Archive for gennaio 2012

Solo una Bacca

31 gennaio 2012

di Bruno Ferrero

Il piccolo stagno sonnecchiava perfettamente immobile nella calura estiva.
Pigramente seduto su una foglia di ninfea, un ranocchio teneva d’occhio un insetto dalle lunghe zampe che stava spensieratamente pattinando sull’acqua: presto sarebbe stato a tiro e il ranocchio ne avrebbe fatto un solo boccone, senza tanta fatica.
Poco più in là, un altro minuscolo insetto acquatico, un ditisco, guardava in modo struggente una graziosa ditisca: non aveva il coraggio di dichiararle il suo amore e si accontentava di ammirarla da lontano.
Sulla riva a pochi millimetri dall’acqua un fiore piccolissimo, quasi invisibile, stava morendo di sete. Proprio non riusciva a raggiungere l’acqua, che pure era così vicina. Le sue radici si erano esaurite nello sforzo.
Un moscerino invece stava annegando. Era finito in acqua per distrazione. Ora le sue piccole ali erano appesantite e non riusciva a risollevarsi. E l’acqua lo stava inghiottendo.
Un pruno selvatico allungava i suoi rami sullo stagno. Sulla estremità del ramo più lungo, che si spingeva quasi al centro dello stagno, una bacca scura e grinzosa, giunta a piena maturazione, si staccò e piombò nello stagno.
Si udì un “pluf!” sordo, quasi indistinto, nel gran ronzio degli insetti. Ma dal punto in cui la bacca era caduta in acqua, solenne e imperioso, come un fiore che sboccia, si allargò il primo cerchio nell’acqua. Lo seguì il secondo, il terzo, il quarto…
L’insetto dalle lunghe zampe fu carpito dalla piccola onda e messo fuori portata dalla lingua del ranocchio.
Il ditisco fu spinto verso la ditisca e la urtò: si chiesero scusa e si innamorarono.
Il primo cerchio sciabordò sulla riva e un fiotto d’acqua scura raggiunse il piccolo fiore che riprese a vivere.
Il secondo cerchio sollevò il moscerino e lo depositò su un filo d’erba della riva, dove le sue ali poterono asciugare.
Quante vite cambiate per qualche insignificante cerchio nell’acqua.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 1 Febbraio 2012) con commento comunitario

31 gennaio 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 6,1-6)

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

31 gennaio. Santi del giorno

31 gennaio 2012

Oggi si ricorda san Giovanni Bosco. Grande apostolo dei giovani, fu loro padre e guida alla salvezza con il metodo della persuasione, della religiosità autentica, dell’amore teso sempre a prevenire anziché a reprimere. Sul modello di san Francesco di Sales il suo metodo educativo e apostolico si ispira ad un umanesimo cristiano che attinge motivazioni ed energie alle fonti della sapienza evangelica. Fondò i Salesiani, la Pia Unione dei cooperatori salesiani e, insieme a santa Maria Mazzarello, le Figlie di Maria Ausiliatrice. Tra i più bei frutti della sua pedagogia, san Domenico Savio, quindicenne, che aveva capito la sua lezione: “Noi, qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri”. Giovanni Bosco fu proclamato Santo alla chiusura dell’anno della Redenzione, il giorno di Pasqua del 1934. Il 31 gennaio 1988 Giovanni Paolo II lo dichiarò Padre e Maestro della gioventù, stabilendo che “con tale titolo egli sia onorato e invocato, specialmente da quanti si riconoscono suoi figli spirituali”

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Si ricorda anche santa Marcella. 

Agli inizi del 411 muore Marcella, nobildonna romana ricordata come la prima promotrice della vita monastica femminile nella città di Roma.
La sua vita ci è narrata con ampi dettagli storici e spirituali da Girolamo, che la conobbe attorno al 382 in occasione del suo soggiorno romano. Marcella, nata poco prima del 330, era di famiglia illustre. I fatti decisivi della sua vita furono la sua precoce vedovanza, dopo soli sette mesi di matrimonio, e l’incontro con le Vite dei padri del deserto che cominciavano a circolare in occidente grazie ad Atanasio.
Ritiratasi nella propria casa sull’Aventino, Marcella decise di condurre una vita di rinuncia, alla ricerca della povertà di cuore necessaria per poter comprendere le Scritture e fare la volontà di Dio. E delle Scritture Marcella divenne un’apprezzata interprete.
A lei si unirono col tempo altre giovani donne animate da analoghe intenzioni. Sebbene non fossero né le prime né le uniche donne a cercare di costituire un nucleo monastico nella capitale dell’impero, l’incontro con Girolamo diede loro, assieme a una sicura guida spirituale, una notorietà che è giunta fino ai nostri giorni.
Quando due sue compagne, Paola ed Eustochio, decisero di seguire il loro padre spirituale in Palestina, Marcella ritenne di non dover abbandonare il luogo di solitudine che era riuscita a crearsi nel cuore della città. Neppure l’arrivo dei goti di Alarico, della cui brutalità anche Marcella fece l’esperienza, le impedì di rimanere serenamente sino alla fine nel suo piccolo monastero cittadino, a ricercare la volontà di Dio nell’ascolto orante della sua Parola. (tratto da http://www.monasterodibose.it)

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san Geminiano, ?-348, vescovo di Modena

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( Affresco nella Basilica di s. Giulio)

san Giulio. Il culto di san Giulio è molto vivo nella zona del Lago d’Orta, nell’Alto Novarese, dove esiste una chiesa, che sarebbe stata originariamente da lui edificata, nella quale è sepolto. Sulla sua figura storica non ci sono, però, notizie certe. La sua vicenda si intrecciò, infatti, con quella di un san Giuliano. Alcune fonti li indicano come fratelli, altri studiosi ipotizzano una confusione di nomi per la stessa persona. Secondo la più antica “Vita” (VII sec.), i due fratelli erano greci del IV secolo, trasferitisi in Italia perché disgustati dagli errori degli eretici e perseguitati. Dimorarono presso Roma e poi attraversarono la Penisola, fermandosi sul Lago d’Orta. Qui costruirono la novantanovesima chiesa, a Gozzano, e la centesima, dedicata ai santi Pietro e Paolo, sull’isola lacustre. Nella prima, dedicata a San Lorenzo, rimase Giuliano. Dei due antichi edifici non resta nulla e gli attuali non risalgono a prima del IX secolo.

san Ciro e san Giovanni, martiri ad Alessandria

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san Francesco Saverio Maria Bianchi. Nato ad Arpino, nel Frusinate, il 2 dicembre 1743, Francesco Saverio Maria Bianchi studiò nel Seminario di Nola e all’università di Napoli. Nel 1762 entrò nell’Ordine dei Barnabiti e proseguì gli studi a Macerata, Roma e ancora Napoli dove fu ordinato sacerdote nel 1767. Dedicatosi all’insegnamento rivestì importanti incarichi. Ma oltre che allo studio si dedicò alle opere di carità. Dedito alla penitenza non vi rinunciò neanche quando fu colpito da una misteriosa malattia alle gambe che lo immobilizzò negli ultimi tredici anni della sua vita: anzi, negli ultimi tre anni riuscì prodigiosamente a celebrare Messa tra molte difficoltà fisiche. Morì a Napoli il 31 gennaio 1815. Leone XIII lo beatificò il 22 gennaio 1893 e Pio XII lo canonizzò il 21 ottobre 1951. Il suo corpo è conservato nella chiesa di Santa Maria di Caravaggio a Napoli

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S Rougier, Il Dio vicino. G. Matino, Cosa mi sono perso.

31 gennaio 2012

Ti immaginavamo come un monarca

e ti sei fatto bambino.

Ti avevamo dipinto come un giudice implacabile,
e hai voluto abitare in noi.

Abbiamo detto di Te che sei “qualcosa sopra di noi”,
mentre Tu hai voluto abitare in noi.

Ti pensavamo nelle case degli uomini perbene,
e invece hai alloggiato dai peccatori.

Ti abbiamo cercato sulle cattedre di teologia:
e invece eri seduto sull’erba
al banchetto degli innamorati

Ti credevamo pronto a scoccare
il fulmine e il flagello,
ma Tu suonavi una musica di danza
con “una canna incrinata”.

Ti cercavamo in un sepolcro,
ma Tu rimettevi sulla loro strada
due viaggiatori smarriti.

Ti volevamo stringere nella rete delle parole,
ma ti sei lasciato stringere
dagli abbracci dei bambini.

Signore aiutaci a non dimenticare mai,
nei nostri giorni luminosi
e come nelle notti oscure,
che sei il Dio Vicino.

(Preghiera di Stan Rougier)

File:Antonello da Messina 061.jpg
Antonello da Messina, Salvator Mundi, 1465-1475, National Gallery, Londra (notizie sull’opera nel commento)
Per chi dona al povero non c’è indigenza (Pr 28,27). Quando mai, Maestro, ti ho visto affamato? Quando ti ho visto assetato, nudo, malandato? Avrei voluto incontrarti, ho pregato ogni giorno nella speranza di vedere il tuo volto, così da poter finalmente afferrare la gioia che spiega la vita, che dirige i passi e plasma di senso ogni avventura. Avrei voluto parlarti guardandoti negli occhi e sussurrare al tuo orecchio, con confidenza d’amico, «Io ci sono e so che tu ci sei per me». Quando, Signore, ti ho visto? Dimmi, cosa mi sono perso: eri forse carcerato, forestiero, malato? Di sicuro il desiderio di te non mi avrebbe impedito di conoscerti riconoscendoti. Ma quando, dimmi, è accaduto che eri al mio fianco e non ho fatto quanto era necessario fare perché i miei occhi si aprissero al vero? Se la tua luce avesse trapassato i miei occhi, le tenebre di dentro, dileguandosi, sarebbero sparite. Non dirmi, Signore, che eri lì, al mio fianco, mentre io, per la mia testardaggine, ti ho perso, non ho ascoltato la tua voce. Non dirmi che, affogato nei miei problemi, non sono stato capace di decifrare il suono delle tue labbra tra mille inutili frastuoni. Se colpa è in me, ti chiedo perdono, forestiero resto della vita se non mi illumini con il tuo sguardo. Mostrami il tuo volto ed io sarò salvo. Ogni volta, figlio, che hai fatto del bene a chi ne aveva diritto l’hai fatto a me.
G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi

Intervista al cardinale J. Ries, fondatore dell’antropologia religiosa fondamentale

31 gennaio 2012

http://paparatzinger5blograffaella.blogspot.com/2012/01/il-cardinale-ries-e-lhomo-religiosus.html

Salmo 86(85) _ Preghiera nella prova

31 gennaio 2012

 

Gli arroganti sono insorti su di me,

Dio,

una schiera di violenti attenta

alla mia vita

e non hanno posto te davanti

ai loro occhi.

Ma tu, mio Signore,

sei un Dio misericordioso

e pronto alla compassione,

lento all’ira e ricco in bontà e verità.

Volgiti a me e abbi pietà di me,

concedi al tuo servo la tua forza

e salva il figlio della tua schiava.

Compi per me un segno di benevolenza,

così che quanti mi odiano

rimangano confusi,

vedendo che tu, Signore, mi aiuti

e mi consoli.

 

Salmo86(85), 14_17

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 31 Gennaio 2012) con commento comunitario

30 gennaio 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5,21-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Salmo 3 _ Preghiera nei pericoli

30 gennaio 2012

Quando innalzo la mai voce al Signore,

egli mi risponde dal suo santo monte.

Ecco, io mi corico e mi addormento,

poi mi sveglio, perchè il Signore

mi sostiene.

Io non temo la moltitudine di genti

che si scaglia contro di me

da ogni parte.

Sorgi, Signore, salvami, Dio mio!

Sì, colpisci sulla guancia tutti

i miei nemici,

manda in frantumi i denti degli empi.

Al Signore appartiene la salvezza:

sul tuo popolo scenda la tua benedizione.

 

Salmo 3, 5_9

 

 

30 gennaio. Santi del giorno

30 gennaio 2012

Oggi si ricordano santa Giacinta Marescotti.

Nacque nel 1585, nel castello di Vignanello (Viterbo), Clarice, la figlia del principe Marcantonio Marescotti. Dopo una travagliata giovinezza entrò, costretta e contro il suo volere, nel convento delle clarisse. Dopo tempo, grazie alla guida spirituale del suo confessore, decise di cambiare e si votò alla povertà, ora liberamente scelta. Devota dello Spirito Santo, lo invocava di continuo perché accrescesse il suo amore verso Dio e verso il prossimo. Intraprese due importanti opere di carità: I Sacconi, infermieri, per l’assistenza agli ammalati, gli Oblati di Maria per la cura delle persone anziane. Morì a Viterbo nel 1640, subito venerata come santa dalle consorelle e dai fedeli.

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santa Martina, figlia di un nobile romano, sarebbe stata diaconessa  che per aver rifiutato di fronte al tribunale di Alessandro Severo di sacrificare ad Apollo, dopo molti tormenti, fu condannata a morte. La più antica notizia su Martina è che papa Onorio I le dedicò una chiesa nel Foro.

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san Teofilo il Giovane, martire nel 792. Era a capo di una flotta persiana, quando fu catturato e  imprigionato presso Cipro dai Saraceni..

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santa Alda, badessa al tempo di re Dagoberto.

san David Galvan Bermundez , sacerdote martire a Guadalajara durante le persecuzioni messicane.

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sant’Adelmo, abate di Burgos, ?-1097

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santa Batide, regina dei Franchi. Di origine anglosassone, Batilde durante un viaggio fu catturata da alcuni pirati e venduta in Francia, nel 641, ad Erchinoaldo, dignitario di corte di Neustria, che, dopo essere rimasta vedovo, voleva sposarla. L’ex schiava si rifiutò, accettando poi di sposare Clodoveo II re di Neustria e di Borgogna. Ebbe tre figli, Clotario III, Tierrico III e Childerico II. Nel 657 Batilde divenne vedova e quindi reggente del regno in nome del figlio Clotario; con la guida dell’abate Genesio, si diede alle opere di carità, aiutando i poveri e i monasteri. Lottò strenuamente contro la simonia e contro la schiavitù, che fu interdetta per i cristiani, mentre con proprio denaro restituì la libertà a moltissimi schiavi. Quando il figlio Clotario III raggiunse la maggiore età, Batilde si ritirò nel monastero di Chelles, nella diocesi di Parigi, che lei stessa nel 662, aveva fatto restaurare. Vi morì nel 680. Fu sepolta a Chelles, accanto al figlio Clotario III, morto nel 670.

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I giorni della merla 2013. Racconti sui tre giorni più freddi dell’anno

30 gennaio 2012

Siamo nei  giorni della merla che sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio, il 29, il 30 e il 31, benché per alcuni siano il 30 e 31 gennaio e il 1° febbraio. Sono considerati i giorni più freddi dell’inverno, ma anticipano e annunciano  l’imminente arrivo della Primavera.Più sono freddi, più la primavera sarà bella, se sono caldi la primavera arriverà tardi…. La leggenda dei tre giorni della Merla presenta molte varianti, da luogo a luogo, una prima versione….

Durante un inverno molto rigido, la neve aveva steso un candido tappeto su tutte le strade e i tetti della città. Un merlo, una merla e i loro tre figlioletti erano venuti in città sul finire dell’estate e avevano sistemato il loro rifugio su un alto albero nel cortile di un palazzo. Poi, per l’inverno, avevano trovato casa sotto una gronda al riparo dalla neve che in quell’anno era particolarmente abbondante.

Il gelo rendeva difficile trovare le provvigioni per sfamarsi; il merlo volava da mattina a sera in cerca di cibo per la sua famiglia e perlustrava invano tutti i giardini, i cortili e i balconi dei dintorni. La neve copriva ogni briciola. Un giorno il merlo decise di volare ai confini di quella nevicata, per trovare un rifugio più mite per la sua famiglia. Intanto continuava a nevicare. La merla, per proteggere i merlottini intirizziti dal freddo, spostò il nido su un tetto vicino, dove fumava un comignolo da cui proveniva un po’ di tepore.
Tre giorni durò il freddo. E tre giorni stette via il merlo. Quando tornò indietro, quasi non riconosceva più la consorte e i figlioletti erano diventati tutti neri per il fumo che emanava il camino. Nel primo dì di febbraio comparve finalmente un pallido sole e uscirono tutti dal nido invernale; anche il merlo si era scurito a contatto con la fuliggine.
Da allora i merli nacquero tutti neri, i merli bianchi diventarono un’eccezione di favola.

Altre  versioni alle quali si riferisce anche Dante nel Purgatorio…..

… e veggendo la caccia,
letizia presi a tutte altre dispari,
tanto ch’io volsi in sù l’ardita faccia,
gridando a Dio: “Ormai più non ti temo!”
come fé il merlo per poca bonaccia…
Sapia senese
in Dante, Purgatorio, XIII, 119 – 123

neve

(more…)

Museo virtuale: l’arte nelle diocesi italiane

30 gennaio 2012

http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra

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…per i più piccoli. Gesù Maestro (2)

30 gennaio 2012

Un video a cartoni animati su “Gesù Maestro”, seconda parte

http://www.youtube.com/watch?v=fDR-2-V10KI&feature=related

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 30 Gennaio 2012) con commento comunitario

29 gennaio 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5,1-20)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

29 gennaio. Santi del giorno

29 gennaio 2012

Oggi si ricordano san Costanzo di Perugia, vescovo e martire

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san Giuliano l’ospitaliere, protettore della città di Macerata

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san Valerio di Ravenna,vescovo

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sant’Agnese da Bagno di Romagna, XII sec., camldolese

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san Valerio, vescovo di Treviri, visse tra il III e il IV secolo. Poco si sa di lui. La tradizione lo descrive come un uomo buono, eloquente ed evangelizzatore. La sua esistenza è attestata da un’iscrizione che un tempo era nella chiesa di S. Mattia di Treviri, dove in un sarcofago di tardo stile romanico, sono conservate oggi le sue reliquie.

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santa Sabina di Toyes

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sant’Aquilino. Nacque a Würzburg, in Germania, da una famiglia nobile. Presto si avvicinò alla fede cattolica compiendo gli studi teologici a Colonia, dove diventò prete. Rifiutò, però, la carica di vescovo che gli fu proposta, perché desiderava dedicarsi interamente al ministero e alla preghiera. Per questo fuggì a Parigi, dove curò gli ammalati di colera, guarendoli miracolosamente e, anche qui, gli fu offerto l’incarico di vescovo, che rifiutò nuovamente scappando a Pavia. La città, però, era in mano a seguaci dell’arianesimo e del catarismo, eresie contro cui Aquilino predicava e che gli costarono la vita nel momento in cui si recò a Milano, dove, in una notte del 1015, venne accoltellato da un gruppo di eretici. Il suo cadavere fu tratto da una fogna, nei pressi di Porta Ticinese da alcuni facchini, che lo portarono nell’oratorio della vicina basilica di San Lorenzo. Il suo corpo fu poi sepolto nella Cappella della Regina, che fu subito intitolata al santo. In questa cappella, a tutt’oggi, si può vedere l’urna che ne conserva le reliquie.

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Inno al B. Giovanni Paolo II. Spartito completo per organo e voci. ” Aprite le porte a Cristo”, M. Frisina. G. Matino. Aprire l’uscio.

29 gennaio 2012

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!

Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!

Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna”.

B. Giovanni Paolo II, Dall’Omelia del 22 ottobre 1978

L’avaro è impaziente di arricchire, ma non pensa che gli piomberà addosso la miseria (Pr 28,22). C’è più gioia nel dare che nel ricevere. Generosità è acchiappare i suoni delle festa nel proprio cuore, dono concesso di poter donare a chi necessita. Grazia è data a chi permette al dono di diventare offerta e se grande è la meraviglia per chi sente la felicità dentro per felicità offerta, è di sicuro più grande il merito di chi apre il suo uscio all’ingresso della parola, del pane spartito, del pane condiviso. Si è compagni ogni volta che la vita diventa pane, mai tolto dalla bocca del povero, ma consumato senza dimenticare chi ne è privo, fatto cuocere con il fuoco della giustizia. Compagni si diventa per le parole che legano destini, per la pace costruita, mai come singola proprietà, egoistica sicurezza, ma come frontiera da passare con gli altri, amicizia sincera da spartire. Avarizia è malattia dell’anima, godimento per non trovare gioia, che lascia soli nel consumare il futuro, imbrigliati nelle reti del possesso, affogati nei forzieri dell’inutile successo. Solo dando si riceve, solo offrendo si ottiene in dote: abbondanza è nelle mani del generoso, resto di niente nelle mani dell’avaro. Chi dona con gioia, gioia riceve; offerta diventa il suo dare e il suo dare si trasforma in dolce benedizione.
G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire del 29 gennaio 2012
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Inno al B.Giovanni Paolo II, composto da M. M. Frisina “Aprite le porte a Cristo”
SPARTITO DELL’INNO AL B. GIOVANNI PAOLO II
http://www.youtube.com/watch?v=tQO6XO9syFk&feature=related

Video: Breve storia dei Santi Timoteo e Tito

29 gennaio 2012

http://it.gloria.tv/?media=248915

Per i più piccoli…..Gesù maestro (1)

29 gennaio 2012

Un video a cartoni su “Gesù Maestro”, prima parte

http://www.youtube.com/watch?v=Q5lUhj1oYzQ&feature=related

 

 

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Domenica 29 Gennaio 2012) con commento comunitario

28 gennaio 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

G. Matino. Cocente passione

28 gennaio 2012

L’uomo leale sarà colmo di benedizioni, chi ha fretta di arricchirsi non sarà esente da colpa (Pr 28,20). Trasparenza del cuore trapassa i confini dell’altro, passa lo sguardo leale di chi dona se stesso e si offre di essere parte per l’altra parte. Dono preziosissimo il cuore leale di un amico, frontiera di speranza la parola sincera di un uomo. Dolce carezza è sentirsi ripetere «fidati di me» per chi, perso e senza futuro, trova conforto in chi, compagno, ha promesso se stesso in dono. Non c’è prezzo, né tesoro più ricco e più potente delle lealtà. Balsamo sincero è spartire la vita e fare della verità il proprio baluardo. Tempo malato è quello in cui si è pronti a vendere se stessi, squallido mercato per vano arrivismo. Tempo bugiardo, di false promesse, è quello in cui si promette certo e di sicuro si viene meno. Lealtà è verità del dire, passione cocente per la parola data, straordinaria lotta per restare fedeli in ogni caso, per sempre. Arricchirsi, occupare posti di falso prestigio, mancando al vero e al giusto, è mancare a se stessi e benché i suoni di gloria, vicina è la rovina. Basta davvero poco per vivere da ricchi, poco importa se non troppe cose hai nelle tue mani, meglio accontentarsi del sufficiente guadagno, che perdere la stima di sé mentendo a se stessi e tradendo la fiducia di chi in noi ha posto la sua speranza.

G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi

Io Credo in te Gesù

28 gennaio 2012

Salmo 51(50) _ “Abbi pietà di me, Dio”

28 gennaio 2012

 

Ecco, tu ami la vertà che è nell’intimo

e nel profondo mi insegni la sapienza.

Purificami con l’issopo e sarò puro;

lavami e sarò più bianco della neve.

Fammi risentire gioia e letizia,

fà che esultino le ossa che hai fiaccato.

Distogli il tuo sguardo dai miei peccati

e cancella tutte le mie colpe.

Un cuore puro crea in me, Dio,

e uno spirito saldo rinnova dentro di me.

Non respingermi lontano

dalla tua presenza

e non togliermi il tuo santo spirito.

 

Salmo 51(50), 8_13

Per i più piccoli….Episodi della vita di Gesù

28 gennaio 2012

Un video a cartoni animati su “La tempesta sedata”

http://www.youtube.com/watch?v=PGYCa-QDho0&feature=player_embedded#!

Video Rai: La santa Gerusalemme

28 gennaio 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f784e391-efdd-4888-ab8d-a0656685eeb6.html

Non ho visto il programma, visionarlo con prudenza, salvaguardando lo sguardo della fede.

Er “Capo”, nun dorme, riposa….

28 gennaio 2012

 

Si Gesù Cristo, in mezzo a la tempesta,

adagiato su la barca, dorme,

nun lo devo annà a svejà,

lo devo da imità, è na questione de fede,

inzomma, me devo, a fianco a Lui e co’ Lui, addormentà.

Se fa così se vede

nun me devo preoccupà de la tempesta,

quella se ferma se nun je do retta.

Che d’è la vita se non un fluttuare violento?

Ogni istante, ogni momento

vo mette in discussione l’esistenza,

sei precario su la tera, è la conseguenza der peccato stesso,

ma si me fido, come Gesù, der Padre eterno,

io m’arilasso e …dormo.

Dimentica der passato,

inizzio co Lui un novo itinerario,

così com’ho obbedito ar monno e alla sua mentalità,

nun risorvenno arcuno dei probblemi,

obbedirò a Papà,

no perché so “bona”,

ma perché ho capito che pe’ vince sur serio,

nun c’è artro da fa…

e mo, scusate, me devo riposà…..

 

Emanuela Salustri.                26 ottobre 2007

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Sabato 28 Gennaio 2012) con commento comunitario

27 gennaio 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,35-41)

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Salmo51(50) _ “Abbi pietà di me, Dio”

27 gennaio 2012

Un cuore puro crea in me, Dio,

è uno spirito saldo rinnova dentro di me.

Non respingermi lontano

dalla tua presenza

e non togliermi il tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza

e rafforzami con uno spirito risoluto.

Insegnerò ai trasgresori le tue vie

e a te ritorneranno i peccatori.

Liberami dal sangue versato, Dio,

Dio della salvezza;

la mia lingua esalterà la tua giustizia.

Signore apri le mie labbra

e la mia bocca proclamerà la tua lode.

 

Salmo, 51(50), 12_17

Preghiera di perdono. Giornata della memoria. 27 gennaio

27 gennaio 2012

V de Tina, La forza del perdono, 2009

Signore,
ricordati non solo degli uomini di buona volontà
ma anche di quelli di cattiva volontà.
Non ricordarti
di tutte le sofferenze che ci hanno inflitto.
Ricordati invece
dei frutti che noi abbiamo portato
grazie al nostro soffrire:
la nostra fraternità, la lealtà, il coraggio,
la generosità e la grandezza di cuore
che sono fioriti da tutto ciò che abbiamo patito.
E quando questi uomini giungeranno al giudizio
fa che tutti questi frutti
che abbiamo fatto nascere
siano il loro perdono!

Preghiera
scritta da uno sconosciuto
prigioniero
del campo di sterminio di Ravensbruch

(Questa preghiera è stata già proposta nei post degli anni passati)

Con la legge 211/2000 lo Stato italiano ha istituito il “Giorno della Memoria”

http://www.parlamento.it/parlam/leggi/00211l.htm

Con la risoluzione 60 / 7 sul “ricordo dell’Olocausto”, adottata il 1 ° novembre 2005, l’Assemblea Generale ha deciso di proclamare che le Nazioni Unite ogni anno il 27 gennaio, data anniversario della liberazione di Auschwitz, la Giornata Internazionale della Commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto.

http://www.un.org/french/holocaustremembrance/

27 gennaio. Santi del giorno

27 gennaio 2012

Nel 1540 si spegne a Brescia Angela Merici, fondatrice della Compagnia di sant’Orsola.
Nata a Desenzano sul Garda attorno al 1474, Angela aveva ricevuto un’educazione religiosa dal padre, ma era rimasta orfana in giovane età.
Sin da ragazza provò il desiderio di una intensa vita di preghiera e di carità, ma i monasteri del suo tempo non erano ai suoi occhi i luoghi adatti per vivere la vita a cui si sentiva portata, ed era inoltre necessario recare una forte dote per potervi entrare.
Angela, nella sua ricerca, divenne dapprima terziaria francescana; si trasferì poi a Brescia, attorno ai quarant’anni, e con la sua radiosa presenza evangelica attirò a sé moltissime persone, acquisendo una profonda influenza spirituale sugli abitanti di quella città.
Il momento decisivo della sua ricerca vocazionale fu attorno al 1530, quando si stabilì presso la chiesa di Sant’Afra. Angela diede allora inizio a una compagnia di donne, che si proponeva di riattualizzare l’esperienza delle primitive comunità cristiane. Essa si preoccupò di dare alle ragazze del suo tempo un’istruzione, a cui non avevano normalmente accesso, e cercò di inculcare in quante desideravano praticare la carità evangelica il desiderio e la prassi di un’intensa vita di preghiera.
Alla sua morte, la sua fama era giunta ben al di là del territorio bresciano. Iniziava però anche una lunga lotta per impossessarsi delle sue spoglie e della sua eredità spirituale.

Sorelle, vi supplico che vogliate tener conto, e aver scolpite nella mente e nel cuore tutte le vostre figlie, a una a una; non solamente i loro nomi, ma anche la condizione, la natura, e ogni loro stato ed essere. Il che non vi sarà difficile, se le amerete con viva carità. Infatti, si osserva nelle madri secondo la carne che, se avessero mille figli e figlie, li avrebbero tutti totalmente presenti nell’animo, a uno a uno, perché così opera il vero amore. Anzi, pare che quanti più figli si hanno, tanto più l’amore e l’interessamento crescano a ogni figlio. Le madri spirituali possono e devono far questo in misura maggiore, in quanto l’amore spirituale è senza alcun paragone più potente dell’amore fisico. Sicché, mie cordialissime madri, se amerete queste vostre figlie con viva e viscerale carità, non sarà possibile che non le abbiate tutte particolarmente dipinte nella memoria e nel vostro animo.

Angela Merici, Secondo legato

http://www.onde.net/desenzano/citta/santangela/mostra-ita.htm

http://www.santiebeati.it/dettaglio/25900

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G. Matino. Il vero nome. Curato d’Ars

27 gennaio 2012

Dalla Colletta della liturgia di oggi

Dio onnipotente ed eterno,
guida i nostri atti secondo la tua volontà,
perché nel nome del tuo diletto Figlio
portiamo frutti generosi di opere buone.

 

Un principe privo di senno moltiplica le angherie, ma chi odia il lucro prolungherà i suoi giorni. (Pr 28,16) Servire è ministero, ministro è colui che cinto il grembiule si rende disponibile all’altro; onorevole rimanda al significato profondo della parola, quella promessa come caparra, parola d’onore, l’onore proprio e degli altri da preservare; eccellenza è descrizione di stato singolare, spazio d’accesso per i migliori, offerta di esperienza per il bene comune. Nomi, titoli che segnano il confine tra vere vocazioni e falsi attributi, tra il riconoscimento dovuto ai giusti e agli operosi, che lavorano al servizio della collettività, e la finzione istituzionale che regge il bisogno di legare il proprio personale percorso alla garanzia di un soprannome. Nessuno potrà mai aggiungere una sola virgola alla verità su quanto resterà di sé, nessuno potrà cambiare il giudizio della storia sul suo operato a forza di riconoscimenti comprati. Ciò che più conta, che davvero vale, è il vero che ognuno conosce dentro di sé, e se anche la finzione dovesse durare per tutta la vita, il proprio nome, quello dato a ciascuno il giorno della nascita, resterà uguale. Lo stesso nome pronto a dire se il vero ha accompagnato tutta la vita, pronto a smascherare in ogni istante i falsi signori, arroganti approfittatori dei titoli rubati.

G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi

 

Dagli Scritti di S. Giovanni M. Vianney, Curato d’Ars, “Lavorare per il cielo”

Molti sono i cristiani, figli miei, che non  sanno assolutamente perché sono al mondo… “Mio Dio, perché mi hai messo al mondo?”. “Per salvarti”. “E perché vuoi salvarmi?”. “Perché ti amo”.

Com’è bello conoscere, amare e servire Dio! Non abbiamo nient’altro da fare in questa vita. Tutto ciò che facciamo al di fuori di questo, è tempo perso. Bisogna agire soltanto per Dio, mettere le nostre opere nelle sue mani… Svegliandosi al mattino bisogna dire: “Oggi voglio lavorare per te, mio Dio! Accetterò tutto quello che vorrai inviarmi in quanto tuo dono. Offro me stesso in sacrificio. Tuttavia, mio Dio, io non posso nulla senza di te: aiutami!”.

Oh! Come rimpiangeremo, in punto di morte, tutto il tempo che avremo dedicato ai piaceri, alle conversazioni inutili, al riposo anziché dedicarlo alla mortificazione, alla preghiera, alle buone opere, a pensare alla nostra miseria, a piangere sui nostri peccati! Allora ci renderemo conto di non aver fatto nulla per il cielo.

Che triste, figli miei! La maggior parte dei cristiani non fa altro che lavorare per soddisfare questo  “cadavere” che presto marcirà sotto terra, senza alcun riguardo per la povera anima, che è destinata ad essere felice o infelice per l’eternità. La loro mancanza di spirito e di buon senso fa accapponare la pelle!

Vedete, figli miei, non bisogna dimenticare che abbiamo un’anima da salvare ed un’eternità che ci aspetta. Il mondo, le ricchezze, i piaceri, gli onori passeranno; il cielo e l’inferno non passeranno mai. Stiamo quindi attenti!

I santi non hanno cominciato tutti bene, ma hanno finito tutti bene. Noi abbiamo cominciato male: finiamo bene, e potremo un giorno congiungerci a loro in cielo.

Intermirifica.net, Catholic mass media on line directory

27 gennaio 2012

http://intermirifica.net/home.aspx

Annunciamo ovunque il vangelo!

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 27 Gennaio 2012) con commento comunitario

26 gennaio 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,26-34)

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Aurora boreale in Norvegia

26 gennaio 2012

http://www.lapresse.it/video/mondo/lo-spettacolo-dell-aurora-boreale-1.115769 (immagini dell’avvenimento descritto o di repertorio?).

Santi Tito e Timoteo. 26 gennaio.

26 gennaio 2012

Dalla Catechesi del 13 dicembre 2006

Cari fratelli e sorelle,

dopo aver parlato a lungo del grande apostolo Paolo, prendiamo oggi in considerazione i suoi due collaboratori più stretti: Timoteo e Tito. Ad essi sono indirizzate tre Lettere tradizionalmente attribuite a Paolo, delle quali due destinate a Timoteo e una a Tito.

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G. Matino. Poco resta

26 gennaio 2012

 

Leone ruggente e orso affamato, tale è un cattivo governatore su un popolo povero (Pr 28,15). Potente la Parola che sveste i potenti e li rimanda a mani vuote come ricchi di niente, poveri di umano. Dolore infinito, nelle piaghe del mondo. Cattivo governo dei falsi profeti che un giorno promisero benessere per tutti e, mentre facevano incetta di ogni guadagno a danno dei lori fratelli, rubavano il futuro dei popoli per ingorda abbuffata. Quanto scellerata la scelta di dimenticare la giustizia e la pace, frontiere insostituibili per ogni umana avventura! Menzogna gridata in ogni circostanza nei giorni in cui si affermava che l’economia, solo messia di salvezza, avrebbe ridato ricchezza e fortuna. Mani vuote a considerare lo sperpero della speranza, vuote le tasche a ricordare lacrime e sangue per chi sventrato di suo, resta privo di tutto. Falso governo quello del mondo che potere ha dato al mercato senza la regola dell’uso, senza pensare che il solo guadagno, ottenuto con ogni strumento, fosse anche maldestro, peggio malvagio, non poteva dare risposta alla fatica per un mondo migliore. E ancora oggi, mentre le piaghe si lecca il drammatico tempo presente, qualcuno dimentica di dire il vero: il tempo fatto di solo consumo non torna, poco resta dei fatti di prima. Il mondo è cambiato, tutto il sistema va ripensato.
G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi

 

Salmo 96(95) _ Inno al Signore, re e giudice

26 gennaio 2012

 

Proclamate tra i popoli: “Il Signore regna”:

il mondo così è stabile e non potrà

vacillare,

egli giudicherà i popoli con rettitudine.

Gioiscano i cieli ed esulti la terra,

frema il mare e quanto contiene;

si allegri la campagna e tutto ciò che è

in essa;

tutti gli alberi della foresta esultino

di gioia

davanti al Signore, perchè egli viene,

perchè viene a giudicare la terra.

Egli giudicherà il mondo con giustizia

e i popoli con la sua fedeltà.

 

Salmo 96(95), 10_13

 

Glossario: Il Vaticano dalla A alla Z

26 gennaio 2012

Spero sia steso con equilibrati, autentici, criteri di fede:

http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/glossario/

 

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 26 Gennaio 2012) con commento comunitario

25 gennaio 2012

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Diretta video mercoledì 25 gennaio 2012 ore 17,30: Basilica di san Paolo fuori le mura a Roma, celebrazione (al termine della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani), presieduta dal papa, dei Secondi vespri della solennità della Conversione di san Paolo / Un video sulla Vergine di Guadalupe

25 gennaio 2012

http://www.radiovaticana.org/it1/index.asp

Per vedere il video, raggiunto il link, passare con la freccetta su video e poi cliccare su web-tv.Il video si potrà poi vedere anche in registrazione allo stesso link: raggiunta la web-tv cliccare su agenda scegliendo la data e la celebrazione indicate e poi sull’iconcina on demand.

http://www.dailymotion.com/video/xdd8fs_la-vergine-di-guadalupe_shortfilms

Ventiquattresima catechesi di Benedetto XVI sulla preghiera

25 gennaio 2012

Per vedere il video registrato della catechesi raggiunto il link passare con la freccetta su video e poi cliccare su web-tv; poi selezionare agenda, poi la data del mercoledì 25 gennaio 2012, poi cliccare sull’iconcina on demand corrispondente all’udienza generale di oggi.

http://www.radiovaticana.org/it1/index.asp

Ecco il link al testo scritto della catechesi: http://press.catholica.va/news_services/bulletin/news/28695.php?index=28695&lang=it#CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Preghiera della strada. G. Matino, Con giusta andatura. Tissot

25 gennaio 2012

Preghiera della strada

Signore, insegnami la route, l’attenzione alle piccole cose,

al passo di chi cammina con me, per non fare più lungo il mio,

alla parola ascoltata perché il dono non cada nel vuoto,

agli occhi di chi mi sta vicino per indovinare la gioia e dividerla,

per indovinare la tristezza e avvicinarmi in punta di piedi,

per cercare insieme la nuova gioia.

Signore, insegnami la route,

la strada su cui camminare insieme,

nella semplicità di essere quello che si è,

nella gioia di avere ricevuto tutto da te nel tuo amore.

Signore, insegnami la route.

Tu che sei la strada e la gioia. Amen.

 

File:Magi tissot.jpg

Tissot, Il viaggio dei Magi, 1894, Minneapolis Institute of Arts

Beato l’uomo che sempre teme, ma chi indurisce il cuore cadrà nel male (Pr 28,14). Conosci te stesso è antico principio che regge il confronto tra diversi percorsi. Vale per il tempo passato e vale per quello che oggi viviamo; vale per il semplice e il dotto, per l’uomo qualunque e per il più celebrato. Il principio è lo stesso per tutti: conoscere fino in fondo se stessi è l’unico modo per conoscere il resto. Senza questo faticoso percorso interiore nulla è dato, nulla è concesso. Chi davvero fa i conti con la verità di dentro, sempre si incontra con l’umiltà del dirsi e, sapendo quanto sia fragile il proprio mestiere, ben si guarda dal giudicare duramente quello degli altri. La verità è benigna, mai arrogante, compassione esercita in ogni dove, perché chi conosce se stesso, sa quanto può ed è in suo potere, ma conosce meglio ciò di cui è privo. Timorato è detto chi ben raccoglie la sfida della verità e, viandante di umana comprensione, tanto concede di se stesso, quanto in ogni circostanza misericordia provoca. Vanagloria in chi il cuore resta arido, sicuro di dare ciò che non possiede, benché ogni vivente sappia che nessuno può dare agli altri quello che non ha. Beato l’uomo che teme il suo Signore e nei suoi sentieri cammina fiducioso, per quanto faticoso l’andare, saprà in se stesso trovare la giusta andatura.

 

G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi

25 gennaio. Santi e memorie del giorno

25 gennaio 2012

Pieter Bruegel  il Vecchio, La conversione di san Paolo, 1567 ,Kunsthistorisches Museum, Vienna, Austria ( nel commento a questo post notizie sull’opera)

Oggi le chiese d’occidente ricordano la rivelazione di Gesù Cristo a Saulo di Tarso, evento di capitale importanza per la storia della chiesa.
Saulo, ebreo della Cilicia, educato alla scuola di rabbi Gamaliele, sei anni circa dopo la morte e la resurrezione di Gesù, mentre si stava recando a Damasco per condurre in catene a Gerusalemme i seguaci della «via» di Cristo, si sentì afferrato dal Signore risorto e vivente, e la sua vita cambiò radicalmente.
Dopo questa personalissima esperienza, Saulo fu rimandato alla chiesa locale di Damasco, perché ricevesse la pienezza dello Spirito e acquisisse una matura visione di fede. In tal modo egli arrivò a comprendere il senso della singolarissima manifestazione che Cristo aveva voluto concedergli per grazia. Saulo, divenuto ormai l’«apostolo Paolo», riconobbe che il Signore lo chiamava ad annunciare alle genti quella che egli stesso definirà «la Parola della croce».
La croce è per Paolo quel mistero in cui è svelata a tutti gli uomini la sapienza annunciata nelle Scritture di Israele e ora rivelata per volontà di Dio: mistero della riconciliazione cosmica a cui conduce l’abbassamento fino alla più infame delle morti accettato dal Messia per amore degli uomini, mentre essi sono ancora nemici di Dio.
Per questo, a partire dalla sua conversione, afferrato dalla misericordia del Cristo crocifisso per amore, Paolo avvertì come sua unica missione quella di annunciare l’Evangelo a tutti i popoli della terra.
La festa odierna, sorta in Gallia già nel VI secolo, fu estesa a tutto l’occidente a partire dall’XI secolo.

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DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI ALLE COMUNITA’ DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE

25 gennaio 2012

Aula Paolo VI
Venerdì, 20 gennaio 2012

[Video]

 

 

<<Cari fratelli e sorelle,

anche quest’anno ho la gioia di potervi incontrare e condividere con voi questo momento di invio per la missione. Un saluto particolare a Kiko Argüello, a Carmen Hernández e a Don Mario Pezzi, e un affettuoso saluto a tutti voi: sacerdoti, seminaristi, famiglie, formatori e membri del Cammino Neocatecumenale. La vostra presenza oggi è una testimonianza visibile del vostro gioioso impegno di vivere la fede, in comunione con tutta la Chiesa e con il Successore di Pietro, e di essere coraggiosi annunciatori del Vangelo.

Nel brano di san Matteo che abbiamo ascoltato, gli Apostoli ricevono un preciso mandato di Gesù: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28, 19). Inizialmente avevano dubitato, nel loro cuore c’era ancora l’incertezza, lo stupore di fronte all’evento della risurrezione. Ed è Gesù stesso, il Risorto – sottolinea l’Evangelista – che si avvicina a loro, fa sentire la sua presenza, li invia ad insegnare tutto ciò che ha comunicato loro, donando una certezza che accompagna ogni annunciatore di Cristo: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Sono parole che risuonano forti nel vostro cuore. Avete cantato Resurrexit, che esprime la fede nel Vivente, in Colui che, in un supremo atto di amore, ha vinto il peccato e la morte e dona all’uomo, a noi, il calore dell’amore di Dio, la speranza di essere salvati, un futuro di eternità.

In questi decenni di vita del Cammino un vostro fermo impegno è stato di proclamare il Cristo Risorto, rispondere alle sue parole con generosità, abbandonando spesso sicurezze personali e materiali, lasciando anche i propri Paesi, affrontando situazioni nuove e non sempre facili. Portare Cristo agli uomini e portare gli uomini a Cristo: questo è ciò che anima ogni opera evangelizzatrice. Voi lo realizzate in un cammino che aiuta a far riscoprire a chi ha già ricevuto il Battesimo la bellezza della vita di fede, la gioia di essere cristiani. Il “seguire Cristo” esige l’avventura personale della ricerca di Lui, dell’andare con Lui, ma comporta sempre anche uscire dalla chiusura dell’io, spezzare l’individualismo che spesso caratterizza la società del nostro tempo, per sostituire l’egoismo con la comunità dell’uomo nuovo in Gesù Cristo. E questo avviene in un profondo rapporto personale con Lui, nell’ascolto della sua parola, nel percorrere il cammino che ci ha indicato, ma avviene anche inseparabilmente nel credere con la sua Chiesa, con i santi, nei quali si fa sempre e nuovamente conoscere il vero volto della Sposa di Cristo.

E’ un impegno – lo sappiamo – non sempre facile. A volte siete presenti in luoghi in cui vi è bisogno di un primo annuncio del Vangelo, la missio ad gentes; spesso, invece, in aree, che, pur avendo conosciuto Cristo, sono diventate indifferenti alla fede: il secolarismo vi ha eclissato il senso di Dio e oscurato i valori cristiani. Qui il vostro impegno e la vostra testimonianza siano come il lievito che, con pazienza, rispettando i tempi, con sensus Ecclesiae, fa crescere tutta la massa. La Chiesa ha riconosciuto nel Cammino un particolare dono che lo Spirito Santo ha dato ai nostri tempi e l’approvazione degli Statuti e del “Direttorio Catechetico” ne sono un segno. Vi incoraggio ad offrire il vostro originale contributo alla causa del Vangelo. Nella vostra preziosa opera ricercate sempre una profonda comunione con la Sede Apostolica e con i Pastori delle Chiese particolari, nelle quali siete inseriti: l’unità e l’armonia del Corpo ecclesiale sono una importante testimonianza a Cristo e al suo Vangelo nel mondo in cui viviamo.

Care famiglie, la Chiesa vi ringrazia; ha bisogno di voi per la nuova evangelizzazione. La famiglia è una cellula importante per la comunità ecclesiale, dove ci si forma alla vita umana e cristiana. Con grande gioia vedo i vostri figli, tanti bambini che guardano a voi, cari genitori, al vostro esempio. Un centinaio di famiglie sono in partenza per 12 Missioni ad gentes. Vi invito a non avere timore: chi porta il Vangelo non è mai solo. Saluto con affetto i sacerdoti e i seminaristi: amate Cristo e la Chiesa, comunicate la gioia di averLo incontrato e la bellezza di avere donato a Lui tutto. Saluto anche gli itineranti, i responsabili e tutte le comunità del Cammino. Continuate ad essere generosi con il Signore: non vi farà mancare la sua consolazione!

Poco fa vi è stato letto il Decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel “Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale”, che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede. E’ un altro elemento che vi mostra come la Chiesa vi accompagni con attenzione in un paziente discernimento, che comprende la vostra ricchezza, ma guarda anche alla comunione e all’armonia dell’intero Corpus Ecclesiae.

Questo fatto mi offre l’occasione per un breve pensiero sul valore della Liturgia. Il Concilio Vaticano II la definisce come l’opera di Cristo sacerdote e del suo corpo che è la Chiesa (cfr Sacrosanctum Concilium, 7). A prima vista ciò potrebbe apparire strano, perché sembra che l’opera di Cristo designi le azioni redentrici storiche di Gesù, la sua Passione, Morte e Risurrezione. In che senso allora la Liturgia è opera di Cristo? La Passione, Morte e Risurrezione di Gesù non sono solo avvenimenti storici; raggiungono e penetrano la storia, ma la trascendono e rimangono sempre presenti nel cuore di Cristo. Nell’azione liturgica della Chiesa c’è la presenza attiva di Cristo Risorto che rende presente ed efficace per noi oggi lo stesso Mistero pasquale, per la nostra salvezza; ci attira in questo atto di dono di Sé che nel suo cuore è sempre presente e ci fa partecipare a questa presenza del Mistero pasquale. Questa opera del Signore Gesù, che è il vero contenuto della Liturgia, l’entrare nella presenza del Mistero pasquale, è anche opera della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo – Christus totus caput et corpus – dice sant’Agostino. Nella celebrazione dei Sacramenti Cristo ci immerge nel Mistero pasquale per farci passare dalla morte alla vita, dal peccato all’esistenza nuova in Cristo.

Ciò vale in modo specialissimo per la celebrazione dell’Eucaristia, che, essendo il culmine della vita cristiana, è anche il cardine della sua riscoperta, alla quale il neocatecumenato tende. Come recitano i vostri Statuti, “L’Eucaristia è essenziale al Neocatecumenato, in quanto catecumenato post-battesimale, vissuto in piccola comunità” (art. 13 §1). Proprio al fine di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata, i neocatecumenali possono celebrare l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi Vespri della domenica, secondo le disposizioni del Vescovo diocesano (cfr Statuti, art. 13 §2). Ma ogni celebrazione eucaristica è un’azione dell’unico Cristo insieme con la sua unica Chiesa e perciò essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono a questa sua Chiesa. Questo carattere pubblico della Santa Eucaristia si esprime nel fatto che ogni celebrazione della Santa Messa è ultimamente diretta dal Vescovo come membro del Collegio Episcopale, responsabile per una determinata Chiesa locale (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 26). La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai Libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con le particolarità approvate negli Statuti del Cammino, ha il compito di aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la grazia dell’essere inseriti nel mistero salvifico di Cristo, che rende possibile una testimonianza cristiana capace di assumere anche i tratti della radicalità. Al tempo stesso, la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato (cfr Statuti, art. 6), la sua forma ordinaria. Ma anche durante il cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo (cfr 1 Cor 10, 16s).

Coraggio! Il Signore non manca di accompagnarvi e anch’io vi assicuro la mia preghiera e vi ringrazio per i tanti segni di vicinanza. Vi chiedo di ricordarvi anche di me nelle vostre preghiere. La Santa Vergine Maria vi assista con il suo sguardo materno e vi sostenga la mia Benedizione Apostolica, che estendo a tutti i membri del Cammino. Grazie!>>

 

    

Video: Il nostro atteggiamento può influenzare gli altri, in bene o in male

24 gennaio 2012

Gatto che imita l’uomo (potrebbe trattarsi, ad es., di qualcosa di simile ad un fotomontaggio).

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Mi presento, sono il silenzio

24 gennaio 2012

Per favore. Lasciatemi, una volta tanto, prendere la parola.

Lo so che è paradossale che il silenzio parli. E’ contrario al mio carattere schivo e riservato.

Però sento il dovere di parlare: voi uomini non mi conoscete abbastanza!
Ecco, quindi, qualcosa di me.

Intanto le mie origini sono assolutamente nobili.
Prima che il mondo fosse, tutto era silenzio. Non un silenzio vuoto, no, ma traboccante.
Così traboccante che una parola sola detta dentro di me ha fatto tutto!
Poi, però, ho dovuto fare i conti con una lama invisibile che mi taglia dentro: il rumore!
Ebbene lasciate che ve lo dica subito: non immaginate cosa perdete ferendomi! Il baccano non vi dà mai una mano!
Io, invece, sì.

Io sono un’officina nella quale si fabbricano le idee più profonde, dove si costruiscono le parole che fanno succedere qualcosa.
Io sono come l’uovo del cardellino: la custodia del cantare e del volare. Simpatico, no?
Io segno i momenti più belli della vita: quello dei nove mesi, quello delle coccole, quello dello sguardo degli innamorati…
Segno anche i momenti più seri: i momenti del dolore, della sofferenza, della morte.

No, non mi sto elogiando, ma dicendo la pura verità.
Io mi inerpico sulle vette ove nidificano le aquile. Io scendo negli abissi degli oceani. Io vado a contare le stelle…
Io vi regalo momenti di pace, di stupore, di meraviglia.

Io sono il sentiero che conduce al paese dell’anima. Sono il trampolino di lancio della preghiera. Sono, addirittura, il recinto di Dio!
Ecco qualcosa di me.

Scusatemi se ho interrotto i vostri rumori e le vostre chiacchiere.
Prima di lasciarci, però, permettete che riassuma tutto in sole quattro parole:
Custoditemi e sarete custoditi!
Proteggetemi e sarete protetti!

Dal vostro primo alleato
Il Silenzio.

P. Pellegrino

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 25 Gennaio 2012) con commento comunitario

24 gennaio 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-18)

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

…per sorridere. Dialogo e missione

24 gennaio 2012

Alcune altre date per il nostro Calendario mariano

24 gennaio 2012

15 gennaio:  Vergine dei poveri di Banneux.

20 gennaio: Madonna del miracolo, Roma, Santuario Basilica di Sant’Andrea delle Fratte (Link: http://www.santandreadellefratte.it/).

23 gennaio: Sposalizio di Maria e Giuseppe (Raffaello Sanzio, Sposalizio della vergine: http://www.arte.it/opera/sposalizio-della-vergine-1615).