Giampaolo Centofanti, “Piccolo magnificat”

by

Piccolo magnificat

(piccoli canti senza velleità di un prete con Dio e la sua gente)

Avevo diversi motivi per non far conoscere queste poesie: già non ho potuto scrivere “in bella” i miei possibili contributi ad una ricerca spirituale e umana comune (non sono dunque, talora, di agevole lettura).Nella poesia poi, almeno per quanto mi riguarda, può crescere il rischio di esprimersi meno precisamente ed io non vorrei che poesiole scritte sostanzialmente di getto finiscano per costituire un elemento di confusione rispetto alla comprensione di quei possibili contributi.Francamente, ancora, non mi sono neanche posto molte domande sul loro essere poesie, anche perché personalmente ho sempre letto con piacere, trovandole molto umane, poesie di non, letterariamente, poeti e poi, tra l’altro, perché sono consapevole che può risultare più difficile valutare autonomamente queste forme espressive.

Alcune poesie risalgono a periodi precedenti al mio ingresso in seminario.

Lunedì dell’angelo

Le mille ferite

che il tempo

m’ha fatto

si quietano

in un barbaglio

di luce,

nel mormorio

delle cose

che culla

il mio dormire.

Ora riposo,

e lavora

la vita

e tutto

è una fitta

di dolore,

e una canzone

dolce.

Frammento I

…io che

la vita

ancora

non so,

io che

l’attendo,

sempre

più cose

io perdo

e ti amo

di meno

e ti

cerco

di più…

Frammento II

…ah, luce,

ah, pace,

dell’Amore

fatto umano,

che scioglie

ogni tormento,

ogni oscuro

cammino!…

Piccole poesie di parole in dono

Sempre

ho atteso,

come le margherite

e le rondini

tra le spighe

del campo,

il tuo canto,

mi cantasse

per incanto

un canto nuovo.

Ecco, ancora

lo sento,

nell’umiltà

del mio tempo,

e mi porta

e viene

dalla terra e dal cielo.

Canti ultimi

(La natura parla di realtà spirituali)

Tutto tace

nella notte,

ogni cosa

riposa

e il suo riposo

è un canto.

Allo scrittoio

ascolto

l’ultima

poesia

del giorno,

nella pace.

Un barbone

Che cielo

verrà

che voi

non avete

conosciuto?

Noi morivamo

sulla via,

nel tepore

di un mattino

d’inverno

e tutto

era così dolce

che ci pareva

di sognare.

Maria

Ah, luna che riluce,

cometa che risplende,

via tra la terra e il cielo

di latte e miele

e la mimosa germoglia

e il fico è verde

e l’uva è matura.

Campo di grano,

rondini e girasoli,

papaveri e margherite,

olivi e querce,

sole che splende.

Mormorio di ruscelli

sul monte silente.

Mucca al pascolo,

antilope tra le rocce.

Musica germinata

nel cuore della terra

dall’altissimo cielo.

Ah, Sara, ah, Giuditta,

ah, Rachele, ah, Betsabea!

Ah, Maria Maddalena,

Ah, mia mamma Giuliana!

Benedetta sei tu

in ogni donna che ama,

o piena di grazia,

il Signore è con te,

benedetto il frutto

del tuo seno.

Cieli e terre
(Una sposa abbandonata e fedele.Non è espresso qui alcun giudizio su altre donne ma invece proprio la constatazione della difficoltà nell’andare, in certi contesti in special modo, anche “culturalmente” controcorrente.Solo lo Spirito di Cristo può sempre più illuminarci)

Forse

un giorno

mi chiederai

che stelle

son queste,

se quelle

che imparasti

da me.

Giovani donne

a vela

solcano

piazze di mari

obliqui,

portate da un cielo

plumbeo

e distratto.

Tu risalivi

la corrente

di Antibes,

a sud dell’Oceano,

e ti chiedevi

se un vento

marino

ti prese

o non t’ingannò

lo stanco gorgogliare

delle acque.

Piccolo magnificat

(Un anziano ricorda quando loro figli piccolini strimpellavano strumenti musicali per pregare cantando con i genitori)

A noi, a noi che cantammo

povere canzoni,

guarderanno

tutte le nazioni,

e ci chiameranno beati.

Duc in altum

(Il pescatore, anche se non è peccatore, sa che è la misericordia di Dio che recupera e moltiplica i frutti per sè e per gli altri anche delle notti di pesca vissute fuori della volontà di Dio)

Tutto

e niente,

ogni cosa

è brezza

del mare argentato.

Splende

una luna

amante

sul sì

e sul no

all’innamorato.

E placide

acque

e vele sciolte

e reti colme

e non colte

al povero pescatore

d’aurore.

Cantico dei cantici

Ah, notte dei misteri,

di poche parole

e di molto

amore,

quante cose

mi dicesti

con una sola

canzone!

Innamorati

Ma tu non

dirmi

“Cantami

ancora

un canto”,

non odi

il vento

da cui

vengo?

Canta

mille

canzoni

che anch’io

non

comprendo.

Né ti

dirò

“Danzami

la danza

dell’amore

di cui avvampo”,

che danza

te,

a questo

vento,

la margherita

e il campo

d’ulivi

e di gelsomini.

Resta silente.

E dal

niente

sussurra allora

il palpito

che chiama

e chiama

il nostro cuore

amante…

Come l’estate
(“In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” Gv 1, 4.Quando un cuore scopre di essere inquieto già è venuto lo Spirito)

Neanche d’estate

il cielo

si lascia

imbrogliare

a parlare.

Ma cadono

stelle

nel petto

la notte

al primo assopire

-e non

se ne vede una-

e cosa canta

allora

la luna?

E la macchia

del sud

dalle rocce

ed il mare

a spergiurare…

Ma pungono

ai vichi salmastri

gli aghi di pino

e i fichi

provano male

a fare gli

indiani

e le ginestre

dal limitare

sempre a guardare,

come finestre.

Questa da noi

è l’estate.

Questo per te

è il dolore.

Bussano

alle quieti

scugnizzi

e fuggono via

nascosti

nel sole.

Anch’essi

a risvegliare

segreti.

“E sognò di vedere una scala che poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco: gli angeli di Dio salivano e scendevano per essa” (Gn 28, 12)

…ma la notte

io mi levo

e, tacendo,

sento un cuore

che canta…

Frammenti di un canto

Ah, che

la terra

canta

solo se

canti

tu…

E nella valle

trema

l’antico paese

laggiù

alla rugiada

dell’alba.

E l’attesa

lo scalda

di pace

e di speranza…

Stupore

fu al

morente

forse

il non

morire

ma già vivere

di più.

La croce del sud

(Una persona è nel momento di fare il salto della fede, di affidarsi ed uscire dalla propria terra; è incerta dell’affidarsi ma ha sperimentato a sufficienza che senza Dio la vita va solo verso il dolore)

“Resta”
gli disse
“alla tua strada”,
la risacca
cantava
il suo canto
stanca.
“E dove
vuoi
che vada”,
spine ovunque
la spiaggia
portava…
Brillava
nel vento
sulla barca
una stella,
la prima
della sera…

Il cercatore di Dio

(Non si tratta di un poeta “letterario” ma di un poeta esistenziale, che ha intuito, per dono di grazia, che Dio promette una vita sconvolgente)

…solo va
il poeta,
stregato
dalla Poesia,
in cerca
dell’Amante,
che gli canti
una canzone…

Canti della sera

(Sono canti di una persona molto anziana e molto credente)

(frammento 1)

…il tempo che starei con te
è un tempo
tra la notte e il giorno,
nè farei molto…
con te sulla porta di casa,
a guardare il mondo
che si quieta
e a sentire l’eco della sera
nelle nostre parole…

(frammento 2)

…tra i fumi dell’inverno
che va alla primavera
e qualche fiore
e qualche foglia,
ad ogni cosa intento
e solo alla soglia…
Poesie dell’alba

Tuo il canto
di campi anelati
da poesie dell’alba.
Mi fremevano
parole nel cuore
a guizzi e a lampi.
Che aria nuova
danzeranno
finalmente
le distese di girasoli?

Il povero ed il cherubino

(Chi cerca intensamente Dio più facilmente può riconoscere la sua presenza e la sua opera nel povero)
Dalla conca
persa
nella luce
gli aranceti
sono folgori
al cuore…
e ad est
la spiaggia
abbagliata,
anelata
dal mare…
ma Tu,
ma Tu,
talora
ami
di più
il povero
fosso
nascosto,
per incanto
invisibile
al mondo,
visibile
invece
al vagabondo
pellegrino
cercatore,
tra l’umile
rapa
e il cavolfiore,
del canto
del pettirosso.

Una carezza di Dio

(Una persona racconta di come un giorno, mentre attende il treno alla stazione, la sua vita è cambiata.Cosa è successo? Ha vinto al lotto? Ha ricevuto notizia della realizzazione di una sua aspirazione umana? Allora…ha avuto una visione, un miracolo? Niente di tutto questo: un semplice tocco di Spirito Santo gli ha cambiato la vita.Gli ha mostrato un bagliore di Dio ed in esso anche la sua propria umanità, le sue ferite fino ad allora quasi inconsapevoli, senza risposte, le sue speranze autentiche dimenticate…Invochiamo dunque lo Spirito di Cristo e cerchiamo di accoglierlo anche noi, con fiducia, perchè è l’amore di Dio che ci prende per mano).

Sento
il cuore
che canta.
Non è
un canto
lontano,
che passa
fischiando
come
un treno
di sogni
che corre
lontano.
Che canto
strano,
io son
contento,
voglio
farmi
cristiano.
Sento
un cuore
in pace.
Non che
vi sia
molta luce
ma la luce
verrà.
Che pace
nuova,
io respiro
libertà
da ogni cosa.

Attesa

(L’intuizione sempre più profonda del portarci di Dio verso una vita sempre più piena, verso una felicità sconvolgente ed il sempre più intenso cercare di corrergli, col suo stesso aiuto, incontro, superando con cuore sincero prove ed ostacoli, nell’attesa di lui sempre più intensa e abbandonata in lui)

Vieni,
entra,
la porta
è aperta
ed entra
il vento
e la luce
delle stelle.
Vieni,
entra,
mentre
ti attendo,
dormendo
e sognando.
A lungo
ho camminato,
valli e monti
ho traversato…
Vieni,
entra,
siedi
alla mia tavola
e dimmi,
in questa notte
di vento
e di pace,
quella parola
che diventa
vino
e pane.

La vedova giovane e l’uomo perso

(Non bastano le risposte teologiche ma solo l’esperienza della fede, può gradualmente aiutare a sostenere, può aiutare a superare sempre più pienamente, lo scandalo del dolore, dell’oscurità, dolore, oscurità, che Cristo ha condiviso fino in fondo: “Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?” (Mt 27, 46).L’esperienza della fede si caratterizza sempre più come un donarsi fino in fondo; talora, gradualmente, in varia misura, come un morire ma non un morire qualsiasi ma un morire in Cristo e con lui sempre più profondamente risorgere).

La sera
stendi i panni
al ballatoio
– torni dal lavoro
tra il vociare
dei bambini che giocano
in piazza-
ed io
son sempre lì,
come non visto,
a contemplare
la tua morte
silenziosa
e forte,
io che
come te
vivo di figure
che si muovono a mezz’aria
tra i volti di tutti i giorni,
di parole che odo
e nessuno pronuncia,
di pensieri che confondono
il passato,
il presente,
il futuro,
con la ruota del dolore.

Un amore

(La storia di un venticinquenne che vuole amare nel bene, nello Spirito (“finchè giunga il tempo”), quella che poi diverrà la sua ragazza (coetanea) e così scopre la profondità della poesia).
La poesia del mio amore per te
è molto allegra
e umile e dolce come te,
come te questa poesia che sento
è mite,
di me ha che soffre intensamente
anche se non lo dice,
anche se ride.
E’ una poesia che non guarda
eppure ama,
che non cerca
ma il cuore sempre ti rincorre,
è una poesia ben strana,
finchè giunga il tempo,
da te mi porta
e sempre mi allontana.

Canto del pescatore

Quando cantava
il mare
e brillavano
le stelle
come lampare
le notti
di veglia
erano
un riposare
e il pescare
una semplice
gioia portava,
che ci faceva
fratelli e sorelle…
Ma furon
spente
le stelle
e tacitato
il mare,
mare che fu tinto
di nubi,
remo che vogava
nel cielo
irato…
Chi restò,
chi durò,
finchè
il vento
consumò
la notte,
finchè il lampo
incendiò
l’abisso,
finchè
corona
di rubini
fu il sangue
sulla nostra fronte,
allora,
allora sì,
chi restò,
chi durò,
pescò le stelle
e galassie
di latte e di miele…
Sì, chi restò,
chi durò,
pianse
un pianto leggero
e stanco
e dolce
mischiato
alla coppa
dell’amore
che muore
e non muore,
che resta
e si muove,
che veglia
e ama follemente
e finalmente,
oltre ogni tempo,
si acquieta
e abbandonato
nell’amore
dorme.

Redenzione di un essere umano

Poveri sterpi,
brulle colline,
cemento, cemento,
ed io che ti vedo
ed io che ti sento…

Fiume di gennaio

Ah, fiume di gennaio,
non m’inganna
il tuo andare
lento
nel gelo,
tu vai fiducioso
e paziente
e porti con te
i nostri sogni
che al tuo passare
raccogli
e convogli
verso il mare
che piena dona,
un giorno,
l’estate…

Emigranti

(Signore consola, sostieni, aiuta, sii provvidente, verso gli emigranti.Ascolta il grido dei sofferenti della terra)

Ogni dolore
grava
sulle nostre spalle
– treno che corre,
vento che soffia
e porta lontano
le lacrime –
ogni dolore
amaro
– per la valle,
montagne nere
e tramonti rossi –
ogni dolore
– ad ogni fermata
luci
di famiglie
non nostre
da indovinare.

Dio di ogni tempo

(Com’è bello l’amore di Dio e che grazia è assecondarlo, assecondare i suoi modi e i suoi tempi!)

Dio di ogni tempo,
parlami del tuo amore
nell’inverno di neve
che viene
a proteggere il seme
dalle intemperie.
E il seme muore, non sa,
naturalmente ti crede
mentre che tersa
luce splende,
che ancora non vede,
sulla greve, talora,
realtà.
Dio di ogni tempo,
parlami del tuo amore
di primavera, del maggio
odoroso che risplende
ed accende di rondini e sole
di olivi e di grano incipiente
e promette
che non verrà meno
e ti aspetterà
e ti amerà per sempre.
Dio di ogni tempo,
parlami del tuo amore
nella quiete del  vespro
d’estate
quando tutto, anche il salmo,
sa del mare d’agosto
e del riposo, che così
poco conosco.
Dio di ogni tempo,
parlami del tuo amore
nel dolce sole
d’autunno,
nelle foglie dorate
che non temono,
anelano,
a volare
giocose, leggere,
portate soltanto
dal tuo vento mite…

Canti del tempo

(La perseveranza nella crescita è un impegno serio e talora può essere una lotta ma è anche un segreto capitale nell’attesa di Dio)

Tempo che piega,
tempo che spezza,
tempo che bacia,
tempo che carezza.
Tempo di amare,
tempo di lasciarsi,
tempo di tornare
e mai più allontanarsi.
Tempo di vivere,
tempo di morire,
tempo di nascere
e di risuscitare.
E tempo dell’uomo
e tempo di Dio,
corri veloce
sul nostro pendio
ma lasci i segni
del tuo passare
nel cuore
dell’uomo,
stanco d’aspettare.

Fino alla stella del mattino

Come sono belle
le stelle stasera,
quasi più non sento il dolore
che sempre è con me…
Che ingiusta sorte
ci hai dato da vivere
per credere al tuo amore…
ma le stelle, le stelle
che ho visto
non posso più scordarle…
Notte che canti
la tua canzone
portaci all’alba!
Aspetterò, non dormirò,
se tarda, se il suo raggio
ferisce, non fuggirò,
io pregherò
fino a che spunti
la stella del mattino…

Nella luce e nel vento

(contro una variamente riduttiva ragione e in realtà astratta, e invece per la luce del cuore)

Inesorabile materia
stante eppur leggera,
anche dentro
un grande problema…
io conosco, io sento,
anche in te
il soffio del vento.
Solo ti svela
sempre più,
tutta intera,
la luce del cuore,
di cielo e di carne,
oltre ogni schema
computazionale.
Pane e vino
il segreto
e riso e pianto
il canto
e la casa
il firmamento…

Eucaristia

Attendo
il compimento,
in te vivo
il momento,
un’era dell’immacolata
io sto vedendo,
luce, amore, speranza,
pace, felicità, dolore,
è quello che sento…

Contro ogni speranza

Come un’alba
che freme
tra le foglie
danzanti
al nuovo giorno,
nel silenzio risvegliato
solo dal canto
dei nidi
tra le fresche
folate,
così è sempre
la mia speranza:
ancora si apre,
si apre, al futuro
anche contro
ogni speranza.
Continua a credere,
ostinata,
ad ogni vera
giustizia,
anche umana,
ad ogni vera vita,
anche umana.

([16] Eredi quindi si diventa per la fede, perché ciò sia per grazia e così la promessa sia sicura per tutta la discendenza, non soltanto per quella che deriva dalla legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi.

[17] Infatti sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli; (è nostro padre) davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono.

[18] Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza. Rm 4

E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio. Gc 2, 23).

Il deserto nella città

(La conversione di Michele)

Un giorno
d’agosto,
ora ricordo,
fu un dono
nascosto,
ora lo so,
trovai  poesia
a forza
strappandola
al brullo campo
assolato
di periferia,
all’ostinato silenzio
del cielo,
al meschino agire,
così facile
all’uomo:
“ci deve essere
un canto”,
mi dissi…
e nulla potè
fermarmi,
passai il muro
invalicabile,
d’aria e di pietra,
ed entrai…

Frammento dal canto di un oppresso

(Dalla storia di un giovane padre che impara, per mantenere la sua famiglia, a sopportare pazientemente, in Cristo, molte angherie sul lavoro)

Che luce, che dolcezza,
oltre il misero agire
dell’uomo che piega
e che spezza…

Tempo di Dio

In quest’alba
fresca
e serena
di vacanza
tutto riposa,
sentinelle del sole
nascente
i canti tra i rami
ed il fogliame…
Che ne è del dolore?
Ora c’è solo
una natura amica
e la pace, la gioia,
l’amore,
del Signore.
E’ un briciolo
del cielo
che vedrà
ogni cuore ferito,
ogni piaga dolente,
tersa ogni lacrima…

Redenzione

Non c’è
più pace
tra le radure
e l’erba
ché qualcuno
ha mangiato
la mela,
ma la guerra
ricorda a Michele
i campi di grano,
le margherite
e l’erta
fresca
d’ombrafiorita
e profumata
al tempo
in cui ti amava,
Stella…

Dai ricordi di Giovanni l’operaio poeta

Talune volte
così forte
era il canto
che si faceva
da solo
parole
e sgorgava

come un torrente
in piena
dalla fonte…

La bruma

(Una poesia giovanile, del tempo in cui cercavo la mia via)

Notte di luna,
una donna
nella bruma,
strade deserte,
vie
ai miei passi
incerte,
ed umide nuvole
e chiarore
di stelle,
m’entrano in cuore
gioia e dolore,
ne rabbrividisce
la pelle.

La speranza sorpresa

(Ripresa, e rielaborata, da vecchie carte)

Un giorno ti vidi
studiando
al primo piano,
che più non ti speravo,
apparire di lontano,
prendere la via
di casa mia,
venire
dalle Americhe
forse
o Singapore
a sorprendermi
il cuore.
E fu nuova
tanto in fretta
accolta
che da sempre
mi parve
conosciuta.
Così
era venuta,
in quella stanza,
da quella via,
un giorno
improvvisa
una luce
nell’anima mia.
Così sarebbe
venuta ancora
un giorno
e un giorno
ancora,
a me,
di sorpresa,
a stupire
la mia lunga
addolorata
attesa…

La panca

(Questa del portiere seduto al portone che guarda la gente passare è un’immagine frequente in alcune città.In questa poesiola giovanile riemersa tra vecchie carte non vi era alcun giudizio su persone, come quel portiere, che nemmeno conoscevo, e che sarà invece stato in quel posto proprio per farsi trovare pronto a qualsiasi richiesta.Vi era solo lo spunto per la scoperta cha andavo facendo in me stesso che l’amore di Dio mi rendeva gradualmente, autenticamente, anche vissutamente, concretamente, partecipe, con discrezione, della vita degli altri, non vista più distrattamente e talora un pò a mio uso e consumo; tutto ciò invece di essere un peso mi donava vita, gioia, pace, risposte anche psicologiche nuove, mi svelava i motivi, ad es. la inconsapevole (senza lo Spirito) superficialità, delle mie paure, dei miei malesseri, che ora cominciavo a riconoscere, mentre prima vi “sedevo sopra”, dominato in realtà da essi).
Giace
il portiere
sulla sua sedia

intento alla porta
a guardar la commedia
di tanta gente
che corre e si stanca
mentre lui gode
di star sulla panca.

Il piccolo poeta
L’ho scritta a 22 anni e, ritrovatala per caso, la trascrivo con semplicità: parla dell’intuizione di un Dio meraviglioso che viene sempre più ad amarci se lo cerchiamo, se impariamo ad attenderlo, se ci lasciamo convertire, se in lui, nella sua grazia che ci dona gradualmente, cerchiamo di amare con attenzione i nostri fratelli, scoprendo la loro vita portata dalla grazia…

Al piccolo poeta
ogni cosa
stringe il cuore,
per un dolore,
per un amore
e la poesia
gli canta
mille canzoni
che lo fanno morire.
Raramente
il piccolo poeta
sa le parole
ma non importa
a lui piace ascoltare
e contemplare
e profondamente sognare
le storie
che il tempo
gli racconta.
Il piccolo poeta
vive poveramente
ma nel cuore
ha una speranza:
passano gli anni
ma egli attende,
sul limitare
dei suoi sogni,
la sua promessa
sposa,
che venga la Poesia
a dargli un bacio
sulla bocca.

La venuta del cielo (frammento)

(Un altro mio vecchio scritto.Parla di un uomo (per certi versi io stesso) che cerca e spera ma non sa come, non sa cosa, ma Dio, che lo ha messo in sincera ricerca, un giorno viene)

…così era venuta
un giorno,
vilipesa,
la speranza
perduta
e la mia attesa,
cercata
e non creduta,
fu baciata…

Cantatina facile ma per Maria

Voglio somigliare
il mio verso
al canto
poverello
ma terso
del fringuello
e dire che mai
pensai
d’essere usignolo,
ma solo,
con amore
colsi al volo
la Parola d’amore
così come potevo,
come un dono
di me troppo
più grande,
come il firmamento,
e allora
vi rammento
che di me,
di voi,
fremendo,
cantava,
non io,
Maria,
quella Parola,
di vita,
di gioia
e soffrimento.

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