Archive for giugno 2011

Una bellissima testimonianza

30 giugno 2011

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Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 1 luglio 2011) con commento comunitario

30 giugno 2011

SACRATISSIMO CUORE DI GESU’

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)

In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

semplicemente Ti diciamo “Grazie Gesù”

30 giugno 2011

Istituto Luigi Sturzo

30 giugno 2011

Eccon un interessantissimo sito di alta cultura di matrice cattolica:

http://www.sturzo.it/site/it-IT/

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 30 giugno 2011) con commento comunitario

29 giugno 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,1-8)

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».
Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire Ti sono perdonati i peccati, oppure dire Àlzati e cammina? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico -, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.
Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

60° di sacerdozio del papa / Benedetto XVI, il Papa dell’amicizia con Dio

29 giugno 2011

mms://rntlivewm.rai.it/raiuno/asuaimmaginepapa1404.wmv

Non ho visionato il servizio, prudenza nel vederlo.

Preghiamo  e ringraziamo per il dono di questo grande pontefice.

29 giugno. santi Pietro e Paolo

29 giugno 2011

(Ambrogio Lorenzetti, XIV sec.)

Nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Roccalbegna si trova conservato un capolavoro di Ambrogio Lorenzetti, uno dei maggiori interpreti della pittura senese del XIV secolo, autore  della stupenda Maestà.

Si tratta di tre tavole collocate dietro l’altare maggiore, su un moderno dossale in pietra, parti superstiti di un grande polittico del 1340 circa, smembrato nel corso dei secoli e di cui si era persa notizia.

L’opera riflette pienamente lo stile dell’artista, allievo di Duccio di Boninsegna, caratterizzato dal sapiente uso dei fondi dorati della tradizione pittorica senese, associata a una spiccata vena narrativa. La tavola con San Pietro raffigura il santo, avvolto in un’elegante veste, con le chiavi del regno dei cieli e il pastorale; molto accurata è anche l’immagine di San Paolo, cui lo Spirito Santo, rappresentato dalla piccola colomba, suggerisce le parole che sta scrivendo.

La terza tavola raffigura La Madonna col Bambino, detta “delle ciliegie” per i frutti alludenti alla Passione che Gesù tiene in mano. La Madonna siede su un trono dal caratteristico stile gotico.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20375

Le chiese d’oriente e d’occidente celebrano oggi la solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, nella data in cui, secondo un’antica tradizione, sarebbe avvenuto nel 64 il loro martirio a Roma.
Pietro «nostro padre», come lo definisce la liturgia copta, era un pescatore originario di Betsaida di Galilea e fratello di Andrea, il quale lo presentò a Gesù. Testimone privilegiato della Trasfigurazione e del Getsemani, ricevette da Gesù il compito di riconfermare i fratelli dopo aver lui stesso conosciuto la misericordia di Dio nel perdono del suo rinnegamento. Egli che per rivelazione del Padre aveva confessato Gesù come il Cristo, il Figlio del Dio vivente, guidò la prima comunità nella testimonianza del Risorto, accolse i pagani nella chiesa e annunciò l’Evangelo fino a Roma, dove morì martire. Origene testimonia che morì come uno schiavo, crocifisso con la testa all’ingiù.
Paolo, che dalla liturgia copta è chiamato «nostro maestro», era originario di Tarso, in Cilicia, ed era stato istruito nella fede ebraica secondo la tradizione dei farisei. Dopo aver riconosciuto in Gesù il Messia, egli divenne l’annunciatore dell’Evangelo alle genti e percorse le regioni dell’Asia Minore e della Grecia, affrontando pericoli e fatiche e portando in sé la sollecitudine per tutte le chiese. Cittadino romano, egli fu, secondo la tradizione, decapitato a Roma presso la via Ostiense.
La festa di Pietro e Paolo apostoli era celebrata a Roma nella data del 29 giugno già attorno alla metà del IV secolo. (tratto da www.monasterodibose)

Al beato Pietro, il primo degli apostoli, l’ardente amante di Cristo, fu dato di ascoltare: «E io ti dico che tu sei Pietro». Egli infatti aveva detto: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Cristo a lui: «E io ti dico che tu sei Pietro, e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa». Sopra questa pietra edificherò la fede che tu confessi, sopra ciò che hai detto: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», edificherò la mia chiesa. Da pietra Pietro, non pietra da Pietro; così come cristiano da Cristo.
Paolo invece viene da Saulo, come un agnello uscito da un lupo. Prima avversario, poi apostolo; prima persecutore, poi predicatore.
Il Signore gli mostrò quelle cose che bisognava patisse per il suo Nome, lo sostenne nella passione e lo fece pervenire a questo giorno.
Unico il giorno della passione per i due apostoli, ma essi erano del resto una cosa sola
(Agostino, dal Discorso 295).

29 giugno. Benedizione dei Sacri Palli

29 giugno 2011

Il Sacro Pallio è l’insegna liturgica d’onore e di giurisdizione, costituito nella sua forma attuale da una fascia di lana bianca larga 4-6 cm ornata di sei croci e frange di seta nera, le cui due estremità ricadono sul petto e sulle spalle. Il pallio è girato intorno alle spalle in forma di anello, cucito sulla spalla sinistra e con i due capi che scendono davanti e di dietro, tenuti pendenti mediante un piombino, ed è ornato sul petto, sul dorso e sulla spalla sinistra da una spilla gemmata (acicula), che anticamente serviva invece per tenere fermo il paramento nei tre punti detti.

I Sacri Pallii vengono confezionati con la lana di due agnelli bianchi allevati dalle religiose del convento romano di San Lorenzo in Panisperna e poi offerta al Papa dai religiosi dell’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi, che servono la Basilica di Sant’Agnese fuori le Mura, dove nella cripta sono custodite le reliquie della santa insieme a quelle di s. Emerenziana. E proprio gli agnelli accompagnano spesso nell’iconografia tradizionale la figura della Santa romana.

Gli agnelli vengono benedetti nella basilica di Sant’Agnese il 21 gennaio, giorno in cui si commemora la morte cruenta della martire romana, avvenuta nel 350 circa nel Circus Agonalis, l’ attuale Piazza Navona, luogo dove sorge oggi la cripta a lei dedicata, e dove venne esposta e poi trafitta con un colpo di spada, secondo come si uccidevano gli agnelli. Il papa benedice gli agnelli, tradizionale simbolo della Santa, la cui lana servirà per confezionare il Pallio.

http://www.youtube.com/watch?gl=IT&hl=it&v=IPLT143RjDc

Le Suore di Santa Cecilia in Trastevere tessono i Palli con la lana degli agnelli appena tosati. Ogni anno, ai Primi Vespri della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo del 29 giugno, il papa benedice i nuovi Sacri Palli che vengono custoditi, fino all’anno successivo, in una cassa d’argento dorato, dono di Benedetto XIV, conservata nella cosiddetta «nicchia dei palli» presso la Tomba di San Pietro, sotto l’Altare della Confessione, da dove vengono prelevati per essere imposti ai metropoliti, o consegnati ai loro procuratori, dal cardinale proto diacono in nome del Romano Pontefice. Alla cerimonia di benedizione dei Sacri Palli, che avviene negli appartamenti privati del papa, partecipano due padri trappisti, due canonici del capitolo di San Giovanni, il decano del Tribunale della Rota Romana, due “sediari” (anticamente addetti a reggere la sedia gestatoria papale, attualmente personale dell’anticamera pontificia) e due officiali dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice.

Insegna dapprima esclusiva del Sommo Pontefice, il pallio venne in seguito (dal sec. VI) accordato dal papa anche a quei vescovi che avessero ricevuto dalla Sede Apostolica una speciale giurisdizione. Papa Simmaco lo concesse infatti nel 513 a Cesario, vescovo di Arles. Secondo una pratica che risale alla metà del secolo IX, i metropoliti sono tenuti a chiedere il Pallio al papa. I metropoliti sono i vescovi che presiedono una provincia ecclesiastica e svolgono funzioni di vigilanza e di supplenza sugli altri vescovi della provincia, detti “suffraganei” dal suffragio o voto cui essi hanno diritto nel Concilio provinciale.

I metropoliti devono chiedere il pallio personalmente o tramite un procuratore, entro i primi tre mesi dalla loro consacrazione episcopale, oppure, se è già stato consacrato entro tre mesi dalla nomina. Il motivo di quest’obbligo è legato al significato del pallio: esso è simbolo della potestà gerarchica che il metropolita esercita nella sua provincia in comunione con la Chiesa di Roma.

Già le più antiche rappresentazioni del Sacro Pallio nel famoso avorio di Trier, in una processione con reliquie della metà del sec. V, e più chiaramente nella figura del vescovo Massimiano nel mosaico di S. Vitale di Ravenna della prima metà del sec. VI, lo mostrano in forma di sciarpa intorno alle spalle, le due parti pendenti dalla spalla sinistra. Dalla metà del sec. IX i due capi cominciano a pendere, fermati con due spille, esattamente nel mezzo del petto e del dorso. Una terza spalla lo fissa sulla spalla sinistra.

File:Saint Apollenaris.jpg

(Mosaico di Sant’Apollinare, in Sant’Apollinare in Classe)

In seguito invece delle spille v’è una cucitura fissa e le 3 spille rimasero decorative. I due capi, prima di una considerevole lunghezza fino al ginocchio, vengono accorciati dopo il sec. XV alla forma attuale (del sec. XVII). L’ornato del Pallio con la croce, già iniziato nel mosaico ravennate, aumenta nell’epoca carolingia. Nel medioevo con Innocenzo III è di colore rosso. Il Pallio dell’arcivescovo di Colonia Clemente Augusto, morto nel 1761, aveva 2 croci nere e 6 rosse.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 29 giugno 2011) con commento comunitario

28 giugno 2011

SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-19)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

28 giugno. Santi e memorie del giorno

28 giugno 2011

A Lione, attorno al 202, muore Ireneo, vescovo di quella città, padre della chiesa e forse martire durante la persecuzione di Settimio Severo, oggi ricordato dalle chiese cattolica, anglicana, luterana, maronita, siro-occidale e vetero-cattolica.
Originario dell’Asia Minore, di famiglia pagana, Ireneo fu discepolo di Policarpo di Smirne, che gli trasmise ciò che a sua volta aveva appreso dagli apostoli.
Nel 177 era presbitero nelle giovani chiese di Lione e di Vienne durante la persecuzione che colpì quelle comunità, e fu chiamato a succedere al vescovo Potino, morto martire in quell’anno.
Come pastore Ireneo esercitò un’intensa attività missionaria tra le popolazioni della Gallia, correggendone le deviazioni dalla fede apostolica e rappacificando le chiese già allora segnate dalla divisione e dalle controversie.
Partendo dalla Scrittura, letta nella sua totalità e unità e interpretata alla luce del canone di verità rappresentato dalla predicazione degli apostoli, Ireneo narrò con grande passione l’esperienza di fede della chiesa, che si tramanda di generazione in generazione come un deposito che ringiovanisce.
Per Ireneo la fede cristiana è la fede in un Padre buono, che non ha abbandonato l’uomo, sua creatura, ma che ha continuato a parlargli e a prepararlo alla salvezza recata dall’incarnazione del Figlio.
Ireneo testimoniò nei suoi scritti, che sono anche i primi esempi di teologia cristiana, la bontà delle realtà create e dell’uomo, immagine e somiglianza di Dio, chiamato a diventare la gloria di Dio sulla terra.
Prima di morire, Ireneo si adoperò per riconciliare le chiese d’oriente e d’occidente, divise sulla data di celebrazione della Pasqua, dando un ulteriore segno della propria totale dedizione alla riconciliazione. La riconciliazione di ogni creatura, ricapitolata in Cristo, del resto, era per Ireneo il cuore del lieto annuncio cristiano.

Coloro che vedono la luce sono nella luce e partecipano del suo splendore. Allo stesso modo, coloro che contemplano Dio sono in Dio, partecipando del suo splendore. Perché lo splendore di Dio vivifica!
Perciò il Verbo divenne dispensatore della grazia paterna a vantaggio degli uomini, per i quali ha stabilito così grandi economie, mostrando Dio agli uomini e presentando l’uomo a Dio: salvaguardando l’invisibilità del Padre affinché l’uomo non divenisse disprezzatore di Dio e avesse sempre un punto verso il quale progredire, ma nello stesso tempo mostrando Dio visibile agli uomini per mezzo delle molte economie, affinché l’uomo, privo totalmente di Dio, non cessasse di esistere.
Infatti la gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo è la manifestazione di Dio. Ora se la manifestazione di Dio che avviene attraverso la creazione dà la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, molto più la manifestazione del Padre mediante il Verbo darà la vita a coloro che contemplano Dio
(Ireneo di Lione, Contro le eresie 4,20,5-7).

Il 28 giugno del 1528 si spegne sul monte Soratte Paolo Giustiniani, monaco e fondatore degli eremiti camaldolesi di Monte Corona.
Nato nel 1476 nella ricca famiglia veneziana dei Giustiniani, il giovane Tommaso fu formato alla scuola dei più grandi umanisti italiani del tempo. Ritiratosi sull’isola di Murano per approfondire nella quiete la propria ricerca filosofica, Tommaso venne a contatto con i monaci camaldolesi e la sua vita subì una svolta repentina e radicale. Entrato nel 1510 assieme a due compagni veneziani nell’eremo di Camaldoli, Tommaso assunse il nuovo nome di Paolo, e cominciò presto con uno di loro, l’amico Pietro Quirini, a invocare una profonda riforma della chiesa, fino a scrivere un dettagliato Libello sull’argomento, indirizzato a papa Leone X.
Ma lo scontento di Giustiniani non si limitò alla situazione globale della chiesa; egli serbò per tutta la vita la convinzione che la vita eremitica potesse costituire una silenziosa e misteriosa memoria dell’amore di Dio per gli uomini, una «predicazione senza parole». Desideroso di dedicarsi totalmente all’intimità con Dio, egli abbandonò l’ambiente camaldolese e diede vita nel 1520 nei pressi di Ancona alla «compagnia degli eremiti di san Romualdo», oggi noti con il nome di eremiti camaldolesi di Monte Corona.
Giustiniani seppe tenere unite grazie alla sua grande cultura un’austerità quasi parossistica e una notevole finezza spirituale. I suoi insegnamenti sulla vita spirituale ci sono giunti attraverso una preziosa serie di opere capaci di parlare, a dispetto della loro netta impronta eremitica, a ogni cristiano in cerca del radicalismo evangelico.

Come la nave, che solca il mare, dietro a sé non lascia traccia alcuna del percorso fatto, così la nostra anima, condotta dallo Spirito divino, attraversando l’immenso mare e l’abisso delle contemplazioni divine, non dovrebbe vedere, se si volta indietro, per quale strada sia passata, né come a quel dato punto sia giunta.
Se tu avessi considerato tutto questo, carissimo fratello in Cristo, probabilmente non avresti domandato né a me né ad altri che ti fosse suggerito un modo di pregare; ma ti saresti completamente abbandonato, invece, allo Spirito divino, senza pretendere di conoscere né la via, né come ti guida.
Allora tieni a mente che nelle tue orazioni, quando cioè sei in preghiera, il metodo migliore è quello di non avere nessun metodo e che la forma migliore è quella di non avere alcuna forma. Poiché l’orazione nasce da quello Spirito che nei suoi doni è generoso, abbondante e vario, così vari e diversi e quasi infiniti sono i modi e le forme che essa ha
 (Paolo Giustiniani,dal Trattato sulla preghiera).

Si ricordano anche san Paolo I, ?-767, papa

http://www.santiebeati.it/dettaglio/89093

i santi martiri d’Alessandria d’ Egitto, ?-202

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59910

santa Vincenza Generosa, 1784-1847

http://www.santiebeati.it/dettaglio/32700

san Giovanni Southworth, 1592-1654, sacerdote e martire in Inghilterra, condannato a morte sotto il governo di Oliver Cromwel

Video con brani da Maria, Chiesa nascente di Benedetto XVI

28 giugno 2011

http://www.gloria.tv/?media=163782

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 28 giugno 2011) con commento comunitario

27 giugno 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,23-27)

In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

27 giugno. Santi del giorno

27 giugno 2011

Oggi si ricordano San Cirillo d’Alessandria, 370-444, vescovo di Alessandria d’Egitto tra il 385 e il 412, nipote di  Teofilo, del quale fu successore.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/27950

sant’Arialdo di Milano, dopo l’anno 1000, diacono e martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59700

san Ferdinando d’Aragona, 1030-1082, vescovo di Caiazzo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59825

san Maggiorino di Aqui, IV sec., martire. Un’antichissima tradizione vuole Maggiorino uno dei 65 vescovi ordinati dal papa San Silvestro I nella prima metà del IV secolo e da lui inviati, in seguito al celebre Editto di Costantino a reggere nuove Chiese nella cristianità, che finalmente entro i confini dell’Impero Romano poté essere esente da persecuzioni.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92383

san Adeoato di Napoli, ?-671, 33° vescovo di Napoli

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91867

san Walhero, nacque nella seconda metà del secolo XII. E’ belga della provincia vallone di Namur,  di cui ora è patrono. E’ un santo molto popolare e venerato in Belgio,  invocato per guarire dal mal di testa e contro le malattie del bestiame.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91111

Movimento dei Focolari, sito

27 giugno 2011

http://www.focolare.org/

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 27 giugno 2011) con commento comunitario

26 giugno 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,18-22)

In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

Comunità di Sant’Egidio, sito

26 giugno 2011

http://www.santegidio.org/

26 giugno. Santi e memorie del giorno

26 giugno 2011

Oggi si fa memoria di san Josemaria Escrivà de Balaguer, 1902-1975, fondatore dell’Opus Dei e della Società sacerdotale della Santa Croce

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59650

dei Santi Giovanni e Paolo,  vissuti nel IV secolo, che furono fratelli di fede oltre che di fatto, martiri

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59500

di San Virgilio, IV sec., terzo vescovo di Trento e martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59600

di San Rodolfo, 1034-1064, vescovo di Gubbio

http://www.santiebeati.it/dettaglio/74250

di Sant‘Anselmo di Chignin, 1107-1178 monaco e vescovo di Belley, in  Savoia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90544

di San Josè Maria Robles Hurtado, 1888-1927, martire durante la rivoluzione messicanaa Guadalajara nello Stato di Jalisco in Messico

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90130

Degno di gloria da tutte le bocche e di rendimento di grazie da tutte le lingue è il Nome adorabile e glorioso del Padre, del Figlio e dello Spirito santo, che creò il mondo con la sua grazia e i suoi abitanti con la sua misericordia; salvò gli uomini con la sua compassione e fece grande grazia ai mortali.
Ti conoscano tutti gli abitanti della terra, poiché tu solo sei Dio, padre di verità! Tu hai mandato il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio e tuo amato, e lui, nostro Signore e nostro Dio, ci ha insegnato, per mezzo del suo Evangelo vivificante, tutta la purezza e la santità dei profeti, degli apostoli, dei martiri, dei confessori, dei vescovi, dei presbiteri, dei diaconi e di tutti i figli della chiesa santa e cattolica, coloro che sono segnati dal santo battesimo
(Dall’Anafora degli apostoli Addai e Mari).

Il secondo venerdì d’estate, la chiesa caldea e quella assira ricordano mar Mari, apostolo della Siria, della Mesopotamia e della Persia.
Le fonti che narrano la vita di Mari, discepolo di Addai, che sarebbe stato il primo dei settanta(due) discepoli inviati in missione da Gesù, sono tardive e contraddittorie. Con esse ciò che si vuole tuttavia ricordare e affermare è l’origine antichissima delle chiese siro-orientali.
Secondo la tradizione, Mari fu scelto da Addai per continuare la sua missione evangelizzatrice nell’oriente. Ricevuto tale mandato, egli percorse la Mesopotamia orientale, spingendosi a predicare sino ai contrafforti dell’altopiano dell’Iran.
A lui si deve la fondazione delle sedi episcopali di Nisibi, di Kas*POkar e l’evangelizzazione della regione di Seleucia-Ctesifonte.
Ad Addai e Mari è attribuita una delle più antiche anafore eucaristiche, tuttora in uso nelle liturgie siro-orientali.
I due apostoli sono ricordati insieme in varie regioni orientali, in date che variano da una zona all’altra; la festa più importante è forse quella che si celebra in Iraq e in Kurdistan il 5 di agosto, con una ricca liturgia propria. (tratto da  www.monasterodibose.it)

Contro ogni speranza (da: Piccolo Magnificat)

25 giugno 2011

Come un’alba tremante
alle fresche folate
mattutine
nel silenzio risvegliato
soltanto
dal canto
dei nidi
tra le foglie danzanti
al nuovo giorno
così è sempre
la mia speranza:
ancora si apre,
si apre, al futuro
anche contro
ogni speranza.
Continua a credere,
ostinata,
ad ogni vera
giustizia,
anche umana,
ad ogni vera vita,
anche umana.

([16] Eredi quindi si diventa per la fede, perché ciò sia per grazia e così la promessa sia sicura per tutta la discendenza, non soltanto per quella che deriva dalla legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi.

[17] Infatti sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli; (è nostro padre) davanti al Dio nel quale credette, che vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono.

[18] Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza. Rm 4

E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio. Gc 2, 23).

29 giugno 2011: 60° di sacerdozio di Benedetto XVI

25 giugno 2011

Preghiamo ancora di più in questi giorni per il nostro papa.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Domenica 26 giugno 2011) con commento comunitario

25 giugno 2011

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».