Archive for giugno 2012

Alcune clips di Dalidà dal suo sito ufficiale

23 giugno 2012

http://www.dalida.com/fr.htm

raggiunto il link cliccare su chansons e poi su clips.

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Nascita di Giovanni Battista, Ein Karem

23 giugno 2012

Plik:Ein Karem BW 8.jpg

Un video su Ein Kareim, luogo in cui è nato Giovanni Battista

http://www.youtube.com/watch?v=mwqTSZ2N6TY&feature=related

File:Church of the Visitation IMG 0632.JPG

Chiesa delle Visitazione, Ein Karem, Israele

File:AinKarem13.JPG

In link un articolo di National Geografic sul ritrovamento in Bulgaria di ossa umane del I° sec d.c. che alcuni ritengono attribuibili al Battista.

http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2012/06/19/news/le_reliquie_di_san_giovanni_battista_trovate_in_bulgaria_-1100614/

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Sabato 23 Giugno 2012) con commento comunitario

22 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,24–34)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.
Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Antica festa di san Giovanni a Roma. 22-24 giugno a Piazza san Giovanni in Laterano

22 giugno 2012

http://www.anticafestadisangiovanni.org/

Domani sera  in programma il “Concerto per la città di Roma e i suoi Santi Patroni” del Coro e dell’Orchestra della Diocesi di Roma diretto da M. Frisina

http://www.marcofrisina.com/website/it/liturgie/details/183-concerto-roma.html

M. Veladiano, Giorni

22 giugno 2012
Non sappiamo ciò che ci sarà risparmiato né ciò che ci sarà dato. Solo a momenti sappiamo un poco quel che forse abbiamo. Un piccolo adesso, che così, senza passione, noi a volte dissipiamo. Per fretta, per distrazione o perché non ci crediamo. Un vivere esentati da quel che ci costruisce. E benedice. E intanto andiamo, un minuto adorare il nostro particolare, e spesso non sappiamo la nostra infelicità. Proviamo. C’è un giorno nuovo, la luce ce lo dice. Il sole può essere nascosto o può fare il ritroso, ma non si è congedato. Qualcuno è con noi, vicino, oppure siamo soli, ma di certo qualcuno incontreremo più tardi sulle scale, al lavoro e può darsi, anche sulla via del nostro male. Ma noi ci siamo, e ancora niente di questo nostro oggi è stato detto oppure dato. Possiamo ancora incominciare. A salutare, e con discrezione interrogare, quel che capita mi somiglia, è vita tua, mia, dell’umana comune nostra famiglia. Tranquilli campanelli di sveglia. In pausa invece di pranzare soli le spalle all’angolo che ci contiene, possiamo accompagnare, noi per primi, senza aspettare. Agire il nostro bene. Non perdere nulla di quel che ci viene incontro, e arrivare a sera senza avere le nostre vite tralasciato. E fare anche noi nuove tutte le cose, come ci è stato insegnato.
pubblicato in Avvenire di oggi

22 giugno. Santi del giorno

22 giugno 2012

In questo giorno, nel 1535, muore decapitato dopo essere stato rinchiuso nella torre di Londra John Fisher, professore all’università di Cambridge e vescovo di Rochester. Nato nel 1469, Fisher fu un umanista e un teologo molto apprezzato. Di lui Erasmo diceva: «Non c’è uomo più colto né vescovo più santo». Pastore in una delle più piccole e povere diocesi d’Inghilterra, Fisher amò e servì con ogni cura il piccolo gregge che gli era stato affidato. Sempre a Londra, due settimane dopo John Fisher, il 6 luglio 1535 sale sul patibolo sir Thomas More. Nato nella capitale inglese il 6 febbraio 1478, dopo gli studi di diritto e un periodo di discernimento di quattro anni trascorso in una certosa, Thomas si era avviato alla carriera politica, fino a diventare deputato nel 1504. Grande amico di Erasmo, che lo definì «modello per l’Europa cristiana», Thomas, un gradino dopo l’altro, era asceso fino alla carica di Gran cancelliere del sovrano d’Inghilterra. La fedeltà di More e Fisher al re trovò però un ostacolo nei passi intrapresi da quest’ultimo per divorziare e trasmettere i diritti di successione ai figli della seconda moglie, Anna Bolena. L’atto decisivo, tuttavia, al quale entrambi rifiutarono di sottomettersi e che pagarono con il martirio, è l’Atto di supremazia, nel quale il re veniva riconosciuto come capo supremo sulla terra della chiesa d’Inghilterra. Gli scritti dal carcere dei due martiri inglesi, soprattutto le lettere di Thomas More, sono tra le più alte testimonianze della spiritualità cristiana. Nutriti da un dialogo costante con il Signore nell’intimo della coscienza, More e Fisher mostrarono fino all’ultimo grande carità e misericordia verso i loro persecutori. La testimonianza estrema all’Evangelo resa da More e Fisher è ricordata anche dalla Chiesa d’Inghilterra, che ne celebra la memoria il 6 di luglio.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/27850

http://www.santiebeati.it/dettaglio/27900

Si ricorda anche san Paolino da Nola, 355-431. Una tradizione festeggia il ritorno dalla prigionia di san Paolino nella “Festa dei Gigli”, i fiori che, si tramanda, abbiano raccolto i nolani nelle campagne per quell’occasione. La processione si svolge portando ceri e fiori su strutture di 25 metri con base cubica di tre metri per lato, per un peso complessivo di oltre venticinque quintali. “Il giorno del cielo” è un documentario presentato al Sardinia International Ethnografic Film Festival, di cui metto in link un trailer http://vimeo.com/12760765

La catechesi di Benedetto XVI su Paolino da Nola

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/
documents/hf_ben-xvi_aud_20071212_it.html

http://www.santiebeati.it/dettaglio/27800

Si ricorda anche Sant’Albano, III sec., primo martire cristiano d’Inghilterra,
dove prestava servizio nell’esercito romano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/58975

e San Niceta, ?-485, vescovo di Remesiana in Dacia, nell’odierna Serbia, martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91152

Video: Sulle orme di Gesù in terra santa

22 giugno 2012

http://www.youtube.com/watch?v=6qDddcKuEJ8&feature=related

Non ho visionato tale video, attenzione dunque alla fede o meno con cui
è presentato.

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

http://www.youtube.com/watch?v=_s80Un2bSmk&feature=youtu.be

Salmo 132(131) _ Inno a Dio, fedele alle sue promesse

21 giugno 2012

Ricordati, Signore, di Davide,
di tutte le sue fatiche,

quando giurò al Signore,
al potente di Giacobbe fece voto:

“Non entrerò nella tenda in cui abito,
non mi stenderò sul letto del mio riposo,
non concederò sonno ai miei occhi
né riposo alle mie palpebre,

finché non avrò trovato un luogo per il Signore,
una dimora per il Potente di Giacobbe”.

Ecco, abbiamo saputo che era in Èfrata,
l’abbiamo trovata nei campi di Iaar.

Entriamo nella sua dimora,
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.

Sorgi, Signore, verso il luogo del tuo riposo,
tu e l’arca della tua potenza.

I tuoi sacerdoti si rivestano di giustizia
ed esultino i tuoi fedeli.

Salmo 132(131),1_9

 

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 22 Giugno 2012) con commento comunitario

21 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,19–23)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

P. Sequeri, La diversa convivialità

21 giugno 2012

La convivialità non è un fatto di massa. Devi fermare il tempo – il flusso, lo scorrimento e il tumulto – per aprire lo spazio della convivialità. Per la giusta prossimità, hai bisogno della giusta distanza. Di un certo raccoglimento, sia pure nel mezzo della confusione. Le distanze e l’accoglienza della tavola, insomma. Non è solo il fatto del prendere il cibo insieme, cucinarlo, offrirlo, dividerlo. Il fatto decisivo, è il simbolo originario e indistruttibile della prossimità affettiva e colloquiale dell’umano. Prossimità lietamente condivisa di tutte le cose intime e indifese dell’uomo, quelle che prendono l’anima per la gola. L’ “abboffata” è il contrario della convivialità. La convivialità è il luogo – materiale e spirituale – che viene spontaneamente cercato nel momento della vigilia e del ritorno dalle lunghe distanze e separazioni. Il più adatto per stemperarne le tumultuose emozioni, che rendono sproporzionatamente goffi e impacciati tutti gli altri tentativi di gesti o discorsi all’altezza dell’evento.

(more…)

Il sito vaticano dedicato all’Anno della Fede / Il logo dell’Anno della Fede

21 giugno 2012

http://www.annusfidei.va/content/novaevangelizatio/it.html

http://press.catholica.va/news_services/bulletin/news/29382.php?
index=29382&lang=it#LOGO DELL’ANNO DELLA FEDE

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

http://www.youtube.com/watch?v=_s80Un2bSmk&feature=youtu.be

M.Veladiano, Tracce

21 giugno 2012
Le cerchiamo. Ad esempio nelle combinazioni con cui ci incontriamo. Le chiamiamo coincidenze. Succede che ci tocca provocarle se proprio non ci arrivano schiette, ma alla fine un poco tutti ci crediamo. E se a qualcuno non sembra una cosa seria possiamo ricordare il caso che ci ha fatto trovare e forse all’inizio sfidare, lo scompiglio di un riparo arrivato senza avviso, una strada su cui la nostra vita si è finalmente distesa. Dopo tanto combattere e andare, abbiamo trovato un ricino sotto cui riparare. Il filo forse lo mettiamo noi, si può chiamarla immaginazione, desiderio che fa stormo dei ricordi e vediamo angeli dove altri solo il nero della notte. Ma può essere grazia, una fede data, ogni giorno ritrovata e qualche sera di nuovo perduta, poi allentata, nelle assenze di un nostro sparire, tracce che non sappiamo vedere e neppure lasciare, per qualche eccesso di dolore che ci mescola e offende. E pensiamo di essere soli. Poi di nuovo le ritroviamo, tracce di un bimbo che si è consegnato, prima non c’erano perché era portato, poi avanti a noi ha camminato leggero, gattoni, poi in piedi, e poi dodici lo hanno accompagnato, una folla in un punto, una folla, quante tracce hanno lasciato. Poi no. Alla fine Lui sì era solo. Ma sentiamo, siamo sicuri che è Lui che ci ha accompagnato.
pubblicato in Avvenire di oggi

Preghiera nel solstizio d’estate

21 giugno 2012
Mosaico di smalto vetroso cm 180x180, Bose 2012

GIANMARIA POTENZA, Il sole

℟. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison!

Perché tu, o Padre, benedica il lavoro della campagna, ci unisca nella gioia per il rendimento di grazie e ci renda responsabili delle creature a noi affidate. ℟.

Perché tu, o Padre, ci insegni il rispetto per ogni creatura, ci ispiri il tuo sguardo e i tuoi sentimenti e ci confermi nella solidarietà con tutto il cosmo. ℟.

Perché i giorni di riposo dalla fatica del lavoro ci aiutino a ritemprare le nostre forze e ci spingano a esercitarci nella comunione. ℟.

Signore, Dio dell’universo, oggi il sole brilla su di noi, alto più che mai, e ci fa entrare nella stagione dell’estate: guarda a tutte le piante che ci donano i loro frutti, alla terra coltivata dall’uomo, ai raccolti del grano da cui traiamo il nostro pane e ricevi la nostra lode e il nostro ringraziamento. Per Cristo nostro Signore.– Amen.

(dalla preghiera dei giorni, tratta da www.monasterodibose.it)

21 giugno, Santi del giorno.

21 giugno 2012

( G.F.Barbieri detto Guercino, La vocazione di S. Luigi Gonzaga, 1650, Metropolitan Museum, New York)

L’estate comincia, nel Calendario romano, con la memoria di Luigi Gonzaga, testimone morto all’età di ventitré anni mentre prestava servizio ai malati di peste per le vie di Roma. Luigi era nato nel 1568 a Castiglione delle Stiviere, presso Mantova, ed era il primogenito del marchese Ferrante Gonzaga, erede di una delle più note famiglie della nobiltà lombarda. Il padre aveva cercato in ogni maniera di favorirne una prestigiosa carriera militare e politica, mandandolo alla corte del granduca di Toscana e quindi del re di Spagna, di cui Ferrante Gonzaga era divenuto nel frattempo il principale consigliere. Ragazzo dal carattere austero e tormentato, Luigi trovò però la pace soltanto nell’adesione ferma e risoluta al cammino di povertà e di spoliazione tracciato da Cristo. A contatto con la corruzione e la spensieratezza degli ambienti mondani in cui era stato costretto a vivere, Luigi reagì con vigore, contestando nel nome dell’Evangelo e con metodi evangelici la società che lo circondava. Ricevuto il dono di un’intensa vita di preghiera, e desideroso di consacrarsi totalmente ai servizi più umilianti, egli decise a diciassette anni, malgrado l’opposizione durissima del padre, di entrare nella Compagnia di Gesù. Luigi rinunciò dunque ai titoli ereditari, e si recò a Roma presso il Collegio dei gesuiti per prepararsi ai voti e all’ordinazione presbiterale. Da quel momento sino alla morte, sopraggiunta dopo poco più di cinque anni, il giovane novizio dedicò tutto il tempo che i superiori gli concedevano al servizio dei malati, fino a consumarsi nell’amore per il prossimo, e a ritrovare il suo Signore, come egli stesso amava ripetere, nel più piccolo dei suoi fratelli bisognoso di sollievo.

http://www.gesuiti.it/storia/24/25/468/479/770/schedabase.asp

http://www.santuariosanluigi.it/san_luigi.html

Si ricordano anche Santa Demetria di Roma, martire, figlia dei martiri Flaviano e Dafrosa e sorella di Santa Bibiana durante l’impero di Giuliano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/58900

Santa Marzia, martire a Siracusa

http://www.santiebeati.it/dettaglio/58950

San Jose Isabel Flores Varela, 1866-1927, martire messicano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90122

San Giovanni Rigby, 1570-1600, martire durante il regno di Elisabetta I

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92075

Era tradizione, infine, ricordare San Lazzaro, patrono dei lebbrosi

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90469

Video: Speciale Tg1, Andrea Bocelli

21 giugno 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-070d35bd
-262f-4f34-b97a-7bd5191b8e2f.html

Non ho visionato tale servizio.Andrea Bocelli, per quanto ne so, è una persona
di sincera fede cattolica, spero dunque che non vi si trovino riflessioni non
concordanti con la fede.

Dalla Parola……………una parola: tentazione

20 giugno 2012

 

Come il buon soldato non ha paura di combattere, così il buon cristiano non deve aver paura della tentazione. Tutti i soldati sono bravi quando sono all’interno della loro guarnigione: è sul campo di battaglia che si nota la differenza tra i coraggiosi e i vili.

La più grande delle tentazioni è di non averne alcuna. Si potrebbe arrivare a dire che bisogna essere contenti di avere delle tentazioni: è il momento del raccolto spirituale, durante il quale facciamo provviste per il cielo. E’ come nel tempo della mietitura: ci si leva di buon mattino, ci si dà un gran daffare, ma non ci si lamenta, perché si raccoglie molto.

Il demonio tenta solamente le anime che vogliono uscire da una situazione di peccato e quelle che sono in stato di grazia. Le altre gli appartengono già: non ha alcun bisogno di tentarle.

Se fossimo profondamente compresi della santa presenza di Dio, sarebbe molto facile per noi resistere al nemico. Sarebbe sufficiente il pensiero “Dio ti vede!” per non peccare mai.

C’era una santa che, dopo esser stata tentata, si lamentava con il Signore dicendogli: «Dov’eri dunque, amatissimo Gesù, durante quella tremenda tempesta?». E il Signore: «Ero al centro del tuo cuore e mi rallegravo di vederti combattere».

Salmo 97(96) _ Inno a Dio Signore della gloria

20 giugno 2012
 

Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.

Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono.

Un fuoco cammina davanti a lui
e brucia tutt’intorno i suoi nemici.

Le sue folgori rischiarano il mondo:
vede e frema la terra.

I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.

Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria.

Si vergognino tutti gli adoratori di statue
e chi si vanta del nulla degli idoli.
A lui si prostrino tutti gli dei!

Salmo 97(96), 1_7

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 21 Giugno 2012) con commento comunitario

20 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,7–15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Trentottesima catechesi di Benedetto XVI sulla preghiera

20 giugno 2012

Per vedere il video registrato della catechesi raggiunto il link passare con la freccetta su video e poi cliccare su web-tv; poi selezionare agenda, poi la data del mercoledì 20 giugno 2012, poi cliccare sull’iconcina on demand corrispondente all’udienza generale di oggi.La registrazione sarà visibile all’incirca dalle ore 12,30 dello stesso mercoledì 20 giugno 2012.Questo il link per la videoregistrazione:

http://www.radiovaticana.org/it1/index.asp

Ecco un link al testo scritto della catehesi:

http://magisterobenedettoxvi.blogspot.it/2012/06/il-papa-se-di-per-se-e-normale-che.html

M.Veladiano, Vite

20 giugno 2012
Le vite son così. Piene belle e anche finite. Così finite che qualcuno nemmeno si accorge di cominciarla, la sua.
Un combattere ogni minuto. A testa bassa, senza chiedere e chiedersi, né guardare intorno, né sognare un giardino da visitare, in un giorno di festa.
Ci son vite che non hanno le feste.
E allora c’è chi dice che è un imbroglio. Non vale. Non vuole. Non vede non sente non parla. Non ride. Non fa volare i bambini. Non ci accompagna. Non li accompagna. Non ama. Non ama.
Certo, quasi mai son quelli giusti a chiamare la vita un male. Sono quelli che hanno case e bocche piene e anche giardini. A non saper vedere il loro bene.
E a dirlo in tanti e sempre, alla fine ci si crede, che la vita è una malattia fatale.
Poi arrivano da ogni parte, dall’acqua e dal deserto, a mescolarci, portano vite che vogliono esserci, nella nudità del loro bisogno, assolute come le nostre, ma loro lo sanno, e ci fanno la grazia di afferrarci sull’orrido del nostro precipitare, e ci fanno anche un po’ vergognare.
E con il loro piccolo dare quel che appena appena hanno potuto avere, solo a saperlo accettare, noi, ci restituiscono il pane quotidiano del nostro abitare, e anche il vino della festa e tante ceste di inattesi avanzi potremo raccogliere e ancora donare.
pubblicato in Avvenire di oggi

20 giugno, Santi del giorno. Calendario mariano, Madonna della Consolata

20 giugno 2012

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91938

Vergine Consolata, Sposa dello Spirito Santo,

Madre della Chiesa e dell’umanità,

hai concepito il Verbo di Dio fatto uomo:

tu sei per noi speranza e consolazione.

Sotto la Croce stai in silenzio,

e con fede accogli la volontà del Padre.

Aiutaci o Maria, a rimanere accanto

a chi lotta e soffre per la vita.

Ricolmaci del tuo materno amore,

rendici un cuor solo e un’anima sola,

per proclamare quanto è grande il Signore

e infinita la sua misericordia.

Vergine Consolata, Madre nostra,

accompagnaci nel cammino della vita

e per la tua premurosa intercessione

ottienici le grazie che ti domandiamo. Amen.

Imprimatur, 8 febbraio 2008

† Ennio Card. Antonelli

Arcivescovo di Firenze

 

(more…)

Sinodo dei Vescovi, Pubblicato l’Instrumentum laboris “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana” (19 giugno 2012)

19 giugno 2012

http://www.vatican.va/roman_curia/synod/index_it.htm

Molti begli spunti nell’instrumentum laboris ma ad una lettura veloce per prima cosa direi: non “pende”, mi è parso, dalle labbra di Maria, non si chiede ad es. come mai Maria a Fatima ha detto “Il mio cuore immacolato trionferà”, non pende dalle labbra del povero (ad es. suor Lucia), di cui Maria ama spesso servirsi.Dobbiamo, mi pare, cercare nella preghiera e con grande attenzione i profeti (il Signore manda spesso -o sempre ?- avanti i suoi profeti, qui si parla al massimo di profezia dei movimenti, che è bello ma anche sospetto, mi pare, di sociologismo, pragmatismo, etc.), dove sono, come si riconoscono (come si fa senza continua conversione totale e grande sete di luce integrale e grande attenzione?) e il primo e più grande profeta è di certo Maria…

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

http://www.youtube.com/watch?v=_s80Un2bSmk&feature=youtu.be

Salmo 31(30) _ Preghiera nella prova

19 giugno 2012

Quanto è grande la tua bontà, Signore!
La riservi per coloro che ti temono,
ne ricolmi chi in te si rifugia
davanti agli occhi di tutti.
Tu li nascondi al riparo del tuo volto,
lontano dagli intrighi degli uomini;
li metti al sicuro nella tua tenda,
lontano dalla rissa delle lingue.

Benedetto il Signore,
che ha fatto per me meraviglie di grazia
in una fortezza inaccessibile.
Io dicevo nel mio sgomento:
«Sono escluso dalla tua presenza».
Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera
quando a te gridavo aiuto.

Amate il Signore, voi tutti suoi santi;
il Signore protegge i suoi fedeli
e ripaga oltre misura l’orgoglioso.
Siate forti, riprendete coraggio,
o voi tutti che sperate nel Signore.

 

Salmo31(30), 20_25

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 20 Giugno 2012) con commento comunitario

19 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente, In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Lo scopo della tua vita

19 giugno 2012

 F. Pollien ( da “Cristianesimo vissuto”)

“Credi tu in Dio?” – “Che domanda! ” mi dirai.
Sì, certamente…. che domanda! e che gran domanda! E la ripeto: “Credi tu in Dio? ” – “Sì”, mi dici tu. – “Forse, ti dirò io”. – “Come, forse?”
Orsù, credi a me, ci sono due cose a cui bisogna essere assolutamente risoluti:
1° Non accontentarsi mai di parole;
2° Non mentire mai a se stesso.
Tu non potresti credere quanto noi viviamo nella vanità delle parole, e nella menzogna dei nostri interessi. Se sei deciso a non accontentarti mai della superficie d’una parola senza penetrare nel fondo della cosa, e a non lasciarti mai lusingare da un interesse qualunque, e a mandar giù ad ogni costo la verità, nella sua severa pienezza, nonostante le ripugnanze e le impossibilità, allora puoi comprendermi.
Dunque: “Credi in Dio?” – “Sì, certo, e l’amo”.
“Credi che esista?” – “Sì, e darei la mia vita per affermare la sua di fronte ai miscredenti”.
“Credi che egli tutto ha creato?” – “Sì, e adoro la sua potenza, ammiro la sua sapienza, e benedico la sua bontà”.
“Credi che è stato lui a creare anche te?” – “Sì, e il mio più grande desiderio è di attestargliene la mia riconoscenza”.
“Ma se t’ha creato, perché lo ha fatto?” – “Certamente per lui e per lui solo. Io so ch’essendo l’infinito, al di sopra di tutto, egli non può agire che per se stesso. Non potrebbe essere un operaio al servizio di qualcun altro”.
– “Credi dunque che sei fatto tutto per Dio?” – “Sì, tutto; è lui il mio unico fine, e sarà anche il mio eterno riposo. Con viva gioia a lui rivolgo le parole di Sant’Agostino: Ci hai fatto per te, o Dio, e il nostro cuore sarà instabile finché non riposerà in te. Questo io lo credo, ed amo quanto credo e di questo intendo vivere”.
Bene! tu credi in Dio, hai i germi della fede, ed è un gran tesoro. Adesso bisogna che tu venga a capo della tua fede. Avendo il principio, dovrai trarne le conclusioni. È necessario che tu mostri nelle opere la tua fede, perché sai che la fede senza le opere è morta. Coi germi della fede tu hai anche il desiderio sincero di vivere di essa. Senti il bisogno e sei fermo nella tua risoluzione d’esser un cristiano puro sangue: Dio sia benedetto! Adesso io desidero mettere il tuo sapere all’altezza del tuo volere. Poiché la buona volontà, che non è illuminata, corre rischio di sbagliare strada, e questa disgrazia è abbastanza comune.
Tu sei fatto per Dio, cioè, per la sua gloria; tu lo devi glorificare: ecco lo scopo della tua vita. Il perché della tua venuta in questo mondo, del tuo soggiorno quaggiù, della tua partenza e della tua eternità, consiste essenzialmente in queste parole. La vita è moto; essa s’agita, s’affanna, avanza, per giungere dove? Alla gloria di Dio; e se non giunge là, va a finire nella morte. Le azioni della vita sono molteplici quanto mai, ma il suo fine è uno: e se le azioni così molteplici non sono dirette a quell’unico fine, la vita si vuota.

Per i più piccoli….Un Padre misericordioso

19 giugno 2012

In link, un video a cartoni animati sul “Padre misericordioso”

http://www.youtube.com/watch?v=RjP1yh15NsY&feature=relmfu

TV2000, due video: Gesù nostro contemporaneo / Padre Pio

19 giugno 2012

http://www.tv2000.it/

I link ai due video si trovano nella homepage sopraindicata.

Non ho visionato questi due servizi.

Salmo 51(50) _ “Abbi pietà di me, Dio”

19 giugno 2012

Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.

Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.

Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell’intimo m’insegni la sapienza.

Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.
Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.

Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.

Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.
Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;
poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.

Nel tuo amore fa grazia a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.
Allora gradirai i sacrifici prescritti,
l’olocausto e l’intera oblazione,
allora immoleranno vittime sopra il tuo altare.

 

Salmo 51(50), 1_21

M.Veladiano, Mani

19 giugno 2012

Manipolare è spesso un grande male. Solo se a farlo sono le mani, è cosa buona e giusta. Ha a che vedere con «l’immagine e somiglianza»: perché il Signore, secondo autorevoli alcuni, ha manipolato polvere per farci «poco meno di un dio».
Anche imporre è un agire sospetto, ma se si impongono le mani, è più che benedizione.
Prendere per mano va bene sia nel gesto che per metafora. Dice che non siamo soli e non c’è niente di più divino.
Pure la Trinità si fa compagnia.
Poi le mani tengono archetti e dirigono orchestre, battono bonghi fra ginocchia strette e ancora le dita pizzicano corde, sfiorano tasti, leggere o decise, a Vienna nella Sala d’Oro a salutare l’anno nuovo che ancora abbiamo, o sotto un albero del pane, a percuotere tamtam in qualche dove nel sud Pacifico.
Guai alle mani che si levano per calare invece che per accarezzare, c’è un disegno in loro, date per mangiare, accudire, custodire, amare, giocare, salvare, tenere chi sta per arrivare oppure sta per partire.
I piedi vanno, la bocca sorride, il corpo ama, tutto in noi ha un suo esser vero da realizzare e un suo stupore da scoprire.
Perché poi le mani si battono anche, per allegria, perché si è bambini, per far volare i gabbiani e seguirli nel cielo. Alto loro andare insieme.

pubblicato di Avvenire di oggi

19 giugno. Santi del giorno

19 giugno 2012

Siedi nella tua cella come in paradiso; scaccia dalla memoria il mondo intero e gettalo dietro le spalle, vigila sui tuoi pensieri come il buon pescatore vigila sui pesci. Unica via, il salterio: non distaccartene mai. Se non puoi giungere a tutto, dato che sei qui pieno di fervore novizio, cerca di penetrarne il senso spirituale almeno in alcuni punti, e quando leggendo comincerai a distrarti non smettere, ma correggiti subito cercando il senso di quel che hai davanti.
Poniti anzitutto alla presenza di Dio con timore e tremore; annullati totalmente e siedi come un pulcino contento solo della grazia di Dio e incapace, se non è la madre stessa a donargli il nutrimento, di sentire il sapore del cibo nonché di procurarsene
 (Romualdo, dalla Vita dei cinque fratelli 32, di Bruno di Querfurt).

Oggi si ricorda la singolarissima vicenda umana e spirituale diRomualdo, animatore dell’eremitismo nell’Italia centrale e settentrionale all’alba del secondo millennio, è stata tramandata dalla Vita dei cinque fratelli del suo amico Bruno di Querfurt, ma soprattutto dalla Vita beati Romualdi scritta pochi anni dopo la morte di Romualdo da Pier Damiani.
Romualdo nacque a Ravenna verso la metà del X secolo, da una famiglia nobile. Dopo tre anni di vita benedettina abbandonò il monastero ravennate di Sant’Apollinare in Classe con il proposito di ritrovare la solitudine e il rigore del monachesimo egiziano testimoniato dalle Vite dei padri e dalle Collationes di Cassiano. Ispirandosi a questi testi, con alcuni compagni egli cercò di mettere in pratica i principi di un’ascesi più ordinata rispetto a quella dei solitari del suo tempo, basandola sul lavoro manuale, il totale distacco dal mondo, la stabilità nella cella, la familiarità con la Scrittura, le veglie e il digiuno.
Uomo di lacrime e di preghiera, Romualdo unì al rigore dell’insegnamento un’anima appassionata, capace di grande calore umano e di intenso affetto. Egli visse circa dieci anni nei pressi del monastero di San Michele di Cuxa, nei Pirenei, dando vita ad una colonia di eremiti. Tornato in Italia, Romualdo fu chiamato a riformare la vita monastica e a fondare numerosi eremi, incontrando incomprensioni e ostilità.
Delle sue numerose fondazioni sono sopravvissute fino a oggi con alterne vicende quelle di Camaldoli e di Fonte Avellana.
Romualdo morì nel silenzio e nella solitudine con Dio, cui aveva sempre anelato e che aveva inseguito attraverso mille peripezie, nel monastero di Val di Castro, il 19 giugno del 1027.

Il Martirologio Romano ricorda anche Bruno di Querfurt, monaco e compagno di Romualdo, di cui fu anche il primo biografo.
Bruno, nato nel 974 da una famiglia aristocratica della Sassonia, era legato fin da giovane da una profonda amicizia all’imperatore Ottone III.
Egli tuttavia, incontrato Romualdo, disattese le aspettative imperiali e si mostrò interessato unicamente all’esperienza eremitica che stava nascendo attorno al monaco ravennate.
Affidato da Romualdo a un maestro nella vita spirituale, Bruno, che nel frattempo aveva assunto il nuovo nome di Bonifacio, avvertì però una forte vocazione missionaria, e alla morte di Ottone III iniziò la sua opera di predicazione nella Germania orientale, per poi spingersi fino in Moravia, in Ungheria, in Russia e nei paesi baltici. Ovunque Bruno si adoperò per portare la pace e la riconciliazione fra i popoli.
La sua evangelizzazione fu condotta secondo criteri radicalmente evangelici: scalzo, povero, desideroso di martirio, Bruno troverà la morte a motivo della propria fede assieme a diciotto compagni il 9 marzo del 1009, dopo che la sua missione era stata legittimata attraverso la nomina ad «arcivescovo delle genti» da parte del papa di Roma.

(tratto da www.monasterodibose.it)

Si ricordano anche i santi Gervasio e Protasio, protomartiri del II sec.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/58350

san Nazario di Capodistria, vescovo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/57050

san Lamberto di Saragozza, martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/49650

Video: Speciale TG1, Fabrizio De Andrè

19 giugno 2012

Non ho visionato tale servizio.Fabrizio De Andrè nelle sue canzoni
sembra cercare l’amore di Dio anche con una critica al modo in cui talora
gli veniva presentato.Nelle sue parole talora si possono trovare elementi
anche positivi anche se lungo il cammino di avvicinamento a Dio si scopre
anche la Parola di Cristo sulla comunione nella Chiesa, pur con i limiti che
questa può avere.

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

http://www.youtube.com/watch?v=_s80Un2bSmk&feature=youtu.be

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7640fa16-
6517-49e0-ab00-4a3ab2d40a08.html

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 19 Giugno 2012) con commento comunitario

18 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,43–48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

18 giugno. Santi del giorno

18 giugno 2012

Oggi si fa memoria di san Calogero, 466-561, eremita in Sicilia. Calogero è venerato in Sicilia presso Sciacca, nel monastero di Fregalà presso Messina, e in altre città. L’unica cosa sicura su di lui è l’esistenza in Sicilia di un santo eremita, con poteri aumaturgici

http://www.santiebeati.it/dettaglio/58100

di San Gregorio Barbarigo, 1625-1697, vescovo a Padova. Nel 1656 viene incaricato da Alessandro VII di coordinare i soccorsi agli appestati dell’Urbe. Il Papa ha grande fiducia in questo 31enne sacerdote veneziano, conosciuto anni prima in Germania. Nel 1667 lo nomina vescovo di Bergamo, poi lo crea cardinale. Gregorio agisce secondo lo stile del suo modello: Carlo Borromeo. Passa poi a Padova dove dà grande slancio al seminario, puntando molto sul sapere teologico, biblico, ma anche delle lingue orientali. Si fa anche riformatore dei costumi del clero. «Mangia con la servitù e non lascia mai d’insegnare la dottrina cristiana, di fare missioni e assistenza a’ moribondi», narra un testimone. Muore nel 1697. Beato dal 1761 verrà proclamato santo da Giovanni XXIII nel 1960.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/58050

di Sant‘Alena da Forest, 620-640, giovane martire del Belgio

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90302

dei Santi  Simplicio e familiari, eremiti originari dell’Aquitania

http://www.santiebeati.it/dettaglio/58200

di Sant’Equizio diacono, che assieme a  San Palerio, vescovo, ricordato il 16 giugno, apparteneva alla diocesi di Telese

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91780

M. Veladiano, Orme

18 giugno 2012
Tornare indietro sulle orme di tutti i passi di chi abbiamo incrociato e cercare dove ci siamo abbandonati o persi e non poter ricordare perché. C’era un amore, e i figli erano bambini, questo mi raccontano orme piccole e leggere, che a intervalli spariscono. In braccio i piedini pattinano l’aria e non lasciano segni. Poi troviamo orme che si allontanano e lo abbiamo lasciato accadere e qualche volta ce ne siamo andati noi, per curiosità, per libertà, per necessità. Per incapacità. O forse è arrivata una bufera, ci ha dispersi e abbiamo pensato che fosse per sempre, e non ci siamo cercati. Bufera di dolori, di rancori, forse coltivati, per nasconderci la pena di non vedere il nostro bene, contrada stretta, con poche orme a far da guida. A volte la bufera è stata di altri amori. Una nuova strada, trovata oppure solo immaginata, e come potevamo sapere che presto i passi sarebbero stati un errare di qua e di là, e che paura, non saper tornare. Ma è bello nel pensiero di una sera chiara, dopo il giorno inquieto oppure abbagliato, con gli occhi cercare fin molto lontano le orme di quanti ci hanno dato, amato o anche appena sopportato. Ci hanno permesso di essere quel che siamo. E così più liberi andare verso tutto quel che ancora noi possiamo
pubblicato in Avvenire di ieri

Galleria Borghese

18 giugno 2012

http://www.galleriaborghese.it/borghese/it/default.htm

Salmo 5 _ Preghiera del mattino

17 giugno 2012

Io, invece, per il tuo grande amore,
entro nella tua casa;
mi prostro verso il tuo tempio santo
nel tuo timore.
Guidami, Signore, nella tua giustizia
a causa dei miei nemici;
spiana davanti a me la tua strada.
Non c’è sincerità sulla loro bocca,
è pieno di perfidia il loro cuore;
la loro gola è un sepolcro aperto,
la loro lingua seduce.
Condannali, o Dio,
soccombano alle loro trame,
per i tanti loro delitti disperdili,
perché a te si sono ribellati.
Gioiscano quanti in te si rifugiano,
esultino senza fine.
Proteggili, perché in te si allietino
quanti amano il tuo nome,
poiché tu benedici il giusto, Signore,
come scudo lo circondi di benevolenza.

Salmo 5, 8_12

 
 

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 18 Giugno 2012) con commento comunitario

17 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,38–42)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pòrgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Benedetto XVI, Angelus di domenica 17 giugno 2012

17 giugno 2012
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:
PRIMA DELL’ANGELUS
Cari fratelli e sorelle,

la liturgia odierna ci propone due brevi parabole di Gesù: quella del seme che cresce da solo e quella del granello di senape (cfr Mc 4,26–34).
Attraverso immagini tratte dal mondo dell’agricoltura, il Signore presenta il mistero della Parola e del Regno di Dio, e indica le ragioni della nostra speranza e del nostro impegno.
Nella prima parabola l’attenzione è posta sul dinamismo della semina: il seme che viene gettato nella terra, sia che il contadino dorma sia che vegli, germoglia e cresce da solo. L’uomo semina con la fiducia che il suo lavoro non sarà infecondo. Ciò che sostiene l’agricoltore nelle sue quotidiane fatiche è proprio la fiducia nella forza del seme e nella bontà del terreno. Questa parabola richiama il mistero della creazione e della redenzione, dell’opera feconda di Dio nella storia. E’ Lui il Signore del Regno, l’uomo è suo umile collaboratore, che contempla e gioisce dell’azione creatrice divina e ne attende con pazienza i frutti. Il raccolto finale ci fa pensare all’intervento conclusivo di Dio alla fine dei tempi, quando Egli realizzerà pienamente il suo Regno. Il tempo presente è tempo di semina, e la crescita del seme è assicurata dal Signore. Ogni cristiano, allora, sa bene di dover fare tutto quello che può, ma che il risultato finale dipende da Dio: questa consapevolezza lo sostiene nella fatica di ogni giorno, specialmente nelle situazioni difficili. A tale proposito scrive Sant’ Ignazio di Loyola: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio» (cfr Pedro de Ribadeneira, Vita di S. Ignazio di Loyola, Milano 1998).
Anche la seconda parabola utilizza l’immagine della semina. Qui, però, si tratta di un seme specifico, il granello di senape, considerato il più piccolo di tutti i semi. Pur così minuto, però, esso è pieno di vita, dal suo spezzarsi nasce un germoglio capace di rompere il terreno, di uscire alla luce del sole e di crescere fino a diventare «più grande di tutte le piante dell’orto» (cfr Mc 4,32): la debolezza è la forza del seme, lo spezzarsi è la sua potenza. E così è il Regno di Dio: una realtà umanamente piccola, composta da chi è povero nel cuore, da chi non confida nella propria forza, ma in quella dell’amore di Dio, da chi non è importante agli occhi del mondo; eppure proprio attraverso di loro irrompe la forza di Cristo e trasforma ciò che è apparentemente insignificante.
L’immagine del seme è particolarmente cara a Gesù, perché esprime bene il mistero del Regno di Dio. Nelle due parabole di oggi esso rappresenta una «crescita» e un «contrasto»: la crescita che avviene grazie a un dinamismo insito nel seme stesso e il contrasto che esiste tra la piccolezza del seme e la grandezza di ciò che produce.
Il messaggio è chiaro: il Regno di Dio, anche se esige la nostra collaborazione, è innanzitutto dono del Signore, grazia che precede l’uomo e le sue opere. La nostra piccola forza, apparentemente impotente dinanzi ai problemi del mondo, se immessa in quella di Dio non teme ostacoli, perché certa è la vittoria del Signore. È il miracolo dell’amore di Dio, che fa germogliare e fa crescere ogni seme di bene sparso sulla terra. E l’esperienza di questo miracolo d’amore ci fa essere ottimisti, nonostante le difficoltà, le sofferenze e il male che incontriamo. Il seme germoglia e cresce, perché lo fa crescere l’amore di Dio. La Vergine Maria, che ha accolto come «terra buona» il seme della divina Parola, rafforzi in noi questa fede e questa speranza.

Video Rai: intervista al card Bertone

17 giugno 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/ricerca.html?site=raitv&getfields
=*&filter=0&q=intervista+a+bertone

17 giugno. Santi del giorno

17 giugno 2012

Oggi si ricordano San Imerio di Amelia, vescovo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/57750

San Nicandro, a Silistra in Mesia, nell’odierna Bulgaria,  martire con san Marciano, entrambi soldati, durante la persecuzione di Diocleziano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/57800

http://www.santiebeati.it/dettaglio/57850

Sant’Ipazio, ?-446, abate in Bitinia nella comunità dei Rufiniani

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90622

Sant’Erveo, ?- 575,  abate ed eremita in Bretagna

http://www.santiebeati.it/dettaglio/57790

Santa Valeriana e compagni, II sec, martiri

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91828

San Ranieri di Pisa, 1181-1161

http://www.santiebeati.it/dettaglio/58000

IL POVERO E LA PERLA

16 giugno 2012

La perla di gran valore è nascosta profondamente

Come pescatore di perle, o anima mia, tuffati, 

tuffati nel profondo,Tuffati ancora più giù, e cerca!

Forse non troverai nulla la prima volta.

Come un pescatore di perle, o anima mia,

senza stancarti, persisti e persisti ancora,

Tuffati nel profondo, sempre più giù,

e cerca! Quelli che non sanno il segreto,

si burleranno di te, e tu ne sarai rattristato.

Ma non perdere coraggio, pescatore di perle, o anima mia!

La perla di gran valore è proprio là nascosta, nascosta proprio in fondo.

E’ la tua fede che ti aiuterà a trovare il tesoro. 

Ed è essa che permetterà che quello che era nascosto sia infine rivelato.

Tuffati nel profondo, tuffati ancora più giù, 

come un pescatore di perle, o anima mia, 

E cerca, cerca senza stancarti. – 

(Swami Paramananda) 

Storia di santità

16 giugno 2012

Ardeatino A S. Francesca Romana i funerali della mamma di 28 anni Rinvia le cure e muore per far nascere Francesco
Chiara ed Enrico. Storia di amore, famiglia e santità. Ha rinviato le cure per il cancro per far nascere il suo bambino.

Ha detto il più bel sì, pensando alla Madonna. E mercoledì Chiara, 28 anni, è «nata in Cielo». Ha lasciato il suo terzo bambino alle cure del papà ed è andata a fare la mamma ai due figli che la stavano aspettando. Questa non è una storia di dolore. Ma di amore, speranza, famiglia, e santità. Una storia che ha fatto il giro di tutta Italia rimbalzando su internet col ping pong di sito in sito. E stamattina alle 10.30 alla messa in Santa Francesca Romana all’Ardeatino, celebrata da Vito Amato, non ci saranno solo i ragazzi della generazione Wojtyla cresciuti a pane e Gmg come Chiara Corbella ed Enrico Petrillo. I due sposi trentenni romani dell’Aurelio, avvicinatisi alla parrocchia di Santa Francesca Romana, al Rinnovamento dello Spirito Santo, che dimostrano che l’amore è più dirompente della cronaca che ci sgomenta. Chiara ed Enrico sono una coppia normale. E molto credente. Si conoscono a Medjugorje. Si findanzano. E a settembre 2008 si sposano. Dopo pochi mesi Chiara, come desideravano, rimane subito incinta di Maria. I giovani incontrano subito la Croce. Ma con la gioia e il sorriso sereno della Provvidenza. L’ecografia infatti rivela che la bimba ha una malformazione cerebrale. I genitori decidono di farla nascere. Lei morirà subito dopo. Qualche mese dopo una seconda gravidanza. Ma il bimbo è senza gambe. Di nuovo la decisione di tenerlo anche quando si scopre al settimo mese che la malformazione è incompatibile con la vita. Nuova morte di un figlio appena nato. Finalmente la terza gravidanza, senza problemi. Finché al quinto mese alla mamma viene diagnosticata una brutta lesione alla lingua: è un carcinoma. Ma Chiara e Enrico decidono di proseguire la gravidanza e nasce Francesco. Dopo il parto le cure più invasive a Chiara, che alla fine non ce la fa e il 13 giugno muore. La storia raccontata su facebook da un amico fraterno della coppia, l’assessore a Famiglia, educazione e giovani di Roma Capitale, Gianluigi De Palo, è stata dirompente. Mercoledì a mezzogiorno il cuore di Chiara ha smesso di battere e combattere contro una malattia che non le ha lasciato scampo. Resta Enrico. Il suo amore per il piccolo Francesco. E le parole di Chiara, in un video su youtube («testimonianza di Enrico e Chiara») che in un giorno ha fatto registrare 500 condivisioni. A proposito delle prove della vita Chiara al microfono racconta: «Il Signore ha sempre qualcosa di diverso per noi. Non tutto va come noi pensiamo. Ma io ho pensato alla Madonna e al suo più bel sì».
da Il Tempo. it

Salmo 92(91) _ Inno di lode del giusto

16 giugno 2012

 Salmo. Canto. Per il giorno del sabato.
È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte,
sulle dieci corde e sull’arpa,
con arie sulla cetra.
Perché mi dai gioia, Signore, con le tue meraviglie,
esulto per l’opera delle tue mani.
Come sono grandi le tue opere, Signore,
quanto profondi i tuoi pensieri!
L’uomo insensato non li conosce
e lo stolto non li capisce:
se i malvagi spuntano come l’erba
e fioriscono tutti i malfattori,
è solo per la loro eterna rovina,
ma tu, o Signore, sei l’eccelso per sempre.
Ecco, i tuoi nemici, o Signore,
i tuoi nemici, ecco, periranno,
saranno dispersi tutti i malfattori.
Tu mi doni la forza di un bufalo,
mi hai cosparso di olio splendente.
I miei occhi disprezzeranno i miei nemici
e, contro quelli che mi assalgono,
i miei orecchi udranno sventure.
Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano;
piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio.
Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore,
mia roccia: in lui non c’è malvagità.

 

Salmo 92(91), 1_16

 

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Domenica 17 Giugno 2012) con commento comunitario

16 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,26-34)

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Nuova pagina web della Commissione Teologica Internazionale

16 giugno 2012

http://www.news.va/it/news/nuova-pagina-web-della-commissione-teologica-inter

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

http://www.youtube.com/watch?v=_s80Un2bSmk&feature=youtu.be

Video musicale: William Eddins dirige alcune opere di George Gershwin

16 giugno 2012

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?refresh_ce#day=2012-06-
15&ch=3&v=130542&vd=2012-06-15&vc=3

i link a rai replay sono attivi solo per alcuni giorni.

Video: Madre Teresa.La piccola di Dio

16 giugno 2012

Essere “nulla” (ma in realtà così lasciare che lui tiri fuori il vero noi stessi, senza
ripiegamenti, etc.) in Cristo, nel suo amore divino e umano, per affidarsi a lui
(“Fate quello che vi dirà”.Gv 2, 5), perchè Dio operi.
Un bel video, direi da vedere, anche se nelle agiografie (storie dei santi)
bisogna sempre porre attenzione  a frasi magari mal riportate ed eventualmente
senza una fede più profonda, serena ed equilibrata.Ad es. si parla nel filmato
anche dell’oscurità della fede che sperimentò madre Teresa, ma si può rischiare
di non comprenderne il senso: il santo, ordinariamente, vive in una felicità che,
in profondità, niente, nessuno, può togliergli; madre Teresa fu sottoposta ad una
prova speciale (l’abbandono di Dio, “Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato”),
come quella di Cristo, come le stimmate di Padre Pio, ad es., forse, per essere ancora
più vicina ai poveri abbandonati ed emarginati.Ecco il link (i link a
rai replay sono attivi solo per alcuni giorni):

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2012-06-15&ch
=3&v=130794&vd=2012-06-15&vc=3

Sabato 16 giugno 2012: Cuore immacolato della B.V. Maria / Rosario recitato da Benedetto XVI

16 giugno 2012

http://it.gloria.tv/?media=278791

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

http://www.youtube.com/watch?v=_s80Un2bSmk&feature=youtu.be

16 giugno. Santi del giorno

16 giugno 2012

Oggi si ricordano Sant’Aureliano, vescovo ad Arles nel VI sec.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/57550

San Quirico, piccolo martire durante le persecuzioni di Diocleziano ad Iconio, nell’attuale Turchia assieme alla madre Santa Giulitta. Sono ricordati anche dalle chiese assira, copta, siriaca e ortodossa.

http://www.tradizione.oodegr.com/tradizione_index/vitesanti/quirico.htm

http://www.santiebeati.it/dettaglio/57400

http://www.santiebeati.it/dettaglio/57450

Fitxer:QuricusJulietIconLife.jpg

(Icona russa, Santi Quirico e Giulitta, 1600)

San Ceccardo, IX sec., vescovo di Luni e martire durante le invasioni normanne di re Hastings che, secondo un’antica leggenda avrebbe confuso Luni con Roma

http://www.santiebeati.it/dettaglio/57500

i Santi Ferreolo e Ferruccio, ?-211, martiri in Gallia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/57700

Oggi si ricorda anche la morte nel 1361  a Strasburgo, dov’era nato agli inizi del secolo,di Johannes Tauler, frate domenicano e testimone fra i più amati nel medioevo occidentale. Di famiglia benestante, Johannes era entrato nel convento domenicano di Strasburgo non ancora quindicenne, e vi aveva ricevuto una tradizionale educazione scientifica, teologica e spirituale. Ma la vera spinta a ripensare in profondità la sua fede gli venne dal fatto di vivere un tempo di grandi conflitti e contraddizioni all’Evangelo, anche in seno al suo Ordine, che avevano provocato a più riprese gli interventi diretti del capitolo generale dei Predicatori. Per rispondere alla decadenza nella vita spirituale dei religiosi e del popolo cristiano, Tauler diede vita ai cosiddetti «amici di Dio», ossia a gruppi di cristiani impegnati a vivere una vita di fede maggiormente fondata sull’ascolto dell’Evangelo e sulla preghiera personale. In anni di intenso apostolato in seno ai conventi domenicani dell’Alsazia e presso i beghinaggi della regione, Tauler insegnò un modo di vivere l’esperienza dell’incontro con Dio ispirato alla visione teologica dei padri della chiesa e nel contempo alla mistica di Meister Eckhart. Egli formò così intere generazioni di credenti a una spiritualità capace di sostenere un impegno concreto e coerente con l’Evangelo nella vita di tutti i giorni. Alla sua morte, Tauler lasciò una collezione di Sermoni che rimangono fra le espressioni più sobrie ed evangeliche della letteratura mistica medievale.

L’autentica preghiera è una vera ascensione in Dio, che eleva completamente lo spirito, cosicché Dio può in verità entrare nel fondo più puro, più intimo, più nobile, più interiore, dove solo c’è vera unità, riguardo al quale Agostino dice che l’anima ha in sé un abisso nascosto che non ha nulla a che fare con il tempo e con tutto questo mondo. In questo nobile, delizioso abisso, in questo regno celeste, là s’immerge la dolcezza, è là eternamente il suo posto, e là l’uomo diventa tanto silenzioso, essenziale e assennato, e sempre più distaccato, più interiorizzato e più elevato in una maggior purità e passività, e sempre più abbandonato in ogni cosa, perché Dio stesso è venuto di presenza in questo nobile regno, e vi opera, vi dimora e vi regna. Allora l’uomo acquista una vita tutta divina, e lo spirito si fonde qui completamente, s’infiamma in ogni cosa ed è attirato nel fuoco ardente della carità che è essenzialmente per natura Dio stesso. Da tale stato, gli uomini ridiscendono poi a tutte le necessità del santo popolo cristiano, si volgono con una preghiera e un desiderio santi verso tutto ciò per cui Dio vuole essere pregato, e a vantaggio dei loro amici, vanno ai peccatori e si adoperano in tutta carità a trovare rimedio per i bisogni di ciascun uomo (Tauler, Sermoni 24,7).

(tratto da www.monasterodibose.it)

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15 giugno 2012

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