Archive for ottobre 2011

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 1 novembre 2011) con commento comunitario

31 ottobre 2011

TUTTI I SANTI

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

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La preghiera dell’atleta

31 ottobre 2011

Chiesi a Dio di essere forte

per eseguire progetti grandiosi:

Egli mi rese debole per conservarmi nell’umiltà.


Domandai a Dio che mi desse la salute
per realizzare grandi imprese:
Egli mi ha dato il dolore per comprenderlo meglio


Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:
mi ha fatto povero per non essere egoista.


Gli domandai il potere
perchè gli uomini avessero bisogno di me:
Egli mi ha dato l’umiliazione
perchè io avessi bisogno di loro


Domandai a Dio tutto per godere la vita:
mi ha lasciato la vita perchè
potessi apprezzare tutto.


Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo
ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.


Le preghiere che non feci furono esaudite
Sii lodato o mio Signore,
fra tutti gli uomini nessuno possiede
quello che ho io!


Kirk Kilgour
(L’autore di questa preghiera è stato un grande sportivo, campione di Volley, che a seguito di un incidente, è rimasto paralizzato. Purtuttavia ha avuto la forza di reagire dedicandosi ad altre attività con notevole successo. Si è poi spento per malattia all’ eta di 50 anni)

Grazie a Corrado per averci inviato questa preghiera

Due video Rai: A sua immagine, La Chiesa del futuro: le attese, le sfide, i cambiamenti / Sulla via di Damasco, L’incontro

31 ottobre 2011

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7413800d-4055-4e24-9442-aa9e4b00e748.html

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-52088a77-9ba2-494b-9861-c48802d085da.html#p=0

Piangere

31 ottobre 2011

Luigi Santucci
Piangere è già una beatitudine…ai suoi poveri, la consolazione Cristo la semina già nell’ora dei singhiozzi, quando il dolore brucia in cima come una candela e l’anima cola gocce.
Il piangere – solo il piangere – ci fa misericordiosi, ci fa provare pietà di noi stessi e degli altri; e quando siamo misericordiosi, finalmente fra Dio e noi non c’è più confine, la nostra acqua si mescola con la sua.

31 ottobre. Santi e memorie del giorno

31 ottobre 2011

Oggi si ricordano san Quintino di Vermand, martire sotto l’imperatore Massimiano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75800

sant’Alfonso Rodriguez s.j., 1533-1617.  Uomo semplice e umile, straordinariamente servizievole, tanto rigido con se stesso quanto caritatevole con gli altri, svolse, per oltre trent’anni, il compito di portinaio trovando in questa professione la pace dell’anima e anche la via che lo condusse alle vette della santità. E come i custodi e gli uscieri vigilano sulle case e sui palazzi delle famiglie che vi abitano, così Alfonso Rodriguez vegliava sul Collegio e su quanti si affacciavano alla porta dei gesuiti in cerca di un aiuto, un consiglio, una preghiera. Per tutti aveva parole di incoraggiamento e di stimolo alla conversione del cuore e all’amore fraterno.

santa Lucilla di Roma, santa poco conosciuta. Questo nome eEra attribuito dagli antichi romani alle bambine nate alle prime luci del nuovo giorno. Lucilla, diminutivo di Lucia, vuol dire appunto ”nata all’alba”, così come Crepusca significa ”nata al tramonto”, o anche ”piccola luce”. Di Lucilla martire non sappiamo nulla di certo, se non la storia leggendaria che tanto favore incontrò nei primi anni del cristianesimo. La piccola martire cieca, riportata più volte alla luce da vari Papi si presenta, come simbolo della forza della fede, una fiaccola di carità, accesa sul mondo pagano, illuminando con una nuova alba le vie di Roma.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75900

sant’Antonino di Milano, ?-671, che la chiesa ambrosiana ricorda il 29 ottobre, vescovo, che si adoperò alacremente per estinguere l’eresia ariana tra i Longobardi.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75780

san Volfango di Ratisbona, vescovo. Benché dotto e letterato e per lungo tempo insegnante, non si conoscono scritti di S. Volfango; le parole che di lui si conoscono sono solo quelle tramandate dai suoi biografi. Decisiva e storicamente rilevabile è invece l’impronta che lasciò su quanti seguirono i suoi insegnamenti. L’imperatore Enrico II, che divenne a sua volta santo, fu educato in gioventù proprio da S. Volfango. Il suo discepolo prediletto, Tagino, divenne vescovo di Magdeburgo, mentre altri suoi tre condiscepoli lo divennero di Treviri, Liegi e Merseburgo. Un’altra sua discepola, Gisella, divenne moglie di Stefano I re di Ungheria anch’egli santo.

Quando nel 976 esplose una dura lotta tra Enrico il Litigioso e Ottone II, cui Volfango era fedele come legittimo Imperatore, si ritirò presso l’abbazia di Mondsee per poi rientrare a Ratisbona una volta terminato il conflitto. Questo breve ritiro è all’origine di una leggenda che lo vuole, in quel periodo, eremita tra i boschi, cosa che in seguito lo farà ritenere patrono dei boscaioli.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75850

(di seguito notizie tratte da http://www.monasterodibose.it) (more…)

Dal sito ufficiale di mons. Marco Frisina: Coro con Andrea Bocelli, Lodate Dio / Video Rai: Domenico Modugno

31 ottobre 2011

http://www.marcofrisina.com/website/video/29.html

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-35daff30-879a-4d83-8dbe-d6ce6b264757.html#p=3

Dai ricordi di una coppia molto anziana (da: Piccolo magnificat) / Sito ufficiale di Gianni Morandi / G. Segantini, L’amore alle fonti della vita

31 ottobre 2011

Dai ricordi di una coppia molto anziana

(Ho visto  coppie matrimoniali distrutte risorgere più vive che mai -anche, tra l’altro, talora nel dialogo di coppia, appunto, con me-.Talora nello Spirito si possono vedere buone, ottime, speranze che questo possa avvenire, in una sincera conversione.Talora sono avvenute cose meravigliose contro ogni apparente speranza umana.Dio dunque ci può talora infondere una fiducia (non certa però, talora) anche in questi recuperi anche umani.Di sicuro ci dice che la conversione ci porta personalmente verso una vita spirituale  e umana sempre più piena, anche, eventualmente, nella prova.

Che viva luce e buona e  semplice e vera
splendeva quella sera che la canzone
diceva: non sarà una chimera!

http://www.morandimania.it/morandi/disco/discografia.swf raggiunto il link cliccare su juke box (nel cerchietto più grande invece si trova il rinvio alla homepage) e poi sulla canzone Chimera

Giovanni Segantini: L’amore alle fonti della vita http://www.frammentiarte.it/dall’
Impressionismo/Segantini%
20opere/49%20L’amore%20alle%20fonti%20della%20vita.htm

Rainer M. Rilke. Autunno

31 ottobre 2011

 

Le foglie cadono da lontano, quasi

 

giardini remoti sfiorissero nei cieli;

con un gesto che nega cadono le foglie.

Ed ogni notte pesante la terra

cade dagli astri nella solitudine.

Tutti cadiamo. Cade questa mano,

e così ogni altra mano che tu vedi.

Ma tutte queste cose che cadono, Qualcuno

con dolcezza infinita le tiene nella mano.

 

Rainer Maria Rilke

 

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 31 ottobre 2011) con commento comunitario

30 ottobre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,12-14)

In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato:
«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

E. Bianchi.Perchè avete paura?

30 ottobre 2011

In occasione dell’uscita dell’ultimo libro del Priore di Bose, uno stralcio dell’intervista di Bruno Quaranta, pubblicato su La Stampa di oggi 30 ottobre 2011 dal titolo ” E’ dell’indifferenza che bisogna avere paura”

«Perché avete paura?» è un versetto di Marco che dà il titolo al suo commento. Quale paura incarna l’uomo che è solito incontrare?
«La paura della morte. E’ la somma ingiustizia che contraddice profondamente la vita dell’uomo e l’amore. Appartiene anche al cristiano, nonostante la fede nella Resurrezione».

Dalle cose ultime alle cose penultime…
«Ecco la paura del cristiano: essere insignificante, non riuscire più a comunicare la Buona Notizia. Si è passati dall’ateismo militante al macigno che è l’indifferenza. Né traggano in inganno le dilettantesche forme di spiritualità: dalla new age al sincretismo».

Il Vangelo di Marco…
«E’ il primo. Marco, discepolo di Pietro, inventa il genere letterario Vangelo. Il suo è antecedente al 70 d.C.. E’ il testo più elementare, quello che maggiormente si avvicina al Gesù della Storia, il cardinal Martini lo ha mirabilmente definito il Vangelo del catecumeno. Catecumeno per eccellenza il disorientato uomo odierno». (more…)

Assisi. Per la pace

30 ottobre 2011

Alcuni interventi in occasione della visita presso il Monastero di san Masseo, giovedì 27 scorso, durante la giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo “Pellegrini della verità pellegrini della pace” indetta ad Assisi da papa Benedetto XVI

Ogni dialogo autentico porta in sé i germi di una trasfigurazione da realizzare, che è una conversione che ci fa uscire dai nostri particolarismi per considerare l’altro come soggetto di relazione e non più come oggetto di indifferenza. Il nostro ruolo è di mostrare attraverso il nostro esempio quotidiano che noi non viviamo unicamente gli uni contro gli altri, o gli uni accanto agli altri, ma piuttosto gli uni insieme con gli altri, in uno spirito di pace, di solidarietà e di fraternità. La nostra responsabilità è grande, perché l’altruismo non può limitarsi alle sole relazioni all’interno dell’umanità. Chi dice “essere in relazione” dice anche l’esperienza estensiva dell’alterità, fino alla natura stessa in quanto creazione di Dio.(Bartolomeo I Patriarca Ecumenico di Costantinopoli)

Per il cristiano il cuore di ogni cosa è la convinzione che in Gesù di Nazaret Dio stesso si identifica con la natura umana, e quindi con ogni singola persona umana. Ogni volto, ora, appare in maniera diversa, per il fatto che Dio ha preso un volto umano. Nel nostro prossimo riconosciamo non solo qualcuno che ha in sé l’immagine di Dio in virtù della creazione, ma qualcuno che ha in sé  anche la possibilità di portare la somiglianza di Gesù Cristo in virtù della nuova creazione.(Rowan Williams Arcivescovo di Canterbury)

La promozione di una pace vera rappresenta un’espressione della fede cristiana nell’amore che Dio nutre per ciascun essere umano. Dalla fede liberatrice nell’amore di Dio deriva una nuova visione del mondo, e un nuovo modo di rapportarsi all’altro, sia che si tratti di un individuo o di un intero popolo. Si tratta di una fede che cambia e rinnova la vita, ispirata dalla pace che il Cristo ha lasciato ai suoi discepoli. (Norvan Zakarian, Arcivescovo Primate di Francia della Chiesa Apostolica Armena)

30 ottobre. Santi del giorno

30 ottobre 2011

Oggi si ricordano san Marciano di Siracusa. Le fonti che parlano del vescovo e martire Marciano sono del VII secolo, mentre lui è vissuto nel primo: difettano, dunque, di certezza storica. Secondo esse Marciano fu discepolo di san Pietro ad Antiochia e fu da lui inviato in Sicilia a predicare il Vangelo. Operò molte conversioni e per questa sua attività fu ucciso. È ritenuto il primo vescovo di Siracusa. La sua più antica raffigurazione si trova nelle catacombe di Santa Lucia.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91454

santi Claudio, Luperco e Vittorico, martiri a Leon in Spagna, sotto l’imperatore Diocleziano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/61000

san Saturnino di Cagliari

http://www.santiebeati.it/dettaglio/74500

san Gerardo di Potenza. Vescovo del XII secolo, è il patrono della città e dell’arcidiocesi di Potenza. Nato a Piacenza in una famiglia di nobili origini, si diresse verso l’Italia Meridionale probabilmente con l’intenzione di imbarcarsi insieme ai crociati verso i Luoghi Santi. Giunto però a Potenza iniziò a dedicarsi all’apostolato. E il suo impegno gli attirò a tal punto l’ammirazione della gente che, quando morì il vescovo, il clero e il popolo lo scelsero come successore. Ordinato vescovo ad Acerenza, resse la Chiesa di Potenza per otto anni. Anche da vescovo «era di tanta sobrietà – scrive il biografo e successore Manfredi – da sembrare un monaco». Morì nel 1119. Trascorso un solo anno papa Callisto II lo proclamò santo a furor di popolo.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75750

G. Ravasi. Il mestiere del vivere

30 ottobre 2011

Salmo 89
1 Maskil. Di Etan, l’Ezraita.
2 Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,

3 perché ho detto: “È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà”………

La vita non è né brutta né bella, ma è originale… A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Zeno Cosini ha deciso: non fumerò più. Per raggiungere lo scopo, si affida all’emergente nuova scienza, la psicoanalisi. La ricetta è presto data: appuntare sulla carta gli episodi salienti della propria esistenza, a partire dalla penosa morte del padre, per proseguire con la gelosia nei confronti dell’amico, col matrimonio malriuscito, il suicidio dell’amico, una stanca relazione extraconiugale e così via. È facile capire che a questo punto più che guarire dal vizio del fumo, Zeno detesta il vizio di vivere. Sì, la vita è una malattia inguaribile. Originale, certo, ma insopportabile: sarà forse un’esplosione nucleare – vagheggiata nel finale della storia – a generare una diversa umanità? Abbiamo proposto la trama di uno dei più significativi romanzi del Novecento, La coscienza di Zeno (1923), di Italo Svevo, per un invito un po’ particolare. Proviamo, in un piccolo spazio di silenzio ritagliato nella giornata domenicale, a interrogarci sulla nostra concezione della vita. Certo, quello offerto da Svevo è un folgorante ritratto della visione dominante anche (e soprattutto) ai nostri giorni. Molti trascinano la loro esistenza, facendone sgocciolare ore e giorni nella convinzione che essi non portino con sé un significato. Ci si aggrappa, allora, a qualche piacere, a un sorso di ebbrezza, a stravaganze che eccitino la monotonia. Eppure, se è vero che la vita terrena è mortale, con buona pace delle fanfaluche di chi la immagina sempiterna col progresso della medicina, è però altrettanto vero che essa è «originale». Ognuno ha la «sua» vita e può edificarla in modo creativo e fruttuoso, raccogliendo il motto di un grande della cultura occidentale, Montaigne: «Il mio mestiere e la mia arte è vivere».

G. Ravasi., Il Mattutino, pubblicato in Avvenire di oggi 30 ottobre 2011

Sul Padre Nostro. Basilio di Iviron

30 ottobre 2011

Possiamo sentire dentro di noi la compagnia degli angeli, possiamo già vivere in Cielo e usare queste frasi del Signore e dire che la nostra vita è costruita dagli angeli e coperta da Dio. Allora il piccolo uomo diventa per grazia di Dio potentissimo.

Un contributo dell’Archimandrita Basilio, Egùmeno del Monastero di Iviron

http://tradizione.oodegr.com/tradizione_index/insegnamenti/padrenostrobasilio.htm

Video Rai: Che cosa devo fare?

30 ottobre 2011

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-492dc800-8363-431c-b514-26c7684f5d38.html#p=3

Pablo Neruda, Ode alla pace

29 ottobre 2011

Yo vine aquí para cantar
y para que cantes conmigo.

(more…)

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Domenica 30 ottobre 2011) con commento comunitario

29 ottobre 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 23,1-12)

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati rabbì dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare rabbì, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate padre nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare guide, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

29 ottobre. Santi del giorno

29 ottobre 2011

Oggi si ricordano san Gaetano Errico, 1791-1860, che fondò i Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90612

sant’Onorato di Vercelli, vescovo, prima discepolo poi compagno di prigionia di sant’Eusebio. Si raffigura spesso nel momento di far comunicare san’Ambrogio in punto di morte

(tabernacolo della chiesa di s. Ambrogio in Seregno)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92418

sant’Ermelinda, VI sec, del Brabante

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75600

san Narciso di Gerusalemme, III sec, 30° vescovo di Gerusalemme, nato nel 96 da famiglia non israelita. Nonostante l’età, governò a lungo e con fermezza. Presiedette il Concilio in cui si decise che la Pasqua dovesse cadere di domenica. E a lui si attribuisce, proprio nel giorno di Pasqua, il miracolo di aver mutato l’acqua in olio per le lampade della sua chiesa. Per il suo rigore furono sparse calunnie sul suo conto. Si allontanò da Gerusalemme e, creduto morto, vennero eletti uno dopo l’altro due successori. Ma lui, alla morte del secondo, ricomparve.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90411

santo Stefano Mincillo, 935-1023, vescovo a Caiazzo per 44 anni tra il X e l’XI secolo. Di lui si ricordano diversi fatti miracolosi che già prima della morte nel 1023 lo aveva reso molto noto anche oltre i confini della diocesi caiatina. Il luogo della sepoltura nella cattedrale divenne subito meta di pellegrinaggi da tutta la Campania. Grazie alle guarigioni che avvennero in questo luogo a santo Stefano venne attribuito il titolo di taumaturgo.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75610

G. Ravasi. Il pappagallo come stemma

29 ottobre 2011

Non abbiate paura
di proclamare, in ogni circostanza il Vangelo della Croce. Non abbiate paura di andare controcorrente!

GIOVANNI PAOLO II, Omelia — 4 Aprile 2004

Anni fa nel nostro paese c’erano molti esemplari curiosi di umanità. Ora, invece, i giovani sembrano essere pappagalli spaventati a morte di non essere tutti uguali. Una volta, invece, la gente pregava di avere il vantaggio di essere un po’ diversa. È sorprendente sapere che questa osservazione usciva dalla penna di una scrittrice dell’Ottocento. Per la precisione siamo nel 1896, col romanzo Il paese degli abeti aguzzi di Sarah Orne Jewett. Lo ritrovo tra i miei libri, lo sfoglio per curiosità e trovo segnato proprio questo passo che, comunque sia, non è da applicare solo ai giovani di oggi ma un po’ a tutti noi, intatto nel suo valore. Si cerca freneticamente di essere diversi e difformi rispetto agli standard, scegliendo la via dell’eccentricità, del linguaggio sboccato, dell’anticonformismo a tutti i costi, rasentando la bizzarria. In realtà, si sa bene che questo comportamento è comandato dall’alto, a partire dalla pubblicità che codifica simili stravaganze e produce torme di replicanti, votati alle stesse mode, agli identici tic, a uguali abbigliamenti. È l’imitazione di uno stile di vita che è imposto, secondo generi ed età, da una comunicazione sociale imperante e imperiosa. Ne fa le spese il povero pappagallo, il quale in realtà agisce secondo natura, ma che sembra lo stemma dell’attuale massa. «A tanta gente – scriveva nei Grandi cimiteri sotto la luna Georges Bernanos – occorre un certo numero di luoghi comuni da ripetersi scambievolmente come pappagalli, coi movimenti affettati, gli impettimenti e le strizzatine d’occhio di quell’uccello». Raccogliamo, allora, l’invito della scrittrice del Maine a evitare di essere risucchiati dall’onda conformistica dell’anticonformismo e a custodire la nostra originalità, identità e individualità.

G. Ravasi Il Mattutino, in Avvenire di oggi 29.10.2011

Orari s. messe di Tutti i santi e della Commemorazione dei defunti

29 ottobre 2011

Da domenica 30 ottobre la messa serale festiva e feriale è alle ore 18.

Lunedì 31 ottobre ore 18 s. messa prefestiva di tutti i santi.

Martedì 1 novembre s. messe festive di Tutti i santi alle ore: 8; 9,30; 11; 12,15; 18.

Mercoledì s. messe dei defunti alle ore: 8,30; 18; 19.

Documentario su Ferrara in un video Rai / Palatino, trovate la casa natale di Augusto e capanne della tarda età del ferro

29 ottobre 2011

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2011-10-26&ch=31&v=89715

Roma, 28 ott. (Adnkronos) – Capanne dell’età del ferro, un abitato arcaico del I° secolo, fino alla casa repubblicana che, probabilmente, è la casa natale di Augusto. Tremila anni di storia racchiusi in 4.000 mq sul colle più famoso di Roma, il Palatino, dove Clementina Panella, docente di Scienze dell’antichità alla Sapienza, ha appena concluso la sua campagna di scavi aperta il 29 agosto, ma iniziata nel 2007.
L’attività ha riguardato tutta la pendice del Palatino, dalla piazza del Colosseo all’Arco di Tito, è la più vasta area di scavo archeologico aperto in questo momento a Roma e non ancora concluso. Infatti, ”riprenderemo a scavare a luglio e poi – spiega all’ADNKRONOS l’archeologa – ci prenderemo una pausa di due anni per scrivere e approfondire gli studi su quanto abbiamo trovato in questa area così estesa”. ”Qui – continua la direttrice dello scavo- abbiamo scoperto resti di capanne della tarda età del ferro che ci consentono di estendere l’abitato del Palatino anche a questo tratto della pendice. Il segno dell’incendio neroniano del 65 d.C. sui pavimenti della fase giulio-claudia delle Curie Veteres di romulea memoria, un raro tappeto di età repubblicana e altri ambienti della domus dove Augusto potrebbe essere nato nel 63 a.C. Ma soprattutto – rimarca – sono la diversità dei paesaggi, dall’età protostorica all’età moderna, che consentono di cogliere quel continuum tra passato e presente che nessun luogo al mondo ha”.Nell’area emerge una grande abside. Doveva essere ”un grande luogo di letizie, un impianto termale con giardini e fontane, vialetti e aiuole”, spiega Lucia Sanguì, assistente di Clementina Panella e ricercatrice della Sapienza, che aggiunge. ”La casa di Augusto è solo una delle tappe di questo sito archeologico che invece arriva fino al Medioevo”. ”A ovest dello scavo – prosegue Sanguì – abbiamo trovato un isolato distrutto dall’incendio di Nerone che non si conosceva finora, sono emersi alcuni muri ma per capire meglio dobbiamo ancora scavare”. Sarà, probabilmente, una delle attività da svolgere nella prossima sessione di scavo, quella che si aprirà a luglio. Infatti, è dal 2007 che lo scavo viene finanziato in varie trance, ogni anno 30.000 euro dalla Sapienza e 30/35.000 euro dalla Banca Nazionale delle Comunicazioni, in totale circa 65.000 euro l’anno. I lavori hanno inoltre richiamato a fini didattici e di ricerca 120 studenti e allievi, non solo della Sapienza, ma anche di altre universita’ italiane e straniere.”A Est dello scavo – continua la ricercatrice – è stato trovato un mosaico che risale al 63 a.C. in rapporto con un santuario antichissimo. Era la casa di Ottaviano, padre di Augusto. Quindi la casa natale di Augusto. Nel 64 poi, con l’incendio di Nerone tutto viene distrutto”. Nella vasta ampia area, antistante la piazza del Colosseo, la presenza di pozzi profondi pieni di materiale votivo dimostrano la presenza di una sede di culto. Appartiene probabilmente alla Collina Velia, ed era con molta probabilità dedicata a divinità legate agli inferi o alla fortuna.

 

 

Madre Teresa di Calcutta. Un video per i più piccoli. (3)

29 ottobre 2011

La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila

(da La vita, B.Teresa di Calcutta)

Un video a cartoni animati sulla vita di Madre Teresa di Calcutta. Terza parte parte

http://www.youtube.com/watch?v=cXsLOOOM8MA&feature=related

Video: Benedetto XVI ad Assisi: “Mai più violenza in nome della religione!”

29 ottobre 2011

http://www.romereports.com/palio/benedict-in-assisi-no-more-violence-in-the-name-of-religion-english-5262.html

Assisi: il video speciale di Rai Vaticano proiettato alla presenza del Papa e dei rappresentanti di molte religioni e culture

28 ottobre 2011

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1100a6ff-8d76-472e-9de4-760b475beb52.html

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Sabato 29 ottobre 2011) con commento comunitario

28 ottobre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-11)

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cédigli il posto!. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: Amico, vieni più avanti!. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Fede è….

28 ottobre 2011

(testo di un canto, fonte non specificata)

Fede è: cercare colui che non conosci;
conoscere colui che non vedi;
vedere colui che non tocchi;
amare colui che già ti ha cercato,
ti ha conosciuto, ti ha visto,
ti ha toccato, ti ha amato.

E’ fidarsi di chi si è già fidato di te
affidando alle tue fragili mani
un dono di amore che vale ogni rischio.

Il Dio di tutti i sette giorni
(Carlo Carretto)

Non cercavo più
i segni miracolosi o mitici
della presenza di Dio.
Non volevo più
ragionare su di Lui,
volevo conoscerlo.
Cercavo il Dio
di tutti i sette giorni
della settimana,
non il Dio della domenica.
Non è stato difficile trovarlo, no!
Non è stato difficile
perché Lui era già là
ad attendermi.
E l’ho trovato.
Sento la sua Presenza.
La sento nella storia.
La sento nel silenzio.
La godo nella speranza.
L’afferro nell’amore.
Mi è così vicina.
Mi conforta.
Mi rimprovera.
E’ il cuscino della mia intimità.
Il mio tutto.

28 ottobre. Santi del giorno

28 ottobre 2011

Simone, l’uomo che è la pietra, Matteo il pubblicano, Simone lo zelota zelante nel cercare il diritto e la legge contro l’oppressione pagana, Giovanni, che Gesù aveva caro e che si appoggiò al suo petto, e gli altri, dei quali abbiamo solo il nome, e infine Giuda Iscariota, che lo tradì: nessuna ragione al mondo avrebbe potuto collegare questi uomini alla stessa opera al di fuori della chiamata di Gesù. Qui fu superata ogni precedente divisione e fu fondata la nuova, salda comunità in Gesù.

(Dietrich Bonhoeffer, da Sequela)

Martino di Bartolomeo, Polittico dei Carnaioli, san Simone lo Zelota, san Giuda Taddeo, san Giacomo Minore, san Filippo

Le chiese d’occidente ricordano oggi Simone e Giuda, apostoli del Signore.
Simone, soprannominato «lo Zelota», e Giuda di Giacomo, detto anche Taddeo, appaiono agli ultimi posti nelle liste degli apostoli. Essi assomigliano agli operai chiamati all’ultima ora, che hanno tuttavia portato a termine la loro missione di testimoni dell’Evangelo fino al martirio.Ma, come spesso capita nella storia della salvezza testimoniata dalle Scritture, è proprio agli ultimi e ai più marginali fra gli uomini che Dio sceglie di rivelarsi. Così è a Giuda, secondo l’evangelista Giovanni, che Gesù rivela la possibilità dell’inabitazione di Dio nel cuore di coloro che fanno spazio all’amore. E all’amore sarà chiamato anche Simone, che prima di incontrare Gesù apparteneva a quei gruppi di ebrei disposti a manifestare il loro zelo per Dio e per la Legge anche attraverso la violenza.

Secondo uno scritto apocrifo, Giuda sarebbe stato crocifisso in Persia, dopo aver evangelizzato l’Egitto e la Mauritania. Simone, invece, avrebbe predicato in Samaria, in Siria, in Mesopotamia, in India, e sarebbe morto anch’egli in Persia.

PREGHIERA

Signore nostro,
nella comunità degli apostoli
radunati da Gesù
tu ci hai fatto vedere
il germe della tua santa chiesa:
fa’ che viviamo nella loro comunione,
e donaci,
per la preghiera di Simone e Giuda,
di essere un’immagine fedele
della prima comunità apostolica
attorno a Gesù Cristo,
nostro unico Signore.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

Oggi si ricordano anche sant‘Elio di Lione, II sec, vescovo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75500

san Ferruccio di Magonza, soldato martire per aver abbandonato l’esercito imperiale romano a Magonza, sulle rive del Reno, presumbilmente sotto Diocleziano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75550

san Gioacchino Royo Perez, 1691-1748, martire in Cina. Nato in Aragona, entrò fra i domenicani del convento di Nostra Signora del Pilar di Valencia. Lavorò alacremente, evangelizzando la popolazione del Fukien per trentatré anni, finché a seguito della persecuzione anticristiana, fu arrestato e processato insieme a quattro confratelli, tutti condannati alla pena  capitale. Le loro reliquie  furono raccolte dai fedeli e portate a Manila nelle Filippine, dove si venerano nella Chiesa di San Domenico. 

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75475

san Rodrigo Aguilar Aleman, 1875-1927,  sacerdote, martire in Messico

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90113

Salpare di maggio (da: Piccolo magnificat)

28 ottobre 2011

Tra le barche di maggio
splendeva il tramonto dolcemente,
al pescator salpante fremeva il cuore…

Benedetto XVI. I Padri della Chiesa. Romano il Melode.

28 ottobre 2011

Cari fratelli e sorelle,

nella serie delle catechesi sui Padri della Chiesa, vorrei oggi parlare di una figura poco conosciuta: Romano il Melode, nato verso il 490 a Emesa (oggi Homs) in Siria. Teologo, poeta e compositore, appartiene alla grande schiera dei teologi che hanno trasformato la teologia in poesia. Pensiamo al suo compatriota, sant’Efrem di Siria, vissuto duecento anni prima di lui. Ma pensiamo anche a teologi dell’Occidente, come sant’Ambrogio, i cui inni sono ancora oggi parte della nostra liturgia e toccano anche il cuore; o a un teologo, a un pensatore di grande vigore, come san Tommaso, che ci ha donato gli inni della festa del Corpus Domini di domani; pensiamo a san Giovanni della Croce e a tanti altri. La fede è amore e perciò crea poesia e crea musica. La fede è gioia, perciò crea bellezza.

Così Romano il Melode è uno di questi, un poeta e compositore teologo. Egli, appresi i primi elementi di cultura greca e siriaca nella sua città natia, si trasferì a Berito (Beirut), perfezionandovi l’istruzione classica e le conoscenze retoriche. Ordinato diacono permanente (515 ca.), fu qui predicatore per tre anni. Poi si trasferì a Costantinopoli verso la fine del regno di Anastasio I (518 ca.), e lì si stabilì nel monastero presso la chiesa della Theotókos, Madre di Dio. Qui ebbe luogo l’episodio-chiave della sua vita: il Sinassario ci informa circa l’apparizione in sogno della Madre di Dio e il dono del carisma poetico. Maria, infatti, gli ingiunse di inghiottire un foglio arrotolato. Risvegliatosi il mattino dopo – era la festa della Natività del Signore – Romano si diede a declamare dall’ambone: «Oggi la Vergine partorisce il Trascendente» (Inno “Sulla Natività” I. Proemio). Divenne così omileta-cantore fino alla morte (dopo il 555).

Romano resta nella storia come uno dei più rappresentativi autori di inni liturgici. L’omelia era allora, per i fedeli, l’occasione praticamente unica d’istruzione catechetica. Romano si pone così come testimone eminente del sentimento religioso della sua epoca, ma anche di un modo vivace e originale di catechesi. Attraverso le sue composizioni possiamo renderci conto della creatività di questa forma di catechesi, della creatività del pensiero teologico, dell’estetica e dell’innografia sacra di quel tempo. (more…)

Piccolo magnificat

27 ottobre 2011

E’ una raccolta di alcune poesiole scritte sostanzialmente al volo, senza alcuna pretesa, che raccontano della vita di un prete e delle persone credenti e non che incontra (ma in quest’ultimo caso -persone credenti e non-  si tratta sempre di ricordi non ravvicinati).Anche quando scritte in prima persona non di rado in qualche modo partecipano della vita di altri.Proprio perché parlano di vita concreta vi si trovano anche aspetti dolorosi ma sempre visti nell’orizzonte dell’amore di Dio: per tale motivo questa raccolta è intitolata Piccolo magnificat.Quello comunque a cui più tengo è il sottolineare che questi veloci e dunque anche imprecisi tentativi non vanno confusi con i miei scritti circa la ricerca della vita vera, questi tentativi di poesiola non vanno usati per comprendere meglio quegli scritti che invece cercano di esprimere più attentamente aspetti forse innovativi che emergono in una vissuta ricerca, personale e comunitaria, sulla via di una spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più divina e umana in Cristo.

Risposta alla chiamata di Dio

27 ottobre 2011

(Frère Roger di Taizé)

La nostra vita non è
sottomessa alle sorti della
fatalità o del destino. Tutt’altro!
La nostra vita prende senso
quando è innanzitutto risposta
viva alla chiamata di Dio.
Ma come riconoscere una tale chiamata
e scoprire ciò che si aspetta da noi?
Dio si aspetta
che siamo un riflesso della sua presenza,
portatori di una speranza del Vangelo.
Chi risponde a questa chiamata
non ignora le proprie fragilità,
così custodisce nel suo cuore
queste parole di Cristo:
“Non temere, credi solamente!”.
In lui, ad ogni età,
si può ritrovare uno slancio e dirsi:
“Abbi un cuore deciso,
e prosegui il cammino!”.

Messaggio di saggezza
“Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne…
All’improvviso il ragazzino inciampò, cadde e, facendosi male, urlò :”AAAhhhhhhhhhhh!!!”
Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva :
“AAAhhhhhhhhhhh!!!”

Con curiosità, egli chiese: “Chi sei tu?”
E ricevette la risposta: “Chi sei tu?”
Dopo il ragazzino urlò: “Io ti sento! Chi sei?”
E la voce rispose: “Io ti sento! Chi sei?”

Infuriato da quella risposta egli urlò: “Codardo”
E ricevette la risposta: “Codardo!”

Allora il bimbo guardò suo padre e gli chiese: “Papà, che succede?”
Il padre gli sorrise e rispose:”Figlio mio, ora stai attento:”

E dopo l’uomo gridò: “Tu sei un campione!”
La voce rispose: “Tu sei un campione!”

Il figlio era sorpreso ma non capiva.
Allora il padre gli spiegò: “La gente chiama questo fenomeno ECO ma in realtà è VITA.
La Vita, come un’eco, ti restituisce quello che tu dici o fai.
La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni.
Se tu desideri più amore nel mondo, devi creare più amore nel tuo cuore;
Se vuoi che la gente ti rispetti, devi tu rispettare gli altri per primo.
Questo principio va applicato in ogni cosa, in ogni aspetto della vita; la Vita ti restituisce ciò che tu hai dato ad essa.
La nostra Vita non è un insieme di coincidenze,
è lo specchio di noi stessi.
(fonte non specificata)

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 28 ottobre 2011) con commento comunitario

27 ottobre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,12-19)

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Incontro di Assisi

27 ottobre 2011

Il Papa: “Mai più violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo! In nome di Dio ogni religione porti sulla terra Giustizia e Pace, Perdono e Vita, Amore!” (Parole del Santo Padre in occasione del Rinnovo Solenne dell’Impegno per la Pace, Assisi, 27 ottobre 2011)

Paolo Migani. Scegliere di amare…L’intervista. (2)

27 ottobre 2011

Domenica 16 ottobre  hai presentato al teatro del Centro di Formazione Giovanile Madonna di Loreto il tuo nuovo lavoro “Scegliere Di Amare”. Perché hai scelto questo titolo per un CD che contiene i canti di una messa?

Perché la messa non finisce con il solito commiato dell’andare in pace, la messa continua fuori, tra le persone, tra quelle persone che bisognerebbe riuscire ad amare. Io penso che a Dio non gliene importi nulla di tutte le sovrastrutture che gli uomini si sono create nei secoli, delle liturgie (anzi, secondo me con tutti questi riti si rompe anche un po’), dei pellegrinaggi e delle novene, se poi non riusciamo ad amare gli altri. Tutte queste cose servono agli uomini, non a Dio. Dio è Amore, a Lui interessa solo l’amore. Tutto il resto non conta nulla. Ma l’amore non è facile da sentire dentro. Riusciamo a malapena ad amare chi ci sta vicino, immagina amare i nostri nemici: impossibile! Eppure Gesù ci dice che dovremmo farlo. Allora c’è solo un modo per farlo: con Lui. Senza di Lui non possiamo fare niente, con Lui tutto è possibile. Per cui dobbiamo scegliere Gesù, scegliere l’Amore e scegliere di amare, in modo che il cuore si trasformi da pietra in carne.

 Pregare cantando, un’idea molto antica. Quanto è viva e attuale, e non solo per i giovani che iniziano ad avvicinarsi a Dio.

Quando mi metto in preghiera, la maggior parte delle volte non canto, viceversa, quando canto, la maggior parte delle volte sento che sto pregando e ringraziando il Signore. Quindi io rivolterei la frase: non pregare cantando, ma cantare pregando. La musica, anzi la canzone, quel meraviglioso connubio di musica e poesia, sicuramente riesce a scavare nell’intimo delle persone. Quante volte ti sei trovata ad emozionarti ascoltando un brano che ti coinvolgena nell’intimo, che ti consolava… Credo che attraverso le canzoni le persone, e quindi anche i giovani, possano trovare uno stimolo in più per conoscersi dentro. (more…)

Incontro ecumenico di Assisi in diretta e poi anche registrato

27 ottobre 2011

Ci si può collegare a questo link intorno alle 10 (10,30?): http://www.radiovaticana.org/it1/index.asp#

raggiunto il link passare con la freccetta su video e poi cliccare su Web-TV

Trascorso il tempo della diretta, per vedere la registrazione, dopo aver cliccato su Web-TV cliccare su agenda e poi selezionare il giorno giovedì 27 ottobre 2011, poi l’icontro di Assisi e poi sull’iconcina “on demand”.L’intervento del papa si può visionare facendo scorrere in avanti (all’incirca due ore e 17 minuti dopo l’inizio della registrazione) la striscia della registrazione stessa.

27 ottobre. Santi del giorno

27 ottobre 2011

Oggi si ricordano sant‘Evaristo, I sec, in PalestinaMentre del suo predecessore Clemente conosciamo la celebre lettera ai cristiani di Corinto, di Evaristo non è giunto nulla. Sembra sia stato un greco di Antiochia nato a Betlemme e divenuto il quarto o forse il quinto successore di Pietro intorno all’anno 100. Governò per 9 anni. Le notizie sul suo martirio sono considerate leggendarie.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75300

san Folco, vescovo di Pavia

http://it.gloria.tv/?media=208735

san Gaudioso di Abitine, 400-450 ca, vescovo, che si tramanda sia fuggito  dalla Tunisia a causa delle persecuzioni dei Vandali, in seguito rifugiatosi in Campania dove morì in un Monastero.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90237

san Namazio, V sec, vescovo di Clermont, in Aquitania, dove eresse una cattedrale

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90406

santa Balsamia, VI sec. Viene onorata come nutrice di San Remigio, vescovo di Reims.  San Remigio convertì nel V secolo la regina Clotilde e il marito Clodoveo, e con la conversione del re franco iniziò la storia cristiana della Francia. La figura di Balsamia si accosta a quella della madre di Remigio, Celina, anch’essa santa. Il nome della balia, però, appare tardivamente, nel X secolo quando oltre che nutrice viene identificata anche come madre di santi: san Celsino sarebbe stato, infatti, uno dei suoi figli. La leggenda dice che, benché venerata in Francia, Balsamia sarebbe stata di origine italiana. Da Roma sarebbe giunta a Reims proprio in tempo per svolgere la sua delicata mansione di nutrice.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90407

san Teodulo, VI sec, vescovo di Sion, nel Cantone vallese,  fondatore della celebre abbazia di S. Maurizio, in onore dei martiri della Legione Tebea, uccisi in quei luoghi. Si racconta che in un anno imprecisato nel quale il gelo aveva compromesso la vendemmia,  s. Teodulo abbia esortato i vignaioli a preparare le botti come se fosse previsto un abbondante raccolto. Fece ammucchiare tutta l’uva che era ancora buona, le benedisse e fece pigiare i grappoli in tutte le botti, che si riempirono di vino fino a traboccare. Per questo divenne protettore dei vigneti e dei vignaioli, in alcuni quadri è raffigurato con un grappolo d’uva in mano.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92359

GMG Madrid del cammino neocatecumenale di san Timoteo

27 ottobre 2011

http://www.youtube.com/v/d6quiqqu3dc?version=3&feature=player_embedded

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 27 ottobre 2011) con commento comunitario

26 ottobre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,31-35)

In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!».

G. Ravasi. La nostalgia

26 ottobre 2011

Salvator Dalì, Persistenza di memoria, 1931, Museum of Modern Art, New York City

Per noi spesso è dove non siamo che stiamo bene. Così, il passato – ove non siamo più – ci appare bellissimo. «I veri paradisi sono i paradisi perduti»: è facile capire che a fare questa affermazione sia stato lo scrittore francese Marcel Proust che passò la sua esistenza «alla ricerca del tempo perduto», quasi fosse un’isola dei beati smarrita. La nostalgia lo attanagliava e lo faceva attendere non più l’alba del nuovo giorno, perché il suo volto era girato sempre verso il tramonto della giornata precedente, ormai irrimediabilmente trascorsa e ai suoi occhi alonata di luce dorata. In modo più realistico, un altro grande scrittore come Anton Cechov nel testo sopra citato ci fa capire, invece, che questo rimpianto del passato è illusorio, frutto di una vera e propria deformazione della nostra ottica spirituale. Di solito si evoca la moglie di Lot come simbolo negativo: «essa guardò indietro [verso Sodoma e Gomorra coperte da una coltre di zolfo e fuoco] e divenne una statua di sale» (Genesi 19,26). Come emblema positivo di un ritorno alle radici perdute è, invece, esaltato l’Ulisse omerico. Sta di fatto che camminare col viso rivolto indietro in una permanente deprecazione del presente, incapaci di progresso e chiusi in un cupo circuito di malinconia, è alla fine una malattia della psiche (la «nostomania», dicono gli psicologi), ma anche dello spirito che si raggela e cristallizza, perdendo ogni dinamismo e bloccandosi in un pedante conservatorismo. È, però, necessario anche spezzare una lancia in difesa della nostalgia. Senza passato si è ben miseri, senza memoria non si riesce a progredire, senza radici si è smarriti e sperduti. Ed è proprio questo il rischio che stiamo correndo oggi, smemorati come siamo di un passato che ci potrebbe invece illuminare, eccitare e potenziare.

G.Ravasi, Il Mattutino, pubblicato in Avvenire di oggi 27 ottobre 2011

Madre Teresa di Calcutta. Un video per i più piccoli (2)

26 ottobre 2011

Un video a cartoni animati sulla vita di Madre Teresa di Calcutta. Seconda parte

http://www.youtube.com/watch?v=OtA2Pzx8kkw&feature=related

Paolo Migani. Scegliere di amare…(1). Cronaca di un concerto

26 ottobre 2011

Qualche giorno fa, domenica 16 ottobre,  Paolo Migani, musicista,  autore di molti dei canti suonati alle nostre messe (….dal “Santo”, all’alleluja, al Benenedetto solo per dirne alcuni…),  ha presentato al teatro del Centro di Formazione Giovanile Madonna di Loreto un nuovo lavoro dal titolo  “Scegliere Di Amare”

Il Concerto…. nel racconto di Paolo…

La giornata è iniziata con il servizio alla messa delle 11,30.

Il pranzo in terrazza con dei cari amici e poi ho cominciato a prepararmi.

Sono arrivato in teatro e dopo aver aperto la porta laterale sotto al palco, hanno iniziato a montare l’impianto audio.

Sarebbe venuto qualcuno? Ci sarebbe stato posto per tutti o la sala sarebbe restata semi vuota. Non lo sapevo e  non ci volevo pensare, volevo concentrarmi solo sulla buona riuscita del concerto, e basta. Ora mi sembra di rivivere tutto come se accadesse in questo momento.

Arrivano i musicisti, i coristi, i tecnici. Si comincia a fare sul serio.

Un minimo di prove e di soundcheck… manca poco, meno di un’ora.

Comincia ad arrivare la gente. Vado in camerino e mi cambio. Il sipario è chiuso e dietro le tende sento il vocìo dei primi arrivi e respiro l’attesa delle persone che si incontrano e si riconoscono salutandosi.

Una preghiera con i miei amici artisti.

Buio in sala.

Si apre il sipario. Parte il filmato introduttivo. È trasch, divertente, imbarazzante…

Entro sul palco e… comincia il concerto.

La musica esce bene dai monitor e io mi sento ben accolto dall’atmosfera che si sta creando.

Suono, canto, mi diverto, prego. E tutti lo fanno con me.

È un’esperienza di volersi bene di massa incredibile.

L’idea che quelle persone stiano suonando, dando luce, cantando, computerando e applaudendo per me, mi rende felice perché mi fa capire che non sono solo.

Vedere Alessio che passa indifferentemente dalle tastiere, alla voce, dal trombone alla fisarmonica, dal piano al cuore, e che lo fa con me, nel mio mentre… mi emoziona e mi regala istanti di gioia indicibile.

Grazie anche a tutti gli altri, indispensabili come sempre.

Stefano inizia gli accordi di una canzone di Masini che voglio fare per papà… io inizio a cantare… mi fermo, commosso,.. respiro forte e vado avanti. Il pezzo finisce ma non finiscono gli applausi… e gli applausi sono per te… hai visto papà che finalmente ti ho portato sul palco con me come tante volte mi hai rimproverato di non fare?

Le voci intrecciate con Giulia in tanti ricordi di note, i Whitest che proteggono le mie cadute di tono con i loro cori sapienti. Marco & Marco che proiettano immagini e mandano basi, tutto in modo perfetto, sincronizzato, come se avessimo provato per chissà quanto tempo.

Il pubblico mi restituisce continuamente il calore che cerco di trasmettere.

Verso la fine, nella canzone più intima, entra un angelo in calzamaglia che inizia a dare corpo e anima alle mie note. È un momento da fermo immagine, da ricordare per sempre nel cuore.

Il concerto finisce con i soliti titoli di coda divertenti e Valeria che sublima la sua presenza inventandosi attrice.

Si accendono le luci, la sala comincia a svuotarsi. Arriva qualche CD da autografare accompagnato da tanti complimenti, complimenti che mi fanno sentire in imbarazzo perché andrebbero condivisi con i miei compagni di questo piccolo viaggio e invece sono solo per me.

Ora smonto, porto in macchina le mie cose, saluto chi è rimasto.

Sono usciti tutti, la sala è vuota.

Controllo che le uscite di sicurezza siano armate, spengo la luce e, respirando la frescura della sera, torno a casa.

(…1 continua…)

Riflessioni di alcuni esponenti cattolici sull’incontro di Assisi di domani (giovedì 27 ottobre)

26 ottobre 2011

Mons Paglia, vescovo di Terni, oggi a Radiovaticana:
D. – “Pellegrini della verità, pellegrini della pace” è il titolo di questa giornata: lei che caratteristiche vi individua e quali possibilità vede nel dopo 27 ottobre 2011?

R. – Vedo – diciamo – un arricchimento che si deve in particolare a Benedetto XVI. Papa Benedetto ha fatto emergere una dimensione che ad Assisi era come nascosta, ma che oggi, invece, si esprime in maniera molto evidente: nel pellegrinaggio verso la pace deve raccordarsi anche il pellegrinaggio verso la verità. Ed ecco allora che le religioni non possono fare a meno dell’incontro con la cultura o con gli uomini di cultura nell’attenzione verso la verità; che pellegrini non credenti si uniscano a pellegrini credenti è, forse, un’immagine ancor più ricca di quella del primo Assisi e a me pare straordinariamente importante poterlo sottolineare. Potremmo dire che il discorso di Ratisbona – che poi suscitò reazioni soprattutto in chi non lo aveva letto o non lo aveva ascoltato – in verità trova tutta la sua dignità: dobbiamo evitare che le religioni cadano nella tentazione o dello spiritualismo o del fondamentalismo… Questo può avvenire solo attraverso una ricerca della verità e quindi anche una presenza della ragione per aiutare – diciamo – a criticare le derive patologiche anche degli uomini e delle donne di religione. (mg)

(more…)

Il Papa alla vigilia dell’incontro di Assisi: i cristiani non diventino lupi tra i lupi, ma lavorino per il regno della pace di Cristo

26 ottobre 2011

(Questa omelia del papa non va letta, ad es., demagogicamente o ingenuamente ma nel senso che solo l’amore di Cristo mette sulla via dell’autentico discernimento, senza dunque cadere da un lato nell’irenismo nè, dall’altro, in soluzioni ben poco illuminate dalla fede, dalla carità, etc..NdE).

Oggi il consueto appuntamento dell’Udienza generale assume un carattere particolare, poiché siamo alla vigilia della Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, che si terrà domani ad Assisi, a venticinque anni dal primo storico incontro convocato dal Beato Giovanni Paolo II.
Ho voluto dare a questa giornata il titolo “Pellegrini della verità, pellegrini della pace”, per significare l’impegno che vogliamo solennemente rinnovare, insieme con i membri di diverse religioni, e anche con uomini non credenti ma sinceramente in ricerca della verità, nella promozione del vero bene dell’umanità e nella costruzione della pace. Come ho già avuto modo di ricordare, “Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio”.
(more…)

Video Rai: Benedetto XVI

26 ottobre 2011

http://it.gloria.tv/?media=201125

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 26 ottobre 2011) con commento comunitario

25 ottobre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici!. Ma egli vi risponderà: Non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli vi dichiarerà: Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

26 ottobre. Santi del giorno

25 ottobre 2011

Il Martirologio Romano ricorda oggi san Folco Scotti, 1165-1229.  I resti di questo santo di origine irlandese sono custoditi nella cattedrale di Pavia, città della quale fu vescovo nel XIII secolo. Nato a Piacenza da una celebre famiglia, quella degli Scotti, originari dell’Irlanda, che viene identificata secondo la denominazione dell’epoca come patria degli «Scoti», scozzesi. Entrò tra i canonici regolari di Sant’Eufemia. Venne inviato a Parigi a compiere gli studi di teologia a Parigi e al rientro fu eletto priore di Sant’Eufemia, poi canonico, poi arciprete della cattedrale. Infine fu consacrato vescovo di Piacenza. Sei anni più tardi, rimasta vacante la sede pavese, venne designato vescovo anche di questa città. Piacentino e vescovo di Pavia, Folco fu il grande paciere delle due città, allora divise da un’aspra rivalità.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90403

san Gaudioso (Gaudino) vescovo di Salerno , che avrebbe difeso la città dalle invasioni dei barbari, specialmente durante la guerra dei Longobardi di Benevento. La tradizione lo presenta come figlio o nipote di Teofilatto, duca di Napoli (666-670) e ascritto al clero della basilica napoletana di S. Maria Maggiore (dal vescovo s. Pomponio). Morì nel 649

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75350

san Sigebaldo, vescovo di Metz, ?-740

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91895

sant’Orsa, ricordata assieme ad un gruppo di martiri orientali, precisamente di Nicomedia, Luciano, Marciano, Floro, Eraclio ecc., vittime della persecuzione di Decio (249 – 251), condannati a morte per ordine del proconsole Sabino un 26 ottobre, giorno in cui i santi sono ricordati.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92115

san Cedda, ?-664, vescovo, fratello di San Chad, fu scelto per evangelizzare gli Angli centrali. Fondò il monastero di Lastingham, nel 664 Cedd partecipò al sinodo di Whitby, facendosi mediatore tra le due opposte fazioni, celta e romana, nella disputa sulla data della Pasqua.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/93119

sant‘Alfredo il Grande, re del Wessex, 849-899, figlio di Etelvulfo (re del Wessex dall’839 all’856) e fratello e successore del re Etelredo I (866-871).
Divenne re del Wessex, l’antico regno dei Sassoni dell’Ovest, nella Gran Bretagna meridionale  e re degli Anglosassoni .
Dopo aver sostenuto una lotta accanita contro gli Scandinavi invasori e in particolare contro i Danesi, ripristinò l’autorità regia e preparò l’unità del Paese; nonostante le difficoltà del suo regno, riuscì comunque a promuovere una splendida rinascita della civiltà anglosassone. Fu una grande rigura di regnante.
Diffuse la cultura attraverso traduzioni di opere latine, come la “Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum” di san Beda il Venerabile

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92430

G.Ravasi. La Metamorfosi

25 ottobre 2011
M. C. Escher, Cielo e acqua I, 1930
Gregorio Samsa, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo. Molti avranno riconosciuto in queste righe l’avvio di uno dei racconti più famosi (e sconcertanti) del Novecento, Die Verwandlung, «la metamorfosi» (1916) di Franz Kafka. La storia è nota. Un commesso viaggiatore si sveglia dopo una notte di incubi e si ritrova trasformato in un ungeheuren Ungeziefer, un insetto enorme e mostruoso. Ripugnante per i suoi stessi familiari, si rassegna a sparire sotto il letto, nutrito di rifiuti e compatito solo dalla vecchia domestica. Un giorno, però, attratto dal suono del violino di sua sorella Grete, osa farsi strada tra i suoi familiari: il padre, però, lo sorprende e gli scaglia contro una mela. Gravemente ferito, ripara sotto il suo letto ove muore poco dopo. La serva, pur commiserandolo, lo getta nella spazzatura. Si chiude, così, una parabola surreale e allucinante, che è anche un’amara rappresentazione di un’esistenza degradata che non incontra pietà né redenzione. L’abbiamo riproposta per un’ulteriore finalità rispetto a quella un po’ enigmatica e dura intesa dall’autore. Ci sono momenti della nostra vita in cui ci sentiamo vermi, come si è soliti dire. Ed è forse giusto che si provi questa sensazione soprattutto quando la sequenza delle colpe si è ingrossata, il cuore si è indurito e abbiamo compiuto gesti vergognosi. C’è, però, anche il dramma di chi precipita nell’abisso della depressione e si sente prostrato e avvilito, disperato e abbandonato. C’è, infine, chi è considerato un insetto dalla brutalità altrui, oggetto di un disprezzo aggressivo, incapace di autodifesa. Sono, quindi, molte le iridescenze della «metamorfosi» negativa. Non dimentichiamo, però, che questo termine è in greco quello che descrive anche la «trasfigurazione» di Cristo! C’è, dunque, anche per noi un’altra «metamorfosi» luminosa.
G. Ravasi Il Mattutino, pubblicato in Avvenire di oggi 26 ottobre 2011

Il Battesimo di Gesù.

25 ottobre 2011

Dal Vangelo di Mt 3 13Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Riporto un articolo di Giuseppe Caffulli pubblicato su Avvenire del 24 ottobre scorso

Le acque del Giordano si incuneano limacciose in una vasta area stepposa che sulle mappe del vicino Oriente viene indicata con il nome di Wadi Kharrar. Una delle strade per arrivarci, quasi a precipizio sul Mar Morto, scende dalle alture rocciose del Monte Nebo, il monte da cui Mosè osservò la Terra promessa senza potervi entrare. Il punto più profondo del pianeta, oltre 400 metri sotto il livello del mare, specie nei caldissimi mesi estivi è avvolto da una densa bruma che a malapena lascia intuire i contorni del grande lago salato. Sullo sfondo, una macchia verdastra, ai piedi delle brulle montagne di Giudea, indica l’oasi di Gerico.

Sul fondo del catino costituito dalla depressione del Giordano, una strada polverosa costeggia una serie infinita di campicelli e ortaglie, poi piega decisamente sul lato sinistro inoltrandosi in una sorta di paesaggio lunare. Più in là, una striscia di canneti e arbusti lascia intuire la vicinanza dell’acqua. Il Wadi Kharrar (wadi in arabo indica il letto disseccato di un fiume) è un vasto territorio che ha visto, nel corso dei millenni, mutare più e più volte il corso del Giordano. Un’ansa del fiume, in particolare, ha sempre attirato l’attenzione dei pellegrini. Quella dove, fin dagli albori del cristianesimo, si è fatta memoria del battesimo di Gesù.

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Escher. G. Ravasi, L’archivio di Dio. A.Merini, Solo una mano d’angelo

25 ottobre 2011

Maurits Cornelis Escher,  Metamorfosi II, 1940

Credo che in qualche punto dell’universo debba esserci un archivio in cui sono conservate tutte le sofferenze e gli atti di sacrificio dell’uomo. Non esisterebbe giustizia divina se la storia di un misero non ornasse in eterno l’infinita biblioteca di Dio. «Il mio vagabondare tu, o Dio, lo registri; le mie lacrime nell’otre tuo raccogli: non sono forse scritte nel tuo libro?». È l’antico Salmista ebreo a cantare (56,9): Dio raccoglie tutte le lacrime delle vittime della storia umana, così che esse non cadano nel vuoto. Esse sono agli occhi di Dio realtà preziose come l’acqua che il beduino conserva nel suo otre quando viaggia nel deserto. In questo scrigno e nell’«anagrafe» ideale della vita dell’umanità Dio registra e custodisce come tesori tutte le sofferenze. La stessa idea è nel bel frammento che abbiamo desunto dal romanzo L’immagine di Isaac B. Singer (1904-1991), scrittore ebreo polacco vissuto in America, fedele sempre alla lingua materna yiddish. Alle righe che abbiamo citato è sottesa l’eterna domanda: c’è un senso al nostro dolore? E per il credente: c’è un Dio che raccoglie tutte le lacrime nascoste? Per l’ebreo in particolare: l’«Olocausto» ha almeno nel supremo progetto divino sulla storia una collocazione possibile? Interrogativi brucianti che vengono per ora accantonati dallo scrittore, Nobel 1978 della letteratura, ma che approdano alla certezza che – qualunque sia la risposta filosofica o teologica – Dio non può ignorare questo respiro di dolore che sale dalla terra. Nei suoi colossali archivi non sono registrati tanto i trionfi militari o i successi umani (a questo pensano già i libri umani di storia e i relativi documenti) quanto piuttosto lo sterminato patrimonio di lacrime, lutti, lamenti e affanni. Solo Dio saprà con essi costruire una trama nel libro della vita che orna la sua «infinita biblioteca».

 

G Ravasi Il Mattutino, pubblicato in Avvenire di oggi 25 ottobre 2011

 

 

Solo una mano d’angelo

Solo una mano d’angelo

intatta di sè, del suo amore per sè,

potrebbe

offrirmi la concavità del suo palmo

perché vi riversi il mio pianto.

La mano dell’uomo vivente

è troppo impigliata nei fili dell’oggi e dell’ieri,

è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!

Non potrà mai la mano dell’uomo mondarsi

per il tranquillo pianto del proprio fratello!

E dunque, soltanto una mano di angelo bianco

dalle lontane radici nutrite d’eterno e d’immenso

potrebbe filtrare serena le confessioni dell’uomo

senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.

(Alda Merini, da Clinica dell’abbandono)