario attingere ad alcuni dati esterni al sistema.Per alcuni si tratta dunque di tornare ad Aristotele e alla sua attenzione al mondo dell’esperienza.

Come si vede gli orientamenti filosofici (più o meno consapevoli) possono indirizzare la ricerca scientifica anche se il suo continuo approfondimento può tendere a smascherare gli orientamenti non ben centrati.La storia stessa ci insegna che la fede (cattolica), la cultura, la scienza, etc., possono essere sempre approfondite (in Cristo) e quindi è necessaria sempre tanta prudenza.Cionondimeno può esservi un continuo, integrale, reciproco, etc., confronto.

Negli scritti precedenti ho svolto alcune riflessioni sull’impossibilità, perfino per le persone divine, di esistere fuori dell’Amore trinitario.Goedel non ha fatto altro che dimostrare che la “logica” è ontologicamente in dialogo con l’esterno.Ma questo dialogo, questo rapporto, non avviene per le adeguate vie spirituali, umane, materiali? Ho domandato se più che tornare ad Aristotele non si tratti di scoprire sempre più la Trinità in Cristo, Dio e uomo, e in essa (“reciprocamente”, etc.) ogni cosa.

Ho osservato che invece un orientamento, ad es., aristotelico può tendere a ritornare verso il platonismo, il concettualismo, etc., oppure, ad es., perdersi nel pragmatismo.

Ho anche, tra l’altro, su questa scia, evidenziato la sacramentalità della conoscenza umana (in Cristo), sviluppando diverse possibili riflessioni.

Giampaolo Centofanti

 

 

 

Alla ricerca della vita vera. L’Era dell’Immacolata e dell’Assunta (vol. II)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capire (sempre più) persone e situazioni in Cristo

 

 

 

La continua crescita spirituale e umana, personale e comunitaria, in Cristo di cui vado trattando conduce, come osservato, ad una gradualmente sempre più profonda attenzione spirituale e umana, personale, comunitaria, etc. ad ogni persona, comunità, etc..Ad un ascolto, ad un dialogo, etc. sempre più profondi.Tutto ciò comporta tendenzialmente una rivoluzione continua in ogni campo della vita, una conoscenza sempre rinnovata su ogni aspetto della vita e dunque, pur nelle difficoltà che nelle situazioni della vita bisognerà affrontare, una possibile sempre nuova efficacia (se Dio lo vuole), sotto diversi aspetti, nei vari settori del vivere umano.

Forse, per fare un esempio, questo può valere anche per lo sport del calcio.Ecco allora qui di seguito alcuni possibili spunti su alcuni aspetti eventualmente da prendere in considerazione nelle situazioni, nei modi, etc. opportuni, con il giusto equilibrio (da ricercare sempre più), etc..

Quando un allenatore capisce sempre più ogni suo giocatore, lo aiuta con serenità a trovare le giuste, a lui adeguate, motivazioni (e le vie adeguate della loro crescita), quando è attento alle persone e alla comunità della squadra, quando, cercando con equilibrio di valutare le eventuali pressioni interne ed esterne (e di rapportarsi ad esse in modo sempre più equilibrato, costruttivo, etc. in Cristo), le situazioni personali, comunitarie, etc., cerca (all’opportuno) di far giocare i giocatori che sono più in forma e non sempre gli stessi; quando adatta il gioco della squadra alle condizioni dei giocatori, al tipo di giocatori che di volta in volta entreranno in campo, al tipo di squadra avversaria, alle sue contingenti condizioni, etc; quando dunque, senza creare confusione, insegna gradualmente alla squadra diversi moduli di gioco, ed insegna ad adottarli anche durante una stessa partita; quando, anche grazie a questa sempre più profonda attenzione, individua (con equilibrio) nuovi ruoli per i vari giocatori, nuovi moduli di gioco, etc.; quando -grazie a tutto ciò e alle tante altre cose che questa sempre più profonda attenzione (che, come osservato, trova la sua più profonda linea di crescita in un cammino spirituale e umano in Cristo) in tutti i sensi, in tutti i campi, gli aspetti, le situazioni, etc. comporta- crea tendenzialmente, con il possibile contributo di tutti, un sempre più profondo coinvolgimento collettivo, dove più facilmente ognuno ha un suo spazio, una sua possibilità di collaborare, etc.; ecco quando tutto ciò (e in questa via molto altro ancora) si vive sempre più sembra evidente che la squadra sarà tendenzialmente in grado di giocare sempre più al meglio (vedere con equilibrio questa affermazione) delle sue condizioni.

Ma, talora almeno, non sembra avvenga così nella realtà, nella quale si adottano schemi talora forse, almeno in parte, più rigidi e meccanici sotto magari anche tutti gli aspetti (che del resto, come osservato, sono tra le espressioni, appartenenti in vario modo le une alle altre, di una stessa realtà) che, solo per citarne alcuni, ho menzionato.

Ecco che così tendenzialmente anche una squadra di calcio può risentire il beneficio anche sul piano del gioco di una sempre più profonda crescita spirituale e umana (in Cristo), può trovarsi avvantaggiata rispetto ad altre squadre.

Allo stesso modo, sempre tenendo in conto (ma anche qui cercando, proprio su questa scia, di viverle nella maniera sempre più equilibrata in Cristo) le possibili difficoltà concrete, anche in un‘impresa economica quest’attenzione (che in un cammino spirituale e umano in Cristo si sviluppa tendenzialmente sempre più) ad ogni persona, comunità, etc., potrà condurre tendenzialmente a sempre nuovi rapporti (cosa che già di per sé fa sempre più capire e vivere tante cose, anche circa l’impresa in tutti i suoi aspetti, in modo nuovo) interni ed esterni, anche a nuove scoperte (“interne”, ad esempio organizzative, produttive, etc.; “esterne” ad esempio di una nuova comprensione del mercato, anche di un contributo alla scoperta di possibili contributi alla crescita della società, di nuovi rapporti anche con l’esterno; ma anche ad una magari diversa, anche nuova, valutazione di cosa sia interno, esterno, etc.), etc..

Queste possibili scoperte nei diversi rami, nei diversi campi possono sempre più trovare la loro fonte in un cammino spirituale e umano, personale e comunitario, in Cristo e possono nascere, diffondersi a tutti i livelli e in tutti i settori della vita.Un’attenzione sempre nuova a non schematizzare, a comprendere sempre più profondamente, a cercare, a scoprire, etc., sempre più le vie, gli aiuti, per vivere e aiutare a vivere tutto ciò sempre di più.

Ancora piccole possibili notine aggiuntive (tutte da valutare più approfonditamente)

 

 

 

Altrove ho rilevato come una sintesi sempre nuova e sempre più profonda di ogni aspetto della vita possa avvenire tendenzialmente in modo sempre più pieno solo in una crescita spirituale e umana, personale e comunitaria, in Cristo.Questa personalizzazione della sintesi può sotto certi aspetti ridurre il pericolo di una giustapposizione più grezza di nozioni slegate tra loro e a loro volta frutto di differenti impostazioni filosofiche, etc..Ho osservato anche che, entro certi limiti, è possibile, in realtà, anche ad una persona da sola seguire alcuni sviluppi, nodi che si vanno individuando nelle varie materie.Ma certo sarebbe interessante poter scendere nella conoscenza profonda di tutte le materie e questo in alcuni casi si potrebbe più evidentemente rivelare una necessità ineludibile.Ecco allora un motivo in più per il filosofo (ma anche, sotto diversi aspetti, per tutti gli studiosi) per cercare un dialogo continuato, una ricerca comune con i diversi esperti.

L’assenza di un tale dialogo, il ridurlo a più rare “tavole rotonde”, non può talora indicare forse un certo disinteresse o anche una minore consapevolezza della necessità di questa sintesi personale, vitale, globale, etc. (in Cristo)?

La ricerca sempre più approfondita della fisica sta conducendo ad una conoscenza sempre più dettagliata dell’universo, dei suoi elementi, etc..Talora, come ho già sottolineato, pur nella consapevolezza dell’estrema prudenza nel rilevare possibili somiglianze, collegamenti, sembrerebbe di intuire appunto, sotto certi possibili aspetti, tutti da valutare con immensa attenzione e criticità, sembrerebbe, dicevo, di intuire quasi una qualche forma di continuità (qualche vaga somiglianza?) tra le realtà spirituali e quelle “materiali” (ma non sono anche queste in essere per lo Spirito del Padre e del Figlio?).

Qui come altro spunto, su questa linea, tutto da valutare vorrei indicare come la conoscenza (ad esempio?) spirituale possa essere vista nell’ottica del contenuto (e della sua complessità, misteriosità, etc.) ma al tempo stesso anche in quella dell’intensità, della qualità, della poesia, della consapevolezza, della determinazione, etc.; e anche (valutare molto più approfonditamente questa affermazione) come graduale dono di sé, ma dunque sempre personale, della Trinità, il Figlio dal Padre nello Spirito.

Al tempo stesso anche nella realtà sensibile sempre più approfonditamente si vanno individuando materia, energia, corde, vibrazioni, etc. se non sbaglio, almeno talora, come aspetti (da scoprire, conoscere all’infinito) di una stessa “cosa” e forse, talora (?), come aspetti di entità in relazione.

Potrebbe allora rivelarsi interessante riflettere, valutare, tra l’altro, le possibili relazioni tra contenuto, intensità, etc., e tra materia, energia, etc.; l’unitarietà, la relazionalità, la trinitarietà (in Cristo), il movimento, la crescita, le vie comunicative, di comunicazione, etc.; scoprire tutti i possibili aspetti in questione, confrontarli tra loro, collegarli (?), etc..Sono piste che, almeno sotto alcuni aspetti, possono forse ben rientrare (e forse aiutare a sviluppare, ad approfondire) in quella spiritualità, filosofia sacramentale che ho delineato in alcuni scritti precedenti.

Sono solo spunti, tutti da valutare, di un comunque sempre più profondo e fecondo interscambio tra i vari aspetti della conoscenza e della vita (in Cristo).

Ancora piccoli possibili approfondimenti, precisazioni, etc. (tutti da valutare più attentamente)

 

 

 

Un aspetto forse da approfondire circa le riflessioni sulla spiritualità-filosofia-logica sviluppate negli scritti precedenti si può rilevare nella circostanza che il dato, i dati (fontali?) esterni alla persona singola, o al sistema logico, etc. da un lato sono essi stessi misteriosi, da scoprire (o da rivelarsi essi stessi, etc.) sempre più, da un altro lato scoprendoli sempre più si scoprono sempre più le vie di comunicazione con la persona singola (la comunità, etc.), il sistema logico, etc. e al tempo stesso si scopre sempre più appunto la persona singola, il sistema logico, etc. (qui c’è da riflettere sul se, come, quando, etc. il punto di partenza per la scoperta è, può essere, il dato esterno, la via di comunicazione, il soggetto esperiente, magari anche in modo variamente combinato).

Dunque la “prova matematica dell’esistenza di Dio” non consisterebbe tanto nel trovare le incognite che risolvono (sempre più) tutte le equazioni, ma nel trovare sempre più (essere trovati da) le incognite che per le vie (spirituali e umane, “materiali”, etc.) sempre meglio scoperte giungono a rivelare sempre meglio nella loro più profonda natura le stesse “equazioni” (uso questo termine in maniera generica, per indicare calcoli da scoprire sempre più) e a risolverle sempre più.

In questa visione si mostra una sempre più profonda coerenza tra la “teoria” e i vari aspetti della realtà e questo può talora aiutare una ricerca personale e anche un dialogo.Si sperimentano (accogliendo, vivendo sempre più questi doni) altresì crescenti benefici vitali e anche questi possono talora aiutare.Ma senza l’adeguato rivelarsi dell’incognita attraverso le adeguate (in che misura?) vie comunicative e senza quella data persona (col suo bagaglio di vita etc.) -sistema logico (in evoluzione)- e la sua accettazione libera e collaborante non si potrà giungere ad una (sempre più piena?) via di conoscenza e di soluzione di questa cosiddetta “prova matematica”.

E’ dunque forse interessante domandarsi in maniera prudente, critica, se, in che misura, etc. la stessa coerenza conoscitiva (la stessa logica, le stesse logiche?) in tutta la sua complessità possa essere scoperta sempre più solo accogliendo la realtà, lo Spirito di Cristo (e in Dio ogni cosa).Ci sono poi aspetti della realtà che sono intrinseci alla logica, altri che costituiscono sue possibili (almeno talora, libere) manifestazioni e dunque non  ne inficiano le caratteristiche, etc.?

E’ evidente che sto qui tentando di sviluppare (tutte da valutare meglio) riflessioni sulla spiritualità, la filosofia, la logica.E che sembrano sempre più trovare una via di comprensione sempre più piena in una spiritualità-filosofia sacramentale: solo nell’Amore del Padre in Cristo gradualmente donato e sempre più liberamente e fiduciosamente accolto possiamo sempre più comprendere la realtà, il suo mistero spirituale e “materiale” (sono osservazioni da valutare sempre più criticamente, con prudenza, etc.).

Dovrei riflettere di più ma mi pare che in tutte queste riflessioni va tenuto anche in conto cos’è (chi è, etc.), quanto è complesso, etc., quello che si vuole tentare di conoscere.

Un aspetto che può forse rivelarsi sempre più fonte di spunti di riflessione interessanti può forse essere individuato nel considerare come in maniera speciale l’uomo e il suo volto in particolare possano esprimere quasi materialmente sentimenti, emozioni, etc..Sembrano aspetti pregnanti di quella possibile (?) “continuità” tra lo Spirito e la “materia” cui ho accennato altrove.Penetrando, nello Spirito di Cristo, sempre più profondamente nel mistero spirituale e “materiale” della realtà scopriamo forse nuove relazioni tra poesia, musica, scienza, logica, etc..

Valutiamo sempre meglio anche in che rapporto si trovano Spirito (Padre, Figlio e Spirito Santo), persona, essere animato, “organismo”, etc..

Tornando sulla proposta (da me) via di soluzione al problema, anche ecumenico, della giustificazione vorrei sottolineare che, forse, in alcune impostazioni protestanti un rischio può consistere nello scivolare verso qualche forma di predestinazione, che può, almeno in qualche concezione, venire a ledere la libertà umana.Un rischio da parte cattolica può altresì consistere, in qualche caso, nel ritenere di conquistare il paradiso (in qualche modo?) grazie al proprio operato invece che, in primis, per un dono totalmente gratuito di Dio (che però l’uomo può giungere anche a rifiutare radicalmente e definitivamente).

Non è tanto il credere che salva la persona ma il desiderio di salvezza (dono anche solo implicitamente accolto dello Spirito di Cristo e dono che in vario modo e misura però Dio fa a tutti in maniera chiara, secondo la sua Sapienza) al quale Dio può rispondere con tutto il suo amore misericordioso.Ma qui va considerato anche cosa volevano allora intendere alcuni riformatori quando parlavano di accettazione della fede ricevuta in dono.Forse intendevano, cercavano di giungere, proprio al desiderio di salvezza? Tra l’altro per comprendere la complessità di questi problemi va tenuto in conto che una certa vena tendente alla predestinazione era presente talora anche in campo cattolico e che forse allora si disponeva di minori strumenti per la comprensione di questo argomento.

La spiritualità-filosofia sacramentale che vado proponendo mi sembra una via che centrandosi forse, per alcuni aspetti almeno, più profondamente nel mistero di Cristo Dio e uomo aiuta forse a comprendere meglio (alcune) le motivazioni, i problemi che tendono a considerare diverse (almeno) spiritualità, filosofie, culture, etc..

La misteriosità spirituale e “materiale” della realtà, l’aspetto anche “materiale” della sacramentalità, l’impronta trinitaria in  Cristo del creato, etc. aiutano, pur senza condividerle in toto, a guardare con uno sguardo nuovo, comprendendone meglio alcune sollecitazioni in qualche modo positive, a filosofie come il kantismo, la fenomenologia, e a molte altre; a orientamenti cristiani che tendono forse ad essere più attenti alla spiritualità che alla spiritualità incarnata; a tanti aspetti dell’arte, dell’estetica, della musica, della poesia, della pittura, etc.; si trovano forse nuove vie per trovare nuovi punti di contatto con altre religioni, filosofie, talora magari anche per via di paradosso.

Potrebbe forse risultare interessante sviluppare questi possibili spunti in un dialogo che trova sempre nuovi motivi per risultare potenzialmente reciprocamente arricchente.

Ancora spunti volanti (tutti da valutare più attentamente)

 

 

 

Quando parlo di prova matematica dell’esistenza di Dio è evidente che uso un linguaggio paradossale perché Dio e la persona umana vanno bel al di là di una logica numerica, ma la riflessione può aiutare a valutare con prudenza e ponendo attenzione alle necessarie distinzioni, etc. se e come sia possibile sempre più scoprire alla luce di Dio in Cristo la logica, le logiche, ed anche l’intima coerenza di una fede (in Cristo) sempre più profonda e criticamente consapevole con la realtà, che virtualmente solo in questa fede si può rivelare tendenzialmente sempre più verso la pienezza.

Brevemente domando se esistono oggetti, cose, etc. di cui non si può calcolare perfettamente ad esempio la lunghezza, neanche cambiando l’unità di misura.Se così è, forse si è già pensato (non lo so) a soluzioni diverse come riportare l’immagine precisa, come usare combinazioni di immagine e di suono, come usare la via olfattiva, tattile, etc.? Si possono forse cercare, inventare, scoprire sempre nuove strade anche dal lato dell’oggetto, cercando di renderlo adeguatamente comunicatore, ad esempio.Sono spunti volanti tutti, per me (ma forse non per altri), da valutare, ma che testimoniano la necessità di un continuo approfondimento, ricerca di tutti i possibili modi di conoscere, comunicare, etc..

Ancora e solo come promemoria domando quale sia, possa essere, il rapporto tra la Parola, la parola e il numero.Il numero forse astrae, limita, la Parola può nello Spirito portare in una conoscenza sempre più profonda.Il numero è forse un concetto appartenente ad un certo livello di logica (?) la Parola è una persona della Trinità.Il numero, forse, a modo suo, è una parola ma la Parola va ben oltre il numero e lo fonda, il numero ha la sua origine dalla Parola e staccato da essa perde i suoi riferimenti costitutivi (tutto scritto senza analizzare, solo come promemoria di cose tra l’altro forse scontate).

Forse una persona pur non avendo corrisposto fino in fondo al dono dello Spirito ricevuto può, per la misericordia di Dio, essere portata da Dio più vicino a lui, ad esempio in paradiso, di un’altra che abbia ricevuto diciamo così, un dono simile e abbia corrisposto fino in fondo.Il punto è (ma devo riflette meglio, confrontarmi, etc.) che Dio rispetta la più intima e profonda libertà dell’uomo, il suo graduale cammino di crescita.Forse è difficile stabilire chi è più grande, più piccolo, perché anche in paradiso talora forse ci saranno, chissà, nella vita delle persone, rapidi balzi in avanti.Inoltre, se Dio si dona sempre più alla sua creatura anche in paradiso, forse si può riflettere meglio sull’idea ad esempio dantesca che le creature saranno in paradiso tutte felici pienamente perché ciascun “vaso”, pur di differenti grandezze, sarà riempito pienamente.Si può forse specificare che, crescendo all’infinito in Dio, ciascuna persona potrà forse crescere all’infinito e magari con ritmi, tempi, diversi, risultando anche perciò difficile dire (ma ci sono eccezioni, come, penso, ad esempio, Maria) chi è più grande, più piccolo.Forse, ad esempio, in paradiso il cuore dell’uomo sarà sempre riempito pienamente di vita eppure sarà sempre più scavato da Dio a nuove profondità e riempito di nuova felicità.Questa possibile interpretazione può forse spiegare come l’uomo, la creatura, possa in paradiso essere pienamente felice e al tempo stesso come Dio le si doni sempre più, se così avviene.

Potrebbe forse essere interessante riflettere se e come, quando, avviene questo crescere del cuore dell’uomo, su una sua eventuale natura strutturalmente, ontologicamente dinamica.Se questa crescita avviene anche nella storia terrena del singolo, delle comunità e, tendenzialmente, dell’umanità e quali conseguenze spirituali, psicologiche, neurologiche, fisiche, etc., può eventualmente comportare.C’è dunque un’evoluzione spirituale e psicofisica? Ci sono possibili regressi personali e comunitari, anche nella grande storia? Ma il cuore può essere approfondito da Dio ma non reso più piccolo dall’uomo? Può dall’uomo essere reso più vuoto etc.? E che conseguenze ha questo sugli altri, sulla discendenza? Forse per proteggerla, farla crescere più gradualmente, Dio le dona inizialmente, (talora?In genere? A livello di comunità? Di umanità?) un cuore più piccolo? Cosa ha realmente comportato a livello spirituale, psicofisico, etc. il peccato originale?All’inferno c’è addirittura continuo regresso (magari non della grandezza del cuore ma del suo svuotarsi, etc.? O ci può essere anche stabilità, perché il regresso dipende dalla creatura e non da Dio? Ma un continuo no non fa regredire? Cosa può comportare, per fare un altro possibile esempio, tutto ciò (cioè, ad esempio, l’eventuale approfondire sempre più il cuore dell’uomo da parte di Dio), se così è, nel (modo di) provare (e/o di più o di meno, etc.) il dolore, l’angoscia, la nevrosi, etc.?

Questo donarsi sempre più di Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo) all’uomo che lo accoglie avviene in qualche modo anche nell’universo? In quali, in ogni aspetto piccolo e grande della natura (che, beninteso, non ha lo spirito ma è tenuto in essere e in vita (dinamicamente dunque?) dallo Spirito di Cristo, lo Spirito dell’amore divino,trinitario, e umano)? E ciò non senza tenere in conto il cammino concreto dell’umanità?

Spogliato in quanto uomo di tanti doni dello Spirito, Cristo ha continuato però a dire un sì totale e definitivo al Padre come persona divina a lui (Padre) unita nello Spirito?

Talora sembra che la Parola di Dio sia stata, in certi suoi brani in particolare, non di rado compresa quasi distrattamente, in suo apparente significato più banale e immediato mentre una lettura più attenta (nello Spirito di Cristo) fa capire che forse vuole dire altro o, perlomeno, può avere anche altri significati che possono poi apparire più attinenti allo specifico testo.

La possibile più profonda comprensione (di cui vado parlando come proposta interpretativa da valutare) della misericordia di Dio può forse aprire la strada ad una più profonda fiducia, ad un più profondo abbandono in Dio.Il richiamo alle opere della persona umana può forse finire per indurla  a puntare un po’ anche su sé stessa.Confidando invece nella totale misericordia di Dio più facilmente confiderò anche che sarà lui a salvarmi, lui a darmi la vita, a darmi la gioia di riamarlo e di amare i miei fratelli, lui a farmi vedere che anche le mie debolezze, insipienze, col suo aiuto viste sempre più serenamente, equilibratamente, fanno parte del suo disegno di vita per me e per gli altri.E’ lui che è sempre pronto a trasformare sempre più in vita anche il mio eventuale peccato rimesso nel suo cuore.

E’ bello essere creature, con tanti doni, sempre più totalmente abbandonate, per la sua grazia, a Dio.E forse, come dicevo, può avvenire anche in questo senso, nella storia, una comprensione (ed una vita) sempre più profonda, spirituale e umana, e dunque anche, nel suo senso più profondo, culturale.Una scoperta sempre più profonda del meraviglioso, liberante, sereno, vivificante, capace di capire il graduale cammino personale di ogni uomo, etc. amore di Dio.Di qui una scoperta sempre nuova dell’uomo, in ogni aspetto della sua vita, della vita, dell’universo, etc..

E’ evidente che ho posto in questo scritto, ancora più di altre volte, domande volanti solo come promemoria per una eventuale più meditata (e magari compartecipata) riflessione.

La Parola e l’eucaristia, piccole e semplici chiavi di ogni mistero spirituale e “materiale” (riflessioni da valutare più attentamente)

 

 

 

La riflessione sulla sacramentalità del creato può forse stimolare sempre nuovi approfondimenti.Ad esempio Dio comunica con l’uomo anche attraverso il creato, Dio dà vita al creato.Cosa comporta questo nella natura e nella vita del creato stesso? Come potrebbe il creato non somigliare alla trinitarietà di Dio? Come potrebbe l’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio, non essere e non vivere in questa sacramentalità trinitaria sua e del mondo? E come potrebbe (forse?) il mondo stesso?

Come, con quali eventuali distinzioni, etc. valutare tutto ciò? Cosa se ne può eventualmente sempre più ricavare nella riflessione spirituale, teologica, ma anche scientifica, etc.?

Il riferimento a Cristo (e in lui) sempre più chiaramente riconosciuto (anche nelle sue diverse articolazioni) comporta una sempre più profonda consapevolezza delle diverse forme di conoscenza (e viceversa?).Ad esempio, a proposito della “mirabile corrispondenza” tra le strutture matematiche e il mondo reale si scopre sempre più distintamente, tra l’altro, che il numero, un certo tipo (almeno) di logica, sono forme di modello in modello più o meno adeguate di sintesi, di schematizzazione, di una realtà che, spiritualmente, “materialmente”, etc., è viva e misteriosa.Ed anche, ad esempio, l’osservazione diretta (talora non sostituibile dai calcoli?) deve, tra l’altro, sempre più tenere conto delle adeguate, spirituali, umane, “materiali” forme di conoscenza, delle adeguate vie conoscitive, etc..La fede (riconosciuta in modo sempre più spiritualmente e umanamente maturo, anche “critico”) in Cristo si rivela nel tempo la via delle impostazioni conoscitive corrette.E’ allora interessante osservare come molte scoperte scientifiche siano consistite in realtà in approfondimenti, rinnovamenti delle impostazioni conoscitive che possono trovare in questa fede sempre più consapevole in Cristo il corretto (e sempre meglio compreso) punto di riferimento fontale.

Gesù Cristo è sacramento del Padre, della Trinità.Il pane e il vino eucaristici, i sacramenti (con l’olio, l’acqua, etc.), la Parola, sono, ciascuno a modo suo (?), sacramenti di Gesù Cristo.La Chiesa è, a suo modo, sacramento di Gesù Cristo.Ma alcuni sacramenti sottolineano forse di più la presenza di Gesù Cristo, altri, ad esempio, in qualche modo il dono, in lui e da lui, dello Spirito.La Chiesa è anche un’immagine trinitaria.Il mondo è anch’esso, a modo suo, sacramento.E lo è, tra l’altro, come immagine di creaturalità, ma i suoi elementi sembrano (talora?) anche rivestire immagini e funzioni (se queste espressioni possono considerarsi adeguate) trinitarie.

Esiste forse una sacramentalità “verticale” (il creato in Gesù Cristo, nel suo Spirito, al Padre, dal Padre, etc.) e una sacramentalità “orizzontale” (le persone trinitarie (in qualche modo?) nel creato, nelle varie espressioni della famiglia umana -forse anche nella singola persona, essere vivente, etc.- etc.).Esiste forse una sacramentalità ontologica e una sacramentalità funzionale (forse entrambe da comprendere e scoprire, riconoscere, etc., sempre più, anche, forse (è da vedere), in modo rinnovato).

Questa riflessione mi pare, come dicevo, forse densa di possibili sviluppi (da considerare con le dovute distinzioni, etc.) in molte direzioni, ad esempio nella comprensione della  Chiesa, delle diocesi, dei vescovi, dei sacerdoti, dei laici, etc. e dei loro rapporti.

Esiste una, se così si può definire, sacramentalità del negativo? E’ veramente interessante scoprire i (possibili?) molteplici, poetici, pieni di mille sfumature, etc., modi di rivelarsi, di comunicare, di dialogare, di Dio e anche la natura, i significati, i rapporti, in Dio, del creato, delle creature.In questo dunque siamo sempre più aiutati non solo da mille (valide?) espressioni artistiche ma anche, ad esempio, dalla stessa scienza.

L’eucarestia ci può forse far comprendere che la sacramentalità può essere (in un certo senso?) così profondamente via della presenza viva di Cristo da poter divenire Cristo stesso, Dio (Trinità) stesso.Esistono molti “tipi” di sacramentalità.Si può allora osservare che, nello Spirito, scopriamo sempre più profondamente la divinità e l’umanità di Dio ma anche come spiritualmente, psicologicamente, fisicamente l’umanità sia via per comprendere lo Spirito di Cristo, la Trinità (sorgono allora domande sulle gravi alterazioni che l’umanità può sperimentare in tanti modi, specie ai nostri giorni: non solo con riguardo al rispetto dovuto all’uomo ma anche, ad esempio, alla possibilità di accogliere e conoscere sempre più il vero Spirito di Cristo, la Trinità.Similmente ci si può chiedere se possano altresì individuarsi nuovi elementi che favoriscano, alimentino una sempre nuova, più profonda, equilibrata, etc., vita, conoscenza spirituale e umana).A modo proprio anche l’universo (ed ogni suo aspetto, etc.) suscita riflessioni su questa scia.

Quanto e come possiamo sapere degli atteggiamenti concreti di Gesù nella sua vita terrena? E dello Spirito (e dello spirito umano, della psicologia, etc.) che li animava? Certamente nei vangeli, ad esempio, ci sono meravigliose, indicative (sempre da valutare con prudenza, etc.) tracce della sua umanità, anche, ad esempio, nel suo dialogare con le persone, nel ricercare la vita con loro e in loro aiuto (notiamo dunque una differenza ad esempio tra il suo proclamare le verità fondamentali della fede, la radicalità (sempre più profonda?) del suo viverle, e l’approccio graduale e personalizzato alle singole persone, comunità (vedi ad esempio Gv 4, l’incontro con la samaritana).Al tempo stesso forse la sua stessa (eventuale?) ricerca (vita, etc.) spirituale e umana di allora possiamo (almeno, forse, sotto certi aspetti) comprenderla sempre più camminando nel suo Spirito, nella Chiesa, etc., nella storia.E quella della divinità e umanità di Dio, del suo Spirito, e della “divinità” e umanità dell’uomo sono scoperte anch’esse che possono sempre approfondirsi proprio in questo cammino.

Come può dunque Cristo essere un modello di umanità concreta per l’uomo delle varie  epoche?Una sempre più attenta lettura dell’antico e del nuovo testamento, personale e comunitaria, ecclesiale, etc., nello Spirito, potrà tendenzialmente sempre più aiutare, ma è più preciso e completo dire che è la Parola, (è Cristo) a parlare, a rivelarsi nello Spirito (specialmente in chi lo accoglie sempre più) sempre più profondamente nella storia della Chiesa, della umanità, della comunità, della singola persona, etc..

Dunque, in un certo senso, può sotto certi aspetti rivelarsi forse accettabile una distinzione tra il Cristo della storia e il Cristo della fede in quanto il Cristo nella sua storia terrena era forse in crescita pur avendo, forse gradualmente, compreso tutte le verità fondamentali della fede, della Rivelazione.Il Cristo tornato nel seno del Padre nella pienezza della sua divinità (e umanità) conduce l’umanità (nella Parola, etc.) alla scoperta sempre più profonda della divinità e dell’umanità dell’amore di Dio e della “divinità” e umanità dell’uomo.

Gesù  Cristo sacramento di Dio e dell’uomo (nella pienezza della propria divinità e umanità), del creato, chiave vivente di ogni mistero spirituale e “materiale” (tutte riflessioni da vagliare più approfonditamente e in un possibile confronto).

Possiamo così, tra l’altro, sempre più profondamente osservare come questa continua crescita spirituale e umana in Cristo, questo ascoltare la Parola, dialogare, vivere con Cristo sviluppa tendenzialmente, tra l’altro, un orientamento alla riflessione, al dialogo sempre più profondi, nuovi, vivi, aperti, partecipati, etc..

Altrove ho accennato ad alcune tra diverse possibili cause che possono ritardare la comprensione (sempre più profonda) di (pur presentate) piste nuove  che si aprono nella visione, ad esempio, della spiritualità, e che (queste e altre diverse possibili cause) possono ritardare talora anche la  comprensione  di concetti nuovi (questi ultimi in più occasioni di per sé, sotto alcuni aspetti, più facilmente recepibili riferendosi ad un contenuto che può perlomeno essere inteso in parte nel suo aspetto appunto concettuale, anche se, senza gli aiuti adeguati, altri aspetti della sua comprensione concettuale possono risultare di più difficile comprensione, e tanto più l’impostazione di vita che li sottende).

Certamente chi è portatore di spunti nuovi può, tra l’altro, in Cristo, divenire sempre più capace di comunicarli nei modi, nelle misure, sotto gli aspetti, nei tempi, per le vie, etc. di volta in volta (nella misura del possibile) più opportuni (anche più facili a riconoscersi, ad essere individuati, nel marasma di proposte che circolano), tenendo il più possibile conto della personale e graduale crescita delle persone a cui si rivolge, delle sue (della crescita personale, dicevo) possibili vie, tappe, chiavi, etc.. Ma, come in questo senso va sviluppata una spiritualità, cultura sempre nuova, certamente esiste anche la necessità di una sempre nuova e più approfondita spiritualità, cultura dell’apertura, della comprensione delle vie e dei concetti nuovi, della capacità di individuarli, etc..

Certamente una conversione continua rende sempre più affamati, assetati di Dio, del suo amore ma anche della sua luce.Ma anche ci può essere un‘educazione sempre nuova, spirituale e umana, (tendenzialmente in Cristo) a sviluppare questa fame, sete, di conoscenza spirituale e umana, a cercare di individuare sempre più tutti i possibili ostacoli spirituali e umani, personali e comunitari, al suo svilupparsi (è evidente che si tratta di un’attenzione sempre rinnovata anche agli aspetti personali della crescita, nel senso che non rivestono di per sé configurazioni nuove in assoluto).

E altrettanto si può cercare di sviluppare una sempre più profonda attenzione a se, come, quando, etc., accogliere e aiutare ad esprimersi, a crescere, queste vie nuove, etc..

Quando il figlio dell’uomo verrà troverà la fede sulla terra? Quanta, quale, etc. fede troverà?

La riflessione sulla ricerca di una spiritualità sempre più divina e umana e sulla sua fecondità anche pastorale comporta, tra l’altro, come ho sinteticamente accennato altrove, una attenzione discreta al cercare, all’incontrare le persone, le comunità, a costruire la società, etc. in tutti i possibili e sempre nuovi modi, tempi, etc. opportuni.E’ l’attenzione dell’amore in Cristo.L’alternativa tra una pastorale di una Chiesa forza sociale o di una Chiesa lievito può risultare forse in non rari casi una falsa alternativa, perché l’amore (sempre più profondamente conosciuto,vissuto, etc.) di Cristo cerca tutti, incontra tutti, ognuno secondo le tappe, le vie della sua personale crescita e ogni adeguata via di formazione, di crescita, di accoglienza, di incontro, di impegno, etc. si alimenta reciprocamente l’una con l’altra.

Alla radice sono talora carenze nelle impostazioni spirituali e umane (culturali nel senso più profondo) ad accentuare certe apparenti differenze nella pastorale e a privilegiarne dunque solo alcuni aspetti.E’ da qui allora che possono talora nascere carenze, distorsioni, etc..Un confronto aperto e profondo potrà condurre tendenzialmente sempre più ad approfondire, completare, equilibrare, etc., una pastorale sempre più profondamente centrata spiritualmente e umanamente in Cristo e da lui spinta alla salvezza e alla vivificazione in lui di ogni persona.

Una domanda da profano ai paleoantropologi: sembrerebbe (appunto al profano) che, per proporre un esempio, mentre scimmie come gli scimpazè o gli oranghi, etc. nel succedersi delle generazioni si siano perpetutate, così non sia avvenuto per le prime forme di ominidi.E’ così, e se è così a cosa può essere dovuto tutto ciò?Forse una scienza materialista può essere portata a sottolineare le differenze tra le varie forme di ominidi mentre uno sguardo spirituale può essere magari più attento a sottolineare la possibile (?) comune umanità le cui forme sono poi magari gradualmente confluite verso quella attuale? Sul piano fisico è possibile una tale ipotesi?

Anche nel caso si rivelasse autentica, vera l’interpretazione secondo la quale il primato di Pietro non è automaticamente legato alla città in cui ha vissuto, è stato pastore, negli ultimi anni ed ha effuso il suo sangue, anche se è importante e fonte di comunione giungere a riconoscere sempre la verità, forse sarebbe altrettanto necessario e importante affermare subito che probabilmente (?) è largamente sconsigliabile (sempre e in ogni caso? Ad una riflessione immediata e non ponderata mi pare che sia così per lo meno in moltissimi casi) non lasciare stabilmente al papato la sua sede tradizionale di Roma.

Risolto forse dunque il problema teologico, la profonda virtuale parità tra le diocesi mostra forse, tra l’altro, una via di profonda comunione nella sempre più profonda e fraterna crescita spirituale e umana in Cristo delle diocesi stesse.

Precisazioni ed altri spunti (tutti da valutare più attentamente)

 

 

 

Ecco alcune delle possibili motivazioni che possono orientare verso una Chiesa solo “forza sociale” o verso una Chiesa solo “lievito”.

Nel primo caso si può trattare ad esempio di una sfiducia nella possibilità che la “massa” si converta profondamente, si punta su un ambiente cristiano per far respirare in qualche modo i suoi valori, invece chi vuole crescere troverà comunque le sue strade.Forse, talora, si cercano poco gli aiuti di Cristo e della Chiesa, ad es., per far cercare, accogliere e far crescere tutti, ognuno col suo passo.

Nel secondo caso si considera forse un’inutile perdita di tempo cercare ogni persona, comunità se queste non sono già intenzionate a crescere nella fede, si può trattare casomai di aiutare le persone in difficoltà.Forse sottende, talora, a questa visione una distinzione filosofica tra un uomo “naturale” e un uomo che ha ricevuto il dono della fede, non si tende dunque a vedere che ogni uomo riceve gradualmente e vive nel multiforme dono dello Spirito e che ognuno può essere aiutato a crescere secondo le tappe del suo personale cammino di crescita spirituale e umana.Forse, essendo più attenti allo spirito che ad una spiritualità incarnata, sempre più “divina” ma anche umana ci si sente anche in qualche modo, almeno, incapaci di cercare, di coinvolgere, di accogliere, di comunicare, di aiutare (ed essere aiutati) a crescere persone che non sono così interessate ad uno specifico dialogo di fede.Forse per entrambe le tendenze si può dunque trattare, talora, anche di una certa in varia misura possibile incapacità di personalizzare profondamente, di comprendere (incontrare, coinvolgere, etc.) sempre più profondamente il cammino personalissimo di crescita spirituale e umana di ogni persona.Si può trattare dunque, tra l’altro, di una certa incapacità di articolare, di assecondare sempre più profondamente l’autentico (e non, ad es., in varia misura, meccanico, schematico, rigido, inutilmente lassista, sotto certi aspetti meno efficace, etc.) incarnarsi di Cristo, Dio e uomo, nelle personali e comunitarie realtà umane.

Era forse necessario che si facesse gradualmente strada una possibile rinnovata spiritualità, umanità, cultura che potesse profondamente cogliere, tra l’altro, gli aspetti positivi di entrambe le tendenze.

Ed era forse qui (ma tutte queste semplici bozze per una possibile riflessione necessiterebbero di essere molto più approfondite, valutate, etc. anche in un confronto, verificate anche attraverso una più ampia e precisa documentazione, etc.) il vero nocciolo (una spiritualità, umanità, cultura, sempre più divina e umana, in Cristo) di molte questioni che hanno animato negli ultimi decenni il dibattito e la vita ecclesiale italiani.In questi scritti mi pare si possano individuare possibili contributi nel cercare le piste della crescita, nel valutare difficoltà e soluzioni, etc..

E via via che questo cammino della Chiesa si rinnova (e sotto certi aspetti si delinea) sempre più profondamente, si articolano, si aprono, come detto (tra l’altro con un tendenzialmente sempre più profondo equilibrio, -prudenza, etc.- spirituale e umano), sempre più vie di dialogo, di comunione, di comprensione, di incontro, di crescita, di  ricerca, di accoglienza, etc. con tutti ma bisogna essere ben consapevoli che si potrebbero incontrare le sempre più aspre resistenze di poteri che stanno sempre più chiaramente perdendo il vero punto di forza, dal punto di vista umano, sul quale sotto certi aspetti potevano vantare ragioni e acquisire consensi, quello della cultura perché la Chiesa è, potrà essere, sempre più aperta a crescere in Cristo, Dio e uomo, prendendo il buono da tutti ma inserendolo e vivificandolo in maniera sempre più profonda nella strada dell’amore e dell’amore autentico, quello di Cristo.

In realtà il cercare sempre più Cristo, Dio e uomo, la divinità e l’umanità del suo amore e in lui, nel suo Spirito, il cercare con attenzione e discrezione ogni persona sembra una strada nella quale i limiti delle due tendenze succitate, quando assunte in maniera esclusiva (e non, ad esempio, come eventuali, da valutare, specifici cammini spirituali e formativi, pastorali), vengono via via sempre più evidenziati nelle loro possibili radici spirituali e umane, anche, nel senso più profondo, culturali.E in tale strada appare sempre più evidente come in molte occasioni questa attenzione a cercare, accogliere, aiutare (in uno scambio reciproco) a crescere, secondo le autentiche graduali tappe, ogni persona (che dunque talora cresce, ad es., essendo, tra l’altro (in maniera a lei adeguata) inserita -accolta, aiutata, etc.- in un certo ambiente, ai diversi livelli) può rivelarsi, quando ben articolata, una via sempre più feconda di crescita per tutti.

Sono solo spunti volanti da valutare (come ogni mio scritto) più attentamente e da approfondire, magari in un dialogo nuovo, che potrebbe risultare molto interessante.

Potrebbe forse rivelarsi interessante analizzare quali possano essere i motivi che nella storia della filosofia cristiana hanno indotto alcune correnti a prospettare una distinzione tra natura umana e vita soprannaturale nell’uomo nel dono della fede.Forse tra questi vi è proprio, per dirla in breve, la difficoltà di conciliare Aristotele con Platone? Forse alla base di tanti orientamenti spirituali, filosofici, scientifici, culturali in qualche modo c’è, fondamentalmente, l’impostazione di uno dei due (in realtà la distinzione tra natura e soprannatura (che forse talora anche dove superata può continuare in qualche modo ad influenzare la cultura così come si è sviluppata) può forse anche indurre ad una visione in qualche modo filosoficamente aristotelica e spiritualmente platonica le quali, non trovando armonica conciliazione in una sintesi che le integri e le completi, possono finire per orientare ad una pastorale, magari in vario modo, misura e forse magari, talora, di situazione in situazione, più filosoficamente aristotelica o più spiritualmente platonica).Ora, come ho osservato altrove, in Cristo, Dio e uomo (nella Trinità in Cristo), si può trovare sempre più chiaramente un nuovo sempre più equilibrato, punto di riferimento anche filosofico che, tra l’altro, può sintetizzare e completare sempre più profondamente le due basilari forme di impostazione dei suddetti filosofi greci, e dunque, come osservato altrove, aiutare tra l’altro a prospettare sempre più chiaramente una sempre nuova, più equilibrata, etc. sintesi pastorale.(Spunti tutti da valutare, scritti come promemoria).

Può forse risultare interessante (anche se ne ho già accennato altrove) domandarsi quale siano tra le possibili ragioni per le quali, forse non di rado, alla radice delle diverse espressioni spirituali, culturali, etc. si possono in diverso modo rintracciare fondamentalmente impostazioni platoniche o aristoteliche e per quali possibili motivi, forse non di rado, non si cerchi ad es. una più piena sintesi tra le due.

E’ evidente che in diversi casi si tratta del fatto che venga privilegiata in diversa misura l’una o l’altra tendenza.L’una, quella platonica, orientata a tentare il perfezionamento di una logica formale, in qualche misura autarchica, o, ad esempio, di una spiritualità tutta centrata sul puro rapporto con Dio.Questa tendenza può tendere a vedere ad es. l’orientamento aristotelico come più superficiale, eccessivamente pratico, meno capace di scavare, di incidere dal punto di vista della razionalità teorica, della spiritualità, di ogni (?) aspetto della vita, della cultura, etc..La tendenza aristotelica, può avvertire in diversi modi in quella platonica pericoli ad es. di staticità, di asfissia, venendo in diversa misura a mancare il confronto della ragione col mondo esterno, un intervento (e interscambio) anche pratico nel mondo.

Una difficoltà può risiedere dunque, talora, come accennavo anche sopra, nella difficoltà a far incontrare una cosiddetta “pura” teoria con una vita cosiddetta “pratica”.Così ad es., come osservato sopra, questo possibile incipiente tentativo di recuperare l’umanità dell’uomo attraverso l’aristotelismo può talora essere ancora in vario modo e misura intriso di platonismo o sfociare per altri versi, talora, in uno spirito pratico che non va troppo per il sottile.Un rischio dell’aristotelico può essere dunque, ad es., quello di puntare in qualche misura prevalentemente su una razionalità in dialogo col mondo e non comprendere più profondamente come Dio, l’uomo, il mondo si possano conoscere in modo sempre più profondo e tendenzialmente verso la pienezza solo vivendo tutti questi aspetti in una crescita spirituale e umana, personale e comunitaria in Cristo.L’aristotelico, anche cristiano, può puntare molto sulla propria razionalità (su una razionalità in varia misura intellettualistica anche se riferita ai principi della fede) sostenuta da un dialogo (in fondo, in varia misura, solo razionale anch’esso) col mondo.Evidenti sono i rischi, ad es., di superficialità, di schematismo…

Ora in Cristo, Dio e uomo, si può sempre più profondamente trovare l’umanità dello Spirito (e non, ad es., la più riduttiva, talora, tra l’altro, in varia misura asfittica, razionalità deduttiva) e lo Spirito dell’umanità (e non, ad es., la più riduttiva, talora, tra l’altro, in varia misura superficiale, razionalità induttiva).Sottolineo che parlo (da più di quindici anni, e come era intesa la filosofia allora?) di umanità e non, ad es., di razionalità e neanche di un’ancora riduttiva e vaga razionalità allargata o di una coscienza non chiaramente intesa come (in graduale, personale, comunitaria, etc. crescita nello Spirito di Cristo) reciprocamente spirituale e psicofisica (con tutto quello che sempre più chiaramente ne deriva).In realtà la possibile sempre più chiara consapevolezza delle diverse impostazioni e delle concrete differenze che sempre più ne derivano (pur senza sottovalutare, come ho scritto più volte altrove, le possibilità, gli aspetti positivi, di ciascuna) può talora risultare un aspetto da valutare, far conoscere, su cui confrontarsi (per una crescita comune), etc. (il tutto cercando evidentemente le vie, i modi, etc. sempre più adeguati -in Cristo, per noi cristiani-), con sempre maggiore attenzione. Sono solo possibili brevi accenni (tutti questi scritti si ispirano a questo cammino in Gesù Cristo, Dio e uomo), spunti di possibile orientamento e di riflessione che necessiterebbero di un continuo approfondimento, confronto, dialogo, etc..

Dalla vita personale a quella comunitaria, alla visione spirituale e umana, filosofica, scientifica, pastorale, etc., mille (tutti?) sono gli aspetti influenzati dalle impostazioni fondamentali che sempre più profondamente, equilibratamente (in un cammino spirituale e umano in Cristo) possono essere analizzate, chiarificate con benefici per le persone stesse, per le comunità, per il dialogo, per la cultura, etc..Non di rado, tra l’altro, allo stato attuale si può forse osservare come questa problematica sia, talora, almeno non profondamente conosciuta, talora anche in ambiti specialistici.

Ancora, come già ho osservato altrove, il distinguere tra una data fede religiosa e una sua impostazione filosofica soggiacente ma dalla prima in qualche modo, misura, scindibile può portare ad esempio più facilmente a favorire, attraverso la proposta di adeguate nuove categorie, ad un’evoluzione del modo di interpretare e vivere quella fede stessa.Al tempo stesso certi modi di vivere quella stessa fede ad es. molto legalistici, rigidi possono forse, talora, aiutare a comprendere a loro volta il perché di una diffusione di una data impostazione filosofica ad es. che neghi la possibilità che Dio si faccia uomo: il timore, ad es., di una discesa troppo profonda nell’intimità personale di un Dio lontano dall’umano.

Anche su queste scie (circolarmente (?), tra l’altro, filosofiche e spirituali), si possono aprire in maniera sempre nuova e più approfondita sempre nuove chiavi di comprensione.Ad es. alcuni tra i possibili motivi per cui alcuni cristiani riformati non credono nella realtà eucaristica non possono magari essere fatti risalire, tra l’altro, ad un male interpretato rapporto di Dio con l’uomo e viceversa (ad es., talora, troppo intellettualistico -magari anche a causa, tra l’altro, di certa filosofia cattolica-, legalistico) che fa in qualche modo temere, non comprendere la possibilità di una sua venuta così vicina, intima, etc.?Allo stesso modo queste ed altre motivazioni potrebbero, talora, essere tra le cause di una possibile perlomeno minore attenzione di alcuni cristiani riformati all’unità in Cristo del suo corpo sotto la guida dei pastori in definitiva da lui scelti.E non potrebbe ad esempio, tra l’altro, risiedere in un certo platonismo una delle possibili cause di un certo possibile minore interesse di qualche cristiano ortodosso per la suddetta unità del corpo di Cristo?Si possono forse sempre più profondamente aprire nuove vie di comprensione (evidentemente tenendo in maniera sempre più armonica e integrata –in una crescita spirituale e umana in Cristo- in considerazione ogni cosa, come ad es. la storia, la politica, etc.), di dialogo (anche, tra l’altro, di come cercare, sviluppare, etc. il dialogo), etc. in ogni campo della vita, della cultura, etc..Sempre più profondamente in Cristo, Dio e uomo, si può trovare la chiave di ogni comprensione, la via, il sempre più profondo punto di incontro, nell’Emmanuele, degli uomini con Dio, tra di loro, con il creato.

Sempre su questa via di comprensione, di dialogo, ci si può chiedere ad esempio se per il popolo ebraico prima di Cristo la parola di Dio sia Dio stesso o meno o sia, magari, come nel VT la sapienza o lo spirito che aleggia sulle acque.E quale sia il rapporto tra parola e verità, quale sia l’idea (o le idee) di verità nel VT.Altrove ho svolto considerazioni che mostrano la possibile efficacia nel dialogo ecumenico ed interreligioso di una sempre più profonda comprensione del rapporto dell’uomo con la verità, etc..Se ne può, forse, tra l’altro, ricavare che la venuta di Cristo inducendo le altre religioni ad es. a riconoscere o meno l’”incarnabilità” di Dio, la possibilità di una sua rivelazione virtualmente definitiva (e così altre verità tra loro in vario modo connesse.Vedi ad es., tra l’altro, l’idea di nucleo) in un processo di comprensione sempre più profondo, in caso di negazione (dell’”incarnabilità”, etc.) ne stana sempre più chiaramente le contraddizioni, in caso di risposta positiva (che, ad es., nel caso dell’ebraismo veterotestamentario era (forse?) possibile anche, forse, introducendo nuove categorie filosofiche) le induce forse sempre più chiaramente, in un processo in cui ogni persona potrà aiutare a comprendere sempre più Cristo, a riposizionarsi all’infinito (?) sempre più verso di lui.Sono riflessioni volanti come e più di sempre tutte da valutare sempre, tra l’altro, ricercando un sempre più profondo equilibrio tra l’attenzione al mistero, la comprensibilità della sua rivelazione, l’essere l’uomo a immagine e somiglianza di Dio, il portare il creato l’impronta di Dio, la libertà di Dio, di ogni persona,  etc..

Alle osservazioni sviluppate altrove si può, ad es., aggiungere un riferimento alla (necessaria?) realtà e “interscambiabilità” della possibilità che Dio si faccia uomo, Parola, rivelazione virtualmente definitiva, e la possibilità che Dio si riveli in modo virtualmente definitivo, parli attraverso (e oltre) gli uomini (la sua Chiesa).In entrambi i casi ne va (forse?) della possibilità stessa di comunicare e forse di esistere (come persone?).

Ecco dunque nuove possibili riflessioni sulla sacramentalità: (forse) noi (uomini insieme?) comunichiamo, viviamo, esistiamo, l’universo vive, esiste nell’amore spirituale e “materiale” di Dio.Ecco, forse (dovrei riflettere) perché il pane può divenire Dio (e restare, apparentemente, pane), il Verbo farsi carne vivificandola ma non trasformandola.

Alla radice di ogni cosa c’è l’amore delle tre persone (e rimando alle riflessioni su persona e natura svolte altrove) divine.La persona può manifestare, proprio nello Spirito del Padre e del Figlio, quali sono gli aspetti fondamentalissimi del proprio stesso essere.Anche spogliato, in un certo senso, come uomo, nella sua vita terrena, di molti aspetti della sua divinità, Cristo resta da sempre unito al Padre nello Spirito.Unione che, nella sua vita terrena, fa sempre più sua nello Spirito anche come uomo, proprio, per certi versi, come ogni uomo, aperto al dono di Dio, riceve in cuore tutto Dio ma al tempo stesso è condotto gradualmente nella vita divina.

Dio è amore, comunione, misericordia…Il Padre viene nello Spirito in Cristo in me e con la grazia di Cristo mi aiuta ad accogliere il suo amore (la prima e di gran lunga più grande felicità è che Dio mi ama), a ricambiarlo, trasforma in vita, se lo desidero, il mio peccato.Come potrebbe il Padre salvarmi senza amare per me, in me con la Grazia del suo Figlio?Solo la Trinità in Cristo è misericordia, salvezza (da valutare meglio).

Se le riflessioni sulle possibili funzionalità, “ontologismo”, dei sacramenti possono rivelarsi valide allora su questa possibile scia ci si può forse domandare se il matrimonio in qualche modo possa rappresentare per così dire l’apice del possibile aspetto “funzionale” (orizzontale, trinitario, come osservavo altrove) del sacramento.Questa riflessione potrebbe indurre a meditare forse di più sull’eventuale (?) ruolo dei figli (ed anche, continuando appunto la riflessione sulla orizzontalità trinitaria del sacramento, sul suo (del ruolo dei figli) possibile riferirsi, magari di volta in volta, più al Figlio, più allo Spirito) nel “compartecipare” del sacramento del matrimonio.Questa eventuale riflessione potrebbe forse in qualche modo suscitare spunti anche nell’approfondire, ad esempio, il rapporto tra pastori e laici e potrebbe forse far emergere nuove sfumature anche ad esempio, tra l’altro, negli stessi rapporti intratrinitari o nella comprensione dell’universo “materiale” e/o di alcuni suoi aspetti.

Sono solo anche qui, e più del solito, appunti volanti che potrebbero rivelarsi del tutto inutili e non validi ma che forse lasciano intravedere, tra l’altro, come questo argomento della relazionalità trinitaria, cristologica, possa forse stimolare sempre nuovi approfondimenti e sviluppi (talora reciproci e multidirezionali) in mille settori (ad es. con riguardo alla psicologia umana).

Ho scritto altrove che una persona cerebrolesa “totale” e dunque non cosciente ha comunque operato una sua scelta per Dio o contro di lui.Sarebbe forse meglio lasciare spazio al mistero ma osservare che comunque Dio misteriosamente sa rispettare profondamente, andare incontro, alla volontà anche di questa persona così come si manifesterà in cielo.

Come le persone divine sono coeterne così anche i primi uomini sono nati insieme? Quali persone erano? Maschi e femmine (?) e quali relazioni, ruoli andavano vivendo? C’era qualcuno che, in qualche modo come lo Spirito nella Trinità, era (o meno) la via (?) e il frutto (?) dell’unione delle persone?

Nuove domande, da profano, sulla paleontologia.Si deve (?) giungere ad una certa fondamentale struttura, complessità psicofisica perché Dio infonda l’anima (di lì poi a tutta la discendenza). Se i primi uomini sono stati partoriti da scimmie quando si è giunti all’incompatibilità riproduttiva? E questa può verificarsi nel lungo periodo anche all’interno del genere umano?In ogni caso ci si può forse chiedere come mai, se, magari, così fu in passato, non si evolvono più esseri umani dalle scimmie.Forse perché Dio non infonde l’anima?Quali effetti anche psicofisici ha, può avere l’infusione dell’anima?La teoria evoluzionistica potrebbe rivelarsi non solo non contrastante con la fede cristiana ma, in mille modi, magari anche elemento in qualche modo di ipotizzabile (?) conferma, di approfondimento di questa conoscenza cristiana.

Come lo spirito influisca anche sulla vita psicofisica lo possiamo osservare anche, ad es., nell’ascensione di Cristo e nell’assunzione di Maria.

Forse un giorno l’osservazione fisica del cervello umano potrà in qualche modo mostrare gli effetti benefici di una vita vissuta in maniera sufficientemente equilibrata secondo lo Spirito.

L’umanità sta pervenendo sul piano delle realtà “materiali” alla ricerca della possibile conoscenza dell’”infinitamente (?)” grande e dell’”infinitamente (?)” piccolo.E scopre i limiti almeno degli strumenti attuali nel giungere a conoscere, senza modificarle (ma questo in che misura può avvenire in altri casi?), queste realtà.E l’infinitamente piccolo è qui, sotto i nostri occhi, eppure non riusciamo (sembrerebbe) a coglierlo.Ci avviciniamo alle “basi” fisiche della materia, alle “basi” fisiche del pensiero umano eppure ci si chiede se o meno vi sia un gradino ancora sottostante…

Certo in molte occasioni scopriamo che questa vita che non possiamo creare e neanche (?) materialmente conoscere fino in fondo vive bene, cresce bene nel bene, nell’amore (Amore? Nei suoi aspetti trinitari in Cristo?) e solo così talora ci sembra di toccare in qualche modo (come mi ricordava don Lorenzo Vecchiarelli) l’essenza vitale della materia stessa.

Per questo forse, ad es., gli animali (con i loro sentimenti?) possono (sotto certi possibili aspetti?) aiutarci a comprendere molte cose sulla materia.

Sono possibili spunti anche con riguardo al tema della sacramentalità.

Come ho osservato altrove si possono forse individuare diversi aspetti dell’economia riguardo ai quali una condotta sempre più spiritualmente e umanamente matura fa comprendere e vivere meglio tante cose, ad esempio nella vita di un’impresa.Ma in realtà non sempre gli stessi studi economici individuano questa sintesi spirituale e umana sempre nuova e vitale nella quale inserire sempre più armonicamente e concretamente, in uno scambio reciproco, anche, tra l’altro, le esperienze, le problematiche, etc. della vita “economica”.Talora vita spirituale ed economia vengono in realtà significativamente (anche, ad es., con riguardo alle impostazioni filosofiche, teoriche, talora anche cristiane, sottostanti), e talora, magari del tutto involontariamente, sottilmente, in varia misura giustapposte, anche quando si cerca una loro positiva conciliazione.

Pur essendo consapevoli che la vita economica può non essere affatto facile questa sempre  più profonda maturazione spirituale e umana anche nella vita economica può rivelarsi fonte di molte scoperte oltre che, appunto, di una sempre rinnovata e più piena, completa, profonda, umanamente matura, armonicamente integrata, concreta, etc., impostazione anche teorica.Torniamo anche qui anche ai problemi di impostazione cui ho accennato, ad es., più sopra.E vediamo anche qui come una crescita spirituale e umana (e una cultura) sempre più profondamente centrata in Cristo, Dio e uomo, possa costituire, tra l’altro, un sempre rinnovato stimolo di Cristo stesso in molte direzioni.

Se, come osservato, in questa sempre più profonda crescita spirituale e umana in Cristo si conosce sempre più Dio e l’uomo, si comprende dunque sempre più profondamente, tra l’altro, la (eventuale) parte di ragione di ciascuno in tante situazioni, da quelle spirituali, culturali a quelle semplicemente quotidiane, etc., allora si possono forse aprire (e scoprire sempre più) tante vie che possono aiutare questo dialogo, questa sempre più profonda comprensione reciproca.Bisogna dire a questo proposito che talora alcuni tentativi in questo senso di matrice “laica” possono talora suscitare perplessità quanto ad esempio al loro razionalismo, intellettualismo, alla scarsa capacità di capire profondamente, spiritualmente e umanamente, persone e situazioni e di entrare in modo adeguato, discreto, etc. in contatto con loro.Ma al di là di tutto questo la perplessità che a questo proposito talora può emergere tra le prime ed in maniera evidente è la talora in qualche modo lampante mancanza di consapevolezza di quanto lungo e impegnativo possa essere il cammino spirituale nell’amore (e in modo tendenzialmente pieno –forse? Ci devo pensare- solo in Cristo) nel quale l’uomo si apre alla verità del proprio essere e della vita e si distacca gradualmente e profondamente dalle proprie visuali di comodo.

Su questo tema del dialogo sempre nuovo in Cristo si può, ad es., ulteriormente osservare che presentare il messaggio cristiano in modo che ogni uomo possa forse, talora, sempre più facilmente intuirvi la via della serena, graduale, libera, profonda, autentica, liberazione, ritrovamento sempre più pieno della vita, etc., presentare un Dio che dialoga con le persone alla libera ricerca della vita, etc., ecco forse si possono trovare strade per stimolare, per entrare in un dialogo sempre più sereno, libero, accogliente, reciprocamente stimolante anche sulla fede e/o sulla vita, con molte persone.E’ evidente che in modo diverso a seconda delle situazioni si devono tenere presenti anche tanti pericoli nel proclamare al mondo l’amore di Dio, ad esempio pericoli di disorientare invece che di aiutare serenamente a crescere.

Si tratta dunque di una, tra l’altro prudente, ricerca personale e comunitaria sempre più profonda di tutte le possibili vie per un dialogo sempre nuovo e più profondo a tutti i livelli e in tutte le situazioni, che una sempre rinnovata crescita spirituale e umana in Cristo può sempre più sviluppare verso la pienezza.

In questo senso una sempre rinnovata formazione spirituale e umana in Cristo già di per sé potrà aiutare e rendere a propria volta tendenzialmente più capaci di aiutare naturalmente tante persone, comunità, etc. in mille ambiti della vita.

In diverse situazioni può forse essere utile anche far conoscere tante nuove possibilità che si stanno aprendo anche per un rinnovato dialogo.

P.S. a Precisazioni ed altri spunti

 

 

 

Brevemente, osservo che il possibile comune cammino in Cristo Dio e uomo, in relazione al quale vado proponendo i miei possibili contributi, può indurre a riflettere sul fatto che, a proposito dell’incontro delle culture, dei cammini, etc. in Cristo, sarebbe forse opportuno cercare termini ancora più precisi in luogo di quello di interculturazione.Infatti se da un lato l’incontro personale, comunitario, con Cristo tendenzialmente libera, sviluppa (almeno in un certo senso?) ogni caratteristica positiva e quindi alimenta (anche qui in un certo senso) anche una molteplicità di carismi, di vie, di stili, etc., da un altro lato quest’incontro di culture, di cammini, etc., può aiutare ad individuare sempre più profondamente e in modo sempre rinnovato (con gli adeguati margini di libertà, di pluralità, etc. etc.) anche cosa è proprio di Cristo, Dio e uomo, alcuni possibili riferimenti spirituali, filosofici, etc. che, in qualche misura, sotto certi possibili aspetti, con la sempre più adeguata prudenza, etc., possono risultare interessanti per tutti.Una scoperta sempre più profonda di Cristo, Dio e uomo, che apre, tra l’altro, sempre nuove e più profonde vie di comprensione, di comunione, etc..Potrebbe forse, ad esempio, essere più vicino ad una definizione più completa un termine che indichi dunque una “intercristiculturazione”?

Riguarda anche il tema della sacramentalità la domanda se per il popolo ebraico dell’AT la parola di Dio fosse Dio o meno.Come osservato la negazione della possibilità che Dio possa farsi parola, anche in cammino, anche dunque, sotto certi aspetti, “da completare”, tale eventuale negazione mi pare conduca (possa condurre, dovrei riflettere) all’impossibilità di comunicare con Dio (ma, mi pare, forse, alla fine, anche con sé stessi e con gli altri).

Ma se la parola di Dio nell’AT per il popolo ebraico è, può essere Dio allora non sarebbe un passo verso Cristo?Ho già sviluppato altre riflessioni in alcuni scritti precedenti appartenenti a questa (unica) raccolta.Qui aggiungo ancora che forse, talora, nell’AT si trovano riferimenti, ad es., ad uno spirito che fa parlare parole profetiche.E dunque “spirito”, “profezia”.E’ rintracciabile forse nell’AT più di un possibile riferimento alla Trinità in Cristo (tutto da valutare più approfonditamente).

Il continuo riferimento a questa sempre più profonda crescita “reciprocamente” nello Spirito di Cristo e nell’umanità (spirituale e psicofisica), personale, comunitaria, etc. non implica evidentemente uno spirito di malinteso perfezionismo perché di certo siamo creature portate da un Padre, piccoli strumenti del suo amore.Certo, tra l’altro, è necessario talora anche prendere decisioni, anche sulla vita degli altri, ed il discernimento può non essere (e forse non è mai?) sempre facile.Tanti episodi biblici antico e neotestamentari fanno riflettere.Ad es. Samuele, che aveva scelto Saul per la sua statura imponente, spiazzato dal Signore impara che bisogna guardare al cuore e non all’apparenza… e come fare?Sembrerebbe che Samuele cerchi il modo di lasciar scegliere al Signore il nuovo re, piuttosto che decidere ancora lui, con i suoi magari rinnovati criteri…

Nuove annotazioni (come sempre da valutare più attentamente, anche in un dialogo, confronto, etc.)

 

 

 

La possibile ricerca personale e comunitaria di una spiritualità, anche, nel senso più profondo, cultura, sempre più profondamente divina e umana in Cristo sviluppa tendenzialmente sempre più una sempre rinnovata attenzione integrale ad ogni persona, comunità, etc., che conduce  tendenzialmente alla sempre più profonda comprensione del suo personalissimo (e dunque, ad es., non schematico, legalistico, ma appunto, tra l’altro, graduale spiritualmente, psicologicamente, etc.) cammino di crescita spirituale e umana.Questa sempre più profonda ricerca, attenzione, etc. questo amore in Cristo sempre più vivo e capace di comprendere la persona, la comunità può costituire una via importante per crescere insieme verso una sempre rinnovata comprensione (tendenzialmente in Gesù Cristo) di Dio, dell’uomo, del mondo.Non si tratta dunque, ad es. a proposito di ecumenismo, di una (già bella) fraternizzazione spicciola, né di un proselitismo “subliminale” ma  si può trattare (se e dove lo si possa ritenere opportuno) di un consapevole, e quindi pensato anche con prudenza,  incontro che può rinnovare le spiritualità, etc..Costituendo un tema delicatissimo, ancora più del solito si tratta di un semplice promemoria eventualmente da affidare ad una riflessione comune.

Se si considerano lo Spirito e la razionalità da soli, senza tutto l’uomo, lo Spirito potrebbe tendere, forse, talora, ad incarnarsi in maniera più schematica, appunto razionalistica e la ragione potrebbe trovare meno terreno per una riflessione sempre nuova in uno Spirito in qualche misura aereo, disincarnato o non più pienamente incarnato.Se si considerano lo Spirito e una ragione che ama si compie forse, talora, già un passo in avanti perché si comincia a comprendere che non è la stessa cosa ragionare a tavolino o ragionare amando.Si può forse entrare, talora, ad es., in un più aperto dialogo col mondo e con la storia.Si può qui osservare che lo stacco tra una razionalità da tavolino e la storia si può fare così forte da costringere in qualche modo la ragione a modificarsi, a confrontarsi per lo meno un po’ di più con la storia, se non a comprendere la necessità di crescere, di cambiare, amando.Ma una ragione (senza tutto l’uomo) che ama è ancora non pienamente incarnata e dunque anche qui si potrebbe verificare, forse, talora, una tendenzialmente più limitata comprensione dell’incarnarsi dello Spirito, si potrebbe realizzare un’apertura verso il cambiamento ma questa potrebbe risultare più limitata perché anche se l’amore sospinge si può restare al livello di ragionamenti in varia misura meno incarnati.Quando si comincia ad intuire che lo Spirito viene a illuminare (e ad essere in qualche modo sempre più rivelato da) una coscienza umana spirituale e psicofisica si comprende l’entrare, il crescere graduale dello Spirito tenendo (lo Spirito di Cristo) conto di tutta l’umanità della persona umana, dei suoi diversi aspetti, problematiche, etc..Si comprende dunque come lo Spirito non entri con un’applicazione più o meno meccanica della Parola nella vita dell’uomo ma come questa Parola sia il punto di riferimento, un seme d’amore che cresce nella persona che desidera accoglierla comprendendo profondamente la persona stessa e quindi le tappe, i passaggi spirituali, psicologici, etc., di questo cammino.Lo Spirito di Cristo illumina la persona umana ma l’umanità stessa aiuta a scoprire questo Cristo pieno di grazia (bellezza, gratuità, leggerezza, libertà, luce, semplicità, etc.) e di verità, questo Spirito divino e “umano”.Dunque lo Spirito illumina una coscienza e non una coscienza ancora indistinta e un po’ aerea (col riproporsi in qualche modo dei limiti e delle difficoltà suddette) ma una coscienza spirituale e psicofisica (mi pare importante evidenziare che talora si parla, ad es., di unità di anima e corpo o di spirito, psiche, soma.Ma non è la stessa cosa del mettere in reciproco rapporto di sempre più profonda comprensione lo Spirito di Cristo e la persona umana, spirituale, e psicofisica.Qui può essere forse utile vieppiù sottolineare che quando non si considera, non si integra -sempre più- un qualsiasi aspetto della vita in questo incontrarsi e rivelarsi sempre più profondo dello Spirito e dell’umanità ma lo si prende -questo qualsiasi aspetto- da solo o con elementi, parti separate di questo rapporto lo si impoverisce, inaridisce, etc. e così reciprocamente avviene al rapporto, appunto, tra Spirito e umanità.Oggi queste frammentazioni sono, forse, talora, all’ordine del giorno).In quest’incontro graduale tra lo Spirito di Cristo e l’umanità dell’uomo si può scoprire sempre più profondamente la divinità e l’umanità dello Spirito di Cristo e tutta l’umanità della persona umana (spirituale e psicofisica) viene gradualmente illuminata, “sanata”, sempre più riequilibrata, vivificata, etc. e in questo continuo rinnovamento integrale, sempre più divino e umano, si può tendenzialmente rinnovare sempre più pienamente, fecondamente, ogni comprensione (ed ogni conseguente meditazione, riflessione “a tutto tondo”) di Dio, dell’uomo, del mondo.Una certa aridità, staticità della teologia, una comprensione meno profonda, incarnata, più astratta dello Spirito di Cristo e in lui di ogni persona umana possono risultare tra le conseguenze delle più riduttive impostazioni di cui sopra.

Questa sempre nuova reciproca comprensione dello Spirito e dell’umanità in Cristo aiuta a comprendere sempre più profondamente ogni uomo, comunità, etc. e offre in un certo senso delle possibilità sul piano umano (perché è però Dio che opera) molto più grandi di incontrare, aiutare a crescere tante persone anche poco o per nulla convinte nella fede cristiana.E’ in questo senso integrale di un’amore in Cristo che, tra l’altro, comprende sempre più ogni uomo che parlo di una sempre nuova spiritualità, cultura, etc..Amando e comprendendo sempre più in Cristo si aprono sempre più mille possibili vie per l’incontro con ogni persona.Solo nell’Emmanuele tutti gli uomini possono sempre più incontrarsi e realizzarsi sempre più pienamente.

Su questa strada potrà capitare sempre più facilmente e profondamente di coinvolgere  (fraternamente e orientare gradualmente ad una crescita spirituale e umana)  anche grandi masse di persone e allora sarà necessario considerare anche la solidità del centro (ad es. la parrocchia) promotore (e i suoi solidi riferimenti, diocesani, ad es.), la grandezza del territorio, la tipologia, la quantità della popolazione (con le sue diverse dinamiche di interessi, di vincoli, etc.), etc..E’ necessario sapere che si toccheranno in maniera sempre più intensa, col crescere delle persone coinvolte, tanti interessi.Tanti gruppi di vario orientamento chiederanno di collaborare, di effettuare interventi…Insomma dalle situazioni, dagli interessi locali via via a quelli più grandi sarà necessario capire e affrontare (forse, talora, insieme nella Chiesa) tante cose.Dunque è, forse, talora almeno, preferibile anticipatamente valutare insieme nella Chiesa queste iniziative, la misura, la loro concreta e duratura realizzabilità, etc..Un amore che sa far crescere bene incontra molti ma deve tenere conto di mille possibili problemi.

Se non si considera questa crescita spirituale e psicofisica nello Spirito di Cristo, anche quando (cercando di rinnovare le impostazioni) si cerca, ad es., di vivere l’amore di Cristo nella vita economica non si riesce ad evitare il rischio di una certa astrattezza, meccanicità.Se, come detto sopra, si considera più riduttivamente lo Spirito e la razionalità, lo Spirito e la coscienza (non chiarita come spirituale e psicofisica) non si integra (e si rinnova in quest’integrazione) in modo sempre più armonico la vita economica nella persona umana, nella comunità, etc. (e viceversa).

L’essere umano vuole vivere, operare, perfino studiare e ragionare ma può incontrare difficoltà a confrontarsi, a mettersi un discussione, anche da cima a fondo, anche nelle basilari impostazioni del suo vivere, comprendere, etc.. Può tendere ad es., forse, talora, a pensare che tanto nella vita concreta non cambia nulla e che lui sa già come fare o che ha già riflettuto abbastanza.Può forse svilupparsi (con sempre crescenti equilibrio, prudenza, etc.) una spiritualità, cultura sempre nuova anche a questo riguardo.Può svilupparsi anche una sempre nuova spiritualità, cultura della comunicazione anche in questo senso.Ma è il Padre in Cristo nello Spirito che conduce la storia con amore sapiente e come è bello, per sua grazia, aderire sempre più profondamente al suo, non al mio, al nostro (anche umanamente buono), disegno di vita piena per tutti.

Il dialogo sulle mentalità, sulle impostazioni può risultare, talora, molto difficile anche con persone di lunga vita di fede e di cultura.Dovrebbe per questo, tra l’altro, svilupparsi una tendenza, una disponibilità profonda a mettere sempre tutto in discussione, anche i paradigmi in base ai quali la persona opera il suo discernimento.E questo, tra l’altro, può essere difficile anche per questioni di tempo.Tale dialogo può avvenire più facilmente quando si è sviluppata una graduale, profonda conoscenza, anche fraternità, personale (ma solo nel profondo dono, e nell’accoglierlo, dello Spirito e dell’umanità in Cristo si ascolta, si dialoga, si comunica sempre più profondamente).Forse invece si possono dare stimoli spirituali nuovi, di una spiritualità sempre nuova, sempre più umana (frutto anche di quelle sempre rinnovate impostazioni) e questi possono essere (in parte, talora) più facilmente recepiti, ma anche questi se dati nei modi, nei tempi, nelle situazioni (personali, comunitarie, etc.), opportune.Una comunicazione anche scritta può, forse, talora, farsi sempre più profonda, dettagliata, solo in modo graduale.In fondo anche questa è una dimostrazione che tutto avviene in un cammino spirituale e umano, personale e comunitario in Cristo e abbandonandosi a lui.E’ evidente che questo dialogo nello Spirito e nell’umanità può avvenire con chiunque, anche non credente, rispettando, comprendendo sempre più la sua vita, il suo pensiero, etc. ed anzi proprio questo sempre più attento rispettare, comprendere, i tempi, i modi, le situazioni, etc. anche del comunicare, ecco tutto questo può avvenire sempre più proprio in una crescita spirituale e umana in Cristo.

Colgo l’occasione per sottolineare che questi miei scritti li ho sempre inviati (in genere, oltre che nelle università) a persone che mi hanno aiutato a crescere ed in dialogo con loro.Sono dunque rivolti a persone che hanno camminato a lungo nella fede, che sono molto colte, che mi conoscono, etc..Se dovesse leggermi qualcun altro (come forse può cominciare ad avvenire, forse, talora, anche a causa di tanti possibili spunti, frutti di questa crescita in Cristo e non principalmente dell’intelligenza) chiedo comprensione per la mia inesperienza, ma (premesso che non uso mai un linguaggio obliquo, riferendomi obliquamente a fatti e persone ma parlo esclusivamente di una ricerca) tutto ciò che non è (del tutto involontariamente) profonda comunione in Cristo e nella sua Chiesa, fede (forse il Signore ci vuole invitare ad una grandissima fede nella sua possibile venuta particolare e nuova -anche se lo è, può esserlo, sempre- in questo tempo e, come e con Maria, ama i piccoli e i poveri), fiducia, speranza, amore, comprensione, benevolenza, rispetto per ogni persona, pace, docilità, umiltà, povertà, etc. (come mi hanno insegnato e come profondamente desidero) è solo il segno che questa meravigliosa strada in Cristo Dio e uomo è un cammino anche di graduale crescita nella conoscenza.

Come osservato altrove, quando parlo di Cristo come punto di riferimento filosofico intendo la filosofia stessa in un modo sempre rinnovato.D’altro canto il mistero di Cristo Dio e uomo trascende sempre la mia vita, la mia conoscenza, etc. (spirituale e psicofisica).

Nella riflessione, ricerca paleontologica talora sembra che, forse anche inconsapevolmente, in non rari casi si trasmetta un’impressione di fondo che si tratti di un’evoluzione solo materiale.Ma in realtà tutto potrebbe risultare (ma sono un profano), anche sul piano fisico, del tutto straordinario.Ad esempio, rispetto alla, mi pare, più lenta evoluzione (se vi è evoluzione) delle potenzialità cerebrali negli animali, quella dell’essere umano (?) non è straordinariamente più rapida? Al tempo stesso come mai, ad es., la scimmia, che può raggiungere non del tutto indifferenti potenzialità cognitive, non raggiunge il livello di una chiara autoconsapevolezza ed uno sviluppo conseguente?Forse veniamo profondamente da una lunga epoca di scientismo che fa quasi inconsapevolmente vedere tante cose come solo “materiali”.Forse si può gradualmente aprire anche in questo senso un’”epoca” nuova nella quale con stupore (certo anche con prudenza, etc.) si possa sempre più profondamente intuire e talora quasi toccare la possibile opera dello Spirito (e dello spirito) nel creato.

Può svilupparsi, in una crescita spirituale e umana (anche culturale) nella fede, anche una sempre più profonda sensibilità, ad es. nello scienziato cristiano, a percepire con equilibrio orientamenti sottostanti alle interpretazioni, alle ipotesi, alle descrizioni stesse…

Può forse risultare interessante osservare come (e se e in che misura, etc.) un’impostazione filosofica (una mentalità) che tenda, in varia misura, al platonismo, una volta accolta la fede in Cristo, possa tendere forse in qualche misura più marcatamente a dedurne razionalmente (o, ad es., in una spiritualità in varia misura meno incarnata) le conseguenze nelle diverse problematiche della vita.Una tendenza in varia misura aristotelica può, ad esempio, cercare soluzioni pragmatiche, tecniche.La ricerca di una crescita spirituale e umana (Cristo, Dio e uomo) nello Spirito di Cristo cerca sempre più l’incarnarsi sapiente (graduale, etc.) dello Spirito di Cristo nella persona umana (spirituale e psicofisica), nella comunità, etc..Questa ricerca induce dunque anche a cercare sempre più attentamente, approfonditamente (forse appunto, talora, più di altre impostazioni forse più teoriche o pragmatiche) di riflettere, con prudenza (appunto sempre più nello Spirito di Cristo, accolto personalmente, comunitariamente, etc.), su quello che concretamente ha fatto Cristo nella sua vita terrena con riferimento alla più svariate problematiche.

La conoscenza, la vita è sacramentale, le vie della conoscenza sono (lo sono? Come, quando, in che modo, misura, etc.?)) sacramentali, Dio stesso, in Cristo, nel suo Spirito si è fatto sacramento.L’umanità è sacramento dell’universo (?), della storia, comunione.Quando (in un certo senso) l’ “ultimo uomo” avrà definitivamente detto sì (o no) alla misericordia divina (quando sarà poi il momento) allora Dio sarà libero di dare pienamente vita, anche nella carne.

Nella conoscenza, nella logica, etc. è necessario tenere sempre più attentamente presenti gli aspetti personali, vitali, (anche sacramentali, etc.), nella Trinità in Cristo.

Quando viene la grazia di Dio può farci intuire che viene in modo totalmente gratuito, nel suo amore delicato e altrettanto gratuitamente può crescere, anche senza misura, anche senza la collaborazione e magari nel rifiuto da parte della persona.Nell’amore di Dio respiriamo libertà a pieni polmoni.E allora perché impegnarsi per cercare sempre più il Signore?Dio talvolta aspetta ad es. per delicatezza che gridiamo a lui di venire, ci dona il suo amore con la sua sapienza infinita.

Da parte sua la persona (umana, di cui parlo qui) in quest’amore, misericordia sconfinata è attirata, può liberamente, gratuitamente anche lei non desiderare altro che amare con tutta sé stessa e sempre più il suo Dio.Ma se follemente dovesse rifiutarlo, rifiutare questa vita meravigliosa, Dio nel suo amore, come detto, potrebbe, nella sua sapienza, anche venire e crescere lo stesso e la persona si troverebbe in questa felicità sconfinata (e che è di gran lunga la più grande, infinitamente più grande anche di quella grandissima di riamare Dio e i fratelli, del conseguente -a questo riamare- benessere umano autentico cui ad es. accenno qui di seguito) e rifiutata ma potrebbe restare però (forse, dovrei, pensarci meglio), in una certa misura, ad es. con le sue ferite umane, potrebbe crescere meno nella comprensione di tante cose, si perderebbe il bello di tanti rapporti umani, etc..Accogliendo, partecipando invece sempre più della vita divina la persona apre la porta a Dio (gli evita tanti possibili ostacoli), ai fratelli, vede (forse, talora, più profondamente?) le sue ferite sanate, recupera sempre più anche fisicamente l’inclinazione al bene, al gusto delle cose buone e belle, è portata gradualmente nella pienezza della redenzione, può scoprire più profondamente tante cose, etc..Tra i tanti c’è un altro aspetto che l’amore gratuito di Dio dona e porta con sé ed è quello che la grazia, anche rifiutata, aiuta ad intuire l’amore, la fede, forse la santità eroica di tante persone, a sapere bene che Dio viene, come grazia, come amore, come vita, come luce, anche attraverso di loro.

P.S. a Nuove annotazioni

 

 

 

Come osservato, l’amore onnipotente e gratuito di Dio può nella sua sapienza anche entrare con potenza nel cuore di una persona che lo rifiuta.Dio sa come amare bene, con sapienza, delicatezza, ogni persona.Per questo motivo può in altri casi (o momenti, nella stessa persona) aspettare che la persona umana risponda positivamente alla sua chiamata vorrei dire piccola, talora appena percepibile, perché la persona stessa possa scegliere gradualmente, liberamente, etc. di entrare in questa meravigliosa storia d’amore col suo Dio.

Ma se così è, se Dio può venire nel cuore dell’uomo e crescere senza che l’uomo lo accolga, quale è il rapporto con la crescita nella conoscenza dell’uomo stesso?Come detto altrove anche in un caso come questo una sequela che non risponda in modo tendenzialmente pieno alla chiamata può, potrebbe, portare meno frutti nella conoscenza.Ma si può osservare che il dono dello Spirito di Cristo può essere multiforme e dunque far comprendere molte cose, venendo nell’uomo, anche all’uomo che non lo accoglie.Ma, come detto, i doni possono essere diversi: ad es., un dono, almeno inizialmente, più spirituale o, invece, più manifestamente, un dono dello Spirito e dell’umanità di Cristo.Un dono del primo tipo può comportare quelle impostazioni conoscitive di cui ho parlato altrove in varia misura meno incarnate e più astratte.Un dono del secondo tipo può comunque aprire ad una conoscenza sotto certi aspetti tendenzialmente più piena e profonda.

Comprendiamo sempre più profondamente ad es. l’eucarestia, la Parola come doni “tendenzialmente” pieni dello Spirito e dell’umanità di Cristo.Già nella loro “piccolezza” vediamo come Dio ama infinitamente e delicatamente, come può donarsi in modo, misura, etc., personale, graduale, spirituale e umana, in Cristo, etc. ad ogni uomo.

La sacramentalità è tutta, in vario modo, un dono d’amore di Dio, un dono anche umano, anche materiale…

Senza il peccato originale l’uomo sarebbe stato assunto in anima e corpo.Questo aspetto della nostra fede può stimolare molte possibili riflessioni, domande anche sulla morte corporale.

Anche il nostro corpo, la nostra psiche sono fatti per “ascendere al cielo”.Vi è (?) nella nostra umanità (spirituale e psicofisica) una dinamica di crescita continua.

La vita spirituale e psicofisica dell’uomo tende al cielo, il ripiegarsi su sé stesso dell’uomo debilita, ferisce anche la corporeità rendendola soggetta al disfacimento.A questo proposito, con le dovute distinzioni, potrebbe risultare molto interessante riflettere sulla trasfigurazione di Gesù (tra l’altro, forse, nella trasfigurazione Cristo riceve la grazia anche sensibilmente e poi resta il dono profondo di una vita spirituale e umana sempre più profondamente nello Spirito del Cristo).Dunque l’essere umano, spirituale e psicofisico, è fatto per accogliere sempre più profondamente l’amore di Dio.Ci si può forse domandare se l’uomo e la sua anima possano essere tenuti da Dio nell’esistenza se Dio stesso non si dona loro (in un certo senso, in qualche modo, ad esempio in certe situazioni di rifiuto, se, eventualmente, sotto certi aspetti non si può donare loro) in qualche modo, nonostante tutto, sempre più.Sono tutte domande volanti, da valutare tenendo presente che Dio ha fatto bene ogni cosa.

Forse questo amore crescente di Dio è il movente di tutta l’evoluzione dell’universo stesso e la sua stessa possibilità di vita (perlomeno piena?E dunque, col peccato originale, ferita?).E’ l’Amore (del Padre in Cristo, Dio e uomo, Spirito, spirito, soffio vitale, “materia”, etc.) la vita del mondo.Non accogliendo l’uomo l’Amore di Dio, entra nell’universo il disfacimento spirituale e materiale e forse Dio stesso, l’Amore stesso, la Vita stessa, deve, forse, in qualche modo per lo meno rallentare il suo venire, la sua opera (spirituale e “materiale”?).

Ma se questa dinamica ascensionale è (?) la vita perfino del nostro corpo (e di tutta la storia umana) possiamo forse comprendere in  modo sempre nuovo tanti aspetti  della nostra vita spirituale, psichica, corporale, culturale, personale, comunitaria, etc….

Come ho osservato altrove, forse Maria è stata preservata dal peccato originale in vista, in grazia, non tanto dei meriti ma, forse meglio, dell’amore di Dio in Cristo.Qui posso forse sottolineare più chiaramente che forse questo aiuto le è giunto in maniera crescente anche dalla presenza fisica di Cristo.E su questa scia possiamo forse intuire che, anche se Cristo non avrebbe mai peccato, in nessuna situazione, è però, forse, ugualmente stato profondamente aiutato lui stesso non solo dal nascere ma anche dal vivere fisicamente accanto ad una mamma, ad una persona, senza peccato.

Quando viene la grazia di Dio si è sempre più aperti, attenti, a tutti i doni di Dio, ad esempio all’intercessione potente dei santi (conosciuti, sconosciuti, in particolar modo messi da Dio sul cammino dell’umanità e nostro come ad es. san Giuseppe, etc.).

Nuove postille

 

 

 

La parola per essere “pienamente” di Dio deve, tra l’altro, anche di volta in volta essere accolta, interpretata, etc. secondo i criteri voluti da Dio.Può forse risultare interessante riflettere ancora se per gli ebrei la parola di Dio fosse Dio o, appunto, ad es., una parola, una legge, ispirata da Dio ai profeti.Se poteva essere riconosciuta la presenza misteriosa di Dio nella parola…Oggi nella Chiesa di Cristo è possibile riconoscere come parola di Dio (e sua presenza) anche quella (canonica) dell’AT.In Cristo, Dio e uomo, (ma potremmo dire qui, meglio, nella rivelazione virtualmente definitiva di Dio), nel suo corpo, il dono ed anche la pienezza (virtuale e tendenziale) della sua accoglienza.

D’altro canto prima della rivelazione virtualmente definitiva di Dio consegnare (e, tra l’altro, coscientizzare) agli uomini la responsabilità di stabilire con certezza dogmatica quale fosse la parola di Dio (e se fosse Dio, etc.) non sarebbe stato, forse, appunto, equilibrato nella fede.Ma, se è così, forse gli israeliti di allora erano il popolo di Dio ma non, più pienamente e consapevolmente, il suo corpo.

Comprendiamo sempre più profondamente  che non solo la divinità ma anche l’umanità è un dono misterioso di Dio (che ha voluto farci, per sovrabbondanza d’amore, attraverso l’incarnazione del Figlio).Un dono gratuito e sovrabbondante di misericordia ma la cui sempre nuova venuta (in Cristo) può essere, sotto certi aspetti, facilitata dalla nostra fedeltà.

Possiamo intuire la bellezza, la delicatezza, etc. di fare questo dono (virtualmente definitivo) al corpo (e al tempo stesso al vicario di Cristo) e al tempo stesso come proprio nel corpo di Cristo ogni persona possa sempre più essere una nuova parola nella Parola.

Dunque anche l’umanità è un mistero divino ed un dono.Si giunge anche di qui ad una sintesi sempre più equilibrata tra lo spiritualismo e l’intellettualismo, la filosofia (e il pragmatismo, etc.).La filosofia si può aprire sempre più profondamente al mistero ma la spiritualità può avvertire sempre più profondamente l’importanza di entrare, per il dono spirituale e umano di Cristo, in tutta la vita, in tutti  i suoi aspetti, visti in modo sempre nuovo (con l’aiuto di tutti).

Trattandosi delle possibili e sempre da rinnovare impostazioni fondamentali da questi sempre rinnovati punti di partenza spirituali, umani, culturali, formativi, etc., tutto si può sempre rinnovare, vivificare, equilibrare, etc. (ad es. la pastorale).

Quando il Signore fa sempre più profondamente il dono (da sviluppare in lui) dello Spirito e anche dell’umanità il peccato vero e proprio diventa sempre più chiaramente, spiritualmente, psicofisicamente, etc. un folle andare contro sé stessi.Solo nello Spirito di Cristo si può cercare di conoscere sempre più profondamente ogni uomo e in questa strada ogni aspetto della cultura e della vita può essere profondamente rinnovato.

Il dono dello Spirito e dell’umanità possono convertirsi sempre più pienamente in una comprensione spirituale, umana ed anche culturale.Sempre meglio integrati tra loro tutti gli aspetti si aiutano, vivificano (ciascuno a modo suo, nel suo grado, etc.), etc. reciprocamente e consapevolmente.

Nella (sempre) nuova impostazione succitata viene meno il problema di rischiare di circoscrivere in un concetto magari in parte errato e/o limitato il mistero perché, appunto, si cerca invece di entrare sempre più, con la vita (la riflessione, etc.) nel mistero.Allora la riflessione, sempre più vissuta in questo Spirito e umanità, diviene anch’essa sempre più aperta, diviene uno stimolo alla sempre nuova scoperta (vitale) della vita.Si comprende meglio, d’altro canto, che se da un lato in altre filosofie si poteva assolutizzare il valore di alcune riflessioni (e dunque, in varia misura, rischiare di chiudere la vita in una gabbia) dall’altro in un certo spiritualismo si può correre l’errore opposto di svalutare troppo la riflessione, quasi non volendo vedere che comunque il nostro orientamento di pensiero può influire sul nostro discernimento.Il punto di equilibrio, dunque, da cercare sempre più, sembra risiedere nella sempre più profonda apertura della coscienza spirituale e umana al dono dello Spirito di Cristo e in lui (e con sempre rinnovato equilibrio) a tutte le possibili vie, fonti che possono concorrere alla crescita.

Possiamo comprendere che talora una certa staticità della crescita integrale, spirituale e umana, (anche, ad es., appunto, pastorale in tutti i suoi aspetti sempre rinnovati) può dipendere anche da uno spiritualismo attento alla conversione ma meno alla sua incarnazione profonda o da un intellettualismo (e/o, ad es., da un possibile conseguente pragmatismo, perché, ad es., tanto è  prevalentemente l’intelligenza che stabilisce i parametri) in varia misura meno aperto al mistero spirituale e umano.

Quando si prega gli uni per gli altri e questa preghiera è, talora, esplicitamente condivisa , anche per questa via si possono intuire e sperimentare più facilmente tanti miracoli che Dio  compie, si può scoprire la fratellanza, familiarità in Dio.

Come accennato altrove questo sempre rinnovato equilibrio spirituale, umano, culturale, etc. aiuta a comprendere sempre più, nello Spirito, ogni dono, da qualsiasi parte provenga.Qui voglio sottolineare una possibile rinnovata comprensione di tanti aspetti dell’induismo.

Come avremmo vissuto in un mondo tutto nell’amore di Dio, dove gli esseri umani venivano assunti in cielo?Cosa ne sarebbe giunto all’universo?E/o al nostro rapporto, in Dio, con l’universo?Molte riflessioni possono forse svilupparsi, in molte direzioni.

Alle riflessioni svolte altrove sulla Parola di Dio da comprendere in modo sempre nuovo e anche, tra l’altro, sempre più attento aggiungo che mi pare si possa anche sempre più lavorare anche sulle traduzioni dai testi originali.Ci sono ancora tante scoperte da fare anche ad opera di una traduzione sempre più attenta, meticolosa, nello Spirito di Cristo.Certo già grande e meravigliosa è l’opera fin qui compiuta.

 

 

 

 

 

 

 

P.S. a Nuove Postille

 

 

 

Continuando a ricercare l’equilibrio tra il dono di Cristo e la risposta, la vita dell’uomo (anche con riguardo agli aspetti conoscitivi) si può forse specificare ancor più che si può forse, talora, in qualche modo, riscontrare un dono che rivela all’uomo la via dell’amore, della gioia, della fiducia, della pace (e poi, gradualmente, della felicità piena eppure sempre più grande, etc.), un altro dono che rivela più chiaramente che su questa via l’uomo scopre sempre più la sua umanità, anche psicologica, un altro dono che unisce più profondamente quelli precedenti in uno scambio reciproco nel quale lo Spirito di Cristo, Dio e uomo e l’umanità dell’uomo sempre più possono aiutarsi a rivelarsi reciprocamente.

In questi scritti ho trattato di una sempre rinnovata ricerca spirituale e umana nello Spirito di Cristo.Si tratta di un sempre rinnovato cammino spirituale e psicofisico, personale e comunitario, etc. nel sempre nuovo dono dello Spirito e dell’umanità di Cristo.Dunque la guida e il punto di riferimento è Cristo (abbrevio) ed è evidente che ogni aspetto della sua rivelazione può essere inteso, vissuto, etc. in maniera sempre più profonda, rinnovata, etc..E’ una sempre rinnovata ricerca personale, comunitaria, etc. del vero Spirito di Cristo, Dio e uomo, del suo modo autentico, di incarnarsi amorevolmente, sapientemente, etc. nella vita di ogni persona ed è appunto, dunque, anche una sempre rinnovata ricerca in Cristo dell’umanità di ogni persona, comunità, etc., e del mistero di tutto il creato.Tutto concorre, può concorrere a questa ricerca e dunque le vecchie terminologie che dividono la conoscenza in varie materie possono risultare superate in questa sempre nuova, sempre più equilibratamente, vitalmente, etc., integrale ricerca.E sempre più chiaramente si può riscontrare come questa separazione, anche a scopo didattico, può non aiutare, stimolare una più profonda crescita spirituale, psicofisica, culturale, etc..Anzi, trattandosi di impostazioni fondamentali, già di per sé può influire, in varia misura, in modo non positivo.Potrebbe rivelarsi necessaria (ad es. nelle scuole cattoliche, università pontificie) l’istituzione di un corso che conglobi tutta la ricerca, il cammino, spirituale e umano, nei suoi aspetti fondamentali (quelli, dunque, che possono orientare la vita, la cultura, etc.), per poi lasciare ad altri corsi (anch’essi visti, dunque, in modo rinnovato) l’approfondimento specifico.

Si potrebbe forse trattare, quando sempre meglio pensato, di un potente aiuto, stimolo per lo sviluppo di una sempre nuova umanità.Potrebbe rivelarsi tra l’altro un potente stimolo alla scelta di partecipare alla vita della parrocchia, alla costruzione di una nuova società in tutti i suoi aspetti, culturali, lavorativi, sociali, politici, etc., allo sviluppo di nuovi collegamenti (e talora, forse, con nuove impostazioni anche strutturali) tra i vari aspetti della vita concreta., etc..

Evidentemente si tratta di una proposta che cerca di andare a scovare alcuni possibili punti nevralgici della vita cristiana e sociale contemporanea e tenta un contributo che può comunque far riflettere nella ricerca delle possibili analisi e delle possibili soluzioni.

E’ un possibile contributo di piste di ricerca spirituale e umana che si può sviluppare ad esempio attraverso parrocchie-laboratorio in cerca (in collegamento con la Chiesa, etc.) di sempre nuove strade, attraverso una sempre nuova cultura che magari comincerà a farsi maggiormente strada attraverso la punta di iceberg delle importanti scoperte dottrinali che può stimolare o delle nuove impostazioni pastorali alcune delle quali sotto certi aspetti più facilmente comprensibili nella loro efficacia pratica, attraverso il dialogo, il confronto personale e comunitario, etc., ma certamente tutto nel cammino spirituale e umano, personale e comunitario portati da Cristo.

Secondo p.s. a Nuove postille (come sempre tutte riflessioni da valutare, su cui confrontarsi, etc.)

 

 

 

Se Dio fosse una sola persona non esisterebbe ad es. la possibilità di comunicare (la qual cosa, infatti, è una possibile sottile tendenza negativa insita nel monoteismo ebraico che, come ho osservato altrove, è in realtà sottilmente aperto ad una visione trinitaria).Allo stesso modo se Dio fosse una sola persona non esisterebbe il mondo: sotto certi aspetti lo possiamo in qualche modo ad es. notare nella circostanza per cui se pensiamo ad un Dio che ci parla solo attraverso la razionalità (e non nello Spirito) la sua “voce” ci giungerebbe attraverso l’aria, segno dello Spirito.Sono solo possibili esempi “per assurdo” (e appuntati velocemente) perché (e tanto più entrando nella vita nello Spirito di Cristo) sempre più profondamente intuiamo come un Dio unica persona non potrebbe esistere (non sarebbe solo un Dio triste, non pieno di vita.Né potrebbe esistere, mi pare ad una veloce riflessione, un Dio che sceglie di non amare.Dio, la Trinità, ogni persona della Trinità è libera di non amare (e, vorrei dire, di per sé esisterebbe) ma liberamente e sicuramente ama.Solo l’amore è vita).E’ nell’Amore, nello Spirito del Padre accolto e ridonato che il Figlio è generato ed entra nelle profondità di sé stesso e così avviene in modo diverso per ciascuna delle tre persone.E’ dunque (nel senso osservato altrove) nell’amore reciproco del Padre e del Figlio che lo Spirito è persona e non potrebbe essere altrimenti perché solo in questo caso, essendo amore e della stessa natura divina, in questo suo particolare modo, in lui le persone del Padre e del Figlio comunicano pienamente, sono pienamente intime l’una all’altra (e ognuna a sé stessa) senza confondersi, nella libertà, nella delicatezza, etc..

Vita, luce, amore o dire nulla è già troppo.”In principio Dio creò il cielo e la terra… e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Gen 1, 1-2).

Nell’A.T. vi sono realtà latenti che la venuta di Cristo porta a consapevolezza.A quel punto se non si accetta la possibilità espressa da Cristo si rischia (talora?) di finire nel nichilismo.Si poteva ascoltare la parola dei profeti senza porsi certe domande che Cristo invece suscita: ad es. la parola dei profeti è parola di Dio?E in che senso?Nel senso che Dio è vivo, presente in quella parola?Ora se Dio non può essere vivo, presente in quella parola allora come si può realmente comunicare con Dio (e con sé stessi e con gli altri)?Ma se Dio è presente in quella parola allora l’incarnazione è possibile.In Lc 4, 21 Cristo afferma che “Oggi si è”riempita pienamente” (in modo virtualmente pieno, se è lecita questa traduzione) questa scrittura per voi che mi ascoltate”.

Inoltre nel vangelo di Giovanni leggiamo: “Disse loro Gesù: “Se il vostro padre fosse Dio, mi amereste, perché io sono uscito e vengo da Dio.Non sono venuto infatti da me stesso, ma lui mi ha mandato.Perché non comprendete il mio linguaggio?Perché non siete capaci di ascoltare la mia parola.Il diavolo è il padre, da cui voi siete e volete compiere i desideri del vostro padre.Quello era omicida (toglieva la vita alla parola, N.d.R.) fin dal principio, e non si mantenne nella verità, perché la verità non è in lui” (Gv 8, 42-44).”Chi è da Dio ascolta le parole di Dio” (Gv 8, 47).”Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”.Gli dissero i giudei: “Adesso siamo sicuri che tu hai un demonio.Abramo è morto ed anche i profeti sono morti, e tu dici: – Se uno osserva la mia parola, non gusterà la morte in eterno-.Sei tu forse più grande del nostro padre Abramo, che è morto?Ed anche i profeti sono morti.Chi pretendi di essere?” (GV 8, 51-53).

Terzo p.s. a Nuove Postille (tutte, come sempre, domande volanti da valutare più approfonditamente, in un confronto, etc.)

 

 

 

Nello scritto precedente ponevo delle domande se fosse possibile pensare ad un Dio unica persona.E’ evidente che è ben difficile tentare delle risposte circa diversi aspetti del mistero di Dio, forse su certi particolari argomenti si possono tentare delle possibili riflessioni lasciandole appunto come possibili stimoli.

Libertà, vita, pienezza, paternità, amore (in qualche modo stesso amore per tutti), comunicazione, intimità, delicatezza, figliolanza, uguaglianza tra le persone divine, servizio, umiltà, luce, comprensione, sapienza, fiducia, bellezza, etc….In un sempre più correttamente, equilibratamente, distintamente e unitariamente, etc., impostato cammino di crescita spirituale e umana, personale e comunitaria, in Cristo sempre più possiamo intuire, cercare (lasciando sempre più l’equilibrato spazio al mistero) l’equilibrio nella comprensione della Trinità (e, in lei, nel proprio specifico modo, di ogni creatura), ad esempio quanto all’eventuale tipo di rapporto in lei tra l’esistenza, la libertà, la trinitarietà, l’amore, etc..Su questa stessa scia possiamo comprendere sempre più profondamente ogni aspetto della vita divina, umana, di ogni creatura, ed anche, dunque, ad es., l’autentico incarnarsi dello Spirito di Cristo nella vita di ogni singola persona, in tutti i suoi aspetti.E’ un aiuto sempre rinnovato a scoprire (a vedere rivelarsi, etc.) sempre più profondamente (e reciprocamente) Dio in ogni persona e ogni persona in Dio.

Se ogni persona, divina, umana, etc. vive pienamente, liberamente, delicatamente, etc., nell’Amore del Padre e del Figlio possiamo forse intuire che un Dio “ (un) solo individuo” può rischiare di risultare un’idea astratta.”Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Gv 16, 12-15).Non comprendere pienamente Dio, noi stessi, gli altri se non in un cammino è una manifestazione dell’amore delicato di Dio.Noi vediamo che nell’A.T. c’era un’apertura di fondo, anzi sempre più un’attesa della nuova manifestazione di Dio e Cristo stesso chiarisce che questa venuta virtualmente piena può poi approfondirsi, nel suo donarsi a noi, alla nostra comprensione, sempre più.

Nell’amore trinitario troviamo le radici della vita piena, della libertà, della delicatezza, etc., nel monoteismo diciamo così “individuale” possiamo forse intuire il rischio (quando non è, magari non in modo pienamente consapevole, aperto ad ulteriori scoperte del mistero, come nell’A.T.) dell’ideologia con tutte le sue possibili conseguenze ad es. di chiusura, di non comunicazione, comprensione, accoglienza, etc. della persona.Nel politeismo possiamo intuire forse (quando anch’esso si fa assoluto) il rischio del sostanziale nichilismo (sarebbe interessante, forse, riflettere, se non è stato già fatto, se tutte le religioni, filosofie, etc. si possano in qualche modo, con diverse sfumature, riportare a queste due, monoteismo e politeismo, fondamentali possibili radici e alla loro intrinseca, o intenzionale, o inconsapevole, etc., apertura o chiusura).Quando Dio è un solo essere assoluto la persona può rischiare di scomparire.Quando Dio è uno, nessuno e centomila la persona può rischiare di scomparire.Quando Dio è Amore (e dunque Trinità, in Cristo) la persona (la comunità etc.) vive, comunica, (in modo virtualmente pieno?).

Essendo sostanzialmente un profano circa la conoscenza dell’islamismo mi domando se esso non sia nato anche proprio dall’intuizione che il monoteismo dell’A.T. potesse essere aperto ad una scoperta trinitaria e da una risposta chiara (data appunto dall’islamismo), in senso negativo, a tale questione.Può forse risultare interessante allora osservare che mentre l’A.T. è (forse più?) aperto ad una rivelazione trinitaria ma può risultare storicamente meno sensibile alla sua (propria) diffusione universalistica, l’islamismo appare forse (talora?) più decisamente (e consapevolmente?) contrario ad un monoteismo trinitario ma è aperto ad una diffusione (talora imposizione?) universale.Può allora forse far riflettere che l’ebraismo attraverso diversi filosofi contemporanei scopre filosoficamente, umanamente il tu, mentre l’islamismo si apre, forse, talora, a nuove scoperte (in qualche caso, forse, principalmente?) nel nuovo contatto col mondo.Forse la comprensione sempre più profonda di Dio, dell’uomo in un sempre più profondo cammino spirituale e umano in Cristo ci aiuta a comprendere sempre meglio (in una sempre più attenta e approfondita -vitale, etc.?- conoscenza del tema) le altre religioni, filosofie le loro possibili vie di sviluppo, di crisi, etc..

Nel riflettere su qualsiasi aspetto della vita considerare il più possibile tutto da tutte le angolature, in tutte le direzioni, in tutti i movimenti, etc..

Ad es. nel considerare i primordi dell’universo non si considera spesso che nella materia c’è il soffio vitale (cosa può voler dire, anche, ad es., con riguardo a diverse “materie” ?) dello Spirito di Dio.Questo “soffio” è un dono dell’Amore e non è, ad es., un trastullarsi di Dio.L’Amore (in diversi casi?Quali, se si può provare, magari sotto certi aspetti, a rispondere?) si dona gradualmente sempre più.Ma talora, almeno, tiene conto, ad es. per delicatezza, delle risposte.L’Amore è più forte della morte.L’Amore unisce e distingue.L’Amore è delicato, con sapienza.L’Amore desidera condurre l’uomo verso la pienezza di vita.Il peccato ha fatto entrare nel mondo la morte, in qualche modo ha costretto (forse sotto certi aspetti?) Dio ad “andarci più piano” (ma Dio sa che è bene così)?Etc.?Sono solo spunti per alimentare ancora una volta una possibile riflessione.

Dal “penso dunque sono” oggi qualcuno è (forse) passato al “credo dunque sono”.In tutti i miei scritti (es.: Alla ricerca… vol. I, Nuove piccole possibili sfumature di riflessione, pg. 127, ultimo parag.) emerge una impostazione diversa.

Quando parlo di un possibile corso che conglobi tutti gli aspetti (anche più strettamente “culturali”) che possano considerarsi possibili elementi di orientamento di una complessiva ricerca, crescita spirituale e umana è evidente da tutti i miei scritti che intendo che tutto ciò si possa sviluppare proprio avendo come punto di riferimento l’adeguata presentazione delle vie della crescita (della vita, etc.) spirituale e umana in Cristo, Dio e uomo, nella sua Chiesa , etc..

In Lc 5, 39 Gesù dice: “E nessuno bevendo vino vecchio vuole il nuovo, perché dice: “Il vecchio è migliore”.Questa forse non è una prosecuzione della parabola immediatamente precedente sul vino nuovo da mettere in otri nuovi, nel qual caso si può comunque leggere la comprensione di Gesù verso le difficoltà  che possiamo sperimentare nel cammino di conversione spirituale e umana.Forse (è una domanda) questa si può al tempo stesso leggere come una terza parabola nella quale Gesù afferma (ora, al contrario della parabola precedente) di essere il vino vecchio perché lui era presente ad. es. anche nella parola dell’A.T..Gesù è il vero vino vecchio e il vero vino nuovo, l’alfa e l’omega.

In Lc 2, 37-38 si dice della profetessa Anna: “che non lasciava mai il tempio”…e forse più avanti: “stando (fissa definitivamente, essendo un aoristo?) in quella stessa ora” di Cristo, di Maria e Giuseppe, di Simeone.Ma il vangelo ci insegna che questo non è un club degli eletti perché molte persone, a cominciare dai pastori, insegnano molte cose perfino a Maria.Tutti abbiamo in Cristo qualcuno, qualcosa da dare.

Quarto p.s. a Nuove Postille

 

 

 

Continuando a cercare il mistero di Dio, dell’uomo, del mondo può forse emergere sempre più chiaramente che un problema che investe forse continuamente ogni aspetto del pensiero e della vita è quello dell’essere e del divenire, della teoria e della pratica, dell’uno e dei molti e forse può risultare interessante anche osservare che si presenta considerando la vita, considerando la conoscenza, considerando la volontà.

E’ un problema che nel corso dei secoli è stato sentito più o meno consapevolmente (ho accennato altrove alle forse profondissime intuizioni di Socrate, forse non recepite pienamente nella loro profondità da Platone e Aristotele).

Anche per la fede cristiana è stato ed è un cammino sempre più profondo in Cristo quello di scoprire sempre più chiaramente l’esistenza e l’incidenza di queste problematiche (che finiscono per investire tanti -tutti?- aspetti della vita, ad es. spiritualità, pastorale ma anche logica, rapporto fede-scienza, comprensione delle possibili evoluzioni delle altre religioni, etc.) e le piste di soluzione.

Sempre più ci aiuta a comprendere tutto ciò la comprensione sempre rinnovata e vitale della Trinità in Cristo, Dio e uomo.Quindi, per quello che vedo oggi (ma sempre aperto a nuove scoperte, approfondimenti, etc.), intuizione del realizzarsi delle persone divine nell’Amore, nella comunicazione intima.Qui, in quest’Amore meraviglioso, la persona umana (in Cristo, Dio e uomo) è cercata, accolta e portata gradualmente in un cammino personalissimo (e al tempo stesso comunitario, etc.) verso la vita piena.

Dunque essere e divenire, teoria e pratica, uno e molti (e ogni aspetto della vita) trovano nella Trinità in Cristo, Dio e uomo il (nella nostra comprensione, nella nostra vita) sempre più profondo riferimento.

Sempre più chiaramente sembrano aprirsi in Cristo vie nuove, profondissime, incisive per la vita del mondo.

Mi pare dunque che un punto fondamentale che si sta vivendo forse sempre più nella Chiesa sia (come ho scritto altrove) proprio quello di avvertire la ricchezza degli apporti, delle sfumature, senza   esasperare le differenze.

Kai o logos sarx egeneto kai eskenosen en umin (e il verbo carne si fece e si attendò tra (in) noi) (Gv 1,14)

 

 

 

Continuando una possibile riflessione sull’uomo alla ricerca (più o meno consapevole) della vita, dell’equilibrio trinitario in Cristo, Dio e uomo, e ponendo certamente attenzione alla specificità del cammino di ogni persona, ci si può chiedere se non si possano intuire al tempo stesso alcuni possibili (talora?In diversi casi?) tratti evolutivi tipici di quella data religione, spiritualità, filosofia, etc..

Ad es. una religione, filosofia  che induca l’uomo a perdersi nell’”essere universale” potrebbe risultare forse, talora, di per sé, meno aperta a comprendere immediatamente l’incontro con la persona di Cristo, con la Chiesa etc..Invece una persona che professa una tale religione, filosofia,  potrebbe forse più volentieri aprirsi alla possibilità di perdersi nell’Amore sconfinato e senza limiti e condizioni, scoprendo forse di qui, gradualmente, un’incontro personale.

O forse un cristiano ortodosso affascinato dallo splendore di Dio potrà, talora, sentirsi meno immediatamente interessato ad una piena comunione ecclesiale.Ma potrà forse scoprirla sempre più profondamente nell’intuizione sempre più approfondita che la bellezza dell’Amore di Dio si rivela pienamente nell’umanità di Cristo e in lui dell’uomo.

Può forse risultare interessante osservare che diversi logici ricercando la formalizzazione purissima (autarchica) della logica sono approdati ad una logica in contatto con la realtà, con qualcosa di esterno al sistema, da cercare, aggiungo io, attraverso le adeguate vie (e tenendo conto di tutto, come detto altrove) comunicative, spirituali, umane, materiali, etc..E’ questa, mi pare, come osservato più approfonditamente altrove, una pista -trinitaria in Cristo, Dio e uomo- che rivela (forse, talora, più profondamente, almeno?) tante problematiche e può aiutare a trovare le possibili soluzioni.

Sono solo possibili spunti per una possibile sempre rinnovata riflessione per comprendere sempre più, tra l’altro, le possibili, problematiche, dinamiche interne ai vari orientamenti spirituali, filosofici, politici, etc., il loro possibile confrontarsi con la storia concreta, etc..

Come ho osservato altrove, si può (forse, perché questi sono solo possibili spunti per una riflessione, un dialogo, etc. più approfonditi) individuare nell’uomo una conoscenza che riguarda il vedere concreto, il dato della realtà (ed è sempre una conoscenza, in possibile tendenziale crescita, spirituale e umana, nel dono dello Spirito) ed una conoscenza (spirituale e umana, etc.) che intepreta la realtà anch’essa nel multiforme dono dello Spirito.Sono forme di conoscenza compresenti e cooperanti e in realtà è necessario distinguerle ma non disunirle, riconoscerle come esistenti sempre nel variegato dono dello Spirito, etc. (l’animale, per discorrere in generale, non vede il dato con una conoscenza veritativa ma con una conoscenza non, diciamo, personale, ma, solo, nel soffio, appunto, solo, diciamo, vitale dello Spirito).Un’altra mancata distinzione può portare ad es., nell’uomo, a confondere il piano più spirituale con quello più psicologico ma, come osservato altrove, qui come in ogni aspetto della vita e della conoscenza è necessaria una sempre più profonda attenzione al distinguere, all’unire, etc. ed è necessario aiutarsi a divenire sempre più consapevoli di queste problematiche e della loro estrema importanza.

E’ un cammino di crescita in Cristo (etc.) individuare (etc.) sempre meglio i vari aspetti della conoscenza ma bisogna essere sempre più consapevoli che trattandosi di punti centrali del vivere, del pensare, anche apparentemente piccole sfumature potrebbero incidere molto.Un interessante motivo in più per aiutarci gli uni gli altri, con amore e comprensione, nella riflessione (torno qui a ripetere che non faccio mai riferimenti personali, che tra l’altro risulterebbero molto superficiali).

Ho osservato altrove che, talora, nei campi più diversi della vita e della conoscenza, si sono confusi questi due piani (diciamo, del dato e dell’interpretazione), o sono stati divisi in modo netto, o non si è vista la continua azione dello Spirito in essi e in ciascuno di essi, etc..Anche qui è nell’Amore, comunicazione (etc.) delicata, intima, del Padre e del Figlio (Dio e uomo) che sempre più possiamo divenire pienamente consapevoli di queste problematiche (consapevolezza tendenzialmente crescente -nella Trinità in Cristo, Dio e uomo, e del creato che in diverso modo porta la sua (della Trinità in Cristo) impronta- che aiuta, come ho scritto altrove, a comprendere sempre meglio i diversi aspetti, talora, magari in parte (in qualche modo), evidenziati l’uno dall’uno, l’altro dall’altro) e delle loro possibili piste di soluzione.Come detto altrove più approfonditamente, anche la persona divina, ad es. del Figlio, è generata, si accoglie, entra nelle profondità di sé stessa, nell‘Amore (nella comunicazione delicata, intima, etc.) del Padre, accolto e ridonato (si può forse ipotizzare che in questa comunicazione nello Spirito esistono le tre persone divine.Ci si può forse chiedere se potrebbero di per sé esistere, certo vivendo in modo non così meraviglioso, senza l’amore di qualcuna di esse o di tutte.Se pensiamo ad una persona umana che non viva, respiri, anche inconsapevolmente, in questo Amore potremmo immaginare che forse sarebbe pazza o forse, in certi casi, almeno (ad es. creata di per sé, nell’essenza, non bella, buona, vera), neanche potrebbe esistere, almeno come persona.Mentre comunque ci si può forse porre delle domande sull’eventuale rapporto tra l’esistenza e l’amore nelle tre persone divine, sembra forse difficile immaginare che possa esistere una persona divina da sola e non nella, accettata o meno, reciproca comunicazione, nello Spirito; e difficile sembra anche immaginare una natura divina cattiva; la domanda dunque è prima di tutto, mi pare, sul modo della libertà). Vi sono dunque forse elementi, qui (alcuni possibili) solo accennati, pur nel mistero, per riflettere sul come può esistere la persona divina e in Cristo, Dio e uomo, nella libertà, gradualità, creaturalità, etc., la persona umana, la comunità umana, etc. (abbrevio).Comprendiamo, come detto altrove, che, forse si può dire che la persona umana vive, respira vorrei dire, nell’Amore del Padre in Cristo e pensare ad una autonoma consistenza della persona fuori di questa vita nello Spirito del Padre e del Figlio significa pensare ad una persona che possa vivere, appunto, fuori dell’Amore (in Cristo.Ma questo ci fa riflettere profondamente  -e in modo, se si è attenti, mi pare rinnovato- anche sulla persona e (consapevolmente o meno, in Cristo) la comunità umana, la famiglia, la comunità cristiana, etc.).Così la distinzione di certa filosofia tra un uomo solo di ragione e un uomo illuminato dallo Spirito appare forse da superare nell’ottica di un’umanità della persona che è sempre nel dono personalissimo, graduale, multiforme, etc. dello Spirito di Cristo.Vorrei qui aggiungere che la continua chiarificazione delle impostazioni può molto aiutare in tutti gli aspetti della vita, può aiutare l’evolversi delle tradizioni, etc. ma è altresì evidente che proprio perché non c’è sempre più chiara  consapevolezza delle impostazioni che si vivono di fatto, talora queste ultime si possono forse avvicinare ad una più profonda ed equilibrata vita in Cristo  più profondamente delle teorie magari professate.Ho già osservato però che la tentazione di rifugiarsi in una mancata riflessione impedisce una crescita sempre più profonda perché il pensiero influisce comunque sulla nostra (e altrui) vita e il suo mancato sviluppo, nella personale misura del possibile, è, pur non giudicabile dall’esterno, anch’esso segno di un cammino di conversione meno intenso (l’amore è anche sete di capire la vita, di cogliere tutti i possibili spunti, in tutti i campi, di ascoltare tutti e cercare di capirli, spiritualmente, umanamente, con attenzione, etc..E quanto è necessario oggi che si schiudono vie nuove in Cristo per la conoscenza e la vita in tutti i campi!).

Un possibile risultato di questa possibile confusione o divisione, etc., cui accennavo, potrebbe talora essere, in alcuni casi, quello di puntare troppo sull’intelligenza, invece che principalmente sulla maturazione spirituale e umana in Cristo, con tutte le conseguenze che ciò può comportare in tutti campi.Il cammino in Cristo, Dio e uomo, porta tendenzialmente sempre più profondamente dalla superficie nel mistero (spirituale, umano, etc.) nascosto e così si può osservare come, ad es., il non crescere spiritualmente e umanamente può indurre invece a fare della visione superficiale (tendenzialmente del dato esterno, che in realtà è sempre da interpretare) in diversi modi (e misure) anche la propria filosofia, fede.E’, talora, in maniera magari più sofisticata, quello che talora si sente dire: “Credo solo a quello che vedo”.Ma, come dicevo altrove, cosa vede chi fa questa domanda?

E’ allora bellissimo vedere come Dio stesso ci viene sempre più incontro, giunge a farsi uomo in Cristo, a rivelare pienamente l’umanità, ed in lei l’universo, via per la conoscenza sempre più profonda del suo Spirito, come nella Parola e nell’eucarestia (nei sacramenti) il dato esterno stesso si faccia pienamente chiave del mistero d’amore (di tutta la realtà, etc.), seme di vita, (in diverso modo) carne di Dio.Il sacramento è il contrario dello schema che incasella ed ingabbia nell’apparenza.Come per i discepoli di Emmaus, la Parola e l’eucarestia ci portano sempre più profondamente nel mistero di Dio, dell’uomo (di ogni specifica persona), del creato, liberandoci dagli schemi, dai pregiudizi, etc..In questo sempre più profondo contesto, come detto altrove, tutti gli aspetti della conoscenza (e della vita), anche quelli più rivolti agli aspetti più, diciamo, “materiali”, si alimentano, si approfondiscono in diverso modo reciprocamente.Quando la filosofia, la cultura, non sono aperte, magari implicitamente, inconsapevolmente, allo Spirito di Cristo possono rischiare di divenire schemi.

Ecco poi, sinteticamente, alcuni (in diverso modo, misura, etc.) possibili pericoli derivanti dalla confusione di piani, etc., che in diverso modo, misura, si possono forse, talora, riscontrare in queste impostazioni: efficientismo, schematismo, cultura come potere invece che come amore (il che dà un senso -ed una via di sempre più profondo, equilibrato, etc. discernimento- bello e sempre più attento anche, ad es., alla giusta responsabilità personale, comunitaria, etc. anche nella costruzione della società), come assetata ricerca della vera vita, conoscenza, in tutta la sua multiforme ricchezza; dialogo sul piano di una razionalità astratta (confermando involontariamente, forse, talora, i criteri di certi interlocutori non cristiani) invece che sempre più profonda comprensione della persona (delle comunità, etc.), del suo personalissimo cammino (all’interno del quale ci può essere anche l’adeguato spazio per una riflessione più razionale, etc.); dialogo più esistenziale col non credente che può diventare astratta e rassegnata tolleranza (dato il mancato dono dello Spirito) e dunque minori motivazioni nell’affrontarlo, invece che sempre più profonda comprensione dei possibili passaggi della crescita spirituale e umana di quella persona (dato che lo Spirito in lei c’è e la illumina secondo un personale cammino); una, in diversa misura, sottile forma di pelagianesimo conoscitivo con la sua possibile tendenza di lungo periodo al nichilismo, etc. (o, come detto, ad un -in diversi modi, misure, etc.- sottile pelagianesimo cristiano a cominciare dalla conoscenza.E’ evidente che qui -come a proposito di tutto il dialogo interno alla Chiesa- parlo di sfumature, di normali problematiche di ricerca, non parlo certamente di eresie, perché è per tutti un cammino, nel quale aiutarci reciprocamente, cercare le sempre più equilibrate impostazioni in Cristo).Possiamo allora osservare che è vero che, in qualche caso almeno, la fede cattolica è rimasta a difendere la ragione proprio anche presso alcuni degli esponenti appartenenti  a quelle scuole che della ragione si erano fatte in diverso modo talora, sotto certi aspetti, esageratamente propugnatrici.Ma è talora un certo tipo (certi tipi, da comprendere profondamente) di ragione, non considerata (o, ad es., non considerata sempre più equilibratamente)  nell’integralità della persona umana, della sua (spirituale e psicofisica, etc.) coscienza (primo punto) in diverso modo, misura etc., vivente, illuminata, dallo Spirito di Cristo (secondo punto, ma in realtà più o meno sottilmente, inconsapevolmente, etc., in diversa misura, modo, etc., forse talora (? Dovrei riflettere, sono, come sempre, tutti spunti volanti ) connesso, reciprocamente -?Anche nel senso, di cui altrove ho trattato, del reciproco rivelarsi dello Spirito nell’umanità e dell’umanità nello Spirito-, al primo) è, dicevo, un certo tipo di ragione (in realtà non slegata dalla vita) che può suscitare nei suoi stessi propugnatori, forse, talora, forse acute (anche se consapevoli in varia misura) perplessità alle quali è necessario rispondere in modo nuovo in Cristo, nel suo Spirito, cercando di sempre più profondamente discernere in lui personalmente, comunitariamente, etc., quali possano essere (per noi stessi personalmente, comunitariamente, etc., per i nostri fratelli credenti, per il mondo, etc.) i sempre nuovi cammini di Emmaus (non nel senso di essere sempre tutti in fuga, ma in quello di Cristo che ci cammina a fianco, etc.) che ci portano sempre più nel mistero di Dio, di ogni persona, di ogni aspetto della vita, del creato, etc..In questi scritti mi pare si possano trovare possibili contributi.

La comprensione del fatto che Dio dona il suo Spirito, lo Spirito del suo Figlio, in modo diverso, graduale (e dunque non aprendo magari subito una persona alla fede o ad una fede un po’ più consapevole, etc.) può aiutare ancora di più a vedere la presenza potente di Dio anche in tante apparentemente piccole cose, ad essere più attenti (solleciti, in cerca, etc.) al cammino spirituale e umano di ogni persona, a far sentire le persone amate da Dio, capite (e aiutate a capirsi nel loro cammino di crescita spirituale e umano), a far loro riconoscere i meravigliosi doni anche spirituali che Dio ha loro fatto, a far loro riconoscere con gioia l’amore, l’impegno, le aperture di cuore, che esse stesse scelgono di vivere…

Tale comprensione ci può aiutare ad accorgerci di particolari doni spirituali, umani, etc. che Dio ha, può aver fatto ad es. a tanti non praticanti, ad ogni persona…

Questa comprensione può aiutare a comprendere la divinità e l’umanità dello Spirito…

Sono solo alcuni spunti, anche questi, che riguardano il sempre più profondo portarci di Cristo nel mistero, in ogni mistero, sempre più donando a tutti la vita…

Se la persona (divina, ad es.) esiste solo nella Trinità in Cristo, rientra in sé nell’Amore (comunicazione, etc.), etc. possiamo forse domandarci poi se potrebbe esistere, crescere, in modo fondamentalmente sano una persona umana da sola (senza, cioè, altri esseri umani).Questa risposta forse ce la danno anche i casi di esseri umani perduti nelle foreste e cresciuti senza il contatto con altri simili.Al di là di questi casi, la risposta sembra essere comunque negativa.Ma ci si può domandare se invece potrebbero di per sé bastare (sempre, consapevolmente o meno (o, alle origini dell’umanità, è necessaria tale consapevolezza?), in Dio) due esseri umani per crescere bene o se in realtà, perché la persona si sviluppi, ce ne debbano (magari presenti, ad es., nella memoria?) essere almeno tre (o quanti?), e poi in che rapporto tra loro (ad es.:padre, madre e figlio?Nel qual caso ci sarebbero dei margini di tempo?).

E’ evidente che la famiglia cristiana costituisce di per sé la via della pienezza, e ancora di più inserita nella comunità cristiana, etc..Alla luce di una sempre più profonda comprensione, nella Trinità in Cristo, della persona si può forse riflettere in modo sempre rinnovato anche sul ruolo del genere (maschile, femminile.Altrove ho sviluppato alcune possibili riflessioni.) nello sviluppo della persona.E’ evidente (da tutti i miei scritti) che queste riflessioni indirizzano verso una visione cristiana, cattolica (ad es. inducono a ulteriori riflessioni sull’evidente insania del concedere la possibilità di  adottare figli alle coppie omosessuali).

P.S. a Kai o logos…

 

 

 

Se la ragione dell’uomo va vista come è (cercando, certo, di comprendere sempre più profondamente la persona umana), cioè parte della coscienza spirituale e psicofisica, in diverso modo misura, illuminata dallo Spirito, il richiamo (esistenziale, ad es.), che talora  forse (in diverso modo) si fa, ad una ragione (in diverso modo) astratta, può finire, sotto certi aspetti, talora, per, ad es., lasciare confusa la persona, invece che aiutarla a ritrovarsi.Potrebbe, forse, talora, essere utile un sereno riferimento (nei modi, nei tempi, nei casi, etc. opportuni) alla coscienza dell’uomo, gradualmente e in modo multiforme illuminata dallo Spirito di Cristo.Si aiuterebbe forse così, talora, l’uomo a percepire l’amorevole soffio dello Spirito di Cristo (della vita, possiamo forse chiamare così lo Spirito -come detto, in diverso modo, misura, donato a tutti- nel dialogo con un non credente, etc.) nel proprio cuore, a sapersi ascoltare, etc….Si disporrebbero (forse, talora, più facilmente, sotto certi aspetti) le persone ad un dialogo (ad una vita) sempre nuovo, sempre più attento appunto alla persona, al suo graduale cammino di crescita spirituale e umana, sempre più pronto a riconoscere la molteplicità dei doni spirituali, umani…

Forse il desiderio di andare incontro (ma, come ho scritto altrove, anche certe impostazioni filosofiche, etc.), in epoche forse ormai trascorse, ad una cultura razionalista ha indotto (in ambito cristiano) gradualmente, in qualche caso, a fare sempre più riferimento alla razionalità mettendo in qualche modo, da parte (o tenendo sempre più, in diverso modo, misura, tra le righe), ad es. nel dialogo, la coscienza.In realtà il punto principale era forse quello di scoprire sempre più in Cristo, come detto altrove, una coscienza serena, libera, più avveduta, in crescita, etc…(nella quale, in Cristo, nella sua Chiesa, etc. operare il discernimento nelle diverse situazioni personali comunitarie, ad es., appunto, nel dialogo con i non credenti).

All’uomo di oggi, talora sbandato, confuso, solo, etc. il riferimento ad una coscienza serena, in crescita, nella quale soffia lo Spirito di Cristo, il vento (chiamiamolo, come scritto sopra, ad es. così, per i non credenti, ad es.) di una vita autentica, nel quale ritrovare liberamente, gradualmente, etc., il bandolo della propria esistenza (spirituale, umana, etc.) potrebbe forse, talora, risuonare come una parola di luce e di speranza, un’apertura al mistero affascinante della vita, all’incontro sereno, fiducioso, liberante, etc., con Dio, alla ricerca comunitaria, etc…

E’in questa sempre più profonda scoperta che anche la razionalità sempre si rinnova, si scopre sempre più profondamente, etc..

Tra le altre cose (qui ho segnalato solo alcuni possibili spunti), il riferimento (quando opportuno) alla coscienza spirituale e umana dell’uomo (in Cristo) costituirebbe anche, per l’annunciatore cristiano, un possibile aspetto dell’ affidamento a Dio anche nel dialogo con i non credenti (ad es.).

Il Figlio, nascendo da Maria, è rimasto totalmente unito, come persona divina, al Padre nello Spirito.Ma (forse, cercando di intuire, etc.) come uomo lo Spirito, e dunque anche la propria persona divina di Figlio, (come ad ogni persona, anche umana, presenti, vorrei dire, interamente, personalmente, cioè, non “a pezzetti”) gli si sono, diciamo, manifestati sempre più.Cristo, anche nella sua umanità, ha sempre assecondato il graduale manifestarglisi del suo Spirito scoprendo (?) sempre più profondamente di essere il Figlio, da sempre e per sempre obbediente al Padre.

Si può dire, mi pare, che in questi ultimi secoli la Chiesa cattolica ha fatto in tante cose (alcune accennate da me in questi scritti) una profonda esperienza di fede che può consegnare alle generazioni future.Tra l’altro, nel travaglio di questi secoli la Chiesa ha fatto l’esperienza di essere portata, con Maria in testa, da Cristo, verso la comprensione di tante piste, verso lo scioglimento di tanti nodi spirituali, umani, ecumenici, culturali, pastorali, etc., con l’aiuto di tutta l’umanità.Certo sempre rinnovato è il cammino in Cristo.

Se, come osservato, anche la persona umana può rientrare in sé stessa solo nell’Amore del Padre in Cristo, se tutto il creato vive (secondo la propria natura) nell’Amore del Padre in Cristo, allora comprendiamo che viviamo (sempre e comunque) nel cuore di Dio e non fuori di esso.Siamo nel suo cuore, penso si possa dire che siamo, in Cristo, il suo cuore.Comprendiamo forse ancora meglio, sotto certi aspetti, cosa vuol dire per Dio gioire, soffrire, etc. con noi, in noi, per noi…Dio, in Cristo, in qualche modo si fa me, te, etc..Intuiamo forse, sotto certi aspetti, ancora più profondamente cosa vuol dire che il Figlio si è fatto uomo, che è in noi (e noi in lui) anche con la sua umanità.

Sentirci vivere, respirare, sentire il creato vivere, respirare, nel (etc.) cuore di Dio in Cristo, Dio e uomo,  può forse, talora, donarci (farci comprendere, vivere, etc.), tra l’altro, nuove sfumature nell’amore (in Cristo) tra esseri umani, etc..

Secondo p.s. a Kai o logos…

 

 

 

La possibile sempre rinnovata individuazione dei nessi spirituali, umani, culturali, etc. di cui ho trattato altrove può, forse, talora, tra l’altro, facilitare una sempre rinnovata riflessione (vita, etc.) a tutto tondo in Cristo come quella che, forse (ma naturalmente) con, sotto certi aspetti, minori consapevolezze (distinzioni, unioni, etc.) caratterizzava (?) ad es. gli scritti di alcuni (almeno?) antichi padri della Chiesa.

Ma questa sempre più equilibrata, integrale, etc. crescita in Cristo può stimolare in vario modo, misura, etc. in tutti una più intensa, vasta, etc., riflessione, una nuova creatività anche nell’azione in tutti i campi, una sempre più profonda, armonica, etc. circolarità (ad es. uno stimolo ed un aiuto ad un sempre più equilibrato, etc., confronto tra fede, pensiero e vita) di questi e di tutti gli aspetti della crescita.Potrebbe svilupparsi gradualmente una grande rivoluzione che accelera il rinnovamento in tutti campi (in diverso modo, misura, etc., non lasciando così più, come talora, in qualche caso, sotto certi aspetti, può essere avvenuto, indietro la crescita umana complessiva rispetto, ad es., al correre della tecnologia, etc., ma anzi restituendo sempre più pienamente a tale crescita -in Cristo- il suo ruolo centrale, etc.), che può rendere sempre più profondo, aperto, etc. e anche facilitare il dialogo, etc., una strada che può aiutare (almeno talora?) a comprendere la bellezza, la ricchezza, del seguire Cristo…

Questa strada potrebbe rivelarsi così ricca, viva che ne vanno pensati, tra l’altro, serenamente, con attenzione anche i possibili rischi…

Come ho scritto altrove, il problema dei nessi può, forse, talora, ad es., aver reso meno evidente un pur possibile cammino spirituale e di riflessione a tutto tondo, e può, forse, talora, anche averlo scoraggiato indirizzando maggiormente verso un’attenzione ad una spiritualità meno incarnata, meno attenta ad una vita-riflessione integrale, o, ad es., all’opposto, indirizzando verso una riflessione di stampo, forse, talora, più, in diversa misura, razionalistico, anche, talora, frammentaria.

Il possibile sempre più profondo scioglimento dei nodi, reperimento dei nessi, etc. può contribuire ad approfondire sempre più la strada nella quale la Chiesa, portata da Cristo, con l’intercessione (amore, guida, protezione, etc.) potentissima di Maria (etc.) potrà, tra l’altro (se, come, etc. Dio vorrà) sempre più profondamente comprendere (e aiutare le persone, comunità, etc. a comprendersi, e farsi aiutare -la Chiesa- a comprendere ogni cosa, etc.) ogni persona, comunità, cultura, realtà, etc., potrà scoprire la divinità e l’umanità dell’Amore di Dio, etc. (evidentemente con, tra l’altro, le sempre rinnovate conseguenze pastorali, etc.).

La, talora, mancata più profonda comprensione della compresenza (della cooperazione, etc.) nella conoscenza dell’aspetto che vede (etc.) il dato e dell’aspetto che lo interpreta ha indotto talora (in diverso modo, misura, etc.), ad es., a fare dell’aspetto interpretativo o, all’inverso, di quello più, diciamo, materiale, e dunque, in diversa misura, ad es., solo riduttivamente (e dunque in diverso modo, misura, distortamente) logico, psichico, etc., la filosofia (in diverso modo, misura) tout court.

Si è, forse, in qualche caso, nel corso dei secoli, filosofato ponendo scarsa attenzione alle impostazioni, o forse, ad es., era necessario scoprire sempre più la necessità di una ricerca sempre rinnovata delle impostazioni, dei nessi, etc..

E’ in questo contesto che ho sottolineato la necessità di una sempre meglio impostata, riconosciuta, (aperta a modifiche, etc.), ricerca reciprocamente nello Spirito di Cristo (magari implicitamente, per chi avvia questa ricerca senza aver ancora trovato la fede in Cristo) e nell’umanità (spirituale e psicofisica).Da questa sempre meglio impostata ricerca, vita, integrale in Cristo può nascere, tra l’altro, una comprensione sempre nuova di ogni cosa.

Come osservato da me altrove, nella scuola, nelle università, la formazione va intesa, mi pare (sempre cercando in modo rinnovato il meglio.Qui poi accenno soltanto qualcosa), come un rapporto umano nel quale gli studenti, accolti come persone, sono, tra l’altro, aiutati ad entrare in contatto con la cultura e la vita, con i valori fondamentali etc. e nelle scuole, università, cattoliche più profondamente, etc., con la fede e la cultura cristiana.Anche se il rapporto umano può di volta in volta comportare mille sfumature osservavo però che non è nella scuola (almeno nelle ore di scuola) che si può (?) ad es. portare avanti un cammino di fede, un rapporto di formazione spirituale personale, etc., perché, ad es., potrebbe risultare distorto, falsato, dalla necessità dell’insegnante di esprimere delle valutazioni scolastiche, etc..

Osservavo allora, tra l’altro, che si rende sempre più necessaria (e tanto meglio e più facilmente nelle scuole, università, etc., cattoliche) una sempre rinnovata cultura che aiuti il giovane a trovare le vere vie della crescita, i punti di riferimento spirituali, umani, culturali, etc., che lo aiutino a districarsi nelle problematiche dell’epoca corrente, che stimolino in lui e sempre più lo aiutino a cercare le vie di un’avvincente, feconda, etc., ricerca (personale, comunitaria, etc.), in tutti i campi, etc..

Questa sempre più valida possibile sinergia tra i vari aspetti (istituzioni, etc.) della formazione può forse essere ancora di più favorita, come ho scritto altrove, dalla creazione di una materia che (almeno nelle scuole, università, etc., cattoliche) conglobi tutti i possibili aspetti principali di una possibile ricerca spirituale e umana a tutto tondo in Cristo.

Mi pare utile ricordare che mentre, come osservato, le ore di scuola non costituiscono il luogo adatto per, ad es., un cammino di fede, ad es. a sua volta la parrocchia è un luogo nel quale gli aspetti più esplicitamente culturali vanno manifestati talora implicitamente, con prudenza, gradualmente, talora, ad es., per evitare il rischio di indurre possibili effetti ad es. intellettualistici.

Una sempre più equilibrata, ben connessa in Cristo, etc.. cultura si può forse esprimere più profondamente, tra l’altro, come ho accennato altrove, in una sempre rinnovata (ma con equilibrio, etc.) impostazione di quali siano le materie e dei loro rapporti e si può altresì, come dicevo, forse esprimere più pienamente con l’istituzione anche di un corso che conglobi la ricerca integrale nei suoi possibili aspetti fondanti, nei suoi possibili nodi (e snodi, etc.) decisivi, etc..

Ora questa possibile sempre rinnovata cultura, questo (con equilibrio, etc.) sempre rinnovato corso, etc.. possono forse anche sempre più contribuire ad aiutare (tutti, a cominciare, ad es., dagli insegnanti, studenti, famiglie, parrocchie, etc.) a trovare il possibile senso più equilibrato e profondo del compito umano, formativo, etc. della scuola, (e tra l’altro a far scoprire sempre più profondamente l’importanza spirituale, civile, etc. della scuola, dell’università, etc., cattolica), a trovare le vie che, sotto certi aspetti, lo facilitino, anche lo stimolino, etc., (anche, tra l’altro, aiutando a trovare, appunto, il, di volta in volta, etc., sempre più equilibrato, profondo, possibile senso, a scuola, etc., del rapporto umano ad es. dell’insegnante con gli studenti, etc.).

Altrove ho accennato ad altri possibili fecondi aspetti, effetti, etc.. di questa sempre rinnovata cultura in Cristo.

Il problema del rapporto tra democrazia e valori, che può talora indirizzare in diverso modo, misura, verso una neutralità di fatto di stampo nichilista, può forse (è una domanda di un profano) trovare in qualche caso (da valutare con prudenza, etc.) una possibile pista, che può contribuire a trovare sempre più le risposte valide, nella ricerca di un accordo ai vari livelli (ad es. nazionale, continentale, internazionale, etc.) sull’esistenza di valori fondamentali, di un diritto naturale del quale allo stato attuale vengono concordemente riconosciuti alcuni aspetti.

Si aiuterebbe così, tra l’altro (ma è necessario riflettere sulla validità, opportunità, costruttività concreta, etc. di questa pista), a riflettere sull’esistenza reale, concreta, vitale del diritto naturale (e sulla necessità dell’uomo di ascoltare, di ricercare -e di essere adeguatamente aiutato in ciò- in profondità la propria natura) e si indurrebbe chi contesta questa esistenza ad assumersene la responsabilità (svalutando così, tra l’altro, ancora più chiaramente, i diritti (e il diritto) di cui si fa eventualmente assertore.Qui emerge un possibile aspetto interessante: talora alcuni difendono strenuamente dei diritti proprio affermando che la verità, il diritto naturale non esiste.L’esistenza  del diritto naturale implica una sempre rinnovata attenzione al rapporto tra la verità e la singola persona, la comunità, etc.).E talora tale evidente responsabilità emergerebbe anche nel valutare quali siano questi valori fondamentali.Inoltre, tra l’altro, il chiaro riconoscimento dell’esistenza o almeno un accordo di fatto sui valori (nel caso di accordo di fatto forse è meglio dire sulle norme) concordemente riconosciuti può aiutare a tutti i livelli, ad es. amministrativi, della formazione, della salute, della sicurezza, etc., a comprendere (e a ricercare le adeguate vie concrete per far comprendere) che in tutti gli aspetti della vita non ci sono posizioni neutre, anzi questa neutralità non è (valutare con accuratezza questa affermazione) positiva (o, nel caso di un accordo di fatto, è  ad es. un diritto che non sia presentata come l’unica soluzione di fatto),  ed anzi è una necessità della persona umana o almeno un suo diritto (nel caso di accordo più limitato) sviluppare (ed essere correttamente aiutata, stimolata, etc., a sviluppare, a trovare le adeguate vie per sviluppare)  pienamente una ricerca, visione, etc., personale, comunitaria, etc., a tutto tondo (e dunque in tutti campi) della vita.E’ evidente che in questa via si riscontrano forti stimoli (da valutare con prudenza, etc.), tra l’altro, alla ricerca, allo sviluppo, etc., della sussidiarietà, di tutte le possibili vie per accogliere, stimolare, etc., le esigenze umane (il pieno sviluppo, etc.) della persona, delle comunità, in definitiva per accogliere, aiutare, etc. la persona, la comunità e non individui intesi in maniera, in diverso modo, misura, meccanicistica.

E’ evidente che si può forse così, tra l’altro, (anche qui valutare con prudenza) stimolare, ricercare, etc., sempre più profondamente la cooperazione, etc., tra diverse realtà (persone, comunità, etc.) nella società, etc..

E’ allora forse interessante osservare che una (una certa, almeno) cultura razionalista, frammenta non solo la persona (tendendo in diverso modo misura a considerarla in modo distorto, meccanico), ma anche la società (comunità, persone, etc.), inaridendone i necessari (da sempre meglio impostare) collegamenti e alimentando anche così in mille modi messaggi più o meno subliminali di stampo in diverso modo, misura, etc., nihilistico.

Per proporre alcuni possibili esempi (appena accennati, come spunti da sviluppare) circa queste ultime osservazioni, l’insegnante di un liceo cattolico può trovare (in queste sempre nuove impostazioni) ampi spazi per un dialogo discreto e profondo con i suoi studenti e può stimolarli, ad es., a comprendere che in parrocchia (come punto di riferimento basilare.E’ da valutare se può essere utile, e non, ad es., un sovraccarico, un motivo di confusione, etc., fare riferimento anche ad altri ambiti, ad es. operativi) potranno trovare molti aiuti per crescere.E’ evidente che questi collegamenti (e ho proposto solo un esempio) possono fruttificare in molte direzioni.

Ma anche, ad es., in un liceo statale il professore, ad es., di lettere, di filosofia, può (e anzi le norme possono stabilire che deve) aiutare lo studente a comprendere che la sua crescita piena (anche la comprensione sempre più profonda di quello che studia, delle attività lavorative, etc.) si sviluppa, tra l’altro, anche con l’aiuto di altre istituzioni come, ad es., per lo studente cristiano, la parrocchia (e la parrocchia principalmente).

O ancora, la persona che si rivolge ad una ASL per chiedere un aiuto psicologico può, per legge, essere aiutata a comprendere che ad es., essendo cattolica, potrebbe (talora?) trovare un più pieno aiuto rivolgendosi ad una struttura dove operano psicologi cattolici.Questa struttura potrebbe (?) necessitare di un riconoscimento ecclesiastico (tra l’altro ho altrove osservato che, come per tutti, anche per lo psicologo il punto di riferimento principale è una graduale, concreta crescita spirituale e umana in Cristo.Ma qui non mi soffermo sull’attuabilità di questa problematica, con riguardo a queste possibili, tutte da valutare, molto più approfonditamente, se apparissero utili, proposte) e potrebbe essere convenzionata, cioè finanziata dallo stato, o dalla regione, etc..Forse non sarebbe impossibile organizzare equamente strutture di questo tipo, comunque sono solo spunti, esempi, per, eventualmente, riflettere insieme, cercare piste, soluzioni, in tutti campi, etc..

Grande (anche se tutto va valutato con prudenza, etc.) potrebbe nel tempo rivelarsi lo sviluppo personale, comunitario, culturale, civile, sociale, democratico, etc..

Terzo p.s. a Kai o logos

L’attenzione al ricercare le sempre più profonde, equilibrate, impostazioni spirituali e umane in Cristo nella cultura, nella società, etc., ad es. nella scuola, può contribuire a sviluppare una sempre nuova comprensione dell’importanza vitale del riconoscere sempre più, del capire,  etc., la persona, la comunità…Si possono dunque dare impostazioni che stimolano o scoraggiano in diverso modo, misura, una crescita integrale, personale, comunitaria, etc..E questo in qualche modo può avvenire anche quando le intenzioni di fondo sono positive.Qui va subito detto che siamo, almeno sotto certi aspetti, sempre in cerca di nuove impostazioni e che le intenzioni sono fondamentali, lo Spirito di Cristo va ben al di là dei nostri limiti.

Ma quando, ad es., a scuola si dovesse cominciare a parlare più profondamente, armonicamente, integralmente, etc. di una ricerca che aiuta l’uomo a conoscersi spiritualmente, umanamente, etc., potranno forse, talora, emergere più chiaramente i limiti di quelle filosofie, culture, etc. che non prendono in considerazione la persona e potranno sempre più profondamente nascere domande su chi (e cioè Cristo) ama, comprende e nel tempo rivela, dà spiritualmente, umanamente, vita, risposte integrali (cioè che, nella scoperta sempre più profonda della divinità e dell’umanità dell’Amore di Dio, etc., aiutano sempre più profondamente, pienamente, in reciprocità, a capirsi, a capire le persone, la comunità, ogni cosa) alla persona, alla comunità, etc..

Ho osservato altrove che anche nella scuola statale si può indicare la via di una ricerca integrale, sulla base di valori fondamentali concordemente riconosciuti e rimandando ad un fondamentale approfondimento ad opera di altre istituzioni ad es., per il cristiano, la parrocchia.Ma è evidente che questa può risultare una soluzione di ripiego e con molti inconvenienti.Nella scuola si tratta di fornire quelle chiavi spirituali e umane, anche culturali che in profondità agiscono nella vita delle persone.E per la Chiesa, come osservato, si tratta di cercare e di aiutare a cercare sempre più Cristo, Dio e uomo.Il rischio dunque anche in queste pur rinnovate (tra l’altro più attente alla persona integrale, etc.) soluzioni di ripiego è quello di continuare comunque a trasmettere profondamente e in modo in diversa maniera, misura, anche subliminale (ad es. strutturale, riguardante le impostazioni sottostanti) una visione tecnicistica, frammentaria, meno armonicamente integrata, immanentistica, etc., dell’uomo.

Il problema di favorire (con equilibrio) la sussidiarietà nei campi in cui (almeno più incisivamente, chiaramente, etc.) viene in questione lo sviluppo integrale della persona è un problema capitale.

E’ nella scuola cattolica che si possono sempre più stabilire (anche al livello di una sempre rinnovata cultura), per il cristiano, le adeguate sinergie con la parrocchia, etc..

Rimane comunque da valutare la possibilità che, nel caso rimanga una scuola statale accanto ad una pienamente sostenuta (dallo stato) scuola libera, sia la scuola statale stessa, fin dal contatto per l’iscrizione, a far riflettere sull’importanza di una formazione integrale sulla base, ad es., della propria fede.

Sono, lo si vede subito, problemi di non facile soluzione perché hanno come controindicazioni ad es., talora (ad es. nel caso la scuola statale sparisca), la possibile formazione di isole, con tanti possibili pericoli.

E’ necessario comprendere sempre più i problemi e cercare le possibili soluzioni.

In una sempre rinnovata cultura cattolica la stessa ora di religione potrebbe sempre più, forse, trovare il suo vero ruolo (ad es. nella scuola statale) nel mostrare allo studente come la crescita spirituale e umana, personale, comunitaria, in Cristo sempre più integra e sviluppa pienamente tutti gli aspetti della vita, della crescita, della cultura, etc., sempre più scoprendone le vie, gli snodi decisivi, etc..Se si trova il modo di raggiungere sempre più in profondità e nella pace ( ad es. nel dialogo, nell’apertura, nella fiducia che la “vera” verità è affascinante, concreta, vitale, etc.) quest’obiettivo, ciò potrà, forse, talora, suscitare molti interessanti sviluppi in molte direzioni (ma bisogna anche intuire, prevenire, prepararsi, etc., ai pericoli).

Facilitare l’accesso alla scuola (all’università, etc.) cattolica, cercare sempre più il rinnovamento spirituale e umano della cultura cattolica (evidentemente di qui anche, ad es., della formazione, dei formatori), e di qui contribuire (anche, ad es., forse, talora, per un positivo spirito di emulazione, etc.) ad un profondo rinnovamento della cultura (tra l’altro delle impostazioni, dell’ora di religione, etc.) nella scuola statale, e ricercando con saggezza, prudenza, etc., di scoprire e (se, come, etc.) sviluppare i collegamenti con le altre istituzioni (una cultura sempre più condivisa, rinnovata, profondamente attenta, come ho accennato altrove,  alla persona, etc., potrebbe in ciò aiutare molto), ad es., e principalmente, formative (ad es., la parrocchia),  sembrano tra le possibili piste, tutte da valutare molto più approfonditamente in un confronto comunitario, etc., che possono magari contribuire alla crescita più profonda del cristiano e della società.

Un aspetto fondamentale dell’odierna crisi di certa politica può forse, talora, essere rinvenuto nella necessità di una sempre rinnovata (e sempre in modo rinnovato più concretamente stimolante, capace di comprendere la realtà, di animarla, di stimolarla, etc.) spiritualità, cultura.Possiamo forse domandarci se la graduale rinascita di una sempre più armonicamente, integralmente, etc., centrata in Cristo, etc., spiritualità, cultura, cattolica, non sia un elemento, che si sta realizzando sempre più, di aiuto per una ripresa sempre più viva del mondo cattolico anche nella società.Ecco allora che la sempre nuova comprensione e lo sviluppo sempre più centrato in Cristo, Dio e uomo, di tutta la vita offre un potente stimolo spirituale, umano, etc., una chiave di lettura sempre più profonda, integrale, articolata, etc., un aiuto alla comunione, al coordinamento, alla scoperta sempre più profonda (e magari talora rinnovata, reimpostata, etc.) delle equilibrate distinzioni e dei profondi collegamenti anche nella società, etc..Il possibile profondo rinnovamento, fermento, etc. a cui possono forse contribuire questi scritti può sempre più aprire (prima di tutto tra i cristiani) una circolarità di influenze positive, di stimoli, di collegamenti, di impostazioni profonde in tutti campi, di nuova comprensione, un alimentare rinnovate speranze, motivazioni, che possono trovare nella politica (ma anche nell’impegno, (nella responsabilizzazione, etc.), personale, comunitario, etc., anche sociale, civile, etc.) uno sbocco importante ma anche un sempre rinnovato, nel proprio ordine, centro propulsore.

Questo rinnovamento profondo e sempre più equilibrato in Cristo, può, tra l’altro, essere sempre più scoperto come la via, anche in politica, per comprendere in modo sempre rinnovato ogni persona, problematica, una via di pacificazione non fasulla ma che anzi in Cristo può aiutare sempre più ciascuno a sviluppare, a comprendere, etc., gli aspetti più positivi delle proprie istanze.Ma sarà comunque interessante anche riflettere sui possibili motivi delle possibili resistenze al rinnovamento, ad es., per dirne una, della cultura, della scuola  (ad es. delle loro impostazioni)…

La conoscenza di ogni cosa, come detto altrove, è conoscenza che matura in una crescita spirituale umana in Cristo, con tutte le vie, gli elementi, etc., sempre più da riconoscere, (in particolare) del caso, etc.; è una conoscenza, che può essere tendenzialmente sempre più profonda, del mistero.E’ interessante osservare come i quattro vangeli parlino in modo diverso eppure, diciamo, “canonico” (reale nel senso profondo) della persona di Gesù; e come ciascuno di noi creda e conosca Gesù nella fede cattolica, eppure in modo personale e sempre nuovo e più profondo spiritualmente, umanamente, etc..

E’ evidente, come detto altrove, che la conoscenza è sempre spirituale, umana, (almeno implicitamente) in Cristo, etc..

La banalizzazione del mistero, la spersonalizzazione della conoscenza (e dunque anche la sua deresponsabilizzazione – tra l’altro altrove ho osservato che la frammentazione della conoscenza ha potuto talora, in vario modo, misura, condurre ad una responsabilizzazione (quando c’è) a frammenti (anche selezionati, talora) che può talora non aiutare a riconoscere sempre più pienamente, attentamente, etc., la persona, etc.; ricordo anche che ho osservato che la persona umana non può (?) esistere fuori della realtà trinitaria e (vedere in che senso, modo, etc., questo aspetto) umana in Cristo, con tutto quello che ne consegue, ad esempio che la conoscenza (la vita) è personale e comunionale.Possiamo aggiungere che forse anche per gli angeli ora la conoscenza è (o forse, ad es., è più pienamente, più chiaramente) in Cristo, anche umana.Parliamo dunque di una conoscenza (di una vita) nella Parola che si fa carne, di una conoscenza (di una vita) eucaristica), la nullificazione della conoscenza sono (in vario modo, misura, etc.) evidentemente tra le forme non di rado operanti di messaggi subliminali che ci distolgono, non ci aiutano, stimolano, ad accostarci (ad essere accostati) ad ogni cosa  (in Cristo) sempre più togliendoci (lasciandoci togliere) i calzari…

Quarto p.s. a Kai o logos

 

 

 

Quando una spiritualità, cultura, etc. illumina, vivifica sempre più tutta la realtà in modo tendenzialmente adeguato può profondamente coinvolgere le persone, le popolazioni, etc..Ogni persona può, forse, ad es., tra l’altro, trovare una luce sempre nuova, una motivazione sempre più profonda, personale e comunitaria, per il suo ruolo, etc., una speranza per tutti.Questa appena esposta e tutto lo scritto non sono affermazioni ma possibili spunti di riflessione da analizzare, se si rivelassero interessanti, molto più approfonditamente.

Ci si può forse domandare se al tempo dei padri della Chiesa e poi, ad es., di san Benedetto si è realizzato, in diverso modo, etc., questo sviluppo di una spiritualità, cultura, tendenzialmente a tutto tondo e proprio per questa sua (al suo tempo) fondamentale adeguatezza a illuminare, vivificare tutta la realtà anche capace di dialogare, di incontrare, di integrare in un arricchimento reciproco, etc.  tutte le persone, popolazioni, culture (prima il mondo, ad es., greco, latino, poi il mondo, ad es., barbaro).

Ma la spiritualità, cultura per sua natura deve essere sempre in cammino, in rinnovamento, tra l’altro comprendendo e rispondendo in modo tendenzialmente adeguato alle problematiche che via via sorgono, che la interrogano, che la mettono in crisi, etc..

Può allora forse risultare interessante chiedersi, analizzare se per caso, ad es., le problematiche suscitate dall’incontrarsi, nella storia, dello Spirito di Cristo con l’umanità, non abbiano trovato uno sbocco, ad es.: da un lato, con san Francesco, nel rilancio di una profonda spiritualità in qualche modo tradizionale, che non aveva fatto, in qualche modo, più pienamente i conti con l’umanità, col mondo, anche se profondamente cercava proprio in Cristo, cercato più attentamente come riferimento concreto, le nuove domande e le nuove risposte ad es. nell’amore per il creato, nell’amore verso tutti, anche verso gli “infedeli”; da un altro lato, con san Tommaso, nel tentativo di individuare vorrei dire gli aspetti “corporali” dell’uomo, per rispondere alle domande, alle problematiche, etc., che, magari, talora, confusamente, sorgevano dalla sua (dell’uomo) umanità integrale e che san Tommaso riconobbe, tra l’altro, (anche lui in qualche modo forse riduttivamente) nella ragione.

Ho osservato altrove che il problema dell’interpretazione e del dato sembra ripresentarsi nel corso della storia umana, necessitando di una sempre più profonda distinzione, integrazione.Ho osservato anche che solo nella Trinità in Cristo, Dio e uomo mi pare si possano intuire sempre più profondamente tutti gli aspetti di questa fondamentale problematica e le vie di soluzione.Una spiritualità sempre più divina e umana, personale e comunitaria, etc., che, tra l’altro, fa vedere ogni cosa in modo sempre nuovo.

Ci si può dunque domandare se san Francesco e san Tommaso non segnalino in qualche modo che questa più profonda via di sintesi non era stata forse più pienamente trovata e non si era allora in grado di rispondere più profondamente alle problematiche che sempre più andavano emergendo anche se proprio in loro si possono vedere le comunque poderose risorse (proprio perché vera, portata da Dio) della fede cristiana anche nelle fasi, sotto certi aspetti, più difficili della sua ricerca.

Potremmo qui porci anche delle domande sulle potenzialità (e sulle intrinseche debolezze) di una cultura a tutto tondo anche quando questa, pur in modo in diversa, talora grandissima, misura negativo, sembra (ad alcuni)  poter rispondere adeguatamente alle problematiche del tempo.

Ci si può forse anche domandare se, sotto certi possibili aspetti, proprio la forza della verità, della grazia, etc., possa talora indurre a sedersi, a non cercare una continua crescita, continuo rinnovamento, proprio, appunto, perché ci si sente sulla via della verità, non intuendo (sperando, etc.) sempre più profondamente che Cristo viene sempre più profondamente, vivamente, etc., nello Spirito e nell’umanità, etc..

Ci si può allora chiedere se non si vada sempre più aprendo per la Chiesa un periodo nel quale sempre più profondamente, equilibratamente, etc., (in Cristo) si cercano, si scoprono le vie dell’incontro dello Spirito di Cristo con l’uomo concreto, le persone, le comunità, le culture, etc..

Sempre meno, ad es., un rinchiudersi in uno spiritualismo o in un intellettualismo, o un gettarsi in un pragmatismo, attivismo talora meno incisivo e che può finire con l’esaurirsi da solo, in sé.Sempre meno una società che passa dallo strapotere dei genitori, degli educatori, ad una società senza padri, senza pastori, che per il timore, giusto, di invadere, di opprimere, di non capire, etc., finiscono per passare dalla parte opposta tra l’altro del non stimolare la crescita, del non aiutare ad aprire sempre nuovi orizzonti, magari sulla base, ad es., di scuole psicologiche di origine profonda protestante, come quella rogersiana.

Qui sembra risiedere un problema fondamentale che può, forse, talora, essere vissuto oggi nella Chiesa: la difficoltà nell’incontrare le persone (le comunità, etc.), nel capirle, nell’aiutarle a scoprire l’amore di Dio.Forse nella spiritualità, nella cultura, etc., può entrare sempre più profondamente l’attenzione a comprendere il personalissimo cammino di crescita spirituale, umana, etc., di ciascuno, anche non credente, o non praticante, etc..Come l’amore di Dio (tra l’altro scoperto anche nella Chiesa sempre più profondamente) non imponga regole astratte, non dia risposte più o meno prefabbricate, ma venga in modo personale nel cuore di quella data persona, secondo il suo personale cammino spirituale e umano.La possibile, talora, distrazione della spiritualità, della cultura, etc., nel cercare l’autentico incarnarsi di Cristo nella persona concreta, spirituale e psicofisica (illuminando, etc., in modo sempre nuovo tutta la sua vita, etc.), può costituire un orientamento che induce, ad es., a dare spazio solo a quelli che cercano già la fede, ed anche riguardo a loro, talora, lasciando (in diverso modo, misura, etc.) che crescano da soli, ad es. per non farli scappare con le proprie idee astratte; che induce a cercare (a far cercare, etc.) gli altri solo con un annuncio in qualche modo astratto, o con grandi riunioni e inviando persone che, talora, in buona parte si sono formate da sole in una fede che, tra l’altro, anche per questo motivo (di non attingere sempre più profondamente a tutte le mani che Cristo ci tende per crescere), può finire per diventare in diversa misura, etc., una filantropia (qui riscontriamo talora, tra l’altro, ad es., una (ma ve ne sono diverse possibili altre) possibile conseguenza: quando non si cresce più profondamente nella fede le persone preferiscono impegnarsi in parrocchia dove hanno i loro amici, il loro ruolo, etc.; e anche in parrocchia stanno con i loro amici, etc.).

La strada sembra (a me) quella della ricerca di una spiritualità sempre più divina e umana (che sta penetrando gradualmente, ad es. nell’attenzione a coniugare spiritualità e missione; nel ricercare di più gli aiuti di Cristo e della Chiesa; nello scoprire più profondamente la distinzione tra il piano, ad es., personale e quello sociale, civile; nello scoprire una cultura non astratta, intellettualistica; in una graduale scoperta sempre meno astratta, schematica, etc., di Dio e della concreta persona, comunità, etc.; nella graduale riscoperta della fraternità condivisa; etc..Potrebbe allora risultare importante chiedersi (in un dialogo libero, rispettoso, sincero, etc.) quali siano le possibili coordinate (o alcuni, per alcuni, altri, per altri, elementi, etc.) fondamentali che stanno forse emergendo in questo cammino e una possibile risposta è appunto quella di una sempre più consapevole spiritualità  (cultura, etc.) divina e umana in Cristo, donata gradualmente da Cristo nella storia.Comunque le eventuali risposte nell’individuare le possibili linee (o elementi, etc.) fondamentali (ad es. si parla, talora, almeno, in questa stessa direzione, di attenzione alla persona) possono comunque risultare un contributo importante nella ricerca della comprensione di quello che sta avvenendo, in Cristo, nella Chiesa, etc.; nella comprensione di Dio, dell’uomo, etc.; nella comprensione delle vie da ricercare e perseguire con sempre maggiore attenzione; etc.) e, come detto, in essa, di una formazione spirituale e umana e anche di una cultura sempre più equilibratamente a tutto tondo, aperta, che aiuta a cercare e trovare le vie della crescita, a capire tendenzialmente le persone, le comunità, ogni cosa, in modo sempre nuovo.Non è una strada elitaria perché ci sono diversi livelli, gradi, modi, etc., di trasmissione, etc., tra l’altro in un ambiente che, gradualmente, può respirare sempre più profondamente l’amore divino e umano di Dio.

Una spiritualità, cultura che si centra sempre più in Cristo, Dio e uomo, e che per questo, in un tendenzialmente sempre più equilibrato scambio reciproco cerca Dio e l’uomo.

Fondamentale, dunque, appare la sempre rinnovata formazione spirituale e umana, anche culturale, dei formatori. Che aiuti in modo sempre più profondo a far incontrare tra loro lo Spirito di Cristo e l’umanità; la spiritualità e la cultura e la pastorale, etc..Formatori che aiutino in modo sempre più profondo, equilibrato, prudente, etc., personale, comunitario, etc. le persone, comunità, etc., a cercare Dio, la vita, ad accogliersi reciprocamente, a cercarsi, a cercare, ad accogliere, gli altri, ad essere partecipi, con discrezione, etc., della vita delle persone, della società, locale, nazionale, continentale, etc..Persone che sono aiutate a cercare le vie adeguate perché questa sempre più profonda, rinnovata, etc., rinascita integrale, di tutti e di tutto, possa avvenire.Nuovi collegamenti, aiuti, confronti, solide reti, etc., all’interno della realtà ecclesiale, nella società, etc..Non solo ad es. in Italia si può non essere, ad es., abituati alla missione, perché prima erano tutti cristiani, forse si sta sviluppando e va sviluppata sempre più una rinnovata spiritualità, cultura che, tra l’altro, aiuti, stimoli in modo rinnovato la missione, aiuti (anche rassicuri, etc.) a capire come di volta in volta, fare, come incontrare, etc..

Si può intravedere la possibile importanza di cercare gli adeguati modi per sviluppare, aiutare, sostenere, ad es., parrocchie-laboratorio dove si possano cercare queste nuove vie aiutandosi, cercando di prevenire i pericoli, etc..Una sempre rinnovata spiritualità, cultura può trovare forse nelle parrocchie sempre più centri (e snodi, stimoli, etc. di collegamento, etc.) efficacissimi, se Dio vorrà, per tutto ciò, in una società atomizzata, dispersa, etc..

Possiamo osservare che una parrocchia che diventa un reale punto di riferimento, di accoglienza, etc., per tutto il territorio (ho osservato anche, ad es., che una sempre rinnovata spiritualità, cultura distingue, unisce, le varie realtà, le collega, non solo con le buone intenzioni, ma, tra l’altro, con una comprensione sempre più profonda (e dunque, tra l’altro, viva), anche strutturale, del loro ruolo, etc.), etc., diviene, può divenire, naturalmente un punto di collegamento con la variegata realtà vicina e poi anche più ampia (con tutte le ricchezze e però anche i pericoli che ne possono derivare e che dunque vanno se possibile previsti, valutati con prudenza, etc.).

La spiritualità, cultura, tendenzialmente (e con i limiti di allora) a tutto tondo (?) dei benedettini si trovò, forse, sotto certi aspetti almeno, naturalmente a svolgere questo ruolo.

Quando nella spiritualità, nella cultura (ad es. nella scuola cattolica.Per, ad es., la scuola statale è, forse, necessario riflettere su molte problematiche, ad es. -nella contingenza?-, sulla necessità di un primo tranquillo ambientamento, integrazione, delle popolazioni di recente immigrazione, etc.Forse questo può risultare un ulteriore motivo per riscoprire, valorizzare, etc., nel senso indicato da me altrove (una spiritualità, cultura viva, che -con amore, etc.- ascolta le vere domande -spirituali, umane, etc.-, che aiuta, nella libertà, etc., a cercare le vere vie di risposta) l’ora di religione) si trasmette sempre più profondamente che il centro della crescita, che illumina, tendenzialmente, sempre più, in uno scambio reciproco, ogni cosa, è una maturazione spirituale e umana (in Cristo), possono (talora?) aumentare gli stimoli anche, ad es., per le famiglie a orientare i figli (e anche sé stessi) verso la parrocchia, possono aumentare (forse, talora?) gli stimoli, ad es. nelle aziende, a cercare giovani formati più pienamente, che possano dare in molti sensi, umani, professionali, etc., un contributo positivo, etc. (sempre nuova cultura (cattolica, etc.) significa anche, tra l’altro, nuovi libri di testo -magari pensati ad es., di volta in volta, per la scuola cattolica, per la scuola statale, etc.- e, con equilibrio, etc., loro possibile diffusione concreta).

Come dicevo altrove, insomma, si può gradualmente innescare in tutta la società una circolarità di stimoli positivi, profondi, innovativi, etc..Ho segnalato altrove (anche nel primo volume) spunti per questo nuovo possibile insegnamento (ad es., può forse risultare ancora più importante, da valutare con attenzione, la possibile istituzione, ad es. nella scuola cattolica -da valutare meglio se, come, etc., nella scuola statale: data la congerie di problemi di cui va tenuto conto tendo, di primo acchitto, a pensare che possa non essere opportuno-, di possibili (adeguatamente preparati, scelti, etc.) formatori spirituali e umani -di foro interno (cui si possa rivolgere lo studente, se, nella misura in cui, etc., lo vuole).Che magari siano anche in vario modo (valutare anche i modi, i pericoli, etc.: ad es. al giovane, a qualche giovane, può non fare piacere ricordarsi, etc., della scuola anche quando è in parrocchia) un tramite anche con la parrocchia?-) che evidentemente necessita (se ritenuto magari positivo) di approfondite analisi.

Un aspetto di questa via spirituale e umana, cui ho accennato altrove, consiste in possibili, nuove (forse, sotto certi possibili aspetti), vie di attenzione ad alcuni, almeno, tipi di sofferenze.Ad es., non di rado nelle parrocchie si entra in contatto con persone, anche con giovani o con famiglie di cui fanno parte persone ad es. depresse, bulimiche, etc..E, talora almeno, non si sa come favorire la possibilità di un incontrarsi, come inserirle, se fosse possibile, in parrocchia, cosa fare per loro, etc..Quando si è attenti, nella formazione spirituale e umana, con equilibrio, gradualità, discrezione, etc., anche all’aspetto dell’accoglienza reciproca, della fraternità, e, ad es., tra l’altro, al dialogo personale col formatore (quando c’è un sufficientemente preparato formatore spirituale e umano), si possono forse, talora, creare le possibilità per un recupero fondamentalmente completo e, talora, anche rapido (sei mesi?).E questo anche dove il tecnicismo psicologico, personale, di gruppo, non era riuscito in un lavoro di anni.Questo può, forse, fare l’amore (in Cristo) scoperto sempre più come pieno di (divinità e di) umanità; un bene fondamentalmente sereno, etc.,  personale e di gruppo, che guarisce.Certo si può trattare di vedere se, come, quando, in che misura, con che gradualità, etc., orientare le persone (ad es. che partecipano ad un gruppo di crescita) verso una più concreta fraternità (ma qui va detto che, mentre è probabilmente fondamentale (in molti casi?), nell’aiuto di una persona in difficoltà più grandi, che si tratti di un gruppo sufficientemente avanzato nella crescita, talora non è il caso di stimolare (ma senza escluderla) la persona, ad es. depressa, a partecipare anche al momento della formazione.Sono tutti aspetti del discernimento da attuare di volta in volta).E’ sempre importante valutare l’importanza (e le possibili configurazioni, etc.) di un lavoro in rete, etc., ci vuole esperienza e prudenza.Ma la via di una spiritualità sempre più divina e umana, personale e comunitaria, etc. rivela sempre più nuove possibili risorse, etc..

Questa spiritualità-cultura tendenzialmente sempre rinnovata, più profonda (in Cristo), aiuta tra l’altro a non scadere in un più o meno bieco pragmatismo ma neanche in ingenuo irenismo nella ricerca della comprensione (e delle possibili vie di soluzione, etc., in Cristo) dei pericoli, delle problematiche concrete, anche ad es., di potere, etc., che possono talora esservi nella società (mi riferisco qui a questioni che riguardano, ad es., le compagini sociali, non a questioni personali -tra l’altro, quando non si è più profondamente formati, come detto, alla ricerca dell’autentico incarnarsi dello Spirito di Cristo, più facilmente si possono confondere, non distinguere, etc., ad es., il piano personale e quello, diciamo, “sociale”).E’ anche a questo proposito che forse è necessario valutare con sempre rinnovata, vigile, etc., attenzione, tra l’altro, al problema della dispersione o meno dei cattolici nei diversi partiti, alle diverse collaborazioni che si vanno via via attuando e che, tra l’altro, li disperdono in misura maggiore o minore, etc..Ho osservato altrove che non indifferenti aspetti positivi può forse (talora, etc.) riscontrare la Chiesa nel non finire per essere identificata con un unico partito, nell’ essere (ragionevolmente, etc.) in dialogo con tutta la società, ma bisogna essere sempre più profondamente consapevoli anche riguardo a ciò (e con riferimento non solo ai grandi temi ma anche, ad es., ai vari aspetti della vita sociale –ma, talora almeno, di qui, tra l’altro, civile, culturale, politica, etc.- concreta, etc.) dei possibili aspetti positivi, negativi, delle diverse possibili modulazioni, delle possibili vie nuove, etc..

Nuove domande, riflessioni volanti (anche questi, come sempre, possibili spunti per un possibile confronto concreto, per una ricerca comune, sincera e fraterna)

 

 

 

Non sappiamo, mi pare, se siano stati i primi esseri umani a commettere peccato.Questo lascia aperta la possibilità che i primi uomini siano, in qualche modo, ascesi al cielo.E’ uno spunto di riflessione che, mi pare, può comunque essere tenuto presente, ad es., anche nelle ricerche paleoantropologiche, ad es. sia quanto ai resti umani, sia quanto ai reperti di opere umane.

Anche nella vita di fede si può talora sperimentare la solitudine ontologica, esistenziale ma in realtà nella sempre più profonda comprensione della persona (nella Trinità in Cristo, Dio e uomo) sempre più profondamente comprendiamo come siamo in Cristo, nel suo Spirito, profondamente uniti, “eucaristicamente” intimi (sotto certi aspetti) gli uni agli altri. In paradiso penso che vivremo sempre più profondamente (e, forse, in modo gradualmente visibile pienamente, etc.) questa (discreta, libera, graduale, etc.) intimità, totale intimità (libertà, etc.) personale e totale (libera) comunione.Spiritualmente, umanamente l’uomo, in qualche modo, non è mai solo neanche rispetto alle altre persone (solo se chiude la porta anche alla misericordia in qualche modo, misura, etc., si isola, etc.).

Dal punto (spirituale, umano, etc.) in cui sono, non da quello in cui astrattamente dovrebbero essere, aiutare (secondo l’opportuno, etc.; qui parlo del dialogo personale sulla propria crescita concreta col formatore) le persone a crescere (ma, ad es. -ma è sempre difficile, e in qualche modo può rischiare di sviare, proporre esempi in astratto-, con amore -e facendo sentire l’amore senza condizioni di Dio-, dire che l’embrione umano è una persona umana.Dirlo prima di tutto perché lì è in gioco la vita di un’altra persona.Su altri aspetti: es. rapporti prematrimoniali, convivenze postdivorzio, etc. proporre, ad es. almeno come riferimento tendenziale da valutare, serenamente e con Dio, nel proprio cuore, la castità (nel primo caso) e la fedeltà al coniuge (nel secondo) solo se quella persona è, in qualche modo, veramente pronta almeno ad ascoltare un tale discorso; in altri casi si può annunciare in generale cosa propone (come, sotto certi aspetti, un punto di arrivo) Cristo (qui va osservato che se non tutti sono pronti ad un amore più radicale fa bene a (almeno) molti sapere che, con l’aiuto di Dio, anche l’uomo può giungere, magari gradualmente, ad amare in modo pieno); in altri casi ancora accogliere, amare, far sentire la persona amata, capita da Dio e già portata per mano da lui con tanti doni anche spirituali (e che lei ha accolto e nei quali, se è così, sta crescendo -se possibile ponendo particolare attenzione al decidere gradualmente adeguati passi negli aspetti fondamentali e cioè (ne ho parlato altrove) amore personale e comunitario di Dio e dei fratelli) senza accennare ad un amore più radicale che in quel campo potrebbe vivere; ci sono anche, per proporre un altro possibile esempio, casi in cui la persona ha paura ma può in realtà entrare in una fede, in un amore più radicale.Allora va incoraggiata con gradualità, delicatezza, etc. ad entrare in una dimensione nuova, bella, tutta da scoprire spiritualmente, umanamente, etc.).

La comprensione della persona in Cristo (e di Cristo nella persona, etc.) va ben al di là di questo, è una sempre più profonda comprensione di tutta la sua umanità, etc. (come ho descritto altrove.Talora la profonda comprensione di quella data persona può cambiare profondamente il genere di consiglio che si sarebbe dato con un ascolto più superficiale, o meno preparato a comprendere tante cose, etc.), ma questo tendenziale contatto con l’”autentico” Spirito (Amore) di Cristo almeno in questo più semplice tendenziale (e, certo, approssimativo e dunque sempre da vivere con cautela.Sono solo indicazioni, orientamenti possibili) senso si può forse trasmettere più facilmente.

Gli aspetti positivi dell’Atto assoluto d’essere (e di quello umano, etc.) di Tommaso possono essere profondamente ricompresi in questi scritti ad es., tra l’altro, nella comprensione trinitaria in Cristo, Dio e uomo, della persona.Tra l‘altro in questi scritti accenno ad una sempre nuova comprensione spirituale e umana, etc., della logica, delle logiche.

Ora, se solo l’Amore entra nel cuore della persona e le dà respiro, vita, consapevolezza, se le persone divine non amassero pienamente (anche di fatto), non potrebbero esistere, non potrebbero essere consapevoli.Dunque ciascuna persona divina a modo suo (ad es. il Figlio accetta la generazione) sceglie di esistere, di essere amore personale, relazionale, e di vivere totalmente questo (Il Padre sa che il Figlio accetterà. Il Figlio sa che il Padre amerà.Etc.).Fuori dell’Amore non c’è vita, solo l’Amore (la Trinità in Cristo) è vita, dà vita.Se in Dio vi fosse la possibilità teorica di vivere (magari non bene) non corentemente con la propria natura in qualche modo ci sarebbe qualche cosa che smentisce che l’Amore (secondo la personalità di ciascuno nella Trinità) sia pienamente la natura di Dio.Le creature personali possono vivere anche scegliendo il male perché usano male (e dunque stanno in varia misura male) della vita in Dio.Solo Dio, solo l’Amore crea (e fa vivere -vedi in che senso-, etc.).Questo ci può far riflettere sempre più in molte direzioni, anche nella scienza.

Ho parlato altrove della scelta eterna di Cristo ma di per sé se (ipotesi, come detto altrove, impossibile), ad es. come uomo, avesse peccato avrebbe forse trascinato tutto nel nulla.

Solo l’Amore è consapevole, intelligente, in vari armonici modi logico, comunicativo, vivo, creativo, etc. (se non si entra sempre più nel mistero spirituale, umano, ”materiale” dell’Amore non si può penetrare sempre più pienamente nei significati, nei passaggi, nelle vie, nelle connessioni, etc., della logica).E’ anche per questo che quasi istintivamente (e sempre più profondamente) si può vedere (almeno nella fede? Ma, forse, in qualche modo inconsapevolmente, anche senza la fede in un Dio) anche nella ragionevolezza, nell’armonia, etc., dell’universo non il prodotto del caso, o di un mero calcolo, ma il segno di un (qualche?) bene, e sempre più chiaramente dell’amore e dell’Amore in Cristo.

Sempre più anche la scienza (forse?) ci potrà parlare di Amore, ci potrà parlare di Dio.

Mi pare sia già stato affrontato, e penso possa essere interessante approfondirlo sempre più, il problema dei vari infiniti (anche come problematici risultati di ragionamenti, calcoli, etc.) in logica, in matematica, fisica, etc., in rapporto a Dio (e ad una sempre più profonda comprensione di ogni mistero spirituale, umano, etc., in Cristo, Dio e uomo).Interessante può forse risultare anche l’analisi, ad es.,  delle posizioni (anche, forse, talora, reazioni) dei vari studiosi di fronte a queste problematiche.

Tra l’altro la comprensione di ogni aspetto spirituale, materiale, etc., della realtà può (forse?) essere sempre più profonda, all’infinito.Al tempo stesso, almeno ai vari livelli, la realtà va sempre più considerata, scoperta, tra l’altro, nelle sue varie possibili consistenze, nelle sue parti, sottoparti, nei suoi movimenti, etc..

P.S. a Nuove domande…

 

 

La persona umana è una creatura, se stabilisce da sè i valori (i significati, etc.) umani fondamentali evidentemente questa è una costruzione nel suo fondamento ultimo artefatta e dunque non basata sulla realtà.Se invece l’uomo accoglie, ricerca, sempre più i valori, allora essi (quelli veri, etc.) hanno un fondamento nella realtà stessa.Ma se in  questa ricerca l’uomo individua in sé stesso, nell’umanità, la fonte dei valori è evidente che essi si sviliscono: l’uomo è persona ma la persona è un prodotto della materia.Porre nell’uomo la fonte originaria dei valori può divenire il primo gradino per disconoscere i valori.Perché l’uomo sia pienamente persona la sua origine deve essere nella Persona.Ma, tra l’altro, la Persona (come ho evidenziato altrove) non può esistere, nè ha senso, da sola.Né può essere contrapposizione di due persone.C’è bisogno di Qualcuno (non di qualcosa, di qualcuno, trattandosi di Persone) che, ad es., tra l’altro, unisca e distingua e sia a propria volta dalle due Persone distinto e unito (a sè stesse).

Il mistero di Dio e dell’uomo in Cristo ci conduce a scoprire sempre più il mistero dell’Amore (della Trinità in Cristo), della persona ed anche, tra l’altro, della logica (ed anche il reciproco contributo di questi aspetti della vita, della conoscenza, etc.)

Distinzione, unione, distanziamento, attrazione, azione, passione, processione, Trinità in Cristo e unicità di Dio, creazione, etc.: possibili spunti di riflessione anche nella conoscenza dell’universo materiale…

Possiamo comprendere forse in modo sempre più profondo un possibile (come definito da qualcuno) paradosso della, di una certa (almeno), democrazia.Stabilendo fondamentalmente a colpi di maggioranza i valori, in realtà li annulla nel loro fondamento reale.Ma non basta, anche ponendo a proprio fondamento dei valori riconosciuti e accolti ma forse come aventi origine nell’uomo e non nella Persona, può tendere ugualmente a vanificare proprio quella persona umana cui vorrebbe (talora?) garantire il massimo rispetto, sviluppo, etc..Possiamo ancora osservare che solo Cristo, in un cammino, ci conduce (con ogni contributo in lui) alla comprensione, etc., sempre più profonda (e, tra l’altro, anche concreta), etc., della persona, divina, umana, etc..

Il punto fondamentale è allora, ad es. per noi cristiani, comprendere sempre più che veramente il Dio trinitario in Cristo è il fondamento, la vita (il vero benessere, etc.) di tutto e lasciarci portare da lui in una vita (e dunque anche in una cultura, etc.) spirituale, umana, personale, comunitaria, etc. sempre nuova, sempre più profonda, per essere sempre più in lui, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, strumenti di un continuo rinnovamento per la vita di ogni persona, della società, etc..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo p.s. a Nuove domande

 

 

 

Le riflessioni svolte altrove sul romanico e sul gotico come espressioni di una fede che alimentava, pervadeva, etc., in qualche modo, misura, etc., ogni aspetto della vita, della conoscenza, etc. potrebbe forse venire sviluppato.Ad es. ci si può chiedere se il romanico non sia in qualche modo espressione di una spiritualità, cultura che si sentiva ancora fondamentalmente integrata nell’umano (e per certi possibili versi forse, talora, un po’ troppo consolidata nella visione di allora della fede) mentre nel gotico si può forse intravedere l’ultimo possibile slancio di una spiritualità, cultura che si protendeva tutta verso Dio nella, in varia misura anche non chiaramente percepita, ricerca, in qualche modo, di risposte anche umane.

Sono solo appunti, non valutati più attentamente, per animare una possibile riflessione comune.Eventuali sfumature che possono alimentare una lettura profonda, viva, sofferta, etc., di queste opere altissime.

L’esperienza spirituale di madre Teresa può far riflettere su esperienze spirituali che non si è ancora cercato, per come possibile, di comprendere più profondamente, ma già questo spunto può forse aiutare, talora, in qualche misura, a tenere sempre il cuore e la mente aperti al mistero e anche, tra l’altro, sempre pronti a vedere sempre più profondamente l’amore misterioso di Dio in tante possibili situazioni.

L’umanità, vivente fisicamente, di Cristo costituiva, in qualche modo, anche per lui stesso, come un velo (ma anche come una via, etc.) alla piena conoscenza, etc., spirituale (cerco di indagare dei misteri).Quando fisicamente Cristo è morto come mai non è subito risorto anche nel corpo? Forse anche la morte (fisica?) totale e profonda avviene gradualmente? E quando è morto definitivamente e totalmente è rimasto vivo, anche corporalmente, nello Spirito, in quello Spirito che si era manifestato sul Tabor.

Forse allora anche il corpo di Maria fisicamente è giunto ad una naturale consumazione ma è rimasto vivo nello Spirito.Chissà i discepoli che vivevano vicino a lei cosa si aspettavano le avvenisse nel trapasso al cielo.Chissà se veramente Maria si è fisicamente “spenta” e se anche lei non è immediatamente risorta nello Spirito anche sul piano fisico. Forse veramente la morte è un passaggio graduale. Chissà se i discepoli l’hanno vista risorgere, se l’hanno seppellita e non hanno verificato se il suo corpo c’era ancora e chissà, tra l’altro, come mai non si parla di questo eventuale (riguardo alla loro conoscenza del fatto) avvenimento dell’assunzione negli scritti neotestamentari.Forse un’eco di queste problematiche si può riscontrare nel passo dove Cristo risorto parla con Pietro del restare di Giovanni? O, per proporre un altro possibile esempio, nella donna vestita di sole dell’Apocalisse (tenendo anche presente che, ad es., allora, forse, non c’era tutta questa distinta chiarezza sulla figura di Maria)?

Un punto che può emergere da queste riflessioni è che l’anima non si distacca dal corpo: la vita della persona umana è spirituale e psicofisica.L’uomo è un essere unitario.Se ancora, come ulteriore ipotesi, ci fosse non uno spegnimento fisico ma, ad es., una chiamata, in un tempo senza il peccato originale, ad ascendere in corpo ed anima al cielo, ci sarebbe da chiedersi perché ad un certo punto la vita fisica viene in qualche modo esautorata.Ma se c’è lo spegnimento fisico forse allora questa può risultare una possibile indicazione sulla vita nell’Eden, sul senso della sofferenza che lì non c’era, etc..Riflettiamo ad es. sul fatto che le persone fisicamente si spegnevano ma poi ascendevano al cielo.Questo comporta, tra l’altro una, sotto certi aspetti, profonda sanità del corpo, un vedere, in qualche modo anche per questa via, i cieli aperti, etc..

Inoltre, dopo il peccato originale, non è il peso di un corpo ferito dalle conseguenze del peccato che trattiene la persona umana dall’ascendere al cielo.Si può anzi osservare che, nella infinita misericordia di Dio, in questo mondo dove talora è entrata tanta sofferenza, addirittura nell’amorevole piano divino qualcuno va in paradiso, in un certo senso, prima di quanto sarebbe magari avvenuto in un mondo senza il peccato originale.

E’, forse, ancora, interessante osservare che il corpo umano, dopo la morte corrotto (o non asceso al cielo) a causa del peccato originale, risorgerà nello Spirito quando Dio sarà tutto in tutti (i salvati, etc.).Allora ci sarà, per tutti i salvati, una definitiva comune entrata nel regno dei cieli ed ogni persona umana riceverà totalmente vita, anche nel corpo, da Dio e, in lui, da ogni salvato. Dunque l’uomo è persona umana sempre, la persona umana vive pienamente nella comunione anche umana.

Cristo risorto poteva essere ovunque, apparire ovunque, era risorto, anche corporalmente, nello Spirito.Ma al tempo stesso poteva anche mangiare, essere toccato (ad es. da Tommaso).Il suo corpo era tutto spirituale, non aveva bisogno di mangiare, ma nello Spirito, poteva farlo.Era dunque un corpo spirituale, ma era un corpo.Cristo, poi, sia nella sua vita terrena che da risorto, nelle sue apparizioni ai discepoli mostra sentimenti umani, etc..Anche questo ci fa riflettere.

L’eucaristia ci mostra come il pane diventi il corpo di Cristo restando apparentemente pane, la materia, cioè, tra l’altro, può avere una vita tutta spirituale e cioè non attualmente alimentata, ad es. nel suo costituire un organismo, dalla vita anche fisica (che certo è sempre anch’essa nello Spirito).

Come si sarebbe orientata la scienza, ad es., in un tempo in cui una umanità non ferita dal peccato originale ascendeva al cielo? Tutte queste riflessioni possono forse rivestire un interesse anche scientifico, di conoscenza del mondo materiale, etc..

Un aspetto da valutare circa la possibilità di un continuo rinnovamento della vita delle parrocchie, etc. può risiedere nell’equilibrare nella misura dell’opportuno sempre più il permanere delle piste intraprese al cambio dei sacerdoti e al tempo stesso il rendere sempre possibile un adeguato rinnovamento.

Questa tendenziale equilibratura può essere forse, talora, favorita, ad es., tra l’altro, da una formazione spirituale, pastorale che, pur nella libertà, indichi alcune possibili piste, e ancor prima stimoli una sempre rinnovata ricerca.

Un possibile effetto di questa formazione sempre più attenta ad una ricerca spirituale-pastorale concreta può essere anche, ripeto dando l’equilibrato spazio alla libertà, quello di sviluppare un sempre rinnovato e più articolato senso della comunione nella storia, nella città, etc..

Anche da questa, tra l’altro, sempre più concreta formazione spirituale-pastorale può nascere un rinnovato stimolo alla riflessione personale, comunitaria, alla ricerca, al collegamento con le varie realtà, anche, tra l’altro culturali, etc..

Tutto questo continuo rinnovamento spirituale, umano, culturale, pastorale, civile, etc., circa il quale in questi scritti sto proponendo alcuni possibili stimoli, può contribuire ad un nuovo, diverso ambiente che, tra l’altro, può mostrare nuove prospettive in tutti i campi, ad es. quello in ecumenico.

A questo proposito può risultare forse interessante valutare sempre più approfonditamente se e  come il concetto di, potremmo forse in qualche modo dire, persona individuale possa risultare in varia misura, con diverse sfumature, etc., frutto, talora, ad es., anche di una certa visione “protestante” della fede, con riflessi in tutti i campi, ad es. della cultura, della società, etc..In questi scritti mi pare di dare un possibile contributo alla comprensione sempre più profonda, concreta, articolata, equilibrata, etc., della persona, della comunità, etc. (che si può avvalere anche dei contributi, delle critiche, etc., in tutti i campi anche, ad es., dei protestanti).Questo continuo rinnovamento spirituale, umano, culturale, questa fede, questo amore sempre più divini e umani, potranno contribuire in Cristo ad un sempre più profondo incontro (sviluppo, etc.) delle fedi, delle culture, delle società, delle persone, etc..

Possiamo allora domandarci se, per un certo periodo, questa visione più individualista non abbia, per certi versi, contribuito a stimolare, ad es., una ricerca in tutti campi sotto certi aspetti più libera, etc..Osserviamo nella storia tutto un cammino di liberazione, di comprensione profonda dell’uomo, etc..Ma la spinta propulsiva delle giuste istanze critiche (di varia provenienza) separata dal più profondo e autentico cammino dell’uomo in Cristo si sta sempre più esaurendo, mentre sempre più profondamente il cattolicesimo potrà, anche grazie a questi contributi, sempre meglio compresi nei loro aspetti positivi, animare una profonda rinascita spirituale, umana, culturale, civile, personale, comunitaria, etc..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Terzo p. s. a Nuove domande

 

 

 

Come ho osservato altrove, tutta questa (di cui vado proponendo alcuni possibili piste) complessiva crescita spirituale, culturale, pastorale, civile, etc., può contribuire a creare un sempre nuovo ambiente nel quale si possono scoprire, diffondere, sempre nuove prospettive in tutti i campi.

Una sempre più profonda, rinnovata, maturazione spirituale e umana, personale e comunitaria, etc., in Cristo, e, tra l’altro, una correlata concreta vita nuova nelle parrocchie, nel territorio, negli ambienti di lavoro, nella scuola, etc., come (in qualità di possibili proposte) segnalate in questi scritti, sono possibili importanti piste per una crescita.

Un possibile aspetto di questa crescita complessiva potrebbe forse risiedere, ad es. in campo ecumenico e di dialogo con le religioni (ma, similmente, anche in tanti altri campi della cultura e della vita concreta.Ecco nuovi possibili frutti di una nuova spiritualità, cultura a tutto tondo), nell’allargare in qualche occasione il dialogo dagli aspetti attinenti le problematiche teologiche su cui si riscontrano divergenze (o su altri temi, o opere, di interesse comune) ad un dialogo a tutto campo ed approfondito su ogni aspetto della vita, visto sempre più anche, ad es., nella sua reale storica, particolare, etc., concretezza.Ad es. un dialogo su chi è l’uomo (la persona, etc.), come cresce, come si rapporta nelle varie, anche concrete (personali, comunitarie, etc.), situazioni (ad es. formative), etc..Ecco ad es. un tema “integrale” (se non si finisce per settorializzare anche questo), ma si possono affrontare anche temi specifici (ad es. la democrazia) purchè non riduttivamente settorializzati.Proprio perché veniamo, talora, da una tendenza a settorializzare (riduttivamente, etc.) bisogna dunque porre in vario modo attenzione a questo pericolo.

Un dialogo che forse, talora, può aiutare, tra l’altro, a vedere sempre più profondamente come le proprie vedute (più o meno profondamente consapevoli, in tutti campi, e per proporre un esempio centrale, sull’uomo, sulla persona umana) possano essere illuminate sempre più da una crescita continua e profonda, dalla condivisione nel dialogo e nella vita concreta, come possano essere influenzate dall’ambiente (anche concreto) in cui si vive, etc., come (anche nel senso più concreto, contingente, specifico) a loro volta possano influenzare la spiritualità, la cultura, la vita, etc..

Questo dialogo potrebbe forse, talora, stimolare una sempre rinnovata riflessione in tutti i campi, ad es. sulle relazioni, i nessi che si possono sempre più individuare ad es. nella vita spirituale e psicofisica della (concreta) persona umana (della comunità, etc.) in Cristo.Anche il mondo cattolico, dunque, ad es., potrebbe riceverne stimoli per approfondire una più piena, integrale, equilibrata, sempre meglio articolata, etc., ricerca (vita, etc.) spirituale, umana, etc. in Cristo.Per ogni persona, di qualsiasi religione, cultura, la possibile ricerca di questa visione sempre più equilibratamente, vitalmente, etc., integrata, articolata, etc., può costituire anche in questo, tra gli altri spunti che, in parte ad es. qui, propongo, un tendenziale orientamento a Cristo, che solo (come osservato altrove e come ad es. emerge anche da questi scritti) può operare sempre più pienamente, profondamente, armonicamente, etc., questa sempre nuova integrazione, etc..

Anche da questo profondo e articolato scambio, in realtà utile anche all’interno delle singole confessioni religiose, ad es. del mondo cattolico, e da sviluppare non solo con professionisti della cultura, ma anche con autorevoli (non necessariamente famosi, titolati, etc., ecco un altro aspetto di una ricerca profonda) rappresentanti delle fedi, etc., si può alimentare forse una ricerca, una vita (personale, comunitaria, etc.), un’apertura, sempre più profonda e rinnovata che può aiutare a creare un ambiente nuovo, sempre nuove prospettive, una sempre nuova, più articolata, anche concreta, etc., capacità di comprendere sempre più profondamente le istanze positive dell’altro, una crescita integrale per ciascuno e per tutti (insomma, una tendenza verso una fede, un amore sempre più divini e umani in Cristo)…

E’ interessante osservare che in questo confronto potrebbe accadere che, ad es., un cattolico (x) possa aiutare a comprendere alcuni possibili aspetti positivi della visione di un protestante che un altro cattolico (y) non vedeva e osteggiava in toto perché su quel punto aveva lui stesso, il cattolico (y), delle possibili scoperte da fare.

E’ evidente che si può trattare di una riflessione, di un dialogo, libero (anche nel senso di tante in qualche modo legittime opinioni diverse all’interno di una vita in una fede) ed aperto, che può stimolare una serena crescita.

Ma forse fino ad oggi questo dialogo è avvenuto prevalentemente per settori (ad es. problemi teologici circa l’ecumenismo o incontri di filosofi, incontri di scienziati, interviste, etc..Possono talora  riscontrarsi incontri -e su quali basi?- di questi vari specialisti, ma anche qui può rischiare, talora, in varia misura di mancare una sempre più profonda, armonica, equilibrata, etc., sintesi vitale, personale, comunitaria, etc.).Già da questa possibile (tutta da verificare, valutare, come tutti i miei scritti, che sono solo un possibile stimolo per una ricerca comune) constatazione (ma, mi pare, cominciano ad aprirsi piste nuove), si possono intuire alcune possibili difficoltà, ad es. in campo ecumenico (ma anche in tutti i campi), le possibili profonde possibilità di rinnovamento (in tutti i campi), sotto certi aspetti, talora, come una terra che viene nuovamente dissodata, per una nuova semina.

Ma proprio perché si può trattare di orientamenti talora in parte nuovi è forse meglio avviare questa riflessione, questo dialogo, all’interno della Chiesa cattolica (e, ripeto, anche in incontri non solo con specialisti titolati, etc., ma anche con persone di profonda esperienza di fede, di umanità -cercare cioè di stimolare, di scovare, nelle persone il vivere, il riflettere tendenzialmente a tutto tondo, etc.).Infatti questo dialogo a tutto tondo potrebbe recare tante sorprese.Potrebbe, tra l’altro, far riflettere su tante impostazioni spirituali e umane, mentali, più o meno consapevoli, sulle loro origini (anche nelle spiritualità, nelle culture), sui loro possibili effetti, etc., potrebbe risultare anche uno stimolo ad accorgersi delle proprie rigidità, delle staticità mentali, di tante strutturazioni che impediscono di comprendere sempre più profondamente, in maniera sempre più divina e umana, tante cose.

Anche all’interno della Chiesa cattolica questi possibili incontri vanno dunque pensati (anche quanto all’eventualità -al come, etc.- di attivarli) con gradualità, prudenza, anche perché forse la via (talora?) più profonda di una crescita può risiedere nel graduale germogliare del sempre nuovo seme nei cammini spirituali e umani, etc., rispetto all’affrontare queste piste per vie che possono, in qualche misura almeno, talora, finire per essere recepite, tra l’altro, solo come teorie (anche perché, talora, non vi si è abituati).

E in effetti il pericolo (in varia misura) di teorizzare, di cervellotizzare, di schematizzare, di ridurre, etc., quando non si alimenta, non si sviluppa, quella nuova crescita per le sempre più adeguate piste spirituali (e umane), può esistere realmente.

Entriamo sempre più nel mistero delle vie di Dio: un certo dialogo può comportare (in varia misura) certi rischi, ma anche la via forse principale, quella del cammino spirituale (nel quale queste nuove vie -sempre più divine e umane, sempre più capaci di capire il cammino spirituale e umano di quella data persona, comunità, etc.- si trasmettono, specie all’inizio, in varia misura implicitamente), anche una volta germogliata, sviluppata, nello Spirito di Cristo, nel cammino spirituale, umano, etc., delle persone, non di rado sembrerebbe, ad es., necessitare, per un suo approfondito sviluppo, del sì di qualcuno (che magari ha anche contribuito in vario modo alla sempre nuova corale scoperta) che (ad es. nella pastorale -in tutti i suoi aspetti, ad es. parrocchie, seminari, etc.-, nella spiritualità, nella condivisione, etc., e anche, certo, nella cultura, nei convegni, etc.), nella fede, ne permetta la crescita.

Allora è bello che Dio si riveli sempre più, è bello in questa luce comprendere sé stessi, gli altri, ogni cosa, in modo sempre nuovo, sempre più divino e umano, son belli i mille doni di Dio, ma bisogna sempre essere attentissimi a non impossessarsi neanche di una virgola dell’opera di Dio; cosa che può accadere, ad es., proprio a causa del dono, che Dio può elargire sempre più profondamente (anche attraverso il contributo di tante persone), di capire le persone, le situazioni, etc.: la tentazione, ad es., di sapere per quali vie costruire, etc..E’Dio che opera (e opera, per noi cattolici, nella Chiesa -pastori, persone, comunità, etc., non persone “individuali”.Un grande aiuto a guardare sempre più, in Cristo, al di là del proprio, anche buon, naso, a saper imparare, collaborare docilmente, comprendere, etc.).Ad es., se Dio vuole (ed è sempre per dare vita, per fare doni), permette, che avvenga in quel modo, si sviluppa, si diffonde, nell’obbedienza alla Chiesa, una crescita spirituale, culturale, pastorale, civile, etc., benché non vi sia alcuna, con ben poche possibilità di agire; se Dio non vuole, o permette certi ostacoli, etc., una persona (più persone, etc.), pur comprendendo gli altri, le situazioni specifiche, in modo di trovare sempre più i giusti punti di contatto, di crescita, etc., con le persone, le comunità, etc., se Dio non vuole, etc., in un modo o nell’altro quella persona non farà nulla o, ad es., compirà fino a che Dio vuole, cose straordinarie, nelle situazioni più diverse, proprio anche, ad es., magari, grazie a quel sempre nuovo dono di comprensione, etc., ma solo fino a che Dio vuole, etc..Dio è misericordioso e cercherà di farci, con l’acqua (etc.) dello Spirito di Cristo, tanti regali lo stesso, ma talora noi vogliamo (spesso non consapevolmente, ma perché dobbiamo crescere nella fede) cercare di raccogliere (diligentemente) l’acqua (i regali, etc.) del mare che ci lambisce e metterla nella buchetta “sicura, apparentemente, e dunque secondo i nostri criteri personali, ragionevole (ma crescendo nelle fede si comprende spiritualmente ed anche umanamente (etc.) in modo sempre nuovo), programmata, etc.” che abbiamo scavato nella sabbia, invece di lasciarci portare con fiducia dall’acqua nel grande mare della fede, dove l’Amore di Dio si può dispiegare liberamente, delicatamente, etc..E non potrà entrare, se non sommergendola, acqua all’infinito nella nostra buchetta (anche se con amore sincero ne abbiamo preparata una molto grande).Così Dio cerca con amore di portarci gradualmente all’abbandono in lui.Preghiamo (e aiutiamoci nel dialogo, etc.) incessantemente con Maria, etc., perché Cristo ci aiuti ad andare, personalmente, comunitariamente, etc., con fiducia sempre più profonda per le sue e non per le nostre buone strade; perché ci protegga dal male; perchè ci aiuti se nella sua sempre nuova venuta permette che qualcuno di noi sia particolarmente unito nella sofferenza all’Agnello immolato (obbediente fino alla morte; che dà la vita per il mondo, etc.) che è degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli.Preghiamo di cantare sempre più con Maria, etc., un canto nuovo (Ap 5, 9-10).

Sulla scia di queste riflessioni sottolineo con un nuovo piccolo spunto (ma anche in questo scritto, come si vede, ne ho proposti altri) come Cristo è un forte segno per la nevrotica, superficiale, schematica, etc., (sotto certi aspetti) odierna società dell’immagine, della tecnica, etc.: non conta (sotto certi aspetti), né può dipendere prima di tutto da te, né ti darà pace, ti realizzerà, etc. quello che sei, che fai esternamente, ma che sei figlio di Dio e, per goderti sempre più pienamente e collaborare a donare questa gioia, che cerchi di essere, di fare, quello che Dio vuole.Forse anche nella predicazione, etc., bisogna essere talora più attenti a indicare quali siano i più profondi effetti della crescita spirituale e umana distinguendoli, in qualche modo, sotto certi aspetti, da alcuni suoi (della crescita), pur molto belli, etc., possibili risultati visibili.Forse oggi molto si può scoprire, sperimentare, sentire il bisogno, etc., della gioia di questa liberazione, etc..

Un’ulteriore riflessione può svilupparsi, ad es., dalla domanda su cosa possa significare il fatto che sembra si stiano aprendo, in un certo momento della storia del mondo, così forse profonde (perché sembra forse di aprirsi in Cristo una sempre rinnovata, sempre più libera, viva, divina, umana, filiale, fraterna, etc., via di sintesi spirituale, umana, culturale, civile, etc., perché i nodi in tanti campi sembrano sciogliersi, le strade aprirsi, etc.) strade spirituali, umane, culturali, pastorali, civili, etc. -e, ad es., ci si può forse chiedere se, per certi possibili aspetti, si possa riscontrare una qualche minima somiglianza (e quale? Ad es., un rinnovato Amore di Dio in Cristo, Dio e uomo, l’Emmanuele -ho però osservato altrove che, benché molte persone, comunità, si centrino sempre più su di un profondo, e sempre rinnovato, riscoperto, cammino spirituale e umano in Cristo, è una continua crescita scoprire sempre più queste vie e va osservato che diverse realtà, anche quando parlano di spiritualità, la coltivano, in modo in varia misura limitato, riduttivo; un aspetto della profondità crescente di un cammino è il confronto (anche con l’esterno) articolato, particolareggiato, etc., sulle vie concrete che si praticano nelle situazioni concrete per crescere-? Una rinnovata fraternità? Una rinnovata conoscenza, comprensione, etc., (nel sempre -reciprocamente, etc.- riscoperto, spiritualmente, umanamente, Amore di Dio in Cristo) dell’uomo, di sé, degli altri, del mondo, etc.? Una rinnovata fiducia, speranza? Una rinnovata, ravvivata, etc. missionarietà, etc.? Ricordo che abbiamo ricevuto in dono ben due dogmi -e dunque grandissimi segni, e seguiti da due concili, grandissimi doni, etc., anch’essi – mariani negli ultimi due secoli.Ricordo, in proposito ad es., le parole e la vita di padre Kolbe) con il primo (o anche più) millennio della fede cristiana.Certo è una sempre nuova rivelazione del meraviglioso Amore di Dio in Cristo ed un sempre rinnovato stimolo ad accogliere con tutto sé stessi questo Amore in Cristo (col cuore, la mente, etc., attenti, vigili, aperti, in attesa, in ricerca, prudenti, sobri, etc., perché non avvenga che il Signore venga nuovamente, stia in mezzo a noi, ma noi eravamo troppo impegnati nelle nostre idee, etc., per ascoltarlo, riconoscerlo, etc.) e, con tutto sé stessi, personalmente, comunitariamente, etc., a donarlo al mondo.

“Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!…”

“Sì, vengo presto!”

Amen. Vieni, Signore Gesù.” (Ap. 22,17-20).

Quali possono risultare le possibili cause di una, talora, minore attenzione, ad es., talora, nella parrocchia, a cercare tutte le mani (le vie, etc.) che Cristo gradualmente ci tende per aiutarci a crescere? E per quali cause talora nella parrocchia (e nella formazione, etc.) non si dà il giusto spazio alla condivisione comunitaria, ad una seria (saggia, prudente, etc.) disponibilità verso la fraternità, l’amicizia in Cristo? Ed ancora, come mai, talora, non si sviluppa in tutti i sensi e in tutte le direzioni la tendenza ad incarnare (ad annunciare, etc.) concretamente il vangelo, lasciando che Cristo illumini, dia vita sprituale, umana, materiale, in modo sempre nuovo, ad ogni persona, situazione, ambito, etc.? E ancora…? E’ forse una questione di una tradizione che deve sempre rinnovarsi, approfondirsi, centrandosi (affidandosi, etc.) sempre più in Cristo (Parola, sacramenti, preghiera, comunità, accompagnatore spirituale, etc.)? E’ forse questione, in varia misura, di sfiducia nel possibile cammino (a tutto tondo) di santità dei laici? E’ forse questione di una formazione (di un’azione pastorale, etc.) talora in qualche misura, ad es., di volta in volta spiritualistica, intellettualistica, pragmatistica, meno attenta alla persona (comunità, etc.) -concreta- nella sua vita integrale? E’ forse questione di una spiritualità sempre più divina e umana (filo d’oro di tutte queste riflessioni), che sia, tra l’altro, sempre più capace di capire il personalissimo (comunitario, etc.) cammino di crescita spirituale e umana di ogni persona aiutandola (con un amore in Cristo discreto, vitalmente a tutto tondo, etc.) sempre meglio a scoprire le vie serene, libere, autentiche, etc., di questa crescita (a tutto tondo)? E’ forse questione di una spiritualità-cultura da ricentrare sempre più profondamente, equilibratamente, armonicamente, vitalmente, etc., in Cristo, che la illumina, vivifica, etc., in modo sempre nuovo? E’ forse questione di un sempre rinnovato invio missionario che non può nascere e svilupparsi veramente se non da questa continua (in uno scambio, integrale, sempre più, in un certo senso, reciproco) crescita in Cristo? E’ forse questione di aprire sempre più intensamente il cuore, la mente, tutto noi stessi, a Cristo, di lasciarci personalmente, comunitariamente, etc., sempre più trovare da lui, che in mille modi viene, e trovandolo sempre più lasciare che illumini, liberi, infiammi, la fede, la speranza, la carità? E’ questione di guardare a Maria, nostra mamma dataci da Cristo, stella mattutina, porta del cielo, regina della pace, aiuto di ogni persona, etc.? E’ forse questione di scoprire sempre più in Cristo, Dio e uomo, l’Emmanuele che pone con amore le tende tra noi esseri umani e rivelandosi sempre più profondamente (in un rapporto reciproco tra il divino e l’umano, etc.) ci aiuta, tra l’altro, ad amarci, a capirci, etc., gli uni gli altri, sempre più? E’ questione di lasciarci portare sempre più nel mistero di Dio e dell’uomo da Cristo, che rinnova il mondo, la società, la cultura, ognuno in modo personalissimo? E’ forse questione…(in questi scritti ho affrontato tante possibili piste e da queste sempre rinnovate, in Cristo, impostazioni di vita spirituale e umana sono spuntate, in tanti snodi fondamentali, in tanti aspetti anche rilevanti, della vita, della conoscenza, etc., possibili prospettive nuove, soluzioni nuove, possibili scoperte che sciolgono nodi, che distinguono e uniscono in modo nuovo, etc.)?

Cristo sempre cerca con amore sapiente verso ogni persona, etc., di venire gradualmente in mille  e mille modi…e quante strade forse vuole aprire per rinnovare, dare vita, etc., al mondo!Ma quando il figlio dell’uomo verrà troverà la fede sulla terra? Quanta, quale, etc., fede troverà? Signore aumenta la nostra fede, la nostra carità, la nostra speranza, vieni!

E’ allora forse importante aiutarci sempre più a riconoscere, accogliere, etc., il Cristo che in mille modi viene in modo che non avvenga, ad es., che c’impossessiamo del dono ricevuto e che questo finisca, tra l’altro, per diventare un ostacolo (invece che un aiuto) a riconoscere, accogliere, etc., in modo personale (comunitario, etc.) in Cristo, etc., anche il dono (spirituale, umano, etc.) che Dio fa al fratello (anche non credente, etc.): “Egli deve crescere e io (sempre più, noi, insieme, aiutandoci, etc.. N.d.R.) diminuire“ (Gv 3, 30).

Ho formulato altrove (indicando alcuni possibili sviluppi, effetti positivi) la domanda (e ripeto questi scritti vanno letti come domande, stimoli per una riflessione comune.Le riflessioni volanti, poi, che svolgo sul rapporto tra democrazia, società, credo, etc., sono particolarmente soggette a possibili, anche profonde, revisioni) se possa (in qualche caso) essere utile riconoscere, ove possibile, a livello legislativo, l’esistenza di un diritto naturale, etc., di cui si riconoscono alcuni punti mentre su altri non si è, al momento, trovato un accordo, etc..Non aggiungendo nulla a ciò che ho già scritto, osservo che, se tale proposta è positiva (ma ho scritto che è un problema complesso ed io non vi ho ancora riflettuto molto), si può avanzare, sarebbe, talora, forse più facile (anche questa se è una via valida, ma anche questa  può risultare una problematica complessa) raggiungere una maggioranza disponibile a tale riconoscimento.D’altro canto rimane la domanda se non esiste un diritto naturale su quali più fragili basi il cittadino può essere tenuto a conoscere e rispettare le leggi.Si vede altresì subito che vi è stata, sotto certi aspetti, nella storia, una tendenziale crescita che ha portato tendenzialmente (sotto certi aspetti) a conoscere  sempre meglio l’uomo ed anche il diritto naturale.Ma proprio la sua realtà di diritto naturale comporta che, anche se quel suo dato aspetto fondamentale, poniamo l’uguaglianza tra le persone, è stato compreso in un secondo momento, una volta che comincia a diffondersi il suo riconoscimento, può divenire più difficile contenere il suo affermarsi positivo, proprio perché diventa, sotto certi aspetti, più rapidamente, in quanto naturale, patrimonio comune.

Aggiungo ora alle riflessioni svolte in questi scritti sull’argomento un’altra possibile domanda, se possa risultare (talora?) positivo riconoscere legislativamente anche che la realtà è misteriosa, dove la parola mistero indica una realtà nella cui conoscenza (vita, etc.) si può essere sempre più introdotti, una realtà che si può rivelare,  che può condurci nella sua (nostra, etc.) conoscenza sempre più profonda.Anche qui, se è cosa buona, si possono sviluppare riflessioni sulla scia anche di quanto ho scritto altrove.

Certo possiamo osservare che se si potrà vedere (anche qui sono problemi complessi, da valutare approfonditamente) anche in questa una proposta sostanzialmente valida, densa di possibili frutti positivi, si potrebbe immaginare che, di per sé (sotto certi aspetti), dovrebbe risultare veramente difficile per qualcuno negare la misteriosità della realtà.Si “giocherebbe” allora, forse, da parte di qualcuno, di più sull’altro versante, quello appunto, del non poter conoscere nulla (e dunque del poter chiamare vero, o utile, ciò che si vuole)? Forse l’apertura al mistero, come ho scritto altrove, potrebbe, tra l’altro, aiutare a tornare a riconoscere sempre più, ad ascoltare, la propria coscienza, a riflettere (in qualche modo più sinceramente?) in modo personale (comunitario, etc.), a sentire (quando si è ricevuto esplicitamente questo dono dello Spirito) la presenza amorevole di Dio, a rispettare il mistero della vita, l’ordine naturale, etc., mentre è il nichilismo che annulla (tenta di annullare) più facilmente tutto ciò.Sono argomenti complessi, da valutare, se lo si ritiene opportuno, comunitariamente e molto approfonditamente.

Sono, queste di cui sopra, proposte da prendere forse in considerazione  soprattutto, talora, in paesi dove minoritario è il numero dei “teisti”.

In una società composta da tante minoranze, prevalentemente religiose (anche se, appunto, di religioni diverse), si potrebbe, tra l’altro, tener conto, nelle leggi, di questa prevalente fede in Dio e dei fondamentali principi comuni alle varie religioni, culture in questione.

Giungiamo così ad un’altra domanda che vorrei porre: se, ad es., in un paese la stragrande maggioranza dei cittadini (al contrario degli esempi precedenti) crede in Cristo perché non si dovrebbe esplicitamente tener conto di questo nella legislazione (anche nella costituzione), pur nel rispetto di chi non vi crede? Le leggi democratiche esprimono il grado di maturazione di un popolo e questa consapevolezza può aiutare il cittadino a sentirsi responsabile nella storia anche civile.Invece una certa ingannevole neutralità della democrazia non stimola, ostacola, la crescita responsabile (anche verso la società) delle persone, può indurre, in vario modo, misura, a scivolare verso il nichilismo e verso un senso di impotenza di fronte, ad es., alla “macchina statale”; può in vario modo favorire un orientamento che ritenga non particolarmente rilevante professare un dato credo o meno (invece è necessario sottolineare (scoprire sempre meglio come fare, etc.) nelle leggi che lo stato deve favorire, stimolare (anche con la giusta prudenza, equilibrio, etc.) lo sviluppo integrale della persona, delle comunità, etc.).Si possono forse trovare sempre modi, formule, che tengano conto della gradualità della maturazione, della situazione contingente della popolazione, del rispetto, dell’accoglienza delle minoranze (del loro fondamentale diritto allo sviluppo integrale, etc.), senza passare dalla parte opposta di svuotare, talora, dei valori più alti (per la maggioranza) la vita di un paese.Se in un quesito al proposito, la popolazione, ad es. italiana, rispondesse, per porre un esempio eclatante, al settanta per cento di desiderare per i propri figli un’educazione scolastica cattolica è possibile che non ci sia altro da fare che dare invece un educazione statale “neutrale”? Alla luce di queste osservazioni si può forse vedere più chiaramente la possibile assurdità di una sedicente democrazia per cui ad es. se in una nazione, dove da secoli e secoli si professa a grande maggioranza la fede cattolica, si stabiliscono dei non credenti allora bisogna ad es. togliere il crocefisso dalle scuole.Allora per rispetto a loro mettiamo da parte tutto quello che abbiamo costruito e andiamo avanti, ad es., senza una più chiara presenza di Dio.Oppure, come altro es., se in un paese cristiano un trenta per cento di popolazione continua ad accettare valori umani positivi ma non più Dio allora nella vita pubblica si dovrà trattare di valori positivi ma non di Dio, cioè si fa (a tale proposito) nel pubblico secondo quello che pensa la minoranza (questo criterio potrebbe finire, paradossalmente, ma fino ad un certo punto, per essere utilizzato, tra l’altro, in vario modo da chi vuole, con vari scopi, lo sfascio della, di una certa, società: accordarsi sempre al ribasso).Non mi pare (ad una primissima impressione) sia questo il rispetto della minoranza. Si può aggiungere che non è poi, invece, così che avviene quando si tratta di riuscire ad imporre, in nome della neutralità, leggi che vanno contro le fondamenta della vita umana secondo noi cattolici (come, tra l’altro, se una pseudo-libertà altrui non coinvolgesse in mille modi quella del cristiano, in una concezione, dunque, individualistica della persona umana).Non sono questi, mi pare, il rispetto, l’accoglienza, la libertà, etc..Se una società non può, con rispetto verso tutti, etc., tenere conto della fede nella quale una sua grande parte di popolazione crede, quella società non sta mettendo in pericolo le sue stesse fondamenta? Non è meglio tener conto della fede della maggioranza rispettando le filosofie, etc., delle minoranze piuttosto di finire, per un malinteso rispetto, nello svuotamento delle fedi? Una democrazia (sotto certi aspetti) neutrale non finisce per svuotare quella persona che vuole salvaguardare? D’altro canto, come visto sopra, la democrazia non è (sotto certi aspetti) neutrale ma può esprimere con sempre maggiore equilibrio i valori dei cittadini, dei popoli, cercando di aiutare i cittadini, etc., a svilupparli il più possibile armonicamente, liberamente, etc., anche, tra l’altro, in (con equilibrio, etc.) dialogo tra loro, etc., non annullandoli.Lasciare, ad es., il crocifisso nei luoghi pubblici in un paese che resta a grande maggioranza (ma anche, forse, solo a maggioranza favorevole al cristianesimo) cristiana, ma che rispetta e valorizza (nella prudenza, etc.) lo sviluppo personale, comunitario, anche di persone, etc., di altre culture, religioni, vuol dire: è determinante credere in Cristo, è determinante la visione della vita, noi ci accogliamo, cresciamo insieme, persone di tutte le culture, religioni, etc., in uno stesso paese, senza mettere da parte, nella società, dove, tra l’altro, cresceranno i nostri figli, i valori fondanti, e d’altro canto i valori fondanti non possono essere sottaciuti senza essere sostituiti da altri, perché ogni aspetto della vita è illuminato, etc. dai principi; infatti Dio non è un orpello che si può prendere o lasciare a piacimento; se togli Dio metti un altro dio (è forse questa la via di soluzione del paradosso di una certa democrazia che annulla i fondamenti: una possibile, sempre rinnovata, cultura che, tra l’altro, riconosca forse più chiaramente che i fondamenti non possono essere stabiliti da compromessi a tavolino, sono preesistenti, etc..Ad es., riconoscere allora l’esistenza del diritto naturale, della realtà del mistero, etc., come possibili punti d’incontro tra tante minoranze, in paesi a sfondo prevalentemente non teista, cosa comunque, forse, rara; affermare invece esplicitamente, nei modi più equilibrati, etc., la fede della maggioranza, dove questa esiste (infatti in questo caso non farlo -noi cattolici e certo, a questo punto accettando che altri, nei casi legittimi, lo facciano-, pur potendo, significherebbe teorizzare il relativismo, etc.).In questo noi cattolici sappiamo che solo esplicitamente in Cristo si può sempre più ricevere il dono di una più serena, mite, aperta, profonda, etc. fede; solo in lui si può entrare (e si è, tendenzialmente, sempre più pienamente stimolati ad entrare) sempre più armonicamente, equilibratamente, etc., in ogni aspetto della vita.Cercare le sempre più autentiche vie, impostazioni, per la vita della società può significare già, anche in questo, un tendenziale orientamento a Cristo.Si può così invece (con queste possibili proposte di cui sopra) proprio accentuare il rischio, ad es., delle dittature? Sono certo tutti problemi complessi, da valutare con equilibrio, etc., ma va tenuto presente che favorire lo sviluppo di una ricerca autentica nelle persone potrebbe forse aumentare il senso di responsabilità, di partecipazione, etc.).E’ dunque, in una società libera, uno stimolo a sviluppare una propria ricerca, tra l’altro vitale (anche, dunque, tra l’altro, più concreta, etc.), a tutto tondo e non solo intellettuale o pratica, etc. (nella consapevolezza delle debolezze, delle contraddizioni, etc., che però senza validi punti di riferimento per la crescita si possono moltiplicare), personale, comunitaria, anche un dialogo interculturale-religioso, invece di considerare tutto ciò in fondo poco significativo, poco necessario, etc..E’ dunque, forse (sono domande), un bene per tutti, nell’esempio esposto, lasciare il crocifisso nei luoghi pubblici.

Forse anche su tutta questa vasta problematica, che riguarda molti ambiti, vi è molto da riflettere ancora, molto, forse, vi è da scoprire.

Ci si può forse chiedere, qualora questi problemi qui sollevati siano da prendere in considerazione, da dove nascono idee come quelle di una certa neutralità della democrazia, o, ad es., certe interpretazioni di cosa sia integralismo religioso, etc..Forse, tra l’altro, nascono da forme di cultura (spiritualità, etc.) che non hanno individuato l’importanza di cercare sempre più i sempre più equilibrati, armonici, vitali, etc., nessi, tra i vari, non riduttivi, etc., aspetti della vita, della conoscenza, etc..Ad es. (ma molte, tra loro collegate, “cause-effetti”, ho segnalato altrove), specie in passato, possibili interpretazioni, impropriamente diciamo “letterali”, o anche più o meno meccaniche, schematiche, etc., della Parola possono aver contribuito, talora, a segnare, anche in una certa cultura cristiana, una più netta (in qualche modo) distinzione tra la fede e la vita concreta.Il tema dell’autonomia delle realtà terrene può, ad es., risultare terreno di sempre rinnovate, sempre più profonde impostazioni (che, tra l’altro, come ho osservato altrove, possono aiutare a comprendere sempre più profondamente l’importanza della crescita spirituale, umana, etc., in Cristo).Il punto dunque non è solo, per noi cattolici, di cercare, ad es., di difendere i principi “non negoziabili” ma anche, tra l’altro, di entrare sempre più in una sempre rinnovata spiritualità-cultura che aiuti sempre più, tra l’altro, ad es., a comprendere in profondità gli errori (gli effetti negativi concreti, etc.) di un certo neutralismo, di una visione della vita (e di una vita, personale, comunitaria, etc., concreta) che non sia, nei modi opportuni, etc., sempre più, tra l’altro, vitalmente, armonicamente, etc., integrata.

Una domanda allora può sorgere ad es. sulla scuola.Se queste riflessioni sono accettabili, che fare, ad es., se il paese, in maggioranza, desidera un insegnamento cristiano? Tendo a pensare che, siccome una certa neutralità, come visto, tra l’altro, non esiste, si potrebbero istituire anche scuole statali cattoliche (evidentemente in accordo con la Chiesa) e scuole statali delle altre culture (su un piano di accettabilità civile evidentemente e dunque con la dovuta prudenza, ad es., di volta in volta, verso le culture, etc., di recente immigrazione, anche per le quali si può forse, talora (?), pensare ad una -comunque rinnovata? Ne ho accennato altrove, ma questo specifico rinnovamento dovrebbe tenere in considerazione queste nuove situazioni, i pericoli, etc.- scuola civica -dove non si preferisca iscriversi ad un’altra scuola di quelle già riconosciute-, aperta, come tutte le altre scuole, a tutti, e ciò (la proposta della scuola civica etc.) fino a quando si ritiene non opportuno istituire una nuova scuola confessionale.E’ evidente anche qui che si tratta di problemi delicati e complessi sui quali bisogna molto riflettere), etc., numericamente (?) consistenti.E con la dovuta prudenza, etc., ci sarà spazio per la scuola privata sostenuta in vario modo dallo stato.Sorge allora il problema di un luogo, di luoghi, etc., dove favorire l’incontro tra le culture, le religioni etc..Ma questi si potranno (?) trovare, si potranno trovare i modi per favorire periodi di condivisione, di incontro, tra gli studenti delle varie culture, confessioni religiose, etc..

Tutto questo, se attuato, potrebbe comportare competizione (ad es. tra le scuole, e magari al ribasso, per essere promossi? E dunque potrebbe divenire, talora, magari causa di allontanamento dall’educazione cattolica?)? Potrebbe comportare il rischio di una accentuata ideologizzazione della scuola civica, finendo per poter creare anche degli “steccati”, ad es. verso il mondo cattolico? Questo rischio può forse essere attutito, tra l’altro (pensiamo, ad es., anche alla possibile rinnovata cultura, anche in questo tipo di scuola, cui ho accennato altrove), dalla possibile partecipazione (con equilibrati criteri, etc.) alla scuola civica di insegnanti (e qui la partecipazione cattolica è, con prudenza, da stimolare) e di studenti, cattolici e di altre fedi e culture.Risalta anche qui la necessità, ad es., di una sempre più profonda, rinnovata, formazione, spirituale, culturale, etc., per gli insegnanti cristiani.Forse, ancora, l’istituzione di queste scuole “confessionali”, etc.,  potrebbe comportare una minore capacità di incontro, di comprensione? Ma la comprensione non si realizza accordandosi sul nulla.E’ chiaro che sto sollevando (su tutto questo argomento della democrazia, dei fondamenti, etc.) problematiche da valutare, nella ricerca della sempre più profonda comprensione dei problemi e delle più adeguate, articolate, personalizzate (comunitarizzate, etc.), etc., soluzioni.E mi pare evidente che problemi e soluzioni si potranno vedere di volta in volta, di situazione in situazione, sempre meglio anche, ad un certo punto, attraverso le attuazioni pratiche.Sono strade che vanno valutate  approfonditamente, nelle quali si può (se del caso e, probabilmente, non si potrà assolutamente fare a meno di) entrare (molto) gradualmente attraverso una gradualmente sempre rinnovata formazione spirituale, culturale (e dunque con prudenza, non, ad es., con nozioni nuove, cucite, calate, più o meno meccanicamente, dall’alto di impostazioni culturali talora troppo, magari, riduttive, schematiche, etc. che rischiano, talora, in varia misura, di poter creare effetti più significativamente controproducenti), etc..E magari anche attraverso passaggi graduali, (forse anche, se del caso, talora, prudenziali? Ma riflettere anche e sempre sui pericoli, etc.) mete più facilmente raggiungibili, come, forse le proposte (ma ho indicato altrove anche altri possibili aspetti di questi eventuali passaggi graduali, o soluzioni più limitate, etc.) di cui sopra sul diritto naturale, sul mistero, che potrebbero, anche attraverso l’esperienza concreta, aiutare il passaggio verso nuove prospettive, cominciando a scalzare alcuni, in parte perfino ormai inconsapevoli, possibili orientamenti di fondo del nostro tempo.E infatti potrebbe far riflettere, se queste problematiche si rivelassero da prendere in seria considerazione, osservare (in questo come in tanti altri aspetti, alcuni -possibili- segnalati in questi scritti.Qui evidenzio, ad es., la in varia misura riduttiva, schematica, fuorviante, conoscenza dell’uomo -ad es. in campo psicologico- di una cultura fondamentalmente razionalista, anche, talora, quando cristiana) come si possa, talora, essere figli del proprio tempo, profondamente influenzati da una certa cultura, ad es. da certi orientamenti di fondo, e però essere gradualmente portati da Cristo in una conoscenza ed in una vita sempre nuova.

Lo stesso discorso di fondo può valere, come già accennato altrove, anche per tanti altri ambiti, ad es. per la psicoterapia nella sanità pubblica.

E’ evidente che in altri settori, nei quali ci deve essere fondamentalmente una norma che valga per tutti, si potrà trattare, talora, pur toccando in qualche caso principi fondamentali, si potrà purtroppo trattare, data la eventuale situazione contingente numericamente meno favorevole, di trovare il migliore compromesso possibile.Ma forse questa possibile sempre rinnovata crescita spirituale, culturale, etc., potrebbe aiutare anche in questo a far vedere tante cose in modo nuovo.

Una forse nuova, più complessa, consapevolezza avrebbe forse comportato scelte diverse, ad es., all’epoca del referendum sul divorzio in Italia.Quello resta, tra l’altro, un possibile esempio (da valutare con ponderazione, etc.) della funzione educativa, di guida, delle leggi, di possibili modelli di vita che poi può risultare molto più difficile recuperare a livello di singole persone.

E’ forse interessante osservare che questo forse (talora, anche da noi cattolici) malcompreso spirito di rispetto può suscitare, permettere, etc., poi, delle possibili malcomprensioni, delle confusioni, degli inganni, che evidentemente non aiutano le persone: come quando si chiama matrimonio, famiglia, un patto di convivenza con diritto di rescissione; ci si parla di amore familiare tra coniugi, verso i figli, etc., ma intanto, cercando magari di non vederlo troppo, si possono preparare le possibili vie di fuga di fronte magari anche alle prime difficoltà.

O, altro es. di (gravissima) equivocità, etc., quando (e forse anche qui, in qualche modo, una diversa cultura avrebbe permesso, ad es. in Italia, esiti legislativi diversi) si sostiene che l’embrione, già formato nel suo germe di sviluppo, diventa persona, per legge, a partire dal giorno tot.

E una sempre nuova spiritualità-cultura (che gradualmente, dunque, cerchi di rinnovare sempre meglio anche le impostazioni del vivere civile, etc.) sembra divenire sempre più necessaria in un’epoca che sembra avviarsi a proporre mille nuove problematiche, mille nuovi pericoli.

Un altro possibile spunto di riflessione può riguardare l’ora di religione.Ho accennato in altri scritti di questa raccolta varie possibili proposte in proposito, qui vorrei solo osservare che, se le considerazioni in questo scritto svolte fossero riconosciute pertinenti, allora sarebbe da ritenere di per sé giusto dare un insegnamento in un’ottica esplicita di fede cattolica certo, penso, riconoscendo questo diritto anche, con gli equilibrati criteri, etc., alle altre religioni, etc..Ma forse si può ritenere che, ad es., oggi in Italia, la prospettiva attuale, di un corso a valenza culturale (magari rivisto in sempre nuove ottiche (in Cristo), di cui ho fornito vari possibili spunti), possa rivestire degli aspetti positivi, ad es. nella possibilità di incontrare forse, talora, più facilmente anche i non credenti, etc..Il punto è, però, forse, un altro, ed è che oggi, ad es. in Italia, si ritenga improponibile un corso con valenza esplicita di fede (cattolica) in nome della neutralità.Si ribadisce, dunque, un orientamento di fondo forse non valido.D’altro canto nella possibile futura (nel possibile contesto complessivo che, ad es., ho proposto) scuola civica, cui accennavo sopra, il corso di religione a valenza culturale potrebbe, forse, continuare ad avere una sua ragione d’essere.Forse (ma non vi ho ancora riflettuto) la strada da seguire non è tanto combattere frontalmente l’attuale “neutralità” dell’ora di religione quanto, tra l’altro, riflettere su quel possibile graduale rinnovamento complessivo circa il quale, ad es., ho avanzato alcune possibili proposte.

Appare evidente che in una società che diviene sempre più consapevole dell’importanza dei principi fondamentali, etc. anche la politica sarà stimolata in vario modo da tutto questo.Una società della neutralità può invece tendere a stemperare, forse, talora, maggiormente, la (vitale) ricerca spirituale, filosofica, culturale, etc., anche nella politica (ma a sua volta un certo neutralismo può essere accentuato da certe culture, da certi interessi, in certi periodi storici).Questo non vuol dire per noi cattolici auspicare il ritorno di un unico partito di riferimento.Come ho osservato altrove, questo è un problema molto complesso e forse da valutare, tra l’altro, nelle di volta in volta concrete situazioni storiche.

Questi di cui vado parlando in questo scritto sono alcuni dei possibili motivi per cui di fatto si può essere oggi, talora, in varia misura, cauti, ad es., nel dialogo ecumenico ed interreligioso,  nello sviluppare l’incontrarsi anche dal punto di vista culturale (anche oggi -talora- che la settorializzazione, sotto certi aspetti, può comportare, forse, talora, in qualche misura, tra l’altro, minore vitalità, concretezza,  ricchezza, articolazione, apertura, (anche equilibrio, armonia, etc.), etc., ma anche minori sorprese – e forse, talora, in qualche misura, anche per questi motivi).

Ma forse questo orientamento all’incontro, al dialogo, a tutto tondo potrà, ad es. in campo ecumenico, essere preso in considerazione (come un possibile aspetto di un complessivo rinnovamento cui vado accennando e, certo, con persone cattoliche preparate) con più fiducia, ma sempre con sobria prudenza, da noi cattolici quando si sarà sempre più diffusa (col contributo di tutti) una sempre nuova spiritualità, cultura, etc., sempre più divina e umana, tendenzialmente sempre più equilibratamente, articolatamente, a tutto tondo, sempre più capace di comprendere le persone, il loro personalissimo, libero, sereno, etc., cammino di crescita spirituale e umana, le sfumature positive delle loro istanze anche critiche.Allora si potrà intuire in modo rinnovato e sempre più profondamente come una sempre più “autentica” spiritualità (anche nell’aspetto più, diciamo, “teologico”.In questi scritti suggerisco tanti possibili spunti anche più, diciamo, dottrinali, etc., anche circa l’ecumenismo, l’incontro con le religioni, etc.) cattolica (che in realtà cresce anche con il contributo, anch’esso compreso sempre più profondamente, di tutta l’umanità) è (tendenzialmente) la via per amare, capire, aiutare a crescere, etc., (fin nei minimi particolari e sempre più profondamente aiutando le persone, anche, forse, talora (?), attraverso questo dialogo comunitario, ad entrare -talora, ad es., in maniera privilegiata con la sempre più profonda, articolata, etc., recezione degli aspetti positivi delle loro istanze, sfumature critiche, con una rinnovata comprensione dei problemi, ad es. storico-spirituali-culturali, etc., da esse vissuti- anche in rinnovate impostazioni umane, culturali, spirituali, che gradualmente aprono nuove prospettive) ogni persona.

E’ prima di tutto nel cammino spirituale, nella partecipazione alla sempre rinnovata vita parrocchiale, familiare, nella scuola, nel territorio, nel lavoro, etc., che, con semplicità, si può sempre più entrare in una sempre rinnovata spiritualità, divina e umana.Dunque è una via serena e semplice per scoprire l’Amore di Dio e dei fratelli e al tempo stesso è una via nella quale Cristo semplicemente ci conduce, con l’aiuto di tutti, gradualmente, ognuno secondo il proprio personale cammino, in sempre rinnovate profondità divine e umane.

Come ho osservato altrove, questa sempre  rinnovata spiritualità, cultura, può alimentare tutta una circolarità di stimoli, parrocchia, scuola, famiglia, lavoro, territorio, etc..Dunque, ad es., si potranno sempre più profondamente maturare le vie per un nuovo insegnamento scolastico (ad es. proprio nell’ora di religione).Ma sono strade che fin dall’inizio possono fondamentalmente aiutare l’insegnante (magari con l’ausilio di alcune fondamentali avvertenze ad es. sulla gradualità della crescita, sul rispetto dello studente), e non complicargli le cose, proprio perché semplici, vere, libere, concrete, umane…

Non fede e ragione ma Spirito di Cristo e umanità.Spirito che si incarna comprendendo quella specifica persona (comunità, etc.), il suo libero, sereno, graduale, cammino di crescita spirituale e umana.E dunque umanità come via per capire il vero Spirito di Cristo, Dio e uomo.E Spirito di Cristo che illumina, risana, dà vita, alla persona umana.

Non fede e ragione.Non fede e ragione, ancora in parte vagamente, allargata ma Spirito e umanità, spirituale psicofisica.Fede e ragione possono, talora, rischiare, in varia misura, di vedere Dio, l’uomo, il mondo, etc., a tavolino, entrando, sotto certi aspetti, meno profondamente, senza capire più profondamente, riflettendo più riduttivamente, etc..E’ un punto centralissimo questo, se lo vedo bene.Se è (nella misura in cui eventualmente è) una proposta valida, allora è un dono dello Spirito di Cristo, Dio e uomo, nel quale Cristo ci può portare sempre più.

In questi scritti (tranne in parte in quest’ultimo) ho cercato di segnalare fondamentalmente aspetti forse innovativi ma una riflessione forse talora utile anche se non innovativa è sulla preghiera ad es. del sacerdote: non si può schematizzare, giudicare, etc., ma, ordinariamente, non bisogna fare i salti mortali per (con calma) celebrare la messa,  pregare il breviario e dedicare un’altra mezz’oretta (come minimo ed effettiva) a Maria e a Dio? E puntando tutto non su noi stessi ma sull’Amore senza limiti di Dio in Cristo, cercare sempre ed in ogni cosa la sua vera e santa volontà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su alcune possibili impostazioni del cattolicesimo odierno

 

 

 

Come ho osservato altrove, il considerare il rapporto tra lo Spirito di Cristo e l’umanità (spirituale e psicofisica dell’uomo) può forse rivelarsi una chiave di approfondimento della ricerca cristiana globale, vitale, etc..

Possiamo forse osservare che nella storia del cristianesimo si possono (forse) riconoscere diverse possibili “epoche”, segnate da diverse impostazioni nel rapporto tra Dio e l’uomo.Una prima, di impostazione ancora “biblica” (ebraica, etc.); una seconda, nella quale si registra più ampiamente, etc., una riflessione, alla luce della fede, anche con le altre culture e principalmente con quella greca; una terza, con, ad es., san Tommaso, nella quale la ricerca più approfondita della umanità dell’uomo porta a considerare e a mettere in rapporto la fede con una ragione umana che può rischiare di ridurre, però, l’umanità integrale e, tra l’altro, anche, involontariamente, di appropriarsi della propria “ragione” in modo indebito perché la storia dimostra sempre più che solo Cristo ci rivela sempre più, verso la tendenziale pienezza, anche la logica, etc..

L’impostazione “tommasiana” potendo risultare in vario modo, misura, riduttiva può tendere a frammentare la persona umana.Ecco allora che si può, forse, talora, ad es., osservare la figura dell’intellettuale, che può tendere appunto a basarsi molto su una presunta ragione umana, in vario modo, misura, riduttiva, astratta, schematica, e centrandosi fondamentalmente su questa ragione può più facilmente essere tentato, tra l’altro, di dare meno spazio, ad es., alla preghiera, etc..Oppure si può riscontrare la figura dell’uomo “pratico”, poco propenso a perdersi in astrazioni cervellotiche (pur considerandole fondamentalmente valide), per il quale è allora importante il fare, anche nel senso più alto dell’amore, ma un fare che, tra l’altro, si preoccupa meno di capire.Una terza figura (che forse, in qualche caso, è possibile far, in qualche modo, risalire ad un agostinismo che ha recepito poco convintamene la lezione tommasiana) può rintracciarsi nell’uomo spirituale, che può (talora) avvertire un certo disinteresse per certi aspetti umani (talora cervellotici o “praticoni”), per porre principalmente attenzione all’essenzialità (in varia misura meno incarnata) della vita spirituale, appunto.Si possono forse riscontrare anche varie combinazioni di questi atteggiamenti, però senza che si trovi una più piena via di armonica e più integrale sintesi.

Una conseguenza di questa possibile, talora, frammentazione, distorsione, (che in vario modo giustappone, anche quando fa convivere, ad es. la spiritualità, la cultura, la pastorale), può, talora (perché lo Spirito, tra l’altro, va ben oltre), risultare il ricevere stimoli meno integrali, armonici, etc., ad una apertura, ad una crescita continua spirituale e umana.(Talora) una certa staticità, un ascolto meno profondo, anche aperto, di Dio, degli uomini, etc..

La ricerca dell’incontro sempre più profondo, divino e umano, tra lo Spirito di Cristo e l’umanità dell’uomo può rappresentare una via nuova di sintesi e di ampliamento, perché in questa spiritualità sempre più divina e umana tutto l’uomo si rinnova di continuo sempre più integralmente, armonicamente, etc., alla (nella, etc.) luce (in un rapporto “reciproco”) di un Dio, appunto, sempre più divino e umano (brevemente, avendone trattato altrove: una spiritualità sempre più divina e umana, attenta all’uomo -concreto- integrale; una cultura che sempre più aiuta ad entrare concretamente, equilibratamente, etc., in modo attento alla persona, etc., nella vita spirituale e umana in tutti i suoi aspetti; una pastorale sempre più profondamente, equilibratamente, etc., centrata in Cristo, Dio e uomo; si vede sempre più chiaramente che può risultare in qualche modo sempre più difficile non considerare una sempre più profonda, equilibrata, armonica, etc., unione, nella distinzione, tra, ad es., la spiritualità, la cultura, la pastorale, proprio perchè questa spiritualità sempre più divina e umana fa vedere e vivere ogni cosa in modo sempre nuovo).Si può aprire e mi pare si sia già profondamente aperto, un’immenso, rinnovato cammino (a tutto tondo) in Cristo.Una sempre rinnovata apertura a Dio, all’uomo, al creato, etc..

Dà forse da pensare ed anche può forse profondamente commuovere (in Maria, in Cristo, che ci portano) individuare alcuni possibili momenti di questo possibile cammino nelle proclamazioni degli ultimi due dogmi mariani e nei concili che le hanno seguite.Nei quali avvenimenti, tra l’altro si pongono ancora più approfonditamente, etc., le serene basi della fede e della sua crescita; dell’identità (sempre più ritrovata, compresa, etc.) e dell’apertura; circa le fonti e le vie della crescita; del (io direi “roccioso” e dunque apertura sì, ricerca sì, ma attenzione ai pericolosi e forse non facilmente recuperabili cedimenti) primato papale e della conciliarità; della comunione e della missione; della contemplazione e della carità (integrale) verso ogni persona, popolo; della comprensione dell’origine e della meta dell’umanità; etc..

Potrebbero forse ritrovarsi, tra l’altro, in questi scritti, oltre che (più pienamente) l’impostazione (sempre in rinnovamento) di fondo, anche diversi possibili spunti importanti che ancora non ritrovo nel dibattito, nella ricerca, ad es. circa l’ecumenismo (in molti suoi possibili aspetti, anche dottrinali), il rapporto Cristo-logica, fede-scienza, la persona (la sua trinitarietà divina e umana, la profondità del suo essere, etc.), la comunicazione con Dio e con le persone umane, la cultura in Cristo, e diversi altri.Oltre alla speranza, se Dio vuole, che questi contributi, scambi, etc., si possano vivere sempre più anche nella pastorale concreta, etc..

Ho posto altrove la domanda sugli spostamenti di Pietro da Gerusalemme fino a Roma.Come osservato essi potrebbero forse indicare come non “tassativa” la diocesi di Roma come sede del papato fornendo così, tra l’altro, un possibile contributo alla comprensione della fondamentale parità tra le diocesi.E’ allora evidente che nella decisione circa l’eventuale spostamento della sede papale in altra diocesi il papa terrebbe liberamente (ma anche non “ superficialmente”) in conto del parere degli altri vescovi e delle loro diocesi, etc., oltre che della tradizione, della sua valutazione della situazione, etc..Può risultare forse interessante domandarsi se lo stesso Cristo non abbia considerato, nel disegno divino, il ruolo anche umano di Pietro tra i dodici (e, d’altro canto, nei suoi spostamenti anche Pietro avrà effettuato, nello Spirito di Cristo, considerazioni spirituali e umane).Certo è, però, che nulla obbligava Cristo (e poi, nei suoi spostamenti, Pietro) a questa scelta, determinata fondamentalmente dalla volontà del Padre.In fondo, ad es., in Paolo noi vediamo come Cristo abbia scelto un apostolo senza una più facilmente convincente logica apparentemente più umana.E come Pietro (con l’aiuto, tra l’altro, di Barnaba, etc.) abbia riconosciuto (ma non era, in un certo senso, obbligato) l’origine divina della chiamata di Paolo.

D’altro canto, ancora, nella stessa Trinità noi vediamo, in qualche modo (significativamente anche se non meccanicamente uguale), le origini (la -da specificare- coessenzialità, etc.) del primato e della comunione.

Ho osservato altrove la, mi pare, evidente impossibilità (se Dio non vuole diversamente), di fatto (almeno attualmente), di spostare la sede del papato e come, compresi sotto certi aspetti forse più chiaramente i termini di fondo della questione (da valutare in modo sempre rinnovato), la via della comunione (ad es. con le Chiese ortodosse) sembri passare forse profondamente per una sempre rinnovata crescita spirituale, umana, culturale, pastorale, civile, etc. e, certo, tra l’altro, anche canonico-istituzionale.Ma, prima di tutto, sempre più profondamente comprendiamo come è Dio che opera, che ci porta, secondo i suoi disegni di amore sconvolgente.

E come è bello, come è divino e come è umano l’amore di Dio.E, come nella Trinità, così nella Chiesa non risulterebbe, ad es., più “asettica” una comunione che non sia come una famiglia (un amore che genera, etc..Aspetti da tenere presenti, tra l’altro, anche a proposito della logica) e dunque, ad es., senza un padre, segno della paternità divina? Non sembra di essere sempre più sulla via di un recupero e di una sempre rinnovata scoperta della divinità e dell’umanità dell’Amore di Dio e non è a questo (l’Amore divino e umano di un Padre, una famiglia, un mondo creato da Dio, etc.) che, nelle umane difficoltà, oscurità, anche ribellioni, ha sempre in fondo aspirato ogni persona (di, alla fine, buona volontà? Questi scritti forse contribuiscono a comprendere, a sciogliere, molti possibili nodi, a sviluppare molte possibili piste)?

Nella vita di Gesù, poi, vediamo il suo riferimento a Gerusalemme (“Gerusalemme, Gerusalemme,…Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali.Lc 13, 34) ed anche (tra l’altro) una certa distinzione tra il popolo dei credenti ed un luogo preciso (“Viene un’ora in cui né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre.Voi adorate ciò che non conoscete; noi adoriamo ciò che conosciamo perché la salvezza viene dai Giudei”.Gv 4, 21-22).

Anche gli spostamenti intermedi di Pietro possono interrogare.L’attenzione (l’amore, la bellezza, etc.) al luogo santo della tradizione; l’impossibilità (?) di restarvi; l’anelito missionario: ecco alcuni possibili elementi del suo discernimento (che va oltre) nello Spirito di Cristo.

Forse nelle scritture neotestamentarie si intravede (? Ma, forse, come ho osservato, non tassativamente “predefinito”) il luogo santo come amato, familiare, bello, etc., centro di comunione e irradiazione, dunque al servizio della comunione e della missione in Cristo.

P.S. a Su alcune possibili impostazioni…

 

 

 

Quando si fa qualche riferimento alla necessità di una ricerca delle sempre più profonde “impostazioni” talora sembra che queste siano ritenute teorie in fondo poco importanti perché crescendo in Cristo “tutto viene naturale”.

In realtà i cambiamenti avvenuti, riguardo alle “impostazioni”, nel corso della storia della fede cattolica, indicano la necessità di una sempre rinnovata ricerca spirituale e umana per rispondere alle problematiche, alle difficoltà, alle domande, etc., spirituali, umane,  culturali, pastorali, civili, etc. che si vanno sempre più chiaramente evidenziando.

Ma forse le impostazioni sono via via cambiate quasi (sotto certi aspetti) naturalmente, sotto la spinta della storia, senza (talora) fermarsi a porsi più attentamente delle domande su di esse o forse pensando di non poter scoprire nulla di più del portato (tra l’altro in vario modo, in varia misura, problematico) immediato della storia.Non sembra dunque talora più diffusa, nella cultura cattolica, una più profonda attenzione alla necessità della ricerca delle sempre più profonde impostazioni spirituali e umane in Cristo, né vi è sempre una più profonda consapevolezza delle profonde conseguenze (più o meno positive) delle diverse impostazioni nella vita spirituale e umana.Inoltre, ancora, questa disattenzione, disabitudine, può contribuire al verificarsi di una maggiore difficoltà nel comprendere sempre più profondamente quali siano anche le proprie impostazioni, le loro caratteristiche, le differenze rispetto ad altre impostazioni (ricerca, comprensione, etc., che, esistenzialmente, sono -direttamente e cioè non attraverso un ragionamento, in un certo senso, solo a livello di logica- doni dello Spirito di Cristo).

Questa difficoltà verso una tale consapevolezza è poi accentuata da una visione della fede come realtà semplice, alla portata di tutti.In realtà la fede, il cammino di crescita spirituale e umana in Cristo, ha questa caratteristica, di potersi trasmettere implicitamente, semplicemente, nella vita di tutti i giorni attraverso una spiritualità vissuta, sempre più “divina e umana”.E, del resto, nella vita vissuta anche il riferimento esplicito, specie all’essenziale, delle impostazioni non di rado si può proporre con semplicità e naturalezza.

Ma una più piena, esplicita, etc., riflessione (nello Spirito di Cristo, Dio e uomo) sulle impostazioni (che non si può sviluppare con ogni persona in qualsiasi tappa della sua vita) può aiutare a cercare sempre più consapevolmente le sempre più autentiche coordinate spirituali e umane di questa crescita e può aiutare a trasmettere e a rinnovare questa ricerca (spirituale e umana) consapevole anche attraverso la cultura.

Sono problematiche feconde e determinanti (in tutti i campi) perché incidono profondamente su tutta la vita umana.

Un passaggio importante in questo senso può allora risultare la ricerca sempre più profonda, etc., di una spiritualità divina e umana in Cristo, Dio e uomo.In questo passaggio la vita spirituale e psicofisica dell’uomo viene (nello Spirito di Cristo) posta sempre più integralmente, unitariamente e con le sempre più chiare sfumature, etc., (appunto) nello Spirito di Cristo (sempre più riscoperto, in questo “reciproco” scambio, nella sua divinità e umanità).Si passa dunque da una visione in cui si considera, ad es., una certa razionalità in vario modo, misura, più riduttiva e solo, sotto certi aspetti, “terrena” ad un inserimento (ad opera, alla fine, di Cristo stesso) sempre più profondo e articolato di tutta l’umanità dell’uomo in Cristo (sempre più riscoperto etc. …).Allora l’attenzione alle “impostazioni” non è questione di una filosofia che sotto certi aspetti può venire percepita, ad es., come astratta, razionalistica, etc., ma è sempre più questione di un sempre più profondo, concreto, equilibrato, articolato, etc., cammino di crescita spirituale e umana, personale e comunitaria, storica (perché si scopre in modo tendenzialmente sempre più profondo Dio, la divinità e l’umanità del suo Amore in Cristo, l’uomo, il mondo, etc.), etc..

Possono forse, se Dio vorrà, sempre più essere individuate, nello Spirito di Cristo, potenti chiavi spirituali, umane, culturali, pastorali, civili, ecumeniche, etc..E sempre più, se Dio vorrà, si potranno sviluppare una spiritualità, una cultura, una vita in tutti i suoi aspetti, etc., che profondamente, serenamente, etc., accolgano l’uomo, lo aiutino a ritrovarsi spiritualmente, umanamente, sempre più orientandolo a Cristo, etc..

Secondo p.s. a Su alcune possibili impostazioni…

 

 

 

Comincio a sentire parlare non solo di una razionalità allargata ma dell’intera umanità dell’uomo, della persona, rimessa in Cristo.Ora si tratta (mi pare) di comprendere (sempre più, aiutandoci) come lo Spirito di Cristo sia (etc.; fin dal concepimento) e cresca in ogni persona illuminando, comprendendo, il suo personalissimo cammino di crescita spirituale e psicofisica: (1) non è dunque in una più generica (nel nostro, sempre più profondamente, etc., in Cristo, considerarla) persona umana indistinta ma (in una nostra considerazione, sempre più profondamente, etc., in Cristo, che cerca di essere sempre più concreta, etc.) in una persona spirituale e psicofisica che entra (etc.) lo Spirito di Cristo (talora, poi, l’interezza e gli aspetti della persona umana  vengono in qualche maniera considerati, ma in altri modi, ad es. come ragione, cuore, corpo, etc., modi che finiscono, forse, però, per riprodurre, sotto certi aspetti, le, riscontrabili in varia misura, giustapposizioni di impostazioni precedenti.Queste giustapposizioni ostacolano anche il punto due, che segue); (2) e lo Spirito di Cristo può farmi comprendere come questa mia umanità, in lui compresa in modo sempre più equilibratamente articolato, etc., è via, in lui, per intuire in modo sempre più profondo, equilibrato, etc., la divinità e l’umanità dello Spirito di Cristo stesso.Possiamo aiutarci sempre più ad entrare in una ricerca sempre nuova sulle “impostazioni”.

Cristo viene sempre più nel suo Spirito e nella sua umanità perché siamo sempre più profondamente, articolatamente, equilibratamente, etc., illuminati, vivificati, etc., da lui (in lui, etc.), il Verbo che si è fatto carne, dalla (nella, etc.) Parola-eucaristia.Ci conceda il Signore, per Maria, di lasciargli compiere sempre più tutto ciò.

Quando comprendo sempre più profondamente che lo Spirito di Cristo (con tutti gli aiuti, etc., in lui) mi fa scoprire tendenzialmente sempre più le equilibrate vie della mia crescita spirituale e psicofisica sono appunto aiutato a ricercare  e a centrarmi con equilibrio, etc., su Cristo, sulle mani che mi tende per crescere, etc..Trovo insomma sempre più i veri, equilibrati, etc., riferimenti spirituali e umani, cresco serenamente, aiutato a trovare le risposte adeguate al mio personale (comunitario, etc.) cammino spirituale e psicofisico…scopro così Cristo, me stesso, l’uomo, il mondo, etc., in modo sempre nuovo, in una spiritualità, umanità, cultura, etc., sempre più divina e umana.

Il fatto che Cristo, tornato in cielo, riacquisti, nello Spirito, la pienezza anche, tra l’altro, “operativa” della divinità può forse indicare che la sua anima umana, la sua umanità, si è, nello Spirito, “aperta” all’infinito?

Ho già altrove proposto alcune possibili domande sulla possibilità di un dinamismo strutturale dello spirito (dell’umanità) delle persone creaturali, nel senso di una possibile crescita, “allargamento, approfondimento, etc.” appunto del loro spirito, etc..E ho posto delle domande se questa eventualità sia riferibile anche alla storia “terrena” delle persone, dei popoli, dell’umanità.

Questa sempre rinnovata comprensione spirituale e umana dell’uomo in Cristo potrà stimolare in molti modi e per molte vie una ricerca, una crescita profonda.E’ allora importante essere attenti al rischio di passare dalla parte opposta e cioè dalla, talora, scarsità degli stimoli alla crescita ad una loro ricomparsa violenta.

Ad es., nella scuola cattolica bisognerà essere attenti a comprendere, rispettare, apprezzare, etc., il cammino di ogni giovane.Né le valutazioni potranno poi essere svolte con riferimento eccessivo alla sua maturità.In una spiritualità-cultura, rinnovata, sempre più centrata sulla crescita spirituale e umana in Cristo il ruolo della scuola (forse, come ho scritto altrove) è sì di aiuto (ne ho trattato in parte altrove) alla crescita complessiva, ma più (con varie sfumature) dal versante culturale (certo supportato da rapporti umani validi, attenti, da un dialogo attento, discreto, etc.).Altrimenti la crescita può finire in varia misura per diventare un ricatto, un incubo, un subire ingiusto giudizio, etc..Dunque, tra l’altro, per la valutazione è forse meglio (sono, come al solito, domande) tenere come principale riferimento l’aver studiato le nozioni.Sono solo possibili accenni a questioni da affrontare approfonditamente.

Si assiste in alcuni casi ad un progressivo svuotamento, “superficializzazione”, di una certa cultura non credente.Ciò non toglie che ogni persona possa comunque fornire dei contributi innovativi (oltre ad un rapportarsi umano, etc., che, in profondità, solo Cristo conosce).D’altro canto è evidente che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, che anche tra i non credenti  possono esservi, e vi sono, anche oggi ricercatori sinceri e creativi della verità, etc..

Sul tema del rapporto tra fede, valori, cristiani e democrazia sto proponendo alcune, possibili, delicate, complesse quanto alla problematicità dell’argomento, etc., domande, questioni, da valutare in un eventuale dialogo.

A questo proposito una sfumatura di tali questioni si può forse intravedere nell’atteggiamento (talora assunto, in campo cattolico) di difendere alcuni principi fondamentali (come ad es., quello della difesa della vita umana fin dal concepimento) in nome di una visione “laica”.Domando se, molto sottilmente, non si rischi di far prevalere una visione appunto laica, che può fare in varia misura a meno di Dio.Non sarebbe forse meglio, ad es. (talora?), difendere il summenzionato principio perché, come cattolici, abbiamo maturato questo discernimento? E tale (summenzionato) principio può essere riconosciuto dagli uomini di buona volontà anche di altre fedi e culture (Forse una certa, talora, magari eccessiva, sotto certi possibili aspetti in qualche modo malposta, autonomia delle realtà terrene poteva -e può, forse, talora, anche oggi?- avere un qualche senso a causa di un discernimento talora meno equilibrato che non aveva ancora meglio trovato gli equilibrati punti di riferimento spirituali e umani.Ma via via che si trova sempre più la via di un discernimento spirituale e umano sempre meglio centrato, pur necessitando sempre di crescere, di essere attenti agli errori, agli squilibri, etc., -sempre possibili-, etc., di prepararsi personalmente, comunitariamente, etc., mi pare possa prevalere sempre più chiaramente, rispetto al rischio, ad  es., di un pesante integralismo, l’importanza di non svuotare, in varia misura della vitalità, della luce, etc., della fede certe scelte ad esempio civili, etc..Anche questo discernimento cristiano sempre più equilibrato, sereno, può aiutare anche i non credenti (etc.) nel ricercare, nel discernere, nel vivere i valori (autentici) in cui credono senza invece, in qualche modo, misura, ad es., rigettarli, accantonarli, per il timore, ad es., talora, di esserne sopraffatti.Stimolando, con prudenza, etc., una ricerca  personale, comunitaria, etc. della verità, etc., si possono aprire (ne ho accennato, problematicamente, altrove) nuove vie di comprensione, di scambio, etc.).

Non rischia talora questa ingannevole visione “neutralista” di fare, in varia misura, del laicismo l’arbitro dell’ “umano”? E di affievolire gli stimoli ad una ricerca, personale, comunitaria, etc., della verità, dei valori, etc. in nome di un presunto, ingannevole, neutralismo, che rischia, appunto, di appiattire, omologare, di spegnere, etc., la persona e, tra l’altro, anche la democrazia? Non rischiano, talora, anche i cattolici, di essere, in qualche misura, figli del proprio tempo? In una serena mentalità non neutralista risulterebbe, forse, tra l’altro, più chiaro, che un certo laicismo non difende appunto la vera, oggettiva, “neutrale” (“politicamente corretta”, etc.), umanità dell’uomo ma una sua interpretazione che (nel migliore e, date, talora, le premesse, diciamo, non sempre più facile dei casi, e cioè quello di una intenzione sincera) nasce, talora, ad es., da una filosofia nichilista.Altra possibile conseguenza (da valutare, eventualmente “preparare”, etc., con prudenza, etc.) di una, diciamo, “civiltà (o, anche, forse, in qualche misura, di una stimolazione da parte cattolica in questo senso) non neutralista” potrebbe risultare quella di stimolare forse maggiormente, ad es. a proposito dei partiti, una loro presa di posizione (almeno teorica), sui vari temi in questione, in base alla filosofia (se vi è esplicitamente; e se “non vi è” si comprende meglio la gravità, la intrinseca contraddittorietà, etc., di questo) professata, cosa che potrebbe contribuire (forse, in qualche misura) ad alzare il livello del dibattito politico rispetto al piano (più o meno, talora, unico) del più o meno manifesto opportunismo pratico, travestito, appunto, talora, ad es., di neutralismo (anch’esso, in realtà, ora meglio riconosciuto, nel migliore dei casi, come una filosofia e dunque sottoponibile ad una valutazione esistenziale, culturale, etc.).

Anche se queste mie domande venissero ritenute interessanti, almeno quanto ad una loro più approfondita, comunitaria, valutazione, come ho scritto altrove bisognerebbe, tra l’altro, poi, nel caso di accoglienza positiva di queste possibili vie, valutare con prudenza (come ho accennato altrove) anche gli eventuali passaggi verso una proposizione di queste piste nella vita civile.

Sulle scia dei complessi problemi affrontati nel paragrafo precedente e altrove (e dunque, tra l’altro, senza ripetermi), pongo anche la domanda (ancora più, forse, chiaramente.Anche questa domanda, comunque, tutta da valutare molto più approfonditamente, nel dialogo, etc.) se non sia forse in qualche misura da rivedere l’idea della laicità dello stato.Non sarebbe meglio vedere lo stato come un insieme di persone, comunità, etc., che, sulla base delle proprie fedi, culture, filosofie, etc., cercano (o dovrebbero cercare), nel libero confronto democratico, etc., di stabilire norme tendenzialmente sempre più adeguate per favorire, proteggere, etc., la libera, equilibrata, etc., crescita integrale di ogni persona, comunità, etc.? Insomma, potrebbe, forse, rivelarsi preferibile, tra l’altro, non usare il termine (stato) laico: quanto più mature, equilibrate, autentiche, etc., sono le culture, etc., specie quelle maggioritarie, tanto più (in un certo senso, perché solo Dio conosce il cuore di ogni uomo) ogni persona umana può, sotto certi aspetti, trovare tendenzialmente migliori riferimenti, stimoli, etc., ad una serena, libera, profonda, etc., ricerca, crescita, integrale.

Anche queste problematiche possono forse aiutare a comprendere che la strada da cercare, per noi cattolici, non è, forse, ad es., quella del ritorno, in toto (ma certo ne attingiamo più pienamente), alla spiritualità-cultura dei Padri o, ancora prima, ad es., alla spiritualità-cultura cristiana semitica (anch’essa meglio riscoperta).San Tommaso (come es.) non ha percorso una via non validamente motivata, perché ha cercato di considerare, sotto certi possibili aspetti più attentamente, in qualche modo, anche gli aspetti “umani” dell’uomo.Una crescita spirituale e psicofisica nello Spirito di  Cristo, una crescita umana sempre più articolata nello Spirito di Cristo (sempre, “reciprocamente”, riscoperto, etc.), ecco, forse, la via, i riferimenti, etc. (sopra, e ancora di più altrove, meglio definiti),  per la ricerca (cauta, dialogante, etc.) di nuove piste, soluzioni, etc., sempre più divine e umane in Cristo, in tutti i campi della vita.

Se nella Trinità non ci fosse un principio (il Padre), ci sarebbe in qualche modo una (certa qual?) consistenza autonoma delle persone divine.Come ho spiegato più approfonditamente altrove non può essere così, non sarebbe Amore e nulla esisterebbe.Allora solo nella Trinità in Cristo si spiegano il mistero dell’unità e della trinità, dell’uno e del molteplice, dell’essere e del divenire, della teoria e della pratica, etc..E’ uno spunto che riguarda anche la logica, la conoscenza, etc.: l’uomo è persona, e non solo materia, se esiste la Persona; ma la Persona, come visto altrove, non può esistere da sola, né può essere giustapposizione di due persone (autonome); solo come Amore del Padre e del Figlio può esistere la Persona.Solo nella Trinità in Cristo si possono intuire sempre più profondamente tante problematiche e anche la difficoltà nel comprenderle sempre più con equilibrio “fuori” di essa. Ecco allora che comprendiamo forse più profondamente nell’Amore, nella vera, “ontologica”, comunione, come famiglia, etc., il mistero della Chiesa, anche con riguardo al primato e alla collegialità.E’, forse, particolarmente interessante comprendere forse sempre più profondamente come la consistenza autonoma dei vescovi, delle diocesi, tolga (“tra”) loro (per certi aspetti, da specificare) lo Spirito di Amore (di vita, di luce): senza il principio, il papa, segno della paternità divina, etc., e, certo, anche fratello, non vi sono più pienamente i molti, i vescovi, confratelli nell’episcopato; ma anche un principio strutturalmente chiuso in sé, incomunicabile, non avrebbe senso, né vita.Potremmo allora, ancora, osservare che, in qualche modo (da specificare sempre meglio) come nella Trinità, non vi è -con riguardo alla Chiesa- più pienamente (in un certo senso, perché Dio conosce il cammino di ogni persona, comunità, etc.) “parità (vita, amore)” senza primato (voluto da Cristo, che ha scelto, chiamato, “dato le chiavi”, etc., a Pietro) e non vi è primato senza “parità”.

Scopriamo (forse) sempre più, insomma, in Cristo, la spiritualità, la teologia-filosofia, la logica, etc..

E come hanno potuto svilupparsi, in modo non malato, le prime persone umane? Era strettamente necessario che ci fossero i “genitori” (scimmie?) e dei fratelli? O anche, ad es., sorelle? O…? E allora era più chiaramente presente Dio (specie come Padre?)?

A questo proposito potrebbe forse fornire qualche possibile spunto la riflessione svolta sopra sul possibile tendenziale “ingrandimento” dello spirito, dell’umanità della persona.

Vediamo, forse, sempre più profondamente come, nella sua intima natura, l’uomo (ed ogni persona creaturale) è ad immagine di Dio.E, tra l’altro, comprendiamo sempre più come, ad es., le leggi abbiano (dovrebbero avere) un’importante funzione educativa aiutando l’uomo a comprendere la propria natura e a superare, ad es., la disumanità di talune costumanze, o, ancora, a poter scoprire meglio e a scegliere la bellezza, l’umanità, l’amore autentico (in realtà, magari anche non esplicitamente, in Cristo) di nuovi percorsi di vita.

Terzo p.s. a Su alcune possibili impostazioni…

 

 

 

Ho osservato altrove che si possono, forse, nella fede, riscontrare possibili segni del camminare di Maria e di Cristo (etc.) con noi, in noi, avanti a noi, etc..Tra l’altro Cristo ci conduce, nella storia, nel suo Spirito, verso la verità tutta intera.Anche così sperimentiamo la sempre nuova venuta di Cristo, Dio e uomo, e la possibile risposta, accoglienza, dell’uomo.E’ evidente dunque che si tratta di un rapporto illuminato, vivificato, etc., da Cristo, che tende ad assumere sempre più profondamente in sé la vita di ogni persona umana.Tendenzialmente (si può forse affermare; sempre pronti a chiarificazioni, modifiche, approfondimenti, etc., ulteriori) l’uomo si può centrare (nello Spirito di Cristo) sempre più profondamente, articolatamente, equilibratamente, in modo sempre più autentico, etc., in Cristo, Dio e uomo, in una spiritualità, umanità, cultura, etc., sempre più divina e umana.

Così ci accorgiamo sempre più chiaramente che questa crescita rinnova concretamente tutta la vita umana e che non si tratta di riflessioni libresche e inutili, perché (qualcuno può affermare) in realtà nella vita concreta sappiamo bene come regolarci, seguendo Cristo.In realtà proprio seguendo Cristo siamo tendenzialmente sempre più stimolati, ognuno secondo il proprio graduale, personale, etc., cammino, a crescere in questa vita, in questo discernimento, etc., spirituale e umano in lui.

Ho osservato altrove che si può, forse, talora, trovare, ad es., chi sia più attratto dagli aspetti più “divini” di questa crescita, e chi, ad es., dagli aspetti più “umani”; in realtà, in questi ed in altri casi (ho descritto varie forme di giustapposizione), impoverendone, limitandone (sotto certi aspetti; ma possono comunque essere naturali passaggi di un cammino -anche, tra l’altro, nella storia- di crescita), la sempre più piena comprensione, perché Cristo è Dio e uomo.Si può anche trovare chi è profondamente in cerca di un sempre rinnovato discernimento (in tutti i campi.E per questo motivo riscopre ad es. i Padri, in realtà rinnovando, sviluppando) spirituale e umano (in una vita in Cristo) e ne scopre, ne fa conoscere, etc., le ricchezze, gli sviluppi, etc..Si tratta di una ricerca (che sta donando un grande rinnovato contributo -una via di sempre rinnovata sintesi, ne ho accennato altrove- di amore, sapienza, di fiducia, di speranza, etc.) che si può sempre approfondire, forse anche, tra l’altro, evidenziando sempre più (in Cristo nel suo dono) la necessità di individuare sempre più chiaramente, equilibratamente, vitalmente, etc., tra l’altro, i riferimenti, le articolazioni, i nessi, etc., spirituali e umani, etc..

E’, anche in questi possibili, tendenziali, etc., aspetti, un cammino spirituale e umano, personale e comunitario, etc., in Cristo, dunque secondo i suoi disegni sapienti, la sua opera misteriosa e amorevole.

Vorrei qui indicare (e per brevissimi accenni) solo alcuni (perché moltissimi possibili spunti sono emersi in tutti i campi) esempi concreti di questa sempre rinnovata vita, di questo sempre rinnovato discernimento, etc., nello Spirito di Cristo, proprio per cercare di mostrare concretamente (sia pure in modo estremamente sintetico) alcuni tra i possibili effetti di questa crescita.

Ho cercato di descrivere approfonditamente come, in questa sempre più profonda, equilibratamente articolata, etc., crescita spirituale e umana in Cristo, possiamo tendenzialmente, intuire, conoscere, comprendere, etc., sempre più profondamente Dio, noi stessi, ciascuna persona, etc..Ho anche evidenziato come, ad es., nella conoscenza dell’uomo si possa invece, talora, essere ingenuamente dipendenti da una cosiddetta scienza psicologica (pure apportatrice di spunti interessanti) che può, talora, conoscere l’uomo davvero poco.

Proprio (anche) nello scritto precedente ho indicato (con ulteriori possibili spunti) la possibilità di individuare con sempre approfondite sfumature il rapporto tra le identità spirituali, culturali, etc., e la vita democratica: un discernimento  (personale, comunitario, etc.) tendenzialmente forse sempre più equilibrato, articolato, etc..

O, ad es., posso ricordare come (tra l’altro) questa (abbreviando) sempre più profondamente intuita “reciprocità” in Cristo tra il suo Spirito e la persona umana contribuiva (insieme, ad es., alla -connessa- ricerca  di un’equilibrata, etc., attenzione ai riferimenti spirituali: es. il Padre) a farmi “ronzare dentro” delle domande sulla comprensione di allora (primi anni ’90) della Trinità (che mi appariva, ad es., tra l’altro, meno intimamente, “reciprocamente”, “connessa”), anche con riguardo al problema del Filioque; problematiche che si sono, forse (in qualche misura?), in me chiarite con una mia possibile proposta di interpretazione che appare anche in questi scritti (e che si è dipanata il giorno di Maria Ausiliatrice).

O, ancora, la (possibile) scoperta sempre più profonda, concreta, etc., della libertà nello Spirito di Cristo, che si può sempre più scoprire in questa sempre rinnovata spiritualità divina e umana (posso sempre più ricevere in dono l’intuizione del “reciproco” svelarsi dello Spirito di Cristo e dell’umanità, nella quale (sempre più profonda intuizione) mi posso scoprire a respirare libertà “a pieni polmoni” e al tempo stesso liberamente orientato, etc., sulla via della vita), sempre più attenta al personalissimo cammino di crescita spirituale e umana di ogni uomo.Molte le possibili conseguenze di tutto ciò, spirituali, psicologiche, teologiche, ecumeniche, etc., alcune delle quali possibili innovative conseguenze ho evidenziato in questi scritti.A questo proposito posso, ad es., ricordare la mia possibile interpretazione (apparsa in questi scritti e in quelle pagine maggiormente approfondita) secondo cui nella (forse) sempre più profondamente, concretamente, etc., intuita (in questa vissuta ricerca di una sempre più profonda spiritualità divina e umana in Cristo) misericordia del Padre possiamo forse sempre più comprendere tante possibili ragioni di alcuni protestanti (che dicono che è Dio a salvare) ma anche, ed in un possibile approfondito chiarimento (che, come tutto, sottometto al magistero) che può, forse, essere accolto da entrambe le parti, le ragioni di alcuni cattolici per i quali Dio non calpesta la libertà dell’uomo (che può rifiutare la misericordia divina), ad es. con qualche forma di predestinazione (“positiva” o “negativa”).

Altro punto forse molto importante è risultato la comprensione di una possibile trinitarietà (“secondo” Cristo, Dio e uomo) della Persona, della logica, della comunicazione spirituale e umana, che potrebbe aver, tra l’altro, contribuito (anche tale comprensione) a mostrare come, scoprendo sempre più profondamente in Cristo le vie dell’autentica crescita spirituale e umana, si possono tendenzialmente chiarire i riferimenti spirituali, umani, i nessi, le articolazioni, etc., e ci si può ritrovare a scoprire (nella vita nello Spirito di Cristo) mille possibili “cose” (ad es. il rapporto fede-scienza) da prospettive sempre rinnovate.

Insomma in questa sempre rinnovatamene vissuta, meditata, etc., personalmente, comunitariamente, etc., crescita spirituale e umana in Cristo si possono aprire (e mi pare si stiano con abbondanza aprendo), nello Spirito di Cristo, mille e mille prospettive nuove in tutti campi della vita, della cultura, etc..

Cristo, Dio e uomo, è, nel suo Spirito, tra l’altro, la chiave che può aprire tutte le porte, la via della sempre più profonda, grata, etc., corale, armonia tra cielo e terra.

Per l’intercessione di Maria, ci conceda Dio di assecondare fedelmente la sua opera, secondo la sua amorevole, misteriosa, etc., sapienza.

Vorrei qui sottolineare anche la possibile importanza della prudenza, della calma, etc., insieme, tra l’altro, ad una vigile attenzione, ricerca, attesa, solerzia, etc., nell’accogliere il nuovo.Ho già altrove accennato ad alcuni possibili pericoli che possono sorgere nell’eventuale svilupparsi, diffondersi, di queste piste.Qui accenno, ad es., a nuovi pericoli di integralismo, lassismo, etc., di confusione, etc., perché parliamo di un discernimento che si matura in un cammino spirituale e umano, un discernimento non meccanico, prefabbricato.Certo si potrà percepire più profondamente, in tanti campi, la necessità di una formazione, di una crescita, spirituale e umana.D’altro canto tendo a pensare che già oggi non partiamo certo da zero e che si potranno trovare i modi, in diversi casi, di evitare gli svarioni più evidenti.Questi ricchi stimoli potrebbero anche, forse, suscitare, per certi possibili aspetti, più profondi rischi (non tanto a livello parrocchiale quanto, ad es., per alcuni, a livello culturale) di “uscire dal seminato”, anche se, quando preparate senza fretta, in maniera tendenzialmente adeguata, queste piste possono fornire molti aiuti per una serena, profonda, concreta, etc., crescita.

Ancora, quando si sviluppa, si diffonde, una spiritualità-cultura viva può forse, talora, aumentare il pericolo dell’ipocrisia, etc..

Sono annotazioni volanti, problematiche che non ho potuto approfondire, valutare nella loro possibile reale entità, etc..

Dalle riflessioni sulla Trinità in Cristo sviluppate in questi scritti si può (forse) conseguire che l’infinito (nel suo senso più pieno) è, appunto, trinitario e personale, Amore del Padre e del Figlio.Solo Dio è (nel senso più pieno?) infinito.Inoltre, pur essendo infinito, può, forse, sotto certi aspetti, “aumentare” (o trovare in qualche modo dei limiti) all’infinito, con la creazione.Ma, sotto altri aspetti, si può, forse, anche dire che questo infinito in questione “contiene” tutto, anche la creazione.Si possono forse intuire diversi possibili spunti anche, ad es., con riguardo alla logica, che forse, talora, anche quando considera (in qualche modo) Dio, lo fa con “schemi” platonici o, forse, ad es., aristotelici, e non, invece, sempre più profondamente, per vie trinitarie (personali, etc.) in Cristo.

Quarto p.s. a Su alcune possibili impostazioni…

 

 

 

In questa sempre rinnovata spiritualità-cultura, di cui vado proponendo alcuni possibili piste, etc., la definizione di “diritto naturale” viene, forse, ad assumere più chiaramente il significato di  diritto che tende a riconoscere, a salvaguardare, etc., (per quanto al diritto stesso può giustamente, equilibratamente, etc., competere) la natura della realtà, del suo vivere, etc..Dunque la definizione in questione viene a perdere qualsiasi sfumatura che possa, ad es., riferirsi ad una qualche forma di naturalismo, al quale si possa poi in qualche modo sovrapporre una realtà sovrannaturale.

Diritto naturale nel suo possibile sotto certi aspetti rinnovato significato può forse venire più chiaramente ad indicare al tempo stesso l’esistenza di una natura (ad es.umana) e anche la necessità, la possibilità, di scoprirla sempre più profondamente, articolatamente, equilibratamente, etc., in una vissuta (noi cattolici sappiamo: vissuta da tutti, credenti o meno, nello Spirito di Cristo) ricerca, in un dialogo, etc., personali, comunitari, etc..Inoltre si potrebbe forse più facilmente intendere come questa natura possa essere sempre più compresa con il contributo di tutti ma, ad es. per noi cattolici in modo esplicito, tendenzialmente in modo pieno solo in, verso, etc., Cristo (nella Chiesa cattolica).

Sarebbe, anche, forse, così più evidente che non esiste una concezione neutra, ad es., dell’uomo, ma che è necessario appunto cercare di comprendere sempre più pienamente, equilibratamente, articolatamente, etc. la natura, ad es. umana, e come, per noi cattolici in modo esplicito, solo in (una vita in), verso, etc., Cristo, Dio e uomo, si può sempre più realizzare tutto ciò.Inoltre proprio questa comprensione (col contributo di tutta l’umanità, etc.) in Cristo sempre più articolata, equilibrata, etc., può aiutare ogni persona, aggregazione, etc., a comprendere, affrontare, etc., in modo sempre nuovo tante problematiche, etc. (con ciò stesso orientando, in qualche modo, sotto certi possibili aspetti, a Cristo).

Dunque, ad es., la natura umana può essere sempre più riconosciuta, per quanto riguarda, ad es., i diritti fondamentali, da ogni uomo; al tempo stesso la Chiesa cattolica può aiutare (in uno scambio, sotto certi aspetti reciproco, in Cristo) l’umanità nel riconoscere sempre più, con equilibrio, ad es., i diritti fondamentali (si pensi, ad es., all’uguaglianza delle persone umane).

Ancora, il diritto non è, dunque, quasi una religione civile (naturale), magari in varia misura neutra, etc.: esso, tra l’altro, tende (dovrebbe tendere) a rappresentare tutti quei valori, etc., che vanno difesi, etc., perché ogni persona, comunità, etc., possa vivere, crescere, etc., liberamente, serenamente, etc..Tale diritto sarà dunque tanto più profondamente, articolatamente, equilibratamente, etc., sviluppato quanto più mature, articolate, equilibrate, etc., saranno le (vissute, personalmente, comunitariamente, etc.) spiritualità, culture, che lo ispirano.Uno stato “neutrale”, invece, può deresponsabilizzare in varia misura le persone, non stimolarle ad una ricerca profonda, anche sempre più articolata, equilibrata, etc., (e dunque non, in vari casi, modi, etc., più o meno consapevolmente “da rifuggire”, etc.), etc., dei valori, della vera vita, etc., può anche stimolare maggiormente gli “egoismi” (individualismi? Dunque tra virgolette perché non è un giudizio), assurti, talora, con altri nomi, a costituire alcuni tra i pochi obiettivi possibili (perché sarebbero (in vari casi interpretati come) “diritti di libertà” e non -talora, ad es., integraliste, o astratte, etc.- religioni, filosofie) dell’agire anche politico.Inoltre chi vorrebbe contribuire ad una costruzione profonda della società si può vedere talora, tra l’altro, sotto certi aspetti, in varia misura annullato nelle sue aspirazioni dal moloch dello stato neutrale e può (anche venire indirizzato a) tendere, talora, a scaricare questa frustrazione (invece che sulla neutralità, etc.) sulla forma democratica (pur non vedendone di migliori e dunque sperimentando una, in qualche misura, “ineluttabile impotenza”).Forma democratica che più facilmente, in questa situazione di “vuoto”, può apparirgli, tra l’altro, strutturalmente soggetta al gioco degli interessi.In realtà comprendendo sempre più profondamente che sono le culture, etc. (vissute, etc.), e non una inesistente “neutralità” ad ispirare il diritto, etc., si potrebbero intuire nuove vie, nuovi spazi, nuovi stimoli, etc., per la ricerca sempre rinnovata, sempre più equilibrata, articolata, etc., della verità, etc., per la responsabilità, etc., nella vita democratica.In questa direzione possiamo intuire anche, ad es., un nuovo atteggiamento verso i valori, etc. (meglio compresi nella loro natura, ad es. non -sempre?- frammentabile), verso le varie espressioni della vita civile, come ad es., la scuola, etc..Ne ho trattato altrove.Possiamo dunque osservare che un sempre nuovo chiarimento (in una sempre rinnovata spiritualità, cultura, etc.) sulla possibile vita della democrazia, etc., può, tra l’altro, aiutare a comprenderne i problemi, le stesse situazioni contingenti, etc., in maniera meno, talora, (in qualche misura) confusamente scoraggiata.Sarebbe interessante, in questo sempre rinnovato chiarimento, comprendere le strade che hanno condotto a questo neutralismo (dalla cui influenza ci si sta, da diverse parti, iniziando, ad es. culturalmente, a liberare).Ad un primo sguardo esse sembrano potersi far risalire ad in intreccio di, in un certo senso, naturali passaggi di crescita ad es., talora, nella cultura cattolica, di situazioni storiche contingenti, anche forse di “fortunati” opportunismi, etc..Anche questo possibile anticipo di analisi può contribuire a mostrare una situazione storica, ad es. in Italia, in cui un possibile continuo rinnovamento spirituale-umano-culturale, etc., in campo cattolico, potrebbe forse più agevolmente contribuire ad orientare il cammino del paese, etc..

Posso aggiungere che l’argomento che ho velocemente affrontato riguarda, anche, il senso della proposta (che è, come tutti i miei scritti, da valutare insieme, se e nella misura in cui viene ritenuta interessante) sul possibile rinnovato significato di diritto naturale: quanto alla definizione terminologica se ne potranno magari (se lo si ritenesse opportuno) trovare di migliori.

Torno invece a ripetere che può apparire forse più problematico (in una gradualmente rinnovata cultura) il conservare la definizione di stato laico perché essa sembra forse indicare con eccessiva nettezza una neutralità che, come visto altrove, non esiste, non può esistere e non è giusto che esista.

Il possibile “dinamismo strutturale” (di cui ho scritto altrove), dello spirito, dell’umanità, anche nella persona di Cristo si è, forse, esplicato pienamente in cielo.La natura umana nella sua vita terrena ha, forse, una costituzione che vela e “rivela”, anche se lo Spirito può (?) portarla oltre (e qui ci si può chiedere se, come, in che senso, in quali diversi sensi, etc., pur consci di affrontare misteri.Ricordiamo ad es. come San Paolo non sappia se il suo rapimento in paradiso sia avvenuto in corpo o “fuori del corpo”, in corpo o “senza il corpo”.Cfr. 2 Cor 12, 2-4 ) gli ordinari limiti umani.Sono appunti “volanti”.

La possibile interpretazione della dottrina della giustificazione che ho proposto in questi scritti costituisce evidentemente un possibile contributo (tra l’altro come possibile elemento del possibile contributo rappresentato da questi scritti stessi) alla comprensione di tante problematiche (anche in campo ecumenico.Ma non ho sviluppato tante possibili riflessioni che però ritengo intuibili, nello Spirito, alla luce, magari, tra l’altro, di queste possibili chiavi di comprensione: esse (possibili riflessioni) vertono, tra l’altro, sulla ricerca -più o meno consapevole- dell’uomo, di una crescita serena, sana, libera, vera, etc.).

Ecco poi, in questo e nei prossimi due paragrafi, ulteriori piccole spiegazioni degli esempi -di possibili riflessioni, etc., forse innovative (più ampiamente sviluppate in questi scritti)- riportati nello scritto precedente.

Una domanda che ponevo su questi temi si riferiva anche alla parabola del figliol prodigo e al “buon ladrone”: sono forse stati accolti dall’amore senza confini di Dio che non ha guardato alla loro sufficiente o meno coerenza ma alla loro scelta (che potrebbe, in altri casi, essere anche solo implicita), in qualche modo definitiva, di accogliere la misericordia divina?

Molti possibili approfondimenti ho sviluppato intorno a questi temi.

La possibile intuizione di fondo di tutte queste riflessioni è che lo Spirito non violenta, nevrotizza, irrigidisce, rammollisce, svuota, cervellotizza, etc. l’umanità, ma fa crescere ciascuna persona in modo appunto personalissimo, sereno, graduale, etc.: per questo ogni tipo di forzatura, rovello, etc., non è né dello Spirito né dell’umanità; lo Spirito di Cristo fa crescere l’uomo (anche, ad es., il non credente) gradualmente, in un amore (etc.) sereno, sano, sempre più profondo.Così si scopre in modo sempre nuovo lo Spirito di Cristo e l’uomo, etc..Si potrebbe forse affermare (con precisazioni varie) che è il mio “corpo”, la mia (la nostra, etc.) umanità spirituale e psicofisica, la via per comprendere sempre più lo Spirito di Cristo che mi (ci) viene (via via) donato (ne ho scritto altrove).

Anche la persona divina vive, respira, si possiede, “rientra in sé”, etc., solo nello Spirito, nell’Amore.Non è dunque possibile una consistenza autonoma delle persone divine, fuori dell’Amore.Dunque, tra l’altro, è necessaria l’origine dal Padre.Lo Spirito è l’Amore, la comunicazione, etc., tra il Padre e il Figlio.

Anche la persona creaturale può vivere, etc., solo nell‘Amore (tra il Padre e il Figlio).Quest’amore divino giunge nella persona umana anche, tra l’altro, attraverso altri esseri umani.Noi viviamo, comunichiamo (anche con noi stessi), nell’Amore trinitario in Cristo.Possiamo sempre più comprenderci tra noi, fondamentalmente, solo (sotto certi aspetti) in una sempre più profonda (anche, magari, lungo il cammino, ancora implicita) maturazione spirituale e psicofisica nello Spirito di Cristo, cercando, tra l’altro, all’opportuno, nello Spirito di Cristo, di assecondare la crescita (anche implicitamente, nello Spirito di Cristo) spirituale e umana dell’altra persona.E’ dunque una via di continuo rinnovamento, spirituale e umano, sempre più approfondito, articolato, equilibrato, etc., in cui si possono aprire sempre più mille e mille chiavi di nuova comprensione reciproca.

La persona umana può conoscere (etc.) sempre più, ad es., anche l’universo, fondamentalmente, solo (sotto certi aspetti) in questa sempre più profonda crescita spirituale e umana.Entriamo in contatto, etc., anche col mondo esterno solo attraverso le vie comunicative spirituali, umane, materiali, etc.La conoscenza può essere sempre più profonda.

Può risultare forse possibile porsi delle domande su di un’eventuale trinitarietà in Cristo (spirituale, umana, materiale, per l’uomo) anche della logica.Goedel o Tarski, ad es., nelle loro ricerche sono stati quasi costretti ad abbandonare vecchi paradigmi.Fede e “scienza” (termine tra virgolette perché da intendersi -se non, anch’esso, da modificare, etc.- anch’esso in modo sempre rinnovato, tra l’altro, come si vede in questi scritti ed anche si accenna in parte in questo paragrafo, non neutrale) si possono incontrare, arricchire reciprocamente, etc. sempre più profondamente, articolatamente, etc., in Cristo, Dio e uomo.

Si può forse sempre più profondamente porre la domanda se non ci stiamo avvicinando ad una possibile ulteriore crescita spirituale e umana in Cristo che ancora una volta (in questo sempre rinnovato cammino in Cristo nella storia) può rinnovare la vita spirituale e umana e dunque anche, tra l’altro, tante impostazioni, vie, etc., e le loro sistemazioni anche terminologiche.Ho trattato anche questa problematica della terminologia in questi scritti.

La stessa storia biblica insegna che anche quando è più diffusa una sincera, vissuta, attesa di una nuova venuta, di una nuova luce, etc., di Dio (come talora forse oggi avviene in particolare in alcuni “campi”, come quello ecumenico.E sarebbe interessante riflettere su ciò.Ad es.: si è, talora, in qualche caso, in qualche modo, relegato Dio alla sola “religione”? Ma questo può limitare, sotto certi possibili aspetti, in qualche misura, modo, chiudere la stessa “religione”) egli può venire per vie inaspettate.Si possono ammirare le figure che riconobbero il Messia nel bambino Gesù ma è necessario pregare intensamente, convertirsi (anche, come ad es. i magi, assetati di Cristo, essere sempre più disposti anche a faticare molto, compiere umili gesti di dialogo, etc., per sforzarsi di capire possibili vie nuove etc.), etc., perché non ci avvenga di esaltare queste figure e non riconoscere, accogliere concretamente, etc., la sempre nuova, multiforme, etc., venuta di Cristo.Per intercessione di Maria, vieni Signore Gesù, fa che ti riconosciamo, che ci lasciamo portare per le tue vie…

Ora questa sempre più approfondita, rinnovata, etc., attesa della sempre nuova venuta di Cristo, dell’Emmanuele, che può rinnovare tutta la vita spirituale e umana ci può rendere sempre più consapevolmente, attentamente, responsabilmente, etc., partecipi (anche se servi inutili), in Cristo, della storia della salvezza; fratelli, come si percepisce si sentirono quelle persone che riconobbero con gioia semplice ed umile la nascita del Messia…

Questa sempre rinnovata, approfondita, etc., attesa potrebbe, forse, nel tempo, costituire un grande dono per tutti i cristiani, di tutte le confessioni, un dono che potrebbe, tra l’altro, aprire i cuori (le menti, etc.) sempre più profondamente.Si può supporre, forse, che, nel tempo (e magari, almeno ad un criterio di saggezza umana, anche troppo velocemente), potrebbe svilupparsi questa speranza sempre più approfondita ma al tempo stesso è forse più saggio (nel tentativo dell’operare umano) che vi si giunga (con riguardo a chi potrebbe riceverne confusione) attraverso un sempre rinnovato, graduale, etc., cammino di crescita spirituale e umana perché l’attesa del nuovo può finire, forse, talora, per disgiungersi in varia misura dalla fede, dalla carità, etc., può, finire, forse, talora, per diventare uno stimolo alla confusione.Un cammino, dunque, in cui, tra l’altro, si possa venire, in un certo senso, introdotti gradualmente, etc., con saggezza, in una rinnovata speranza (anche attraverso una sempre rinnovata, vissuta, esperienza spirituale e umana, etc., anche, tra l’altro, dello svilupparsi profondo, sempre meglio “centrato”, etc., anche di questa sempre rinnovata speranza, solo nella comunione spirituale e umana in Cristo, nella Chiesa cattolica).

E potrebbe forse toccarci, farci riflettere, etc., profondamente, scoprirci ad attendere sempre più profondamente la venuta di Cristo in un misterioso avvicinamento, tra l’altro, sotto certi possibili aspetti, con il popolo ebreo, che attende ancora (forse in “vari modi”) il Messia.Un possibile avvicinamento (anche questo da manifestare con prudenza, etc., tendendo conto di tante problematiche, di tanti possibili pericoli) che, forse, può (a suo tempo?) rivelarsi fecondo anche per il popolo ebreo (anche, magari, per vedere in modo sempre rinnovato il suo rapporto con Gesù Cristo).

E non potrebbe magari in qualche modo questa sempre rinnovata speranza spirituale e umana (manifestata saggiamente, “a suo tempo”, etc.), etc., contribuire a comprendere (e ad aiutare a comprendersi) sempre più profondamente, equilibratamente, etc., coinvolgere, diventare sempre più, in qualche modo, anche esperienza, responsabilizzare, etc., anche alcuni (almeno?) non credenti? L’Amore di Dio rivelato in Cristo può entrare nella storia sempre più (in un certo senso?) profondamente, divinamente, umanamente, etc..

Forse, tra l’altro, è necessario fare attenzione a parlare di “radici cristiane”, forse ci si può esprimere, con equilibrio, etc., più adeguatamente, perché Maria, Cristo, sono vivi e camminano con noi nella storia, in una meravigliosa esperienza di fede…

E’ evidente che, se queste possibili riflessioni possono rivestire un qualche interesse, sarà necessario, tra l’altro, riflettere (anche qui a tutto campo e con le attenzioni, etc., specifiche, etc.), come accennato (qui e altrove), anche sui possibili pericoli, sulle vie più adeguate (su questo, in particolare, anche in modo specifico, ho tentato, di fornire estesamente possibili  contributi in questi scritti), etc..

Tendo comunque a pensare che sia, forse, preferibile che chi sicuramente non ne riceve confusione (e non la crea) cresca, se e come Dio vuole, in questa sempre rinnovata speranza e agisca, se e come Dio vuole, verso gli altri con prudenza, contribuendo a sviluppare e a trasmettere gradualmente una sempre rinnovata spiritualità divina e umana.

Nuovi appunti “volanti”

La sempre più approfondita, rinnovata, attenzione alla sempre rinnovata venuta di Cristo può lasciare sempre più intuire come Cristo stesso può donare un discernimento sempre più profondo che, se Dio vuole, può, nello Spirito, rinnovare tutta la vita spirituale e umana, personale, comunitaria, culturale, civile, etc..In questa direzione, tra l’altro si potrà sempre più profondamente intuire che “Dio è più grande del nostro cuore” (1 Gv 3, 20), che l’amore di Dio è meraviglioso, capace di farci crescere con impegno, serenità, equilibrio, etc..Si potranno forse, talora, più facilmente accettare i limiti dei cristiani ed anche della Chiesa perché essa stessa (forse?) si potrà riconoscere sempre più profondamente in cammino con Maria, con Cristo, nella storia.

Questo (possibile?) centrarsi sempre più profondamente, spiritualmente, umanamente, culturalmente, etc., in Cristo, potrà stimolare (come ho rilevato più approfonditamente altrove) una sempre più intensa conversione spirituale e umana, una sempre più profonda sete di Cristo del suo Amore, della sua Luce, etc..

L’attuale, talora, non essere sempre più pienamente, spiritualmente, umanamente, culturalmente, etc., centrati in Cristo può in vario modo rallentare una conversione, una crescita, intense.L’aspetto spirituale che, forse, talora, può emergere con più evidenza, è un possibile meno accentuato desiderio di comprendere sempre più profondamente, spiritualmente, umanamente, etc..Talora sembra si possa fare tranquillamente a meno di raccogliere stimoli, di dialogare con chi ne è portatore, di cercare con intensità; non si intende che si tratta di una cammino di crescita spirituale e umana, etc., che, dunque, tra l’altro, rivela sempre più profondamente Dio, il suo Amore, la sua Luce, etc..Anche tra persone di profonda spiritualità non sempre si trova una profondissima sete non solo di Amore ma anche di Luce (più pienamente spirituale e umana, in Cristo) di Dio.

Si può, talora, trattare di una certa tendenza ad una qualche forma di staticità spirituale e umana, della quale, in un certo senso, è necessario conservare gli aspetti in qualche modo prudenziali, etc.. ma che può in mille modi limitare una più piena crescita.

Ho osservato altrove che spiritualismo, intellettualismo, pragmatismo, possono, talora, in varia misura, risultare alcune tra le possibili conseguenze degli aspetti da rivedere di una sempre rinnovata “centratura” spirituale e umana in Cristo.Queste possibili difficoltà possono forse, talora, accentuare il pericolo delle chiusure, delle caste, dei circoli di potere: potremmo osservare che, forse, questo è avvenuto alla venuta di Cristo.Si lasciava a Dio l’amore e “l’uomo” riservava in qualche modo per sé la luce.Non è avvenuto, sotto certi possibili aspetti, così anche all’inizio? “Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male” (Gen 3, 5).E Cristo stesso dice: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno ma non le sarà dato alcun segno fuorché il segno di Giona” (Lc 11, 29).

L’invocare (come mi pare stia in modo rinnovato avvenendo) sempre più intensamente, nell’abbandono sempre più profondo in Dio, la sua venuta, non solo il suo Amore, ma anche la sua Luce spirituale e umana in Cristo, Dio e uomo, etc., può costituire una sempre rinnovata apertura alla grazia di Dio, al suo entrare nella storia per le sue vie misteriose (e, forse -talora?- sempre più divine e umane).Tra l’altro può favorire una sempre più profonda preparazione spirituale, umana, etc., a non abboccare, a (attentamente) discernere, a proteggersi, etc., comunitariamente uniti in Cristo, dai possibili attacchi del demonio che si possono, forse, talora, ad es., verificare proprio quando, dove, etc. Cristo vuole venire a rinnovare la vita delle persone,  delle comunità, del mondo.

Immacolata e Assunta

 

 

La proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione e il concilio Vaticano primo, nel quale, tra l’altro, è stato proclamato il dogma dell’infallibilità papale, si possono forse leggere come eventi che scaturiscono da un’ispirata richiesta d’aiuto, da un rinnovato, approfondito, etc., affidamento, etc., a Maria e a Dio di fronte ai problemi emergenti nella storia.Si può forse leggere dunque in questi eventi il sempre preveniente amore di Maria, di Dio che ci accompagnano, etc., nella storia.Cristo continua, nello Spirito, il suo (nella storia, tendenziale?) sempre rinnovato resuscitare gli uomini, in un certo senso rinnovando (tendenzialmente?) sempre più pienamente tutta la vita spirituale e umana.

Si tratta dunque, tra l’altro, di comprendere sempre più profondamente le vie, i modi, etc., dell’incontrarsi di Cristo con la persona umana, etc..E’ dunque anche la storia stessa, sotto certi possibili aspetti, che può stimolare a cercare sempre più profondamente Cristo, i suoi aiuti, ed anche il suo autentico incontrarsi con ogni persona, etc..Dunque, sebbene sia importante lasciare gli adeguati margini di libertà alla ricerca spirituale e umana ed anche, tra l’altro, alle manifestazioni personali, originali, etc., ecco, può apparire sempre più evidente che vi è però una verità circa la vita dell’uomo in Cristo, verità che nessuno può ritenere di tenere pienamente in pugno (motivo importante per valutare il pluralismo una ricchezza), ma che va cercata intensamente, attentamente, umilmente, etc., in Cristo perché è appunto la storia concreta a far emergere (tendenzialmente) sempre più chiaramente le difficoltà che possono scaturire in tanti aspetti della vita, della cultura, etc., da impostazioni spirituali e umane non sempre più profondamente, equilibratamente, etc., centrate, nello Spirito, in Cristo, Dio e uomo; e come invece un sempre più profondo, equilibrato, etc., centrarsi vitalmente, in Cristo, etc., possa rinnovare sempre più tutta la vita, la cultura, etc..

E’ forse interessante osservare che questa sempre nuova via di sintesi spirituale e umana se può, talora, incontrare difficoltà nell’essere sempre più profondamente intuita sta però, tendenzialmente, continuando ad approfondirsi in tante risposte concrete, ad es., circa: problemi dottrinali (ad es. Filioque); problemi della dottrina sociale (ad es. democrazia e valori); problemi inerenti al rapporto tra fede e scienza (ad es. si intuisce sempre meglio il possibile rapporto tra ontologia e scienza, e logica, etc.); il sempre rinnovato (ad es. in certe correnti psicologiche cattoliche) intuire il rapportarsi tra  Spirito di Cristo, spirito, psiche e corporeità nell’uomo; una rinnovata ricerca di una sempre rinnovata visione integrale della spiritualità, della cultura, delle loro articolazioni, etc.; il continuo rinnovarsi di una pastorale attenta alla persona; alcuni fermenti ecumenici; il rapporto tra i vari aspetti della speranza;  etc..

E’ una strada, come ho osservato altrove, che, forse, potrà aiutare a comprendere le ragioni di chi non vuole rischiare di rinchiudere Cristo e la sua sempre nuova venuta in limitati ragionamenti umani e di chi sottolinea magari appunto, talora in modo schematico, riduttivo, la necessità di tener conto, non solo in qualche modo implicitamente, dell’umanità dell’uomo.Orientamenti che non possono venire, per amore di pace, considerati troppo semplicisticamente complementari, ma che invece possono stimolare una più approfondita, umile, intensa, ricerca, comune.Anche in questo senso sembra talora di avvertire un dibattito più intenso che nasce appunto, talora, da una più profonda consapevolezza dell’importanza di queste problematiche.

Sarà forse nel tempo che apparirà sempre più chiara l’esigenza di andare al (possibile?) nocciolo della questione, anzi che si intuirà sempre più chiaramente, diffusamente, che forse esiste un nocciolo della questione (come, sempre più profondamente da trovare, chiave, in Cristo, di tutte queste ed altre problematiche), che consiste forse appunto nel valutare sempre più profondamente (e non dando nulla per scontato) il rapportarsi concreto dello Spirito di Cristo con l’uomo (visto, mi pare, nella sua natura spirituale, psichica, corporea).Dalla sempre più chiara, nello Spirito di Cristo, intuizione vitale delle articolazioni fondamentali e del loro sempre più autentico connettersi, si possono sempre più, vitalmente, chiarire tante problematiche in tanti campi della vita, della cultura, etc..Dunque tante scoperte in tanti campi non nascono dal caso ma (anche) dal sempre più profondo essere centrati (in una vita in Lui vissuta) spiritualmente, umanamente, etc., in Cristo che fa vedere in modo sempre nuovo ogni cosa (il che non esclude, come ho osservato altrove, una successiva riflessione, sempre più profondamente, equilibratamente, etc., collegata con la vita concreta, etc.; dunque una riflessione a tutto campo sempre più piena e profonda e sempre meno un più riduttivo, etc., ragionare a tavolino).E’ importante dunque comprendere, nello Spirito di Cristo, che è necessario cercare sempre più, in Lui, questo sempre più profondo, equilibrato, etc., centrarsi spiritualmente, umanamente, culturalmente, etc., in Cristo stesso.La possibile “era dell’Immacolata e dell’Assunta” ci può, forse, apparire allora come un’epoca in cui Maria, Cristo, nel sempre più profondo dono dell’Amore di Dio, della fede, della speranza in Lui, tra l’altro, ci donano l’intuizione e ci conducono verso un ancora una volta sempre rinnovato discernimento, sempre più divino e umano, che può incidere profondamente nella vita personale, comunitaria, etc., in ogni suo aspetto.Si può sempre più profondamente intuire come solo Cristo può farci comprendere sempre più profondamente il nostro tempo proprio non facendoci essere, in un certo senso, solo figli del nostro tempo.Solo Cristo ci può fare uscire profondamente da una certa, talora, ripetitiva e preordinata banalità che può nascere più o meno inconsapevolmente (in profondità) dalle, talora, in qualche modo statiche categorie (profonde) del nostro tempo, che condizionano la nostra vita.

Sarà dunque, forse, sempre più chiaro che solo Cristo può aprire sempre nuovamente i cuori, le menti, al desiderio del suo Amore, della sua Luce, al dialogo profondo, etc.; ci si potrà accorgere sempre più chiaramente che senza il rinnovato dono del suo Spirito possiamo non comprendere (non dialogare, etc.) chi magari già indica (cercando di farlo con amore, rispetto e certamente nell’obbedienza) piste nuove e che forse ancora una volta Cristo, in qualche caso, ha atteso che fosse la storia umana concreta a far maturare (dove, come, quando, etc., Dio vuole, e l’uomo risponde positivamente) nello Spirito una (possibile) vita nuova che, nel dono di Dio, nella preghiera, nel guardare sempre più profondamente a Maria, etc., nel dialogo, nella ricerca intensi, etc., si poteva forse, magari, accogliere prima.

E potrà forse, in un certo senso, rivelarsi sempre più questo il nucleo più profondo di una nuova crescita (potenzialmente ricca di sviluppi a tutto campo) nella storia: il sempre più profondo, spirituale, umano, “culturale”, etc., desiderio, dono dello Spirito, di una sempre rinnovata venuta di Cristo, Dio e uomo, del suo Amore ma anche della sua Luce, dell’Emmanuele, che “fa nuove tutte le cose” (cfr Ap 21, 5).

Questa sempre rinnovata sete potrà forse comportare una sempre più profonda responsabilizzazione: tra l’altro anche chi, oggi, avverte più consapevolmente la necessità di valutare con attenzione, di ricercare sempre più approfonditamente, etc., le impostazioni fondamentali può, talora, in qualche caso, proprio per una certa, talora, diffusa disabitudine, sentirsi, in varia misura, meno responsabile dello sviluppo concreto, personale, comunitario, anche, ad es., in un dialogo dal vivo, di questa (integrale) ricerca, magari, talora, tra l’altro, temendo, ad es., di scavalcare competenze che, in questa ricerca integrale spirituale e umana, personale e comunitaria, probabilmente (come in parte ho già osservato altrove), talora, possono essere, in Cristo, anch’esse riviste, connesse in modi nuovi, etc.. E certamente è comunque necessario che queste sempre rinnovate consapevolezze si diffondano (anche attraverso coraggiose sollecitazioni) perché questa più approfondita ricerca personale e comunitaria possa sempre più pienamente svilupparsi concretamente.

E’ forse possibile che Maria, Cristo, vengano, nella storia, ad aprire (in un certo senso) sempre più profondamente (spiritualmente, umanamente, culturalmente, etc.) i cuori, le menti, conducendoci verso un divenire sempre più profondamente una Chiesa dove si è personalmente, comunitariamente, etc., vigili, in ricerca, in attesa della sempre nuova venuta di Cristo affrettando, collaborando, sempre più profondamente alla sua opera.

Brevemente, perché ne ho trattato altrove: tendo a pensare che l’arte possa costituire un frutto altissimo di una spiritualità, umanità, cultura, etc. sempre più profondamente, equilibratamente, centrate in Cristo.Per questo oggi è certamente importante dialogare con l’arte contemporanea, ma ciò non toglie che se ne debbano vedere sempre più profondamente anche le possibili problematiche.Può, in questo senso, risultare interessante che vi sia un dialogo prima della creazione dell’opera tra teologi, artisti, etc., ma questa rischia al tempo stesso di essere la fotografia dei, talora, problemi attuali.

Nella straordinaria bellezza del romanico, del gotico, si può forse osservare che anche lo scalpello, anche l’impalcatura, dopo più di mille anni di fede comune, erano, in qualche modo, espressione, pur con tanti limiti che dovevano emergere sempre più, della cristianità.Ma oggi questa cultura non si può unificare, alimentare, etc., senza le necessarie, vitali, esplicitamente consapevoli, sempre più profondamente scoperte, articolazioni; è proprio questa una delle principali cause della crisi della cristianità di allora.

Vivendo invece solo implicitamente queste sempre rinnovate articolazioni se ne è meno consapevoli, si vedono meno chiaramente tante cose, si è, sotto certi possibili aspetti, meno chiaramente, equilibratamente, integralmente, indirizzati, stimolati, ad una vita in Cristo.In definitiva possiamo osservare che non è possibile cercare una sempre rinnovata, concreta, vitale, personale, etc., unificazione della vita, della cultura, etc., in Cristo senza, tendenzialmente, rendersi conto dell’importanza di affrontare esplicitamente questo problema.Senza, tendenzialmente, accorgersi sempre più profondamente dei possibili errori (rigidità, astrattezze, chiusure, riduzionismi, razionalismi, meccanicismi, settorialismi, schematismi, etc.) che da questa più o meno marcata disattenzione o, ad es., e oggi forse, talora, più, in varia misura, pesantemente, da una troppo riduttiva, schematica, etc., interpretazione possono derivare in tutti i campi.Possiamo, tra l’altro, osservare che non valutare importante  il ricercare esplicitamente (e sempre rinnovatamente)  le connessioni evidentemente può comportare dunque anche, tra l’altro, un qualche allentamento, una minore responsabilizzazione, partecipazione, etc., comunitaria, etc., in Cristo (perché, appunto, è meno equilibratamente cercato, stimolato, il collegamento, in Cristo, tra i vari aspetti della vita): ecco un altro possibile profondo aspetto ad es. dell’arte romanica.

E non è questa, la sempre rinnovata ricerca delle connessioni (che, come detto più volte, nasce da e comporta evidentemente la ricerca sempre più intensa di Dio e dell’uomo in lui), una possibile risposta all’obiezione che in questo mondo globalizzato e plurale una sempre rinnovata spiritualità, cultura cattolica potrebbe incontrare non indifferenti difficoltà? Non potrebbe accadere (pur con tutti i problemi, etc.) e forse in parte non sta già accadendo che questa sempre più viva ed equilibrata (aperta, etc.) tendenziale unificazione (possibile solo in Cristo) può sempre più rappresentare, tra l’altro, una forza trainante, un sempre più sereno, profondo, equilibrato, etc., punto di riferimento, di coinvolgimento, di, in qualche modo, comunione, familiarità (nel Padre, nello Spirito, in Cristo), etc., anche per molti che non credono?

Si possono forse, in molti sensi, intuire possibili sempre rinnovate, feconde, vie per una spiritualità, cultura, arte che comprenda (viva, etc.) sempre più profondamente Dio, l’uomo, il mondo, etc., in Cristo.

Una spiritualità, cultura, etc. che tende in maniera sempre più viva, equilibrata, verso una sempre rinnovata, armonica, aperta, etc., unificazione in Cristo può sempre più aiutare (con equilibrio, etc.) ogni cattolico (ma, a modo suo, in un certo senso, ogni persona) a sentirsi partecipe della storia della salvezza, in attesa, in ricerca, insieme agli altri della sempre nuova venuta di Cristo; sempre più stimolato a guardare oltre il proprio orticello anche di bene, a vedere, a scoprire, sempre più, in Cristo la comunione, i collegamenti, il rivelarsi sempre più profondo di Cristo in ogni aspetto della vita personale, comunitaria, territoriale, etc..Cristo può venire tendenzialmente sempre più, nello Spirito, a smuovere tutte le (anche inconsapevoli) forme, personali, comunitarie, etc., di staticità, di ripiegamento, etc..

Preghiamo, se è nella volontà di Dio, con l’intercessione di Maria che Cristo affretti la sua sempre nuova venuta; ma se desideriamo questo chiediamoci vivamente, intensamente, cerchiamo insieme con intensità, umiltà, apertura sempre più integrale di cuore, di mente, etc.,  di comprendere per quali vie spirituali, umane, etc. il Signore ci chiama a crescere, a collaborare, etc..Preghiamo incessantemente che si compia in noi non la nostra ma la volontà del Padre.

Ci conforti sempre l’amore di Maria che ci partorisce alla vita insegnandoci a chiamare (sempre più profondamente, spiritualmente, umanamente) Dio Abbà.

Ancora domande

 

 

 

Una prima domanda concerne la misericordia divina.Ne parliamo ma, talora, sembra che non tentiamo di chiarirne più approfonditamente, concretamente, etc., diversi possibili aspetti.Perché avviene tutto ciò? Perché trattiamo di un mistero? Perché temiamo di scivolare magari perfino nell’eresia o, ad es., in qualche forma di rigidità o, al contrario, di faciloneria? Perché sono temi che diamo per scontati e non ci accorgiamo che invece nel cammino in Cristo forse possiamo approfondirli sempre più? Perché, magari, i diversi tipi di impostazioni fondamentali oggi, in qualche caso, più diffusi, possono forse, in varia misura, condurci, talora, ad es., a non incarnare più profondamente il discernimento o a non stimolare più profondamente il sorgere di queste domande dalla vita concreta?

Molto si potrebbe forse riflettere su queste (ne ho accennate solo alcune) problematiche.Sembra opportuno anche in questi casi un sempre rinnovato dialogo, sincero, aperto (anche qui, tra l’altro, una sempre rinnovata e approfondita parresia).

Sulla misericordia ho già altrove (quando scrivo “altrove” mi riferisco sempre a questi scritti “Alla ricerca della vita vera…”) posto diverse domande.Qui ne pongo una (probabilmente non innovativa, vedi ad es., se non interpreto male, la “felix culpa” di sant’Agostino) se sia corretta la mia (ad es.?) interpretazione dell’episodio della pesca miracolosa in Lc 5, 1-11 secondo la quale lo stupore (la commozione, etc.) degli apostoli è dovuto anche al fatto che l’aver gettato le reti sulla parola del Signore ha trasformato in vita piena non solo per sé ma per il mondo intero (sotto certi possibili aspetti rappresentato dalla folla presente) quella notte gestita di testa propria (lo si vede forse, ad es., anche dal fatto delle barche vuote e dei pescatori che lavano le reti mentre Cristo parla alla folla) e non in Dio.Che sia bastato un, in definitiva, piccolo gesto (rispetto ad es. a tutta una notte di lavoro), una  “piccola decisione” di abbandono in Dio per, in un certo senso, trasformare in (possibile) vita anche la storia (anche, in un certo senso, passata) propria e del mondo.

Ho accennato altrove alla continua ricerca delle “mani” che Cristo ci tende per la crescita.E’ vero che il Signore va ben al di là di quello che comprendiamo ma ciò non ci esime dal non dare nulla per scontato, da un continuo approfondimento spirituale, umano, etc..

Circa, ad es., l’ascolto della Parola, in una continua crescita spirituale e umana possiamo sempre più, tendenzialmente, renderci conto di tante cose..Ne cito alcune (altre, ad es., emergono da questi scritti) brevemente (e dunque con molti sottintesi) e un po’ alla rinfusa (e da valutare secondo le situazioni concrete, etc.): il bisogno delle persone, tra l’altro, di essere aiutate a capire il senso, il dono, etc., della  Parola di Dio in generale e (evidentemente nell’incontro comunitario in qualche modo) nella loro vita personale, comunitaria, etc., in particolare; dunque il dialogo sulla Parola con la conduzione (almeno, possibilmente, per i formatori dei formatori?) di un esperto formatore spirituale e umano; il vivere liturgicamente (anche, tra l’altro, nell’allestimento: io predispongo un tavolo con la tovaglia con su la Bibbia, il pane, il vino, una candela accesa), come una forma di meditazione-preghiera, questo dialogo con Cristo, in Cristo, etc.; qualche minuto (prima del dialogo e dopo la lettura -ad alta voce, da parte di una persona del gruppo- ad es., della, delle pericopi, cursive, del vangelo) di ascolto personale, nel silenzio; la possibilità anche di risonanze; ritengo tra l’altro che, specie all’inizio di un cammino, sia bene rispettare il tempo prefissato di un’ora e trenta; così dopo il primo anno in cui i primi dieci minuti sono dedicati all’attesa dei ritardatari e sono utili per accogliersi, negli anni successivi (in cui le persone hanno già cominciato a fraternizzare, anche, ad es., con la meditazione-dialogo stessi, con i ritiri, i momenti di condivisione, etc.) nei primi dieci minuti (ad es. dalle ore 21 precise) recitiamo uno schema di compieta con uno spazio per le invocazioni, intercessioni, etc., spontanee.Naturalmente, dato il contesto liturgico, iniziamo l’incontro con il segno della croce (recitiamo anche una preghiera allo Spirito Santo, direttamente prima della lettura del brano) e concludiamo l’incontro stesso con (un’ave Maria e) la benedizione finale.Quando il cammino è più avanzato si può (ponendo in un certo senso una diversa attenzione ai tempi), ad es., pregare la compieta (etc.) alla fine, come conclusione della meditazione, o si può inserire la meditazione dialogata in un contesto di preghiera (che può iniziare con l’introduzione, l’inno e i salmi dei vespri?) che si conclude con le preghiere spontanee, etc..

Sono solo alcuni possibili spunti, possibili elementi, di un cammino che, come detto, cerca, tra l’altro, di tenere conto di tante cose, in un continuo, possibile, fecondo rinnovamento, ricerca, etc., vitali di Cristo (in questo, come in tutti gli aspetti, come ho osservato altrove, della formazione e della vita spirituale e umana, personale, comunitaria, etc.) che sempre più possono svilupparsi anche grazie ad un sempre rinnovato confronto realizzato a tanti livelli.

Ho osservato altrove che una filosofia di vita che non ponga al primo posto l’amore (tra l’altro ho svolto altrove riflessioni sulla ricerca del nucleo veritativo e delle relazioni integrative tra i vari aspetti della vita, etc.) non può (?), tendenzialmente unificare la realtà tra l’altro perché, forse, fa emergere “contraddizioni” irrisolvibili.In realtà solo nello Spirito di Cristo si trovano sempre più le sempre nuove domande e le sempre nuove risposte.Come ho osservato altrove, la stessa “logica” (?) è (in tutte le sue -anche magari da scoprire, etc.- forme) sempre (da parte dell’uomo) in costruzione e sempre più scopriamo che è Cristo che ci conduce, solo ciò che è di Cristo (Dio e uomo) nella conoscenza (e nella vita) umana, etc., può validamente restare, approfondirsi, etc..Domando allora se può il computer (una sempre più profonda e, qui, anche tecnicamente potente, etc., “logica” e, talora (?), ad es., l’interazione con l’uomo, etc..E’ evidente che qui bisogna fare attenzione all’umanità, alla coscienza, al vero, umano modo di conoscere, di vivere), in qualche modo (e magari sempre più), sotto certi possibili aspetti, etc., evidenziare (ma se potrebbe e, magari in qualche misura, non lo fa, anche questo può, in un possibile confronto, emergere, risultare interessante), ad es., possibili “contraddizioni” nelle varie filosofie (personali, comunitarie, etc.), o, ad es., sviluppare possibili concatenazioni da nuclei veritativi originari (quanto ad es. ben centrati, articolati, essenziali, etc.?) etc. in rapporto alla vita concreta, etc..Immaginiamo, magari, sotto certi possibili aspetti più umanamente, un computer capace (ma con quali criteri spirituali, logici, tecnici, etc.? Ecco una possibile (?) pista di confronto, di ricerca di anche nuove (?) vie di “collegamento”, di interazione, etc., tra spiritualità, umanità, vita concreta, pensiero, logica, etc.), ad es., di produrre dei films (tra l’altro dunque facilmente modificabili.Magari anche in un libero confronto tra diversi selezionatori dei possibili nuclei veritativi, etc.) di come può vivere interiormente nella vita concreta un seguace di una certa religione (di una certa più specifica spiritualità, cultura), etc., filosofia, etc..

Sempre da profano domando, ancora, se magari, ad es., potrebbe risultare possibile e utile rilevare in qualche modo (e sempre più facilmente, rapidamente, etc.) statisticamente (e sempre più) approfonditamente (spiritualmente, culturalmente, tecnicamente, etc.), etc., i temi, i problemi, le vie, etc., emergenti nella società (ad es. attraverso i giornali, la cultura, vari tipi di “documenti”, etc.), le loro possibili relazioni, anche come possibili stimoli per nuove intuizioni, etc., o per accorgersi di problematiche, di intuizioni nuove già emerse che però non sono ancora state recepite da molti.

Così domando se qualcosa del genere è già stato pensato (ad es. non settorialmente, o circa aspetti della vita però da interpretare in un sempre rinnovato sguardo vitale (in Cristo) a tutto tondo, etc.), se si possono comunque sviluppare in vari campi, etc., queste varie possibili piste, etc..

Posso qui anche osservare (velocemente perché non credo in questo di dire cose nuove) che la combinazione delle parole può riscrivere perfino il vangelo o, per porre un altro esempio, la combinazione dei numeri (che sono anche parole) scrivere (talora anche, sotto certi aspetti, risolutivamente su un piano pratico?) importanti formule ancora ignote.

Siamo comunque, sotto certi possibili aspetti, agli albori di una sempre rinnovata interazione (quelli qui proposti sono solamente possibili e del tutto “profani” stimoli ad un’integrale, vitale, aperta, etc., ricerca), etc.., con la tecnica, con la scienza, etc., che potrà in vario modo influenzare la vita, la conoscenza, la ricerca umana, i rapporti dell’uomo con Dio, con sé stesso, con gli altri, col mondo, etc..

In questo senso, tra l’altro, l’interazione, la possibile varia “commistione” di umano, animale, tecnico, etc., gli sviluppi della scienza, della tecnica, etc., possono suggerire la necessità di prevedere e prevenire il più possibile tanti pericoli e possono al tempo stesso, tra l’altro, suscitare molte interessanti riflessioni, spirituali, umane, “scientifiche”, etc..Una sempre rinnovata spiritualità, umanità, cultura, vitalmente a tutto campo, sempre meglio “connessa”, aperta, etc., può sempre più apparire, tra l’altro, come una via per uno sviluppo integrale sempre più stimolante, sempre più, tendenzialmente, attento, consapevole dei possibili errori, limiti, nelle impostazioni, etc., della ricchezza delle piste, dei pericoli, etc.. E’ allora forse interessante osservare che, sotto certi possibili aspetti, potrà forse essere, metaforicamente, il computer a porsi, e a stimolare l’uomo a farlo, in una sempre più profonda attesa, spirituale, umana, etc., di Dio, di un sempre più profondo, anche concreto, dal vivo, dialogo dell’uomo con l’altro uomo, etc..

 

P.S. ad Ancora domande

 

 

 

Se (?) la storia stessa (con i dovuti distinguo, in Cristo) sta conducendo la Chiesa verso una possibile sempre rinnovata, libera, etc., via di sintesi spirituale, umana, culturale, etc., che potrà stimolare la crescita, l’impegno, etc., dei credenti, etc., ci si può chiedere, in questo possibile contesto, quali potrebbero essere gli sviluppi culturali, etc., nel mondo non credente (ne ho già trattato in parte altrove).Potrebbe rivelarsi sempre più determinante la ricerca di un adeguato “nucleo” filosofico originario tra l’altro perchè si può presentare il “rischio”, per i non credenti, che le esperienze storiche precedenti impediscano di lasciarsi troppo facilmente ingannare da pericolose illusioni ed inoltre (tra l’altro) perchè potrebbe (?) apparire sempre più evidente, in diversi casi, che non qualsiasi nucleo esistenziale può operare una sempre più adeguata sintesi della cultura, della vita, etc..

Potrà allora, magari, accadere di tentare una sintesi (più verosimile anche se non, tendenzialmente, viva, duratura, piena, efficace, etc., come una sempre nuova via di sintesi in Cristo) sulla via di un amore definito e vissuto solo a livello umano? Non potrebbe risultare allora, questa, un’ulteriore tappa di avvicinamento al cristianesimo? Come dire, da parte non credente, che anche su questo avevano ragione i cristiani? Ci si può dunque domandare se la storia non ci sta, sotto certi possibili aspetti (da valutare in un contesto generale) gradualmente  conducendo verso una possibile rinascita cattolica.Rinascita nella continua riscoperta di una spiritualità sempre più divina e umana che potrà contribuire a, come ho osservato altrove, “mettere -sotto certi possibili aspetti positivamente- in movimento”, ad es., anche l’ortodossia cristiana ed il mondo protestante.

Rinascita che, ancora, potrebbe trovare nell’Italia cattolica un importante centro propulsore.In questo senso anche sul piano più strettamente politico sembra, sotto certi possibili aspetti, che la storia stessa stia in qualche modo (con molte, talora anche pericolose, contraddizioni) indirizzando il nostro paese verso una moderazione, una ricerca di alcuni valori di base comuni…

Ecco la sempre necessaria riscoperta della vigilanza, dell’attesa, etc., della nuova venuta spirituale, umana, di Cristo, dell’Emmanuele.Cristo ci può mostrare (condurre per, etc.) sempre nuove strade spirituali, umane, culturali, etc., ed ora potremmo scoprirci in un momento anche, vorrei dire, sul piano umano, storico, forse, sotto certi possibili aspetti, molto favorevole.

In questi scritti segnalo tante possibili piste, anche operative, evidenziando che il centro di questi possibili sempre nuovi sviluppi non può che essere spirituale, opera di Maria, di Cristo, e dunque non può, in profondità, che partire da un sempre rinnovato cammino spirituale (pastorale, etc.).

Ma potrebbe forse sempre più risultare parte integrante di questa crescita spirituale e umana un profondo dialogo (a due; di diverse persone; etc.) tra persone di fede (e, talora, ad es., di cultura) profonda, al di là dei titoli e delle competenze (la, talora, stretta istituzionalità, la, talora, troppo, in vario modo, predeterminata separazione tra luoghi (e persone, etc.) dell’istituzione e luoghi (e persone, etc.) del popolo, di certi incontri può finire per costituire un limite al soffiare dello Spirito), una ricerca fraterna di Cristo.Potrebbe dunque rivelarsi un dono fecondo tra l’altro la  creazione di luoghi di dialogo profondo, sincero, aperto (prudente perché svolto tra fratelli determinati e obbedienti in Cristo e alla madre Chiesa), dove non si tema, ad es., di offendersi gli uni gli altri perché consapevoli di essere creature che sempre hanno da crescere (e quanto più lo possono aiutandosi, etc.) spiritualmente, umanamente, culturalmente, etc., in Cristo.

Sulla scia (tra l’altro) delle osservazioni svolte sopra e altrove possiamo anche domandarci se dopo il periodo di una certa, in varia misura, ubriacatura della ragione che può in vario modo, tra l’altro, aver instillato in maniera anche subliminale l’idea di un distacco dalla storia passata, di un‘epoca nuova (della ragione appunto, con tutte le varie possibili conseguenze -anche, appunto, inconsapevoli- sulla visione della vita, etc.) ecco possiamo domandarci se il possibile (talora incipiente?) graduale recupero di una visione più (tra l’altro, in qualche possibile, tendenziale, modo) equilibrata non stia tra l’altro in un certo senso favorendo un certo graduale maggiore recupero della memoria (dell’esperienza, etc.) storica, con i suoi vari passaggi, con le sue varie problematiche, con le sue possibili oscillazioni, “correzioni di tiro”, etc..

Questo possibile recupero (che può apparire, forse, in qualche modo, non come, forse, in casi storici precedenti, una moda culturale di alcune “elites”, ma, tra l’altro, come possibile frutto della progressiva diffusione, ad es., della società di massa, della cultura, dei media, della globalizzazione, etc., ed anche, tra l’altro, (come possibile frutto) del più rapido cambiare del clima sociale, culturale etc.) potrebbe risultare, sotto certi possibili aspetti, denso di conseguenze perché, tra l’altro, può porre nella ricerca di una verità (non solo riduttivamente razionale, con un possibile recupero dunque della coscienza ed una sua possibile tendenziale sempre più profonda scoperta come, ad es., coscienza spirituale (valoriale) e umana) sempre più autentica (tra l’altro di un discernimento equilibrato, etc.), incarnata, etc., in qualche modo, tra l’altro, potendo condurre quasi naturalmente a guardare all’opera di Cristo nella storia, a sentirsi (per il cattolico) responsabilmente parte della storia della salvezza, storia di un popolo (la Chiesa) e storia dell’umanità (per cui anche il non credente può sentirsi validamente parte di questo cammino umano, di questa ricerca ed anche, in qualche modo, specie, talora, nel contatto, in vario modo, (anche nel dialogo , etc.) con la Chiesa, di questa storia misteriosa, divina e umana).

Sempre più profondamente, nel corso dei secoli, l’uomo credente ed anche il non credente possono in vario modo sperimentare la potenza del seme di amore, di luce, di vita, di Dio, di Cristo, seminato nella storia umana, possono vedere tutta la propria umanità venire aperta sempre più profondamente all’amore, alla luce e alla vita.

Secondo p.s. ad Ancora domande

 

 

 

La continua (vissuta) ricerca di una spiritualità sempre più divina (e cioè, tra l’altro, sempre più profondamente, equilibratamente, vitalmente, etc., centrata, etc., in Dio in Cristo) e umana conduce, tra l’altro, verso un sempre rinnovato discernimento in tutti i campi.

Ho segnalato altrove come questo sempre rinnovato discernimento spirituale e umano può avvenire solo nel sempre rinnovato dono dello Spirito di Cristo, il quale Cristo, tornato nel seno del Padre, ha raggiunto, tra l’altro, anche la pienezza dell’”umanità” dell’Amore di Dio.

Anche nel considerare, ad es., i vangeli, questo sempre rinnovato discernimento ci aiuta a valutarne  sempre più profondamente, equilibratamente, etc., tante problematiche (come ho osservato altrove, talora sono le problematiche emergenti che orientano verso un rinnovato discernimento in quel “campo”, discernimento che si può magari successivamente scoprire da rinnovare, più approfonditamente, etc., in generale).Così se è dunque vero che nel corso della storia possiamo comprendere sempre più profondamente la Parola di Dio, che essa cioè ci può parlare in modo sempre rinnovato, etc., e se è vero, tra l’altro, che le possibili problematiche anche “umane” (ad es., circa la redazione, etc., ad es., dei vangeli) vanno tenute nel giusto conto, vi sono altresì dei limiti nel problematizzare, ad es., la stessa fattualità concreta del racconto evangelico, oltre i quali si può, mi pare, rischiare, in varia misura, di andare fuori della fede della Chiesa cattolica.Cristo si è incarnato e dunque la fattualità, pur da considerare con equilibrio, non si può cancellare.D’altro canto, come ho osservato altrove, il senso di ciò sembra essere in qualche modo manifesto sin dall’inizio, se osserviamo, ad es., le differenze tra i diversi racconti evangelici: la storia anche concreta di Cristo è comunque fondamentalmente omogenea, anche se gli evangelisti non hanno in ogni cosa, dove non decisiva, osservato una “pignoleria del fattuale”.Dunque cercare di conoscere i vangeli in tanti modi può essere utile ma bisogna sempre e fondamentalmente tenere presente, nello Spirito di Cristo vissuto nella Chiesa cattolica, l’intenzione ispirata dell’autore, della sua comunità, il complesso delle scritture, la tradizione vivente, il magistero, etc..

Circa il Corano sembra talora che si cerchi di non fargli dire quello che dice e, magari (talora?) di fargli dire quello che non dice.Se e nella misura in cui è così, prima di tutto (ciò che si può valutare, ad es., possa sembrare bene dire o meno) è bene (nel caso, ad es., di cattolici che ricoprono alcuni “ruoli” nella società) cercare di  essere consapevoli di ciò.

E’ forse interessante cercare di intuire il cammino di crescita spirituale e umana di Cristo, come, ad es., Maria e san Giuseppe gli debbano aver parlato dello Spirito Santo, e come Gesù stesso abbia potuto comprendere la Trinità (la colomba del battesimo, la nube della trasfigurazione, possono averlo aiutato a comprendere l’essere persona dello Spirito? Può forse averlo in tal senso aiutato, ad es., in qualche possibile modo, anche la stessa testimonianza di Giovanni Battista che parla di agnello, di colomba; e poi la voce dal cielo…).Nella colomba Cristo può, forse, aver ulteriormente intuito, sperimentato, la delicatezza, l’”umanità” (e la divinità) , etc., dello Spirito.Gli stessi termini di Figlio, Figlio dell’uomo, etc. possono (?) far riflettere su come Cristo abbia compreso sempre più la sua divinità, la sua umanità…

E’ dunque, forse, interessante osservare, tra l’altro, che Gesù ha (?) cercato (vitalmente) di comprendere Dio, sé stesso, la realtà, etc., nella sua unità, nelle sue distinzioni, nelle sue relazioni, nelle sue connessioni, nel rivelarsi vicendevole (sotto certi possibili aspetti)…

Non è allora l’uomo che, forse, talora, può, in varia misura, travisare, ad es., il significato di semplicità e considerare inutili tante riflessioni?

Alla possibile luce (tra l’altro) di questi scritti ci si può forse domandare se si possa intravedere (e magari tentare di riflettervi) un possibile “filo” (sviluppantesi) nella proclamazione degli ultimi due dogmi mariani, negli ultimi due concili, in alcune (almeno?) apparizioni degli ultimi due secoli, in alcune profezie, etc..

“Corollari”

 

 

 

Si sente, talora, dire che la potenza dello Spirito nella missione degli apostoli era tutta particolare.Quando quest’affermazione viene proposta da persone di profonda fede, al punto talora da poter rappresentare, forse, in qualche modo, tra le più valide espressioni di un discernimento maturato, “macinato”, nei secoli, un discernimento che a me sembra profondamente profetico (anche per la sua disponibilità -anzi ricerca, etc.- a mettersi sempre completamente in discussione in Cristo), ci si può chiedere se l’affermazione di cui parlo vada presa alla lettera o se, trattandosi di misteri, non possa venire interpretata, ad es., come uno stimolo ad una riflessione (di cui qui propongo solo qualche possibile accenno) su tale argomento.

Certo, gli apostoli hanno vissuto con Cristo (vedendo, tra l’altro, la sua concreta umanità), lo hanno visto risuscitato dopo l’aver donato la vita fino all’ultima goccia di sangue, hanno vissuto con Maria, atteso e ricevuto con lei lo Spirito, etc..Possiamo osservare che queste persone sono state particolarmente stimolate spiritualmente ed anche umanamente al cambiamento spirituale, umano, da Cristo, che le ha chiamate a crescere con lui.Poi, ad es., dopo la pentecoste, sono state stimolate al cambiamento anche dalla nuova situazione, etc., e poi nella predicazione ai pagani hanno incontrato una situazione spirituale, culturale, etc., sotto certi aspetti favorevole.Tante osservazioni spirituali, umane, etc., si potrebbero ancora rilevare. Ma quali sono stati gli effetti nella loro vita personale? Possiamo osservare molte cose, ne rilevo solo alcune: erano personalmente e comunitariamente assidui, con Maria, etc., nell’ascolto della Parola e nella frazione del pane.Vedevano chiaramente Cristo essere presente e agire nella loro vita e dunque non si lasciavano prendere dal fare (anche se hanno “fatto” molto), come testimonia, ad es., l’episodio dell’istituzione dei diaconi, a scapito di un approfondito, etc., rapporto personale e comunitario con Dio.E’, ancora, impressionante, ad es., vedere l’apertura “mentale”, la grandezza d’animo, etc., del povero pescatore Pietro che rivoluziona una visione millenaria con una più profonda apertura ai pagani (magari, in qualche modo, anche stimolata, tra l’altro, dalle difficoltà con le autorità religiose giudee, etc.); che accoglie Paolo il persecutore non relegandolo in un angolino; che, anzi, ne accetta le critiche anche “in pubblico”, rinnovando la spiritualità dei giudei-cristiani.E’ impressionante la generosità e la fede di queste persone portate da Cristo ovunque egli voleva, che continuavano ad essere istruite da Cristo come e più di quando era presente nella sua vita “terrena”.

Ecco allora un’altra osservazione: i pastori (gli apostoli) erano santi (che non vuol dire privi di un buon senso, meglio, di un discernimento, sempre più scoperto nella fede; non come -per proporre uno tra i diversi possibili aspetti di un buon senso di corto respiro- Anania (che mi aiuta in molti modi anche con la sua debolezza) che, ad uno sguardo “bonario”, comicamente, oppone il suo buonsenso perfino a Dio che gli parla).Se i pastori non cercano sempre più intensamente una sempre più profonda unione con Dio (e magari, ad es., vengono scelti principalmente per portare avanti una certa linea.Qui c’è forse da riflettere molto sulla comunità apostolica, scelta da Cristo stesso; persone così diverse ma unite profondamente in Cristo stesso.Quale equilibrio, anche in questo, ad es., tra la, spirituale anch’essa, prudenza e l’”affidarsi” a Dio nello scegliere i pastori?) non  vi è il rischio, talora, che pongano, in qualche modo, ostacoli più o meno grandi alla sua opera?

Altrove ho rilevato alcune tra le possibili cause, spirituali, umane, di eventuali rallentamenti (impossibili da valutare in profondità) nell’intensità della crescita spirituale lungo la storia, tra le quali cause troviamo le difficoltà nell’incontro tra la fede e l’umanità dell’uomo (ad es. possibile divaricazione, in varia misura, spiritualismo-razionalismo -invece che umanità, dunque riduzionismo-, conseguenti rischi di chiusura ad una crescita integrale, etc.), il rischio dell’”istituzionalizzazione” di Cristo, dimenticando in qualche modo, misura, la sua presenza viva, che conduce alla verità tutta intera, etc..

Ecco allora che se la spiritualità, umanità, cultura, etc., (se, nella prudenza, ad es., dei pastori, etc., le persone, le comunità concrete, etc.), si lasciano aprire, da Cristo, sempre più profondamente, integralmente, nella storia, alla sua (di Cristo stesso) sempre nuova venuta non solo potrebbe forse accadere di sperimentare più pienamente (come, ad es., negli apostoli) la potenza anche missionaria, terapeutica, taumaturgica, profetica, etc., dello Spirito di Cristo, ma potremmo accorgerci che, se Dio vuole, egli può agire, nella storia, con sempre nuova profondità, etc., spirituale, umana, etc..

Posso qui rilevare, ad es., la possibile, talora, difficoltà ad aprirsi (a cercare di capire veramente, etc.) a nuove vie (specie, ad es., nelle impostazioni fondamentali, profonde), ad accogliere, dialogare, etc., con chi, magari con grandi frutti spirituali, culturali, pastorali, le propone, etc..

Ci si può altresì domandare come cercare di, in qualche modo, comprendere, nel piano di Dio, queste possibili fasi nella storia della cristianità e del mondo e, ad es., eventualmente, i momenti in cui egli può decidere di manifestarsi più chiaramente, in modo rinnovato, nel mondo.Si tratta dunque, nell’oscurità e nella luce, sempre dell’amore misericordioso, preveniente, di Dio, ma si tratta anche della risposta dell’uomo, della sua conversione profonda.

D’altro canto (riguardo alla domanda iniziale di questo scritto) possiamo tenere in conto anche l’osservazione che i santi, noti o meno, sperimentano la potenza dello Spirito anche oggi (è così interessante osservare, tra l’altro, che bisogna porre sempre più attenzione a trovare un equilibrio tra il naturale bisogno di intimità, di discrezione, di sobrietà, di prudenza, etc., ed il discreto, equilibrato, testimoniare le opere di Dio.Anche questi possono, forse, in qualche misura, risultare aspetti della ricerca, in Cristo, di un discernimento sempre più equilibrato, profondo).Anche se anch’essi possono risentire dell’eventuale difficile situazione spirituale, culturale, etc..E non rischiano, oggi come allora, tra l’altro, di incontrare ostacoli umani che concretamente impediscono vie, opere, che magari già hanno cominciato (nello Spirito, nella volontà, di Dio) potentemente a manifestarsi?

Si può anche osservare che, è vero, Cristo stesso ha operato grandi miracoli ma, nella meravigliosa amorevolezza, umiltà, di Dio, ha detto ai suoi discepoli che avrebbero compiuto opere più grandi delle sue, perché lui andava al Padre (di dove avrebbe potuto donarsi più pienamente nello Spirito e nell’umanità, ecco l’apertura totale).E si può ancora osservare (per cercare di riflettere, sia pur molto rapidamente, con equilibrio su questi argomenti) che nell’amore infinito, umile, partecipe dei nostri dolori, etc., di Dio, nella sua vita terrena Cristo ha addirittura (nell’apparenza umana) fallito nella sua opera.

Sulla scia delle possibili osservazioni svolte sopra sull’attenzione a Cristo presente e operante si può forse ancora più chiaramente accennare alle eventuali difficoltà, distrazioni, disabitudini, etc., nell’aiutare le persone ad entrare in un concreto, personalissimo, comunitario, etc., cammino di fede, con un sempre più profondo sguardo di fede (e non solo, ad es., in varia misura, di “contenuti”, di opere).

Sulla scia delle domande svolte altrove sulla misericordia divina, se può trasformare in grazia anche il passato, possiamo chiederci se, in qualche possibile modo, la “discesa agli inferi” non possa riguardare, tra l’altro, la, in un certo senso, più piena trasformazione in grazia, in Cristo, della storia (delle persone) passata (prima della sua venuta).

Brevemente, perché non dico nulla di nuovo: talora preghiamo Dio di aiutarci ad amare il nemico, l’antipatico, così intanto diciamo che qualcuno ci è antipatico o peggio.Ma, in un cammino, gradualmente, non è più, evidentemente, così, ma Cristo ci dona un cuore da amico per tutti, che, nel profondo, guarda tutti senza giudizio, con comprensione, con simpatia.Anche se la “cosa”, il male, il dolore, non ci piace, né ci diverte.

La eventuale profonda rinascita (che, forse, è, come ho osservato altrove, già avviata) di una spiritualità, cultura, etc., cattolica potrà forse sempre più comportare un’attenzione forse autentica ma, in varia possibile misura, anche interessata, dei politici, dei gruppi di potere, etc., verso una fede che incide positivamente (che influenza, che si diffonde, etc.) in una società che, tra l’altro, sotto certi possibili aspetti, può rischiare di andare verso un (certo qual?) disfacimento.

Quando la parrocchia diventa sempre più profonda animatrice, etc., del territorio, etc., può diventare più naturale, ad es., che qualche parrocchiano entri in contatto, si senta stimolato, a partecipare, ad es., alla politica circoscrizionale, etc..E’ solo un piccolo esempio (molti se ne possono intravedere, etc., nei miei scritti) delle diverse (anche “organiche”) vie che possono condurre ad un rinnovato impegno di cattolici (tra l’altro un po’ almeno, forse, più praticanti?) in politica.

 

 

 

Al cuore della Chiesa

 

Essendo Cristo Dio e uomo la Chiesa (forse) può, specie, forse, in alcuni ambiti particolari, stimolare la ricerca serena, prudente, etc., di una spiritualità, diciamo (e, se la proposta esposta ad es. in questi scritti può apparire valida, riflettiamo insieme), sempre più “divina e umana”.Se lo può (nel senso ad es. della validità, etc., della proposta) davvero, questo potrebbe forse, e se Dio vuole, rivelarsi uno stimolo profondo ad una rinnovata crescita spirituale, umana, culturale, etc..

Forse non sarebbe giusto, sotto certi possibili aspetti, che la Chiesa proponga vie più specifiche, anche se possono individuarsi tanti modi per riconoscere e far sviluppare i sempre nuovi contributi che Cristo propone alla sua Chiesa.

Tra questi possibili modi sottolineo il dialogo (talora) con chi ne è (di questi contributi) portatore, perché nelle cose dello Spirito non è detto, mi pare, che possano bastare gli scritti.

Umilmente confesso che il possibile contributo (anche più “specifico”) che propongo (non io solo, né da solo, perché, tra l’altro, è frutto di tante persone, di molti aiuti ricevuti, etc.) è sempre stato indirizzato al cuore della Chiesa (e, in lei, ad ogni persona); pur stimando tutti non ho mai pensato a vie particolari, neanche mie, ma anzi ho visto ogni persona, ogni via, come parte di un coro che aiuta a far nascere nuovamente Cristo, una sempre rinnovata armonia, una sempre rinnovata (personale, etc.) sintesi spirituale, umana, culturale, etc..

Per questo non ho mai rivendicato nulla (ad es., dei forse molti nodi, punti, etc., forse chiariti in tanti campi) se non come segnale per dire: attenzione, forse c’è una via da scoprire insieme (ognuno in modo personale, etc.), col contributo di tutti, forse Maria nostra madre tenera e addolorata ci vuole aiutare in Cristo, vivo in mezzo a noi.

Pregare, fare ogni bene perché i vescovi siano santi, può portare molti frutti in tutti campi, ad es. potrebbe stimolare l’emulazione di altre confessioni cristiane.

“Non abbiamo neppure sentito dire che vi sia uno Spirito Santo” (At 19, 2).”Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso…e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza (e sapienza, cfr 1 Cor  1, 24, Nd R) di Dio” (1 Cor 2, 2; 4).”Dio è amore” (1 Gv 4, 8).

Fare (all’opportuno) riferimento allo Spirito di Cristo; tante persone (anche, talora, ai non credenti può essere d’aiuto sentire che è lo Spirito che, tra l’altro, ha fatto loro comprendere molte cose, etc.) ne hanno, mi pare, molto bisogno.

E’ vero che Cristo ha portato in sé, sulla croce, in modo specifico ogni peccato del mondo? Io cerco una visione serena, ma che non sia superficiale: forse Cristo sulla croce ha sentito il dolore, il peso, di questa umanità che si è allontanata da Dio; ci si può anche chiedere come (e, ad es., anche al tempo della vita terrena?) Cristo vive in ciascun uomo, ne condivide i dolori, ne, vorrei dire, subisce le scelte; Cristo, in qualche modo, è quasi un altro me stesso, anzi solo in lui posso essere veramente me stesso, solo nel suo amore io respiro, vivo.

Ah, luce, ah pace, dell’Amore fatto umano, che scioglie ogni tormento, ogni oscuro cammino!

 

 

 

“Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento” (Gn 1, 7).”Le acque che sono sotto il cielo si accumulino in una sola massa e appaia l’asciutto” (Gn 1, 9).”Il Signore costruì la costola, cha aveva tolto all’uomo, formandone una donna.Poi la condusse all’uomo” (Gn 2, 22).”…e lo spirito di Dio era sulla superficie delle acque” (Gn 1, 2).”Con te è la sapienza, che conosce le tue opere” (Sap 9, 9).

Continuando le riflessioni svolte altrove sulle possibili intuizioni spirituali nella  Bibbia che poi, tra l’altro, possono in qualche modo trovare un possibile riscontro anche nella realtà spirituale e materiale, ecco, continuando queste riflessioni, potremmo forse riscontrare nella Bibbia l’intuizione (in qualche modo inconsapevole?) di una realtà (quanto a Dio e, rispettivamente, quanto al mondo) sotto certi possibili aspetti organica, unica e differenziata e, se guardiamo attentamente, forse fondamentalmente una e trina.(Ricordo qui l’osservazione di un parrocchiano, che si domandava -magari andrebbero immaginati vari chiarimenti e passaggi- se si potesse riscontrare un qualche parallelismo tra la formazione della donna dalla costola dell’uomo e la caratteristica dei cromosomi dell’uomo e della donna di essere rispettivamente xy e xx).

Forse Abramo desiderava così tanto avere un figlio da Sara, lo aveva così inscritto nella sua umanità, etc., che quasi, ancor  prima di vederle del tutto consapevolmente, sogna (forse confusamente, come nel tremolio delle immagini nella calura) le tre persone, la famiglia (voluta da Dio) completa (e inizio di una famiglia di popoli), la divinità piena.Forse anche per questo le scritture ed anche, ad es., certa arte, sono, in vario modo, profetiche.

Certo Abramo era all’ingresso della tenda, nell’unico luogo dove si può immaginare una certa frescura per la corrente, per l’ombra, etc.: sulla soglia della coscienza, vigile anche nel riposo, lì dove soffia lo Spirito.E questo figlio gli viene promesso ora che, tra l’altro, Sara è nella tenda, messa da Dio (non da sentimenti vari e solo “umani”), in un lungo cammino, profondamente nel suo cuore.

E’ proprio entrando sempre più nell’amore (e, in Dio, nella fiducia, etc.) per una moglie che non dà figli (scandalo, dolore, morte, etc.) che si aprono sempre più profondamente per Abramo le vie di Dio.

Come potevano vivere l’universo, le persone, mentre Cristo sulla terra non era (forse) umanamente consapevole di tante cose? Forse questa domanda può contribuire a sviluppare riflessioni che ho svolto altrove sulla persona.Forse la situazione descritta ci può aiutare a comprendere che (forse, anche) questa totale docilità, abbandono, etc., al Padre (e, in questa comunione divina,  la possibilità (?), per il Figlio di essere già presente come Dio e come uomo nel cuore delle persone), fino a spogliarsi in un certo senso di tutto, dà vita ad ogni cosa.Tutto è dono del Padre in Cristo.La persona del Figlio è sempre viva e pienamente presente nella libera scelta  del suo eterno sì al Padre.

Le riflessioni svolte qui e altrove sull’io, sulla persona del Figlio possono forse contribuire alla possibile intuizione della profonda libertà di Dio nel suo essere Amore.

Al tempo stesso il sì umano del Figlio si è (forse ?) costantemente approfondito nell’accoglienza continua della Trinità.Questo sì anche umano confermato fino al dono della vita e ad alla discesa agli inferi gli ha (?) aperto le porte all’accoglienza, in cielo, della pienezza della divinità anche, dunque, nella sua umanità.

L’obbedienza (quella amorevole, etc, non quella carrierista) può in qualche misura aiutare, anche, sotto certi aspetti, salvare una persona che deve crescere, ad es., nella fiducia in Dio.

Possiamo forse domandarci se il Figlio ha sofferto nello spogliamento dell’incarnazione.C’era la sofferenza nell’Eden? Mi pare difficile dare una risposta precisa.Di per sé la gioia della donazione è stata forse così grande da vincere quello che era uno spogliamento.Cristo però ha sofferto, nella sua vita terrena, di tanti dolori conseguenti al peccato originale e ai peccati degli uomini.

La ricerca di una spiritualità divina e umana in Cristo può condurre ad una maggiore attenzione, ad es., ai possibili modi di vivere tanti eventi della vita.

Ad es. oggi è, forse, talora, più lasciato alla comprensione personale il rapporto tra la paura della morte e la fede.Se si parla di psicologia si sente dire che fa parte dell’equilibrio umano riconoscere certe sane paure.Se si parla della fede si dice, talora, che Dio in un cammino toglie la paura.Così non sempre è facile trovare piuttosto autonomamente risposte equilibrate e tante persone si trovano disorientate, confuse, in tante esperienze della vita, nel trovarsi a provare vari sentimenti, etc..

Chiarendo subito che ogni persona vive il suo personale cammino spirituale e umano, etc., l’attenzione ad una spiritualità divina e umana può forse aiutare talora in modo più chiaro a comprendere, ad es., che proprio il saper ascoltare, accogliere, fino in fondo i propri sentimenti, ad es. la paura della morte, può far sempre più, in un cammino, comprendere la vera fede, etc., ad es. l’abissale affidarsi a Dio nel salto della morte e resurrezione.

Il dono dello Spirito di Cristo può aiutare sempre più ad ascoltare tutta la propria umanità in lui, liberando, tra l’altro, sempre più la persona umana dalle caducità, dagli inganni della cultura, della moda, etc., del tempo, da cui anche la fede delle persone può essere, talora, influenzata (ad es., appunto, una fede che, in qualche modo meccanicamente, edonisticamente, etc., toglie la paura della morte, per cui poi la paura può venire meccanicamente percepita come mancanza di fede).

Quando si aprono, in Cristo, strade nuove, può essere difficile che tutti siano pronti a comprenderle.Ecco un motivo in più per essere attenti, pronti, in ricerca, del dialogo, etc., ad es. con chi può essere più pronto a comprenderle, al di là di competenze, etc..

Camminando nella fede possiamo intuire e, con prudenza, forse sperimentare la presenza nella storia personale e del mondo di Maria, dei santi, etc..Sono argomenti da trattare con prudenza dati i molti pericoli, confusioni, etc., che possono comportare ma anche è necessario porre attenzione a non passare dall’altra parte: disattenzione, scarso dialogo, etc..Io vorrei qui sottolineare con quanto amore tanti papi seguono la Chiesa e il mondo anche nel cielo.Di Benedetto XVI si può forse, ad es., intuire, sperimentare, che ogni sua omelia, etc., è stata, tra l’altro, una preghiera rivolta con fede al cuore stesso di Dio.

Cristo ha celebrato un’unica eucaristia anche perché lui è entrato nella storia, ma noi in lui siamo (sotto certi possibili aspetti?) entrati nell’eternità: “Ho desiderato grandemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima di patire, perché vi dico che non la mangerò più finchè non sia compiuta nel regno di Dio” (Lc 22, 15-16).”Sepolti con lui nel battesimo, in lui siete stati anche risuscitati in virtù della fede nella potenza di Dio che lo ha ridestato da morte” (Col 2, 12).Allo stesso modo possiamo, forse, ad es., dire sì con Maria e, in un certo senso, in lei, nel momento dell’Annunciazione e perfino (forse, ad es..Sono sempre tutte domande) battezzare (e rinnovare, approfondire, spiritualmente, umanamente), anche negli angoli più sperduti della terra, con profonda commozione, Cristo e la sua Chiesa (autori del nostro battesimo), e possiamo essere concepiti come (sempre) nuove creature in Maria, nella Chiesa, etc..Sarà sempre più un sì corale nello stesso Cristo e sempre nuovo.

Possiamo così osservare che, forse, il dibattito sulla corredenzione, sulla mediazione di Maria è, forse, già stato risolto da Cristo stesso che ce l’ha data per (rivelata come) madre: noi (forse?) nasciamo e rinasciamo spiritualmente e umanamente in Maria e lei ci ama spiritualmente e umanamente da mamma.Quanto è bello e che vita spirituale, umana, serena, libera, fraterna, etc., essere amati così da nostra mamma! Anche Maria (insieme al Padre) forse vuole rivelarci, manifestarci sempre più questo suo amore divino e umano (in Cristo).

Questo amore meraviglioso di Dio può sciogliere, chiarire, sempre più tanti nodi, punti, ma potrà (forse?) in un certo senso ben al di là, al di sopra, di certe (almeno?) oscurità, difficoltà, etc., aprire sempre più profondamente i cuori (integrali) e, tra, l’altro, risvegliare l’aspirazione profonda ad essere parte (come ho osservato più approfonditamente altrove) di un’unica famiglia, pur con i suoi possibili limiti, debolezze, etc..

Colgo qui l’occasione per osservare che, come dico (all’opportuno) talora a qualche genitore, anche i limiti, la concreta umanità (rimessi in Dio) dei genitori fanno parte del piano di Dio: riconoscere l’amore, i doni, di un genitore pur con i suoi limiti, etc., nelle incomprensioni, etc., può aiutare i figli ad accettare sé stessi serenamente, flessibilmente, costruttivamente, etc..

Maria è immacolata perché (?) con lei comincia la nuova creazione, in lei il Figlio si farà uomo, l’Amore si rivela, si fà concretamente, umano.Attenzione sempre rinnovata ai possibili moralismi etc., anche nel comprendere il mistero dell’Immacolata concezione.

La Chiesa, l’umanità, nascono nel seno di una mamma immacolata.

Cristo stesso è cresciuto in Maria immacolata (che cresceva in lui).

Maria diviene più pienamente madre di Cristo quando dona il figlio sulla croce, quando diviene (più profondamente) madre dell’umanità.Non si è sentita (forse, in un certo senso) chiamare (mi pare) madre da Cristo se non quando l’ha chiamata madre di Giovanni: noi siamo amati da lei così, uno per uno…

Forse potrà dunque essere un grandissimo dono spirituale, umano, etc., chiarire, scoprire sempre più, etc., nello Spirito, etc., che, come, quanto profondamente, concretamente, etc., Maria è madre di Dio e dell’uomo (e, forse, in qualche modo, di tutto il creato, compresi gli angeli).

E può forse risultare interessante (e denso di possibili riflessioni da sviluppare)  osservare che, se in diversi casi questo può essere un mondo senza Dio, ancora più spesso, forse, può essere, in vario modo (-talora?- in vario modo incidendo sulla (e dipendendo dalla) visione stessa di Dio), etc., un mondo senza una mamma (e una mamma che ci ama in un modo meraviglioso, da scoprire sempre più pienamente).Non ha bisogno l’uomo di una mamma? Possiamo forse intuire che Dio si è fatto uomo anche per darci, nello Spirito di Cristo, una mamma umana.

L’eternità potrebbe forse essere in qualche modo, tra l’altro, un essere sempre più profondamente presenti, in Cristo, in ogni tempo ed in ogni luogo, etc., in una comunione sempre più profonda in

Dio e con tutte le creature in lui unite.Eternità come (anche?) comunione? Inferno, allora, come frammentazione, dilaniazione, etc.?

Davvero, cioè materialmente, Enoch ed Elia sono ascesi al cielo in anima e corpo? La risposta di fondo è, forse, che Dio può fare ciò che vuole, ma ciò non vuol dire che i due fossero nati liberi dal peccato originale e che non fossero, dunque, di per sé, soggetti alla corruzione della morte.

Le persone hanno bisogno di sentirsi parte di un grande famiglia in Dio.L’amore di Dio si trasmette profondamente nella famiglia della Chiesa.Bisogna porre attenzione a guidare gradualmente le persone, in un cammino di fede, etc., ad un concreto amore, ad una condivisione, etc., fraterni.Torno a ripeterlo, questo amore (vedi meglio altrove) può guarire.Talora nella formazione spirituale si può essere un po’ intellettualistici, o maldestramente, distrattamente, etc. riservati, etc..

Attenzione al circoscrivere le meraviglie spirituali, umane, etc., che Cristo può compiere nella vita personale, comunitaria, etc..Sempre più totalmente aperti alle sorprese di Dio.

Nella storia biblica Dio ha tentato a più riprese di ricostituire in vario modo un’umanità nuova, con Noè, Abramo, Mosè…Dio ci prova sempre, e, si direbbe, ci sono forse delle fasi sempre rinnovate e, sotto certi possibili aspetti, più profonde.Intanto possiamo, ad es., dire: non è giunto oggi più esplicitamente il suo amore ai confini della terra? E possiamo aggiungere: attenzione alle nuove possibili (?) “fasi” in Cristo.

Padre Pio, ad es., è stato forse segno di contraddizione rispetto, ad es., anche ad una possibile deriva razionalista, scientista, psicologista, etc., della fede.Non può far riflettere molto tutto ciò?

Non potrebbe essere bello, dolce, interessante, etc. per gli angeli, alcuni dei quali hanno voluto essere Dio, vedere non solo il Figlio farsi uomo, ma anche, tra l’altro, la piccola Maria divenire (?) loro mamma?

In questa sempre rinnovata spiritualità divina e umana si possono sempre più aprire, riscoprire più profondamente, liberamente, serenamente, equilibratamente, etc., nuove piste per l’incontro tra Dio e l’uomo in ogni aspetto della sua vita.

Un altro piccolo possibile esempio (ma vanno tenute presenti tante cose, etc.) potrebbe forse (non sono esperto) venire indicato nella circostanza che talora neanche alcuni dei giornali, riviste, cattolici (che stanno sempre più svolgendo in tanti casi un meraviglioso servizio di sempre nuova ricerca, crescita spirituale, umana, culturale, etc.) riportano negli eventi religiosi (come ad es. la GMG) ad es. la Parola di Dio di quelle celebrazioni.Non potrebbe forse costituire il farlo (almeno citando i passi) un grande dono? E’ comunque (in tanti casi) tutto un sempre più sereno, equilibrato, rinascere all’Amore di Dio…Vieni santo Spirito di Cristo!

Maria mamma

 

 

 

Possiamo porci alcune domande sul mistero del peccato originale.Sembrerebbe una ferita che non si è trasmessa attraverso un qualche rapporto solo spirituale.Infatti i demoni non hanno trasmesso (se non con la tentazione) il loro peccato agli uomini.Possiamo inoltre osservare che, nella Genesi, quando Eva mangia il frutto e poi lo dà ad Adamo questi appare, forse, ugualmente libero e responsabile.E’ la loro discendenza che nasce ferita.

Il peccato di Eva e di Adamo sembrerebbe risolvere alla radice, poi, la domanda sul necessario o meno monogenismo: non è dal peccato originale (ma casomai dall’appartenere ad un’unica famiglia umana.Altrove ho posto delle domande, tutte da vagliare, su una possibile visione “unitaria e differenziata” nella Bibbia anche circa la creazione.Ma non mi pare, comunque, così definita nella Genesi la tesi del monogenismo), forse, che si può ricavare necessariamente l’ipotesi monogenista: già Adamo ed Eva possono apparire come due persone che peccano in modo, sostanzialmente, totalmente libero.

Si direbbe che la persona ferita dà origine ad una discendenza ferita.Si può anche osservare: la persona soggetta alla corruzione della morte dà origine ad una discendenza a lei simile.Vi è una ferita spirituale e umana che si trasmette.Quando Dio infonde, pura, l’anima nel concepimento, questa subisce l’indebolimento di una realtà segnata dal peccato (sono solo, come sempre, possibili domande per una ricerca comune, sotto la guida del Magistero.Inoltre, trattandosi di così difficili temi (misteri, etc.), le riflessioni svolte nei primi paragrafi di questo scritto possono ancora più facilmente del solito essere soggette a rapide modifiche).

Maria è concepita, forse, nella grazia di Cristo, Dio e uomo, che ella concepirà a sua volta nel suo seno verginale.E’ una nuova creazione.Maria non è ferita dalla corruzione del peccato originale.Sembrerebbe, ancora, che il peccato originale si trasmetta nel concepimento, non per altre vie come il sangue, etc..Infatti Maria non viene “contaminata” nel ventre di sua madre.Si può, poi, anche qui osservare che se il peccato originale si trasmettesse per via “spirituale” nell’umanità allora Maria, anche concepita immacolata, dovrebbe (?) essere sottoposta comunque a questa trasmissione.

Nel mangiare il frutto sembra avvenga, in qualche modo, un distacco intimo (anche se non definitivo) dell’umanità di Adamo ed Eva dallo Spirito di Dio.

Cristo dunque poteva forse, sotto certi possibili aspetti, nascere (come Maria) nel seno di una donna segnata dal peccato originale.Ma Cristo è potuto venire in pienezza di grazia in Maria perché lei lo avrebbe sempre accolto docilmente.Cristo, forse, è potuto nascere in Maria e crescere con lei perché ciò non avrebbe costituito per lei una violenza.E Maria lo avrebbe in qualche modo aiutato ad essere gradualmente accolto anche da altri.

La presenza umana di Cristo, poi, avrebbe sostenuto (anche se la pienezza di grazia può (?) venire, crescere, etc., come forse visto nei primi anni di vita della vergine, in molti modi), etc., Maria.L’amore pieno di Maria avrebbe donato una crescita serena a Gesù.

Così Cristo si manifesta gradualmente ad una umanità segnata dal peccato originale ma che viene riaperta (virtualmente) pienamente alla vita dalla grazia del suo amore (spirituale e umano).Certe conseguenze del peccato originale in noi rimangono perché siamo nati così e Dio nella sua sapienza ci trasforma il cuore ma non modifica il percorso naturale (e graduale) che stiamo vivendo.

Maria che accoglie sempre più docilmente Cristo, accoglie sempre più (etc.) anche noi in lui.Entriamo, in un cammino, sempre più nella comunione in Cristo.

Un cammino di crescita spirituale, umana, culturale, sempre più profondamente, equilibratamente, etc., centrato in Cristo può aiutarci ad entrare (con molta prudenza, in una ricerca comune, etc.) sempre più profondamente, equilibratamente in ogni mistero della vita, rivelando, tra l’altro, sempre più tanti orientamenti più o meno inconsapevoli, tanti possibili messaggi subliminali che impostazioni (etc.) meno equilibratamente, etc., centrate possono comportare.

Una visione spiritualista, una visione razionalista, ad es., possono, forse, talora, in vario modo trasmetterci meno questa profonda comunione spirituale e umana nella quale possiamo sempre più entrare (e nella quale, in qualche modo, nasciamo).Altrove ho accennato ad una possibile solitudine esistenziale (terrena) che si può scoprire, forse, talora, accentuata da queste impostazioni. Al tempo stesso (possibile segno di una visione spirituale che non si è, forse, più pienamente, equilibratamente, etc., incarnata) noi parliamo con i santi del cielo, etc., come persone a noi intime.

Un altro possibile esempio può forse risiedere in una certa possibile tendenza a vedere i miracoli operati e ricevuti come fatti di quella singola persona e non come  doni, opere, etc., personali  ma anche comunitari in Cristo.

La sempre più profonda, equilibrata, etc., centratura spirituale, umana, culturale, etc., in Cristo (che, tra l’altro, può, forse, aiutare sempre più profondamente ad intuire, a vivere, spiritualmente, umanamente, culturalmente, la reciproca intimità, comunione in Cristo) potrà forse in mille modi aiutare, stimolare la concreta comunione dei cristiani.

“Maria, da parte sua, custodiva tutte queste parole-fatti meditandole nel suo cuore” (cfr Lc 2, 19).Una sempre più profonda apertura (ricerca, etc.) all’ascolto, al dialogo, spirituale e umano, etc., in Cristo (con Cristo, etc., Parola viva.Parola e progressiva intimità reciproca), con equilibrio, prudenza, etc., in ogni situazione, con ogni mezzo, oltre ogni chiusura, ripiegamento, etc.; anche di qui Parola-eucaristia: il rischio di frantumare, concettualizzare, “istituzionalizzare” (in vario modo), etc., (in qualche misura?) la Parola., e la grazia spirituale e umana, invece, che ci può sempre più profondamente aprire il cuore (integrale).

E’ sempre stata così (cerco di capire) vicina, attenta, assidua (al punto da stupire, da interrogare), etc., nei suoi doni Maria (e Dio, etc.)? Forse questa mamma che ci ama tantissimo, che soffre insieme a noi,  ci può venire incontro, sotto certi possibili aspetti, sempre più profondamente, aiutandoci, tra l’altro, a risolvere problemi sempre nuovi…Possiamo chiederci se una possibile era dell’Immacolata e dell’Assunta si possa caratterizzare anche in questo, in una possibile, progressiva, sempre più profonda, “ricostituzione”, sotto certi possibili aspetti, dell’Eden (vedi anche, ad es., la trasfigurazione, con Mosè ed Elia), in cui la famiglia umana (la Chiesa) parlava (in vario modo) a tu per tu con Dio, in Dio, etc. (ma questo, forse, è avvenuto anche, secondo i tempi, ad es. nell’epoca apostolica).Noi oggi forse, talora, ci meravigliamo di una (varia) presenza, assiduità, che ci pare, forse, talora, inusuale (lo è?), e certo può, sotto certi possibili aspetti, anche risultare problematica, da vagliare, accogliere, etc., con prudenza (anche se può interrogare, sotto certi possibili aspetti, quasi “comunque”)…Chissà, preghiamo, vigiliamo (aiutateci, Maria, Cristo, a riconoscervi, ad accogliervi!)…forse è venuto un tempo in cui Dio vuole (“può”) entrare con potenza nuova nella storia (nella cultura, etc.) e lo fa ancora una volta cominciando (?) dall’Immacolata (e per la sua materna, attenta, etc., intercessione), dal suo fiducioso, in ascolto, docile, aperto, etc., sì, che, tra l’altro, ci aiuta a fare altrettanto.

Una sempre più profonda, con Maria, ecclesiale, etc., concreta invocazione della sempre nuova venuta di Cristo (Verbo fatto carne), nel suo Spirito.Io prego anche nella messa che il Signore doni a tutti (è evidentemente un orientamento) questa grandissima grazia di pregare una volta al giorno con cuore sincero: “ave Maria, vieni Santo Spirito di Cristo”.E spiego che lì, nello Spirito di Cristo (Spirito pienamente presente nella Parola (qui vi sono cose da specificare), nei sacramenti, etc.), si trovano tutte le risposte, etc.; e che lo Spirito di Cristo viene più pienamente, dolcemente, rapidamente, sicuramente (anche perché dona l’obbedienza alla Chiesa, etc.), etc., con l’intercessione materna di Maria, etc..

Un’arte sempre nuova che nasce dal sempre rinnovato ascolto di ciò che Dio dice, dona, etc., oggi a quella data persona, comunità, alla Chiesa, etc..Ma questa arte può, forse, passare per il travaglio di una rinnovata maturazione spirituale, umana, culturale, etc..E’ (può essere) una crescita profonda nella fede…

La realtà materiale ci può talora gelare con la sua, in un certo senso, inesorabilità.Ma anche questa sensazione si può forse sperimentare di più in una cultura del “cervello”, della materia, etc..Una sempre nuova cultura spirituale e umana ci può far recuperare anche culturalmente il (sempre più equilibrato) senso del mistero spirituale della materia stessa.

Tutto nelle mani dell’uomo si può trasformare in strumento di potere, etc..Ma forse è più facile che ciò si possa in vario modo concretamente realizzare quanto meno è sviluppata, diffusa, una sempre più profonda, equilibrata, etc., centratura spirituale e umana in Cristo.

I limiti spirituali, umani, culturali, nel centrarsi con equilibrio spirituale e umano in Cristo possono comportare in vario modo delle difficoltà ad aprirsi ad una fede più piena, aperta, profonda, etc..Sono la sempre nuova opera di Dio e la sempre più fedele risposta (invocazione, fiducia, carità, etc.) dell’uomo che possono aprire sempre nuovamente questo possibile circolo vizioso, che possono aprirci a sempre più profonde vie spirituali e umane.Allora i limiti, le oscurità, le prove, etc., che Dio permette si rivelano trampolini di lancio della fede, del sempre più profondo grande salto della fede.La fede cresce proprio nel lasciarmi portare sempre più profondamente da Dio verso una sempre nuova vita, comprensione, spirituale, umana, etc., seguendolo sempre più fedelmente, attentamente, etc.: il nostro sottile puntare su noi stessi (magari, ad es., stimolato, in qualche modo, dalle mancate più profonde, equilibrate, “centrature” della spiritualità-cultura) invece che su Dio, le nostre difese, disattenzioni, pigrizie, etc. (anch’esse talora forse dipendenti in parte dai problemi succitati), possono ostacolare la scoperta di tesori che possono talora essere dietro l’angolo; ma anche ciò, se avviene, può divenire occasione di salvezza, nell’infinita misericordia di Dio.

La Chiesa stessa, nella storia, cresce, tendenzialmente, nell’esperienza della fede, cresce nella fede.

La psicologia presa cum grano salis può essere d’aiuto ad una conoscenza dell’uomo, conoscenza che matura in una crescita spirituale e umana in Cristo sempre rinnovata.Si può essere, forse, talora, in varia misura, succubi dello psicologismo, di tanti schematismi, etc., nella misura in cui non si è trovata una più profonda, sempre rinnovata via di sintesi (di crescita, etc.) spirituale e umana in Cristo.Il concilio afferma che Cristo rivela, in un cammino di crescita spirituale e umana, Dio e l’uomo all’uomo, ma noi talora deleghiamo a “Freud” (anche ad un Freud cattolicizzato), etc., buona parte di questa competenza.Come può la fede non venire, talora, messa, in vario modo, a prova? Sono, come detto, possibili circoli viziosi che solo Dio (e la risposta sempre più fedele dell’uomo) può aprire.

Come noi conosciamo sempre più il nostro io più autentico e profondo in un cammino di conversione in Cristo, così anche Cristo nella sua vita terrena ha riscoperto sempre più profondamente il suo io divino.Ma la persona di Cristo ha detto (è) liberamente un (il) sì eterno e totale che nessuno spogliamento può cambiare.

Deve essere veramente una cosa meravigliosa, che fa molto riflettere e al tempo stesso fa, in un certo senso, sorridere che Dio stesso abbia (?) desiderato di avere una mamma.Si può dire che Maria ci rivela (sotto certi possibili aspetti?) il cuore del cuore di Dio? Si può dire che all’origine della vita, all’”origine” stessa di Dio c’è un amore (anche? In qualche modo?) materno?

Può far molto pensare e sotto certi aspetti può far sorridere che solo Cristo (e nessuno né prima, né dopo di lui) abbia detto la cosa più semplice e bella, nella quale ci possiamo ritrovare, nello Spirito, così naturalmente che pensiamo che sia così per tutte le religioni: che Dio è Padre e che noi siamo tutti fratelli.E abbiamo anche una mamma.L’uomo ritrova sè stesso scoprendo sempre più l’amore di Dio (di Maria) e, tra l’altro, in questo amore, rivivendo in modo nuovo il rapporto con i propri genitori (etc.): ecco (anche qui) la nuova Eva, la nuova creazione, la Chiesa (ecumenismo, etc.), la vita che rinasce…

INDICE

Capire (sempre più) persone e situazioni in Cristo…………………………………………..2

Ancora piccole possibili notine aggiuntive…………………………………………………..4

Ancora piccoli possibili approfondimenti, precisazioni, etc.  ……………………………….5

Ancora spunti volanti…………………………………………………………………………7

La Parola e l’eucaristia, piccole e semplici chiavi di ogni mistero spirituale e “materiale”…9

Precisazioni ed altri spunti………………………………………………………………….13

P.S. a Precisazioni ed altri spunti……………………………………………………………20

Nuove annotazioni………………………………………………………………………….21

P.S. a Nuove annotazioni……………………………………………………………………26

Nuove postille………………………………………………………………………………28

P.S. a Nuove Postille……………………………………………………………………….30

Secondo p.s. a Nuove Postille………………………………………………………………31

Terzo p.s. a Nuove Postille…………………………………………………………………32

Quarto p.s. a Nuove Postille………………………………………………………………..34

Kai o logos sarx egeneto kai eskenosen en umin…………………………………………..35

P.S. a Kai o logos… ………………………………………………………………………..39

Secondo p.s. a Kai o logos………………………………………………………………….41

Terzo p.s. a Kai o logos…………………………………………………………………….45

Quarto p.s. a Kai o logos……………………………………………………………………48

Nuove domande, riflessioni volanti…………………………………………………………52

P.S. a Nuove domande………………………………………………………………………54

Secondo p.s. a Nuove domande…………………………………………………………….55

Terzo p.s. a Nuove domande……….………………………………………………………58

Su alcune possibili impostazioni del cattolicesimo odierno………………………………..69

P.S. a Su alcune possibili impostazioni…………………………………………………….72

Secondo p.s. a Su alcune possibili impostazioni……………………………………………74

Terzo p.s. a Su alcune possibili impostazioni………………………………………………78

Quarto p.s. a Su alcune possibili impostazioni……………………………………………..81

Nuovi appunti “volanti”…………………………………………………………………….86

Immacolata e Assunta………………………………………………………………………87

Ancora domande……………………………………………………………………………91

P.S. ad Ancora domande……………………………………………………………………94

Secondo p.s. ad Ancora domande…………………………………………………………..96

“Corollari”………………………………………………………………………………….98

Al cuore della Chiesa………………………………………………………………………101

Ah luce, ah pace, dell’Amore fatto umano, che scioglie ogni tormento, ogni oscuro cammino!…102

Maria mamma…………………………….……………………………………………….106

Giampaolo Centofanti

 

 

 

Alla ricerca della vita vera. L’Era dell’Immacolata e dell’Assunta (vol. III)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

P.S. a Maria mamma

 

 

 

La possibile, talora, indeterminatezza circa la nostra comprensione del (comunque) mistero del peccato originale può comportare la mancanza di diversi eventuali riferimenti circa la nostra possibile conoscenza sulla vita dell’uomo, dell’universo, etc..

Se invece ipotizziamo, ad es., che il peccato originale si trasmette nel concepimento (causato da almeno una persona segnata a sua volta da questa ferita) ecco che possono, eventualmente, emergere varie possibili osservazioni: ad es. l’universo, la terra, etc., potrebbero non essere di per sé segnati dal peccato originale.Dunque l’Eden potrebbe sotto certi aspetti essere meno diverso dal mondo attuale.Possiamo osservare a tal proposito, ad es., come con Noè Dio protegga (talora?) l’uomo da certi cataclismi, così come fin dal concepimento Cristo è molte volte protetto da diversi pericoli dal dialogare aperto con Dio di Maria e Giuseppe.Se il peccato originale non segna, di per sé, l’universo le figure di Maria e di Cristo possono forse, magari sotto certi possibili aspetti, aiutarci (un po’ di più?) a cercare di intuire qualcosa della vita umana nell’Eden.

Ancora, cosa cambia nella più profonda umanità (anche “materiale”(?), che si trasmette nel concepimento) dell’uomo con il peccato (originale) che rende, dopo la morte, il corpo soggetto alla corruzione e non pienamente vivo nello Spirito? Cosa c’è di diverso nella vita (terrena) concreta di una persona immacolata? Nel ritrovamento al tempio Maria ci appare addolorata a causa di un gesto che, di per sé, è di Cristo stesso (anche se, però, potevano esservi tanti pericoli, etc., derivanti da altri): possiamo anche osservare che è un dolore vissuto, nel profondo, con docilità, (a suo modo) in pienezza, anche fisica, di grazia.

La coscienza (l’umanità spirituale e psicofisica) dell’uomo (non una più ambigua ragione) nello Spirito di Cristo, i significati spirituali e umani, l’amore di Dio divino e umano in Cristo.Talora si considera, ad es., un significato spirituale (in qualche modo spiritualistico) da un lato e, ad es., una psicologia, sotto certi aspetti, dall’altro.Mancano, talora, nella visione dell’uomo i sempre più autentici riferimenti, collegamenti, etc.. Né si comprende che in questa sempre rinnovata via di sintesi, di crescita, si può, in una vita vissuta, etc., anche comprendere ogni cosa spiritualmente, umanamente, in modo sempre nuovo.

Si vogliono sciogliere nodi in tutti i campi (ad es. ecumenismo, fede e scienza, valori e democrazia, missionarietà e dialogo, etc.) ma si cercano, talora, soltanto  soluzioni via via spirituali(stiche), intellettuali(stiche), pratiche (praticone), etc., non si cercano (né si intuisce che vanno cercate, in una ricerca, confronto, etc., comune, etc.) le soluzioni (alla radice) anche, ad es., nelle sempre rinnovate impostazioni (fontali, integrali, etc.) spirituali, umane, culturali, etc..

Anche quando viene prospettata la strada dell’approfondimento di questa (vissuta, etc.) ricerca spirituale e umana integrale sembra che vi possa essere chi ritiene di condividere questo stimolo continuando a pensare in realtà come prima, senza aprirsi, cercare in modo sempre nuovo.Tutto ciò (se, e dove, per caso è così) è umano e tanti cambiamenti, anche graduali (ad es.: maggiore fede, speranza, etc. in Dio; maggiore attenzione alla preghiera, etc.; sempre rinnovata conversione; nuova apertura del cuore (integrale); etc.) possono avvenire (e stanno, forse, in realtà, più diffusamente di certe possibili, magari, apparenze, avvenendo), in profondità, per il dono dello Spirito e la risposta positiva dell’uomo.

Questa continua, sempre rinnovata, vissuta, etc., ricerca spirituale e umana (integrale) in Cristo responsabilizza, può contribuire a farci sentire sempre più profondamente partecipi, animatori (con prudenza, nell’obbedienza, etc., anche queste sono problematiche da valutare) di un cammino comune (pieno di doni di Dio, di sfumature, di orientamenti, etc.), non, in varia misura, monadi (ecumenismo, etc.) isolate nei propri percorsi (forse, talora, ad es., spirituali(stici) o intellettuali(stici) o pratici (praticoni)), ricercatori, etc., attenti del dialogo (specie dal vivo), etc., al di là, talora, di tanti paludamenti, ruoli, competenze, segmentazioni, etc..

E’ una via che può aiutare ad accorgersi sempre più chiaramente di tante possibili piccole e grandi debolezze, contraddizioni (talora in qualche modo sociali, strutturali, inconsapevoli, etc.)…

Può accadere, ad es., che talora anche un prete non riveli una bella intuizione sull’omelia domenicale per timore (qui attenzione a non schematizzare) di essere copiato? O che uno studioso eviti talora di cercare il dialogo ad es. per il timore di possibili rivendicazioni sui suoi scritti (non so, appunto, se questo può accadere, e ci sono problemi che vanno valutati, ma forse Dio ci sta portando verso una strada in cui ci accorgeremo più chiaramente di poter chiudere un poco o tanto la porta non ad idee ma a Cristo stesso (e al fratello) in tante occasioni)?

E se venisse Cristo, per riconoscerlo e dialogare (specie dal vivo) con lui qualcuno si chiederebbe di quale docenza è titolare, o quale movimento ha fondato, etc. (anche qui non schematizzare, ma neanche non soffermarsi seriamente su queste domande)? Anche, tra l’altro, così il distacco tra il mondo reale e quello delle apparenze, del potere, delle più o meno o per nulla consapevoli, manipolazioni, etc., si può fare molto grande.

Sono solo domande, possibili spunti, tutti eventualmente da valutare più approfonditamente, per cercare comunque di andare insieme sempre più a scovare, etc., in modo equilibrato, etc., i possibili stimoli, le possibili chiusure, etc..

Siamo pronti, sappiamo, che Cristo può venire ancora una volta ben al di là dei nostri schemi, delle nostre chiusure, difese, disattenzioni, etc. e che possiamo, ad es., relegarlo (e contribuire in diversi modi a relegarlo), sotto certi possibili aspetti, in un angolino per tutta la vita? E’ umano (senza lo Spirito) che ciò possa accadere ma senza una intensa conversione, anche una sempre rinnovata, approfondita, preparazione (spirituale, umana, culturale, etc.) alla sempre nuova venuta di Cristo, etc., può accadere di rallentare di molto la sua venuta nella vita personale, comunitaria, etc..

Sempre più profondamente possiamo intuire l’aiuto (e la stupita conversione di lui che aspettava il leone della tribù di Giuda e un fuoco purificatore) dato a Cristo (in Cristo, etc.) ad es. da Giovanni Battista: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!” (Gv 1, 29); “L’uomo (sottolineato per NdR) sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito (sottolineato per NdR) è colui che battezza in Spirito Santo (colomba.NdR)” (Gv 1, 33).Ringrazio il Signore per avermi donato e fatto riconoscere, accogliere, diversi Giovanni Battista (ad es. M. Kolbe) che hanno testimoniato la nuova venuta di Cristo e hanno dato la vita per lui e per noi.Il Signore aiuti, conforti ogni uomo anche quando è (nella sincerità del cuore) un “piccolo o grande” Giovanni Battista, donandogli, come a Giovanni Battista, una risposta (anche) proprio per lui: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me” (Mt 11, 4-6).

Secondo p.s. a Maria mamma

Se Maria è immacolata, ad es., per la sua docilità, potremmo chiederci se ad es. san Giuseppe era più ribelle.Possiamo forse pensare che san Giuseppe “ce la mettesse tutta” ma la docilità, la fiducia, l’apertura totale e sempre più profonda del cuore, della mente, di tutta la persona umana, sono un abisso.In questo abisso di apertura spirituale, umana, culturale, possiamo entrare solo per grazia, per la nostra sempre più fedele risposta (preghiera, etc.), etc..”Maria, da parte sua (aiutando anche noi.NdR), custodiva queste tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2 19), imparava profondamente da tutti e da tutto, era (?) pronta, sollecita nel raccogliere ogni stimolo anche totalmente nuovo e sorprendente.Maria era una donna assetata, affamata di Dio, di verità, di luce, di amore, etc..

Può forse più facilmente accadere all’uomo in vario modo ripiegato su di sé di non sperimentare questa più profonda apertura del cuore, della mente, questa sete di imparare (di lasciarsi guidare, etc.) da Dio e in lui da tutti e da tutto.Può forse accadergli di voler vivere, fare quello che ha capito anche di buono, senza neanche accorgersi di tante chiusure, lentezze, etc., spirituali e umane, di tante resistenze spirituali, umane, culturali, etc..

Le diversità tra gli uomini, che possono in varia misura essere “chiusi nei loro doni” possono  costituire sotto certi aspetti un aiuto, uno stimolo ad una sempre più profonda apertura spirituale, umana, culturale, etc., che può farci sempre più profondamente, spiritualmente, umanamente, etc., rinnovatamente, incontrare nell’Emmanuele.

Maria immacolata ci aiuta (e ci aiuti) ad aprire il cuore, la mente, tutta la nostra umanità, etc., a Dio. Mandi il Signore il suo santo Spirito, ci educhi sempre più profondamente una sempre rinnovata spiritualità, cultura, etc., a questo sempre più vivo, fiducioso, docile, sollecito, prudente, etc., rinnovamento integrale.Immaginiamo che rivoluzione (in senso buono) potrebbe forse rivelarsi il sempre più profondo, rinnovato, prudente, etc., diffondersi, nello Spirito, di una sempre rinnovata, etc., apertura del cuore, della mente, di tutta la persona umana, di una sempre rinnovata, etc., apertura spirituale, umana, culturale (ad es. circa le impostazioni di fondo, le vie, etc., spirituali, umane, etc.), etc., in Cristo?

Gesù ci insegna nel Padre nostro a pregare Dio di non indurci in tentazione e noi, talora, ci chiediamo: “ma perché? Dio può indurci in tentazione?” e cerchiamo allora di modificare in vario modo questa frase.Non potrebbe invece Gesù aver detto proprio questa frase, indicandoci (e, come proposta, unendoci a lui, etc.), ad es., che Dio ascolta le nostre preghiere ma non ci dà quello che ci può far male?

Una sempre rinnovata attenzione integrale, spirituale, umana, etc., alla Parola di Dio, una crescita spirituale e umana sempre più profondamente, equilibratamente, centrata in Cristo, etc., potranno forse, sempre più diffusamente, attentamente, etc. aiutarci ad entrare nella Parola, a lasciarla sempre più parlare dentro di noi.

Solo lo Spirito di Cristo può sempre più entrare nella nostra umanità (anche “culturale”) integrale, rivelarne e guarirne le ferite, le chiusure, le resistenze, le storture, i vuoti, le disattenzioni, le astrattezze, etc..Cristo ci conduce verso un sempre più profondo equilibrio, etc., spirituale e umano, rivelandoci tendenzialmente sempre più (nella storia) la divinità e l’umanità dell’Amore di Dio.

Solo in Cristo, in una crescita spirituale e umana in lui, possiamo tendenzialmente conoscere sempre più pienamente la psicologia umana (e sottolineo umana.Certo in Cristo siamo ben centrati per conoscere ogni cosa, ma qui evidenzio la differenza tra la psicologia ad es. degli animali e quella dell’uomo).

“L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo” (Gv 1, 33).Può risultare veramente interessante cercare di comprendere sempre più in Cristo questa frase.Lo Spirito, nella vita terrena del Figlio, scende (entra gradualmente sempre più?) e rimane (è accolto pienamente, “calza a pennello”, è “divino e umano”…?) in Cristo, Dio e uomo.E noi siamo battezzati in Cristo, Dio e uomo, nella sua divinità e nella sua umanità: è, virtualmente, una (sovrabbondante ri)apertura totale e sempre rinnovata, spirituale, umana, culturale, etc., alla piena grazia di Dio (l’amore di Dio, che sempre ha trasformato il peccato dell’uomo in occasione di più grande grazia, si rivela in Cristo in modo virtualmente pieno).

Sembrerebbe che sia il peccato originale “originante” che segna un distacco (non, di per sé, definitivo) dallo Spirito di Dio.Dunque nel concepimento, in un certo senso almeno, non si trasmettono, si direbbe, le conseguenze degli eventuali peccati successivi.Prima del peccato “originante” vi è una pervietà totale anche del corpo umano allo Spirito.Dopo tale peccato resta una ferita nel corpo umano.

Forse nella riflessione sulle conseguenze del peccato originale si è potuti passare da concezioni per eccesso (forse presenti nell’AT) che magari vedevano le conseguenze anche degli altri peccati trasmettersi anche nella vita corporale della discendenza a concezioni più, forse, talora, vagamente spiritualistiche, nell’epoca cristiana.

E’ Gesù stesso che chiarisce, forse, che certe varie difficoltà, sofferenze, non sono conseguenze dei peccati, diciamo, non “originanti”.Questa visione può aver condotto ad una maggiore attenzione al mistero, ad una spiritualità meno meccanicistica, ma con prudenza, è necessario, nel cercare di comprenderla, fare attenzione a non rischiare di passare dalla parte opposta rispetto all’AT, restando in un vago spiritualismo.Forse la risposta equilibrata (sempre da cercare) è che il peccato originale (e solo esso) si trasmette nel concepimento.

Anche se resta una ferita nel corpo, la grazia di Cristo può però gradualmente riaprire, sovrabbondantemente e in modo tendenzialmente pieno, l’uomo segnato dal peccato originale alla grazia di Dio.

La lampada

 

“Non si accende una lampada per poi metterla sotto un secchio e nasconderla, ma per deporla sopra il lucerniere, perché faccia luce a quelli che entrano nella casa.La lucerna del corpo è il tuo occhio.Se il tuo occhio è buono, anche il tuo corpo è nella luce; se invece è malato, anche il tuo corpo è nelle tenebre”  (Lc 11, 33-34).

Un problema concreto di, forse, non poche persone potrebbe forse riscontrarsi nella difficoltà a riconoscersi più chiaramente nella propria coscienza serena e nei suoi rapporti con lo Spirito di Cristo.Prima si presentava, talora, una coscienza moralistica, ora si preferisce, talora, parlare in vario modo di ragione.L’uomo ha forse bisogno di essere aiutato a riconoscere, nel dono dello Spirito,  la propria serena coscienza.La cultura invece talora non fa che creare confusione.

Un piccolo esempio di un possibile aiuto concreto può consistere nella circostanza di (con prudenza, nei casi eventualmente opportuni, etc.) rispondere, talora, a chi teme di credere per debolezza, o per una scelta volontaristica, etc. (ma si rivela comunque un sincero credente, in sincera ricerca, etc.), di provare a negare la fede o di professarsi scettico, o agnostico, etc..Chi ha ricevuto il dono dello Spirito non può (valutare anche questo con prudenza), in realtà, farlo  senza negare una verità dentro di sé.Il trovare questo riferimento concreto aiuta molti, e rivela una possibile problema di educazione (da approfondire in molti modi) a riconoscere la coscienza, la sua crescita, etc..

 

Per quali vie si manifestano i possibili contributi che il Signore può ispirare ad una persona, comunità, etc.? Certo può essere necessario porre attenzione a non schematizzare…attualmente, almeno, mi sento refrattario a cercare un editore per questi scritti: non la sento, mi pare (ripeto, almeno per ora, almeno come ricerca da parte mia), la via del Signore.Se c’è del buono, ad es. qualcuno, quando e se vorrà il Signore, magari mi chiamerà per dialogare, per leggere e confrontarsi, o forse le vie sono (anche?) altre (ad es., magari, quelle forse più naturali, le vie “pastorali”).Magari tutto ciò è (in questo caso) un invito a cercare la verità, la vita, il dialogo, etc., con cuore libero, semplice, senza orpelli, etc..

Una diocesi molto grande, dove è così difficile conoscersi nella condivisione concreta della vita, può rischiare talora di sottoporre ad esempio il sacerdote a incomprensioni, etichette, etc., fondate sostanzialmente sul nulla.Un vescovo, uomo di Dio, che ascolta, dialoga, cerca con impegno di capire, di conoscere, etc., può liberare la città, ad es., da tanti possibili giochetti del maligno.

E’ possibile scrivere per anni riflessioni che talora possono forse risultare innovative, e, comunque, caratterizzate da un discernimento spirituale e umano fondamentalmente equilibrato, etc., senza essere, ad es., persone fondamentalmente mature (in Cristo)? Forse, quando si tratta di scritti intellettualistici, può avvenire di scrivere cose sotto certi aspetti acute, etc..Ma per fortuna stiamo forse entrando, (talora?), in una rinnovata spiritualità, cultura, etc., che nasce sempre più profondamente da una vita spirituale, umana, vissuta (in Cristo).Non sono, forse, talora, anche questi, aspetti, domande (da valutare nelle varie possibili sfaccettature, etc.), etc., interessanti, stimolanti in tante direzioni, in Cristo?

 

 

 

 

Nomi

 

 

 

Un aspetto di una sempre rinnovata, vissuta, ricerca spirituale  e umana in Cristo può individuarsi nella continua attenzione anche ai nomi, alle definizioni, etc..Ben conosciamo il potere evocativo dei nomi, etc. (vedi altrove, ad es., le riflessioni sui termini ragione e coscienza).

Possiamo ad esempio osservare che il Figlio può essere chiamato anche con altri nomi, anche se certo bisogna porre particolare attenzione a quelli scelti, in vario modo, in un certo senso più direttamente, dalla Trinità stessa (ad es. Gesù, Figlio, etc.).

Il termine logos, ad es., può aiutare a comprendere molte cose (e specie allora nella cultura greca) ma può (forse, è una domanda) rischiare di risultare (talora?) un po’ intellettualistico.Allo stesso modo chiamare Cristo la Parola potrebbe talora risuonare in qualche misura forse riduttivo rispetto, ad es., al termine Figlio: “Questi è il mio Figlio, l’eletto, ascoltatelo!” (Lc 9, 35).

In questa stessa possibile direzione può risultare importante porre continua attenzione, ad es. nell’ascolto comunitario della Parola, ad accoglierla, nello Spirito, gradualmente, nei suoi, sempre da approfondire, significati più, diciamo, di lungo periodo, ma anche, ad es., nei suoi possibili significati, esperienze, più del momento personale, o come risonanza di esperienze passate; la Parola viva del Figlio nelle vive persone, comunità, etc..

Cristo, Dio e uomo, l’Emmanuele, cammina in mezzo a noi, in noi, come nella storia biblica dell’A.T. (lì solo come persona divina) e del N.T.; questo, come detto altrove, può essere sempre più profondamente scoperto e, sotto certi possibili aspetti, riscoperto.Dio, l’Amore, si fa uomo nel Figlio e si attenda, tendenzialmente, sotto certi possibili aspetti, sempre più profondamente, spiritualmente, umanamente, in mezzo a noi, in noi.

Come osservato, altrove, questo, tendenzialmente, sempre più profondo, equilibrato, centrarsi in Cristo, Dio e uomo potrà aprire sempre più profondamente il cuore (integrale) degli uomini all’opera spirituale, umana, di Maria e di Cristo.E’ una crescita integrale della fede.

Ad es. potrà svilupparsi una sempre rinnovata attenzione alla profezia, ai profeti, tra l’altro riconoscendo in questa sempre rinnovata attenzione, appunto, una, tra l’altro, questione di fede, come dice Gesù ad es. a proposito di Giovanni Battista (“Voi, al contario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli” Mt 21, 32).

La fede, i vari doni dello Spirito, hanno molte sfaccettature che si imprimono con varia intensità, etc., nella coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo.Con tutte queste possibili sfaccettature, varianti, etc., la fede cresce centrandosi, tendenzialmente, sempre più profondamente, equilibratamente, etc., in Cristo, Dio e uomo.

La sempre rinnovata scoperta (e, talora, riscoperta) del camminare di Cristo con noi nella storia può, tra l’altro, forse, aiutarci a leggere in modo sempre rinnovato la storia biblica in rapporto anche all’oggi.Altrove ho proposto varie riflessioni in tal senso.Qui posso, ad es., aggiungere il riferimento al periodo dell’esilio babilonese: possiamo forse infatti, sotto certi possibili aspetti, vedere (con equilibrio, etc.) come un possibile, piccolo o grande esilio, ad es., le difficoltà poste dalla cultura, riflettere sulle possibili cause dell’esilio, ricordare la speranza del ritorno, etc..

E così anche noi, ad es., possiamo forse interrogarci con attenzione quando, magari, davanti a tante problematiche (ad es. ecumenismo) siamo portati ad osservare che i tempi di Dio non sono quelli nostri.La storia biblica, ad es. l’avvento di Cristo, ci mostra che dobbiamo pregare intensamente, aprire il cuore (integrale) con impegno, nella consapevolezza che potrebbe succedere che, invece, magari sotto certi possibili aspetti, i nostri tempi non siano quelli di Dio.

In questo ci possono aiutare i profeti, che (talora?) hanno, tra l’altro, portato le croci della loro epoca: es. p. Kolbe e l’ideologia, p. Pio e lo psicologismo, lo scientismo.

Ho trattato altrove di alcune tra le possibili origini delle diverse correnti spirituali, culturali, cattoliche, andando a ritroso: del tomismo, dell’agostinismo, dell’aristotelismo, del platonismo e, ancora a monte, della pratica e della teoria, della materia e dello spirito.Ho anche segnalato come solo nella Trinità si può sempre più trovare la composizione di questi dualismi.

Nell’agostinismo troviamo il conoscere vivendo in Cristo (spiritualità, spiritualismo?), nel tomismo troviamo un’attenzione, però forse riduttivistica (ad es. razionalismo?), all’umanità dell’uomo.Un problema dell’agostinismo si può forse riscontrare nel valutare (sotto certi possibili aspetti) platonianamente o nel valutare talora implicitamente (e quindi alla fine, sotto certi possibili aspetti, in modo vario e indefinito) l’incontrarsi dello Spirito di Cristo con l’umanità della persona umana.Il tomismo invece cerca di definire alcune caratteristiche della persona umana, ma, pur con tanti aspetti interessanti, queste definizioni possono risultare incomplete, riduttive, etc..

Ecco dunque che, ad es., recuperando il, sotto certi possibili aspetti, più chiaro centrarsi spiritualmente, vitalmente, in Cristo dell’agostinismo e cercando in modo sempre rinnovato di chiarire (evolvendo, anche vitalizzando, etc., sotto certi possibili aspetti, il tomismo?) le articolazioni, i rapporti, etc., dell’incontrarsi vitale dello Spirito di Cristo con la persona umana, si può forse aprire un rinnovato cammino pieno di possibili sviluppi (cammino che forse ho contribuito a ricercare in questi scritti).

Possiamo osservare che nell’umanità di Cristo stesso si possono incontrare le spiritualità, le culture, etc..Potremmo ad es. chiederci se Gesù fosse agostiniano o tomista.Attualmente si può forse intuire, nel dono dello Spirito, che Gesù, come uomo, accoglieva la Trinità che scendeva gradualmente in lui nello Spirito donantesi con la grazia, la semplicità, la luminosità, l’innocuità, etc. di una colomba, rendendolo un agnello.Dunque Gesù maturava spiritualmente e psicofisicamente nell’accogliere la Trinità: “Intanto il bambino cresceva e si fortificava, venendo riempito di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui” (Lc 2, 40).L’umanità, spirituale e psicofisica, di Gesù veniva illuminata dalla Trinità e la Trinità entrava in lui a misura d’uomo, della sua propria umanità.In questa crescita (con tutti i riferimenti, ad es. la legge e i profeti, la sinagoga, etc.) Gesù vedeva ogni cosa in modo sempre nuovo.

Dunque, si può forse supporre, in Gesù troviamo una più profonda “attenzione” all’umanità (anche propria) rispetto a sant’Agostino e una visione più spirituale e umana, più e non meno precisa, rispetto alle possibili tendenze razionaliste, riduttiviste, schematistiche, del tomismo.La consapevolezza, nello Spirito, di Gesù di essere Dio e di essere uomo può forse contribuire a lasciarci intuire (e/o indurci a porci delle domande su) questa sua possibile più profonda (rispetto al tomismo) comprensione vitale dei rapporti, delle articolazioni, etc., nell’incontrarsi della Trinità con la persona umana.

I possibili limiti, le difficoltà, che si possono forse riscontrare nelle varie impostazioni (ad es. agostiniana, tomista) contribuiscono alla comprensione della difficoltà nell’accostarsi alla figura intera di Cristo, come Dio e come uomo, etc., dei diversi modi di riferirsi, di interessarsi, etc., a lui.E’ in realtà (come fonte) solo Cristo stesso che si può rivelare sempre più, spiritualmente, umanamente, nel suo Spirito.

Dialogare sulle impostazioni

Crescendo nel cammino spirituale e umano, culturale, etc., in Cristo si possono sempre più chiarire tanti aspetti appunto spirituali, umani, culturali, etc., aspetti che possono aiutarci a comprendere in una luce nuova anche altre spiritualità, filosofie, etc..

Circa il pensiero di Kant, ad es., si può forse tentare un rinnovato dialogo, da sviluppare con prudenza, attenzione, per cercare di comprendersi bene sui termini, etc..

L’attenzione del filosofo tedesco è concentrata, all’inizio, sulla “ragione pura”.Sotto questo aspetto si tratta (?) di una conoscenza come, in qualche modo, sotto certi possibili aspetti, quella degli animali: essi vivono (“ragionano”, etc.) nel mondo così come appare a loro.Nell’uomo, per il nostro, vi è anche la ragion pratica, che non si basa esclusivamente su una esperienza puramente materiale, sottoponibile a esperimenti “materiali”, che però fa percepire un oltre col quale si può (?) entrare in contatto e che, si può forse dire, determina le scelte, i comportamenti, etc..Forse Kant ha cercato, tra l’altro, in qualche modo (magari non così corretto) di salvaguardare (ad es. attraverso la “formalità” della legge morale) lo Spirito che illumina l’uomo e la sua coscienza profonda, dai limiti di una ragione (di una conoscenza, anche delle cose spirituali) che si può sviluppare, sotto certi aspetti anche modificare, anche con riguardo, ad es., alla fede (forse con un sottile prevalere, sotto certi possibili aspetti, della ragione, rispetto al sempre approfondito dono (tendenzialmente sempre più profondamente, etc., integrale) spirituale e umano in Cristo, o perlomeno, per quanto riguarda, ad es., la possibile visione di un ateo, rispetto ad una maturazione spirituale e umana complessiva; prevalere che può aver contribuito (essere stato una tappa verso) ad aprire la via ad Hegel).

Quando parla di religione nei limiti della sola ragione forse Kant non esclude, appunto, la ragion pratica, etc., ma intende anzi rendere disponibile la fede al confronto con una ragione proprio (anche) purificata da una spiritualità sincera E che Cristo rivela -sempre più- nella sua autenticità spirituale  e umana).Potremmo aggiungere che forse Kant cerca in sostanza, dunque, di far entrare la fede nella filosofia, contribuendo (sotto certi possibili aspetti?) a chiarire che la conoscenza intenzionale (dell’uomo dunque) è spirituale (e “corporale”, vedi sotto) e non solo razionale in senso stretto.Possiamo dunque, ad es., chiederci se Kant o, almeno, legittimamente, un kantiano avrebbe perorato un esegesi nella fede e potremmo risponderci che è forse possibile (in un cammino di crescita nella fede) di sì, per la sincerità (“formale”, talora magari, nella possibile visione di Kant, di non facile composizione con la ragion pura), ad es., della ragion pratica, anche se forse meno chiaramente del dovuto come sempre rinnovato (e sempre meglio integrato, etc.) dono spirituale e umano in Cristo.

Io non sono un esperto conoscitore di Kant e queste si possono considerare domande di un profano.Domande che però tendono a stimolare l’attenzione, la vigilanza, verso i possibili rimescolamenti di tante carte nel corso storico della crescita spirituale e umana in Cristo.Rimescolamenti eventuali, magari densi di possibili sviluppi in tante direzioni.

Se queste riflessioni sono (magari chiarendo, modificando, etc.) in qualche modo da considerare, se ne può ricavare uno stimolo al riconoscimento della legge morale nell’uomo, certo da scoprire sempre più profondamente e proprio nell’uso di una riflessione che nasce in una vita sincera.Legge morale che il cristiano può (?) chiamare dono dello Spirito, che si sviluppa nella fede in Cristo, quando essa viene donata da Dio.

Per Kant la sola ragion pura è, forse propria, in qualche modo, anche degli animali, privi invece della ragion pratica.La ragion pratica (come la chiama lui) è un’altra forma di conoscenza, fondamentale nella vita dell’uomo.Attirati dalle scoperte scientifiche, confusi di fronte ad una fede, ad una moralità che doveva subire il confronto con la storia, etc., alcuni filosofi hanno preferito dare credito alla sola ragion pura.Ma questa, priva di più profondi agganci alla realtà, alla vita, finisce per svuotarsi sempre più.Sarà forse, tra l’altro, la vita stessa e magari, in qualche caso, non senza una riscoperta, con nuove possibili sfumature (da verificare nel loro preciso significato), di Kant a riportare l’uomo verso la riscoperta della sua umanità integrale, anche, dunque, della sua coscienza illuminata in vario modo, misura, etc., dallo Spirito e capace di riconoscerlo, di ascoltarlo.

E’ invece dimenticando, travisando, etc. (invece di chiarire meglio), in vario modo, la “ragion pratica” che si è giunti al superuomo nicciano, alla legge della giungla, etc..Una via di dialogo dunque col nichilismo si può forse individuare nel dialogare sulla presenza di una legge morale nell’uomo, da scoprire sempre più profondamente (in quanto l’uomo, il mondo, etc., sono mistero) anche in una vita sincera, che sviluppi in modo sincero la conoscenza, anche riflessa, della morale, etc..

Nella filosofia kantiana si può forse, dunque, osservare come la ragion pratica riempie di senso, e (forse? In qualche modo?) indirizza, etc., la ragion pura, etc..E’ interessante osservare che nel mondo della natura e in particolare (?) nella corporeità dell’uomo Kant individua il completamento, l’organicità potremmo forse dire, tra la ragion pratica e la ragion pura (critica del Giudizio).L’assenza, in certa cultura cristiana, di una visione sacramentale della conoscenza spirituale e umana (vedi altrove) può talora aver indotto qualche estimatore cristiano di Kant ad accoglierne il pensiero senza accorgersi del suo possibile contributo (in qualche modo) appunto alla scoperta di una conoscenza sacramentale, spirituale e umana.Restando come punto di riferimento del loro panorama culturale all’idea di un realismo critico della conoscenza, interpretata perciò a livello solo umano, e, talora, in definitiva razionale in senso stretto, questi estimatori cristiani del nostro possono talora aver contribuito ad una visione che relega la ragion (solo) pratica in un angolino, di minor conto di fronte alle magnifiche sorti della ragion pura.Non hanno dunque, forse, compreso il tentativo (se tale è stato) di Kant di riconoscere, in qualche modo, gli aspetti (più misteriosi, “noumenici” nella sua visione, che cerca forse, tra l’altro, di sviluppare, in qualche modo, una nuova conoscenza della coscienza in qualche modo vista vivere nello Spirito.In questo senso si possono forse, ad es., ipotizzare suoi possibili influssi su J. H. Newman) spirituali, la coscienza, gli aspetti più logici, quelli “corporali”, etc., della vita umana.

Hegel ha invece sciolto il problema delle distinzioni nella conoscenza spirituale e umana risolvendole nello sviluppo dialettico della ragione.Con Hegel l’uomo (forse) si vuole impadronire razionalmente del mistero, non potendo che giungere al nichilismo.Il nichilismo si può forse (talora?) vedere come l’inizio di una (ancora, talora, inconsapevole) ricerca di una spiritualità, di una fede (sempre più chiaramente, diffusamente, ci si accorge che il pensiero, la conoscenza comportano anche e comunque una fede) disposta a maturare spiritualmente, umanamente.Una certa difesa di una certa ragione da parte di alcuni cattolici può, forse, talora, come ho osservato altrove, apparire una battaglia di retroguardia che può, talora, sembrare non comprendere la ricerca (anche inconsapevole) del sempre più profondamente da scoprire mistero spirituale, umano, etc..Ricerca nella quale una (pseudo) razionalità senza coscienza, etc., ha già ampiamente dimostrato il suo fallimento.L’incontro (anche implicito) tra lo Spirito e la coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo nella storia, la scoperta sempre rinnovata del mistero, della sacramentalità della conoscenza (la ricchezza culturale, umana, etc., di questi possibili sviluppi) sembra sempre più chiaramente delinearsi, in qualche caso, come l’orizzonte più o meno consapevole di certa ricerca anche non credente.Cercare dunque di comprendere, in una sempre rinnovata comprensione spirituale e umana in Cristo, quali siano le possibili reali problematiche che forse, talora, si agitano ad es. in alcuni ambienti del nichilismo può aiutare un possibile dialogo con questi ambienti.Kant, ad es., sembra dimostrare che una sua preoccupazione (dopo le già tante critiche alla coscienza, alla fede, etc., nella sua epoca) è quella di stabilire una certezza (che lui trova in quella che definisce la “formalità” della legge morale) della ragion pratica.Ed è comunque un dono dello Spirito il fidarsi della coscienza (e riconoscere la fondamentale affidabilità della coscienza significa entrare consapevolmente, in qualche modo, in una fede), pur scoprendone sempre più il bisogno di crescere spiritualmente, umanamente.Si può dunque incoraggiare, aiutare, a riconoscere la coscienza e il suo cammino chi è già mosso dallo Spirito in questa direzione.E’ necessario scoprire (anche, proprio, in un dialogo con ogni persona, filosofia, etc.) sempre più distintamente (vedi altrove) le articolazioni, i rapporti, etc., dell’incontro (anche implicito) tra Dio e la persona umana, educare in modo sempre rinnovato, approfondito, a riferirsi alla coscienza, etc..

Da considerare o meno, queste riflessioni possono forse comunque mostrare la necessità di un apertura sempre più profonda, vitale, etc., di tutta la ricerca umana.Bisogna riflettere, dialogare, etc., ad es., anche sulle impostazioni, sulle vie, etc., non solo sui concetti o sulle azioni pratiche derivanti in realtà da determinate impostazioni.Ma è comunque un dono dello Spirito questa sempre più profonda apertura (ed intensa ricerca, etc.) di cuore (integrale), ed è un dono dello Spirito l’accoglienza, la comprensione di quel dato nuovo seme di verità, di vita.

E’ necessario sviluppare un’intensa spiritualità, cultura, di invocazione dello Spirito, di ricerca, di ascolto, etc..Oggi può talora risultare difficile trovare, ad es., studiosi intensamente desiderosi di mettere sempre in discussione anche, ad es., le proprie impostazioni di pensiero; è necessario talora cercare una conoscenza personale paziente, nella quale far lentamente, all’opportuno, passare, con la condivisione (in qualche modo) del pensiero, della vita,  con piccoli imput adeguati al caso, etc., una novità di vita, etc., rendendosi al tempo stesso sempre più a propria volta pronti, per grazia, ad accogliere i doni dello Spirito provenienti da queste persone.

Una strada complementare è, ad es., quella di gettare i nuovi semi nel semplice cammino spirituale e umano di tante persone, tra le quali magari potrà sorgere chi più profondamente potrà giungere a comprendere, riprendere, approfondire, etc., tante possibili nuove vie di crescita spirituale e umana in Cristo.

La difficoltà, talora, nel dialogare su strade nuove con persone cristianamente impegnate, che parlano di dialogo tra religioni, culture, etc., aiuta a comprendere che, alla fine, solo Dio può aprire l’uomo ad una ricerca sempre più integrale e profonda, all’accoglienza (anche specifica) di nuove scoperte, etc..In questa strada si vede anche sempre più come solo in Cristo, Dio e uomo, sempre più profondamente scoperto, si trovano tutte le risposte, si incontrano le religioni, le culture.

Nel precedente scritto ho continuato a delineare le possibili vie di un incontro tra, ad es., agostinismo e tomismo, qui, ancor più da profano, ho sollevato possibili domande tese ad un nuovo incontro (in avanti, in Cristo) tra una visione sempre più profondamente, equilibratamente, centrata spiritualmente, umanamente, etc., in Cristo e, ad es., il kantismo.Sono possibili esempi di un possibile intenso lavorio di dialogo, di crescita comune, con ogni religione, cultura, con ogni uomo, etc..

Cercando di capire i possibili motivi per cui si può faticare a dialogare anche con una persona che sta apportando indubbi importanti contributi mi domando se per caso un problema sia quello dei diritti di autore: non dovremmo essere cercatori della verità a prescindere da qualsiasi pubblicazione personale? E se questo (il rischio di rivendicazioni) è però un problema concreto non si può inventare qualcosa, ad es. una liberatoria che attesta che non ci saranno appunto rivendicazioni sulle pubblicazioni dell’altro? Forse dobbiamo cercare di comprendere e di rimuovere (nei modi adeguati nell’amore) tanti possibili ostacoli ad un dialogo libero e profondo: ci possono essere ritrosie, paure, schemi, interessi, stanchezze, pigrizie, mille fattori (alcuni citati altrove) che concorrono ad una talora diffusa fatica ad aprirsi a nuove ricerche, verità, etc..

Possiamo anche osservare il profondo contributo anche alla vita civile, alla democrazia, etc., nel mondo, di questa sempre più profonda, integrale, apertura del  cuore (appunto integrale), di questo sempre più profondo, integrale, libero, etc., dialogo.

 

 

 

 

 

 

Uomini “eucaristici”

Le riflessioni fin qui svolte sulla sacramentalità della conoscenza, sulle articolazioni, i rapporti, tra lo Spirito di Cristo e la persona spirituale e psicofisica umana (tra l’altro ho osservato che, per un dono dello Spirito, posso intuire sempre più che il discernimento è spirituale e psicofisico, che la mia umanità, anche il mio corpo, aperti allo Spirito, sempre più accolgono il suo dono e lo comprendono anche comprendendosi in esso; è uno Spirito divino e “umano”, è lo Spirito di Cristo, Dio e uomo, che viene in me, etc.; così intuisco che solo in Cristo, e dunque meno in altre religioni, filosofie, etc., trovo sempre più questo “reciproco” rivelarsi dello Spirito e dell’umanità) mostrano che ritroviamo sempre più Dio, noi stessi, gli altri, il mondo, in Cristo, scoprendoci sempre più in lui, per lui, con lui, nella nostra debolezza, (in qualche modo?) uomini “eucaristici”.

E allora sempre più ci affidiamo a lui, cercando di vigilare, etc., ma senza (sotto certi aspetti) temere le nostre debolezze, etc., perché è lui che ci porta e ci aiuta gradualmente a donarci in lui, etc.: “Poi prese con sé i Dodici e disse loro: “Ecco che saliamo a Gerusalemme e si compirà tutto quello che è stato scritto dai profeti circa il Figlio dell’uomo.Sarà consegnato ai pagani, sarà insultato, coperto di offese e di sputi; e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno.Ma il terzo giorno risusciterà”. Ma essi non capirono nulla di tutto questo: il significato di quel discorso rimase per loro oscuro e non riuscivano affatto a capire” (Lc 18, 31-34).

Come in parte osservato altrove, una sempre rinnovata spiritualità, cultura, etc., in Cristo potrà aiutare, tra l’altro, ad essere sempre più attenti a scegliere, per quanto possibile, etc., con l’aiuto di Dio, etc., uomini di Dio (e, in una spiritualità, cultura, sempre più divina e umana -che, tra l’altro, sempre più cerca di tenere conto di tutti gli stimoli, etc.-, sotto certi possibili aspetti, sempre più persone sagge, sempre più capaci di comprendere (in Cristo) persone, situazioni, etc.) nei luoghi di responsabilità.Ogni persona discerne, decide, etc., in base alla propria maturità spirituale e umana e questo dunque, tra l’altro, per quanto riguarda i ruoli di responsabilità, può in varia misura provocare effetti a cascata (si possono scegliere persone tendenzialmente, in vario modo, a propria immagine).

E’ necessario, ad es., cercare di comprendere sempre per quali vie migliorare la vita democratica.Come aspetto e anche come, tra l’altro, conseguenza di un continuo rinnovamento (vedi altrove) potrebbe forse rivelarsi sempre più necessario, ad es., che anche nella cultura politica cristiana, si diffonda rinnovatamente l’idea di scegliere persone di profonda vita spirituale e di sperimentata saggezza, etc., provenienti dal mondo cattolico, per porle in tanti posti di responsabilità nella vita politica, sociale, etc..Questo può diventare sempre più un naturale (non l’unico?) criterio di scelta, criterio che ponga sempre più, con equilibrio, etc., attenzione, tra l’altro, alla profondità della vita spirituale.

Ma in un mondo di massa come il nostro, come conoscere il più possibile le persone? Come superare il muro delle apparenze, etc., che può indurre ad errori anche marchiani (in senso positivo e negativo)? Le riflessioni svolte altrove ed anche quella qui proposta (e da, eventualmente, sviluppare, specificare, etc., anche aggiungendo altre possibili proposte, etc., per, tra l’altro, evitare il più possibile una più o meno desolante superficialità) possono forse contribuire a trovare delle possibili parziali risposte.

Si può anche osservare che nel secondo dopoguerra era più frequente, nel mondo cattolico, il provenire, lo scegliere per la politica, etc., esponenti della vita ecclesiale.Forse, tra l’altro, un discernimento che andava in tanti sensi affinato portò ad una certa separazione tra vita politica e vita, diciamo, ecclesiale.E sono molti i pericoli, le difficoltà, gli interessi, etc., che possono spingere a non rinverdire, rinnovare, più pienamente questi percorsi.Ma questo può contribuire, tra l’altro, a quello scadere della politica, etc., che talora sembra di notare.

Come detto, molto potrà (in molti sensi) contribuire una sempre rinnovata spiritualità, cultura, etc., ma, anche in questa direzione (ed anche come sua conseguenza), potrebbe forse (è una domanda da profano) rivelarsi utile un’approfondita riflessione ecclesiale sul se, sul come, etc., riproporre più ampiamente, efficacemente, etc., questo scambio mondo cattolico-vita politica, sociale, etc..

Una sempre rinnovata spiritualità, cultura, cristiana può contribuire a trovare sempre nuove risposte ai problemi anche della democrazia ed ai suoi, forse, talora, almeno in parte, apparenti, paradossi.

Sempre più infatti, tra l’altro, possiamo comprendere come la democrazia è, per l’appunto, in qualche modo, sotto certi aspetti, il frutto continuo, della vita, della cultura, etc., del popolo.Si torna, tra l’altro, al problema di cui sopra: chi (fino a che punto, in che modo, etc.) muove i possibili fili di una data democrazia? Chi favorisce una crescita, un dialogo, etc., autentici, profondi, etc.? Chi…? Possiamo osservare che è necessaria in tutti i campi una sempre più profonda, rinnovata, spiritualità, umanità, cultura, attenzione, etc., al “chi” (al come, etc.).

Sempre più profondamente nella persona (etc.) vivente in Cristo troviamo le vere risposte a tanti “ismi” che in varia misura possono influenzare anche noi cattolici.

 

 

 

 

Affidarsi personalmente, ecclesialmente, a Maria e a Cristo

 

 

 

Forse in questi decenni Cristo sta gradualmente conducendo la Chiesa verso una rinnovata sintesi spirituale e umana ma è veramente interessante, significativo e drammatico al tempo stesso osservare con quanta fatica, talora, ci si muova in questa direzione senza peraltro ancora pervenire, forse, talora, ad una più armonica, integrata, appunto via di sintesi.Forse, pur camminando in questa direzione, ancora non la si intuisce, talora, più profondamente, attentamente, cercando di correre al suo possibile nocciolo.Né, talora, si è in grado di ascoltare chi osserva che le problematiche sono spirituali e sono umane (etc.), che è necessario porre attenzione (sviluppare poi l’attenzione vuol dire anche, ad es.: anche se ho focalizzato che le problematiche sono spirituali e sono umane, anche se ho individuato possibili vie ad es. di incontro, etc., questo incontro non è scontato, anzi va sempre più rinnovatamente, anche comunitariamente, etc., ricercato -specie nel suo nucleo generatore, Cristo, Dio e uomo (e l’uomo in lui)-, ed è di fondamentale importanza) al loro sempre più adeguato sviluppo e incontro, in un dialogo attento.

Divenire (nella grazia di Dio) sempre più profondamente, nella storia, sentinelle della sempre nuova venuta di Cristo comporta divenire anche sempre più pronti avvistatori dei possibili pericoli, ostacoli, etc. alla sua venuta, al suo stare con noi.

Non cadere negli inganni, negli inghippi, etc., anche del maligno è tema proprio di tutta la tradizione spirituale cristiana che sa bene, tra l’altro, che il maligno può cercare di contrastare in particolare la nascita, la vita di Gesù.

Eppure è una lotta (quella causata anche dai vari tipi di difficoltà, etc.) con problemi, con armi, etc., sempre rinnovati, che talora può aver trovato la Chiesa in varia misura impreparata, così come era forse, talora, impreparata alla nuova venuta di Cristo.Cosa potrebbe accadere se il Signore donasse (e/o i cristiani accogliessero) sempre più profondamente, diffusamente (anche nella spiritualità, cultura, etc.), un cuore (integrale) da sentinelle? Cuori sempre più pronti, docili, agili…

Sono sempre nuovi i modi, le vie, attraverso i quali si diffonde una cultura (una vita , etc.) non cristiana ed oggi spesso anticristiana.

Forse prima di tutto può essere necessario rinnovare ogni giorno l’affidamento personale, comunitario, etc., a Maria, a Cristo ed ogni tanto rinnovarlo ecclesialmente, etc., ad ogni livello.

Ma poi, tra l’altro, è forse necessario che in un sempre rinnovato cammino spirituale, umano, culturale, si creino a vari livelli luoghi di autentica, profonda riflessione a tutto tondo, luoghi aperti a chi abbia veramente qualcosa da dire e non solo incontri “istituzionali”.Pensatoi, osservatori veramente sempre più vissuti in Cristo (pensiamo a Maria e Giuseppe, a Simeone e Anna, ai magi, ai pastori, a san Pietro, a san Barnaba, a san Paolo, a san Giovanni, etc.) che inducano a riunirsi le tante ricchezze, forze, etc., talora frammentate, disperse, non sufficientemente ascoltate, del mondo cattolico.Un cuore (integrale) sempre più profondamente aperto può comportare tra le prime conseguenze quella di una sempre più profonda, articolata, concreta, etc., scoperta (sviluppo, etc.) del dialogo (delle sue vie, etc.) come possibile fonte inesauribile di doni.

Altrove ho posto delle domande sui pericoli (oltre che sui vantaggi) di una Chiesa che scelga, sotto certi possibili aspetti, un basso profilo politico-partitico (“laico”) per ottenere una più profonda influenza sociale, etc..Forse, tra l’altro, non ci sono risposte valide allo stesso modo in ogni tempo, per cui la vigilanza deve essere sempre all’erta.Nel lungo periodo lasciare ad altri la gestione dei mille poteri della vita pubblica, civile, etc., può forse significare permettere di trasformare anche surrettiziamente in mille modi i valori vissuti anche dalla maggioranza.Una sempre più profonda spiritualità, cultura, divina e umana in Cristo potrà trovare sempre più le adeguate, articolate, risposte, vie, un discernimento (cattolico) di pace, di sempre più profonda comprensione, di collaborazione, di crescita comune con tutti, ma anche, sempre più equilibratamente, nello Spirito e nell’umanità, un discernimento inserito nella vita civile, sempre più capace, tra l’altro, di riconoscere per tempo, valutare e rispondere (vitalmente) in modo adeguato (e dai mille, sempre più armonici, punti di vista, di vita, etc.: famiglia, parrocchia, territorio, cultura, politica, etc.) ai mille problemi, etc., che la convivenza civile, etc., può comportare.

Se, tra l’altro, i diversi possibili pericoli (qui parlo dei pericoli riguardanti la vita stessa del mondo, etc.) che incombono sul mondo non avranno la meglio, si potrebbe forse sviluppare gradualmente una profonda rinascita spirituale, umana, culturale, civile, etc., cristiana.

Maria, Cristo, prendete possesso delle nostre vite, vincete ogni nostra chiusura, resistenza, mettiamo nelle vostre mani noi stessi e il mondo avendo già mille e mille volte sperimentato il vostro amore, la vostra attenzione, la vostra delicatezza, la vostra potenza, voi che sempre ci venite in aiuto, anche ispirandoci di affidarci a voi.

Un aspetto che può all’opportuno risultare di fondamentale importanza nella vita della parrocchia può individuarsi nell’accoglienza delle famiglie, dei giovani, degli anziani, etc..Ci possono essere tante persone che frequentano più o meno o per nulla la parrocchia, che possono anche non essere credenti, che però hanno piacere di sentirsi cercate per incontri (da organizzare tenendo conto dei bisogni, etc.) ad es. con persone con cui poter fare amicizia, etc..Bisogna capire tante cose per andare incontro alle persone, nelle più svariate situazioni.Qui sottolineo che il creare luoghi di aggregazione in parrocchia può talora essere di fondamentale importanza perché tutti si sentano amati, accolti, capiti, aiutati, etc. (in una spiritualità sempre più divina e umana sempre più in grado di capire persone, cammini, situazioni, ciò può risultare sempre più, sotto certi aspetti, agevole, fecondo, etc.).Da questo amore attento possono nascere tante cose (una bella scoperta può ad es. risultare come degli anziani ben guidati possono, con cautela, essere inseriti con la gioia di tutti nell’aiuto degli educatori nell’accoglienza, etc., di un gran numero di ragazzi).

Ci sono tante vie per entrare sempre più nella vita del quartiere, etc..E’ però necessario muoversi con gradualità in questa direzione cercando prima di consolidare un cammino di crescita spirituale, etc., dei formatori, degli animatori, cercando di conoscere le problematiche, gli eventuali pericoli in quel dato territorio, etc..E’ necessario valutare, plasmare, etc., una certa solidità strutturale della comunità parrocchiale.Tutto ciò può avvenire più facilmente quando vi sono (o gradualmente vengono) nella parrocchia brave persone che si impegnano nella crescita, nelle opere, etc..E’ necessario invece porre attenzione (valutare di volta in volta, etc.) a non fare il passo più lungo della gamba quando ancora non si è formata nella parrocchia una comunità abbastanza solida.Bisogna infatti tenere in conto che quando vengono tantissime persone la situazione può divenire più fragile per tanti motivi: ad es. si può scoprire più chiaramente di dare fastidio a qualcuno sul territorio (e oltre) e si può capire meglio chi è, come agisce, etc., questo qualcuno; possono, tra tante persone, venire scalmanati di vario tipo che creano divisioni, etc.; insomma bisogna cercare di valutare prima tante cose e dunque muoversi con cautela.Tra l’altro è necessario anche valutare quanto nella curia siano in grado di capire, siano preparati ad una pastorale realmente missionaria (anche questo è un tema da affrontare, sviluppare, etc., con attenzione, anche, tra l’altro, per una concreta formazione ad un’approfondita missionarietà nella parrocchia, etc.) o magari non si conoscano (e si studino, etc., sempre più) più profondamente tante problematiche, necessità, etc., di una pastorale veramente, ampiamente, stabilmente, etc., aperta sul territorio, che richiederebbe tra l’altro una solida strutturazione parrocchiale e una pronta attenzione, etc., delle retrovie curiali.

Insomma, quando nella parrocchia si trova poco o nulla è meglio muoversi con prudenza, con pazienza, gradualità, etc..Ogni cosa, ogni attività, etc., va strutturata per bene pensando a tante necessità, pericoli, etc..Quando si avrà a che fare con tante persone i rischi aumenteranno comunque ma almeno si sarà cercato di affrontarli preparati.

Prepararsi alla venuta del Signore

 

 

 

Una cultura frammentata e che attribuisce ben definiti ambiti di competenza, etc., può più o meno facilmente tendere a divenire, in varia misura, una cultura del concetto (e di un concetto, talora, in vario modo, riduttivo) e non della persona (intera, vivente, etc.).Una tale cultura può incontrare delle correlate difficoltà nel riconoscere la sempre nuova venuta di Cristo nello Spirito, nelle persone, etc..

Riconoscere i possibili ostacoli alla venuta del Signore può significare già cominciare ad intravederne, in parte, la venuta.Si tratta sempre, evidentemente, di doni dello Spirito quando ci si apre più profondamente alla verità ma si può anche cercare di riflettere, di studiare attentamente su tutto ciò che può ostacolare la nuova venuta di Cristo.

Come è possibile che ci siano magari persone che stanno aprendo, magari da diversi lustri, importanti strade nuove nella spiritualità, nella cultura, etc., e non entrino apertamente nel circuito della riflessione pubblica o almeno (per il momento) personale (dal vivo) a tanti livelli? Questa evenienza può suscitare molte domande.Certo una prima risposta è che è difficile (è un dono dello Spirito) comprendere strade innovative (ma magari alcuni dei loro frutti però vengono compresi, in parte; ma può talora non scaturirne un desiderio di dialogo con i loro “iniziatori”), anche se quando vengono intuite strade vere un giorno potranno (nello Spirito, e dunque se Dio lo vuole) apparire (sotto certi aspetti) molto semplici e naturali.Ma vi è tutto un insieme di strutturazioni, di  chiusure, di adeguati spazi non inventati, etc., che può profondamente ostacolare la nuova venuta di Cristo (ed anche, tra l’altro, ad es., ed è molto interessante, a livello sociale, una più vera democrazia).Sembra che ad alcune persone interessi poco la (per loro si direbbe poco probabile) nuova venuta di Cristo ed anzi possa, ad es., in qualche modo disturbare la propria posizione, porzione, etc., di potere, etc..

Non dovrebbe gradualmente il cristiano divenire cercatore assetato di Dio insieme agli altri, animando una ricerca comune per tutte le possibili (prudenti, etc.) vie? La nostra (spiritualità) cultura può talora risultare ancora in varia misura sclerotica, staticheggiante (mette, ad es., poco in discussione, in dialogo, etc., le impostazioni) e necessita talora di una rinnovata iniezione di apertura del cuore, della mente, di generosità, disponibilità, etc..Mentre è giusto e necessario che le strade nuove vengano saggiate, possono talora risultare la lentezza nel dialogo, nella ricerca sincera, a suscitare interrogativi (è vero, in qualche misura, che il tempo è poco, ma oggi si può forse, talora, riscontrare una certa carenza di stimoli al dialogo spirituale e umano a tutto tondo, e tanto più con chiunque abbia qualcosa da dire, a prescindere dai titoli, etc.; stimoli che una visione unitaria (spirituale), e tanto più una sempre più profonda, equilibrata, via di sintesi spirituale e umana può invece sempre più contribuire a suscitare)

Ogni frammentazione, strutturazione fasulla, chiusura, personalismo, gruppismo, etc., non sono solo mancanza d’amore ma possono ostacolare la nuova venuta di Cristo.

Siamo talora lontani da una vitale spiritualità, cultura, (pur più o meno vaga) della persona, figurarsi quanto possiamo essere talora lontani da una spiritualità, cultura della ricerca sempre rinnovata delle adeguate connessioni (distinzioni, etc.), ad es., tra Dio e la persona umana.

Come questa sempre più profonda comprensione vitale della persona umana in Cristo potrà, nel dono dello Spirito, rinnovare profondamente la vita, la cultura, etc., di tante persone, etc. così oggi la sua, in varia misura, assenza può limitare da mille prospettive la vita personale, comunitaria, la ricerca, la vita politica e sociale, etc..

L’assenza di una più profonda, equilibrata, via di sintesi può chiudere, ostacolare, rallentare…e d’altro canto la strutturalità (anche comunitaria, sociale, etc.), di questa assenza può comportare una dispersione di responsabilità, di attenzioni, di competenze, etc., che possono in varia misura ostacolare, scoraggiare, etc., anche chi dovesse intuire più profondamente la necessità di questa sintesi.

Forse la sempre più profonda consapevolezza di tante difficoltà dovrà portare chi la raggiunge a saggi atti di generosità, di coraggio, etc..Quando si toccano ad es. le impostazioni, si toccano le strutture, si tocca la vita delle persone e bisogna capire tante cose.Una crescita spirituale e umana profonda può comportare una maturazione in qualche modo anche della comunità, della società, etc..E’ forse necessario che si cominci ad approfondire la consapevolezza diffusa della necessità di una rinnovata, approfondita, via di sintesi; che se ne parli, ad es., nella Chiesa anche ai livelli più alti, di chi può con delicatezza cominciare a mettere in movimento, eventualmente, le strutture, le competenze.Può sembrare ad esempio necessario favorire la costituzione, ad es., per cominciare, nelle università pontificie, di cattedre di sintesi spirituale e umana, culturale, etc..L’esistenza di queste cattedre potrà stimolare profondamente la ricerca di una sempre rinnovata via di sintesi integrale.E’, quella della sintesi vitale, una prospettiva che di fatto può rischiare di risultare assente e dunque può non rivelarsi facile trovare studiosi, docenti, innovativamente preparati in questo senso.Ma forse è comunque necessario iniziare (certo è necessario valutare tante cose, i possibili pericoli, etc.).Potranno forse fiorire in tutti i sensi un’attenzione, un dialogo, un’apertura, una ricerca, etc., nuovi.Ho altrove osservato che questa cattedra potrebbe risultare forse di grande aiuto anche nella scuola (ho evidenziato a tal proposito diverse problematiche, ad es. per le scuole statali, e possibili soluzioni, sottolineando il ruolo importantissimo che potrebbe svolgere nel senso descritto sopra l’ora di religione in una cultura cattolica che si rinnova mentre quella “laica” sembra anzi sempre più perdere riferimenti capaci di sintetizzare vitalmente, adeguatamente, l’esistenza umana integrale).A proposito di resistenze, di mancanza di dialogo più o meno interessata, di chiusure, di pregiudizi, qualcuno ha osservato, ad es., che si finirebbe per non studiare nulla volendo studiare tutto.Ci si può domandare quali proposte queste persone abbiano ascoltato e, poi, quanto si siano preoccupate di cercare comunque il nocciolo del problema.Ma cercare il nocciolo, la risposta di sintesi, non è nella corde (talora negli interessi, etc.? Per cui vi può essere chi capisce, chi propone, etc., male le proposte?) di certa (senza alcuna accentuazione negativa perché siamo in crescita insieme) cultura.Comunque la mia proposta è sempre stata di istituire una materia di sintesi, in dialogo, anzi, con le specifiche materie che resterebbero tali (magari vi è la possibilità di reimpostazioni anche di fondo delle materie e delle loro denominazioni, etc.; ma rimarrebbero le materie specifiche ed il loro studio approfondito).

La riflessione sugli ostacoli alla nuova venuta di Cristo va sviluppata (e, con prudenza, diffusa, etc.) approfonditamente, comunitariamente, etc..

Possiamo osservare che alla venuta di Cristo fu forse, sotto certi aspetti, proprio quello delle strutture, della società, etc., il problema più profondo: “…è vostro interesse che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca tutta intera la nazione” (Gv 11, 50).

Osserviamo dunque che, ad es., può rivelarsi più difficile che una data persona si interessi ad un certo dialogo, ad es., a tutto tondo, in una data situazione “strutturale”.

Le strutture possono tendere a persistere, anche quando andrebbero rinnovate, a causa di interessi, pigrizie, chiusure, incomprensioni, mancanza di dialogo, etc., che la società in qualche modo addirittura premia, mentre scoraggia il contrario.

Tra l’altro sembra esservi chi sia, sotto certi aspetti, molto più profondamente (anche se per altri versi in modo furbo, superficiale, etc.), collettivamente, strutturalmente, etc., consapevole di alcuni di questi meccanismi sociali, delle loro vie di diffusione (attraverso ad es., in mille modi, il premio o la bocciatura sociale) e se ne serva talora sempre più accanitamente in senso anche anticristiano.

Possiamo forse parlare di difficoltà strutturali (in molti sensi) ad una più profonda conversione, apertura, etc., spirituale e umana.Si potrebbe forse anche approfondire la riflessione sugli aspetti, in varia misura, subliminali di queste difficoltà.

Molte riflessioni si possono forse svolgere su questi argomenti.Tra queste anche riflessioni sui vari legami, rapporti tra le varie strutture (anche, ad es., a livello mondiale, etc.), etc., sulle influenze reciproche nei casi di mutamenti di una o più strutture, etc..Tra l’altro anche la comunicazione, la visibilità, etc., possono, ad es., in questi casi, svolgere un ruolo significativo.

Si possono forse ulteriormente approfondire tante vie, ad es., per il dialogo, la ricerca, etc., interculturali, ecumenici, interreligiosi, etc..

Anche queste possibili riflessioni possono forse indurci a sottolineare, ad es. nella preghiera ecumenica, l’invocazione sincera che il Signore venga ad aprire le menti ed i cuori per davvero, anche, tra l’altro, insegnandoci come fare; o ad ascoltare la Parola lasciandoci per davvero aprire il cuore e la mente e dunque, ad es., pronti ad ascoltare la parola che Dio, in qualche modo, dice nel fratello.Perché sappiamo che, se lo preghiamo sinceramente, etc., Dio potrà venire più facilmente a cambiarci per davvero.

Un popolo biblico in cammino

 

 

 

E’ forse importante porre attenzione a sottolineare (con prudenza, valutando i possibili pericoli, etc.) che i cattolici sono un popolo in cammino, che prosegue in Cristo la stessa storia della salvezza cominciata con Abramo, Israele, etc. (tra l’altro ho evidenziato come ciò può costituire un avvicinamento, in tanti sensi e con tanti possibili sviluppi, con la religione israelitica).

Un popolo che sperimenta il manifestarsi di Dio nella storia personale, comunitaria; con i suoi profeti, etc..

Se una cultura anche cristiana talora in varia misura intellettualistica può in qualche modo indurre a vedere ad es. il concilio vaticano II come opera, in un certo senso, di qualche illuminato pensatore o gruppo, un sempre rinnovato cammino spirituale e umano in Cristo può sempre più profondamente, diffusamente, etc., aiutare ad intuire l’opera di Maria, di Cristo ed anche la risposta graduale, nella fede, nella preghiera, nella conversione, etc., di tutto il popolo cattolico (e poi, ciascuno a modo suo, di ogni uomo).Tutto ciò può forse aiutare i credenti a scoprirsi più partecipi di una affascinante, etc., storia comune, più in attesa della sempre nuova venuta di Cristo, più pronti a riconoscere i profeti, etc..D’altro canto si può immaginare che un profeta sappia bene di non essere spuntato fuori dal nulla ma di essere un’espressione di tutto un popolo (e oltre) con la sua storia in Cristo, anche se quel popolo dovesse ancora non capirlo molto.Anzi questo essere un’espressione etc. può costituire un motivo di speranza in più per il profeta, che può forse intuire in qualche modo, sotto certi possibili riguardi, alcuni possibili aspetti del cammino presente e futuro, in Cristo, del popolo.

Possiamo osservare che in questa stessa direzione della consapevole partecipazione ad una storia può aiutare una sempre rinnovata, spiritualmente, umanamente, etc., pastorale.Ad es. una sempre rinnovata attenzione ai bisogni delle persone, delle famiglie, etc., nel territorio.Un aspetto di tutto ciò si può individuare nella ricerca delle adeguate vie per aggregare le persone, le famiglie, nel coinvolgerle, perché ogni persona può ricevere grandi stimoli positivi dal sentire la propria famiglia partecipe di una più grande famiglia di famiglie, e della sua storia.Recuperare con attenzione la famiglia (e non solo singole persone) può dunque forse significare anche in questo senso riscoprire più profondamente una prospettiva biblica ed i suoi profondi significati spirituali, umani, etc..Possiamo domandarci se l’indicazione di una ricerca in questo senso non ci venga in qualche modo data anche, ad es., dall’aver scelto Cristo dodici apostoli, come le dodici tribù d’Israele.

Anche se certo l’idea di tribù va forse sviluppata, aperta, etc., se ne possono forse ricercare eventuali aspetti positivi proprio, ad es., nell’essere la persona non un essere solo individuale, ma familiare, comunitario, etc..

Notiamo dunque che anche in questo senso si possono forse scoprire tante intuizioni che possono aiutare profondamente la spiritualità, la pastorale, la cultura, etc..Una sempre rinnovata e sempre meno astratta attenzione alla famiglia e alle vie per andarle incontro.

Alcuni possibili orientamenti spirituali, culturali, etc., tendono sotto certi possibili aspetti riduttivamente a centrarsi solo sull’amore e non anche, ad es., più chiaramente, sulla luce.Può forse risultare interessante osservare i diversi squilibri, le diverse difficoltà, che certe incompletezze, distorsioni, possono causare.Ho sottolineato altrove che la  sempre rinnovata più profonda, apertura spirituale e umana alla luce può forse rappresentare una delle più importanti vie di crescita anche dell’intera umanità nella sua storia.E può forse dunque anche considerarsi tra gli aspetti nei quali si possono annidare tra le più profonde resistenze, chiusure, false, meno profonde, etc., motivazioni, etc. (forse anche in questo senso Gesù dice: “Perciò non abbiate paura di loro.Nulla vi è di coperto che non debba essere svelato e di nascosto che non debba essere conosciuto.Ciò che dico a voi nelle tenebre, proclamatelo nella luce; ciò che udite nell’orecchio, annunciatelo sui tetti”. Mt 10, 26-27).

Qui vorrei evidenziare come la stessa venuta di Cristo può in qualche modo opacizzarsi, apparire in qualche modo, in varia misura, più monotona e monca se viene prospettata da riferirsi, in vario modo più riduttivamente, solo all’Amore.Per spiegarmi meglio posso riferirmi anche alla speranza ultima: non è molto più bello, vivo, etc., intuire più chiaramente che in cielo vivremo un’avventura meravigliosa nell’Amore, ma anche, proprio nell’Amore, di luce in luce, di scoperta in scoperta, si può forse pensare anche di poesia, etc.?

Possiamo dunque forse osservare che un’eccessiva praticoneria può togliere proprio alla vita pratica, concreta.Anche, ad es., una visione più piena dell’escatologia può influire sulla stessa crescita, apertura, etc., terrena, spirituale e umana, personale e comunitaria.

Parola ed eucaristia

 

 

 

Possiamo forse chiederci, cercando di lasciare l’adeguato spazio al mistero, se nelle persone trinitarie c’è spazio per una sorta di originalità (o, in qualche modo, di casualità) personale.E’ forse questo un tema che in qualche modo può coinvolgere anche la natura della logica, del creato, etc..Può darsi una sorta di originalità personale nell’Amore, nella Sapienza infinita? Come si caratterizza l’essere pienamente persona nella Trinità? Quali sono le interrelazioni tra persone (anche non divine), cose, etc.? C’è sempre una in qualche misura determinante, necessitante, etc., influenza “reciproca”? Nella realtà divina e in quella creaturale c’è spazio per scelte diverse da parte di Dio all’interno dello stesso amore? Insomma, nei rapporti intra ed extratrinitari l’amore divino comporta sempre una logica necessitante o meno?

Sono, in questo scritto, tutte domande volanti, eventualmente da valutare più approfonditamente.

Nella mia esperienza spirituale quando ho chiesto una parola o mi è stato dato un dono che trascendeva la sola circostanza specifica il Signore mi ha sempre risposto (con Maria, etc.) nell’eucaristia.Come a dire, forse, tra l’altro, che è Cristo eucaristia che ama, che parla, etc., donando il suo Spirito e la sua persona divina e umana.

Un’altra possibile domanda riguarda l’eventuale esistenza di altre religioni, filosofie, etc., missionarie nell’epoca di Cristo.Questi quesiti sull’esistenza (sull’origine, etc.) della missionarietà per amore potrebbero risultare molto interessanti da sviluppare.Forse solo dopo la rivelazione di Cristo si sono sviluppate anche forme eretiche di missionarietà per “amore”? Forse l’assenza di altre realtà missionarie ha aiutato a quel tempo la diffusione del cristianesimo? Oggi invece il detto che nessuno è profeta tra i suoi ha, sotto certi possibili aspetti, assunto dimensioni planetarie.Ecco, tra l’altro, un possibile motivo in più per porre una prudente, equilibrata, etc., attenzione nell’annunciare la sempre nuova (anche per la Chiesa) venuta di Cristo.Inoltre, senza cedere ad un fatuo nuovismo, ci si può forse domandare quale significato, valore, potrebbe rivestire la missionarietà, ad es., anche dei sacerdoti diocesani, un equilibrato interscambio, in base alle necessità mondiali, ma anche, tra l’altro, come incontro di diocesi, di popoli, di culture (anche ecumenismo, incontro interreligioso, etc.), apertura di cuori, di menti, etc..Non potrebbe forse questa disponibilità (missionarietà, etc., proprie dell’Amore) moltiplicare, far crescere, la fede, le vocazioni, la fiducia nella Chiesa e nei sacerdoti? Possiamo chiederci se nel villaggio globale questa partecipazione “globale” ad es. del sacerdote (senza perdere la diocesanità, etc.) non si renda sotto certi possibili aspetti ancora più necessaria, possibile, ed evidente (è sempre necessario cercare di valutare anche i possibili pericoli, le difficoltà, etc., le possibili concrete modalità, etc.) e non possa, tra l’altro, contribuire (in diversi modi) a rendere più vicino il mondo.

La rinnovata attenzione alla famiglia, alla grande famiglia della comunità, etc., della Chiesa, etc., e alla relativa, sempre più concretamente, profondamente, partecipata storia della salvezza possono forse costituire altri elementi di possibile avvicinamento all’ebraismo, ai legami, ai rapporti, che esso nella sua storia ha vissuto ed anche oggi in qualche modo forse vive.

Questo spunto comunque può contribuire a porre una sempre più profonda attenzione a cogliere aspetti, magari da purificare, positivi di altre religioni, culture, etc..

Invocare l’Amore ed anche la sua Luce

 

 

 

Quanto scrivo qui vuole costituire solo un possibile stimolo ad una intensa, corale, ricerca spirituale, umana, culturale, di sempre approfondite vie, di sempre nuove soluzioni.Dunque si tratta solo di possibili esempi (su cui tra l’altro, se c’è -non sono esperto- qualcosa di nuovo, di buono, etc., eventualmente lavorare), perché per trovare soluzioni sperabilmente valide bisogna tra l’altro conoscere (alla luce di un sempre rinnovato cammino spirituale, umano, culturale, etc.) profondamente le diverse situazioni, etc..Per lo stesso motivo anche se per caso qualcuno accogliesse alcune delle proposte seguenti, non è automaticamente detto che potrei condividere le sue scelte, conoscendo bene la situazione, il momento, etc..

La ricerca di nuove soluzioni sembra talora necessaria, ad es., nel dramma mediorientale.Può risultare magari interessante osservare che in questo ambiente tragico i turisti, i pellegrini, continuano ad andare e a venire spesso senza rischiare molto.Forse, tra l’altro, è il segno che il turismo dà vita ad una popolazione spesso duramente provata.Altrove ho segnalato diverse proposte tra le quali quella di allungare la terra nel mare, cioè di creare (nel mare) nuova terra, di favorire con aiuti, accordi commerciali, etc., lo sviluppo della vita economica, culturale, etc..Domando qui, ad es., se persone selezionate con criteri sicuri da diversi stati ed entità al di sopra di certi possibili sospetti (è possibile? Il più possibile in accordo con il resto del mondo? Ad es. l’Unione europea? Anche altri? “Entità” religiose moderate? Associazioni di volontariato, etc., ben conosciute? Etc.) non possano donare (od offrire a pagamento -evidentemente di chi invia-? Ma donare sarebbe forse molto più significativo, incisivo, etc.) in gran numero (anche decine di migliaia, ad es.? Adeguatamente, in tutti i sensi, distribuite su tutto (?) il territorio israelo-palestinese) un periodo della loro vita (qualche mese? Un anno? Di più?) da trascorrere (con modalità adeguate allo scopo) in Palestina, etc. per aiutare le popolazioni a sviluppare percorsi lavorativi, d’impresa, etc., di infrastrutturazione, di cooperazione regionale e oltre, etc., di cultura, etc., per risiedere per turismo, studi, etc..Non si potrebbero insomma cercare, nelle situazioni, momenti, etc., da valutare approfonditamente, tante possibili vie di aiuto alla pace che scoraggino il terrorismo in molti modi pacifici, che aiutino le popolazioni a creare ambienti di pace, di sviluppo, etc.? Non è forse anche nella povertà, nella disperazione, nell’abbandono, nell’ignoranza, nella mancata formazione profonda, etc., che può pescare più facilmente ad es. il terrorismo, chi è interessato a seminarlo, etc.? Non potrebbe costituire una grande crescita per il mondo trovare insieme nuove vie di pace, di partecipazione, di creazione, anche dal basso, di (pazientemente, adeguatamente, etc., concordato) incontro (ancor meglio, talora (?), in determinati momenti (?), etc. (?), che talune forme di ingerenza umanitaria) di popoli, di culture, di religioni, etc. (qui è forse importante che non sia ad es. una sola confessione (etc.) ad operare, ad es. per non esporre a strumentalizzazioni, gravi pericoli, etc., i suoi inviati.Inoltre, forse, più sono i (adeguatamente scelti) popoli, etc., più, sotto certi possibili aspetti, può aumentare la dissuasione)?

E’ evidente che, tra l’altro, un diffuso “progresso” ad es. della religiosità islamica ed anche, ad es., una sempre rinnovata maturazione di quella ebraica (ne ho trattato altrove) potrebbero aiutare.E’ evidente che, tra l’altro, il problema sembra implicare comunque l’accettazione di, il più possibile ragionevoli (in tanti sensi), compromessi, etc..Sono solo possibili esempi, magari, adeguatamente pensati, più efficaci in altre aree (ad es. di povertà, etc.).

E’ necessario invocare la sempre nuova venuta di Cristo, il suo amore, la sua luce, etc., un discernimento sempre nuovo, e, tra l’altro, l’aiuto per trovare in lui (Cristo) soluzioni sempre nuove, etc..

Una sempre rinnovata spiritualità, umanità, cultura, a tutto tondo potrà stimolare in tutti i campi una sempre rinnovata creatività, etc..

Ho sviluppato altrove alcune possibili riflessioni che mostrano come l’eventuale mutare delle situazioni può aiutare a trasformare le filosofie, le culture, la sapienza umana, etc..

Ad es. se un giorno si inventassero comode case-officine volanti (a bassissimo costo) capaci di raggiungere in breve tempo qualsiasi angolo del mondo come potrebbero mutare mille prospettive.E’ questo un possibile esercizio che, a certe condizioni, può essere utile per intuire il futuro, etc., ma che può anche essere utile per vedere da nuove angolature (es., il -eventualmente molto concreto- villaggio globale; un governo unico, democratico, mondiale; etc.) le realtà odierne, le nazioni, i popoli, le religioni, le strutture, etc..

O se si inventasse il modo di potenziare l’intelligenza: si proporrebbero, tra l’altro, problemi spirituali (etici, etc.), ad es. sul rispetto della natura dell’uomo.Si vedrebbe, ad es., anche da questo lato che gli animali non diventano coscienti.

In Cristo, nell’eucaristia, noi riceviamo il pegno tangibile della resurrezione dei corpi.Non ci sarà più l’eucaristia quando gli uomini anche nei loro corpi saranno risuscitati (e uniti) in Cristo.La comunione in Cristo, l’eucaristia, opera la salvezza integrale dell’umanità.

Ho trattato altrove di una spiritualità sempre rinnovata che illumina tutta la vita umana in modo sempre nuovo.Qui sottolineo come, ad es., nella scienza economica si sia sempre più chiaramente giunti a vie di (almeno teoricamente) sempre più profonda, armonica, integrazione tra “stato e mercato”; in una sempre rinnovata spiritualità a tutto tondo potrebbero integrarsi sempre più profondamente nella gestione ed anche nella teoria politica, economica, etc., altre forme, ad es., di intervento come tante realtà, opere che nascono dalla società civile.Cercare adeguate vie di coordinamento, di intervento specifico, etc., può sempre più divenire parte di una visione più ampia, dai livelli territoriali a quelli mondiali.Può divenire, tra l’altro, anche un impulso a guardare fuori dal proprio orticello, a saper lavorare insieme ad altri, etc.; bisognerà certo anche cercare di prevedere i pericoli, le difficoltà, come, ad es., i possibili condizionamenti, le possibili competizioni, etc., per cui sarà ad es. forse importante, talora, che le varie realtà conservino spazi importanti ai propri cammini specifici.

Si possono forse gradualmente aprire profonde vie per la partecipazione, la crescita nei valori, per l’edificazione della pace, di una maggiore solidarietà ed uguaglianza.C’è tanta gente nel mondo che vuole il bene ma, ad es., una cultura razionalista, statalista, economistica, etc., sembra rendere in varia misura inutile, impossibile, un’efficace operatività delle persone, dei gruppi.

Invece un sempre più profondamente, equilibratamente, etc., pensato coordinamento di varie realtà, statali, d’impresa, di volontariato, etc., può trovare molto più agevolmente sempre più profonde, articolate, etc., vie per cercare di risolvere tante problematiche.Anche, ad es., l’arte, può partecipare in modo nuovo.

Se qualcosa già si è mosso nella direzione accennata possiamo osservare che però talora sembra ancora non rientrare in una visione più organica.Talora la storia va, sotto certi possibili aspetti, avanti alla comprensione culturale più consapevole; infatti il punto non è solo pensare razionalmente, ed ora magari sempre più organicamente, in campo politico, economico, etc., alle realtà del volontariato, etc., ma, più profondamente, entrare in una sempre rinnovata spiritualità, cultura a tutto tondo che, tra l’altro, stimoli, apra, la persona, la comunità, etc., ad una visione, ad una vita, etc., più integrali, aperti, etc..

Questa visione, questa vita, più integrali favoriscono un coordinamento sempre più profondo, armonico, un arricchimento di visuali, di esperienze, sempre rinnovato, ed anche, tra l’altro, collegamenti (da valutare adeguatamente, etc.), etc., sempre nuovi, ad es. tra la società civile, la politica e l’economia.

 

Verso una nuova (nuove?) via di sintesi?

 

 

 

Ho osservato altrove che, ad es., nel tomismo si può forse riscontrare una possibile tendenza, un possibile sviluppo, razionalista ed ho tentato di valutare alcune possibili conseguenze di tutto ciò.

Alcune di queste possibili conseguenze si sono, forse, talora, potute accentuare quando si è andata definendo più chiaramente in alcuni ambienti cattolici la cosiddetta autonomia delle realtà terrene.E’ evidente che di fronte alla, talora, tendenza a considerare più o meno sbrigativamente i passaggi tra la fede ed il suo incarnarsi nelle realtà concrete si è potuta percepire la necessità di “definire” meglio questo rapporto.Nell’ambito di una riflessione cattolica con possibili tendenze in qualche modo, sotto certi possibili aspetti, razionaliste, questa più “chiara definizione”  può avere accentuato i rischi di razionalismo, di frammentarietà, etc..Il continuo rinnovamento, talora, di queste realtà frammentate, talora l’isterilimento della ricerca (della vita), possono, tra le altre cause, aver contribuito a sottolineare, in qualche modo, più chiaramente l’esigenza di un vitale centro veritativo (Cristo) che si rivela sempre più nella storia ed ora più chiaramente emergono, in ambito cattolico, correnti che più chiaramente orientano a questo ricentramento vitale integrale in Cristo.Si può osservare, però, che l’emergere o, forse, talora, il riemergere di queste correnti, certo rinnovate, continua, forse, talora, a proporre una problematica che invece il tomismo, una tendenza forse talora in qualche misura razionalista, ha, talora, forse meglio, anche se in modo magari riduttivo, schematico, percepito: la necessità di non esprimere solo implicitamente le vie dell’incarnarsi della fede nella vita concreta.Ora questo problema può essere meno diffusamente sentito, perché nella vita concreta storica questo adeguato incarnarsi della fede si sta, talora,  in qualche modo, più o meno, trovando.Ma la forza centripeta del nucleo (Cristo), lo sperimentare, il comprendere sempre più chiaramente le conseguenze della frammentarietà, etc., potrebbero nel tempo giustamente indurre a rendere più evidente la necessità di non lasciare nel vago questa via di sintesi che è Cristo vivo, Dio e uomo.Quali sono, come si coordinano i vari aspetti della vita umana in Cristo? Come si collegano, armonizzano i diversi campi della vita, della conoscenza? Lo sviluppo approfondito della conoscenza non permette facilmente di lasciare all’implicito queste problematiche.Tale sviluppo approfondito da un lato può causare forme di resistenza ad un’integrazione vitale (in Cristo), da un altro lato sempre più chiaramente, talora, orienta ad essa.Ma qui, orientando cioè all’integrazione concreta, ci si può, ad es., spaventare, più o meno consapevolmente, perché le vie dell’integrazione non sono, appunto, ad es., scontate, schematiche, senza difficoltà, etc..Si  può dunque ritenere la ricerca di una nuova via di integrazione inutile (talora, magari, anche pericolosa, ad es.), in quanto, ad es., si è in varia misura fermi ad una concezione dell’autonomia che appare superata (per quello che ho scritto sopra; perché può, come pure detto sopra, finire per separare troppo -schematicamente, ad es.- fede e vita nei suoi aspetti concreti; etc.); si può ritenere necessaria un’integrazione per evitare la frammentazione, lo svuotamento, etc., della vita stessa, senza avere idea di come svilupparla realmente se non in modo, talora, magari inconsapevolmente, molto vago e poco concreto; si possono esplicitare (per necessità anche concrete) collegamenti nuovi tra fede e vita in casi concreti, ad es. fede ed esegesi, senza, talora, ancora intuire più chiaramente che è più difficile rendere più efficaci questi rinnovati collegamenti quando la persona stessa non è aiutata a centrarsi vitalmente in una rinnovata via di sintesi; etc..

Sembra dunque che potrebbe rendersi sempre più diffusa la coscienza di una necessaria via di integrazione vitale in Cristo ma che la stessa discesa nel concreto (ad es. scuola) porterebbe ad evidenziare problematiche finora rimaste sotto certi aspetti nel vago.Anche questa vaghezza può costituire un freno più o meno consapevole alla ricerca in questione.

Sembra insomma di vedere oggi spinte all’integrazione vitale e perplessità, vaghezze, etc., che nascono forse da differenze di visioni, incertezze, possibili inconsapevolezze, difficoltà, etc., teoriche e concrete, etc..

Il punto è, tra l’altro, che oggi, tra l’altro con il grande sviluppo della conoscenza, degli studi, etc., può non bastare dire, come forse in altre epoche, integriamo vitalmente (in Cristo) e tutto è risolto.Un tale atteggiamento potrebbe incontrare molte difficoltà nella diffusione della via integrativa.Come si collega (e si collega efficacemente, equilibratamente, dinamicamente, etc.) il tutto; chi collega; chi, come, opera scelte strutturali; chi può rischiare di subire forme non gradite (ad es. teoricamente o per conseguenze pratiche, ad es. di possibili riassestamenti del sapere) di collegamento o un rinnovamento non gradito di per sé; cosa succede nella vita concreta; (etc.)?

Si direbbe, tra l’altro, come ho osservato altrove, che tante correnti spirituali, culturali, filosofiche, etc., siano spinte ad incontrarsi in avanti, nell’Emmanuele che sempre più si rivela.

Da quasi venti anni propongo, come discepolo di altri, possibili contributi per possibili vie di integrazione vitale (ma sono possibili -aperti, almeno nel mio caso, a tutti i contributi- cammini nello Spirito di Cristo) semplice, concreta, efficace, ricca di possibili sviluppi in tanti campi, pastorali, culturali, etc., già forse in parte manifesti.Ma il punto, talora, sembra non essere ancora questo del merito.Il punto (ed è già un grandissimo, fondamentale, passo in avanti rispetto ad anni più, forse, talora, razionalisti), talora, sembra essere quello di prendere coscienza, tra l’altro, di una questione, l’integrazione vitale concreta appunto, da affrontare; anche, tra l’altro, di trovare le vie per affrontare la proposizione di tale questione concretamente: chi può sollevare il problema? Chi può recepire pubblicamente la domanda? Chi può, in questa strutturazione frammentata del sapere, azzardare risposte? Etc..

Una grande consolazione di fronte, ad es., ad un dialogo dal vivo che talora non c’è (mentre sarebbe estremamente necessario, perché non basta trattare per iscritto di questioni così profonde, vitali, etc.) è che, proprio perché di integrazione vitale in Cristo sembra trattare il problema, nella misura in cui è così ancora più centralmente, vorrei dire, sappiamo che questa storia è comunque storia di Cristo (per cui, tra l’altro, è necessario porre vieppiù attenzione a non ridurre questa ricerca ad un problema di sole, ad es., figure più o meno “istituzionali”).

L’unità, l’incontro profondo (nell’Emmanuele) delle spiritualità, delle culture, etc., forse non ci sarà ora

 

 

Perché scrivo questa frase così forte? Non sono uso a questi toni.Il punto è che (e ne ho descritto tante possibili cause) non c’è attualmente in molte persone un desiderio di lasciarsi mettere integralmente in discussione da Cristo per imparare strade nuove, non si pensa che si possano scoprire oggi strade che fanno incontrare in modo nuovo spiritualità, culture, che sciolgono, chiariscono, etc., in tanti campi, problematiche, etc..Non si cerca più intensamente perché non si crede, non si sa, che c’è molto da scoprire.Dunque non si ascoltano, talora, se non distrattamente nemmeno le proposte che, ecco, vengono forse a sciogliere i nodi che tanto si vorrebbe sciogliere.

Il Signore viene ma pochi sono in grado di riconoscerlo.Certo Cristo può fare i miracoli che vuole, come vuole.Colpisce che Dio mandò Giovanni Battista per preparare la via al Signore e Giovanni Battista predicava un battesimo di conversione (secondo una traduzione forse più attenta al testo, e non solo di penitenza): metanoias (cambiamento continuo del cuore e della mente).Un battesimo vissuto da lui per primo, sempre profondamente spiazzato da Cristo e disponibile allo spiazzamento.Colpisce che le persone andavano da Giovanni e gli chiedevano cosa dovessero fare: vi era la ricerca di un dialogo dal vivo, che oggi spesso non c’è (perché, ad es., c’era la più chiara, rispetto ad oggi, attesa del Messia?).

Colpisce che Giovanni Battista e Cristo sono morti con pochissimi discepoli e come due delinquenti perché non sono stati riconosciuti, accolti con attenzione, etc., dai sapienti del tempo, che li hanno profondamente ostacolati, impedendo un mare di bene, etc..Che siano tra i possibili segni di nuove ere questa sordità, questo martirio dei profeti?

L’ecumenismo spirituale stesso può rischiare di finire, sotto certi possibili aspetti, per diventare spiritualistico se non apre varchi profondi ad un cambiamento profondo in Cristo della propria (non della altrui) spiritualità-cultura, alla ricerca assetata di un dialogo dal vivo con chiunque possa aiutare in questa direzione.

Come sarebbe bello se in quest’epoca, voglio far sorridere, si facessero ponti d’oro alla venuta di Cristo, anche nei fratelli.Come sarebbe bello se in quest’epoca, che può forse rivelarsi così segnata dalla presenza di Maria, fosse l’amore reciproco ed intenso e non, in vario modo e misura, il sangue ad aprire strade nuove per l’umanità!

Signore, donaci di essere pronti a morire per te e per i nostri fratelli senza chiederti sconti e con un cuore innamorato e benevolo, obbediente alla Chiesa, etc., ma come sarebbe bella una nuova testimonianza nella Chiesa, non del sangue ma di una nuova accoglienza!

Bisogna anche considerare che forse, paradossalmente, il Signore, oltre ad avere le sue vie che non sono quelle della logica solo umana (anche se talora qualcosa si può intravedere, etc.), protegge, in queste sofferenze, ostacoli, i profeti, in una possibile lotta col maligno che senza questa protezione sarebbe magari ancora più dura, ostacolante, etc..

Un cammino graduale?

 

 

 

Come ho scritto altrove, si può forse intravedere un possibile, variegato, etc., cammino, nel cattolicesimo, verso la ricerca di una spiritualità-cultura sempre più divina e umana, un cammino verso forme di rinnovata sintesi spirituale-culturale a tutto tondo.Ho anche, tra l’altro, accennato a molte possibili conseguenze di una mancata via di sintesi.Un aspetto di questa problematica può consistere talora in un tendenziale tornare a centrarsi vitalmente, culturalmente, in Cristo, senza però scendere (se non magari occasionalmente, con riferimento a campi specifici) nella ricerca concreta di un rinnovato, sempre più adeguato, incarnarsi dello Spirito di Cristo nell’umanità della persona concreta, etc..Si può rischiare in varia misura di restare così nel vago sia a livello di impostazioni di fondo, che, ad es., di rinnovamento strutturale concreto.Una cultura ad es. razionalista, frammentaria, etc., può così di fatto continuare in varia misura a trasmettere i suoi effetti ed i suoi messaggi subliminali anche nella vita e nella cultura cattolica.Finchè questa rinnovata integrazione vitale, culturale, in Cristo è lasciata nel vago, al solo spontaneo svilupparsi di possibili cammini, può accadere di non rendersi più profondamente, organicamente, etc., conto di questo possibile processo e di questa realtà umana, di non riflettervi sopra, di non orientarli più chiaramente, profondamente, organicamente, etc..Lo Spirito di Cristo può cercare di entrare per frammenti, ma proprio per un suo dono non sarebbe a suo tempo meglio che entrasse nel centro della persona, comunità, etc.?

Incarnandosi lo Spirito di Cristo sempre più profondamente, distintamente, equilibratamente, armonicamente, integralmente, etc., nella persona, nella comunità, nella spiritualità-cultura concreta, allora sempre più dalla vita concreta stessa si rimanda un messaggio di apertura vitale a Dio,  mentre oggi il razionalismo, ad es., può trasmettere subliminalmente in varia misura anche nei cattolici, nei cristiani, una mentalità in vario modo secolaristica, astratta, schematica, etc..

Ho già osservato che la cultura molto approfondita di oggi, la globalizzazione, la vita, etc., richiedono talora sempre più chiaramente una sempre più profonda integrazione vitale veritativa pena il possibile decadimento, lo svuotamento, etc., della società, della cultura, etc..Lo stesso incontrarsi di popoli, di confessioni religiose, di religioni diverse, di culture, richiede una sempre più profonda apertura del cuore e della mente, un incontro, uno scambio, etc., sempre rinnovato, anche perchè, tra l’altro, una semplice accettazione della diversità rende meno facile, in realtà, l’integrazione.Ho osservato che è necessario scoprire che anche nel cattolicesimo si possono forse  compiere profondi rinnovamenti ad es., appunto, intorno ad una rinnovata, concreta, sempre più armonica, integrale, ben distinta, etc., centratura vitale, spirituale-culturale in Cristo.Ed ho osservato che il cristianesimo potrebbe, sotto certi possibili aspetti, rivelarsi il primo (ed in parte, magari talora in modo ancora vago, spiritualistico, etc., lo sta già facendo) a manifestare più profondamente la consapevolezza della necessità di armoniche, integrali, etc., vie di sintesi.E’ la sua stessa natura divina e umana che lo può orientare in questo senso.Altre religioni, culture possono incontrare più difficoltà verso tale consapevolezza e tanto più verso la sua realizzabilità anche solo teorica (in realtà possibili sempre più pienamente solo in Cristo) in questa direzione proprio per la loro varia parzialità, etc..

Osserviamo così che si può sempre più scoprire una profonda via di incontro in avanti, anche di possibile, in vario modo, attrazione, nell’Emmanuele, di religioni, culture e, ad es., tra, anche (sempre nell’”integralità” vitale in Cristo), branche culturali specifiche, etc..Una via ricca di fecondi sviluppi per le persone, per le comunità, la società, il mondo, la cultura, etc..

A tale proposito notiamo che talora si afferma che i valori non devono essere soggetti ad un voto di maggioranze ma al tempo stesso vediamo questa affermazione restare talora in varia misura un pio desiderio.Proprio lo sviluppo di una sempre rinnovata, vissuta, etc., spiritualità-cultura, etc., può contribuire a dare il giusto senso a questa affermazione e ciò può (per certi versi?) tanto più avvenire quanto più questa sempre rinnovata spiritualità-cultura in Cristo tende ad armoniche, etc., forme di integrazione vitale a tutto tondo.

E’, ancora, questa sempre più profonda, armonica, integrale, etc. via (vissuta) di sintesi che può, ordinariamente, permettere di comprendere tendenzialmente in modo sempre più profondo le persone, le situazioni anche concrete, senza restare in una, in varia misura, astrattezza, etc., di pensieri, atteggiamenti.

Sembra importante, se Dio lo vorrà, che si apra il cuore, la mente, ad un sempre più profondo rinnovamento in Cristo di tutto, anche di tante impostazioni di fondo.Oggi, talora, ad es., uno studioso può dimostrare attenzione per un dialogo che porti contributi concreti per la sua materia specifica ma può accadere che anche il mostrargli che reali e da lui accettati importanti contributi innovativi nel suo campo nascono da un rinnovato cammino integrale, etc., possa non toccarlo più di tanto (questo partire dal dialogo sulla materia specifica dello studioso può essere comunque parte di una possibile via per una graduale ricerca comune).

Il razionalismo, la frammentazione, la divisione di competenze, di autorità, etc., la mancata consapevolezza di un possibile mondo rinnovato, più armonicamente, fecondamente, vitalmente, etc., integrato in Cristo, da scoprire, possono rivelarsi tra le possibili cause di una mancata consapevolezza, talora, della possibilità stessa di aprire sempre più profondamente, nella storia stessa, il cuore e la mente alla sempre nuova venuta di Cristo, Dio e uomo.

Dunque si possono riscontrare possibili tendenze al rinnovamento, all’integrazione, etc., ma il cammino sembra procedere in modo molto graduale.Si può fare qualcosa per renderlo più rapido? Altrove ho accennato a molte possibili indicazioni (ed anche, tra l’altro, realizzazioni concrete) in questa direzione, spirituali, culturali, pastorali, sociali, etc..

E’ possibile, aggiungo qui, che sia, ad es., un vescovo o uno studioso di rilievo, o un giornalista, etc., a, in vario modo, indicare la via di una sempre più profonda apertura concreta (e delineata concretamente come, ad es., tra l’altro, possibile continuo rinnovamento in Cristo delle stesse impostazioni fondamentali, spirituali, umane, culturali, etc.) del cuore, della mente, di una ricerca assetata anche del dialogo (anche aiutato, ad es., da concrete messe in contatto, etc.), e, in questa direzione, la possibile via di una sempre rinnovata, concreta, etc., via di vitale sintesi integrale, ricca di fecondi sviluppi, etc.? Come sbloccare più rapidamente tanta possibile sordità, inerzia, tanto delegare ad ignoti altri, etc., tanti ostacoli ad un apertura, etc., nuova?

Mi farebbe veramente piacere, poi, essere coinvolto in un dialogo dal vivo anche ai massimi livelli della Chiesa (tanto più che, talora, non è facile trovare una nuova apertura ad es. in qualche studioso), visto che da più di trent’anni sviluppo in questa forse importante direzione tante riflessioni ed opere concrete (che nascono dalla vita stessa in Cristo.Tra l’altro posso in qualche modo verificare, conoscere concretamente, ad es., alcuni tra i possibili ostacoli).

E mi farebbe piacere, sul piano umano, avere più possibilità di dare un più organico contributo pastorale (ho accennato altrove a possibili, spesso concretamente, Dio volendo, verificati, fecondi sviluppi pastorali) a questa ricerca in una parrocchia.

Quali saranno le vie,  i tempi, etc., per le quali, nei quali, il Signore vorrà (nella misura in cui, etc., lo vorrà), etc., sempre più profondamente rivelarsi? E questi miei possibili contributi resteranno per sempre in tante cose sconosciuti? E non avrò mai la possibilità di trasmetterli (in un confronto, etc.) attraverso un più profondo, efficace, etc., diffuso, dialogo dal vivo?

Per la scuola (qui parlo per es. di quella cattolica) la mia possibile proposta è quella di una materia di sintesi spirituale e umana, culturale, quindi che descriva, in un sempre rinnovato, spiritualmente, umanamente, rapporto umano con gli studenti, le vie, etc., di un sempre rinnovato cammino di crescita spirituale e umana (prima di tutto le vie, etc., sempre da riscoprire, approfondire, etc., spirituali: Parola, sacramenti, etc.) che possa far incontrare sempre più armonicamente, equilibratamente, dinamicamente, etc., lo Spirito e la concreta umanità di quella data persona, comunità, etc., e che integri, etc., in modo sempre rinnovato, meglio articolato, equilibrato, via via tutta la cultura, etc..Questo fondamentalmente a livello di studio, che liberamente rimanda e stimola, in un reciproco scambio, ad un concreto, vissuto, cammino, ad es. in parrocchia, etc..

P.S. ai due scritti precedenti

 

 

 

In questi tre volumi ho, tra l’altro, via via segnalato diversi possibili ostacoli al riconoscimento, all’accoglienza, della sempre nuova venuta di Cristo.Quando parlo di possibile sordità, di una possibile carenza di sete del dialogo, è evidente che mi riferisco eventualmente a “sapienti”, etc., e non, ad es., ai comuni fedeli, che invece possono talora risultare più aperti a riconoscere con semplicità la nuova venuta di Cristo, più desiderosi del dialogo, etc..

Anche per i sapienti, etc., ho indicato diverse possibili difficoltà che possono ostacolare la loro rinnovata apertura, come ad es. le eventuali forme di, in vario modo, misura, diciamo, disapprovazione, etc., che possono sperimentare quando sconfinano dal “campo” loro affidato.E’ evidente che, ad es., in una società dalla cultura, etc., frammentata si può riscontrare il rischio di perpetuare la frammentazione se qualcuno (che abbia responsabilità importanti, ad es.?) non comincia a suscitare domande anche concrete circa una possibile direzione nuova.

Benedetto XVI ha compiuto molti possibili passi in questo senso.Prima di tutto stimolando a centrarsi sempre di più su Cristo spiritualmente, culturalmente, etc., ma poi anche, ad es., evidenziando coraggiosamente con chiarezza la necessità di allargare i confini della ragione.Parlo di coraggio perchè il papa ha toccato un elemento che, talora almeno, è quasi, sotto certi aspetti, un altro tabù in certa cultura anche cattolica: ogni cattolico deve essere lasciato largamente libero di avere la sua visione filosofica e su questi aspetti ci si (più o meno) accetta l’un l’altro così come la si pensa, senza in vari casi andare oltre.Il papa invece dà un possibile stimolo ad un possibile inizio di rinnovato incontro tra la fede e l’umanità dell’uomo, dove queste realtà cominciano a rivelarsi in modo più profondo reciprocamente.Certo che il papa rispetta la libertà di ogni cattolico, tanto più che su tante cose è ben consapevole che ci muoviamo su terreni sui quali nessuno ha la piena verità in pugno.Ma egli, tra l’altro, viene in maniera incipiente a liberare da quel più o meno consapevole tabù: come potranno le spiritualità, le culture, i diversi campi della vita, della cultura, delle culture, etc., incontrarsi se non si cerca insieme Cristo, Dio e uomo, se non si cerca in modo sempre rinnovato l’incontrarsi in lui dello Spirito e dell’umanità, se non si è disponibili, dunque, a rivedere sempre (in Cristo) le proprie impostazioni di fondo, spirituali, culturali, etc.?

E’ anche interessante osservare che il papa ha delicatamente affermato che lui non fa altro che annunciare l’immutabile Parola di Dio ma ciò non toglie che pur tacitando (?) con questa delicatezza, umiltà, fedeltà a Dio, etc., alcune possibili opposizioni, egli ha in qualche modo segnalato in modo incipiente, se vogliamo, che Cristo tocca anche la “filosofia”, che certo allora comincia in qualche modo a integrarsi in modo rinnovato con la spiritualità, la teologia, etc..Ultimamente poi, il papa ha parlato, ad es. a proposito di ecumenismo, di nuova creazione, di morte e di risurrezione (ad es., le ossa aride di Ezechiele) e, vorrei dire, lo stesso ci testimonia s. Paolo che prima si è ritrovato cieco e poi guardando in Cristo verso un povero, debole, fratello (Anania) ha riavuto la vista.

E’ ora necessario che questo varco si apra (ho sottolineato altrove diversi aspetti teorici, storici, etc., anche positivi, che possono, ad es., aver reso più comprensibile, accettabile, per diverse persone, l’insegnamento del papa) sempre più profondamente, suscitando, una rinnovata attesa di Cristo, una rinnovata, assetata ricerca del dialogo, etc..

Osserviamo dunque che perfino il papa può forse incontrare limitazioni, talora giuste, talora forse, sotto certi possibili aspetti, meno, nell’orientare verso un sempre rinnovato, spirituale e umano, cammino in Cristo.

Ho segnalato altrove alcune possibili vie per riaprire, se Dio vorrà, una possibile, talora, in varia misura, situazione di blocco, di staticità, etc., sotto certi possibili aspetti anche strutturale.Ho evidenziato la necessità, se Dio vuole, che si stimoli, suggerisca, inizi, un nuovo (assetato, approfondito, etc.) dialogo, fosse anche tra il papa ed un barbone, vorrei dire (perchè Cristo era un povero: oggi sarebbe stato ascoltato, ad es., da tanti sapienti? O prima avrebbe dovuto raggiungere in vario modo un certo tasso di fama, etc.? E su cosa sarebbe stato ascoltato?).Sottolineo a gran voce, dopo decenni di moderazione, e dunque solo per amore perchè, tra l’altro, non cerco fastidi vari, che questa società talora (talora anche nella Chiesa) della fama, del successo, dell’apparenza, del funzionalismo, etc., che rischia tra l’altro, talora, di filtrare il moscerino e di far passare la trave, questa società può rischiare di tenere fuori, di ostacolare, Cristo il povero, di non dialogare con lui.Tra potenti si parla, ad es., di ecumenismo, eppure la storia dello Spirito insegna che non di rado Cristo viene nel povero.Anche il pastore impegnato, ad es., nell’ecumenismo può rischiare di chiudersi in questi talora angusti orizzonti (di potenti, etc.), pregare per l’unità e cercarla con mezzi, criteri, che finiscono, sotto certi possibili aspetti, per diventare quelli del mondo.

Tra l’altro il povero non è solo il “piccolo”, come magari realmente poteva essere, sotto certi aspetti, qualche grande santo, come s. Bernadette, ma talora è, ad es., l’incompreso, l’oppresso, l’uomo in lotta anche col maligno, etc., che un discernimento, ad es., funzionalistico e organizzativo, etc., può talora faticare a comprendere, mentre un discernimento (e, direi, una concreta osservazione nell’agire quotidiano) spirituale non avrebbe difficoltà a valutare, diciamo, essere almeno come tanti altri.

D’altro canto questo cammino di incontro sempre rinnovato tra lo Spirito e l’umanità dell’uomo potrà sempre più aiutare a non restare (in ogni situazione, anche, ad es., circa l’integrazione della cultura in Cristo e le sue difficoltà) in un discernimento più superficiale, schematico, in varia misura talora moralistico, etc., talora figlio del suo tempo.Non fà sorridere pensare che oggi (e non è successo allora) un s. Francesco di Sales o un s.Giovanni Bosco, che hanno avuto delle sofferenze psicologiche, avrebbero potuto rischiare di essere lasciati in un angolino in nome di uno psicologismo d’accatto?

Oggi poi la tendenza ad evitare le “rogne” è un altro campo in cui ciascuno può, talora, avere modo di verificare il proprio cammino spirituale: Cristo non era una “rogna”? Oggi la sofferenza psicologica di s. G. Bosco non sarebbe magari vista da qualcuno come una “rogna”?

Su questa via dell’incontro sempre approfondito tra lo Spirito e l’umanità dell’uomo si notano forse, talora, possibili progressi anche, ad es., nella più profonda, diffusa, consapevolezza, dei cambiamenti avvenuti, in qualche caso almeno, nella Chiesa.Si parla, talora, ad es., di “fluidità” nel concepire l’incontrarsi concreto dello Spirito e dell’umanità nell’uomo concreto, etc..E’ necessario, se Dio vuole, magari attraverso questi passaggi graduali, giungere  a trovare un più chiaro (anche se sempre rinnovato, e quindi: prudenza, libertà, etc.) riferimento spirituale e -anche, “reciprocamente”- umano in Cristo, per la crescita integrale, spirituale, umana, della persona e non, dunque, tra l’altro, solo un riferimento più astratto per soli campi specifici.

Vorrei qui ricordare l’ispiratore principale di questi scritti (come ho più volte affermato in questi volumi), don Mario Torregrossa, che è morto “povero” e ben poco conosciuto, cosa che ai miei occhi (ma non al suo dire e comportarsi, molto semplice e concreto) lo rende ancora di più un grandissimo santo e profeta, simile a Cristo.Vorrei ricordarlo qui per segnalare, come gli domandai più volte in questi ultimi anni, che quel complesso Chiesa-centro formativo che lui ci aveva detto (come poi è avvenuto) che il Signore stesso aveva promesso ci avrebbe donato, quel complesso Chiesa-centro “venuto dal cielo” (costruito senza avere una lira) è forse anch’esso un segno di un dono nuovo che il Signore vuole fare alla Chiesa, dono che io ho sempre vissuto in modo personale come, tra l’altro, un profondo interscambio con la Chiesa tutta e con il mondo, in un semplice (senza denominazioni aggiuntive), da ricercare appunto, ecclesialmente, cammino parrocchiale, diocesano, ecclesiale, etc..Questo centro (anche nella sua realtà materiale) è spiritualmente nato nella Santa Casa di Loreto, anch’essa, nel racconto (pieno di possibili -concreti, etc.- significati spirituali, etc.), venuta da Nazaret e dal cielo.

Secondo p.s. ai due scritti precedenti

 

 

 

Un possibile aspetto di questa sempre rinnovata spiritualità, cultura, a tutto tondo di cui vado trattando, può consistere nello stimolare ed anche nell’indirizzare sempre più approfonditamente verso un dialogo a tutto tondo di tutti, tra tutti.L’attuale frammentazione delle materie, delle competenze, sociali, etc., comporta una possibile tendenza, non di rado premiata socialmente, a, in varia misura, interessarsi solo di ciò che riguarda il proprio campo (mentre, talora, possono venire in vario modo, misura, riprovati gli sconfinamenti).Potrebbe risultare una conseguenza di questa suddetta rinnovata spiritualità, cultura: un interesse rinnovato per il “tutto”; un mostrare come anche la responsabilità nel proprio campo diviene miope se non va anche all’insieme, etc.; il sentirsi più profondamente partecipi di una “costruzione” comune, responsabili e responsabilizzati a cercare, ad attendere, ad accogliere, dialogare, mettere in dialogo, diffondere, far conoscere, etc., l’intero, cioè Cristo, in qualsiasi modo, per qualsiasi via, possa venire.Oggi il muro dell’attuale strutturazione delle competenze (per cui ognuno è, casomai, attento, accogliente, etc., solo nel suo campo specifico), dei ruoli, etc., può costituire un ostacolo grande all’accoglienza della nuova venuta di Cristo.Veramente comprendiamo come forse Cristo può venire sempre più non solo a rinnovare la persona, ma anche la comunità cristiana, la società, etc., a rendere ogni aspetto della vita sempre più, come possibilità, equilibratamente aperto alla sua sempre nuova venuta, sempre rinnovatamente, più armonicamente, etc., collegato, coordinato, etc., con l’intero.

E’ forse interessante osservare come, ad es., anche la tecnologia, la globalizzazione, l’interdipendenza (più estesa, etc.?) delle problematiche, la biologia, etc., sotto certi aspetti sempre più indirizzino verso questa  costruzione “a tutto tondo”, generando sotto certi aspetti un’inversione di tendenza rispetto alla frammentazione culturale, sociale, etc..Come osservato altrove, potrà forse emergere talora con più evidenza la difficoltà delle filosofie, religioni, non cattoliche, ad operare una forse, sotto certi aspetti, sempre più vitalmente necessaria, via di sintesi di conoscenze, etc., così, spesso, approfondite.

E si osserva talora lo spiazzamento di quanti, ad es., regolavano in varia misura a loro piacimento il flusso delle informazioni, degli scambi, etc..Cristo viene (sotto certi aspetti?) vorrei dire anche dalla storia ad arare sempre nuovamente il suo campo, a smuovere le zolle, etc..

In questa sempre rinnovata spiritualità, cultura, vita, etc., a tutto tondo potrebbe accadere tra l’altro, ad es., che se uno non accoglie la nuova venuta di Cristo, chiudendosi nel suo particulare, potrebbe forse talora accadere che la accolga, a suo (del primo) risaputo disdoro (talora, in varia possibile misura, etc.), qualcun altro.

Potrà dunque, tra l’altro, forse, talora, in vario modo, venire stimolata, ad es., una più profonda, onesta, adeguata, etc., attenzione.Colpisce sentire talora ad es. possibili giustificazioni dell’operato di Giovanni XXIII circa, ad es., padre Pio, basate sulle errate informazioni ricevute.Non era (è una domanda) sua responsabilità scegliere informatori adeguati per conoscere approfonditamente uno stimmatizzato? Tale domanda non vuole minimamente mettere in dubbio la santità di papa Giovanni, ma rilevare possibili stimoli per tutti in una possibile rinnovata crescita, anche talora, sotto certi aspetti, stimolata dalla storia (ad es., appunto, da internet), etc..

Talora, insomma, in diverse situazioni si è premiati magari ostacolando la venuta di Cristo, perchè questo in molti casi nessuno lo verrà a sapere mentre si potranno conoscere più facilmente eventuali errori di segno opposto.Così non vi è, sotto certi aspetti, nessuno stimolo, se non quello di una profonda fede, carità (parlo qui infatti, ad es., di alcuni ambiti del mondo cattolico, evidentemente privi, sotto certi aspetti, ad es., di concorrenza), a sviluppare una profonda attenzione, un discernimento equilibrato in tante situazioni.Anche così può rischiare, talora, tra l’altro, di svilupparsi più facilmente una società dell’apparenza, della superficialità, in varia misura della staticità, etc., che, tra l’altro, può talora tranquillamente lasciar passare inosservati errori, etc., anche clamorosi (ed in quanto tali possibili segnali anche di altro).

Come si vede è tutta una vita, personale, comunitaria, etc., in Cristo, un’attesa, etc., di lui, che si può per mille vie sviluppare in modo sempre rinnovato.

L’ora di religione sembra talora, sotto certi possibili aspetti, delineare plasticamente (subliminalmente, etc.) la marginalità della fede rispetto al vivo della cultura e della vita.Può apparire significativo che l’ora di religione, l’esame di teologia, siano presenti in questo modo marginale anche, talora, nelle istituzioni educative cattoliche.L’attuale cultura anche cattolica sembra talora risentire, fin nelle strutturazioni, della secolarizzazione, frammentazione, etc..Una rinnovata, profonda, concreta, etc. via di sintesi spirituale, umana, culturale, potrà illuminare la vita, allargare la mente ed il cuore, etc., in tutti campi della vita , della conoscenza, etc..Oggi può, forse,  talora, risultare difficile anche ad un uomo di cultura cattolico intuire sempre più profondamente, concretamente, etc., come una fede vissuta può armonicamente vivificare, illuminare, tutta la vita, la cultura, etc..Il secolarismo è, forse, talora, penetrato profondamente, talora anche subliminalmnte, nella cultura cattolica stessa.

Le riflessioni che vado sviluppando sulla frammentazione, secolarizzazione, della cultura, sulla strutturazione in varia misura staticizzante delle competenze, dei ruoli, etc., possono contribuire a  mostrare come una rinnovata spiritualità, cultura, vita può, Dio volendo, stimolare un continuo, profondo rinnovamento della Chiesa, della comunione, dell’ecumenismo, della vita sociale, etc..

Il sempre rinnovato, più profondo, scoprirsi, in una sempre rinnovata spiritualità, cultura, popolo “biblico” in cammino con Dio, può favorire una rinnovata meditazione “biblica”, spirituale, umana, culturale, personale, comunitaria, ecclesiale, sociale, etc., sulle esperienze passate, una sempre più profonda riscoperta della memoria.Lo spiritualismo, il razionalismo, la frammentazione, etc., possono talora in varia misura attenuare questo, in Cristo, meditare, trarre frutto, profondo spirituale, umano, culturale, etc., dalle esperienze passate.Un meditare personale e comunitario che è reso vivo da Cristo stesso, che può coinvolgere, responsabilizzare, ogni persona, etc..

In una sempre rinnovata spiritualità, cultura, vita, il presente, il passato, il futuro, possono essere “vivificati”, aperti, partecipati, etc., Dio volendo, in Cristo.Si possono sviluppare possibili vie di comunione, di partecipazione.Vie, tra l’altro, di avvicinamento ulteriore ad es ., all’ebraismo, al mondo ortodosso, che mostrano come la comunione può essere aiutata dallo scambio spirituale, umano, culturale, dei doni, che può stimolare l’incontro in avanti, nell’Emmanuele.

Possiamo chiederci se Cristo non venga da povero, almeno in un certo senso, per definizione.Cristo viene sempre a rinnovare non solo la vita personale ma anche quella comunitaria, ecclesiale, sociale.Cristo, in un certo senso, è sempre in vario modo “fuori”, proprio perchè è più “dentro”.In questo senso la posizione di chi in mille sensi scopre, innova, ma anche la posizione, ad es., del povero, del piccolo, dell’incompreso, dell’emarginato, etc., può sotto certi aspetti rivelarsi la posizione di Cristo, una posizione che può aiutare a comprendere più profondamente tante cose da un’angolatura nuova.

Internet, etc., possono costituire, sotto certi possibili aspetti, un profondo aiuto alla comunicazione, al dialogo, alla ricerca della verità, all’attesa della sempre nuova venuta di Cristo.Può essere utile, Dio volendo, sviluppare sempre più l’attenzione, la ricerca di tutti, circa queste vie.

La Chiesa, terra promessa

 

 

 

Ho già altrove sottolineato alcuni possibili aspetti indicatori di una possibile tendenza, nel cristianesimo (cattolicesimo) a passare dalla concezione talora sotto certi aspetti in qualche misura “materiale” forse propria di certa (almeno) religione ebraica ad una concezione talora in varia misura spiritualista.

Forse si è trattato anche di un distacco, appunto, da uno sguardo in vario modo troppo, sotto certi possibili aspetti, “materiale”.Forse questa tendenza è stata accentuata anche dalla diffusione del cristianesimo negli ambienti della diaspora e tanto più negli ambienti pagani, forse, tra l’altro, meno attenti a certi aspetti “materiali” della promessa divina.Forse, anche, si tratta di scoprire sempre più profondamente l’armonico, etc., incontrarsi dello Spirito di Cristo e dell’umanità dell’uomo.Ancora, tra l’altro, il limite umano può indurre ancora di più a soffermarsi sul mondo avvenire: “Secondo la promessa del Signore, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2 Pt 3, 13).

Questa possibile, talora, tendenza, può aver indotto dunque a concentrarsi, ad es., a vedere, giustamente, la terra promessa nel regno dei cieli, nel cammino pasquale verso la morte e risurrezione, etc..Può forse, talora, apparire meno sviluppata l’attenzione alla continua evoluzione della terra promessa nella continua discesa della Gerusalemme celeste.Il roveto, l’arca santa, la nube, la manna, l’acqua dalla roccia, le tavole del Sinai, il latte e il miele, ci parlano di questo discendere, camminare con noi, in noi, popolo di Dio, della Gerusalemme celeste.Ci parlano della Parola, dei sacramenti, etc. come doni spirituali e umani, fonti di ogni bene.

Nell’AT può apparire chiaramente presente quest’apertura verso tale approfondimento: “una casa farà a te il Signore” (2 Sam 7, 11).La terra promessa è un dono progressivo di Dio, e trova il suo virtuale compimento in Cristo e, con gli adeguati distinguo, nella sua Chiesa (suo corpo), compimento che al tempo stesso non finisce di approfondirsi in Cristo e nella sua Chiesa sempre rinnovata (“beati i miti  -come Cristo, NdR- perchè erediteranno la terra” Mt 5, 5).

Noi, pur con i nostri limiti, siamo nella terra promessa, dove scorre latte e miele, e veramente questa terra non viene vinta: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16, 18).Anzi, dunque, il Signore la consolida sempre più in Cristo e, miracolosamente, stupefacentemente, nella Chiesa in lui (vedi ad es. Pietro, i dogmi, l’infallibiltà papale, etc.).

Forse recuperare talora con più attenzione questi aspetti potrà aiutare, con l’adeguata cautela, etc., anche il dialogo con l’ebraismo.In fin dei conti l’ebraismo in qualche caso vede il Messia come un dono sempre più profondo e al tempo stesso concreto di Dio: non potrebbe scoprire questo anche in relazione alla terra promessa? Non potrebbe scoprire questo anche in relazione alla “sacramentalità” di Cristo? Al, tra l’altro, sempre più profondo rivelarsi in lui dello Spirito e dell’umanità? Per cui veramente si può sperimentare una sempre più profonda liberazione integrale dell’uomo?

Paradossalmente gli ebrei che hanno rifiutato l’umanità di Cristo, cercano forse, sotto certi aspetti, con più attenzione, talora, rispetto al cattolicesimo certi aspetti “materiali” della promessa.E forse, talora, possono aiutare a riflettere anche noi.Senza la sacramentalità, Dio non si può vedere, in un certo senso, faccia a faccia e le cose umane, materiali, sono in varia misura circoscritte in un ottica, in una vita, meno aperta al divino.Il roveto (“Togliti i sandali dai piedi, perchè il luogo sul quale tu stai è una terra santa!” Es 3, 5), l’arca, tante cose parlano di questa sempre più profondamente rivelata sacramentalità.

Dio ha dato lui, con la sua amorevole onnipotenza, e con la (preconosciuta) collaborazione dell’uomo, la terra, la casa, Maria, Cristo.Dio ha sempre cercato le vie di una sempre rinnovata, approfondita, creazione (vedi ad es. Noè, Abramo, Mosè, etc.), di una terra rinnovata.Il “discorso escatologico” di Gesù in Lc 21, 5-38, ad es., parla anch’esso di questo continuo, talora sofferto (descrivendone, tra l’altro, possibili, in varia misura, insidie, modalità, percorsi, etc.), approfondimento (dalla Gerusalemme in rovina si va sui “monti”), etc., e della fede in lui.

Non di rado nella Chiesa, anche in quella “particolare”, si fanno incontri, verifiche, progetti.Cristo si manifesta sempre più profondamente specie in chi lo accoglie.Ma proprio per questo il primo punto mi pare quello di cercare sempre più Cristo, le mani che ci tende per crescere, e , se possibile, mettere a capo delle Chiese persone tutte centrate in lui, che aiutino a loro volta i sacerdoti a, con discernimento equilibrato, centrarsi su Cristo, sulla parola, l’eucaristia, i sacramenti, ricevuti e donati, sulla preghiera, etc. e di qui sulla comunione, sulla carità, sull’accoglienza, sul dialogo, sulla missione, sulla collaborazione alla ricerca, costruzione della società, etc..

Queste cose capitali talora possono venire date per scontate e, magari, in varia misura, almeno alcune, dimenticate: la tendenza al protagonismo umano, individualistico o, al contrario, all’intruppamento d’apparato, la tendenza dunque ad un fare, pensare, capire, in varia misura solo umano, o al, contrario, la tendenza allo spiritualismo (poca accoglienza, carità, scarsa missionarietà, etc.) possono in varia misura risultarne le conseguenze.E’ evidentemente un cammino graduale, che può essere importante cominci, in un certo senso almeno, dal pastore: non si finirà mai di scoprire l’importanza del vivere (anche nella sua equilibrata, gradualmente, etc., centrata, gerarchia), del ribadire, riscoprire sempre più profondamente,  tutto ciò.

P.S. a La Chiesa, terra promessa

 

 

 

In una spiritualità-cultura, sempre più vitalmente centrata in Cristo ogni aspetto della riflessione e della vita umana continuamente si rinnova, si approfondisce, si collega in modo rinnovato, armonico, etc., con la vita spirituale e umana, personale e comunitaria, etc., integrali in Cristo.La ricerca di sempre rinnovate vie di sintesi in Cristo potrà favorire questa possibilità e stimolare un sempre rinnovato confronto.In questo contesto, ad es., la dottrina sociale della Chiesa (D.S.) costituisce un punto di riferimento importante ma, come vi è affermato, in dialogo col mondo cattolico e con la vita e la cultura in genere.Infatti da un lato essa cerca di indicare alcuni criteri fondamentali, da un altro lato può risentire comunque di un sostrato culturale (dunque D.S. importante riferimento ma necessità di vie di incarnazione spirituale, culturale, sociale, etc., concreta).

L’intuizione sempre più profonda della sempre nuova, spirituale e umana, venuta di Cristo dona rinnovata speranza anche per un possibile rinnovamento spirituale, culturale, sociale, etc..E’ importante che le possibili sempre rinnovate vie di sintesi (o anche le intuizioni, proposte, più particolari) siano in vario modo (magari ad es. implicito) riconosciute nella Chiesa come possibili vie in Cristo.E’ Cristo la speranza anche di un mondo rinnovato, e Cristo vive in tendenziale pienezza nella Chiesa cattolica.Il rinnovamento della società per tendere verso una pienezza non può in vario modo non implicare un qualche rinnovamento nella Chiesa.

La ricerca di una sempre più profonda, equilibrata, etc., vissuta centratura spirituale e umana in Cristo può portare a comprendere con sempre rinnovata attenzione, profondità, aspetti positivi di tante proposte anche nel campo teologico-sociale, depurandoli da ciò che non è di Cristo e invece inserendoli più profondamente in un camminare sempre più profondo in Cristo.

La Chiesa può acquisire una sempre rinnovata consapevolezza di essere (e della sua chiamata a vivere sempre più ciò) la città posta sul monte, speranza per il mondo.Pur nella debolezza umana, sempre più tutta affidata in Cristo, La Chiesa può cercare sempre più con attenzione profonda tutte le possibili vie per aprirsi vissutamente in ogni suo componente alla sempre nuova venuta di Cristo, può cercare di comprendere con sempre maggiore attenzione tutti i possibili ostacoli a questa sempre più profonda accoglienza, a questo riconoscimento, etc..

L’immagine della terra promessa, ad es., può aiutarci forse ad intuire questo desiderio di Dio di un mondo rinnovato, di una terra dell’amore che solo nella Chiesa (nei giusti sensi di ciò) può trovare la sua “piena” speranza.

Quando ricevo un dono di Dio ricevo e, se mi è donata la fede, vedo, anche se in modo limitato, Dio, non solo una sua cosa.

Se si usano i termini fede e ragione si può, talora, tra l’altro, indurre a, più o meno inconsapevolmente, pensare che la fede ci fa riflettere sugli aspetti profondi della vita mentre la ragione si occupa di aspetti in qualche modo scientifici.In tale possibile visione il non credente può, in qualche caso, sentirsi meno stimolato a cercare, riflettere in profondità.Se invece si usano i termini Spirito e coscienza si può forse, talora, comprendere meglio che dovrebbe essere proprio dell’uomo cercare in profondità, che quando ciò non avviene l’uomo vive una vita più o meno superficiale (problematica, etc.), non conoscendo più profondamente neanche sè stesso.E’ interessante osservare che quando viene più profondamente lo Spirito l’uomo prima di tutto, in un certo senso, cerca in  profondità ed in questa ricerca lo Spirito lo può condurre spesso alla fede esplicita in  Cristo.

Un possibile modo, talora, di dirigere più o meno a proprio piacimento la comunicazione, ad es., nella carta stampata, può, forse, talora, riscontrarsi nella categoria talora magari ambigua del lettore.Può talora risultare una categoria, un ambito, nel giornale, dove si parla da, in vario modo, inesperti delle varie materie, o dove, talora, ad es., si rimane confinati nell’anonimato.Se s. Paolo, magari non ancora molto conosciuto, scrivesse una lettera importante ad un giornale questa missiva verrebbe inserita tra le lettere al giornale o non sarebbe più giusto, previa sua concessione, proporla in una pagina di forse maggiore rilievo con un bel “riceviamo e volentieri pubblichiamo”? E’ importante la verità, o la fama, o altro? O, ad es., il problema è, talora, che non si cerca, in una vita nello Spirito, di riconoscere sempre più la verità (che certo è un dono dello Spirito che solo Dio può manifestare)?

Sono solo possibili spunti, tutti rivolti a cercare, con amore, senza riferimenti e giudizi circa casi concreti, di stanare possibili strutturazioni, chiusure, ostacoli, più o meno consapevoli, volontari, etc., alla sempre nuova venuta di Cristo.

Come mai sembra talora così difficile comprendere quanto possa risultare importante, nella misura in cui Dio vuole, aprire sempre più il cuore, la mente, alla sua sempre nuova venuta? Come mai sembra talora che quasi si sorvoli (anche oggi, pur con tanti stimoli) sul fatto che accogliamo Cristo in qualche modo secondo la nostra cultura e che quindi anche le impostazioni più profonde vanno aperte alla sempre nuova venuta di Cristo? Certo è un cammino graduale, nel dono dello Spirito e nell’esperienza umana in lui, anche nella storia.Per aprire sempre più il cuore e la mente poi può aiutare (anche se non è questo il “centro”) intuire, nello Spirito, che c’è molto da scoprire e ancora di più potrebbe aiutare (non è neanche questo il “centro”, ma possono essere doni dello Spirito che aiutano a scoprire, ad aprire, sempre più il ”centro” dell’uomo) intuire in cosa, in quale direzione, si può crescere, quali possono essere anche le eventuali (in Cristo) tappe, quali i problemi che gradualmente possono emergere alla consapevolezza, etc..C’è poi, ad es., il fatto che Cristo viene prima di tutto a convertire l’intenzionalità, per cui il resto può apparire, talora, in varia misura, relativo, per cui non si intuisce che però é proprio (Dio volendo) approfondimento della conversione aprirsi sempre più completamente a Dio, cercare con intensità di vivere sempre più in lui ogni cosa (e che Cristo può venire a rinnovare profondamente la spiritualità, la cultura, la società, etc.).Ci sono le difficoltà, della cultura, della frammentazione, anche strutturali, delle competenze, dei ruoli (così come vengono talora concepiti).Come osservato, ancora, le strutturazioni mentali possono talora essere molto profonde e quasi inconsapevoli.Può talora trattarsi anche di una conversione personale, comunitaria, etc., che non cerca di essere fedele e viva fino in fondo; che, talora, non si centra sempre più integralmente su Cristo ma su alcuni aspetti più congeniali, anche proprio a causa della propria mentalità: ad es., il fare, o il pensare più o meno intellettualistico, o lo, in varia misura, spiritualismo; o anche  (e qui può talora apparire ancora più chiara l’inconsapevolezza, l’involontarietà) su collegamenti in varia misura via via incompleti, troppo impliciti, meccanicistici, etc., di aspetti dell’uomo in Cristo visti via via più vagamente, riduttivamente, etc..

Questo può talora rivelarsi un punto molto importante: non si pone, talora, attenzione, a come si collegano, quali sono realmente, in modo più pieno, i diversi aspetti dell’umanità in Cristo.Se ne parla come di cose evidenti, scontate, senza troppa attenzione: fede e ragione; cuore, mente, corpo; affetti, pensieri, azioni; o qualche miscuglio anche più ampio ma sempre in qualche modo distratto e impreciso.

Non c’è ancora, forse, nella spiritualità-cultura, la ricerca dei veri aspetti dell’uomo in Cristo ben armonizzati, etc., tra loro.Ho proposto di considerare lo Spirito di Cristo e la coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo ed il loro “rivelarsi reciproco”.

Questi scritti toccano in molti modi la problematica qui accennata.

L’ascolto, problema capitale

 

 

 

Ho osservato altrove che nella Chiesa è importante cercare di individuare sempre rinnovatamente i punti fondamentali della vita in Cristo, certo sempre più equilibratamente, etc., compresi, vissuti, etc., anche nella propria personale (etc.) specifica vita, via, etc..

Tra questi punti uno di importanza capitale può venire riconosciuto nel problema dell’ascolto.Nella Chiesa (nella società se ne parla, talora, anche di