Archive for 2011

9 novembre. Santi del giorno

9 novembre 2011

Oggi il Martirologio romano ricorda sant’Agrippino di Napoli. Era popolare quasi quanto san Gennaro. Secondo la tradizione, Agrippino fu il sesto vescovo della diocesi partenopea, e uno scrittore del IX secolo lo elogia così: «Innamorato della patria, difensore della città, egli non cessa di pregare ogni giorno per noi, suoi servitori». Di lui non ci sono molte notizie. Visse alla fine del III secolo, e la traslazione delle reliquie avvenne nella cosiddetta Stefania, cioè nella chiesa costruita nel V secolo per far posto alla nuova cattedrale.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90317

san Pablo, “bastione della terra contro i Pitti” e ciò farebbe pensare ad un importante ruolo da lui assunto nella difesa della Britannia settentrionale contro i Pitti dell’attuale Scozia.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91412

san Teodoro, copatrono di Rastiglione

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91809

sant’Ursino di Brouges, primo prelato di Bourges. Trasformò in chiesa la casa del senatore delle Gallie  Leocadio.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92982

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9 novembre. Festa della Dedicazione della basilica di s.Giovanni in Laterano

9 novembre 2011

La dedicazione che oggi ricordiamo riguarda in realtà tre case. La prima è il santuario materiale… Certamente si può pregare ovunque e non c’è un luogo in cui non si possa pregare. Tuttavia è giusto aver consacrato a Dio un luogo particolare dove tutti noi, cristiani di questa comunità, possiamo riunirci, lodare e pregare Dio insieme e ottenere così più facilmente ciò che domandiamo, grazie a questa preghiera comune, secondo la parola: «Se due o tre fra voi sulla terra si accorderanno per chiedere qualsiasi cosa, l’otterranno dal Padre mio» (Mt 18,19)…

La seconda casa di Dio è il popolo, la comunità santa che trova la sua unità in questa chiesa,    cioè voi che siete guidati, istruiti e nutriti da un solo pastore o vescovo. E’ la dimora spirituale di Dio di cui la nostra chiesa, questa casa di Dio materiale, è il segno. Cristo si è costruito questo tempio spirituale per se stesso… Questa dimora è composta dagli eletti di Dio passati, presenti e futuri, riuniti dall’unità della fede e della carità, in questa Chiesa, una, figlia della Chiesa universale, una sola cosa con la Chiesa universale. Considerata singolarmente dalle altre Chiese particolari, essa è una parte della Chiesa, come lo sono tutte le altre Chiese. Queste Chiese tuttavia formano tutte insieme l’unica Chiesa universale, madre di tutte le Chiese… Celebrando la dedicazione della nostra chiesa, non facciamo altro che ricordare, con azioni di grazia, inni e canti di lode, la bontà che Dio ha manifestato chiamando questo piccolo popolo a conoscerlo…

La terza casa di Dio è ogni anima santa donata a Dio, consacrata attraverso il Battesimo, divenuta tempio dello Spirito Santo e dimora di Dio…  Celebrando la dedicazione di questa terza casa, ricordi semplicemente il favore ricevuto da Dio quando ti ha scelto per venire ad abitare in te attraverso la sua grazia.

Lanspergo il Certosino
Omelia per la dedicazione della chiesa; Opera omnia,1,702s

Oggi, nel calendario liturgico della Chiesa Cattolica, si ricorda la Dedicazione della Basilica di San Giovanni in Laterano, “la madre di tutte le Chiese di Roma e del mondo”. (more…)

Video: Conversione di suor Mara

9 novembre 2011

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Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 9 novembre 2011) con commento comunitario

8 novembre 2011

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2, 13-22)

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

G.Ravasi. Verso la Mecca

8 novembre 2011

Un bigotto si rivolse a Giuha che camminava sulla riva di un fiume: «Quando si fa un bagno in queste acque, quale direzione devo tenere? Verso la Mecca o voltarle le spalle?». Giuha rispose: «Devi guardare in direzione dei tuoi abiti, se non vuoi che te li rubino!». Giuha, divenuto Giufà in certi racconti popolari siciliani, è il protagonista scaltro e ingenuo, saggio e ironico di molti apologhi arabi. Sappiamo che la casistica etica, che si illude di elencare tutte le situazioni umane possibili per attribuire a ciascuna di esse una qualifica morale, è un esercizio indefesso delle morali tradizionali di tante religioni. Spesso a questa preoccupazione si associa l’eccesso di scrupolo e persino la mania legalistica. Al fanatico che gli espone appunto il suo “caso” di osservanza religiosa ossessiva, Giuha reagisce col buonsenso realistico. Anche san Paolo consigliava di essere, sì, semplici «come bambini per quanto riguarda la malizia, ma uomini maturi quanto ai giudizi» (1 Corinzi 14,20). E la maturità comprende un sano pragmatismo, quella concretezza che non si perde nella nebbia di un vago spiritualismo. Neanche Gesù esitava a suggerirci l’armonia tra la semplicità delle colombe e la prudenza dei serpenti (Matteo 10,16), evitando da un lato l’ingenuità sprovveduta e dall’altro la diffidenza sospettosa. C’è, poi, un altro aspetto che vorremmo mettere in luce ed è il rischio di una religiosità formalistica, piaga che affligge un po’ tutte le fedi. La voce dei profeti e dello stesso Gesù è, al riguardo, dirimente: il culto con le sue rigide osservanze separato dalla vita, dalla carità e dalla giustizia è un artificio sacrale e non un atto di vera spiritualità. L’esito di un simile comportamento fatto di ritualismo senz’anima potrebbe essere quello che ironicamente bollava l’autore dei Viaggi di Gulliver, Jonathan Swift: «Abbiamo abbastanza religione per odiare il nostro prossimo, ma non per amarlo».

G Ravasi Il Mattutino, in Avvenire di oggi 9 novembre 2011

Card. X.N. Van Thuan. Testimone di Dio e della sua opera

8 novembre 2011
DIO E LA SUA OPERA
A causa del tuo amore infinito,
Signore,
mi hai chiamato a seguirti,
a essere tuo figlio e tuo discepolo.
Poi mi hai affidato una missione
che non somiglia a nessun’altra,
ma con lo stesso obiettivo degli altri: 
essere tuo apostolo e testimone.
Tuttavia, l’esperienza mi ha insegnato
che io continuo a confondere le due realtà: 
Dio e la sua opera.
Dio mi ha dato il compito delle sue opere. 
Alcune sublimi,
altre più modeste;
alcune nobili,
altre più ordinarie.
Impegnato nella pastorale in parrocchia, 
tra i giovani,
nelle scuole,
tra gli artisti e gli operai,
nel mondo della stampa,
della televisione e della radio,
vi ho messo tutto il mio ardore
impiegando tutte le capacità.
Non ho risparmiato niente,
neanche la vita.
Mentre ero così appassionatamente 
immerso nell’azione,
ho incontrato la sconfitta
dell’ingratitudine,
del rifiuto di collaborazione, 
dell’incomprensione degli amici,
della mancanza di appoggio dei superiori, 
della malattia e dell’infermità,
della mancanza di mezzi…
Mi è anche capitato, in pieno successo, 
mentre ero oggetto di approvazione,
di elogi e di attaccamento per tutti,
di essere all’improvviso spostato
e cambiato di ruolo.
Eccomi, allora, preso dallo stordimento vado a tentoni,
come nella notte oscura.
Perché, Signore, mi abbandoni?
Non voglio disertare la tua opera.
Devo portare a termine il tuo compito, 
ultimare la costruzione della Chiesa…
Perché gli uomini attaccano la tua opera? 
Perché la privano del loro sostegno?
Davanti al tuo altare, accanto all’eucaristia, 
ho sentito la tua risposta, Signore:
«Sono io colui che segui e non la mia opera! 
Se lo voglio mi consegnerai il compito affidato. 
Poco importa chi prenderà il tuo posto;
è affar mio.
Devi scegliere Me! ».
François Xavier Nguyen van Thuân, nell’isolamento
a Hanoi (Nord Viet Nam), 11 febbraio 1985, nella  memoria dell’ Apparizione dell’Immacolata a Lourdes

Il cardinale Xavier Nguyen Van Thuan, perseguitato dal governo comunista del Vietnam, ha trascorso 13 anni della sua vita in prigione, dal 1975 al 1988. Liberato, Giovanni Paolo II lo ha eletto presidente del “Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace” e poi cardinale. Morto nel 2002, dal 22 ottobre 2010 è stato aperto il processo di beatificazione.

http://www.vanthuanobservatory.org/cardinale-van-thuan/testimonianze.php?lang=it (more…)

G.Ravasi. Dare ombra alle parole

8 novembre 2011

Dubbio

Parla anche tu, / parla per ultimo, / di’ la tua sentenza. / Parla, ma non dividere il sì dal no. / Alla tua sentenza dà anche il senso: / dalle ombra. / Dalle ombra sufficiente, / dagliene tanta. Anche chi – purtroppo! – non ama la poesia, legga lo stesso queste righe di un grande e tragico poeta ebreo tedesco, Paul Celan, nato in Romania nel 1920, testimone della fine della sua famiglia nei lager nazisti, morto suicida gettandosi nella Senna a Parigi nel 1970. Di solito i suoi versi, altissimi, sono ardui, ma questa volta il suo è un appello semplice e incisivo. Il poeta non va contro il detto di Cristo sulla sincerità: «Sia il vostro parlare: Sì, sì; No, no!, il di più viene dal Maligno» (Matteo 5,37). Egli vuole, invece, colpire chi pronuncia sentenze definitive quasi fosse l’unico interprete autorizzato della verità. Sono quelle persone che non si lasciano mai frenare da un’esitazione, asseverano “senza ombra di dubbio”. Ecco appunto l’immagine di Celan, l’ombra che invece dovrebbe alonare le parole. Solo così esse escono dalle labbra quasi in punta di piedi, con discrezione e pudore. Anziché essere un flusso veemente e inarrestabile, sono centellinate e avvolte nella pellicola del silenzio perché sono pesate e pensate. Sono frasi che lasciano spazi ancora bianchi che ammettono approfondimenti e un’ulteriore vita in coloro che le ascoltano, un po’ come accade alla poesia che ha bisogno degli “a capo” così da lasciare un vuoto che l’eco nell’anima del lettore riempie. È proprio l’esatto contrario della chiacchiera che non ammette spazio e interstizi, oppure dell’urlato che impedisce il dialogo. Un personaggio di Pirandello diceva: «Quanto male ci facciamo per questo maledetto bisogno di parlare!».

 

G. Ravasi Il Mattutino, in Avvenire di oggi 8 novembre 2011

8 novembre. Santi del giorno

8 novembre 2011

Oggi si ricordano san Goffredo di Amiens, monaco dell’abbazia di Monte San Quintino, abate di un altro monastero, a Nogent.La sua vita fu un costante richiamo alla povertà, all’umiltà, ad evitare gli sfarzi: “Dio mi proibisce di abbandonare una sposa in povertà, preferendone una ricca!”, rispose così dopo che, da abate, ebbe completato i restauro del convento di Nogent, e gli venne proposta la cura della più importante e prestigiosa Abbazia di Saint-Rémi.Venne eletto dai  feudatari e dal re vescovo di Amiens, dove prese possesso della diocesi con umili abiti da pellegrino.

San Goffredo di Amiens

http://www.santiebeati.it/dettaglio/76750

sant’Adeodato. Nella serie dei Pontefici è indicato col nome originario Deusdedit («Dio ha dato») e con l’equivalente Adeodato («donato da Dio»). Figlio del suddiacono romano Stefano, è stato educato nel monastero dell’Urbe dedicato a sant’Erasmo. Vi sono poche notizie sul suo pontificato: succedendo nel 615 a papa Bonifacio IV, trovò le alte cariche ecclesiastiche in mano a monaci, come voluto da Gregorio Magno (590-604), le riaffidò ai preti secolari, ma obbligandoli a pregare di più. All’epoca, una parte d’Italia è in mano ai Longobardi e l’altra, con Roma, dipende dall’imperatore d’Oriente, rappresentato da un esarca che vive a Ravenna e spesso percorso da lotte di successione. Non mancano le controversie dottrinali, ma Adeodato non ha il tempo di affrontarle: nel 616 riappare nell’Urbe la peste, che aveva già fatto strage nel 590, nel 618 arriva un’epidemia mortale di lebbra o scabbia, il terremoto, nell’agosto 618. Morì in quello stesso anno

http://www.santiebeati.it/dettaglio/76800

santi Quattri Coronati: Simproniano, Claudio, Nicostrato, Castorio e Simplicio, martiri, che, come si tramanda, fossero scalpellini a Srijem in Pannonia, nell’odierna Croazia. Essendosi rifiutati, in nome di Cristo, di scolpire una statua del dio Esculapio, furono gettati nel fiume per ordine dell’imperatore Diocleziano e coronati da Dio con la grazia del martirio. Il loro culto fiorì a Roma fin dall’antichità nella basilica sul monte Celio chiamata con il titolo dei Quattro Coronati.

Or San Michele, edicola riservata ai maestri tagliatori di pietre e legname

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90427

san Villeado di Brema,  vescovo. Nacque nella Northumbria in Inghilterra e fu amico di Alcuino.Dopo san Bonifacio diffuse  il Vangelo in Frisia e Sassonia e, ordinato vescovo, istituì la sede di Brema che governò con saggezza

http://www.santiebeati.it/dettaglio/93286

san Chiaro di Tours, discepolo di San Martino di Tours, incaricato della formazione dei monaci di Marmoutier.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/76770

Madre Teresa di Calcutta. Un video per i più piccoli. (6)

8 novembre 2011

Dal Vangelo di oggi, Lc 17, 10

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite:”Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.


Non preoccupatevi di cercare la causa dei grandi problemi dell’umanità; accontentatevi di fare ciò che potete fare per risolverli, portando il vostro aiuto a coloro che ne hanno bisogno. Alcuni mi dicono che facendo la carità agli altri, solleviamo gli Stati dalle loro responsabilità verso i bisognosi e i poveri. Non per questo m’inquieto, perché, di solito, gli Stati non offrono l’amore. Faccio semplicemente quanto posso fare, il resto non è di mia competenza.

Dio è stato tanto buono per noi! Lavorare nell’amore, è sempre un mezzo per avvicinarsi a lui. Guardate ciò che Cristo ha fatto durante la sua vita sulla terra ! L’ha passata beneficando (At 10,38). Ricordo alle mie sorelle che egli ha passato i tre anni della sua vita pubblica curando i malati, i lebbrosi, i bambini e altri ancora. Proprio questo facciamo predicando il Vangelo con le nostre azioni.

Consideriamo un privilegio servire gli altri ; e proviamo ad ogni istante di farlo con tutto il cuore. Sappiamo bene che la nostra azione non è altro che una goccia di acqua nell’oceano, eppure senza la nostra azione, questa goccia mancherebbe.

M.Teresa di Calcutta
Un video a cartoni animati sulla vita di Madre Teresa di Calcutta. Sesta parte

http://www.youtube.com/watch?v=d_FIpHK2ht8&feature=related

La scoperta: navi e moli colossali, spunta il porto antico romano di Ostia

8 novembre 2011

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=168917&sez=SPETTACOLO

 

 

Video dell’apparizione a Mirjana, 2 novembre 2011 / La verità su Assisi. Un inedito di Benedetto XVI

8 novembre 2011

http://it.gloria.tv/?media=212679

La Chiesa non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje anche se, ad es., Avvenire giornale dei vescovi italiani, ne parla spesso e bene.Non ho potuto guardare il video qui presentato.

Sandro Magister,  www.chiesa.espressonline.it:

ROMA, 26 ottobre 2011 – Quanto segue è l’estratto di una lettera scritta da Benedetto XVI il 4 marzo 2011 al pastore luterano tedesco Peter Beyerhaus, suo amico di lunga data, che gli aveva manifestato i suoi timori per la nuova convocazione della giornata di Assisi:

“Comprendo molto bene – scrive il papa – la sua preoccupazione rispetto alla partecipazione all’incontro di Assisi. Però questa commemorazione doveva essere festeggiata in ogni modo e, dopo tutto, mi sembrava la cosa migliore andarvi personalmente, per poter provare in tal modo a determinare la direzione del tutto. Tuttavia farò di tutto affinché sia impossibile un’interpretazione sincretista o relativista dell’evento, e affinché resti fermo che sempre crederò e confesserò ciò che avevo richiamato all’attenzione della Chiesa con la ‘Dominus Iesus’”.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 8 novembre 2011) con commento comunitario

7 novembre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,7-10)

In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».

La fede

7 novembre 2011

Se aveste almeno una fede piccola come un granello di senape, potreste dire a questo monte: “Spostati da qui a là e il monte si sposterà”. Niente sarà impossibile per voi (Vangelo di Matteo 17,20).

Due racconti di Bruno Ferrero

I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L’erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto.
Le settimane si succedevano sempre più infuocate.
Da mesi non cadeva una vera pioggia.
Il parroco del paese organizzò un’ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia.
All’ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza.
Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari.
Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila.
Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.

Questa è la storia vera di una bambina di otto anni che sapeva che l’amore può fare meraviglie. Il suo fratellino era destinato a morire per un tumore al cervello. I suoi genitori erano poveri, ma avevano fatto di tutto per salvarlo, spendendo tutti i loro risparmi.
Una sera, il papà disse alla mamma in lacrime: “Non ce la facciamo più, cara. Credo sia finita. Solo un miracolo potrebbe salvarlo”.
La piccola, con il fiato sospeso, in un angolo della stanza aveva sentito.
Corse nella sua stanza, ruppe il salvadanaio e, senza far rumore, si diresse alla farmacia più vicina. Attese pazientemente il suo turno. Si avvicinò al bancone, si alzò sulla punta dei piedi e, davanti al farmacista meravigliato, posò sul banco tutte le monete.
“Per cos’è? Che cosa vuoi piccola?”.
“È per il mio fratellino, signor farmacista. È molto malato e io sono venuta a comprare un miracolo”.
“Che cosa dici?” borbottò il farmacista.
“Si chiama Andrea, e ha una cosa che gli cresce dentro la testa, e papà ha detto alla mamma che è finita, non c’è più niente da fare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Vede, io voglio tanto bene al mio fratellino, per questo ho preso tutti i miei soldi e sono venuta a comperare un miracolo”.
Il farmacista accennò un sorriso triste.
“Piccola mia, noi qui non vendiamo miracoli”.
“Ma se non bastano questi soldi posso darmi da fare per trovarne ancora. Quanto costa un miracolo?”.
C’era nella farmacia un uomo alto ed elegante, dall’aria molto seria, che sembrava interessato alla strana conversazione.
Il farmacista allargò le braccia mortificato. La bambina, con le lacrime agli occhi, cominciò a recuperare le sue monetine. L’uomo si avvicinò a lei.
“Perché piangi, piccola? Che cosa ti succede?”.
“Il signor farmacista non vuole vendermi un miracolo e neanche dirmi quanto costa…. È per il mio fratellino Andrea che è molto malato. Mamma dice che ci vorrebbe un’operazione, ma papà dice che costa troppo e non possiamo pagare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Per questo ho portato tutto quello che ho”.
“Quanto hai?”.
“Un dollaro e undici centesimi…. Ma, sapete….” Aggiunse con un filo di voce, “posso trovare ancora qualcosa….”.
L’uomo sorrise “Guarda, non credo sia necessario. Un dollaro e undici centesimi è esattamente il prezzo di un miracolo per il tuo fratellino!”. Con una mano raccolse la piccola somma e con l’altra prese dolcemente la manina della bambina.
“Portami a casa tua, piccola. Voglio vedere il tuo pratellino e anche il tuo papà e la tua mamma e vedere con loro se possiamo trovare il piccolo miracolo di cui avete bisogno”.
Il signore alto ed elegante e la bambina uscirono tenendosi per mano.
Quell’uomo era il professor Carlton Armstrong, uno dei più grandi neurochirurghi del mondo. Operò il piccolo Andrea, che potè tornare a casa qualche settimana dopo completamente guarito.
“Questa operazione” mormorò la mamma “è un vero miracolo. Mi chiedo quanto sia costata…”.
La sorellina sorrise senza dire niente. Lei sapeva quanto era costato il miracolo: un dollaro e undici centesimi…. più, naturalmente l’amore e la fede di una bambina.

Radiovaticana: “Scegliere di Amare, Messa per giovani”: il nuovo “CD” di Paolo Migani / Il cardinale Damasceno Assis in Vaticano: la Chiesa del Brasile già al lavoro per la Gmg di Rio de Janeiro

7 novembre 2011

http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=535551

L’intervista di Radiovaticana è andata in onda oggi.

Ecco un’intervista a Paolo Migani, sullo stesso argomento, della nostra Paola Martucci, intervista pubblicata qualche tempo addietro dal nostro blog:

https://gpcentofanti.wordpress.com/2011/10/26/paolo-migani-scegliere-di-amare-1/

https://gpcentofanti.wordpress.com/2011/10/27/paolo-migani-scegliere-di-amare-2/

Ecco l’intervista di Radiovaticana al cardinale Damasceno Assis:

http://www.news.va/it/news/il-cardinale-damasceno-assis-in-vaticano-la-chiesa

Maria Sedes Sapientiae

7 novembre 2011

Dal Salmo 90 (89)

12 Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.

(Nicolaas de Bruyne of Brussels, Madonna della Sapienza, 1442, Università di Louven)

******************

“…essa dunque, Madre di Cristo,
è Madre della nostra Sapienza,
della nostra giustizia,
della nostra santificazione,
della nostra Redenzione.
Perciò è Madre più che fosse della nostra carne. Da lei si origina la nostra migliore nascita”

B Elredo abate, Sermone 21 in “Nativ. B. Mariae”; Migne P.L. CXCV, 32

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Dalla prima lettura della liturgia di oggi, Sap 1.

1 Amate la giustizia, voi giudici della terra,
pensate al Signore con bontà d’animo
e cercatelo con cuore semplice.
2Egli infatti si fa trovare da quelli che non lo mettono alla prova,
e si manifesta a quelli che non diffidano di lui.
3I ragionamenti distorti separano da Dio;
ma la potenza, messa alla prova, spiazza gli stolti.
4La sapienza non entra in un’anima che compie il male
né abita in un corpo oppresso dal peccato.
5Il santo spirito, che ammaestra, fugge ogni inganno,
si tiene lontano dai discorsi insensati
e viene scacciato al sopraggiungere dell’ingiustizia.
6La sapienza è uno spirito che ama l’uomo,
e tuttavia non lascia impunito il bestemmiatore per i suoi discorsi,
perché Dio è testimone dei suoi sentimenti,
conosce bene i suoi pensieri
e ascolta ogni sua parola.

******************

Chi crede in Dio-Amore porta in sé una speranza invincibile, come una lampada con cui attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla grande festa della vita.

A Maria, Sedes Sapientiae, chiediamo di insegnarci la vera sapienza, quella che si è fatta carne in Gesù. Lui è la Via che conduce da questa vita a Dio, all’Eterno.

Benedetto XVI, dall’Angelus di ieri 6 novembre 2011