Archive for luglio 2012

1°Agosto 2012. Liturgia del giorno. Mercoledì della I settimana del Salterio. Santi

31 luglio 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere il post precedente.

Grado della Celebrazione: MEMORIA (Sant’Alfonso Maria de’Liguori)

Colore liturgico: BIANCO

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura Ger 15,10.16-21
Perché il mio dolore è senza fine? «Se ritornerai, starai alla mia presenza».
Salmo (Sal 58)
O Dio, tu sei il mio rifugio nel giorno della mia angoscia.
Vangelo Mt 13,44-46
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/santi/0801lodPage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/santi/0801vesPage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/MerCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Oggi si fa memoria di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, 1696-1787, vescovo e dottore della chiesa

http://www.santiebeati.it/dettaglio/23850

san Leo (Leono) di Montefeltro, III sec., vescovo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/65150

Ci fu in quell’epoca il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re a forza di flagelli e nerbate a cibarsi di carni suine proibite. Uno di essi, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi di indagare o di sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei nostri padri … Ma il Re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna» (2Mac 7,1-2.9).

Nel 166 a.C. vengono uccisi per ordine del re Antioco IV Epifane isette fratelli Maccabei assieme alla loro madre, dopo che già era stato messo a morte l’anziano scriba Eleazaro, loro precettore. Con la morte essi testimoniarono la loro fedeltà alla legge del Signore e la speranza nella resurrezione dai morti.

Oltre agli ebrei, anche i primi cristiani ebbero grande ammirazione per questi martiri d’Israele, e li ritennero precursori dei martiri cristiani.
Secondo la tradizione, i Maccabei furono uccisi ad Antiochia, e il ricordo del loro martirio si diffuse rapidamente fino a essere celebrato universalmente già nel IV secolo dopo Cristo. La data odierna è quella in cui essi sono stati sempre ricordati tanto nei calendari orientali quanto in quelli occidentali. (tratto da http://www.manasterodibose.it)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90530

san Rubil, monaco

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91936

san Pietro in Vincoli, I sec. E’ il ricordo della liberazione di San Pietro da parte di un Angelo al momento della sua prima prigionia, ordinata da Erode poco dopo il martirio dell’Apostolo Giacomo, fratello di Giovanni, entrambi figli di Zebedeo.

File:Giacomo jaquerio, liberazione di san pietro dal carcere, 1405-1410 ca..JPG

(Giacomo Jaqueiro, Liberazione di San Pietro dal carcere, 1405, Museo Civico, Torino)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/95467

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Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 1 Agosto 2012) con commento comunitario

31 luglio 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-46)

«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

G. Ravasi, Ho bisogno di te. M. Quoist.

31 luglio 2012

Io, il Signore, ho bisogno delle tue mani. Da quando sono salito al cielo, non ho mani per lavorare sulla terra, né piedi per andare in giro, né braccia per abbracciare i bambini. Per questo ho bisogno di te. Con le tue mani vorrei accarezzare i tuoi fratelli, coi tuoi occhi vedere la loro anima, coi tuoi piedi raggiungerli quando sono dispersi… Con la tua compassione voglio guarire chi è stato ferito, con la tua presenza voglio confortare gli afflitti, con le tue preghiere voglio liberare spiriti e cuori inquieti.

Qualche anno fa persi una coincidenza all’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi. Avevo alcune ore davanti a me e allora mi recai nella cappella. Là, tra i soliti fogli e avvisi liturgici, trovai un’immaginetta con le parole che ora ho tradotto. A distanza di anni, ho infatti ritrovato in un libro quel testo e mi è piaciuto riproporlo a tutti proprio in questa giornata di inizio della quaresima. È un modo molto semplice per rappresentare il corpo di Cristo che è la Chiesa così come s. Paolo la delinea in pagine teologicamente più essenziali e dense soprattutto nei capitoli 12-14 della Prima Lettera ai Corinzi.

Il Cristo glorioso opera nel tempo e nello spazio attraverso le mani, i cuori, le menti, la persona dei cristiani. Siamo, dunque, invitati ora – come era accaduto ai discepoli – ad andare noi per le strade del mondo «a predicare che la gente si converta, a scacciare i demoni, a ungere di olio gli infermi e a guarirli» (Marco 6,12-13). L’amore di Cristo si irradia attraverso le nostre parole e i nostri atti ed è per questo che dobbiamo essere trasparenti alla grazia divina che opera in noi. Quelli di una certa età come me ricordano il film di Jean Delannoy Dio ha bisogno degli uomini (1950). Persino per essere presente in mezzo a noi con l’eucaristia Cristo ha bisogno della voce e dell’azione di un uomo, il sacerdote.

G. Ravasi, pubblicato in Avvenire del 25.02.2004

Amico, gli dissi quella sera, lei mi consiglia di aspettare tutto da Dio, ma se mi aspetto tutto da lui, che cosa mi rimane da fare?

Ti rimane tutto da fare, disse. Cerca di capirmi: l’artista più grande non può suonare su delle corde rotte, il soffio del vento resta impotente di fronte alla barca che non ha albero, che ha vele ripiegate, il più puro dei ghiacciai non potrebbe generare un fiume magnifico se nel fondo del suo letto è disteso il sudiciume… e Dio-Amore non può nulla se l’uomo libero non si presenta ritto in piedi, artigiano laborioso della propria vita e operaio del mondo insieme ai tuoi fratelli

(Michel Quoist, Parlami d’amore)

STORIE DA CASTELGANDOLFO, RESIDENZA PAPALE ESTIVA

31 luglio 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-
508c3eff-8eb3-4e8b-b401-97e68b4d7833-tg2.html#p=0

Da: Brani biblici famosi

30 luglio 2012

Genesi 32, 23-33

[23]Durante quella notte egli si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e passò il guado dello Iabbok. [24]Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi.[25]Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. [26]Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. [27]Quegli disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». [28]Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». [29]Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». [30]Giacobbe allora gli chiese: «Dimmi il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse. [31]Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel «Perché – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva». [32]Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all’anca. [33]Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l’articolazione del femore, perché quegli aveva colpito l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.

Giacobbe è giunto ad passaggio decisivo della sua vita ma è combattuto tra l’abbandonarsi al Signore ed il seguire ancora una volta qualche sua furbesca scorciatoia.Una misteriosa persona lotta con lui tutta la notte e ad un certo punto, non riuscendo a vincerlo, lo azzoppa.Ma quell’uomo dice a Giacobbe: non ti chiamerai più Giacobbe ma Israele perchè hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto.Come mai se è Giacobbe che è stato colpito? Comprendendo bene che Dio non fa del male a nessuno il senso fondamentale è che Giacobbe ha vinto perchè ha perso con Dio…

Dalla Parola……una parola: seme

30 luglio 2012

Noi piantiamo semi che un giorno nasceranno……

Oscar Arnulfo Romero

Ogni tanto ci aiuta il fare un passo indietro e vedere da lontano.
Il Regno non è solo oltre i nostri sforzi, è anche oltre le nostre visioni.
Nella nostra vita riusciamo a compiere solo una piccola parte
di quella meravigliosa impresa che è l’opera di Dio.
Niente di ciò che noi facciamo è completo.
Che è come dire che il Regno sta più in là di noi stessi.
Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire.
Nessuna preghiera esprime completamente la fede.
Nessun credo porta la perfezione.
Nessuna visita pastorale porta con sé tutte le soluzioni.
Nessun programma compie in pieno la missione della Chiesa.
Nessuna meta né obbiettivo raggiunge la completezza.
Di questo si tratta:
Noi piantiamo semi che un giorno nasceranno.
Noi innaffiamo semi già piantati, sapendo che altri li custodiranno.
Mettiamo le basi di qualcosa che si svilupperà.
Mettiamo il lievito che moltiplicherà le nostre capacità.
Non possiamo fare tutto,
però dà un senso di liberazione l’iniziarlo.
Ci dà la forza di fare qualcosa e di farlo bene.
Può rimanere incompleto, però è un inizio, il passo di un cammino.
Una opportunità perché la grazia di Dio entri
e faccia il resto.
Può darsi che mai vedremo il suo compimento,
ma questa è la differenza tra il capomastro e il manovale.
Siamo manovali, non capomastri,
servitori, non messia.
Noi siamo profeti di un futuro che non ci appartiene.

31 Luglio 2012. Liturgia dal giorno. Martedì della I settimana del Salterio. Santi

30 luglio 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere il post precedente.

Grado della Celebrazione: MEMORIA ( S. Ignazio di Loyola)

Colore liturgico: BIANCO

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura Ger 14,17-22
Ricordati, Signore! Non
rompere la tua alleanza con noi.
Salmo (Sal
78)
Salvaci, Signore, per la gloria del tuo
nome.
Vangelo Mt 13,36-43
Come si raccoglie la
zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/santi/0731lodPage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/santi/0731vesPage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/MarCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Non coerceri maximo
contineri minimo, divinum est

Oggi si ricorda S. Ignazio di Loyola. Il grande protagonista della Riforma cattolica nel XVI secolo, nacque ad Azpeitia, un paese basco, nel 1491. Era avviato alla vita del
cavaliere, la conversione avvenne durante una convalescenza, quando si trovò a leggere dei libri cristiani. All’abbazia benedettina di Monserrat fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi e fece voto di castità perpetua. Nella cittadina di Manresa per più di un anno condusse vita di preghiera e di penitenza; fu qui che vivendo presso il fiume Cardoner decise di fondare una Compagnia di consacrati. Da solo in una grotta prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme, che successivamente rielaborate formarono i celebri Esercizi Spirituali. L’attività dei Preti pellegrini, quelli che in seguito saranno i Gesuiti, si sviluppa un po’in tutto il mondo. Il 27 settembre 1540 papa Paolo III approvò la Compagnia di Gesù. Il 31 luglio 1556 Ignazio di Loyola morì. Fu proclamato santo il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/23800

Con l’espressione «esercizi spirituali» si intende ogni modo di esaminare la coscienza, meditare, contemplare, pregare vocalmente e mentalmente, e altre operazioni spirituali. Come infatti il passeggiare, il camminare e il correre sono esercizi corporali, così si chiamano «esercizi spirituali» tutti i modi di preparare e disporre l’anima a liberarsi di tutti gli affetti disordinati e, una volta eliminati, a cercare e trovare la volontà divina nell’organizzazione della propria vita per la salvezza dell’anima (Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, Prima annotazione).

Il testo completo degli Esercizi spirituali

http://www.gesuiti.it/linguaggi/129/190/192/listagenerica.asp

San Giustino de Jacobis, che divenne Abuna Jacob per le popolazioni etiopi. E quando Paolo VI lo proclamò santo nel 1975, l’episcopato di quel Paese lo definì «il
padre della Chiesa d’Etiopia». Nato a San Fele (Potenza) nel 1800, nel 1824 divenne prete nella Congregazione della missione di san Vincenzo de’ Paoli. Curò i colerosi a Napoli nel 1836-37 e due anni dopo partì per il Tigrè, operando ad Adua e Adi Kwala. Qui eresse un seminario per preti locali, il Collegio dell’Immacolata. Ma non fu la sua unica intuizione in anticipo sui tempi. Entrò, infatti, in dialogo con i cristiani copti. Uno di essi, Ghebrè Michail, passò al cattolicesimo e aiutò il missionario nell’opera di nculturazione della fede. Ma quando Abuna Jacob venne ordinato vescovo – da Guglielmo Massaia – ne sorse un contrasto con il vescovo copto. E una persecuzione: Ghebrè Michail morì in
carcere, mentre Giustino, espulso, si spense a Zula (Eritrea) il 31 luglio 1860

http://www.santiebeati.it/dettaglio/33850

Elena di Skowde. Era una nobildonna svedese. Rimasta vedova, visse nella preghiera e nel servizio dei poveri. Contribuì pure con larghezza alla costruzione della chiesa della sua città. Essendo stato ucciso suo genero dai propri dipendenti per la crudeltà usata verso la moglie, i parenti di lui accusarono Elena di aver preso parte al delitto. Per sottrarsi alla loro vendetta, andò in pellegrinaggio a Gerusalemme. Dopo un anno ritornò in patria ma, mentre il 31 luglio 1160 si recava alla festa della consacrazione della chiesa di Gòtene, fu assalita e uccisa a tradimento. Fu seppellita nella vicina chiesa di Skòvde, nella provincia di Vastergòtland, e venerata dal popolo come santa, per i prodigi che avvenivano sulla sua tomba. Il primo arcivescovo della Svezia, Stefano, residente a Uppsala, nel 1164 ricevette da Alessandro III, residente a Sens (Francia), il mandato di procedere all’elevazione del corpo della martire.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/65100

san Fabio il Vessillifero, martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90108

san Germano di Auxerre, vescovo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91919

La gioia dei giovani brasiliani per il saluto del Papa all’Angelus. Intervista con l’arcivescovo di Rio

30 luglio 2012

Ad un anno esatto dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro, in Brasile, ieri il Papa all’Angelus ha voluto ringraziare gli organizzatori. La Gmg, ha detto Benedetto XVI, è “una preziosa occasione di sperimentare la gioia e la bellezza di appartenere alla Chiesa e di vivere la fede”. Grande la gioia in Brasile per questo segno di vicinanza del Papa. Al microfono di Silvonei Protz, collega del programma brasiliano, mons. Orani João Tempesta, arcivescovo di Rio de Janeiro: 

R. – Siamo ormai a un anno dalla Giornata mondiale della gioventù, qui a Rio de Janeiro, e sappiamo quale momento importante sia per la Chiesa brasiliana, che sta aspettando con gioia tutti i giovani che arriveranno a Rio de Janeiro, in Brasile, per la Giornata mondiale della gioventù. C’è un gran lavoro in tutto il Paese e c’è un gran lavoro nel Comitato organizzativo locale della Giornata mondiale della gioventù. Preghiamo tutti di essere insieme a noi, di pregare insieme Dio, affinché i giovani – insieme a Cristo Gesù – possano essere quelli che annunciano un nuovo mondo nella città di Rio, nel Brasile e in tutto il mondo.

D. – Come state aspettando i giovani che arriveranno da tutte le parti del mondo?

R. – Stiamo aspettando tutti i giovani con il nostro cuore aperto, con le nostre braccia aperte come il Cristo Redentore, per vivere insieme a loro questa Giornata mondiale della gioventù.

E ieri a Rio de Janeiro si è conclusa la tre giorni di preparazione alla Gmg dal titolo: “Preparate il cammino”. Messe, testimonianze, momenti di festa hanno caratterizzato l’appuntamento che ha avuto il suo momento clou proprio nel collegamento con l’Angelus del Papa a Castel Gandolfo. Lo sottolinea al microfono di Benedetta Capelli, il collega brasiliano Silvonei Protz: 

R. – Il momento dell’Angelus è stato visto dai giovani in tutto il Brasile ed è stato vissuto con un’esplosione di gioia, ma anche di consapevolezza della responsabilità che i giovani brasiliani, insieme alla Chiesa in Brasile, hanno in questo momento in vista di questo grande incontro con i giovani provenienti da tutto il mondo. Per noi è cominciata veramente la Giornata mondiale della gioventù.

D. – A Rio si è conclusa questa iniziativa dedicata al cammino verso la Gmg: che appuntamento è stato?

R. – E’ stato un incontro molto bello, con più di 50 mila giovani, nel complesso del Maracanã, che è un po’ il simbolo del calcio in Brasile, ma anche nel mondo, e che in questo senso è stato anche il simbolo dell’inizio di questa grande corsa verso la Giornata mondiale della gioventù. Tre giorni quindi, con un momento anche molto importante e centrale – il sabato – con l’arrivo dell’Icona della Madonna del Brasile, Nostra Signora di Aparecida, che è stata portata dall’arcivescovo di Aparecida, cardinale Raymundo Damasceno Assis, che è anche il presidente della Conferenza episcopale brasiliana. Un momento che ha rappresentato anche l’affidamento alla Madonna di questo percorso che ci porterà fino alla Gmg del prossimo anno, a Rio de Janeiro. All’evento era presente anche il nunzio apostolico in Brasile, mons. Giovanni D’Aniello, che ha incontrato i rappresentanti dei giovani brasiliani e ha già fissato un altro incontro con loro per il prossimo 10 agosto. Seguendo un po’ l’orientamento dell’arcivescovo di Rio, mons. Orani João Tempesta: i giovani potranno in quell’occasione presentare al nunzio tutte le loro difficoltà, le loro sfide, ma anche le gioie. Il nunzio trasmetterà poi tutto questo al Santo Padre per testimoniare quanto i giovani aspettano Benedetto XVI a Rio.

D. – Qual è, secondo te, la particolarità che sta emergendo della religiosità brasiliana e soprattutto dei giovani?

R. – Io credo che sia quella di appartenere ad una Chiesa veramente viva. I giovani stanno vedendo che non appartengono semplicemente alla parrocchia, ma ad una Chiesa che va oltre e che il centro è la persona di Cristo. Credo che questo risveglio della fede e del ruolo dei giovani nella nostra Chiesa darà nuovi frutti anche dopo questa Giornata.

© Copyright Radio Vaticana

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 31 Luglio 2012) con commento comunitario

30 luglio 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,36-43)

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».

Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Dal Salmo 65. R.Mussapi, Il vento originario. Dal Cantico delle Creature

30 luglio 2012
Dal Salmo 65

Tu visiti la terra e la disseti:

la ricolmi delle sue ricchezze.

Il fiume di Dio è gonfio d’acqua:

tu fai crescere il frumento per gli uomini.

Così prepari la terra:

ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle,

la bagni con le piogge

e benedici i suoi germogli.

Coroni l’anno coi tuoi benefici,

al tuo passaggio stilla l’abbondanza.

Stillano i pascoli del deserto

e le colline si cingono d’esultanza.

I prati si coprono di greggi,

le valli si ammantano di grano;

tutto canta e grida di gioia (vv. 10-14).

«Spirito selvaggio che ti muovi ovunque, che distruggi e proteggi, ascolta, ascolta!».
Percy Bisshe Shelley, uno dei grandi poeti romantici inglesi, ripete questa invocazione al vento occidentale. Shelley ha una religiosità animistica e materialista, una sorta di vicinanza elementare alla natura divina. Siamo distanti dalla visione cristiana. Ma Shelley di fatto si esprime in modo assai simile a san Francesco, nella lode incessante agli elementi. Francesco ringrazia l’acqua, che sappiamo non essere solo pioggia sui campi, ma anche causa di rovine, come il fuoco suo avversario e fratello. Shelley ci offre un esempio di lode al creato nel suo elemento più vitale e pericoloso: il vento, come scrive, protegge, ma anche distrugge. Ma è prova di vita. La natura non ha morale, ma i suoi elementi rappresentano la realtà su cui si fonda il mondo: e, come intuiscono Francesco e Shelley, non solo quello fisico. Questo vento che distrugge è anche e prima di tutto quello che anima. Senza vento il cielo è immobile. Così è del vento originario, che Shelley riconosce subito, dandogli del tu: il vento dello Spirito. Anche le sue distruzioni hanno un senso, che a noi sfugge, ma indubitabile. Di fronte agli tsunami, come ad altre catastrofi, questo atteggiamento religioso di abbandono può soccorrere.
(pubblicato in Avvenire del 27 luglio 2012)
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…………………….

Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,

spetialmente messer lo frate Sole,

lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:

de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle:

in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento

et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,

per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua,

la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi Signore, per frate Focu,

per lo quale ennallumini la nocte:

ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Video: Cose di Musica

30 luglio 2012

http://www.cosedimusica.tv2000.it/strumenti/il-pedal-piano/

Gmg Rio 2013: in uscita il sussidio dei vescovi in preparazione alla Giornata

29 luglio 2012

Nel momento in cui si celebra un anno dalla Gmg di Rio de Janeiro (23-28 luglio 2013), la Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb) si appresta a lanciare un sussidio di preparazione intitolato “Camminando verso la Gmg di Rio”, rivolto a giovani e adulti e preparato dalla Commissione pastorale per la Gioventù. Per il segretario generale della Cnbb, nonché coordinatore della Commissione episcopale per la Gmg, mons. Leonardo Ulrich Steiner, “il sussidio vuole esortare i giovani a vivere secondo il Vangelo.
Allo stesso tempo vuole essere anche uno strumento che li aiuti ad evangelizzare altri coetanei”. Il documento, che è stato preparato anche alla luce della Settimana Missionaria che anticipa il programma ufficiale della Gmg – riferisce l’agenzia Sir -, ruota intorno ad argomenti quali “incontro personale con Cristo”, “Brasile: la nostra cultura e la nostra fede”, “i poveri”, “riconciliazione” ed “Eucaristia”. Intanto continua a Rio de Janeiro il conto alla rovescia verso la Gmg che prevede in questo fine settimana una serie di eventi negli spazi dell’arena Maracanazinho. “Preparare la strada” è il tema dato a questo programma che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole essere “un assaggio della Gmg” che vedrà nel 2013 riunire milioni di giovani da tutto il mondo, molta più gente di quanta ne arriverà in Brasile per assistere alla Coppa del mondo di calcio del 2014 e alle Olimpiadi del 2016. (R.P.)

© Copyright Radio Vaticana

30 luglio 2012. Liturgia del giorno. Lunedì della I settimana del Salterio. Santi

29 luglio 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere qualche post precedente.

Grado della Celebrazione: FERIA (m.f.  S. Pietro Crisogolo)

Colore liturgico: VERDE

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura Ger 13,1-11
Questo popolo diventerà come questa cintura, che non è più buona a nulla.
Salmo (Dt 32,18-21)
Hai dimenticato Dio che ti ha generato.
Vangelo Mt 13,31-35
Il granello di senape diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/01LUNpage.htm

SECONDI VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerVespri/01LUNpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/LunCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Oggi si ricordano s. Pietro Crisologo. Nel 433 venne consacrato vescovo di Ravenna, dal Papa in persona, Sisto III. Il soprannome di Pietro è «Crisologo», che significa «dalle parole d’oro». La sua identità di uomo e di vescovo viene fuori chiaramente dai documenti che possediamo, circa 180 sermoni. E’ lì che troviamo veramente lui, con una cultura apprezzabile in quei tempi e tra quelle vicende, e soprattutto col suo calore umano e con lo schietto vigore della sua fede. Ravenna ai tempi di Pietro è una città crocevia di problemi e di incontri. Dall’Oriente lo consulta l’ archimandrita Eutiche, in conflitto dottrinale col patriarca di Costantinopoli e con gran parte del clero circa le due nature in Gesù Cristo. Il vescovo di Ravenna gli risponde rimandandolo alla decisione del Papa (che ora è Leone I) «per mezzo del quale il beato Pietro continua a insegnare, a coloro che la cercano, la verità della fede». Una rigorosa indicazione, espressa sempre con linguaggio amico, con voce cordiale.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/28450

sant’ Angelina

http://www.santiebeati.it/dettaglio/46700

san Leopoldo Mandic

Nato il 12 maggio 1866 a Castelnuovo, nella Dalmazia meridionale, a sedici anni entra tra i Cappuccini di Venezia. Piccolo di statura, curvo e malfermo di salute, è uno dei santi più recenti della Chiesa cattolica. Entrato tra i Cappuccini, collabora alla riunificazione con la Chiesa ortodossa. Questo suo desiderio però non si realizza, perché nei monasteri dove viene assegnato gli vengono affidati altri incarichi. Si dedica soprattutto al ministero della Confessione e in particolare a confessare altri sacerdoti. Dal 1906 svolge questo compito a Padova. È apprezzato per la sua straordinaria mitezza. La sua salute man mano si deteriora, ma fino a quando gli è possibile non cessa di assolvere in nome di Dio e di indirizzare parole di incoraggiamento a quanti lo accostano. Muore il 30 luglio 1942. La sua tomba, aperta dopo ventiquattro anni, ne rivela il corpo completamente intatto. Paolo VI lo ha beatificato nel 1976. Giovanni Paolo II, infine, lo ha canonizzato nel 1983.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/52950

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 30 Luglio 2012) con commento comunitario

29 luglio 2012

Questo vangelo è tratto dalle letture della santa messa di domani.
Il vangelo di oggi lo si può trovare qualche post più sotto.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,31–35)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».

Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:

«Aprirò la mia bocca con parabole,

proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

R. Mussapi. La musica primaria

29 luglio 2012
«È il cuore a produrre incessantemente ogni conoscenza; quanto alla lingua, è essa a ripetere ciò che il cuore pensa». Da un libro della terza dinastia degli Egizi noi apprendiamo quanto per quella civiltà fosse fondante la centralità del cuore. L’affermazione non riguarda gli appassionati di egittologia, ma gli appassionati dell’uomo. In una delle più antiche e splendide civiltà mai conosciute – così come in altre non meno antiche, o in momenti capitali della nostra storia, come il Romanticismo – il cuore è al centro della vita e dell’universo umano. Il dominio della cultura illuminista ha privilegiato, anche a livello vulgato, il ruolo del cervello. Ruolo fondamentale, centrale, naturalmente. Ma inscindibile da quello del cuore. La scienza da tempo distingue due emisferi cerebrali, uno dei quali regola, o meglio è regolato, dalla realtà emotiva e immaginativa: il ponte tra il cervello e il cuore. In francese «par coeur» significa «a memoria»: ciò che passa nel cuore sarà incancellabile, per sempre. La parola cuore non è soltanto quella che rima con amore nelle brutte canzoni, ma il termine che designa la scoperta della parte pulsante, centrale, dell’uomo. In realtà la pulsazione che registra la nostra vita è
quella del cuore. La musica primaria dell’universo umano.
pubblicato in Avvenire di oggi

Benedetto XVI. Angelus del 29 luglio 2012

29 luglio 2012

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

nell’odierna domenica abbiamo iniziato la lettura del capitolo 6° del Vangelo di Giovanni. Il capitolo si apre con la scena della moltiplicazione dei pani, che poi Gesù commenta nella sinagoga di Cafarnao, indicando in Se stesso il «pane» che dona la vita. Le azioni compiute da Gesù sono parallele a quelle dell’Ultima Cena: «Prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti» – così dice il Vangelo (Gv 6,11). L’insistenza sul tema del «pane», che viene condiviso, e sul rendere grazie (v.11, in greco eucharistesas), richiamano l’Eucaristia, il Sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo.
L’Evangelista osserva che la Pasqua, la festa, era ormai vicina (cfr v. 4). Lo sguardo si orienta verso la Croce, il dono di amore, e verso l’Eucaristia, il perpetuarsi di questo dono: Cristo si fa pane di vita per gli uomini. Sant’Agostino commenta così: «Chi, se non Cristo, è il pane del cielo? Ma perché l’uomo potesse mangiare il pane degli angeli, il Signore degli angeli si è fatto uomo. Se tale non si fosse fatto, non avremmo il suo corpo; non avendo il corpo proprio di lui, non mangeremmo il pane dell’altare» (Sermone 130,2).
L’Eucaristia è il permanente grande incontro dell’uomo con Dio, in cui il Signore si fa nostro cibo, dà Se stesso per trasformarci in Lui stesso.
Nella scena della moltiplicazione, viene segnalata anche la presenza di un ragazzo, che, di fronte alla difficoltà di sfamare tanta gente, mette in comune quel poco che ha: cinque pani e due pesci (cfr Gv 6,8).
Il miracolo non si produce da niente, ma da una prima modesta condivisione di ciò che un semplice ragazzo aveva con sé. Gesù non ci chiede quello che non abbiamo, ma ci fa vedere che se ciascuno offre quel poco che ha, può compiersi sempre di nuovo il miracolo: Dio è capace di moltiplicare il nostro piccolo gesto di amore e renderci partecipi del suo dono. 
La folla è colpita dal prodigio: vede in Gesù il nuovo Mosè, degno del potere, e nella nuova manna, il futuro assicurato, ma si ferma all’elemento materiale, che hanno mangiato, e il Signore, «sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo» (Gv 6,15). Gesù non è un re terreno che esercita il dominio, ma un re che serve, che si china sull’uomo per saziare non solo la fame materiale, ma soprattutto la fame più profonda, la fame di orientamento, di senso, di verità, la fame di Dio.
Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di farci riscoprire l’importanza di nutrirci non solo di pane, ma di verità, di amore, di Cristo, del corpo di Cristo, partecipando fedelmente e con grande consapevolezza all’Eucaristia, per essere sempre più intimamente uniti a Lui. 
Infatti «non è l’alimento eucaristico che si trasforma in noi, ma siamo noi che veniamo da esso misteriosamente cambiati. Cristo ci nutre unendoci a sé; ci attira dentro di sé» (Esort. Apost. Sacramentum caritatis, 70).
Allo stesso tempo, vogliamo pregare perché non manchi mai a nessuno il pane necessario per una vita dignitosa, e siano abbattute le disuguaglianze non con le armi della violenza, ma con la condivisione e l’amore.
Ci affidiamo alla Vergine Maria, mentre invochiamo su di noi e sui nostri cari la sua materna intercessione.

Audio integrale di radio vaticana

http://media01.vatiradio.va/audiomp3/00327098.MP3

Video: Sulla via di Damasco, Vacanze cristiane

29 luglio 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-
5c2e1014-abc8-47ac-ae76-69fccf58dcd8.html

Web Radio Subasio

29 luglio 2012

http://www.marinigerardi.com/Radio/Italia/radiosubasio.it.htm

Pietro il pescatore: Benedetto XVI, Video sul lago di Pietro

29 luglio 2012

http://www.fmc-terrasanta.org/en/archaeology-culture-and-other-religions.html

Un video del Franciscan Media Center sui luoghi della vita di Pietro

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro Mercoledì, 17 maggio 2006

Pietro, il pescatore

Cari fratelli e sorelle,

nella nuova serie di catechesi abbiamo innanzitutto cercato di capire meglio che cosa sia la Chiesa, quale sia l’idea del Signore circa questa sua nuova famiglia. Poi abbiamo detto che la Chiesa esiste nelle persone. E abbiamo visto che il Signore ha affidato questa nuova realtà, la Chiesa, ai dodici Apostoli. Adesso vogliamo vederli uno ad uno, per capire nelle persone che cosa sia vivere la Chiesa, che cosa sia seguire Gesù. Cominciamo con san Pietro.

Dopo Gesù, Pietro è il personaggio più noto e citato negli scritti neotestamentari: viene menzionato 154 volte con il soprannome di Pétros, “pietra”, “roccia”, che è traduzione greca del nome aramaico datogli direttamente da Gesù Kefa, attestato 9 volte soprattutto nelle lettere di Paolo; si deve poi aggiungere il frequente nome Simòn (75 volte), che è forma grecizzata del suo originale nome ebraico Simeòn (2 volte: At 15,14; 2 Pt 1,1). Figlio di Giovanni (cfr Gv 1,42) o, nella forma aramaica, bar-Jona, figlio di Giona (cfr Mt 16,17), Simone era di Betsaida (cfr Gv 1,44), una cittadina a oriente del mare di Galilea, da cui veniva anche Filippo e naturalmente Andrea, fratello di Simone. La sua parlata tradiva l’accento galilaico. Anch’egli, come il fratello, era pescatore: con la famiglia di Zebedeo, padre di Giacomo e Giovanni, conduceva una piccola azienda di pesca sul lago di Genezaret (cfr Lc 5,10). Doveva perciò godere di una certa agiatezza economica ed era animato da un sincero interesse religioso, da un desiderio di Dio – egli desiderava che Dio intervenisse nel mondo – un desiderio che lo spinse a recarsi col fratello fino in Giudea per seguire la predicazione di Giovanni il Battista (Gv 1,35-42).

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29 Luglio 2012. Liturgia del giorno. I settimana del Salterio. IX Domenica dopo Pentecoste. Santi

28 luglio 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere il post precedente.

Grado della Celebrazione: DOMENICA (S. Marta)

Colore liturgico: VERDE

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura 2Re 4,42-44
Ne mangeranno e ne faranno avanzare.
Salmo (Sal 144)
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.
II Lettura Ef 4,1-6
Un solo corpo, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.
Vangelo Gv 6,1-15
Distribuì a quelli che erano seduti quanto ne volevano.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/LodDom/17DOMpage.htm

SECONDI VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/Ves2Dom/17DOMpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/DomCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Oggi si ricordano santa Marta, Lazzaro e Maria di Betania, I sec.

Scoprire l’amicizia di Cristo per noi significa anche scoprirci fratelli. Ma che Cristo abbia avuto amici speciali, che abbia manifestato delle predilezioni, non significa che ami meno qualcun altro. E’ per ognuno di noi, in segreto, che ha una predilezione. Da ciò deriva, mi sembra, un principio fondamentale della vita spirituale: non bisogna fare paragoni. Ogni uomo è fuori misura. Chi può misurare l’uomo se non l’amore, che per l’appunto non misura mai? L’uomo non è suscettibile di confronti. Cristo non fa paragoni, ama ciascuno senza misura. Ricordiamolo bene, quando ci accostiamo agli uomini (Athenagoras, dai Dialoghi con Olivier Clément).

(Iacopo da Ponte detto Iacopo Bassano, Gesù in casa di Marta, Maria e Lazzaro, 1577, Houston, Sarah Campbell Blaffer Foundation)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/23750

http://www.santiebeati.it/dettaglio/81850

santa Serafina di Mamie, I sec., Galizia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/64900

sant ‘Olaf, ?-1030, re di Norvegia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/64950

santi Lucilla, Flora, Eugenio e compagni, martiri sotto l’imperatore Galieno

http://www.santiebeati.it/dettaglio/65000

san Berio, III sec., martire a Costantinopoli

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91586

san Lupo di Troyes, 383-497, vescovo che si recò in Bretagna insieme a san Germano di Auxerre per debellare l’eresia pelagiana

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91806

GMG Rio de Janeiro: è già boom di volontari

28 luglio 2012

Tra i protagonisti della Gmg, i volontari sv0lgono un
ruolo di primo piano nell’accoglienza dei coetanei in
aeroporti, stazioni e punti d’informazione, e
nell’assistenza dei pellegrini con particolari bisogni.
Per questo gli organizzatori brasiliani possono gioire,
visto il continuo aumento di richieste da parte di
ragazzi e ragazze che desiderano fare l’esperienza del
volontariato durante la prossima Gmg brasiliana. Sul
sito ufficiale è possibile inviare la propria
disponibilità. Tra i requisiti richiesti: la maggiore età e
l’impegno a raggiungere il grande Paese
latinoamericano almeno due settimane prima dell’inizio del grande raduno
mondiale. Tra gli altri compiti dei volontari: la preparazione dei kit del
pellegrino, il servizio d’ordine nelle celebrazioni liturgiche e negli altri
appuntamenti di massa, il lavoro nelle comunicazioni e l’aggiornamento
attraverso i social network. L’organizzazione della Giornata ha anche
aperto le iscrizioni, che si chiuderanno a fine agosto, per la fiera delle
vocazioni. Già sperimentata alla Gmg di Madrid, la fiera nella città
fluminense si svolgerà nella piazza General Tibúrcio, luogo di transito per
chi si reca al celebre monte Pan di Zucchero. Essa costituisce un’o ccasione
per tutte le congregazioni, i movimenti e le comunità religiose di far
conoscere la propria realtà, spiritualità e carisma. Durante i giorni della
Gmg saranno disponibili anche spazi per l’adorazione del Santissimo
Sacramento, altri per accostarsi alla riconciliazione, e un palco per
concerti, riflessioni e momenti di preghiera.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Domenica 29 Luglio 2012) con commento comunitario

28 luglio 2012

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,1-15)

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.

Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».

Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.

Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.

E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Da: Brani biblici famosi

28 luglio 2012

Genesi 18, 16-33

16 Poi quegli uomini s’alzarono e volsero gli sguardi verso Sodoma; e Abrahamo andava con loro per accomiatarli. 17 E l’Eterno disse: “Celerò io ad Abrahamo quello che sto per fare, 18 giacché Abrahamo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saran benedette tutte le nazioni della terra? 19 Poiché io l’ho prescelto affinché ordini ai suoi figliuoli, e dopo di sé alla sua casa, che s’attengano alla via dell’Eterno per praticare la giustizia e l’equità, onde l’Eterno ponga ad effetto a pro d’Abrahamo quello che gli ha promesso”. 20 E l’Eterno disse: “Siccome il grido che sale da Sodoma e Gomorra è grande e siccome il loro peccato è molto grave, 21 io scenderò e vedrò se hanno interamente agito secondo il grido che n’è pervenuto a me; e, se così non è, lo saprò”. 22 E quegli uomini, partitisi di là, s’avviarono verso Sodoma; ma Abrahamo rimase ancora davanti all’Eterno. 23 E Abrahamo s’accostò e disse: “Farai tu perire il giusto insieme con l’empio?24 Forse ci son cinquanta giusti nella città; farai tu perire anche quelli? o non perdonerai tu a quel luogo per amore de’ cinquanta giusti che vi sono? 25 Lungi da te il fare tal cosa! il far morire il giusto con l’empio, in guisa che il giusto sia trattato come l’empio! lungi da te! Il giudice di tutta la terra non farà egli giustizia?” 26 E l’Eterno disse: “Se trovo nella città di Sodoma cinquanta giusti, perdonerò a tutto il luogo per amor d’essi”. 27 E Abrahamo riprese e disse: “Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore, benché io non sia che polvere e cenere; 28 forse, a que’ cinquanta giusti ne mancheranno cinque; distruggerai tu tutta la città per cinque di meno?” E l’Eterno: “Se ve ne trovo quarantacinque, non la distruggerò”. 29 Abrahamo continuò a parlargli e disse: “Forse, vi se ne troveranno quaranta”. E l’Eterno: “Non io farò, per amor dei quaranta”. 30 E Abrahamo disse: “Deh, non si adiri il Signore, ed io parlerò. Forse, vi se ne troveranno trenta”. E l’Eterno: “Non lo farò, se ve ne trovo trenta”. 31 E Abrahamo disse: “Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore; forse, vi se ne troveranno venti”. E l’Eterno: “Non la distruggerò per amore dei venti”. 32 E Abrahamo disse: “Deh, non si adiri il Signore, e io parlerò ancora questa volta soltanto. Forse, vi se ne troveranno dieci”. E l’Eterno: “Non la distruggerò per amore de’ dieci”. 33 E come l’Eterno ebbe finito di parlare ad Abrahamo, se ne andò. E Abrahamo tornò alla sua dimora.

E’ un passo chiave per comprendere l’Antico Testamento: sembra che Abramo
sia più misericordioso di Dio ma invece la realtà è che Abramo, pregando con
insistenza, convertendosi, scopre sempre più dentro di sè l’amore, la misericordia,
che Dio gli sta infondendo nel cuore.Il suo amore misericordioso dunque Dio lo rive-
la nel tempo perchè gli uomini non si sentano schiacciati, non si scandalizzino,
di tanto sorprendente bene.Emerge qui anche come l’amicizia con Dio rende Abramo
più profondamente consapevole della situazione deleteria di Sodoma e Gomorra, e anche
lo apre all’intercessione per quelle città.

Webradio della canzone napoletana

28 luglio 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/popup/player_radio.html?v=10

Il “Premio Ratzinger” consegnato a due teologi al Sinodo di ottobre. Mons. Ladaria: ricerca e fedeltà alla Chiesa

28 luglio 2012

Il “Premio Ratzinger”, l’onorificenza che ogni anno la Fondazione vaticana che porta il nome del Papa consegna a insigni teologi, quest’anno verrà consegnato ai vincitori il 20 ottobre, durante i lavori del prossimo Sinodo. Uno dei membri del Comitato scientifico del Premio, l’arcivescovo Francisco Ladaria Ferrer, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, spiega le finalità del Premio al microfono di Alessandro De Carolis:RealAudioMP3 

R. – Il “Premio Ratzinger” è stato istituito dalla Fondazione Joseph Ratzinger, una Fondazione vaticana, per stimolare la riflessione teologica soprattutto – non esclusivamente, ma soprattutto – nei campi più coltivati da Joseph Ratzinger, come teologo, cardinale e ora Papa: il campo della teologia fondamentale, della storia della teologia, specialmente teologia patristica, il campo dell’esegesi biblica, ma anche la teologica dogmatica. Si tratta dunque di premiare quei teologi e stimolare anche la riflessione teologica su questi campi in una linea di comunione con la Chiesa, in una linea teologica di approfondimenti dei grandi documenti magistrali, come il Concilio Vaticano II. Una teologia che sia quindi di aiuto per la Chiesa nel mondo presente, tenendo sempre un contatto con la cultura, l’ambiente e il mondo che ci circonda, al quale va evidentemente la nostra proclamazione.

D. – Che tipo di lavoro svolge il Comitato scientifico nel selezionare i candidati?

R. – Il Comitato scientifico cerca di tener presente diversi fattori: prima di tutto, il rigore teologico e la profondità scientifica dei possibili candidati. Si cerca di avere anche una varietà di lingue, di culture, cosicché non tutti i premi vadano per esempio a teologi di lingua inglese, o che tutti siano di lingua italiana. Che ci sia quindi un equilibrio fra le grandi lingue del mondo, fra i grandi gruppi cattolici del mondo, in modo che – nella misura del possibile, anche se non è sempre facile questo – tutti si possano sentire rappresentati. L’anno scorso ci fu un italiano, uno spagnolo e un tedesco. Quest’anno sarà un francese e un nordamericano. Ma sempre tenendo presente, evidentemente, che la prima condizione – sine qua non – è la qualità di questi teologi.

D. – Benedetto XVI non perde mai occasione per richiamare i teologi a vivere per primi la realtà che studiano. Quale panorama vede oggi nel mondo dal punto di vista degli studi teologici?

R. – Io credo che possiamo guardare il futuro con fiducia. Credo che il Papa sia per tutti i teologi, per tutti gli studiosi, un grande stimolo come di una persona che, fin dal primo momento del suo studio teologico, come professore e come teologo, ha sempre combinato l’accuratezza e l’acume scientifico con una profonda fedeltà alla Chiesa, la profonda fedeltà al Signore, che nasce evidentemente da un contatto vivo col Signore nella preghiera. Qualche volta è stato detto che la teologia si fa in ginocchio: è una verità molto grande. Soltanto le cose che sono state assimilate veramente e anche spiritualmente possono essere trasmesse in modo fruttuoso. Altrimenti, la teologia diventerebbe una “gnosi”: una conoscenza che non ha una ripercussione nella vita e questo sarebbe veramente un grave danno per la teologia e per tutta la Chiesa.

Radiovaticana, 20 luglio 2012

28 Luglio 2012. Liturgia del giorno. Sabato della IV settimana del Salterio. Santi

27 luglio 2012

Per i commenti comunitari al vangelo vedere il post precedente.

Grado della Celebrazione: FERIA

Colore liturgico: VERDE

LETTURE DEL GIORNO

I Lettura Ger 7,1-11
Forse per voi è un covo di ladri questo tempio sul quale è invocato il mio nome?
Salmo (Sal 83)
Quanto sono amabili le tue dimore,Signore degli eserciti!
Vangelo Mt 13,24-30
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/04SABpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/SabCPage.htm

PRIMI VESPRI DELLA DOMENICA

http://www.maranatha.it/Ore/ord/Ves1Dom/17SABpage.htm

SANTI DEL GIORNO

Oggi si ricordano sant’Acacio di Mileto, ?-321, martire sotto Licinio

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92516

sant’Alfonsa dell’Immacolata Concezione (Anna Muttathupadathu) , 1910-1946, clarissa nello stato del Kerala in India

http://www.santiebeati.it/dettaglio/64625

san Giacomo Ilario Emanuele Barbal Cosan , 1898-1937, dei Fratelli delle scuole cristiane, martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90243

santi Procoro, Nicaore, Timone, Parmenas e Nicola, tra i sette pieni di Spirito e sapienza ai quali gli Apostoli imposero le mani

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91953

santi Nazario e Celso, ?-304,  martiri a Milano sotto Diocleziano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91953

san Vittore I, ?-199,  papa

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90137

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Sabato 28 Luglio 2012) con commento comunitario

27 luglio 2012

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,24-30)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo:

«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.

Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.

E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».

Ravasi. Isaia e la rugiada di luce

27 luglio 2012

Nel suo volume Gesù di Nazaret, dall’ingresso a Gerusalemme fino alla risurrezione, dedicato alle ultime ore terrene di Cristo anzi, all’Ora per eccellenza come l’evangelista Giovanni definisce la passione e la morte, ma anche la risurrezione, Joseph Ratzinger-Benedetto XVI ha usato spesso una sorta di prisma ottico interpretativo, quello della profezia anticotestamentaria. A essa rimandano sia lo stesso Gesù per illuminare le vicende che egli sta vivendo, sia la Chiesa delle origini per decifrare il senso ultimo di quegli eventi. È noto che uno dei paradigmi ermeneutici capitali è, al riguardo, il celebre quarto canto del Servo del Signore (Isaia, 52, 13 – 53, 12) che domina nella redazione evangelica e nello stesso libro del Papa. Noi ora, molto liberamente, vorremmo proporre la rilettura di un altro passo isaiano, anch’esso riconducibile a quelle sezioni dello scritto in cui è all’opera un profeta anonimo posteriore di un paio di secoli all’Isaia classico (VIII secolo prima dell’era cristiana). Egli fu testimone del ritorno di Israele al focolare nazionale dopo l’esilio babilonese (VI secolo), ed è stato convenzionalmente denominato dagli studiosi come il Secondo o Deutero Isaia. Non è l’unico passo in cui sembra brillare l’alba della risurrezione oltre la fine dell’esistenza terrena. Poche righe prima, infatti, lo stesso autore proclamava: “Il Signore Dio eliminerà la morte per sempre e asciugherà le lacrime su ogni volto” (25, 8). Ora, si sa che nell’antico Israele l’idea dominante dell’oltrevita era stata a lungo quella di una sopravvivenza larvale, nello Sheol, una regione sotterranea tenebrosa, polverosa e muta: “Gli inferi non ti lodano, o Signore, né la morte ti canta inni, quanti scendono nella fossa non sperano nella tua fedeltà”, esclamava il re Ezechia appena guarito da una grave malattia (Isaia, 38, 18).

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TV2000 su YouTube

27 luglio 2012

http://www.youtube.com/tv2000it

Da: Brani biblici famosi

27 luglio 2012

Genesi 18

[1]Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva
all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. [2]Egli alzò gli
occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide,
corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra,
[3]dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non
passar oltre senza fermarti dal tuo servo. [4]Si vada a prendere un
pò di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. [5]Permettete
che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo,
potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro
servo». Quelli dissero: «Fà pure come hai detto». [6]Allora Abramo
andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di
farina, impastala e fanne focacce».[7]All’armento corse lui stesso, Abramo,
prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo.
[8]Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato,
e li porse a loro. Così, mentr’egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero,
quelli mangiarono.[9]Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose:
«E’ là nella tenda».[10]Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a
questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava
ad ascoltare all’ingresso della tenda ed era dietro di lui. [11]Abramo e
Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene
regolarmente alle donne. [12]Allora Sara rise dentro di sé e disse:
«Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore
è vecchio!». [13]Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso
dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia? [14]C’è forse
qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te
alla stessa data e Sara avrà un figlio». [15]Allora Sara negò: «Non ho
riso!», perché aveva paura; ma quegli disse: «Sì, hai proprio riso».

Abramo, divenuto lungo il cammino vigile e pronto anche nel riposo,
sulla soglia della coscienza (della tenda) dove si avverte la frescura,
il soffiare, dello Spirito, accoglie con immensa disponibilità (nel pieno
della siesta nella calura meridiana) i  misteriosi ospiti
come se fossero Dio stesso (mio Signore).Quelli, che sono
veramente angeli, gli chiedono dove sia Sara sua moglie
(questa domanda rivela la loro natura soprannaturale,
perchè erano sconosciuti).Abramo risponde che è nella
tenda, cioè Dio ha messo pienamente nel suo cuore,
in un lungo cammino, la sua moglie.Solo allora
è venuto il tempo così a lungo atteso della nascita
di un figlio, cioè della piena realizzazione di Abramo.
Sara, invece, non è ancora pienamente pronta, ora è
lei che ride di questa promessa.Ma Dio può parlarle
attraverso Abramo (infatti sembra si rivolga a lui
per dire qualcosa a lei): altro spunto importantissimo
per la vita di coppia.