Archive for giugno 2012

1 luglio 2012. Liturgia del giorno. Domenica della I settimana del salterio. Santi.

30 giugno 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere il post precedente.

 

Grado della Celebrazione: DOMENICA (XIII DEL T.O.)

Colore liturgico: VERDE

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura Sap 1,13-15; 2,23-24
Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo.
Salmo (Sal 29)
Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.
II Lettura 2Cor 8,7.9.13-15
La vostra abbondanza supplisca all’indigenza dei fratelli poveri.
Vangelo Mc 5,21-43
Fanciulla, io ti dico: Àlzati!

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/LodDom/13DOMpage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/Ves2Dom/13DOMpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/DomCPage.htm

 

SANTI DEL GIORNO

Oggi si fa memoria di sant’Aronne, fratello di Mosè, la cui vita viene narrata nei primi cinque libri della Sacra Scrittura (il Pentateuco) e in due brani nella Lettera agli Ebrei e nel libro del Siracide.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/60050

santa Ester

http://www.santiebeati.it/dettaglio/60100

san Teodorico di Mont d’Or, nel territorio della Neustria, in Francia, abate e discepolo del vescovo san Remigio

http://www.santiebeati.it/dettaglio/60200

san Justino Orona Madrigal e  san Atilano Cruz Alvarado, ?-1928,  martiri messicani uccisi durante la persecuzione nel territorio di Guadalajara

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90128

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Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Domenica 1 Luglio 2012) con commento comunitario

30 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 5,21-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Video: Speciale TG1, Sulle orme di Gesù

30 giugno 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c8b9799d
-3094-492d-875e-3368ae7b8a31.html

Non ho visionato il video, attenzione a vedere ogni cosa con uno sguardo di
fede.

Video: Speciale Tg1, Luciano Pavarotti

30 giugno 2012

Non ho visionato tale servizio.Attenzione a vedere tutto nella fede.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d3d0b5a8-
84ac-413f-bbd3-e17ad2c9d62f.html

I vizi capitali. La superbia

30 giugno 2012

La SUPERBIA, di R. Fisichella, pubblicato in Avvenire del 29.06.2012

Per quanto possa sforzarmi di tornare indietro con la memoria, il ricordo del termine “superbia” mi riporta sempre, a quando ero bambino e la mente fissò il nome di Tarquinio il Superbo. Tutto ruota intorno alla sua persona, di cui conosco ben poco, eppure la qualifica è quanto rimane in me del personaggio. Non saprei dire perché mi colpì così tanto da permanere come pensiero nella memoria. Forse, perché con lui si concludeva la lista dei re di Roma che eravamo obbligati, già in tenera età, a imparare a memoria come una filastrocca; forse, perché neppure sapevo cosa fosse la superbia, ma il termine rimbombante lo imponeva… saranno gli psichiatri a determinare il tutto. Ciò che posso dire è che parlando di superbia il nome del re Tarquinio è il primo che balza alla mente. Certo, non senza ragione i Romani gli affibbiarono l’appellativo se è vero, come attesta Tito Livio, che convocato il Senato ed entrato nella Curia si sedette sul seggio del re; questi accorso sul posto magna voce gli intimò: “Quid hoc, Tarquini, rei est? qua audacia me vivo vocare ausus es patres aut in sede considere mea?”.
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30 giugno 2012. Liturgia del giorno. Sabato della IV settimana del Salterio. Santi.

29 giugno 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere qualche post più sotto.

Grado della Celebrazione: FERIA

Colore liturgico: VERDE

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura Lam 2,2.10-14.18-19
Grida dal tuo cuore al Signore, gemi, figlia di Sion.
Salmo (Sal 73)
Non dimenticare, Signore, la vita dei tuoi poveri.
Vangelo Mt 8,5-17
Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe.


LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/04SABpage.htm

PRIMI VESPRI della DOMENICA

http://www.maranatha.it/Ore/ord/Ves1Dom/13SABpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/SabCPage.htm

 

SANTI DEL GIORNO

Le chiese ortodosse, all’indomani della festa dei santi Pietro e Paolo, celebrano la Sinassi dei 12 apostoli, in cui fanno memoria di tutti i più stretti compagni del Cristo, e ricordano la grande compassione di Gesù che, vedendo le folle sfinite e come pecore senza pastore, chiamò a sé i Dodici e li costituì annunciatori della buona novella con le opere e con le parole.
La memoria del collegio apostolico è dunque un’occasione per ricordare come la chiesa sia edificata sul fondamento degli apostoli: essi sono i testimoni del Risorto e i custodi della fede ecclesiale. Il popolo della nuova alleanza riconosce in loro e negli eredi del loro ministero i servitori dell’unità e della concordia nella comunità ecclesiale, attraverso il ministero della Parola e i carismi della saldezza e del discernimento.
Tutte queste funzioni, però, non sono che la conseguenza della vocazione primaria dell’apostolo: «stare con Gesù», vivere con lui e in lui. Solo così i depositari del ministero apostolico possono indirizzare gli uomini all’unica fonte della salvezza, il Cristo stesso che è l’Evangelo, la buona notizia della liberazione rivolta a ogni uomo.
Il fatto che il collegio apostolico sia ricordato anzitutto nel suo insieme dagli stessi evangelisti, ricorda alle chiese di ogni tempo che non vi può essere annuncio credibile della Parola della riconciliazione senza la testimonianza di una concordia che deve sussistere anzitutto tra coloro che sono investiti del ministero apostolico.

Gli apostoli non sono chiamati tanto a ripetere l’una o l’altra parola e insegnamento di Gesù, a imparare una dottrina, a portare ad altri un messaggio. La prima cosa per cui sono chiamati è per stare con lui. Gli apostoli devono vedere ciò che Gesù fa, vivere con lui, per poi portarlo e riprodurlo: devono riprodurre la sua presenza. La loro vita e la loro predicazione dev’essere un continuo parlare di lui: un segno, umanamente evidente, della sua presenza (Carlo Maria Martini, da Bibbia e vocazione).

Lo stesso giorno, la chiesa di Roma ricorda i suoi primi martiri, morti nel 64 dopo l’incendio della città ad opera di Nerone, gettati in gran numero in pasto alle belve o arsi vivi, secondo il racconto dello storico Tacito.
La memoria odierna, antichissima come quella degli apostoli Pietro e Paolo, fondatori della chiesa di Roma, fu collocata in questa data a partire dal 1923, e dal 1969 è stata inserita nel Calendario romano generale, anche per compensare la soppressione nello stesso di quasi tutte le memorie dei martiri romani presenti nel precedente calendario.
Essa ci ricorda come fin dagli inizi la chiesa, edificata sul fondamento degli apostoli e dei profeti, sia cresciuta soprattutto grazie alla testimonianza radicale dei martiri, i quali morivano benedicendo coloro che li mettevano a morte in odio alla loro fede.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Sabato 30 Giugno 2012) con commento comunitario

29 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,5–17)

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».

Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.

Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.

Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.

M.Veladiano, Parole (3)

29 giugno 2012

Non la dà più nessuno la parola. Nel dire e sdire che ci ha dannato la vita civile e personale, non si trova chi ci creda, alla nostra parola.
Ne diciamo una quantità, in ogni momento, e ne ascoltiamo. Ma son parole senza toni e sfumature. Voglio, non voglio, bello, brutto, compro, non compro, destra, sinistra, amico, nemico, italiano, straniero, noi, loro.
Lingua del mercato, del mercanteggiare, finché si può. Bulimia di parole, anoressia di pensiero. Le parole son sempre sopratono, cavalcano assertive la loro presunzione, schiera mercenaria che non sa quasi più chi servire, purché si tratti di apparire.
E se poi un giorno si vuole solo dire, ci tocca invece giurare, sul nome del padre o sulle testoline dei figli, e chissà se ricordiamo ancora quel che era vero davvero.
Eppure le parole, a saperle leggere e ascoltare, sanno custodire la verità del loro dire. Ci sono prodotti di bellezza. Istituti di
bellezza. Concorsi di bellezza. Ma quando si dice «è una bella persona», si intende qualcosa che somiglia ai «piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace», belli perché fanno bella la vita. Portando la pace.
Benedette parole che non tornano al cielo senza avere irrigato la terra.

pubblicato in Avvenire di oggi

Benedetto XVI, Omelia e Angelus del 29 giugno 2012

29 giugno 2012
PRIMA DELL’ANGELUS
Cari fratelli e sorelle,celebriamo con gioia la solennità liturgica dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, una festa che accompagna la storia bimillenaria del Popolo cristiano. Essi sono chiamati colonne della Chiesa nascente. Testimoni insigni della fede, hanno dilatato il Regno di Dio con i loro diversi doni e, sull’esempio del divino Maestro, hanno sigillato col sangue la loro predicazione evangelica. Il loro martirio è segno di unità della Chiesa, come dice sant’Agostino: «Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì» (Disc. 295, 8: PL 38, 1352).
Del sacrificio di Pietro sono segno eloquente la Basilica Vaticana e questa Piazza, così importanti per la cristianità. Anche del martirio di Paolo restano tracce significative nella nostra Città, specialmente la Basilica a lui dedicata sulla Via Ostiense.
Roma porta inscritti nella sua storia i segni della vita e della morte gloriosa dell’umile Pescatore di Galilea e dell’Apostolo delle genti, che giustamente si è scelti come Protettori. Facendo memoria della loro luminosa testimonianza, noi ricordiamo gli inizi venerandi della Chiesa che in Roma crede, prega ed annuncia Cristo Redentore.
Ma i Santi Pietro e Paolo brillano non solo nel cielo di Roma, ma nel cuore di tutti i credenti che, illuminati dal loro insegnamento e dal loro esempio, in ogni parte del mondo camminano sulla via della fede, della speranza e della carità.
In questo cammino di salvezza, la comunità cristiana, sostenuta dalla presenza dello Spirito del Dio vivo, si sente incoraggiata a proseguire forte e serena sulla strada della fedeltà a Cristo e dell’annuncio del suo Vangelo agli uomini di ogni tempo. In questo fecondo itinerario spirituale e missionario si colloca anche la consegna del Pallio agli Arcivescovi Metropoliti, che ho compiuto stamani in Basilica. Un rito sempre eloquente, che pone in risalto l’intima comunione dei Pastori con il Successore di Pietro e il profondo vincolo che ci lega alla tradizione apostolica. Si tratta di un duplice tesoro di santità, in cui si fondono insieme l’unità e la cattolicità della Chiesa: un tesoro prezioso da riscoprire e da vivere con rinnovato entusiasmo e costante impegno.
Cari pellegrini, qui giunti da ogni parte del mondo! In questo giorno di festa, preghiamo con le espressioni della Liturgia orientale: «Sia lode a Pietro e a Paolo, queste due grandi luci della Chiesa; essi brillano nel firmamento della fede». In questo clima, desidero rivolgere un particolare pensiero alla Delegazione del Patriarcato di Costantinopoli che, come ogni anno, è venuta per prender parte a queste nostre tradizionali celebrazioni. La Vergine Santa conduca tutti i credenti in Cristo al traguardo della piena unità!

 

OMELIA DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

Siamo riuniti attorno all’altare per celebrare solennemente i santi Apostoli Pietro e Paolo, principali Patroni della Chiesa di Roma.
Sono presenti, ed hanno appena ricevuto il Pallio, gli Arcivescovi Metropoliti nominati durante l’ultimo anno, ai quali va il mio speciale e affettuoso saluto. E’ presente anche, inviata da Sua Santità Bartolomeo I, una eminente Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, che accolgo con fraterna e cordiale riconoscenza.

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29 giugno 2012.Liturgia del giorno. Santi Pietro e Paolo Apostoli. Venerdì della IV settimana del salterio

29 giugno 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere qualche post più sotto.

Grado della Celebrazione: SOLENNITA’

Colore liturgico: Rosso

LETTURE DELLA MESSA DELLA VIGILIA

I Lettura At 3,1-10 Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina! Salmo (Sal 18) Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio. II Lettura Gal 1,11-20 Dio mi scelse fin dal seno di mia madre. Vangelo Gv 21,15-19 Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0629lodPage.htm

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura At 12,1-11 Ora so veramente che il Signore mi ha strappato dalla mano di Erode. Salmo (Sal 33) Il Signore mi ha liberato da ogni paura. II Lettura 2Tm 4,6-8.17-18 Ora mi resta soltanto la corona di giustizia. Vangelo Mt 16,13-19 Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0629vesPage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/DomCPage.htm

 

(Ambrogio Lorenzetti, XIV sec.)

Nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Roccalbegna si trova conservato un capolavoro di Ambrogio Lorenzetti, uno dei maggiori interpreti della pittura senese del XIV secolo, autore  della stupenda Maestà.

Si tratta di tre tavole collocate dietro l’altare maggiore, su un moderno dossale in pietra, parti superstiti di un grande polittico del 1340 circa, smembrato nel corso dei secoli e di cui si era persa notizia.

L’opera riflette pienamente lo stile dell’artista, allievo di Duccio di Boninsegna, caratterizzato dal sapiente uso dei fondi dorati della tradizione pittorica senese, associata a una spiccata vena narrativa. La tavola con San Pietro raffigura il santo, avvolto in un’elegante veste, con le chiavi del regno dei cieli e il pastorale; molto accurata è anche l’immagine di San Paolo, cui lo Spirito Santo, rappresentato dalla piccola colomba, suggerisce le parole che sta scrivendo.

La terza tavola raffigura La Madonna col Bambino, detta “delle ciliegie” per i frutti alludenti alla Passione che Gesù tiene in mano. La Madonna siede su un trono dal caratteristico stile gotico.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20375

SANTI DEL GIORNO

Le chiese d’oriente e d’occidente celebrano oggi la solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, nella data in cui, secondo un’antica tradizione, sarebbe avvenuto nel 64 il loro martirio a Roma. Pietro «nostro padre», come lo definisce la liturgia copta, era un pescatore originario di Betsaida di Galilea e fratello di Andrea, il quale lo presentò a Gesù. Testimone privilegiato della Trasfigurazione e del Getsemani, ricevette da Gesù il compito di riconfermare i fratelli dopo aver lui stesso conosciuto la misericordia di Dio nel perdono del suo rinnegamento. Egli che per rivelazione del Padre aveva confessato Gesù come il Cristo, il Figlio del Dio vivente, guidò la prima comunità nella testimonianza del Risorto, accolse i pagani nella chiesa e annunciò l’Evangelo fino a Roma, dove morì martire. Origene testimonia che morì come uno schiavo, crocifisso con la testa all’ingiù. Paolo, che dalla liturgia copta è chiamato «nostro maestro», era originario di Tarso, in Cilicia, ed era stato istruito nella fede ebraica secondo la tradizione dei farisei. Dopo aver riconosciuto in Gesù il Messia, egli divenne l’annunciatore dell’Evangelo alle genti e percorse le regioni dell’Asia Minore e della Grecia, affrontando pericoli e fatiche e portando in sé la sollecitudine per tutte le chiese. Cittadino romano, egli fu, secondo la tradizione, decapitato a Roma presso la via Ostiense. La festa di Pietro e Paolo apostoli era celebrata a Roma nella data del 29 giugno già attorno alla metà del IV secolo. (tratto da www.monasterodibose)

Al beato Pietro, il primo degli apostoli, l’ardente amante di Cristo, fu dato di ascoltare: «E io ti dico che tu sei Pietro». Egli infatti aveva detto: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Cristo a lui: «E io ti dico che tu sei Pietro, e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa». Sopra questa pietra edificherò la fede che tu confessi, sopra ciò che hai detto: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», edificherò la mia chiesa. Da pietra Pietro, non pietra da Pietro; così come cristiano da Cristo. Paolo invece viene da Saulo, come un agnello uscito da un lupo. Prima avversario, poi apostolo; prima persecutore, poi predicatore. Il Signore gli mostrò quelle cose che bisognava patisse per il suo Nome, lo sostenne nella passione e lo fece pervenire a questo giorno. Unico il giorno della passione per i due apostoli, ma essi erano del resto una cosa sola (Agostino, dal Discorso 295).

Video: Sulla via di Damasco, La speranza

29 giugno 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-acc00ba7-
1c09-4673-82f7-ed5da78e4fe0.html

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

Maria, piena di grazia, donaci il cuore divino e umano di Cristo,
affretta la vittoria del tuo cuore immacolato.

E se il Signore chiedesse anche a te

28 giugno 2012

 

Se il Signore chiedesse anche a te: <E tu, chi dici che io sia?>

rispondi con l’impeto dell’amore:

– Tu sei la Verità, la Sapienza, l’Amore per essenza…

– Tu sei l’Eterno, l’Infinito, l’Onnipotente Padre, Figliuolo e Spirito Santo…

– Cosa dice di te il mio intelletto? Ti credo !

– Cosa dice di te la mia volontà? Ti obbedisco!

– Cosa dice di te il mio cuore? Ti amo!

– E nelle oscurità della vita, cosa dico? Ti adoro!

– E nei dolori, cosa dico? Ti ringrazio e ti amo!

– E nelle tenebre, e nelle angustie, cosa dico? Confido in te, mio Dio!

Dolindo Ruotolo

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 29 Giugno 2012) con commento comunitario

28 giugno 2012

SANTI PIETRO E PAOLO, Apostoli

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-19)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

M. Veladiano, Parole (2)

28 giugno 2012
Alcune parole sono scritte con inchiostro simpatico e vogliono il fuoco per essere lette. Poi emergono e brillano e tocca a loro infiammare il nostro spirito. Bruciano e bruciano e ascoltare è come esser temprati di fiamme e poter far cenere delle bugie. Bisogna dirle queste parole, tutte e senza paura. Di esser reietti, rifiutati, derisi, insultati, non amati. Non amati. Come si può?
Esistenza che si assottiglia, chi sono, chi siamo? Che sicurezza di essere abbiamo? Forse c’è un dire che nostro non è ma è potente quanto il divino parlare, farsi parola non nostra, eco di quella ascoltata, davvero musica di altri mondi. Folate di un vento che ci sveglia e ci fa vorticare, in una fede che stordisce, ma meraviglia, parola che dice e non tace, verità dovute a chi non si vede. Cosa resta di noi se tre mari ci separano e il cielo fa da specchio alla sola nostra immagine? Ma a volte la parola è solo uno stradario. Di qua la farmacia, di la c’è casa mia, se vuoi venire mi fai compagnia, un poco parliamo, ancora la parola, un poco ci aiutiamo, un poco ci ricordiamo chi noi siamo. Parole piene di grazia, fuoco di grazia, e parole poi come acqua, in cui ritrovare tutti i colori della tempesta passata.
pubblicato in Avvenire di oggi

Due video: PFM, Il Pescatore / G. Allevi

28 giugno 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-0fe809f3-de32-4846-a295-402e40276d75.html

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-04dc5cb2-5101-4c06-96e1-e5f99f9c4204.html

I. Biffi. Ambrogio e Roma. Dov’è Pietro là è la Chiesa

28 giugno 2012

Ambrogio Lorenzetti, XIV sec., Chiesa san Pietro alle Scale, Siena

Nel 374, dopo la morte dell’ariano Aussenzio, il popolo di Milano – con l’approvazione dell’imperatore Valentiniano I – sceglieva come vescovo Ambrogio, da qualche anno governatore (consularis) della Liguria e dell’Aemilia, con l’incarico dell’amministrazione e dell’esercizio della giustizia. Se le opposte fazioni si erano accordate sul suo nome, significa che il governatore raccoglieva l’approvazione generale e aveva messo in pratica, lui per primo, quello che più tardi avrebbe affermato del bravo giudice, il quale “non agisce a capriccio o per interesse personale, non porta niente da casa sua già fissato, obbedisce alle leggi ed esamina le cause serenamente” (Expositio Psalmi CXVIII, 20, 37). Con l’elezione episcopale di Ambrogio si avverava sorprendentemente la singolare esortazione del prefetto Probo, quando da Sirmio lo aveva inviato a Milano: “Va’ e amministra non come un giudice, ma come un vescovo”.

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28 giugno 2012. Giovedì della XII settimana del tempo ordinario (anno pari), IV settimana del salterio. Liturgia e santi del giorno

27 giugno 2012

Grado della Celebrazione: Memoria (sant’Ireneo)

Colore liturgico: Rosso

LODI MATTUTINE

http://www.maranatha.it/Ore/santi/0628lodPage.htm

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura 2Re 24,8-17 Il re di Babilonia deportò Ioiachìn e tutti gli uomini di valore a Babilonia. Salmo (Sal 78) Salvaci, Signore, per la gloria del tuo nome. Vangelo Mt 7,21-29 La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.

(Dopo le 17:  Messa vespertina nella Vigilia dei SS. Pietro e Paolo.

LETTURE: At 3,1-10; Sal 18; Gal 1,11-20; Gv 21,15-19

Grado della Celebrazione: Solennità

Colore liturgico: Rosso

Salterio: Primi vespri della Solennità, Giovedì IV settimana).

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0629pvesPage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/SabCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

A Lione, attorno al 202, muore Ireneo, vescovo di quella città, padre della chiesa e forse martire durante la persecuzione di Settimio Severo, oggi ricordato dalle chiese cattolica, anglicana, luterana, maronita, siro-occidale e vetero-cattolica. Originario dell’Asia Minore, di famiglia pagana, Ireneo fu discepolo di Policarpo di Smirne, che gli trasmise ciò che a sua volta aveva appreso dagli apostoli. Nel 177 era presbitero nelle giovani chiese di Lione e di Vienne durante la persecuzione che colpì quelle comunità, e fu chiamato a succedere al vescovo Potino, morto martire in quell’anno. Come pastore Ireneo esercitò un’intensa attività missionaria tra le popolazioni della Gallia, correggendone le deviazioni dalla fede apostolica e rappacificando le chiese già allora segnate dalla divisione e dalle controversie. Partendo dalla Scrittura, letta nella sua totalità e unità e interpretata alla luce del canone di verità rappresentato dalla predicazione degli apostoli, Ireneo narrò con grande passione l’esperienza di fede della chiesa, che si tramanda di generazione in generazione come un deposito che ringiovanisce. Per Ireneo la fede cristiana è la fede in un Padre buono, che non ha abbandonato l’uomo, sua creatura, ma che ha continuato a parlargli e a prepararlo alla salvezza recata dall’incarnazione del Figlio. Ireneo testimoniò nei suoi scritti, che sono anche i primi esempi di teologia cristiana, la bontà delle realtà create e dell’uomo, immagine e somiglianza di Dio, chiamato a diventare la gloria di Dio sulla terra. Prima di morire, Ireneo si adoperò per riconciliare le chiese d’oriente e d’occidente, divise sulla data di celebrazione della Pasqua, dando un ulteriore segno della propria totale dedizione alla riconciliazione. La riconciliazione di ogni creatura, ricapitolata in Cristo, del resto, era per Ireneo il cuore del lieto annuncio cristiano.

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Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 28 Giugno 2012) con commento comunitario

27 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,21-29)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

Ancora sulla via del cuore in Cristo

27 giugno 2012

La maturazione sempre più profonda, armonica, della coscienza spirituale e psicofisica in Cristo (del cuore integrale in Cristo) porta a vedere ogni cosa in modo sempre rinnovato, persino la logica, etc.: tutto è molto più ricco, vivo, aderente al reale, alla vita reale, non riduttivo e astratto.La via del cuore è tendenzialmente più autentica e anche più semplice: si lascia più facilmente condurre dalla Luce donataci appunto nel cuore (Sal 86 (85), 11: “donami un cuore semplice, che tema il tuo nome”).Dunque, mi pare, parlare di fede e ragione, di cuore e ragione, di cuore e mente, è fuorviante perchè non esiste una ragione astratta ma una maturazione di tutto l’uomo in Cristo: bisogna, mi pare, difendere e cercare sempre più le vere vie della conoscenza, della vita e non un astratta ragione che, mi pare, è invece una delle principali cause, anche subliminali, del secolarismo, etc..

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

Maria, piena di grazia, donaci il cuore divino e umano di Cristo,
affretta la vittoria del tuo cuore immacolato.

Sotto, inizio di “Porta Fidei”:

LETTERA APOSTOLICA
IN FORMA DI MOTU PROPRIO

PORTA FIDEI

DEL SOMMO PONTEFICE
BENEDETTO XVI

CON LA QUALE SI INDICE L’ANNO DELLA FEDE

1. La “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. E’ possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma.

Ecco il link al testo integrale:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/motu_proprio/documents/
hf_ben-xvi_motu-proprio_20111011_porta-fidei_it.html

Trentanovesima catechesi di Benedetto XVI sulla preghiera

27 giugno 2012

Per vedere il video registrato della catechesi raggiunto il link passare con la freccetta su video e poi cliccare su web-tv; poi selezionare agenda, poi la data del mercoledì 27 giugno 2012, poi cliccare sull’iconcina on demand corrispondente all’udienza generale di oggi.La registrazione sarà visibile all’incirca dalle ore 12,30 dello stesso mercoledì 27 giugno 2012.Questo il link per la videoregistrazione:

http://www.radiovaticana.org/it1/index.asp

Sotto, il link al testo scritto della catechesi:

http://press.catholica.va/news_services/bulletin/news/29413.php?
index=29413&po_date=27.06.2012&lang=it#CATECHESI DEL SANTO
PADRE IN LINGUA ITALIANA

27 giugno 2012. Mercoledì della XII settimana del tempo ordinario (anno pari). Liturgia e santi del giorno

27 giugno 2012

(VERDE)

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura 2Re 22,8-13;23,1-3 Il re lesse alla presenza del popolo tutte le parole del libro dell’alleanza, trovato nel tempio del Signore e concluse l’alleanza davanti al Signore. Salmo (Sal 118) Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti. Vangelo Mt 7,15-20 Dai loro frutti li riconoscerete.

Mercoledì della IV settimana del salterio.S. Cirillo d’Alessandria, memoria facoltativa.

SANTI DEL GIORNO

Oggi si ricordano San Cirillo d’Alessandria, 370-444, vescovo di Alessandria d’Egitto tra il 385 e il 412, nipote di  Teofilo, del quale fu successore.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/27950

Il testo completo della catechesi di Benedetto XVI sul vescovo  Cirillo, da cui sotto la parte finale

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/
2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20071003_it.html

“……nella prima lettera al Vescovo Succenso: «Uno solo è il Figlio, uno solo il Signore Gesù Cristo, sia prima dell’incarnazione sia dopo l’incarnazione. Infatti non era un Figlio il Logos nato da Dio Padre, e un altro quello nato dalla santa Vergine; ma crediamo che proprio Colui che è prima dei tempi è nato anche secondo la carne da una donna». Questa affermazione, al di là del suo significato dottrinale, mostra che la fede in Gesù Logos nato dal Padre è anche ben radicata nella storia perché, come afferma san Cirillo, questo stesso Gesù è venuto nel tempo con la nascita da Maria, la Theotókos, e sarà, secondo la sua promessa, sempre con noi. E questo è importante: Dio è eterno, è nato da una donna e rimane con noi ogni giorno. In questa fiducia viviamo, in questa fiducia troviamo la strada della nostra vita”.

Affresco dal Monastero Decani, Kossovo

sant’Arialdo di Milano, dopo l’anno 1000, diacono e martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59700

san Ferdinando d’Aragona, 1030-1082, vescovo di Caiazzo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59825

san Maggiorino di Aqui, IV sec., martire. Un’antichissima tradizione vuole Maggiorino uno dei 65 vescovi ordinati dal papa San Silvestro I nella prima metà del IV secolo e da lui inviati, in seguito al celebre Editto di Costantino a reggere nuove Chiese nella cristianità, che finalmente entro i confini dell’Impero Romano poté essere esente da persecuzioni.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92383

san Adeoato di Napoli, ?-671, 33° vescovo di Napoli

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91867

san Walhero, nacque nella seconda metà del secolo XII. E’ belga della provincia vallone di Namur,  di cui ora è patrono. E’ un santo molto popolare e venerato in Belgio,  invocato per guarire dal mal di testa e contro le malattie del bestiame.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91111

M.Veladiano, Parole (1)

27 giugno 2012
Di parole si può morire. Non solo di maleparole che strangolano insieme l’anima e il cuore. E tante sono le parole del giudizio: da qui non vien niente di buono, ma come si fa? neanche le bestie. Al quadrato ignoranti, altrettanto di uomini che di animali. Ci sono anche le parole in eccesso. Affogare di altrui dilagare. Di chi non sa la potenza del proprio parlare e non sa il suo svanire in questo fiume che va, senza ombra di solennità. E tutto è uguale a tutto il resto, sconti, morti, calure e sventure. Altre parole volteggiano come poiane sui tavolieri, alte e indifferenti, un partir da lontano, insidia che pare indolente e non si sta sull’attenti, poi calano, uncinate, e non c’è trincea all’esser afferrati. Poi ci sono le parole al contrario. Specchiate bugie. Limpide imposture in cui si crede per arrivare al giorno dopo, e poi a quello dopo, e poi ancora e ancora. Che la libertà è un consegnarsi all’ombra del potente, in cambio di niente, un’occhiuta sicurezza, più crudele di un’imboscata. Che la bellezza è la mascherata di un’eterna deforme giovinezza, vita sacrificata a sognare un tempo che non ritorna. Che la vita è questo normale affanno di coincidenza stavolta presa, di incrociarsi senza incontrarsi, di vita già finita. «Il cuore degli stolti sta sulla loro bocca» (Sir 21, 26).
pubblicato in Avvenire di oggi

Video: Divo Barsotti

27 giugno 2012

http://gloria.tv/?media=298183

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

Maria, piena di grazia, donaci il cuore divino e umano di Cristo,
affretta la vittoria del tuo cuore immacolato.

Due video musicali: Vasco Rossi, Vivere / Caterina Caselli, Giorgio Gaber

26 giugno 2012

http://www.vascorossi.net/video/

raggiunto il link qui sopra, la canzone indicata
è una delle ultime scendendo nella pagina.

Bella canzone (di V.Rossi) sul vuoto che si può
vivere… ma c’è una vita meravigliosa, perchè
perdersela?

Sotto, Caselli e Gaber

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?refresh
_ce#day=2012-06-21&ch=1&v=131561&vd=2012-06-21&vc=1

I link a Rai replay sono attivi solo per alcuni giorni.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 27 Giugno 2012) con commento comunitario

26 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,15–20)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.
Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

26 giugno. Santi e memorie del giorno

26 giugno 2012

“A volte mi sembra di sentire qualcuno che mi dice: amare Dio al di sopra di tutte le cose è facile, ma amare il prossimo, amici e nemici…, questo è molto difficile! Ma se davvero tu amassi Dio ‘ex toto corde tuo, ex tota anima tua, et ex tota fortitudine tua’ (Dt 6,5), con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze, questo amore per il prossimo, che ti pare così difficile, sarebbe conseguenza del Grande Amore: e non ti sentiresti nemico di nessuno”.

Oggi si fa memoria di san Josemaria Escrivà de Balaguer, 1902-1975, fondatore dell’Opus Dei e della Società sacerdotale della Santa Croce

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59650

Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti alla canonizzazione

http://www.it.josemariaescriva.info/articolo/discorso-rivolto-da-giovanni-paolo-ii-ai-partecipanti-alla-canonizzazione-di-josemaria-escriva

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M. Veladiano, Speranze

26 giugno 2012
Che oggi van coltivate, non c’è dubbio alcuno. Ad aspettare che nascano da sole non c’è storia. È un assedio la paura. Le paure. Di perdere. Il lavoro, la casa nostra conquistata, chi lo avrebbe detto mai? E poi la salute, il mondo è malato, e gli affetti, il cuore è variabile. Di trovarsi nudi, senza le cose che ci nascondono. Noi soli, a dirci davvero quello in cui crediamo. Con i poveri non più là da guardare, lontani o vicini, ma loro. Poveri noi invece ora. E ci lamentiamo in coro del mondo intero. Colpa loro, colpa di tutti, a pensarci bene, di qualcuno, che non sa parlare, non sa di valere. Giù la testa, loro. Più sotto di loro, noi. Si può sperare. Non è un atto di volontà, è un ricordare, portare con sé l’altalena dei giorni passati, con il sole che è sorto dopo le notti più scure e oggi vedere che la lavanda è fiorita insieme alle margherite, anche se ci siamo dimenticati nel chiuso del nostro essere preoccupati, dimenticati di loro e un poco hanno patito. La vita intorno ci regala. Ci ricorda, ecco ancora il ricordare, l’alleanza del divino che ci accompagna, promessa. E quasi non occorre fare. Ci si può affidare, e non proprio un miracolo come quelli raccontati, ma un solletico come di risata, un camminare vedendo il mondo. Una speranza, appunto. Il nostro bene. Il nostro essere insieme.
pubblicato in Avvenire di oggi

Video musicale: Litanie dei santi

26 giugno 2012

http://it.gloria.tv/?media=278741

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

Maria, piena di grazia, donaci il cuore divino e umano di Cristo,
affretta la vittoria del tuo cuore immacolato.

Dieci virtù contro un’etica debole

26 giugno 2012

 Romano Guardini

Veracità.
Dire e fare la verità. Ma attenzione: una verità detta nel momento o nel modo sbagliato può perfino sconvolgere chi la ascolta.

Accettazione.
Capacità di assumere l’esistenza come essa è. Vuol dire: io sono d’accordo di esistere. Saper portare la propria croce.

Pazienza.
Amministrare la creazione di Dio coscienti della debolezza umana. La pazienza include la forza, per non ridursi a passività e abitudinarietà.

Giustizia.
Possibilità per l’uomo di conquistarsi il proprio posto nel mondo e compiere la propria opera. Non si realizza mai pienamente, la tentazione moderna è il “progresso”.

Rispetto.
Fuggire il piacere di lacerare i veli, di mettere a nudo. Pudore verso la vita degli altri. Tentazione: la libertà d’informazione.

Fedeltà.
Essere fermi nella responsabilità delle scelte fatte, a dispetto dei pericoli o delle perdite. La fedeltà ha in sé qualcosa dell’eternità.

Disinteresse.
Rinuncia a sé. Fare spazio a Dio. Come assenza di intenzioni è libertà e gioia della creazione e per l’opera in se stessa. Servire la causa.

Coraggio.
Non cercare la via più facile. Essere saldi nel pericolo, coscienti che nell’uomo c’è qualcosa che non può essere distrutto. Specchio: il coraggio di Dio nel creare l’uomo e di Cristo sulla Croce.

Comprensione.
Evitare di catalogare il proprio simile, lasciandogli la libertà di essere se stesso. Superare lo schema amico-nemico.

Cortesia.
Sensibilità per la forma, contro il realismo che si degrada a rozzezza. La cortesia ha bisogno di tempo, sa che la vita ama le cerimonie. Sapersi responsabili dell’altro.


 

Madonna di Medjugorje: Messaggio del 25 giugno 2012

26 giugno 2012

Messaggio a Marija:

“Cari figli! Con la grande speranza nel cuore anche oggi vi invito alla preghiera. Se pregate figlioli, voi siete con me, cercate la volontà di mio Figlio e la vivete. Siate aperti e vivete la preghiera; in ogni momento sia essa sapore e gioia della vostra anima. Io sono con voi e intercedo per tutti voi presso mio Figlio Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

La Chiesa non si è ancora pronunciata ufficialmente sui fatti di Medjugorje, anche se si può
forse pensare che li guarda con buona disposizione.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 26 Giugno 2012) con commento comunitario

25 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,6.12–14)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Pregare: Rilke, La Decima Elegia. Apollo 8, Genesi 1

25 giugno 2012

Che io, una volta fuggito da feroce visione, elevi canto di gloria e giubilo in accordo agli angeli. Che dai martelli del cuori chiaramente percossi Nessuno fallisca sulle fragili, incerte, lacerabili Corde. Che a me il volto inondato si faccia fulgente; che il pianto appena visibile sia in fiore. Oh notti, come a me sarete dilette, voi addolorate. Che io non v’accettai genuflesso, inconsolabili sorelle, nelle vostre sciolte chiome non mi smarrisca. Noi, dissipatori di dolori. Come noi prevediamo, nel triste durare, se essi forse finiscono. Ma essi sono certamente il nostro vero fogliame invernale, il nostro scuro sempreverde, uno delle epoche dell’anno segreto-, non solo tempo-, sono luoghi, posto, giaciglio, terra, dimora…..(da la decima Elegia, di Rainer Maria Rilke, 1922)

Il 24 dicembre 1968 l’equipaggio di Apollo 8 lesse in diretta  Gn 1, 1-10, orbitando attorno alla luna, come augurio “a tutti voi che siete buoni sulla terra”.

http://www.nasa.gov/multimedia/videogallery/index.html?media_id=41381691

Due brevi meditazioni, come spunti di riflessione, svolte (una prima di natale e una nel 2012) in occasione della celebrazione penitenziale con i ragazzi della cresima

25 giugno 2012

Ecco i testi delle meditazioni che ho scritto per queste occasioni:

Prima meditazione

Marco – Capitolo 2

[1]Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa [2]e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.

[3]Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. [4]Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. [5]Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».

[6]Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: [7]«Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?».

[8]Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? [9]Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? [10]Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, [11]ti ordino – disse al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». [12]Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!». (more…)

Concerto per l’Emilia

25 giugno 2012

Concerto di solidarietà, il cui incasso sarà devoluto alle popolazioni colpite dal sisma in Emilia

Stasera si potrà seguire in diretta su RAI 1 a partire dalle 21.20

Concerto Per L’Emilia la diretta da Bologna su Rai Uno

Video: A sua immagine, Visita ai giardini vaticani

25 giugno 2012

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2012-06-24&ch
=1&v=132288&vd=2012-06-24&vc=1

I link a Rai replay sono attivi solo per alcuni giorni.

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

http://www.youtube.com/watch?v=_s80Un2bSmk&feature=youtu.be

25 giugno. Santi del giorno

25 giugno 2012

Al tempo degli apostoli fu così grande la dedizione del popolo cristiano, che nessuno diceva sua la propria casa, nessuno rivendicava come propria qualche cosa, come afferma san Luca quando dice: «E nessuno diceva suo proprio qualcosa di ciò che possedeva, ma tutto era loro comune. Nessuno tra essi era nel bisogno». Beato dunque il popolo, che mentre ha molti ricchi in Cristo, non ha alcun bisognoso nel mondo e che, mentre pensa alle ricchezze eterne, allontana dai fratelli la povertà temporale (Massimo di Torino, dal Sermone 17)

In un anno imprecisato del IV secolo, è nato secondo la tradizione Massimo di Torino, pastore della chiesa torinese. Egli fu uno dei più noti predicatori dell’Evangelo dell’epoca patristica, e tutto ciò che sappiamo di lui ci è giunto attraverso il suo corpus di omelie ricostruito criticamente in epoca moderna. Fra le poche notizie biografiche certe vi è che Massimo non era originario di Torino, e che fu tuttavia presente in qualità di vescovo di quella città a un concilio tenutosi agli inizi del V secolo. Alle capacità oratorie, frutto di un’assidua lettura delle Scritture e della frequentazione dei grandi padri del suo tempo, Massimo univa una spiccata sensibilità liturgica, che gli permise di fornire interpretazioni acute e originali dei sacramenti e più in generale del culto cristiano. Egli dedicò la sua azione pastorale soprattutto a eliminare ogni forma di sincretismo e ogni residuo pagano nella prassi dei cristiani, nonché a diffondere nelle campagne il messaggio evangelico, in quel tempo ancora fortemente circoscritto al mondo cittadino. Massimo morì tra il 408 e il 423, ed è ricordato come il primo vescovo della chiesa torinese.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/33400

http://spazioinwind.libero.it/sanmassimo_decaita/testi/santi/San%20Massimo%20di%20Torino.html

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Due video: Nuova Compagnia di Canto Popolare, Live in Roma / Ornella Vanoni canta Tenco e Reitano

25 giugno 2012

http://www.nccp.it/multimedia.html: cliccare sul play del video.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-b790e734-5fa0-47a4-9791-e2bf594655f0.html

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 25 Giugno 2012) con commento comunitario

24 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,1–5)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Benedetto XVI. Angelus del 24 giugno 2012

24 giugno 2012
PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Oggi, 24 giugno, celebriamo la solennità della Nascita di San Giovanni Battista. Se si eccettua la Vergine Maria, il Battista è l’unico santo di cui la liturgia festeggia la nascita, e lo fa perché essa è strettamente connessa al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Fin dal grembo materno, infatti, Giovanni è il precursore di Gesù: il suo prodigioso concepimento è annunciato dall’Angelo a Maria come segno che «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37), sei mesi prima del grande prodigio che ci dà salvezza, l’unione di Dio con l’uomo per opera dello Spirito Santo. I quattro Vangeli danno grande risalto alla figura di Giovanni il Battista, quale profeta che conclude l’Antico Testamento e inaugura il Nuovo, indicando in Gesù di Nazaret il Messia, il Consacrato del Signore. In effetti, sarà lo stesso Gesù a parlare di Giovanni in questi termini: «Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, / davanti a te egli preparerà la via. In verità io vi dico: fra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Mt 11,10-11).
Il padre di Giovanni, Zaccaria – marito di Elisabetta, parente di Maria –, era sacerdote del culto dell’Antico Testamento. Egli non credette subito all’annuncio di una paternità ormai insperata, e per questo rimase muto fino al giorno della circoncisione del bambino, al quale lui e la moglie dettero il nome indicato da Dio, cioè Giovanni, che significa «il Signore fa grazia». Animato dallo Spirito Santo, Zaccaria così parlò della missione del figlio: «E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo / perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, / per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza / nella remissione dei suoi peccati» (Lc 1,76-77). Tutto questo si manifestò trent’anni dopo, quando Giovanni si mise a battezzare nel fiume Giordano, chiamando la gente a prepararsi, con quel gesto di penitenza, all’imminente venuta del Messia, che Dio gli aveva rivelato durante la sua permanenza nel deserto della Giudea. Per questo egli venne chiamato «Battista», cioè «Battezzatore» (cfr Mt 3,1-6). Quando un giorno, da Nazaret, venne Gesù stesso a farsi battezzare, Giovanni dapprima rifiutò, ma poi acconsentì, e vide lo Spirito Santo posarsi su Gesù e udì la voce del Padre celeste che lo proclamava suo Figlio (cfr Mt 3,13-17). Ma la missione del Battista non era ancora compiuta: poco tempo dopo, gli fu chiesto di precedere Gesù anche nella morte violenta: Giovanni fu decapitato nel carcere del re Erode, e così rese piena testimonianza all’Agnello di Dio, che per primo aveva riconosciuto e indicato pubblicamente.
Cari amici, la Vergine Maria aiutò l’anziana parente Elisabetta a portare a termine la gravidanza di Giovanni. Ella aiuti tutti a seguire Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio, che il Battista annunciò con grande umiltà e ardore profetico.

La parola è una grazia, Signore

24 giugno 2012

Michel Quoist

Ho preso la parola, Signore, e sono stizzito,
Sono stizzito perché mi sono agitato, speso, con il gesto e con la voce.
Ce l’ho messa tutta nelle mie frasi, nelle mie parole,
E temo di non aver dato l’essenziale.
Perché l’essenziale non è in mio potere, Signore, e le parole sono troppo strette per contenerlo.

Ho preso la parola, Signore, e son inquieto,
Ho paura di parlare, perché è grave;
Ho paura di parlare perché è grave;
E’ grave disturbare gli altri, farli uscire da loro, immobilizzarli sulla soglia di casa loro;
E’ grave trattenerli lunghi minuti, a mani tese, cuore teso, alla ricerca di un lume o di un po’ di coraggio per vivere e per agire.

Se io li rimandessi a mani vuote, Signore!

Eppure debbo parlare.
Mi hai donato la parola per alcuni anni, e debbo servirmene.
Son debitore della mia anima agli altri, e sulle mie labbra le parole attendono per trasportarla presso gli altri in lunghi convogli serrati.
Perché l’anima non saprebbe esprimersi se le fosse tolta la parola.
Non si sa nulla del bimbo racchiuso nella sua carne
E la famiglia tutta esulta quando, a sillabe, a parole, a frasi, la sua anima appare davanti alla nostra anima.
Ma la famiglia si raccoglie disperata al capezzale del morente, ascoltando religiosamente le ultime parole, che egli pronuncia.
Egli se ne va, chiudendosi nel silenzio, ed i parenti non conosceranno più la sua anima quando pietosamente ne avranno chiuso gli occhi e serrato le labbra.

La parola è una grazia, Signore, e non ho il diritto di tacere per orgoglio, viltà, negligenza o paura dello sforzo.
Gli altri hanno diritto alla mia parola, alla mia anima, perché ho un messaggio da trasmettere da parte Tua. E nessun altro che me, Signore, sarebbe in grado di dirlo loro.
Ho una frase da pronunciare, breve, forse, ma ripiena della mia vita.
Non mi posso sottrarre.
Ma le parole che lancio debbono essere parole vere.
Sarebbe abuso di fiducia captare l’attenzione altrui se sotto la scorza delle parole non dessi la verità dell’anima.
Le parole che spando debbono essere parole vive, ricche di quanto la mia anima unica ha colto del mistero del mondo e del mistero dell’uomo.
Le parole che dono debbono essere portatrici di Dio, perché le labbra, che mi hai donato, Signore, sono fatte per dire la mia anima, e la mia anima Ti conosce e ti tiene avvinto.

Perdonami, Signore, per aver parlato tanto male;
Perdonami per aver spesso parlato per non dir nulla;
Perdonami i giorni in cui ho prostituito le mie labbra
pronunciando parole vuote,
parole false,
parole vili,
parole in cui Tu non hai potuto infiltrarti.
Sorreggimi quando debbo prendere la parola in un’assemblea, intervenire in una discussione, conversare con un fratello.
Fa soprattutto, o Signore, che la mia parola sia un seme
E che quanti ricevono le mie parole possano sperare una bella messe.

24 giugno. Santi del giorno

24 giugno 2012

Annunciazione, concepimento, santificazione e nascita di Giovanni ci sono presentate in parallelo ad annunciazione, nascita, consacrazione di Gesù, e con questi dittici dei capitoli 1 e 2 del suo Evangelo, con questi eventi della preistoria di Giovanni e di Gesù, Luca ci mostra che anche nell’infanzia Giovanni è stato il precursore del Messia … Poi il silenzio dell’Evangelo su Giovanni come su Gesù: Giovanni vivrà nel deserto fino al giorno della sua manifestazione a Israele, Gesù vivrà soggetto a Maria e Giuseppe a Nazaret. Per entrambi è il nascondimento, la crescita, la preparazione alla missione, al dies ostensionis ad Israel (Enzo Bianchi, da Amici del Signore).

Le chiese d’oriente e d’occidente celebrano oggi la natività diGiovanni il Battista, profeta e precursore del Signore.
Figlio del sacerdote Zaccaria e di Elisabetta la sterile, Giovanni è frutto della promessa di Dio e annuncia i tempi messianici in cui la sterile diventa madre gioiosa di figli e la lingua dei muti si scioglie nella lode profetica. Con lui rivive la profezia e si fa più urgente il richiamo alla conversione rivolto da Dio al suo popolo.

Secondo la parola dell’angelo, Giovanni venne con lo spirito e la forza di Elia per preparare al Signore un popolo ben disposto. Egli visse nel deserto fino al giorno della sua manifestazione a Israele e lì, nella solitudine e nel silenzio, nell’ascesi e nella preghiera, si preparò alla sua missione.
Insieme a Gesù, il Battista è l’unico personaggio di cui il Nuovo Testamento narri la nascita, nascita particolarmente santa, ed è l’unico santo celebrato dalla chiesa antica con più feste durante l’anno.

Quando nel IV secolo la nascita di Gesù venne fissata nel solstizio d’inverno, quella di Giovanni venne posta nel solstizio d’estate per rispettare la lettera del racconto evangelico. La coincidenza con il solstizio d’estate e l’inizio dell’accorciarsi delle giornate è stata vista dai padri come una conferma delle parole di Giovanni e della sua testimonianza al Cristo: «Egli deve crescere e io invece diminuire».
Asceta vissuto nel deserto, Giovanni è diventato ben presto il modello del monachesimo nascente ed è sempre stato venerato con particolare amore dai monaci, che nell’ascesi, nel silenzio, nella preghiera e nell’assiduità alle Scritture cercano di predisporre ogni cosa per poter accogliere Dio nelle loro vite.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20300

Si fa memoria anche di San Romuoldo di Mechelen, 720-750

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91848

sant’Eros e fratelli, IV sec., in Armenia assieme a di Sant’Orenzio e fratelli

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91513

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91508

M. Veladiano, Mappe

24 giugno 2012

A volte sembra sicuro dal nascere quale sarà il nostro andare, per viottoli stretti stretti, già da soli disegnati perché il bisogno o la malattia o il nostro nome o anche la geografia, ci hanno costretti. La buona sorte sembra un fatto di zanzare, pozzi da scavare e qualche volta, o forse spesso, pazzi al potere. Ci sono anche strade immense, fin troppo piane e proprio per noi, ci assicurano, da altri accomodate. E anche loro non son facili da lasciare.
Capita
che non ci venga in mente che si possa fare.
E allora il nostro esistere inesemplare
ci dipinge
deferenti a un disegno, chissà come assimilato. Figli di chi quaggiù per ventura siamo, solo questo sembra che possiamo. Poi se il cielo vuole, c’è anche un vivere di grazie, ricevute in mille forme, da chi un pozzo l’ha scavato con noi o forse senza di noi, e insieme pane e libertà sono stati conquistati. E viene il tempo in cui non sembra vero di essere stato prigioniero e non aver voluto credere che una nuova strada c’era anche se davvero non la si vedeva, perché così capitava, e sempre capita se vogliamo, che la strada si disegna mentre andiamo, sotto i passi che facciamo e non c’è proprio se non ci proviamo.
Un far parte della vita che amiamo. Che amiamo.

 

pubblicato in Avvenire di oggi

Video: Speciale TG1 i diari di papa Giovanni XXIII

24 giugno 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-02e81ef4-
9539-4f14-9094-f576e0fa779e.html

Non ho visionato tale servizio.

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

http://www.youtube.com/watch?v=_s80Un2bSmk&feature=youtu.be

S. Agostino “Giovanni, La voce. Cristo, La Parola”

24 giugno 2012

Dai «Discorsi» di sant`Agostino, vescovo (Disc. 293, 3; Pl 1328-1329)
Giovanni è la voce. Del Signore invece si dice: «In principio era il Verbo» (Gv 1, 1). Giovanni è la voce che passa, Cristo è il Verbo eterno che era in principio. Se alla voce togli la parola, che cosa resta? […] Vediamo in proposito qual è il procedimento che si verifica nella sfera della comunicazione del pensiero. Quando penso ciò che devo dire, nel cuore fiorisce subito la parola. Volendo parlare a te, cerco in qual modo posso fare entrare in te quella parola, che si trova dentro di me. Le do suono e così, mediante la voce, parlo a te. Il suono della voce ti reca il contenuto intellettuale della parola e dopo averti rivelato il suo significato svanisce. Ma la parola recata a te dal suono è ormai nel tuo cuore, senza peraltro essersi allontanata dal mio. Non ti pare, dunque, che il suono stesso che è stato latore della parola ti dica: «Egli deve crescere e io invece diminuire»? (Gv 3, 30). Il suono della voce si è fatto sentire a servizio dell’intelligenza, e poi se n’è andato quasi dicendo: «Questa mia gioia si è compiuta» (Gv 3, 29). Teniamo ben salda la parola, non perdiamo la parola concepita nel cuore. Vuoi constatare come la voce passa e la divinità del Verbo resta? Dov’è ora il battesimo di Giovanni? Lo impartì e poi se ne andò. Ma il battesimo di Gesù continua ad essere amministrato. Tutti crediamo in Cristo, speriamo la salvezza in Cristo: questo volle significare la voce. E siccome è difficile distinguere la parola dalla voce, lo stesso Giovanni fu ritenuto il Cristo. La voce fu creduta la Parola; ma la voce si riconobbe tale per non recare danno alla Parola. Non sono io, disse, il Cristo, né Elia, né il profeta.


Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Domenica 24 Giugno 2012) con commento comunitario

23 giugno 2012

NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,57-66.80)

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Paul Claudel, da “Dialogo di Dio con l’uomo”

23 giugno 2012

“Vieni con me, dove io sono, in te stesso: ti darò la chiave dell’esistenza. Là dove sono io,-là eternamente è il segreto della tua origine. Invano ti dibatti, non ti difenderai eternamente contro la mia pace. Lo senti o no che io sono qui, il commensale che aspettavi? Il mio riposo è abbastanza per te? Che dice questo tuo povero cuore? Se tu non fossi mio figlio, io non sarei qui oggi. Quel Padre a cui il figlio prodigo getta le braccia attorno al collo. Per non preferirmi, bisognava che tu non mi avessi conosciuto. Come può morire colui che ho ammesso fino al mio essere? Dove sono le tue mani che non siano le mie? E i tuoi piedi che non siano confitti nella stessa croce? Dov’è il tuo ‘io’ che non mi ascolti? Noi siamo vicinissimi l’uno all’altro e ci diventa più difficile essere altrove. Come fare per separarmi da te, senza che tu mi strappi il cuore?”

23 giugno, Santi del giorno

23 giugno 2012

Oggi si ricorda san Giuseppe  Cafasso, 1811-1860

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59000

san Tommaso Garnet s.j. , 1575-1608, martire in Inghilterra

http://www.gesuiti.it/storia/24/25/134/listapersonaggi.asp

san Lanfranco Beccari, XII sec., vescovo di Pavia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59050

i Santi martiri di Nicomedia, uno dei quattro gruppi di martiri dell’Ellesponto caduti sotto l’impero di  Diocleziano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91326

M.Veladiano, Grattacieli

23 giugno 2012
Non è perché siano torri di Babele, arroganti verso Dio. Adesso che il cielo lo abbiamo toccato, e anche un bel po’ bucato, sappiamo che al suo trono non si arriva di là.
È che ci si allontana dalla terra.
E da lassù gli uomini son formiche, così si dice. Non c’è modo di riconoscere il vicino che passa e affacciarsi a commentare il mondo. In verità non si riconosce proprio nessuno. Tutti ugualmente nessuno, e nemmeno la voce si sente, la loro e la nostra. Certamente un gran rumore c’è, anche simile a un rombo come di vento che si abbatte gagliardo, un fragore talvolta. Ma niente Pentecoste. No.
Non c’è stare tutti insieme nello stesso luogo, non c’è esser vicini e sorprendersi del proprio capirsi.
È il nostro un costruire che non sa il bisogno che ha l’uomo di raccontarsi, sentire la terra bagnata di pioggia, l’odore immacolato della neve, correre intorno di bambini, adulti che parlano e intanto non perdono di vista.
Oggi i grattacieli poggiano su piloni alti di cemento. E sotto stanno le automobili, allineate e silenziose come giochi di soldati.
Non c’è strada per il cielo che non poggi sulla terra.
«Costruire significa collaborare con la terra, imprimere il segno
dell’uomo su un paesaggio che ne resterà modificato per sempre». 
Marguerite Yourcenar
pubblicato in Avvenire di oggi

Salmo 89(88) _ Inno e preghiera al Dio d’Israele

23 giugno 2012

Chi è come te, Signore, Dio degli eserciti?
Potente Signore, la tua fedeltà ti circonda.

Tu domini l’orgoglio del mare,
tu plachi le sue onde tempestose.

Tu hai ferito e calpestato Raab,
con braccio potente hai disperso i tuoi nemici.

Tuoi sono i cieli, tua è la terra,
tu hai fondato il mondo e quanto contiene;

il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati,
il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome.

Tu hai un braccio potente,
forte è la tua mano, alta la tua destra.

Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,
amore e fedeltà precedono il tuo volto.

Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;

esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia.

Perché tu sei lo splendore della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.

Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele.

 

Salmo 89(88), 9_19

Notte d’estate (con alcune correzioni “volanti”.Da: Piccolo magnificat)

23 giugno 2012

Lucciole come stelle nella notte verdescura dei monti
che si offusca, si perde, dentro ai cuori non trasparenti*.
Sì, quest’aria leggera e fresca come Dio chi la comprende
se non il cuore che cerca veramente, intensamente.
E che si perde e che non vede e che non sente
chi è perso nel suo amaro, greve, interesse,
chi non crede che sul monte il Signore provvede.
Stanotte, morendo al grigio peso che il male spande,
sento un canto, leggero come l’aria del monte,
fresco come l’alba che al girasole stanco viene.

* Qui non c’è giudizio ma la consapevolezza che il male, comunque, esiste.

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

http://www.youtube.com/watch?v=_s80Un2bSmk&feature=youtu.be