Archive for maggio 2010

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Martedì 1 Giugno 2010) con commento comunitario

31 maggio 2010

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,13-17)

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

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Maria Pia Quintavalla.Io mi ritenni

31 maggio 2010

Maria, Cristo, siano pazienti con le nostre resistenze, e vengano ancora…

Da Lettere giovani, 1990

Io mi ritenni

Io mi ritenni una selvaggia
da chiunque distruggibile
lussuosamente persi il tempo grazioso
giovanile, ma risoluta promessa
si ripete una fiera sorgente.

Pietro Paolo Tamburini: La Visitazione

31 maggio 2010

La Visitazione

Roberto Murolo: Maria Marì

31 maggio 2010

Per questa bella festa della visitazione.Con lo stesso amore corri anche per noi.Portaci per mano.

http://www.youtube.com/watch?v=ruWlagKvuK0&feature=related

Calendario mariano: 31 maggio, Visitazione della beata vergine Maria

31 maggio 2010

Donaci la tua fede, il tuo amore, la tua fiduciosa e attenta docilità alla vera e santa volontà di Dio.

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Lunedì 31 Maggio 2010) con commento comunitario

30 maggio 2010

VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-56)

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.
Allora Maria disse:
“L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre”.
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Dio ha cura di noi

30 maggio 2010

Buika.A capella (musica afrospagnola)

30 maggio 2010

Maria e Cristo vi preghiamo per i nostri fratelli del Mozambico (Mafuiane) e del Congo.

http://www.youtube.com/watch?v=iuTe5dSNFes

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Domenica 30 Maggio 2010) con commento comunitario

29 maggio 2010

SANTISSIMA TRINITA’

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,12-15)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Pink Floyd.Atom hearth mother

29 maggio 2010

Maria, Signore proteggeteci, liberateci, dal male, che vuole distruggere, etc., (invece Dio non fa mai il minimo male, neanche “a fin di bene”).Aiutateci a comprendere sempre più che ognuno di noi può contribuire, nel dono dello Spirito (che moltiplica l’amore ed ogni bene), ognuno di noi può contribuire a costruire la pace, con la fede, l’amore, la benevolenza, la pazienza, l’umiltà, con un, vissuto sempre più equilibratamente nella fede, spirito di comunione, di sincera collaborazione…

http://www.youtube.com/watch?v=iCv4cLqs1ik&feature=related

Un dono fondamentale poi nel rapporto con Dio, con sè stessi, etc. è quello della sincerità.Michele Zarrillo: L’elefante e la farfalla.

http://www.youtube.com/watch?v=OtECBnCaW1Q&feature=related

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Sabato 29 Maggio 2010) con commento comunitario

28 maggio 2010

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11,27-33)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Enzo Jannacci: Giovanni telegrafista.Compay Segundo: Chan chan

28 maggio 2010

“E’ urgente”.Signore rendi urgente per noi amarti, amare.

http://www.youtube.com/watch?v=b0B5eMQ1LGY&feature=related

Ah, le gioie, i dolori, le prove, la povertà, i doni, le umiliazioni…Signore stringi tra le tue braccia tutti i sofferenti!

http://www.youtube.com/watch?v=P2dFLlaEaIU

prima, perdonate.

28 maggio 2010

“Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe” (dal Vangelo di oggi).

Da “A proposito del Pater”, Simone Weil (in Attesa di Dio).
(…)
«E rimetti a noi i nostri debiti come noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori».
Al momento di dire queste parole dobbiamo aver già rimesso tutti i nostri debiti. Non si tratta soltanto delle offese che pensiamo di aver subito. È anche la rinuncia alla riconoscenza per il bene che pensiamo di aver fatto, e in genere a tutto ciò che ci attendiamo dagli esseri e dalle cose, tutto ciò che crediamo ci sia dovuto, la cui mancanza ci darebbe la sensazione di essere stati frustrati. Sono tutti i diritti che noi crediamo che il passato ci dia sull’avvenire. Anzitutto, il diritto a una certa durata. Quando abbiamo potuto godere una certa cosa per lungo tempo, crediamo che essa ci appartenga e che la sorte sia tenuta a lasciarcela godere ancora. Poi, il diritto a un compenso per ogni sforzo, di qualsiasi natura esso sia, per ogni lavoro, ogni sofferenza o desiderio. Ogni volta che noi facciamo uno sforzo e che l’equivalente di questo sforzo non torna a noi sotto forma di un frutto visibile, abbiamo una sensazione di squilibrio, di vuoto, ci sentiamo come derubati. Quando subiamo un’offesa noi aspettiamo che l’offensore venga castigato o si scusi, se facciamo del bene ci attendiamo la riconoscenza della persona beneficata. Questi sono casi particolari di una legge universale della nostra anima: tutte le volte che qualcosa è uscito da noi, abbiamo assolutamente bisogno che almeno l’equivalente ritorni in noi e, poiché ne abbiamo bisogno, crediamo di averne diritto. Nostri debitori sono tutti gli esseri, tutte le cose, l’universo intero. E noi crediamo di avere crediti verso tutte le cose; ma tutti questi presunti crediti sono sempre crediti immaginari del passato verso l’avvenire: è a questi che dobbiamo rinunciare.
Aver rimesso i debiti ai nostri debitori significa aver rinunciato in blocco a tutto il passato; accettare che l’avvenire sia vergine e intatto, rigorosamente legato al passato da legami che ignoriamo ma del tutto libero dai legami che la nostra immaginazione crede di imporgli; accettare la possibilità che l’avvenire si attui e, in particolare, che ci accada qualsiasi cosa e che il domani faccia di tutta la nostra vita passata una cosa sterile e vana.
Rinunciando a tutti i frutti del passato, senza eccezione, possiamo chiedere a Dio che i nostri peccati passati non diano nella nostra anima i loro miserabili frutti di male e di errore. Finché ci aggrappiamo al passato, Dio stesso non può impedire in noi questa orribile fruttificazione: non possiamo attaccarci al passato senza attaccarci ai nostri delitti, poiché non conosciamo quanto c’è in noi di essenzialmente cattivo.
Il credito principale che pensiamo di possedere verso l’universo è la continuazione della nostra personalità. Questo credito implica tutti gli altri. L’istinto di conservazione ci fa sentire questa continuazione come una necessità, e noi crediamo che una necessità sia un diritto. Come il mendicante che diceva a Talleyrand: «Monsignore, devo pur vivere», e al quale Talleyrand rispondeva: «Non ne vedo la necessità». La nostra personalità dipende interamente dalle circostanze esterne, che hanno un potere illimitato di schiacciarla, ma noi preferiremmo morire anziché riconoscerlo. L’equilibrio del mondo è per noi un susseguirsi di circostanze tali che la nostra personalità resta intatta e sembra appartenerci. Tutte le circostanze che in passato hanno ferito la nostra personalità ci sembrano squilibri che un giorno o l’altro devono essere compensati da fenomeni contrari. Noi viviamo nell’attesa di queste compensazioni. L’incombenza della morte ci appare orrenda soprattutto perché ci costringe a renderci conto che queste compensazioni non avranno mai luogo.
La remissione dei debiti è la rinuncia alla propria personalità, rinuncia a tutto ciò che chiamiamo «io», senza alcuna eccezione. Sapere che in tutto ciò che chiamiamo «io» non c’è nulla, non c’è alcun elemento psicologico che le circostanze esterne non possano far scomparire. Bisogna accettare che sia così ed esserne felici.
Le parole: «Sia fatta la tua volontà», se pronunciate con tutta l’anima, implicano questa accettazione.
Per questo un istante dopo si può dire: «Abbiamo rimesso ai nostri debitori».
La remissione dei debiti è la povertà spirituale, la nudità spirituale, la morte. Se accettiamo completamente la morte, possiamo chiedere a Dio di farci rivivere purificati dal male che è in noi: infatti, chiedergli di rimettere i nostri peccati, significa chiedergli di cancellare il male che è in noi. Il perdono è la purificazione. Il male che è in noi, e che vi resta, neppure Dio ha il potere di perdonarlo. Dio ci ha rimesso i nostri debiti quando ci ha messi nello stato di perfezione.
Fino ad allora Dio rimette i nostri debiti parzialmente, nella misura in cui noi li rimettiamo ai nostri debitori.
(…)

(Ho estratto questo brano da un articolo dove S. Weil medita sul Padre Nostro stando, come tutto il suo pensiero verso il cristianesimo, “sulla soglia”. Scelse, infatti, e non senza travaglio, di stare su una linea di confine, per es. senza ricevere mai il battesimo. Le sue parole testimoniano un incontro con Cristo comunque intenso e speciale).

DOMENICA 30 MAGGIO SS.TRINITA’

28 maggio 2010

Questa sera, parecchie persone, abitanti i paesini della valle dell’Aniene, formano compagnie per raggiungere a piedi il Santuario della SS.Trinità di Vallepietra (RM). Camminano per tre giorni tornando alle loro case domenica sera.
Per saperne di più: http://www.santuariovallepietra.it

La storia
Sulle origini del Santuario vi sono diverse ipotesi. Il problema è di difficile soluzione, ed ancor oggi vi sono molti punti oscuri, malgrado numerose ricerche effettuate da insigni studiosi. È opportuno, comunque, riferire sulle ipotesi più accreditate e sulle leggende popolari che i pellegrini si sono tramandate oralmente. Esistono due leggende: una di origine popolare e l’altra di origine letteraria. “La prima narra di un contadino che mentre arava il terreno in cima al colle della Tagliata vide cadere, nel sottostante precipizio, i buoi e l’aratro. Portatosi sul ripiano alla base della grande parete rocciosa vide, con grande meraviglia, i buoi inginocchiati davanti ad un misterioso dipinto della Trinità, apparso all’interno di una piccola grotta” (Caraffa). L’aratro era rimasto in alto impigliato in una sporgenza della roccia. “La seconda leggenda, di carattere letterario, è stata trasmessa da una pergamena andata poi distrutta, ma della quale è pervenuta una copia. Ecco il racconto: Due ravennati, residenti a Roma, si portarono sul Monte Autore per sfuggire alla persecuzione di Nerone. Qui furono visitati dagli apostoli Pietro e Giovanni che, sbarcati a Francavilla, avevano attraversato il Regno di Napoli. Un angelo apparso ai quattro portò loro dal cielo il cibo e fece scaturire dalla terra la sorgente. Il giorno seguente apparve la Santissima Trinità che benedisse il Monte Autore alla pari del Sinai e dei luoghi santi della Palestina.” Al di là delle leggende sono state formulate diverse ipotesi sulle origini del Santuario. Alcuni studiosi fanno risalire a monaci orientali o eremiti la possibilità dell’origine del luogo di culto dedicato alla Santissima Trinità sul monte Autore immediatamente sopra le sorgenti del Simbrivio. L’atteggiamento benedicente alla maniera greca delle “Tre Persone”, venerate nel Santuario e la particolare toponomastica dei luoghi circostanti potrebbero avvalorare questa ipotesi. Infatti il monte posto di fronte al Santuario si chiamava sino al secolo scorso Sion ed infine il paese più vicino, dal versante abruzzese, è Cappadocia (come la regione orientale). Un’altra ipotesi attribuisce la fondazione del Santuario della Santissima Trinità a San Domenico di Sora.
Tratto da “La Trinitá di Vallepietra” di Franco Mercuri.

Il pellegrinaggio a piedi

Il dato che differenzia l’esperienza religiosa di Vallepietra da altri luoghi di culto è la persistenza del pellegrinaggio a piedi. Nelle magiche notti del plenilunio dopo Pentecoste decine di migliaia di persone si incamminano dai propri rispettivi paesi per raggiungere alla vigilia della solennità della Trinità il santuario. Dal versante ciociaro, come da quello sublacense o ancora da quello abruzzese sono decine e decine le “compagnie” che si inerpicano per i monti, guidate dal caratteristico stendardo finemente decorato che viene portato da coraggiosi vessilliferi, senza temere la fatica, né il caldo, né tantomeno la pioggia. Colpisce la folla di persone che affronta i disagi di ore e ore di cammino, oltre alle notti da trascorrere all’aperto, pur di non mancare a questo appuntamento atteso per tutto l’anno. Il paesaggio incantevole della valle solcato dal fiume Simbrivio e da innumerevoli torrenti e piccole cascate, ha ispirato una strofa della lode alla Trinità, dove si fa menzione della massa di persone che accorrono, quasi facendo il paio al fluire ininterrotto delle acque. Il pellegrinaggio alla “Santissima” riesce a incidere sulla singola persona pur all’interno di un gruppo di riferimento (la “compagnia”) proprio perché si esprime attraverso un linguaggio antico ma semplice, e seguendo modalità arcaiche, ma non per questo meno capaci di parlare all’uomo di oggi.

Invito alla preghiera che accompagni queste persone nella fatica del cammino e nella gioia dell’arrivo

Rocco Scotellaro.Suonano mattutino

28 maggio 2010

Suonano mattutino

La processione è cominciata
già nella notte.
vedo la fila dei mietitori
toccano la stella
l’unica rimasta
in cima alla strada tortuosa.
Nel mio viottolo budello
i ferri dei muli sulle selci
suonano mattutino.


Commento

Quando lo Spirito viene, e tanto meglio se il cuore è aperto, come può, se Dio vuole, vedere Dio, toccare Dio, cantare, pregare, la vita stessa (la vita è il soggetto di questa frase scritta velocemente.NdR).

NOTA BENE: Ho avuto difficoltà nella trascrizione, come si può vedere.


Vangelo del giorno dalle letture della messa (Venerdì 28 Maggio 2010) con commento comunitario

27 maggio 2010

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11,11-25)

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Due AVVISI

27 maggio 2010

Grest (oratorio estivo per i ragazzi dai 6 ai 12 anni).
Informazioni e iscrizioni: ven. 28 giu h 18-19.sab 29 giu h 10-12.ven 4 giu h 18-19.sab 5 giu h10-12.Gli incontri avranno luogo nella sala santa Teresa.

Corpus Domini.sab 5 giu h 19: celebrazione messa in Chiesa e, a seguire, piccola processione nel piazzale antistante la Chiesa.Ancora in successione, adorazione eucaristica notturna.

W A Mozart.Lacrimosa

27 maggio 2010

E’ bello vedere che anche al tempo di Mozart, tempo in cui la misericordia di Dio non era stata ancora più profondamente scoperta, nello Spirito, come oggi (e come sempre più potrà avvenire), ecco anche in quel tempo l’amore che traspare dal vangelo aiutava gli uomini, al di là di tanti moralismi, ad avere fiducia nell’amore viscerale,  misericordioso, di Dio per la sua cretaura.Questo è l’amore che risplende nella Parola, nell’eucaristia, e negli altri sacramenti

Lacrimosa
Lacrimosa dies illa,
qua resurget ex favilla
judicandus homo reus.
Huic ergo parce, Deus.
Pie Jesu Domine,
dona eis requiem!
Amen!

Lacrimosa (italiano)
Giorno di lacrime, quel giorno,
quando risorgerà dal fuoco
l’uomo reo per essere giudicato.
Ma tu risparmialo, o Dio.
Pietoso Signore Gesù,
dona loro riposo!
Amen!

http://www.youtube.com/watch?v=qsppsK4cRAE&feature=related

L’eucaristia è il contrario dello schema, ci conduce nel mistero, ci libera…
Dall’Argentina ecco il canto (Libertango, composto da Astor Piazzolla), come io del tutto personalmente intepreto, della libertà profonda e appassionata che Dio ci vuole donare…

http://www.youtube.com/watch?v=RUAPf_ccobc&feature=related

Vorrei avere i tuoi occhi

27 maggio 2010

Vorrei salire molto in alto, Signore,
sopra la mia città, sopra il mondo, sopra il tempo.
Vorrei purificare il mio sguardo e avere i tuoi occhi.
Vedrei allora l’universo, l’umanità, la storia,
come li vede il Padre.
Vedrei la bella, eterna idea d’amore del tuo Padre
che si realizza progressivamente:
tutto ricapitolare in te, le cose del cielo e della terra.
E vedrei che, oggi come ieri, i minimi particolari
vi partecipano,
ogni uomo al suo posto, ogni gruppo ed ogni oggetto.
Vedrei la minima particella di materia e il più piccolo
palpito di vita;
l’amore e l’odio, il peccato e la grazia.
Commosso, comprenderei che dinanzi a me
si svolge la grande avventura d’amore
iniziata all’alba del mondo.
Comprenderei che tutto è unito insieme,
che tutto non è che un minimo movimento
di tutta l’umanità e di tutto l’universo verso la Trinità,
in te e per te, Signore
(Michel Quoist

Miles Davis.So what (da: Kind of blue)

27 maggio 2010

Con l’intercessione di Maria il Signore ci apra, nella sua volontà, sempre nuovi squarci di cielo.Questo brano importante nella storia del jazz l’ho trovato e inserito al volo (perchè come al solito vado di corsa).Altri sono programmati da tempo, perchè li inserisco quando posso, ad es., stasera alle 18 dovrebbero comparirne altri due se non sbaglio inseriti alcuni giorni orsono.

http://www.youtube.com/watch?v=qlIU-2N7WY4&feature=related