Archive for agosto 2010

Avviso

16 agosto 2010

Tra un pò di tempo sarà presentato il sito rinnovato della Parrocchia san Timoteo.Si potranno trovare sul sito varie aree di intervento per il dialogo.Questo sito conclude qui la sua funzione verso il passaggio al nuovo sito parrocchiale.Arrivederci dunque direttamente sul sito parrocchiale.

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IL SANTO DEL GIORNO

16 agosto 2010

SANTO STEFANO D’UNGHERIA Re

Di nobilissima famiglia, egli ricevette da bambino una profonda educazione cristiana. Consacrato re d’Ungheria nella notte di Natale dell’anno mille con il titolo di “re apostolico”, organizzò non solo la vita politica del suo popolo, riunendo le 39 contee in unico regno, ma anche quella religiosa gettando le fondamenta di una solida cultura cristiana. Egli divise il territorio in diocesi, eresse chiese monasteri, fra cui quello famoso di San Martino di Pannonhalma, ed appoggiò il clero servendosi come collaboratori di Benedettini di Cluny. Aveva sposato una principessa, Gisella di Baviera, che lo sostenne nella sua opera e che alla sua morte si richiuse nel monastero benedettino di Passau.

SALUTI

16 agosto 2010

Questa settimana non sarò a Roma e mando un caro saluto a tutti gli scrittori e frequentatori del sito con i quali rimarrò unita nella preghiera

Generazione musica

16 agosto 2010

Mi è parsa “sentibile” la canzone (di questa band cattolica) che, essendo la più breve, ho ascoltato, una canzone, lettera di dolore, a Dio: “Dove si va”

http://www.generazionemusica.com/index.php?option=com_content&view=article&id=47&Itemid=59

Visita virtuale al Polo museale fiorentino (Uffizi, Palazzo Pitti, etc.)

16 agosto 2010

Quanto meravigliosa può essere l’arte che nasce dalla fede

http://www.polomuseale.firenze.it/

Visita virtuale al santuario della Verna, dove san Francesco ricevette le stimmate

15 agosto 2010

Maria e san Francesco aiutateci a camminare con serenità e impegno sulla via della vita

http://digilander.libero.it/ancilla/laverna/tour.html

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Lunedì 16 Agosto 2010) con commento comunitario

15 agosto 2010

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,16-22)

In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?».
Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

L. Erba, Scale

15 agosto 2010

Anche una semplice rampa di scale può improvisamente “illuminare” una persona…

Scale
che non portano da nessuna parte
scale
che salgono soltanto per scendere
è difficile orientarsi
nei dintorni del nulla.

Immagini santuario Madonna di Pompei

15 agosto 2010

Santa Maria prega per noi

http://www.santuario.it/

La casa della benedizione

14 agosto 2010

Da: “Le case di Maria”       di padre Ermes Ronchi

Quelle tra Maria e Elisabetta sono le prime parole che, nel vangelo di Luca, si scambiano due esseri umani. La prima parola di Elisabetta è una benedizione: “Benedetta tu fra le donne”. Su tutte le donne si estende la benedizione di Elisabetta; su tutte le figlie di Eva, su tutte le madri del mondo,su tutta l’umanità al femminile,su tutti i frammenti di Maria, sparsi nel mondo e che hanno nome”” donna” scende questa benedizione. Lo dico con le parole di di un grande mistico, padre  Giovanni  Vannucci:

” A  tutti i frammenti, a tutti gli atomi di Maria sparsi nel mondo e che hanno nome donna, rivolgiamo oggi il saluto di Elisabetta. Benedetta tu ,o donna, che tu sia piena di grazia, che con te sia lo Spirito del Signore, che sia benedetto e benefico agli umani il frutto del tuo seno, che tu possa pacificare la terra, conciliare i fratelli nemici, disarmare Caino, far risorgere Abele, ricondurre tutta la terra al Padre nell’amore del Figlio, nella grazia dello Spirito”.

 La prima parola del primo dialogo evangelico dovremmo tutti custodirla come un tesoro: ” Benedetta tu”. Imparare anche noi a benedire, a dire bene, a cercare le parole più buone. Il primo passo con l’incontro con il mistero e con il cuore dell’altro, è benedire, è poter dire , nella mia casa, allo sposo , ai figli, a mia madre o all’amico: tu sei una benedizione di Dio per me, tu sei un dono di Dio, tu sei salvezza che mi cammina a fianco. Non saremo mai felici se non impariamo a benedire. Benedire il Signore e chi mi ha dato la vita, benedire Dio e chi mi dona amore, benedire il sole e l’acqua, il fuoco e il pane. Come i santi.

Vangelo del giorno dalle letture della messa (domenica 15 agosto 2010) con commento comunitario

14 agosto 2010

Solennità dell’Assunzione della beata vergine Maria

Dal vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-56)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Enzo Bianchi.Terra del cielo

14 agosto 2010

TERRA DEL CIELO

Ferragosto, giro di boa dell’estate, di un tempo di vacanza in bilico costante tra riposo e sovraesposizione del corpo, distensione e stordimento dello spirito, apertura e confusione della mente. E al cuore di questo “tempo per l’uomo” nella sua interezza, la festa forse più popolare tra quelle in onore della Vergine Maria: l’Assunzione. Paradosso incomprensibile? Contraddizione di una società ormai da molti bollata come secolarizzata? Mondi paralleli che si incrociano in una festività che è comune per il giorno ma non per i motivi? Penso piuttosto a una feconda provocazione. Fin dai primissimi secoli del cristianesimo, infatti, la Chiesa ha percepito che in Maria – colei che aveva generato il Risorto e, a nome della creazione intera, aveva accolto il Dio fattosi uomo – era prefigurato non solo il cammino ma anche la meta che attende ogni vivente: l’assunzione dell’umano, di tutto l’umano, nel divino. Sì, Maria è icona e personalità corporativa del popolo dei credenti perché è la Figlia di Sion, l’Israele santo da cui è nato il Messia, ed è anche la Chiesa, la comunità cristiana che genera figli al Signore sotto la croce. Per questo il Veggente dell’Apocalisse l’ha contemplata come donna vestita di sole, coronata dalle dodici stelle delle tribù di Israele, partoriente il Messia (cf. Ap 12,1-2), ma anche come madre della discendenza di Gesù, la Chiesa (cf. Ap 12,17). Così, la prima creatura a entrare “anima e corpo” – cioè con tutta se stessa – nello spazio e nel tempo del Creatore non poteva essere che colei che aveva acconsentito a che il divino irrompesse nell’umano: spazio vitale donato dalla terra al cielo, la Vergine-Madre diviene germe e primizia di una creazione trasfigurata. Maria è creduta dalla Chiesa essere ormai al di là della morte e del giudizio, in quella dimensione altra dell’esistenza che non riusciamo a chiamare se non “cielo”.
E in questo termine non c’è contrapposizione ma, piuttosto, abbraccio con la terra: chi può infatti dire, guardando dentro e attorno a sé oppure scrutando l’orizzonte lontano, dove ha fine la terra e dove inizia il cielo? E’ terra solo la zolla dissodata e la roccia impervia o non lo è anche la crosta che indurisce il nostro cuore? Ed è cielo solo la volta stellata e non il soffio vitale che ci abita? Così Maria, assunta in Dio, resta infinitamente umana, Madre per sempre, rivolta verso la terra, attenta alle sofferenze degli uomini e delle donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi, presente al loro pellegrinare sovente incerto. Sì, per l’Oriente come per l’Occidente cristiano – al di là di formulazioni differenti – la Dormizione-Assunzione di Maria è un segno delle “realtà ultime”, di ciò che deve accadere in un futuro non tanto cronologico quanto di “senso”, un segno della pienezza cui i nostri limiti anelano: in lei intuiamo la glorificazione che attende il cosmo intero alla fine dei tempi, quando “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 12,28) e in tutto. E’ la porzione di umanità già redenta, figura di quella “terra promessa” cui siamo chiamati, lembo di terra trapiantato in cielo. Un inno della Chiesa ortodossa serba canta Maria come “terra del cielo”, terra, adamah da cui noi come lei siamo tratti (cf. Gen 2,7), ma terra redenta, cristica, trasfigurata grazie alle energie dello Spirito santo, terra ormai in Dio per sempre, anticipazione del nostro comune destino.
Questa “speranza per tutti” è quella che la liturgia ha sempre cercato di cantare in questa festa, facendo uso del linguaggio e delle immagini di cui disponeva: forse oggi alcune espressioni liturgiche e alcune rappresentazioni iconografiche ci paiono inadeguate, ma l’anelito che volevano esprimere rimane lo stesso anche ai nostri giorni e anche nel frastuono del Ferragosto. Noi amiamo questa nostra terra, eppure essa ci sta stretta; ci preoccupiamo del nostro corpo, eppure sentiamo di essere più grandi della nostra fisicità; lottiamo nel tempo e contro il tempo, eppure percepiamo che la nostra verità supera il tempo; godiamo dell’amicizia e dell’amore, eppure ne avvertiamo i limiti e ne temiamo la caducità. Forse è proprio di questa possibilità di “pensare in grande” – che è dilatazione di orizzonti e non di brame, grandezza d’animo e non di pretese – che è pegno per noi un’umile donna di Nazaret, divenuta, per dono di Dio, Madre del Signore, terra del cielo. Allora questo corpo trasportato verso la Luce fonte e meta di ogni luce non riguarda più la devozione di alcuni fedeli, ma la sorte ultima del creato intero assunto dall’Increato: è la carne stessa della terra che, trasfigurata, diviene eucaristia, ringraziamento, abbraccio con il cielo.
Sì, nella memoria di Maria assunta in cielo i cristiani, in questo tempo di vacanze, sono invitati a trasformare in ringraziamento, in eucaristia, in rendimento di grazie al Creatore e al Salvatore la creazione che contemplano e che dovrebbero custodire con amore e cura.

ENZO BIANCHI (da Dare senso al tempo, pp.137-139).

L. Erba, Variar del verde

14 agosto 2010

Il verde, un campanile, il cielo…speranza di qualcosa di vero…

Quel campanile osservato dal treno
che fa una esse tra sambuchi e robinie
non è forse il miglior osservatorio
su altri verdi, di foreste ercinie?
Ecco un tipo di foglie che guadagna
se questo verde di alberi da frutta
si vede contro un cielo minaccioso
di un temporale colore di lavagna.
Vi è poi un verde selvatico di forre
a mezza costa, sotto i santuari,
che scurisce nel colmo dell’estate:
il sole è alto, l’ombra fa miracoli,
serpeggia il verde da Fatima al Carmelo,
salgo in mezzo ai roveti, guardo il cielo.

Calendario mariano: 14 agosto, san Massimiliano Maria Kolbe.15 agosto, Assunzione della beata vergine Maria.22 agosto Beata Maria vergine regina.

14 agosto 2010

San M. M. Kolbe ha parlato di un’era dell’Immacolata (e dunque anche, implicitamente, dell’Assunta), cosa significa? Si tratta di misteri, comunque prima di tutto si riferisce alla presenza amorevole di Maria che ci precede, ci guida, ci accompagna, nella storia, del mondo e comunitaria, personale, etc.; si riferisce anche alla potentissima intercessione materna di Maria; si riferisce forse ad un approfondimento dei doni della redenzione, della nuova creazione in Cristo, etc., dunque ad una presenza “nuova”, ad un donarsi ancora più profondo, di Maria e di Cristo.Tutto ciò comporta anche la disponibilità ad aprire, per una grazia nuova, più profondamente tutta la nostra umanità, spirito, psiche, corporeità, cultura, etc. alla venuta di Cristo, alla sua luce, al suo amore, etc..

Maria e san Massimiliano Maria Kolbe pregate per noi e per il mondo intero.

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Sabato 14 Agosto 2010) con commento comunitario

13 agosto 2010

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,13-15)

In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

L. Erba, Dasein

13 agosto 2010

“L’esserci” suscita domande, Signore aiutaci a trovare le risposte, fa che gli uomini ti chiedano le risposte, con cuore sincero…

L’essere perentorio (dasein?)
del tappeto o di un listello di parquet
mi fa dopo un pò pensare al nulla
quasi stessi leggendo, anzi assai meglio,
i detti di un saggio tibetano:
un nulla di pelle, direi un brivido
che fa chiudere gli occhi, per vedere
su creste e cornici di monti
andare come se non andassero i treni,
o me stesso con un cappello di paglia
che pedalo diretto al mercato
in sella a una bicicletta da donna:
una strada un pò bianca un pò piana
esserci, allora?

Rumi. Quando…

13 agosto 2010

( proseguendo sugli spunti generati dal Vangelo di oggi, una poesia non cristiana che da voce al sentire, spesso dimenticato, la sacralità dell’unione di due io ….)

Quando un uomo e una donna diventano uno


Ho coperto i miei occhi
con la polvere della tristezza,
finché entrambi furono un mare colmo di perle.
Tutte le lacrime che noi creature versiamo per lui
non sono lacrime,come pensano molti, ma perle…..
Mi lamento dell’anima con l’anima,
ma non per lamentarmi: dico solo le cose come stanno.
Il cuore mi dice che è angosciato per lui
ma io non posso che ridere di questi torti immaginari.
Sii giusta, tu che sei la gloria del giusto.
Tu, anima, libera dal “noi” e dall'”io”,
spirito sottile in ogni uomo e donna.
Quando un uomo e una donna diventano uno,
quell’uno sei tu.
E quando quell’uno è cancellato, tu sei.
Dove sono questo “noi” e questo “io”?
A lato dell’amato.
Tu hai fatto questo “noi” e questo “io”
perché tu potessi giocare
al gioco del corteggiamento con te stesso,
affinché tutti i “tu” e gli “io” diventino un’anima sola
e infine anneghino nell’amato.
Tutto ciò è vero. Vieni!
Tu che sei la parola creatrice: Sii.
Tu, al di là di qualunque descrizione.
E’ possibile per l’occhio fisico vederti?
Può il pensiero comprendere il tuo riso o la tua pena?
Dimmi, è possibile vederti?
Soltanto di cose in prestito vive questo cuore.
Il giardino d’amore è infinitamente verde
e dà molti frutti oltre alla gioia e al dolore.
L’amore è al di là di entrambe le condizioni.
Senza primavera, senza autunno, è sempre nuovo.

(Rumi)

IL SANTO DEL GIORNO

13 agosto 2010

SANTI PONZIANO E IPPOLITO martiri – 13 agosto

Ponziano, dell’antica e nobile famiglia dei Calpurni, venne eletto papa nel 230, durante l’impero del mite e saggio Alessandro Severo, la cui tolleranza in fatto di religione permise alla Chiesa di riorganizzarsi. Ma proprio in questa parentesi di pace avvenne nella Chiesa di Roma la prima funesta scissione che contrappose al legittimo pontefice un antipapa, nella persona di quell’Ippolito, restituito da un provvidenziale martirio all’unità e alla santità. Ippolito, sacerdote, colto e austero, poco incline all’indulgenza e timoroso che in ogni riforma si celasse l’errore, era giunto ad accusare di eresia lo stesso pontefice S. Zefirino e il diacono Callisto, e quando quest’ultimo fu eletto papa nel 217, si ribellò, accettando di essere lui stesso invalidamente eletto dai suoi partigiani.
Si mantenne nello scisma anche durante il pontificato di S. Urbano I e di S. Ponziano. Intanto l’imperatore Alessandro Severo veniva ucciso in Germania dai suoi legionari e gli subentrava il trace Massimino, che rispolverò gli antichi editti persecutori nei confronti dei cristiani. Trovandosi di fronte a una Chiesa con due capi, senza pensarci su spedì entrambi ai lavori forzati in una miniera della Sardegna. Ponziano è il primo papa deportato. Era un fatto nuovo che si verificava nella Chiesa e Ponziano seppe risolverlo con saggezza e umiltà: perché i cristiani non fossero privati del loro pastore rinunciò al pontificato, e anche questa spontanea rinuncia è un fatto nuovo.
A succedergli fu il greco Antero, che governò la Chiesa per quaranta giorni soltanto. Il gesto generoso di Ponziano deve aver commosso l’intransigente Ippolito che morì infatti riconciliato con la Chiesa nel 235. Secondo un’epigrafe dettata da papa Damaso, Ippolito, pur essendosi ostinato nello scisma per un malinteso zelo, nell’ora della prova “al tempo in cui la spada dilaniava le viscere della madre Chiesa, mentre fedele a Cristo camminava verso il regno dei santi”, ai seguaci che gli domandavano quale pastore seguire indicò il legittimo papa come unica guida e “per questa professione di fede meritò d’essere nostro martire”. I corpi dei due martiri, trasportati a Roma con grande onore vennero sepolti, Ippolito lungo la via Tiburtina e Ponziano nelle catacombe di S. Callisto.

Camminare virtualmente nella Pompei degli scavi

13 agosto 2010

Muovere la freccetta del mouse nelle varie direzioni indicate nella prima immagine

http://www.pompeiisites.org/Sezione.jsp?idSezione=2194

intenzione di preghiera

13 agosto 2010

Stamattina andrò al Santuario del Divino Amore.Affiderò alla Mamma celeste tutte le intenzioni di preghiera di tutti gli autori e frequentatori di questo sito.Perchè esaudisca i desideri di tutti i cuori nella volontà del Figlio Suo.

M. Quoist, Parlami d’amore

13 agosto 2010

Una bellissima poesia di M. Quoist…a proposito del vangelo di oggi.

Uno di voi se n’è andato, l’altro piange e maledice,
mormorando piano “ti amo ancora”.
Oppure entrambi, sorriso di paccottiglia sulle labbra,
maschera di carnevale su una piaga nascosta,
“di comune accordo” e con la benedizione delle leggi,
avete spento le ultime braci del focolare,
e chiuso per sempre la porta sul vostro amore in cenere.
Quali che siano i vostri sforzi per ricostruire altrove la casa della felicità,
e in un focolare nuovo tentare di riaccendere un fuoco,
amici, poveri amici, vi dico:
Voi non potete abolire il vostro matrimonio!

Potete strappare le fotografie e distruggere i regali,
potete calpestare i ricordi felici, sepolti sotto il peso dei giorni infelici,
e forse tentare di dividere ciò che era di entrambi.
Ma chi può ridare all’altro la vita ricevuta da lui?
Essa vi scorre nelle vene, sangue mescolato per sempre,
ben oltre la pelle un tempo follemente accarezzata,
fin nella carne del cuore, che i vasi irrigano:
Voi non potete abolire il vostro matrimonio!

Nel vostro figlio avete annodato i fili della vostra vita,
e nessuno mai ha potuto slegare questo nodo sacro,
perché questo nodo è le vostre due vite per sempre riunite in una vita nuova.
E quando baciate in volto il figlio,
sono i vostri visi che baciate insieme al suo:
Voi non potete abolire il vostro matrimonio!

Potete accusare l’altro, la società o il destino,
potete maledire la Chiesa e il Dio Onnipotente,
ma la sua potenza non può nulla contro la vostro libertà.
Perché se liberamente Gli avete chiesto di impegnarsi con voi
quando vi impegnavate entrambi,
Egli rimane fedele…
E non può abolire il vostro matrimonio!

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Venerdì 13 Agosto 2010) con commento comunitario

12 agosto 2010

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,3-12)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?».
Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio».
Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

La tenerezza di Dio

12 agosto 2010

Per comprendere ancor più intimamente l’infinita Tenerezza di Dio nel creare l’uomo, scoprire il Suo amore materno e il Suo grande progetto di unità, contenuto in noi, la seguente poesia, scritta da padre Candido, meglio del pensiero, ci permette di vivere direttamente quel sublime momento eterno nel quale la carne umana rivestita di azzurro cielo (di Sapienza) riceve, come un sigillo, il bacio di Dio (la Sua tenerezza), quel momento in cui ognuno di noi prende vita, e col battito del nostro cuore principia il tempo dell’amore e della chiesa.

“Ero polvere ed ero Te mio Dio,
il nulla col Dio della vita e dell’eternità

accanto a me povero pugno di terra viva
ti sentivo penetrarmi, per le poderose narici,
come vento che spazza la polvere per riempirmi di luce,
quel soffio primordiale che muove la terra bruciata,
e diviene un tutt’uno col respiro e col pulsare del cuore.

Non so dov’ero io e dove cominciavi Tu,
ero lì come l’Adamo disteso, quasi nulla temporale e parte della tua eternità;

mi avvolgevi con mani misteriose e mi fabbricavi
e mi giravi con quel pensiero misto ad amore,
col battito inespresso di vedere formata una figura
sognata da te dai tempi dei tempi e mai finita.

Mi giravi in fretta prima che il sole calasse all’orizzonte
perché io fossi giorno senza fine.
E ti beavi nello scoprirmi momento per momento
come piccolo capolavoro fatto per assomigliarti.

Non ero io ancora quando le tue mani materne alzavano il velo di luce
per contemplarmi tua fattura ed opera.

Ti ho visto fissarmi appena informe, mi sorridevi
ed io cominciai a muovere le labbra
ad abbozzare la prima espressione di parola,
ma ho capito che ancora non era il tempo dei suoni intelligenti e articolati.

Mi mettesti l’indice premendolo su quel fiore di bocca
e dicesti : “non ancora, mio piccolo amore”.

Sentii che mi parlavi di luce e di musica
in un fondo sperduto di azzurro.
Volevo dirti un grazie, chiamarti mamma, ma non era ancora tempo.

Mi hai fissato con mistero penetrandomi gli occhi e sorridesti,
ti beatificasti quasi stupito negli occhi,

mi mettesti parte del tuo cielo sul viso, ti specchiasti
e ti meravigliasti che un pugnetto di terra fosse diventato te stesso
e gridasti alle stelle il miracolo della tua eternità e della tua sapienza.

E mi amasti subito:
“guardami piccolo essere vivente, mai ci sarà un altro come te;
ti ho fabbricato per me”,
e mi chiamasti, con parola nuova incomprensibile, AMORE,
pronunciata per la prima volta nello sperduto tempo astrale.

E più mi fissavi più eri festoso e mi sorridesti.
Il mio sguardo si confuse con la tua profonda luce
e mi sono sentito parte di te e tu di me.

Mi sollevasti dal deserto della terra
e sentii tutta la forza dell’universo penetrarmi le narici,
entrasti come turbine di soffio vitale
e purificasti la tua casa con una presenza unica, irripetibile.

Respirai ed uscì dalla gola e dalla bocca il primo pianto, il primo singulto
che ruppe la terra e divenni vivo per te,

e non mi accorsi che eri tu a respirare in me,
eri tu che emettevi per la prima volta
o Dio dell’universo e dei secoli
il primo entusiastico suono armonioso.

E riempisti di te la fredda materia
che si sentì calda tra le tue braccia tenere.

Eri tu che mi coprivi di luce e di silenzio,
Dio!
Com’eri bello !
Com’eri giovane !
Com’eri grande !

Il tuo pianto indefinito fuso col mio divenne respiro
e si mosse in quell’istante l’orologio del tempo.

Mi circondasti delle meraviglie di cui mai saprò dirti un grazie di cuore.
Non ero un petalo di un albero anonimo, ma ero figlio tuo:
mi chiamasti per nome e divenni uomo.

Com’eri innamorato di me!
Alzandomi verso di te
sentii perfezionarsi quella materia
che si confondeva e prendeva forma
man mano che tu mi pensavi e mi amavi.

Mi baciasti e imprimesti sulla mia carne uno stampo come sigillo
e incominciò a battere un cuore che non terminerà né si fermerà mai più.”

Alda Merini. La carne degli angeli.

12 agosto 2010

(Agli Angeli, silenziose presenze, segni dell’amore di Dio verso gli uomini)

Abbiamo lasciato per voi regni infiniti e infinite immagini. Come francescani vinti dalla povertà, abbiamo scavato nel tufo e nella pietra la ricerca di Dio.
Le nostre mani sono state medicate da voi.
Tutte le spine che ci hanno trafitti nel corso della vita sono diventate aghi sublimi per intessere il volto dell’agnello.
Tutti i nostri spasimi sono diventati così circolari e pieni di movimento che hanno attaccato la croce con mani che volevano vincerla.
Il nostro dolore ha vinto la croce di Dio.
Ma voi ci avete sospinto verso la croce e retti, portando il nostro male ad una solenne sublimazione di canto: niente è stato versato inutilmente, neanche una lacrima.

A.Merini ( da, La carne degli angeli)

Messa del 12 agosto 2010: un commento comunitario al vangelo del giorno

12 agosto 2010

Si può trovare tutto qualche post più sotto

Giovanni Paolo II, Pietra di luce

12 agosto 2010

VEGLIA PASQUALE 1966
INVOCAZIONE
Comincia il colloquio con me stesso
Questo significa forse che arrivo in pieno quanto il consenso delle genti
proclama grande e importante – nel vicendevole annunzio?
Questo significa forse che concordo nel conto degli anni con Thietmar,
il cronista di Merseburg, e vedo il passato
con gli occhi di Maestro Vincenzo, cercando armonia
con questo passato?
(o forse antepongo la mia visione delle vie del passato come le appresi dalle cronache
alla visione del buio degli scavi di Wiślica?
Significa che arrivo alle radici dello stesso albero,
e mi addentro nel segreto della sua crescita,
che anche in me si propaga, che da me prende corpo.
Io mi sento nell’albero e sento l’albero in me.

IL SANTO DEL GIORNO

12 agosto 2010

SANTA GIOVANNA FRANCESCA DE CHANTAL Religiosa

La vita di Giovanna Frémiot è legata indissolubilmente alla figura di Francesco di Sales, suo direttore e guida spirituale, e di cui fu seguace e al tempo stesso ispiratrice e collaboratrice. Nata a Digione nel 1572, a vent’anni sposò il barone de Chantal, da cui ebbe numerosi figli. Rimasta vedova, avvertì sempre di più il desiderio di ritirarsi dal mondo e di consacrarsi a Dio. Sotto la guida di Francesco di Sales, diede vita a una nuova fondazione intitolata alla Visitazione e destinata all’assistenza dei malati. L’Istituto si diffuse rapidamente nella Savoia e nella Francia. Ben presto seguirono Giovanna, diventata suor Francesca, numerose ragazze, le Visitandine, come erano chiamate e universalmente note le suore dell’Isituto. Prima della sua morte, avvenuta a Moulins il 13 dicembre del 1641, le case della Visitazione erano 75, quasi tutte fondate da lei.

Vangelo (Mt 18, 21-19,1) del giorno dalle letture della messa (Liturgia del Giovedì XIX settimana tempo ordinario, anno pari. 12 Agosto 2010) con commento comunitario

11 agosto 2010

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

Edward Maya, Stereo Love

11 agosto 2010

Signore vieni, portaci, nel profondo del nostro cuore…

http://www.youtube.com/watch?v=3d6_5n6u2e4&feature=related

G. Caproni, Res amissa

11 agosto 2010

Questa poesia può forse venire letta anche come un commento al vangelo di domenica scorsa 8 agosto: il poeta non trova più un oggetto donatogli a cui teneva molto, proprio per averlo troppo gelosamente conservato…

Non ne trovo traccia.

……

Venne da me apposta
(di questo sono certo)
per farmene dono.

…….

Non ne trovo più traccia.

…….

Rivedo nell’abbandono
del giorno l’esile faccia
biancoflautata…

La manica
in trina…

La grazia,
così dolce e allemanica
nel porgere…

…….
…….

Un vento
d’urto – un’aria
quasi silicea agghiaccia
ora la stanza…

(È lama
di coltello?

Tormento
oltre il vetro ed il legno
– serrato – dell’imposta?)

…….
…….

Non ne scorgo più segno.
Più traccia.

…….
…….

Chiedo
alla morgana…

Rivedo
esile l’esile faccia
flautoscomparsa…

Schiude
– remota – l’albeggiante bocca,
ma non parla.

(Non può
– niente può – dar risposta.)

…….
…….

Non spero più di trovarla.

…….

L’ho troppo gelosamente
(irrecuperabilmente) riposta.