Archive for novembre 2011

SALMO 118(117) _ INNO DI GIOIA E DI VITTORIA

30 novembre 2011

 

Mi ha colpito,  il Signore, mi ha colpito,

ma non mi ha consegnato alla morte.

Apritemi le porte della giustizia:

voglio entrarvi e rendere grazie al Signore.

Questa è la porta del Signore,

i giuste entreranno per essa.

Ti rendo grazie, perchè mi hai esaudito

e sei stato la mia salvezza.

La pietra che i costruttori avevano

scartato

è diventata la pietra angolare.

da parte del Signore è stato fatto questo:

è una meraviglia ai nostri occhi.

Questo è il giorno che ha fatto il Signore:

rallegriamoci ed esultiamo in esso.

Signore ti preghiamo la salvezza!

Signore ti preghiamo la salvezza!

 

Salmo 118(117),  18 _ 25

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La cornacchia e l’abete

30 novembre 2011

Una cornacchia si è seduta in cima ad un alto abete. Si è guardata attorno con espressione autoritaria e ha emesso un grido di vittoria. A questo essere rumoroso sembra davvero che l’abete le debba tutto: la sua esistenza, la sua bellezza slanciata, il verde sempre vivo, la forza nella lotta col vento. Questa superbia della Cornacchia è stupefacente. Grande benefattrice dell’abete silenzioso! E l’abete neppure trema; sembra che non veda la cornacchia; meditabondo leva i suoi rami verso il cielo. Sopporta tranquillamente l’ospite rumoroso. Nulla turba i suoi pensieri, la sua serietà, la sua pace. Tante nubi sono già passate su di lui, tanti uccelli si sono fermati qui! E se ne sono andati, così come tu te ne andrai. Questo non è il tuo posto, non ti senti sicura e urlando così cerchi di supplire alla mancanza di forza. Io sono cresciuto da questa terra e sono piantato con le mie radici nel suo cuore. E tu, nube passeggera, che getti un’ombra di tristezza sulla mia cima dorata, sei in balia dei venti. Bisogna sopportarti tranquillamente. Tu gracchi la tua canzone noiosa, senza anima e povera, poi te ne vai. Che cosa riesci a fare con un urlo? Io resto, per perseverare nel raccoglimento, per costruire la mia pazienza, per sopportare turbini e tempeste, per andare sempre più in alto, tranquillamente.
Non mi oscuri il sole, non mi affascini, non muti il fine del mio salire. C’era il bosco e voi non c’eravate, non ci sarete e ci sarà il bosco. Una favola? No, non è una favola.
(Stefan Wyszynski, Appunti dalla prigione)

Dal salmo 143 (144)
Benedetto il Signore, mia roccia,
che addestra le mie mani alla guerra,
le mie dita alla battaglia,

mio alleato e mia fortezza,
mio rifugio e mio liberatore,
mio scudo in cui confido,
colui che sottomette i popoli al mio giogo.

Signore, che cos’è l’uomo perché tu l’abbia a cuore?
Il figlio dell’uomo, perché te ne dia pensiero?

L’uomo è come un soffio,
i suoi giorni come ombra che passa.

Signore, abbassa il tuo cielo e discendi,
tocca i monti ed essi fumeranno.

Lancia folgori e disperdili,
scaglia le tue saette e sconfiggili.

Stendi dall’alto la tua mano,
scampami e liberami dalle grandi acque,
dalla mano degli stranieri.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 1 Dicembre 2011) con commento comunitario

30 novembre 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,21.24-27)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Diciottesima catechesi di Benedetto XVI sulla preghiera

30 novembre 2011

Nelle ultime catechesi abbiamo riflettuto su alcuni esempi di preghiera nell’Antico Testamento, oggi vorrei iniziare a guardare a Gesù, alla sua preghiera, che attraversa tutta la sua vita, come un canale segreto che irriga l’esistenza, le relazioni, i gesti e che lo guida, con progressiva fermezza, al dono totale di sé, secondo il progetto di amore di Dio Padre. Gesù è il maestro anche delle nostre preghiere, anzi Egli è il sostegno attivo e fraterno di ogni nostro rivolgerci al Padre. Davvero, come sintetizza un titolo del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, «la preghiera è pienamente rivelata ed attuata in Gesù» (541-547). A Lui vogliamo guardare nelle prossime catechesi.

Un momento particolarmente significativo di questo suo cammino è la preghiera che segue il battesimo a cui si sottopone nel fiume Giordano. L’Evangelista Luca annota che Gesù, dopo aver ricevuto, insieme a tutto il popolo, il battesimo per mano di Giovanni il Battista, entra in una preghiera personalissima e prolungata: «Mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo» (Lc 3,21-22). Proprio questo «stare in preghiera», in dialogo con il Padre illumina l’azione che ha compiuto insieme a tanti del suo popolo, accorsi alla riva del Giordano. Pregando, Egli dona a questo suo gesto, del battesimo, un tratto esclusivo e personale.
(more…)

SALMO19 (18) _ INNO AL SIGNORE SOLE DI GIUSTIZIA

30 novembre 2011

I cieli narrano la gloria di Dio

e il firmamento anuncia l’opera

delle sue mani.

Un giorno rivolge parola all’altro

e una notte trasmette conoscenza

all’altra.

Non vi è linguagio e non vi sono parole,

non si ha percezione del loro suono:

in tutta la terra si espande la loro voce

e ai confine del mondo le loro parole.

In essi ha messo una tenda per il sole,

che esce come uno sposo

dalla sua stanza nuziale,

goisce come un prode che percorre

la via.  

 

Salmo 19 (18),  2_6

30 novembre. Santi del giorno. Novena all’Immacolata.

30 novembre 2011

Oggi è il secondo giorno della Novena dell’ Immacolata detta dello Stellario di Maria Vergine Immacolata

https://gpcentofanti.wordpress.com/2011/11/28/novena-della-solennita-dellimmacolata-concezione-di-maria/

e della Novena all’Immacolata di sant’Antonio Fasani

https://gpcentofanti.wordpress.com/2010/11/30/novena-allimmacolata-di-s-f-a-fasani-2%C2%B0-giorno/

Oggi le chiese d’oriente e d’occidente ricordano Andrea, apostolo del Signore. Figlio di Giona e fratello di Simon Pietro, Andrea era originario di Betsaida ed esercitava il mestiere di pescatore assieme al fratello. Discepolo del Battista, egli comprese in profondità la testimonianza resa da Giovanni a Gesù di Nazaret e si mise subito alla sequela dell’Agnello di Dio. Andrea fu il «primo chiamato», e si prodigò per portare a Gesù quanti attendevano il Messia nella fede: il fratello Simone, il ragazzo con i cinque pani d’orzo e i due pesci, i greci saliti a Gerusalemme per il culto. Secondo la tradizione, dopo la morte e resurrezione di Gesù egli annunciò l’Evangelo in Siria, in Asia Minore e in Grecia. Divenuto pescatore di uomini attraverso l’annuncio della stoltezza della croce, Andrea morì a Patrasso, crocifisso come il suo Maestro, il rabbi di Galilea, del quale aveva esclamato: «Abbiamo trovato il Messia!» (Gv 1,41). Nel IV secolo, le sue reliquie furono trasferite a Costantinopoli. Finite poi in occidente, esse sono state restituite alla chiesa di Patrasso da papa Paolo VI nel 1974, in segno d’amore verso l’ortodossia, che venera in Andrea il primo arcivescovo della chiesa di Costantinopoli.

Andrea, dopo essere rimasto con Gesù e aver imparato tutto ciò che Gesù gli aveva insegnato, non tenne chiuso per sé il tesoro,ma si affrettò a correre da suo fratello per comunicargli la ricchezza che aveva ricevuto. Ascolta bene cosa gli disse: «Abbiamo trovato il Messia, che significa Cristo». Questa è la parola di un anima che con grande ansietà prepara la venuta di lui e attende la sua discesa dai cielo, ed è piena di gioia sovrabbondante quando l’Atteso si è manifestato, e si affretta ad annunziare agli altri la grande novità. L’aiutarsi reciprocamente nella vita spirituale è proprio segno di benevolenza, di amore fraterno, di sincerità d’animo. Guarda anche Pietro: Andrea «lo condusse da Gesù», affidandolo a lui perché imparasse tutto da lui direttamente.

Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Giovanni 19,1

 Dio di verità,
tu hai concesso ad Andrea
di obbedire senza esitare
alla chiamata di Gesù
e di seguirlo senza dilazione:
accordaci di vivere
nella disponibilità alla tua parola
e di rallegrarci
per essere stati annoverati
tra ali amici di Cristo
tuo Figlio, nostro Signore.
(tratto da http://www.monasterodibose.it)

Dall’Udienza generale di Benedetto XVI del 14 giugno 2006

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060614_it.html

G. Ravasi. Le foglie della morte

30 novembre 2011

Dal Salmo 30 (29)

1 Ascolta, Signore, abbi pietà di me,

Signore, vieni in mio aiuto!

12 Hai mutato il mio lamento in danza,

mi hai tolto l’abito di sacco, mi hai rivestito di gioia,

13 perché ti canti il mio cuore senza tacere;

Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

 

Non ho niente contro di te, morte, non riesco neppure a odiarti. Come vivresti e cosa faresti se tu avessi una madre o un figlio ed essi morissero? Non ho paura di te, anzi, ti compiango profondamente perché non avesti mai una madre né un figlio. Già una volta abbiamo portato in questo nostro spazio quotidiano un poeta romeno della Repubblica Moldova, Grigore Vieru (1935-2009). Lo riascoltiamo a chiusura di un mese che la tradizione assegna alla memoria dei defunti e la sua è una sfida alla morte, simbolo supremo di infelicità. Essa, infatti, non conosce la bellezza e le meraviglie dell’amore: non ha madre né figli e, quindi, senza imbarazzo, elimina madri e figli, ma ignora cosa significhi poter amare una madre o un figlio. In un’altra poesia, però, Vieru mostra un aspetto positivo dell’esperienza umana del morire. Ecco le sue parole: «Non esiste la morte! Solamente cadono le foglie per vederci meglio quando siamo ancora lontani» da quella meta estrema che ci attende. È un po’ quello che, con immagini desunte dal mondo greco, faceva balenare san Paolo: «Quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, simile a una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli» (2 Corinzi 5,1). Morire è uno spogliarsi di veli, di pesi, di fogliami che celano l’altra faccia della vita che sta al di là di quella che noi vediamo con questi segni transitori e caduchi. C’è, dunque, un’epifania che ci attende quando saremo su quella soglia estrema. Cantava un’altra poetessa, Margherita Guidacci: «Quanto di te sopravvive / è in altro luogo, misterioso, / ed ormai reca un nome nuovo / che solo Dio conosce» e che solo in quell’istante ci sarà svelato.

 

G. Ravasi Il Mattutino, pubblicato in Avvenire di oggi 30 novembre 2011

Video Rai: alcuni interessanti documentari

30 novembre 2011

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7d17233e-79ce-4d1e-a91c-ffff1b496cb1.html#p=0

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 30 novembre 2011) con commento comunitario

29 novembre 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,18-22)

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

29 novembre. Santi e memorie del giorno. Novena all’Immacolata

29 novembre 2011

Oggi inizia la Novena dell’ Immacolata detta dello Stellario di Maria Vergine Immacolata,ricordata nel post di ieri di Don Giampaolo

https://gpcentofanti.wordpress.com/2011/11/28/novena-della-solennita-dellimmacolata-concezione-di-maria/

Il Martirologio romano  ricorda oggi san Francesco Antonio Fasani, 1681-1742, dell’Ordine dei frati minori conventuali, chiamato da coloro che gli erano vicini “padre maestro”.

http://www.clerus.org/clerus/dati/2009-06/19-13/IT_Fasani.html

http://it.gloria.tv/?media=113394

Oggi inizia anche la novena all’Immacolata di  san Francesco Antonio Fasani

https://gpcentofanti.wordpress.com/2010/11/29/novena-allimmacolata-di-s-f-a-fasani-1%C2%B0-giorno/

Si ricordano anche san Saturnino di Tolosa, vescovo e martire al tempo dell’imperatore Decio, uno dei santi più popolari in Francia e Spagna. http://www.santiebeati.it/dettaglio/79700,  e San Saturnino di Cartagine, martire nel 304, assieme a Sisinio http://www.santiebeati.it/dettaglio/91140

san Fedele di Merida, ?-572, vescovo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/79800

santi Demetrio e Biagio, I sec., venerati a Veroli. Tutte le notizie sono legate alle loro reliquie.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/79850

san Bernardo di Nazareth, tra i molti vescovi trasferiti in Palestina durante la prima Crociata

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90687

 

(di seguito, notizie tratte da http://www.monasterodibose.it)

La chiesa siro-occidentale fa oggi memoria di uno dei suoi più grandi scrittori e poeti: Giacomo di Sarug la cui vita ci è tunta soprattutto grazie alla Storia del contemporaneo Giacomo di Edessa. Nato nel 451 nel villaggio di Qurtam, sull’Eufrate, Giacomo studiò alla celebre scuola di Edessa. A 22 anni divenne monaco, e iniziò presto a trasfondere la sua meditazione delle Scritture in poemi religiosi di rara bellezza. Dopo aver ricevuto l’ordinazione presbiterale, Giacomo divenne visitatore ecclesiastico della chiesa locale di Hawra, ed ebbe così modo di conoscere tutta la Siria; poi, sul finire dalla vita, fu eletto vescovo di Batnan-Sarug, nel 518. Giacomo morì il 29 novembre del 521, e per le sue grandi doti di scrittore la chiesa siriaca gli attribuì il titolo di «arpa dello Spirito santo», al pari del suo maestro sant’Efrem. Dei suoi 763 poemi, appena un terzo è giunto a noi. In essi Giacomo canta con continui e sapienti rinvii alle Scritture ebraiche e cristiane la bellezza dell’agire divino nella storia, riflesso emblematicamente nello sguardo misericordioso di Dio rivelato a noi dal volto di Cristo.

Nel suo dolore, l’anima malata dice:
Chi mi restituirà la bellezza di cui ero adorna
perché non pecchi più?

E se Dio mi ha gradito
a motivo della sua misericordia,
chi mi restituirà le qualità che ho perduto?

La mia natura è bella e splendente come il giorno;
se succederà che si spenga e si oscuri,
chi la rischiarerà ancora
per restituirle la bellezza?

E se tu cancelli i miei peccati
con la tua misericordia,
chi mi innalzerà al livello da cui sono caduta?

O anima che hai perduto la bellezza,
tu sei l’immagine del re: vieni!
La tua bellezza è fra le mani del tuo Signore:
egli l’ha custodita per te fino al momento
in cui farai ritorno a lui.

Allora egli te la ridarà
secondo la sua promessa.
Ci tiene assolutamente a rendertela

Giacomo di Sarug, dai Poemi

LA CHIESA, REALTA’ VISIBILE E SPIRITUALE

29 novembre 2011

Riportiamo il punto 8 del primo capitolo della Costituzione dogmatica sulla Chiesa LUMEN GENTIUM del Concilio  Vaticano II

<<Cristo, unico mediatore, ha costituito sulla terra e incessantemente sostenta la sua Chiesa santa, comunità di fede, di speranza, di carità, quale organismo visibile, attraverso il quale diffonde su tutti la verità e la grazia.Ma la società costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo, la comunità visibile e quella spirituale, la Chiesa terrestre e la Chiesa oramai in possesso dei beni celesti, non si devono considerare come delle cose diverse, ma formano una sola complessa realtà risultante da un duplice elemento, umano e divino. Per  una non debole analogia, quindi, è paragonata al mistero del Verbo incarnato. Infatti, come la natura assunta serve al Verbo divino da vivo organo di salvezza, a Lui indissolubilmente unito, in modo non dissimile l’organismo sociale della Chiesa serve allo spirito di Cristo che la vivifica per la crescita del corpo.

Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica, e che il Salvatore nostro, dopo la sua risurrezione, diede da pascere a Pietro, affidandone a lui e agli altri Apostoli la diffusione e la guida, e la costituì per sempre “colonna e sostegno della verità”. Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, quali doni propri della Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica.

Come Cristo ha compiuto la redenzione attraverso la povertà e le persecuzioni, così pure la Chiesa è chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza. Gesù Cristo, “sussistendo nella natura di Dio…spogliò sé stesso, prendendo la natura di un servo” (Fil 2,6-7) e per noi “da ricco che era si fece povero” (2Cor 8,9): così anche la Chiesa, quantunque per compiere la sua missione abbia bisogno di mezzi umani, non è costituita per cercare la gloria della terra, bensì per diffondere, anche col suo esempio, l’umiltà e l’abnegazione. Come Cristo infatti è stato inviato dal Padre “a dare la buona novella ai poveri, a guarire coloro che hanno il cuore contrito” (Lc 4,18), “a cercare e salvare ciò che era perduto”(Lc 19,10): così pure la Chiesa circonda di affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo Fondatore, povero e sofferente, si premura di sollevarne l’indigenza, e in loro intende servire a Cristo. Ma mentre Cristo , santo, innocente e immacolato, non conobbe il peccato e solo venne allo scopo di espiare i peccati del popolo, la Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori, santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, mai tralascia la penitenza e il suo rinnovamento.

La Chiesa “prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio” (S.Agostino) annunziando la passione e la morte del Signore fino a che Egli venga. Dalla virtù del Signore risuscitato trova forza per vincere con pazienza e amore le sue interne e esterne afflizioni e difficoltà, e per svelare al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di Lui, fino a che alla fine dei tempi sarà manifestato nella pienezza della sua luce.>>

G. Ravasi. La dilatazione

29 novembre 2011
Rimandando quello che si deve fare, si corre il pericolo di non farlo mai più. Non convertendosi subito, si rischia di essere dannati. L’indugiare non è solo frutto di pigrizia. In alcune persone è una vera e propria attitudine costante: si cerca di dilazionare, di rimandare a un altro momento e, così, i nodi s’attorcigliano ancor di più, le pratiche da evadere s’accumulano, le abitudini si sclerotizzano, i difetti s’incancreniscono. Aveva, perciò, ragione il grande poeta francese Charles Baudelaire quando proponeva l’osservazione che oggi abbiamo citato. Era un po’ il suo autoritratto, perché egli si era lasciato trascinare nel vortice di una vita sregolata, contrassegnata da vizi, dall’uso di alcol e droghe, dalla dissipazione economica, sia pure sempre con l’anelito di riscatto e di conversione che, però, mai veniva reso effettivo nella vita. A livello morale è, quindi, deleterio il rinvio, nella consapevolezza che il male interiore si consolida e occupa progressivamente corpo e anima, mentre – come scriveva il grande Seneca all’amico Lucilio – dum differtur, vita transcurrit, «intanto che si rimanda, la vita continua a scorrere», e alla fine si hanno le mani vuote. Certo, è vero che talvolta procrastinare una scelta può essere frutto di saggezza e riflessione e può persino attenuare, sbiadire o spegnere questioni troppo bollenti. Ma nella maggior parte dei casi non bisogna dimenticare quell’altro motto latino divenuto proverbiale (lo si attribuisce ad Arnobio, scrittore cristiano del III–IV secolo): Quod differtur, non aufertur, ciò che viene differito, non è né eliminato né perso. L’impegno da prendere starà sempre lì ad attenderci nei crocevia dell’esistenza.
G.Ravasi Il Mattutino, pubblicato in Avvenire di oggi 29 novembre 2011

Un sito cattolico ricchissimo

29 novembre 2011

http://www.totustuus.info/index.html

SALMO 72(71) _ IL RE MESSIANICO PROMESSO

29 novembre 2011

Davanti a lui si postreranno tutti i re,

lo serviranno tutte le nazioni.

Perchè egli libererà il povero

che invoca aiuto

e il misero che non ha sostegno alcuno.

Avrà pietà del debole e del povero

e salverà la vita dei miseri.

Le riscatterà dall’opressione

e dalla violenza,

 perchè il loro sangue è preziosao

ai suoi occhi.

 

 

SALMO 72(71) ,  11_14 

 

 

 

Benedetto XVI. I Padri della Chiesa. Tertulliano

29 novembre 2011

Cari fratelli e sorelle,

con la catechesi di oggi riprendiamo il filo delle catechesi abbandonato in occasione del viaggio in Brasile e continuiamo a parlare delle grandi personalità della Chiesa antica: sono maestri della fede anche per noi oggi e testimoni della perenne attualità della fede cristiana.Oggi parliamo di un africano, Tertulliano, che tra la fine del secondo e l’inizio del terzo secolo inaugura la letteratura cristiana in lingua latina. Con lui comincia una teologia in tale lingua. La sua opera ha dato frutti decisivi, che sarebbe imperdonabile sottovalutare. (more…)

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 29 novembre 2011) con commento comunitario

28 novembre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,21-24)

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Novena della solennità dell’Immacolata Concezione di Maria / Video Rai: Lourdes, la storia / Video musica gregoriana: Rorate

28 novembre 2011

Inizia domani:

http://www.floscarmeli.org/modules.php?name=News&file=article&sid=431

E’ una solennità grandissima…

La storia di Lourdes: http://it.gloria.tv/?media=83456

Rorate: http://www.youtube.com/watch?v=nPMq4Z6cwP8

28 novembre. Nostra Signora del Dolore di Kibheo. Rwanda

28 novembre 2011

Le apparizioni della Vergine a Kibeho in Ruanda, le prime verificatesi in Africa e sulle quali la Chiesa, al termine di una lunga inchiesta e di un rigoroso processo canonico, ha espresso il suo riconoscimento giudicandole autentiche, sono avvenute dal 28 novembre 1981 al 28 novembre 1989. (more…)

Qohelet, il lieve sussurro nel gran silenzio di Dio. G. Ravasi. D.M.Turoldo

28 novembre 2011

… per te anche il più infelice tra noi

trova dimora nel grande Libro
o cantore della virtù inutile,
dissacratore di miti indistruttibili,
o Qohelet

[…]

Mendicanti di Dio, o cercatori,
alla vostra inquietudine
in gioioso sacrificio vi dono
la mia stessa fede,
mio sangue (…)

Allora rinverdirà ogni carne umiliata

e gli andremo incontro con rami nuovi:

una selva sola, la terra, di mani

(D.M.Turoldo, da Mie notti con Qohelet)

Qohelet

Frammento di Ecclesiaste dalla Grotta 4 di Qumran (4 Q109 Qohelet a)

Uno pseudonimo ebraico, Qohelet, rimanda al vocabolo qahal, «assemblea», in greco ekklesía, donde il greco-latino Ecclesiastes è divenuto la titolatura comune nell’Occidente cristiano di un’opera tuttora oggetto di differenti decifrazioni.
Interpretato come testo pessimistico, scettico, considerato espressione dell’ideologia dell’aurea mediocritas, influenzato dalla filosofia greca del III secolo a. C., ritenuto una guida ascetica di distacco e disprezzo del mondo a parte della tradizione cristiana, è stato negli ultimi decenni da qualche esegeta riportato nell’alveo rassicurante dell’ottimismo a causa di alcuni passi, per la precisione sette (2,24-25; 3,12-13; 3,22; 5,17; 8,15; 9,7-9; 11,7-10), dai quali emergerebbe un
appello al sereno godimento delle scarse gioie che la vita riserva. A questa interpretazione si accosterebbe, paradossalmente, anche lo scrittore francese Albert Camus quando, nel Mito di Sisifo, vede in Don Giovanni «un uomo nutrito dall’Ecclesiaste», «un pazzo che è un gran saggio» perché «questa vita lo appaga». (…) (more…)

28 novembre. Santi e memorie del giorno

28 novembre 2011

Oggi si ricordano san Giacomo della Marca, 1394-1476. Fu discepolo di san Bernardino da Siena, dal quale ricevette a 22 anni il saio francescano. Come il maestro, anch’egli si diede alla predicazione, in Italia, Polonia, Boemia, Bosnia e in Ungheria dove si recò per ordine del Papa. Oratore ardente, si scagliò soprattutto contro i vizi dell’avarizia e dell’usura. Proprio per combattere quest’ultima, san Giacomo della Marca ideò i Monti di Pietà, dove i poveri potevano impegnare le proprie cose, non più all’esoso tasso preteso dai privati usurai ma ad un interesse minimo. Già debilitato per la vita di penitenza, morì a Napoli, nel 1476. Le sue ultime parole furono: «Gesù, Maria. Benedetta la Passione di Gesù»

http://www.santiebeati.it/dettaglio/35550

santa Fausta romana. Di lei c’è solo un accenno nell’agiografia cristiana, lo si trova nella Passione di sant’Anastasia, dove si legge “Benché mio padre fosse un idolatra, mia madre Fausta è vissuta sempre fedele e casta. Essa mi ha fatto cristiana nella culla”

http://www.santiebeati.it/dettaglio/79650

san Sostene, I sec.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90452

sant‘Irenarco. A Sebaste, in Armenia, si celebra oggi il ricordo di Sant’Irenarco che, addetto alle torture, si convertì a Cristo per l’esemplare forza d’animo delle donne cristiane e venne per questo decapitato sotto l’imperatore Diocleziano e il governatore Massimo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/93014

santo Stefano il Giovane. Monaco orientale, visse nell’VIII secolo, durante la lotta iconoclasta, di cui fu vittima e martire. Nato a Costantinopoli nel 715, Stefano si mise dapprima sotto la direzione di un eremita, poi entrò nel monastero di Monte Sant’Aussenzio, in Bitinia, dove divenne abate. Qui visse pregando e svolgendo il lavoro di copiatura di testi. In quel periodo l’imperatore iconoclasta Costantino Copronimo nella sua battaglia contro le immagini sacre aveva preso di mira in particolare i monaci. In seguito al concilio di Hiera, che nel 753 condannò i difensori delle icone, Stefano si schierò apertamente contro l’imperatore. Questo gli costò lunghe vessazioni, prigionie, ingiurie e incarcerazioni. Il 28 novembre 764 Stefano fu ucciso da alcuni ufficiali di palazzo a Costantinopoli, senza l’ordine dell’imperatore.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92321

Le chiese ortodosse ricordano oggi lo starec Paisij Velickovskij, maestro di intere generazioni di monaci. Paisij nacque nel 1722 a Poltava, in Ucraina. Desideroso di una profonda vita spirituale, egli entrò nell’Accademia teologica di Kiev. Deluso dai sistemi troppo ispirati alla teologia delle scuole occidentali e poco radicati nella tradizione patristica, egli partì alla volta dell’Athos, dove giunse all’età di 24 anni. Uomo di grande dolcezza, amante della sapienza e capace di utilizzare i moderni metodi scientifici per esplorare il pensiero dei padri, Paisij trovò presto riunita attorno a sé una folta schiera di monaci romeni e slavi. Cominciò allora a organizzare comunità cenobitiche, che strutturava attorno al duplice polo della preghiera di Gesù, da lui appresa al Monte Athos, e dello studio dei padri. Grazie a Paisij e ai suoi compagni furono tradotte per la prima volta in lingua romena e slava moltissime opere patristiche. E a lui che si deve l’edizione in slavone della Filocalia, cioè dell’antologia composta da Nicodemo Aghiorita di testi dei padri orientali sulla preghiera del cuore. Per il suo discernimento e l’enorme numero di discepoli di diverse nazionalità che aveva accolto e saputo riconciliare attorno a sé, Paisij esercitò un profondo influsso sulla vita spirituale di generazioni di cristiani e di monaci. Paisij morì il 15 novembre del 1793 nel monastero romeno di Neamt, di cui nel 1779 era divenuto starec.

Così si edifica la vita comunitaria dei cenobi: per prima cosa, figli miei occorre che chi presiede sia molto versato in tutte le divine Scritture, in pieno possesso del dono di un vero e retto discernimento, capace di istruire e di guidare i suoi discepoli secondo la potenza delle sante Scritttire. Abbia amore vero e sincero per tutti. Sia mite e molto umile, molto paziente. Sia assolutamente libero dalla collera. In secondo luogo, i discepoli siano nelle sue mani come utensili nelle mami dell’artista, come argilla nelle mani del vasaio, corne la pecora nelle mani del pastore. Non posseggano beni particolari, nulla di nulla, nemmeno un ago. Non confidino in se stessi a proposito di nulla, ma solo nel loro padre spirititale.

Paisij Velickovskij, dalle Lettere

La vera obbedienza consiste in questo: nel non pensare che si servono gli uomini, bensì il Signore. Dall’obbedienza nasce l’umiltà e l’umiltà è il fondamento di tutti i comandamenti, così come l’amore ne è la sommità. Perciò sforzatevi, nei limiti delle vostre possibilità, di compiere tutti i comandamenti del Signore. Umiliatevi l’uno davanti all’altro; preferite l’altro a voi stessi e abbiate amore secondo Dio tra di voi. Allora ci sarà in voi un’unica anima e un unico cuore nella grazia di Cristo.

Paisij Velickovskij, dalle Istruzioni ai monaci

Diffusore per grazia
della vita monastica,
come un’ape laboriosa
hai nutrito le nostre anime
di scritti patristici,
guidando ciascuno di noi
sulla via della salvezza,
per cui ti cantiamo:
rallegrati, sapiente padre Paisij,
rinnovatore della paternità spirituale
nelle nostre terre.