Archive for marzo 2013

Vangelo (Mt 28, 8-15) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 1 Aprile 2013) con commento comunitario

31 marzo 2013

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,8-15)

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.

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Medjugorje: messaggio a Mirjana di martedì 2 aprile 2013

31 marzo 2013

“Cari figli, vi invito ad essere nello spirito una cosa sola con mio Figlio. Vi
invito affinché, attraverso la preghiera e per mezzo della Santa Messa, quando
mio Figlio si unisce a voi in modo particolare, cerchiate di essere come Lui.
Affinché siate, come Lui, sempre pronti a compiere la volontà di Dio, e non a
chiedere che si realizzi la vostra. Perché, figli miei, per volontà di Dio siete
ed esistete ma, senza la volontà di Dio, siete un nulla. Io, come Madre, vi
chiedo di parlare della gloria di Dio con la vostra vita, perché in questo modo
glorificherete anche voi stessi, secondo la sua volontà. Mostrate a tutti umiltà
ed amore verso il prossimo. Per mezzo di questa umiltà e di questo amore, mio
Figlio vi ha salvato e vi ha aperto la via verso il Padre Celeste. Io vi prego
di aprire la via verso il Padre Celeste a tutti coloro che non l’hanno
conosciuto e non hanno aperto il proprio cuore al suo amore. Con la vostra vita
aprite la via a tutti coloro che stanno ancora vagando in cerca della verità.
Figli miei, siate miei apostoli che non hanno vissuto invano. Non dimenticate
che verrete davanti al Padre Celeste e gli parlerete di voi. Siate pronti! Di
nuovo vi ammonisco: pregate per coloro che mio Figlio ha chiamato, ha benedetto
le loro mani e li ha donati a voi. Pregate, pregate, pregate per i vostri
pastori. Vi ringrazio”.

Ecco il link per il messaggio:

http://www.medjugorje.hr/it/

La Chiesa non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje anche se sembra guardare ad essi con prudente favore.

Video: Canta Enzo Jannacci

31 marzo 2013

http://video.repubblica.it/dossier/addio-enzo-jannacci/jannacci-vengo-anch-io-no-tu-no/123950/122437

Video: Ostensione in diretta della Santa Sindone, con messaggio del papa / Buona Pasqua a tutti!

31 marzo 2013

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2013-03-30&ch=1&v=196967&vd=2013-03-30&vc=1

I link di rai replay sono attivi solo per pochi giorni.

Vangelo (Gv 20,1-9) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 31 Marzo 2013) con commento comunitario

30 marzo 2013

DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Salmo 104(103) _ Gli splendori della creazione

30 marzo 2013
Benedici il Signore, anima mia! Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto, tu che distendi i cieli come una tenda,
costruisci sulle acque le tue alte dimore, fai delle nubi il tuo carro, cammini sulle ali del vento,
fai dei venti i tuoi messaggeri e dei fulmini i tuoi ministri.
Egli fondò la terra sulle sue basi: non potrà mai vacillare.
Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste; al di sopra dei monti stavano le acque.
Al tuo rimprovero esse fuggirono, al fragore del tuo tuono si ritrassero atterrite.
Salirono sui monti, discesero nelle valli, verso il luogo che avevi loro assegnato;
hai fissato loro un confine da non oltrepassare, perché non tornino a coprire la terra.
Tu mandi nelle valli acque sorgive perché scorrano tra i monti,
dissetino tutte le bestie dei campi e gli asini selvatici estinguano la loro sete.
In alto abitano gli uccelli del cielo e cantano tra le fronde.
Dalle tue dimore tu irrighi i monti, e con il frutto delle tue opere si sazia la terra.
Tu fai crescere l’erba per il bestiame e le piante che l’uomo coltiva per trarre cibo dalla terra,
vino che allieta il cuore dell’uomo,
olio che fa brillare il suo volto e pane che sostiene il suo cuore.
Sono sazi gli alberi del Signore, i cedri del Libano da lui piantati.
Là gli uccelli fanno il loro nido e sui cipressi la cicogna ha la sua casa;
le alte montagne per le capre selvatiche, le rocce rifugio per gli iràci.
Hai fatto la luna per segnare i tempi e il sole che sa l’ora del tramonto.
Stendi le tenebre e viene la notte: in essa si aggirano tutte le bestie della foresta;
ruggiscono i giovani leoni in cerca di preda e chiedono a Dio il loro cibo.
Sorge il sole: si ritirano e si accovacciano nelle loro tane.
Allora l’uomo esce per il suo lavoro, per la sua fatica fino a sera.
Quante sono (grandi) le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza; la terra è piena delle tue creature.
Ecco il mare spazioso e vasto: là rettili e pesci senza numero, animali piccoli e grandi;
lo solcano le navi e il Leviatàn che tu hai plasmato per giocare con lui.
Tutti da te aspettano che tu dia loro cibo a tempo opportuno.
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono; apri la tua mano, si saziano di beni.
Nascondi il tuo volto: li assale il terrore; togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.
Sia per sempre la gloria del Signore; gioisca il Signore delle sue opere.
Egli guarda la terra ed essa trema, tocca i monti ed essi fumano.
Voglio cantare al Signore finché ho vita, cantare inni al mio Dio finché esisto.
A lui sia gradito il mio canto, io gioirò nel Signore.
Scompaiano i peccatori dalla terra e i malvagi non esistano più.
Benedici il Signore, anima mia.
Alleluia.

Salmo 104(103), 1_35

 

 

PENSIERO E PREGHIERA:

Gesù Cristo, dopo che il suo corpo tolto dalla croce su cui è morto il Venerdì Santo,

fù consegnato alla Madre è portato al sepolcro..

Gesù Cristo, dopo che il suo corpo tolto dalla croce su cui è morto il Venerdì Santo

e deposto nel sepolcro viene preservato dalla corruzione grazie alla virtù divina,

discende agli inferi con la sua divinità e con la sua anima umana,

ma non con il suo corpo.

Secondo certe tradizioni cristiane resta negli inferi per un tempo corrispondente

a circa quaranta ore compiendo la sua vittoria sulla morte e sul diavolo,

libera le anime dei giusti morti prima di lui e apre loro le porte del Paradiso.

Compiuta tale missione, la divinità e

l’anima di Gesù si ricongiungono al Corpo nel sepolcro:

e ciò costituisce il mistero della resurrezione,

centro della fede di tutti i Cristiani,

che verrà celebrato nella seguente domenica di Pasqua.

 

 

“…Il castigo che ci da’ salvezza si è abbattuto su di lui;

per le sue piaghe noi siamo stati guariti…” (Isaia 53)

Video: Breve messaggio di Pasqua del cardinale Bergoglio alla sua diocesi prima di partire per il conclave

30 marzo 2013

http://www.lanacion.com.ar/1567370-el-mensaje-de-pascuas-que-
bergoglio-quiso-grabar-antes-de-viajar-al-vaticano

Benedetto XVI davanti alla Sindone nel 2010

30 marzo 2013

MEDITAZIONE del 2010 davanti  alla SACRA SINDONE

Cari amici,

questo è per me un momento molto atteso. In un’altra occasione mi sono trovato davanti alla sacra Sindone, ma questa volta vivo questo pellegrinaggio e questa sosta con particolare intensità: forse perché il passare degli anni mi rende ancora più sensibile al messaggio di questa straordinaria Icona; forse, e direi soprattutto, perché sono qui come Successore di Pietro, e porto nel mio cuore tutta la Chiesa, anzi, tutta l’umanità. Ringrazio Dio per il dono di questo pellegrinaggio, e anche per l’opportunità di condividere con voi una breve meditazione, che mi è stata suggerita dal sottotitolo di questa solenne Ostensione: “Il mistero del Sabato Santo”.

Si può dire che la Sindone sia l’Icona di questo mistero, l’Icona del Sabato Santo. Infatti essa è un telo sepolcrale, che ha avvolto la salma di un uomo crocifisso in tutto corrispondente a quanto i Vangeli ci dicono di Gesù, il quale, crocifisso verso mezzogiorno, spirò verso le tre del pomeriggio. Venuta la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato solenne di Pasqua, Giuseppe d’Arimatea, un ricco e autorevole membro del Sinedrio, chiese coraggiosamente a Ponzio Pilato di poter seppellire Gesù nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia a poca distanza dal Golgota. 

Ottenuto il permesso, comprò un lenzuolo e, deposto il corpo di Gesù dalla croce, lo avvolse con quel lenzuolo e lo mise in quella tomba (cfr Mc 15,42-46). Così riferisce il Vangelo di Marco, e con lui concordano gli altri Evangelisti. Da quel momento, Gesù rimase nel sepolcro fino all’alba del giorno dopo il sabato, e la Sindone di Torino ci offre l’immagine di com’era il suo corpo disteso nella tomba durante quel tempo, che fu breve cronologicamente (circa un giorno e mezzo), ma fu immenso, infinito nel suo valore e nel suo significato.

Il Sabato Santo è il giorno del nascondimento di Dio, come si legge in un’antica Omelia: “Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme … Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi” (Omelia sul Sabato Santo, PG 43, 439). Nel Credo, noi professiamo che Gesù Cristo “fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, discese agli inferi, e il terzo giorno risuscitò da morte”.  (more…)

H. U. Von Balthasar. Mysterium Paschale.

29 marzo 2013

Se senza il Figlio nessuno può vedere il Padre (Gv.11,18), nessuno può venire al Padre (Gv.14,6), a nessuno il Padre può essere rivelato (Mt.11,27), allora se il Figlio, Parola del Padre, è morto, nessuno può vedere, ascoltare Dio, arrivare a lui. E di fatto si dà questo giorno in cui il Figlio muore e Dio è inaccessibile. Anzi Dio si è fatto uomo – come la tradizione ci ha mostrato – proprio per questo giorno. Si può dire senz’altro: egli è venuto per portare sulla croce i nostri peccati, per lacerare il documento del nostro debito trionfando sulle potenze e sulle potestà (Col.2,14s.). Questo “trionfo” però si compie nel grido dell’abbandono di Dio nelle tenebre (Mc.15,33-37), nel «bere il calice», nel «reggere al battesimo» (Mc. 10,38), nella morte e nell’inferno. Dopo cala il silenzio, racchiuso nel sepolcro a cui viene apposto il sigillo. Alla fine della passione con la morte della Parola di Dio, anche la Chiesa non ha più parole. Mentre il seme di frumento muore, non c’è nulla da raccogliere.
(…) È necessario prendere con tutta serietà il fatto che quest’uomo Gesù che era la parola, la manifestazione e la mediazione di Dio, muore e che viene a cessare quindi la rivelazione che era nella sua vita, così come viene sepolto, perde la parola e non manifesta e comunica più. (…) Quanto vi è di proprio nella teologia del Venerdì santo non consiste nel compimento di un atto filiale di autodonazione del Figlio incarnato al Padre, così come è strutturalmente presente nella morte di qualsiasi uomo. Piuttosto questo 
propriumconsiste in qualcosa di assolutamente unico che si esprime nel realizzarsi di una completa assenza di Dio, cioè di tutto il peccato del mondo come dolore e sprofondamento nella «seconda morte» e nel «secondo caos», al di fuori del mondo ordinato all’inizio da Dio (Mysterium paschale, in Mysterium salutis, vol.VI, Queriniana, Brescia 1971, p. 204-206.  pp. 248-250).

J. Ratzinger. L’angoscia di un’ assenza. Meditazioni sul Sabato santo

29 marzo 2013

 

Con sempre maggior insistenza si sente parlare nel nostro tempo della morte di Dio. Per la prima volta, in Jean Paul, si tratta solo di un sogno da incubo: Gesù morto annuncia ai morti, dal tetto del mondo, che nel suo viaggio nell’aldilà non ha trovato nulla, né cielo, né Dio misericordioso, ma solo il nulla infinito, il silenzio del vuoto spalancato. Si tratta ancora di un sogno orribile che viene messo da parte, gemendo nel risveglio, come un sogno appunto, anche se non si riuscirà mai a cancellare l’angoscia subita, che stava sempre in agguato, cupa, nel fondo dell’anima. Un secolo dopo, in Nietzsche, è una serietà mortale che si esprime in un grido stridulo di terrore: «Dio è morto! Dio rimane morto! E noi lo abbiamo ucciso!».

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30/3/2013. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα/

29 marzo 2013

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Luke 24:1-12. 
At daybreak on the first day of the week the women who had come from Galilee with Jesus took the spices they had prepared and went to the tomb.
They found the stone rolled away from the tomb;
but when they entered, they did not find the body of the Lord Jesus.
While they were puzzling over this, behold, two men in dazzling garments appeared to them.
They were terrified and bowed their faces to the ground. They said to them, “Why do you seek the living one among the dead?
He is not here, but he has been raised. Remember what he said to you while he was still in Galilee,
that the Son of Man must be handed over to sinners and be crucified, and rise on the third day.”
And they remembered his words.
Then they returned from the tomb and announced all these things to the eleven and to all the others.
The women were Mary Magdalene, Joanna, and Mary the mother of James; the others who accompanied them also told this to the apostles,
but their story seemed like nonsense and they did not believe them.
But Peter got up and ran to the tomb, bent down, and saw the burial cloths alone; then he went home amazed at what had happened.

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30 Marzo 2013. Liturgia del giorno. Sabato Santo. II^ settimana del Salterio. Santi.

29 marzo 2013

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In questo post si propone solo uno sguardo d’insieme sulla liturgia che ogni giorno è propria della Chiesa cattolica.

La Parola dell’Evangelo, viene letta e commentata comunitariamente nel post Vangelo del giorno dove si condivide il momento centrale quotidiano di preghiera di questo blog.

In altro, diverso post, La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento”, si richiamano alcuni versetti tratti dalla prima lettura, legandoli ad una meditazione di pensatori cattolici dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento, sempre legato alla liturgia del giorno. In Salmi, infine, si riporta la voce del ” cuore di Dio”, pregata nel Salmo del giorno.

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Colore liturgico: BIANCO

 

LITURGIA DEL GIORNO VEGLIA PASQUALE DELLA NOTTE SANTA

I Lettura Es 14,15- 15,1
Gli Israeliti camminarono sull’asciutto in mezzo al mare.
Salmo (Es 15,1-7a.17-18)
Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria!
II Lettura Rm 6,3-11
Cristo risuscitato dai morti non muore più.
Vangelo Lc 24,1-12
Perché cercate tra i morti colui che è vivo?

 

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/qua/qua6/lodSABpage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/qua/qua6/vesSABspage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompQu/DomCPage.htm

 

SANTI DEL GIORNO

Oggi, e anche il 18 maggio, si ricorda s. Leonardo Murialdo, 1828-1900, sacerdote, fondatore della “Congregazione di S. Giuseppe”. Studia dai padri Scolopi di Savona e alla Regia Università di Torino laureandosi in Teologia. Viene ordinato sacerdote nel 1851 e dedica i primi 14 anni del suo ministero ai giovani torinesi nell’oratorio di San Luigi a Porta Nuova. Nel 1867 fonda la confraternita laicale di San Giuseppe per aiutare i ragazzi poveri e abbandonati. Nel 1871 dà vita all’Unione operai cattolici di cui diventa successivamente assistente ecclesiastico. È anche il fondatore dell’Associazione della Buona stampa e tra gli ideatori del giornale «La voce dell’operaio». Viaggia spesso nel Sud Italia per conoscere le realtà assistenziali delle altre città. Muore nel capoluogo piemontese, colpito dalla polmonite, il 30 marzo 1900. Viene beatificato da Paolo VI nel 1963 e canonizzato nel 1970.

 

“Io vedo che dovrei essere l’oggetto dell’esecrazione di Dio, mentre mi vedo l’oggetto dell’amore e dei benefici di Dio.

«Avrò misericordia di chi vorrò e avrò compassione di chi vorrò avere compassione» (Es 33,19).

«Userò misericordia con chi vorrò e avrò compassione di chi vorrò averla. Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che usa misericordia. Dice infatti la Scrittura al faraone: “Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia potenza, e perché il mio nome sia proclamato in tutta la terra”. Dio quindi usa misericordia con chi vuole e indurisce il cuore di chi vuole» (Rom 9,15-18). Cf. tutto il cap. 9 della lettera ai Romani.

«Là dove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia» (Rom 5,20), «perché nessuno possa vantarsene» (Ef 2,9).”

(L’incomprensibile gratuità dei doni di Dio, tratto dal Testamento spirituale)

http://www.murialdo.org/index.php?method=section&id=209 

san Secondo di Asti. Di lui si hanno solo notizie leggendarie. Nobile pagano di Asti, sembra che andasse nelle prigioni a visitare i martiri cristiani, nei confronti dei quali nutriva grande ammirazione. Grazie a S. Calogero si convertì al cristianesimo. A Milano incontrò S. Faustino e S. Giovita, anch’essi in carcere, dai quali ricevette il battesimo. Amico di Sapricio, prefetto romano di Asti, lo accompagnò a Tortona dove Marciano, vescovo della città, era in attesa di processo. Per aver sepolto il corpo di Marciano e per aver rifiutato di abiurare la propria fede, fu infine arrestato e martirizzato.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/47650

san Zosimo di Siracusa. Esercitava un’umile funzione nel monastero di Santa Lucia, a Siracusa, perchè considerato incapace di qualsiasi incombenza importante. Quando morì l’abate, il Vescovo, sorprendentemente, lo designò per la carica. Governò con tanta saggezza e virtù che finì per essere eletto Vescovo della città.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/47850

Si ricordano anche i Santi martiri coreani, ?- 1866

http://www.santiebeati.it/dettaglio/47770

san  Pietro Regalado da Valladolid. Francescano e discepolo di Pietro da Villacreces, patrocinò anche dopo la morte di lui, nel 1422, la regola dell’osservanza in Spagna. Fu canonizzato da Papa Benedetto XIV nel 1746.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90393

San Giovanni Climaco,575-650,abate, ricordato solennemente anche dalle chiese ortodosse

 

Icona XII° sec, La scala per il Paradiso, descritta da Giovanni Climaco, Monastero di S Caterina, Monte Sinai

La catechesi di Benedetto XVI°

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2009/documents/hf_ben-xvi_aud_20090211_it.html

Vangelo (Lc 24, 1-2) della veglia pasquale della notte santa (Sabato 30 Marzo 2013) con commento comunitario

29 marzo 2013

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24, 1-2)

Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.

Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”».

Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.

Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.

E. Bianchi. Venerdi’ Santo

29 marzo 2013

 

Giorno severo è il Venerdì santo per i cristiani, ricorrenza percepita come l’”antifesta”, giorno ancora capace di isolare tragicamente la passione e la morte di Gesù rispetto alla sua risurrezione. Quando i cristiani vanno al loro Signore, sempre sono ricondotti all’unico evento della passione-morte-risurrezione, ma oggi è la passione culminata nella morte che è meditata, pensata, celebrata: èla croce che domina con la sua ombra la liturgia e che con il suo imporsi rimanda alla risurrezione solo come speranza, come attesa. Singolarità della fede cristiana l’avere come annuncio centrale il Signore crocifisso e individuare nella crocifissione di Gesù di Nazaret il racconto più epifanico di Dio. Cosa ricordano oggi i cristiani?

Ricordano che il venerdì 7 aprile dell’anno 30 della nostra era a Gerusalemme, città santa e cuore della fede ebraica, Gesù di Nazaret – un rabbi e profeta della Galilea che aveva destato attorno a sé un movimento e che trascinava dietro di sé una piccola comunità itinerante composta di una dozzina di uomini e alcune donne – viene arrestato, condannato e messo a morte mediante il supplizio della crocifissione. Storicamente si può dire che Gesù è stato arrestato su iniziativa di alcuni capi dei sacerdoti, la ierocrazia di Gerusalemme, a motivo di gesti compiuti e parole pronunciate: alcuni tratti messianici del suo agire, l’appassionata cacciata dei venditori dal tempio, la polemica profetica contro gli uomini religiosi, in particolare i sadducei. (more…)

Papa Francesco. Omelia della Messa del Crisma. Omelia Messa in Coena Domini. 28 marzo 2013

29 marzo 2013
La Chiesa delle periferie
Cari fratelli e sorelle,
con gioia celebro la prima Messa Crismale come Vescovo di Roma. Vi saluto tutti con affetto, in particolare voi, cari sacerdoti, che oggi, come me, ricordate il giorno dell’Ordinazione.Le Letture ci parlano degli “Unti”: il Servo di Javhè di Isaia, il re Davide e Gesù nostro Signore. I tre hanno in comune che l’unzione che ricevono è destinata a ungere il popolo fedele di Dio di cui sono servitori; la loro unzione è per i poveri, per i prigionieri, per gli oppressi… Un’immagine molto bella di questo “essere per” del santo crisma è quella del Salmo: «È come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne, che scende sull’orlo della sua veste» (Sal 133,2). L’immagine dell’olio che si sparge, che scende dalla barba di Aronne fino all’orlo delle sue vesti sacre, è immagine dell’unzione sacerdotale che per mezzo dell’Unto giunge fino ai confini dell’universo rappresentato nelle vesti.Le vesti sacre del Sommo Sacerdote sono ricche di simbolismi; uno di essi è quello dei nomi dei figli di Israele impressi sopra le pietre di onice che adornavano le spalle dell’efod dal quale proviene la nostra attuale casula: sei sopra la pietra della spalla destra e sei sopra quella della spalla sinistra (cfr Es 28, 6-14). Anche nel pettorale erano incisi i nomi delle dodici tribù d’Israele (cfr Es 28,21). Ciò significa che il sacerdote celebra caricandosi sulle spalle il popolo a lui affidato e portando i suoi nomi incisi nel cuore. Quando ci rivestiamo con la nostra umile casula può farci bene sentire sopra le spalle e nel cuore il peso e il volto del nostro popolo fedele, dei nostri santi e dei nostri martiri. (more…)

Venerdì 29 marzo, ore 20,30: Porta a Porta, La Sindone / Diretta Rai uno sabato 30 marzo, ore 17,10-18,40: Ostensione TV della Sindone e messaggio di Papa Francesco

29 marzo 2013

“Non perdete mai la speranza”: è il messaggio che papa Francesco manderà ai fedeli piemontesi e a tutti quelli che in mondovisione potranno assistere sabato all’ostensione televisiva della Sindone. L’ ha annunciato  l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. Il videomessaggio papale, “caricò di positività, di intesno spessore spirituale” ha anticipato Nosiglia, andrà in onda durante la trasmissione che sarà in onda su Rai1 dalle 17,10 alle 18,40. La diretta tv dell’ostensione della Sindone è la seconda della storia dopo quella del novembre 1973 che era stata organizzata dal cardinal Michele Pellegrino. La diretta del 30 marzo, Sabato Santo, andrà in onda dalla cattedrale di Torino, cui però nelle ore in cui il telo sarà tolto dalla teca per essere ripreso dalle telecamere sarà chusa al pubblico: sarà presente un numero ristretto di ammalati con i loro famigliari e un gruppo di giovani della diocesi. Era stato papa Benedetto XVI nella sua riflessione davanti alla Sindone durante la visita a Torino del 2 maggio 2010 a definirla “icona del Sabato Santo”.

Il messaggio di Papa Francesco per l'ostensione tv della Sindone

Ecco il link per la diretta streaming dei due programmi:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/dirette/PublishingBlock-64203784-70f7-
4b53-9d21-b14693850195.html?channel=Rai
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Alda Merini. Miserere

28 marzo 2013

Miserere di me, Maria durch ein Dornwald ging
che sono caduta a terra
come una pietra di
sogno.
Miserere di me, Signore,
che sono un grumo di lacrime.
Miserere di me,
che sono la tua pietà.
Mio figlio,
grande quanto il cielo.
Mio Figlio,
che dorme sulle mie gambe.
Mio figlio,
che non è più vivo.
Miserere di me,
o universo,
egli era la punta di uno spillo
l’ago supremo della mia paura.
Miserere di me
che sono morta con lui.
Miserere della mia
grandezza,
miserere della mia stanchezza,
miserere della
misericordia di Dio.

Alda Merini, da “Magnificat, un incontro con
Maria”

29 Marzo 2013. Liturgia del giorno. Venerdì Santo. II^ settimana del Salterio. Santi.

28 marzo 2013

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In questo post si propone solo uno sguardo d’insieme sulla liturgia che ogni giorno è propria della Chiesa cattolica.

La Parola dell’Evangelo, viene letta e commentata comunitariamente nel post Vangelo del giorno dove si condivide il momento centrale quotidiano di preghiera di questo blog.

In altro, diverso post, La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento”, si richiamano alcuni versetti tratti dalla prima lettura, legandoli ad una meditazione di pensatori cattolici dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento, sempre legato alla liturgia del giorno. In Salmi, infine, si riporta la voce del ” cuore di Dio”, pregata nel Salmo del giorno.

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Grado della Celebrazione:  VENERDI’ SANTO (Passione del Signore)

 

Colore liturgico : ROSSO

 

LITURGIA DEL GIORNO

I Lettura Is 52,13- 53,12
Egli è stato trafitto per le nostre colpe. (Quarto canto del Servo del Signore)
Salmo (Sal 30)
Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.
II Lettura Eb 4,14-16; 5,7-9
Cristo imparò l’obbedienza e divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono.
Vangelo Gv 18,1- 19,42
Passione del Signore

LODI

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VESPRI

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COMPIETA

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Oggi il Martirologio Romano ricorda i santi Simplicio e Costantino, Abati di Montecassino

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santa Gladys, X° sec. regina del Galles

File:St Gwladus in Gwladus.jpg

(St. Gwladus, vetrata nella chiesa di in St Martin’s Parish Church, Caerphilly, 1953)

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il Beato Bertoldo del Monte Carmelo, XIII° sec., al secolo Bartolomeo Avogadro,  giunto in Palestina come crociato, combatté durante l’assedio di Antiochia, consacratosi alla vita religiosa, fu il primo Priore generale dell’ Ordine carmelitano nel 1230. Nativo della Lombardia. Gli si attribuisce una visione, durante la quale vide portare in cielo dagli angeli le anime di molti carmelitani uccisi dai saraceni. Il domenicano Stefano di Salignac che attribuì erroneamente la composizione della regola carmelitana ad Aimerico di Malefaida da Salignac, patriarca di Antiochia (1142-93), disse che questo aveva tra i Carmelitani un nipote, «un uomo santo e famoso». Costui ricevette un nome ed una qualifica nella cosiddetta Epistola Cyrilli, pubblicata dopo l’anno 1378 dal carmelitano Filippo Riboti, che lo dice fratello, non più nipote, di Aimerico, di nome Bertoldo e primo priore generale dei Carmelitani. Il Papenbroeck pubblicando un testo del monaco greco Phocas che nel 1177 visitò il Carmelo, identificò Bertoldo con un vecchio monaco di Calabria.

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san Guglielmo Tempier. Canonico regolare a Sant’Ilario di Poitiers, Guglielmo Tempier divenne vescovo della città nel 1184. Viene ricordato per il coraggio con cui difese i diritti e le proprietà della sua diocesi: un documento del 1185 lo indica come «pro jure ejusdem ecclesiae persecutionem viriliter patientem». E nel 1191 viene chiamato «Guillelmus fortis». Morì nel 1197. In vita oggetto di forti opposizioni, in morte fu onorato come un santo: la gente si recava sulla sua tomba per ottenere la guarigione dalle emorragie.

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san Marco  fu vescovo di Aretusa in Siria, al tempo dell’eresia ariana mai si allontanò dalla vera fede. Sotto l’imperatore Giuliano l’Apostata subì atroci torture, ma morì poi per cause naturali. San Gregorio Nazianzeno lo definì “uomo straordinario ed anziano santissimo”.

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29/3/2013. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα/

28 marzo 2013

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint John 13:1-15. 
Before the feast of Passover, Jesus knew that his hour had come to pass from this world to the Father. He loved his own in the world and he loved them to the end.
The devil had already induced Judas, son of Simon the Iscariot, to hand him over. So, during supper,
fully aware that the Father had put everything into his power and that he had come from God and was returning to God,
he rose from supper and took off his outer garments. He took a towel and tied it around his waist.
Then he poured water into a basin and began to wash the disciples’ feet and dry them with the towel around his waist.
He came to Simon Peter, who said to him, “Master, are you going to wash my feet?”
Jesus answered and said to him, “What I am doing, you do not understand now, but you will understand later.”
Peter said to him, “You will never wash my feet.” Jesus answered him, “Unless I wash you, you will have no inheritance with me.”
Simon Peter said to him, “Master, then not only my feet, but my hands and head as well.”  (more…)

Vangelo (Gv 18, 1– 19,42) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 29 Marzo 2013) con commento comunitario

28 marzo 2013

VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni(Gv 18, 1– 19,42)

In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato -, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.