Archive for settembre 2011

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Sabato 1 ottobre 2011) con commento comunitario

30 settembre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,17-24)

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

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… salmeggiando … !!!

30 settembre 2011

SALMO 79 (78) _ LAMENTO NAZIONALE

 

 

Giunga al tuo cospetto il gemito

dei prigionieri;

secondo la potenza del tuo braccio

salva quelli che sono votati alla morte.

Fà ricadere ai nostri vicini, nel seno,

sette volte sette

l’oltraggio che ti hanno fatto,

mio Signore.

E noi, tuo popolo e gregge

del tuo pascolo,

ti renderemo grazie per sempre,

di generazione in generazione

proclameremo le tue lodi.

 

SALMO 79 (78) , 11_13

30 settembre. Santi del giorno

30 settembre 2011

Ora ti domando, carissimo fratello, se non ti pare di abitare, già qui sulla terra, nel regno dei cieli, quando si vive fra i testi della Scrittura, li si medita, non si conosce o non si cerca di conoscere nessun’altra cosa.
Non vorrei che ti fosse di danno, nella sacra Scrittura, la semplicità e – vorrei dire – la banalità delle parole. Può essere che questa stesura dipenda da difetto d’interpretazione, oppure che sia stata fatta appositamente per renderne più facile la comprensione al pubblico, per far sì che in un’unica e medesima frase, tanto l’uomo di cultura quanto l’ignorante potessero coglierne il senso secondo la propria capacità.
Da parte mia non sono così superficiale e stupido da farmi passare per uno che tutte queste cose le conosce, o che vuol cogliere in terra i frutti di quelle radici che sono piantate in cielo. Confesso però che ne ho il desiderio e che ho pure voglia di impegnarmi con tutte le mie forze per intraprendere il cammino verso tale meta.

(Girolamo, Lettera 53,10)

Nel 420 muore a Betlemme Girolamo, padre della chiesa e monaco. Nato in Dalmazia negli anni ’40 del IV secolo, Girolamo si recò a Roma per studiare i classici latini. Nella capitale dell’impero egli conobbe la vita ascetica dell’occidente, e si recò poi in oriente per conoscere la tradizione monastica del deserto siriaco. Giunto ad Antiochia, fu ordinato presbitero, suo malgrado, dal vescovo Paolino.
Tornato a Roma, Girolamo fondò sull’Aventino un luogo di preghiera frequentato dalle donne dell’aristocrazia romana, tre delle quali, Marcella, Paola ed Eustochio, lo seguiranno in Palestina nel 385. E a Roma che Girolamo acquisì un profondo amore per le Scritture, che non lo abbandonerà più fino alla morte. Uomo dal carattere passionale, egli ebbe amicizie intense, come quella con Rufino di Aquileia, che non tardarono a diventare contrapposizioni altrettanto profonde quando questioni di principio si frapposero tra lui e i suoi interlocutori. Alla morte di papa Damaso, deluso da molti di coloro che aveva amato sino ad allora, Girolamo lasciò tutto e ripartì per l’oriente, alla volta di Betlemme, dove, fondato un monastero maschile e uno femminile, si dedicò alla traduzione e al commento dei libri della Scrittura. È a lui che si deve la Vulgata, il testo latino della Bibbia che fu adottato in tutto l’occidente. Ma neppure nella solitudine monastica trovò pace, poiché venne coinvolto, per la sua conoscenza allora ineguagliabile delle Scritture, nelle grandi controversie teologiche del tempo. Nei suoi scritti, e in particolare nel suo vasto epistolario, Girolamo ha lasciato alla chiesa un tesoro monumentale di insegnamenti e intuizioni sulla vita cristiana e sull’ascesi monastica, ed è ricordato giustamente come uno dei più grandi dottori della chiesa indivisa.

Preghiera

Dio nostro,
tu hai concesso a Girolamo
di indagare con sapienza
la santa Scrittura
e di gustare la dolcezza della tua parola:
concedi anche a noi
di saperla ascoltare, meditare e contemplare,
perché essa
è il nostro cibo quotidiano
nel pellegrinaggio verso il regno.
Per Cristo nostro unico Signore.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/24650

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G Ravasi. La grammatica

30 settembre 2011
(Antonello da Messina, san Gerolamo nello studio, 1474, National Gallery, Londra)
Il rabbí di Gher raccontava: «Da ragazzo non volevo applicarmi allo studio della grammatica perché la consideravo una scienza come tante altre. Più tardi, invece, mi ci sono dedicato con passione perché ho visto che i segreti della Bibbia sono legati ad essa». Sono stato per anni docente di esegesi biblica; ho passato buona parte della mia vita a studiare le Sacre Scritture e, anche se ora la mia missione è un’altra, considero sempre il santo di oggi, Girolamo, il mio ideale patrono. Non c’è bisogno di spiegare che questo personaggio dal carattere piuttosto rubesto, morto il 30 settembre del 420 nell’aspra solitudine delle grotte di Betlemme, è stato il più famoso traduttore e studioso antico della Bibbia. Io, però, sono ricorso – per commemorarlo – a uno degli apologhi che il filosofo Martin Buber ha raccolto nei suoi Racconti dei Chassidim. Un maestro ebreo, appartenente a questa corrente mistica mitteleuropea, ammoniva il suo discepolo sulla necessità dello studio della grammatica. Apparentemente essa è arida, è un sistema di regole, è un minuzioso gioco a incastro di elementi variabili secondo le diverse lingue. Eppure, è l’ossatura senza la quale il pensiero si sfalda, la bellezza si scolora, il messaggio si estingue. Un altro scrittore cristiano del VII secolo, Massimo il Confessore, dichiarava: «Se non conosci le parole [umane] della Scrittura, come potrai raggiungere la Parola [divina]?». Come accade in Cristo che è Verbo divino ma è anche «carne», cioè linguaggio e realtà umana, così è per la Bibbia. Per questo, l’antica tradizione ecclesiale ha sempre esaltato come fondamentale – prima di ogni senso «spirituale» – il senso «letterale», e Lutero ribadiva che il «grammaticale» è il primo dato teologico e non solo letterario. Riflettano quelli che si vantano di letture bibliche solo «spiritualistiche», senza «grammatica»!
G. Ravasi, in “Il Mattutino”, pubblicato in Avvenire di oggi 30 settembre 2011

I Collage, Tu mi rubi l’anima

30 settembre 2011

http://www.collage.it/index1.html

raggiunto il link cliccare su video e poi sulla canzone segnalata.

Video: Beato Angelico

30 settembre 2011

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Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 30 settembre 2011) con commento comunitario

29 settembre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,13-16)

In quel tempo, Gesù disse:
«Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».

Sul Padre Nostro. S.Teresa d’Avila. Cammino di perfezione

29 settembre 2011

“Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. O mio tenero Maestro, quale gioia per me che tu non abbia fatto dipendere il compimento della tua volontà, da un volere così debole quanto il mio! … Quanto infelice sarei, se tu avessi voluto che dipendesse da me che si compia o no la tua volontà. Ora, ti do liberamente la mia volontà, anche se in un momento in cui questo dono non è meramente desinteressato, poiché una lunga esperienza mi ha fatto conoscere i vantaggi di tale abbandono.

Il commento completo di s. Teresa d’Avila al Padre Nostro si può trovare nel ” Cammino di perfezione” dal cap.30 al 42, nella Biblioteca spirituale su questo sito, nella colonna a destra, in PAGINE,  primo link (www.teologiaspirituale.it) . Scorrendo in ordine alfabetico nella categoria “Classici”.

G.Ravasi. Lo pseudonimo di Dio

29 settembre 2011

Se pensassimo a tutte le fortune che abbiamo avuto senza meritarle, non oseremmo lamentarci. «Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non si firma personalmente».

A dire questo era uno scrittore francese non particolarmente religioso, Anatole France. A ribadire l’idea, ma da un’altra angolatura, è il suo conterraneo e contemporaneo (Ottocento) Jules Renard al cui Diario abbiamo già attinto in passato. Egli parla piuttosto di «fortuna» che regge tanti momenti della nostra vita, ma non osa esplicitare il nome sottinteso, Dio. Se in un’ideale doppia partita oggettiva dovessimo con rigore elencare beni e mali della nostra vita, siamo proprio sicuri di aver diritto a quella tiritera inesorabile di lamenti che ci scambiamo quando ci incontriamo? Facile è segnare le prove perché si infiggono nell’anima e nella carne; i doni e le gioie sono, invece, come acqua che scorre su una pietra. Cerchiamo, allora, di esercitarci ogni giorno a dire almeno un grazie e non solo a Dio, ma anche a tutti coloro che ci riservano un gesto di cordialità, un aiuto, una parola calorosa. Proviamo a ricordare un evento grande della nostra vita che ci è stato donato e che abbiamo forse archiviato, quasi ci fosse dovuto: lo farò io per primo, ricordando la grazia dell’episcopato che ho ricevuto proprio oggi, il 29 settembre di quattro fa, dalle mani di Benedetto XVI. Tentiamo anche di cogliere il valore dei favori che consideriamo ovvi e scontati: l’aria, l’acqua, la bellezza del mondo, le amicizie e così via. Lunga è la lista “bianca” da accostare a quella “nera” delle amarezze. Aristotele – narra Diogene Laerzio – interrogato «su che cosa invecchia e muore presto», rispose lapidario: «La gratitudine».

G. Ravasi, da “Il Mattutino”, pubblicato in Avvenire di oggi 29 settembre 2011

 

 

Dal Salmo 95 (96)

 1 Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
2 Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.
3 Perché grande Dio è il Signore,
grande re sopra tutti gli dèi…..

29 settembre. Santi del giorno

29 settembre 2011

Icona cretese, La Congregazione degli Arcangeli, Monastero di Vatopediou sul Monte Athos. E’ considerata opera del pittore Angelos, o, secondo altri, una delle prime opere di A. Ritzos , 1500 ca.

Le chiese d’occidente fanno oggi memoria degli angeli e messaggeri del Signore.
Gli angeli, secondo tutta la tradizione biblica, riassunta nella Lettera agli Ebrei, «sono spiriti inviati da Dio al servizio di coloro che devono ereditare la salvezza» (Eb 1,14). A loro, nella prima come nella nuova alleanza, Dio affida il compito di trasmettere la sua volontà al popolo d’Israele o a uomini da lui prescelti per una missione particolare. Certo, Paolo ricorda che «uno solo è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini: l’uomo Cristo Gesù» (I Tm 2,5), tuttavia le chiese cristiane hanno fin da principio riconosciuto un ruolo ai messaggeri di Dio nell’economia del Verbo: nel Nuovo Testamento è agli angeli che viene affidato l’incarico di annunciare l’incarnazione del Figlio di Dio, di custodirne il cammino terreno, di proclamarne la resurrezione, di spiegame l’ascensione, di accompagnarne il ritorno glorioso. Secondo la testimonianza degli antichi testi eucaristici d’oriente e d’occidente, i messaggeri di Dio celebrano alla presenza del Signore un’ininterrotta liturgia celeste, alla quale la liturgia della chiesa sulla terra non fa che unirsi per proclamare Dio tre volte Santo.
Con gli interrogativi posti alla fede in epoca moderna, tra le diverse confessioni cristiane sono sorte divergenze di comprensione, tuttora in attesa di approfondimento, riguardo al ruolo che gli spiriti angelici rivestono nel tempo della chiesa, per vegliare su di essa e sui singoli credenti.

“Celebriamo oggi la festa dei santi angeli… Ma cosa possiamo dire di questi spiriti angelici ? Questa è la nostra fede : Crediamo che godano della presenza e della vista di Dio, che possedano una beatitudine eterna, quei beni cioè che « occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo » (1 Cor 2,9). Cosa dunque può dire a questo proposito ad altri uomini mortali, un semplice mortale incapace com’è di concepire tali cose ?… Se parlare della gloria dei santi angeli in Dio è impossibile, possiamo almeno parlare della grazia e dell’amore che essi manifestano nei nostri confronti, perché godono non solo di una dignità incomparabile ma anche di una disponibilità al servizio piena di bontà… Se non possiamo capire la loro gloria, ci stringiamo con ancor più forza alla misericordia di cui sono ricolmi questi familiari di Dio, questi cittadini del cielo, questi principi del Paradiso.

 Lo stesso apostolo Paolo, che ha contemplato con i suoi occhi la cortina celeste e ne ha conosciuto i segreti (2 Cor 12,2), attesta che « sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza » (Eb 1,14). Non considerate in questo nulla di straordinario, poiché il Creatore, il Re degli angeli in persona, « non è venuto per essere servito ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti » (Mc 10,45). Quale angelo disprezzerebbe il servizio nel quale lo ha preceduto colui che gli angeli servono nel cielo con sollicitudine e gioia ?” San Bernardo  ( Omelie per la festa di San Michele, 1)

Preghiera

Dio della luce,
tu hai affidato agli angeli
il ministero della lode continua
alla tua presenza
e li hai voluti quali tuoi messaggeri
per noi uomini:
concedi a noi,
pellegrini sulla terra,
la protezione delle creature del cielo,
perché possiamo
insieme con loro nel regno
contemplare sempre
la gloria del tuo volto.
Per Cristo nostro Signore.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21600

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21650

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21700

Oggi si fa memoria anche dei santi Michele di Aozaraza, Guglielmo Courtet, Vincenzo Shiwozuka, Lazzaro di Kyoto, Lorenzo Ruiz, ?-1637, martiri.

Lorenzo Ruiz è il protomartire delle Filippine, il paese più cat­tolico dell’Estremo Oriente, ma il suo martirio insieme ad altri 15 compagni non si consumò nella sua terra, bensì nel Giappone. La maggior parte di loro sacerdoti dell’Ordine dei Predicatori, mentre Lazzaro di Kyoto e Lorenzo da Manila Ruiz, padre di famiglia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/72250

San Grimoaldo di Pontecorvo, XIII sec, si tramanda fosse fratello di s. Eleuterio e  di s. Fulco e che sia stato un sacerdote inglese, che, dopo essersi recato come pellegrino a Roma, si portò prima ad Aquino e poi a Pontecorvo, dove, fatti alcuni miracoli, morì il 29 settembre.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90894

san Lotario, 795.855, Imperatore del Sacro Romano Impero dal 818 al 839,  figlio maggiore dell’imperatore Ludovico il Pio e di sua moglie Irmengarda.

Quando Ludovico divise l’Impero tra i suoi figli nel 817, Lotario fu incoronato imperatore aggiunto ad Aquisgrana i. Nell’821 sposò Irmengarda (che morirà nel 851), ed il 5 aprile 823, fu incoronato imperatore da Papa Pasquale I a Roma. Nell’855 si ammalò, rinunciò al trono, divise la sua terre tra i suoi tre figli e il 23 settembre entrò nel monastero di Prüm, dove morì giorni dopo. Fu seppellito a Prüm, dove le sue spoglie furono trovate nel 1860.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91139

… salmeggiando … !!!!

29 settembre 2011

SALMO 138 (137) _ INNO DI RINGRAZIAMENTO

 

 

Voglio prostrarmi verso il tuo santo tempio

e rendere grazie al tuo nome,

per il tuo amore e la tua fedeltà,

perchè hai reso la tua promessa

più grande di ogni tuo nome.

Quando ti ho invocato,

tu mi hai risposto,

hai acresciuto il vigore nell’anima mia.

 

SALMO 138(137), 3_2

 

 

 

 

I Santo California, Tornerò

29 settembre 2011

http://www.isantocalifornia.it/home.asp

Video: Piero della Francesca

29 settembre 2011

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Le parole del Papa. La pietà di Etzelsbach

29 settembre 2011

La pietà, nella Wallfahrtskapelle di Etzelsbach

Durante il viaggio in Germania, il Papa ha celebrato i  Vespri mariani venerdì 23 settembre 2011.

Il video

http://player.rv.va/vaticanplayer.asp?language=it&tic=VA_28IYAZT5

“Quando i cristiani in tutti i tempi e in tutti i luoghi si rivolgono a Maria, si fanno guidare dalla certezza spontanea che Gesù non può rifiutare le richieste che gli presenta sua Madre; e si poggiano sulla fiducia incrollabile che Maria è al tempo stesso anche Madre nostra – una Madre che ha sperimentato la sofferenza più grande di tutte, che percepisce insieme con noi tutte le nostre difficoltà e pensa in modo materno al loro superamento. Quante persone nel corso dei secoli sono andate in pellegrinaggio a Maria per trovare davanti all’immagine dell’Addolorata – come qui ad Etzelsbach – consolazione e conforto!

Guardiamo la sua immagine! Una donna di mezza età con le palpebre appesantite dal molto pianto e al contempo lo sguardo trasognato rivolto lontano, come se stesse meditando nel suo cuore su tutto ciò che era accaduto. Sulle sue ginocchia riposa il corpo esanime del Figlio; Ella lo stringe delicatamente e con amore, come un dono prezioso. Sul corpo denudato del Figlio vediamo i segni della crocifissione. Il braccio sinistro del Crocifisso cade verticalmente verso il basso. Forse questa scultura della Pietà – come spesso si usava – era originariamente collocata sopra un altare. Così il Crocifisso rimanda con il suo braccio disteso a quanto accade sull’altare dove il santo sacrificio da Lui compiuto è reso presente nell’Eucaristia.

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Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 29 settembre 2011) con commento comunitario

28 settembre 2011

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,47-51)

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

I rotoli del Mar Morto sul web

28 settembre 2011

La notizia da ieri è passata sulla maggior parte dei mezzi di comunicazione: i rotoli del Mar Morto – tra cui figurano i documenti biblici più antichi conosciuti – saranno consultabili in rete grazie a una iniziativa congiunta del Museo Israel di Gerusalemme, dove gran parte degli originali sono conservati, e di Google, che ha provveduto alla loro digitalizzazione.

http://dss.collections.imj.org.il/

Al momento sono consultabili i primi cinque rotoli: in particolare  il libro di Isaia quasi nella sua interezza (66 capitoli), copiato tra il III e il II secolo avanti l’era cristiana. E’ possibile ingrandire le immagini ad alta definizione, mettere in luce i particolari. All’interno di ciascun rotolo è anche possibile compiere ricerche per colonna, capitolo, o versetto. Viene inoltre fornita una traduzione in inglese.  I rotoli furono scoperti nelle grotte di Qumran  a partire dal 1947 e  sono considerati un punto di riferimento fondamentale per lo studio dell’ebraismo antico e delle origini del cristianesimo.

Il passero e la rondine

28 settembre 2011

del card. Gianfranco Ravasi da Famiglia Cristiana 25.08.2011

“Anche il passero trova una casa e la rondine il suo nido dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio!(Salmo 84,4).”

Un po’ tutti qualche volta siamo stati catturati dagli arabeschi che i voli degli uccelli disegnano nel cielo, soprattutto quando si tratta di rondini e passeri che fanno parte del nostro paesaggio quotidiano. Secoli fa anche un poeta ebreo era là, col volto fisso in alto, nel cielo limpido di Gerusalemme, a contemplare lo svolazzare di questi uccelli che avevano ricavato spazi per i loro nidi nei cornicioni del tempio di Sion. La dolce e delicata immagine di questi uccelli si era, così, trasformata in poesia, anzi, in preghiera.
È appunto il frammento del Salmo 84 da noi proposto, un piccolo ritaglio contenente quella scena e appartenente a un inno in onore di Sion, il colle gerosolimitano che ospitava il tempio, la sede della presenza del Signore, cittadino tra i suoi concittadini umani. Non ci deve stupire che in un quadretto così intenso, amabile e spirituale entri un’invocazione apparentemente tanto forte e fin dura, «Signore degli eserciti», in ebraico Jhwh seba’ôt.
Questo, infatti, era il titolo divino tipico del santuario di Gerusalemme e la prima idea sottesa non era tanto quella delle armate ebraiche guidate dal generale supremo, quanto piuttosto quella cosmica dell’“esercito” delle stelle e degli elementi naturali che obbediscono al loro Creatore. Nel libro del profeta Baruc si legge: «Le stelle brillano nelle loro postazioni di guardia e gioiscono. Il Signore le chiama ed esse rispondono: Eccoci!, sfavillanti di gioia in onore del loro Creatore» (3,34-35).
Ma ritorniamo all’immagine del nostro versetto. Essa è preparata da un’appassionata invocazione- esclamazione: «Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! L’anima mia languisce e si strugge per gli atri del Signore. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente!» (84,2-3). Il Salmista, a questo punto, invidia passeri e rondini che non si staccano dal tempio, come deve fare lui, pellegrino che ormai sta per lasciare il tempio di Sion, probabilmente dopo una delle tre cosiddette “feste di pellegrinaggio” (in questo caso pare non siano né Pasqua, né Pentecoste, bensì la solennità delle Capanne, legata alla vendemmia: si parla, infatti, nel versetto 7 delle «prime piogge» che sono appunto quelle autunnali). Fortunati, dunque, questi uccelli che hanno qui la loro dimora e non si devono distaccare per ritornare a valle, nella quotidianità.
Dietro di essi l’orante intravede i ministri del tempio che hanno una residenza perpetua e non solo temporanea (come il pellegrino) a Sion, in una costante intimità con Dio. Tuttavia, egli non rimpiange questa manciata di ore che ha trascorso lassù e che adesso è finita, perché «anche un sol giorno nei tuoi atri vale più di mille» altrove. E continua: «Ho scelto di stare sulla soglia del mio Dio piuttosto che dimorare nelle tende degli empi» (84,11). È evidente il contrasto tra due «tende», quella dell’arca dell’alleanza del Signore in Gerusalemme, e i padiglioni dei templi idolatrici o dei palazzi dei potenti.
Solo nella casa del vero Dio c’è la vita, il sole, la protezione contro gli incubi del male: «Sole e scudo è il Signore Dio che concede grazia e gloria e non rifiuta il bene a chi cammina con rettitudine» (84,12). Il clima spirituale è quello che esprime anche un poeta mistico indiano, nella sincerità della sua fede. È Kabir, vissuto nel XV secolo, che cantava: «O cuore mio, non staccarti dal sorriso del tuo Dio, non errare lontano da lui. Colui che veglia sugli uccelli, sulle bestie e gli insetti, colui che ti cura da quand’eri ancora nel grembo di tua madre, non ti proteggerà ora che ne sei uscito?».

Preghiera di Giovanni Paolo I. Papa Luciani

28 settembre 2011
“Stammi ancor vicino, Signore.
Tieni la tua mano sul mio capo,
ma fa’ che anch’io tenga il capo
sotto la tua mano.
Prendimi come sono,
con i miei difetti, con i miei peccati,
ma fammi diventare come tu desideri
e come anch’io desidero”.
*********
Papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani (Forno di Canale, 17 ottobre 1912 – Città del Vaticano, 28 settembre 1978), venne eletto papa il 26 agosto 1978.
Il suo pontificato fu tra i più brevi della storia: la sua morte avvenne infatti dopo soli 33 giorni dalla sua elezione. Papa Luciani riposa nelle Grotte Vaticane dal 4 ottobre 1978. Nel 1990 è stata formalizzata la richiesta di beatificazione. Viene ricordato con gli affettuosi appellativi di “papa del sorriso” e “sorriso di Dio”

Grazie a Valeria che  lo ha ricordato  nel suo commento al Vangelo di oggi

Le parole del papa. Omelia del 24 settembre alla Domplatz di Erfurt

28 settembre 2011

Dall’Omelia di Benedetto XVI tenuta alla Domplatz di Erfurt  il 24 settembre 2011, durante il viaggio apostolico in Germania. Per il testo completo

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2011/documents/hf_ben-xvi_hom_20110924_domplatz-erfurt_it.html

Lodate il Signore in ogni tempo, perché è buono”(…..)

La presenza di Dio si manifesta sempre in modo particolarmente chiaro nei Santi. La loro testimonianza di fede può darci anche oggi il coraggio per un nuovo risveglio (…..)  I Santi ci mostrano anzitutto che è possibile e che è bene vivere in rapporto con Dio e vivere questo rapporto in modo radicale, metterlo al primo posto e non riservare ad esso soltanto qualche angolo. I santi ci rendono evidente il fatto che Dio, da parte sua, si è rivolto per primo verso di noi. Noi non potremmo giungere fino a Lui e protenderci in qualche modo verso ciò che è ignoto, se non ci avesse amato per primo, se non ci fosse venuto incontro per primo. Dopo essere già venuto incontro ai Padri con le parole della chiamata, Egli stesso si è mostrato a noi in Gesù Cristo e in Lui continua a mostrarsi a noi. Cristo ci viene incontro anche oggi, parla ad ognuno, come ha appena fatto nel Vangelo, e invita ciascuno di noi ad ascoltarlo, ad imparare a comprenderLo e a seguirLo. Questo invito e questa possibilità, i Santi l’hanno valorizzata, hanno riconosciuto il Dio concreto, lo hanno visto e ascoltato, Gli sono andato incontro e hanno camminato con Lui; si sono, per così dire, fatti contagiare da Lui, e si sono protesi dal loro intimo verso di Lui – nel continuo dialogo della preghiera – e da Lui hanno ricevuto la luce che dischiuse loro la vita vera.

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LA VERITA’ DELLA FEDE….

28 settembre 2011

 

Una verità della fede,

confermata anche della nostra esperienza e ragione,

è che l’individuo umano è libero

questa verità non si può ignorare

riservando la colpa dei peccati individuali su fattori

esterni come le strutture, i sistemi o le altre persone.

 

(Papa Giovanni Paolo II)

Fonte: Pensieri d’oamore e misericordia, Sonzogno Editore

G. Ravasi. Cominciare

28 settembre 2011

(Claude Monet, Impressione. Levar del sole, 1872, Museé Marmottan, Parigi)
L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante.
E invece, una dozzina d’anni dopo, chi scriveva questa annotazione nel suo diario alla pagina del 23 novembre 1937 si toglieva la vita in un afoso agosto torinese del 1950. Sto parlando di Cesare Pavese e del suo Il mestiere di vivere, pubblicato postumo nel 1952. Eppure queste due frasi sono di una freschezza e di una vitalità straordinarie e sanno cogliere il midollo stesso del vivere. Sì, perché ogni alba che si schiude è un inizio analogo a quello del giorno in cui siamo usciti dalla notte del grembo materno e ci siamo avviati a percorrere la strada e l’avventura della vita. Io, per primo, devo essere grato al Creatore perché da anni ogni mattina si apre su una giornata quasi mai uguale alla precedente, in una sorta di galleria di sorprese sempre mutevoli. Sono sicuro, però, che – pur nella monotonia del ritmo casa-lavoro – anche molti lettori ricominciano le loro giornate con una carica implicita, quella ad esempio dell’amore per la loro famiglia a cui stanno donando il loro tempo e le loro energie. Ma non possiamo ignorare che per molti la vita è come un fuoco spento: forse c’è ancora qualche brace sotto il velo della cenere; ma non c’è più la voglia o la forza di soffiare. Quando si giunge a questa apatia, si è ormai «ombre che passeggiano», per usare una forte espressione del Macbeth di Shakespeare. Senza il desiderio di ricominciare si è già cadaveri ambulanti, per dirla più brutalmente, privi di vigore per pensare, creare, donare. A costoro lasciamo le parole di Isaia: «Dio dà forza allo stanco, moltiplica il vigore dello spossato. Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono. Ma quanti sperano nel Signore mettono ali come aquile e camminano senza stancarsi» (40, 29-31).
G.Ravasi, da “Il Mattutino”, da Avvenire di oggi 28 settembre 2011

… salmeggiando … !!!

28 settembre 2011

SALMO 136(135) _ INNO LITANICO ALL’AMORE ETERNO DI DIO

 

Quando eravamo umiliati,

egli si è ricordato di noi,

perchè eterno è il suo amore.

Ci ha liberati dai nostri nemici,

perchè eterno è il suo amore.

Egli dà il cibo a ogni viventi,

Lodate il Dio dei cieli,

perchè eterno è il suo amore.

 

Salmo 136(135), 23_26

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 28 settembre 2011) con commento comunitario

27 settembre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,57-62)

In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

28 settembre. Santi del giorno

27 settembre 2011

Oggi si ricordano i santi Lorenzo Ruiz di Manila e 15 compagni, 1630-1637. Tutti appartenenti o associati all’Ordine di san Domenico, contribuirono a diffondere la fede di Cristo nelle Isole Filippine, a Formosa e nell’Arcipelago giapponese. Subirono in giorni diversi il martirio a Nagsaki, ma vengono ricordati tutti in un unica memoria

Martirio dei 70 giapponesi ed europei a Nagasaki il 10 novembre 1622

(Anonimo giapponese, Martiri giapponesi, 1626-1632, Macao, Chiesa del Gesù, Roma. L’immagine si riferisce ad un martirio di 70 europei e giapponesi nel 1670)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90886

san Venceslao, 907-929, principe di Boemia, fu educato cristianamente dalla nonna Santa Ludmilla. Visse nel periodo in cui, in Boemia, il Cristianesimo era agli albori e l’attività apostolica e missionaria era molto difficile e pericolosa. Egli, profondamente religioso, contribuì alla diffusione del messaggio evangelico, promuovendo la crescita  religiosa e culturale del proprio popolo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/29350

http://it.gloria.tv/?media=199733

san Zama, protovescovo di Bologna, metà del III sec. Con lui si ricordano oggi tutti i santi Vescovi della Chiesa bolognese

http://www.santiebeati.it/dettaglio/72410

san Caritone , III sec, abate  nel Monastero di Souka, vicino a Betlemme, in Palestina

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91023

san Fausto, 410-495, vescovo a Riez, già abate di Lérins, fu esiliato dal re Eurico per aver scritto contro l’arianesimo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/72300

beato Bernardino da Feltre (Martino Tomitano), 1439-1494, a Pavia, apparteneva all’ordine dei frati minori

http://www.santiebeati.it/dettaglio/34900

beato Luigi Monza, 18- 1954, fondatore dell’Istituto secolare delle “Piccole Apostole della Carità”

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92641

Sul Padre Nostro. Benoit Standaert. La preghiera al Padre

27 settembre 2011

Gesù durante il discorso della montagna, miniatura francese del sec. XIII, Biblioteca nazionale, Parigi.

(Miniatura francese, XIII sec, Biblioteca nazionale, Parigi)

Il Padre Nostro è la preghiera
che Gesù ha trasmesso ai suoi discepoli,
e che la chiesa, a sua volta, ci trasmette.
Abbiamo così accesso alla preghiera di Gesù,
che ne costituiva l’essere stesso.
Bisogna infatti rendersi conto
che tutta la ricchezza liturgica della chiesa,
l’intero suo patrimonio ascetico e spirituale,
non sono altro che il simbolo
del nostro incontro con Cristo
e della nostra vita in Cristo.
La chiesa non ci trattiene per sé,
ci conduce a Cristo.
E Cristo non ci trattiene per sé,
ci conduce al Padre.

Benoit Standaert ( monaco benedettino di St. André di Bruges, Belgio)

http://www.atma-o-jibon.org/italiano8/olivier_standaert1.htm

La pecorella smarrita

27 settembre 2011

(fonte non specificata)

Una pecora scoprì un buco nel recinto e scivolò fuori.
Era così felice di andarsene.
Si allontanò molto e si perse.
Si accorse allora di essere seguita da un lupo.
Corse e corse, ma il lupo continuava ad inseguirla, finché il pastore arrivò e la salvò riportandola amorevolmente all’ovile.
E nonostante che tutti l’incitassero a farlo, il pastore non volle riparare il buco nel recinto.

Io scelgo Te

27 settembre 2011

G. Ravasi. Perle di saggezza

27 settembre 2011

 

I suoi discepoli avevano definito i suoi discorsi e i suoi scritti «perle di saggezza». Il maestro non si dimostrò molto entusiasta di questa definizione. Gli chiesero la ragione di questa sua riserva. «Avete mai visto perle che crescono se sono seminate in un campo?», fu la sua replica.

Se qualcuno si mette a esaltare una tua azione, è spontaneo sentire nell’anima quel languore che non è ancora superbia, ma è soddisfazione, fierezza, appagamento. Nella magniloquenza del passato, per scritti o discorsi di maestri dello spirito o delle lettere si usava l’espressione «perle di saggezza». È quello che fanno nei confronti del loro maestro anche i discepoli di questo apologo orientale che trovo evocato nella lettera affettuosa di un lettore. La replica è, però, illuminante. Troppe parole e azioni hanno, infatti, la funzione di abbellire coloro che le pronunciano o compiono. Sono appunto collane di perle che, certo, brillano ma sono da indossare per essere più appariscenti. Anche per questo, Cristo – che pure non ignora il paragone delle perle («Non gettate le vostre perle davanti ai porci…», Matteo 7,6) – preferisce ricorrere a immagini vive come quella del seme di grano (o di senapa) che, «caduto in terra, muore e produce molto frutto» (Giovanni 12, 24). Bisogna, quindi, dire e fare cose belle ma anche buone, affascinanti ma anche feconde, luminose ma anche calorose. In questa linea, vorrei concludere con un’altra parabola orientale. Si accorreva per ascoltare un maestro dall’eloquio incantevole. Ma un ascoltatore rimase attratto solo dal flusso mirabile delle frasi e non fu toccato nel cuore. Allora un discepolo del maestro spiegò: «Devi fare come se si trattasse di un albero autunnale: scuoti l’albero del discorso, fa’ cadere a terra tutte le foglie delle parole; quello che rimarrà è il frutto che nutrirà la tua anima».

G. Ravasi “Il Mattutino”, pubblicato in Avvenire di oggi 26 settembre 2011

Le parole del papa. 24 settembre 2011. Veglia di preghiera con i giovani a Freiburg im Breisgau

27 settembre 2011

Hermitage - Joan Miro

(Joan Mirò, Hermitage, 1924, Philadelphia Museum of Art)

Cari giovani amici!

(………)

In tutte le chiese, nelle cattedrali e nei conventi, dovunque si radunano i fedeli per la celebrazione della Veglia pasquale, la più santa di tutte le notti è inaugurata con l’accensione del cero pasquale, la cui luce viene poi trasmessa a tutti i presenti. Una minuscola fiamma irradia in tanti luci ed illumina la casa di Dio al buio. In tale meraviglioso rito liturgico, che abbiamo imitato in questa veglia di preghiera, si svela a noi, attraverso segni più eloquenti delle parole, il mistero della nostra fede cristiana. Lui, Cristo, che dice di se stesso: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12), fa brillare la nostra vita, perché sia vero ciò che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo: Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14). Non sono i nostri sforzi umani o il progresso tecnico del nostro tempo a portare luce in questo mondo. Sempre di nuovo facciamo l’esperienza che il nostro impegno per un ordine migliore e più giusto incontra i suoi limiti. La sofferenza degli innocenti e, infine, la morte di ogni uomo costituiscono un buio impenetrabile che può forse essere rischiarato per un momento da nuove esperienze, come da un fulmine nella notte. Alla fine, però, rimane un’oscurità angosciante.

Intorno a noi può esserci il buio e l’oscurità, e tuttavia vediamo una luce: una piccola fiamma, minuscola, che è più forte del buio apparentemente tanto potente ed insuperabile.

(more…)

PREGHIERA A MARIA

27 settembre 2011

Maria, madre di Gesù,

dammi tuo amore,

così bello,

così puro,

così immacolato,

così pieno d’amore e umiltà:

rendimi capace di ricevere Gesù

nel pane della vita,

amarlo come lo amasti,

e servirlo sotto le povere spoglie

del più povero tra i poveri.

Amen

Madre Teresa di Calcutta