Archive for ottobre 2013

Papa Francesco. Diretta della Santa Messa per la solennità di Tutti i Santi. Omelia e Angelus Domini, testo scritto e videoregistrato

31 ottobre 2013

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Cimitero del Verano
Venerdì, 1° novembre 2013

Video

A quest’ora, prima del tramonto, in questo cimitero ci raccogliamo e pensiamo al nostro futuro, pensiamo a tutti quelli che se ne sono andati, che ci hanno preceduto nella vita e sono nel Signore.

E’ tanto bella quella visione del Cielo che abbiamo sentito nella prima Lettura: il Signore Dio, la bellezza, la bontà, la verità, la tenerezza, l’amore pieno. Ci aspetta tutto questo. Quelli che ci hanno preceduto e sono morti nel Signore sono là. Essi proclamano che sono stati salvati non per le loro opere – hanno fatto anche opere buone – ma sono stati salvati dal Signore: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello» (Ap 7, 10). È Lui che ci salva, è Lui che alla fine della nostra vita ci porta per mano come un papà, proprio in quel Cielo dove sono i nostri antenati. Uno degli anziani fa una domanda: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?» (v.13). Chi sono questi giusti, questi santi che sono in Cielo? La risposta: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello» (v.14).

Possiamo entrare nel Cielo soltanto grazie al sangue dell’Agnello, grazie al sangue di Cristo. È proprio il sangue di Cristo che ci ha giustificati, che ci ha aperto le porte del Cielo. E se oggi ricordiamo questi nostri fratelli e sorelle che ci hanno preceduto nella vita e sono in Cielo, è perché essi sono stati lavati dal sangue di Cristo. Questa è la nostra speranza: la speranza del sangue di Cristo! Una speranza che non delude. Se camminiamo nella vita con il Signore, Lui non delude mai!

Abbiamo sentito nella seconda Lettura quello che l’Apostolo Giovanni diceva ai suoi discepoli: «Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce. … Siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è» (1 Gv 3,1-2). Vedere Dio, essere simili a Dio: questa è la nostra speranza. E oggi, proprio nel giorno dei Santi e prima del giorno dei Morti, è necessario pensare un po’ alla speranza: questa speranza che ci accompagna nella vita. I primi cristiani dipingevano la speranza con un’ancora, come se la vita fosse l’ancora gettata nella riva del Cielo e tutti noi incamminati verso quella riva, aggrappati alla corda dell’ancora. Questa è  una bella immagine della speranza: avere il cuore ancorato là dove sono i nostri antenati, dove sono i Santi, dove è Gesù, dove è Dio. Questa è la speranza che non delude; oggi e domani sono giorni di speranza.

La speranza è un po’ come il lievito, che ti fa allargare l’anima; ci sono momenti difficili nella vita, ma con la speranza l’anima va avanti e guarda a ciò che ci aspetta. Oggi è un giorno di speranza. I nostri fratelli e sorelle sono alla presenza di Dio e anche noi saremo lì, per pura grazia del Signore, se cammineremo sulla strada di Gesù. Conclude l’Apostolo Giovanni: «Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso» (v.3). Anche la speranza ci purifica, ci alleggerisce; questa purificazione nella speranza in Gesù Cristo ci fa andare in fretta, prontamente. In questo pre-tramonto d’oggi, ognuno di noi può pensare al tramonto della sua vita: “Come sarà il mio tramonto?”. Tutti noi avremo un tramonto, tutti! Lo guardo con speranza? Lo guardo con quella gioia di essere accolto dal Signore? Questo è un pensiero cristiano, che ci da pace. Oggi è un giorno di gioia, ma di una gioia serena, tranquilla, della gioia della pace. Pensiamo al tramonto di tanti fratelli e sorelle che ci hanno preceduto, pensiamo al nostro tramonto, quando verrà. E pensiamo al nostro cuore e domandiamoci: “Dove è ancorato il mio cuore?”. Se non fosse ancorato bene, ancoriamolo là, in quella riva, sapendo che la speranza non delude perché il Signore Gesù non delude.

La Parola di Dio dalla prima Lettura. Apocalisse, cap. 7. La Festa di Ognissanti

31 ottobre 2013

Ap 7

2E vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare:3«Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
4E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele:

9Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. 10E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».

11E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: 12«Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
13Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». 14Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello.

 

 

Di seguito alcune riflessioni di Luciano Manicardi, vice priore del Monastero di Bose

 

 

La celebrazione della comunione di tutti i santi del cielo e della terra è anche memoria della chiesa una e santa, chiesa che consiste appunto nella communio sanctorum. I credenti che, radunati attorno all’altare eucaristico, partecipano alle cose sante e comunicano a Colui che è la fonte stessa della santità, conoscono la comunione con i santi che già vivono in Dio: in questa celebrazione, dunque, la chiesa viene colta nel suo aspetto terrestre e celeste.

Un elemento particolare potrebbe essere colto come unificante le tre letture. Se una beatitudine è rivolta ai “puri di cuore” (Mt 5,8), la seconda lettura afferma che i cristiani che sperano nel Signore vengono purificati come Egli è puro (cf. 1Gv 3,3) e il brano dell’Apocalisse parla dei redenti come di “coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole bianche col sangue dell’Agnello” (Ap 7,14). La purificazioneoperata per grazia dal Signore e significata dal battesimo fa dei credenti dei chiamati alla purezza del cuore. Non si tratta di purità cultuale, né di purezza di tipo morale e particolarmente sessuale, ma di una purezza esistenziale che si manifesta sul piano relazionale e che si condensa nella carità, che è l’altro nome della santità. Si tratta di una purezza che è grazia, dunque non è mai acquisita una volta per tutte, ma è sempre una meta che sta davanti al credente e che lo impegna a unificare il proprio cuore davanti al Signore.

Può proclamare la beatitudine dei misericordiosi e dei puri di cuore, dei poveri in spirito e dei miti, degli operatori di pace e dei perseguitati a causa della giustizia, degli afflitti e di coloro che hanno fame e sete di giustizia, chi ha sperimentato beatitudine in tali situazioni. Le beatitudini rinviano dunque a Gesù e rivestono una prima e fondamentale dimensione cristologica: Gesù è il povero in spirito, il mite, il misericordioso, … Gesù è l’uomo delle beatitudini. Le beatitudini appaiono così come espressione diretta del Vangelo, che è appunto, buona notizia, promessa di felicità. Le beatitudini abbozzano per il credente un cammino di profondità e di interiorità che lo conduce a seguire le tracce di Cristo e a crescere alla sua statura fino a condividere il grido di giubilo di Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Questo, in definitiva, il vero motivo della beatitudine.

L’odierna festa celebra la grande comunione che avvolge il credente. E il credente rende eloquente la santità testimoniandola agli uomini come comunione. Il santo è l’uomo capace di comunione, ma che ha forgiato tale capacità a prezzo anche di grande solitudine ed emarginazione. Persecuzioni, insulti e calunnie possono essere situazioni che il credente è costretto a patire, ma che, vissute in Cristo, non lo induriscono, ma lo rendono unalter Christus.

Non vi è che una tristezza, quella di non essere santi” (Léon Bloy). La santità espressa dalle beatitudini comprende anche la dimensione della felicità, della gioia: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,12). Qui si coglie anche ladimensione escatologica delle beatitudini, che appaiono essere le condizioni essenziali oggi per il domani del Regno. Vivere lo spirito delle beatitudini significa vivere profeticamente (cf. Mt 5,12: “Così hanno perseguitato i profeti prima di voi”). Colui che vive in Cristo narra l’alterità di Dio nell’oggi degli uomini e patisce le emarginazioni e le persecuzioni scatenate contro chi non si allinea con le dominanti mondane.

Un testo riguardante san Francesco esprime bene lo spirito delle beatitudini e il cuore della santità cristiana. Dopo aver affermato che la vera letizia (beatitudine) non è il successo dell’ordine o dell’apostolato dei frati, Francesco dice a frate Leone che, se in un freddo inverno, giunto a piedi sul far della notte a un suo convento e dopo essersi fatto riconoscere egli viene scacciato in malo modo dai suoi frati e sa accettare questo con pazienza e senza turbarsi, ecco “ivi è perfetta letizia e ivi è la vera virtù e la salvezza dell’anima”.

 

Preghiera della sera

31 ottobre 2013

Resurrezione – Bortoluzzi

PREGHIERA DETTATA DA GESU’ A M. VALTORTA

PER I DEFUNTI

Recitiamo con fede ed amore questa preghiera per nove giorni consecutivi, grande aiuto riceveranno i nostri cari defunti in Purgatorio.

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Tu sei

31 ottobre 2013

Sento il vento

sussurrar parole

e sei Tu,

nel radioso sole

e nel buio della notte.

Ti sento poi

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Paradiso e inferno, Racconti per bambini

31 ottobre 2013

 

Un sant’uomo ebbe un giorno a conversare con Dio e gli chiese: “Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno”.

Dio condusse il sant’uomo verso due porte. Aprì una delle due e gli permise di guardare all’interno.

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Tweet del Papa

31 ottobre 2013

Un cristiano sa affrontare le difficoltà,

le prove – anche le sconfitte –

con serenità e speranza nel Signore.

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Mese di Ottobre dedicato al Santo Rosario. Meditazioni e preghiere per ogni giorno del mese

31 ottobre 2013

O CORONA BENEDETTA

 GIORNO 31

«Recitare sempre il Rosario»

I Santi ci attraggano con i loro esempi. La lotta ci stimoli. Se oggi c’è una crisi dolorosa anche per il Rosario, vuol dire che questo deve essere il momento del maggior impegno per difenderlo e diffonderlo.

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Pensiero breve su Maria di (San Bonaventura)

31 ottobre 2013

Nessuno entra in Cielo se non passa per Maria come attraverso a una porta

Leggere le Scritture

31 ottobre 2013

“Giovanni Paolo II diceva che Maria aveva, con questo lavoro, una particolare fatica nel suo cuore: aveva il cuore affaticato. Ma questo non è un affanno, è una fatica, è un lavoro. Custodire la Parola di Dio si fa con questo lavoro: il lavoro di cercare cosa significhi questo in questo momento, cosa mi voglia dire il Signore in questo momento, questa situazione in confronto con la Parola di Dio come si capisce. E’ leggere la vita con la Parola di Dio e questo significa custodire…….La memoria  è una custodia della Parola di Dio. Ci aiuta a custodirla, a ricordare tutto quello che il Signore ha fatto nella mia vita…. Ci ricorda tutte le meraviglie della salvezza nel suo popolo e nel mio cuore. La memoria custodisce la Parola di Dio”.

Papa Francesco, Omelia feriale a s. Marta, 8 giugno 2013

Vangelo (Mt 5,1-12a) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 1 Novembre 2013) con commento comunitario

31 ottobre 2013

TUTTI I SANTI – Solennità

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Questo è il Vangelo del 1 Novembre, quello del 31 Ottobre lo potrete trovare qualche post più sotto.

Halloween…e la Festa di tutti i Santi, spiegazione per bambini

31 ottobre 2013

La festa di Halloween…e dei Santi…

  Il popolo dei Celti, che viveva in Irlanda, alla fine di ottobre celebrava l’arrivo dell’inverno con una festa chiamata   “All Hallow even” che significa= “la vigilia di tutti i Santi”.               Si accendevano fuochi attorno ai quali tutti danzavano, indossando maschere per spaventare le streghe. In ricordo di quell’antica festa, ancora oggi si festeggia Halloween la notte del 31 ottobre; in questa notte i bambini solitamente si mascherano e bussano alle porte delle case, dicendo: “Trick or treat”, cioè “dolcetto o scherzetto”. Chi apre la porta offre loro biscotti e caramelle… se invece non offrono nulla fanno uno scherzetto Simbolo di Halloween sono le zucche con dentro una candela: la luce serve a tenere lontani gli spiriti della notte.

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M.P.Veladiano. Sugli ex voto. “L’arte di donare alla divinità per dire grazie”

31 ottobre 2013

(da un articolo pubblicato su “la Repubblica” del 31 ottobre 2013)

La storia degli ex voto ci consegna una dimensione singolare e barocca del tempo, che nel comporre questa foresta bizzarra di oggetti di ogni arte e di ogni luogo, offerti a ogni tipo di divinità celeste o  terrestre, continuamente torna su se stesso, a riproporre qualcosa che sta in un punto così profondo dell’umano da non tollerare di essere messo da parte. Anche quando ci si prova con determinazione, come fanno i profeti dell’Antico Testamento, che obbediscono al mandato di spogliare la fede dalla materialità magica e cruenta dei sacrifici animali per questo spendono le parole e la vita, testimoni ostinati di un Dio che vuole “l’amore e non il sacrificio” (Os 6,6). E ancora di più lo fa il Vangelo, dove ad ogni passo si ricorda che è l’amore l’unico possibile movimento nelle relazioni con Dio. E che così dovrebbe essere anche fra gli uomini.
Perché l’offerta di un dono a Dio ex voto suscepto (secondo promessa fatta) può certo raccontare la pura gratitudine, nostro traboccare di felicità per la vita ritrovata, ma può anche denunciare l’umana tentazione di afferrare la libertà di Dio attraverso la promessa del dono. Impossibile scambio, evidentemente.

Inaudito ghermire Dio, portati dall’illusione di un desiderio che non sa darsi una misura se si tratta di vita, di figli, di amore. C’è un poco di empietà nell’ex voto? Di pensiero magico e blasfemo? Chissà, ma certo nel gesto del dono concreto al Dio invisibile c’è un tanto di umanità e quindi di verità, perché quel che è profondamente umano porta sempre con sé un suo perfetto frammento di verità.
Qui porta il desiderio di (toccare) Dio e insieme il bene del nostro essere corpo e materia. Materia che va oltre la sua pesantezza e vuole arrivare a sfiorare i piedi del trono di Dio per chiamarlo, Dio, a rispondere al nostro bisogno. Che la materia dell’oggetto votivo diventi un mezzo così potente è
meno paradossale per il Dio cristiano che per altre divinità del mondo. Se Dio si dà in un corpo allora la materia può reggere questo andar oltre confine carica di bisogni e tornare a noi leggera di grazie. Come raccontano le sigle che troviamo sugli ex voto: P.G.R per grazia ricevuta, e P.G.F. per grazia fatta. E ancora P.G.D. per grazia donata, e P.G.A. per grazia avuta. Meraviglioso punto di vista oscillante fra sé e Dio, confusione fra la gioia di avere e quella di donare.

Con-fusione possibile nel guazzabuglio che è l’amore quando, sempre?, nel cuore dell’uomo si mescola al bisogno.
E ha anche una sua ostinata democraticità l’ex voto. A dispetto di tanti colti tentativi di farne cosa di popolo minuto e grezzo, gli studi mostrano che non è così. I santuari possono esser pieni di cuoricini ricamati con la rappresentazione della grazia ricevuta, oppure di “mancanze”, cioè tavolette che non riportano il fatto per cui si ringrazia, inconfessabile, innominabile, indicibile fatto privato e personale, ma in questa portentosa quasi infinita rassegna del bisogno dell’uomo, sta di tutto: il cuoricino appunto, e l’iperrealistico braccio salvato per grazia da un trinciacarne e riprodotto nella perfezione della sua pelle risanata, fino alla croce in oro, brillanti e smeraldi donati da re Umberto e Margherita di Savoia al Tesoro di San Gennaro, che è a sua volta tutto intero un grandioso ex voto della città di Napoli a un santo popolarissimo e insieme portatore di un miracolo di vertiginosa profondità teologica e umana. Perché la reliquia di San Gennaro ingloba il potere del sangue che nel suo reale e disturbante ridivenire fluido e vivo ricorda che la grazia delle grazie è la vita e così chiude il cerchio dell’originale truce sacrificio animale delle origini e lo riscatta allontanando per sempre da Dio il sangue di morte.

Nella materia che dice il miracolo di una vita restituita, l’ex voto si offre cauto al nostro credere più avvertito. Ma l’ammirazione c’è, per questo ostinato coltivare l’arte perduta della gratitudine.

Piccolo Ufficio dell’Immacolata

31 ottobre 2013

 

 

Risale almeno al sec. XV. Probabilmente è opera del francescano milanese, P. Bernardino da Busto; in ogni caso è fuori dubbio la sua origine francescana. Però deve la sua diffusione a S. Alfonso Rodriguez (sec. XVIII), del quale oggi si festeggia la memoria, che lo recitava ogni giorno, sicchè la Madonna gli apparve ringraziandolo e ordinandogli di propagarlo. Il che il santo fece con molto successo, felice di popolarizzare con questo mezzo fra i fedeli la verità dell’Immacolata Concezione, di cui egli confessava di essere stato assicurato dalla Vergine stessa. Questo piccolo ufficio ha una speciale efficacia per ottenere la purezza. Altro apostolo di quest’ufficio fu il Chaminade, fondatore dei Marianisti. Era pure molto caro a S. Caterina Labouré.

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Santo di oggi: Sant’ Alfonso Rodriguez Vedovo, Religioso gesuita, 31 ottobre

31 ottobre 2013

SANT’ALFONSO RODRIGUEZ VEDOVO

RELIGIOSO GESUITA

31 ottobre

Segovia, Spagna, 25 luglio 1532 – Palma di Maiorca, 30 ottobre 1617

Alfonso era un mercante, nato a Segovia, in Spagna, nel 1533. Si era sposato e aveva avuto due figli ma fu sconvolto dalla perdita della moglie e dei beni. A 35 anni tornò a scuola, proseguendo faticosamente gli studi interrotti in gioventù. Si presentò, quasi vecchio, come novizio in un convento della Compagnia di Gesù. Venne accolto, ma volle restare fratello coadiutore, addetto al servizio materiale della comunità. Divenne così portinaio nel convento dell’isola di Maiorca, da dove passavano i missionari diretti in America. Per tutti l’incontro con il santo portinaio era un’esperienza illuminante e a volte decisiva, come nel caso di san Pietro Claver, l’«apostolo degli schiavi». I suoi scritti furono raccolti dopo la morte, avvenuta il 31 ottobre del 1617. (Avvenire)

Etimologia: Alfonso = valoroso e nobile, dal gotico

Martirologio Romano: Nell’isola di Palma di Maiorca, sant’Alfonso Rodríguez, che, perduti la moglie, i figli e tutti i suoi beni, fu accolto come religioso nella Compagnia di Gesù, dove svolse per molti anni la mansione di portinaio nel Collegio, divenendo un esempio di umiltà, obbedienza e costanza nel sacrificio.

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Citazione di spiritualità

31 ottobre 2013

“Bisogna che l’anima spezzi tutti i legami che la uniscono alle cose finite per scoprire l’infinito, che si distacchi dall’apparenza per trovare l’essere, e dall’io per trovare Dio.”

 

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Messaggio di Papa Francesco al cardinale Koch per la X^ assemblea generale del Consiglio ecumenico delle Chiese Cec – Wcc

31 ottobre 2013

Il Consiglio ecumenico delle Chiese di Ginevra (Cec) – World Council of Churches (Wcc) ha inaugurato mercoledì 30 ottobre la sua decima assemblea generale a Busan, in Corea del Sud, sul tema: “Dio della Vita, portaci alla giustizia e alla pace”. I lavori della riunione proseguiranno fino all’8 novembre. L’assemblea, che è il più importante organo di gestione del Cec, è convocata ogni sette anni. La precedente aveva avuto luogo a Porto Alegre, in Brasile, nel 2006. Il raduno di quest’anno è ospitato dal consiglio di Chiese della Corea, nella diocesi di Busan. I partecipanti all’assemblea sono oltre tremila e comprendono delegati ufficiali in rappresentanza delle 345 Chiese e comunità ecclesiali affiliate al Cec, delegazioni di Chiese non membro e inviati di varie organizzazioni associate. Sebbene la Chiesa cattolica non sia membro del Cec, essa intrattiene una multiforme collaborazione con questo organismo, partecipando alla ricerca teologica della Commissione Fede e Costituzione sulle principali questioni che dividono ancora i cristiani nel campo dell’ecclesiologia e soprattutto tramite un gruppo misto di lavoro che coordina le varie attività e iniziative congiunte. Per tale motivo, è presente a Busan una delegazione cattolica ufficiale, i cui membri partecipano in veste di osservatori. Il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, è stato presente alla seduta inaugurale dell’assemblea per trasmettere ai partecipanti il messaggio augurale di Papa Francesco che pubblichiamo di seguito in una nostra traduzione italiana dall’inglese.

Al mio Venerabile Fratello
Cardinale KURT KOCH
Presidente
Pontificio Consiglio
per la Promozione
dell’Unità dei Cristiani

In occasione della X Assemblea Generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese, le chiedo di trasmettere i miei cordiali saluti e buoni auspici a tutti coloro che si sono riuniti a Busan, e in particolare al Segretario Generale, dottor Olav Fykse Tveit, e ai rappresentanti delle comunità cristiane presenti. Vi assicuro del mio grande interesse pastorale per le deliberazioni dell’Assemblea e ribadisco volentieri l’impegno della Chiesa cattolica a proseguire la sua lunga cooperazione con il Consiglio Ecumenico delle Chiese.
Il tema dell’Assemblea, Dio della vita, guidaci alla giustizia e alla pace, è soprattutto un’invocazione orante del Dio Uno e Trino, che attira tutto il creato verso il suo compimento per mezzo della forza redentrice della Croce di Gesù Cristo e l’effusione dei molteplici doni dello Spirito Santo. Laddove si custodisce il dono della vita e prevalgono la giustizia e la pace, il Regno di Dio è davvero presente e la sua potenza sovrana è già all’opera.
Per questa ragione, confido che la presente Assemblea aiuterà a consolidare l’impegno di tutti i seguaci di Cristo a favore di una preghiera e una collaborazione più intense al servizio del Vangelo e del bene integrale della nostra famiglia umana. Il mondo globalizzato nel quale viviamo esige da noi una testimonianza comune della dignità donata da Dio a ogni essere umano e la promozione efficace delle condizioni culturali, sociali e legali che consentono ai singoli individui e alle comunità di crescere nella libertà, e che sostengono la missione della famiglia quale pietra fondamentale della società, assicurano un’educazione solida e integrale dei giovani e garantiscono a tutti l’esercizio incondizionato della libertà religiosa. Nella fedeltà al Vangelo, e in risposta ai bisogni urgenti del presente, siamo chiamati ad andare incontro a coloro che si trovano nelle periferie esistenziali delle nostre società e a mostrare particolare solidarietà con i nostri fratelli e sorelle più vulnerabili: i poveri, i disabili, i nascituri e i malati, i migranti e i rifugiati, gli anziani e i giovani privi di lavoro.
Consapevole che la conversione autentica, la santità e la preghiera continuano a essere l’anima dell’ecumenismo (cfr. Unitatis redintegratio, n. 8), prego affinché l’Assemblea Generale possa contribuire a dare un nuovo impulso di vitalità e una nuova visione da parte di tutti coloro che sono impegnati nella sacra causa dell’unità dei cristiani, in fedeltà alla volontà del Signore per la sua Chiesa (cfr. Gv 17, 21) e in apertura ai suggerimenti dello Spirito Santo. Su tutti coloro che si sono riuniti a Busan invoco le abbondanti benedizioni di Dio Onnipotente, fonte di ogni vita e di ogni dono spirituale.

Dal Vaticano, 4 ottobre 2013,
festa di San Francesco d’Assisi

Preghiera del mattino

31 ottobre 2013

NOVENA A TUTTI I SANTI

In preparazione alle grandi Feste Cristiane è sempre raccomandata una particolare novena.
Qui viene proposta una Novena per la Tutti i Santi, che si celebra il 1 novembre. Inizio il 23 ottobre. Naturalmente la Novena si può compiere quando si desidera o se ne ha bisogno per chiedere qualche speciale grazia.

Ogni giorno ha le sue orazioni.
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Papa Francesco. Omelia feriale quotidiana a s. Marta. Testo e videoregistrazione

31 ottobre 2013

31 ottobre 2013

Rm 8,31-39   Sal 108   Lc 13,31-35

Franciscus - miserando atque eligendo

( Il Santo Padre ha celebrato questa mattina la Messa nella Basilica di San Pietro presso l’altare dove è custodita la tomba del Beato Giovanni Paolo II. Di seguito il testo integrale dell’omelia del Papa)

COME E’ IL NOSTRO CUORE VERSO L’AMORE DI DIO?

“In queste letture ci sono due cose che colpiscono.

Prima, la sicurezza di Paolo: “Nessuno può allontanarmi dall’amore di Cristo”. Ma tanto amava il Signore – perché lo aveva visto, lo aveva trovato, il Signore gli aveva cambiato la vita – tanto lo amava che diceva che nessuna cosa poteva allontanarlo da Lui. Proprio questo amore del Signore era il centro, proprio il centro della vita di Paolo. Nelle persecuzioni, nelle malattie, nei tradimenti, ma, tutto quello che lui ha vissuto, tutte queste cose che gli sono accadute nella sua vita, niente di questo ha potuto allontanarlo dall’amore di Cristo. Era il centro proprio della sua vita, il riferimento: l’amore di Cristo. E senza l’amore di Cristo, senza vivere di questo amore, riconoscerlo, nutrirci di quell’amore, non si può essere cristiano: il cristiano, quello che si sente guardato dal Signore, con quello sguardo tanto bello, amato dal Signore e amato sino alla fine. Sente… Il cristiano sente che la sua vita è stata salvata per il sangue di Cristo. E questo fa l’amore: questo rapporto d’amore. Quello è il primo che a me colpisce tanto.

L’altra cosa che mi colpisce è questa tristezza di Gesù, quando guarda Gerusalemme. “Ma tu, Gerusalemme, che non hai capito l’amore”. Non ha capito la tenerezza di Dio, con quell’immagine tanto bella, che dice Gesù. Non capire l’amore di Dio: il contrario di quello che sentiva Paolo. Ma sì, Dio mi ama, Dio ci ama, ma è una cosa astratta, è una cosa che non mi tocca il cuore ed io mi arrangio nella vita come posso. Non c’è fedeltà lì. E il pianto del cuore di Gesù verso Gerusalemme è questo: “Gerusalemme, tu non sei fedele; tu non ti sei lasciata amare; e tu ti sei affidata a tanti idoli, che ti promettevano tutto, ti dicevano di darti tutto, poi ti hanno abbandonata”.

Il cuore di Gesù, la sofferenza dell’amore di Gesù: un amore non accettato, non ricevuto. Queste due icone oggi: quella di Paolo che resta fedele fino alla fine all’amore di Gesù, di là trova la forza per andare avanti, per sopportare tutto. Lui si sente debole, si sente peccatore, ma ha la forza in quell’amore di Dio, in quell’incontro che ha avuto con Gesù Cristo. Dall’altra parte, la città e il popolo infedele, non fedele, che non accetta l’amore di Gesù, o peggio ancora, eh? Che vive quest’amore ma a metà: un po’ sì, un po’ no, secondo le proprie convenienze. Guardiamo Paolo con il suo coraggio che viene da questo amore, e guardiamo Gesù che piange su quella città, che non è fedele. Guardiamo la fedeltà di Paolo e l’infedeltà di Gerusalemme e al centro guardiamo Gesù, il suo cuore, che ci ama tanto.

Che possiamo farcene? La domanda: io somiglio più a Paolo o a Gerusalemme? Il mio amore a Dio è tanto forte come quello di Paolo o il mio cuore è un cuore tiepido come quello di Gerusalemme? Il Signore, per intercessione del Beato Giovanni Paolo II, ci aiuti a rispondere a questa domanda. Così sia!”

La Parola di Dio dalla Prima Lettura. La Lettera di Paolo ai Romani. Chi ci separerà dall’amore di Cristo….? Commento del card. Ravasi

31 ottobre 2013

Rm 8,31-39   Sal 108   Lc 13,31-35

Rm 8

31Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?32Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? 33Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! 34Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

35Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?36Come sta scritto:

Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
siamo considerati come pecore da macello.

37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, 39né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

http://www.youtube.com/watch?v=rEclxNOrbPw

Da un commento del card. G.RAVASI alla Lettera di Paolo

Oggetto d’indomato amore e di ardente detestazione, Paolo traccia una discriminante soprattutto tra giudaismo e cristianesimo ma anche tra ellenismo e cultura cristiana, divenendo «scandalo» nel senso etimologico della parola greca, cioè pietra d’inciampo. La sua conversione fu un’assunzione esclusiva del Cristo come termine di ogni verità e di ogni giudizio. Una vera immedesimazione con la sua persona, fino a dire: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» «Come la fiamma che si abbatte tra le canne e il fieno trasforma nella propria natura ciò che arde – scriveva Giovanni Crisostomo – così Paolo tutto invade e tutto trasporta alla verità, torrente che tutto raggiunge e che schianta gli ostacoli.  Come atleta che insieme lotta e corre e sferra pugni, come soldato che combatte in campo aperto, così Paolo usava ogni genere di battaglia, spirando fuoco…» Paolo, Servo di Cristo Gesù, Apostolo per vocazione». Inizia proprio con questa autodefinizione la Lettera che san Paolo indirizza «a  quanti sono in Roma amati da Dio e santi per vocazione». Ed è partendo da  queste parole che noi ora vorremmo proporre in modo molto essenziale e sintetico un profilo dell’Apostolo per eccellenza, in occasione dell’«anno  paolino» che la Chiesa sta celebrando, anno simbolico non essendo a noi  nota la data reale della nascita a Tarso di colui che avrebbe inciso così profondamente nella storia della cristianità e dell’intera umanità.

 

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