Archive for luglio 2010

T. Monk, 3 Well, You Needn’t

31 luglio 2010

http://www.youtube.com/watch?v=40GSfcaka8E

Abbiamo bisogno di te, Signore, aiutaci a scoprirlo sempre più

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Vangelo del giorno dalle letture della messa (Domenica 1 Agosto 2010) con commento comunitario

31 luglio 2010

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

A. Payne, A proposito di Schmidt

31 luglio 2010

Non ho ancora visto questo film.E’ difficile trovare film cristiani.Qui almeno il commentatore della CEI intravede, ad es. nel protagonista, un’apertura “al soffio dello Spirito”…

Genere:Drammatico 

Regia: Alexander Payne

Interpreti: Jack Nicholson (Warren Schmidt), Hope Davies (Jeannie Schmidt), June Squibb (Helene Schmidt), Kathy Bates (Roberta Hertzel), Dermot Mulroney (Randall Hertzel), Harry Groener (John), Connie Ray (Vicky), Howard Hesseman (Larry Hertzel).

Nazionalità: Stati Uniti 

Distribuzione: Nexo

Anno di uscita: 2003

Orig.: Stati Uniti (2002) 

Sogg.: tratto da un romanzo di Louis Begley

Scenegg.: Alexander Payne, Jim Taylor

Fotogr.(Normale/a colori): James Glannon

Mus.: Rolfe Kent

Montagg.: Kevin Tent

Dur.: 117′

Produz.: Michael Besman, Harry Gittes.

Giudizio: Raccomandabile/problematico/dibattiti**
Tematiche: Anziani; Famiglia – genitori figli; Lavoro; Matrimonio – coppia; Morte; Psicologia; Solidarietà-Amore;
Soggetto: Lo sguardo corre verso l’orologio in alto sulla parete dell’ufficio. Sono le 17. Anche per oggi é il momento di andare via. Ma non é un giorno qualunque, é l’ultimo. Warren Schmidt, funzionario in una compagnia d’assicurazioni, é in pensione, domani non dovrà più tornare a sedersi sulla sua scrivania. La moglie lo aspetta a casa. Dopo 42 anni di matrimonio il dialogo tra loro é cordiale ma ridotto al minimo. Mentre cerca di adattarsi ai nuovi ritmi, Warren una sera torna a casa e vede la moglie riversa sul pavimento ormai priva di vita in seguito ad un improvviso attacco. Il decesso, accompagnato alla scoperta di una relazione da lei avuta con un amico di famiglia chissà quanti anni prima, fa scattare in lui una improvvisa molla reattiva. Sale sul camper acquistato senza un preciso motivo anni prima, e da Omaha decide di andare nella città dove risiede Jeannie, l’unica figlia, in procinto di sposarsi con un venditore di materassi ad acqua. Jeannie a dire il vero non lo accoglie bene, né lui vede di buon occhio quel futuro marito che ritiene di modeste qualità. Accolto in casa dalla esuberante mamma di lui, Roberta, separata dal padre Larry, comunque presente in questa occasione, Warren fa un ultimo, inutile tentativo per dissuadere la figlia. Jeannie non cambia idea, il matrimonio viene celebrato, al pranzo Warren fa un sofferto discorso di auguri, paga il viaggio di nozze e poi torna a casa. Qui trova e legge la lettera inviatagli dal bambino africano che, subito dopo la pensione, aveva cominciato ad adottare a distanza. Insieme alla lettera c’é un disegno raffigurante due pupazzetti che si tengono per mano.
Valutazione Pastorale: Bisogna partire dall’immagine finale: Warren osserva quasi stupito il disegno fatto dal bambino e si lascia andare ad un pianto spontaneo di fronte alla scoperta di quanto entusiasmo e quanta fiducia possano nascere da chi vive nell’indigenza e nelle privazioni. Il finale riassume il senso di una storia capace di far riflettere e insieme di commuovere, di aprire la mente verso un esame sereno e meditato delle stagioni della nostra vita e allo stesso tempo di stringere il cuore per la capacità di richiamare l’importanza di lasciarsi andare alla presenza del soffio dello spirito, del colloquio interiore, del dialogo con il cielo sopra di noi. Il viaggio che Warren comincia quando il ciclo della vita sembra ormai volgere al tramonto diventa un terreno di nuove e profonde scoperte (il recupero dei luoghi della giovinezza, la conversazione con i nativi d’America…), di affetti da consolidare (il rapporto con la figlia), di amicizie nate all’improvviso (l’accoglienza che gli offre il camperista con la moglie). Un viaggio-diario che si conclude non con la parola fine ma con la percezione che qualcosa può essere fatto per lasciare ai più piccoli, agli adulti di domani, un futuro migliore. Diretto con stile asciutto ed essenziale, il film ha il merito di toccare riflessioni profonde senza mai cadere nell’artificio o nella banalità, di dire in modo pacato e fermo che é più importante dare che ricevere. La capacità poi di comunicare allo spettatore questo ventaglio di sensazioni é tutta di Jack Nicholson. Il suo Warren Schmidt resta dentro di noi, con l’invito a chiedere e a dare il perdono. Film di coinvolgente spessore che, dal punto di vista pastorale, é da valutare come raccomandabile, problematico, e adatto a dibattiti.
Utilizzazione: il film é da utilizzare in programmazione ordinaria, e da recuperare per avviare riflessioni sui molti argomenti importanti che tocca (anziani, matrimoni, rapporto genitori-figli, terzo mondo…).

C. Rebora, Campana di Lombardia

31 luglio 2010

Che bello il dolce suono della campane che ci canta l’amore di Dio

Campana di Lombardia,
voce tua, voce mia,
voce voce che va via
e non dài malinconia.
Io non so che cosa sia,
se tacendo o risonando
vien fiducia verso l’alto
di guarir l’intimo pianto,
se nel petto è melodia
che domanda e che risponde,
se in pannocchie di armonia
risplendendo si trasfonde
cuore a cuore, voce a voce –
Voce, voce che vai via
e non dài malinconia.

Il Santo del giorno (31 Luglio)

31 luglio 2010

S.Ignazio di Loyola (1491-1556), Sacerdote e fondatore della Compagnia di Gesù, S.J.

Per una biografia ed eventuali approfondimenti
http://www.gesuiti.it/storia/24/25/485/450/772/schedabase.asp

Basilica di santa Maria maggiore

31 luglio 2010

Maria ss. Salus populi romani è nella cappella Borghese

http://www.vatican.va/various/basiliche/sm_maggiore/index_en.html

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Sabato 31 Luglio 2010) con commento comunitario

30 luglio 2010

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,1-12)

In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.

T. Monk, Pannonica

30 luglio 2010

http://www.youtube.com/watch?v=uwhTOVe0APg&feature=related

Emily Dickinson. 361

30 luglio 2010

(il giungere imprevisto del cielo, contro ogni aspettativa, come i segni del risveglio della natura che piccoli esseri del creato temono di riconoscere, potrebbe sembrare tutto troppo temerario….)

Frammento 361

Come Fiori, che udirono notizia di Rugiada,
ma non pensarono mai che il gocciolante premio
spettasse ai loro – umili Cigli –

O Api – che credevano il nome dell’Estate
una qualche chiacchiera Delirante,
che nessuna Estate – poteva – per Loro –

O Artiche Creature, confusamente agitate –
da Cenni di Tropico – qualche Uccello Viaggiatore
introdotto nel Bosco –

O il nitido segnale del Vento all’Orecchio –
che lo rende familiare, e severo,
soddisfatto, noto, prima –

Il Cielo – arriva inaspettato,
per i Vivi che credevano l’Adorazione
un troppo presuntuoso Salmo –

E.Dickinson

G. Raboni, Niente sarà mai vero come

30 luglio 2010

Qui l’autore sembra parlare di una persona cara ora defunta e amata tanto che ora anche una fede flebile diventa salda e forte: non è possibile all’amore la morte.

Niente sarà mai vero come è
vero questo venticinque dicembre
millenovecentonovantatré
con il suo tranquillo traffico d’ombre
pe corsie e sale e camerate ingombre
di vuoto e il fiume dei ricordi che
rompe gli argini in silenzio. E’ in novembre,
lo so, vuoi che non lo sappia? per te
che si semina dolore, il più forte,
il più contro la vita – ma se viene
solo ora al suo compimento di morte
e di lì a un’altra nascita conviene
far festa qui, bruciare qui le scorte
di incenso e febbre al turno delle pene.

Avviso

30 luglio 2010

Ciao, volevo solamente avvisarvi che da oggi fino al 30 agosto sarò in ferie. Ringrazio il Signore per questo dono di poter passare così tanto tempo con mia moglie e i miei figli. Naturalmente continuerà ad essere pubblicato il vangelo del giorno, mi sono già organizzato a riguardo. L’unica cosa saranno i commenti che non so quanto riuscirò a pubblicare, ma è bello e confortante sapere che la Chiesa prega per la Chiesa. Ringrazio il Signore anche di questo dono che ci ha fatto quest’anno: un ulteriore modo ed occasione per ascoltare la sua parola, attraverso i Vangeli, attraverso le risonanze ed attraverso ogni forma d’arte ispirata dall’Amore che Dio ha per noi. Un abbraccio a tutti.

Un cammino inverso.

30 luglio 2010

Metto il link per leggere un articolo di A. Bertani apparso su “Europa” di oggi.

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201007/100730bertani.pdf

Qui c’è l’editoriale della rivista Horeb, richiamata nell’articolo precedente. Mi pare riprenda temi appena affrontati… il titolo è “Quando diminuire è crescere”.

http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/EDITORIALE_HOREB_1-10.pdf

Il serpente e la lucertola

30 luglio 2010

http://www.youtube.com/watch?v=gNMPevekcwQ

Visita virtuale alla Basilica di san Giovanni, madre di tutte le Chiese

30 luglio 2010

http://www.vatican.va/various/basiliche/san_giovanni/vr_tour/index-it.html

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Venerdì 30 Luglio 2010) con commento comunitario

29 luglio 2010

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,54-58)

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Wayne Shorter – Footprints

29 luglio 2010

“Impronte”.Che possiamo sempre riconoscere le impronte di Cristo…

http://www.youtube.com/view_play_list?p=5284AC17E8AB116B&playnext=1&v=3XvJFW0DHbU

G. Raboni, Cerco qualche volta d’immaginare

29 luglio 2010

Un essere umano, che con amore conserva il ricordo dei suoi defunti, anche con loro si scopre riaprirsi alla speranza

Cerco qualche volta di immaginare
la felicità, mia e dei morti, e mi sembra
che sia la vita. Forse perché chiare
nella luce che già un po’ s’insettembra
sono adesso le cose e a meno amare
vertigini trascina e tanta assembra
più pazienza, più requie il declinare
del tempo è come se da queste membra
arse e dilaniate l’immensa salma
del mondo risorgesse in una calma
radiosa e stesse al cuore assaporare
l’infinito dolcissimo ritardo
del bene, e sentire l’Olona e l’Ardo
per come si chiamano risuonare.

Basilica di san Pietro, visita virtuale

29 luglio 2010

Radio Vaticana, 28 luglio 2010:

Dopo le bellezze artistiche di San Giovanni in Laterano e di San Paolo fuori le Mura, dopo la maestosità della Cappella Sistina, “sbarca” su Internet anche la grandiosità della Basilica di San Pietro, che da qualche giorno può essere visitata virtualmente attraverso Internet, con l’accesso dal consueto sito http://www.vatican.va. Certo, nulla può sostituire una visita reale, ma questo nuovo servizio on line sulla pagina web della Santa Sede, sta riscuotendo un notevole successo. Il tour virtuale del principale tempio cattolico, che custodisce i resti dell’Apostolo Pietro, riferisce l’agenzia Zenit, è stato reso possibile grazie alla composizione digitale di migliaia di fotografie scattate nella Basilica e unite a formare un panorama virtuale in una proiezione tridimensionale: il visitatore ha, così, la sensazione di trovarsi immerso in una realtà sacra e può utilizzare a proprio piacimento lo zoom grazie anche all’alta risoluzione. L’opera è firmata da alcuni studenti della Villanova University della Pennsylvania, negli Stati Uniti, che l’hanno realizzata dopo due anni di lavoro: “È probabilmente la cosa più simile alla simulazione di questa esperienza alla quale si sia mai giunti sinora”, la presenta l’esperto in Comunicazioni digitali dell’ateneo, Chad Fahs. “Una delle esplorazioni più innovative di un’opera d’arte – gli fa eco Paul Wilson, tra i leader del progetto – cambierà per sempre il modo in cui artisti e storici possono guardare alla straordinarietà del lavoro e della mente di Michelangelo, la sua attenzione ai dettagli, i suoi commenti sociali e il senso dell’umorismo”. (R.B.)

http://www.vatican.va/various/basiliche/san_pietro/vr_tour/index-it.html

Less is more

29 luglio 2010

“Less is more”. L’idea è accattivante. Nella società dell’opulenza e soprattutto del superfluo, riscoprire il valore del poco, anche, se vogliamo, del semplice. Questo aforisma è stato reso celebre dall’architetto Ludwig Miies Van der Rohe, padre del minimalismo, che ripeteva, anche, “God is in details”….
Ora sembra che piaccia esportare questa idea del poco anche diversi campi, come in quello della salute…

Per chi fosse interessato, metto il link di un primo articolo apparso su Repubblica il 1° giugno scorso. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/06/01/pillole-di-troppo-se-cambiare-lo-stile.html

Questo, invece, è l’articolo che ha originato tutto.
http://archinte.ama-assn.org/cgi/content/full/170/9/749

Ok go, This too shall pass

29 luglio 2010

“Anche questo passerà”, vi è certo ironia se vediamo l’incredibile serie di conseguenze che si scatena nel video: ecco Cristo ha mostrato che in lui si può completamente rovesciare il senso di questa catena e aprirlo alla vita

http://www.youtube.com/watch?v=qybUFnY7Y8w&feature=channel

ARTE SACRA: le mani di Marta e il cuore di Maria

29 luglio 2010

Tratto da: Il settimanale di Padre Pio

di Alessio Fucile

Il pittore olandese Vermeer ci introduce nell’atmosfera calda e familiare della casa di Lazzaro di Betania, in cui subito veniamo coinvolti all’interno di un dialogo circolare che si svolge fra tre personaggi: Gesù, Marta e la sorella Maria. Il pittore quasi non lascia spazio a nessun particolare della casa, non c’è dato neppure di vedere Lazzaro, poiché il suo fine è quello di concentrare la nostra attenzione sul dialogo che si svolge tra i personaggi rappresentati. Vermeer ha rappresentato in questa tela un episodio narrato da san Luca nel suo Vangelo al capitolo 10: «Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta”».

Marta è rappresentata nell’atto di parlare. Le sue braccia vigorose e laboriose sono rese più evidenti dal candore della camicia. Un candore che rimanda alla tovaglia stesa sulla tavola, così come il colore del corsetto rimanda al paniere che la stessa Marta tiene tra le mani. Il pittore, in tal maniera, ha voluto rilevare come questa energica donna sia un tutt’uno con il suo agire: «era tutta presa dai molti servizi», scrive san Luca; «Marta serviva», annota più sobriamente l’evangelista Giovanni. Marta esprime un’ospitalità premurosa e brillante, spende la sua vita, si dona senza sosta e senza calcolo; come non vedere dietro quest’immagine tante donne che nel corso della storia si sono spese al servizio del prossimo, nel nascondimento e nell’umiltà? Tuttavia qui Marta rivela anche una certa debolezza: «Signore non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire?». Queste parole rivelano un indubbio fastidio per il comportamento della sorella; Marta lo confronta con il proprio, lo misura col metro angusto delle sue vedute. Quante volte anche noi siamo infastiditi dal comportamento degli altri semplicemente perché non corrisponde a quello che vorremmo che fosse: una sorta di “tutti devono pensare e agire come io penso e agisco!”.

Maria ci provoca con la sua posizione, soprattutto con il braccio e la gamba che fanno da schermo all’osservatore, catturando lo sguardo e obbligandolo a dirigersi verso l’oggetto della sua attenzione: Gesù. Le operose mani di Marta lasciano spazio a quelle di Maria: abbandonate e quiete. Anche la stessa cromia indica questa pace e tranquillità, speculare all’attivismo di Marta: il manto blu del Maestro, la gonna verde-blu di Maria; l’abito bruno del Maestro, la camicia rosso-porpora di Maria. Il continuo richiamarsi delle tonalità degli abiti dice il progressivo identificarsi di Maria con il suo Signore: «Maria, seduta ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola». Maria è totalmente orientata verso Gesù, vive della sua parola, nulla chiede, ma, in tutto e per tutto, si rimette e si affida a Lui. Singolare è la sua postura, che richiama quella di un bambino attento, interessato al racconto di una persona adulta. Questa accoglienza disarmata e disarmante è una sfida e mette a nudo la radice di ogni missione, di ogni evangelizzazione: fare di Gesù, della sua persona e della sua parola il centro della propria esistenza. Solo così ogni azione missionaria porterà frutto e sarà incisiva. La scena è vista dal basso, come se l’artista volesse suggerirci che la prospettiva giusta dalla quale contemplare il mistero è quella di Maria.

Le due sorelle, dai tratti così diversi, hanno in comune lo sguardo fisso su Gesù. Tutto questo ci fa chiedere: come si può essere missionari davanti all’Eucaristia? In Marta riconosciamo coloro che davanti all’Eucaristia si interrogano, scendono nel profondo, si mettono in discussione e si rendono di­sponibili ad agire. Quanti si rispecchiano in lei vivono una preghiera di intenso ascolto, orientata però per natura ad una carità fattiva, concreta, pronta a captare il soffio dello Spirito e a muoversi. Lo stile missionario di Marta è il servizio. Maria è, invece, la “contemplativa”. Il suo atteggiamento davanti a Gesù è quello dell’abbandono. È l’anima innamorata di Gesù, totalmente dedita a Lui. La sua preghiera è silenziosa, si nutre di gesti semplici e simbolici. Maria si muove all’unisono con la parola di Gesù. Maria diviene missionaria per la potenza dei suoi gesti. Potremmo affermare che Maria è missionaria anzitutto presso Dio, attraverso la totale offerta di se stessa a Dio, nell’apparente improduttività. È la missione di tutti coloro che “perdono” il loro tempo davanti all’Eucaristia, nella preghiera e nella contemplazione. La forza di ogni azione buona ha la sorgente in Gesù e nelle sue parole. La preghiera costante e fiduciosa è questo stare «ai piedi di Gesù», vivere per Lui e in Lui. Essere missionari davanti all’Eucaristia significa proprio quest’identificazione progressiva con l’Eucaristia stessa.

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Giovedì 29 Luglio 2010) con commento comunitario

28 luglio 2010

SANTA MARTA

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 11,19-27)

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Oppure:
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

S. Indelicato, Realtà dello Spirito: Eucarestia domenicale e testimonianza della carità

28 luglio 2010

Riportiamo l’articolo di Salvatore Indelicato direttore della Gazzetta di Casalpalocco, pubblicato sulla stessa nella rubrica “Realtà dello Spirito”.Tale articolo riassume i temi del convegno diocesano di giugno.

“E’ un momento di grande difficoltà per la Chiesa. Da un lato le persecuzioni in tante parti del mondo, dall’altro i peccati che, annidandosi tra i suoi sacerdoti, anche se in percentuali minime, mettono a repentaglio la fiducia che in duemila anni ha saputo conquistare e conservare.

Il problema è che molti aspirano a vedere i cristiani sempre sul banco degli accusati e, al contempo, non sopportano di riconoscerli come vittime. Si dà infatti grande enfasi ai peccati degli uomini di chiesa e si confinano in poche righe, quando lo si fa, le notizie dei delitti che si commettono contro di essa. Questa crociata anticristiana viene involontariamente alimentata proprio da una sorta di analfabetismo religioso di chi dovrebbe contrastarla, conseguenza della superbia di chi si crede “cattolico adulto”, presuntuosamente capace di interpretare la religione privatamente, adattandola a se stesso e al conformismo delle mode.

Occorre reagire. Ma per reagire è necessario che siano gli stessi cattolici a riacquistare la consapevolezza di cosa significa esserlo, in particolare rivitalizzando due aspetti fondamentali della vita religiosa: l’Eucarestia domenicale, per cogliere appieno la coscienza di appartenenza ecclesiale, di “essere Chiesa” testimoniandola poi nel mondo, e la testimonianza della carità come conseguenza ineludibile del sacrificio di Cristo che si traduce in quella “scuola dell’amore” che ci porta ad offrire noi stessi per il prossimo.

Sono state queste le tematiche discusse in un recente Convegno diocesano tenutosi a Roma e che hanno portato a riconoscere i punti fondamentali prima citati, coinvolgendo le Parrocchie già nella sua preparazione e formulando poi concrete proposte per attuare quanto suggerito dalle sue conclusioni.

Obiettivo della Chiesa è di testimoniare la bellezza, la verità e l’amore di Dio, senza chiudersi in se stessa ma aprendosi verso il mondo. In ciò non è e non deve essere coinvolta soltanto la gerarchia ecclesiastica, ma ciascun cristiano che, “nella comunione di Cristo” diventa “collaboratore di Dio”, per testimoniare ed operare, ciascuno nelle sue possibilità, utilizzando, e facendo fruttare, i pochi o tanti talenti che ha ricevuto. Per questo è fondamentale comprendere, riscoprendola, l’importanza della Messa domenicale, punto centrale del nostro essere cristiani. E’ in essa che avvertiamo compiutamente come il Signore ci è vicino e cammina con noi. Oggi, non per un fatto sentimentale o un ricordo storico, nella Messa domenicale ci offre la Sua Parola e la Sua Eucarestia così da farci sentire, avvertendo concretamente la sua presenza, come si sentirono i discepoli di Emmaus. Ci sentiamo come piccoli che danno la mano ai propri genitori e sanno di essere al sicuro.

Riscopriamo quindi la gioia del “giorno del Signore”, giorno di festa. La Messa domenicale sia il momento in cui lasciamo all’ingresso della chiesa tutte le pene della nostra vita quotidiana e diventiamo popolo di Dio, che ne ascolta la parola, pane di vita. Parola che l’omelia dovrà tradurre in termini concreti ed attuali per farcene avvertire l’eterno significato, l’immutabile sapienza. La Messa domenicale, privata di ritualismi, è esperienza di preghiera vissuta, vissuta nell’attento ascolto della Parola, nella partecipazione alla liturgia, nel canto, nell’offerta dei doni, nei momenti di silenzio intesi come ascolto interiore e ringraziamento. Riscoprire l’importanza del precetto domenicale ci porta a riappropriarci del senso cristiano dell’esistenza, nel modo di vivere il tempo, le relazioni, il lavoro e, in ultima analisi, la vita e la morte.

L’Eucarestia, poi, fonte e culmine della vita cristiana, fa scaturire un modo nuovo di essere nella Chiesa e di proporsi nella società come “testimone della resurrezione e della vita di Cristo, segno del Dio vivo”. Ha detto Benedetto XVI, nell’omelia del Corpus Domini del 2009, che “nutriti di Cristo, noi, suoi discepoli, riceviamo la missione di essere “l’anima” di questa nostra città, fermento di rinnovamento, pane “spezzato” per tutti, soprattutto per coloro che versano in situazioni di disagio, di povertà e di sofferenza fisica e spirituale”.

Dall’Eucarestia celebrata, dunque, scaturisce l’Eucarestia vissuta, testimonianza della carità,  dovere al bene comune, impegno del servizio ai più poveri, poveri non necessariamente e soltanto in termini economici, poveri da accompagnare e sostenere in un ministero della consolazione, espressione dell’amore di Dio. E’ la testimonianza della carità nella Verità, crescita intellettuale che ci fa comprendere il fine del mondo e della storia, che ci fa riconoscere la presenza di Cristo, come avvenne per i suoi discepoli che, dopo averlo visto spezzare il pane, “aprirono i loro occhi e lo riconobbero”. Nella catechesi di mercoledì 23 giugno Benedetto XVI, parlando di San Tommaso d’Aquino e della sua “grandissima devozione” per l’Eucarestia invitava tutti ad innamorarsi di questo Sacramento aggiungendo “Partecipiamo alla Santa Messa con raccoglimento, per ottenerne i frutti spirituali, nutriamoci del Corpo e del Sangue del Signore, per essere incessantemente alimentati dalla Grazia divina! Intratteniamoci volentieri e frequentemente, a tu per tu, in compagnia del Santissimo Sacramento!

Il cammino è allora tracciato. La parrocchia deve essere il centro da cui irradiare questo messaggio. Al riguardo il Convegno diocesiano ha suggerito iniziative e programmi da attuare portando nel mondo rinnovata coscienza ecclesiale fondata su una fede matura. Bisogna vincere il consumismo del week end, dove la domenica è divenuta marginale terminale. Bisogna rimuovere l’impressione che la Chiesa siano gli uomini peccatori che purtroppo la infangano, ma la comunità nella quale gli uomini passano ma la parola di Dio rimane. La Chiesa non è una realtà umana, insieme dei suoi membri, pur antica e depositaria di valori che hanno civilizzato il mondo occidentale. La Chiesa è presenza reale di Cristo nella storia, salvezza, pace, felicità e i suoi membri sono invitati a testimoniarlo. Per questo è eterna. Guai a chi si comporta in modo differente. Lo ha detto chiaramente il Santo Padre pochi giorni fa contro chi, con i suoi comportamenti, semina dubbi e sconcerto: “Il sacerdozio non può mai rappresentare un modo per raggiungere la sicurezza nella vita o per conquistarsi una posizione sociale” aggiungendo “Chi aspira al sacerdozio per un accrescimento del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero”. “Chi vuole soprattutto realizzare una propria ambizione, raggiungere un proprio successo sarà sempre schiavo di sé stesso e dell’opinione pubblica“. “Per essere considerato dovrà adulare; dovrà dire quello che piace alla gente; dovrà adattarsi al mutare delle mode e delle opinioni e, così, si priverà del rapporto vitale con la verità, riducendosi a condannare domani quel che avrà lodato oggi. Un uomo che imposti così la sua vita, un sacerdote che veda in questi termini il proprio ministero, non ama veramente Dio e gli altri, ma solo se stesso e, paradossalmente, finisce per perdere se stesso“. Parole sacrosante e che ci confortano. Sono parole rivolte ai sacerdoti, ma che sentiamo rivolte a ciascuno di noi. E le iniziative che scaturiranno dal Convegno diocesano sono in linea con il nuovo organismo di rievangelizzazione dell’Occidente, fortemente voluto dal Papa, e perciò attualissime. Il nuovo dicastero, infatti, avrà il compito di promuovere una rinnovata evangelizzazione nei Paesi dell’Occidente “che stanno vivendo una progressiva secolarizzazione della società e una sorta di eclissi del senso di Dio”, “una sfida a trovare mezzi adeguati per riproporre la perenne verità del Vangelo di Cristo”.

Grande Papa, Benedetto XVI! In una drammatica lettera, pubblicata lo scorso anno, denunciava che “oggi nella Chiesa c’è il mordersi e il divorarsi a vicenda, espressione di una libertà male intesa” e lasciava trasparire la sua inquietudine e il suo “sentirsi solo”. No, il Papa non è solo. Al contrario sono le sue parole, il suo continuo esprimersi con chiarezza e con saggezza, che ci confortano e portano noi a dire “non siamo soli” “.

s.i.

Grandi compositori di musica classica (parte nona)

28 luglio 2010

http://www.youtube.com/watch?v=bPQdIHLDncs&feature=related

Pacifico. Le mie parole

28 luglio 2010

Quante cose possono essere le parole, che usiamo, (o non usiamo…) per comunicare!
Questo è l’unico video che ho trovato con la versione originale.

Emily Dickinson, 1058

28 luglio 2010

(..quanta importanza e quanta responsabilità nell’esistenza di un piccolo insignificante fiore, nato – solo!- per fiorire….)

Frammento 1058

Fiorire – è il fine – chi passa un fiore
con uno sguardo distratto
stenterà a sospettare
le minime circostanze
coinvolte in quel luminoso
fenomeno
costruito in modo così intricato
poi offerto come una farfalla
al mezzogiorno—
Colmare il bocciolo — combattere il verme
ottenere quanta rugiada gli spetta –
regolare il calore — eludere il vento—
sfuggire all’ape ladruncola
non deludere la natura grande
che l’attende proprio quel giorno —
essere un fiore, è profonda
responsabilità—

E.Dickinson

G. Raboni, Commediola

28 luglio 2010

La comunicazione, con Dio e con gli uomini, è un dono dello Spirito, ma anche frutto della sua accoglienza, della conversione.Inoltre si chiude il cuore al collega, al vicino di casa, pensando di continuare ad amare pienamente la moglie, il marito, i figli…Ma ogni volta che chiudiamo anche minimamente il cuore, a Dio o ad una persona umana, lo chiudiamo, senza accorgercene, alla vita e a tutti…La comunicazione è un dono dello Spirito, ma anche fatica, scavo, superamento di prove: come si scappa facilmente, talora, quanto alla comuncazione, eppure essa è l’essenza della stessa vita intratrinitaria.E lo possiamo capire bene: solo l’amore comunica.

Non che me ne importi molto, sai. Non è mica
obbligatorio. E ho sempre queste cose
di scorta, il rametto da pelare, il profilo
dello scemo da intagliare nel bastone.
Non parliamone più, ti sembra? (Il treno
riparte. Mai più buio di così.

Visita virtuale al museo Guggenheim di New York

28 luglio 2010

http://www.guggenheim.org/

Cliccando collections trovate sulla destra E-CARDS cioè cartoline da spedire via mail con opere di autori famosi

SOLO QUANDO AVREMO TACIUTO – don Tonino Bello

28 luglio 2010

Solo quando avremo taciuto noi, Dio potrà parlare.
Comunicherà a noi solo sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano le grandi cose della vita:
la conversione, l’amore, il sacrificio.
Quando il sole si eclissa pure per noi,
e il Cielo non risponde al nostro grido,
e la terra rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell’abbandono rischia di farci disperare,
rimanici accanto.
In quel momento, rompi pure il silenzio:
per dirci parole d’amore!
E sentiremo i brividi della Pasqua.

J. L. Hanckock, The blind side

28 luglio 2010

 

Come sarebbe bello poter parlare di film nei quali si vedano le vere gioie e le vere difficoltà, complessità, della vita e come solo in un Dio cercato sempre più profondamente si possano trovare sempre più nuove risposte, luce, amore, forza, per superare tante prove, oscurità, interiori, ed esterne…Questo film parla di un mondo un pò idilliaco nel quale basta un pò di fede in Dio e un pò di amore per andare avanti meravigliosamente.E’ comunque un film che parla di amore, anche, non poi così tanto da vicino, di fede, un film che parla di famiglia (ma il mistero del matrimonio, della famiglia, solo in un Dio cercato intensamente può venire sempre più profondamente, vitalmente, scoperto), di come un familiare accogliente anche verso gli esterni può cambiare la vita di tutta la famiglia, un film che comunque mostra, ad es., come tante persone, nella semplicità e nel nascondimento della vita quotidiana, cambiano il volto del mondo contribuendo, talora in una profonda oblazione, a far respirare amore, l’amore di Dio, l’amore fraterno, nelle proprie famiglie e intorno ad esse…
Emergono anche altre temi di possibile dibattito, tra questi il problema dello scientismo, dello psicologismo, che, nello stesso tempo in cui si presta loro eccessivo credito, vengono però poi, inconsapevolmente, in qualche misura smentiti nella stessa storia mostrando, appunto inconsapevolmente, in qualche modo, come più complesso di tanti semplicistici schematismi sia il mistero dell’uomo.