Archive for marzo 2012

Le meditazioni di Danilo e Anna Maria Zanzucchi per la Via Crucis che sarà presieduta da Benedetto XVI al Colosseo la sera di Venerdì Santo

31 marzo 2012

La famiglia a scuola di amore sotto la croce.

Alle pagine 4 e 5 dell’OSSERVATORE ROMANO di domenica 1 aprile 2012, che, solo per la giornata stessa di domenica e parte di quella di lunedì, si può trovare a questo link:

http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/pdf_
quotidiano/quotidiano.pdf

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Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Domenica 1 Aprile 2012) con commento comunitario

31 marzo 2012

DOMENICA DELLE PALME
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco
(Mc 14,1 – 15,47)

– Cercavano il modo di impadronirsi di lui per ucciderlo
Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».

– Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura
Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».

– Promisero a Giuda Iscariota di dargli denaro
Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.

– Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?
Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

– Uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà
Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».

– Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue dell’alleanza
E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

– Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto:
“Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”.
Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

– Cominciò a sentire paura e angoscia
Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

– Arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta
E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!». Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.

– Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?
Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”». Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: «Fa’ il profeta!». E i servi lo schiaffeggiavano.

– Non conosco quest’uomo di cui parlate
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.

– Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?
E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei? ». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

– Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

– Condussero Gesù al luogo del Gòlgota
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

– Con lui crocifissero anche due ladroni
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

– Ha salvato altri e non può salvare se stesso!
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

– Gesù, dando un forte grido, spirò
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Qui ci si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».
Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

– Giuseppe fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro
Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

31 marzo.Santi del giorno

31 marzo 2012

Oggi si ricordano, tra gli altri, Santa Balbina, ?-130, martire. Di lei non si hanno molte notizie certe. Secondo la tradizione era figlia del tribuno romano e martire Quirino con cui venne uccisa introno al 130 per poi essere seppellita sulla via Appia. Tuttavia il cimitero che vi si trova nonché la chiesa sul piccolo Aventino non avrebbe alcun legame con lei. Balbina era stata battezzata da Papa Alessandro I insieme al padre convertitosi al cristianesimo. Ammalatasi gravemente fu portata dal Pontefice che allora era imprigionato e ne venne guarita. Di estrazione nobile venne chiesta più volte in sposa ma rimase sempre fedele al suo voto di verginità. Arrestata insieme col padre per ordine dell’imperatore Adriano venne decapitata dopo lunghe torture. L’iconografia la raffigura con croce e scettro di gigli; talvolta anche con un angelo che indica il cielo. Altre immagini la rappresentano mentre tiene in mano una catena. Sarebbe infatti guarita dal mal di gola sfiorando le catene che tenevano imprigionato Papa Alessandro I.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/47950

San Guido di Pomposa, ?-1046, abate. Nativo di Casamari presso Ravenna, nella seconda metà del X secolo, da giovane si dedicò agli studi vivendo negli agi della vita di famiglia. La sua vita ebbe una svolta quando decise di donare i suoi abiti ai poveri e di ricoprirsi di un saio. Fece un pellegrinaggio a Roma dove ricevette la tonsura e da lì in Terra Santa; ma una volta tornato a Ravenna si ritirò a vita eremitica sotto la guida dell’eremita Martino, abate di Pomposa, di cui fu successore nel 998. Sotto la sua guida il monastero conobbe un periodo florido, sia nell’ingrandimento edilizio, sia per il gran numero di monaci presenti. Collaborò con l’arcivescovo Gebeardo alla riforma ecclesiastica, favorì le nuove teorie sul campo musicale liturgico, ebbe fra i suoi monaci anche Guido d’Arezzo, inventore del pentagramma. Aderendo all’invito dell’imperatore Enrico III di recarsi a Piacenza, non poté raggiungere il luogo: malato dovette fermarsi a Borgo San Donnino, dove morì il 31 marzo 1046.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90844

San Beniamino, ?-420, martire in Persia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/48000

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G, Matino, Mai ci dimentica

31 marzo 2012

Non l’hai trascurato assistendolo in ogni tempo e in ogni luogo (Sap 19,22b)

Il bene che debbo fare lo conosco e spesso riconosco che è bene farlo, il male che non vorrei mi capita purtroppo di frequentarlo e al contrario non sempre riesco a evitarlo. So il bene che debbo fare e mi ritrovo a fare il male che non vorrei fare. Debolezza del corpo, fragilità di carne che, benché lo Spirito sia pronto, resta costretta dal suo limite, resta chiusa nel suo fugace scrigno. Seguire il Maestro è la strada per intercettare il senso, per entrare dentro il significato di ogni avvenimento. Il suo Vangelo traccia una luminosa strada per comprendere con maggiore evidenza il male che non debbo fare e il bene che debbo vivere per bene vivere. Non è facile seguire il passo del Maestro, la sua proposta è impegnativa, è una porta stretta. La scelta del bene costa mentre i piaceri malati con il loro impasto sembrano meglio preparati ad un succoso pasto. Ma felicità attende chi strada insieme al Giusto pratica, chi cerca giustizia e verità, chi ha compassione del povero e lotta per liberare l’oppresso. Chi ogni giorno, al sorgere del sole, rammenta che il Signore in ogni luogo, in ogni momento, assiste il suo popolo, sa che mai si dimentica di lui. Ogni giorno c’è tanto bene da fare e male da evitare; ogni giorno, buongiorno vita, per tutta la vita.

G.Matino, Buongiorno Vita pubblicato in Avvenire di oggi

Salmo121(120) _ Inno di lode a Dio custode di Israele

31 marzo 2012

Alzo i miei occhi verso i monti:

da dove verrà il mio aiuto?

Il mio aiuto viene dal Signore:

egli ha fatto cieli e terra.

Non permeterà che il tuo piede vacilli,

non si addormenterà il tuo custode.

Ecco, non si addormenta,

non cede al sonno il custode di Israele.

Il Signore è il tuo custode,

il Signore è la tua ombra,

che sta alla tua destra.

Non colpirà il sole di giorno

nè la luna di notte.

Il Signore ti custodirà da ogni male,

egli custodirà la tua vita.

Il Signore ti custodirà quando parti

e quando arrivi

da ora e per sempre.

 

Salmo 121(120), 1_8

Spiritualità e cultura

31 marzo 2012

Può forse risultare interessante osservare che se ci atteniamo al messaggio evangelico e neotestamentario non cadiamo, forse, in aggiunte che possono provenire da dubbie filosofie, culture, umane.Se, ad es., parlo di cammino dell’uomo in Cristo, se parlo di Spirito che illumina l’uomo, il suo cuore, se parlo di cuore “divino e umano” (dunque implicitamente di una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana) di Cristo, se parlo di Spirito che scende come una colomba su Cristo ed in lui su ogni uomo, se parlo di Cristo che come un agnello accoglie lo Spirito, ecco in questi casi non mi pare si esca da un linguaggio evangelico, che può venire anche vitalmente inteso, per grazia, sempre più profondamente, in modo sempre più “divino e umano”.
Se invece parlo di fede e ragione, se parlo di razionalità teologica, ecco mi pare che qui sia forse lecito avanzare il dubbio che si possa trattare di un orientamento filosofico personale.Non che la cultura non finisca per entrare comunque anche nella predicazione, ma ciò non toglie i possibili stimoli di queste riflessioni.Potremmo forse osservare: più ci avviciniamo a Cristo più il nostro linguaggio si può forse, almeno talora, fare essenziale, tendenzialmente più scevro da sovrapposizioni filosofiche troppo, sotto certi aspetti, dipendenti da una cultura altra.

PS: che questi (anche la loro diffusione) siano aspetti per mille motivi decisivi (ho, ad es., trattato altrove degli effetti anche subliminali ad es. del razionalismo nei confronti della fede) del tanto agognato trionfo del cuore immacolato di Maria?

Video: Il cagnolino che si mette in punizione da solo

31 marzo 2012

http://video.virgilio.it/il-cane-che-si-mette-in-punizione-da-solo
__1529741100001.html

Le stationes quaresimali. Sabato della V^ Settimana di Quaresima. San Giovanni a Porta Latina

31 marzo 2012

 

Oggi la stazione di San Giovanni a Porta Latina rivela una particolare luce della fede. Sorse nel V secolo il tempio che più volte venne rifatto. Il campanile del 772 si conserva ancora unitamente a dodici colonne di porfido e altre di marmi chiari o scanalati.

Sono anche visibili frammenti di epigrafi e avanzi di affreschi medioevali che appaiono sotto le nere capriate.

Questa chiesa, che fu ricordata da San Gregorio Magno, possiede capolavori d’arte cosmatesca e un bel soffitto rifatto da Clemente VIII, mentre il mosaico dell’abside venne eseguito nel secolo XVI su cartone del Cavalier d’Arpino.

Questa diaconia, posta all’inizio della via Appia, e “ante Portam Latinam” ricorda la fecondità del seme che non muore.

Dal convento attiguo già delle Monache Turchine della beata Fornari, ora i Servi della Carità (Rosminiani) fanno partire la processione stazionale dal piccolo sacello bramantesco di “S.Giovanni in aleo” nel luogo tradizionale dello stesso martirio, rimasto senza effetti, che sarebbe stato inflitto all’Evangelista Giovanni.  Nonostante la brevità del percorso, è particolarmente interessante poter realizzare interamente il rito stazionale.

 

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Sabato 31 Marzo 2012) con commento comunitario

30 marzo 2012

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 11,45-56)

In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?».

Domenica 1 aprile 2012, Delle Palme, orari sante messe prefestiva e festive

30 marzo 2012

sab 31 marzo h 19

dom 1 aprile 8; 9,30; 12,15; 19.

Le messa domenicale delle 11 comincia con la processione con partenza alle ore 10 da Largo Herzl davanti alla scuola media.La processione si snoderà per via Prassilla fino all’arrivo in chiesa dove si svolgerà le celebrazione eucaristica delle Palme.

30 marzo. Santi del giorno

30 marzo 2012

Oggi, e anche il 18 maggio, si ricorda s. Leonardo Murialdo, 1828-1900, sacerdote, fondatore della “Congregazione di S. Giuseppe”. Studia dai padri Scolopi di Savona e alla Regia Università di Torino laureandosi in Teologia. Viene ordinato sacerdote nel 1851 e dedica i primi 14 anni del suo ministero ai giovani torinesi nell’oratorio di San Luigi a Porta Nuova. Nel 1867 fonda la confraternita laicale di San Giuseppe per aiutare i ragazzi poveri e abbandonati. Nel 1871 dà vita all’Unione operai cattolici di cui diventa successivamente assistente ecclesiastico. È anche il fondatore dell’Associazione della Buona stampa e tra gli ideatori del giornale «La voce dell’operaio». Viaggia spesso nel Sud Italia per conoscere le realtà assistenziali delle altre città. Muore nel capoluogo piemontese, colpito dalla polmonite, il 30 marzo 1900. Viene beatificato da Paolo VI nel 1963 e canonizzato nel 1970.

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Salmo 18(17) _ “Te Deum” regale

30 marzo 2012

Ti amo, Signore, mia forza;

mia fortalezza, mio liberatore;

mio Dio, mia rupe in cui mi rifugio,

mio scudo, mia potente salvezza,

mio baluardo,

degno di ogni lode.

Ho invocato il Signore

e sono stato salvato dai miei nemici.

Mi circondarono i flutti della morte

e mi travolsero i torrenti di Belial,

mi avvolsero le funi degli inferi,

mi avvinsero i lacci della morte.

Nella mia angoscia invocai il Signore

e gridai al mio Dio;

egli udì la voce dal suo tempio 

e il mio grido giunse a lui, ai suoi orecchi.

 

Salmo 18(17), 2_7

G. Matino, Con cuore tranquillo

30 marzo 2012

La mitezza è lo stato costante dello spirito sempre uguale a se stesso dinanzi agli onori come dinanzi agli insulti. Sicché essa significa pure pregare per il prossimo che ti turba, in tutta tranquillità e serenità.
Mitezza perciò vuol dire anche solidità nella pazienza e capacita di amare, in quanto essa è madre di carità, prova di discernimento spirituale. Il Signore, come sta scritto, «insegnerà ai miti le sue vie». La mitezza procura la remissione dei peccati nella preghiera fiduciosa. Essa è come terra disponibile per la fecondazione dello Spirito santo, come sta scritto: «Su chi volgerò lo sguardo, se non su un’anima mite e tranquilla?»

Giovanni Climaco, La scala del paradiso 24,134 (ricordato oggi nella memoria delle Chiese ortodosse)

Shinichi

In tutti i modi, o Signore, hai magnificato e reso glorioso il tuo popolo (Sap. 19,22a).

Il Signore accompagna il cammino di chi a Lui si affida, i suoi interventi nella storia e nella vicenda umana sono imprevedibili, mai scontati, ma sempre sono impastati solo d’amore. Sorprese inaudite per doni straordinari, sostegno con il suo braccio, carezza alla vita dei figli con la sua presenza forte e fedele. Sereno resta il passo di ogni uomo che ha Dio come Padre, sicuro il suo percorso verso il futuro, perché il suo cuore è tranquillo anche in mezzo alla tormenta, quando tutto sembra perduto. La fedeltà della Parola conforta in ogni ora e rende possibile l’assurdo di sentire anche l’ora più buia della notte come quella più vicina alla luce del giorno. In tutti i modi il Signore è vicino a chi lo cerca e offre il riscatto, un tempo per ritornare a casa, anche agli smarriti di cuore. La gloria del suo popolo, è riflesso della Sua, è gioia infinita, giubilo che si espande sulla storia, sapore del vero che dice rinnovato il tempo per amore donato. Se il Signore accompagna il nostro giorno, se la sua vicinanza sorregge la paura di non farcela, andiamo con serena esultanza incontro al tempo futuro, mentre scriviamo la nostra storia con nuovo entusiasmo. Se Lui è con noi, niente e nessuno sarà capace di cancellare la speranza di farcela.

G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi

VIA CRUCIS – MEDITAZIONE – DODICESIMA STAZIONE

30 marzo 2012

Dalle meditazioni del Venerdì Santo 2005 dell’allora Cardinale J. RATZINGER oggi Papa BENEDETTO XVI

GESU’ MUORE SULLA CROCE

Dal Vangelo secondo Giovanni 19, 19-20

Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco.

Dal Vangelo secondo Matteo 27,45-50.54

Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: <<Elì, Elì, lemà sabactani?>>, che significa: <<Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?>>.  Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano:<<Costui chiama Elia>>. E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: <<Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!>>. E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: <<Davvero costui era Figlio di Dio!>>.

MEDITAZIONE

<<Sopra la croce di Gesù – nelle due lingue del mondo di allora, il greco e il latino, e nella lingua del popolo eletto, l’ebraico – c’è scritto chi è: il Re dei Giudei, il figlio promesso di Davide. Pilato, il giudice ingiusto, è diventato profeta suo malgrado. Davanti all’opinione pubblica mondiale viene proclamata la regalità di Gesù. Gesù stesso non aveva accettato il titolo di Messia, in quanto avrebbe richiamato un idea sbagliata, umana, di potere e di salvezza. Ma adesso il titolo può stare scritto lì pubblicamente sopra il Crocifisso. Egli così è davvero il re del mondo. Adesso è davvero “innalzato”. Nella sua discesa egli è salito. Ora ha radicalmente adempiuto al mandato dell’amore, ha compiuto l’offerta di se stesso, e proprio così egli ora è la manifestazione del vero Dio, di quel Dio che è l’amore. Ora sappiamo chi è Dio. Ora sappiamo com’è la vera regalità. Gesù prega il salmo 22, che comincia con le parole: <Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?> Assume in sé l’intero Israele sofferente, l’intera umanità sofferente, il dramma dell’oscurità di Dio, e fa che Dio si manifesti proprio laddove sembra definitivamente sconfitto e assente. La croce di Gesù è un avvenimento cosmico. Il mondo si oscura, quando il figlio di Dio subisce la morte. La terra trema. E presso la croce ha inizio la Chiesa dei pagani. Il centurione romano riconosce,  capisce che Gesù è il Figlio di Dio. Dalla croce egli trionfa, sempre di nuovo>>

Siamo tutti invitati ad aggiungere le nostre preghiere.

Radio in blu in diretta

30 marzo 2012

http://www.radioinblu.it/

Video: Il gorilla dispettoso

30 marzo 2012

http://video.virgilio.it/il-gorilla-dispettoso__1519520854001.html

Le stationes quaresimali. Venerdì della V^ Settimana di Quaresima. Santo Stefano al Celio

30 marzo 2012

Il tempio di Santo Stefano “in Celio monte” o Rotondo come era chiamato dai romani conserva forse la stessa forma del Macellum Magnum di Nerone.

Al centro s’impernia l’altare visibile da ogni parte con attorno una trionfale epopea dei martiri.

Un frammento della mappa di Roma “forma urbis” di Settimio Severo prima, e poi gli scavi recentissimi visitabili sia sotto come accanto alla basilica, escludono tale identificazione.

Qui c’erano i “Castra peregrina”, caserme per soldati di passaggio o ausiliari temporaneamente comandati a Roma. Per essi, nel II – III sec., era stato costruito anche un interessante Mitreo.

Il grandissimo edificio è quindi, opera interamente cristiana, ed è quello consacrato da Papa Simplicio (468-83) nel 470, dove all’interno sono venerati i Martiri Primo e Feliciano, che Papa Teodoro trasferì in questa chiesa erigendo loro un oratorio di cui è visibile solo l’abside musiva.

L’edificio però aveva un anello in più con un diametro molto maggiore. L’anello fu soppresso, sembra, nel sec. XV dal grande Leon Battista Alberti che qui iniziò la carriera di architetto, per l’impossibilità a conservarlo. La cosa più conosciuta di questa chiesa è però il “martirologio” del Pomarancio che ha affrescato questa storia di sangue intorno al giro di pareti senza alcun eufemismo artistico ma con terribile verismo.

All’uscita del tempio è visibile il Colosseo dove furono martirizzati molti cristiani

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 30 Marzo 2012) con commento comunitario

29 marzo 2012

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,31-42)

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

Karol Wojtyla. Cos’è la Croce?

29 marzo 2012
Che cos’è la croce? Direi che è soprattutto un simbolo eterno, è una domanda dell’uomo che non tace mai. Basta ascoltare il pianto di un bambino piccolo per poter scoprire in esso questa domanda. Basta passare per le vie dell’antica città di Cracovia e di Nowa Huta, non solo dentro gli ospedali, i luoghi delle malattie, della prigionia, ma anche dentro numerose abitazioni; forse basterebbe passare fra noi: come spesso si ripeterà questa domanda! È una domanda legata alla sofferenza. L’uomo che soffre, l’uomo che viene provato dalla sofferenza, che la sperimenta, sempre chiede: perché?

29 marzo.Santi del giorno

29 marzo 2012

Oggi il Martirologio Romano ricorda i santi Simplicio e Costantino, Abati di Montecassino

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91051

santa Gladys, X° sec. regina del Galles

File:St Gwladus in Gwladus.jpg

(St. Gwladus, vetrata nella chiesa di in St Martin’s Parish Church, Caerphilly, 1953)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/47625

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G. Matino, Possibile l’ assurdo.

29 marzo 2012

Signore Gesù,

nel mistero della tua morte
noi discerniamo
 la tua obbedienza:
venga il tuo Spirito di ascolto
a insegnarci la volontà di Dio.
Nel dono
della tua vita sulla croce
noi scopriamo
 il tuo amore per noi:
venga il tuo Spirito di fraternità
a ravvivare
la nostra comunità.
Nella tua resurrezione
dalla tomba
noi vediamo la tua vittoria sulla morte:
venga il tuo Spirito creatore
a dare ai nostri corpi
la vita eterna.

(da Preghiera dei giorni, Monastero di Bose)

S.Dalì, Cristo di san Giovanni della Croce

Conoscere la tua potenza è radice di immortalità (Sap 15,3).

Mi abbandono a te Dolce Volto e a Te mi affido in ogni istante. Credere è la forza della vita, sapere la Tua esistenza per la mia, la mia per la Tua, è dolcezza infinita. Dentro ogni uomo si espande il desiderio di Te e per questo anelito il suo mondo prende consistenza, il significato delle cose è agguantato nel mezzo delle diverse mischie. Gioie, dolori, la vita si stende per diversa consistenza ma nulla offende la tua presenza, nulla nega la luce del tuo volto. Ogni volta che l’uomo si appella alla tua potenza la visione del vero avanza e la notte di ogni significato trova il suo risveglio. Chi cerca pace in Te la trova e giustizia pratica chi in Te cammina. L’immortalità che dentro la vita già si espande, benché il tempo prigioniero dell’ora sembra turbarla, si veste di meraviglia quando il tuo volto di luce rende chiara ogni avventura. Conoscere la tua potenza è sicurezza nel cammino, conforto perfino nel cadere, la luce del tuo volto mostra presto rifugio, sollievo concede nella prova. Saperti al mio fianco divina potenza rende possibile l’assurdo: quando sono debole è proprio allora che mi sento forte. Mia consistenza è solo per tuo amore, mia sapienza è riflesso della tua. Con Te tutto ha senso, senza di Te nulla resta. Mi affido nelle tue braccia e sicuro a Te mi aggrappo.

G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi

Salmo 108(107) _ Inno di lode e invocazione di aiuto

29 marzo 2012

 

Pronto è il mio cuore, Dio:

voglio cantare, voglio cantare inni;

così pure l’anima mia.

Svegliatevi, arpa e cetra:

che io possa risvegliare l’aurora!

Ti loderò tra i popoli,  Signore,

e canterò inni a te fra le nazioni;

perchè grande fino ai cieli è la tua bontà

e fino alle nubi la tua fedeltà.

Siì esaltato fino ai cieli, Dio,

e su tutta la terra sia la tua gloria.

Perchè quelli che ami siano liberi,

salvaci con la tua destra ed esauriscici!

 

Salmo 108(107),1_7

Video musicale: Si combatte a Gerico, Gerico, Gerico, si combatte a Gerico con le armi del Signor / Video Rai: A sua immagine di domenica 25 marzo 2012

29 marzo 2012

http://it.gloria.tv/?media=251329

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#ch=1&day=2012-
03-25&v=115943&vd=2012-03-25&vc=1

I link a Rai replay sono attivi solo per pochi giorni.

Le stationes quaresimali. Giovedì della V^ Settimana di Quaresima. Sant’Apollinare in Campo Marzio

29 marzo 2012

Sant'Apollinare

La diaconia di Sant’Apollinare Martire, Vescovo di Ravenna, è una delle non poche chiese, che, in Roma al tempo dell’esarcato bizantino, vennero dedicate al discepolo prediletto di San Pietro, che da lui fu ordinato Vescovo e mandato ad evangelizzare la Romagna.

Per questo motivo sia a San Giovanni in Laterano come a San Pietro (nell’atrio dell’antica basilica), vi era una cappella di rappresentanza dedicata a Sant’Apollinare.

La chiesa è ricordata per la prima volta nella biografia di Adriano I verso l’anno 780; successivamente Leone X eresse il tempio in titolo e SistoV tolse il privilegio. Fu poi restaurata da Alessandro VI e Benedetto XIV (1740-1758), che lo fece riedificare da Ferdinando Fuga.

Va ricordato che sul portico esterno della chiesa è affrescata la Regina degli Apostoli che dipinse forse il Perugino, ma certamente di scuola umbra.

Il suo alto campanile cosmatesco domina le rovine del foro. Nella chiesa riposano anche i martiri della via Latina: Nemesio, Olimpio, Simpronio, Esuperia e Teodulo che vennero qui trasferiti nel 999 dal pontefice Gregorio V.

Sull’architrave dell’antica chiesa era scritto “currite Christicolae templum ingredite cuncti. Sit pax intranti, redeunti gratia sancti” e per questo, ossequienti all’invito in questo tempio, si entra per cercare la pace e trovare la grazia dei Santi.

 

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Flash mob at Copenhagen Central Station. Copenhagen Phil playing Ravel’s Bolero.

29 marzo 2012

http://www.youtube.com/watch?v=mrEk06XXaAw&feature=share

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 29 Marzo 2012) con commento comunitario

28 marzo 2012

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,51-59)

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Video: viaggio del papa a Cuba, canto della Salve Regina

28 marzo 2012

http://www.youtube.com/watch?v=vAW8lGpAAes&list=UUzbvGkLz7E5LxwT
_l4II0qw&index=1&feature=plcp

Ruega (prega) por nosotros santa madre de Dios…

28 marzo. Santi del giorno

28 marzo 2012

Oggi si ricorda S. Stefano Harding, 1060-1137.  La sua storia rimanda alle origini dell’ordine monastico dei cistercensi, tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo. Questo monaco inglese originario di Shelburne è infatti accanto a san Roberto di Molesme e ad Alberico quando nel 1098 fondano il nuovo monastero a Citeaux in Borgogna. Il principio ispiratore di questa nuova comunità era la volontà di ristabilie l’obbedienza alla Regola benedettina nella sua integrità. Di Citeaux Stefano Harding diverrà anche abate. E sarà lui ad accogliere qui san Bernardo, la figura che col suo carisma contribuirà alla grande fioritura del nuovo ordine monastico. Già sotto la guida di Stefano Harding furono dodici le fondazioni nate da Citeaux. Morto nel 1134, è stato canonizzato nel 1623.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/49800

http://it.gloria.tv/?media=141068

File:Foundersofciteaux.jpg

(i tre fondatori dell’Abbazia di Citeaux, da sx, s.Stefano Harding , s. Roberto di Molesme, s.Alberico)

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P. Neruda, Ode alla speranza. G. Matino. Diverso desiderio

28 marzo 2012

Crepuscolo marino,
in mezzo
alla mia vita,
le onde come uve,
la solitudine del cielo,
mi colmi
e mi trabocchi,
tutto il mare,
tutto il cielo,
movimento
e spazio,
i battaglioni bianchi
della schiuma,
la terra color arancia ,
la cintura
incendiata
del sole in agonia,
tanti
doni e doni,
uccelli
che vanno verso i loro sogni,
e il mare, il mare,
aroma
sospeso,
coro di sale sonoro,
e nel frattempo,
noi,
gli uomini,
vicino all’acqua,
che lottiamo
e speriamo
vicino al mare,
speriamo.

Le onde dicono alla costa salda:
Tutto sarà compiuto

 

P.Neruda

Il quadro Temporale al mare - L’artista Takis Makandasis

Infelici sono coloro le cui speranze sono nelle cose morte (Sap 13,10).

Nessuno è infelice quando ha l’armonia nel cuore, nessuno è infelice se indossa l’abito della speranza in ogni occasione. Cose morte avvolgono di false promesse il cuore degli stolti, l’uomo è felice solo se sa accettare le esigenze che la sua umanità e la sua dignità gli impongono. Ogni altra moneta che paghi l’ebbrezza di un istante, svuota e rende anemica ogni avventura. Molte cose desideriamo e certo è nostro diritto desiderare un mondo migliore, una via di pace per tutti, l’orgoglio della nostra famiglia, il bene dei nostri compagni. Ma difficile sarebbe sognare un mondo di bene, se attendessimo il bene solo nelle cose materiali e nel loro possesso. Si può perfino rinunciare a tante di esse, esercitare povertà ed essere felici se rimane intatta nel cuore la certezza che da sole non danno valore e alla vita. È felice chi resta coerente comunque, malgrado le sconfitte. Non fa piacere perdere, soffrire per mancanza, ma ancora più doloroso sarebbe perdere per una vita senza valore. Correre il tempo per soddisfare lo stomaco è vitale per superare la fame, ma desiderio di diverso pane obbliga l’uomo a cercare anche quello che impasta in se stesso la bellezza del senso della vita.

 

G.Matino, Buongiorno Vita, pubblicato in Avvenire di oggi

Benedetto XVI. Discorso al Santuario del Cobre, Cuba. 27 marzo 2012

28 marzo 2012

Cari fratelli e sorelle!
Sono venuto come pellegrino fino alla casa dell’immagine benedetta di Nostra Signora della Carità, “la Mambisa”, come la invocate affettuosamente. La sua presenza in questo paese di El Cobre è un regalo del Cielo per i cubani.Desidero salutare cordialmente quanti sono qui presenti. Ricevete l’affetto del Papa e portatelo dappertutto, perché tutti sperimentino la consolazione e la fortezza nella fede. Fate sapere a quanti incontrate, vicini o lontani, che ho affidato alla Madre di Dio il futuro della vostra Patria, affinché avanzi nel cammino di rinnovamento e di speranza, per il maggior bene di tutti i cubani. Ho pregato la Vergine Santissima anche per le necessità di coloro che soffrono, di coloro che sono privi di libertà, lontani dalle persone care o vivono gravi momenti di difficoltà. Ho posto, allo stesso tempo, nel suo Cuore Immacolato i giovani, affinché siano autentici amici di Cristo e non cedano alle proposte che lasciano tristezza dietro di sè. Davanti a Maria della Carità, mi sono ricordato anche, in modo particolare, dei cubani discendenti di coloro che giunsero qui dall’Africa, come pure della vicina popolazione di Haiti, che soffre ancora delle conseguenze del ben conosciuto terremoto di due anni fa. E non ho dimenticato i molti contadini e le loro famiglie, che desiderano vivere intensamente nelle loro case il Vangelo, e offrono anche le loro case come centri di missione per la celebrazione dell’Eucaristia.Sull’esempio della Santissima Vergine, incoraggio tutti i figli di questa cara terra a continuare a fondare la vita sulla roccia salda che è Gesù Cristo, a lavorare per la giustizia, ad essere servitori della carità e perseveranti in mezzo alle prove. Che niente e nessuno vi sottragga la gioia interiore, così caratteristica dell’animo cubano. Che Dio vi benedica. Molte grazie.