Archive for giugno 2012

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 26 Giugno 2012) con commento comunitario

25 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,6.12–14)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

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Pregare: Rilke, La Decima Elegia. Apollo 8, Genesi 1

25 giugno 2012

Che io, una volta fuggito da feroce visione, elevi canto di gloria e giubilo in accordo agli angeli. Che dai martelli del cuori chiaramente percossi Nessuno fallisca sulle fragili, incerte, lacerabili Corde. Che a me il volto inondato si faccia fulgente; che il pianto appena visibile sia in fiore. Oh notti, come a me sarete dilette, voi addolorate. Che io non v’accettai genuflesso, inconsolabili sorelle, nelle vostre sciolte chiome non mi smarrisca. Noi, dissipatori di dolori. Come noi prevediamo, nel triste durare, se essi forse finiscono. Ma essi sono certamente il nostro vero fogliame invernale, il nostro scuro sempreverde, uno delle epoche dell’anno segreto-, non solo tempo-, sono luoghi, posto, giaciglio, terra, dimora…..(da la decima Elegia, di Rainer Maria Rilke, 1922)

Il 24 dicembre 1968 l’equipaggio di Apollo 8 lesse in diretta  Gn 1, 1-10, orbitando attorno alla luna, come augurio “a tutti voi che siete buoni sulla terra”.

http://www.nasa.gov/multimedia/videogallery/index.html?media_id=41381691

Due brevi meditazioni, come spunti di riflessione, svolte (una prima di natale e una nel 2012) in occasione della celebrazione penitenziale con i ragazzi della cresima

25 giugno 2012

Ecco i testi delle meditazioni che ho scritto per queste occasioni:

Prima meditazione

Marco – Capitolo 2

[1]Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa [2]e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.

[3]Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. [4]Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. [5]Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».

[6]Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: [7]«Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?».

[8]Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? [9]Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? [10]Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, [11]ti ordino – disse al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». [12]Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!». (more…)

Concerto per l’Emilia

25 giugno 2012

Concerto di solidarietà, il cui incasso sarà devoluto alle popolazioni colpite dal sisma in Emilia

Stasera si potrà seguire in diretta su RAI 1 a partire dalle 21.20

Concerto Per L’Emilia la diretta da Bologna su Rai Uno

Video: A sua immagine, Visita ai giardini vaticani

25 giugno 2012

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2012-06-24&ch
=1&v=132288&vd=2012-06-24&vc=1

I link a Rai replay sono attivi solo per alcuni giorni.

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

http://www.youtube.com/watch?v=_s80Un2bSmk&feature=youtu.be

25 giugno. Santi del giorno

25 giugno 2012

Al tempo degli apostoli fu così grande la dedizione del popolo cristiano, che nessuno diceva sua la propria casa, nessuno rivendicava come propria qualche cosa, come afferma san Luca quando dice: «E nessuno diceva suo proprio qualcosa di ciò che possedeva, ma tutto era loro comune. Nessuno tra essi era nel bisogno». Beato dunque il popolo, che mentre ha molti ricchi in Cristo, non ha alcun bisognoso nel mondo e che, mentre pensa alle ricchezze eterne, allontana dai fratelli la povertà temporale (Massimo di Torino, dal Sermone 17)

In un anno imprecisato del IV secolo, è nato secondo la tradizione Massimo di Torino, pastore della chiesa torinese. Egli fu uno dei più noti predicatori dell’Evangelo dell’epoca patristica, e tutto ciò che sappiamo di lui ci è giunto attraverso il suo corpus di omelie ricostruito criticamente in epoca moderna. Fra le poche notizie biografiche certe vi è che Massimo non era originario di Torino, e che fu tuttavia presente in qualità di vescovo di quella città a un concilio tenutosi agli inizi del V secolo. Alle capacità oratorie, frutto di un’assidua lettura delle Scritture e della frequentazione dei grandi padri del suo tempo, Massimo univa una spiccata sensibilità liturgica, che gli permise di fornire interpretazioni acute e originali dei sacramenti e più in generale del culto cristiano. Egli dedicò la sua azione pastorale soprattutto a eliminare ogni forma di sincretismo e ogni residuo pagano nella prassi dei cristiani, nonché a diffondere nelle campagne il messaggio evangelico, in quel tempo ancora fortemente circoscritto al mondo cittadino. Massimo morì tra il 408 e il 423, ed è ricordato come il primo vescovo della chiesa torinese.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/33400

http://spazioinwind.libero.it/sanmassimo_decaita/testi/santi/San%20Massimo%20di%20Torino.html

(more…)

Due video: Nuova Compagnia di Canto Popolare, Live in Roma / Ornella Vanoni canta Tenco e Reitano

25 giugno 2012

http://www.nccp.it/multimedia.html: cliccare sul play del video.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-b790e734-5fa0-47a4-9791-e2bf594655f0.html

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 25 Giugno 2012) con commento comunitario

24 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,1–5)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Benedetto XVI. Angelus del 24 giugno 2012

24 giugno 2012
PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Oggi, 24 giugno, celebriamo la solennità della Nascita di San Giovanni Battista. Se si eccettua la Vergine Maria, il Battista è l’unico santo di cui la liturgia festeggia la nascita, e lo fa perché essa è strettamente connessa al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Fin dal grembo materno, infatti, Giovanni è il precursore di Gesù: il suo prodigioso concepimento è annunciato dall’Angelo a Maria come segno che «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37), sei mesi prima del grande prodigio che ci dà salvezza, l’unione di Dio con l’uomo per opera dello Spirito Santo. I quattro Vangeli danno grande risalto alla figura di Giovanni il Battista, quale profeta che conclude l’Antico Testamento e inaugura il Nuovo, indicando in Gesù di Nazaret il Messia, il Consacrato del Signore. In effetti, sarà lo stesso Gesù a parlare di Giovanni in questi termini: «Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, / davanti a te egli preparerà la via. In verità io vi dico: fra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Mt 11,10-11).
Il padre di Giovanni, Zaccaria – marito di Elisabetta, parente di Maria –, era sacerdote del culto dell’Antico Testamento. Egli non credette subito all’annuncio di una paternità ormai insperata, e per questo rimase muto fino al giorno della circoncisione del bambino, al quale lui e la moglie dettero il nome indicato da Dio, cioè Giovanni, che significa «il Signore fa grazia». Animato dallo Spirito Santo, Zaccaria così parlò della missione del figlio: «E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo / perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, / per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza / nella remissione dei suoi peccati» (Lc 1,76-77). Tutto questo si manifestò trent’anni dopo, quando Giovanni si mise a battezzare nel fiume Giordano, chiamando la gente a prepararsi, con quel gesto di penitenza, all’imminente venuta del Messia, che Dio gli aveva rivelato durante la sua permanenza nel deserto della Giudea. Per questo egli venne chiamato «Battista», cioè «Battezzatore» (cfr Mt 3,1-6). Quando un giorno, da Nazaret, venne Gesù stesso a farsi battezzare, Giovanni dapprima rifiutò, ma poi acconsentì, e vide lo Spirito Santo posarsi su Gesù e udì la voce del Padre celeste che lo proclamava suo Figlio (cfr Mt 3,13-17). Ma la missione del Battista non era ancora compiuta: poco tempo dopo, gli fu chiesto di precedere Gesù anche nella morte violenta: Giovanni fu decapitato nel carcere del re Erode, e così rese piena testimonianza all’Agnello di Dio, che per primo aveva riconosciuto e indicato pubblicamente.
Cari amici, la Vergine Maria aiutò l’anziana parente Elisabetta a portare a termine la gravidanza di Giovanni. Ella aiuti tutti a seguire Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio, che il Battista annunciò con grande umiltà e ardore profetico.

La parola è una grazia, Signore

24 giugno 2012

Michel Quoist

Ho preso la parola, Signore, e sono stizzito,
Sono stizzito perché mi sono agitato, speso, con il gesto e con la voce.
Ce l’ho messa tutta nelle mie frasi, nelle mie parole,
E temo di non aver dato l’essenziale.
Perché l’essenziale non è in mio potere, Signore, e le parole sono troppo strette per contenerlo.

Ho preso la parola, Signore, e son inquieto,
Ho paura di parlare, perché è grave;
Ho paura di parlare perché è grave;
E’ grave disturbare gli altri, farli uscire da loro, immobilizzarli sulla soglia di casa loro;
E’ grave trattenerli lunghi minuti, a mani tese, cuore teso, alla ricerca di un lume o di un po’ di coraggio per vivere e per agire.

Se io li rimandessi a mani vuote, Signore!

Eppure debbo parlare.
Mi hai donato la parola per alcuni anni, e debbo servirmene.
Son debitore della mia anima agli altri, e sulle mie labbra le parole attendono per trasportarla presso gli altri in lunghi convogli serrati.
Perché l’anima non saprebbe esprimersi se le fosse tolta la parola.
Non si sa nulla del bimbo racchiuso nella sua carne
E la famiglia tutta esulta quando, a sillabe, a parole, a frasi, la sua anima appare davanti alla nostra anima.
Ma la famiglia si raccoglie disperata al capezzale del morente, ascoltando religiosamente le ultime parole, che egli pronuncia.
Egli se ne va, chiudendosi nel silenzio, ed i parenti non conosceranno più la sua anima quando pietosamente ne avranno chiuso gli occhi e serrato le labbra.

La parola è una grazia, Signore, e non ho il diritto di tacere per orgoglio, viltà, negligenza o paura dello sforzo.
Gli altri hanno diritto alla mia parola, alla mia anima, perché ho un messaggio da trasmettere da parte Tua. E nessun altro che me, Signore, sarebbe in grado di dirlo loro.
Ho una frase da pronunciare, breve, forse, ma ripiena della mia vita.
Non mi posso sottrarre.
Ma le parole che lancio debbono essere parole vere.
Sarebbe abuso di fiducia captare l’attenzione altrui se sotto la scorza delle parole non dessi la verità dell’anima.
Le parole che spando debbono essere parole vive, ricche di quanto la mia anima unica ha colto del mistero del mondo e del mistero dell’uomo.
Le parole che dono debbono essere portatrici di Dio, perché le labbra, che mi hai donato, Signore, sono fatte per dire la mia anima, e la mia anima Ti conosce e ti tiene avvinto.

Perdonami, Signore, per aver parlato tanto male;
Perdonami per aver spesso parlato per non dir nulla;
Perdonami i giorni in cui ho prostituito le mie labbra
pronunciando parole vuote,
parole false,
parole vili,
parole in cui Tu non hai potuto infiltrarti.
Sorreggimi quando debbo prendere la parola in un’assemblea, intervenire in una discussione, conversare con un fratello.
Fa soprattutto, o Signore, che la mia parola sia un seme
E che quanti ricevono le mie parole possano sperare una bella messe.

24 giugno. Santi del giorno

24 giugno 2012

Annunciazione, concepimento, santificazione e nascita di Giovanni ci sono presentate in parallelo ad annunciazione, nascita, consacrazione di Gesù, e con questi dittici dei capitoli 1 e 2 del suo Evangelo, con questi eventi della preistoria di Giovanni e di Gesù, Luca ci mostra che anche nell’infanzia Giovanni è stato il precursore del Messia … Poi il silenzio dell’Evangelo su Giovanni come su Gesù: Giovanni vivrà nel deserto fino al giorno della sua manifestazione a Israele, Gesù vivrà soggetto a Maria e Giuseppe a Nazaret. Per entrambi è il nascondimento, la crescita, la preparazione alla missione, al dies ostensionis ad Israel (Enzo Bianchi, da Amici del Signore).

Le chiese d’oriente e d’occidente celebrano oggi la natività diGiovanni il Battista, profeta e precursore del Signore.
Figlio del sacerdote Zaccaria e di Elisabetta la sterile, Giovanni è frutto della promessa di Dio e annuncia i tempi messianici in cui la sterile diventa madre gioiosa di figli e la lingua dei muti si scioglie nella lode profetica. Con lui rivive la profezia e si fa più urgente il richiamo alla conversione rivolto da Dio al suo popolo.

Secondo la parola dell’angelo, Giovanni venne con lo spirito e la forza di Elia per preparare al Signore un popolo ben disposto. Egli visse nel deserto fino al giorno della sua manifestazione a Israele e lì, nella solitudine e nel silenzio, nell’ascesi e nella preghiera, si preparò alla sua missione.
Insieme a Gesù, il Battista è l’unico personaggio di cui il Nuovo Testamento narri la nascita, nascita particolarmente santa, ed è l’unico santo celebrato dalla chiesa antica con più feste durante l’anno.

Quando nel IV secolo la nascita di Gesù venne fissata nel solstizio d’inverno, quella di Giovanni venne posta nel solstizio d’estate per rispettare la lettera del racconto evangelico. La coincidenza con il solstizio d’estate e l’inizio dell’accorciarsi delle giornate è stata vista dai padri come una conferma delle parole di Giovanni e della sua testimonianza al Cristo: «Egli deve crescere e io invece diminuire».
Asceta vissuto nel deserto, Giovanni è diventato ben presto il modello del monachesimo nascente ed è sempre stato venerato con particolare amore dai monaci, che nell’ascesi, nel silenzio, nella preghiera e nell’assiduità alle Scritture cercano di predisporre ogni cosa per poter accogliere Dio nelle loro vite.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20300

Si fa memoria anche di San Romuoldo di Mechelen, 720-750

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91848

sant’Eros e fratelli, IV sec., in Armenia assieme a di Sant’Orenzio e fratelli

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91513

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91508

M. Veladiano, Mappe

24 giugno 2012

A volte sembra sicuro dal nascere quale sarà il nostro andare, per viottoli stretti stretti, già da soli disegnati perché il bisogno o la malattia o il nostro nome o anche la geografia, ci hanno costretti. La buona sorte sembra un fatto di zanzare, pozzi da scavare e qualche volta, o forse spesso, pazzi al potere. Ci sono anche strade immense, fin troppo piane e proprio per noi, ci assicurano, da altri accomodate. E anche loro non son facili da lasciare.
Capita
che non ci venga in mente che si possa fare.
E allora il nostro esistere inesemplare
ci dipinge
deferenti a un disegno, chissà come assimilato. Figli di chi quaggiù per ventura siamo, solo questo sembra che possiamo. Poi se il cielo vuole, c’è anche un vivere di grazie, ricevute in mille forme, da chi un pozzo l’ha scavato con noi o forse senza di noi, e insieme pane e libertà sono stati conquistati. E viene il tempo in cui non sembra vero di essere stato prigioniero e non aver voluto credere che una nuova strada c’era anche se davvero non la si vedeva, perché così capitava, e sempre capita se vogliamo, che la strada si disegna mentre andiamo, sotto i passi che facciamo e non c’è proprio se non ci proviamo.
Un far parte della vita che amiamo. Che amiamo.

 

pubblicato in Avvenire di oggi

Video: Speciale TG1 i diari di papa Giovanni XXIII

24 giugno 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-02e81ef4-
9539-4f14-9094-f576e0fa779e.html

Non ho visionato tale servizio.

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

http://www.youtube.com/watch?v=_s80Un2bSmk&feature=youtu.be

S. Agostino “Giovanni, La voce. Cristo, La Parola”

24 giugno 2012

Dai «Discorsi» di sant`Agostino, vescovo (Disc. 293, 3; Pl 1328-1329)
Giovanni è la voce. Del Signore invece si dice: «In principio era il Verbo» (Gv 1, 1). Giovanni è la voce che passa, Cristo è il Verbo eterno che era in principio. Se alla voce togli la parola, che cosa resta? […] Vediamo in proposito qual è il procedimento che si verifica nella sfera della comunicazione del pensiero. Quando penso ciò che devo dire, nel cuore fiorisce subito la parola. Volendo parlare a te, cerco in qual modo posso fare entrare in te quella parola, che si trova dentro di me. Le do suono e così, mediante la voce, parlo a te. Il suono della voce ti reca il contenuto intellettuale della parola e dopo averti rivelato il suo significato svanisce. Ma la parola recata a te dal suono è ormai nel tuo cuore, senza peraltro essersi allontanata dal mio. Non ti pare, dunque, che il suono stesso che è stato latore della parola ti dica: «Egli deve crescere e io invece diminuire»? (Gv 3, 30). Il suono della voce si è fatto sentire a servizio dell’intelligenza, e poi se n’è andato quasi dicendo: «Questa mia gioia si è compiuta» (Gv 3, 29). Teniamo ben salda la parola, non perdiamo la parola concepita nel cuore. Vuoi constatare come la voce passa e la divinità del Verbo resta? Dov’è ora il battesimo di Giovanni? Lo impartì e poi se ne andò. Ma il battesimo di Gesù continua ad essere amministrato. Tutti crediamo in Cristo, speriamo la salvezza in Cristo: questo volle significare la voce. E siccome è difficile distinguere la parola dalla voce, lo stesso Giovanni fu ritenuto il Cristo. La voce fu creduta la Parola; ma la voce si riconobbe tale per non recare danno alla Parola. Non sono io, disse, il Cristo, né Elia, né il profeta.


Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Domenica 24 Giugno 2012) con commento comunitario

23 giugno 2012

NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,57-66.80)

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Paul Claudel, da “Dialogo di Dio con l’uomo”

23 giugno 2012

“Vieni con me, dove io sono, in te stesso: ti darò la chiave dell’esistenza. Là dove sono io,-là eternamente è il segreto della tua origine. Invano ti dibatti, non ti difenderai eternamente contro la mia pace. Lo senti o no che io sono qui, il commensale che aspettavi? Il mio riposo è abbastanza per te? Che dice questo tuo povero cuore? Se tu non fossi mio figlio, io non sarei qui oggi. Quel Padre a cui il figlio prodigo getta le braccia attorno al collo. Per non preferirmi, bisognava che tu non mi avessi conosciuto. Come può morire colui che ho ammesso fino al mio essere? Dove sono le tue mani che non siano le mie? E i tuoi piedi che non siano confitti nella stessa croce? Dov’è il tuo ‘io’ che non mi ascolti? Noi siamo vicinissimi l’uno all’altro e ci diventa più difficile essere altrove. Come fare per separarmi da te, senza che tu mi strappi il cuore?”

23 giugno, Santi del giorno

23 giugno 2012

Oggi si ricorda san Giuseppe  Cafasso, 1811-1860

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59000

san Tommaso Garnet s.j. , 1575-1608, martire in Inghilterra

http://www.gesuiti.it/storia/24/25/134/listapersonaggi.asp

san Lanfranco Beccari, XII sec., vescovo di Pavia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59050

i Santi martiri di Nicomedia, uno dei quattro gruppi di martiri dell’Ellesponto caduti sotto l’impero di  Diocleziano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91326

M.Veladiano, Grattacieli

23 giugno 2012
Non è perché siano torri di Babele, arroganti verso Dio. Adesso che il cielo lo abbiamo toccato, e anche un bel po’ bucato, sappiamo che al suo trono non si arriva di là.
È che ci si allontana dalla terra.
E da lassù gli uomini son formiche, così si dice. Non c’è modo di riconoscere il vicino che passa e affacciarsi a commentare il mondo. In verità non si riconosce proprio nessuno. Tutti ugualmente nessuno, e nemmeno la voce si sente, la loro e la nostra. Certamente un gran rumore c’è, anche simile a un rombo come di vento che si abbatte gagliardo, un fragore talvolta. Ma niente Pentecoste. No.
Non c’è stare tutti insieme nello stesso luogo, non c’è esser vicini e sorprendersi del proprio capirsi.
È il nostro un costruire che non sa il bisogno che ha l’uomo di raccontarsi, sentire la terra bagnata di pioggia, l’odore immacolato della neve, correre intorno di bambini, adulti che parlano e intanto non perdono di vista.
Oggi i grattacieli poggiano su piloni alti di cemento. E sotto stanno le automobili, allineate e silenziose come giochi di soldati.
Non c’è strada per il cielo che non poggi sulla terra.
«Costruire significa collaborare con la terra, imprimere il segno
dell’uomo su un paesaggio che ne resterà modificato per sempre». 
Marguerite Yourcenar
pubblicato in Avvenire di oggi

Salmo 89(88) _ Inno e preghiera al Dio d’Israele

23 giugno 2012

Chi è come te, Signore, Dio degli eserciti?
Potente Signore, la tua fedeltà ti circonda.

Tu domini l’orgoglio del mare,
tu plachi le sue onde tempestose.

Tu hai ferito e calpestato Raab,
con braccio potente hai disperso i tuoi nemici.

Tuoi sono i cieli, tua è la terra,
tu hai fondato il mondo e quanto contiene;

il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati,
il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome.

Tu hai un braccio potente,
forte è la tua mano, alta la tua destra.

Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,
amore e fedeltà precedono il tuo volto.

Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;

esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia.

Perché tu sei lo splendore della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.

Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele.

 

Salmo 89(88), 9_19

Notte d’estate (con alcune correzioni “volanti”.Da: Piccolo magnificat)

23 giugno 2012

Lucciole come stelle nella notte verdescura dei monti
che si offusca, si perde, dentro ai cuori non trasparenti*.
Sì, quest’aria leggera e fresca come Dio chi la comprende
se non il cuore che cerca veramente, intensamente.
E che si perde e che non vede e che non sente
chi è perso nel suo amaro, greve, interesse,
chi non crede che sul monte il Signore provvede.
Stanotte, morendo al grigio peso che il male spande,
sento un canto, leggero come l’aria del monte,
fresco come l’alba che al girasole stanco viene.

* Qui non c’è giudizio ma la consapevolezza che il male, comunque, esiste.

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

http://www.youtube.com/watch?v=_s80Un2bSmk&feature=youtu.be

Alcune clips di Dalidà dal suo sito ufficiale

23 giugno 2012

http://www.dalida.com/fr.htm

raggiunto il link cliccare su chansons e poi su clips.

Nascita di Giovanni Battista, Ein Karem

23 giugno 2012

Plik:Ein Karem BW 8.jpg

Un video su Ein Kareim, luogo in cui è nato Giovanni Battista

http://www.youtube.com/watch?v=mwqTSZ2N6TY&feature=related

File:Church of the Visitation IMG 0632.JPG

Chiesa delle Visitazione, Ein Karem, Israele

File:AinKarem13.JPG

In link un articolo di National Geografic sul ritrovamento in Bulgaria di ossa umane del I° sec d.c. che alcuni ritengono attribuibili al Battista.

http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2012/06/19/news/le_reliquie_di_san_giovanni_battista_trovate_in_bulgaria_-1100614/

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Sabato 23 Giugno 2012) con commento comunitario

22 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,24–34)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre.
Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Antica festa di san Giovanni a Roma. 22-24 giugno a Piazza san Giovanni in Laterano

22 giugno 2012

http://www.anticafestadisangiovanni.org/

Domani sera  in programma il “Concerto per la città di Roma e i suoi Santi Patroni” del Coro e dell’Orchestra della Diocesi di Roma diretto da M. Frisina

http://www.marcofrisina.com/website/it/liturgie/details/183-concerto-roma.html

M. Veladiano, Giorni

22 giugno 2012
Non sappiamo ciò che ci sarà risparmiato né ciò che ci sarà dato. Solo a momenti sappiamo un poco quel che forse abbiamo. Un piccolo adesso, che così, senza passione, noi a volte dissipiamo. Per fretta, per distrazione o perché non ci crediamo. Un vivere esentati da quel che ci costruisce. E benedice. E intanto andiamo, un minuto adorare il nostro particolare, e spesso non sappiamo la nostra infelicità. Proviamo. C’è un giorno nuovo, la luce ce lo dice. Il sole può essere nascosto o può fare il ritroso, ma non si è congedato. Qualcuno è con noi, vicino, oppure siamo soli, ma di certo qualcuno incontreremo più tardi sulle scale, al lavoro e può darsi, anche sulla via del nostro male. Ma noi ci siamo, e ancora niente di questo nostro oggi è stato detto oppure dato. Possiamo ancora incominciare. A salutare, e con discrezione interrogare, quel che capita mi somiglia, è vita tua, mia, dell’umana comune nostra famiglia. Tranquilli campanelli di sveglia. In pausa invece di pranzare soli le spalle all’angolo che ci contiene, possiamo accompagnare, noi per primi, senza aspettare. Agire il nostro bene. Non perdere nulla di quel che ci viene incontro, e arrivare a sera senza avere le nostre vite tralasciato. E fare anche noi nuove tutte le cose, come ci è stato insegnato.
pubblicato in Avvenire di oggi

22 giugno. Santi del giorno

22 giugno 2012

In questo giorno, nel 1535, muore decapitato dopo essere stato rinchiuso nella torre di Londra John Fisher, professore all’università di Cambridge e vescovo di Rochester. Nato nel 1469, Fisher fu un umanista e un teologo molto apprezzato. Di lui Erasmo diceva: «Non c’è uomo più colto né vescovo più santo». Pastore in una delle più piccole e povere diocesi d’Inghilterra, Fisher amò e servì con ogni cura il piccolo gregge che gli era stato affidato. Sempre a Londra, due settimane dopo John Fisher, il 6 luglio 1535 sale sul patibolo sir Thomas More. Nato nella capitale inglese il 6 febbraio 1478, dopo gli studi di diritto e un periodo di discernimento di quattro anni trascorso in una certosa, Thomas si era avviato alla carriera politica, fino a diventare deputato nel 1504. Grande amico di Erasmo, che lo definì «modello per l’Europa cristiana», Thomas, un gradino dopo l’altro, era asceso fino alla carica di Gran cancelliere del sovrano d’Inghilterra. La fedeltà di More e Fisher al re trovò però un ostacolo nei passi intrapresi da quest’ultimo per divorziare e trasmettere i diritti di successione ai figli della seconda moglie, Anna Bolena. L’atto decisivo, tuttavia, al quale entrambi rifiutarono di sottomettersi e che pagarono con il martirio, è l’Atto di supremazia, nel quale il re veniva riconosciuto come capo supremo sulla terra della chiesa d’Inghilterra. Gli scritti dal carcere dei due martiri inglesi, soprattutto le lettere di Thomas More, sono tra le più alte testimonianze della spiritualità cristiana. Nutriti da un dialogo costante con il Signore nell’intimo della coscienza, More e Fisher mostrarono fino all’ultimo grande carità e misericordia verso i loro persecutori. La testimonianza estrema all’Evangelo resa da More e Fisher è ricordata anche dalla Chiesa d’Inghilterra, che ne celebra la memoria il 6 di luglio.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/27850

http://www.santiebeati.it/dettaglio/27900

Si ricorda anche san Paolino da Nola, 355-431. Una tradizione festeggia il ritorno dalla prigionia di san Paolino nella “Festa dei Gigli”, i fiori che, si tramanda, abbiano raccolto i nolani nelle campagne per quell’occasione. La processione si svolge portando ceri e fiori su strutture di 25 metri con base cubica di tre metri per lato, per un peso complessivo di oltre venticinque quintali. “Il giorno del cielo” è un documentario presentato al Sardinia International Ethnografic Film Festival, di cui metto in link un trailer http://vimeo.com/12760765

La catechesi di Benedetto XVI su Paolino da Nola

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/
documents/hf_ben-xvi_aud_20071212_it.html

http://www.santiebeati.it/dettaglio/27800

Si ricorda anche Sant’Albano, III sec., primo martire cristiano d’Inghilterra,
dove prestava servizio nell’esercito romano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/58975

e San Niceta, ?-485, vescovo di Remesiana in Dacia, nell’odierna Serbia, martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91152

Video: Sulle orme di Gesù in terra santa

22 giugno 2012

http://www.youtube.com/watch?v=6qDddcKuEJ8&feature=related

Non ho visionato tale video, attenzione dunque alla fede o meno con cui
è presentato.

Una preghiera a Maria per il cuore di Cristo:

http://www.youtube.com/watch?v=_s80Un2bSmk&feature=youtu.be

Salmo 132(131) _ Inno a Dio, fedele alle sue promesse

21 giugno 2012

Ricordati, Signore, di Davide,
di tutte le sue fatiche,

quando giurò al Signore,
al potente di Giacobbe fece voto:

“Non entrerò nella tenda in cui abito,
non mi stenderò sul letto del mio riposo,
non concederò sonno ai miei occhi
né riposo alle mie palpebre,

finché non avrò trovato un luogo per il Signore,
una dimora per il Potente di Giacobbe”.

Ecco, abbiamo saputo che era in Èfrata,
l’abbiamo trovata nei campi di Iaar.

Entriamo nella sua dimora,
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.

Sorgi, Signore, verso il luogo del tuo riposo,
tu e l’arca della tua potenza.

I tuoi sacerdoti si rivestano di giustizia
ed esultino i tuoi fedeli.

Salmo 132(131),1_9

 

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 22 Giugno 2012) con commento comunitario

21 giugno 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,19–23)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

P. Sequeri, La diversa convivialità

21 giugno 2012

La convivialità non è un fatto di massa. Devi fermare il tempo – il flusso, lo scorrimento e il tumulto – per aprire lo spazio della convivialità. Per la giusta prossimità, hai bisogno della giusta distanza. Di un certo raccoglimento, sia pure nel mezzo della confusione. Le distanze e l’accoglienza della tavola, insomma. Non è solo il fatto del prendere il cibo insieme, cucinarlo, offrirlo, dividerlo. Il fatto decisivo, è il simbolo originario e indistruttibile della prossimità affettiva e colloquiale dell’umano. Prossimità lietamente condivisa di tutte le cose intime e indifese dell’uomo, quelle che prendono l’anima per la gola. L’ “abboffata” è il contrario della convivialità. La convivialità è il luogo – materiale e spirituale – che viene spontaneamente cercato nel momento della vigilia e del ritorno dalle lunghe distanze e separazioni. Il più adatto per stemperarne le tumultuose emozioni, che rendono sproporzionatamente goffi e impacciati tutti gli altri tentativi di gesti o discorsi all’altezza dell’evento.

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