Archive for novembre 2011

SALMO 118(117) _ INNO DI GIOIA E DI VITTORIA

30 novembre 2011

 

Mi ha colpito,  il Signore, mi ha colpito,

ma non mi ha consegnato alla morte.

Apritemi le porte della giustizia:

voglio entrarvi e rendere grazie al Signore.

Questa è la porta del Signore,

i giuste entreranno per essa.

Ti rendo grazie, perchè mi hai esaudito

e sei stato la mia salvezza.

La pietra che i costruttori avevano

scartato

è diventata la pietra angolare.

da parte del Signore è stato fatto questo:

è una meraviglia ai nostri occhi.

Questo è il giorno che ha fatto il Signore:

rallegriamoci ed esultiamo in esso.

Signore ti preghiamo la salvezza!

Signore ti preghiamo la salvezza!

 

Salmo 118(117),  18 _ 25

La cornacchia e l’abete

30 novembre 2011

Una cornacchia si è seduta in cima ad un alto abete. Si è guardata attorno con espressione autoritaria e ha emesso un grido di vittoria. A questo essere rumoroso sembra davvero che l’abete le debba tutto: la sua esistenza, la sua bellezza slanciata, il verde sempre vivo, la forza nella lotta col vento. Questa superbia della Cornacchia è stupefacente. Grande benefattrice dell’abete silenzioso! E l’abete neppure trema; sembra che non veda la cornacchia; meditabondo leva i suoi rami verso il cielo. Sopporta tranquillamente l’ospite rumoroso. Nulla turba i suoi pensieri, la sua serietà, la sua pace. Tante nubi sono già passate su di lui, tanti uccelli si sono fermati qui! E se ne sono andati, così come tu te ne andrai. Questo non è il tuo posto, non ti senti sicura e urlando così cerchi di supplire alla mancanza di forza. Io sono cresciuto da questa terra e sono piantato con le mie radici nel suo cuore. E tu, nube passeggera, che getti un’ombra di tristezza sulla mia cima dorata, sei in balia dei venti. Bisogna sopportarti tranquillamente. Tu gracchi la tua canzone noiosa, senza anima e povera, poi te ne vai. Che cosa riesci a fare con un urlo? Io resto, per perseverare nel raccoglimento, per costruire la mia pazienza, per sopportare turbini e tempeste, per andare sempre più in alto, tranquillamente.
Non mi oscuri il sole, non mi affascini, non muti il fine del mio salire. C’era il bosco e voi non c’eravate, non ci sarete e ci sarà il bosco. Una favola? No, non è una favola.
(Stefan Wyszynski, Appunti dalla prigione)

Dal salmo 143 (144)
Benedetto il Signore, mia roccia,
che addestra le mie mani alla guerra,
le mie dita alla battaglia,

mio alleato e mia fortezza,
mio rifugio e mio liberatore,
mio scudo in cui confido,
colui che sottomette i popoli al mio giogo.

Signore, che cos’è l’uomo perché tu l’abbia a cuore?
Il figlio dell’uomo, perché te ne dia pensiero?

L’uomo è come un soffio,
i suoi giorni come ombra che passa.

Signore, abbassa il tuo cielo e discendi,
tocca i monti ed essi fumeranno.

Lancia folgori e disperdili,
scaglia le tue saette e sconfiggili.

Stendi dall’alto la tua mano,
scampami e liberami dalle grandi acque,
dalla mano degli stranieri.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 1 Dicembre 2011) con commento comunitario

30 novembre 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,21.24-27)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Diciottesima catechesi di Benedetto XVI sulla preghiera

30 novembre 2011

Nelle ultime catechesi abbiamo riflettuto su alcuni esempi di preghiera nell’Antico Testamento, oggi vorrei iniziare a guardare a Gesù, alla sua preghiera, che attraversa tutta la sua vita, come un canale segreto che irriga l’esistenza, le relazioni, i gesti e che lo guida, con progressiva fermezza, al dono totale di sé, secondo il progetto di amore di Dio Padre. Gesù è il maestro anche delle nostre preghiere, anzi Egli è il sostegno attivo e fraterno di ogni nostro rivolgerci al Padre. Davvero, come sintetizza un titolo del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, «la preghiera è pienamente rivelata ed attuata in Gesù» (541-547). A Lui vogliamo guardare nelle prossime catechesi.

Un momento particolarmente significativo di questo suo cammino è la preghiera che segue il battesimo a cui si sottopone nel fiume Giordano. L’Evangelista Luca annota che Gesù, dopo aver ricevuto, insieme a tutto il popolo, il battesimo per mano di Giovanni il Battista, entra in una preghiera personalissima e prolungata: «Mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo» (Lc 3,21-22). Proprio questo «stare in preghiera», in dialogo con il Padre illumina l’azione che ha compiuto insieme a tanti del suo popolo, accorsi alla riva del Giordano. Pregando, Egli dona a questo suo gesto, del battesimo, un tratto esclusivo e personale.
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SALMO19 (18) _ INNO AL SIGNORE SOLE DI GIUSTIZIA

30 novembre 2011

I cieli narrano la gloria di Dio

e il firmamento anuncia l’opera

delle sue mani.

Un giorno rivolge parola all’altro

e una notte trasmette conoscenza

all’altra.

Non vi è linguagio e non vi sono parole,

non si ha percezione del loro suono:

in tutta la terra si espande la loro voce

e ai confine del mondo le loro parole.

In essi ha messo una tenda per il sole,

che esce come uno sposo

dalla sua stanza nuziale,

goisce come un prode che percorre

la via.  

 

Salmo 19 (18),  2_6

30 novembre. Santi del giorno. Novena all’Immacolata.

30 novembre 2011

Oggi è il secondo giorno della Novena dell’ Immacolata detta dello Stellario di Maria Vergine Immacolata

https://gpcentofanti.wordpress.com/2011/11/28/novena-della-solennita-dellimmacolata-concezione-di-maria/

e della Novena all’Immacolata di sant’Antonio Fasani

https://gpcentofanti.wordpress.com/2010/11/30/novena-allimmacolata-di-s-f-a-fasani-2%C2%B0-giorno/

Oggi le chiese d’oriente e d’occidente ricordano Andrea, apostolo del Signore. Figlio di Giona e fratello di Simon Pietro, Andrea era originario di Betsaida ed esercitava il mestiere di pescatore assieme al fratello. Discepolo del Battista, egli comprese in profondità la testimonianza resa da Giovanni a Gesù di Nazaret e si mise subito alla sequela dell’Agnello di Dio. Andrea fu il «primo chiamato», e si prodigò per portare a Gesù quanti attendevano il Messia nella fede: il fratello Simone, il ragazzo con i cinque pani d’orzo e i due pesci, i greci saliti a Gerusalemme per il culto. Secondo la tradizione, dopo la morte e resurrezione di Gesù egli annunciò l’Evangelo in Siria, in Asia Minore e in Grecia. Divenuto pescatore di uomini attraverso l’annuncio della stoltezza della croce, Andrea morì a Patrasso, crocifisso come il suo Maestro, il rabbi di Galilea, del quale aveva esclamato: «Abbiamo trovato il Messia!» (Gv 1,41). Nel IV secolo, le sue reliquie furono trasferite a Costantinopoli. Finite poi in occidente, esse sono state restituite alla chiesa di Patrasso da papa Paolo VI nel 1974, in segno d’amore verso l’ortodossia, che venera in Andrea il primo arcivescovo della chiesa di Costantinopoli.

Andrea, dopo essere rimasto con Gesù e aver imparato tutto ciò che Gesù gli aveva insegnato, non tenne chiuso per sé il tesoro,ma si affrettò a correre da suo fratello per comunicargli la ricchezza che aveva ricevuto. Ascolta bene cosa gli disse: «Abbiamo trovato il Messia, che significa Cristo». Questa è la parola di un anima che con grande ansietà prepara la venuta di lui e attende la sua discesa dai cielo, ed è piena di gioia sovrabbondante quando l’Atteso si è manifestato, e si affretta ad annunziare agli altri la grande novità. L’aiutarsi reciprocamente nella vita spirituale è proprio segno di benevolenza, di amore fraterno, di sincerità d’animo. Guarda anche Pietro: Andrea «lo condusse da Gesù», affidandolo a lui perché imparasse tutto da lui direttamente.

Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Giovanni 19,1

 Dio di verità,
tu hai concesso ad Andrea
di obbedire senza esitare
alla chiamata di Gesù
e di seguirlo senza dilazione:
accordaci di vivere
nella disponibilità alla tua parola
e di rallegrarci
per essere stati annoverati
tra ali amici di Cristo
tuo Figlio, nostro Signore.
(tratto da http://www.monasterodibose.it)

Dall’Udienza generale di Benedetto XVI del 14 giugno 2006

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060614_it.html

G. Ravasi. Le foglie della morte

30 novembre 2011

Dal Salmo 30 (29)

1 Ascolta, Signore, abbi pietà di me,

Signore, vieni in mio aiuto!

12 Hai mutato il mio lamento in danza,

mi hai tolto l’abito di sacco, mi hai rivestito di gioia,

13 perché ti canti il mio cuore senza tacere;

Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

 

Non ho niente contro di te, morte, non riesco neppure a odiarti. Come vivresti e cosa faresti se tu avessi una madre o un figlio ed essi morissero? Non ho paura di te, anzi, ti compiango profondamente perché non avesti mai una madre né un figlio. Già una volta abbiamo portato in questo nostro spazio quotidiano un poeta romeno della Repubblica Moldova, Grigore Vieru (1935-2009). Lo riascoltiamo a chiusura di un mese che la tradizione assegna alla memoria dei defunti e la sua è una sfida alla morte, simbolo supremo di infelicità. Essa, infatti, non conosce la bellezza e le meraviglie dell’amore: non ha madre né figli e, quindi, senza imbarazzo, elimina madri e figli, ma ignora cosa significhi poter amare una madre o un figlio. In un’altra poesia, però, Vieru mostra un aspetto positivo dell’esperienza umana del morire. Ecco le sue parole: «Non esiste la morte! Solamente cadono le foglie per vederci meglio quando siamo ancora lontani» da quella meta estrema che ci attende. È un po’ quello che, con immagini desunte dal mondo greco, faceva balenare san Paolo: «Quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, simile a una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli» (2 Corinzi 5,1). Morire è uno spogliarsi di veli, di pesi, di fogliami che celano l’altra faccia della vita che sta al di là di quella che noi vediamo con questi segni transitori e caduchi. C’è, dunque, un’epifania che ci attende quando saremo su quella soglia estrema. Cantava un’altra poetessa, Margherita Guidacci: «Quanto di te sopravvive / è in altro luogo, misterioso, / ed ormai reca un nome nuovo / che solo Dio conosce» e che solo in quell’istante ci sarà svelato.

 

G. Ravasi Il Mattutino, pubblicato in Avvenire di oggi 30 novembre 2011

Video Rai: alcuni interessanti documentari

30 novembre 2011

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7d17233e-79ce-4d1e-a91c-ffff1b496cb1.html#p=0

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 30 novembre 2011) con commento comunitario

29 novembre 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,18-22)

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

29 novembre. Santi e memorie del giorno. Novena all’Immacolata

29 novembre 2011

Oggi inizia la Novena dell’ Immacolata detta dello Stellario di Maria Vergine Immacolata,ricordata nel post di ieri di Don Giampaolo

https://gpcentofanti.wordpress.com/2011/11/28/novena-della-solennita-dellimmacolata-concezione-di-maria/

Il Martirologio romano  ricorda oggi san Francesco Antonio Fasani, 1681-1742, dell’Ordine dei frati minori conventuali, chiamato da coloro che gli erano vicini “padre maestro”.

http://www.clerus.org/clerus/dati/2009-06/19-13/IT_Fasani.html

http://it.gloria.tv/?media=113394

Oggi inizia anche la novena all’Immacolata di  san Francesco Antonio Fasani

https://gpcentofanti.wordpress.com/2010/11/29/novena-allimmacolata-di-s-f-a-fasani-1%C2%B0-giorno/

Si ricordano anche san Saturnino di Tolosa, vescovo e martire al tempo dell’imperatore Decio, uno dei santi più popolari in Francia e Spagna. http://www.santiebeati.it/dettaglio/79700,  e San Saturnino di Cartagine, martire nel 304, assieme a Sisinio http://www.santiebeati.it/dettaglio/91140

san Fedele di Merida, ?-572, vescovo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/79800

santi Demetrio e Biagio, I sec., venerati a Veroli. Tutte le notizie sono legate alle loro reliquie.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/79850

san Bernardo di Nazareth, tra i molti vescovi trasferiti in Palestina durante la prima Crociata

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90687

 

(di seguito, notizie tratte da http://www.monasterodibose.it)

La chiesa siro-occidentale fa oggi memoria di uno dei suoi più grandi scrittori e poeti: Giacomo di Sarug la cui vita ci è tunta soprattutto grazie alla Storia del contemporaneo Giacomo di Edessa. Nato nel 451 nel villaggio di Qurtam, sull’Eufrate, Giacomo studiò alla celebre scuola di Edessa. A 22 anni divenne monaco, e iniziò presto a trasfondere la sua meditazione delle Scritture in poemi religiosi di rara bellezza. Dopo aver ricevuto l’ordinazione presbiterale, Giacomo divenne visitatore ecclesiastico della chiesa locale di Hawra, ed ebbe così modo di conoscere tutta la Siria; poi, sul finire dalla vita, fu eletto vescovo di Batnan-Sarug, nel 518. Giacomo morì il 29 novembre del 521, e per le sue grandi doti di scrittore la chiesa siriaca gli attribuì il titolo di «arpa dello Spirito santo», al pari del suo maestro sant’Efrem. Dei suoi 763 poemi, appena un terzo è giunto a noi. In essi Giacomo canta con continui e sapienti rinvii alle Scritture ebraiche e cristiane la bellezza dell’agire divino nella storia, riflesso emblematicamente nello sguardo misericordioso di Dio rivelato a noi dal volto di Cristo.

Nel suo dolore, l’anima malata dice:
Chi mi restituirà la bellezza di cui ero adorna
perché non pecchi più?

E se Dio mi ha gradito
a motivo della sua misericordia,
chi mi restituirà le qualità che ho perduto?

La mia natura è bella e splendente come il giorno;
se succederà che si spenga e si oscuri,
chi la rischiarerà ancora
per restituirle la bellezza?

E se tu cancelli i miei peccati
con la tua misericordia,
chi mi innalzerà al livello da cui sono caduta?

O anima che hai perduto la bellezza,
tu sei l’immagine del re: vieni!
La tua bellezza è fra le mani del tuo Signore:
egli l’ha custodita per te fino al momento
in cui farai ritorno a lui.

Allora egli te la ridarà
secondo la sua promessa.
Ci tiene assolutamente a rendertela

Giacomo di Sarug, dai Poemi

LA CHIESA, REALTA’ VISIBILE E SPIRITUALE

29 novembre 2011

Riportiamo il punto 8 del primo capitolo della Costituzione dogmatica sulla Chiesa LUMEN GENTIUM del Concilio  Vaticano II

<<Cristo, unico mediatore, ha costituito sulla terra e incessantemente sostenta la sua Chiesa santa, comunità di fede, di speranza, di carità, quale organismo visibile, attraverso il quale diffonde su tutti la verità e la grazia.Ma la società costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo, la comunità visibile e quella spirituale, la Chiesa terrestre e la Chiesa oramai in possesso dei beni celesti, non si devono considerare come delle cose diverse, ma formano una sola complessa realtà risultante da un duplice elemento, umano e divino. Per  una non debole analogia, quindi, è paragonata al mistero del Verbo incarnato. Infatti, come la natura assunta serve al Verbo divino da vivo organo di salvezza, a Lui indissolubilmente unito, in modo non dissimile l’organismo sociale della Chiesa serve allo spirito di Cristo che la vivifica per la crescita del corpo.

Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica, e che il Salvatore nostro, dopo la sua risurrezione, diede da pascere a Pietro, affidandone a lui e agli altri Apostoli la diffusione e la guida, e la costituì per sempre “colonna e sostegno della verità”. Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, quali doni propri della Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica.

Come Cristo ha compiuto la redenzione attraverso la povertà e le persecuzioni, così pure la Chiesa è chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza. Gesù Cristo, “sussistendo nella natura di Dio…spogliò sé stesso, prendendo la natura di un servo” (Fil 2,6-7) e per noi “da ricco che era si fece povero” (2Cor 8,9): così anche la Chiesa, quantunque per compiere la sua missione abbia bisogno di mezzi umani, non è costituita per cercare la gloria della terra, bensì per diffondere, anche col suo esempio, l’umiltà e l’abnegazione. Come Cristo infatti è stato inviato dal Padre “a dare la buona novella ai poveri, a guarire coloro che hanno il cuore contrito” (Lc 4,18), “a cercare e salvare ciò che era perduto”(Lc 19,10): così pure la Chiesa circonda di affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo Fondatore, povero e sofferente, si premura di sollevarne l’indigenza, e in loro intende servire a Cristo. Ma mentre Cristo , santo, innocente e immacolato, non conobbe il peccato e solo venne allo scopo di espiare i peccati del popolo, la Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori, santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, mai tralascia la penitenza e il suo rinnovamento.

La Chiesa “prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio” (S.Agostino) annunziando la passione e la morte del Signore fino a che Egli venga. Dalla virtù del Signore risuscitato trova forza per vincere con pazienza e amore le sue interne e esterne afflizioni e difficoltà, e per svelare al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di Lui, fino a che alla fine dei tempi sarà manifestato nella pienezza della sua luce.>>

G. Ravasi. La dilatazione

29 novembre 2011
Rimandando quello che si deve fare, si corre il pericolo di non farlo mai più. Non convertendosi subito, si rischia di essere dannati. L’indugiare non è solo frutto di pigrizia. In alcune persone è una vera e propria attitudine costante: si cerca di dilazionare, di rimandare a un altro momento e, così, i nodi s’attorcigliano ancor di più, le pratiche da evadere s’accumulano, le abitudini si sclerotizzano, i difetti s’incancreniscono. Aveva, perciò, ragione il grande poeta francese Charles Baudelaire quando proponeva l’osservazione che oggi abbiamo citato. Era un po’ il suo autoritratto, perché egli si era lasciato trascinare nel vortice di una vita sregolata, contrassegnata da vizi, dall’uso di alcol e droghe, dalla dissipazione economica, sia pure sempre con l’anelito di riscatto e di conversione che, però, mai veniva reso effettivo nella vita. A livello morale è, quindi, deleterio il rinvio, nella consapevolezza che il male interiore si consolida e occupa progressivamente corpo e anima, mentre – come scriveva il grande Seneca all’amico Lucilio – dum differtur, vita transcurrit, «intanto che si rimanda, la vita continua a scorrere», e alla fine si hanno le mani vuote. Certo, è vero che talvolta procrastinare una scelta può essere frutto di saggezza e riflessione e può persino attenuare, sbiadire o spegnere questioni troppo bollenti. Ma nella maggior parte dei casi non bisogna dimenticare quell’altro motto latino divenuto proverbiale (lo si attribuisce ad Arnobio, scrittore cristiano del III–IV secolo): Quod differtur, non aufertur, ciò che viene differito, non è né eliminato né perso. L’impegno da prendere starà sempre lì ad attenderci nei crocevia dell’esistenza.
G.Ravasi Il Mattutino, pubblicato in Avvenire di oggi 29 novembre 2011

Un sito cattolico ricchissimo

29 novembre 2011

http://www.totustuus.info/index.html

SALMO 72(71) _ IL RE MESSIANICO PROMESSO

29 novembre 2011

Davanti a lui si postreranno tutti i re,

lo serviranno tutte le nazioni.

Perchè egli libererà il povero

che invoca aiuto

e il misero che non ha sostegno alcuno.

Avrà pietà del debole e del povero

e salverà la vita dei miseri.

Le riscatterà dall’opressione

e dalla violenza,

 perchè il loro sangue è preziosao

ai suoi occhi.

 

 

SALMO 72(71) ,  11_14 

 

 

 

Benedetto XVI. I Padri della Chiesa. Tertulliano

29 novembre 2011

Cari fratelli e sorelle,

con la catechesi di oggi riprendiamo il filo delle catechesi abbandonato in occasione del viaggio in Brasile e continuiamo a parlare delle grandi personalità della Chiesa antica: sono maestri della fede anche per noi oggi e testimoni della perenne attualità della fede cristiana.Oggi parliamo di un africano, Tertulliano, che tra la fine del secondo e l’inizio del terzo secolo inaugura la letteratura cristiana in lingua latina. Con lui comincia una teologia in tale lingua. La sua opera ha dato frutti decisivi, che sarebbe imperdonabile sottovalutare. (more…)

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 29 novembre 2011) con commento comunitario

28 novembre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,21-24)

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Novena della solennità dell’Immacolata Concezione di Maria / Video Rai: Lourdes, la storia / Video musica gregoriana: Rorate

28 novembre 2011

Inizia domani:

http://www.floscarmeli.org/modules.php?name=News&file=article&sid=431

E’ una solennità grandissima…

La storia di Lourdes: http://it.gloria.tv/?media=83456

Rorate: http://www.youtube.com/watch?v=nPMq4Z6cwP8

28 novembre. Nostra Signora del Dolore di Kibheo. Rwanda

28 novembre 2011

Le apparizioni della Vergine a Kibeho in Ruanda, le prime verificatesi in Africa e sulle quali la Chiesa, al termine di una lunga inchiesta e di un rigoroso processo canonico, ha espresso il suo riconoscimento giudicandole autentiche, sono avvenute dal 28 novembre 1981 al 28 novembre 1989. (more…)

Qohelet, il lieve sussurro nel gran silenzio di Dio. G. Ravasi. D.M.Turoldo

28 novembre 2011

… per te anche il più infelice tra noi

trova dimora nel grande Libro
o cantore della virtù inutile,
dissacratore di miti indistruttibili,
o Qohelet

[…]

Mendicanti di Dio, o cercatori,
alla vostra inquietudine
in gioioso sacrificio vi dono
la mia stessa fede,
mio sangue (…)

Allora rinverdirà ogni carne umiliata

e gli andremo incontro con rami nuovi:

una selva sola, la terra, di mani

(D.M.Turoldo, da Mie notti con Qohelet)

Qohelet

Frammento di Ecclesiaste dalla Grotta 4 di Qumran (4 Q109 Qohelet a)

Uno pseudonimo ebraico, Qohelet, rimanda al vocabolo qahal, «assemblea», in greco ekklesía, donde il greco-latino Ecclesiastes è divenuto la titolatura comune nell’Occidente cristiano di un’opera tuttora oggetto di differenti decifrazioni.
Interpretato come testo pessimistico, scettico, considerato espressione dell’ideologia dell’aurea mediocritas, influenzato dalla filosofia greca del III secolo a. C., ritenuto una guida ascetica di distacco e disprezzo del mondo a parte della tradizione cristiana, è stato negli ultimi decenni da qualche esegeta riportato nell’alveo rassicurante dell’ottimismo a causa di alcuni passi, per la precisione sette (2,24-25; 3,12-13; 3,22; 5,17; 8,15; 9,7-9; 11,7-10), dai quali emergerebbe un
appello al sereno godimento delle scarse gioie che la vita riserva. A questa interpretazione si accosterebbe, paradossalmente, anche lo scrittore francese Albert Camus quando, nel Mito di Sisifo, vede in Don Giovanni «un uomo nutrito dall’Ecclesiaste», «un pazzo che è un gran saggio» perché «questa vita lo appaga». (…) (more…)

28 novembre. Santi e memorie del giorno

28 novembre 2011

Oggi si ricordano san Giacomo della Marca, 1394-1476. Fu discepolo di san Bernardino da Siena, dal quale ricevette a 22 anni il saio francescano. Come il maestro, anch’egli si diede alla predicazione, in Italia, Polonia, Boemia, Bosnia e in Ungheria dove si recò per ordine del Papa. Oratore ardente, si scagliò soprattutto contro i vizi dell’avarizia e dell’usura. Proprio per combattere quest’ultima, san Giacomo della Marca ideò i Monti di Pietà, dove i poveri potevano impegnare le proprie cose, non più all’esoso tasso preteso dai privati usurai ma ad un interesse minimo. Già debilitato per la vita di penitenza, morì a Napoli, nel 1476. Le sue ultime parole furono: «Gesù, Maria. Benedetta la Passione di Gesù»

http://www.santiebeati.it/dettaglio/35550

santa Fausta romana. Di lei c’è solo un accenno nell’agiografia cristiana, lo si trova nella Passione di sant’Anastasia, dove si legge “Benché mio padre fosse un idolatra, mia madre Fausta è vissuta sempre fedele e casta. Essa mi ha fatto cristiana nella culla”

http://www.santiebeati.it/dettaglio/79650

san Sostene, I sec.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90452

sant‘Irenarco. A Sebaste, in Armenia, si celebra oggi il ricordo di Sant’Irenarco che, addetto alle torture, si convertì a Cristo per l’esemplare forza d’animo delle donne cristiane e venne per questo decapitato sotto l’imperatore Diocleziano e il governatore Massimo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/93014

santo Stefano il Giovane. Monaco orientale, visse nell’VIII secolo, durante la lotta iconoclasta, di cui fu vittima e martire. Nato a Costantinopoli nel 715, Stefano si mise dapprima sotto la direzione di un eremita, poi entrò nel monastero di Monte Sant’Aussenzio, in Bitinia, dove divenne abate. Qui visse pregando e svolgendo il lavoro di copiatura di testi. In quel periodo l’imperatore iconoclasta Costantino Copronimo nella sua battaglia contro le immagini sacre aveva preso di mira in particolare i monaci. In seguito al concilio di Hiera, che nel 753 condannò i difensori delle icone, Stefano si schierò apertamente contro l’imperatore. Questo gli costò lunghe vessazioni, prigionie, ingiurie e incarcerazioni. Il 28 novembre 764 Stefano fu ucciso da alcuni ufficiali di palazzo a Costantinopoli, senza l’ordine dell’imperatore.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92321

Le chiese ortodosse ricordano oggi lo starec Paisij Velickovskij, maestro di intere generazioni di monaci. Paisij nacque nel 1722 a Poltava, in Ucraina. Desideroso di una profonda vita spirituale, egli entrò nell’Accademia teologica di Kiev. Deluso dai sistemi troppo ispirati alla teologia delle scuole occidentali e poco radicati nella tradizione patristica, egli partì alla volta dell’Athos, dove giunse all’età di 24 anni. Uomo di grande dolcezza, amante della sapienza e capace di utilizzare i moderni metodi scientifici per esplorare il pensiero dei padri, Paisij trovò presto riunita attorno a sé una folta schiera di monaci romeni e slavi. Cominciò allora a organizzare comunità cenobitiche, che strutturava attorno al duplice polo della preghiera di Gesù, da lui appresa al Monte Athos, e dello studio dei padri. Grazie a Paisij e ai suoi compagni furono tradotte per la prima volta in lingua romena e slava moltissime opere patristiche. E a lui che si deve l’edizione in slavone della Filocalia, cioè dell’antologia composta da Nicodemo Aghiorita di testi dei padri orientali sulla preghiera del cuore. Per il suo discernimento e l’enorme numero di discepoli di diverse nazionalità che aveva accolto e saputo riconciliare attorno a sé, Paisij esercitò un profondo influsso sulla vita spirituale di generazioni di cristiani e di monaci. Paisij morì il 15 novembre del 1793 nel monastero romeno di Neamt, di cui nel 1779 era divenuto starec.

Così si edifica la vita comunitaria dei cenobi: per prima cosa, figli miei occorre che chi presiede sia molto versato in tutte le divine Scritture, in pieno possesso del dono di un vero e retto discernimento, capace di istruire e di guidare i suoi discepoli secondo la potenza delle sante Scritttire. Abbia amore vero e sincero per tutti. Sia mite e molto umile, molto paziente. Sia assolutamente libero dalla collera. In secondo luogo, i discepoli siano nelle sue mani come utensili nelle mami dell’artista, come argilla nelle mani del vasaio, corne la pecora nelle mani del pastore. Non posseggano beni particolari, nulla di nulla, nemmeno un ago. Non confidino in se stessi a proposito di nulla, ma solo nel loro padre spirititale.

Paisij Velickovskij, dalle Lettere

La vera obbedienza consiste in questo: nel non pensare che si servono gli uomini, bensì il Signore. Dall’obbedienza nasce l’umiltà e l’umiltà è il fondamento di tutti i comandamenti, così come l’amore ne è la sommità. Perciò sforzatevi, nei limiti delle vostre possibilità, di compiere tutti i comandamenti del Signore. Umiliatevi l’uno davanti all’altro; preferite l’altro a voi stessi e abbiate amore secondo Dio tra di voi. Allora ci sarà in voi un’unica anima e un unico cuore nella grazia di Cristo.

Paisij Velickovskij, dalle Istruzioni ai monaci

Diffusore per grazia
della vita monastica,
come un’ape laboriosa
hai nutrito le nostre anime
di scritti patristici,
guidando ciascuno di noi
sulla via della salvezza,
per cui ti cantiamo:
rallegrati, sapiente padre Paisij,
rinnovatore della paternità spirituale
nelle nostre terre.

Messaggi della Madonna di Medjugorje

28 novembre 2011

La Chiesa appare favorevole ma non si è ancora pronunciata ufficialmente sugli avvenimenti di Medjugorje.

http://www.medjugorje.ws/it/messages/

S. Pio. Un video per i più piccoli. (5)

28 novembre 2011

Agostino Beltramo

Un video a cartoni animati sulla vita di s. Pio. Quinta parte.

http://www.youtube.com/watch?v=_lupwecEUTo&feature=related

Non dir mai di essere sola a sostenere la lotta con i nostri nemici; non dir mai di non avere un’anima alla quale puoi aprirti e confidarti. Sarebbe un grave torto che si farebbe a questo messaggero celeste… A lui rivolgiti nelle ore di suprema angoscia e ne esperimenterai i di lui benefici effetti. Gesù oltre la prova dei timori e tremori spirituali con qualche aroma di desolazione, va aggiungendo anche quella lunga e varia prova del malessere fisico, servendosi a questo fine di quei brutti cosacci… ; allorchè videro andare in fumo i loro sforzi, mi si avventarono addosso, mi gittarono a terra, e mi bussarono forte forte, buttando per aria guanciali, libri, sedie… Ne mossi lagnanza all’angiolino, e questi dopo avermi fatto una bella predichina, soggiunse: “ Ringrazia Gesù che ti tratta da eletto a seguire lui vicino per l’erta del calvario… Gesù permette questi assalti al demonio, perché la sua pietà ti rende a sé caro e vuole che tu lo rassomigli nelle angoscie del deserto, dell’orto e della croce”… cosa ho io mai fatto da meritare tanta squisita amorevolezza dal mio angiolino ? (Dall’Ep.III,82/83 primi tre scritti; Ep.IV,330/331)

Preghiera di s. Pio

SALMO 121(120) _ INNO DI LODE A DIO, CUSTODE DI ISRAELE

28 novembre 2011

                                                                                                                                                                                                            

Alzo i miei occhi verso i monti:

da dove verra il mio aiuto?

il mio aiuto viene dal Signore:

egli ha fatto cieli e terra.

Non permeterà che il tuo piede vacilli,

non si addormenterà il tuo custode.

Ecco, non si addormenta,

non cede al sonno il custode di Israele.

Il Signore è il tuo custode,

Il Signore è la tua ombra,

che sta alla tua destra.

Non ti colpirà il sole al giorno

nè la luna di notte.

Il Signore ti custodirà di ogni male,

egli custodirà la tua vita.

Il Signore ti custodirà quando parti

e quando arrivi,

da ora e per sempre.

 

SALMO 121(120),  1 _ 8

 

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 28 novembre 2011) con commento comunitario

27 novembre 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,5-11)

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: Va’!, ed egli va; e a un altro: Vieni!, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo!, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

G. Ravasi. Il viso di Dio

27 novembre 2011
Il Dio di Platone era inaccessibile nella sua grandezza. Quello di Epitteto si confondeva con l’anima delle cose. Il Cristianesimo, al contrario, ha condotto Dio alla portata dell’uomo. Gli ha dato un volto. Ne ha fatto nostro padre, nostro fratello, nostro salvatore. Si convertì dopo una visita a Lourdes: Alexis Carrel, Nobel per la medicina nel 1912, ci ha lasciato la testimonianza della sua fede nell’opera, divenuta molto popolare, L’uomo questo sconosciuto. Noi, invece, abbiamo attinto a un altro suo testo, La preghiera, ove è messa in azione una suggestiva comparazione. Grande è la spiritualità di Platone, ma il suo è un Dio perfetto e distaccato nella sua trascendenza. Il suo discepolo Aristotele suggellerà questa perfezione gelida nella sua definizione di Dio come «motore immobile». Venne, poi, lo stoicismo che ebbe nello schiavo filosofo Epitteto un alto maestro di spiritualità. Eppure quel Dio, che si era molto avvicinato alle creature, si era disperso nello stesso creato, con un’immanenza così totale da dissolversi nella realtà, nel mondo, nell’umanità. Ecco, allora, il Dio cristiano che rimane Dio, Verbo eterno e infinito, eppure ha un volto col quale dialogare, nel quale fissare lo sguardo, dal quale attendere un sorriso o una parola. È il viso di Gesù Cristo che conserva intatto lo splendore del mistero, ma che ha anche tutto il calore di una faccia umana, simile alla nostra. È questo il segreto ultimo del Natale ove il volto di Dio è quello dolce del bambino, ma è anche il senso profondo della Passione quando quel profilo si lacera, sanguina, spasima e urla. In questa luce si capisce perché i salmisti ripetano un anelito costante: «Quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Salmo 42,3).
G. Ravasi, Il Mattutino pubblicato in Avvenire di oggi 27 novembre 2011

E.Bianchi. Entrare in Avvento

27 novembre 2011

Entriamo nel tempo dell’avvento, il tempo della memoria, dell’invocazione e dell’attesa della venuta del Signore. Nella nostra professione di fede noi confessiamo: “Si è incarnato, patì sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, discese agli inferi, il terzo giorno risuscitò secondo le Scritture, verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti”.

La venuta del Signore fa parte integrante del mistero cristiano perché il giorno del Signore è stato annunciato da tutti i profeti e Gesù più volte ha parlato della sua venuta nella gloria quale Figlio dell’Uomo, per porre fine a questo mondo e inaugurare un cielo nuovo e una terra nuova. Tutta la creazione geme e soffre come nelle doglie del parto aspettando la sua trasfigurazione e la manifestazione dei figli di Dio (cf. Rm 8,19ss.): la venuta del Signore sarà l’esaudimento di questa supplica, di questa invocazione che a sua volta risponde alla promessa del Signore (“Io vengo presto!”: Ap 22,20) e che si unisce alla voce di quanti nella storia hanno subito ingiustizia e violenza, misconoscimento e oppressione, e sono vissuti da poveri, afflitti, pacifici, inermi, affamati. Nella consapevolezza del compimento dei tempi ormai avvenuto in Cristo, la chiesa si fa voce di questa attesa e, nel tempo di Avvento, ripete con più forza e assiduità l’antica invocazione dei cristiani: Marana thà! Vieni Signore! (more…)

27 Novembre, B.V. Maria della Medaglia Miracolosa / Salve Regina (solenne) Monaci Benedettini

27 novembre 2011

http://it.gloria.tv/?media=207755

sopra: il video del Salve Regina

Riprendo qui il commento di Valeria al post, poco più sotto, sull’inizio del nuovo anno liturgico:

E’ una bella coincidenza che questo nuovo anno liturgico inizi con la protezione di Maria della Medaglia Miracolosa, infatti domani 27 novembre ricorre l’anniversario dell’apparizione di Maria Santissima alla novizia Santa Caterina Labourè, Figlia della Carità (Ordine fondato da San Vincenzo de’ Paoli), a Parigi in Rue du Bac. Santa Caterina, rimasta orfana a nove anni della madre, si era scelta la Madonna come mamma e sognava e pregava San Vincenzo per poterLa vedere. Ebbene, una notte fu destata dal suo Angeo Custode, splendente e con l’aspetto di un bimbo che la invitava a scendere in Cappella dove la Madonna la aspettava. La Santa obbedì ed ebbe lo straordinario privilegio stando ai piedi della Madonna, di poggiare il capo e le mani sulle ginocchia della Vergine Santissima. Nello stesso anno (1830), successivamente il 27 novembre appunto, alle 17,30, Maria apparve di nuovo alla destra dell’Altare della Cappella del Noviziato, con abiti regali e le mani coperte di anelli da cui uscivano raggi di luce scintillante. Poi intorno alla Vergine si formò un quadro ovale su cui a semicerchio si leggevano le parole: “O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Il quadro si voltò e comparve la “M” di Maria sormontata da una Croce senza Crocifisso, avente come base la lettera J (dal nome di Jesus) e sotto due cuori uno circondato di spine (quello di Gesù) e l’altro, di Maria, trapassato da una spada. Dodici stelle circondavano il tutto.La Madonna disse a Santa Caterina: “Fà coniare una medaglia su questo modello; quelli che la porteranno con fiducia ripetendo la breve giaculatoria, riceveranno grandi grazie e saranno sotto la specialissima protezione della Madre di Dio”. La stessa Vergine poi, con identiche sembianze apparve e convertì l’ebreo Alfonso di Ratisbonne nella stupenda Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte in Roma, dove, appunto vi è un Altare con Tabernacolo d’oro, bellissimo, con un altrettanto meraviglioso quadro della Madonna così come apparve sia a Santa Caterina Labourè che all’ebreo convertito. Quindi, ogni anno il 27 di novembre alle 17,30 si recita la Supplica alla Madonna della Medaglia Miracolosa (il testo si trova sul sito del Santuario di Sant’Andrea delle Fratte di Roma). Nella stessa Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte il Santo martire Massimiliano Kolbe celebrò la sua prima S: Messa.

E’ NATALE OGNI VOLTA…….

26 novembre 2011

 

E’  NATALE OGNI VOLTA

CHE SORRIDI A UN FRATELLO

E LE TENDI LA MANO.

 

E’ NATALE OGNI VOLTA

CHE RIMANI IN SILENZIO

PER ASCOLTARE L’ALTRO.

 

E’ NATALE OGNI VOLTA

CHE NON ACCETTI QUEI PRINCIPI

CHE RELEGANO GLI OPRESSI

AI MARGINI DELLA SOCIETA’.

 

E’ NATALE OGNI VOLTA

CHE SPERI CON QUELLI CHE DISPERANO

NELLA POVERA’ FISICA E SPIRITUALE.

 

E’ NATALE OGNI VOLTA

CHE RICONOSCI CON UMILTA’

I TUOI LIMITI E LA TUA DEBOLEZZA.

 

E’ NATALE OGNI VOLTA

CHE PERMETTI AL SIGNORE RINASCERE

PER DONARLO AGLI ALTRI.

 

MADRE TERESA DI CALCUTTA   

 

 

Vegliare

26 novembre 2011

(John Henry Newman)
E’ necessario studiare da vicino la parola “vegliare”; bisogna studiarla perché il suo significato non è così evidente come si potrebbe credere a prima vista e perché la Scrittura la adopera con insistenza. Dobbiamo non soltanto credere, ma vegliare; non soltanto amare, ma vegliare; non soltanto obbedire, ma vegliare.
Vegliare perché?
Per questo grande evento: la venuta di Cristo.
Cos’è dunque vegliare?
Credo lo si possa spiegare così. Voi sapete cosa significa attendere un amico, attendere che arrivi e vederlo tardare? Sapete cosa significa essere in compagnia di gente che trovate sgradevole e desiderare che il tempo passi e scocchi l’ora in cui potrete riprendere la vostra libertà? Sapete cosa significa essere nell’ansia per una cosa che potrebbe accadere e non accade; o di essere nell’attesa di qualche evento importante che vi fa battere il cuore quando ve lo ricordano e al quale pensate fin dal momento in cui aprite gli occhi?
Sapete cosa significa avere un amico lontano, attendere sue notizie e domandarvi giorno dopo giorno cosa stia facendo in quel momento e se stia bene?
Sapete cosa significa vivere per qualcuno che è vicino a voi a tal punto che i vostri occhi seguono i suoi, che leggete nella sua anima, che vedete tutti i mutamenti della sua fisionomia, che prevedete i suoi desideri, che sorridete del suo sorriso e vi rattristate della sua tristezza, che siete abbattuti quando egli è preoccupato e che vi rallegrate per i suoi successi?
Vegliare nell’attesa di Cristo è un sentimento di rassomiglianza a questo, per quel tanto che i sentimenti di questo mondo sono in grado di raffigurare quelli dell’altro mondo.
Veglia con Cristo chi non perde di vista il passato mentre sta guardando all’avvenire, e completando ciò che il suo Salvatore gli ha acquistato, non dimentica ciò che egli ha sofferto per lui.
Veglia con Cristo chi fa memoria e rinnova ancora nella sua persona la croce e l’agonia di Cristo, e riveste con gioia questo mantello di afflizione che il Cristo ha portato quaggiù e ha lasciato dietro a sé quando è salito al cielo.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Domenica 27 novembre 2011) con commento comunitario

26 novembre 2011

I DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13,33-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

G. Ravasi. Buddha e il bandito

26 novembre 2011
Buddha s’era imbattuto in un criminale che voleva ucciderlo. Gli chiese solo di esaudire un suo ultimo desiderio: «Taglia un ramo da quest’albero!». Quello lo accontentò e disse: «E ora?». «Riattaccalo!», ordinò Buddha. Il bandito sghignazzò: «Sei pazzo a volere questo!». «No, lo sei tu: uccidere e far del male è una cosa da bambini e non un segno di potenza. Lo è, invece, creare e risanare!». La potenza degli eserciti si misura sulla loro capacità di fuoco e di annientamento. La forza di una persona si esprime nei bicipiti che sanno spaccare ciò che capita sotto tiro. È la logica di morte che sottilmente pervade la nostra società: assassini, stupri, violenze come soluzioni imboccate sotto il turgore della passione, atti istantanei ed “efficaci” che sono, però, irrimediabili e irreversibili. Un sapore di morte che si insinua anche quando si affrontano questioni delicate e complesse riguardanti la vita: pensiamo all’aborto o all’eutanasia adottate come soluzioni più facili. La lezione del Buddha, nell’apologo indiano da noi evocato, mostra la penosa immaturità di chi opta per la logica dell’eliminazione e non della soluzione, della prevaricazione e non del rispetto, della distruzione e non della creazione. Tutti hanno la forza bruta di premere un grilletto e di cancellare una vita; nessuno sa ricrearla perché è un’opera unica e superiore. Dobbiamo, allora, ricostruire nelle menti e nei cuori l’amore per ogni creatura vivente come unica e insostituibile. Il contrasto tra l’estrema fragilità e la suprema grandezza della vita lo esprimeva in modo lapidario lo scrittore e politico francese André Malraux nel suo romanzo I conquistatori (1928): «Ho imparato che una vita non vale nulla e che nulla vale una vita».
G. Ravasi Il Mattutino, pubblicato in Avvenire di oggi 26 novembre 2011

Video: Il sogno dei nove anni di don G. Bosco

26 novembre 2011

http://it.gloria.tv/?media=207730

Vegliate in ogni momento pregando…..Maria

25 novembre 2011

La solitudine
(Trilussa)
Quand’ero ragazzino, mamma mia
me diceva: “Ricordati fijolo,
quando te senti veramente solo
tu prova a recità ‘n’ Ave Maria
l’anima tua da sola spicca er volo
e se solleva, come pe’ maggia”.
Ormai so’ vecchio, er tempo m’è volato;
da un pezzo s’è addormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l’ho mai scordato.
Come me sento veramente solo
io prego la Madonna benedetta
e l’anima da sola pija er volo!

Invoca Maria
(San Bernardo)
Non c’è nulla che mi affascini di più che parlare di Maria.
Ella è una scintillante stella che si alza sull’immensità del mare umano e sfavilla con i suoi meriti.
O tu, che ti senti sbattuto dai flutti di questo mondo in mezzo ad uragani e a tempeste, non abbandonare con gli occhi la luce di quella stella se non vuoi fare naufragio.
Se si leva il vento delle tentazioni, se lo scoglio delle tribolazioni ostacola la tua rotta, guarda la stella, invoca Maria.
Se sei sbattuto dalle onde dell’orgoglio, dell’ambizione, del rancore, della gelosia, guarda la stessa, invoca Maria.
Se la collera, l’avarizia, i desideri impuri squassano il vascello della tua anima, guarda a Maria.
Se turbato dall’enormità dei tuoi peccati, vergognoso delle brutture della tua coscienza, spaventato dal giudizio divino, cominci a lasciarti andare alla tristezza, a scivolare nella disperazione, pensa a Maria.
Nei pericoli, nelle angosce, nei dubbi, pensa a Maria, invoca Maria.
Il suo nome non si allontani mai dalle tue labbra, non si allontani mai dal tuo cuore.

Come Maria
(Bruno Ferrero)
Una notte ho fatto un sogno splendido. Vidi una strada lunga, una strada che si snodava dalla terra e saliva su nell’aria, fino a perdersi tra le nuvole, diretta in cielo. Ma non era una strada comoda, anzi era una strada piena di ostacoli, cosparsa di chiodi arrugginiti, pietre taglienti e appuntite, pezzi di vetro. La gente camminava su quella strada a piedi scalzi. I chiodi si conficcavano nella carne, molti avevano i piedi sanguinanti. Le persone però non desistevano: volevano arrivare in cielo. Ma ogni passo costava sofferenza e il cammino era lento e penoso. Ma poi, nel mio sogno, vidi Gesù che avanzava. Era anche lui a piedi scalzi. Camminava lentamente, ma in modo risoluto. E neppure una volta si ferì i piedi.
Gesù saliva e saliva. Finalmente giunse al cielo e là si sedette su un grande trono dorato. Guardava in giù, verso quelli che si sforzavano di salire. Con lo sguardo e i gesti li incoraggiava. Subito dopo di lui, avanzava Maria, la sua mamma.
Maria camminava ancora più veloce di Gesù.
Sapete perché? Metteva i suoi piedi nelle impronte lasciate da Gesù. Così arrivò presto accanto a suo Figlio, che la fece sedere su una grande poltrona alla sua destra.
Anche Maria si mise ad incoraggiare quelli che stavano salendo e invitava anche loro a camminare nelle orme lasciate da Gesù, come aveva fatto lei.
Gli uomini più saggi facevano proprio così e procedevano spediti verso il cielo. Gli altri si lamentavano per le ferite, si fermavano spesso, qualche volta desistevano del tutto e si accasciavano sul bordo della strada sopraffatti dalla tristezza.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Sabato 26 novembre 2011) con commento comunitario

25 novembre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Preghiera di lode e gloria. Il Cantico dei tre giovani nella fornace

25 novembre 2011

Nella liturgia di questi giorni si propongono parti della bellissima preghiera di lode al Signore da parte di Sadrac, Mesac e Abdènego, i “tre giovani nella fornace” ( che, puniti dal re Nabucodonosor perchè si erano rifiutati di adorare una statua d’oro, erano stati gettati in una fornace ardente dalla quale ne erano usciti illesi grazie all’angelo del Signore allontanava la fiamma). Ne riporto l’intero testo

Mosaico bizantino, 11° sec.Monastero di Hosios Loukas, Grecia

Dn 351Allora quei tre giovani, a una sola voce, si misero a lodare, a glorificare, a benedire Dio nella fornace dicendo:

52«Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri,
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
53Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso,
degno di lode e di gloria nei secoli.
54Benedetto sei tu sul trono del tuo regno,
degno di lode e di gloria nei secoli.
55Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi e siedi sui cherubini,
degno di lode e di gloria nei secoli.
56Benedetto sei tu nel firmamento del cielo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
57Benedite, opere tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
58Benedite, angeli del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
59Benedite, cieli, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
60Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli. (more…)

SALMO 86(85) _ PREGHIERA NELLA PROVA

25 novembre 2011

 

Abbi pietà di me , Signore,

perchè io grido a te tutto il giorno.

Rallegra l’anima del tuo servo,

perchè a te mio Signore,

 elevo l’anima mia,.

Sì, tu sei buono mio Signore,

e concedi il perdono,

sei grande nel amore con quanti

ti invocano

Tendi l’orecchio, Signore,

alla mia preghiera

e siì attento alla voce delle mie suppliche.

Quando l’angoscia mi stringe,

io ti invoco,

perchè tu mi rispondi.

Non c’è nessuno pari a te fra gli dei,

mio Signore,

non ci sono opere simile alle tue. 

 

SALMO 86(85) ,  3_8

G.Ravasi. Nemici e amici

25 novembre 2011

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Ci riconciliamo con un nemico che ci è inferiore per qualità o di cuore o di spirito. Ma non perdoniamo mai a chi ci supera nell’anima e nel genio. È sferzante ma inoppugnabile questa considerazione dello scrittore francese François René de Chateaubriand (1786-1848), chiamato l’enchanteur per la sua capacità di incanto attraverso una parola fremente e lirica che ne dilatava gli echi e ne ingigantiva il messaggio. In questa osservazione — ad essere sinceri — siamo un po’ tutti coinvolti. La nostra superiorità nei confronti di un poveraccio si trasforma in generosità, che alla fine è un’ulteriore carezza al nostro Io. Ben diverso è il nostro atteggiamento quando ci scontriamo con chi è evidentemente più intelligente e umanamente più alto di noi. Scatta in quel momento il gusto della rivalsa che è alimentato dal vizio capitale dell’invidia e che si àncora a quell’altro fondamentale vizio che è la superbia. Se vogliamo andare oltre i confini della rilevazione di Chateaubriand, proviamo a immaginare due situazioni. La prima è quella di un amico che è caduto in basso e si trascina ormai nella miseria e nella sofferenza. Come è spontaneo mettergli il braccio sulle spalle per sorreggerlo e confortarlo! Ma pensiamo a un’altra scena. Un amico è salito alla ribalta, il successo lo sta baciando, i suoi meriti sono evidenti e riconosciuti. E noi siamo là, in platea, costretti ad applaudirlo a denti stretti e col volto verde di gelosia. Per questo la cartina di tornasole di una vera amicizia è forse unica: gioire sinceramente per la gloria dell’amico.

25 novembre. Santi del giorno

25 novembre 2011

Raffaffaello Sanzio, S. Caterina di Alessandria, 1508, National Gallery, Londra

Le chiese ortodosse ricordano oggi Caterina di Alessandria, martire e testimone della sapienza di Dio. La chiesa cattolica ha invece lasciato cadere dal suo calendario, nell’ultima riforma del 1969, la celebrazione della santa, mentre la chiesa anglicana ne ha conservato la memoria in tono minore. Caterina costituisce in effetti uno degli esempi più evidenti dell’enorme impatto che può avere sulla vita di intere generazioni di cristiani una vicenda i cui contenuti storici sono assai tenui, e che deve invece moltissimo alla fede e all’immaginazione degli agiografi. Secondo la tradizione, Caterina era una ragazza di nobile famiglia alessandrina che, a motivo della propria fede, fu processata dall’imperatore romano del tempo, Massimino Daia; poiché rifiutava di apostatare, lo stesso imperatore le chiese di sposarlo e di avere così salva la vita, ma Caterina rifiutò. Nel corso delle sue peripezie essa convertì al cristianesimo con la sua grande sapienza quasi tutti i suoi interlocutori, compresa la moglie di Massimino. La tradizione narra che dopo il martirio – che Caterina affrontò assieme a tutti coloro che aveva condotto alla fede – il suo corpo fu trasportato da un angelo sul monte Sinai, nel luogo dove ancor oggi sono custodite le sue spoglie, presso il monastero a lei dedicato. Probabilmente questo racconto, di formulazione medievale, vuole rendere conto del trasferimento delle reliquie della santa da Alessandria al Sinai, avvenuto in epoca a noi ignota. La vicenda di Caterina è stata trasmessa in molte versioni letterarie: in particolare, in occidente, mediante la sua passio latina e laVita narrata nella Leggenda aurea di Jacopo da Varazze. Il suo culto ha conosciuto una larghissima diffusione, grazie soprattutto all’opera missionaria degli ordini mendicanti.

L’occhio puro e freddo, quanto basta per fare a pezzi la nostra città, quel suo sguardo quel diniego che si appella alla verità.

Il letto, la tavola, è confortevole l’uomo carponi là in mezzo. Ma il pericolo, è quell’occhio in cui brilla l’esistenza di Dio.

Allora se taglieremo il collo a questa colpevole innocenza, non si tratterà altro, lo abbiamo accertato, che di legittima difesa.

Paul Claudel Caterina di Alessandria

È stata accolta la tua preghiera,
o donna di mente divina:
poiché quelli che con fede
invocano il tuo nome,o venerabile,
il Sovrano li salva dalle tentazioni
e dà loro salute,
liberandoli da ogni sorta di mali,
dell’anima e del corpo.
Per questo, Caterina,
pieni di gioia noi ti diciamo beata.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/79050

Tra gli altri santi ricordati oggi dal Martirologio romano,  Mercurio avrebbe militato sotto Decio e Valeriano, quando questi due imperatori ” che in realtà non regnarono mai insieme ” pubblicarono il loro editto di persecuzione. Mercurio, che era giunto ad essere generale dell’esercito, si ricordò poi di essere figlio di un cristiano, e di essere stato battezzato con il nome simbolico di Filopatròs, cioè «che ama il padre». Decise così di presentarsi a confessare la propria fede al suo amico Imperatore. Seguirono gravi supplizi, finché Mercurio venne condotto a dorso d’asino in Cappadocia, la sua patria, per essere decapitato.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/79100

Sant‘Audenzio di Milano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91839

santi Pietro d’Alessandria, vescovo, Esichio, Pacomio, Teodoro e compagni, martiri nel 311  sotto l’imperatore Galerio Massimiano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92837

san Mosè di Roma, martire durante la persecuzione di Decio

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Viaggio a Medjugorje

25 novembre 2011

Non ho visionato questo video, dunque cautela.Inoltre la Chiesa non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje anche se, ad es., il giornale dei vescovi italiani, Avvenire, ne parla favorevolmente dando anche grande spazio a questi eventi.

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Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 25 novembre 2011) con commento comunitario

24 novembre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,29-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

G. Ravasi. Di passaggio

24 novembre 2011
P. Bruno, Città futura
Era un famoso rabbino polacco dell’Ottocento di nome Hofez Chaim. Un uomo venne da lontano a consultarlo e rimase stupito perché la casa del rabbino conteneva solo libri, un tavolo e una seggiola. «Dove sono i tuoi mobili?», gli chiese. E il rabbino gli replicò: «E i tuoi dove sono?». «Ma io sono qui solo di passaggio». «Anch’io», concluse il rabbino. Dopo aver ascoltato questo racconto che ha per protagonista un rabbino dei Chassidim, i “pii” ebrei mitteleuropei, è facile far risuonare le parole dell’autore di quella solenne omelia che è la Lettera agli Ebrei: «Noi non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura» (13,14). E ad esse si può accostare un brano di un’altra “lettera” cristiana, quella che un ignoto autore del II secolo indirizzava a un certo Diogneto: «I cristiani abitano ciascuno la loro patria ma come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri, ma come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è terra straniera». Ecco, dunque, un appello serio e pacato contro ogni nazionalismo esasperato, contro l’attaccamento al possesso di idee e di cose, contro ogni tentazione di autodifesa esclusivistica. Il respiro del cristianesimo è di sua natura universale, essendo legato all’amore per ogni creatura e non solo per la propria tribù o nazione. Il suo anelito va oltre la prigione del tempo e dello spazio perché è aperto all’eternità e all’infinito a cui è chiamato. Il presente è, quindi, reale perché in esso viviamo, ma è transitorio. Le realtà materiali non devono essere ceppi che ci legano quaggiù, impedendoci il volo verso l’alto. Sì, perché anche se ovvia, ci dimentichiamo spesso di una semplice verità: «Se vedi un uomo arricchirsi, non temere: quando muore, non porta nulla con sé!» (Salmo 49,18).
G.Ravasi, Il Mattutino, pubblicato in Avvenire di oggi 24 novembre 2011

24 novembre. Santi del giorno

24 novembre 2011

Oggi il Martirologio romano ricorda 117 martiri, uccisi nelle persecuzioni avvenute nei tre regni vietnamiti del Tonchino, Annam e la Cocincina tra il 1745 e il 1862. Tra loro otto vescovi, moltissimi sacerdoti e laici.

L’opera di evangelizzazione in quelle regioni venne intrapresa all’inizio del XVI secolo dal gesuita di Avignone Alexandre de Rhodes (1591-1660) ed ha conosciuto nel corso dei secoli un grande sviluppo ma anche innumerevoli difficoltà. Oggi la Chiesa cattolica in ViétNam conta 3 arcidiocesi, 23 diocesi, 6 seminari. I Cattolici sono circa 8 milioni, il 10% della popolazione.

Dall’Epistolario di s. Paolo Le-Bao-Tihn agli alunni del Seminario di Ke-Vinh nel 1843

“In mezzo a questi tormenti, che di solito piegano e spezzano gli altri, per la grazia di Dio sono pieno di gioia e letizia, perché non sono solo, ma Cristo è con me. Egli, nostro maestro, sostiene tutto il peso della croce, caricando su di me la minima e ultima parte: egli stesso combattente, non solo spettatore della mia lotta; vincitore e perfezionatore di ogni battaglia. Sul suo capo è posta la splendida corona di vittoria, a cui partecipano anche le sue membra. …..Se non ci vedremo più nella vita presente, questa sarà la nostra felicità nel mondo futuro: staremo davanti al trono dell’Agnello immacolato e canteremo unanimi le sue lodi esultando in eterno nella gioia della vittoria. Amen”. 

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Si ricordano anche santa Firmina di Amelia, III sec., martire

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sant‘Enfleda, Badessa, regina di Bernicia

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san Crisogono di Aquileia, vescovo e martire durante le persecuzioni di Diocleziano

File:Michele Giambono San Crisógono a caballo San Trovaso Venecia.jpg

Michele Giambono, 1450, San Trovasto, Venezia

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san Flaviano di Ricina, III sec., vescovo e martire

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sant’Ermogene di Agrigento, si tramanda ultimo vescovo ddella città prima della conquista araba

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Giovanni Battista Pergolesi, Stabat Mater

24 novembre 2011

http://it.gloria.tv/?media=209027

Benedetto XVI. I Padri della Chiesa. Origene alessandrino (2)

24 novembre 2011

Miniatura, Origene allo scrittoio, Schaftlarn, 1160 ca.

Cari fratelli e sorelle,

la catechesi di mercoledì scorso era dedicata alla grande figura di Origene, dottore alessandrino del II-III secolo.  In quella catechesi abbiamo preso in considerazione la vita e la produzione letteraria del grande maestro alessandrino, individuando nella “triplice lettura” della Bibbia, da lui condotta, il nucleo animatore di tutta la sua opera. Ho lasciato da parte – per riprenderli oggi – due aspetti della dottrina origeniana, che considero tra i più importanti e attuali: intendo parlare dei suoi insegnamenti sulla preghiera e sulla Chiesa.

In verità Origene – autore di un importante e sempre attuale trattato Sulla preghiera – intreccia costantemente la sua produzione esegetica e teologica con esperienze e suggerimenti relativi all’orazione. Nonostante tutta la ricchezza teologica di pensiero, non è mai una trattazione puramente accademica; è sempre fondata sull’esperienza della preghiera, del contatto con Dio. A suo parere, infatti, l’intelligenza delle Scritture richiede, più ancora che lo studio, l’intimità con Cristo e la preghiera. Egli è convinto che la via privilegiata per conoscere Dio è l’amore, e che non si dia un’autentica scientia Christi senza innamorarsi di Lui. Nella Lettera a Gregorio Origene raccomanda:Dedicati alla lectio delle divine Scritture; applicati a questo con perseveranza. Impegnati nella lectio con l’intenzione di credere e di piacere a Dio. Se durante la lectio ti trovi davanti a una porta chiusa, bussa e te l’aprirà quel custode, del quale Gesù ha detto: «Il guardiano gliela aprirà»Applicandoti così alla lectio divina, cerca con lealtà e fiducia incrollabile in Dio il senso delle Scritture divine, che in esse si cela con grande ampiezza.Non ti devi però accontentare di bussare e di cercare: per comprendere le cose di Dio ti è assolutamente necessaria l’oratio. Proprio per esortarci ad essa il Salvatore ci ha detto non soltanto: «Cercate e troverete», e «Bussate e vi sarà aperto», ma ha aggiunto: «Chiedete e riceverete»” (Ep. Gr. 4). Balza subito agli occhi il “ruolo primordiale” svolto da Origene nella storia della lectio divina. Il Vescovo Ambrogio di Milano – che imparerà a leggere le Scritture dalle opere di Origene – la introduce poi in Occidente, per consegnarla ad Agostino e alla tradizione monastica successiva. (more…)

S. Pio. Un video per i più piccoli. (4)

24 novembre 2011

Fr. Feliciano Guarcena da Messina

Un video a cartoni animati sulla vita di S. Pio. Quarta parte

http://www.youtube.com/watch?v=nq3yWJO0xOA&feature=related

Questo spirito celeste ci guida, ci protegge come un amico, un fratello. Ma è oltremodo consolante il sapere che quest’angelo prega incessantemente per noi, offre a Dio tutte le azioni e opere che compiamo, i nostri pensieri, i nostri desideri, se son puri. Deh!, per carità, non dimenticare questo invisibile compagno, sempre presente, sempre pronto ad ascoltarci, più pronto ancora a consolarci. O deliziosa intimità, o beata compagnia che l’è questa, se sapessimo comprenderla!

Abbilo sempre davanti agli occhi della mente, ricordati spesso della presenza di quest’angelo, ringrazialo, pregalo, tiengli sempre buona compagnia. Apriti e confida a lui tutti i dolori; abbi continuo timore di offendere la purezza del suo sguardo. Sappilo e fissalo bene nella mente. Egli è così delicato, così sensibile.

Preghiera di s. Pio

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 24 novembre 2011) con commento comunitario

23 novembre 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,20-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Dalla Parola…una parola: Perseveranza

23 novembre 2011

“Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”

L’altro giorno ho visto una formica che trasportava una foglia enorme. La formica era piccola e la foglia doveva essere almeno due volte il suo peso.
Ora la trascinava, ora la sollevava sopra la testa. Quando soffiava il vento, la foglia cadeva, facendo cadere anche la formica.
Fece molti capitomboli, ma nemmeno questo fece desistere la formica dalla sua impresa. L’osservai e la seguii, finché giunse vicino a un buco, che doveva essere la porta della sua casa.
Allora pensai: “Finalmente ha concluso la sua impresa!”. Mi illudevo. Perché, anzi, aveva appena terminata solo una tappa.
La foglia era molto più grande del foro, per cui la formica lasciò la foglia di lato all’esterno ed entrò da sola. Così¬ mi dissi: “Poverina, tanto sacrificio per nulla.”
Mi ricordai del detto popolare: “Nuotò, nuotò e morì sulla spiaggia.” Ma la formichina mi sorprese. Dal buco uscirono altre formiche, che cominciarono a tagliare la foglia in piccoli pezzi.
Sembravano allegre nel lavoro. In poco tempo, la grande foglia era sparita, lasciando spazio a pezzettini che ormai erano tutti dentro il buco.
Immediatamente mi ritrovai a pensare alle mie esperienze. Quante volte mi sono scoraggiato davanti all’ingorgo degli impegni o delle difficoltà ? Forse, se la formica avesse guardato le dimensioni della foglia, non avrebbe nemmeno cominciato a trasportarla.
Ho invidiato la perseveranza, la forza di quella formichina. Naturalmente, trasformai la mia riflessione in preghiera e chiesi al Signore che mi desse la tenacia di quella formica, per “caricare” le difficoltà di tutti i giorni. Che mi desse la perseveranza della formica, per non perdermi d’animo davanti alle cadute.
Che io possa avere l’intelligenza, l’abilità di quella formichina, per dividere in pezzi il fardello che, a volte, si presenta tanto grande.
Che io abbia l’umiltà per dividere con gli altri i frutti della fatica come se il tragitto non fosse stato solitario.
Chiesi al Signore la grazia di riuscire, come quella formica, a non desistere dal cammino, specie quando i venti contrari mi fanno chinare la testa verso il basso e specie quando, per il peso di ciò che mi carica, non riesco a vedere con nitidezza il cammino da percorrere.
La gioia delle larve che, probabilmente, aspettavano il cibo all’interno, ha spinto quella formica a sforzarsi e superare tutte le avversità della strada.
Dopo il mio incontro con quella formica, sono stato rafforzato nel mio cammino.
Ringrazio il Signore per averla messa sulla mia strada e per avermi fatto passare sul cammino di quella formichina.
I sogni non muoiono, solo si assopiscono nel cuore della gente.
Basta svegliarli, per riprendere il cammino!
(Ninon Rose Hawryliszyn e Silva)

Tieni sempre presente…
(Madre Teresa di Calcutta)
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe, i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che è importante non cambia; la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei vivo, sentiti vivo.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite… insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece di compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non fermarti mai.

G. Vannucci. Donaci…..

23 novembre 2011

Dal Vangelo del giorno Lc 2114Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; 15io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. 

Donaci, o Signore Gesù, il tuo Santo Spirito.

Il tuo Spirito illumini la nostra mente,
ci renda attenti alla tua parola,
docili alla tua presenza silenziosa
nelle profondità del nostro cuore.
La sua presenza ci riveli la verità delle cose
Ciò che è effimero e ciò che è eterno,
ciò che è illusorio e ciò che è permanente,
ciò che è insignificante e ciò che è essenziale.
Trasformaci in realtà di comunione,
liberti da durezze e da intolleranze,
liberi da meschinità e da paure.
Donaci, o Signore Gesù, il tuo Santo Spirito,
e in lui trovi pace il nostro cuore inquieto e turbato.
Donaci la gioia del cuore, purificato e pacificato,
in pace con l’intero creato.
O Santo Spirito, rivestici del timore di Dio.
Insegnaci che il dono del timore non è la paura,
ma l’umile amore e il rispetto
per la santità del Padre che è nei cieli
e per la sacralità di tutte le sue creature.
Vivifica, o Santo Spirito, la tua Chiesa!
Sia più bella di tutti i sogni,
più bella delle lacrime
di chi visse e morì nella notte per costruirla.
Amen
(P.Giovanni Vannucci)

SALMO 3 – PREGHIERA NEI PERICOLI

23 novembre 2011

 

Signore, quanto sono numerosi

i miei avversari!

Molti sono insorti contro di me,

molti sono quelli che dicono su di me:

“Non c’è salvezza per lui presso Dio!”

Ma tu , Signore sei uno scudo

intorno a me,

tu sei la mia gloria e in alto sollevi il

mio capo.

quando innalzo la mia voce al Signore,

egli mi risponde dal Suo santo monte.

Ecco io mi corico e mi addormento,

poi mi sveglio, perchè il Signore

mi sostiene.

Io non temo la moltitudine di genti

che si scaglia contro di me

da ogni parte.

Sorgi, Signore;  salvami, Dio mio!

Si, colpisci sulla guancia tutti

i miei nemici,

manda in frantumi i denti degli empi.

Al Signore appartiene la salvezza:

sul tuo popolo scenda la tua benedizione. 

 

SALMO 3,  2_9

23 novembre. Santi del giorno

23 novembre 2011

Agli inizi del II secolo muore martire Clemente, secondo la tradizione terzo vescovo di Roma e autore di un’Epistola ai Corinzi, che è uno dei più toccanti testi letterari della cristianità primitiva. Secondo il Liber Pontificalis, Clemente nacque nel I secolo nel quartiere romano di Montecelio. Di lui si sa con certezza che fu vescovo a Roma sotto gli imperatori Galba e Vespasiano, e che a nome degli anziani della sua chiesa ritenne opportuno intervenire per riportare la concordia nella chiesa di Corinto, lacerata da divisioni riguardanti l’autorità nella comunità cristiana. Nella sua lettera, con un tono umile e al tempo stesso pieno di sapienza e di parresia evangeliche, Clemente ricorda ai cristiani di Corinto che la via dell’unità e della pace tracciata da Cristo passa per l’umiliazione e la sottomissione reciproca per amore, secondo gli insegnamenti di san Paolo, che costituivano un legame profondo tra i cristiani di Roma e quelli di Corinto. La sua fama di uomo mite ed evangelico crebbe a tal punto che nei secoli successivi fiorirono numerose tradizioni a suo riguardo. Secondo alcune di esse, Clemente morì martire in Crimea, dove fu annegato per ordine dell’autorità romana.

Chi può spiegare il vincolo della carità di Dio? Chi è capace di esprimere la grandezza della sua bellezza? L’altezza ove conduce la carità è ineffabile. La carità ci unisce a Dio: «La carità copre la moltitudine dei peccati». Nulla di banale, nulla di superbo nella carità. La carità non ha scisma, la carità non si ribella, la carità tutto compie nella concordia. Senza carità nulla è accetto a Dio. Nella carità il Signore ci ha presi a sé. Per la carità avuta per noi, Gesù Cristo nostro Signore, nella volontà di Dio, ha dato per noi il suo sangue, la sua carne per la nostra carne e la sua anima per la nostra anima.

Clemente di Roma, Epistola ai Corinzi 49

Creatore e Padre eterno,
il tuo martire Clemente
ha reso testimonianza con il sangue
all’amore che proclamava
e all’Evangelo che predicava:
donaci un cuore riconoscente
mentre celebriamo la tua fedeltà
rivelata a noi nelle vite dei tuoi santi
e rafforzaci nel nostro pellegrinaggio
alla sequela di tuo Figlio, Gesù Cristo,
nostro Signore, che vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito santo,
un solo Dio, ora e sempre.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/30150

Il 23 novembre del 615 si spegne nel monastero di Bobbio, sull’Api pennino tosco-emiliano, Colombano, monaco irlandese e pellegrino per Cristo. Ciò che sappiamo di lui è contenuto principalmente nella Vita scritta dal discepolo Giona di Bobbio. Nativo della provincia irlandese di Leinster, Colombano sentì presto la chiamata a lasciare la propria terra, secondo l’esempio di Abramo, caro a tutti i monaci, per porsi in cammino verso la patria dei cieli, sulle tracce di Cristo.
Dopo essersi formato alla vita monastica nel celebre cenobio gallese di Bangor, Colombano proseguì il suo cammino lasciando i paesi celtici assieme a dodici compagni. Arrivato in Bretagna attorno al 590, iniziò a fondare monasteri e a svolgere un’azione missionaria. Uomo di forte personalità e di radicale attaccamento all’Evangelo, egli si scontrò spesso con i potenti del suo tempo, e fu costretto a più riprese a ripartire per nuove peregrinazioni. Alcune sue fondazioni, in particolare quella di Luxeuil, in Francia, divennero centri importanti dell’irradiamento monastico irlandese in Europa. Colombano fu esiliato da Luxeuil a causa dei suoi aspri rimproveri al re Teodorico, e dopo un tempo trascorso presso il lago di Costanza raggiunse Bobbio, due anni prima della morte. Colombano fu un aperto sostenitore delle tradizioni ecclesiali irlandesi, e non esitò a rivolgersi a Gregorio Magno per esporre le ragioni dei cristiani ibernici sulla data della Pasqua e sulle nuove discipline penitenziali da loro introdotte in tutta l’Europa. Le sue regole monastiche ebbero una certa diffusione, ma saranno più tardi soppiantate dall’imposizione a tutto l’occidente della Regola di san Benedetto.

È proprio dei pellegrini affrettarsi verso la patria, ed è egualmente loro caratteristica sperimentare la precarietà durante il cammino, la sicurezza invece nella patria. Affrettiamoci dunque verso la patria, noi che siamo viandanti. Dio è così grande che non si può vedere in tutta la sua grandezza. Tuttavia bussiamo forte, soprattutto qui, sia per entrare in cielo da veri familiari, sia per comprendere in modo più chiaro i beni che ci aspettano.

Colombano, Istruzioni 8,1

PREGHIERA

Signore,
tu hai meravigliosamente riunito
in san Colombano
la sollecitudine per l’evangelizzazione
e l’attaccamento alla vita monastica:
fa’ che per la sua preghiera
anche a noi sia dato di porre
tutte le nostre forze
nella ricerca del tuo amore
e nell’accrescimento di coloro
che hanno fede in te.
Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

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Il Martirologio romano ricorda anche santa Lucrezia di Merida, IV sec, martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/78850

santa Felicita e i sette fratelli martiri nel 165

http://www.santiebeati.it/dettaglio/78825

santo Spes di Spoleto, VI sec., vescovo

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san Trudone, 628-693

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91932

san Gregorio II di Agrigento, 591-630, vescovo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90743