M.Veladiano, Parole (3)

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Non la dà più nessuno la parola. Nel dire e sdire che ci ha dannato la vita civile e personale, non si trova chi ci creda, alla nostra parola.
Ne diciamo una quantità, in ogni momento, e ne ascoltiamo. Ma son parole senza toni e sfumature. Voglio, non voglio, bello, brutto, compro, non compro, destra, sinistra, amico, nemico, italiano, straniero, noi, loro.
Lingua del mercato, del mercanteggiare, finché si può. Bulimia di parole, anoressia di pensiero. Le parole son sempre sopratono, cavalcano assertive la loro presunzione, schiera mercenaria che non sa quasi più chi servire, purché si tratti di apparire.
E se poi un giorno si vuole solo dire, ci tocca invece giurare, sul nome del padre o sulle testoline dei figli, e chissà se ricordiamo ancora quel che era vero davvero.
Eppure le parole, a saperle leggere e ascoltare, sanno custodire la verità del loro dire. Ci sono prodotti di bellezza. Istituti di
bellezza. Concorsi di bellezza. Ma quando si dice «è una bella persona», si intende qualcosa che somiglia ai «piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace», belli perché fanno bella la vita. Portando la pace.
Benedette parole che non tornano al cielo senza avere irrigato la terra.

pubblicato in Avvenire di oggi

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