Archive for luglio 2012

1°Agosto 2012. Liturgia del giorno. Mercoledì della I settimana del Salterio. Santi

31 luglio 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere il post precedente.

Grado della Celebrazione: MEMORIA (Sant’Alfonso Maria de’Liguori)

Colore liturgico: BIANCO

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura Ger 15,10.16-21
Perché il mio dolore è senza fine? «Se ritornerai, starai alla mia presenza».
Salmo (Sal 58)
O Dio, tu sei il mio rifugio nel giorno della mia angoscia.
Vangelo Mt 13,44-46
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/santi/0801lodPage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/santi/0801vesPage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/MerCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Oggi si fa memoria di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, 1696-1787, vescovo e dottore della chiesa

http://www.santiebeati.it/dettaglio/23850

san Leo (Leono) di Montefeltro, III sec., vescovo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/65150

Ci fu in quell’epoca il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re a forza di flagelli e nerbate a cibarsi di carni suine proibite. Uno di essi, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi di indagare o di sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei nostri padri … Ma il Re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna» (2Mac 7,1-2.9).

Nel 166 a.C. vengono uccisi per ordine del re Antioco IV Epifane isette fratelli Maccabei assieme alla loro madre, dopo che già era stato messo a morte l’anziano scriba Eleazaro, loro precettore. Con la morte essi testimoniarono la loro fedeltà alla legge del Signore e la speranza nella resurrezione dai morti.

Oltre agli ebrei, anche i primi cristiani ebbero grande ammirazione per questi martiri d’Israele, e li ritennero precursori dei martiri cristiani.
Secondo la tradizione, i Maccabei furono uccisi ad Antiochia, e il ricordo del loro martirio si diffuse rapidamente fino a essere celebrato universalmente già nel IV secolo dopo Cristo. La data odierna è quella in cui essi sono stati sempre ricordati tanto nei calendari orientali quanto in quelli occidentali. (tratto da http://www.manasterodibose.it)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90530

san Rubil, monaco

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91936

san Pietro in Vincoli, I sec. E’ il ricordo della liberazione di San Pietro da parte di un Angelo al momento della sua prima prigionia, ordinata da Erode poco dopo il martirio dell’Apostolo Giacomo, fratello di Giovanni, entrambi figli di Zebedeo.

File:Giacomo jaquerio, liberazione di san pietro dal carcere, 1405-1410 ca..JPG

(Giacomo Jaqueiro, Liberazione di San Pietro dal carcere, 1405, Museo Civico, Torino)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/95467

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Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 1 Agosto 2012) con commento comunitario

31 luglio 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-46)

«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

G. Ravasi, Ho bisogno di te. M. Quoist.

31 luglio 2012

Io, il Signore, ho bisogno delle tue mani. Da quando sono salito al cielo, non ho mani per lavorare sulla terra, né piedi per andare in giro, né braccia per abbracciare i bambini. Per questo ho bisogno di te. Con le tue mani vorrei accarezzare i tuoi fratelli, coi tuoi occhi vedere la loro anima, coi tuoi piedi raggiungerli quando sono dispersi… Con la tua compassione voglio guarire chi è stato ferito, con la tua presenza voglio confortare gli afflitti, con le tue preghiere voglio liberare spiriti e cuori inquieti.

Qualche anno fa persi una coincidenza all’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi. Avevo alcune ore davanti a me e allora mi recai nella cappella. Là, tra i soliti fogli e avvisi liturgici, trovai un’immaginetta con le parole che ora ho tradotto. A distanza di anni, ho infatti ritrovato in un libro quel testo e mi è piaciuto riproporlo a tutti proprio in questa giornata di inizio della quaresima. È un modo molto semplice per rappresentare il corpo di Cristo che è la Chiesa così come s. Paolo la delinea in pagine teologicamente più essenziali e dense soprattutto nei capitoli 12-14 della Prima Lettera ai Corinzi.

Il Cristo glorioso opera nel tempo e nello spazio attraverso le mani, i cuori, le menti, la persona dei cristiani. Siamo, dunque, invitati ora – come era accaduto ai discepoli – ad andare noi per le strade del mondo «a predicare che la gente si converta, a scacciare i demoni, a ungere di olio gli infermi e a guarirli» (Marco 6,12-13). L’amore di Cristo si irradia attraverso le nostre parole e i nostri atti ed è per questo che dobbiamo essere trasparenti alla grazia divina che opera in noi. Quelli di una certa età come me ricordano il film di Jean Delannoy Dio ha bisogno degli uomini (1950). Persino per essere presente in mezzo a noi con l’eucaristia Cristo ha bisogno della voce e dell’azione di un uomo, il sacerdote.

G. Ravasi, pubblicato in Avvenire del 25.02.2004

Amico, gli dissi quella sera, lei mi consiglia di aspettare tutto da Dio, ma se mi aspetto tutto da lui, che cosa mi rimane da fare?

Ti rimane tutto da fare, disse. Cerca di capirmi: l’artista più grande non può suonare su delle corde rotte, il soffio del vento resta impotente di fronte alla barca che non ha albero, che ha vele ripiegate, il più puro dei ghiacciai non potrebbe generare un fiume magnifico se nel fondo del suo letto è disteso il sudiciume… e Dio-Amore non può nulla se l’uomo libero non si presenta ritto in piedi, artigiano laborioso della propria vita e operaio del mondo insieme ai tuoi fratelli

(Michel Quoist, Parlami d’amore)

STORIE DA CASTELGANDOLFO, RESIDENZA PAPALE ESTIVA

31 luglio 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-
508c3eff-8eb3-4e8b-b401-97e68b4d7833-tg2.html#p=0

Da: Brani biblici famosi

30 luglio 2012

Genesi 32, 23-33

[23]Durante quella notte egli si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e passò il guado dello Iabbok. [24]Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi.[25]Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. [26]Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. [27]Quegli disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». [28]Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». [29]Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». [30]Giacobbe allora gli chiese: «Dimmi il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse. [31]Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel «Perché – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva». [32]Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all’anca. [33]Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l’articolazione del femore, perché quegli aveva colpito l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.

Giacobbe è giunto ad passaggio decisivo della sua vita ma è combattuto tra l’abbandonarsi al Signore ed il seguire ancora una volta qualche sua furbesca scorciatoia.Una misteriosa persona lotta con lui tutta la notte e ad un certo punto, non riuscendo a vincerlo, lo azzoppa.Ma quell’uomo dice a Giacobbe: non ti chiamerai più Giacobbe ma Israele perchè hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto.Come mai se è Giacobbe che è stato colpito? Comprendendo bene che Dio non fa del male a nessuno il senso fondamentale è che Giacobbe ha vinto perchè ha perso con Dio…

Dalla Parola……una parola: seme

30 luglio 2012

Noi piantiamo semi che un giorno nasceranno……

Oscar Arnulfo Romero

Ogni tanto ci aiuta il fare un passo indietro e vedere da lontano.
Il Regno non è solo oltre i nostri sforzi, è anche oltre le nostre visioni.
Nella nostra vita riusciamo a compiere solo una piccola parte
di quella meravigliosa impresa che è l’opera di Dio.
Niente di ciò che noi facciamo è completo.
Che è come dire che il Regno sta più in là di noi stessi.
Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire.
Nessuna preghiera esprime completamente la fede.
Nessun credo porta la perfezione.
Nessuna visita pastorale porta con sé tutte le soluzioni.
Nessun programma compie in pieno la missione della Chiesa.
Nessuna meta né obbiettivo raggiunge la completezza.
Di questo si tratta:
Noi piantiamo semi che un giorno nasceranno.
Noi innaffiamo semi già piantati, sapendo che altri li custodiranno.
Mettiamo le basi di qualcosa che si svilupperà.
Mettiamo il lievito che moltiplicherà le nostre capacità.
Non possiamo fare tutto,
però dà un senso di liberazione l’iniziarlo.
Ci dà la forza di fare qualcosa e di farlo bene.
Può rimanere incompleto, però è un inizio, il passo di un cammino.
Una opportunità perché la grazia di Dio entri
e faccia il resto.
Può darsi che mai vedremo il suo compimento,
ma questa è la differenza tra il capomastro e il manovale.
Siamo manovali, non capomastri,
servitori, non messia.
Noi siamo profeti di un futuro che non ci appartiene.

31 Luglio 2012. Liturgia dal giorno. Martedì della I settimana del Salterio. Santi

30 luglio 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere il post precedente.

Grado della Celebrazione: MEMORIA ( S. Ignazio di Loyola)

Colore liturgico: BIANCO

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura Ger 14,17-22
Ricordati, Signore! Non
rompere la tua alleanza con noi.
Salmo (Sal
78)
Salvaci, Signore, per la gloria del tuo
nome.
Vangelo Mt 13,36-43
Come si raccoglie la
zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/santi/0731lodPage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/santi/0731vesPage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/MarCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Non coerceri maximo
contineri minimo, divinum est

Oggi si ricorda S. Ignazio di Loyola. Il grande protagonista della Riforma cattolica nel XVI secolo, nacque ad Azpeitia, un paese basco, nel 1491. Era avviato alla vita del
cavaliere, la conversione avvenne durante una convalescenza, quando si trovò a leggere dei libri cristiani. All’abbazia benedettina di Monserrat fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi e fece voto di castità perpetua. Nella cittadina di Manresa per più di un anno condusse vita di preghiera e di penitenza; fu qui che vivendo presso il fiume Cardoner decise di fondare una Compagnia di consacrati. Da solo in una grotta prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme, che successivamente rielaborate formarono i celebri Esercizi Spirituali. L’attività dei Preti pellegrini, quelli che in seguito saranno i Gesuiti, si sviluppa un po’in tutto il mondo. Il 27 settembre 1540 papa Paolo III approvò la Compagnia di Gesù. Il 31 luglio 1556 Ignazio di Loyola morì. Fu proclamato santo il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/23800

Con l’espressione «esercizi spirituali» si intende ogni modo di esaminare la coscienza, meditare, contemplare, pregare vocalmente e mentalmente, e altre operazioni spirituali. Come infatti il passeggiare, il camminare e il correre sono esercizi corporali, così si chiamano «esercizi spirituali» tutti i modi di preparare e disporre l’anima a liberarsi di tutti gli affetti disordinati e, una volta eliminati, a cercare e trovare la volontà divina nell’organizzazione della propria vita per la salvezza dell’anima (Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, Prima annotazione).

Il testo completo degli Esercizi spirituali

http://www.gesuiti.it/linguaggi/129/190/192/listagenerica.asp

San Giustino de Jacobis, che divenne Abuna Jacob per le popolazioni etiopi. E quando Paolo VI lo proclamò santo nel 1975, l’episcopato di quel Paese lo definì «il
padre della Chiesa d’Etiopia». Nato a San Fele (Potenza) nel 1800, nel 1824 divenne prete nella Congregazione della missione di san Vincenzo de’ Paoli. Curò i colerosi a Napoli nel 1836-37 e due anni dopo partì per il Tigrè, operando ad Adua e Adi Kwala. Qui eresse un seminario per preti locali, il Collegio dell’Immacolata. Ma non fu la sua unica intuizione in anticipo sui tempi. Entrò, infatti, in dialogo con i cristiani copti. Uno di essi, Ghebrè Michail, passò al cattolicesimo e aiutò il missionario nell’opera di nculturazione della fede. Ma quando Abuna Jacob venne ordinato vescovo – da Guglielmo Massaia – ne sorse un contrasto con il vescovo copto. E una persecuzione: Ghebrè Michail morì in
carcere, mentre Giustino, espulso, si spense a Zula (Eritrea) il 31 luglio 1860

http://www.santiebeati.it/dettaglio/33850

Elena di Skowde. Era una nobildonna svedese. Rimasta vedova, visse nella preghiera e nel servizio dei poveri. Contribuì pure con larghezza alla costruzione della chiesa della sua città. Essendo stato ucciso suo genero dai propri dipendenti per la crudeltà usata verso la moglie, i parenti di lui accusarono Elena di aver preso parte al delitto. Per sottrarsi alla loro vendetta, andò in pellegrinaggio a Gerusalemme. Dopo un anno ritornò in patria ma, mentre il 31 luglio 1160 si recava alla festa della consacrazione della chiesa di Gòtene, fu assalita e uccisa a tradimento. Fu seppellita nella vicina chiesa di Skòvde, nella provincia di Vastergòtland, e venerata dal popolo come santa, per i prodigi che avvenivano sulla sua tomba. Il primo arcivescovo della Svezia, Stefano, residente a Uppsala, nel 1164 ricevette da Alessandro III, residente a Sens (Francia), il mandato di procedere all’elevazione del corpo della martire.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/65100

san Fabio il Vessillifero, martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90108

san Germano di Auxerre, vescovo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91919

La gioia dei giovani brasiliani per il saluto del Papa all’Angelus. Intervista con l’arcivescovo di Rio

30 luglio 2012

Ad un anno esatto dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro, in Brasile, ieri il Papa all’Angelus ha voluto ringraziare gli organizzatori. La Gmg, ha detto Benedetto XVI, è “una preziosa occasione di sperimentare la gioia e la bellezza di appartenere alla Chiesa e di vivere la fede”. Grande la gioia in Brasile per questo segno di vicinanza del Papa. Al microfono di Silvonei Protz, collega del programma brasiliano, mons. Orani João Tempesta, arcivescovo di Rio de Janeiro: 

R. – Siamo ormai a un anno dalla Giornata mondiale della gioventù, qui a Rio de Janeiro, e sappiamo quale momento importante sia per la Chiesa brasiliana, che sta aspettando con gioia tutti i giovani che arriveranno a Rio de Janeiro, in Brasile, per la Giornata mondiale della gioventù. C’è un gran lavoro in tutto il Paese e c’è un gran lavoro nel Comitato organizzativo locale della Giornata mondiale della gioventù. Preghiamo tutti di essere insieme a noi, di pregare insieme Dio, affinché i giovani – insieme a Cristo Gesù – possano essere quelli che annunciano un nuovo mondo nella città di Rio, nel Brasile e in tutto il mondo.

D. – Come state aspettando i giovani che arriveranno da tutte le parti del mondo?

R. – Stiamo aspettando tutti i giovani con il nostro cuore aperto, con le nostre braccia aperte come il Cristo Redentore, per vivere insieme a loro questa Giornata mondiale della gioventù.

E ieri a Rio de Janeiro si è conclusa la tre giorni di preparazione alla Gmg dal titolo: “Preparate il cammino”. Messe, testimonianze, momenti di festa hanno caratterizzato l’appuntamento che ha avuto il suo momento clou proprio nel collegamento con l’Angelus del Papa a Castel Gandolfo. Lo sottolinea al microfono di Benedetta Capelli, il collega brasiliano Silvonei Protz: 

R. – Il momento dell’Angelus è stato visto dai giovani in tutto il Brasile ed è stato vissuto con un’esplosione di gioia, ma anche di consapevolezza della responsabilità che i giovani brasiliani, insieme alla Chiesa in Brasile, hanno in questo momento in vista di questo grande incontro con i giovani provenienti da tutto il mondo. Per noi è cominciata veramente la Giornata mondiale della gioventù.

D. – A Rio si è conclusa questa iniziativa dedicata al cammino verso la Gmg: che appuntamento è stato?

R. – E’ stato un incontro molto bello, con più di 50 mila giovani, nel complesso del Maracanã, che è un po’ il simbolo del calcio in Brasile, ma anche nel mondo, e che in questo senso è stato anche il simbolo dell’inizio di questa grande corsa verso la Giornata mondiale della gioventù. Tre giorni quindi, con un momento anche molto importante e centrale – il sabato – con l’arrivo dell’Icona della Madonna del Brasile, Nostra Signora di Aparecida, che è stata portata dall’arcivescovo di Aparecida, cardinale Raymundo Damasceno Assis, che è anche il presidente della Conferenza episcopale brasiliana. Un momento che ha rappresentato anche l’affidamento alla Madonna di questo percorso che ci porterà fino alla Gmg del prossimo anno, a Rio de Janeiro. All’evento era presente anche il nunzio apostolico in Brasile, mons. Giovanni D’Aniello, che ha incontrato i rappresentanti dei giovani brasiliani e ha già fissato un altro incontro con loro per il prossimo 10 agosto. Seguendo un po’ l’orientamento dell’arcivescovo di Rio, mons. Orani João Tempesta: i giovani potranno in quell’occasione presentare al nunzio tutte le loro difficoltà, le loro sfide, ma anche le gioie. Il nunzio trasmetterà poi tutto questo al Santo Padre per testimoniare quanto i giovani aspettano Benedetto XVI a Rio.

D. – Qual è, secondo te, la particolarità che sta emergendo della religiosità brasiliana e soprattutto dei giovani?

R. – Io credo che sia quella di appartenere ad una Chiesa veramente viva. I giovani stanno vedendo che non appartengono semplicemente alla parrocchia, ma ad una Chiesa che va oltre e che il centro è la persona di Cristo. Credo che questo risveglio della fede e del ruolo dei giovani nella nostra Chiesa darà nuovi frutti anche dopo questa Giornata.

© Copyright Radio Vaticana

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 31 Luglio 2012) con commento comunitario

30 luglio 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,36-43)

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».

Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Dal Salmo 65. R.Mussapi, Il vento originario. Dal Cantico delle Creature

30 luglio 2012
Dal Salmo 65

Tu visiti la terra e la disseti:

la ricolmi delle sue ricchezze.

Il fiume di Dio è gonfio d’acqua:

tu fai crescere il frumento per gli uomini.

Così prepari la terra:

ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle,

la bagni con le piogge

e benedici i suoi germogli.

Coroni l’anno coi tuoi benefici,

al tuo passaggio stilla l’abbondanza.

Stillano i pascoli del deserto

e le colline si cingono d’esultanza.

I prati si coprono di greggi,

le valli si ammantano di grano;

tutto canta e grida di gioia (vv. 10-14).

«Spirito selvaggio che ti muovi ovunque, che distruggi e proteggi, ascolta, ascolta!».
Percy Bisshe Shelley, uno dei grandi poeti romantici inglesi, ripete questa invocazione al vento occidentale. Shelley ha una religiosità animistica e materialista, una sorta di vicinanza elementare alla natura divina. Siamo distanti dalla visione cristiana. Ma Shelley di fatto si esprime in modo assai simile a san Francesco, nella lode incessante agli elementi. Francesco ringrazia l’acqua, che sappiamo non essere solo pioggia sui campi, ma anche causa di rovine, come il fuoco suo avversario e fratello. Shelley ci offre un esempio di lode al creato nel suo elemento più vitale e pericoloso: il vento, come scrive, protegge, ma anche distrugge. Ma è prova di vita. La natura non ha morale, ma i suoi elementi rappresentano la realtà su cui si fonda il mondo: e, come intuiscono Francesco e Shelley, non solo quello fisico. Questo vento che distrugge è anche e prima di tutto quello che anima. Senza vento il cielo è immobile. Così è del vento originario, che Shelley riconosce subito, dandogli del tu: il vento dello Spirito. Anche le sue distruzioni hanno un senso, che a noi sfugge, ma indubitabile. Di fronte agli tsunami, come ad altre catastrofi, questo atteggiamento religioso di abbandono può soccorrere.
(pubblicato in Avvenire del 27 luglio 2012)
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…………………….

Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,

spetialmente messer lo frate Sole,

lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:

de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle:

in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento

et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,

per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua,

la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi Signore, per frate Focu,

per lo quale ennallumini la nocte:

ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Video: Cose di Musica

30 luglio 2012

http://www.cosedimusica.tv2000.it/strumenti/il-pedal-piano/

Gmg Rio 2013: in uscita il sussidio dei vescovi in preparazione alla Giornata

29 luglio 2012

Nel momento in cui si celebra un anno dalla Gmg di Rio de Janeiro (23-28 luglio 2013), la Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb) si appresta a lanciare un sussidio di preparazione intitolato “Camminando verso la Gmg di Rio”, rivolto a giovani e adulti e preparato dalla Commissione pastorale per la Gioventù. Per il segretario generale della Cnbb, nonché coordinatore della Commissione episcopale per la Gmg, mons. Leonardo Ulrich Steiner, “il sussidio vuole esortare i giovani a vivere secondo il Vangelo.
Allo stesso tempo vuole essere anche uno strumento che li aiuti ad evangelizzare altri coetanei”. Il documento, che è stato preparato anche alla luce della Settimana Missionaria che anticipa il programma ufficiale della Gmg – riferisce l’agenzia Sir -, ruota intorno ad argomenti quali “incontro personale con Cristo”, “Brasile: la nostra cultura e la nostra fede”, “i poveri”, “riconciliazione” ed “Eucaristia”. Intanto continua a Rio de Janeiro il conto alla rovescia verso la Gmg che prevede in questo fine settimana una serie di eventi negli spazi dell’arena Maracanazinho. “Preparare la strada” è il tema dato a questo programma che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole essere “un assaggio della Gmg” che vedrà nel 2013 riunire milioni di giovani da tutto il mondo, molta più gente di quanta ne arriverà in Brasile per assistere alla Coppa del mondo di calcio del 2014 e alle Olimpiadi del 2016. (R.P.)

© Copyright Radio Vaticana

30 luglio 2012. Liturgia del giorno. Lunedì della I settimana del Salterio. Santi

29 luglio 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere qualche post precedente.

Grado della Celebrazione: FERIA (m.f.  S. Pietro Crisogolo)

Colore liturgico: VERDE

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura Ger 13,1-11
Questo popolo diventerà come questa cintura, che non è più buona a nulla.
Salmo (Dt 32,18-21)
Hai dimenticato Dio che ti ha generato.
Vangelo Mt 13,31-35
Il granello di senape diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/01LUNpage.htm

SECONDI VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerVespri/01LUNpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/LunCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Oggi si ricordano s. Pietro Crisologo. Nel 433 venne consacrato vescovo di Ravenna, dal Papa in persona, Sisto III. Il soprannome di Pietro è «Crisologo», che significa «dalle parole d’oro». La sua identità di uomo e di vescovo viene fuori chiaramente dai documenti che possediamo, circa 180 sermoni. E’ lì che troviamo veramente lui, con una cultura apprezzabile in quei tempi e tra quelle vicende, e soprattutto col suo calore umano e con lo schietto vigore della sua fede. Ravenna ai tempi di Pietro è una città crocevia di problemi e di incontri. Dall’Oriente lo consulta l’ archimandrita Eutiche, in conflitto dottrinale col patriarca di Costantinopoli e con gran parte del clero circa le due nature in Gesù Cristo. Il vescovo di Ravenna gli risponde rimandandolo alla decisione del Papa (che ora è Leone I) «per mezzo del quale il beato Pietro continua a insegnare, a coloro che la cercano, la verità della fede». Una rigorosa indicazione, espressa sempre con linguaggio amico, con voce cordiale.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/28450

sant’ Angelina

http://www.santiebeati.it/dettaglio/46700

san Leopoldo Mandic

Nato il 12 maggio 1866 a Castelnuovo, nella Dalmazia meridionale, a sedici anni entra tra i Cappuccini di Venezia. Piccolo di statura, curvo e malfermo di salute, è uno dei santi più recenti della Chiesa cattolica. Entrato tra i Cappuccini, collabora alla riunificazione con la Chiesa ortodossa. Questo suo desiderio però non si realizza, perché nei monasteri dove viene assegnato gli vengono affidati altri incarichi. Si dedica soprattutto al ministero della Confessione e in particolare a confessare altri sacerdoti. Dal 1906 svolge questo compito a Padova. È apprezzato per la sua straordinaria mitezza. La sua salute man mano si deteriora, ma fino a quando gli è possibile non cessa di assolvere in nome di Dio e di indirizzare parole di incoraggiamento a quanti lo accostano. Muore il 30 luglio 1942. La sua tomba, aperta dopo ventiquattro anni, ne rivela il corpo completamente intatto. Paolo VI lo ha beatificato nel 1976. Giovanni Paolo II, infine, lo ha canonizzato nel 1983.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/52950

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 30 Luglio 2012) con commento comunitario

29 luglio 2012

Questo vangelo è tratto dalle letture della santa messa di domani.
Il vangelo di oggi lo si può trovare qualche post più sotto.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,31–35)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».

Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:

«Aprirò la mia bocca con parabole,

proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

R. Mussapi. La musica primaria

29 luglio 2012
«È il cuore a produrre incessantemente ogni conoscenza; quanto alla lingua, è essa a ripetere ciò che il cuore pensa». Da un libro della terza dinastia degli Egizi noi apprendiamo quanto per quella civiltà fosse fondante la centralità del cuore. L’affermazione non riguarda gli appassionati di egittologia, ma gli appassionati dell’uomo. In una delle più antiche e splendide civiltà mai conosciute – così come in altre non meno antiche, o in momenti capitali della nostra storia, come il Romanticismo – il cuore è al centro della vita e dell’universo umano. Il dominio della cultura illuminista ha privilegiato, anche a livello vulgato, il ruolo del cervello. Ruolo fondamentale, centrale, naturalmente. Ma inscindibile da quello del cuore. La scienza da tempo distingue due emisferi cerebrali, uno dei quali regola, o meglio è regolato, dalla realtà emotiva e immaginativa: il ponte tra il cervello e il cuore. In francese «par coeur» significa «a memoria»: ciò che passa nel cuore sarà incancellabile, per sempre. La parola cuore non è soltanto quella che rima con amore nelle brutte canzoni, ma il termine che designa la scoperta della parte pulsante, centrale, dell’uomo. In realtà la pulsazione che registra la nostra vita è
quella del cuore. La musica primaria dell’universo umano.
pubblicato in Avvenire di oggi

Benedetto XVI. Angelus del 29 luglio 2012

29 luglio 2012

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

nell’odierna domenica abbiamo iniziato la lettura del capitolo 6° del Vangelo di Giovanni. Il capitolo si apre con la scena della moltiplicazione dei pani, che poi Gesù commenta nella sinagoga di Cafarnao, indicando in Se stesso il «pane» che dona la vita. Le azioni compiute da Gesù sono parallele a quelle dell’Ultima Cena: «Prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti» – così dice il Vangelo (Gv 6,11). L’insistenza sul tema del «pane», che viene condiviso, e sul rendere grazie (v.11, in greco eucharistesas), richiamano l’Eucaristia, il Sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo.
L’Evangelista osserva che la Pasqua, la festa, era ormai vicina (cfr v. 4). Lo sguardo si orienta verso la Croce, il dono di amore, e verso l’Eucaristia, il perpetuarsi di questo dono: Cristo si fa pane di vita per gli uomini. Sant’Agostino commenta così: «Chi, se non Cristo, è il pane del cielo? Ma perché l’uomo potesse mangiare il pane degli angeli, il Signore degli angeli si è fatto uomo. Se tale non si fosse fatto, non avremmo il suo corpo; non avendo il corpo proprio di lui, non mangeremmo il pane dell’altare» (Sermone 130,2).
L’Eucaristia è il permanente grande incontro dell’uomo con Dio, in cui il Signore si fa nostro cibo, dà Se stesso per trasformarci in Lui stesso.
Nella scena della moltiplicazione, viene segnalata anche la presenza di un ragazzo, che, di fronte alla difficoltà di sfamare tanta gente, mette in comune quel poco che ha: cinque pani e due pesci (cfr Gv 6,8).
Il miracolo non si produce da niente, ma da una prima modesta condivisione di ciò che un semplice ragazzo aveva con sé. Gesù non ci chiede quello che non abbiamo, ma ci fa vedere che se ciascuno offre quel poco che ha, può compiersi sempre di nuovo il miracolo: Dio è capace di moltiplicare il nostro piccolo gesto di amore e renderci partecipi del suo dono. 
La folla è colpita dal prodigio: vede in Gesù il nuovo Mosè, degno del potere, e nella nuova manna, il futuro assicurato, ma si ferma all’elemento materiale, che hanno mangiato, e il Signore, «sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo» (Gv 6,15). Gesù non è un re terreno che esercita il dominio, ma un re che serve, che si china sull’uomo per saziare non solo la fame materiale, ma soprattutto la fame più profonda, la fame di orientamento, di senso, di verità, la fame di Dio.
Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di farci riscoprire l’importanza di nutrirci non solo di pane, ma di verità, di amore, di Cristo, del corpo di Cristo, partecipando fedelmente e con grande consapevolezza all’Eucaristia, per essere sempre più intimamente uniti a Lui. 
Infatti «non è l’alimento eucaristico che si trasforma in noi, ma siamo noi che veniamo da esso misteriosamente cambiati. Cristo ci nutre unendoci a sé; ci attira dentro di sé» (Esort. Apost. Sacramentum caritatis, 70).
Allo stesso tempo, vogliamo pregare perché non manchi mai a nessuno il pane necessario per una vita dignitosa, e siano abbattute le disuguaglianze non con le armi della violenza, ma con la condivisione e l’amore.
Ci affidiamo alla Vergine Maria, mentre invochiamo su di noi e sui nostri cari la sua materna intercessione.

Audio integrale di radio vaticana

http://media01.vatiradio.va/audiomp3/00327098.MP3

Video: Sulla via di Damasco, Vacanze cristiane

29 luglio 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-
5c2e1014-abc8-47ac-ae76-69fccf58dcd8.html

Web Radio Subasio

29 luglio 2012

http://www.marinigerardi.com/Radio/Italia/radiosubasio.it.htm

Pietro il pescatore: Benedetto XVI, Video sul lago di Pietro

29 luglio 2012

http://www.fmc-terrasanta.org/en/archaeology-culture-and-other-religions.html

Un video del Franciscan Media Center sui luoghi della vita di Pietro

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro Mercoledì, 17 maggio 2006

Pietro, il pescatore

Cari fratelli e sorelle,

nella nuova serie di catechesi abbiamo innanzitutto cercato di capire meglio che cosa sia la Chiesa, quale sia l’idea del Signore circa questa sua nuova famiglia. Poi abbiamo detto che la Chiesa esiste nelle persone. E abbiamo visto che il Signore ha affidato questa nuova realtà, la Chiesa, ai dodici Apostoli. Adesso vogliamo vederli uno ad uno, per capire nelle persone che cosa sia vivere la Chiesa, che cosa sia seguire Gesù. Cominciamo con san Pietro.

Dopo Gesù, Pietro è il personaggio più noto e citato negli scritti neotestamentari: viene menzionato 154 volte con il soprannome di Pétros, “pietra”, “roccia”, che è traduzione greca del nome aramaico datogli direttamente da Gesù Kefa, attestato 9 volte soprattutto nelle lettere di Paolo; si deve poi aggiungere il frequente nome Simòn (75 volte), che è forma grecizzata del suo originale nome ebraico Simeòn (2 volte: At 15,14; 2 Pt 1,1). Figlio di Giovanni (cfr Gv 1,42) o, nella forma aramaica, bar-Jona, figlio di Giona (cfr Mt 16,17), Simone era di Betsaida (cfr Gv 1,44), una cittadina a oriente del mare di Galilea, da cui veniva anche Filippo e naturalmente Andrea, fratello di Simone. La sua parlata tradiva l’accento galilaico. Anch’egli, come il fratello, era pescatore: con la famiglia di Zebedeo, padre di Giacomo e Giovanni, conduceva una piccola azienda di pesca sul lago di Genezaret (cfr Lc 5,10). Doveva perciò godere di una certa agiatezza economica ed era animato da un sincero interesse religioso, da un desiderio di Dio – egli desiderava che Dio intervenisse nel mondo – un desiderio che lo spinse a recarsi col fratello fino in Giudea per seguire la predicazione di Giovanni il Battista (Gv 1,35-42).

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29 Luglio 2012. Liturgia del giorno. I settimana del Salterio. IX Domenica dopo Pentecoste. Santi

28 luglio 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere il post precedente.

Grado della Celebrazione: DOMENICA (S. Marta)

Colore liturgico: VERDE

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura 2Re 4,42-44
Ne mangeranno e ne faranno avanzare.
Salmo (Sal 144)
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.
II Lettura Ef 4,1-6
Un solo corpo, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.
Vangelo Gv 6,1-15
Distribuì a quelli che erano seduti quanto ne volevano.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/LodDom/17DOMpage.htm

SECONDI VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/Ves2Dom/17DOMpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/DomCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Oggi si ricordano santa Marta, Lazzaro e Maria di Betania, I sec.

Scoprire l’amicizia di Cristo per noi significa anche scoprirci fratelli. Ma che Cristo abbia avuto amici speciali, che abbia manifestato delle predilezioni, non significa che ami meno qualcun altro. E’ per ognuno di noi, in segreto, che ha una predilezione. Da ciò deriva, mi sembra, un principio fondamentale della vita spirituale: non bisogna fare paragoni. Ogni uomo è fuori misura. Chi può misurare l’uomo se non l’amore, che per l’appunto non misura mai? L’uomo non è suscettibile di confronti. Cristo non fa paragoni, ama ciascuno senza misura. Ricordiamolo bene, quando ci accostiamo agli uomini (Athenagoras, dai Dialoghi con Olivier Clément).

(Iacopo da Ponte detto Iacopo Bassano, Gesù in casa di Marta, Maria e Lazzaro, 1577, Houston, Sarah Campbell Blaffer Foundation)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/23750

http://www.santiebeati.it/dettaglio/81850

santa Serafina di Mamie, I sec., Galizia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/64900

sant ‘Olaf, ?-1030, re di Norvegia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/64950

santi Lucilla, Flora, Eugenio e compagni, martiri sotto l’imperatore Galieno

http://www.santiebeati.it/dettaglio/65000

san Berio, III sec., martire a Costantinopoli

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91586

san Lupo di Troyes, 383-497, vescovo che si recò in Bretagna insieme a san Germano di Auxerre per debellare l’eresia pelagiana

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91806

GMG Rio de Janeiro: è già boom di volontari

28 luglio 2012

Tra i protagonisti della Gmg, i volontari sv0lgono un
ruolo di primo piano nell’accoglienza dei coetanei in
aeroporti, stazioni e punti d’informazione, e
nell’assistenza dei pellegrini con particolari bisogni.
Per questo gli organizzatori brasiliani possono gioire,
visto il continuo aumento di richieste da parte di
ragazzi e ragazze che desiderano fare l’esperienza del
volontariato durante la prossima Gmg brasiliana. Sul
sito ufficiale è possibile inviare la propria
disponibilità. Tra i requisiti richiesti: la maggiore età e
l’impegno a raggiungere il grande Paese
latinoamericano almeno due settimane prima dell’inizio del grande raduno
mondiale. Tra gli altri compiti dei volontari: la preparazione dei kit del
pellegrino, il servizio d’ordine nelle celebrazioni liturgiche e negli altri
appuntamenti di massa, il lavoro nelle comunicazioni e l’aggiornamento
attraverso i social network. L’organizzazione della Giornata ha anche
aperto le iscrizioni, che si chiuderanno a fine agosto, per la fiera delle
vocazioni. Già sperimentata alla Gmg di Madrid, la fiera nella città
fluminense si svolgerà nella piazza General Tibúrcio, luogo di transito per
chi si reca al celebre monte Pan di Zucchero. Essa costituisce un’o ccasione
per tutte le congregazioni, i movimenti e le comunità religiose di far
conoscere la propria realtà, spiritualità e carisma. Durante i giorni della
Gmg saranno disponibili anche spazi per l’adorazione del Santissimo
Sacramento, altri per accostarsi alla riconciliazione, e un palco per
concerti, riflessioni e momenti di preghiera.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Domenica 29 Luglio 2012) con commento comunitario

28 luglio 2012

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,1-15)

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.

Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».

Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.

Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.

E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Da: Brani biblici famosi

28 luglio 2012

Genesi 18, 16-33

16 Poi quegli uomini s’alzarono e volsero gli sguardi verso Sodoma; e Abrahamo andava con loro per accomiatarli. 17 E l’Eterno disse: “Celerò io ad Abrahamo quello che sto per fare, 18 giacché Abrahamo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saran benedette tutte le nazioni della terra? 19 Poiché io l’ho prescelto affinché ordini ai suoi figliuoli, e dopo di sé alla sua casa, che s’attengano alla via dell’Eterno per praticare la giustizia e l’equità, onde l’Eterno ponga ad effetto a pro d’Abrahamo quello che gli ha promesso”. 20 E l’Eterno disse: “Siccome il grido che sale da Sodoma e Gomorra è grande e siccome il loro peccato è molto grave, 21 io scenderò e vedrò se hanno interamente agito secondo il grido che n’è pervenuto a me; e, se così non è, lo saprò”. 22 E quegli uomini, partitisi di là, s’avviarono verso Sodoma; ma Abrahamo rimase ancora davanti all’Eterno. 23 E Abrahamo s’accostò e disse: “Farai tu perire il giusto insieme con l’empio?24 Forse ci son cinquanta giusti nella città; farai tu perire anche quelli? o non perdonerai tu a quel luogo per amore de’ cinquanta giusti che vi sono? 25 Lungi da te il fare tal cosa! il far morire il giusto con l’empio, in guisa che il giusto sia trattato come l’empio! lungi da te! Il giudice di tutta la terra non farà egli giustizia?” 26 E l’Eterno disse: “Se trovo nella città di Sodoma cinquanta giusti, perdonerò a tutto il luogo per amor d’essi”. 27 E Abrahamo riprese e disse: “Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore, benché io non sia che polvere e cenere; 28 forse, a que’ cinquanta giusti ne mancheranno cinque; distruggerai tu tutta la città per cinque di meno?” E l’Eterno: “Se ve ne trovo quarantacinque, non la distruggerò”. 29 Abrahamo continuò a parlargli e disse: “Forse, vi se ne troveranno quaranta”. E l’Eterno: “Non io farò, per amor dei quaranta”. 30 E Abrahamo disse: “Deh, non si adiri il Signore, ed io parlerò. Forse, vi se ne troveranno trenta”. E l’Eterno: “Non lo farò, se ve ne trovo trenta”. 31 E Abrahamo disse: “Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore; forse, vi se ne troveranno venti”. E l’Eterno: “Non la distruggerò per amore dei venti”. 32 E Abrahamo disse: “Deh, non si adiri il Signore, e io parlerò ancora questa volta soltanto. Forse, vi se ne troveranno dieci”. E l’Eterno: “Non la distruggerò per amore de’ dieci”. 33 E come l’Eterno ebbe finito di parlare ad Abrahamo, se ne andò. E Abrahamo tornò alla sua dimora.

E’ un passo chiave per comprendere l’Antico Testamento: sembra che Abramo
sia più misericordioso di Dio ma invece la realtà è che Abramo, pregando con
insistenza, convertendosi, scopre sempre più dentro di sè l’amore, la misericordia,
che Dio gli sta infondendo nel cuore.Il suo amore misericordioso dunque Dio lo rive-
la nel tempo perchè gli uomini non si sentano schiacciati, non si scandalizzino,
di tanto sorprendente bene.Emerge qui anche come l’amicizia con Dio rende Abramo
più profondamente consapevole della situazione deleteria di Sodoma e Gomorra, e anche
lo apre all’intercessione per quelle città.

Webradio della canzone napoletana

28 luglio 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/popup/player_radio.html?v=10

Il “Premio Ratzinger” consegnato a due teologi al Sinodo di ottobre. Mons. Ladaria: ricerca e fedeltà alla Chiesa

28 luglio 2012

Il “Premio Ratzinger”, l’onorificenza che ogni anno la Fondazione vaticana che porta il nome del Papa consegna a insigni teologi, quest’anno verrà consegnato ai vincitori il 20 ottobre, durante i lavori del prossimo Sinodo. Uno dei membri del Comitato scientifico del Premio, l’arcivescovo Francisco Ladaria Ferrer, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, spiega le finalità del Premio al microfono di Alessandro De Carolis:RealAudioMP3 

R. – Il “Premio Ratzinger” è stato istituito dalla Fondazione Joseph Ratzinger, una Fondazione vaticana, per stimolare la riflessione teologica soprattutto – non esclusivamente, ma soprattutto – nei campi più coltivati da Joseph Ratzinger, come teologo, cardinale e ora Papa: il campo della teologia fondamentale, della storia della teologia, specialmente teologia patristica, il campo dell’esegesi biblica, ma anche la teologica dogmatica. Si tratta dunque di premiare quei teologi e stimolare anche la riflessione teologica su questi campi in una linea di comunione con la Chiesa, in una linea teologica di approfondimenti dei grandi documenti magistrali, come il Concilio Vaticano II. Una teologia che sia quindi di aiuto per la Chiesa nel mondo presente, tenendo sempre un contatto con la cultura, l’ambiente e il mondo che ci circonda, al quale va evidentemente la nostra proclamazione.

D. – Che tipo di lavoro svolge il Comitato scientifico nel selezionare i candidati?

R. – Il Comitato scientifico cerca di tener presente diversi fattori: prima di tutto, il rigore teologico e la profondità scientifica dei possibili candidati. Si cerca di avere anche una varietà di lingue, di culture, cosicché non tutti i premi vadano per esempio a teologi di lingua inglese, o che tutti siano di lingua italiana. Che ci sia quindi un equilibrio fra le grandi lingue del mondo, fra i grandi gruppi cattolici del mondo, in modo che – nella misura del possibile, anche se non è sempre facile questo – tutti si possano sentire rappresentati. L’anno scorso ci fu un italiano, uno spagnolo e un tedesco. Quest’anno sarà un francese e un nordamericano. Ma sempre tenendo presente, evidentemente, che la prima condizione – sine qua non – è la qualità di questi teologi.

D. – Benedetto XVI non perde mai occasione per richiamare i teologi a vivere per primi la realtà che studiano. Quale panorama vede oggi nel mondo dal punto di vista degli studi teologici?

R. – Io credo che possiamo guardare il futuro con fiducia. Credo che il Papa sia per tutti i teologi, per tutti gli studiosi, un grande stimolo come di una persona che, fin dal primo momento del suo studio teologico, come professore e come teologo, ha sempre combinato l’accuratezza e l’acume scientifico con una profonda fedeltà alla Chiesa, la profonda fedeltà al Signore, che nasce evidentemente da un contatto vivo col Signore nella preghiera. Qualche volta è stato detto che la teologia si fa in ginocchio: è una verità molto grande. Soltanto le cose che sono state assimilate veramente e anche spiritualmente possono essere trasmesse in modo fruttuoso. Altrimenti, la teologia diventerebbe una “gnosi”: una conoscenza che non ha una ripercussione nella vita e questo sarebbe veramente un grave danno per la teologia e per tutta la Chiesa.

Radiovaticana, 20 luglio 2012

28 Luglio 2012. Liturgia del giorno. Sabato della IV settimana del Salterio. Santi

27 luglio 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere il post precedente.

Grado della Celebrazione: FERIA

Colore liturgico: VERDE

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura Ger 7,1-11
Forse per voi è un covo di ladri questo tempio sul quale è invocato il mio nome?
Salmo (Sal 83)
Quanto sono amabili le tue dimore,Signore degli eserciti!
Vangelo Mt 13,24-30
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/04SABpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/SabCPage.htm

PRIMI VESPRI DELLA DOMENICA

http://www.maranatha.it/Ore/ord/Ves1Dom/17SABpage.htm

SANTI DEL GIORNO

Oggi si ricordano sant’Acacio di Mileto, ?-321, martire sotto Licinio

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92516

sant’Alfonsa dell’Immacolata Concezione (Anna Muttathupadathu) , 1910-1946, clarissa nello stato del Kerala in India

http://www.santiebeati.it/dettaglio/64625

san Giacomo Ilario Emanuele Barbal Cosan , 1898-1937, dei Fratelli delle scuole cristiane, martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90243

santi Procoro, Nicaore, Timone, Parmenas e Nicola, tra i sette pieni di Spirito e sapienza ai quali gli Apostoli imposero le mani

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91953

santi Nazario e Celso, ?-304,  martiri a Milano sotto Diocleziano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91953

san Vittore I, ?-199,  papa

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90137

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Sabato 28 Luglio 2012) con commento comunitario

27 luglio 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,24-30)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo:

«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.

Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.

E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».

Ravasi. Isaia e la rugiada di luce

27 luglio 2012

Nel suo volume Gesù di Nazaret, dall’ingresso a Gerusalemme fino alla risurrezione, dedicato alle ultime ore terrene di Cristo anzi, all’Ora per eccellenza come l’evangelista Giovanni definisce la passione e la morte, ma anche la risurrezione, Joseph Ratzinger-Benedetto XVI ha usato spesso una sorta di prisma ottico interpretativo, quello della profezia anticotestamentaria. A essa rimandano sia lo stesso Gesù per illuminare le vicende che egli sta vivendo, sia la Chiesa delle origini per decifrare il senso ultimo di quegli eventi. È noto che uno dei paradigmi ermeneutici capitali è, al riguardo, il celebre quarto canto del Servo del Signore (Isaia, 52, 13 – 53, 12) che domina nella redazione evangelica e nello stesso libro del Papa. Noi ora, molto liberamente, vorremmo proporre la rilettura di un altro passo isaiano, anch’esso riconducibile a quelle sezioni dello scritto in cui è all’opera un profeta anonimo posteriore di un paio di secoli all’Isaia classico (VIII secolo prima dell’era cristiana). Egli fu testimone del ritorno di Israele al focolare nazionale dopo l’esilio babilonese (VI secolo), ed è stato convenzionalmente denominato dagli studiosi come il Secondo o Deutero Isaia. Non è l’unico passo in cui sembra brillare l’alba della risurrezione oltre la fine dell’esistenza terrena. Poche righe prima, infatti, lo stesso autore proclamava: “Il Signore Dio eliminerà la morte per sempre e asciugherà le lacrime su ogni volto” (25, 8). Ora, si sa che nell’antico Israele l’idea dominante dell’oltrevita era stata a lungo quella di una sopravvivenza larvale, nello Sheol, una regione sotterranea tenebrosa, polverosa e muta: “Gli inferi non ti lodano, o Signore, né la morte ti canta inni, quanti scendono nella fossa non sperano nella tua fedeltà”, esclamava il re Ezechia appena guarito da una grave malattia (Isaia, 38, 18).

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TV2000 su YouTube

27 luglio 2012

http://www.youtube.com/tv2000it

Da: Brani biblici famosi

27 luglio 2012

Genesi 18

[1]Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva
all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. [2]Egli alzò gli
occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide,
corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra,
[3]dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non
passar oltre senza fermarti dal tuo servo. [4]Si vada a prendere un
pò di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. [5]Permettete
che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo,
potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro
servo». Quelli dissero: «Fà pure come hai detto». [6]Allora Abramo
andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di
farina, impastala e fanne focacce».[7]All’armento corse lui stesso, Abramo,
prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo.
[8]Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato,
e li porse a loro. Così, mentr’egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero,
quelli mangiarono.[9]Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose:
«E’ là nella tenda».[10]Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a
questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava
ad ascoltare all’ingresso della tenda ed era dietro di lui. [11]Abramo e
Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene
regolarmente alle donne. [12]Allora Sara rise dentro di sé e disse:
«Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore
è vecchio!». [13]Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso
dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia? [14]C’è forse
qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te
alla stessa data e Sara avrà un figlio». [15]Allora Sara negò: «Non ho
riso!», perché aveva paura; ma quegli disse: «Sì, hai proprio riso».

Abramo, divenuto lungo il cammino vigile e pronto anche nel riposo,
sulla soglia della coscienza (della tenda) dove si avverte la frescura,
il soffiare, dello Spirito, accoglie con immensa disponibilità (nel pieno
della siesta nella calura meridiana) i  misteriosi ospiti
come se fossero Dio stesso (mio Signore).Quelli, che sono
veramente angeli, gli chiedono dove sia Sara sua moglie
(questa domanda rivela la loro natura soprannaturale,
perchè erano sconosciuti).Abramo risponde che è nella
tenda, cioè Dio ha messo pienamente nel suo cuore,
in un lungo cammino, la sua moglie.Solo allora
è venuto il tempo così a lungo atteso della nascita
di un figlio, cioè della piena realizzazione di Abramo.
Sara, invece, non è ancora pienamente pronta, ora è
lei che ride di questa promessa.Ma Dio può parlarle
attraverso Abramo (infatti sembra si rivolga a lui
per dire qualcosa a lei): altro spunto importantissimo
per la vita di coppia.

Video musicali: Nino Buonocore

27 luglio 2012

Raggiunto il link del sito ufficiale scendere in fondo nella pagina:

http://www.ninobuonocore.com/dblog/

tra le canzoni più belle: Scrivimi e Rosanna.

 

27 luglio 2012. Liturgia del giorno. Venerdì della IV settimana del Salterio. Santi

26 luglio 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere il post precedente.

Grado della Celebrazione: FERIA

Colore liturgico: VERDE

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura Ger 3,14-17
Vi darò pastori secondo il mio cuore; a Gerusalemme tutte le genti si raduneranno.
Salmo (Ger 31,10-13)
Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.
Vangelo Mt 13,18-23
Colui che ascolta la Parola e la comprende, questi dà frutto.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/04VENpage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerVespri/04VENpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/VenCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Oggi si ricordano san Pantaleone, III sec., medico a Nicomedia in Bitinia, perseguitato dall’imperatore Galerio, è patrono dei medici

http://www.santiebeati.it/dettaglio/64575

san Raimondo Zanfogni, detto Palmerio, 1140-1200

http://www.santiebeati.it/dettaglio/33700

san Celestino I, papa, ?-432

http://www.santiebeati.it/dettaglio/48700

santa Natalia e compagni, martire a Cordova, durante il califfato ommiade

http://www.santiebeati.it/dettaglio/64550

san Simeone di Egee, VI sec., stilita

http://www.santiebeati.it/dettaglio/64600

san Simeone stilita il Vecchio, 380-459

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92842

(Nemeh d’Aleppo, San Simeone Stilita e San Simeone del monte Ammirabile, 1699, Libano, Monastero di Notre-Dame de Balamand)

Nel 1136 muore Guigo, quinto priore della Grande Chartreuse.

Nato a Saint-Romain-de-Mordanne, nella diocesi francese di Valence, Guigo era entrato nel 1106 nella Chartreuse, quando erano ancora in vita tre compagni di Bruno, fondatore della stessa. Eletto priore a soli ventisei anni, Guigo fu uomo di grande carità e padre spirituale di notevole umanità, come testimoniano Pietro il Venerabile e Bernardo di Clairvaux, che furono suoi amici ed ebbero con lui una corrispondenza epistolare.

Il suo irradiamento spirituale fu tale che in pochi anni furono aperte sette nuove case certosine, per le quali egli provvide sia sul piano organizzativo, mediante la stesura delle Consuetudini, sia su quello spirituale, attraverso scritti ricchi di insegnamenti sulla vita in Cristo e sulla lotta spirituale che i monaci sono chiamati a condurre nella solitudine. Notevole fu anche l’impegno da lui profuso per raccogliere testi liturgici e patristici destinati ad alimentare la vita di preghiera dei certosini. Guigo fu, di fatto, il vero animatore e organizzatore dell’ordine certosino, e le sue meditazioni costituiscono uno dei vertici della teologia medievale.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

La verità dev’esser posta al centro, come si fa con ciò che è bello. Se qualcuno ne prova repulsione, non giudicarlo, ma compatiscilo. Tu piuttosto, che desideri accostarti ad essa, perché la respingi quando a causa dei tuoi vizi sei rimproverato? Guarda cosa deve sopportare la verità. Si dice al beone: «Sei un ubriacone»; allo stesso modo al lussurioso e al superbo. E questo è vero. Eppure essi van fuori di senno, fino a perseguitare e a uccidere la verità in colui che la annuncia. Vedi invece quanto è onorata la menzogna. Si dice infatti agli infimi tra gli uomini, schiavi di ogni sorta di vizio: «Che brav’uomo!». E così essi si placano, godono e venerano la menzogna in colui che la proferisce. Senza splendore né bellezza, inchiodata alla croce: così va adorata la Verità (Guigo, dalla Prima meditazione).

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 27 Luglio 2012) con commento comunitario

26 luglio 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,18–23)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Da: Brani biblici famosi

26 luglio 2012

Genesi 17

15]Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai
più Sarai, ma Sara. [16]Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la
benedirò e diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei».

[17]Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: «Ad
uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all’età di novanta
anni potrà partorire?». [18]Abramo disse a Dio: «Se almeno Ismaele
potesse vivere davanti a te!». [19]E Dio disse: «No, Sara, tua moglie,
ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza
con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza
dopo di lui.

Anche il grande patriarca Abramo, amico di Dio e padre della fede,
rise un giorno scoraggiato al sentire ancora una volta il Signore che
rinnovava una promessa che non si compiva mai.Anche Abramo è
caduto nell’errore, se non nel peccato, di cercare scorciatoie tutte
terrene al compimento di questa promessa.La Bibbia ci parla con
semplicità dei limiti anche di tante persone che nel tempo Dio ha
portato verso la pienezza di vita e la santità proprio, anche, per
aiutarci a comprendere le difficoltà della crescita,
proprio perchè non ci scoraggiamo.

(Possiamo qui
aggiungere che anche per questo la Chiesa ci
insegna che la Bibbia va letta nella Chiesa e con
la Chiesaè ad es. del tutto fuori luogo un’interpretazione
buonista che cerchi di sostenere che Abramo in questa occasione
non era scoraggiato e sfiduciato o che noi non possiamo valutare
ciò; non è questo il senso delle Scritture le quali non accusano
Abramo nè altri personaggi biblici ma semplicemente narrano
l’esperienza reale, non edulcorata, dell’uomo.
Vediamo invece così con più chiarezza e fiducia l’amore di
Dio che guarda con compassione alla lunga prova di Abramo
e invece di redarguirlo lo aiuta a continuare a credere alla
promessa, che invece sta finalmente per compiersi.La
Sapienza di Dio cerca di aiutarci con il massimo amore
possibile ad abbandonarci al Signore, ad essere umili,
obbedienti, fedeli e generosi fino in fondo, perchè
questo ci apre al massimo ai suoi doni.Un Dio che
non cerchi, con sapienza e amore, di condurci su questa
via sarebbe come un Padre che vizia i suoi figli, non
aiutandoli a crescere bene).

Video musicali: Le canzoni di Antonello Venditti

26 luglio 2012

Dal sito ufficiale:

http://www.antonellovenditti.it/video.php?cmd=resetall

DISCORSO DI SUA EMINENZA IL CARD. JOSEPH RATZINGER IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DELLA MORTE DEL CARD. JOHN HENRY NEWMAN

26 luglio 2012

Roma, 28 aprile 1990

 

Io non mi sento competente per parlare della figura o dell’opera di John Henry Newman, ma forse può essere interessante che mi soffermi un po’ sul mio personale approccio a Newman, nel quale si riflette anche qualcosa dell’attualità di questo grande teologo inglese nelle controversie spirituali del nostro tempo. (more…)

“E Dio sorrise”. La parabola del buon samaritano

26 luglio 2012

Van Gogh, Il buon Samaritano

 

La compagnia di burattini di don Marco CAMPEDELLI in un incontro organizzato da Biblia

 

http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=etWZhfQiEmo

G. Gaenswein, Introduzione a Gesù di Nazaret all’università

26 luglio 2012
Dall’introduzione di monsignor Georg Gaenswein, segretario particolare del Papa, al libro «Gesù di Nazaret all’università. Il libro di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI letto e commentato negli atenei italiani» ( Il volume raccoglie i testi degli interventi pronunciati in occasione della presentazione del «Gesù di Nazaret» di papa Ratzinger fatta in dieci università italiane)
Non è passato troppo tempo da quando qua e là dei professori universitari deridevano quegli studenti di teologia che citavano le opere di Joseph Ratzinger. Molti consideravano il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede il gendarme del Papa, anche solo in forza di quel suo ufficio. In effetti, il cardinale divenne come una spina nel fianco di un mondo postmoderno nel quale la questione della verità è considerata priva di senso, di una società dell’opulenza e dell’avidità che sembra sempre più voltare le spalle a Dio; era un uomo scomodo che, senza tanto discutere, aveva preso su di sé un giogo pesante. Ma chi è in realtà quest’uomo? Come fu possibile che, nell’arco di sole ventiquattr’ore dalla sua elezione a Romano Pontefice, trasmise un’immagine di sé completamente diversa? Insieme agli abiti aveva forse cambiato anche la propria natura? Oppure eravamo noi stessi ad avere una falsa idea di questo studioso di Dio tanto saldo quanto umile? È venuto il tempo di sottoporre a una profonda revisione l’immagine che alcuni media hanno prodotto dell’ex Prefetto. E questo non solo per fare giustizia a una grande personalità, ma anche per potere ascoltare senza pregiudizi cosa ha da dire quell’uomo che sta sul trono di Pietro. Il ministero di supremo pastore della Chiesa possiede una dimensione che fa sì che possano esprimersi nel modo più pieno e limpido la natura dell’uomo Joseph Ratzinger ed i doni che gli sono stati dati. In questo il Papa non è un politico ed il suo pontificato non è un progetto. Non si tratta né di esercitare una singolare creatività, né di mettersi in particolare rilievo. Non è un caso che la parola “Provvidenza” venga spesso utilizzata dal Papa. Il 24 aprile 2005, alla Messa per l’inizio del ministero petrino, Benedetto XVI affermò dimostrativamente di rinunciare ad un «programma di governo»; perché, in realtà, quel programma era stato già fissato da tempo, da circa duemila anni per essere precisi.
E il Papa disse chiaro e forte: «Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicché sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia». Dal giorno in cui pronunciò quelle parole sono passati 7 anni. Per un pontificato non si tratta certo di un lungo periodo, e tuttavia è un lasso di tempo sufficiente per tracciare un primo bilancio. Per che cosa si batte Benedetto XVI? Che messaggio vuol portare agli uomini? Cosa lo muove e cosa è riuscito lui stesso a smuovere? Quale «servo dei servi di Dio», è d’esempio con la sua bontà, cura la collegialità fra i pastori, concentra il suo ministero sull’essenziale, in primo luogo sul rinnovamento nella fede, sul dono dell’Eucaristia e sull’unità della Chiesa. Ed evidentemente, proprio grazie al rafforzamento di queste fondamenta e in virtù del lascito del suo grande predecessore è riuscito in quello che, in un lasso di tempo così breve, ben pochi credevano possibile: la rivitalizzazione della Chiesa in un tempo difficile. Nlla curia ha dato nuova linfa a forme antiche e al contempo ha potato rami secchi. (…)
La questione di Dio non è qualcosa che appartiene al passato; al contrario: è attualissima; perché l’uomo trova il suo compimento in una vita che si abbevera alla fonte della fede cristiana. Questo è il messaggio fondamentale delle omelie e dei discorsi di Benedetto XVI. Perché solo Dio libera l’uomo dal peccato e dalle difficoltà di questa vita. Allo stesso modo ha destato in noi meraviglia come l’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, con il suo calore e la sua semplicità così spontanea e vera, riesca senza sforzo alcuno ad avvincere il cuore degli uomini. Notevole è anche il suo coraggio: Benedetto XVI non teme il confronto e i dibattiti. Chiama per nome le insufficienze e gli errori dell’Occidente, critica quella violenza che pretende di avere una giustificazione religiosa. Non smette mai di ricordarci che si voltano le spalle a Dio con il relativismo e l’edonismo non meno che con l’imposizione della religione attraverso la minaccia e la violenza. Al centro del pensiero del Papa sta la questione del rapporto tra fede e ragione; tra verità e libertà, tra religione e dignità dell’uomo. La nuova evangelizzazione dell’Europa e di tutto il mondo, ci dice il Papa, sarà possibile quando gli uomini comprenderanno che fede e ragione non sono in contrasto, ma in relazione tra loro. Una fede che non si misura con la ragione diviene essa stessa irragionevole e priva di senso. E, al contrario, una concezione della ragione che riconosce unicamente ciò che è misurabile non basta per comprendere l’intera realtà. In fondo, al Papa interessa riaffermare il nocciolo della fede cristiana: l’amore di Dio per l’uomo, che trova nella morte in croce di Gesù e nella sua risurrezione l’espressione insuperabile. Questo amore è l’immutabile centro sul quale si fonda la fiducia cristiana nel mondo, ma anche l’impegno alla misericordia e alla carità, la rinuncia alla violenza. Non a caso la prima enciclica di Benedetto XVI è intitolata Deus caritas est, «Dio è amore». È un segnale chiaro; di più, una frase programmatica del suo pontificato. Benedetto XVI vuole far risaltare, in tutto il suo splendore, la grandiosità della verità cristiana. L’uomo trova la sua pienezza e il suo compimento in una vita che si disseta alla fonte della fede. È un punto centrale questo. Nella prospettiva del Santo Padre, sta qui la forza e anche la possibilità di futuro per la fede. Il messaggio del successore di Pietro è tanto semplice quanto profondo: la fede non è un problema da risolvere, è un dono che va scoperto nuovamente, giorno per giorno. La fede dà gioia e pienezza. Più di ogni altra cosa è questo che caratterizza il pontificato del Papa teologo. Ma questa fede non è affatto avulsa dal mondo e dalla storia. È una fede cha ha un volto d’uomo, il volto di Gesù Cristo. In lui, il Dio nascosto è divenuto visibile, tangibile. Dio, nella sua grandezza incommensurabile, si dona a noi nel suo Figlio. Al Santo Padre preme annunciare il Dio fatto carne, <+corsivo>urbi et orbi<+tondo>, a piccoli e grandi, a chi ha potere e a chi non ne ha, dentro e fuori la Chiesa, che lo si gradisca o meno. E anche se tutti gli occhi e le telecamere sono puntati sul Papa, non si tratta in definitiva di lui. Il Santo Padre non mette al centro se stesso, non annuncia se stesso, ma Gesù Cristo, l’unico redentore del mondo. Chi vive in pace con Dio, chi si lascia riconciliare con lui, trova anche la pace con se stesso, con il prossimo e con la creazione che lo circonda. La fede aiuta a vivere, la fede regala gioia, la fede è un grande dono: questa è la convinzione più profonda di Papa Benedetto. Per lui è un sacro dovere lasciare tracce che conducano a questo dono. E di questo dono egli vuole rendere testimonianza, «in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra».

26 luglio 2012. Liturgia del giorno. Giovedì della IV settimana del Salterio. Santi

25 luglio 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere il post precedente.

Grado della Celebrazione: MEMORIA (ss. Gioacchino e Anna)

Colore liturgico: BIANCO

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura Ger 2,1-3.7-8.12-13
Ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne piene di crepe.
Salmo (Sal 35)
È in te, Signore, la sorgente della vita.
Vangelo Mt 13,10-17
A voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/santi/0726lodPage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/santi/0726vesPage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/GioCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Sant

(Leonardo, 1501, Sant’Anna, la Madonna, il Bambino e san Giovannino, National Gallery, Londra)

Oggi si ricordano i Santi Anna e Gioacchino, genitori della Vergine Maria

Dall’Angelus 26 luglio 2009 di Benedetto XVI

“…Un secondo spunto di riflessione ci viene dall’odierna memoria dei santi Gioacchino e Anna, genitori della Madonna e, dunque, nonni di Gesù. Questa ricorrenza fa pensare al tema dell’educazione, che ha un posto tanto importante nella pastorale della Chiesa. In particolare, ci invita a pregare per i nonni, che nella famiglia sono i depositari e spesso i testimoni dei valori fondamentali della vita. Il compito educativo dei nonni è sempre molto importante, e ancora di più lo diventa quando, per diverse ragioni, i genitori non sono in grado di assicurare un’adeguata presenza accanto ai figli, nell’età della crescita. Affido alla protezione di sant’Anna e san Gioacchino tutti i nonni del mondo, indirizzando ad essi una speciale benedizione. La Vergine Maria, che – secondo una bella iconografia – imparò a leggere le Sacre Scritture sulle ginocchia della madre Anna, li aiuti ad alimentare sempre la fede e la speranza alle fonti della Parola di Dio”.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/23700

http://www.santiebeati.it/dettaglio/23650

Dai «Discorsi» di san Giovanni Damasceno, vescovo
(Disc. 6, per la Natività della B. V. Maria 2. 4. 5. 6; PG 96, 663.
667.670)
Poiché doveva avvenire che la Vergine Madre di Dio nascesse da Anna, la natura non osò precedere il germe della grazia; ma rimase senza il
proprio frutto perché la grazia producesse il suo. Doveva nascere infatti quella primogenita dalla quale sarebbe nato il primogenito di ogni creatura «nel quale tutte le cose sussistono» (Col 1, 17). O felice coppia, Gioacchino ed Anna! A voi è debitrice ogni creatura, perché per voi la creatura ha offerto al Creatore il dono più gradito, ossia quella casta madre, che sola era degna del creatore. Rallégrati Anna, «sterile che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori» (Is 54, 1). Esulta, o Gioacchino, poiché dalla tua figlia è nato per noi un bimbo, ci è stato dato un figlio, e il suo nome sarà Angelo di grande consiglio, di salvezza per tutto il mondo, Dio forte (cfr. Is 9, 6). Questo bambino è Dio. O Giacchino ed Anna, coppia beata, veramente senza macchia! Dal frutto del vostro seno voi siete conosciuti, come una volta disse il Signore: «Li conoscerete dai loro frutti» (Mt 7, 16). Voi informaste la condotta della vostra vita in modo gradito a Dio e degno di colei che da voi nacque. Infatti nella vostra casta e santa convivenza avete dato la vita a quella perla di verginità che fu vergine prima del parto, nel parto e dopo il parto. Quella, dico, che sola doveva conservare sempre la verginità e della mente e dell’anima e del corpo.
O Giachino ed Anna, coppia castissima! Voi, conservando la castità prescritta dalla legge naturale, avete conseguito, per divina virtù, ciò che supera la natura: avete donato al mondo la madre di Dio che non conobbe uomo. Voi, conducendo una vita pia e santa nella condizione umana, avete dato alla luce una figlia più grande degli angeli ed ora regina degli angeli stessi. O vergine bellissima e dolcissima! O figlia di Adamo e Madre di Dio. Beato il seno, che ti ha dato la vita! Beate le braccia che ti strinsero e le labbra che ti impressero casti baci, quelle dei tuoi soli genitori, cosicché tu conservassi in tutto la verginità! Acclami al Signore tutta le terra, gridate, esultate con canti di gioia» (Sal 97, 4). Alzate la vostra voce, gridate, non temete.

Si ricordano anche santa Bartolomea Capitania, 1807-1833

http://www.santiebeati.it/dettaglio/32750

san Simeone di Polirone,?-1016, monaco eremita nato in Armenia, morto a San Benedetto Po nei pressi di Mantova

http://www.santiebeati.it/dettaglio/64500

san Benigno e Caro di Malcesine , VIII sec., eremiti

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90586

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91986

sant’Erasto, tesoriere a Corinto, al servizio di san Paolo apostolo

Medjugorje, messaggio del 25 luglio 2012

25 luglio 2012

“Cari figli! Oggi vi invito al bene. Siate portatori di pace e di bontà in questo mondo. Pregate che Dio vi dia la forza, affinché nel vostro cuore e nella vostra vita regnino sempre la speranza e la fierezza, perché siete figli di Dio e portatori della sua speranza in questo mondo che è senza gioia nel cuore e senza futuro perché non ha il cuore aperto verso Dio, vostra salvezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

La Chiesa non si è ancora pronunciata sui fatti di Medjugorje, anche
se può sembrare guardi con favore ad essi.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 26 Luglio 2012) con commento comunitario

25 luglio 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,10-17)

In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?».

Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.

Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:

“Udrete, sì, ma non comprenderete,

guarderete, sì, ma non vedrete.

Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,

sono diventati duri di orecchi

e hanno chiuso gli occhi,

perché non vedano con gli occhi,

non ascoltino con gli orecchi

e non comprendano con il cuore

e non si convertano e io li guarisca!”.

Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».

Salmo 126(125) _ Supplica a Dio per ottenere la sua protezione

25 luglio 2012

Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si aprì al sorriso,
la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.
Allora si diceva tra i popoli:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi,
ci ha colmati di gioia.

Riconduci, Signore, i nostri prigionieri,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà con giubilo.

Nell’andare, se ne va e piange,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con giubilo,
portando i suoi covoni.

 

Salmo 126(125),1_6

Calendario Olimpiadi 2012

25 luglio 2012

Dal sito ufficiale:

http://www.london2012.com/schedule-and-results/

Claudio Baglioni Webradio, tutta la sua musica 24 ore su 24

25 luglio 2012

http://www.baglioni.it/radio/

Da: Brani biblici famosi

25 luglio 2012

Genesi 15, 1-21

1 Dopo tali fatti, fu rivolta ad Abram in visione questa parola del Signore:
“Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande”. 2
Rispose Abram: “Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e
l`erede della mia casa è Eliezer di Damasco”. 3 Soggiunse Abram: “Ecco a
me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede”. 4Ed
ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: “Non costui sarà il tuo erede,
ma uno nato da te sarà il tuo erede”. 5 Poi lo condusse fuori e gli disse:
“Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” e soggiunse: “Tale
sarà la tua discendenza”.6 Egli credette al Signore, che glielo accreditò
come giustizia. 7 E gli disse: “Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da
Ur dei Caldei per darti in possesso questo paese”. 8 Rispose: “Signore
mio Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?”. 9 Gli disse:
“Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete
di tre anni, una tortora e un piccione”. 10 Andò a prendere tutti questi
animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all`altra; non divise
però gli uccelli. 11 Gli uccelli rapaci calavano su quei cadaveri, ma
Abram li scacciava. 12 Mentre il sole stava per tramontare, un torpore
cadde su Abram, ed ecco un oscuro terrore lo assalì. 13 Allora il Signore
disse ad Abram: “Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese
non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni. 14
Ma la nazione che essi avranno servito, la giudicherò io: dopo, essi usciranno
con grandi ricchezze. 15 Quanto a te, andrai in pace presso i tuoi padri; sarai
sepolto dopo una vecchiaia felice. 16 Alla quarta generazione torneranno qui,
perché l`iniquità degli Amorrei non ha ancora raggiunto il colmo”. 17 Quando,
tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno fumante e una fiaccola ardente
passarono in mezzo agli animali divisi. 18 In quel giorno il Signore concluse questa
alleanza con Abram: “Alla tua discendenza io do questo paese dal fiume d`Egitto al grande
fiume, il fiume Eufrate; 19 il paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti, 20
gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim, 21 gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei”.

Brano densissimo di significati, eccone uno: la perseveranza obbediente e fiduciosa nella
preghiera, anche al di là dell’ apparente routine, dell’oscurità, etc., accende sempre più,
nel tempo, il fuoco dell’amore di Dio e ottiene il compimento della preghiera stessa.

Le apparizioni di Fatima raccontate da suor Lucia

25 luglio 2012
PRIMA APPARIZIONE ANGELICA

1916

Scritto da Lucia di Fatima nel 1937 per ordine del vescovo di Leiria, che le ordinò di scrivere la storia della sua vita e delle apparizioni, esattamente come erano avvenute.

Un bel giorno andammo con le nostre pecorelle nella proprietà dei miei, situata ai piedi del monte di cui ho parlato, dalla parte rivolta verso levante. Questa proprietà si chiama Chousa Velha. Verso metà mattina, cominciò a cadere una pioggerellina fine, poco più che una rugiada. Risalimmo il pendio del monte, seguiti dalle nostre pecorelle, in cerca di una roccia che ci servisse da riparo. Fu allora che per la prima volta entrammo in quella benedetta grotta. Si trova in mezzo a un uliveto e appartiene al mio padrino Anastácio. Da lì si vede il piccolo paesetto dove sono nata, la casa dei miei genitori, i paesini di Casa Velha e Eira da Pedra. L’uliveto ha parecchi proprietari e si estende fino a confondersi con questi piccoli paesetti.

Lì passammo la giornata, anche se aveva smesso di piovere ed era apparso un sole bello e splendente. Facemmo lo spuntino e recitammo il nostro Rosario e chissà forse uno di quelli che noi usavamo dire per la fretta di poter giocare, come ho già raccontato a V.E., passando i grani e dicendo solo le parole: Ave, Maria e Padre nostro! Finito di pregare, cominciammo a giocare con i sassolini.

Si stava giocando da qualche momento ed ecco che un vento forte scuote gli alberi e ci fa alzare gli occhi per vedere cosa succedeva, perché il giorno era sereno. Vediamo allora che sopra l’uliveto viene verso di noi quella figura di cui ho già parlato. Giacinta e Francesco non l’avevano mai vista e io non gliene avevo mai parlato. A mano a mano che si avvicinava, riuscivamo a scorgerne le fattezze: un giovane di 14 o 15 anni, più bianco che se fosse stato di neve, e il sole lo rendeva trasparente come se fosse stato di cristallo e di una grande bellezza. Arrivato vicino a noi ci disse:

— Non abbiate paura. Sono l’angelo della pace. Pregate con me. — E, inginocchiatosi per terra, curvò la fronte fino al suolo e ci fece ripetere tre volte queste parole: — Mio Dio, io credo, adoro, spero e vi amo! Vi domando perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano.

Poi, alzandosi disse:

— Pregate così. I Cuori di Gesù e di Maria stanno attenti alla voce delle vostre suppliche.

Le sue parole s’impressero talmente nel nostro spirito, che noi non le scordammo mai più. E da allora noi trascorrevamo lunghi periodi di tempo, così prosternati, ripetendole a volte fino a cadere dalla stanchezza. Raccomandai subito che era necessario mantenere il segreto e, questa volta, grazie a Dio, fecero come volevo io. (more…)

“E Dio sorrise”. La storia di Giona

25 luglio 2012

 

La compagnia di burattini di don Marco Campedelli, in uno spettacolo organizzato da Biblia

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Gbudg04Bbbg

25 Luglio 2012. Liturgia del giorno. Mercoledì della IV settimana del Salterio. Santi

24 luglio 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere il post precedente.

Grado della Celebrazione: FESTA (s. Giacomo)

Colore liturgico: ROSSO

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura 2Cor 4,7-15
Portiamo nel nostro corpo la morte di Gesù.
Salmo (Sal 125)
Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia.
Vangelo Mt 20,20-28
Il mio calice, lo berrete.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0725lodPage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0725vesPage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/GioCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Rallegrati, o Giacomo: quand’eri giovane, domandavi il primo posto in un regno terrestre; divenuto uomo, sei stato reso degno del primo posto presso il Signore della gloria.

Rallegrati, tu che hai visto con i tuoi occhi il Verbo e l’hai contemplato, perché hai lasciato il mestiere di pescatore per cominciare a pescare gli uomini, hai abbandonato il desiderio di un regno terrestre per quello del regno dei cieli, un’eredità effimera per l’eredità perfetta, i beni che passano per i beni del cielo che non avranno mai fine (Niceta David, dal Discorso 5)

Le chiese d’occidente fanno oggi memoria di Giacomo di Zebedeo, apostolo del Signore. I vangeli raccontano che passando lungo il mare di Galilea, Gesù vide su una barca Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello intenti a riassettare le reti. Li chiamò, ed essi «subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono». Giacomo fu tra i primi chiamati alla sequela di Gesù, e insieme a Giovanni e Pietro conobbe momenti di particolare intimità con il Signore, divenendo testimone della resurrezione della figlia di Giairo, della gloria della trasfigurazione e dell’agonia nel Getsemani. Impetuoso di carattere, tanto da meritare l’appellativo di «figlio del tuono», e mosso da amore ardente fino alla gelosia per Gesù, al punto da invocare il fuoco dal cielo su quanti si rifiutavano di accoglierlo, Giacomo chiese con il fratello di poter sedere accanto a Gesù nella sua gloria. Gesù gli insegnò allora il prezzo del privilegium amoris, che passa attraverso la condivisione del calice e l’immersione nella morte del Cristo. E Giacomo sarà il primo fra gli apostoli a seguire Gesù anche nella morte violenta, fatto uccidere di spada da Erode a Gerusalemme, verso l’anno 42, poco prima della Pasqua. Nella chiesa copta Giacomo è ricordato il 12 aprile (corrispondente al 25 aprile del calendario gregoriano) e in quelle bizantine il 30 dello stesso mese. Le tradizioni riguardo alla sua predicazione in Spagna e al ritrovamento del suo corpo a Compostela risalgono al VII-VIII secolo.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

http://it.gloria.tv/?media=178877

Oggi si ricordano anche san Cristoforo, ?-250, martire in Licia durante l’imperatore Decio

http://www.santiebeati.it/dettaglio/64200

santa Valentina, Tea e Paolo, ?-309, martiri sotto Massimiano a Cesarea in Palestina

http://www.santiebeati.it/dettaglio/64250

san Cucufate (Cugat), inizio IV sec., martire in Barcellona durante l’imperatore Diocleziano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91568

san Bonifacio, martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92063

santa Eugenia, martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92064

santi Giustino, Fiorenzo, Felice e Giusta, III sec. sec- 310, martiri a Furcia, durante l’imperatore   Diocleziano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92356

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 25 Luglio 2012) con commento comunitario

24 luglio 2012

SAN GIACOMO, apostolo

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,20-28)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Da: Brani biblici famosi

24 luglio 2012

Genesi 13, 1-18

1 Dall`Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti i suoi averi;
Lot era con lui. 2 Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro. 3
Poi di accampamento in accampamento egli dal Negheb si portò fino a Betel,
fino al luogo dove era stata già prima la sua tenda, tra Betel e Ai, 4 al luogo
dove prima aveva costruito l`altare: lì Abram invocò il nome del Signore. 5
Ma anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende; 6 e
il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo
grandi e non potevano abitare insieme. 7 Per questo sorse una lite tra i
mandriani di Abram e i mandriani di Lot. I Cananei e i Perizziti abitavano
allora nel paese. 8 Abram disse a Lot: “Non vi sia discordia tra me e te,
tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli. 9 Non sta forse
davanti a te tutto il paese? Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io antra,
io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra”.
Abram si separa da Lot. – 10 Allora Lot alzò gli occhi e vide che
tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte – prima che
il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra -; era come il giardino del Signore,
come il paese d`Egitto, fino ai pressi di Zoar. 11 Lot scelse per sé tutta la valle
del Giordano e trasportò le tende verso oriente. Così si separarono l`uno dall`altro: 12
Abram si stabilì nel paese di Canaan e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò
le tende vicino a Sòdoma. 13 Ora gli uomini di Sòdoma erano perversi e peccavano
molto contro il Signore. 14 Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era
separato da lui: “Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il
settentrione e il mezzogiorno, verso l`oriente e l`occidente. 15 Tutto il paese
che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre. 16 Renderò la
tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della
terra, potrà contare anche i tuoi discendenti. 17 Alzati, percorri il paese in lungo
e in largo, perché io lo darò a te”.18 Poi Abram si spostò con le sue tende e andò
a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.

Abramo erede della promessa non la difende (come poteva anche apparire giusto e
ragionevole) con il suo potere di patriarca ma lascia scegliere a Lot (che si prende
la parte apparentemente migliore, in realtà la peggiore).Poi Dio dice ad Abramo
(“Alza gli occhi…”) che tutto il territorio sarà suo e della sua discendenza.Inoltre
Abramo va a stabilirsi nel luogo dove poi riceverà finalmente l’annuncio del
compimento della promessa della nascita di suo figlio Isacco.