Archive for giugno 2013

Salmo 16(15) _ Tu sei il mio Signore!!!

30 giugno 2013

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore,
senza di te non ho alcun bene».
Per i santi, che sono sulla terra,
uomini nobili, è tutto il mio amore.
Si affrettino altri a costruire idoli:
io non spanderò le loro libazioni di sangue
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi,
è magnifica la mia eredità.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare.
Di questo gioisce il mio cuore,
esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,

perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

Salmo 16(15), 1_21

 

 

 

 

 

 

Riflessioni e pensiero del giorno:

MADONNA DI MAGGIO
Se batti alla porta del Cielo
con la tua preghiera,
subito t’apre la Madonna
… con mano leggera.

E dice: ” Ti son mamma anch’io;
che cosa vuoi, piccino?
T’ascolto, sai; ti voglio bene
come al mio Bambino”.

Poi reca i tuoi pensieri buoni
ai piedi del Signore,
mentre sale l’odor di rose
dai giardini in fiore….

Papa Karol Wojtyla

 

 

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Preghiera della sera

30 giugno 2013

Madonna di Loreto, sec XVII

Visita questa casa, o Signore, illuminala con la tua luce

e liberala da ogni sorgente di male.

Manda i tuoi santi Angeli ad abitare con noi

così potremo riposare nella tua pace. 

Sia la tua benedizione sempre su di noi,

 attraverso Gesù Cristo nostro Signore.

Amen.

SERENA NOTTE!

fonte: http://www.viveremeglio.org/incoanim/insieme/casa/matt_sera.htm#pregare

1° luglio 2013. Liturgia di lunedì della XIII^ settimana del T.O. I^ settimana del Salterio

30 giugno 2013

Grado della Celebrazione : FERIA

Colore liturgico: VERDE

 

LITURGIA DEL GIORNO

 

I Lettura Gen 18,16-33
Davvero sterminerai il giusto con l’empio?
Salmo (Sal 102)
Misericordioso e pietoso è il Signore.
Vangelo Mt 8,18-22
Seguimi.

 

 

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/01LUNpage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerVespri/01LUNpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/LunCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Oggi si fa memoria di sant’Aronne, fratello di Mosè, la cui vita viene narrata nei primi cinque libri della Sacra Scrittura (il Pentateuco) e in due brani nella Lettera agli Ebrei e nel libro del Siracide.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/60050

santa Ester

http://www.santiebeati.it/dettaglio/60100

san Teodorico di Mont d’Or, nel territorio della Neustria, in Francia, abate e discepolo del vescovo san Remigio

http://www.santiebeati.it/dettaglio/60200

san Justino Orona Madrigal e  san Atilano Cruz Alvarado, ?-1928,  martiri messicani uccisi durante la persecuzione nel territorio di Guadalajara

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90128

Papa Francesco. Angelus di domenica 30 giugno 2013

30 giugno 2013

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di questa domenica (Lc 9,51-62) mostra un passaggio molto importante nella vita di Cristo: il momento in cui – come scrive san Luca – «Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme» (9,51). Gerusalemme è la meta finale, dove Gesù, nella sua ultima Pasqua, deve morire e risorgere, e così portare a compimento la sua missione di salvezza.

Da quel momento, dopo quella “ferma decisione”, Gesù punta dritto al traguardo, e anche alle persone che incontra e che gli chiedono di seguirlo, dice chiaramente quali sono le condizioni: non avere una dimora stabile; sapersi distaccare dagli affetti umani; non cedere alla nostalgia del passato.

Ma Gesù dice anche ai suoi discepoli, incaricati di precederlo sulla via verso Gerusalemme per annunciare il suo passaggio, di non imporre nulla: se non troveranno disponibilità ad accoglierlo, si proceda oltre, si vada avanti. Gesù non impone mai, Gesù è umile, Gesù invita. Se tu vuoi, vieni. L’umiltà di Gesù è così: Lui invita sempre, non impone.

Tutto questo ci fa pensare. Ci dice, ad esempio, l’importanza che, anche per Gesù, ha avuto la coscienza: l’ascoltare nel suo cuore la voce del Padre e seguirla. Gesù, nella sua esistenza terrena, non era, per così dire, “telecomandato”: era il Verbo incarnato, il Figlio di Dio fatto uomo, e a un certo punto ha preso la ferma decisione di salire a Gerusalemme per l’ultima volta; una decisione presa nella sua coscienza, ma non da solo: insieme al Padre, in piena unione con Lui! Ha deciso in obbedienza al Padre, in ascolto profondo, intimo della sua volontà. E per questo la decisione era ferma, perché presa insieme con il Padre. E nel Padre Gesù trovava la forza e la luce per il suo camminoE Gesù era libero, in quella decisione era libero. Gesù vuole noi cristiani liberi come Lui, con quella libertà che viene da questo dialogo con il Padre, da questo dialogo con Dio. Gesù non vuole né cristiani egoisti, che seguono il proprio io, non parlano con Dio; né cristiani deboli, cristiani, che non hanno volontà, cristiani «telecomandati», incapaci di creatività, che cercano sempre di collegarsi con la volontà di un altro e non sono liberi. Gesù ci vuole liberi e questa libertà dove si fa? Si fa nel dialogo con Dio nella propria coscienza. Se un cristiano non sa parlare con Dio, non sa sentire Dio nella propria coscienza, non è libero, non è libero.

Per questo dobbiamo imparare ad ascoltare di più la nostra coscienza. Ma attenzione! Questo non significa seguire il proprio io, fare quello che mi interessa, che mi conviene, che mi piace… Non è questo! La coscienza è lo spazio interiore dell’ascolto della verità, del bene, dell’ascolto di Dio; è il luogo interiore della mia relazione con Lui, che parla al mio cuore e mi aiuta a discernere, a comprendere la strada che devo percorrere, e una volta presa la decisione, ad andare avanti, a rimanere fedele.

Noi abbiamo avuto un esempio meraviglioso di come è questo rapporto con Dio nella propria coscienza, un recente esempio meraviglioso. Il Papa Benedetto XVI ci ha dato questo grande esempio quando il Signore gli ha fatto capire, nella preghiera, quale era il passo che doveva compiere. Ha seguito, con grande senso di discernimento e coraggio, la sua coscienza, cioè la volontà di Dio che parlava al suo cuoreE questo esempio del nostro Padre fa tanto  bene a tutti noi, come un esempio da seguire.

La Madonna, con grande semplicità, ascoltava e meditava nell’intimo di se stessa la Parola di Dio e ciò che accadeva a Gesù. Seguì il suo Figlio con intima convinzione, con ferma speranza. Ci aiuti Maria a diventare sempre più uomini e donne di coscienza, liberi nella coscienza, perché è nella coscienza che si dà dialogo con Dio; uomini e donne, capaci di ascoltare la voce di Dio e di seguirla con decisione  capaci di ascoltare la voce di Dio e di seguirla con decisione.

 

PP.FRANCESCO

2 luglio 2013: Messaggio della Madonna di Medjugorje a Mirjana

30 giugno 2013

La Chiesa sembra guardare con favore ma non si è ancora espressa
ufficialmente sui fatti di Medjugorje.

Il messaggio dovrebbe venire annunciato nella
giornata del 2 luglio e poi essere trascritto sul seguente sito:

http://www.medjugorje.hr/it/

Ecco il testo del messaggio:

Cari figli, con amore materno vi prego donatemi i vostri cuori per poterli offrire a mio Figlio e potervi liberare. Liberarvi da tutto quel male che vi rende schiavi e vi allontana dall’unico Bene, che è mio Figlio, da tutto ciò che vi porta sulla strada sbagliata e che vi toglie la Pace. Io desidero condurvi verso la libertà promessa da mio Figlio, perché desidero che qui si realizzi in pienezza la volontà di Dio affinché attraverso la riconciliazione con il Padre Celeste, attraverso il digiuno e la preghiera, nascano apostoli dell’amore di Dio. Apostoli che con l’amore e con la libertà divulgheranno l’amore di Dio a tutti i miei figli. Apostoli che diffonderanno un amore fiducioso nel Padre Celeste e apriranno le porte del Paradiso. Cari figli, date gioia e amore ai vostri pastori e date loro sostegno, come mio Figlio a chiesto loro di darlo a voi. Vi ringrazio.

Tweet odierno del Papa

30 giugno 2013

carità

“Oggi è la Giornata per la carità del Papa.

Grazie per le preghiere e la solidarietà.”

Papa Francesco, tweet del 30 giugno 2013

Tweet odierno del Papa

30 giugno 2013

farfalla

“Un cristiano non può mai essere annoiato o triste.

Chi ama Cristo è una persona piena di gioia e che diffonde gioia.”

Papa Francesco, tweet del 30 giugno 2013

Vangelo (Mt 8,18-22) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 1 Luglio 2013) con commento comunitario

30 giugno 2013

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,18-22)

In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
 
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
 
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».
 

Questo è il Vangelo del 1 Luglio, quello del 30 Giugno lo potrete trovare qualche post più sotto.

Festival di Spoleto. R.Fisichella. La superbia. (1)

30 giugno 2013

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Invidia, Pieter Brueghel il Vecchio, 1558, Hieronymus Cock. Bibliothèque Royale, Cabinet Estampes, Brüssel.

La prima catachesi sui vizi capitali tenuta da m. Rino Fisichella il 29 giugno nel corso del Festival dei due mondi a Spoleto, con la collaborazione del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione.

Riflettere sulle opere di misericordia non è un tema che appartiene ai nostri discorsi quotidiani. Eppure, rappresenta un’esperienza che nei suoi risvolti concreti si fa presente ogni giorno, se siamo ancora capaci di cogliere la realtà che viviamo. La prima considerazione immediata, che viene spontanea alla mente per il credente, è quella di sapere che queste opere, sia corporali che spirituali, sono generate dalla fede. Credere non è aderire a una teoria, ma incontrare una persona. E’ a partire dalla fede che si produce un movimento dinamico che porta ad avvicinare concretamente altre persone nel nome di Cristo. Una fede vissuta, non può non incontrarsi –per usare un’espressione sintomatica di Papa Francesco- con la “carne di Cristo” che si rende visibile in ogni forma di povertà che tocca l’uomo. D’altronde, Gesù ha detto: “Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio” (Mt 7,21). Parole che hanno ispirato in primo luogo gli apostoli i quali a più riprese hanno scritto: “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1Gv 3,18), come già raccomandava Giovanni ai primi cristiani. Oppure, le parole ancora più impegnative di Giacomo: “Siate di quelli che mettono in pratica la parola, non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi… Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo?… Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede” (Gc 1,22; 2,14.17-18). In primo luogo, pertanto, nella fede le opere non le parole o le intenzioni rendono evidente l’impegno assunto.  (more…)

PREGHIERA PER OGGI

30 giugno 2013

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Dall’aurora io ti cerco, o Dio:
che io veda la tua potenza e la tua gloria, alleluia.

(Prima Antifona , Lodi)

Preghiera della sera

29 giugno 2013

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Preghiera alla Madonna di Loreto

 

Madonna di Loreto,

Madonna della Casa:

entra nella mia casa

e custodisci 

nella mia famiglia

il bene prezioso della Fede

e la gioia e la pace

dei nostri cuori.

(Angelo Comastri – Arcivescovo)

SERENA NOTTE!

fonte: http://www.preghiereperlafamiglia.it/loreto.htm

30 giugno 2013. Liturgia di domenica della XIII^ settimana del T.O. I^ settimana del Salterio.

29 giugno 2013

Grado della Celebrazione : DOMENICA

Colore liturgico: VERDE

LITURGIA DEL GIORNO

 

I Lettura 1Re 19,16.19-21
Eliseo si alzò e seguì Elìa.
Salmo (Sal 15)
Sei tu, Signore, l’unico mio bene.
II Lettura Gal 5,1.13-18
Siete stati chiamati alla libertà.
Vangelo Lc 9,51-62
Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme. Ti seguirò ovunque tu vada.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/LodDom/13DOMpage.htm

SECONDI VESPRI DELLA DOMENICA

http://www.maranatha.it/Ore/ord/Ves2Dom/13DOMpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/DomCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Sinassi dei dodici Apostoli

Le chiese ortodosse, all’indomani della festa dei santi Pietro e Paolo, celebrano la Sinassi dei 12 apostoli, in cui fanno memoria di tutti i più stretti compagni del Cristo, e ricordano la grande compassione di Gesù che, vedendo le folle sfinite e come pecore senza pastore, chiamò a sé i Dodici e li costituì annunciatori della buona novella con le opere e con le parole.
La memoria del collegio apostolico è dunque un’occasione per ricordare come la chiesa sia edificata sul fondamento degli apostoli: essi sono i testimoni del Risorto e i custodi della fede ecclesiale. Il popolo della nuova alleanza riconosce in loro e negli eredi del loro ministero i servitori dell’unità e della concordia nella comunità ecclesiale, attraverso il ministero della Parola e i carismi della saldezza e del discernimento.
Tutte queste funzioni, però, non sono che la conseguenza della vocazione primaria dell’apostolo: «stare con Gesù», vivere con lui e in lui. Solo così i depositari del ministero apostolico possono indirizzare gli uomini all’unica fonte della salvezza, il Cristo stesso che è l’Evangelo, la buona notizia della liberazione rivolta a ogni uomo.
Il fatto che il collegio apostolico sia ricordato anzitutto nel suo insieme dagli stessi evangelisti, ricorda alle chiese di ogni tempo che non vi può essere annuncio credibile della Parola della riconciliazione senza la testimonianza di una concordia che deve sussistere anzitutto tra coloro che sono investiti del ministero apostolico.

Gli apostoli non sono chiamati tanto a ripetere l’una o l’altra parola e insegnamento di Gesù, a imparare una dottrina, a portare ad altri un messaggio. La prima cosa per cui sono chiamati è per stare con lui. Gli apostoli devono vedere ciò che Gesù fa, vivere con lui, per poi portarlo e riprodurlo: devono riprodurre la sua presenza. La loro vita e la loro predicazione dev’essere un continuo parlare di lui: un segno, umanamente evidente, della sua presenza (Carlo Maria Martini, da Bibbia e vocazione).

Lo stesso giorno, la chiesa di Roma ricorda i suoi primi martiri, morti nel 64 dopo l’incendio della città ad opera di Nerone, gettati in gran numero in pasto alle belve o arsi vivi, secondo il racconto dello storico Tacito.
La memoria odierna, antichissima come quella degli apostoli Pietro e Paolo, fondatori della chiesa di Roma, fu collocata in questa data a partire dal 1923, e dal 1969 è stata inserita nel Calendario romano generale, anche per compensare la soppressione nello stesso di quasi tutte le memorie dei martiri romani presenti nel precedente calendario.
Essa ci ricorda come fin dagli inizi la chiesa, edificata sul fondamento degli apostoli e dei profeti, sia cresciuta soprattutto grazie alla testimonianza radicale dei martiri, i quali morivano benedicendo coloro che li mettevano a morte in odio alla loro fede.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

Tweet odierno del Papa

29 giugno 2013

Impariamo a “perdere” la vita per Cristo, secondo la logica del dono, del sacrificio. Con Cristo non perdiamo nulla!

 

PP. Francesco, tweet del 29 giugno 2013

Papa Francesco, Omelia del 29 giugno 2013. Ss. Pietro e Paolo

29 giugno 2013
 
Signori Cardinali,
Sua Eminenza Metropolita Ioannis,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!
Celebriamo la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, patroni principali della Chiesa di Roma: una festa resa ancora più gioiosa per la presenza di Vescovi da tutto mondo. Una grande ricchezza che ci fa rivivere, in un certo modo, l’evento di Pentecoste: oggi, come allora, la fede della Chiesa parla in tutte le lingue e vuole unire i popoli in un’unica famiglia.
Saluto di cuore e con gratitudine la Delegazione del Patriarcato di Costantinopoli, guidata dal Metropolita Ioannis. Ringrazio il Patriarca ecumenico Bartolomeo I per questo rinnovato gesto fraterno. Saluto i Signori Ambasciatori e le Autorità civili. Un grazie speciale al Thomanerchor, il Coro della Thomaskirche [Chiesa di San Tommaso] di Lipsia – la chiesa di Bach – che anima la Liturgia e che costituisce un’ulteriore presenza ecumenica. (more…)

Dio è amore

29 giugno 2013

coniugali

Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo (Disc. 34, 1-3. 5-6)

Non c’è nessuno che non ami, ma bisogna vedere che cosa ama. Non siamo esortati a non amare, ma a scegliere l’oggetto del nostro amore. Ma che cosa sceglieremo, se prima non veniamo scelti? Poiché non amiamo, se prima non siamo amati. Ascoltate l’apostolo Giovanni: Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo (cfr. 1 Gv 4, 10).   Cerca per l’uomo il motivo per cui debba amare Dio e non troverai che questo: perché Dio per primo lo ha amato. Colui che noi abbiamo amato, ha dato già se stesso per noi, ha dato ciò per cui potessimo amarlo.

Che cosa abbia dato perché lo amassimo, ascoltatelo più chiaramente dall’apostolo Paolo: «L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori» (Rm 5, 5). Da dove? Forse da noi? No. Da chi dunque? «Per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5, 5).

Avendo dunque una sì grande fiducia, amiamo Dio per mezzo di Dio. Ascoltate più chiaramente lo stesso Giovanni: «Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1 Gv 4, 16).

Non basta dire: «L’amore è da Dio» (1 Gv 4, 7). Chi di noi oserebbe dire ciò che è stato detto: «Dio è amore»? Lo disse colui che sapeva ciò che aveva.  Dio ci si offre in un modo completo. Ci dice: Amatemi e mi avrete, perché non potete amarmi, se già non mi possedete.

Cantate al Signore un canto nuovo. Cantate con la voce, cantate con il cuore, cantate con la bocca, cantate con la vostra condotta santa. «Cantate al Signore un canto nuovo».

Mi domandate che cosa dovete cantare di colui che amate? Parlate senza dubbio di colui che amate, di lui volete cantare. Cercate le lodi da cantare?  Il cantore diventa egli stesso la lode del suo canto.

Volete dire le lodi a Dio? Siate voi stessi quella lode che si deve dire, e sarete la sua lode, se vivrete bene.

Fonte:

http://www.cercarelafede.it/category/dai-padri-della-chiesa/

PREGHIERA PER OGGI

29 giugno 2013

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So a chi ho dato fiducia:
egli, giudice giusto,
mi renderà il frutto delle mie fatiche
nell’ultimo giorno.

(Prima Antifona, Lodi)

Vangelo (Lc 9,51-62) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 30 Giugno 2013) con commento comunitario

29 giugno 2013

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,51-62)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.

 
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
 
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
 
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
 
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
 

Questo è il Vangelo del 30 Giugno, quello del 29 Giugno lo potrete trovare qualche post più sotto.

Papa Francesco agli scrittori di “La Civiltà Cattolica”: Dialogo, discernimento, frontiera. 14 giugno 2013

29 giugno 2013

Dal Discorso del 14 giugno 2013 di Papa Francesco alla comunità degli scrittori de “la Civiltà Cattolica”

Madonna della Strada, Chiesa del Gesù, XIII sec., Roma

(……)

Oggi vorrei suggerirvi tre parole che possono aiutarvi nel vostro impegno.

La prima è DIALOGO. Voi svolgete un importante servizio culturale. Inizialmente l’atteggiamento e lo stile della Civiltà Cattolica furono combattivi e spesso anche aspramente polemici, in sintonia con il clima generale dell’epoca. Ripercorrendo i 163 anni della rivista, si rileva una ricca varietà di posizioni, dovute sia al mutare delle circostanze storiche, sia alle personalità dei singoli scrittori. La vostra fedeltà alla Chiesa richiede ancora di essere duri contro le ipocrisie frutto di un cuore chiuso, malato. Duri contro questa malattia. Ma il vostro compito principale non è di costruire muri ma ponti; è quello di stabilire un dialogo con tutti gli uomini, anche con coloro che non condividono la fede cristiana, ma «hanno il culto di alti valori umani», e perfino «con coloro che si oppongono alla Chiesa e la perseguitano in varie maniere» (Gaudium et spes, 92). Sono tante le questioni umane da discutere e condividere e nel dialogo è sempre possibile avvicinarsi alla verità, che è dono di Dio, e arricchirsi vicendevolmente. Dialogare significa essere convinti che l’altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alla sua opinione, alle sue proposte, senza cadere, ovviamente, nel relativismo. E per dialogare bisogna abbassare le difese e aprire le porte. Continuate il dialogo con le istituzioni culturali, sociali, politiche, anche per offrire il vostro contributo alla formazione di cittadini che abbiano a cuore il bene di tutti e lavorino per il bene comune. La «civiltà cattolica» è la civiltà dell’amore, della misericordia, della fede.

La seconda parola è DISCERNIMENTO. Il vostro compito è di raccogliere ed esprimere le attese, i desideri, le gioie e i drammi del nostro tempo, e di offrire gli elementi per una lettura della realtà alla luce del Vangelo. Le grandi domande spirituali oggi sono più vive che mai, ma c’è bisogno che qualcuno le interpreti e le capisca. Con intelligenza umile e aperta «cercate e trovate Dio in tutte le cose», come scriveva sant’Ignazio. Dio è all’opera nella vita di ogni uomo e nella cultura: lo Spirito soffia dove vuole. Cercate di scoprire ciò che Dio ha operato e come proseguirà la sua opera. Un tesoro dei Gesuiti è proprio il discernimento spirituale, che cerca di riconoscere la presenza dello Spirito di Dio nella realtà umana e culturale, il seme già piantato della sua presenza negli avvenimenti, nelle sensibilità, nei desideri, nelle tensioni profonde dei cuori e dei contesti sociali, culturali e spirituali. Mi viene una cosa che diceva Rahner: il gesuita è uno specialista nel discernimento nel campo di Dio e anche nel campo del diavolo. Non bisogna aver paura di proseguire nel discernimento, per trovare la verità. Quando ho letto queste osservazioni di Rahner, mi hanno abbastanza colpito.

E per cercare Dio in tutte le cose, in tutti i campi del sapere, dell’arte, della scienza, della vita politica, sociale ed economica sono necessari studio, sensibilità, esperienza. Alcune delle materie che trattate possono anche non avere relazione esplicita con una prospettiva cristiana, ma sono importanti per cogliere il modo in cui le persone comprendono se stesse e il mondo che le circonda. La vostra osservazione informativa sia ampia, obiettiva e tempestiva. E’ necessario anche avere una particolare attenzione nei confronti della verità, della bontà e della bellezza di Dio, che vanno considerate sempre insieme, e sono preziosi alleati nell’impegno a difesa della dignità dell’uomo, nella costruzione di una convivenza pacifica e nel custodire con cura il creato. Da questa attenzione nasce il giudizio sereno, sincero e forte circa gli avvenimenti, illuminato da Cristo. Grandi figure come Matteo Ricci ne sono un modello. Tutto questo richiede di mantenere aperti il cuore e la mente, evitando la malattia spirituale dell’autoreferenzialità. Anche la Chiesa quando diventa autoreferenziale, si ammala, invecchia. Il nostro sguardo, ben fisso su Cristo, sia profetico e dinamico verso il futuro: in questo modo, rimarrete sempre giovani e audaci nella lettura degli avvenimenti!

La terza parola è FRONTIERA. La missione di una rivista di cultura come La Civiltà Cattolica entra nel dibattito culturale contemporaneo e propone, in modo serio e nello stesso tempo accessibile, la visione che viene dalla fede cristiana. La frattura tra Vangelo e cultura è senza dubbio un dramma (cfr Evangelii nuntiandi, 20). Voi siete chiamati a dare il vostro contributo per sanare questa frattura che passa anche attraverso il cuore di ciascuno di voi e dei vostri lettori. Questo ministero è tipico della missione della Compagnia di Gesù. Accompagnate, con le vostre riflessioni e i vostri approfondimenti, i processi culturali e sociali, e quanti stanno vivendo transizioni difficili, facendovi carico anche dei conflitti. Il vostro luogo proprio sono le frontiere. Questo è il posto dei gesuiti. Quello che Paolo VI, ripreso da Benedetto XVI, disse della Compagnia di Gesù, vale in modo particolare per voi anche oggi: «Ovunque nella Chiesa, anche nei campi più difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, vi è stato e vi è il confronto tra le esigenze brucianti dell’uomo e il perenne messaggio del Vangelo, là vi sono stati e vi sono i Gesuiti». Per favore, siate uomini di frontiera, con quella capacità che viene da Dio (cfr 2Cor 3,6). Ma non cadete nella tentazione di addomesticare le frontiere: si deve andare verso le frontiere e non portare le frontiere a casa per verniciarle un po’ e addomesticarle. Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, è urgente un coraggioso impegno per educare a una fede convinta e matura, capace di dare senso alla vita e di offrire risposte convincenti a quanti sono alla ricerca di Dio. Si tratta di sostenere l’azione della Chiesa in tutti i campi della sua missione. La Civiltà Cattolica quest’anno si è rinnovata: ha assunto una nuova veste grafica, si può leggere anche in versione digitale e raggiunge i suoi lettori pure nelle reti sociali. Anche queste sono frontiere sulle quali siete chiamati a operare. Proseguite su questa strada!

Cari Padri, vedo tra voi giovani, meno giovani e anziani. La vostra è una rivista unica nel suo genere, che nasce da una comunità di vita e di studi; come in un coro affiatato, ciascuno deve avere la sua voce e porla in armonia con quella degli altri. Forza, cari fratelli! Sono sicuro di poter contare su di voi. Mentre vi affido alla Madonna della Strada, imparto a voi, redattori, collaboratori e suore, come anche a tutti i lettori della rivista, la mia Benedizione.

Bergoglio e la filosofia

28 giugno 2013

Voglio dire che un dialogo è genuino quando le domande sono
autentiche, cioè nostre, non assunte da altri contesti culturali;
quando nascono da una riflessione sorta dal di dentro dei problemi,
delle sfide, delle inquietudini e delle speranze di una comunità determinata.
I grandi problemi umani sono senza dubbio universali, e in un certo senso
atemporali; ma nella coscienza del filosofo corrono il rischio di evaporare
in formulazioni vuote, astratte, se non passano per il crogiolo della dura e
pura realtà. E la realtà è sempre incarnata, particolare, concreta. Non ci può
essere accesso all’universalità senza assumere l’incarnazione integralmente.

Da:

Bergoglio, Hegel e l’America Latina, L’OSSERVATORE ROMANO di sabato
29 giugno 2013, ppgg. 5.Si tratta di un intervento di Bergoglio sulla filosofia.

Preghiera della sera

28 giugno 2013

intercessione

Nella veglia salvaci, Signore,

nel sonno non ci abbandonare.

il cuore vegli con Cristo

e il corpo riposi nella pace.

Amen

 

SERENA NOTTE!

fonte: http://www.preghiereperlafamiglia.it/preghiere-della-sera.htm

29 giugno 2013. Liturgia di sabato della XII^ settimana del T.O. IV^ settimana del Salterio.

28 giugno 2013

Grado della Celebrazione : SOLENNITA’ ( Ss. Pietro e Paolo)

Colore liturgico: ROSSO

 

I Lettura At 12,1-11
Ora so veramente che il Signore mi ha strappato dalla mano di Erode.
Salmo (Sal 33)
Il Signore mi ha liberato da ogni paura.
II Lettura 2Tm 4,6-8.17-18
Ora mi resta soltanto la corona di giustizia.
Vangelo Mt 16,13-19
Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.

 

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0629lodPage.htm

PRIMI VESPRI DELLA DOMENICA

http://www.maranatha.it/Ore/ord/Ves1Dom/13SABpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/DomCPage.htm

 

 

 

(Ambrogio Lorenzetti, XIV sec.)

Nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Roccalbegna si trova conservato un capolavoro di Ambrogio Lorenzetti, uno dei maggiori interpreti della pittura senese del XIV secolo, autore  della stupenda Maestà.

Si tratta di tre tavole collocate dietro l’altare maggiore, su un moderno dossale in pietra, parti superstiti di un grande polittico del 1340 circa, smembrato nel corso dei secoli e di cui si era persa notizia.

L’opera riflette pienamente lo stile dell’artista, allievo di Duccio di Boninsegna, caratterizzato dal sapiente uso dei fondi dorati della tradizione pittorica senese, associata a una spiccata vena narrativa. La tavola con San Pietro raffigura il santo, avvolto in un’elegante veste, con le chiavi del regno dei cieli e il pastorale; molto accurata è anche l’immagine di San Paolo, cui lo Spirito Santo, rappresentato dalla piccola colomba, suggerisce le parole che sta scrivendo.

La terza tavola raffigura La Madonna col Bambino, detta “delle ciliegie” per i frutti alludenti alla Passione che Gesù tiene in mano. La Madonna siede su un trono dal caratteristico stile gotico.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20375

 

 

 

SANTI DEL GIORNO

Le chiese d’oriente e d’occidente celebrano oggi la solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, nella data in cui, secondo un’antica tradizione, sarebbe avvenuto nel 64 il loro martirio a Roma. Pietro «nostro padre», come lo definisce la liturgia copta, era un pescatore originario di Betsaida di Galilea e fratello di Andrea, il quale lo presentò a Gesù. Testimone privilegiato della Trasfigurazione e del Getsemani, ricevette da Gesù il compito di riconfermare i fratelli dopo aver lui stesso conosciuto la misericordia di Dio nel perdono del suo rinnegamento. Egli che per rivelazione del Padre aveva confessato Gesù come il Cristo, il Figlio del Dio vivente, guidò la prima comunità nella testimonianza del Risorto, accolse i pagani nella chiesa e annunciò l’Evangelo fino a Roma, dove morì martire. Origene testimonia che morì come uno schiavo, crocifisso con la testa all’ingiù. Paolo, che dalla liturgia copta è chiamato «nostro maestro», era originario di Tarso, in Cilicia, ed era stato istruito nella fede ebraica secondo la tradizione dei farisei. Dopo aver riconosciuto in Gesù il Messia, egli divenne l’annunciatore dell’Evangelo alle genti e percorse le regioni dell’Asia Minore e della Grecia, affrontando pericoli e fatiche e portando in sé la sollecitudine per tutte le chiese. Cittadino romano, egli fu, secondo la tradizione, decapitato a Roma presso la via Ostiense. La festa di Pietro e Paolo apostoli era celebrata a Roma nella data del 29 giugno già attorno alla metà del IV secolo. (tratto da www.monasterodibose)

Al beato Pietro, il primo degli apostoli, l’ardente amante di Cristo, fu dato di ascoltare: «E io ti dico che tu sei Pietro». Egli infatti aveva detto: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Cristo a lui: «E io ti dico che tu sei Pietro, e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa». Sopra questa pietra edificherò la fede che tu confessi, sopra ciò che hai detto: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», edificherò la mia chiesa. Da pietra Pietro, non pietra da Pietro; così come cristiano da Cristo. Paolo invece viene da Saulo, come un agnello uscito da un lupo. Prima avversario, poi apostolo; prima persecutore, poi predicatore. Il Signore gli mostrò quelle cose che bisognava patisse per il suo Nome, lo sostenne nella passione e lo fece pervenire a questo giorno. Unico il giorno della passione per i due apostoli, ma essi erano del resto una cosa sola (Agostino, dal Discorso 295).

Tweet odierno di Papa Francesco

28 giugno 2013

madonna-con-gesu-bambino

“Gesù non ci ha salvato con un’idea.  

Si è abbassato e si è fatto uomo.

La Parola si è fatta carne.”

Papa Francesco, 28 giugno 2013

Vangelo (Mt 16,13-19) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 29 Giugno 2013) con commento comunitario

28 giugno 2013

SANTI PIETRO E PAOLO, Apostoli – Solennità

 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-19)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
 
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
 
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
 

Questo è il Vangelo del 29 Giugno, quello del 28 Giugno lo potrete trovare qualche post più sotto.

Preghiera dello sportivo

28 giugno 2013

 

Signore Gesù Cristo,
aiuta questi atleti ad essere tuoi amici
e testimoni del tuo amore.
Aiutali a porre nell’ascesi personale
lo stesso impegno che mettono nello sport.
Aiutali a realizzare un’armonica e coerente
unità di corpo e anima.
Possano essere, per quanti li ammirano,
validi modelli da imitare.
Aiutali ad essere sempre atleti nello spirito per
ottenere il tuo inestimabile premio:
una corona che non appassisce mai e dura in eterno.
Amen

Giovanni Paolo II

Giubileo degli Sportivi (29 ottobre 2000)

Giovanni Paolo II

FIABE E RACCONTI SULL’AMORE

28 giugno 2013

rosa[1]

L’AMORE

Un giorno un uomo si recò da un vecchio saggio per chiedergli consiglio. Disse che non amava più la sua sposa e che pensava di separarsi da lei.
Il saggio lo ascoltò, lo guardò negli occhi, e disse solamente una parola:
“Amala” e tacque.
“Ma io non provo più nulla per lei”.
“Amala”, ripeté il saggio.
Di fronte allo sconcerto del visitatore, dopo un opportuno silenzio, il vecchio saggio aggiunse:
“Amare è una decisione, non solo un sentimento, amare è dedicarsi ed offrirsi, amare è un verbo e il frutto di questa azione è l’amore. L’amore è simile al lavoro di un giardiniere: egli strappa ciò che fa male, prepara il terreno, coltiva, innaffia e cura con pazienza. Affronta periodi di siccità, grandine, temporale, alluvione, ma non abbandona mai il suo giardino. Ama la tua compagna, accettala, valorizzala, rispettala, dalle affetto e tenerezza, ammirala e comprendila.
Questo è tutto; amala”.

La vita senza amore potrebbe avere queste conseguenze:
L’intelligenza senza amore ti renderebbe insensibile.
La giustizia senza amore ti renderebbe ipocrita.
Il successo senza amore ti renderebbe arrogante.
La ricchezza senza amore ti renderebbe avaro.
La docilità senza amore ti renderebbe servile.
La bellezza senza amore ti renderebbe superbo.
L’autorità senza amore ti renderebbe tiranno.
Il lavoro senza amore ti renderebbe schiavo.
La preghiera senza amore ti renderebbe arido.
La fede senza amore ti renderebbe fanatico.
La croce senza amore si convertirebbe in tortura.
La vita senza amore non avrebbe alcun senso.
Nella vita l’amore è tutto…

Fonte: http://www.qumran2.net/ritagli/index.php?&tipo=storia

PREGHIERA PER OGGI

28 giugno 2013

bimbosguardo[1]

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.

(prima Antifona, Lodi)

Papa Francesco. Dall’Omelia feriale a s. Marta del 28 giugno 2013

28 giugno 2013

Franciscus - miserando atque eligendo

 

(…..)

….il Signore sceglie di coinvolgersi nella nostra vita, nella vita del suo popolo. Abramo e il lebbroso…..Quando il Signore viene non sempre lo fa nella stessa maniera. Non esiste un protocollo d’azione di Dio nella nostra vita, non esiste. Una voltalo fa in una maniera, un’altra volta lo fa in un’altra maniera ma sempre lo fa. Sempre  c’è questo incontro tra noi e il Signore…..Il Signore sceglie sempre il suo modo di entrare nella nostra vita. Tante volte lo fa tanto lentamente, che noi siamo nel rischio di perdere un po’ la pazienza: ‘Ma Signore, quando?’ E preghiamo, preghiamo… E non viene il suo intervento nella nostra vita. Altre volte, quando pensiamo a quello che il Signore ci ha promesso, è tanto grande che siamo un po’ increduli, un po’ scettici e come Abramo – un po’ di nascosto – sorridiamo… Dice in questa Prima Lettura che Abramo nascose la sua faccia e sorrise… Un po’ di scetticismo: ‘Ma come io, a cento anni quasi, avrò un figlio e mia moglie a 90 anni avrà un figlio?’. 
Lo stesso scetticismo, ha rammentato, lo avrà Sara, alle Querce di Mamre, quando i tre angeli diranno la stessa cosa ad Abramo. “Quante volte noi, quando il Signore non viene – è stata la sua riflessione – non fa il miracolo e non ci fa quello che noi vogliamo che Lui faccia, diventiamo o impazienti o scettici”: 

Ma non lo fa, agli scettici non può farlo. Il Signore prende il suo tempo. Ma anche Lui, in questo rapporto con noi, ha tanta pazienza. Non soltanto noi dobbiamo avere pazienza: Lui ne ha! Lui ci aspetta! E ci aspetta fino alla fine della vita! Pensiamo al buon ladrone, proprio alla fine, alla fine, ha riconosciuto Dio. Il Signore cammina con noi, ma tante volte non si fa vedere, come nel caso dei discepoli di Emmaus. Il Signore è coinvolto nella nostra vita – questo è sicuro! – ma tante volte non lo vediamo. Questo ci chiede pazienza. Ma il Signore che cammina con noi, anche Lui ha tanta pazienza con noi. 

…nel mistero della pazienza di Dio, che nel camminare, cammina al nostro passo…. alcune volte nella vita le cose diventano tanto oscure, c’è tanto buio, che noi abbiamo voglia – se siamo in difficoltà – di scendere dalla Croce. Questo è il momento preciso: la notte è più buia, quando è prossima l’aurora. E sempre quando noi scendiamo dalla Croce, lo facciamo cinque minuti prima che venga la liberazione, nel momento dell’impazienza più grande……Gesù, sulla Croce, sentiva che lo sfidavano: ‘Scendi, scendi! Vieni!’. Pazienza sino alla fine, perché Lui ha pazienza con noi. Lui entra sempre, Lui è coinvolto con noi, ma lo fa a suo modo e quando Lui pensa che sia meglio. Soltanto ci dice quello che ha detto ad Abramo: ‘Cammina nella mia presenza e sii perfetto’, sii irreprensibile, è proprio la parola giusta. Cammina nella mia presenza e cerca di essere irreprensibile. Questo è il cammino col Signore e Lui interviene, ma dobbiamo aspettare, aspettare il momento, camminando sempre alla sua presenza e cercando di essere irreprensibili. Chiediamo questa grazia al Signore: camminare sempre nella sua presenza, cercando di essere irreprensibili’. 

PP. FRANCESCO

Video mariani

28 giugno 2013

http://www.kolbemission.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php
/L/IT/IDPagina/5932

Salmo 128(127) _ Beato chi cammina nelle sue vie!!!

28 giugno 2013

Beato l’uomo che teme il Signore
e cammina nelle sue vie.

Vivrai del lavoro delle tue mani,
sarai felice e godrai d’ogni bene.
La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Così sarà benedetto l’uomo
che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion!
Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme
per tutti i giorni della tua vita.
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli.
Pace su Israele!

Salmo 128(127),1-6

Riflessioni e pensiero del giorno:

Dio non ti ha dimenticato …
anzi è vicino a te piu’ di quanto tu possa pensare…
Lui ti ama e vuole il meglio per te….
e le cose migliori devono ancora arrivare…
Abbi fede! Dio non ti deluderà!

Papa Giovanni Paolo II

Foto: Papa karol Wojtyla

Ascolto della Parola dalla prima lettura: La Genesi (4). Una nuova alleanza, un nome nuovo

27 giugno 2013

Gn 17

1 Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse:

«Io sono Dio l’Onnipotente:
cammina davanti a me
e sii integro.
9Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione. 10Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra voi ogni maschio. 15Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarài tua moglie, non la chiamerai più Sarài, ma Sara. 16Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni, e re di popoli nasceranno da lei».17Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: «A uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all’età di novant’anni potrà partorire?».18Abramo disse a Dio: «Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!». 19E Dio disse: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui.20Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici prìncipi egli genererà e di lui farò una grande nazione. 21Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l’anno venturo». 22Dio terminò così di parlare con lui e lasciò Abramo, levandosi in alto.

In alcuni Salmi di supplica si ripete l’invocazione accorata “fino a quando Signore?”….. I tempi di Dio raramente coincidono con quelli dell’uomo e Abramo lo sperimenta nella propria vita, nella risposta che da all’invito ed alle promesse di Dio. Abramo, anziano,  solo intorno ai  75 anni vide aprirsi un futuro e una prospettiva totalmente nuova. Dopo un lungo silenzio sceso sulla sua storia e su quella di sua moglie, raggiunta l’età di 99 anni, Dio gli si mostra nuovamente, rinnovando  le sue promesse. E mutando il  nome a lui e a sua moglie,  come se Abramo e Sara stessero nascendo in quel momento: Abram diviene Abraham “padre di una moltitudine di popoli” e Sarai si cambia in Sara “principessa”, “madre di re”. Ma solo dopo aver cambiato lo sguardo di Abramo, il suo ascolto,  “guarda il cielo e conta le stelle”, gli dice in Gn 15,5, Dio dona  una nuova esistenza, muta il destino, chiama ad una conversione radicale, abbandonando tutte quelle sicurezze racchiuse nel presente già noto, nel nome, per andare verso un futuro la cui unica garanzia è la Sua Parola. Per questo Abramo “padre di tutti i credenti”: vivere la fede come progetto di Dio non tanto teso nello sforzo di conservare ciò che già si possiede, ma  proteso in avanti su un futuro atteso, che ancora non si possiede.

“Abramo, è padre di tutti noi. Infatti, sta scritto: Ti ho costituito padre di molti popoli; davanti al Dio nel quale credette, che da vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono. Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza” (Rm 4,16-18).  (PM)

Tempo del primo avvento

tempo del secondo avvento

sempre tempo d’avvento:

esistenza, condizione

d’esilio e di rimpianto.

Anche il grano attende

anche l’albero attende

attendono anche le pietre

tutta la creazione attende (…)

VIENI, VIENI, VIENI, Signore

vieni da qualunque parte del cielo

o dagli abissi della terra

o dalle profondità di noi stessi

 (ciò non importa) ma vieni,

(D.M. Turoldo, Ballata della speranza)

Preghiera della sera

27 giugno 2013

maternità

Buona notte, Madonna mia;

tu sei la Mamma mia:

Immacolata Concezione

dammi la santa benedizione:

nel nome del Padre e del Figlio

e dello Spirito Santo.

Amen.

 

SERENA NOTTE!

fonte: http://www.preghiereperlafamiglia.it/preghiere-della-sera.htm

Commento-omelia al vangelo (Lc 9, 51- 62) dalle letture della liturgia della messa della XIII domenica (30 giugno 2013) del tempo ordinario, anno C

27 giugno 2013

Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. (more…)

28 giugno 2013. Liturgia di venerdì della XII^ settimana del T.O. IV^ settimana del Salterio.

27 giugno 2013

Grado della Celebrazione : MEMORIA (S. Irneo)

Colore liturgico: ROSSO

I Lettura Gen 17,1.9-10.15-22
Sia circonciso ogni maschio in segno di alleanza. Sara ti partorirà un figlio.
Salmo (Sal 127)
Benedetto l’uomo che teme il Signore.
Vangelo Mt 8,1-4
Se vuoi, puoi purificarmi.

 

Grado della Celebrazione : SOLENNITA’ ( Vigilia dei Ss. Pietro e Paolo)

Colore liturgico: ROSSO

 

I Lettura At 3,1-10
Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!
Salmo (Sal 18)
Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio.
II Lettura Gal 1,11-20
Dio mi scelse fin dal seno di mia madre.
Vangelo Gv 21,15-19
Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore.

 

 

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/santi/0628lodPage.htm

PRIMI VESPRI DELLA SOLENNITA’ DEI SS. PIETRO E PAOLO

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0629pvesPage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/SabCPage.htm

 

 

SANTI DEL GIORNO

 

A Lione, attorno al 202, muore Ireneo, vescovo di quella città, padre della chiesa e forse martire durante la persecuzione di Settimio Severo, oggi ricordato dalle chiese cattolica, anglicana, luterana, maronita, siro-occidale e vetero-cattolica. Originario dell’Asia Minore, di famiglia pagana, Ireneo fu discepolo di Policarpo di Smirne, che gli trasmise ciò che a sua volta aveva appreso dagli apostoli. Nel 177 era presbitero nelle giovani chiese di Lione e di Vienne durante la persecuzione che colpì quelle comunità, e fu chiamato a succedere al vescovo Potino, morto martire in quell’anno. Come pastore Ireneo esercitò un’intensa attività missionaria tra le popolazioni della Gallia, correggendone le deviazioni dalla fede apostolica e rappacificando le chiese già allora segnate dalla divisione e dalle controversie. Partendo dalla Scrittura, letta nella sua totalità e unità e interpretata alla luce del canone di verità rappresentato dalla predicazione degli apostoli, Ireneo narrò con grande passione l’esperienza di fede della chiesa, che si tramanda di generazione in generazione come un deposito che ringiovanisce. Per Ireneo la fede cristiana è la fede in un Padre buono, che non ha abbandonato l’uomo, sua creatura, ma che ha continuato a parlargli e a prepararlo alla salvezza recata dall’incarnazione del Figlio. Ireneo testimoniò nei suoi scritti, che sono anche i primi esempi di teologia cristiana, la bontà delle realtà create e dell’uomo, immagine e somiglianza di Dio, chiamato a diventare la gloria di Dio sulla terra. Prima di morire, Ireneo si adoperò per riconciliare le chiese d’oriente e d’occidente, divise sulla data di celebrazione della Pasqua, dando un ulteriore segno della propria totale dedizione alla riconciliazione. La riconciliazione di ogni creatura, ricapitolata in Cristo, del resto, era per Ireneo il cuore del lieto annuncio cristiano.

 

Coloro che vedono la luce sono nella luce e partecipano del suo splendore. Allo stesso modo, coloro che contemplano Dio sono in Dio, partecipando del suo splendore. Perché lo splendore di Dio vivifica! Perciò il Verbo divenne dispensatore della grazia paterna a vantaggio degli uomini, per i quali ha stabilito così grandi economie, mostrando Dio agli uomini e presentando l’uomo a Dio: salvaguardando l’invisibilità del Padre affinché l’uomo non divenisse disprezzatore di Dio e avesse sempre un punto verso il quale progredire, ma nello stesso tempo mostrando Dio visibile agli uomini per mezzo delle molte economie, affinché l’uomo, privo totalmente di Dio, non cessasse di esistere. Infatti la gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo è la manifestazione di Dio. Ora se la manifestazione di Dio che avviene attraverso la creazione dà la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, molto più la manifestazione del Padre mediante il Verbo darà la vita a coloro che contemplano Dio(Ireneo di Lione, Contro le eresie 4,20,5-7).

Il 28 giugno del 1528 si spegne sul monte Soratte Paolo Giustiniani, monaco e fondatore degli eremiti camaldolesi di Monte Corona. Nato nel 1476 nella ricca famiglia veneziana dei Giustiniani, il giovane Tommaso fu formato alla scuola dei più grandi umanisti italiani del tempo. Ritiratosi sull’isola di Murano per approfondire nella quiete la propria ricerca filosofica, Tommaso venne a contatto con i monaci camaldolesi e la sua vita subì una svolta repentina e radicale. Entrato nel 1510 assieme a due compagni veneziani nell’eremo di Camaldoli, Tommaso assunse il nuovo nome di Paolo, e cominciò presto con uno di loro, l’amico Pietro Quirini, a invocare una profonda riforma della chiesa, fino a scrivere un dettagliato Libello sull’argomento, indirizzato a papa Leone X. Ma lo scontento di Giustiniani non si limitò alla situazione globale della chiesa; egli serbò per tutta la vita la convinzione che la vita eremitica potesse costituire una silenziosa e misteriosa memoria dell’amore di Dio per gli uomini, una «predicazione senza parole». Desideroso di dedicarsi totalmente all’intimità con Dio, egli abbandonò l’ambiente camaldolese e diede vita nel 1520 nei pressi di Ancona alla «compagnia degli eremiti di san Romualdo», oggi noti con il nome di eremiti camaldolesi di Monte Corona. Giustiniani seppe tenere unite grazie alla sua grande cultura un’austerità quasi parossistica e una notevole finezza spirituale. I suoi insegnamenti sulla vita spirituale ci sono giunti attraverso una preziosa serie di opere capaci di parlare, a dispetto della loro netta impronta eremitica, a ogni cristiano in cerca del radicalismo evangelico.

Come la nave, che solca il mare, dietro a sé non lascia traccia alcuna del percorso fatto, così la nostra anima, condotta dallo Spirito divino, attraversando l’immenso mare e l’abisso delle contemplazioni divine, non dovrebbe vedere, se si volta indietro, per quale strada sia passata, né come a quel dato punto sia giunta. Se tu avessi considerato tutto questo, carissimo fratello in Cristo, probabilmente non avresti domandato né a me né ad altri che ti fosse suggerito un modo di pregare; ma ti saresti completamente abbandonato, invece, allo Spirito divino, senza pretendere di conoscere né la via, né come ti guida. Allora tieni a mente che nelle tue orazioni, quando cioè sei in preghiera, il metodo migliore è quello di non avere nessun metodo e che la forma migliore è quella di non avere alcuna forma. Poiché l’orazione nasce da quello Spirito che nei suoi doni è generoso, abbondante e vario, così vari e diversi e quasi infiniti sono i modi e le forme che essa ha (Paolo Giustiniani,dal Trattato sulla preghiera).

Si ricordano anche san Paolo I, ?-767, papa

http://www.santiebeati.it/dettaglio/89093

i santi martiri d’Alessandria d’ Egitto, ?-202

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59910

santa Vincenza Generosa, 1784-1847

http://www.santiebeati.it/dettaglio/32700

san Giovanni Southworth, 1592-1654, sacerdote e martire in Inghilterra, condannato a morte sotto il governo di Oliver Cromwel

 

Preghiera dello sportivo

27 giugno 2013

Ginnastica-Artistica

Grazie, Signore, per il corpo
col quale possiamo muoverci,
giocare e fare festa.
Grazie per la salute e la pace
che ci fanno gustare la vita
con gioia ed entusiasmo.
Grazie per il tempo libero
che trascorriamo divertendoci
in compagnia degli amici.
Grazie per le persone e gli spazi
che ci consentono di fare sport,
di allenarci e di gareggiare.
Grazie per le vittorie e le sconfitte
che rivelano il cammino della vita
e fanno maturare “dentro”.
Grazie perché dopo il gioco
possiamo affrontare più sereni
gli impegni quotidiani.
Grazie per quanto impariamo
dalla disciplina sportiva
e dai campioni sul campo e nella vita.
Grazie per la domenica,
giorno di riposo e di preghiera,
dl fraternità con tutti.
Grazie perché tu, Signore,
sei il nostro allenatore e maestro
e rimani con noi ogni giorno.

Amen

DEDICATA A TUTTI GLI SPORTIVI

DI OGGI E DI SEMPRE

fonte: http://www.qumran2.net/ritagli/index.php?ritaglio=513

 

Vangelo (Mt 8,1-4) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 28 Giugno 2013) con commento comunitario

27 giugno 2013

 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,1-4)

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
 
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
 
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
 
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

Questo è il Vangelo del 28 Giugno, quello del 27 Giugno lo potrete trovare qualche post più sotto.

 

Che cos’è la Fede?

27 giugno 2013

Annunciazione 2

E’  l’incontro tra Dio e l’uomo. È un dono di Dio.  Viene da Dio.  È la parola stessa di Dio, il Verbo di Dio. È Dio stesso che viene sulla terra. È Lui il protagonista. È Dio che ci viene incontro per primo.

Lui non si accontenta di un rapporto formale, superficiale, convenzionale, imposto. Lui vuole il nostro cuore, perché è la nostra parte più vera. Ed è lì che avviene l’incontro.

Il nostro cuore può essere chiuso, serrato, difeso, trincerato. Può essere come una stanza con le persiane chiuse e le finestre sigillate dove viviamo nascosti. Dove respiriamo solo l’aria delle nostre sicurezze per paura di perderle, dove ci alimentiamo solo della luce artificiale, perché la possiamo gestire, dove ci accontentiamo del poco calore, per paura di perdere anche quello. Ma nonostante ciò Dio è come il sole. Fuori brilla lo stesso.

Ecco fidarsi, avere fede, significa aprirsi. Aprire la finestra completamente e lasciare che il sole entri tutto e illumini tutto. Lasciare che suoi raggi ci riscaldino il cuore, ci entrino negli occhi. Lasciare che tocchi tutto quello che siamo.

Significa spalancare la porta del cuore a Dio totalmente. Significa farlo entrare e lasciare che arrivi dappertutto, in ogni punto, in ogni angolo in ogni parte gelida e inaridita. Significa permettergli di arrivare fino alle parti più indurite, più chiuse, più  pietrificate.

Incontrarsi con Dio significa  non identificarsi con lui. Non dargli il nostro modo di pensare, di sentire, di giudicare. Significa non farlo come noi, per noi e in noi. Significa non controllarlo, non gestirlo, non pretendere di soggiogarlo alle nostre regole, ai nostri schemi, alle nostre impostazioni precostituite o programmate.

Per incontrare Dio veramente bisogna lasciare fare a Lui. Lasciare farsi fare. Fidarsi di Lui. Di Lui che ci ha creato e ci conosce e sa quello che ci serve. Lo sa più di noi e per noi.

Dobbiamo fare come Maria. Lei, di fronte all’angelo, si è fidata. Anche senza comprendere, si è fatta prendere dalla parola di Dio, da Dio,  ha accettato che entrasse dentro di lei e si incarnasse. Ha detto il suo “si” senza riserve.

Avere fede significa dire di “sì” senza riserve.  Significa accettare di vivere il mistero di quell’incontro. Accettare di viverlo in modo personale, unico, irripetibile, così come lo vuole Dio. Lasciare che ci porti su strade che non conosciamo. Accettare di essere portati su ali d’aquila. Accettare di entrare nel Suo progetto misterioso, accettare di fare la Sua volontà.

Avere fede significa smettere di essere ciechi, di non voler vedere, di passare oltre. Significa aprire gli occhi, lasciare che la luce entri a portare i colori. Significa vedere le cose come stanno, non far finta di niente. Aprirsi alla verità, alla giustizia, all’amore. Aprirsi al divino.  Bisogna aprire gli occhi, per vedere Dio.

Avere fede significa smettere di essere sordi. Indifferenti, apatici, isolati. Significa smettere di stare da soli, chiusi nel nostro mondo, chiusi alle relazioni con l’esterno.  Avere fede significa  aprire gli orecchi, fare entrare i suoni e mettersi in ascolto del mondo, degli altri, di Dio.

Avere fede significa smettere di essere storpi. Paralizzati dalle nostre paure. Impediti, bloccati, incastrati da noi stessi. Avere fede significa lasciare che il Signore entri nelle pieghe più nascoste del nostro cuore, più segrete, dove non riusciamo ad entrare neppure noi. Dove abbiamo relegato l’angoscia più antica, la ferita più purulenta, il senso di colpa  più pesante.

Fidarsi significa lasciare toccare da Dio il dolore più nascosto, quello che non riusciamo a mollare, quello a cui siamo incollati, quello che ci fa morire. Significa lasciarlo andare. Metterlo nelle Sue mani, lasciare fare a Lui. Lui lo conosce, Lui sa cosa e come fare. Per liberarci. Per rialzarci. Per farci tornare in piedi, a testa alta.

E, risanati, incamminarci verso di Lui.

fonte: http://www.cercarelafede.it/category/percorso/che-cosa-e-la-fede/

 

Arquidiocese de Sao Sebastiao do Rio de Janeiro (Arcidiocesi di Rio de Janeiro) / Rio de Janeiro in diretta webcam

27 giugno 2013

http://www.arquidiocese.org.br/

La prossima GMG a Rio de Janeiro nel 2013 (18-23 luglio)

TEMA DELLA GMG DI RIO: “Andate e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28, 19)

<a href=”http://www.youtube.com/embed/2kp_gIm4Y3w” target=”_blank”>

(Link-video sopra: http://www.redentor.tv.br/)

Live webcam Rio de Janeiro: http://www.earthcam.com/brazil/riodejaneiro/

 

PREGHIERA PER OGGI

27 giugno 2013

Il_paradiso_adesso[1]

Fin dal mattino, o Dio,
fa’ sentire il tuo amore per noi.

(prima Antifona ,  Lodi)

Salmo 106(105) _ Celebrate il Signore!!!

27 giugno 2013

 

Alleluia.

Celebrate il Signore, perché è buono,
perché eterna è la sua misericordia.
Chi può narrare i prodigi del Signore,
far risuonare tutta la sua lode?
Beati coloro che agiscono con giustizia
e praticano il diritto in ogni tempo.

Ricordati di noi, Signore, per amore del tuo popolo,
visitaci con la tua salvezza,
perché vediamo la felicità dei tuoi eletti,
godiamo della gioia del tuo popolo,
ci gloriamo con la tua eredità.

Abbiamo peccato come i nostri padri,
abbiamo fatto il male, siamo stati empi.
I nostri padri in Egitto
non compresero i tuoi prodigi,
non ricordarono tanti tuoi benefici
e si ribellarono presso il mare, presso il mar Rosso.
Ma Dio li salvò per il suo nome,
per manifestare la sua potenza.

Minacciò il mar Rosso e fu disseccato,
li condusse tra i flutti come per un deserto;
li salvò dalla mano di chi li odiava,
li riscattò dalla mano del nemico.
L’acqua sommerse i loro avversari;
nessuno di essi sopravvisse.
Allora credettero alle sue parole
e cantarono la sua lode.

Ma presto dimenticarono le sue opere,
non ebbero fiducia nel suo disegno,
arsero di brame nel deserto,
e tentarono Dio nella steppa.
Concesse loro quanto domandavano
e saziò la loro ingordigia.

Divennero gelosi di Mosè negli accampamenti,
e di Aronne, il consacrato del Signore.
Allora si aprì la terra e inghiottì Datan,
e seppellì l’assemblea di Abiron.
Divampò il fuoco nella loro fazione
e la fiamma divorò i ribelli.

Si fabbricarono un vitello sull’Oreb,
si prostrarono a un’immagine di metallo fuso;
scambiarono la loro gloria
con la figura di un toro che mangia fieno.
Dimenticarono Dio che li aveva salvati,
che aveva operato in Egitto cose grandi,
prodigi nel paese di Cam,
cose terribili presso il mar Rosso.
E aveva gia deciso di sterminarli,
se Mosè suo eletto
non fosse stato sulla breccia di fronte a lui,
per stornare la sua collera dallo sterminio.

Rifiutarono un paese di delizie,
non credettero alla sua parola.
Mormorarono nelle loro tende,
non ascoltarono la voce del Signore.
Egli alzò la mano su di loro
giurando di abbatterli nel deserto,
di disperdere i loro discendenti tra le genti
e disseminarli per il paese.

Si asservirono a Baal-Peor
e mangiarono i sacrifici dei morti,
provocarono Dio con tali azioni
e tra essi scoppiò una pestilenza.
Ma Finees si alzò e si fece giudice,
allora cessò la peste
e gli fu computato a giustizia
presso ogni generazione, sempre.

Lo irritarono anche alle acque di Meriba
e Mosè fu punito per causa loro,
perché avevano inasprito l’animo suo
ed egli disse parole insipienti.

Non sterminarono i popoli
come aveva ordinato il Signore,
ma si mescolarono con le nazioni
e impararono le opere loro.
Servirono i loro idoli
e questi furono per loro un tranello.
Immolarono i loro figli
e le loro figlie agli dei falsi.
Versarono sangue innocente,
il sangue dei figli e delle figlie
sacrificati agli idoli di Canaan;
la terra fu profanata dal sangue,
si contaminarono con le opere loro,
si macchiarono con i loro misfatti.

L’ira del Signore si accese contro il suo popolo,
ebbe in orrore il suo possesso;
e li diede in balìa dei popoli,
li dominarono i loro avversari,
li oppressero i loro nemici
e dovettero piegarsi sotto la loro mano.
Molte volte li aveva liberati;
ma essi si ostinarono nei loro disegni
e per le loro iniquità furono abbattuti.
Pure, egli guardò alla loro angoscia
quando udì il loro grido.
Si ricordò della sua alleanza con loro,
si mosse a pietà per il suo grande amore.
Fece loro trovare grazia
presso quanti li avevano deportati.
Salvaci, Signore Dio nostro,
e raccoglici di mezzo ai popoli,
perché proclamiamo il tuo santo nome
e ci gloriamo della tua lode.

Benedetto il Signore, Dio d’Israele
da sempre, per sempre.
Tutto il popolo dica: Amen.

 

Salmo 106(105), 1_47

 

 

 

RIFLESSIONI E PENSIERO DEL GIORNO:

L’UOMO NON PUO’ VIVERE SENZA PREGARE,

COSI’ COME NON PUO’ VIVERE SENZA RESPIRARE.”

(Giovanni Paolo II)

 

Papa Francesco. Dall’Omelia feriale a s. Marta del 27 giugno 2013

27 giugno 2013

Franciscus - miserando atque eligendo

(Commentando il vangelo odierno di Matteo ndr)

(…..)

Nella storia della Chiesa ci sono state due classi di cristiani: i cristiani di parole – quelli “Signore, Signore, Signore” – e i cristiani di azione, in verità. Sempre c’è stata la tentazione di vivere il nostro cristianesimo fuori della roccia che è Cristo. L’unico che ci dà la libertà per dire ‘Padre’ a Dio è Cristo o la roccia. E’ l’unico che ci sostiene nei momenti difficili, no? Come dice Gesù: cade la pioggia, straripano i fiumi, soffiano i venti, ma quando è la roccia è sicurezza, quando sono le parole, le parole volano, non servono. Ma è la tentazione di questi cristiani di parole, di un cristianesimo senza Gesù, un cristianesimo senza Cristo. E questo è accaduto e accade oggi nella Chiesa: essere cristiani senza Cristo.

Questi cristiani di parole……Cristiani che guardano il pavimento….E questa tentazione oggi c’è. Cristiani superficiali che credono, sì Dio, Cristo, ma troppo ‘diffuso’: non è Gesù Cristo quello che ti dà fondamento. Sono gli gnostici moderni. La tentazione dello gnosticismo. Un cristianesimo ‘liquido’. D’altra parte, sono quelli che credono che la vita cristiana si debba prendere tanto sul serio che finiscono per confondere solidità, fermezza, con rigidità. Sono i rigidi! Questo pensano che per essere cristiano sia necessario mettersi in lutto, sempre. 

Il fatto è che di questi cristiani ce ne sono tanti. Ma, non sono cristiani, si mascherano da cristiani. Non sanno  cosa sia il Signore, non sanno cosa sia la roccia, non hanno la libertà dei cristiani. E, per dirlo un po’ semplicemente, non hanno gioia…..I primi hanno una certa ‘allegria’ superficiale. Gli altri vivono in una continua veglia funebre, ma non sanno cosa sia la gioia cristiana. Non sanno godere la vita che Gesù ci dà, perché non sanno parlare con Gesù. Non si sentono su Gesù, con quella fermezza che dà la presenza di Gesù. E non solo non hanno gioia: non hanno libertà. Questi sono schiavi della superficialità, di questa vita diffusa, e questi sono schiavi della rigidità, non sono liberi. Nella loro vita, lo Spirito Santo non trova posto. E’ lo Spirito che ci dà la libertà! Il Signore oggi ci invita a costruire la nostra vita cristiana su Lui, la roccia, quello che ci dà la libertà, quello che ci invia lo Spirito, quello che ti fa andare avanti con la gioia, nel suo cammino, nelle sue proposte”.

PP.FRANCESCO

Ascolto della Parola dalla prima lettura: La Genesi (3). Agar

26 giugno 2013

Gn 16, 6b-12.15-16  (forma breve)

In quei giorni, Sarài maltrattò Agar, tanto che quella fuggì dalla sua presenza. La trovò l’angelo del Signore presso una sorgente d’acqua nel deserto, la sorgente sulla strada di Sur, e le disse: «Agar, schiava di Sarài, da dove vieni e dove vai?». Rispose: «Fuggo dalla presenza della mia padrona Sarài». Le disse l’angelo del Signore: «Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa». Le disse ancora l’angelo del Signore: «Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla, tanto sarà numerosa». 
Soggiunse poi l’angelo del Signore:
«Ecco, sei incinta:
partorirai un figlio
e lo chiamerai Ismaele,
perché il Signore ha udito il tuo lamento.
Egli sarà come un asino selvatico;
la sua mano sarà contro tutti
e la mano di tutti contro di lui,
e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli».
Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito. Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele.

********************************

Agar e Ismaele nel deserto confortati dall'angelo

A.Ligari, Agar, Ismaele e l’Angelo, tra il 1801 e il 1885, disegno a carboncino, Fondo Ligari

 

Agar era la giovane schiava data, secondo gli usi, da Sara, sterile, al marito Abramo, per consentirgli gli di avere una discendenza, per assicurare  un figlio  nel quale specchiare la propria eternità. Questa concessione poteva essere contemplata nel contratto di matrimonio ed il figlio nato da questa unione sarebbe diventato figlio della sposa, secondo il  diritto mesopotamico dell’epoca. Contro ogni regola ed ogni aspettativa,  invece, Sara allontana Agar in attesa di un figlio di Abramo,  in un delinearsi di sentimenti  drammatici di  esclusione,  sofferenza, lacerazione sui quali si presenta,  quale grande segno di risanamento e parola di salvezza,  l’Angelo, il messaggero, la Parola di Dio che si manifesta.

Per Agar si prospetta   il ritorno dalla padrona, Torna dalla tua padrona e restale sottomessa”, le dice l’Angelo, “Imparando in silenzio, con tutta sottomissione”. (1Tm 2,11),  così come  imparò quel figlio, che “ raccolse le sue cose, partì per un paese lontano” (Lc 15,13). Sono espressioni che raccontano l’allontanarsi da Dio, il  perdersi, ed al tempo stesso il  manifestarsi di Dio nel deserto della vita, invitando ciascuno a fare ritorno a Lui. Per Agar,  il ritornare dalla sua padrona diventa motivo di abbassamento: “Ecco, dice il Signore: curvate le spalle, servite il re di Babilonia e dimorerete nella terra da me data ai vostri padri”(Bar 2,21).

Spesso non troviamo riposte nella Bibbia storie di uomini e donne ideali, perfetti, piuttosto la storia dell’amore di Dio per l’umanità, verso ogni uomo e donna così com’è, e che, una volta incontrato Dio, cominciano a cambiare la loro vita. La Bibbia ci  avvicina alla Parola proprio come accade per  Agar, “ricurvi sulla Parola”, perché  la voce del Signore possa slegarci dalle nostre schiavitù. (PM)

Preghiera della sera

26 giugno 2013

preghiera insieme

Dio, accogli il nostro canto,

mentre scende la sera.

Dona alle stanche membra la gioia del riposo, 

e nel sonno rimargina le ferite dell’anima. 

Se le tenebre scendono sulla città degli uomini,

non si spenga la fede nel cuore dei credenti.

A te sia lode, o Padre, al Figlio

e al Santo Spirito nei secoli dei secoli.

Amen.

 

SERENA NOTTE!

fonte: http://www.preghiereperlafamiglia.it/preghiere-della-sera.htm

27 giugno 2013. Liturgia di giovedì della XII^ settimana del T.O. IV^ settimana del Salterio.

26 giugno 2013

Grado della Celebrazione : FERIA

Colore liturgico: VERDE

LITURGIA DEL GIORNO

I Lettura Gen 16,1-12.15-16
Agar partorì ad Abram un figlio e Abram lo chiamò Ismaele.
Salmo (Sal 105)
Rendete grazie al Signore, perché è buono.
Vangelo Mt 7,21-29
La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.

 

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerLodi/04GIOpage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/FerVespri/04GIOpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/GioCPage.htm

 

SANTI DEL GIORNO

SANTI DEL GIORNO

Oggi si ricordano San Cirillo d’Alessandria, 370-444, vescovo di Alessandria d’Egitto tra il 385 e il 412, nipote di  Teofilo, del quale fu successore.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/27950

Il testo completo della catechesi di Benedetto XVI sul vescovo  Cirillo, da cui sotto la parte finale

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/
2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20071003_it.html

“……nella prima lettera al Vescovo Succenso: «Uno solo è il Figlio, uno solo il Signore Gesù Cristo, sia prima dell’incarnazione sia dopo l’incarnazione. Infatti non era un Figlio il Logos nato da Dio Padre, e un altro quello nato dalla santa Vergine; ma crediamo che proprio Colui che è prima dei tempi è nato anche secondo la carne da una donna». Questa affermazione, al di là del suo significato dottrinale, mostra che la fede in Gesù Logos nato dal Padre è anche ben radicata nella storia perché, come afferma san Cirillo, questo stesso Gesù è venuto nel tempo con la nascita da Maria, la Theotókos, e sarà, secondo la sua promessa, sempre con noi. E questo è importante: Dio è eterno, è nato da una donna e rimane con noi ogni giorno. In questa fiducia viviamo, in questa fiducia troviamo la strada della nostra vita”.

Affresco dal Monastero Decani, Kossovo

sant’Arialdo di Milano, dopo l’anno 1000, diacono e martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59700

san Ferdinando d’Aragona, 1030-1082, vescovo di Caiazzo

http://www.santiebeati.it/dettaglio/59825

san Maggiorino di Aqui, IV sec., martire. Un’antichissima tradizione vuole Maggiorino uno dei 65 vescovi ordinati dal papa San Silvestro I nella prima metà del IV secolo e da lui inviati, in seguito al celebre Editto di Costantino a reggere nuove Chiese nella cristianità, che finalmente entro i confini dell’Impero Romano poté essere esente da persecuzioni.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92383

san Adeoato di Napoli, ?-671, 33° vescovo di Napoli

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91867

san Walhero, nacque nella seconda metà del secolo XII. E’ belga della provincia vallone di Namur,  di cui ora è patrono. E’ un santo molto popolare e venerato in Belgio,  invocato per guarire dal mal di testa e contro le malattie del bestiame.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91111

Siate anche voi simili alle lampade!

26 giugno 2013
 luce
“Siate anche voi simili alle lampade!
Fate brillare la vostra luce nella nostra società, nella politica,
nel mondo dell’economia, nel mondo della cultura e della ricerca.
Anche se è solo un piccolo lume in mezzo a tanti fuochi fatui,
esso tuttavia riceve la sua forza e il suo splendore
dalla Grande Stella del mattino, il Cristo Risorto,
la cui luce brilla, vuole brillare attraverso noi,
e non tramonterà mai.”
Papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger)

Tweet odierno di Papa Francesco

26 giugno 2013

donare

“La carità, la pazienza e la tenerezza sono tesori bellissimi.

E quando li hai, vuoi condividerli con gli altri.”

Papa Francesco, 26 giugno 2013

Vangelo (Mt 7,21-29) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 27 Giugno 2013) con commento comunitario

26 giugno 2013

 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,21-29)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
 
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
 
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
 
Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
 

Questo è il Vangelo del 27 Giugno, quello del 26 Giugno lo potrete trovare qualche post più sotto.

Udienza Generale del 26 giugno 2013: dodicesima catechesi sulla fede di papa Francesco (testo scritto e video registrato)

26 giugno 2013

http://www.vatican.va/holy_father/francesco/audiences/2013
/index_it.htm

Selezionato video cercare la registrazione con l’udienza nella data indicata
nel titolo del post.Su articoli correlati si trova il testo scritto della catechesi.

FIABE E RACCONTI

26 giugno 2013

LA LEPRE E LA TARTARUGA

lepre_tartaruga[1]

La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: Nessuno può battermi in velocità – diceva – Sfido chiunque a correre come me.
-La tartaruga, con la sua solita calma, disse: – Accetto la sfida.
-Questa è buona! – esclamò la lepre; e scoppiò a ridere.
-Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. – Vuoi fare questa gara? -Così fu stabilito un percorso e dato il via.

La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l’altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara.

La tartaruga sorridendo disse: “Non serve correre, bisogna partire in tempo.

favola Esopo

Fonte: http://www.lefiabe.com/esopo/lepre-tartaruga.htm

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 Commento:

Molto spesso le apparenze ingannano non sono come esse appaiono , in teoria la tartaruga doveva arrivare ultima rispetto la lepre , ma accade il contrario , perché? La lepre aveva sottovalutato la perseveranza e la tenacia della tartaruga. Nella vita , non è importante correre e fare le cose di fretta ,l’importante è raggiungere poco alla volta  gli obiettivi ,che per la tartaruga corrispondono a superare il traguardo. La tartaruga non si è distratta, ha continuato ad andare avanti per la propria strada senza curarsi della provocazione della lepre che per “disprezzo” si era fatta un pisolino. Se ti distogli dalla meta anche solo per orgoglio non raggiungerai mai il tuo obiettivo ,perché non arriverai mai in tempo.

PREGHIERA PER OGGI

26 giugno 2013

pane-spezzato[1]

Dio non è lontano da ciascuno di noi … in lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (At 17, 27. 28).

(salmo 138, secondi vespri)

Video: A sua immagine, I primi cento giorni di papa Francesco

26 giugno 2013

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-35dda35d-aa48-4764-a14f-3fb296c81ee2.html