Archive for ottobre 2012

La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento. Letture del 1 novembre 2012

31 ottobre 2012

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In questo post si propongono alcuni versetti tratti dalla prima lettura della liturgia del giorno, legandoli ad preghiera o ad una meditazione di pensatori cattolici anche dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento. In altri post si sviluppa, invece, la lettura, il commento, la preghiera comunitaria di questo blog sul Vangelo del giorno o sui Salmi.

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Ap 9,14

«Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

1Gv 3,2-3

….ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui …chi ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

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“Questo uomo nuovo, questo santo, per quanto diverso dai suoi numerosi predecessori, conserverà non di meno la loro essenziale fisionomia. Questi tratti sono i soli che possiamo ritenere come scontati con sicurezza. Sarà povero, umile senza ricchezze; possiederà lo Spirito delle beatitudini, non maledirà e non adulerà. Amerà invece, renderà il Vangelo rigorosamente alla lettera; una dura ascesi l’avrà liberato da se stesso. Sarà l’erede di tutta la fede d’Israele, ricordandosi però che tale fede è passata attraverso Gesù. Prenderà su di sé la croce del suo salvatore e si sforzerà di seguirlo. A modo suo ed imprevedibile ancora una volta si ridirà quello che un Clemente di Alessandria diceva agli uomini del suo tempo: Una luce è brillata nel nostro cielo, più pura della luce del sole e più dolce della vita di quaggiù, e farà penetrare nella nostra notte un raggio di questa luce”. Certamente intelligente, umano quanto nessun altro può esserlo. Potrà essere di cultura semplice come un Charles de Foucauld, o un raffinato come un Mounsanen. Pur essendo un essere di eccezione, la sua esistenza sarà però di esempio e stimolo per la nostra umanità media. Fallibile come tutti gli uomini, ma docile allo Spirito, parteciperà del discernimento promosso alla sposa. E come non si lascerà spaventare dai più radicali rinnovamenti, così non si lascerà sedurre da quelle novità che possono falsificare tutto. Come molti suoi predecessori, con gesti nuovi corrispondenti a nuove situazioni, sarà il difensore degli oppressi. Forse sarà anche una guida di uomini: sarà forse spinto a fondare, senza averlo voluto deliberatamente, qualche nuovo istituto il cui stile ci potrebbe al primo acchito stupire. Potrà forse nell’ambiente cittadino avere una certa funzione, forse l’opinione pubblica si occuperà di lui, forse invece sarà isolato, forse passerà inosservato dalla massa e anche da quella meno numerosa ma sovente più spessa e pesante delle elite. Penseranno forse di lui che è fuori del suo tempo, anacronistico. Forse sarà misconosciuto, tradito e abbandonato dai suoi. La semplice verità umana del Vangelo, anch’essa è sempre attuale. In modi e in occasioni a noi imprevedibili si affonderà nel mistero della sofferenza, nell’abbandono, nell’intima solitudine, nella nausea del peccato. A sua volta sarà un altro Cristo. Ma ripetiamo bene, non sarà un uomo che vuole sorpassare il Cristo, ma bensì tutto l’ideale e tutta la concreta vita reale di quest’uomo saranno rassomiglianti a quella di Cristo”.

Henry de Lubac, 1967

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Canto al Vangelo (Mt 11,28)
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

“Non 
l’odio, 
non 
la
  contesa, 
non 
l’ avarizia  
sarà 
la 
dialettica 
della 
Chiesa, 
ma
 l’amore,
 l’amore 
generatore 
d’amore, 
l’amore
 dell’ uomo 
per 
l’uomo, 
non 
per 
alcun 
provvisorio
 ed
 equivoco 
interesse, 
o
pera
 alcuna 
amara 
o 
mal
tollerata 
condiscendenza, ma 
per 
l’amore 
a 
Te; 
a
 Te, 
o 
Cristo, 
scoperto
 nella 
sofferenza 
e 
nel bisogno 
di
ogni nostro 
simile. 
La 
civiltà
 dell’ amore
 prevarrà
 nell’affanno
 delle
 implacabili
 lotte
 sociali,
 e
 darà
 al
 mondo
 la
 sognata
 trasfigurazione 
della  
umanità  
finalmente 
cristiana”.

PAOLO VI PP. Discorso conclusivo dell’Anno Santo 1975

01/11/2012. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα

31 ottobre 2012

 

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Matthew 5:1-12a.

1 And seeing the multitudes, he went up into a mountain: and when he was set, his disciples came unto him: 2 And he opened his mouth, and taught them, saying, 3 Blessed are the poor in spirit: for theirs is the kingdom of heaven. 4 Blessed are they that mourn: for they shall be comforted. 5 Blessed are the meek: for they shall inherit the earth. 6 Blessed are they which do hunger and thirst after righteousness: for they shall be filled. 7 Blessed are the merciful: for they shall obtain mercy. 8 Blessed are the pure in heart: for they shall see God. 9 Blessed are the peacemakers: for they shall be called the children of God. 10 Blessed are they which are persecuted for righteousness’ sake: for theirs is the kingdom of heaven. 11 Blessed are ye, when men shall revile you, and persecute you, and shall say all manner of evil against you falsely, for my sake. 12 Rejoice, and be exceeding glad: for great is your reward in heaven: for so persecuted they the prophets which were before you. (more…)

1 novembre 2012. Liturgia del giorno. Giovedì della II settimana del Salterio. Santi.

31 ottobre 2012

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In questo post si propone solo uno sguardo d’insieme sulla liturgia che ogni giorno è propria della Chiesa cattolica.

La Parola dell’Evangelo, viene letta e commentata comunitariamente nel post Vangelo del giorno dove si condivide il momento centrale quotidiano di preghiera di questo blog.

In altro, diverso post, La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento”, si richiamano alcuni versetti tratti dalla prima lettura, legandoli ad una meditazione di pensatori cattolici dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento, sempre legato alla liturgia del giorno. In Salmi, infine, si riporta la voce del ” cuore di Dio”, pregata nel Salmo del giorno.

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Grado della Celebrazione:  SOLENNITA’

Colore liturgico : BIANCO

LITURGIA DEL GIORNO

I Lettura Ap 7,2-4.9-14
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.
Salmo (Sal 23)
Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.
II Lettura 1Gv 3,1-3
Vedremo Dio così come egli è.
Vangelo Mt 5,1-12
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/1101lodPage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/1101vesPage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/DomCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Comunione dei Santi del cielo e della terra.

Le chiese antiche si resero conto ben presto che nessun martirologio era sufficiente a contenere il numero dei santi riconosciuti dalle varie comunità cristiane. Sorse così nel IV secolo la solennità odierna, dapprima nella chiesa siriaca, dove era chiamata festa di «tutti i martiri». Ad Antiochia essa veniva celebrata la domenica dopo Pentecoste, a sottolineare il legame imprescindibile tra effusione dello Spirito dall’alto e testimonianza dei cristiani fino al martirio. I santi, cioè i morti per Cristo, con Cristo e in Cristo, sono viventi assieme a lui, sono una communio sanctorum; e poiché noi siamo membra del corpo di Cristo ed essi membra gloriose del corpo glorioso del Signore, la chiesa pellegrinante ricorda oggi la sua comunione con la chiesa celeste, assieme alla quale forma l’unico e totale corpo del Signore. Nel corso dei secoli le chiese bizantine hanno conservato la data antiochena della festa, mentre i latini colsero l’occasione di questa celebrazione per cristianizzare i templi e le feste pagane dedicati a «tutti gli dèi». Nel VII secolo a Roma essa fu dunque fissata il 13 maggio, giorno in cui il tempio romano del Pantheon divenne la chiesa di Santa Maria dei martiri.
L’attuale data occidentale del 1° novembre è probabilmente di origine celtica, e fu imposta a tutto l’occidente nell’ 835 da papa Gregorio IV. Posta così nel tempo autunnale, a conclusione dei raccolti, la solennità di Tutti i santi chiede di contemplare la messe di tutti i sacrifici viventi offerti a Dio, la raccolta presso il Signore di tutti i frutti maturi, opera del suo amore tra gli uomini. Essa ricorda, contro ogni solitudine e isolamento nel cuore dell’uomo, che non siamo soli, ma siamo una comunione destinata a una vita senza fine.

Dio d’amore,
tu oggi ci riunisci con i santi,
tuoi amici,
in una gioiosa comunione fraterna:
accordaci di camminare come loro sulle tracce di Cristo
e noi, avvolti da una così grande nube di testimoni,
entreremo nel tuo regno, benedetto nei secoli dei secoli.

(da, Comunità di Bose, Il libro dei testimoni, Ed. San Paolo, 2002)

Vangelo (Mt 5,1-12a) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 1 Novembre 2012) con commento comunitario

31 ottobre 2012

TUTTI I SANTI

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Commento-omelia al vangelo (Mt 5, 1-12a) dalle letture della messa di Tutti i Santi, Giovedì 1 novembre 2012

31 ottobre 2012

La Chiesa ha imparato a scoprire sempre più i dieci comandamenti donati da Dio a Mosè sul monte Sinai come le Dieci Parole (deca logoi), le dieci promesse che aprono il cuore dell’uomo ad una speranza nuova: col suo aiuto, amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, ed il prossimo tuo come te stesso, entrerai nell’intimo della felicità divina.Ora sul monte Gesù porta a compimento, a virtuale pienezza, queste promesse: ci parla di un cammino di crescita di beatitudine in beatitudine.E allora è bello vedere che la prima beatitudine e l’ultima sono quelle di cui si dice che delle persone che la vivono è già ora il regno dei cieli.E’ bello perchè la prima beatitudine nella sua essenza non propone niente altro all’uomo che credere, che godere, dell’amore totalmente misericordioso di Dio: il povero di spirito è anche colui che magari non ha ancora ricevuto nè magari accolto chissà quanto la grazia di Dio ma che alla fine si affida, spera nella misericordia di Dio.La più grande grazia, il più grande regalo è che Dio ci ama senza limiti nè condizioni.Beato te che in fondo, magari anche in mezzo a dubbi e possibili debolezze, a contraddizioni anche grandi, credi che Dio c’è e ti ama, hai ricevuto un dono inestimabile perchè la tua vita non  la vedi più gettata in un mondo vuoto e senza senso, ma la vedi come è realmente, creata e protetta dall’amore di Dio.Allora anche la seconda beatitudine ci parla ancora dell’amore di Dio per noi.Talora pensiamo di essere noi ad andare a cercare aiuto, consolazione, da Dio in certe prove ed invece il testo originale del brano odierno ci aiuta ad intuire che è nostro Padre che ci ha chiamati tra le sue braccia: “Beati quelli che sono nel pianto perchè saranno chiamati a sè”.Che dolcezza, anche nella prova, sentire un Dio vicino, che mi pensa, soffre insieme a me, in me, mi sostiene, mi porta verso la vita.La prima beatitudine che chiede una mia risposta, un mio impegno non è tanto quella di fare chissà che cosa ma quella di essere mite, non violento, di non fare male agli altri.Gesù ci fa capire che ogni bene è da Dio, inutile cercare vita, beni, con la violenza, senza amore, non sono beni che ci realizzeranno veramente: il mite, il docile, eredita i beni che Dio Padre ha preparato per lui fin dalla fondazione del mondo, di generazione in generazione.La beatitudine di non fare del male al fratello.La vita in Cristo è un crescere verso la vita piena ed ora vi è la beatitudine della sete di giustizia: che bello questo dono di avere sete dell’uguaglianza di trattamento (come io vi ho amati, dice Gesù) per ogni uomo, della non ambiguità nei rapporti umani, intrisi di interessi affettivi, economici, di prestigio, tutte cose che in varia misura possono calpestare, strumentalizzare, esseri umani, possono impedire l’amore, l’opera di Dio, talora proprio in nome di un Dio in realtà falsato.Quanti calcoli, ragionamenti di corto respiro che si possono ritenere necessari, magari a fin di bene, ma il cuore di Dio, la sua provvidenza, sono altro.E subito Gesù chiarisce anche che la giustizia di Dio è prima di tutto misericordia totale e che più facilmente questa misericordia la si può intuire divenendo anche noi sempre più misericordiosi.In questo cammino verso la pienezza della vita in Cristo la grazia ci conduce verso una sempre più profonda sincerità che può essere solo un dono dello Spirito: senza questo Amore non sappiamo, non possiamo, entrare nemmeno nel profondo di noi stessi, solo l’amore pieno, Dio, può aprire le porte di tutti i cuori.La purezza di cuore è la beatitudine che, gradualmente, capovolge gli sguardi: non più apparenza, potenza, ma il Cristo povero e crocifisso che risorge donando la vera risurrezione.Crescendo su questa via il cristiano diviene gradualmente un beato operatore di pace: che bello infatti portare fiducia, speranza, uno sguardo sereno, che non aggrava i problemi, che smussa gli angoli, che cerca i punti d’incontro, che si affida all’opera di Dio che porta comprensione.Tante volte l’uomo complica le situazioni con il suo razionalistico volerle analizzare e risolvere mentre vi sarebbe bisogno piuttosto di serenità, di pace, di lasciare che il tempo di Dio compia la sua opera vitale: figli dell’opera di Dio.E infine si torna, come dicevo, al dono presente del regno dei cieli: il perseguitato per la giustizia, perchè l’amore di Dio possa entrare nel mondo, può godere però tendenzialmente in pienezza già qui sulla terra del dono del regno.Egli infatti è colui che giunge alla disponibilità anche del dono della vita per la fede, per l’amore, di Dio ed in lui dei fratelli.E questo, ad es., perchè il mondo può inconsapevolmente o anche consapevolmente preferire, confondere, anche Dio con tante false profezie (male intesi interessi economici, affettivi, di piacere) che non possono portare frutto.Ma la beatitudine più grande è la speranza del regno dei cieli, di questa vita felice che ci è promessa e sulla cui speranza gradualmente sempre più il cristiano centra tutta la sua vita, accettando con fiducia ogni prova.

Uragano Sandy a New York e la statua della Madonna

31 ottobre 2012

Una foto che sta facendo il giro del mondo……il 29 ottobre 2012 l’uragano Sandy ha distrutto molte zone di  New YorK.  Nel quartiere Qeens nella zona di Breezy Point molte case vengono spazzate via eccetto una statua della Madonna che rimane incredibilmente intatta.

Terza catechesi di Benedetto XVI sulla fede

31 ottobre 2012

http://magisterobenedettoxvi.blogspot.it/2012/10/
il-papa-la-nostra-fede-e-veramente.html

Video: A sua immagine, I missionari contemplativi di Madre Teresa

31 ottobre 2012

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2012-10-2
7&ch=1&v=154162&vd=2012-10-27&vc=1

I link di Rai replay sono attivi solo per alcuni giorni.

31/10/2012. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα

30 ottobre 2012

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Luke 13:22-30. 
He passed through towns and villages, teaching as he went and making his way to Jerusalem.
Someone asked him, “Lord, will only a few people be saved?” He answered them,
Strive to enter through the narrow gate, for many, I tell you, will attempt to enter but will not be strong enough.
After the master of the house has arisen and locked the door, then will you stand outside knocking and saying, ‘Lord, open the door for us.’ He will say to you in reply, ‘I do not know where you are from.’
And you will say, ‘We ate and drank in your company and you taught in our streets.’
Then he will say to you, ‘I do not know where (you) are from. Depart from me, all you evildoers!’
And there will be wailing and grinding of teeth when you see Abraham, Isaac, and Jacob and all the prophets in the kingdom of God and you yourselves cast out.
And people will come from the east and the west and from the north and the south and will recline at table in the kingdom of God.
For behold, some are last who will be first, and some are first who will be last.”  (more…)

31 ottobre 2012. Liturgia del giorno. Mercoledì della II settimana del Salterio. Santi.

30 ottobre 2012

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In questo post si propone solo uno sguardo d’insieme sulla liturgia che ogni giorno è propria della Chiesa cattolica.

La Parola dell’Evangelo, viene letta e commentata comunitariamente nel post Vangelo del giorno dove si condivide il momento centrale quotidiano di preghiera di questo blog.

In altro, diverso post, La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento”, si richiamano alcuni versetti tratti dalla prima lettura, legandoli ad una meditazione di pensatori cattolici dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento, sempre legato alla liturgia del giorno. In Salmi, infine, si riporta la voce del ” cuore di Dio”, pregata nel Salmo del giorno.

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Grado della Celebrazione:  FERIA

Colore liturgico : VERDE

LITURGIA DEL GIORNO

I Lettura Ef 6,1-9
Prestando servizio volentieri, come chi serve il Signore e non gli uomini.
Salmo (Sal 13)
Fedele è il Signore in tutte le sue parole.
Vangelo Lc 13,22-30
Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.

 

PRIMI VESPRI DELLA FESTA

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/1101pvesPage.htm

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/02MERpage.htm

SECONDI VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerVespri/02MERpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/SabCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Oggi si ricordano san Quintino di Vermand, martire sotto l’imperatore Massimiano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75800

sant’Alfonso Rodriguez s.j., 1533-1617.  Uomo semplice e umile, straordinariamente servizievole, tanto rigido con se stesso quanto caritatevole con gli altri, svolse, per oltre trent’anni, il compito di portinaio trovando in questa professione la pace dell’anima e anche la via che lo condusse alle vette della santità. E come i custodi e gli uscieri vigilano sulle case e sui palazzi delle famiglie che vi abitano, così Alfonso Rodriguez vegliava sul Collegio e su quanti si affacciavano alla porta dei gesuiti in cerca di un aiuto, un consiglio, una preghiera. Per tutti aveva parole di incoraggiamento e di stimolo alla conversione del cuore e all’amore fraterno.

santa Lucilla di Roma, santa poco conosciuta. Questo nome eEra attribuito dagli antichi romani alle bambine nate alle prime luci del nuovo giorno. Lucilla, diminutivo di Lucia, vuol dire appunto ”nata all’alba”, così come Crepusca significa ”nata al tramonto”, o anche ”piccola luce”. Di Lucilla martire non sappiamo nulla di certo, se non la storia leggendaria che tanto favore incontrò nei primi anni del cristianesimo. La piccola martire cieca, riportata più volte alla luce da vari Papi si presenta, come simbolo della forza della fede, una fiaccola di carità, accesa sul mondo pagano, illuminando con una nuova alba le vie di Roma.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75900

sant’Antonino di Milano, ?-671, che la chiesa ambrosiana ricorda il 29 ottobre, vescovo, che si adoperò alacremente per estinguere l’eresia ariana tra i Longobardi.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75780

san Volfango di Ratisbona, vescovo. Benché dotto e letterato e per lungo tempo insegnante, non si conoscono scritti di S. Volfango; le parole che di lui si conoscono sono solo quelle tramandate dai suoi biografi. Decisiva e storicamente rilevabile è invece l’impronta che lasciò su quanti seguirono i suoi insegnamenti. L’imperatore Enrico II, che divenne a sua volta santo, fu educato in gioventù proprio da S. Volfango. Il suo discepolo prediletto, Tagino, divenne vescovo di Magdeburgo, mentre altri suoi tre condiscepoli lo divennero di Treviri, Liegi e Merseburgo. Un’altra sua discepola, Gisella, divenne moglie di Stefano I re di Ungheria anch’egli santo.

Quando nel 976 esplose una dura lotta tra Enrico il Litigioso e Ottone II, cui Volfango era fedele come legittimo Imperatore, si ritirò presso l’abbazia di Mondsee per poi rientrare a Ratisbona una volta terminato il conflitto. Questo breve ritiro è all’origine di una leggenda che lo vuole, in quel periodo, eremita tra i boschi, cosa che in seguito lo farà ritenere patrono dei boscaioli.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75850

(di seguito notizie tratte da http://www.monasterodibose.it)

La Chiesa copta ricorda oggi Rueiss, vagabondo di Dio e folle per Cristo. Nato attorno al 1334 in un villaggio del delta del Nilo da una famiglia di poveri contadini, fin da ragazzo il giovane Furayg dovette aiutare i genitori nel duro lavoro dei campi, aiutato da un piccolo cammello che egli chiamava Rueiss, «piccola testa». Allo scoppio di feroci persecuzioni contro i cristiani, il padre di Furayg rinnegò la fede. Il ragazzo fuggì, assunse il nomignolo che aveva dato al proprio cammello e visse da itinerante, nella povertà estrema e vagando per tutto l’Egitto. Per sfuggire alla stima che ovunque si attirava per la sua santità, Rueiss simulò la pazzia, si fece chiamare Tegi, «il matto», e cominciò a girare nudo e a rifiutarsi di parlare, anche quando veniva percosso e umiliato.

Uomo di grande preghiera, «contemplatore di Dio», Rueiss morì il 21 bàbah del 1404, pari al 18 ottobre del calendario giuliano, e fu sepolto nella piccola chiesa di San Mercurio, nella località chiamata Dayr al-Handaq. Tale chiesina fu restaurata nel 1937, e attorno ad essa sono sorti l’Istituto superiore di studi copti, la nuova sede del Patriarcato copto e la nuova cattedrale del Cairo. L’insediamento è denominato, in memoria dell’amato folle per Cristo, « Anba Rueiss».

A sottolineare l’importanza che il santo riveste nella devozione popolare della chiesa, il nome di Rueiss è stato inserito nel canone della liturgia eucaristica copta.

Il folle è una testimonianza vivente della verità che il regno di Cristo non è di questo mondo; attesta la realtà dell’«anti-mondo», la possibilità dell’impossibile. Pratica un’assoluta e volontaria povertà, identificandosi con il Cristo umiliato. Con le parole di Iulia di Beausobre, «Egli non è figlio di nessuno, fratello di nessuno, padre di nessuno, e non ha casa». Rinunciando alla vita di famiglia, è l’errabondo o il pellegrino che si sente ugualmente a casa dappertutto, ma non si stabilisce in alcun luogo. Vestito di stracci anche nel freddo dell’inverno, abituato a dormire in una capanna o sotto il portico di una chiesa, rinuncia non solo a ogni possesso materiale ma anche a ciò che nell’opinione degli altri è il suo equilibrio e la sua sanità mentale. Eppure, proprio per questo egli diventa un canale per la più alta sapienza dello Spirito.

(Kallistos Ware, da Dire Dio oggi)

Il 31 ottobre del 1962 ritorna al Dio di Abramo e Padre di Gesù Cristo Louis Massignon, orientalista cristiano e testimone della mitezza evangelica. Nato a Nogent-sur-Marne nel 1883, Massignon iniziò ad appassionarsi negli anni del liceo alle culture orientali e alle grandi religioni monoteiste. Ottenuto il diploma di arabo, egli imparò a conoscere la fede e l’ospitalità musulmane durante un soggiorno in Marocco. Come per Charles de Foucauld, di cui fu amico e in parte discepolo, anche per Massignon l’incontro con l’islam e la cultura araba fu l’occasione per una riscoperta della propria fede cristiana. Da quel momento l’orientalista francese fu abitato costantemente da un fuoco interiore che lo guiderà per tutta la vita. Affermato professore di islamologia, egli fece conoscere in tutto il mondo le ricchezze della mistica musulmana, soprattutto attraverso lo studio di al-Hallàg, del quale fu il più grande conoscitore. A Parigi le sue lezioni attiravano folle di uditori, affascinate dalla capacità di simpatia con il pensiero dell’altro che Massignon manifestava costantemente. Convinto della grande incomprensione che regnava attorno ai nordafricani e ai mediorientali, egli si impegnò in prima persona per promuovere una più profonda conoscenza delle loro ragioni in occidente e per l’impiego della non violenza gandhiana nella risoluzione delle gravi crisi nei territori coloniali. Uomo di una carità fine e delicata e di un’umiltà sconvolgente, Massignon seppe unire sino alla fine a un profondo spirito scientifico una compassione senza limiti. Louis Massignon è ricordato con profonda stima e riconoscenza anche nel mondo musulmano.

Sepolti vivi nell’irreversibile conflitto algerino, ci resta nel cuore questa scintilla ultima della fede. Fede eroica del nostro padre Abramo, cui fu intimato di sacrificare il figlio; questa fede del povero, del ritardato, dell’ignorante odiato dalla nostra scettica cristianità; fede per cui in Dio non c’è più che un solo mistero, quello della sua unità: l’Atto puro dove egli unifica se stesso. Noi vogliamo entrare in quest’atto puro con la non-violenza del «fiat» mariano, tramite i nostri amici musulmani, nostri fratelli, per essere «Uno» insieme con essi, noi, i loro sostituti, come Dio è Uno. Per questi derelitti non c’è più che un’opera di misericordia, l’Ospitalità, ed è solo con essa, e non con le osservanze legali, che si varca la soglia del sacro: Abramo ce l’ha mostrato… Abramo, l’amico di Dio, gli aveva opposto un tempo dieci scintille di fede ancora ardenti, dieci ospiti credenti, abitanti la Sodoma giordana per salvarla dal fuoco. E certamente dal profondo della Sodoma spirituale, dell’inferno de «il primo amore» dantesco, dove Gesù è sceso per riaccendere il fuoco spento dell’ospitalità, che scaturirà l’Indignazione salvatrice del Giudice.

(Louis Massignon, dal Messaggio di Natale del 1956)

Vangelo (Lc 13,22-30) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 31 Ottobre 2012) con commento comunitario

30 ottobre 2012

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».

Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.

Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Benedetto XVI. Messaggio per la giornata mondiale dei migranti. 13 gennaio 2013

30 ottobre 2012
Cari fratelli e sorelle!
Il Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Costituzione pastorale Gaudium et spes, ha ricordato che «la Chiesa cammina insieme con l’umanità tutta» (n. 40), per cui «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore» (ibid., 1). A tale dichiarazione hanno fatto eco il Servo di Dio Paolo VI, che ha chiamato la Chiesa «esperta in umanità» (Enc. Populorum progressio, 13), e il Beato Giovanni Paolo II, che ha affermato come la persona umana sia «la prima via che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione …, la via tracciata da Cristo stesso» (Enc. Centesimus annus, 53). Nella mia Enciclica Caritas in veritate ho voluto precisare, sulla scia dei miei Predecessori, che «tutta la Chiesa, in tutto il suo essere e il suo agire, quando annuncia, celebra e opera nella carità, è tesa a promuovere lo sviluppo integrale dell’uomo» (n. 11), riferendomi anche ai milioni di uomini e donne che, per diverse ragioni, vivono l’esperienza della migrazione. In effetti, i flussi migratori sono «un fenomeno che impressiona per la quantità di persone coinvolte, per le problematiche sociali, economiche, politiche, culturali e religiose che solleva, per le sfide drammatiche che pone alle comunità nazionali e a quella internazionale» (ibid., 62), poiché «ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione» (ibidem).

Ricerca scientifica: ulivi del Getsemani immuni da virus e batteri, hanno stesso Dna

30 ottobre 2012


Gli otto ulivi del Getsemani hanno lo stesso codice genetico e sono stati straordinariamente protetti, nei secoli, da virus e batteri: è uno dei sorprendenti risultati emersi in una ricerca scientifica, promossa dalla Custodia di Terra Santa, presentata ieri nella Sala Marconi della nostra emittente. I tronchi degli ulivi, è stato inoltre rivelato, hanno circa 900 anni ma si può ipotizzare che le radici abbiano un’età molto più antica. Il servizio di Alessandro Gisotti:RealAudioMP3 

L’Orto degli Ulivi è da secoli meta dei pellegrini che si recano a Gerusalemme. Uno dei luoghi più cari alla devozione cristiana che si lega in modo inscindibile alla Passione di Gesù. Per conoscere lo stato di salute degli 8 ulivi secolari del Getsemani, la Custodia di Terra Santa ha incoraggiato uno studio sulle piante che ha portato ad alcuni risultati sorprendenti. Ecco alcuni dei dati più significativi spiegati dal prof. Antonio Cimato, coordinatore della ricerca scientifica:

R. – Tutte le otto piante sono uguali, geneticamente simili, ma soprattutto la radice è simile alle piante. Quindi vuol dire che sono piante messe dall’uomo, non sono piante spontanee, che nel tempo si sono sviluppate. Questo vuol dire anche che gli ulivi, essendo simili, sono “fratelli” tra loro.

D. – Si può dire scientificamente che sono le piante testimoni della passione di Cristo?

R. – La datazione del tronco (su tre piante ndr) che noi abbiamo oggi di fronte risale al XII secolo, quindi sono piante del 1150, 1160. Tuttavia non si può non ipotizzare che la parte bassa della pianta, dove c’è la radice possa essere più vecchia. Noi troviamo i tronchi oggi che sono di quell’epoca, ma la parte bassa può essere anche antecedente.

D. – Il fatto che non siano stati intaccati da batteri, virus, questo colpisce…

R. – Questo è un “miracolo”, non c’è stato neanche attacco di mosca. La mosca è il parassita più incredibile dell’ulivo, colpisce i frutti e i frutti cascano per terra. Le piante del Getsemani non hanno virus. Noi oggi non possiamo portare una pianta di ulivo dalla Toscana al Marocco perché se ha il virus infetta il Marocco. Le otto piante del Getsemani non hanno virus, non c’è nessun virus in queste piante, non ci sono batteri pericolosi che possono creare disformità nelle piante o la morte delle piante. Non ci sono parassiti nel suolo e l’inquinamento non esiste!

Il prof. Giovanni Gianfrate, coordinatore del progetto, ha dunque sottolineato che primo obiettivo della ricerca è quello di conoscere meglio le piante del Getsemani per custodirle e averne cura nel miglior modo possibile. Sul valore di questo luogo per i pellegrini e il suo significato per tutti i cristiani, ecco la riflessione del Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa:

R. – Ci ricorda la tradizione della Chiesa in quel luogo e ci dice anche dell’attaccamento della Chiesa, della testimonianza vivente di questi esseri viventi – perché gli ulivi sono esseri viventi – riguardo la passione di Gesù.

D. – La passione dei cristiani in Terra Santa: in qualche modo questo luogo rappresenta ancora oggi la passione…

R. – Sì, è il simbolo molto evidente, tangibile, della vita dei cristiani di Terra Santa, oggi come anche nei secoli passati. Questi ulivi sono stati tagliati diverse volte, sono stati rovinati in tantissimi modi e sono il simbolo della vita dei cristiani che è stata dominata e oggetto di persecuzioni … Tutto questo diventa un po’ il simbolo della nostra vita in Terra Santa ma anche il simbolo del coraggio, della forza e della voglia di vivere.

D. – Negli ultimi tempi, purtroppo, c’è stato un moltiplicarsi di atti di vandalismo in alcuni luoghi santi. Una sua parola anche su questo…

R. – Purtroppo non siamo nuovi a queste manifestazioni, forse adesso abbiamo deciso di reagire in maniera forte. Dobbiamo dire che queste manifestazioni non dicono la verità, tutta la verità, perché le relazioni non sono sempre così negative, però devono essere stigmatizzate, isolate, questo è importante. E dobbiamo andare avanti, non dobbiamo spaventarci!

29/10/2012. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα

29 ottobre 2012

 

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Luke 13:18-21. 
Then he said, “What is the kingdom of God like? To what can I compare it?
It is like a mustard seed that a person took and planted in the garden. When it was fully grown, it became a large bush and ‘the birds of the sky dwelt in its branches.'”
Again he said, “To what shall I compare the kingdom of God?
It is like yeast that a woman took and mixed (in) with three measures of wheat flour until the whole batch of dough was leavened.”

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30 ottobre 2012. Liturgia del giorno. Martedì della II settimana del Salterio. Santi.

29 ottobre 2012

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In questo post si propone solo uno sguardo d’insieme sulla liturgia che ogni giorno è propria della Chiesa cattolica.

La Parola dell’Evangelo, viene letta e commentata comunitariamente nel post Vangelo del giorno dove si condivide il momento centrale quotidiano di preghiera di questo blog.

In altro, diverso post, La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento”, si richiamano alcuni versetti tratti dalla prima lettura, legandoli ad una meditazione di pensatori cattolici dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento, sempre legato alla liturgia del giorno. In Salmi, infine, si riporta la voce del ” cuore di Dio”, pregata nel Salmo del giorno.

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Grado della Celebrazione:  FERIA

Colore liturgico : VERDE

LITURGIA DEL GIORNO

I Lettura Ef 5,21-33
Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!
Salmo (Sal 127)
Beato chi teme il Signore.
Vangelo Lc 13,18-21
Il granello crebbe e divenne un albero.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/02MARpage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerVespri/02MARpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/MarCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Oggi si ricordano san Marciano di Siracusa. Le fonti che parlano del vescovo e martire Marciano sono del VII secolo, mentre lui è vissuto nel primo: difettano, dunque, di certezza storica. Secondo esse Marciano fu discepolo di san Pietro ad Antiochia e fu da lui inviato in Sicilia a predicare il Vangelo. Operò molte conversioni e per questa sua attività fu ucciso. È ritenuto il primo vescovo di Siracusa. La sua più antica raffigurazione si trova nelle catacombe di Santa Lucia.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91454

santi Claudio, Luperco e Vittorico, martiri a Leon in Spagna, sotto l’imperatore Diocleziano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/61000

san Saturnino di Cagliari

http://www.santiebeati.it/dettaglio/74500

san Gerardo di Potenza. Vescovo del XII secolo, è il patrono della città e dell’arcidiocesi di Potenza. Nato a Piacenza in una famiglia di nobili origini, si diresse verso l’Italia Meridionale probabilmente con l’intenzione di imbarcarsi insieme ai crociati verso i Luoghi Santi. Giunto però a Potenza iniziò a dedicarsi all’apostolato. E il suo impegno gli attirò a tal punto l’ammirazione della gente che, quando morì il vescovo, il clero e il popolo lo scelsero come successore. Ordinato vescovo ad Acerenza, resse la Chiesa di Potenza per otto anni. Anche da vescovo «era di tanta sobrietà – scrive il biografo e successore Manfredi – da sembrare un monaco». Morì nel 1119. Trascorso un solo anno papa Callisto II lo proclamò santo a furor di popolo.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75750

Vangelo (Lc 13,18-21) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 30 Ottobre 2012) con commento comunitario

29 ottobre 2012

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,18-21)

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».

E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Importante indicazione di Benedetto XVI prima dell’Angelus del 28 ottobre 2012

29 ottobre 2012

Fin da ora possiamo dire che da questo Sinodo esce rafforzato l’impegno per il rinnovamento spirituale della Chiesa stessa, per poter rinnovare spiritualmente il mondo secolarizzato; e questo rinnovamento verrà dalla riscoperta di Gesù Cristo, della sua verità e della sua grazia, del suo «volto», così umano e insieme così divino, sul quale risplende il mistero trascendente di Dio.

Messaggio finale del Sinodo dei Vescovi. 26 ottobre 2012. Synod of Bishops, Final list of propositions

29 ottobre 2012
Fratelli e sorelle,
«grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo» (Rm 1,7). Vescovi di tutto il mondo, riuniti su invito del Vescovo di Roma il Papa Benedetto XVI per riflettere su “la nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, prima di tornare alle nostre Chiese particolari, vogliamo rivolgerci a tutti voi, per sostenere e orientare il servizio al Vangelo nei diversi contesti in cui ci troviamo oggi a dare testimonianza.
1. Come la samaritana al pozzo 
Ci lasciamo illuminare da una pagina del vangelo: l’incontro di Gesù con la donna samaritana (cf. Gv 4,5-42). Non c’è uomo o donna che, nella sua vita, non si ritrovi, come la donna di Samaria, accanto a un pozzo con un’anfora vuota, nella speranza di trovare l’esaudimento del desiderio più profondo del cuore, quello che solo può dare significato pieno all’esistenza. Molti sono oggi i pozzi che si offrono alla sete dell’uomo, ma occorre discernere per evitare acque. Urge orientare bene la ricerca, per non cadere preda di delusioni, che possono essere rovinose.
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Benedetto XVI. Omelia e Angelus del 28 ottobre 2012

29 ottobre 2012

Venerati Fratelli,
illustri Signori e Signore,
cari fratelli e sorelle!

Il miracolo della guarigione del cieco Bartimeo ha una posizione rilevante nella struttura del Vangelo di Marco. E’ collocato infatti alla fine della sezione che viene chiamata «viaggio a Gerusalemme», cioè l’ultimo pellegrinaggio di Gesù alla Città santa, per la Pasqua in cui Egli sa che lo attendono la passione, la morte e la risurrezione. Per salire a Gerusalemme dalla valle del Giordano, Gesù passa da Gerico, e l’incontro con Bartimeo avviene all’uscita dalla città, «mentre – annota l’evangelista – Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla» (10,46), quella folla che, di lì a poco, acclamerà Gesù come Messia nel suo ingresso in Gerusalemme.
Proprio lungo la strada stava seduto a mendicare Bartimeo, il cui nome significa «figlio di Timeo», come dice lo stesso evangelista. Tutto il Vangelo di Marco è un itinerario di fede, che si sviluppa gradualmente alla scuola di Gesù. I discepoli sono i primi attori di questo percorso di scoperta, ma vi sono anche altri personaggi che occupano un ruolo importante, e Bartimeo è uno di questi. La sua è l’ultima guarigione prodigiosa che Gesù compie prima della sua passione, e non a caso è quella di un cieco, una persona cioè i cui occhi hanno perso la luce. Sappiamo anche da altri testi che la condizione di cecità ha un significato pregnante nei Vangeli. Rappresenta l’uomo che ha bisogno della luce di Dio, la luce della fede, per conoscere veramente la realtà e camminare nella via della vita. Essenziale è riconoscersi ciechi, bisognosi di questa luce, altrimenti si rimane ciechi per sempre (cfr Gv 9,39-41).

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Enzo Bianchi. La speranza che viene dal Sinodo

29 ottobre 2012

Si conclude oggi il sinodo dei vescovi della chiesa cattolica per una evangelizzazione rinnovata nel mondo contemporaneo, un mondo che muta rapidamente e che richiede ai cristiani un “aggiornamento”, per usare l’espressione coniata dal papa del concilio, Giovanni XXIII.
Sono passati ormai cinquant’anni da quell’evento atteso, preparato e vissuto come una nuova pentecoste: da allora, più volte la chiesa cattolica ha fatto ricorso allo strumento del sinodo per mettere a fuoco nuove problematiche e delineare scelte concrete per la vita dei cattolici. Così, per tre settimane, circa duecentocinquanta vescovi, provenienti dalle diverse terre in cui vivono i cristiani, si sono ascoltati, hanno ricercato insieme, hanno discusso e dialogato. Chiamato da Benedetto XVI a partecipare al sinodo in qualità di “esperto”, ho potuto essere testimone di questa assemblea di respiro mondiale e imparare ad assumere uno sguardo più informato e più attento sulle situazioni diverse e sui differenti problemi che attraversano la chiesa. (more…)

Video: Cafarnao, la citta’ di Gesu’

29 ottobre 2012

http://www.fmc-terrasanta.org/it/

29/10/2012. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα

28 ottobre 2012

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Luke 13:10-17.

10 And he was teaching in one of the synagogues on the sabbath. 11 And, behold, there was a woman which had a spirit of infirmity eighteen years, and was bowed together, and could in no wise lift up herself. 12 And when Jesus saw her, he called her to him, and said unto her, Woman, thou art loosed from thine infirmity. 13 And he laid his hands on her: and immediately she was made straight, and glorified God. 14 And the ruler of the synagogue answered with indignation, because that Jesus had healed on the sabbath day, and said unto the people, There are six days in which men ought to work: in them therefore come and be healed, and not on the sabbath day.

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29 ottobre 2012. Liturgia del giorno. Lunedì della II settimana del Salterio. Santi.

28 ottobre 2012

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In questo post si propone solo uno sguardo d’insieme sulla liturgia che ogni giorno è propria della Chiesa cattolica.

La Parola dell’Evangelo, viene letta e commentata comunitariamente nel post Vangelo del giorno dove si condivide il momento centrale quotidiano di preghiera di questo blog.

In altro, diverso post, La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento”, si richiamano alcuni versetti tratti dalla prima lettura, legandoli ad una meditazione di pensatori cattolici dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento, sempre legato alla liturgia del giorno. In Salmi, infine, si riporta la voce del ” cuore di Dio”, pregata nel Salmo del giorno.

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Grado della Celebrazione:  FERIA

Colore liturgico : VERDE

LITURGIA DEL GIORNO

 

I Lettura Ef 4,32-5,8
Camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato.
Salmo (Sal 1)
Facciamoci imitatori di Dio, quali figli carissimi.
Vangelo Lc 13,10-17
Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/02LUNpage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerVespri/02LUNpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/LunCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Oggi si ricordano san Gaetano Errico, 1791-1860, che fondò i Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90612

sant’Onorato di Vercelli, vescovo, prima discepolo poi compagno di prigionia di sant’Eusebio. Si raffigura spesso nel momento di far comunicare san’Ambrogio in punto di morte

(tabernacolo della chiesa di s. Ambrogio in Seregno)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92418

sant’Ermelinda, VI sec, del Brabante

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75600

san Narciso di Gerusalemme, III sec, 30° vescovo di Gerusalemme, nato nel 96 da famiglia non israelita. Nonostante l’età, governò a lungo e con fermezza. Presiedette il Concilio in cui si decise che la Pasqua dovesse cadere di domenica. E a lui si attribuisce, proprio nel giorno di Pasqua, il miracolo di aver mutato l’acqua in olio per le lampade della sua chiesa. Per il suo rigore furono sparse calunnie sul suo conto. Si allontanò da Gerusalemme e, creduto morto, vennero eletti uno dopo l’altro due successori. Ma lui, alla morte del secondo, ricomparve.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90411

santo Stefano Mincillo, 935-1023, vescovo a Caiazzo per 44 anni tra il X e l’XI secolo. Di lui si ricordano diversi fatti miracolosi che già prima della morte nel 1023 lo aveva reso molto noto anche oltre i confini della diocesi caiatina. Il luogo della sepoltura nella cattedrale divenne subito meta di pellegrinaggi da tutta la Campania. Grazie alle guarigioni che avvennero in questo luogo a santo Stefano venne attribuito il titolo di taumaturgo.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75610

Vangelo (Lc 13,10-17) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 29 Ottobre 2012) con commento comunitario

28 ottobre 2012

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,10-17)

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.

Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».

Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».

Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Dalla “Parola”………. una parola: cieco

28 ottobre 2012

Er ceco ( Trilussa)

Er ceco camminava accosto ar muro
pe’ nun pijà de petto a le persone,
cercanno co’ la punta der bastone
ch’er passo fusse libbero e sicuro.

Nun ce vedeva, poveraccio, eppuro,
quanno sentiva de svortà er cantone
ciancicava la solita orazzione
coll’occhi smorti in quell’archetto scuro.

Perchè, s’aricordava, da cratura
la madre je diceva: – Lì c’è un Cristo,
preghelo sempre e nun avè paura…

E lui, ne li momenti de bisogno,
lo rivedeva, senza avello visto,
come una cosa che riluce in sogno…

Da cinque mesi, ar posto der lumino
che s’accenneva pe’ l’avemmaria,
cianno schiaffato un lume d’osteria
cor trasparente che c’è scritto: Vino.

Ma er ceco crede sempre che ce sia
er Cristo, l’Angeletto e l’artarino,
e ner passà se ferma, fa un inchino,
recita un paternostro e rivà via…

L’ostessa, che spessissimo ce ride,
je vorebbe avvisà che nun c’è gnente,
ma quanno è ar dunque nun se sa decide.

– In fonno, – pensa – quann’un omo prega
Iddio lo pò sentì direttamente
senza guardà la mostra de bottega

Sito dell’Ufficio Catechistico della Diocesi di Roma

28 ottobre 2012

http://www.ucroma.it/

28/10/2012. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα

27 ottobre 2012

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Mark 10:46-52.

46 And they came to Jericho: and as he went out of Jericho with his disciples and a great number of people, blind Bartimaeus, the son of Timaeus, sat by the highway side begging. 47 And when he heard that it was Jesus of Nazareth, he began to cry out, and say, Jesus, thou son of David, have mercy on me. 48 And many charged him that he should hold his peace: but he cried the more a great deal, Thou son of David, have mercy on me. 49 And Jesus stood still, and commanded him to be called. And they call the blind man, saying unto him, Be of good comfort, rise; he calleth thee. 50 And he, casting away his garment, rose, and came to Jesus. 51 And Jesus answered and said unto him, What wilt thou that I should do unto thee? The blind man said unto him, Lord, that I might receive my sight. 52 And Jesus said unto him, Go thy way; thy faith hath made thee whole. And immediately he received his sight, and followed Jesus in the way. (more…)

La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento. Letture del 28 ottobre 2012

27 ottobre 2012

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In questo post si propongono alcuni versetti tratti dalla prima lettura della liturgia del giorno, legandoli ad preghiera o ad una meditazione di pensatori cattolici anche dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento. In altri post si sviluppa, invece, la lettura, il commento, la preghiera comunitaria di questo blog sul Vangelo del giorno o sui Salmi.

 

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Ger 31,8

Erano partiti nel pianto,
io li riporterò tra le consolazioni;
li ricondurrò a fiumi ricchi d’acqua
per una strada dritta in cui non inciamperanno……

(…….)

Ti ringrazio d’essere sceso a diventare
un solo spirito con me, senza confusione,
senza mutazione, senza trasformazione,
tu il Dio al di sopra di tutto,
e d’esserti fatto a tutti cibo ineffabile e gratuito
che senza fine straripi inesauribilmente
e zampilli alla fonte del mio cuore.

Grazie per esserti fatto per me luce senza tramonto,
sole senza declino, perché non hai dove nasconderti,
tu che riempi l’universo della tua gloria.
Siamo noi invece a volerci nascondere da te.

Vieni Signore, pianta oggi in me la tua tenda ;
costruisci la tua casa e rimani eternamente
inseparabilmente in me, tuo servo, perchè alla fine anch’io mi
ritrovi in te
e con te regni, Dio al di sopra di tutto.

Conservami incrollabile nella fede, e vedendoti,
io che son morto, vivrò ; e possedendoti,
io il povero, sarò sempre ricco più di tutti i re ;
e mangiandoti e bevendoti, vestendomi di te, vada di delizia in
delizia :
tu sei il vero bene, la vera gloria, la vera gioia ;
a te appartiene la gloria,
o santa, consustanziale e vivificante Trinità,
ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen

San Simone nuovo teologo (X-XI sec.)

 

Dal Salmo 125

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.

 

Mc 10, 49

«Coraggio! Àlzati, ti chiama!»

28 ottobre 2012. Liturgia del giorno. XXX Domenica dopo Pentecoste. II settimana del Salterio. Santi.

27 ottobre 2012

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In questo post si propone solo uno sguardo d’insieme sulla liturgia che ogni giorno è propria della Chiesa cattolica.

La Parola dell’Evangelo, viene letta e commentata comunitariamente nel post Vangelo del giorno dove si condivide il momento centrale quotidiano di preghiera di questo blog.

In altro, diverso post, La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento”, si richiamano alcuni versetti tratti dalla prima lettura, legandoli ad una meditazione di pensatori cattolici dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento, sempre legato alla liturgia del giorno. In Salmi, infine, si riporta la voce del ” cuore di Dio”, pregata nel Salmo del giorno.

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Grado della Celebrazione:  DOMENICA

Colore liturgico : VERDE

LITURGIA DEL GIORNO

 

I Lettura Ger 31,7-9
Riporterò tra le consolazioni il cieco e lo zoppo.
Salmo (Sal 125)
Grandi cose ha fatto il Signore per noi.
II Lettura Eb 5,1-6
Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchìsedek.
Vangelo Mc 10,46-52
Rabbunì, che io veda di nuovo!

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/LodDom/30DOMpage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/Ves2Dom/30DOMpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/DomCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Le chiese d’occidente ricordano oggi Simone e Giuda, apostoli del Signore.
Simone, soprannominato «lo Zelota», e Giuda di Giacomo, detto anche Taddeo, appaiono agli ultimi posti nelle liste degli apostoli. Essi assomigliano agli operai chiamati all’ultima ora, che hanno tuttavia portato a termine la loro missione di testimoni dell’Evangelo fino al martirio.Ma, come spesso capita nella storia della salvezza testimoniata dalle Scritture, è proprio agli ultimi e ai più marginali fra gli uomini che Dio sceglie di rivelarsi. Così è a Giuda, secondo l’evangelista Giovanni, che Gesù rivela la possibilità dell’inabitazione di Dio nel cuore di coloro che fanno spazio all’amore. E all’amore sarà chiamato anche Simone, che prima di incontrare Gesù apparteneva a quei gruppi di ebrei disposti a manifestare il loro zelo per Dio e per la Legge anche attraverso la violenza.

Secondo uno scritto apocrifo, Giuda sarebbe stato crocifisso in Persia, dopo aver evangelizzato l’Egitto e la Mauritania. Simone, invece, avrebbe predicato in Samaria, in Siria, in Mesopotamia, in India, e sarebbe morto anch’egli in Persia.

PREGHIERA

Signore nostro,
nella comunità degli apostoli
radunati da Gesù
tu ci hai fatto vedere
il germe della tua santa chiesa:
fa’ che viviamo nella loro comunione,
e donaci,
per la preghiera di Simone e Giuda,
di essere un’immagine fedele
della prima comunità apostolica
attorno a Gesù Cristo,
nostro unico Signore.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

Oggi si ricordano anche sant‘Elio di Lione, II sec, vescovo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75500

san Ferruccio di Magonza, soldato martire per aver abbandonato l’esercito imperiale romano a Magonza, sulle rive del Reno, presumbilmente sotto Diocleziano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75550

san Gioacchino Royo Perez, 1691-1748, martire in Cina. Nato in Aragona, entrò fra i domenicani del convento di Nostra Signora del Pilar di Valencia. Lavorò alacremente, evangelizzando la popolazione del Fukien per trentatré anni, finché a seguito della persecuzione anticristiana, fu arrestato e processato insieme a quattro confratelli, tutti condannati alla pena  capitale. Le loro reliquie  furono raccolte dai fedeli e portate a Manila nelle Filippine, dove si venerano nella Chiesa di San Domenico.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75475

san Rodrigo Aguilar Aleman, 1875-1927,  sacerdote, martire in Messico

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90113

Vangelo (Mc 10,46-52) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 28 Ottobre 2012) con commento comunitario

27 ottobre 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,46-52)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».

Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Breve spunto di d Giampaolo (sono in ritiro e non posso trascrivere l’omelia): il  cammino della conversione ci conduce sempre più profondamente in un atteggiamento-preghiera di fondo, molto vicina a quella del cieco di Gerico: Signore Gesù abbi pietà di me, fa che io veda, fa che io viva in te.Vieni, Signore Gesù!

Questioni spirituali-culturali fondamentali

27 ottobre 2012

Quello che è, vive, discerne, Dio ha un senso,  vi è in Dio una natura, vi è in Dio una logica… ma appunto si tratta di un senso, di una logica, profondamente inseriti, insomma parte costituente, dell’essere, del vivere, di Dio: si tratta dunque di una logica ricca, viva, profondissima, precisa, etc..Anche nell’uomo non esiste una razionalità astratta ma una natura integrale, che può solo in Cristo maturare, anche, ad es., nella scoperta del mistero della logica.Parlare di fede e ragione può apparire, specie, forse, talora, nella situazione culturale odierna, come un mettere da un lato una vita spirituale magari in varia misura non così armonicamente considerata insieme al resto dell’umanità dell’uomo e dall’altro una ragione variamente astratta.Sembra comunque, insomma, di restare variamente attaccati a riferimenti-collegamenti spirituali e umani riduttivi, che non aiutano l’uomo a trovare con semplicità, equilibrio, sé stesso (e Dio, gli altri, il mondo, etc.)  nella sempre più autentica, “divina e umana” luce dello Spirito; anzi questi vecchi riferimenti hanno, mi pare, ampiamente dimostrato di confondere l’uomo, in varia misura, ad es., orientandolo anche subliminalmente all’ubris di una variamente astratta ragione calcolante, che in varia misura tende a farsi (anche in varia misura inconsapevolmente), criterio di tutte le cose.Signore donaci un cuore spiritualmente ma anche umanamente, un coscienza spirituale e umana, docile, equilibrata, sempre più capace di accogliere, di discernere, il tuo amore così divino e così umano.

27/10/2012. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα

26 ottobre 2012

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Luke 13:1-9.

There were present at that season some that told him of the Galilaeans, whose blood Pilate had mingled with their sacrifices. 2 And Jesus answering said unto them, Suppose ye that these Galilaeans were sinners above all the Galilaeans, because they suffered such things? 3 I tell you, Nay: but, except ye repent, ye shall all likewise perish. 4 Or those eighteen, upon whom the tower in Siloam fell, and slew them, think ye that they were sinners above all men that dwelt in Jerusalem? 5 I tell you, Nay: but, except ye repent, ye shall all likewise perish. 6 He spake also this parable; A certain man had a fig tree planted in his vineyard; and he came and sought fruit thereon, and found none. 7 Then said he unto the dresser of his vineyard, Behold, these three years I come seeking fruit on this fig tree, and find none: cut it down; why cumbereth it the ground? 8 And he answering said unto him, Lord, let it alone this year also, till I shall dig about it, and dung it: 9 And if it bear fruit, well: and if not, then after that thou shalt cut it down. (more…)

La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento. Letture del 27 ottobre 2012

26 ottobre 2012

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In questo post si propongono alcuni versetti tratti dalla prima lettura della liturgia del giorno, legandoli ad preghiera o ad una meditazione di pensatori cattolici anche dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento. In altri post si sviluppa, invece, la lettura, il commento, la preghiera comunitaria di questo blog sul Vangelo del giorno o sui Salmi.

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Ef 4, 12

….a ciascuno di noi, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo…..finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

In Gesù Cristo, che ne era il fine, l’antica Legge trovava in precedenza la sua unità. Di secolo in secolo, tutto in questa Legge convergeva verso di Lui. È Lui che, della «totalità delle Scritture», formava già «l’unica Parola di Dio». […]

In Lui, i «verba multa» (le molte parole) degli scrittori biblici diventano per sempre «Verbum unum» (l’unica Parola). Senza di Lui, invece, il legame si scioglie: di nuovo la parola di Dio si riduce a frammenti di «parole umane»; parole molteplici, non soltanto numerose, ma molteplici per essenza e senza unità possibile, perché, come constata Ugo di San Vittore, «multi sunt sermones hominis, quia cor hominis unum non est» (numerose sono le parole dell’uomo, perché il cuore dell’uomo non è uno). […]

Eccolo, dunque, questo Verbo unico. Eccolo tra noi «che esce da Sion», che ha preso carne nel seno della Vergine. «Omnem Scripturae universitatem, omne verbum suum Deus in utero virginis coadunavit» (tutto l’insieme delle Scritture, ogni sua parola, Dio l’ha riunito nel seno della Vergine). […]

Eccolo adesso, totale, unico, nella sua unità visibile. Verbo abbreviato, Verbo «concentrato», non soltanto in questo primo senso che Colui che è in sé stesso immenso e incomprensibile, Colui che è infinito nel seno del Padre si racchiude nel seno della Vergine o si riduce alle proporzioni di un bambino nella stalla di Betlemme, come san Bernardo e i suoi figli amavano parlarne, come ripetevano M. Olier in un inno per l’Ufficio della vita interiore di Maria, e, ancor ieri, padre Teilhard de Chardin; ma anche e nello stesso tempo, in questo senso, che il contenuto molteplice delle Scritture sparse lungo i secoli dell’attesa viene tutt’intero ad ammassarsi per compiersi, cioè unificarsi, completarsi, illuminarsi e trascendersi in Lui.Semel locutus est Deus (Dio ha pronunciato una sola parola): Dio pronunzia una sola parola, non solo in sé stesso, nella sua eternità senza vicissitudini, nell’atto immobile con cui genera il Verbo, come sant’Agostino ricordava; ma anche, come insegnava già sant’Ambrogio, nel tempo e tra gli uomini, nell’atto con cui egli invia il suo Verbo ad abitare la nostra terra. «Semel locutus est Deus, quando locutus in Filio est» (Dio ha pronunciato una sola parola, quando ha parlato nel suo Figlio): perché è Lui che dà il senso a tutte le parole che lo annunziavano, tutto si spiega in Lui e solamente in Lui: «Et audita sunt etiam illa quae ante audita non erant ab iis quibus locutus fuerat per prophetas» (e si sono allora capite anche tutte quelle parole che non erano state intese prima da coloro ai quali egli aveva parlato attraverso i profeti). […]

Sì, Verbo abbreviato, «abbreviatissimo», «brevissimum», ma sostanziale per eccellenza. Verbo abbreviato, ma più grande di ciò che abbrevia. Unità di pienezza. Concentrazione di luce. L’incarnazione del Verbo equivale all’apertura del Libro, la cui molteplicità esteriore lascia ormai percepire il «midollo» unico, questo midollo di cui i fedeli si nutriranno. Ecco che con il fiat (accada) di Maria che risponde all’annunzio dell’angelo, la Parola, fin qui soltanto «udibile alle orecchie», è diventata «visibile agli occhi, palpabile alle mani, portabile alle spalle». Più ancora: essa è diventata «mangiabile». Niente delle verità antiche, niente degli antichi precetti è andato perduto, ma tutto è passato a uno stato migliore. Tutte le Scritture si riuniscono nelle mani di Gesù come il pane eucaristico, e, portandole, egli porta sé stesso nelle sue mani: «tutta la Bibbia in sostanza, affinché noi ne facciamo un solo boccone…». «A più riprese e sotto varie forme» Dio aveva distribuito agli uomini, foglio per foglio, un libro scritto, nel quale una Parola unica era nascosta sotto numerose parole: oggi egli apre loro questo libro, per mostrare loro tutte queste parole riunite nella Parola unica. Filius incarnatus, Verbum incarnatum, Liber maximus (Figlio incarnato, Verbo incarnato, Libro per eccellenza): la pergamena del Libro è ormai la sua carne; ciò che vi è scritto sopra è la sua divinità. […]

Tutta l’essenza della rivelazione è contenuta nel precetto dell’amore; in questa sola parola, «tutta la Legge e i Profeti». Ma questo Vangelo annunziato da Gesù, questa parola pronunziata da Lui, se contiene tutto, è perché non è altro che Gesù stesso. La sua opera, la sua dottrina, la sua rivelazione: è Lui! La perfezione che egli insegna, è la perfezione che egli porta. Christus, plenitudo legis (Cristo, pienezza della legge). È impossibile separare il suo messaggio dalla sua persona, e coloro che ci provarono non tardarono molto ad essere indotti a tradire il messaggio stesso: persona e messaggio, finalmente, non fanno che una cosa sola. Verbum abbreviatum, Verbum coadunatum: Verbo condensato, unificato, perfetto! Verbo vivo e vivificante. Contrariamente alle leggi del linguaggio umano, che diventa chiaro, spiegandolo, esso, da oscuro, diventa manifesto, presentandosi sotto la sua forma abbreviata: Verbo pronunziato dapprima «in abscondito» (nascostamente), e adesso «manifestum in carne» (manifesto nella carne). Verbo abbreviato, Verbo sempre ineffabile in sé stesso, e che tuttavia spiega tutto! […]

Le due forme del Verbo abbreviato e dilatato sono inseparabili. Il Libro dunque rimane, ma nello stesso tempo passa tutt’intero in Gesù e per il credente la sua meditazione consiste nel contemplare questo passaggio. Mani e Maometto hanno scritto dei libri. Gesù, invece, non ha scritto niente; Mosè e gli altri profeti «hanno scritto di lui». Il rapporto tra il Libro e la sua Persona è dunque l’opposto del rapporto che si osserva altrove. Così la Legge evangelica non è affatto una «lex scripta» (legge scritta). Il cristianesimo, propriamente parlando, non è affatto una «religione del Libro»: è la religione della Parola – ma non unicamente né principalmente della Parola sotto la sua forma scritta. Esso è la religione del Verbo, «non di un verbo scritto e muto, ma di un Verbo incarnato e vivo». La Parola di Dio adesso è qui tra di noi, «in maniera tale che la si vede e la si tocca»: Parola «viva ed efficace», unica e personale, che unifica e sublima tutte le parole che le rendono testimonianza. Il cristianesimo non è «la religione biblica»: è la religione di Gesù Cristo.

Henri de Lubac, Esegesi medievale. I quattro sensi della Scrittura (vol. III, Jaca Book, Milano 1996)

Dal Salmo 121

Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.

Canto al Vangelo (Ez 33,11)
Io non godo della morte del malvagio, dice il Signore,
ma che si converta dalla sua malvagità e viva.

27 ottobre 2012. Liturgia del giorno. Sabato della I settimana del Salterio. Santi.

26 ottobre 2012

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In questo post si propone solo uno sguardo d’insieme sulla liturgia che ogni giorno è propria della Chiesa cattolica.

La Parola dell’Evangelo, viene letta e commentata comunitariamente nel post Vangelo del giorno dove si condivide il momento centrale quotidiano di preghiera di questo blog.

In altro, diverso post, La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento”, si richiamano alcuni versetti tratti dalla prima lettura, legandoli ad una meditazione di pensatori cattolici dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento, sempre legato alla liturgia del giorno. In Salmi, infine, si riporta la voce del ” cuore di Dio”, pregata nel Salmo del giorno.

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Grado della Celebrazione:  FERIA

Colore liturgico : VERDE

 

LITURGIA DEL GIORNO

I Lettura Ef 4,7-16
Cristo è il capo: da lui tutto il corpo cresce.
Salmo (Sal 121)
Andremo con gioia alla casa del Signore.
Vangelo Lc 13,1-9
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

 

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/01SABpage.htm

PRIMI VESPRI DELLA DOMENICA

http://www.maranatha.it/Ore/ord/Ves1Dom/30SABpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/SabCPage.htm

 

SANTI DEL GIORNO

Oggi si ricordano sant‘Evaristo, I sec, in PalestinaMentre del suo predecessore Clemente conosciamo la celebre lettera ai cristiani di Corinto, di Evaristo non è giunto nulla. Sembra sia stato un greco di Antiochia nato a Betlemme e divenuto il quarto o forse il quinto successore di Pietro intorno all’anno 100. Governò per 9 anni. Le notizie sul suo martirio sono considerate leggendarie.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75300

san Folco, vescovo di Pavia

http://it.gloria.tv/?media=208735

san Gaudioso di Abitine, 400-450 ca, vescovo, che si tramanda sia fuggito  dalla Tunisia a causa delle persecuzioni dei Vandali, in seguito rifugiatosi in Campania dove morì in un Monastero.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90237

san Namazio, V sec, vescovo di Clermont, in Aquitania, dove eresse una cattedrale

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90406

santa Balsamia, VI sec. Viene onorata come nutrice di San Remigio, vescovo di Reims.  San Remigio convertì nel V secolo la regina Clotilde e il marito Clodoveo, e con la conversione del re franco iniziò la storia cristiana della Francia. La figura di Balsamia si accosta a quella della madre di Remigio, Celina, anch’essa santa. Il nome della balia, però, appare tardivamente, nel X secolo quando oltre che nutrice viene identificata anche come madre di santi: san Celsino sarebbe stato, infatti, uno dei suoi figli. La leggenda dice che, benché venerata in Francia, Balsamia sarebbe stata di origine italiana. Da Roma sarebbe giunta a Reims proprio in tempo per svolgere la sua delicata mansione di nutrice.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90407

san Teodulo, VI sec, vescovo di Sion, nel Cantone vallese,  fondatore della celebre abbazia di S. Maurizio, in onore dei martiri della Legione Tebea, uccisi in quei luoghi. Si racconta che in un anno imprecisato nel quale il gelo aveva compromesso la vendemmia,  s. Teodulo abbia esortato i vignaioli a preparare le botti come se fosse previsto un abbondante raccolto. Fece ammucchiare tutta l’uva che era ancora buona, le benedisse e fece pigiare i grappoli in tutte le botti, che si riempirono di vino fino a traboccare. Per questo divenne protettore dei vigneti e dei vignaioli, in alcuni quadri è raffigurato con un grappolo d’uva in mano.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92359

Vangelo (Lc 13,1-9) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 27 Ottobre 2012) con commento comunitario

26 ottobre 2012

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,1-9)

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

RomaSette Giovani

26 ottobre 2012

http://www.romasette.it/modules/news/index.
php?storytopic=3

La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento. Letture del 26 ottobre 2012

25 ottobre 2012

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In questo post si propongono alcuni versetti tratti dalla prima lettura della liturgia del giorno, legandoli ad preghiera o ad una meditazione di pensatori cattolici anche dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento. In altri post si sviluppa, invece, la lettura, il commento, la preghiera comunitaria di questo blog sul Vangelo del giorno o sui Salmi.

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Ef  4, 4-6

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.

Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati……

 

NON C’ È PACE SENZA GIUSTIZIA
NON C’ È GIUSTIZIA SENZA PERDONO

«[…] La vera pace, in realtà, è “opera della giustizia” (Is 32, 17). […] Da oltre quindici secoli, nella Chiesa cattolica risuona l’insegnamento di Agostino di Ippona, il quale ci ha ricordato che la pace, a cui mirare con l’apporto di tutti, consiste nella tranquillitas ordinis, nella tranquillità dell’ordine (cfr De civitate Dei, 19, 13).

«[…] Ma poiché la giustizia umana è sempre fragile e imperfetta, esposta com’è ai limiti e agli egoismi personali e di gruppo, essa va esercitata e in certo senso completata con il perdono che risana le ferite e ristabilisce in profondità i rapporti umani turbati. Ciò vale tanto nelle tensioni che coinvolgono i singoli quanto in quelle di portata più generale ed anche internazionale. Il perdono non si contrappone in alcun modo alla giustizia, perché non consiste nel soprassedere alle legittime esigenze di riparazione dell’ordine leso. Il perdono mira piuttosto a quella pienezza di giustizia che conduce alla tranquillità dell’ordine, la quale è ben più che una fragile e temporanea cessazione delle ostilità, ma è risanamento in profondità delle ferite che sanguinano negli animi. Per un tale risanamento la giustizia e il perdono sono ambedue essenziali.

La preghiera per la pace non è un elemento che “viene dopo” l’impegno per la pace. […] Pregare per la pace significa pregare per la giustizia, per un adeguato ordinamento all’interno delle Nazioni e nelle relazioni fra di loro. Vuol dire anche pregare per la libertà, specialmente per la libertà religiosa, che è un diritto fondamentale umano e civile di ogni individuo. Pregare per la pace significa pregare per ottenere il perdono di Dio e per crescere al tempo stesso nel coraggio che è necessario a chi vuole a propria volta perdonare le offese subite.

B. GIOVANNI PAOLO II, 1 gennaio 2002

 

Dal Salmo 23

Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

Lc 12, 55

Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?

26 ottobre 2012. Liturgia del giorno. Venerdì della I settimana del Salterio. Santi.

25 ottobre 2012

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In questo post si propone solo uno sguardo d’insieme sulla liturgia che ogni giorno è propria della Chiesa cattolica.

La Parola dell’Evangelo, viene letta e commentata comunitariamente nel post Vangelo del giorno dove si condivide il momento centrale quotidiano di preghiera di questo blog.

In altro, diverso post, La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento”, si richiamano alcuni versetti tratti dalla prima lettura, legandoli ad una meditazione di pensatori cattolici dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento, sempre legato alla liturgia del giorno. In Salmi, infine, si riporta la voce del ” cuore di Dio”, pregata nel Salmo del giorno.

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Grado della Celebrazione:  FERIA

Colore liturgico : VERDE

LITURGIA DEL GIORNO

 

I Lettura Ef 4,1-6
Un solo corpo, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.
Salmo (Sal 23)
Noi cerchiamo il tuo volto, Signore.
Vangelo Lc 12,54-59
Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?

 

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/01VENpage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerVespri/01VENpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/VenCPage.htm

 

SANTI DEL GIORNO

Il Martirologio Romano ricorda oggi san Folco Scotti, 1165-1229.  I resti di questo santo di origine irlandese sono custoditi nella cattedrale di Pavia, città della quale fu vescovo nel XIII secolo. Nato a Piacenza da una celebre famiglia, quella degli Scotti, originari dell’Irlanda, che viene identificata secondo la denominazione dell’epoca come patria degli «Scoti», scozzesi. Entrò tra i canonici regolari di Sant’Eufemia. Venne inviato a Parigi a compiere gli studi di teologia a Parigi e al rientro fu eletto priore di Sant’Eufemia, poi canonico, poi arciprete della cattedrale. Infine fu consacrato vescovo di Piacenza. Sei anni più tardi, rimasta vacante la sede pavese, venne designato vescovo anche di questa città. Piacentino e vescovo di Pavia, Folco fu il grande paciere delle due città, allora divise da un’aspra rivalità.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90403

san Gaudioso (Gaudino) vescovo di Salerno , che avrebbe difeso la città dalle invasioni dei barbari, specialmente durante la guerra dei Longobardi di Benevento. La tradizione lo presenta come figlio o nipote di Teofilatto, duca di Napoli (666-670) e ascritto al clero della basilica napoletana di S. Maria Maggiore (dal vescovo s. Pomponio). Morì nel 649

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75350

san Sigebaldo, vescovo di Metz, ?-740

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91895

sant’Orsa, ricordata assieme ad un gruppo di martiri orientali, precisamente di Nicomedia, Luciano, Marciano, Floro, Eraclioecc., vittime della persecuzione di Decio (249 – 251), condannati a morte per ordine del proconsole Sabino un 26 ottobre, giorno in cui i santi sono ricordati.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92115

san Cedda, ?-664, vescovo, fratello di San Chad, fu scelto per evangelizzare gli Angli centrali. Fondò il monastero di Lastingham, nel 664 Cedd partecipò al sinodo di Whitby, facendosi mediatore tra le due opposte fazioni, celta e romana, nella disputa sulla data della Pasqua.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/93119

sant‘Alfredo il Grande, re del Wessex, 849-899, figlio di Etelvulfo (re del Wessex dall’839 all’856) e fratello e successore del re Etelredo I (866-871).
Divenne re del Wessex, l’antico regno dei Sassoni dell’Ovest, nella Gran Bretagna meridionale  e re degli Anglosassoni .
Dopo aver sostenuto una lotta accanita contro gli Scandinavi invasori e in particolare contro i Danesi, ripristinò l’autorità regia e preparò l’unità del Paese; nonostante le difficoltà del suo regno, riuscì comunque a promuovere una splendida rinascita della civiltà anglosassone. Fu una grande rigura di regnante.
Diffuse la cultura attraverso traduzioni di opere latine, come la “Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum” di san Beda il Venerabile

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92430

26/10/2012. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα

25 ottobre 2012

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Luke 12:54-59.

54 And he said also to the people, When ye see a cloud rise out of the west, straightway ye say, There cometh a shower; and so it is. 55 And when ye see the south wind blow, ye say, There will be heat; and it cometh to pass. 56 Ye hypocrites, ye can discern the face of the sky and of the earth; but how is it that ye do not discern this time? 57 Yea, and why even of yourselves judge ye not what is right? 58 When thou goest with thine adversary to the magistrate, as thou art in the way, give diligence that thou mayest be delivered from him; lest he hale thee to the judge, and the judge deliver thee to the officer, and the officer cast thee into prison. 59 I tell thee, thou shalt not depart thence, till thou hast paid the very last mite.

(more…)

Vangelo (Lc 12,54-59) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 26 Ottobre 2012) con commento comunitario

25 ottobre 2012

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,54-59)

In quel tempo, Gesù diceva alle folle:

«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?

Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Cosa significa Halloween? Etimologia del nome / Cosa ne dice la Conferenza episcopale italiana

25 ottobre 2012

Il nome Halloween (in irlandese Hallow E’en), deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi, quindi. Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows’ Day. L’importanza che, tuttavia, viene data alla vigilia si deduce dal valore della cosmologia celtica: questa concezione del tempo, seppur soltanto formalmente e linguisticamente parlando, è molto presente nei paesi anglofoni, in cui diverse feste sono accompagnate dalla parole “Eve”, tra cui la stessa notte di Capodanno, “New Year’s Eve”, o la notte di Natale “Christmas Eve”.

Mons. Bassetti, vicepresidente della CEI su Halloween:
http://vaticaninsider.lastampa.it/documenti/dettaglio-
articolo/articolo/cei-halloween-19215/

Il punto centrale dell’Anno della fede: Cristo porta tutta la novità

25 ottobre 2012

Benedetto XVI, nella lettera
apostolica Porta fidei con la
quale ha indetto l’Anno della Fede nel cinquantesimo anniversario
dell’inaugurazione del concilio Vaticano II, pone un’enfasi particolare
sulla “novità” radicale della
risurrezione di Cristo, cuore della
fede cristiana. Viene in mente la
straordinaria sintesi di sant’I re n e o :
Omnem novitatem attulit, semetipsum
a f f e re n s (“Cristo, nella sua venuta,
ha portato con sé tutta la novità”).
La novità della risurrezione di
Cristo ha come frutto immediato la
trasformazione dei discepoli timorosi nella nuova comunità che è la
Chiesa, il corpo del Risorto. In
questa nuova comunità, che vive di
una nuova speranza data dalla risurrezione di Cristo, i singoli membri vengono sempre più conformati
al mistero pasquale di Cristo, e da
qui trasformati nel loro modo di
vivere e di pensare. San Paolo esorta così la comunità cristiana di Roma: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente» (Romani, 12, 2).
La novità della risurrezione dischiude un nuovo orizzonte al pensiero, non solo per il discernimento, da parte degli individui, della
volontà di Dio per la loro vita, ma
anche per il discernimento della
natura stessa della realtà. Quest’ultimo è il compito dei teologi nella
Chiesa ma anche di tutti i battezzati chiamati a «rispondere della
speranza» che è in noi (1 Pietro, 3,
15). La risurrezione di Cristo, pertanto, rivela il nostro destino individuale e collettivo, ma anche la
natura stessa dell’universo nel quale viviamo. Come scrive Joseph
Ratzinger in Escatologia. Morte e
vita eterna: «Il Gesù pasquale è la
nostra certezza che la storia può
essere vissuta in modo positivo e
che la nostra attività razionale limitata e debole ha un significato».
I teologi parlano della «priorità
epistemica» di Cristo, che «è prima
di tutte le cose e tutte sussistono in
lui» (Colossesi, 1, 17). I cristiani,
quindi, sono chiamati a una conversione non solo religiosa e morale, ma anche intellettuale. Tutto il
nostro pensiero trae orientamento
dal mistero pasquale di Cristo.
Questa convinzione della priorità epistemica di Cristo non sostituisce il lavoro legittimo e autonomo degli scienziati, degli economisti e degli artisti; tuttavia gli dà un
orientamento che ispira speranza e
il suo significato ultimo. Rivela che
la realtà si fonda sul dono creativo
del Dio tripersonale e che il fine
della creazione è il conseguimento
della comunione amorevole delle
persone. I canti conclusivi del Para d i s o di Dante esprimono in modo
insuperabile questa convinzione: il
centro stesso della realtà è «l’amor
che move il sole e l’altre stelle».
Pur non sostituendo il lavoro degli scienziati, degli economisti e
degli artisti, la visione cristiana della realtà contrasta ogni tendenza a
una lettura riduttiva di ciò che è
reale. Sfida gli scienziati a non limitare la realtà a ciò che può comprendere una visione del mondo
meramente materialistica. Sfida gli
economisti a incorporare nelle loro
analisi il bene comune delle persone. Sfida i cittadini delle democrazie occidentali a non arrendersi a
un secolarismo unidimensionale.
Un’altra implicazione di questa
priorità del mistero pasquale di
Cristo è che, sebbene non possa essere ridotto alla proclamazione e
alla catechesi, il lavoro della teologia è inscindibile da esse. Se la teologia, secondo la venerabile espressione di sant’Anselmo, è «la fede
che cerca di capire», allora il contenuto di tale fede è la Buona Novella di Cristo risorto proclamata
dalla Chiesa, celebrata nella sua liturgia ed esposta nella sua catechesi. Separata dalla proclamazione e
dalla catechesi, la teologia rischia
di costruire sulle sabbie mobili dello spirito del tempo (Zeitgeist) contemporaneo.

di Robert Imbelli per L’OSSERVATORE ROMANO venerdì 26 ottobre 2012 pg 1

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25 ottobre 2012

 

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Concilio Vaticano II. Le donne, le madri, il manto

25 ottobre 2012
«È solo l’aurora e già i primi raggi del sole nascente carezzano l’animo nostro»
[Gaudet Mater Ecclesia – 11.X.1962]
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La nostra memoria sarà ecclesiale, perché inclusiva e plurale come lo Spirito ci ha chiamato a essere in te, amata Chiesa. Sia dunque una memoria di mille e mille nomi e volti, voci e mani, sguardi e corpi, perché delle donne, di tutte le donne, avvenga come dei passeri nel cielo: neppure un gesto, una parola o un battito di vita siano considerati perduti e inutili. (6 ottobre 2012, dal Messaggio conclusivo del Convegno ” Teologhe rileggono il Vaticano II”)
Jan Vermeer, La lettera, 1667, Collezione Beit, Blessington
Dal settembre del 1964 all’agosto del 1965, furono invitate a partecipare ai lavori del Concilio ventitré donne: dieci religiose e tredici laiche di varie nazionalità. Benchè fosse loro negata la parola in assemblea, ma furono molto attive nei lavori preparatori e di revisione delle commissioni. Alcuni cardinali, tra cui il cardinale belga Léon-Joseph Suenens, fin dalla seconda sessione avevano chiesto pubblicamente di non escludere una metà del popolo di Dio affinché potesse dare un apporto alla discussione ed alla revisione dei documenti conciliari. La proposta creava timori ed apprensione in molti che si richiamavano al divieto paolino, 1Cor 14,34, “Le donne tacciano in assemblea”.
Paolo VI accolse la richiesta nell’estate 1964 e l’annunciò ufficialmente l’8 settembre da Castel Gandolfo, pochi giorni prima dell’inizio della terza sessione. Nel discorso di apertura dei lavori, il 14 settembre, Paolo VI salutò la presenza delle uditrici, anche se solo dal 21 settembre ebbero accesso effettivo. Era loro destinata la Tribuna Sant’andrea nella Basilica di San Pietro, sul lato destro del tavolo della Presidenza. Da molti furono, e sono ancora chiamate “le Madri del Concilio”.

IL MANTO DEL CONCILIO (tratto da Dall’inserto mensile di Osservatore Romano del 25 ottobre 2012, di  Giulia Galeotti)

«Ma dov’è qui l’altra metà del genere umano?» si chiedeva il cardinale Suenens il 22 ottobre 1963, un anno e undici giorni dopo l’apertura del Vaticano II. Effettivamente poi le donne sarebbero arrivate al concilio in qualità di uditrici, ma è comunque a questa domanda del porporato belga nella sua portata più ampia che abbiamo cercato di rispondere con questo numero del nostro inserto pressoché interamente dedicato a quella poco ricordata presenza di cinquant’anni fa. E alle conseguenze che il concilio ebbe sulla storia del rapporto tra donne e Chiesa. In una parola, «approfondire» (termine con cui Jean Guitton nel 1965 indicò l’azione voluta da Paolo VI). Lo abbiamo fatto cercando di vedere le cose in modo più complesso di quanto non si tenda a fare commentando numeri, assetti, assenze e quote. E lo abbiamo fatto cercando di essere equilibrate: la marginalizzazione delle donne nella Chiesa è vera, ma la via per superarla non può essere lo scontro. Per introdurre il tema, ci siamo affidate ad alcune pagine di diario della giornalista cattolica americana Dorothy Day, che ricordano in particolare il Papa che aprì il concilio. Per chiudere il tema, invece, abbiamo dato la parola direttamente a Paolo VI che fu talmente coraggioso da volere (diversamente da gran parte della gerarchia e dei Padri conciliari) che a quelle storiche giornate partecipassimo anche noi. Del resto, nell’ottobre 1967 Day farà il suo terzo viaggio a Roma, come ospite d’onore all’incontro internazionale dei laici. E in quella occasione riceverà la comunione dalle mani di Papa Montini. È un cerchio che si chiude: il sacramento ricevuto da Paolo VI traccia la strada anche per noi adesso. Isabella Ducrot vede il manto dorato di Maria che protegge i Padri conciliari. Li accoglie nella gioia e nella preziosità dell’oro e del giallo che è calore, mietitura, luce. Per volere espresso di Giovanni XXIII, il concilio si aprì nel giorno dedicato alla Divina maternità di Maria (proclamata a Efeso). La protezione che il Papa volle per lo svolgimento dei lavori non era una protezione solo mariana: era anche la celebrazione dell’Incarnazione, dell’«unione indissolubile di Dio e dell’uomo in Cristo» di cui ha parlato Benedetto XVI. Sotto questo manto dobbiamo metterci tutti.

 Dall’inserto mensile di Osservatore Romano del 25 ottobre 2012, Giulia Galeotti

Video: A sua immagine, Missionarietà

25 ottobre 2012

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?refresh_ce#day
=2012-10-21&ch=1&v=153063&vd=2012-10-21&vc=1

I link di rai replay sono attivi solo per alcuni giorni.

Video: Boll – Gacina, incredibile punto agli europei di Tennis da tavolo

24 ottobre 2012

http://www.youtube.com/watch?v=cNJykyo_6TQ&list=UUFs
_AAY6Bja50d6tKyJRzbg&index=1&feature=plcp

La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento. Letture del 25 ottobre 2012

24 ottobre 2012

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In questo post si propongono alcuni versetti tratti dalla prima lettura della liturgia del giorno, legandoli ad preghiera o ad una meditazione di pensatori cattolici anche dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento. In altri post si sviluppa, invece, la lettura, il commento, la preghiera comunitaria di questo blog sul Vangelo del giorno o sui Salmi.

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Ef 3, 15

Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

 

Vi possiamo scorgere tre immagini: “radicato” evoca l’albero e le radici che lo alimentano; “fondato” si riferisce alla costruzione di una casa; “saldo” rimanda alla crescita della forza fisica o morale. Si tratta di immagini molto eloquenti. Prima di commentarle, va notato semplicemente che nel testo originale i tre termini, dal punto di vista grammaticale, sono dei passivi: ciò significa che è Cristo stesso che prende l’iniziativa di radicare, fondare e rendere saldi i credenti.

 

La prima immagine è quella dell’albero, fermamente piantato al suolo tramite le radici, che lo rendono stabile e lo alimentano. Senza radici, sarebbe trascinato via dal vento, e morirebbe. Quali sono le nostre radici? Naturalmente i genitori, la famiglia e la cultura del nostro Paese, che sono una componente molto importante della nostra identità. La Bibbia ne svela un’altra. Il profeta Geremia scrive: “Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti” (Ger 17,7-8). Stendere le radici, per il profeta, significa riporre la propria fiducia in Dio. Da Lui attingiamo la nostra vita; senza di Lui non potremmo vivere veramente. “Dio ci ha donato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio” (1 Gv 5,11). Gesù stesso si presenta come nostra vita (cfr Gv14,6). Perciò la fede cristiana non è solo credere a delle verità, ma è anzitutto una relazione personale con Gesù Cristo, è l’incontro con il Figlio di Dio, che dà a tutta l’esistenza un dinamismo nuovo. Quando entriamo in rapporto personale con Lui, Cristo ci rivela la nostra identità, e, nella sua amicizia, la vita cresce e si realizza in pienezza. C’è un momento, da giovani, in cui ognuno di noi si domanda: che senso ha la mia vita, quale scopo, quale direzione dovrei darle? E’ una fase fondamentale, che può turbare l’animo, a volte anche a lungo. Si pensa al tipo di lavoro da intraprendere, a quali relazioni sociali stabilire, a quali affetti sviluppare… In questo contesto, ripenso alla mia giovinezza. In qualche modo ho avuto ben presto la consapevolezza che il Signore mi voleva sacerdote. Ma poi, dopo la Guerra, quando in seminario e all’università ero in cammino verso questa meta, ho dovuto riconquistare questa certezza. Ho dovuto chiedermi: è questa veramente la mia strada? È veramente questa la volontà del Signore per me? Sarò capace di rimanere fedele a Lui e di essere totalmente disponibile per Lui, al Suo servizio? Una tale decisione deve anche essere sofferta. Non può essere diversamente. Ma poi è sorta la certezza: è bene così! Sì, il Signore mi vuole, pertanto mi darà anche la forza. Nell’ascoltarLo, nell’andare insieme con Lui divento veramente me stesso. Non conta la realizzazione dei miei propri desideri, ma la Sua volontà. Così la vita diventa autentica.

Come le radici dell’albero lo tengono saldamente piantato nel terreno, così le fondamenta danno alla casa una stabilità duratura. Mediante la fede, noi siamo fondati in Cristo (cfr Col 2,7), come una casa è costruita sulle fondamenta. Nella storia sacra abbiamo numerosi esempi di santi che hanno edificato la loro vita sulla Parola di Dio. Il primo è Abramo. Il nostro padre nella fede obbedì a Dio che gli chiedeva di lasciare la casa paterna per incamminarsi verso un Paese sconosciuto. “Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come giustizia, ed egli fu chiamato amico di Dio” (Gc 2,23). Essere fondati in Cristo significa rispondere concretamente alla chiamata di Dio, fidandosi di Lui e mettendo in pratica la sua Parola. Gesù stesso ammonisce i suoi discepoli: “Perché mi invocate: «Signore, Signore!» e non fate quello che dico?” (Lc 6,46). E, ricorrendo all’immagine della costruzione della casa, aggiunge: “Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica… è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene” (Lc 6,47-48).

Cari amici, costruite la vostra casa sulla roccia, come l’uomo che “ha scavato molto profondo”.

BENEDETTO XVI PP.  Messaggio per la XXVI Giornata della Gioventù 2011

 

 

Dal Salmo 33

Il disegno del Signore sussiste per sempre,
i progetti del suo cuore per tutte le generazioni.

Lc 12, 49

Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!

25/10/2012. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα

24 ottobre 2012

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Luke 12:49-53.

49 I am come to send fire on the earth; and what will I, if it be already kindled? 50 But I have a baptism to be baptized with; and how am I straitened till it be accomplished! 51 Suppose ye that I am come to give peace on earth? I tell you, Nay; but rather division: 52 For from henceforth there shall be five in one house divided, three against two, and two against three. 53 The father shall be divided against the son, and the son against the father; the mother against the daughter, and the daughter against the mother; the mother in law against her daughter in law, and the daughter in law against her mother in law.

(more…)

25 ottobre 2012. Liturgia del giorno. Giovedì della I settimana del Salterio. Santi.

24 ottobre 2012

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In questo post si propone solo uno sguardo d’insieme sulla liturgia che ogni giorno è propria della Chiesa cattolica.

La Parola dell’Evangelo, viene letta e commentata comunitariamente nel post Vangelo del giorno dove si condivide il momento centrale quotidiano di preghiera di questo blog.

In altro, diverso post, La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento”, si richiamano alcuni versetti tratti dalla prima lettura, legandoli ad una meditazione di pensatori cattolici dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento, sempre legato alla liturgia del giorno. In Salmi, infine, si riporta la voce del ” cuore di Dio”, pregata nel Salmo del giorno.

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Grado della Celebrazione:  FERIA

Colore liturgico : VERDE

LITURGIA DEL GIORNO

 

I Lettura Ef 3,14-21
Radicati e fondati nella carità, siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.
Salmo (Sal 33)
Dell’amore del Signore è piena la terra.
Vangelo Lc 12,49-53
Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

 

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/01GIOpage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerVespri/01GIOpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/GioCPage.htm

 

SANTI DEL GIORNO

File:Crispino e Crispiniano.jpg

s.Crispino e s.Crispiniano, stampa del XVIII secolo degli stampatori Remondini di Bassano, Italia

 

Oggi si ricordano i santi Crispino e Crispiniano di Soissons, missionari, al tempo di Diocleziano, nella Gallia Belgica. Probabilmente fratelli, nobili romani,  martiri. Protettori dei calzolai

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75150

san Miniato, III  sec,  protomartire raffigurato come re, mentre la tradizione lo ritiene un soldato. Una leggenda lo identifica, infatti, con una testa coronata armena di passaggio in città intorno al 250, durante la persecuzione di Decio. Si rifiutò di venerare gli dèi pagani e venne messo a morte. Dopo molti supplizi, la narrazione vuole che prendesse in mano la testa mozzata e si recasse sul «mons florentinus».Ciò forse per giustificare l’edificazione del tempio su una collina fuori città, mentre il martirio sarebbe avvenuto nell’anfiteatro. Oggi si ritiene fosse un fiorentino, forse di umili origini, ucciso nei pressi di un’ansa dell’Arno, detta «gorgo», dove i fiorentini hanno a lungo venerato una Croce del gorgo.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75050

san Gaudenzio, IV-V sec, ottavo vescovo  di Brescia. Si sa qualcosa sulla sua vita dai suoi dieci Sermoni, inviati ad un meritevole concittadino che perché malato, non poteva recarsi ad ascoltarlo. Gaudemnzio, per la suo umiltà, pensava di svolgere il suo ministero unicamente attraverso la predicazione. I suoi discorsi vennero copiati e diffusi perché richiesti dai fedeli. Quando fu eletto vescovo, a furor di popolo e con l’approvazione di Sant’Ambrogio, era in pellegrinaggio in Terra Santa.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75100

sante Daria e Derbilla, martiri

http://www.santiebeati.it/dettaglio/75250

santa Tabita di Ioppe

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90401

Vangelo (Lc 12,49-53) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 25 Ottobre 2012) con commento comunitario

24 ottobre 2012

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».