Archive for dicembre 2013

Angelus Domini. Diretta e testo della meditazione di papa Francesco

31 dicembre 2013

A partire dalle 11,55

http://www.radiovaticana.va/player/index_fb.asp?language=it&visualizzazione=VaticanTic&Tic=VA_8Z4RMGZU

SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO

XLVII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro

Mercoledì, 1° gennaio 2014

Video

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e buon anno!

All’inizio del nuovo anno rivolgo a tutti voi gli auguri di pace e di ogni bene. Il mio augurio è quello della Chiesa, è quello cristiano! Non è legato al senso un po’ magico e un po’ fatalistico di un nuovo ciclo che inizia. Noi sappiamo che la storia ha un centro: Gesù Cristo, incarnato, morto e risorto, che è vivo tra noi; ha un fine: il Regno di Dio, Regno di pace, di giustizia, di libertà nell’amore; e ha una forza che la muove verso quel fine: la forza è lo Spirito Santo. Tutti noi abbiamo lo Spirito Santo che abbiamo ricevuto nel Battesimo, e Lui ci spinge ad andare avanti nella strada della vita cristiana, nella strada della storia, verso il Regno di Dio.

Questo Spirito è la potenza d’amore che ha fecondato il grembo della Vergine Maria; ed è lo stesso che anima i progetti e le opere di tutti i costruttori di pace. Dove è un uomo o una donna costruttore di pace, è proprio lo Spirito Santo che li aiuta, li spinge a fare la pace. Due strade si incrociano oggi: festa di Maria Santissima Madre di Dio e Giornata Mondiale della Pace. Otto giorni fa è risuonato l’annuncio angelico: “Gloria a Dio e pace agli uomini”; oggi lo accogliamo nuovamente dalla Madre di Gesù, che «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19), per farne il nostro impegno nel corso dell’anno che si apre.

Il tema di questa Giornata Mondiale della Pace è «Fraternità, fondamento e via per la pace». Fraternità: sulla scia dei miei Predecessori, a partire da Paolo VI, ho sviluppato il tema in unMessaggio, già diffuso e che oggi idealmente consegno a tutti. Alla base c’è la convinzione che siamo tutti figli dell’unico Padre celeste, facciamo parte della stessa famiglia umana e condividiamo un comune destino. Da qui deriva per ciascuno la responsabilità di operare affinché il mondo diventi una comunità di fratelli che si rispettano, si accettano nelle loro diversità e si prendono cura gli uni degli altri. Siamo anche chiamati a renderci conto delle violenze e delle ingiustizie presenti in tante parti del mondo e che non possono lasciarci indifferenti e immobili: c’è bisogno dell’impegno di tutti per costruire una società veramente più giusta e solidale. Ieri ho ricevuto una lettera di un signore, forse uno di voi, che mettendomi a conoscenza di una tragedia familiare, successivamente elencava tante tragedie e guerre oggi, nel mondo, e mi domandava: cosa succede nel cuore dell’uomo, che è portato a fare tutto questo? E diceva, alla fine: “E’ ora di fermarsi”. Anche io credo che ci farà bene fermarci in questa strada di violenza, e cercare la pace. Fratelli e sorelle, faccio mie le parole di quest’uomo: cosa succede nel cuore dell’uomo? Cosa succede nel cuore dell’umanità? E’ ora di fermarsi!

Da ogni angolo della terra, oggi i credenti elevano la preghiera per chiedere al Signore il dono della pace e la capacità di portarla in ogni ambiente. In questo primo giorno dell’anno, il Signore ci aiuti ad incamminarci tutti con più decisione sulle vie della giustizia e della pace. E incominciamo a casa! Giustizia e pace a casa, tra noi. Si incomincia a casa e poi si va avanti, a tutta l’umanità. Ma dobbiamo incominciare a casa. Lo Spirito Santo agisca nei cuori, sciolga le chiusure e le durezze e ci conceda di intenerirci davanti alla debolezza del Bambino Gesù. La pace, infatti, richiede la forza della mitezza, la forza nonviolenta della verità e dell’amore.

Nelle mani di Maria, Madre del Redentore, poniamo con fiducia filiale le nostre speranze. A lei, che estende la sua maternità a tutti gli uomini, affidiamo il grido di pace delle popolazioni oppresse dalla guerra e dalla violenza, perché il coraggio del dialogo e della riconciliazione prevalga sulle tentazioni di vendetta, di prepotenza, di corruzione. A lei chiediamo che il Vangelo della fraternità, annunciato e testimoniato dalla Chiesa, possa parlare ad ogni coscienza e abbattere i muri che impediscono ai nemici di riconoscersi fratelli


Dopo l’Angelus:

Fratelli e sorelle,

desidero ringraziare il Presidente della Repubblica Italiana per le espressioni augurali che mi ha rivolto ieri sera, durante il suo Messaggio alla Nazione. Ricambio di cuore, invocando la benedizione del Signore sul popolo italiano, affinché, con il contributo responsabile e solidale di tutti, possa guardare al futuro con fiducia e speranza.

Saluto con gratitudine le tante iniziative di preghiera e impegno per la pace che si svolgono in ogni parte del mondo in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Ricordo, in particolare, la Marcia nazionale che ha avuto luogo ieri sera a Campobasso, organizzata da CEI, Caritas e Pax Christi. Saluto i partecipanti alla manifestazione “Pace in tutte le terre”, promossa a Roma e in molti Paesi dalla Comunità di Sant’Egidio. Come pure le famiglie del Movimento dell’Amore Familiare, che hanno vegliato stanotte in Piazza San Pietro. Grazie! Grazie per questa preghiera.

Rivolgo un saluto cordiale a tutti i pellegrini presenti, alle famiglie, ai gruppi di giovani. Un pensiero speciale va ai “Cantori della Stella” – Sternsinger –, cioè bambini e ragazzi che in Germania e Austria portano nelle case la benedizione di Gesù e raccolgono offerte per i bambini che mancano del necessario. Grazie del vostro impegno! E saluto anche gli amici e i volontari della Fraterna Domus.

A tutti auguro un anno di pace nella grazia del Signore e con la protezione materna di Maria, che oggi invochiamo con il titolo “Madre di Dio”. Cosa vi sembra se tutti insieme la salutiamo, adesso, dicendo tre volte “Santa Madre di Dio”? Tutti insieme: Santa Madre di Dio! Santa Madre di Dio! Santa Madre di Dio! Buon inizio dell’anno, buon pranzo e arrivederci!

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Preghiera della sera

31 dicembre 2013

NOVENA AI RE MAGI

(dal 28 dicembre al 5 gennaio)

 

4° Giorno

O Santi Magi che abbandonati dalla stella nella città di Gerusalemme, ricorreste con umiltà a chiunque potesse darvi notizie certe del luogo ove si trovava l’oggetto delle vostre ricerche, otteneteci dal Signore la grazia che in tutti i dubbi, in tutte le incertezze, noi ricorriamo umilmente a Lui con fiducia.

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Che sia un buon inizio di Giovanni Paolo II

31 dicembre 2013

All’inizio del nuovo anno
prego il Signore
di concedere la pace, la concordia,
la tranquillità nell’ordine
e nel rispetto dei diritti

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Buon Anno! Arvo Part, Te Deum

31 dicembre 2013

La serenità e la luce del Signore ricolmi ogni giorno di questo anno che sta arrivando. Auguri a tutti

 

http://www.youtube.com/watch?v=n5ghhmWrubY&feature=youtu.be

Santa Messa celebrata il primo giorno dell’anno da papa Francesco per Maria Santissima. Libretto della celebrazione. Link per seguire la diretta. Testo dell’Omelia

31 dicembre 2013

SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO

XLVII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

 

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana

Mercoledì, 1° gennaio 2014

 

Video

 

La prima Lettura ci ha riproposto l’antica preghiera di benedizione che Dio aveva suggerito a Mosè perché la insegnasse ad Aronne e ai suoi figli: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26). È quanto mai significativo riascoltare queste parole di benedizione all’inizio di un nuovo anno: accompagneranno il nostro cammino per il tempo che si apre davanti a noi. Sono parole di forza, di coraggio, di speranza. Non una speranza illusoria, basata su fragili promesse umane; neppure una speranza ingenua che immagina migliore il futuro semplicemente perché è futuro. Questa speranza ha la sua ragione proprio nella benedizione di Dio, una benedizione che contiene l’augurio più grande, l’augurio della Chiesa ad ognuno di noi, pieno di tutta la protezione amorevole del Signore, del suo provvidente aiuto.

L’augurio contenuto in questa benedizione si è realizzato pienamente in una donna, Maria, in quanto destinata a diventare la Madre di Dio, e si è realizzato in lei prima che in ogni creatura.

Madre di Dio. Questo è il titolo principale ed essenziale della Madonna. Si tratta di una qualità, di un ruolo che la fede del popolo cristiano, nella sua tenera e genuina devozione per la mamma celeste, ha percepito da sempre.

Ricordiamo quel grande momento della storia della Chiesa antica che è stato il Concilio di Efeso, nel quale fu autorevolmente definita la divina maternità della Vergine. La verità sulla divina maternità di Maria trovò eco a Roma dove, poco dopo, fu costruita la Basilica di Santa Maria Maggiore, primo santuario mariano di Roma e dell’intero Occidente, nel quale si venera l’immagine della Madre di Dio – la Theotokos – con il titolo di Salus populi romani. Si racconta che gli abitanti di Efeso, durante il Concilio, si radunassero ai lati della porta della basilica dove si riunivano i Vescovi e gridassero: «Madre di Dio!». I fedeli, chiedendo di definire ufficialmente questo titolo della Madonna, dimostravano di riconoscerne la divina maternità. È l’atteggiamento spontaneo e sincero dei figli, che conoscono bene la loro Madre, perché la amano con immensa tenerezza. Ma è di più: è il sensus fideidel santo popolo fedele di Dio, che mai, nella sua unità, mai sbaglia.

Maria è da sempre presente nel cuore, nella devozione e soprattutto nel cammino di fede del popolo cristiano. «La Chiesa cammina nel tempo … e in questo cammino procede ricalcando l’itinerario compiuto dalla Vergine Maria» (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris Mater, 2). Il nostro itinerario di fede è uguale a quello di Maria, per questo la sentiamo particolarmente vicina a noi! Per quanto riguarda la fede, che è il cardine della vita cristiana, la Madre di Dio ha condiviso la nostra condizione, ha dovuto camminare sulle stesse strade frequentate da noi, a volte difficili e oscure, ha dovuto avanzare nel «pellegrinaggio della fede» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Lumen gentium, 58).

Il nostro cammino di fede è legato in modo indissolubile a Maria da quando Gesù, morente sulla croce, ce l’ha donata come Madre dicendo: «Ecco tua madre!» (Gv 19,27). Queste parole hanno il valore di un testamento e danno al mondo una Madre. Da quel momento la Madre di Dio è diventata anche Madre nostra! Nell’ora in cui la fede dei discepoli veniva incrinata da tante difficoltà e incertezze, Gesù li affidava a Colei che era stata la prima a credere, e la cui fede non sarebbe mai venuta meno. E la “donna” diventa Madre nostra nel momento in cui perde il Figlio divino. Il suo cuore ferito si dilata per fare posto a tutti gli uomini, buoni e cattivi, tutti, e li ama come li amava Gesù. La donna che alle nozze di Cana di Galilea aveva dato la sua cooperazione di fede per la manifestazione delle meraviglie di Dio nel mondo, al calvario tiene accesa la fiamma della fede nella risurrezione del Figlio, e la comunica con affetto materno agli altri. Maria diventa così sorgente di speranza e di gioia vera!

La Madre del Redentore ci precede e continuamente ci conferma nella fede, nella vocazione e nella missione. Con il suo esempio di umiltà e di disponibilità alla volontà di Dio ci aiuta a tradurre la nostra fede in un annuncio del Vangelo gioioso e senza frontiere. Così la nostra missione sarà feconda, perché è modellata sulla maternità di Maria. A Lei affidiamo il nostro itinerario di fede, i desideri del nostro cuore, le nostre necessità, i bisogni del mondo intero, specialmente la fame e la sete di giustizia e di pace e di Dio; e la invochiamo tutti insieme, e vi invito ad invocarla per tre volte, imitando quei fratelli di Efeso, dicendole “Madre di Dio”: Madre di Dio! Madre di Dio! Madre di Dio! Amen.

 

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Un bicchiere di latte – Si raccoglie quello che si semina,Racconti per bambini

31 dicembre 2013

Un giorno, un ragazzo povero che vendeva merci porta a porta per pagarsi gli studi all’università, si trovò in tasca soltanto una moneta da 10 centesimi, e aveva fame. Decise che avrebbe chiesto qualcosa da mangiare nella prossima casa, ma i suoi nervi lo tradirono quando gli aprì la porta una donna stupenda. Al posto di qualcosa da mangiare chiese un bicchiere d’acqua. Lei pensò che il giovane sembrava affamato, e dunque gli portò un bel bicchiere di latte. Lui lo bevve piano, e allora chiese: “Quanto devo?”. “Non mi deve niente”, rispose lei. “Mia madre ci ha insegnato che dobbiamo essere sempre caritatevoli con coloro che hanno bisogno di noi”. E lui disse: “Allora la ringrazio di cuore!”. Quando Howard Kelly andò via da quella casa, non soltanto si sentì più sollevato, ma anche la sua fede in Dio e negli uomini era diventata più forte. Era stato sul punto di arrendersi e di lasciare gli studi a causa della sua povertà. Qualche anno dopo la donna si ammalò in modo grave. I medici del paese erano preoccupati. Alla fine la inviarono alla grande città.

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Ringraziamento fine anno (versione breve)

31 dicembre 2013

Eccoci, Signore, davanti a te
dopo aver tanto camminato lungo quest’anno.

Forse mai, come in questo crepuscolo dell’anno,
sentiamo nostre le parole di Pietro:
«Abbiamo faticato tutta la notte,
e non abbiamo preso nulla».

Ad ogni modo, vogliamo ringraziarti ugualmente.
Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto,
ci aiuti a capire che senza di te non possiamo far nulla.
Ci agitiamo soltanto.

Grazie, Signore, perché
se ci fai sperimentare la povertà della mietitura
e ci fai vivere con dolore il tempo delle vacche magre,
tu dimostri di volerci veramente bene,
poiché ci distogli dalle nostre presunzioni
corrose dal tarlo dell’efficientismo,
raffreni i nostri desideri di onnipotenza,
e non ci esponi al ridicolo di fronte alla storia:
anzi di fronte alla cronaca.

(Don Tonino Bello, Parole d’amore, ed. La meridiana)

tratto da: ritagli@qumran2.net

P. Parolin. Messaggio a nome del papa ai partecipanti all’incontro europeo dei giovani di Taizé

31 dicembre 2013


(Strasburgo, 28 dicembre 2013 – 1° gennaio 2014)

Cari giovani,

Roma si ricorda con gioia del vostro incontro europeo dello scorso anno e soprattutto della bellissima preghiera che ha radunato attorno a Papa Benedetto XVI migliaia di giovani in Piazza San Pietro. Papa Francesco si sente vicino a voi che ora siete riuniti a Strasburgo e nelle città e nei borghi dell’Alsazia e dell’Ortenau: una terra lacerata da guerre che hanno mietuto innumerevoli vittime, ma una terra che ha anche in sé una grande speranza, quella della costruzione della famiglia europea. Avendo luogo simultaneamente in due Paesi, il vostro incontro è un segno. L’Europa che ha attraversato e che attraversa ancora momenti difficili, ha bisogno del vostro impegno, della vostra fede, del vostro coraggio.

Voi siete insieme per «cercare la comunione visibile di tutti coloro che amano Cristo». È il progetto che avete tracciato per gli incontri a Taizé nel corso dell’anno 2014. Siete consapevoli che la divisione tra cristiani costituisce un grosso ostacolo per la realizzazione della missione che è stata affidata alla Chiesa e che «la credibilità dell’annuncio cristiano sarebbe molto più grande se i cristiani superassero le loro divisioni» (Esortazione apostolica Evangelii gaudium, n. 244). Il Papa condivide con voi questa convinzione che possiamo imparare tante cose gli uni dagli altri, poiché le realtà che ci uniscono sono tante.

Il Papa conta su di voi affinché, attraverso la vostra fede e la vostra testimonianza, lo spirito di pace e di riconciliazione del Vangelo si diffonda tra i vostri conterranei. Dal profondo del cuore, dà la sua benedizione a voi, giovani partecipanti all’incontro, ai fratelli di Taizé, come pure ai pastori e a tutte le persone che vi accolgono in Alsazia e nell’Ortenau.

 

Pietro Parolin
Segretario di Stato di Sua Santità

Natale, un pensiero al giorno

31 dicembre 2013

Quando il Dio-Bambino, che nelle sue Manine teneva il Mondo intero, le protese compassionevole alla Madre, terra e cielo si fermarono in somma venerazione. Quando colui che era venuto a scaldare con il suo amore tutte le creature assiderate dal freddo della morte si scaldava al fiato del bue e dell’asino legati nella stalla, anche gli alberi vegliavano.

(Pavel Aleksandrovič Florenskij)

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Tweet del Papa

31 dicembre 2013

Attingiamo dal presepe la gioia e la pace profonda

che Gesù viene a portare nel mondo.

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Leggere le Scritture

31 dicembre 2013

 

 

«Come il Verbo di Dio si è fatto carne per opera dello Spirito Santo nel grembo della Vergine Maria, così la sacra Scrittura nasce dal grembo della Chiesa per opera del medesimo Spirito».

(Papa Benedetto XVI nell’Esortazione Apostolica “Verbum Domini” del 30 settembre 2010)

Vangelo (Lc 2,16-21) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 1 Gennaio 2014) con commento comunitario

31 dicembre 2013

 MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO – Solennità

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Questo è il Vangelo del 1 Gennaio, quello del 31 Dicembre lo potrete trovare qualche post più sotto.

Un fine anno “diverso”: Pellegrinaggio di fede e marcia per la pace

31 dicembre 2013

Marcia per la pace

Un fine d’anno diverso per migliaia di giovani e adulti che credono nel valore della riflessione e della preghiera, dall’Azione Cattolica a Pax Christi dal Sermig di Torino ai francescani di Assisi.

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Salmo 96 (95) CANTO DELLA VISIONE

31 dicembre 2013

Dopo c’è solo da fare silenzio, o anche prima. Unirci al canto, poi lasciare che la stessa preghiera trabocchi nel silenzio. Davvero, al mistero della sua presenza, a solo nominarlo, dovrebbero fermarsi i mondi, trattenere il respiro tutte le creature. Vedere la luce infinita levarsi sul mondo. E noi perderci, sparire nella luce. Dopo tanto gemere, e attendere, e dubitare; e credere e non credere. Sarà così quando sorgerà «la stella radiosa» dell’ultimo mattino del mondo?
Allora diciamo anche noi: «Maranathà», «vieni Signore», «vieni presto, Signore».

1 Cantate al Signore un cantico nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.

2 Levate canti e benedite al suo nome,
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

3 Dispiegate la sua gloria tra le genti,
fra tutti i popoli i suoi prodigi.

4 poiché grande è Dio il Signore
e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.

5 Tutti gli dèi delle genti un nulla,
è il Signore il creatore dei cieli.

6 Davanti gli stanno splendore e maestà,
potenza e bellezza dal suo santuario.

7 Recate al Signore, o famiglie dei popoli,
recate al Signore gloria e potenza.

8 La gloria del Nome confessate al Signore,
con offerte venite ai suoi atri.

9 Al Signore prosternatevi
quando compare nella sua santità:
alla visione della sua presenza
tremi la terra intera.

10 Gridate alle nazioni: «Il Signore regna».
Sì, nelle sue mani egli regge il mondo
perché mai abbia a perire:
egli i popoli giudica con rettitudine.

11 Di gioia trabocchino i cieli,
ebbra di gioia danzi la terra,
gonfio di vita frema e rombi il mare.

12 Gioia canti insieme la campagna
con le sue verzure e messi e animali.
Sì, di gioia fremano gli alberi,
la selvaggia foresta ne moduli il suono.

13 Davanti a Dio che viene
– per che viene! –
davanti a Dio che viene:
che viene a giudicare la terra!
Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con la sua verità.

 

Riprendono i «canti al Signore re», creatore, salvatore e giudice con questo «cantico nuovo»: «nuovo» nel linguaggio della Bibbia significa «perfetto», «pieno», «definitivo». È quindi la celebrazione del progetto perfetto che Dio ha tracciato per la storia e per il cosmo. Nella storia egli governa e giudica secondo giustizia, rettitudine e verità (vv. 10.13). L ‘uomo deve rispondere obbedendo al comandamento principe, cioè con l’adesione all’unico Dio perché «gli dèi delle genti sono un nulla» e sono solo fonte di perversione e di disarmonia (vv. 4-6). Nel cosmo Dio effonde lo splendore della vita e delle meraviglie naturali che nei vv. 11-12 sono contemplate con tutto lo stupore di chi considera la materia un mirabile capolavoro del Creatore e non come un oggetto da spremere e devastare. È per questo che il creato intero canta e danza con I ‘uomo davanti al Signore che entra in questo tempio cosmico per ascoltare e’per benedire.

Dossologia

Come Amore da dentro ispira
fin dall’alba e a notte cantiamo:
perché, uomini, esiste. e ci ama,
per la gioia che egli ci ama!

Preghiera

Dio, tu sei Armonia ed Equilibrio,
sei la misura della vita,
fa’ che ti vediamo e camminiamo sempre alla tua presenza:
non solo tu che vedi noi, ma noi che vediamo te
in ogni creatura;
e dona gioia
specialmente a chi è disperato e solo:
per te trabocchino di gioia tutti gli esseri,
o Spirito che rinnovi ogni giorno
la faccia della terra.
Amen.

……………………………………………………………

 David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

Santo di oggi: San Silvestro I Papa, 31 dicembre

31 dicembre 2013

SAN SILVESTRO I PAPA

31 dicembre

Il 31 dicembre, ultimo giorno dell’anno, è generalmente dedicato ai preparativi per il cenone, inclusi lenticchie, cotechino e gli immancabili fuochi d’artificio. Per la Chiesa, però, questo è il giorno in cui si ricorda San Silvestro, che fu papa per 21 anni, dal 314 fino alla sua morte, avvenuta proprio in questo giorno nel 335.

Il periodo in cui egli visse fu quello in cui si verificò il passaggio dalle persecuzioni alla pace garantita dall’imperatore Costantino. Proprio con quest’ultimo, Silvestro I intrattenne rapporti molto stretti, tanto che secondo una leggenda, probabilmente falsa, fu lui a battezzarlo.

Silvestro I promosse o ispirò la costruzione delle prime basiliche romane: San Pietro, su un sito occupato da un antico tempio ad Apollo, San Giovanni e San Paolo fuori le mura.

Sempre secondo la leggenda, egli fu il destinatario della cosiddetta Donazione di Costantino, che garantiva potere temporale al Papato. Oggi sappiamo che si tratta di un falso del IX secolo circa.

Fu durante il suo pontificato che ebbe luogo il Concilio di Nicea nel 325, al termine del quale l’Arianesimo fu condannato come eresia.

Etimologia: Silvestro = abitatore delle selve, uomo dei boschi, selvaggio, dal latino

Martirologio Romano: San Silvestro I, papa, che per molti anni resse con saggezza la Chiesa, nel tempo in cui l’imperatore Costantino costruì le venerande basiliche e il Concilio di Nicea acclamò Cristo Figlio di Dio. In questo giorno il suo corpo fu deposto a Roma nel cimitero di Priscilla.

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Preghiera del mattino

31 dicembre 2013

 

EFFICACE PREGHIERA PER OTTENERE GRAZIE DA MARIA, MEDIATRICE DI TUTTE LE GRAZIE

O Madre Santissima, prostrato ai Tuoi piedi, a Te che riversi come un fiume le Grazie di Gesù e le distribuisci a coloro che Te le chiedono, O Madre Santissima, prostrato ai Tuoi piedi, a Te che riversi come un fiume le Grazie di Gesù e le distribuisci a coloro che Te le chiedono, per i Tuoi dolori, per i Tuoi meriti, per la Tua obbedienza ed umiltà, Ti chiedo in ginocchio di farmi questa Grazia

(chiedere la Grazia)
Ave Maria…
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La scienza non è neutra, a prescindere dalla filosofia che la genera

31 dicembre 2013

Pensare che esista una scienza neutra non dipendente dalle visone del mondo (e che il problema sia solo usarla bene o male, fermarsi ad essa o creder ein un senso che va oltre) mi par euna grand eingenuità, molto diffusa.Penetrando spiritualemte e umanamente nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, in Cristo si scoprono tendenzialmente sempre più le vere relazioni tra Dio, l’uomo, le cose, la logica, etc..Pensare che la scienza sia uguale per tutt ele filosofie può condurre ad eliminare il bisogno delle filosofie.

E.Bianchi. L’ottava dopo Natale

30 dicembre 2013

Anno A

Luca 2,16-21

Nell’ottavo giorno dopo Natale la chiesa riprende la lettura della nascita di Gesù avvenuta a Betlemme secondo il vangelo di Luca.

Dopo l’annuncio dell’angelo ai pastori (cf. Lc 2,8-14), ecco che questi ultimi, obbedienti, vanno a Betlemme e trovano Maria, la madre, Giuseppe e il bambino appena nato avvolto in fasce, deposto nella mangiatoia. Tutto corrisponde all’annuncio ascoltato, e le parole del messaggero celeste riguardo a quel bambino sono una rivelazione divina, che sarà la fede di tutti i cristiani: Salvatore, Cristo, Signore, ecco la vera identità di quel neonato (cf. Lc 2,11).

I pastori non contemplano nulla di straordinario, nulla che li abbagli, ma quella realtà umanissima che vedono non contraddice le parole dell’angelo che hanno udito; infatti, con semplicità raccontano ciò che era stato loro annunciato, destando in tutti stupore. L’evangelizzazione cristiana ha i suoi inizi quel giorno ed è fatta da poveri pastori, marginali nella loro società e ritenuti indegni di una vita religiosa espressa mediante il culto officiale.

La madre di Gesù, dal canto suo, in ascolto delle parole dei pastori le conserva e le medita nel suo cuore, potremmo dire che le collega alle parole da lei ascoltate da parte dell’angelo (cf. Lc 1,26-38) e agli eventi che ne sono seguiti: gravidanza, inizio della vita con Giuseppe, nascita di quel Figlio che veniva solo da Dio. Anche in questo evento Maria constata la sua relazione con quel figlio, perché altri, Elisabetta, Giuseppe, ora i pastori, la narrano e la attestano. E così la buona notizia, la grande gioia (cf. Lc 2,10) si dilata, fa la sua corsa in quella regione della Giudea.

Passati otto giorni dalla nascita, Giuseppe deve adempiere la Legge, innestando il figlio maschio nell’alleanza stabilita da Dio con Abramo e significata dalla circoncisione (cf. Gen 17,1-14). Così, attraverso quell’incisione nella carne, Gesù è costituito figlio di Abramo, ebreo per sempre. La circoncisione, se da un lato rende Gesù un appartenente al popolo santo, il popolo delle alleanze, delle promesse e delle benedizioni (cf. Rm 9,4-5), dall’altro afferma la semplice ma realissima umanità di quel Figlio di Dio, Messia, Salvatore e Signore.

Anche questo lo ha voluto Dio, perché l’incarnazione della sua Parola, di suo Figlio non era una finzione, non era una teofania, ma era veramente il realissimo abbassamento di Dio nella nostra condizione carnale e mortale, in un popolo preciso, che discende da Abramo, mediante la nascita da una donna (cf. Gal 4,4), come ogni figlio nasce da una madre.

Insieme alla circoncisione il bambino riceve il NomeJeshu‘a, Gesù, che significa “il Signore salva”: è il Nome datogli dall’angelo (cf. Lc 1,31), dunque da Dio stesso, Nome che dice la vocazione e la missione di questo neonato che solo Dio ci poteva dare. Maria e Giuseppe ancora una volta obbediscono puntualmente, riconoscendo che quel figlio non appartiene a loro, ma a Dio che lo ha voluto e lo ha fatto nascere in mezzo a noi per essere l’Emmanuele, il Dio-con-noi (cf. Mt 1,23; Is 7,14), il Signore e Salvatore.

Oggi è anche l’inizio dell’anno secondo il calendario della società in cui viviamo. Celebrare il 1° gennaio la festa in cui si proclama che Gesù è nato da donna, che appartiene al popolo di Israele e che ha nel proprio Nome la missione di portare la salvezza a tutta l’umanità, dice a tutti che Gesù può essere la presenza di un uomo che ha vissuto mostrandoci come possiamo vedere “salvata” la nostra vita, giorno dopo giorno.

Fr. Enzo Bianchi, Priore di Bose

Preghiera della sera

30 dicembre 2013

NOVENA AI RE MAGI

(dal 28 dicembre al 5 gennaio)

 

3° Giorno

O Santi Magi che non temeste i rigori delle stagioni, la scomodità del viaggio per trovare il Messia appena nato, otteneteci la grazia di non lasciarci mai intimorire dalle difficoltà che incontreremo sulla via della Salvezza. 

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La diligenza di Capodanno di Poesie bambini , di Andersen

30 dicembre 2013

Mezzanotte suonò sopra il villaggio
nella placida piazza solitaria…
le ore sobbalzano nell’aria
per la tacita volta senza raggio;
recava da lontano, intanto il vento
come un tintinnio garrulo d’argento,
e pel villaggio solitario; errare
un trotto di cavali si sentì;
un cavallo vicino, ecco nitrì

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Tweet del Papa

30 dicembre 2013

“Gesù bambino che dorme” (particolare)
Bernardino Luini

Nel volto del Bambino Gesù

contempliamo il volto di Dio.

Venite, adoriamo!

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Claudio Rinaldi ;Il Natale dell’anno prossimo o di quello futuro , racconti per bambini

30 dicembre 2013

C’era una volta un bambino, di nome Jean Paul, che festeggiava il Santo Natale, insieme ai suoi genitori, in una lussuosa casa. Sotto il grande, elegante e luminoso albero, situato al centro del salone, c’erano una miriade di pacchi di dimensioni diverse. Il pacco più grande era destinato al bambino. Jean Paul era felicissimo ed, allo stesso tempo, molto curioso del suo regalo di Natale.
Incominciò a scartare quell’enorme pacco. Come per magia si ritrovò in una piccola casa davanti ad un albero con poche ed insignificanti luminarie. Jean Paul vide una bambina che apriva un minuscolo pacco. ‘Sarà il suo dono di Natale’, pensò. Si avvicinò lentamente.
“Chi sei? Dove sono?” chiese Jean Paul.
“Sono Marie e, sei nella mia casa”, rispose la bambina.
“Fino a qualche secondo fa ero nella mia casa!” ribatté Jean Paul.
“Lo so perfettamente. Ma il tuo desiderio più grande era quello di conoscere il Natale dell’anno prossimo oppure di quello che verrà”, affermò placidamente Marie.
“Come fai a sapere di ciò che penso? Sei una piccola strega? In che anno siamo?” balbettò impaurito Jean Paul.
“Non sono una streghetta. E, per caso e non comprendo la causa, aprendo il mio piccolo pacco ho sentito il tuo desiderio. L’anno in cui siamo può essere quello del tuo prossimo Natale oppure lontano dallo stesso.”
“Allora dimmi come sarà il Natale dell’anno prossimo o di quello del futuro?” replicò Jean Paul.
“È molto semplice. Adesso ti faccio vedere il contenuto del mio regalo di Natale”, incominciò a spiegare la bambina porgendo il piccolo pacco a Jean Paul. Quest’ultimo, con le mani tremanti, aprì il dono di Natale di Marie. C’era un biglietto con la parola «Più tempo con i genitori.»
“Che significa tutto questo?” chiese il bambino.
“Urrà, urrà!” esultò Marie. “Lo sapevo che, prima o poi, avrei avuto questo regalo. È il dono più bello per tutti i bambini del mondo, maggior tempo da trascorrere con i propri genitori.” 
“E questo lo chiami un regalo?” sbuffò Jean Paul con un segno di disapprovazione.
“Certo! È un vero e proprio regalo di Natale!” precisò, con forza, Marie. “Dimmi, la tua mamma ed il tuo papà quando tempo ti dedicano al giorno?”
“Poco”, fu la risposta di Jean Paul con un velo di tristezza sul viso. “Devono guadagnare molto denaro affinché tutta la famiglia abbia un tenore di vita molto alto.”
“Denaro? Tenore di vita? Cosa significano queste parole?” domandò la bambina.
“Perché in questo anno il denaro non esiste?” ribatté Jean Paul.
“Il denaro è un termine sconosciuto. Scusami della mia ignoranza”, affermò, timidamente, Marie. “Come comprate tutto ciò che vi serve?” continuò il bambino.
“Con i sorrisi, con gli abbracci, i baci o le parole d’amore”, rispose Marie.
“Spiegati meglio per favore”, aggiunse Jean Paul.
“Facile. Innanzitutto in questo anno bisogna distinguere tra gli acquisti materiali e quelli spirituali. Per i primi è sufficiente recarsi in un negozio qualsiasi.”
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Arc. Gualtiero Bassetti. Il vero dono

30 dicembre 2013

Secondo un’indagine di un’associazione di consumatori, in Italia quest’anno una famiglia su cinque non ha fatto i regali per le feste natalizie. Al di là del fatto c’è un elemento importante su cui riflettere: i tradizionali regali che di solito vengono scambiati a Natale hanno una radice profonda, che non può ovviamente essere banalizzata in una consuetudine consumistica, ma è direttamente collegata alla gioia immensa di questa festa, cioè alla nascita del Salvatore.
Ciò che sta alla base dei regali natalizi, infatti, non è una sorta di mercificazione degli affetti ma è la “cultura del dono” che, come ha scritto Benedetto XVI, “è lo specchio dell’amore ricevuto da Dio” e che scaturisce da una relazione gratuita e unilaterale, da un atto di libertà e da un incontro autentico con l’altro. La cultura del dono è, dunque, prima di tutto una cultura dell’accoglienza che si oppone a quella “cultura dello scarto” tanto volte stigmatizzata da Papa Francesco. Un’accoglienza che si manifesta in modo mirabile nella figura di san Giuseppe e nella famiglia di Nazareth. Un’accoglienza silenziosa e sapiente, obbediente e amorevole. Un’accoglienza che si prende cura degli altri senza pretese e con gioia autentica.
La festa della santa famiglia di Nazareth che si celebra in questa domenica è perciò un elemento insostituibile della gioia del Natale. Una gioia che, a ben guardare, non è incrinata solamente dalla perdurante crisi economica e dal calo dei consumi, quanto piuttosto da una mentalità collettiva sempre più diffusa che negli ultimi decenni, e con maggiore insistenza negli ultimi anni, ha finito per svilire il Natale, derubricandolo a festa secolare, anestetizzandolo ed edulcorandolo in mille modi diversi, nei linguaggi e nei modi di viverlo, nei significati più profondi e nelle rappresentazioni tradizionali. Sono emblematiche, a questo proposito, le ricorrenti polemiche sui presepi nelle scuole.
Uno svilimento del Natale che, in definitiva, ha prodotto due risultati preoccupanti: prima di tutto, la perdita della gioia per il mistero dell’incarnazione; e in secondo luogo, la marginalizzazione della famiglia nella nostra società. Ciò che si è smarrito, in particolar modo, è il senso storico della famiglia di Nazareth. La quale non rappresenta un archetipo narrativo o un residuo devozionale del passato, ma è, all’opposto, un modello concreto di amore coniugale e di collaborazione sponsale che si è perpetuato nella storia, di generazione in generazione, fino a oggi. Basti pensare, per limitarsi a un solo esempio, alla carità coniugale testimoniata da Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini, una coppia di sposi beatificati da Giovanni Paolo ii che hanno vissuto il loro matrimonio come un cammino di santità e la propria famiglia come un luogo d’amore per donare se stessi reciprocamente.
Mai come oggi, dunque, per superare una società individualista inquinata da una cultura dello scarto che ignora i più deboli e i più fragili è fondamentale riscoprire la cultura del dono. Una cultura che ci mette in profonda comunione con Dio e che trova nella famiglia un momento di sintesi unico e insostituibile.

di Gualtiero Bassetti
Arcivescovo metropolita di Perugia – Città della Pieve, pubblicato in l’Osservatore Romano del 29 dicembre 2013

L’uomo che piantava gli alberi. Jean Giono. Frédéric Back.

30 dicembre 2013

Di seguito il Film d’animazione di Frédérick Back tratto dal romanzo di Jean Giono. Vincitore del premio Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione nel 1988.

http://www.youtube.com/watch?v=YIFDlYqtXDA

Frédéric Back si è spento alla vigilia di Natale. Nato in Germania ha studiato arte a Parigi ed è migrato in Québec nel ’48. Ha insegnato all’Accademia delle Belle Arti a Montreal e nel 1952 è entrato a far parte della radio canadese, lavorandovi per il resto della vita. Ha realizzato diverse animazioni fra cui Abracadabra (1970), Crac (1981) e L’Homme qui plantait des arbres (1987), questi ultimi due gli valsero altrettanti oscar. Ha disegnato per la televisione e decorato con murales su vetro le stazioni della metropolitana della sua città d’adozione. Molto belle e suggestive le musiche composte da Normand Roger che accompagnano il tratto e i colori soffusi di Back, perfetti per narrare la storia del pastore Elzéard Bouffier.

(Grazie a Simone Felli )

Natale , un pensiero al giorno

30 dicembre 2013

Il vero messaggio del Natale è che noi tutti non siamo mai soli.

 (Taylor Caldwell)

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Leggere le Scritture

30 dicembre 2013

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=mcHXvARGeOc#t=25

Vangelo (Gv 1,1-18) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 31 Dicembre 2013) con commento comunitario

30 dicembre 2013

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Questo è il Vangelo del 31 Dicembre, quello del 30 Dicembre lo potrete trovare qualche post più sotto.

Te Deum e Primi Vespri nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio celebrati da papa Francesco. Libretto della celebrazione. Diretta e testo della meditazione

30 dicembre 2013

http://www.vatican.va/news_services/liturgy/libretti/2013/20131231-libretto-maria-madre-di-dio-vespri.pdf

 

Basilica Vaticana
Martedì, 31 dicembre 2013

Video

 

L’apostolo Giovanni definisce il tempo presente in modo preciso: «È giunta l’ultima ora» (1 Gv 2,18). Questa affermazione – che ricorre nella Messa del 31 dicembre – sta a significare che con la venuta di Dio nella storia siamo già nei tempi “ultimi”, dopo i quali il passaggio finale sarà la seconda e definitiva venuta di Cristo. Naturalmente qui si parla della qualità del tempo, non della quantità. Con Gesù è venuta la “pienezza” del tempo, pienezza di significato e pienezza di salvezza. E non ci sarà più una nuova rivelazione, ma la manifestazione piena di ciò che Gesù ha già rivelato. In questo senso siamo nell’“ultima ora”; ogni momento della nostra vita non è provvisorio, è definitivo, e ogni nostra azione è carica di eternità; infatti, la risposta che diamo oggi a Dio che ci ama in Gesù Cristo, incide sul nostro futuro.

La visione biblica e cristiana del tempo e della storia non è ciclica, ma lineare: è un cammino che va verso un compimento. Un anno che è passato, quindi, non ci porta ad una realtà che finisce ma ad una realtà che si compie, è un ulteriore passo verso la meta che sta davanti a noi: una meta di speranza una meta di felicità, perché incontreremo Dio, ragione della nostra speranza e fonte della nostra letizia.

Mentre giunge al termine l’anno 2013, raccogliamo, come in una cesta, i giorni, le settimane, i mesi che abbiamo vissuto, per offrire tutto al Signore. E domandiamoci coraggiosamente: come abbiamo vissuto il tempo che Lui ci ha donato? Lo abbiamo usato soprattutto per noi stessi, per i nostri interessi, o abbiamo saputo spenderlo anche per gli altri? Quanto tempo abbiamo riservato per stare con Dio, nella preghiera, nel silenzio, nella adorazione?

E poi pensiamo, noi cittadini romani, pensiamo a questa città di Roma. Che cosa è successo quest’anno? Che cosa sta succedendo, e che cosa succederà? Com’è la qualità della vita in questa Città? Dipende da tutti noi! Com’è la qualità della nostra “cittadinanza”? Quest’anno abbiamo contribuito, nel nostro “piccolo”, a renderla vivibile, ordinata, accogliente? In effetti, il volto di una città è come un mosaico le cui tessere sono tutti coloro che vi abitano. Certo, chi è investito di autorità ha maggiore responsabilità, ma ciascuno di noi è corresponsabile, nel bene e nel male.

Roma è una città di una bellezza unica. Il suo patrimonio spirituale e culturale è straordinario. Eppure, anche a Roma ci sono tante persone segnate da miserie materiali e morali, persone povere, infelici, sofferenti, che interpellano la coscienza di ogni cittadino. A Roma forse sentiamo più forte questo contrasto tra l’ambiente maestoso e carico di bellezza artistica, e il disagio sociale di chi fa più fatica.

Roma è una città piena di turisti, ma anche piena di rifugiati. Roma è piena di gente che lavora, ma anche di persone che non trovano lavoro o svolgono lavori sottopagati e a volte indegni; e tutti hanno il diritto ad essere trattati con lo stesso atteggiamento di accoglienza e di equità, perché ognuno è portatore di dignità umana.

È l’ultimo giorno dell’anno. Che cosa faremo, come agiremo nel prossimo anno, per rendere un poco migliore la nostra Città? La Roma dell’anno nuovo avrà un volto ancora più bello se sarà ancora più ricca di umanità, ospitale, accogliente; se tutti noi saremo attenti e generosi verso chi è in difficoltà; se sapremo collaborare con spirito costruttivo e solidale, per il bene di tutti. La Roma dell’anno nuovo sarà migliore se non ci saranno persone che la guardano “da lontano”, in cartolina, che guardano la sua vita solo “dal balcone”, senza coinvolgersi in tanti problemi umani, problemi di uomini e donne che, alla fine… e dal principio, lo vogliamo o no, sono nostri fratelli. In questa prospettiva, la Chiesa di Roma si sente impegnata a dare il proprio contributo alla vita e al futuro della Città – è il suo dovere! -, si sente impegnata ad animarla con il lievito del Vangelo, ad essere segno e strumento della misericordia di Dio.

Questa sera concludiamo l’Anno del Signore 2013 ringraziando e anche chiedendo perdono. Le due cose insieme: ringraziare e chiedere perdono. Ringraziamo per tutti i benefici che Dio ci ha elargito, e soprattutto per la sua pazienza e la sua fedeltà, che si manifestano nel succedersi dei tempi, ma in modo singolare nella pienezza del tempo, quando «Dio mandò il suo Figlio, nato da donna» (Gal 4,4). La Madre di Dio, nel cui nome domani inizieremo un nuovo tratto del nostro pellegrinaggio terreno, ci insegni ad accogliere il Dio fatto uomo, perché ogni anno, ogni mese, ogni giorno sia colmo del suo eterno Amore. Così sia!