Archive for febbraio 2012

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 1 Marzo 2012) con commento comunitario

29 febbraio 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,7-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Salmo 51(50) _ “Abbi pietà di me, Dio”

29 febbraio 2012

Abbi pietà di me, Dio,

nella tua bontà,

nella tua grande compassione

cancella il mio peccato;

lavami tutto dalla mia colpa

e purificami dal mio peccato.

Sì io riconosco la mia colpa

e il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

Contro di te, contro te solo  ho peccato

e quello che ai tuoi occhi è male,

io l’ho fatto:

perciò tu sei giusto nella tua sentenza,

retto nel tuo giudizio.

 

Salmo 51(50), 1_6

 

29 febbraio. Santi del giorno

29 febbraio 2012

 

Il Martirologio romano ricorda oggi sant’Augusto Chapdelaine. Nacque a La Rochelle in Francia, il 6 gennaio 1814 in una famiglia di contadini. Frequentò il Seminario diocesano e fu ordinato sacerdote nel 1843; ebbe il compito, prima di vicario e poi di parroco del villaggio di Boucey. Nel 1851 passò al noviziato dell’Istituto delle missioni estere di Parigi e il 29 aprile 1852 s’imbarcò ad Anversa, diretto alla missione cinese del Kuang-Si; ma si fermò a Ta-Chan vicino alla frontiera, per ambientarsi, imparare la lingua e aspettare il momento propizio. Trascorsero quasi tre anni, poi nel 1855 poté entrare nello Kuang-Si, dove si mise subito a fare apostolato, percorrendo il territorio in lungo e in largo; in breve tempo i neofiti divennero circa duecento. Un certo Pé-San, uomo di costumi corrotti, però, avendo saputo che una donna da lui sedotta, si era convertita al cristianesimo, denunciò la presenza del missionario al mandarino di Sy-Lin-Hien, acerrimo nemico dei cristiani, accusandolo di sobillare il popolo, fomentando disordini. Il 25 febbraio 1856 padre Chapdelaine fu fatto prigioniero. interrogatom, torturato e condannato. Morì martire il 29 febbbraio.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92019

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A. Merini, Ora che vedi Dio. G. Matino. La luce del terzo giorno

29 febbraio 2012
…….
E ora che vedi Dio
riconosci in te stesso
il fiore della sua lingua.
Alda Merini, Clinica dell’abbandono, 2003
El Greco, Resurrezione Museo del Prado, Madrid
Perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione (Sal 16,10). Io credo, risorgerò, con questo mio corpo vedrò il Salvatore. Antico canto che racconta il prodigio di una pietra ribaltata dalla storia compromessa, malata per antico peccato, redenta per eterno Amore. La morte ingoiata per la vittoria non fa più paura a chi, catturato dalla Parola, scopre in essa la forza, la speranza di ogni speranza, la vita per ogni vita. La luce del terzo giorno, che illumina di senso ogni avvenimento, squarcia orizzonti di possibilità inattese e interpreta ogni ora aprendo i pensieri, dilatando prospettive, ricucendo sulla pelle di ogni vivente la parola cancellata dal tradimento andato: solo in Dio la risposta, solo in Lui ogni speranza. Cristo è davvero Risorto, Alleluia! E mentre ripeto a me stesso il canto della liberazione, libero dalla prigionia delle parole inadeguate alla speranza, oscurate dal pessimismo, la mia mente fa nuove tutte le cose. Se Cristo è veramente risorto, ogni cosa è nuova ai miei occhi, ogni avvenimento è colto come Vita. Le mie parole non saranno più colorate di lutto, i miei pensieri non saranno mai sottomessi alle tenebre. Vana sarebbe la fede senza la resurrezione, vana sarebbe una vita vissuta senza speranza, senza futuro di vita. Occhi aperti al domani, il sepolcro è ormai alle spalle.
G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi

Video Rai: Sinfonia n° 29 di W A Mozart

29 febbraio 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-388c35fc-c017-4286-8ae6-a5fa79ababb4.html

Le stationes quaresimali. Mercoledì, detto “Tempora”, della I^ settimana di Quaresima. S. Maria Maggiore

29 febbraio 2012

Le tre Stazioni a Santa Maria Maggiore hanno sempre avuto significato di devozione alla Madonna, come quella della prima, che accompagnava gli Ordinandi al Presbiterato e al Diaconato, i quali nella domenica seguente, li avrebbero ricevuti in San Pietro. Per questo chiedevano la protezione della Madre celeste di Cristo e della Chiesa.Una basilica all’Esquilino sarebbe stata costruita dal Papa Liberio, alla caduta della neve nel mese di Agosto del 352. Sopra di essa Papa Sisto III avrebbe costruito l’attuale. Gli scavi non hanno confermato l’esistenza di una basilica liberiana, ma solo quella di Sisto III (432-440), come è indicato nell’arco interno. Si potrebbe pensare che Papa Liberio l’avesse cominciata e Papa Sisto, un anno dopo che il Concilio di Efeso aveva proclamato legittimo l’appellativo di Theotòkos ovvero Madre di Dio l’avesse portata a termine quale “monumento” della divina maternità di Maria. Ed è questo il più grande al mondo dedicato alla Vergine.

Infatti, la Madonna “nostra salute” – attribuita a San Luca – accoglie nella grandiosa cappella borghesiana, il pellegrino che viene a pregarla come salute del popolo romano.Il Fiat della Vergine ha in questo tempio la sua mirabile apoteosi terrena che si riallaccia direttamente agli eventi che la fecero divenire Madre del Redentore e corredentrice del genere umano. Dopo aver ammirato i resti della santa cuna di Betlemme dove fu adagiato il Salvatore del mondo e che si trova nella sottostante cripta così splendidamente completata da Virginio Vespignani, si esce da questo tempio così ricco di insegnamenti ma altrettanto eloquente di amore materno, che sempre elargisce la tenerissima Madre.

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit


Giona nell’arte

29 febbraio 2012

File:Jonas-und-der-Wal.jpg

Miniatura tedesca del ‘500

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Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 29 Febbraio 2012) con commento comunitario

28 febbraio 2012

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,29-32)

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Charles Peguy, Chiedete a questo padre…..

28 febbraio 2012

Chiedete a questo padre se il momento migliore
non è quando i suoi figli incominciano ad amarlo come degli uomini,
lui stesso come un uomo,
liberamente,
gratuitamente,
chiedete a questo padre i cui figli crescono.
Chiedete a questo padre se non c’è un’ora segreta,
un momento segreto,
e se non è
quando i suoi figli incominciano a diventare degli uomini,
liberi,
e lui stesso lo trattano come un uomo,
libero,
lo amano come un uomo,
libero,
chiedete a questo padre i cui figli crescono.
Chiedete a questo padre se non c’è un’elezione fra tutte
e se non è
quando la sottomissione precisamente cessa e quando i suoi figli divenuti uomini
lo amano, (lo trattano), per così dire da intenditori,
da uomo a uomo,
liberamente,
gratuitamente. Lo stimano così.
Chiedete a questo padre se non sa che niente vale
uno sguardo d’uomo che s’incrocia con uno sguardo d’uomo.
Ora io sono loro padre, dice Dio, e conosco la condizione dell’uomo.
Tutte le sottomissioni di schiavi del mondo non valgono un bello sguardo d’uomo libero.
O meglio, tutte le sottomissioni del mondo mi ripugnano e darei tutto
per un bello sguardo d’uomo libero
a questa libertà, a questa gratuità io ho sacrificato tutto, dice Dio,
a questo gusto che ho d’essere amato da uomini liberi,
liberamente,
gratuitamente,
da veri uomini, virili, adulti, saldi.
Nobili, teneri, ma di una tenerezza salda.
Per ottenere questa libertà, questa gratuità ho sacrificato tutto,
per creare questa libertà, questa gratuità, Per fare entrare in gioco questa libertà, questa gratuità.
Per insegnargli la libertà.

 
Charles Péguy, Il mistero dei santi innocenti, in Lui è qui, Milano, Rizzoli 1998, pag. 373-375

28 febbraio. Santi e memorie del giorno

28 febbraio 2012

Il Martirologio romano ricorda oggi san Romano di Condat, abate. La Vita Patrum Jurensium, scritta da un suo seguace, ci racconta che Romano per primo ebbe l’idea di isolarsi in prossimità delle foreste Giura. Per la sua fama , il vescovo Ilario di Besancon, lo ordinò sacerdote. Con il fratello Lupicino ed altri seguaci, Romano fondò un grande monastero a Condat, un secondo a Leuconne e un monastero femminile di clausura a le Beaume, di cui fu badessa una loro sorella.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/43250

sante Marana e Cira, eremite in Siria

santi Martiri di Alessandria, sacerdoti, diaconi e laici che durante l’impero di Galieno morirono colpiti dalla peste, mentre prestavano aiuto a malati e moribondi. La pietà popolare li considerò da subito martiri

beato Timoteo Trojanowsky. Nacque nel 1908 nel villaggio di Sadlowo, nella diocesi di Plock, in Polonia. Lavorò per aiutare la precaria economia della famiglia. A 22 anni entrò nel convento dei Frati Minori Conventuali a Niepokalanów, prendendo il nome di Tymoteusz. Vi lavorò al reparto spedizioni della rivista “Rycerz Niepokalanej” (Cavaliere dell’Immacolata) – fondata dal superiore del convento, il futuro martire padre Massimiliano Kolbe – nel magazzino e nell’infermeria. Nell’ottobre del 1941 fu arrestato dalla Gestapo insieme ad altri sei frati e rinchiuso nella prigione di via Pawiak, a Varsavia. Deportato ad Auschwitz, fu messo ai lavori forzati. Cercò di infondere ai prigionieri – in quelle condizioni tremende – la fiducia in Dio. Ammalatosi di polmonite, morì il 28 febbraio 1942. E’ stato proclamato beato da Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 a Varsavia nel gruppo di 108 martiri polacchi del nazismo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92020

Beati Martiri di Unzen, 16 laici giapponesi della diocesi di Funai che subirono il martirio presso Unzen il 28 febbraio 1627 nel contesto di feroci ondate persecutorie contro i cristiani. Del gruppo fanno parte Paolo Uchibori Sakuemon (sposato), Gaspare Kizaemon, Maria Mine (moglie del beato Gioacchino Mine Sukedayu), Gaspare Nagai Sohan (sposato), Ludovico Shinzaburo, Dionigi Saeki Zenka con suo figlio Ludovico, Damiano Ichiyata (sposato), Leone Nakajima Sokan con suo figlio Paolo, Giovanni Kisaki Kyuhachi, Giovanni Heisaku (sposato), Tommaso Uzumi Shingoro, Alessio Sugi Shohachi, Tommaso Kondo Hyoemon (sposato) e Giovanni Araki Kanshichi.
In seguito ad un rapido processo iniziato con il Nulla Osta della Santa Sede concesso in data 2 settembre 1994, è stato riconosciuto il loro martirio il 1° luglio 2007 e sono stati beatificati il 24 novembre 2008, sotto il pontificato di Papa Benedetto XVI, unitamente ad un gruppo complessivo di 188 martiri giapponesi

http://www.santiebeati.it/dettaglio/94397

Beato Ciriaco Maria Sancha y Hervas

http://www.santiebeati.it/dettaglio/95547

 

D.M.Turoldo. Preghiera al Dio della gioia. M. Frisina, Trisaghion. G. Matino, Lo sguardo oltre

28 febbraio 2012

Essere tristi è segno di te, o Signore

un segno che ci manchi;

e noi neppure lo sappiamo;

la mancanza di gioia

è segno della tua assenza;

uomini o chiese senza gioia

sono uomini o chiese senza di te, Signore.

Dio, fonte della gioia,

guida i nostri passi sulla tua via,

perché possiamo giungere dove tu ci attendi,

e là finalmente cantare

solo canti di Gioia.

David Maria Turoldo


“Tre volte santo”, l’inno di lode dei serafini davanti al trono di Dio.

http://www.youtube.com/watch?v=8NgtYTlUFao&feature=related

Monastero di s. Rita, Bulgaria

Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro. (Sal 16,9). Gioia profonda inaugura nuovo linguaggio, al tempo della tristezza segue quello del sogno possibile; vinta la paura della sconfitta, la luce del vero rischiara ogni cosa. Perché dubitare della sua promessa? Perché pensare in maniera diversa dalla sua Parola?: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). anche quando il corpo sarà consegnato alla terra, fino a quando gli occhi potranno finalmente guardare il sole e rimanere aperti. Il mio corpo sarà al sicuro, niente potrà turbare il cuore perché il Signore è fedele. È la gioia la risposta credente alla vita, il suo sorgere sulla umana vicenda è segno inconfutabile di abbandono in Dio: Lui è dalla mia parte. Sicuri del Signore della vita, mai persi nelle strade della storia, il nostro passo è custodito dalla Parola e mentre avanzano i giorni, mai avvertiti come tempo sottratto al tempo, ma come esperienza donata, cresce il senso, l’orientamento, la comprensione del vero. La gioia illumina ogni pensiero, corregge ogni prospettiva sbagliata, dà armonia a ogni azione e mentre avanza la vita, mentre è opportuno guardare alle spalle e fare memoria, la gioia spinge lo sguardo Oltre e consegna il futuro.

G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi.

VIA CRUCIS – MEDITAZIONE – TERZA STAZIONE

28 febbraio 2012

Dalle meditazioni del Venerdì Santo 2005 dell’allora Cardinale J. RATZINGER oggi Papa BENEDETTO XVI

(Le stazioni successive saranno pubblicate i prossimi martedì e venerdì di Quaresima)

GESU’ CADE LA PRIMA VOLTA

Dal libro del Profeta Isaia 53,4-6

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.

MEDITAZIONE

<<L’uomo è caduto e cade sempre di nuovo: quante volte egli diventa la caricatura di se stesso, non più immagine di Dio, ma qualcosa che mette in ridicolo il Creatore. Colui che, scendendo da Gerusalemme a Gerico, incappò nei briganti che lo spogliarono lascandolo mezzo morto, sanguinante al bordo della stada, non è forse l’immagine per eccellenza dell’uomo? La caduta di Gesù sotto la croce non è soltanto la caduta dell’uomo Gesù già sfinito dalla flagellazione. Quì emerge qualcosa di più profondo, come Paolo dice nella letttera ai Filippesi: <Pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini…umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce> (Fil 2,6-8). Nella caduta di Gesù sotto il peso della croce appare l’intero suo percorso: il suo volontario abbassamento per sollevarci dal nostro orgoglio. E nello stesso tempo emerge la natura del nostro orgoglio: la superbia con cui vogliamo emanciparci da Dio non essendo nient’altro che noi stessi, con cui crediamo di non aver bisogno dell’amore eterno, ma vogliamo dar forma alla nostra vita da soli. In questa ribellione contro la verità, in questo tentativo di essere noi stessi dio, di essere creatori e giudici di noi stessi, precipitiamo e finiamo per autodistruggerci. L’abbassamento di Gesù è il superamento della nostra superbia: con il suo abbassamento ci fa rialzare. Lasciamo che ci rialzi. Spogliamoci della nostra autosufficienza, della nostra errata smania di autonomia e impariamo invece da lui, da colui che si è abbassato, a trovare la nostra vera grandezza, abbassandoci e volgendoci a Dio e ai fratelli calpestati.>>

Siamo tutti invitati ad aggiungere le nostre preghiere

Video: Sulla via di Damasco, Gesù tra noi

28 febbraio 2012

http://it.gloria.tv/?media=261946

Il video tratta del recente convegno su Gesù nostro contemporaneo.

Salmo 34(33) _ Inno alfabetico di lode a Dio

28 febbraio 2012

Questo misero ha gridato

e il Signore ha esaudito;

lo ha liberato di tutte le angustie.

L’angelo del Signore si accampa

attorno a quelli che lo temono e li libera.

Gustate e vedete quanto

è buono il Signore:

beato l’uomo che in lui si rifugia.

Temete il Signore, suoi santi,

poichè nulla verrà a mancare a quelli

che lo temono.

I potenti sono caduti in miseria

e soffrono la fame,

ma quelli che si rivolgono al Signore

non mancheranno di alcun bene.

 

Salmo 34(33), 7_11

Le stationes quaresimali. Martedì della I^ settimana di Quaresima. Santa Anastasia

28 febbraio 2012

Questa meta stazionale ci riporta alle pendici del Palatino nell’antico quartiere greco. Da molti anni la Pontificia Accademia Cultorum Martyrum (già Collegium) vi ripristinò la Messa dell’Aurora nel giorno della Natività del Signore a ricordare l’antichissima consuetudine del Papa, che qui interveniva, nelle primissime ore dell’alba, per celebrarvi la S. Messa. Il Pontefice poi vi si recava per la distribuzione delle ceneri nel primo giorno di quaresima e di qui partiva la processione per Santa Sabina.

“Aghia Anàstasis” la santa Resurrezione oppure Santa Anastasia martire di Sirmio, erano questi i probabili motivi di dedicazione di questo tempio, chiesa ufficiale degli impiegati greci del tardo impero.

L’interno del tempio è di un nitore diffuso, nel soffitto e negli archi, nelle pareti e nelle colonne. Sembra questo un inno alla purezza di Sant’Anastasia, che riposa sotto l’altare illuminato nella gloria del Cristo.In questa chiesa riposano anche la martire Faustina, il Vescovo Toribio e il Cardinale Mai.

Tutti insieme qui parlano di Cristo che, nella vita terrena, invita tutti a seguirlo.   Tra il 1600 e il 1700 Papa Urbano VIII prima, e il Cardinal Nunez de’ Cunha poi, così la strutturarono.

In questa chiesa era il deposito per la custodia delle insegne e croci dei vari gruppi ecclesiastici, che partecipavano alle Stazioni.

 

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

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Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 28 Febbraio 2012) con commento comunitario

27 febbraio 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,7-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Il deserto. Le parole del Papa

27 febbraio 2012

L’Angelus di domenica 26 febbraio 2012

Cari fratelli e sorelle!

In questa prima domenica di Quaresima, incontriamo Gesù che, dopo aver ricevuto il battesimo nel fiume Giordano da Giovanni il Battista (cfr Mc 1,9), subisce la tentazione nel deserto (cfr Mc 1,12-13). La narrazione di san Marco è concisa, priva dei dettagli che leggiamo negli altri due Vangeli di Matteo e di Luca. Il deserto di cui si parla ha diversi significati. Può indicare lo stato di abbandono e di solitudine, il “luogo” della debolezza dell’uomo dove non vi sono appoggi e sicurezze, dove la tentazione si fa più forte. Ma esso può indicare anche un luogo di rifugio e di riparo, come lo fu per il popolo di Israele scampato alla schiavitù egiziana, dove si può sperimentare in modo particolare la presenza di Dio. Gesù «nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana» (Mc 1,13). San Leone Magno commenta che «il Signore ha voluto subire l’attacco del tentatore per difenderci con il suo aiuto e per istruirci col suo esempio» (Tractatus XXXIX,3 De ieiunio quadragesimae: CCL 138/A, Turnholti 1973, 214-215).

Che cosa può insegnarci questo episodio? Come leggiamo nel Libro dell’Imitazione di Cristo, «l’uomo non è mai del tutto esente dalla tentazione finché vive… ma è con la pazienza e con la vera umiltà che diventeremo più forti di ogni nemico» (Liber I, c. XIII, Città del Vaticano 1982, 37); con la pazienza e l’umiltà di seguire ogni giorno il Signore, impariamo a costruire la nostra vita non al di fuori di Lui e come se non esistesse, ma in Lui e con Lui, perché è la fonte della vera vita. La tentazione di rimuovere Dio, di mettere ordine da soli in se stessi e nel mondo contando solo sulle proprie capacità, è sempre presente nella storia dell’uomo.

Gesù proclama che «il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino» (Mc 1,15), annuncia che in Lui accade qualcosa di nuovo: Dio si rivolge all’uomo in modo inaspettato, con una vicinanza unica concreta, piena di amore; Dio si incarna ed entra nel mondo dell’uomo per prendere su di sé il peccato, per vincere il male e riportare l’uomo nel mondo di Dio. Ma questo annuncio è accompagnato dalla richiesta di corrispondere ad un dono così grande. Gesù, infatti, aggiunge: «convertitevi e credete nel vangelo» (Mc 1,15); è l’invito ad avere fede in Dio e a convertire ogni giorno la nostra vita alla sua volontà, orientando al bene ogni nostra azione e pensiero. Il tempo della Quaresima è il momento propizio per rinnovare e rendere più saldo il nostro rapporto con Dio, attraverso la preghiera quotidiana, i gesti di penitenza, le opere di carità fraterna.

Supplichiamo con fervore Maria Santissima perché accompagni il nostro cammino quaresimale con la sua protezione e ci aiuti ad imprimere nel nostro cuore e nella nostra vita le parole di Gesù Cristo, per convertirci a Lui. Affido, inoltre, alla vostra preghiera la settimana di Esercizi spirituali che questa sera inizierò con i miei Collaboratori della Curia Romana.

27 febbraio. Santi del giorno

27 febbraio 2012

Oggi si ricorda san Gabriele dell’Addolorata. Francesco Possenti nacque ad Assisi nel 1838. Perse la madre a quattro anni. Seguì il padre, governatore dello Stato pontificio, e i fratelli nei frequenti spostamenti. Si stabilirono, poi, a Spoleto, dove Francesco frequentò i Fratelli delle scuole cristiane e i Gesuiti. A 18 anni entrò nel noviziato dei Passionisti a Morrovalle (Macerata), prendendo il nome di Gabriele dell’Addolorata. Morì nel 1862, 24enne, a Isola del Gran Sasso, avendo ricevuto solo gli ordini minori. È lì venerato, nel santuario che porta il suo nome, meta di pellegrinaggi, soprattutto giovanili. È santo dal 1920, copatrono dell’Azione cattolica e patrono dell’Abruzzo.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/31500

http://www.sangabriele.org/ilsanto_vita.asp

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Quaresima. Nel deserto. Leone Magno, Sermone 12. Efrem il Siro, Preghiera per la Quaresima

27 febbraio 2012

Un video  dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=2thyGHA55fA

Dal Sermone 12,4 di Leone Magno

http://www.youtube.com/watch?v=JLIVlWdkuHI&feature=related

Signore delle nostre vite
allontana da noi
lo spirito dell’ozio
della tristezza
del dominio
e le parole vane.

Accorda ai tuoi servi
lo spirito di castità
di umiltà
di perseveranza
e la carità che non viene mai meno.

Sì, nostro Signore e nostro Re
concedici di vedere i nostri peccati
e di non giudicare i fratelli
e tu sarai benedetto
ora e nei secoli dei secoli.
Amen.

Efrem il Siro
preghiera per la Quaresima

Video Rai: Sulla via di Damasco, La famiglia

27 febbraio 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6d3f0507-b5ac-4496-bd94-837d6b5997b9.html

Le stationes quaresimali. Lunedì della I^ settimana di Quaresima. San Pietro in Vincoli

27 febbraio 2012

In questa zona dove, se non proprio sotto la chiesa, erano uffici e anche carceri del “Praefectus Urbis”, è possibile che gli apostoli siano comparsi per essere giudicati e condannati. A ricordo di questo la tradizione colloca i “vincula” cioè le catene, che avvinsero Simone, detto Pietro il Galileo.

La figura di Mosè legislatore, ideato per la futura tomba di Giulio II, non sfugge certo allo sguardo anche per chi si reca in questo tempio come pellegrino sulle orme divine del Cristo nei salutari cammini. La maestosa opera di Michelangelo infatti ben si addice a questo tempio superbo, che Sisto III (432-467) volle edificare qui col denaro offerto dall’imperatrice Eudossia dedicandolo a Pietro e Paolo, ma specialmente a Pietro il primo Papa; ecco perché la basilica fu detta Eudossiana. Qui ben contrasta la figura del Mosè michelangiolesco con quella di Pietro maestro mite “oboediens usque ad mortem crucis”.

Le sue catene si conservano in un artistico tabernacolo nell’austera cripta di questa basilica, dove pure riposano i martiri Maccabei.

E’ palpabile la mitezza di Pietro nelle pitture di Jacopo Coppo, dove il principe degli Apostoli soffre incatenato per il Signore, mentre l’angelo lo sta per liberare.

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

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Salmo 19(18) _ Inno al Signore, sole di giustizia

26 febbraio 2012

La legge del Signore è perfetta:

rinfranca l’anima.

la testimonianza del Signore è fedele:

dà sagezza ai semplici.

I precetti del Signore sono retti:

danno gioia al cuore.

Il comandamento del Signore è limpido:

illumina gli occhi.

La parola del Signore è pura:

rimane in eterno.

I giudizi del Signore sono veri,

sono tutti giusti,

essi sono più preziosi dell’oro,

più di molto oro purissimo,

sono più dolci del miele

e di un favo stillante.

 

Salmo 19(18), 8_11

 

 

Dalla Parola…una parola: Creazione

26 febbraio 2012

Alla festa della creazione

Il settimo giorno, terminata la Creazione, Dio dichiarò che era la sua festa. Tutte le creature, nuove di zecca, si diedero da fare per regalare a Dio la cosa più bella che potessero trovare.
Gli scoiattoli portarono noci e nocciole; i conigli carote e radici dolci; le pecore lana soffice e calda; le mucche latte schiumoso e ricco di panna.
Miliardi di angeli si disposero in cerchio, cantando una serenata celestiale.
L’uomo aspettava il suo turno, ed era preoccupato. “Che cosa posso donare io? I fiori hanno il profumo, le api il miele, perfino gli elefanti si sono offerti di fare la doccia a Dio con le loro proboscidi per rinfrescarlo”.
L’uomo si era messo in fondo alla fila e continuava a scervellarsi. Tutte le creature sfilavano davanti a Dio e depositavano i loro regali.
Quando rimasero solo alcune creature davanti a lui, la chiocciola, la tartaruga e il bradipo poltrone, l’uomo fu preso dal panico.
Arrivò il suo turno.
Allora l’uomo fece ciò che nessun animale aveva osato fare. Corse verso Dio e saltò sulle sue ginocchia, lo abbracciò e gli disse: “Ti voglio bene!”.
Il volto di Dio si illuminò. Tutta la creazione capì che l’uomo aveva fatto a Dio il dono più bello ed esplose in un alleluia cosmico.

Bruno Ferrero

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 27 Febbraio 2012) con commento comunitario

26 febbraio 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

S. Tersa d’Avila, Nada te turbe. G. Matino, Altro non serve

26 febbraio 2012

 

Niente ti turbi, niente ti spaventi: chi ha Dio non manca di niente. Niente ti turbi, niente ti spaventi: solo Dio basta. (Su preghiera di santa Teresa d’Avila)

http://www.youtube.com/watch?v=go1-BoDD7CI

 

 

Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra, non posso vacillare. (Sal 16,8).
«Io sono il Signore, tuo Dio, non avrai altri dèi di fronte a me» (Es 20,2-3).

Il primo è il comandamento di ogni fondamento, è il pensiero di riferimento di ogni giusto, è la premessa di ogni ragionamento. Altro Dio non esiste e per altro non si combatte il giorno. Bestemmia è pronunciare invano il nome santo del Signore, nominarlo invano è sostituirlo, barattarlo, svenderlo per i poteri della terra, per il facile successo, per il fugace guadagno. Libertà è avere Dio soltanto, è servire solo Lui. Il mio Signore è alla mia destra non potrò vacillare. Forte in battaglia il suo braccio sostiene la mia lotta, coraggioso nella mischia conforta il suo servo. Geloso è il mio Dio, mi ha sedotto e io mi sono lasciato condurre nel suo santuario di giustizia e di pace; pongo dinanzi ai miei passi la sua Parola e la verità del suo verbo mi sorprende di grazia. Il Signore è l’unico, il solo, ed è del povero, libero da altro, riconoscerlo. Frontiera di ogni bene è fidarsi del Signore, vitello d’oro non riesce a colmare la fame, non sazia la sete. Altro non cerco perché altro non serve, altro non desidero perché altro non appaga, altro non chiedo perché altro non voglio. Tu, Signore, sei il mio tutto e tutto in te trova significato. Buongiorno giorno, apri il tuo cuore al mio Dio, Egli ha fatto meraviglie.

 

G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi

NBA, All Star Games 2012, Jeremy Evans re delle schiacciate

26 febbraio 2012

http://bleacherreport.com/articles/1080799-nba-slam-dunk
-2012-video-watch-jeremy-evans-winning-double-dunk

http://sport.sky.it/sport/sport_usa/photogallery/2012/02/26/all_star
_weekend_nba_gara_schiacciate_jeremy_evans_tre_punti_kevin_love
_skill_challenge_tony_parker_foto.html?p=0

Video Rai: Giovanni Paolo II affida il terzo millennio alla Madonna di Fatima

26 febbraio 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-e6110bc7-a766-4c67-8f48-821a54ff4f3a.html

Le stationes quaresimali. I^ Domenica di Quaresima. San Giovanni in Laterano

26 febbraio 2012

E’ questa la “Stazione”, che originariamente dava inizio alla Quaresima, “in capite jeiunii”. Non aveva processione. La storia di questa Arcibasilica è quanto mai complessa, tra costruzioni, distruzioni, incendi, terremoti, invasioni e attentati ed altrettante ricostruzioni e restauri.

Se oggi la liturgia c’invita per la stazione quaresimale “caput et mater omnium ecclesiarum Urbis et Orbis” segno è che una delle più grandi solennità dell’anno ecclesiastico si svolge nel tempio, che sorse su quelle che furono le “egregiae Lateranorum aedes”. Prima ancora dell’editto di Milano, quando Papa Melchiade tenne un Sinodo antidonastica in un luogo di culto della “domus Faustae” (l’antica sede dei Laterani), questo Pontefice curò la costruzione della grande basilica costantiniana consacrata nel 318 (negli scavi fatti sotto la basilica sfila tutta la storia), fino all’attuale commissionata dal Papa Innocenzo X al Borromini per il giubileo del 1650. Il Papa Clemente XII (1730-1740) aggiunse la maestosa facciata che ammiriamo sormontata dalle 15 gigantesche statue, e Leone XIII (1878-1903) l’abside e il coro con il recupero, per quanto possibile, del mosaico dei Torriti. Qui abitarono i Papi fino all’inizio del periodo avignonese (1304).

Qui vengono ancora celebrate cinque Stazioni: I Domenica (già inizio) di Quaresima; Domenica delle Palme (inizio della Settimana Maggiore); Giovedì Santo (inizio del Triduo Sacro); Sabato Santo (Pasqua); Sabato in Albis (deposizione della “veste bianca” nella grande veglia simile a quella pasquale).

Anche questa chiesa, la prima nella diocesi di Roma, in anni recenti compresi tra il 1980 e il 1990 subì danneggiamenti gravi a causa di un attentato dinamitardo, che contemporaneamente fu compiuto anche in un altro tempio romano quello di S. Giorgio al Velabro


(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Domenica 26 Febbraio 2012) con commento comunitario

25 febbraio 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,12-15)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

25 febbraio. Santi del giorno

25 febbraio 2012

Il Martirologio romano ricorda san Luigi Versiglia, vescovo e martire

salesiano, è uno dei 120 martiri della Cina canonizzati da Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000. Nato nel 1873 a Oliva Gessi, in provincia di Pavia, conobbe personalmente don Bosco. Ordinato sacerdote nel 1895, fu per dieci anni maestro dei novizi nella Casa salesiana di Genzano. Fin da giovanissimo portava nel cuore il desiderio di partire missionario. Così nel 1906 fu scelto come capogruppo dei primi missionari salesiani in partenza per la Cina. Visse il suo apostolato prima a Macao e poi nella regione del Kwangtung, nel Sud della Cina, dove fondò la missione di Shiu Chow di cui nel 1920 divenne vicario apostolico e primo vescovo. Mentre la Cina sprofondava sempre più nella guerra civile, verso la fine del gennaio 1930 si mise in viaggio assieme al giovane confratello don Callisto Caravario (anche lui nel gruppo dei 120 martiri) per raggiungere i cristiani della piccola missione di Lin-Chow. Furono uccisi insieme da un gruppo di banditi il 25 febbraio 1930.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90079

(more…)

Alekandr Zacepa, Ascolta, Dio! G. Matino, Vivere e morire

25 febbraio 2012

Ascolta, Dio! Nella mia vita non ho mai parlato con te: fin da piccolo mi hanno detto che tu non esisti e io, stupido, ci ho creduto. Non ho mai contemplato le tue opere.

Ma questa notte, dal cratere di una granata, ho guardato il cielo stellato sopra di me.

Affascinato dal suo scintillare, ad un tratto ho capito l’inganno.

Non so, o Dio, se mi darai la tua mano, ma io ti parlerò e tu mi capirai.

In mezzo a questo spaventoso inferno mi è apparsa la luce e io ho scorto te!

Sono felice solo perché ti ho conosciuto.

A mezzanotte dobbiamo attaccare, ma non ho paura perché tu mi guardi.

E’ il segnale! Me ne devo andare.

Può darsi che questa notte venga a bussare da te.

Anche se finora non sono stato tuo amico, quando verrò mi permetterai di entrare?

Ora la morte non mi fa più paura.

(preghiera trovata in una tasca della divisa di Alekandr Zacepa, soldato dell’Armata Rossa, colpito a morte durante la seconda guerra mondiale. Questa preghiera venne pubblicata in Russia per la prima volta nel 1972)

Cielo stellato, Cappella degli Scrovegni

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio cuore mi istruisce (Sal 16,5-7). Aver paura della morte fa parte della vita, è umano. Non sai dove, non sai quando, non sai come avverrà, ma forse esagerare è fuori luogo. È sempre difficile ricordare a se stessi il tempo che finisce, può mettere a disagio e tuttavia è dovere del giusto avere sempre i bagagli pronti, già fatti. Forse non conviene ironizzare sul vecchio adagio: «Ricordati che devi morire!». Chi lo dice che il detto sia contro la vita? Se la natura insegna che polvere siamo e polvere diventeremo, forse è necessario che anche nella notte il cuore venga istruito dalla verità che mai muore. Forse è giusto dare spazio al tenero consiglio del Padre di ogni tenerezza che vuole che nessuno perda se stesso. In ogni caso vale la pena avere pronte valigie cariche di buone cose e, anche se ognuno augura a se stesso lunga vita, è bene fare bene ogni cosa finché il tempo ci è concesso. È bene perdonare e chiedere perdono, è bene dare pane all’affamato e vestire chi è nudo, restituire ciò che impropriamente è stato tolto a chi ne aveva diritto. Aver paura della morte fa parte della vita, vivere da morti è contro la vita, meglio morendo vivere, che morire alla vita ogni giorno.

G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi

Chiesa cattolica italiana: Nuovo sito del Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo

25 febbraio 2012

http://www.cictm.it/

Salmo 86(85) _ Preghiera nella prova

25 febbraio 2012

Tendi l’orecchio, Signore,

alla mia preghiera

e siì attento alla voce delle mie suppliche.

Quando l’angoscia mi stringe,

io ti invoco,

perchè tu mi rispondi.

Non c’è nessuno pari a te fra gli dèi,

mio Signore,

non ci sono opere simile alle tue.

Tutte le genti che hai creato verranno

e si prosteranno davanti a te,

mio Signore,

e renderanno gloria al tuo nome:

“Si tu sei grande e compi azioni

prodigiose:

tu solo sei il mio Dio!”.

Salmo 86(85), 6_10

Le stationes quaresimali. Sabato dopo le Ceneri. Sant’Agostino

25 febbraio 2012

File:S Agostino - Sansovino Madonna del parto 002.jpg

Il messale romano indicava la stazione quaresimale a S.Trifone nel luogo dove è ora la magnifica chiesa di Sant’Agostino cara al cuore dei romani, perché è ivi venerata la Madonna del Parto. S.Trifone era una chiesetta (a cui forse appartengono piccoli ruderi conglobati nella chiesa attuale) fatta costruire per trasportarvi le reliquie dei Ss.Trifone, Respicio e Ninfa, che erano fuori città.

La chiesa attuale dedicata poi a Sant’ Agostino, fu costruita, molto velocemente, tra il 1479 e il 1483, da Giacomo di Pietrasanta per munificenza del Cardinal Guglielmo D’Estouteville. Facciata e interno sono fra le più discusse; comunque tale chiesa è una delle più ricche di opere d’arte: sculture dei Sansovino, del Bernini (all’altar maggiore, da lui stesso ideato), pitture di Raffaello, Caravaggio e Guercino.

Tutto qui commuove e induce ad ascoltare la voce dei secoli, che canta, presso la tomba dei Martiri suddetti l’inno della Chiesa, che “corde impavido” affrontarono la morte per Cristo. Nella navata sinistra presso l’altare maggiore riposano i resti di Santa Monica, morta e sepolta ad Ostia e qui traslata nel XV secolo; questa tomba è una parte dell’insegnamento che proviene dall’odierna chiesa stazionale. Monica seguì Agostino perché volle la sua salvezza, la Chiesa segue tutti in virtù del sacrificio redentore del Cristo.

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Video Rai: La missione profetica di Fatima

25 febbraio 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-
69b8e520-5056-4eae-8694-42013f1889eb.html

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Sabato 25 Febbraio 2012) con commento comunitario

24 febbraio 2012

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,27-32)

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Salmo 50(51) _ “Abbi pietà di me, Dio”

24 febbraio 2012

Un cuore puro crea in me, Dio,

e uno spirito saldo rinnova dentro di me.

Non respingermi lontano

dalla tua presenza

e non togliermi il tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza

e rafforzami con uno spirito risoluto.

Insegnerò ai trasgressori le tue vie

e a te ritorneranno i peccatori.

Liberami dal sangue versato, Dio,

Dio della salvezza;

la mia lingua esalterà la tua giustizia.

Signore, apri tu le mie labbra

e la mia bocca proclamerà la tua lode.

 

Salmo 51(50), 12_17

24 febbraio. Santi e memorie del giorno. “Patto di misericordia”

24 febbraio 2012

Il Martirologio romano ricorda oggi sant’Etelberto.

Gregorio Magno e Agostino di Canterbury vengono ricordati come gli apostoli degli Angli. Al loro fianco bisogna ricordare anche Etelberto e sua moglie Berta. Nato verso il 552, Etelberto ancora in giovane età divenne il più potente sovrano anglo dell’epoca.Verso il 588 sposò Berta, la figlia cattolica del re franco Cariberto. Dando prova di tolleranza, permise alla sua sposa di continuare a professare la sua fede. Ancora più magnanimo egli si mostrò nel 597 quando accolse la delegazione di monaci inviata da papa Gregorio e guidata da Agostino. Egli ascoltò i missionari e concesse loro di stabilirsi presso Canterbury con facoltà di predicare e convertire. Lo stesso Etelberto ricevette il battesimo nel giorno di Pentecoste del 597. Saggio e prudente, non costrinse i sudditi a seguire la sua scelta, ma certo favorì quanti si facevano battezzare. La svolta favorevole al cristianesimo venne consolidata dalla costruzione , non lontano da Canterbury, di un monastero dedicato ai santi Pietro e Paolo. Inoltre il re concesse ad Agostino dei terreni per edificare la sede episcopale di Canterbury e lo sostenne nell’organizzazione di un sinodo cui parteciparono vescovi e dottori dalla vicina regione dei Britanni. Nel 601 arrivò in Inghilterra una nuova spedizione di monaci.Tra di loro vi erano Paolino, Mellito e Giusto. Con l’aiuto di Etelberto, diverranno vescovi rispettivamente di York, Londra e Rochester.   Favorevole al cristianesimo, Etelberto rimase un sovrano saggio ed equilibrato che procurò benefici a tutta la sua nazione. Morì il 24 febbraio del 616 dopo un regno di più di 50 anni e venne sepolto accanto alla moglie Berta, anch’ella venerata come santa.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92377

san Sergio, martire di Cesarea di Cappadocia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/42600

sant’Evezio, martire di Nicomedia, in Bitinia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/42600

san Modesto , vescovo di Treviri, nella Gallia Belgica

«O alma Madre del Redentore, 
porta sempre aperta del cielo e stella del mare,
soccorri il tuo popolo, che cade, ma pur anela a risorgere. 
Tu che hai generato, nello stupore di tutto il creato, il tuo santo Genitore!»

Il 16 del mese di yakkatit, e in tono minore il 16 di ogni mese dell’anno, i cristiani di Etiopia fanno memoria del Kidana Meherat, ovvero del «patto di misericordia», che secondo un’antichissima tradizione Gesù avrebbe fatto con sua madre, promettendole di salvare tutti coloro che sarebbero ricorsi alla sua intercessione.
Il Kida*P8na Meh*PQerat costituisce una delle più importanti feste dell’anno liturgico etiopico. Esso è segno della forte accentuazione mariana nella spiritualità popolare delle chiese orientali. Tuttavia, al cuore della celebrazione che oggi ha luogo in tutta l’Etiopia, vi è soprattutto l’affermazione della misericordia di Dio rivelata attraverso Gesù Cristo, di cui la Vergine non è che un’umile serva. Il Kidana Meherat, allora, è più che mai una festa in cui si annuncia il cuore stesso dell’Evangelo.

Salve a te, Patto di Misericordia, mia speranza che giustifichi il peccatore
e che cerchi una sola pecora
che fu smarrita tra le novantanove.

Salve a te, Patto di Misericordia, colonna che il Signore eresse,
affinché tu sia segno di salvezza per tutti i peccatori,
fortifica l’amore!

Salve a te, Patto di Misericordia, oro, corona di ogni bene;
tu sei il tesoro del povero
e la ricchezza che è in cielo.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

P. Mazzolari, La speranza è la faccia di Dio. G. Matino, Le parti del bagaglio

24 febbraio 2012

La speranza è la faccia di Dio – Primo Mazzolari

La primavera incomincia con il primo fiore,
il giorno con il primo barlume,
la notte con la prima stella,
il torrente con la prima goccia,
il fuoco con la prima scintilla,
l’amore con il primo sogno.

La speranza è la faccia di Dio,
quale si scopre di momento in momento
secondo il volto delle nostre disperazioni.
Poiché tutte le speranze,
anche le più tenui, le più fragili,
perfino i sogni e le illusioni,
appartengono alla speranza.

Un niente basta a far battere un cuore,
come un niente lo può fermare.
E se un niente può fermarci sull’abisso,
la speranza fa suo questo niente;
vi si incarna, ne prende il volto e la voce.

La speranza vede la spiga
quando i miei occhi di carne
non vedono che il seme marcisce.

Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, è magnifica la mia eredità (Sal 16,6). Non si addice al credente la rinuncia della speranza, non fa parte del suo vocabolario il pessimismo disfattista. Chi ogni giorno, in ogni fiato, in ogni caso, ha sempre lo stesso volto triste, lo sguardo spento di chi ha passato un guaio, non racconta il cielo nelle nostre ore, non annuncia, benché il dolore degli eventi, il grido rivoluzionario del Maestro: la morte è stata vinta. Se per fede io credo nella resurrezione, questa straordinaria verità riempie di sostanza ogni mia sostanza e mentre considero che, benché la morte, io vivrò per sempre, ogni morte, di ogni ora, di ogni tempo, è vinta dalla speranza che non muore, dalla consapevolezza che la mia sorte è protetta dalle mani di Dio. Fa parte della storia la tristezza, è pane quotidiano il fallimento e certo non conviene cucire con spavalderia i giorni sulla pelle, ma il figlio che ha fiducia nel proprio Padre, che ha fede nel suo amore, non perde mai la solarità del volto, la luce del cuore. In ogni ora, anche quando avanza il tempo sofferto del tradimento, si abbandona al suo Signore e a Lui consegna la sua sorte. Morire è eredità dell’uomo, fa parte del suo bagaglio, vivere dopo la morte è promessa mantenuta dal Signore della vita. È verità che travalica l’ultimo respiro e investe il quotidiano agire, magnifica eredità vissuta nel presente dei propri giorni.

G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi

Video: Tirolo

24 febbraio 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d7232115-1fb5-4267-8942-a6270f546a2b.html

VIA CRUCIS – MEDITAZIONE -SECONDA STAZIONE

24 febbraio 2012

Dalla meditazione del Venerdì Santo 2005 dell’allora Cardinale J. RATZINGER oggi Papa BENEDETTO XVI

(Le stazioni successive saranno pubblicate i martedì e venerdì di Quaresima)

GESU’ E’ CARICATO DELLA CROCE

Dal Vangelo secondo Matteo 27,27-31

Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un  manto scarlattoe,intrecciata una corona di spine,  gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi, mentre gli si inginocchiavano davanti,  lo schernivano: <<Salve , re dei  Giudei!>> E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.

MEDITAZIONE

<<Gesù, condannato come sedicente re, viene deriso, ma proprio nella derisione emerge crudelmante la verità. Quante volte le insegne del potere portate dai potenti di questo mondo sono un insulto alla verità, alla giustizia e alla dignità dell’uomo! Quante volte i loro rituali e le loro grandi parole, in verità, non sono altro che pompose menzogne, una caricatura del compito a cui sono tenuti per il loro ufficio, quello di mettersi al servizio del bene. Gesù, colui che viene deriso e che porta la corona della sofferenza, è proprio per questo il vero re. Il suo scettro è giustizia.  Il prezzo della giustizia è sofferenza in questo mondo: lui, il vero re, non regna tramite la violenza, ma tramite l’amore che soffre per noi e con noi. Egli porta la croce su di sé, la nostra croce, il peso dell’essere uomini, il peso del mondo. E’ così che egli ci precede e ci mostra come trovare la via per la vita vera. >>

Siamo tutti invitati ad aggiungere le nostre preghiere.

Le stationes quaresimali. Venerdì dopo le ceneri. Santi Giovanni e Paolo

24 febbraio 2012

Sul complesso di questo Santuario edificato al Celio, sulla chiesa attuale del XVIII secolo che modifica quella di Pasquale II del 1099 antico titolo di Pammachio sugli edifici romani che stanno sotto e che la tradizione dice di essere la casa dei Martiri eponimi e sull’oratorio del IV sec. unico in Roma venuti alla luce alla fine del 1800, si sono scritti molti volumi.

E’ qui che oggi mentre si sale a depositare presso le tombe dei Martiri Giovanni e Paolo gli aneliti dell’anima, a loro, fino dall’evo remoto, si unisce la memoria di Crispo, Crispignano e Benedetta anch’essi Martiri di Cristo. Giovanni e Paolo, uccisi per ordine di Giuliano l’Apostata, dettero la vita per Cristo, dovePammacchio nobile e generoso di Roma convertì, unitamente al padre Bisanzio quella sua casa in tempio. Egualmente presso la tomba di questi martiri il fondatore dei religiosi passionisti S.Paolo della Croce esalò l’ultimo respiro nell’attiguo convento, dove visse pure S.Vincenzo M. Strambi, religioso e Vescovo passionista.

La processione stazionale si svolge, su una parte del santuario pagano, dedicato dalla moglie Agrippina madre di Nerone, all’imperatore Claudio divinizzato.

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)


Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 24 Febbraio 2012) con commento comunitario

23 febbraio 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,14-15)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

La Primavera non è lontana

23 febbraio 2012

Tutti conosciamo quelle giornate invernali in cui un tiepido sole scalda la terra e viene a dirci: «Coraggio! La Primavera non è poi così lontana!» Ma non è sempre stato così.
Ci fu un tempo in cui l’Inverno era molto rigoroso e non ammetteva eccezioni: guai se un raggio di sole avesse osato penetrare nel suo regno! Sarebbe stato congelato all’istante! Questo era l’ordine che l’Inverno aveva dato alle guardie di ghiaccio che custodivano i confini del suo regno, che si estendeva dal 21 dicembre al 21 marzo, data alla quale alla Primavera era permesso varcarne i confini.
E così, per la durata di tre mesi, tutto era freddo e desolato. La maggior parte degli animali se ne stava rinchiusa nelle tane e gli alberi spogli restavano muti e infreddoliti ad attendere l’arrivo della Primavera.
Ma un giorno d’inverno, un piccolo raggio di sole, mosso a compassione dalla vista di un giovane mandorlo che tremava di freddo in un giardino, decise di sfidare le leggi dell’Inverno e di fare capolino sulla terra.
Era la mattina di un primo gennaio: le guardie dell’Inverno dormivano profondamente perché, la sera prima, avevano fatto bisboccia per festeggiare l’arrivo dell’Anno Nuovo, così il raggio di sole poté attraversare indisturbato i confini del regno e, posatosi sul prato, accarezzò leggermente i rami spogli del mandorlo.
È lei! È lei! — gridò il giovane albero e la sua voce festosa salì dalle radici e raggiunse le piccole gemme che dormivano tranquille sui rami.
— È lei! È lei, svegliatevi! — disse il mandorlo e le gemme si schiusero e, sbadigliando, allargarono i loro petali bianchi che, in un attimo, rivestirono tutto l’albero, come se migliaia di farfalline bianche si fossero posate sui suoi rami.
Il mandorlo vestito a festa aspettava di ricevere la carezza e il saluto della Primavera, ma non vide nessuno. Attorno a lui tutto era bianco e spoglio: il melo, il roseto e l’ortensia che stavano accanto a lui innalzavano i loro rami spogli verso il cielo, come per implorare l’arrivo della Primavera..
((Eppure non mi sono sbagliato! — pensò il mandorlo — Io ho sentito la sua carezza!».
Ma il raggio di sole che lo aveva sfiorato non era più là per dirgli che aveva ragione: era già stato scacciato oltre i confini dell’Inverno dalle guardie di ghiaccio che, nel frattempo, si erano svegliate.
E così il mandorlo in fiore rimase lì solo in mezzo alla neve e incominciò a sentirsi confuso e smarrito. I piccoli fiori bianchi tremavano di freddo sui rami e qualcuno incominciò a piangere silenziosamente.
In breve, tutto l’albero fu scosso dai singhiozzi.
E i singhiozzi dei fiori di mandorlo svegliarono il melo lì accanto.
Vedendo il mandorlo in fiore il melo esclamò:
— Ma si può sapere perché ti è saltato in mente di sbocciare adesso?
— Perché ho sentito la carezza della Primavera… — disse il mandorlo tutto confuso, perché non era più tanto sicuro che fosse vero.
— La carezza della Primavera il primo gennaio? Ma tu sei matto! Devi averla sognata, la Primavera, come capita a tutti gli alberi, del resto. Ma a nessuno è mai passato per la testa di credere ai sogni!
Il melo era proprio scandalizzato dal comportamento sconsiderato del giovane mandorlo e parlava con molta foga, tanto che svegliò la pianta di ortensie.
— Si può sapere cosa c’è da gridare così? — chiese l’ortensia, ma vedendo il mandorlo fiorito comprese subito tutto e si unì ai rimproveri del melo:
— Bisogna proprio essere impazziti per perdere la testa al primo raggio di sole! Prima di fare qualcosa, caro mio, è bene pensarci due volte! Io, per esempio, non mi fido neppure del primo sole di Primavera e aspetto gli ultimi raggi di sole primaverile per far sbocciare i miei fiori: è più sicuro!
— Sprecone! Mani bucate! — le fece eco il roseto — Hai gettato via tutto quello che avevi: cosa donerai, adesso, alla Primavera quando arriverà?
— Già, cosa le donerò? — si chiese il mandorlo e si sentì profondamente triste per avere sciupato il suo dono.
Intanto scese la notte, il momento preferito dall’Inverno per uscire a passeggiare nel giardino con tutto il suo seguito: gelo, brina e raffiche di vento. I fiori di mandorlo rabbrividivano e cercavano di attaccarsi ai rami con tutte le forze. Ma la loro resistenza non durò a lungo.
La mattina, quando gli alberi del giardino si svegliarono, videro che tutti i rami del mandorlo erano spogli.
Questa volta nessuno ebbe il coraggio di dire niente. Solo l’ortensia osservò a bassa voce:
— Poveretto! Si è già punito abbastanza da solo…
— Già, in fondo ha avuto quello che si meritava — aggiunse il melo, anche lui a voce bassa.
Il mandorlo non disse niente e rimase là, spoglio e infelice, ormai rassegnato a mostrare alla Primavera la sua vergogna.
E venne il ventuno di marzo.
Quell’anno, al mandorlo, gli alberi in fiore sembravano più belli che mai e questo non faceva altro che aumentare la sua confusione e la sua vergogna. Cercò di raccogliere i suoi rami spogli, sperando che le chiome fiorite degli alberi che lo circondavano potessero nasconderli.
Fata Primavera, rivestita di un bellissimo abito bianco, entrò nel giardino con passi leggeri.
Quell’anno non si fermò a salutare il pesco che stava accanto al cancello e che, per tradizione, aveva diritto a ricevere il primo bacio della Primavera, ma si diresse subito verso il giovane mandorlo.
Gli altri alberi la guardavano compiaciuti e approvavano, abbassando le chiome al suo passaggio.
— Va a dirgli quello che si merita! — sussurrò il melo al roseto.
Anche il mandorlo ne era sicuro e avrebbe voluto potere nascondersi sotto terra.
Ma Fata Primavera, giunta presso il mandorlo, per prima cosa, lo accarezzò. Poi si chinò, raccolse i fiori che giacevano a terra congelati e li baciò delicatamente. Al bacio della Primavera i fiori si ridestarono e si trasformarono in leggiadre farfalle che presero a danzare attorno alla Fata.
Gli alberi del giardino ammutolirono: decisamente il comportamento della Primavera era inspiegabile. Anche il mandorlo, che pur era felice, non ci si raccapezzava più.
Allora Fata Primavera si mise al centro del giardino e disse così: Oggi ho onorato colui che, senza avermi veduta, ha creduto nel mio arrivo. Ha creduto quando solo un debole raggio di sole annunciava la mia venuta. Non ha avuto bisogno che il sole splendesse per donare tutto quello che aveva. Senza vedermi, senza sentirmi, ha offerto i suoi giovani fiori per me. E oggi io proclamo felice colui che ha donato tutto, rinunciando anche alla gioia di vedere che io avevo visto il suo dono. Perché non bisogna fare economie quando si tratta di slanci del cuore!
Voi mi avete amata e onorata vedendomi di persona
— disse rivolgendosi agli alberi in fiore — ma lui ha fatto molto di più: mi ha amata e onorata vedendo un riflesso della mia presenza. Mi ha amata non nella visione, ma nella speranza. E, da oggi in avanti, io concedo a ogni mandorlo di fiorire innanzi a tutti per essere il mio messaggero.
Perciò, quando, molto prima dell’arrivo della Primavera, vi capita di vedere un mandorlo in fiore, non  compatitelo, ma rallegratevi per lui, perché lui è il messaggero della Primavera, colui che la precede per preparare sulla sua strada un tappeto di fiori.

(fonte non specificata)

Le Ceneri. Le Parole del Papa

23 febbraio 2012

L’omelia tenuta da Benedetto XVI ieri 22 febbraio 2012

Venerati Fratelli,
cari fratelli e sorelle!

Con questo giorno di penitenza e di digiuno – il Mercoledì delle Ceneri – iniziamo un nuovo cammino verso la Pasqua di Risurrezione: il cammino della Quaresima. Vorrei soffermarmi brevemente a riflettere sul segno liturgico della cenere, un segno materiale, un elemento della natura, che diventa nella Liturgia un simbolo sacro, molto importante in questa giornata che dà inizio all’itinerario quaresimale. Anticamente, nella cultura ebraica, l’uso di cospargersi il capo di cenere come segno di penitenza era comune, abbinato spesso al vestirsi di sacco o di stracci. Per noi cristiani, invece, vi è quest’unico momento, che ha peraltro una notevole rilevanza rituale e spirituale.

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Salmo 1 _ Le due vie e i due destini

23 febbraio 2012

Egli sarà come un albero

piantato lungo corsi d’acqua,

che da i suoi frutti nella sua stagione

e le sue foglie mai appassiscono:

in ogni cosa che fa egli ha sempre

sucesso.

Non così gli empi:

essi al contrario saranno come pula

che il vento sospinge.

Per questo gli empi non potranno

alzarsi nel giudizio,

nei peccatori nell’assemblea dei giusti.

Perchè il Signore conosce la via

dei giusti,

mentre la via degli empi andrà in rovina.

 

Salmo 1, 3_6

 

 

23 febbraio. Santi del giorno

23 febbraio 2012

Attorno al 167, in Asia minore, muore martire Policarpo, vescovo di Smirne.
Nato attorno agli anni 70 del I secolo da genitori cristiani, di lui Ireneo di Lione, che fu suo discepolo, ci dice che conobbe l’apostolo Giovanni e altri che avevano visto il Signore.
Verso l’anno 100, Policarpo fu scelto come vescovo della chiesa di Smirne. Esercitò il suo ministero con totale dedizione e con un amore degno degli insegnamenti ricevuti dall’apostolo Giovanni, il «discepolo amato». Quando Ignazio, in viaggio verso il martirio, fece sosta in quella città, Policarpo lo accolse e lo sostenne.

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Paolo VI, Preghiera per la fede. G. Matino, il tempo in dono

23 febbraio 2012

Signore, io credo: io voglio credere in Te.
O Signore, fa che la mia fede sia piena, senza riserve, e che essa penetri nel mio pensiero, nel mio modo di giudicare le cose divine e le cose umane.

O Signore, fa che la mia fede sia libera: cioè abbia il concorso personale della mia adesione, accetti le rinunce ed i doveri che essa comporta e che esprima l’apice decisivo della mia personalità: credo in Te, o Signore.

O Signore, fa che la mia fede sia certa; certa d’una sua esteriore congruenza di prove e d’una interiore testimonianza dello Spirito Santo, certa di una sua luce rassicurante, d’una sua conclusione pacificante, d’una sua assimilazione riposante.

O Signore. fa che la mia fede sia forte; non tema le contrarietà dei problemi, onde è piena l’esperienza della nostra vita avida di luce; non tema le avversità di chi la discute, la impugna, la rifiuta, la nega; ma si rinsaldi nell’intima prova della Tua verità, resista alla fatica della critica, si corrobori nella affermazione continua sormontante le difficoltà dialettiche e spirituali, in cui si svolge la nostra temporale esistenza.

O Signore, fa che la mia fede sia gioiosa e dia pace e letizia al mio spirito, e lo abiliti all’orazione con Dio e alla consacrazione con gli uomini, così che irradi nel colloquio sacro e profano l’interiore beatitudine del suo fortunato possesso.

O Signore, fa che la mia fede sia operosa e dia alla carità le ragioni della sua espansione morale, così che sia vera amicizia con Te e sia in Te nelle opere, nelle sofferenze, nell’attesa della rivelazione finale, una continua testimonianza, un alimento continuo di speranza.

O Signore, fa che la mia fede sia umile e non presuma fondarsi sull’esperienza del mio pensiero e del mio sentimento; ma si arrenda alla testimonianza dello Spirito Santo, e non abbia altra migliore garanzia che nella docilità alla Tradizione e all’autorità del Magistero della santa Chiesa. Amen.

Paolo VI

 


Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. (Sal 16,5). La vita è un’avventura meravigliosa, comunque vada, è bello esserci. Raccontare se stesso in percorso, in cammino, su strada faticosa, complicata, con passo lento; correre felici verso il sogno, o arrampicarsi orgogliosi in vista della vetta, è fare esperienza di sé, dell’aria respirata, della luce del giorno, della notte da affrontare, delle carezze condivise, degli amici avuti in dono. Dolore, sacrificio, sconfitte, tradimenti uguali da raccontare, ma la vita è bella, sì, è una straordinaria opportunità avuta in dono. Grazie, Signore, perché hai pensato a me prima che nascessi nel grembo di mia madre, grazie perché hai accompagnato il mio passo giorno dopo giorno; per me hai da sempre un progetto e su di me il tuo sguardo. Sapere che la vita che io respiro è impronta del tuo amore, che il mio futuro è nelle tue mani consola i miei pensieri e veste di festa ogni avvenimento. Dono per l’uomo ogni respiro, difendere la vita, in ogni caso, a qualunque costo è gratitudine credente, è giustizia gridata e praticata, è la vera libertà professata. Il Signore, il mio Dio, è Signore della vita, mia eredità, attesa di gioia senza fine, calice gustosissimo di amore infinito: in Te spero eredità di bene, in Te vivo mentre vivo ogni ora del tempo avuto in dono.

G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi.

Letture della messa del mercoledì delle ceneri, qualche spunto

23 febbraio 2012

“Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza” questa Parola ce la dice oggi il Signore stesso.Ci dà un tempo di grazia speciale per concentrarci con questo suo aiuto in modo particolarissimo sull’aprirci alla vita…E’ una Parola piena di speranza, scoprire sempre più che Dio mi aiuta davvero a trovare le vere risposte della vita ma poi anche sentire il suo aiuto nella mia crescita concreta: fatico in vario modo a studiare qualche materia? Ecco che ora mi dà ancora più del solito una marcia in più per cercare le soluzioni. (more…)

Le stationes quaresimali. Giovedì dopo le ceneri. San Giorgio al Velabro

23 febbraio 2012

Le “Stazioni” del giovedì sono tutte di epoca tarda: le ha inserite Papa Gregorio II nel sec. VIII, quando completò la serie di questi riti quaresimali.

Per queste Stazioni scelse i santuari più venerati dai fedeli di allora. Il culto del santo guerriero, combattente contro il demonio sotto l’aspetto di un drago, venuto dall’oriente, era molto sentito specialmente in questo quartiere pieno di impiegati dell’Impero Bizantino e di mercanti levantini.

Qui sempre sull’Aventino si ebbero i primi contatti con i martiri e i confessori peregrinando a S. Giorgio “in velum aureum”.

La chiesa di S. Giorgio al Velabro non ha molta dissomiglianza da S. Sabina e da S. Maria in Cosmedin.

Le origini del tempio risalgono molto prima del VI secolo. S. Gregorio Magno lo annoverò tra le diaconie e S. Gregorio II v’istituì la Stazione Quaresimale. Leone XII vi abbinò al culto di S. Giorgio quello di San Sebastiano e un altro Gregorio il IV lo dotò di mosaici e portici; nel 1325 Giotto ne affrescò l’abside. Da un lato della chiesa si può tuttora scorgere un ambulacro della cloaca massima.

Negli anni novanta il tempio venne gravemente danneggiato da un grave attentato dinamitardo compiuto contemporaneamente anche al Laterano.

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

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