Archive for marzo 2011

PREGHIERA: COLLOQUIO CON DIO

31 marzo 2011

Traggo queste righe ancora una volta da LA VERITA’ VI FARA’ LIBERI della CEI, e sono parole che ci aiutano a comprendere l’enorme ricchezza della prechiera.

“In ogni religione la preghiera è il gesto centrale. Gesù stesso pregava a lungo, interrompendo la sua attività. Da che cosa nasce questa necessità vitale? Perchè  non basta dedicarsi con onestà e generosità agli impegni familiari e professionali e alle buone opere? La vita non è solo efficienza e lavoro; è anche contemplazione, amicizia, gioco, festa. Nella preghiera l’uomo vive consapevolmente la dipendenza da Dio e l’amore per lui; ringrazia e loda per i doni ricevuti; chiede e si dispone ad accogliere quelli sperati. Più precisamente il cristiano attua consapevolmente la comunione filiale con Dio in Cristo, esprimendo l’atteggiamento fondamentale di fede, speranza e carità con modulazioni diverse secondo le situazioni, gioiose o tristi, individuali o comunitarie.

La preghiera è il rapporto con Dio divenuto pienamente consapevole;  per questo non manca mai in una autentica vita religiosa.  Per i cristiani nella storia della salvezza Dio si rivela non come potenza anonima, ma come soggetto personale che parla, ascolta e sempre è vicino. Pregare, allora, significa dialogare con lui da persona a persona, dargli del tu, mettersi davanti a lui faccia a faccia, cuore a cuore.

Il nostro primo interlocutore è la prima persona della Santissima Trinità. Il cristiano, sia nella lode sia nella supplica , in definitiva si rivolge sempre e Dio Padre, principio senza principio delle altre persone divine e di ogni dono partecipato alle creature. La sua preghiera, come tutta la sua vita, è sempre un andare al Padre insieme a Cristo nello Spirito.

Se il padre è la meta, Gesù Cristo è <<la via>>. Egli associa alla propria preghiera quella della Chiesa e di tutta l’umanità. Ogni esperienza di orazione, dal balbettio infantile alla contemplazione mistica, si compie nel suo nome.

Gesù intercede per noi come mediatore;  ma come persona divina è anche destinatario della nostra preghiera; prega per noi, prega in noi ed è pregato da noi. Famosissima è la preghiera del cuore in cui la formula viene ripetuta con frequenza facendo riferimento al battito del cuore o al ritmo del respiro:” Gesù Cristo , Figlio di Dio , abbi pietà di me peccatore”: la nostra povertà di peccatori è avvicinata ai titoli della sua grandezza!

Lo Spirito Santo ci fa dire <<Abbà Padre!>> e intercede per i credenti secondo i disegni di Dio e unisce tutta la Chiesa all’unica preghiera di Cristo e la rivolge al Padre

Figura particolare poi è la Vergine Maria. E’ modello della preghiera cristiana, intesa come ascolto, contemplazione, lode e intercessione. Accompagna, quasi in un perenne cenacolo, la preghiera della Chiesa. A lei salgono sempre la  lode commossa e la supplica fiduciosa. Insieme al Padre Nostro la preghiera più familiare è l’Ave Maria costituita da un saluto di lode per le meraviglie compiute in lei da Dio, e da una supplica perchè interceda per noi.”

Donaci Signore di poterci rivolgere a te fiduciosi e di riposarci in un colloquio filiale.

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La preghiera d’intercessione

31 marzo 2011

da “I fratelli Karamazov”di Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Lo staretz Zosima dice a un giovane, Alioscia: «Ragazzo, non scordare la preghiera. Nella tua preghiera, se è sincera, trasparirà ogni volta un nuovo sentimento e una nuova idea che prima ignoravi e che ti ridarà coraggio; e comprenderai che la preghiera educa.
Rammenta poi di ripetere dentro di te, ogni giorno, anzi ogni volta che puoi: “Signore, abbi pietà di coloro che oggi sono comparsi dinanzi a te”. Poiché a ogni ora, a ogni istante, migliaia di uomini abbandonano la loro vita su questa Terra e le loro anime si presentano al cospetto del Signore; quanti di loro lasciano la Terra in solitudine, senza che lo si venga a sapere, perché nessuno li piange né sa neppure se abbiano vissuto. Ma ecco che forse, dall’estremo opposto della Terra, si leva allora la tua preghiera al Signore per l’anima di questo morente, benché tu non lo conosca affatto né lui abbia conosciuto te. Come si commuoverà la sua anima, quando comparirà timorosa davanti al Signore, nel sentire, in quell’istante, che vi è qualcuno che prega anche per lei, che sulla terra è rimasto un essere umano che ama pure lei. E lo sguardo di Dio sarà più benevolo verso entrambi, poiché se tu hai avuto pietà di quell’uomo, quanto più ne avrà Lui, che ha infinitamente più misericordia e più amore di te. Egli perdonerà grazie a te».

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Venerdì 1 Aprile 2011) con commento comunitario

31 marzo 2011

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,28-34)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Sindone, icona della Quaresima

31 marzo 2011

In link l’articolo pubblicato su Avvenire a firma di Riccardo Maccioni, ieri 30 marzo 2011

Se ti immergi in quell’icona di dolore, se ti lasci interrogare dalle ferite che ne segnano i tratti, senti soprattutto un grande bisogno di silenzio. L’unica risposta possibile di fronte alla violenza disumana, il modo più diretto che abbiamo di aprirci all’eterno presente di Dio. Per essere riempiti occorre svuotarsi, lasciare che il vento dello Spirito spazzi via il fragile castello di carta delle nostre certezze, saper rinunciare a un po’ di noi stessi. È l’itinerario della Quaresima”.

http://www.avvenire.it/Commenti/Sindone+icona+della+Quaresima_201103300837563670000.htm

La catechesi di Giovanni Paolo II sulla Sindone del 24 maggio 1998

“La Sindone è immagine del silenzio. C’è un silenzio tragico dell’incomunicabilità, che ha nella morte la sua massima espressione, e c’è il silenzio della fecondità, che è proprio di chi rinuncia a farsi sentire all’esterno per raggiungere nel profondo le radici della verità e della vita. La Sindone esprime non solo il silenzio della morte, ma anche il silenzio coraggioso e fecondo del superamento dell’effimero, grazie all’immersione totale nell’eterno presente di Dio. Essa offre così la commovente conferma del fatto che l’onnipotenza misericordiosa del nostro Dio non è arrestata da nessuna forza del male, ma sa anzi far concorrere al bene la stessa forza del male. Il nostro tempo ha bisogno di riscoprire la fecondità del silenzio, per superare la dissipazione dei suoni, delle immagini, delle chiacchiere che troppo spesso impediscono di sentire la voce di Dio” (7).

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/travels/documents/hf_jp-ii_spe_24051998_sindone_it.html

31 marzo. Santi e memorie del giorno

31 marzo 2011

Oggi si ricordano, tra gli altri, Santa Balbina, ?-130, martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/47950

San Guido di Pomposa, ?-1046, abate

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90844

San Beniamino, ?-420, martire in Persia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/48000

La chiesa d’Inghilterra ricorda John Donne, 1571-1631, presbitero, grande predicatore, decano della cattedrale londinese di San Paolo

“Se questa stessa notte fosse l’ultima
del mondo? Intagliami nel cuore,
o anima che vi dimori,
il Cristo crocifisso, e dimmi se quel volto
può atterrirti: le lacrime in quegli occhi
placano il lume insostenibile,
sangue profuso dal capo trafitto
spiana il corruccio della fronte.
Può dannarti la lingua che implorava
perdono per lo scorno dei carnefici?
No, no; ma come nell’idolatria
dicevo alle profane amiche:
bellezza di pietà, bruttezza di rigore
è segno certo, così dico a te:
ai mali spiriti spettano membra orrende,
questa forma stupenda mi assicura
una pietosa mente”.

John Donne, Sonetti sacri 13

Click the image to open in full size.

Il 31 marzo 1945 muore a Ravensbrück, in un campo di sterminio nazista, Elizaveta Jur’evna Pilenko,1891-1945, meglio nota con il nome monastico di Mat’ Marija. Prese i voti monastici nel 1932. La monaca Mat’ Marija fondò in quegli anni a Parigi un monastero, dedito all’accoglienza dei più poveri, provenienti soprattutto dalle file dei numerosi emigrati russi nella capitale francese.

Arrestata nel 1943 per l’aiuto che più volte aveva dato all’espatrio di bambini ebrei, Mat’ Marija morì nella camera a gas del campo di Ravensbrück, prendendo il posto di una compagna di prigionia. Mat’ Marija narrava così anche con il suo ultimo gesto una vita totalmente donata, senza riserve, a tutti coloro che aveva incontrato. Venne canonizzata dalla chiesa ortodossa nel 2004.

Ci sono due modi di vivere:
camminare sulla terra ferma
facendo solo ciò che è giusto e rispettabile,
e così misurare, soppesare, prevedere.
Ma si può anche camminare sulle acque.
E allora non si può più misurare e prevedere
ma bisogna solo credere incessantemente.
Un istante di incredulità e s’incomincia ad affondare

(Mat’ Marija, dal Diario del 31 agosto 1934)

Tutto è vagliato. E’ fatto il bilancio.
Batti, campana, l’ultimo tocco.
Ultimo suono per l’ultimo abbandono.
Tutto è vagliato, e nulla più mi trattiene.

Lascio il salario del mondo, la fatica, il commercio,
prendo ali ed impeto,
e dico per sempre: «Nel nome,
nel nome della croce e dei suoi ceppi,
nel nome del supplizio della croce, Signore,
faccio Tuoi tutti i miei giorni».

Ho accolto la vita, Signore,
con amore e con foga ho vissuto;
e con amore ora accolgo la morte.
Ecco, il calice è colmo.
Ai tuoi piedi il calice è sparso.
E ai tuoi piedi ho effuso la vita

Mat’ Marija, dalle Poesie

Miniera di testi di autori spirituali

31 marzo 2011

Leggere un autore spirituale può essere anche un modo di pregare (i modi di pregare possono essere molti, ad es. anche leggere una poesia spirituale).Dopo il link elenco gli autori di questa raccolta che io conosco come cattolici (tra gli altri ve ne sono sicuramente di non cattolici, anche se anche alcuni di questi ultimi propongono spunti interessanti, pur se non pienamente condivisibili appunto da un cattolico)

http://www.atma-o-jibon.org/italiano3/piccoli_grandi_libri.htm

Ecco la lista (per fare più velocemente, data la difficoltà qui sperimentata nel copia-incolla, scrivo tutto minuscolo e senza virgole):

angelini bagnasco von balthasar bello bianchi biffi brambilla cagnasso carretto CEI cencini curato d’ars danielou  de chardin de foucauld fausti follerau ghidelli i papi grun guardini lubich maggioni manicardi manna martini mazzolari milani mongillo nouwen rahner ratzinger riboldi rosmini turoldo ravasi tettamanzi van thuan voillaume

Inoltre nel sito potete trovare:

L’imitazione di Cristo. E’ un classico della spiritualità (forse tra i più letti nella storia della Chiesa).E’ opera molto antica (1200-1450 ?) dunque, pur di profondissima spiritualità, dà motivo di comprendere, però, anche la maturazione della spiritualità stessa nel corso della storia verso l’intuizione sempre più profonda dell’amore divino e umano di Dio.

Letture patristiche.

Scimmietta pattinatrice

31 marzo 2011

http://www.youtube.com/watch?v=h9J6usjAKjs

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Giovedì 31 Marzo 2011) con commento comunitario

30 marzo 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,14-23)

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».

30 marzo. Santi del giorno

30 marzo 2011

Oggi, e anche il 18 maggio, si ricorda s.Leonardo Murialdo, 1828-1900, sacerdote, fondatore della “Congregazione di S. Giuseppe”

“Io vedo che dovrei essere l’oggetto dell’esecrazione di Dio, mentre mi vedo l’oggetto dell’amore e dei benefici di Dio.

«Avrò misericordia di chi vorrò e avrò compassione di chi vorrò avere compassione» (Es 33,19).

«Userò misericordia con chi vorrò e avrò compassione di chi vorrò averla. Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che usa misericordia. Dice infatti la Scrittura al faraone: “Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia potenza, e perché il mio nome sia proclamato in tutta la terra”. Dio quindi usa misericordia con chi vuole e indurisce il cuore di chi vuole» (Rom 9,15-18). Cf. tutto il cap. 9 della lettera ai Romani.

«Là dove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia» (Rom 5,20), «perché nessuno possa vantarsene» (Ef 2,9).”

(L’incomprensibile gratuità dei doni di Dio, tratto dal Testamento spirituale)

http://www.murialdo.org/index.php?method=section&id=209 ( a questo link si possono trovare tutti gli scritti e le notizie biografiche)


si ricordano anche i Santi martiri coreani,?- 1866

http://www.santiebeati.it/dettaglio/47770

e San Giovanni Climaco,575-650,abate, ricordato solennemente anche dalle chiese ortodosse

“La mitezza è lo stato costante dello spirito sempre uguale a se stesso dinanzi agli onori come dinanzi agli insulti. Sicché essa significa pure pregare per il prossimo che ti turba, in tutta tranquillità e serenità.
Mitezza perciò vuol dire anche solidità nella pazienza e capacita di amare, in quanto essa è madre di carità, prova di discernimento spirituale. Il Signore, come sta scritto, «insegnerà ai miti le sue vie». La mitezza procura la remissione dei peccati nella preghiera fiduciosa. Essa è come terra disponibile per la fecondazione dello Spirito santo, come sta scritto: «Su chi volgerò lo sguardo, se non su un’anima mite e tranquilla?»”

Giovanni Climaco, La scala del paradiso 24,134

Icona XII° sec, La scala per il Paradiso, descritta da Giovanni Climaco, Monastero di S Caterina, Monte Sinai

 

La catechesi di Benedetto XVI°

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2009/documents/hf_ben-xvi_aud_20090211_it.html


Sant’Agostino, Tardi ti amai

30 marzo 2011

Tardi Ti amai,
o bellezza tanto antica e così nuova,
tardi io Ti amai.
Ed ecco che Tu eri dentro ed io fuori e lì
Ti cercavo, gettandomi, brutto,
su queste cose belle fatte da Te.
Tu eri con me,
ma io non ero con Te:
mi tenevano lontano le creature,
che, se non fossero in Te, non sarebbero.
Tu mi hai chiamato,
hai gridato, hai vinta la mia sordità.
Tu hai balenato, hai sfolgorato,
hai dissipata la mia cecità.
Tu hai sparso il tuo profumo,
io l’ho respirato e ora anelo a Te.
Ti ho gustato e ora ho fame e sete.
Mi hai toccato e ardo dal desiderio della tua pace.

(da Le confessioni, libro X, 27.38)

The transformer

30 marzo 2011

http://www.youtube.com/watch?v=gFwgblszf6s&feature=related

Signore rendici persone adattabili senza che cessiamo di essere noi stessi…

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Mercoledì 30 Marzo 2011) con commento comunitario

29 marzo 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,17-19)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Calendarietto a strappo del mese di aprile 2011

29 marzo 2011

Lo si trova digitando Calendario aprile in cerca su questo sito nella colonna di destra della homepage e poi, inviata la ricerca, cliccando tra i vari titoli che si presentano quello del post Calendario aprile.Il calendarietto è stato distribuito nel formato in bianco e nero domenica 27 marzo.Era in formato taccuino con i fogli dei giorni da strappare di volta in volta.In ogni foglio la data, il santo ed un brano dal vangelo del giorno.Il calendarietto è a cura degli scrittori del sito san timoteo incontri.Il richiamo a questo post (da trovare con cerca su questo sito) si troverà anche, per tutto il mese di aprile, nella sezione pagine nella colonna di destra della homepage.

29 marzo. santi del giorno

29 marzo 2011

Oggi si ricordano, tra gli altri, santi Simplicio e Costantino, abati di Montecassino

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91051

 

santa Gladys, X° sec. regina del Galles

File:St Gwladus in Gwladus.jpg

(St. Gwladus, vetrata nella chiesa di in St Martin’s Parish Church, Caerphilly, 1953)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/47625

 

il Beato Bertoldo del Monte Carmelo, XIII° sec., al secolo Bartolomeo Avogadro,  giunto in Palestina come crociato, combatté durante l’assedio di Antiochia, consacratosi alla vita religiosa, fu il primo Priore generale dell’ Ordine carmelitano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91939

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Martedì 29 Marzo 2011) con commento comunitario

28 marzo 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Superare la notte

28 marzo 2011

Per lasciare entrare Dio nel nostro cuore dobbiamo, col suo aiuto, gradualmente cercare la sua vera e santa volontà, liberandoci di tanti attaccamenti umani, anche buoni, di tanti ripiegamenti su noi stessi, di tante scelte nelle quali preferiamo il corto respiro di cose terrene piuttosto che l’impegno e l’abbandono nella fede, l’appoggiarci a Gesù nella Parola, nei sacramenti, negli appuntamenti comunitari ed in quelli della preghiera personale, etc…
Anche entrando nel cammino della fede l’uomo può preferire tante vane gratificazioni terrene, ripeto anche “buone”, che possono apparire anche più concrete mentre sono variamente ingannevoli e svuotanti invece di correre superando ogni difficoltà verso la vita piena che Dio vuole donarci.Solo la fede in un Dio che ci ama e ci sa portare, la speranza di un’autentica pienezza di vita, la carità, solo queste grazie, accolte, ci possono aiutare a superare mille pur “valide” ma ingannevoli giustificazioni nel dire no alle chiamate di Dio, un no talora così convinto che nemmeno ci pare di aver udito tali chiamate.In Lc 14, 16-27 vediamo che tanti chiamati non dicono bugie, hanno impegni e responsabilità reali ma il punto è che le ritengono più importanti dell’incontro con Dio.Invece bisogna imparare gradualmente a saper dire no a molte cose importanti per sè e per gli altri per mettere Dio al primo posto..E’ un cammino graduale ed equilibrato nel quale tra l’altro impariamo a non giudicare (cosa impossibile, che non ha senso) gli altri ma a guardare in Cristo alla nostra personale crescita.

(more…)

Calendarietto a strappo del mese di aprile

28 marzo 2011

Le 18o copie distribuite ieri sono terminate in 10 minuti.Che bello che abbiate accolto con simpatia, con gioia, questo piccolo calendario (ad opera degli scrittori del sito) con una breve frase dal vangelo del giorno.Vediamo se riusciamo a preparare anche un’edizione per il mese di maggio.

Vedere

28 marzo 2011

http://www.youtube.com/watch?v=SRLZk2Rik0c&feature=more_related

Signore rendici vigili e solerti alle tue chiamate.

28 marzo. Santi del giorno

28 marzo 2011

Oggi si ricorda S. Stefano Harding, 1060-1137, abate di Citeaux , cistercense. Fondò in Francia dodici monasteri, che vincolò tra loro con la Carta della Carità, affinché non esistesse tra i monaci discordia e tutti vivessero nella medesima carità, sotto la stessa regola e secondo consuetudini simili.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/49800

http://it.gloria.tv/?media=141068

File:Foundersofciteaux.jpg

(i tre fondatori dell’Abbazia di Citeaux, da sx, s.Stefano Harding , s. Roberto di Molesme, s.Alberico)

Si ricorda anche San Giuseppe Sebastiano Pelczar, vescovo polacco, 1842-1924, fondatore della Congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù. Era solito pregare ripetendo a Maria “rendi il mio cuore simile al tuo”

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91593

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Lunedì 28 Marzo 2011) con commento comunitario

27 marzo 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,24-30)

In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parcheggiare oltre l’impossibile?

27 marzo 2011

Sarà vero? Sarà possibile?

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Gesù e la samaritana

26 marzo 2011

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Domenica 27 Marzo 2011) con commento comunitario

26 marzo 2011

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

26 marzo. Santi del giorno

26 marzo 2011

Oggi nel Martirologio romano si ricorda San Ludgero di Munster, 745-806,vescovo, http://www.santiebeati.it/dettaglio/47200

i Santi Emanuele, Quadrato e Teodosio, III° sec., martiri in Anatolia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/47100

La Chiesa assira fa memoria di Giovanni di Dalyatha, III sec., mistico tra i più grandi della storia cristiana. Nelle sue opere sottolineò, anche rispetto ai suoi maestri, come il grado più elevato della vita cristiana sia quello della carità e dell’amore.

I miei occhi sono stati bruciati dalla tua bellezza
ed è stata divelta davanti a me la terra sulla quale avanzavo;
la mia intelligenza è stupita per la meraviglia che è in te
e io, ormai, mi riconosco come uno che non è.
Una fiamma si è accesa nelle mie ossa
e ruscelli sono sgorgati per bagnare l’intera mia carne,
perché non si consumi.
O fornace purificatrice,
nella quale l’Artefice ha mondato la sua creatura!
O abito di luce, che ci hai spogliati della nostra volontà
perché ce ne rivestissimo, ora, nel fuoco!
Signore, lasciami dare ai tuoi figli ciò che è santo,
non è ai cani che lo do.
Gloria a te! Come sono mirabili i tuoi pensieri!
Beati coloro che ti amano,
perché risplendono per la tua bellezza
e tu dai loro in dono te stesso.
Questa è la resurrezione anticipata
di coloro che sono morti in Cristo.

Giovanni di Dalyatha, dalle Lettere

(notizie tratte da http://www.monasterodibose.it/)

Shakira, Waka waka (cammina, cammina)

26 marzo 2011

http://www.shakira.com/videos/player/587

Signore facci camminare con te sulla via dell’autentica fratellanza.

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Sabato 26 Marzo 2011) con commento comunitario

25 marzo 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15,1-3.11-32)

In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Festa dei giovani

25 marzo 2011

Sabato 26 marzo alle ore 20 nel salone della parrocchia San Carlo da Sezze, in via di Macchia Saponara n° 108.

Rainer Maria Rilke. Annunciazione

25 marzo 2011

ANNUNCIAZIONE (frammento)

(Le parole dell’Angelo)

Tu non sei piú vicina a Dio di noi;
siamo lontani tutti. Ma tu hai stupende
benedette le mani.
Nascono chiare a te dal manto,
luminoso contorno:
Io sono la rugiada, il giorno,
ma tu, tu sei la pianta.

Sono stanco ora, la strada è lunga,
perdonami, ho scordato
quello che il Grande alto sul sole
e sul trono gemmato,
manda a te, meditante
(mi ha vinto la vertigine).
Vedi: io sono l’origine,
ma tu, tu sei la pianta.

Ho steso ora le ali, sono
nella casa modesta immenso;
quasi manca lo spazio
alla mia grande veste.
Pur non mai fosti tanto sola,
vedi: appena mi senti;
nel bosco io sono un mite vento,
ma tu, tu sei la pianta.

Gli angeli tutti sono presi
da un nuovo turbamento:
certo non fu mai cosí intenso
e vago il desiderio.
Forse qualcosa ora s’annunzia
che in sogno tu comprendi.
Salute a te, l’anima vede:
ora sei pronta e attendi.
Tu sei la grande, eccelsa porta,
verranno a aprirti presto.
Tu che il mio canto intendi sola:
in te si perde la mia parola
come nella foresta.

Sono venuto a compiere
la visione santa.
Dio mi guarda, mi abbacina…
Ma tu, tu sei la pianta.

R.M.Rilke (in, Il libro delle Immagini, 1901, trad.Pintor, Einaudi, Torino, 2006)

Calendarietto a strappo con un brano dal vangelo del giorno.Aprile 2011

25 marzo 2011

E’ stato curato dagli scrittori di san Timoteo Incontri.Lo si può trovare in Pagine nella colonna di destra della homepage.Non sono riuscito a inserire anche le immagini che sono già nel formato in carta stampata, che dovremmo riuscire a distribuire gratuitamente domenica 27 marzo.Dunque questa è un’edizione provvisoria.

A. Keys, If ain’t got you

25 marzo 2011

http://www.aliciakeys.com/it/video/if-i-aint-got-you-0 solo l’amore vero dà vita a tutto.

25 marzo. Annunciazione del Signore

25 marzo 2011

Le chiese d’oriente e d’occidente celebrano oggi l’Annunciazione del Signore, che nella tradizione bizantina porta il nome di festa dell’Evangelizzazione della Madre di Dio.
In questa solennità si ricorda il celebre episodio biblico dell’annuncio recato dall’angelo a Maria di Nazaret.
Maria, presentata da Luca come personificazione del resto povero e umiliato di Israele, di coloro che non attendono altro che la venuta del Messia, è nell’episodio odierno della Scrittura colei che accogliendo mediante l’ascolto la parola di Dio recata dall’angelo, concepisce nel proprio grembo per opera dello Spirito santo il Figlio di Dio, la Parola dell’Altissimo fatta carne.
Maria è chiamata per questo nella tradizione patristica la nuova Eva, la madre di tutti i credenti: nei credenti, infatti, mediante la fede, il Signore ha deciso di stabilire la sua dimora.
Le prime tracce di una festa dell’Annunciazione risalgono alla prima metà del VI secolo, a Costantinopoli. La festa si diffuse progressivamente dalla capitale bizantina a tutto l’oriente e l’occidente. La sua collocazione nella data odierna, legata alla fissazione del Natale al 25 dicembre, le dona un tono marcatamente cristologico, rafforzato dal fatto che in occidente il 25 marzo era legato fin dall’antichità alla memoria dell’incarnazione, della passione e della resurrezione di Cristo.
Per mantenere il legame della festa odierna con il Natale e consentirne nel contempo la celebrazione solenne, l’antica liturgia mozarabica preferiva commemorare l’annunciazione il 18 dicembre, mentre quella siriaca dedica tuttora alla pericope lucana dell’annuncio a Maria le ultime due domeniche prima del Natale, quella ambrosiana riserva tale pericope per la domenica di avvento detta dell’Incarnazione.

(tratto da http://www.monasterodibose.it/)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20250

Un bel video con molte immagini sull’Annunciazione

http://it.gloria.tv/?media=140285

Il Martirologio romano ricorda, tra gli altri, San Dismas, il Buon Ladrone, I sec.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90746

File:5part-icon-Dismas.jpg

(icona russa, XVII sec. Monastero di Solovetsk, a sx Dismas, a dx le porte del Paradiso sorvegliate da un Serafino, al centro Cristo)

e Sant’Isacco

http://www.santiebeati.it/dettaglio/46950

Il buon esempio

25 marzo 2011

http://www.rivelazioni.com/mm/202_cagnolino_educato.shtml

Signore aiutaci a darci reciprocamente buona testimonianza.

Gregorian Chant – Salve Regina

25 marzo 2011

http://www.youtube.com/watch?v=lf57AIpkw_w&feature=related

OPERE FATTE PER AMORE

24 marzo 2011

C’è un libricino forse passato un pò di moda, di una spiritualità che potrebbe passare per devozionismo popolare, che invece è prezioso perchè nella sua essenziale semplicità va dritto all’essenza della fede e dell’amore di Dio. Questo scritto è L’IMITAZIONE DI CRISTO di un autore anonimo del medio evo. Oggi proponiamo  fra le tante pagine che ci gioverebbe leggere, quelle che portano come titolo “Le opere fatte per amore”, indicate anche per il tempo quaresimale che stiamo vivendo.

<<Non si deve fare alcun male, per nessuna cosa al mondo né per compiacenza verso chicchessia; talora , invece, per giovare a uno che ne ha bisogno, si deve senza esitazione lasciare una cosa buona che si sta facendo, o sostituirla con una ancora più buona: in tal modo non si distrugge l’opera buona, ma soltanto la si trasforma in meglio.

A nulla giova una azione esterna compiuta senza amore; invece, qualunque cosa, per quanto piccola e disprezzata esa sia, se fatta con amore, diventa tutta piena di frutti. In verità Iddio non tiene conto dell’azione umana in sé e per sé, ma del cuore di ciacuno.

Opera grandemente colui che ha grande amore; opera grandemente colui che agisce con rettitudine; opera lodevolmente colui che si pone al servizio della comunità, più che del suo capriccio.

Accade spesso che ci sembri amore ciò che è piuttosto attaccamento carnale;  giacché è raro che, sotto le nostre azioni, non ci siano l’inclinazione naturale, il nostro gusto, la speranza di una ricompensa, il desiderio del nostro comodo. Chi ha un amore vero e perfetto non cerca se stesso, in alcuna sua azione, ma desidera solamente che in ogni osa si realizzi la gloria di Dio.

Di nessuno è invidioso colui che non tende al proprio godimento, né vuole personalmente soddisfazioni, desiderando, al di là di ogni bene, di avere beatitudine in Dio. Costui riporta il bene totalmente a Dio; dal quale ogni cosa procede, come dalla sua fonte e nel quale alla fine tutti i santi godono pace.>>

Cerchiamo di ricordare queste parole nelle nostre giornate e proviamo a donare amore, pensando all’ Amore immenso di cui noi stessi siamo oggetto.

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Venerdì 25 Marzo 2011) con commento comunitario

24 marzo 2011

ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Una favola sulla verità

24 marzo 2011

Giacomo di cristallo
di Gianni Rodari
Una volta, in una città lontana, venne al mondo un bambino trasparente. Attraverso le sue membra si poteva vedere come attraverso l’aria e l’acqua. Era di carne e d’ossa e pareva di vetro, e se cadeva non andava in pezzi, ma al più si faceva sulla fronte un bernoccolo trasparente.
Si vedeva il suo cuore battere, si vedevano i suoi pensieri guizzare come pesci colorati nella loro vasca.
Una volta, per sbaglio, il bambino disse una bugia, e subito la gente poté vedere come una palla di fuoco dietro la sua fronte: ridisse la verità e la palla di fuoco si dissolse. Per tutto il resto della sua vita non disse più bugie. Un’altra volta un amico gli confidò un segreto, e subito tutti videro come una palla nera che rotolava senza pace nel suo petto, e il segreto non fu più tale.
Il bambino crebbe, diventò un giovanotto, poi un uomo, e ognuno poteva leggere nei suoi pensieri e indovinare le sue risposte, quando gli facevano una domanda, prima che aprisse bocca.
Egli si chiamava Giacomo, ma la gente lo chiamava “Giacomo di cristallo”, e gli voleva bene per la sua lealtà, e vicino a lui tutti diventavano gentili.
Purtroppo, in quel paese, salì al governo un feroce dittatore, e cominciò un periodo di prepotenze, di ingiustizie e di miseria per il popolo. Chi osava protestare spariva senza lasciar traccia. Chi si ribellava era fucilato. I poveri erano perseguitati, umiliati e offesi in cento modi.
La gente taceva e subiva, per timore delle conseguenze.
Ma Giacomo non poteva tacere. Anche se non apriva bocca, i suoi pensieri parlavano per lui: egli era trasparente e tutti leggevano dietro la sua fronte pensieri di sdegno e di condanna per le ingiustizie e le violenze del tiranno. Di nascosto, poi, la gente si ripeteva i pensieri di Giacomo e prendeva speranza.
Il tiranno fece arrestare Giacomo di cristallo e ordinò di gettarlo nella più buia prigione.
Ma allora successe una cosa straordinaria. I muri della cella in cui Giacomo era stato rinchiuso diventarono trasparenti, e dopo di loro anche i muri del carcere, e infine anche le mura esterne. La gente che passava accanto alla prigione vedeva Giacomo seduto sul suo sgabello, come se anche la prigione fosse di cristallo, e continuava a leggere i suoi pensieri.
Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire.
Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.

Gregorian Chant Benedictinos

24 marzo 2011

http://www.youtube.com/watch?v=_MbDqc3x97k&feature=related

24 marzo. Santi e memorie del giorno

24 marzo 2011

Oggi si ricorda la figura e l’insegnamento di Oscar Arnulfo Romero, 1917-1980, arcivescovo di San Salvador, ucciso il 24 marzo 1980 mentre stava celebrando l’eucaristia.Il formale procedimento di beatificazione da parte della chiesa cattolica è in itinere, mentre c’è formale memoria dalle chiese anglicana, vetero-cattolica e luterana.
Difensore di poveri e di oppressi, attirò su di se molte fatali ostilità.Fedele al proprio motto episcopale, «sentire con la chiesa», Romero si sacrificò fino a donare la vita per promuovere una profonda conversione del corpo ecclesiale, unico cammino in grado di abilitare la chiesa stessa a denunciare il lato oscuro del mondo.

“Dio in Cristo vive vicinissimo a noi.
E Cristo ci ha dato una norma: «Avevo fame e mi hai dato da mangiare». Dove c’è un affamato, Cristo è vicinissimo a noi. «Avevo sete e mi hai dato da bere»: quando uno bussa alla tua porta e ti chiede dell’acqua, è Cristo, se lo guardi con fede. E del malato che desidera una visita Cristo ti dice: «Ero infermo e sei venuto a visitarmi».
E Cristo è nel carcerato. Quanti oggi si vergognano di prestare testimonianza a favore di persone innocenti! Quale terrore è stato seminato nel nostro popolo se persino gli amici tradiscono gli amici appena li vedono cadere in disgrazia!
Se vedessimo che è Cristo l’uomo bisognoso, l’uomo torturato, l’uomo prigioniero, l’uomo ucciso, lui in ogni figura umana calpestata così indegnamente lungo le nostre strade, scopriremmo questo Cristo calpestato come moneta d’oro che si raccoglie con cura e si bacia, né certo ci vergogneremmo di lui”.


Oscar Arnulfo Romero, parole pronunciate il 16 marzo 1980
(notizie in parte tratte da http://www.monasterodibose.it/)

Si ricorda nel Martirologio romano, tra gli altri, Santa Caterina di Svezia, 1331-1381

http://www.santiebeati.it/dettaglio/46800

http://it.gloria.tv/?media=140072

Shakira, Dia de enero

24 marzo 2011

http://www.shakira.com/videos/player/569

Festa dei giovani

24 marzo 2011

Sabato 26 marzo alle ore 20 nel salone della parrocchia San Carlo da Sezze, in via di Macchia Saponara n° 108.

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Giovedì 24 Marzo 2011) con commento comunitario

23 marzo 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

23 marzo. Santi del giorno.

23 marzo 2011

Oggi si ricorda San Turibio de Mogrovejo, 1538-1606, vescovo di Lima, patrono dei vescovi sudamericani e degli indios.

http://it.gloria.tv/?media=139807

San Giuseppe Oriol Boguna, 1650-1702

http://www.santiebeati.it/dettaglio/46740

Sant’Ottone Frangipane, 1040-1127, eremita ad Ariano Irpino, cui la fede popolare attribuisce molti miracoli, tra i quali quando, attorno al 1180, i saraceni di Lucera che assediavano Ariano, furono colpiti da una pioggia di ciottoli caduta dal cielo, si tramanda, per intercessione del santo che apparve fra le nuvole. Per ricordare questo avvenimento fu costruita la chiesa di santa Maria della Ferma.

[S.+OTTONE.JPG]

Sorprendersi

23 marzo 2011

http://www.youtube.com/watch?v=8L4QnUXjVhw

Signore donaci di intuire che la vita è un mistero meraviglioso che solo tu ci puoi sempre più svelare.

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Mercoledì 23 Marzo 2011) con commento comunitario

22 marzo 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20, 17-28)

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
 

22 marzo. Santi del giorno

22 marzo 2011

Oggi si ricordano S. Lea, ?-384, che mutò le sue “vesti delicate in ruvido sacco” (s. Girolamo), preticando una carità nascosta e silenziosa.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/46500

San Nocola Owen S.J., 1550-1606, martire, in Inghilterra protesse i cattolici durante le persecuzioni sotto Giacomo I.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/93218

Si ricorda l’apparizione  della Beata Vergine Addolorata di Castelpetroso, avvenuta a due umili donne il 22 marzo e ripetuta il 1°aprile 1888 : la Vergine semi inginocchiata, con le mani allargate e gli occhi rivolti al cielo, appare  in atteggiamento d’implorazione e di offerta, ai suoi piedi giace Gesù morto, steso e coperto di sangue e piaghe.  La Vergine non parla né lascia messaggi.

 

http://www.santuarioaddolorata.it/

http://www.mariadinazareth.it/apparizione%20castelpetroso.htm

Pietro Lorenzetti, Compianto, 1310-1326, dettaglio dalla Basilica Inferiore di Assisi.

Un piccolo gesto d’amore

22 marzo 2011

Nel paradiso terrestre tutti avrebbero gioito, tutti avrebbero sperimentato un reciproco aiuto, a vivere nell’amore.E com’è importante non sottovalutare neanche un piccolo gesto d’amore (anche se bisogna sempre valutare anche, ad es., la giusta prudenza).

http://www.youtube.com/watch?v=RODr0Fg8pNc

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Martedì 22 Marzo 2011) con commento comunitario

21 marzo 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 23,1-12)

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».”

Il regno dei cieli è vicino!

21 marzo 2011

Mi ha sempre più colpito che le prime Parole della predicazione pubblica di Gesù sono quelle di un Dio che non vede l’ora di donarci il suo amore ed ogni bene e ci dice che se apriamo il cuore lui è lì ad aspettarci…La primavera è proprio un segno di una vita autentica, bella, intensa, che nasce…

[12]Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea [13]e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, [14]perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:

[15]Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali,
sulla via del mare, al di là del Giordano,
Galilea delle genti;
[16]il popolo immerso nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte
una luce si è levata.

[17]Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». (Mt cap 4)

http://www.youtube.com/watch?v=SXh7JR9oKVE

Equinozio di primavera

21 marzo 2011

“Ieri era Inverno
ma, questa notte,
di sorpresa,
è nata la prima pratolina.

Primavera infinita,
cesti pieni di fiori.

Dona, o Signore,
a ciascuno la sua parte:
al prato l’erba,
al fosso la primula,
al cipresso la bacca.

Ad ogni muro la sua lucertola,
ad ogni tegola il suo muschio,
ad ogni vicolo il suo gatto,
ad ogni gatto il suo gomitolo.

Ad ogni attesa il suo ritorno,
ad ogni uomo il suo amore,
ad ogni morto la sua vita”.

Signore nostro Dio,

in questo giorno in cui la nostra stella, il sole,
è nel suo Equinozio
e ci fa entrare nella stagione della Primavera,
noi ti preghiamo
che ogni vivente sia rigenerato alla vita
nella speranza e nella gioia,
e che in ogni cuore umano arda il tuo amore.
Per Cristo, nostro Signore”.

Amen

(tratto da http://www.monasterodibose.it/)

 

21 marzo. Santi del giorno

21 marzo 2011

Oggi ricorre nel calendario monastico la festa di Benedetto, padre del monachesimo d’occidente.
«Vi fu un uomo di vita venerabile, Benedetto per grazia e per nome»: così inizia il secondo libro dei Dialoghi, in cui Gregorio Magno narra la vita del più famoso monaco latino, nato a Norcia intorno al 480.
Inviato a Roma per compiere gli studi, Benedetto abbandonò la città, «sapientemente ignorante e saggiamente incolto, desideroso di piacere a Dio solo». Conobbe le diverse forme di vita monastica del suo tempo: il semianacoretismo ad Affile, l’eremitismo in una grotta vicino a Subiaco, infine il cenobitismo indisciplinato e decadente di quell’epoca.
Dopo un tentativo fallito di riformare un monastero già esistente, Benedetto tornò nella solitudine, raggiunto ben presto da molti, che desideravano mettersi sotto la sua paternità spirituale. Egli organizzò per i suoi discepoli delle piccole comunità, assegnando loro degli abati e istruendoli nella conoscenza delle Scritture, nella vita fraterna e nella preghiera.
Nel 529 Benedetto si trasferì con alcuni monaci a Montecassino, per dar vita a un nuovo tipo di monastero. Per questo cenobio, unico e con un solo abate, egli scrisse la sua Regola, che testimonia il suo grande discernimento e la sua misura, e che sarebbe diventata il riferimento essenziale per tutto il monachesimo d’occidente. Benedetto organizzò le giornate della comunità contemperando tempi di preghiera e di lavoro, da lui ritenuti ugualmente imprescindibili per la vita del monaco.
Secondo un’antica tradizione, il padre dei monaci latini morì il 21 marzo del 547.

“….e anche, in ragione di un necessario equilibrio, ne risultasse qualcosa di un poco appena più ristretto (nella tua vita), in vista della correzione dei vizi e del mantenimento della carità, non tornare indietro, atterrito per lo spavento, dalla via della salvezza. Man mano infatti che si avanza nella vita di conversione e di fede, si corre sulla via dei comandamenti con il cuore dilatato nell’inesprimibile dolcezza dell’amore”.

(Benedetto, dal Prologo della Regola), tratto da http://www.monasterodibose.it/

 

File:Andrea Mantegna Saint Benedict.jpg

(Andrea Mantegna, Benedetto da Norcia, 1453-1454, Pinacoteca di Brera)

Si ricorda anche Santa Benedetta Cambiagio Frassinello,1791-1858, fondatrice delle suore benedettine della Provvidenza.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/46300

San Giustiniano di Vercelli, ?-452, Vescovo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91175

San Nicola di Flue, 1417-1487, eremita

http://www.santiebeati.it/dettaglio/34850