Archive for febbraio 2014

la liturgia del giorno: salmo 103 (102)

28 febbraio 2014

DIO È AMORE

 

Per prima cosa c’è da chiedere perdono a dire questo salmo così (come forse diciamo ogni preghiera!), consunti dall’uso, presi dentro il clima della solita abitudine. Invece lo stesso salmo c’ispiri a comporre anche noi – sull’esempio della Vergine e di Francesco – un nostro personale cantico delle creature. A tanto dovrebbe approdare lo spirito di pietà: a cantare anche noi come loro hanno cantato, fatti di volta in volta voce del creato; voce di questa umanità, racc ogliendo speranze e disperazioni; continuando appunto a «salmeggiare». 

 

 

1 Benedici Iddio, mia anima, uno ad uno, o visceri miei, benedite il nome suo santo.
2 Benedici il Signore, mia vita, non scordarne le grazie e i favori: egli dà sempre senza misura.
3 Dio perdona le innumeri colpe, tutti i mali tuoi egli risana
4 la tua vita ritrae da morte. Ti ricolmi di grazia e dolcezza,
5 i lunghi anni ti sazia di bene e tu giovane torni come aquila.
6 A salvezza agisce il Signore con giudizio per tutti gli oppressi:
7 a Mosè ha svelato il suo piano; a Israele le opere sue:
8 è pietoso e tenero Iddio, lento all’ira e pieno d’amore.
9 Non contende a lungo il Signore, né la collera serba per sempre, –
10 non ci tratta secondo i peccati. Inferiore è la paga alla colpa:
11 quanto il cielo sovrasta la terra così egli trascende in amore.
12 Quanto dista oriente da ovest, tanto getta lontano da se tutti i nostri misfatti e rivolte.
13 Come è tenero un padre coi figli, così è per i santi il Signore:
14 egli sa come siamo plasmati; che ci ha fatti di fango ricorda:
15 sono erba i giorni dell’uomo, la sua vita un fiore dei campi:
16 se appena il vento lo investe non è più, ne del posto v’è traccia;
17 ma l’amore di Dio è per sempre; è da sempre per quanti lo temono: per i figli dei figli salvezza,
18 per i giusti fedeli al suo patto; per chi ascolta la sua Parola!
19 Egli tiene suo trono nei cieli, l’universo intero è il suo regno!
20 Benedite il Signore, voi Angeli, voi, o forti guerrieri, attenti sempre al suono della sua Parola.
21 Benedite il Signore dai cieli, schiere d’astri e ministri devoti sempre pronti ai divini voleri.
22 Benedite il Signore, voi tutte creature del vasto suo regno: benedici il Signore, mia vita!
Il «Dio è amore» della Prima Lettera di Giovanni (4,8) sembra quasi anticipato in questa benedizione che F. Nietzsche ha definito «il libro della giustizia divina», una giustizia che conosce il perdono. Infatti il filosofo tedesco allegava questo salmo nella sua polemica contro la riduzione dell’ Antico Testamento a testimonianza della sola giustizia punitiva di Dio. Racchiuso entro due benedizioni, personale la prima (vv. 2-3) e corale-cosmica quella finale (vv. 20-23), il salmo si sviluppa in due movimenti. Il primo è un dolce canto dell’amore e del perdono (vv. 4-10), un perdono che supera le rigide leggi della giustizia (v. 10). Il secondo movimento lirico celebra il rapporto tra amore divino e fragilità umana (vv. 11-19) e lo fa attraverso cinque similitudini di grande efficacia: la distanza verticale cielo-terra, quella orizzontale oriente-occidente, la tenerezza paterna, l’erba e il fiore del campo investiti dal vento bruciante del deserto. Su tutta la scena si erge la bontà amorosa di Dio, espressa tra l’altro anche con la celebre radice ebraica rhm , che indica «la visceralità» materna dell’amore di Dio per la sua creatura. L ‘uomo debole e inconsistente,
«breve di giorni e sazio di inquietudine» (Giobbe 14,1), è avvolto dall’«amore di Dio che è per sempre» (v. 17).

 

 

Dossologia

Gloria al Padre, al Figlio, a llo Spirito, per l’amore, la fede e speranza che ci fanno creature divine.

 

Preghiera

Padre della vita, fa’ che nessuno di noi finisca nel nulla; Padre, che nel Cristo Gesù hai rivelato il tuo amore per ogni uomo, non guardare ai nostri peccati, ma continua a darci la tua grazia che ci salvi dal male e dalla morte; e rendi i nostri volti sempre più simili al volto del tuo Figlio che di te splende per sempre.

Amen

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David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

 

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Preghiera della sera: Novena a San Domenico Savio

28 febbraio 2014

NOVENA A SAN DOMENICO SAVIO

(28 Febbraio – 8 Marzo)

 

1° GIORNO

O San Domenico Savio che nei fervori eucaristici estasiavi il tuo spirito alle dolcezze della reale presenza del Signore da esserne rapito, ottieni anche a noi la tua fede e il tuo amore al Santissimo Sacramento, affinchè possiamo adorarlo con fervore e riceverlo degnamente nella Santa Comunione.

Gloria al Padre…

Preghiera:

O Dio, che in San Domenico hai dato agli adolescenti un mirabile modello di pietà e di purezza, concedi propizio che per sua intercessione ed esempio possiamo servirti casti nel corpo e puri nel cuore. Per il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli.

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Parole per l’anima nelle diverse circostanze della nostra vita

28 febbraio 2014

Isaia 26 (quando siamo nel dolore)

Cantico dei redenti

Confidate per sempre nel SIGNORE,
perché il SIGNORE, sì il SIGNORE, è la roccia dei secoli.

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Papa Francesco. Esercizi spirituali per la Quaresima

28 febbraio 2014
Quasi una settimana fuori dal Vaticano, in una casa di religiosi ad Ariccia, sul lago di Albano. Papa Francesco, che l’estate scorsa ha rinunciato a trasferirsi a Castel Gandolfo per il soggiorno estivo, si differenzia dai suoi predecessori anche per la scelta di fare invece lontano dal Vaticano gli esercizi spirituali di Quaresima. La decisione era stata già anticipata, ma oggi è comparsa anche sul calendario ufficiale degli impegni e delle celebrazioni presiedute dal Pontefice.

Dal 9 al 14 marzo prossimi, papa Bergoglio si trasferirà quindi nella Casa del Divin Maestro di Ariccia (Roma), istituto retto dai Paolini, dove ha invitato anche i cardinali e arcivescovi della Curia per gli annuali esercizi spirituali che precedono la Pasqua. A quanto si è appreso, il Papa non porterà con sé neanche i più diretti collaboratori, né i segretari né gli aiutanti di camera. E, altra novità, i capi dicastero e quanti della Curia vorranno partecipare dovranno pagarsi la stanza.

Il Papa partirà per Ariccia la sera di domenica 9 marzo, e rientrerà in Vaticano quasi una settimana dopo, venerdì 14. E in epoca recente, questi esercizi spirituali fuori dal Vaticano rappresentano un inedito.

Il luogo dove si svolgeranno, la Casa del Divin Maestro, è in una zona isolata, sopra il lago di Albano, nelle vicinanze dell’abitato di Ariccia, circondata da un bosco. All’interno c’è un primo spazio per gli incontri pubblici e poi una zona ospitalità, dove alloggeranno il Papa, i cardinali e i vescovi, affacciata sul lago. La Casa è dotata anche di un bel giardino per le passeggiate.

Di solito, l’istituto dei Paolini è utilizzato per incontri religiosi, capitoli generali e, come in questo caso, esercizi spirituali. E nei giorni della presenza del Papa anche la sicurezza sarà attuata in forma discreta, sia dalle forze italiane che da quelle vaticane. (more…)

Imitazione di Maria, Libro Primo, INCONTRARE MARIA

28 febbraio 2014

Capitolo II

LA CONSOLAZIONE DELLA VERGINE MARIA

1) Il figlio. Ora, mia Signora, ti prego di parlare un po’ con me. Apri la tua bocca in nome del tuo Fi­glio, che ti ha colmata di ogni grazia spirituale.

2) La Madre. Io sono la Madre della misericor­dia, piena di carità e di dolcezza; sono la scala dei peccatori, la speranza e il perdono dei colpevoli, il conforto degli afflitti e la gioia particolare dei santi. Venite a me voi tutti che mi amate, e vi sa­zierete al seno delle mie consolazioni, perché so­no buona e misericordiosa per tutti coloro che mi invocano.

3) Venite tutti, giusti e peccatori, e io pregherò il Padre per voi. Pregherò anche il Figlio, perché si riconcili con voi nello Spirito Santo. Invito tutti, aspetto tutti, desidero che tutti vengano a me. Non disprezzo nessun peccatore; e anzi, per un pecca­tore che si converte, io gioisco con grande amore insieme agli angeli di Dio nel cielo. Perché non è stato versato invano il sangue prezioso del mio Fi­glio per il mondo.

4) Avvicinatevi dunque a me, figli degli uomini: osservate il mio zelo per voi presso Dio e presso il mio Figlio Gesù Cristo. Ecco, prenderò su di me la sua ira e placherò con le mie ferventi preghiere Colui, che sapete di avere offeso.

5) Convertitevi e venite; fate penitenza, e io impe­trerò il perdono per voi. Ecco: io sto fra il cielo e la terra, tra Dio e il peccatore; e ottengo con le mie preghiere, che questo mondo non perisca. Però non vogliate abusare della misericordia di Dio e della mia clemenza; ma state lontani da ogni pec­cato, perché non scenda su di voi la sua ira e la sua tremenda vendetta.

6) Esorto i miei figli, scongiuro i miei diletti: sia­te imitatori di mio Figlio e della Madre vostra. Ri­cordatevi di me, che non posso dimenticarmi di voi, perché ho compassione di tutti gli infelici e sono misericordiosissima avvocata di tutti i fedeli.

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La Famiglia nell’arte (2). Nozze di Cana. Paolo Veronese

28 febbraio 2014

Una splendida festa celebrata nello spazio aperto di una nobilissima città con la vivace partecipazione di numerosa folla. Nel proscenio è posta su tre lati la grande tavola del banchetto, con gli sposi a sinistra, Gesù Cristo e Maria al centro. Davanti, in primo piano si distinguono il gruppo dei musici, il maestro di tavola che osserva il vino nuovo, il servo che travasa l’acqua cambiata in vino. Ai lati più esterni due scale marmoree conducono allo spazio superiore balaustrato, popolato di osservatori curiosi come le logge più alte sopra le classiche architetture. La luce diurna proveniente da destra accende il candore delle nuvole, delle colonne e degli edifici, fa brillare i preziosi e intensi colori delle vesti. Il linguaggio pittorico è una festa per gli occhi; il tema è una festa della famiglia e della società alla presenza del Signore.

Paolo Veronese. Nozze di Cana (olio su tela, 1562-1563) Parigi, Louvre

Tweet del Papa

28 febbraio 2014

L’Ultima Cena di Juan de Juanes, Siviglia, Museo di Belle Arti

 

L’Eucaristia è essenziale per noi: è Cristo che vuole entrare nella nostra vita e riempirla con la sua grazia.

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Intervista di A. Spadaro a Jorge Milia su Jorge Mario Bergoglio

28 febbraio 2014

Rileggendo l’intervista che papa Francesco ha concesso alla Civiltà Cattolica lo scorso settembre, emerge chiaramente l’importanza che Bergoglio attribuisce alla creatività. Durante la nostra conversazione ero rimasto molto colpito dalle sue letture, dalla sua passione per la musica e per il cinema. Avevo seguito le sue citazioni, rendendomi conto che per lui non esiste un campo «estetico» separato dalla sua vita ordinaria e dal suo impegno pastorale. I protagonisti di un romanzo, ad esempio, per lui sono parte di un vissuto al quale fa riferimento in maniera naturale e spontanea, in genere implicita.
Parlando di questi argomenti, il Papa ha ricordato un’esperienza peculiare da lui vissuta quando, tra il 1964 e il 1965, a 28 anni, fu professore di Letteratura a Santa Fe presso il Colegio de la Inmaculada Concepción, una scuola di gesuiti attiva da oltre quattrocento anni. Bergoglio insegnava agli ultimi due anni del Liceo e avviò i suoi ragazzi alla scrittura creativa.

Così ho chiesto a Jorge Milia, nato a Santa Fe nel ‘49, scrittore, poeta e giornalista, alunno dell’allora professor Bergoglio — il maestrillo , come si chiamano i gesuiti in formazione — di tornare col ricordo a quegli «anni felici», come lui li ha definiti.

 

Jorge, insomma, tu e i tuoi compagni di scuola tra i quindici e i diciassette anni scrivevate storie, racconti e poesie, leggendo Borges e altri autori. Puoi parlarcene? Che ruolo ha avuto il professor Jorge Mario Bergoglio in quell’attività?
«Bergoglio ama lanciare sfide. E noi eravamo un gruppo di adolescenti ribelli, in piena tempesta ormonale, golosi e assetati di novità. La prima sfida che ci lanciò fu quella di confrontarci con una letteratura spagnola che portava tutto il peso romanico dello spagnolo antico. Il Mester de Juglaría e il Mester de Clerecía — cioè i generi poetici dei poeti popolari e dei chierici medievali spagnoli —, Gonzalo de Berceo e il “Poema del mio Cid” ci apparivano molto più grandi e pesanti di quei mulini a vento in cui l’hidalgo de la Mancha scorgeva giganti. Insomma: non avevamo voglia di studiare. E Bergoglio ci spianava la strada per incoraggiarci a percorrerla. Per esempio, sostituì un passo del Mio Cid, che parla dell’ingresso a Burgos, con “Castilla” di Manuel Machado, una poesia che ci commosse tutti, al punto che cinquant’anni dopo molti di noi la ricordano ancora per intero».
E la scrittura creativa? C’è un nesso con Borges?

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Piccola Preghiera a Maria Immacolata

28 febbraio 2014

O Maria ispiraci ciò che bisogna domandarti,

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Leggere le Scritture

28 febbraio 2014

 

O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, *
di te ha sete l’anima mia,
a te anela la mia carne, *
come terra deserta, arida, senz’acqua.

 

Salmo 62

Vangelo ( Mc 10, 13-16) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 1 Marzo 2014) con commento comunitario

28 febbraio 2014

Dal vangelo secondo Marco ( Mc 10, 13-16)

In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano.
Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso».
E prendendoli fra le braccia e ponendo le  mani sopra di loro li benediceva.

 

Questo è il Vangelo del 1 Marzo, quello del 28 Febbraio lo potrete trovare qualche post più sotto.

Francesco alla conquista di Facebook

28 febbraio 2014

In Vaticano si stanno definendo gli ultimi dettagli tecnici in vista dell’imminente apertura del profilo sul celebre social network

di Giacomo Galeazzi

 

Un profilo per Francesco sul più celebre social network. In Vaticano si stanno definendo gli ultimi dettagli tecnici prima per consentire l’apertura della pagina Facebook di papa Bergoglio. Secondo quanto appreso in Curia da “Vatican Insider”, l’operazione è in fase molto avanzata di elaborazione e se ne occupano gli uffici tecnici del Vaticano. In vista dello sbarco del Pontefice su Fb, infatti, la Santa Sede ha assegnato a un équipe di informatici il compito di studiare come ovviare all’eventuale tentativo di pubblicazione sul profilo di messaggi e contenuti offensivi o inappropriati da parte degli utenti della Rete.

I dati dimostrano che le nuove tecnologie rappresentano una straordinaria opportunità di diffusione per la predicazione di un Pontefice popolarissimo e apprezzato dai giovani di tutto il mondo. Già adesso, oltre dodici milioni di persone seguono Francesco su Twitter. Inoltre i suoi “cinguettii” sono più retwittati persino di quelli del presidente Usa, Obama e raggiungono una platea di sessanta milioni di utenti.

L’account papale «@Pontifex», voluto da Joseph Ratzinger, era stato inaugurato il 12 dicembre 2012 in otto lingue. Poi il 17 gennaio 2013 è stata aggiunta una nona lingua, il latino, che ha subito suscitato interesse e un sorprendente seguito. Circa 3 milioni di seguaci erano già stati raggiunti il 28 febbraio, giorno della fine del pontificato di Benedetto XVI. Durante la sede vacante l’account è stato sospeso per essere riaperto il 17 marzo, cinque giorni dopo l’elezione di Bergoglio. Da allora si è registrato un crescendo inarrestabile. Attualmente la lingua-record è lo spagnolo, seguita dall’inglese e dall’italiano. Ma non ci sono solo i “seguaci diretti”: un numero cinque volte superiori di utenti riceve i tweet di Francesco grazie al fenomeno del re-tweetting. Cioè i messaggi del Papa vengono «re-tweettati», cioè rilanciati dai suoi «amici» e in questo modo, secondo un calcolo per difetto (come osserva monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali) più di 60 milioni di persone ricevono il tweet del Papa che l’arcivescovo definisce «una pillola», «una goccia di spiritualità e di speranza».

Aggiunge Celli: «Il Papa vuole parlare agli uomini e alle donne di oggi con un linguaggio che è comprensibile e molto usato». Quindi «utilizza 140 caratteri per un suo pensiero e quel tweet che possiamo leggere sul cellulare ci aiuta a capire che c’è una vicinanza, che non siamo soli». Inoltre «anche la presenza del Papa su News.va ha una risonanza in continuo aumento». È «nel silenzio che si può acquistare la capacità di trasmettere concetti e valori che sono fondamentali per la vita dell’uomo contemporaneo». E ciò «con semplicità e immediatezza: in appena 140 caratteri».

Il cardinale Gianfranco Ravasi, ministro vaticano della Cultura, contestualizza teologicamente gli effetti sull’individuo e la società delle innovazioni tecnologiche. «La lingua italiana conta 150 mila vocaboli, mentre i giovani oggi ne usano dagli ottocento ai mille», spiega il porporato. «È mutato il modello antropologico dei “nativi digitali”, quindi un vescovo che non sa muoversi in questa nuova atmosfera si mette fuori della sua missione». Nulla di nuovo sotto il sole. «Gesù anticipa il linguaggio sintetico dei tweet: “Il regno di Dio è vicino, convertitevi”, “Ama il prossimo tuo come te stesso”», precisa Ravasi.

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Intervista a p. Georg Gänswein sul primo anno del Papa Emerito Benedetto XVI°

28 febbraio 2014
«Attentissimo» alla vita della Chiesa guidata da papa Francesco con cui ha un «ottimo rapporto» e nessuna «contrapposizione», nonostante quello che scrivono «alcuni giornalisti». «Attento» anche alle vicende del mondo – con un occhio particolare all’Italia e alla sua Germania. Molto impegnato a disbrigare una copiosa corrispondenza privata che cresce di giorno in giorno. È questo il Papa emerito Benedetto XVI visto molto da vicino che l’arcivescovo Georg Gänswein, suo segretario particolare e prefetto della Casa Pontificia del suo successore, racconta ad Avvenire. Incontriamo il presule nei suoi uffici alla vigilia del primo anniversario dal termine del pontificato di Benedetto XVI. Con lui raccontiamo la vita quotidiana che il Papa emerito conduce nel monastero Mater Ecclesiae, edificio che ospitava originariamente la direzione della Radio Vaticana e che Giovanni Paolo II aveva trasformato in residenza di una comunità di monache di clausura.
Eccellenza, chi vive col Papa emerito nel monastero Mater Ecclesiae?
Ci sono le quattro memores Domini – Carmela, Loredana, Cristina e Rossella – e chi parla. Durante la giornata poi viene anche la sua segretaria suor Birgit Wansing che la sera però torna nella sua casa dell’Istituto di Schoenstatt di cui fa parte.

Expo Milano 2015. “Not by bread alone – Non di solo pane”. Il padiglione della Santa Sede

28 febbraio 2014

Expo 2015 - Home

Il  Protocollo per la partecipazione della Santa Sede all’Expo Milano 2015 è stato firmato ieri nella Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano dall’Em.mo Card. Gianfranco Ravasi, Commissario Generale della Santa Sede per l’Expo di Milano 2015, e dal Dott. Giuseppe Sala, Commissario Unico Delegato del Governo Italiano per Expo Milano 2015.

L’Expo di Milano 2015 ha come tema generale: Feeding the Planet. Energy for Life – Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Il tema del Padiglione della Santa Sede sarà invece Not by bread alone – Non di solo pane«per evidenziare – ha sottolineato Ravasi – soprattutto la dimensione interiore, religiosa e culturale che tocca sia la persona, sia le sue relazioni a tutti livelli. Il nutrimento interiore è tanto necessario quanto quello che risponde ai bisogni più immediati».

 

Il Padiglione della Santa Sede avrà come elementi strutturanti temi ed eventi di carattere culturale ed artistico, oltre che spirituale e religioso in senso stretto. Quattro gli ambiti su cui insisterà la riflessione e, quindi, la progettazione e l’allestimento del Padiglione:
1) Un giardino da custodire: si tratta della tutela del creato, con tutte le sue risorse, dono elargito dal Creatore a tutta l’umanità, bene che non va sprecato o depredato e distrutto.
2) Un cibo da condividere: la pagina evangelica della moltiplicazione dei pani è l’immagine-guida di questo ambito, in cui si sottolinea il valore universale della condivisione e della solidarietà, espresso in ambito cristiano da molteplici istituzioni che hanno attuato questo comandamento dell’amore fraterno.
3)  Un pasto che educa: l’ambito educativo è fondamentale per formare le giovani generazioni ad una cultura della relazione umana centrata sull’essenziale e non sullo spreco consumista (delle cose come delle persone).
4)  Un pane che rende Dio presente nel mondo: esiste infine una dimensione tipicamente religiosa e cristiana, ed è quella dell’Eucaristia, della mensa della Parola e del Pane di vita, “fonte e culmine” di tutta l’esistenza cristiana.

Sviluppando queste linee di riflessione il padiglione della Santa Sede guiderà i visitatori in un percorso che è fatto anzitutto di concentrazione, attraverso il fascino e lo stupore; per giungere in una tappa successiva ad un luogo contemplativo, che affida all’opera d’arte il compito di aprire la mente delle persone ai tanti significati del nutrire; per continuare poi in uno spazio interattivo, dedicato soprattutto ai più giovani, che stimoli l’immaginazione accesa, sviluppando associazioni di significato che approfondiscano la riflessione; per concludere in un momento finale in una ricaduta sulle tante forme con cui oggi l’esperienza cristiana continua nel presente attraverso l’atto del nutrire a costruire il futuro della storia degli uomini.

Santo di oggi: San Romano di Condat, Abate

28 febbraio 2014

SAN ROMANO DI CONDAT, ABATE

28 febbraio

390 – 463

La Vita Patrum Jurensium, scritta da un suo seguace, ci racconta che Romano per primo ebbe l’idea di isolarsi in prossimità delle foreste Giura. Per la sua fama , il vescovo Ilario di Besancon, lo ordinò sacerdote. Con il fratello Lupicino ed altri seguaci, Romano fondò un grande monastero a Condat, un secondo a Leuconne e un monastero femminile di clausura a le Beaume, di cui fu badessa una loro sorella.

Etimologia: Romano = nativo di Roma, dal latino

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: Sul massiccio del Giura in Francia, deposizione di san Romano, abate, che, seguendo il modello degli antichi monaci, per primo condusse in quel luogo vita eremitica, divenendo poi padre di moltissimi monaci.

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Vita nello Spirito

28 febbraio 2014

Quando ascoltiamo veramente non restiamo gli stessi.

Il suono che ci raggiunge e trova accoglienza produce un cambiamento nell’intimo e stimola all’azione. 

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Preghiera del mattino: Dono di luce, Spirito Santo, nostra guida

28 febbraio 2014

Guida intima, tu non ci mostri solo all’esterno la volontà divina, ma la traduci per noi in una illuminazione interiore: aiutaci, dunque, ad accogliere pienamente la tua direzione.

Guida sempre vigile, tu ci ispiri ad ogni istante ciò che dobbiamo pensare o fare: insegnaci a rispondere docilmente e lietamente alle tue suggestioni.

Guida chiaroveggente, tu ci conduci secondo il piano grandioso di Dio, ed organizzi tutte le circostanze della nostra esistenza in funzione di questi vari orizzonti: fa’ che accettiamo di essere superati dalla tua sapienza così da seguire semplicemente la via tracciata da te.

Guida sicura ed infallibile, tu non puoi cadere in errore e ci impegni sempre su di un cammino ideale: eccita dunque la nostra confidenza perché si abbandoni tranquillamente al tuo indirizzo.

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Video: Nona sinfonia di L. van Beethoven

28 febbraio 2014

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, Anno della Fede: Sinfonia n° 9 Di L. van Beethoven

Si può trovare la videoregistrazione al seguente link della Rai:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-41fc8ace-67cc-4e01-b436-fca555a09fc3.html

Per arrivare subito all’esecuzione del concerto far avanzare la striscia
di scorrimento sino al min 24.

Papa Francesco.Omelia feriale quotidiana a s. Marta. Testo e videoregistrazione

28 febbraio 2014

25 febbraio 2014

Giac 5,9-12   Sal 102   Mc 10,1-12

Franciscus - miserando atque eligendo

LA PREGHIERA DI LODE

‘Ma, Padre, questo è per quelli del Rinnovamento nello Spirito, non per tutti i cristiani!’. No, la preghiera di lode è una preghiera cristiana per tutti noi! Nella Messa, tutti i giorni, quando cantiamo il Santo… Questa è una preghiera di lode: lodiamo Dio per la sua grandezza, perché è grande! E gli diciamo cose belle, perché a noi piace che sia così. ‘Ma, Padre, io non sono capace… Io devo…’. Ma sei capace di gridare quando la tua squadra segna un goal e non sei capace di cantare le lodi al Signore? Di uscire un po’ dal tuo contegno per cantare questo? Lodare Dio è totalmente gratuito! Non chiediamo, non ringraziamo: lodiamo!”

“Una bella domanda che noi possiamo farci oggi: ‘Ma come va la mia preghiera di lode? Io so lodare il Signore? So lodare il Signore o quando prego il Gloria o prego il Sanctus lo faccio soltanto con la bocca e non con tutto il cuore?’. Cosa mi dice Davide, danzando qui? E Sara, ballando di gioia? Quando Davide entra in città incomincia un’altra cosa: una festa!”
“Io mi domando quanto volte noi disprezziamo nel nostro cuore persone buone, gente buona che loda il Signore come le viene, così spontaneamente, perché non sono colti, non seguono gli atteggiamenti formali? Ma, disprezzo! E dice la Bibbia che Mikal è rimasta sterile per tutta la vita per questo! Cosa vuol dire la Parola di Dio qui? Che la gioia, che la preghiera di lode ci fa fecondi! Sara ballava nel momento grande della sua fecondità, a novant’anni! La fecondità che ci dà la lode al Signore, la gratuità di lodare il Signore. Quell’uomo o quella donna che loda il Signore, che prega lodando il Signore, che quando prega ilGloria si rallegra di dirlo, quando canta il Sanctus nella Messa si rallegra di cantarlo, è un uomo o una donna fecondo”.

 

 

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LA CASISTICA
I dottori della legge cercano di porre delle trappole a Gesù per togliergli l’autorità morale. I farisei si presentano da Gesù con il problema del divorzio. Il loro stile è sempre lo stesso: la casistica, E’ lecito questo o no?Sempre il piccolo caso. E questa è la trappola: dietro la casistica, dietro il pensiero casistico, sempre c’è una trappola. Sempre! Contro la gente, contro di noi e contro Dio, sempre! ‘Ma è lecito fare questo? Ripudiare la propria moglie?’. E Gesù rispose, domandando loro cosa dicesse la legge e spiegando perché Mose ha fatto quella legge così. Ma non si ferma lì: dalla casistica va al centro del problema e qui va proprio ai giorni della Creazione. E’ tanto bello quel riferimento del Signore: ‘Dall’inizio della Creazione, Dio li fece maschio e femmina, per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne’.
Il Signore si riferisce al capolavoro della Creazione che sono appunto l’uomo e la donna. E Dio non voleva l’uomo solo, lo voleva con la sua compagna di cammino. E’ un momento poetico quando Adamo incontra Eva: E’ l’inizio dell’amore: andate insieme come una sola carne. Il Signore, sempre prende il pensiero casistico e lo porta all’inizio della rivelazione. D’altro canto questo capolavoro del Signore non è finito lì, nei giorni della Creazione, perché il Signore ha scelto questa icona per spiegare l’amore che Lui ha verso il suo popolo”. Al punto, ha rammentato, che “quando il popolo non è fedele” Lui “gli parla, con parole di amore….

Il Signore prende questo amore del capolavoro della Creazione per spiegare l’amore che ha con il suo popolo. E un passo in più: quando Paolo ha bisogno di spiegare il mistero di Cristo, lo fa anche in rapporto, in riferimento alla sua Sposa: perché Cristo è sposato, Cristo era sposato, aveva sposato la Chiesa, il suo popolo. Come il Padre aveva sposato il Popolo di Israele, Cristo sposò il suo popolo. Questa è la storia dell’amore, questa è la storia del capolavoro della Creazione! E davanti a questo percorso di amore, a questa icona, la casistica cade e diventa dolore. Ma quando questo lasciare il padre e la madre e unirsi a una donna, farsi una sola carne e andare avanti e questo amore fallisce, perché tante volte fallisce, dobbiamo sentire il dolore del fallimento, accompagnare quelle persone che hanno avuto questo fallimento nel proprio amore. Non condannare! Camminare con loro! E non fare casistica con la loro situazione.
Quando uno legge questo pensa a questo disegno d’amore, questo cammino d’amore del matrimonio cristiano, che Dio ha benedetto nel capolavoro della sua Creazione. Una benedizione  che mai è stata tolta. Neppure il peccato originale l’ha distrutta!. Quando uno pensa a questo, dunque,“vede quanto bello è l’amore, quanto bello è il matrimonio, quanto bella è la famiglia, quanto bello è questo cammino e quanto amore anche noi, quanta vicinanza dobbiamo avere per i fratelli e le sorelle che nella vita hanno avuto la disgrazia di un fallimento nell’amore”.

 E c’è l’amore che Cristo ha per la sua sposa, la Chiesa!…..

Anche qui dobbiamo stare attenti che non fallisca l’amore! Parlare di un Cristo troppo scapolo: Cristo sposò la Chiesa! E non si può capire Cristo senza la Chiesa e non si può capire la Chiesa senza Cristo. Questo è il grande mistero del capolavoro della Creazione. Che il Signore ci dia a tutti i noi la grazia di capirlo e anche la grazia di mai cadere in questi atteggiamenti casistici dei farisei, dei dottori della legge.

Papa Francesco. Visita al Seminario Romano Maggiore. Diretta e Testo del discorso

27 febbraio 2014

Inizio della visita alle ore 17.30 circa

http://player.rv.va/vaticanplayer09.asp?language=it&visualizzazione=VaticanTic&Tic=VA_NR9RNGBS

Il testo del discorso sarà pubblicato non appena reso disponibile

 

 

la visita al Seminario e’stata annullata per indisposizione del Santo Padre

Preghiera della sera

27 febbraio 2014

PREGHIERA a SAN GABRIELE dell’ADDOLORATA

O Dio, che con mirabile disegno di amore hai chiamato San Gabriele dell’Addolorata

a vivere il mistero della Croce insieme con Maria, la madre di Gesù,

guida il nostro spirito verso il tuo Figlio crocifisso

perché partecipando alla sua passione e morte conseguiamo la gloria della risurrezione.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.

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Parole per l’anima nelle diverse circostanze della nostra vita.

27 febbraio 2014

Luca 15 ( quando abbiamo bisogno di  essere perdonati)

Il padre misericordioso

31 Il padre gli disse: “Figliolo, tu sei sempre con me e ogni cosa mia è tua; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”».

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IMITAZIONE DI MARIA ,Libro Primo , INCONTRARE MARIA

27 febbraio 2014

Capitolo I

COME SALUTARE LA GLORIOSA VERGINE

1) Benché io non abbia alcun merito, e sia anzi consapevole dei miei numerosi peccati, tuttavia ho grandissima fiducia nella tua passione, Signore Gesù, e nei meriti della gloriosa santa Vergine Ma­ria, Madre tua. Su di lei vorrei soffermarmi un po­co, pregando di esserne fatto degno, poiché non posso osare di accostarmi a lei senza averne otte­nuto prima il permesso. So bene che la mia inde­gnità non dovrebbe presentarsi davanti alla eccel­sa dignità di Colei, che gli stessi angeli venerano con ammirazione, esclamando: «Chi è Costei, che si innalza sul deserto del mondo e trabocca per le delizie del paradiso?». 2) Perciò, dolcissima Maria, è sconveniente che io, terra e cenere, anzi più vile della terra in quanto peccatore e molto incline a ogni perversità, osi sof­fermarmi a considerare la tua bellezza e la tua ma­gnificenza. Tu, invece, resa più alta dal cielo, hai il mondo sotto i piedi e sei degna di onore e riveren­za per l’onore del Figlio tuo. La tua ineffabile bontà, che supera ogni immaginazione, spesso mi incanta e attira il mio affetto, perché sei il confor­to degli afflitti e sempre pronta a soccorrere i mi­seri peccatori. 3) Sono assai bisognoso di grande consolazione, soprattutto della grazia del Figlio tuo, perché non sono assolutamente in grado di aiutare me stesso. Ma tu, Madre misericordiosissima, se ti degnerai di considerare la mia pochezza, in molti modi po­trai soccorrermi e confortarmi con abbondanti consolazioni. Perciò, non appena mi sentirò op­presso dalle difficoltà o dalle tentazioni, farò subi­to ricorso a te, poiché dove sovrabbonda la grazia più sollecita è la misericordia. 4) Se poi voglio tentare di comprendere la tua glo­ria eccelsa e salutarti degnamente dal profondo del cuore, devo procedere con spirito molto più puro, poiché quanti presumono di avvicinarsi irriveren­temente alla tua porta, ottengono non gloria ma giusta vergogna. Perciò chi si avvicina a te deve procedere con grandissima riverenza e umiltà; e tuttavia con grande speranza di essere ammesso in virtù della tua misericordiosa clemenza. 5) Quindi vengo a te con umiltà e riverenza, con devozione e confidenza, portando sulle labbra il saluto di Gabriele, che ti rivolgo supplichevole: sa­luto che, a capo chino per rispetto e a mani aperte con grande devozione, ripeto con gioia, pregando che venga ripetuto per me cento, mille e più volte ancora da tutti gli spiriti celesti.

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La coda per il pane a Damasco. E. Bianchi, Disperazione e muta speranza

27 febbraio 2014

Damasco, la coda biblica per il pane.
Volti, teste ed edifici sventrati. Nient’altro: non il pane che questa gente sta aspettando di ricevere.Non il cielo, smarrito in un bianco da sudario. E in quei volti non rabbia, ma solo attesa; in quei corpi non braccia levate, non urla disperate, ma solo speranza muta. A casa, altre bocche da sfamare attendono, ammesso che una casa per costoro ci sia ancora. Non c’è sangue, non morti né feriti, eppure è la morte della solidarietà, della compassione, dell’umanità. Sono i dintorni di Damasco, ma se i nostri cuori restano chiusi può essere ogni luogo dove la dignità umana è calpestata. Dite voi «se questo è un uomo», ma chiediamoci se siamo esseri umani noi che nulla abbiamo fatto e nulla facciamo per impedire questo scempio.

Enzo Bianchi in “La Stampa” del 27 febbraio 2014

Il sito degli Ordinari cattolici per il viaggio papale in Terra Santa del 24-26 maggio 2014

27 febbraio 2014

 

http://popefrancisholyland2014.lpj.org/

Il viaggio apostolico di Papa Francesco in Giordania in Israele e Palestina si svolgerà dal 24 al 26 maggio prossimo. Secondo quanto riferisce il Franciscan media center, il centro televisivo e multimediale della Custodia di Terra Santa, il sito, promosso dall’Assemblea degli Ordinari cattolici di terra Santa, è in sette lingue (arabo, ebraico, italiano, inglese, spagnolo, portoghese e francese) e si apre con la foto dello storico incontro tra il patriarca Atenagora e papa Paolo VI nel 1964 a Gerusalemme seguita da quella raffigurante Bartolomeo I con Papa Francesco, del 2013 a Roma.

Al suo interno, inoltre, sono presenti diverse sezioni che danno informazioni sui motivi del viaggio, sui cristiani di Terra Santa, sui 50 anni dalla visita di Paolo VI a Gerusalemme. Nel sito, che viene aggiornato e riempito in questi giorni, non mancano informazioni sui Papi in Terra Santa, sull’ecumenismo e sulle Chiese locali. Queste ultime hanno istituito diverse Commissioni che sono al lavoro per organizzare, di concerto con la Santa Sede, ogni dettaglio del viaggio papale che avrà nell’incontro al Santo Sepolcro, tra Papa Francesco e Bartolomeo I, uno dei suoi momenti principali. (more…)

Discorso di papa Francesco ai Vescovi amici del Movimento dei Focolari

27 febbraio 2014

 

Sala Clementina
Giovedì, 27 febbraio 2014

Cari Fratelli, benvenuti!

Quest’anno il tema è “La reciprocità dell’amore tra i discepoli di Cristo”, un tema che riecheggia il comandamento nuovo dato da Gesù ai suoi discepoli. E’ una cosa buona l’opportunità di una convivenza fraterna, in cui condividere le esperienze spirituali e pastorali nella prospettiva del carisma dell’unità. Come Vescovi, voi siete chiamati a portare a questi incontri il respiro ampio della Chiesa, e a far sì che quanto qui ricevete vada a beneficio di tutta la Chiesa.

La società di oggi ha un grande bisogno della testimonianza di uno stile di vita da cui traspaia la novità donataci dal Signore Gesù: fratelli che si vogliono bene pur nelle differenze di carattere, di provenienza, di età… Questa testimonianza fa nascere il desiderio di essere coinvolti nella grande parabola di comunione che è la Chiesa. Quando una persona avverte che “la reciprocità dell’amore tra i discepoli di Cristo” è possibile ed è capace di trasformare la qualità delle relazioni interpersonali, si sente chiamata a scoprire o a riscoprire Cristo, si apre all’incontro con Lui vivo e operante, viene spronata ad uscire da sé stessa per andare verso gli altri e diffondere la speranza che ha ricevuto in dono.

Nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, il beato Giovanni Paolo II scriveva: «Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo». E aggiunge: «Prima di programmare iniziative concrete, occorre promuovere una spiritualità della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l’uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell’altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità» (n. 43).

“Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione” è davvero fondamentale per l’efficacia di ogni impegno nell’evangelizzazione, in quanto rivela il desiderio profondo del Padre: che tutti i suoi figli vivano da fratelli; rivela la volontà del cuore di Cristo: che «tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21); rivela il dinamismo dello Spirito Santo, la sua forza di attrazione libera e liberante. Coltivare la spiritualità di comunione contribuisce inoltre a renderci più capaci di vivere il cammino ecumenico e il dialogo interreligioso.

Cari Fratelli, grazie della vostra visita! Vi auguro che questo vostro convegno sia occasione propizia per crescere nello spirito della collegialità, e per ricavare dall’amore reciproco motivo di incoraggiamento e di speranza rinnovata. La Vergine Maria vi accompagni e vi sostenga nel vostro ministero. Confido nelle vostre preghiere e vi assicuro delle mie. Benedico tutti voi e le comunità che vi sono affidate.

Discorso di papa Francesco alla Congregazione per i Vescovi

27 febbraio 2014

 

Sala Bologna
Giovedì, 27 febbraio 2014

 

1. L’essenziale nella missione della Congregazione

Nella celebrazione dell’Ordinazione di un Vescovo, la Chiesa riunita, dopo l’invocazione dello Spirito Santo, chiede che sia ordinato il candidato presentato. Chi presiede allora domanda: «Avete il mandato?». Risuona in tale domanda quanto fece il Signore: «Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due…» (Mc 6,7). In fondo, la domanda si potrebbe esprimere anche così: “Siete certi che il suo nome è stato pronunciato dal Signore? Siete certi che sia stato il Signore ad annoverarlo tra i chiamati per stare con Lui in maniera singolare e per affidargli la missione che non è sua, ma è stata al Signore affidata dal Padre?”.

Questa Congregazione esiste per aiutare a scrivere tale mandato, che poi risuonerà in tante Chiese e porterà gioia e speranza al Popolo Santo di Dio. Questa Congregazione esiste per assicurarsi che il nome di chi è scelto sia stato prima di tutto pronunciato dal Signore. Ecco la grande missione affidata alla Congregazione per i Vescovi, il suo compito più impegnativo: identificare coloro che lo stesso Spirito Santo pone alla guida della sua Chiesa.

Dalle labbra della Chiesa si raccoglierà in ogni tempo e in ogni luogo la domanda: dacci un Vescovo! Il Popolo santo di Dio continua a parlare: abbiamo bisogno di uno che ci sorvegli dall’alto; abbiamo bisogno di uno che ci guardi con l’ampiezza del cuore di Dio; non ci serve un manager, un amministratore delegato di un’azienda, e nemmeno uno che stia al livello delle nostre pochezze o piccole pretese. Ci serve uno che sappia alzarsi all’altezza dello sguardo di Dio su di noi per guidarci verso di Lui. Solo nello sguardo di Dio c’è il futuro per noi. Abbiamo bisogno di chi, conoscendo l’ampiezza del campo di Dio più del proprio stretto giardino, ci garantisca che ciò a cui aspirano i nostri cuori non è una promessa vana.

La gente percorre faticosamente la pianura del quotidiano, e ha bisogno di essere guidata da chi è capace di vedere le cose dall’alto. Perciò non dobbiamo perdere mai di vista le necessità delle Chiese particolari a cui dobbiamo provvedere. Non esiste un Pastore standard per tutte le Chiese. Cristo conosce la singolarità del Pastore che ogni Chiesa richiede perché risponda ai suoi bisogni e la aiuti a realizzare le sue potenzialità. La nostra sfida è entrare nella prospettiva di Cristo, tenendo conto di questa singolarità delle Chiese particolari.

2. L’orizzonte di Dio determina la missione della Congregazione

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Dal «Commento all’Ecclesiaste» di san Girolamo, “Cercate le cose di lassù”

27 febbraio 2014

«Ogni uomo, a cui Dio concede ricchezze e beni, ha anche facoltà di goderli e prendersene la sua parte, e di godere delle sue fatiche: anche questo è dono di Dio. Egli non penserà infatti molto ai giorni della sua vita, poiché Dio lo tiene occupato con la gioia del suo cuore» (Qo 5, 18-19). […Per] colui che si nutre delle sue sostanze nel turbinio delle sue preoccupazioni e dei suoi affanni e, con grave peso e tedio della vita, accumula cose destinate poi a perire… c’è solo un cumulo di fastidi. […]

Ma è meglio, secondo l’Apostolo, scorgere il bene da godere non tanto nel cibo e nella bevanda materiale, ma nel nutrimento dello spirito concesso da Dio. […] Deve ritenersi veramente saggio colui che, istruito nelle divine Scritture, ha tutta la sua fatica sulle sue labbra e la sua brama non è mai sazia (cfr. Qo 6, 7), dal momento che sempre desidera di imparare. In questo il savio si trova in condizione migliore dello stolto (cfr. Qo 6, 8), perché, sentendosi povero (quel povero che è proclamato beato dal Vangelo), si affretta ad abbracciare ciò che riguarda la vera vita… ed è povero di opere malvage, e sa dove risiede Cristo, che è la vita.

 

Piccola Preghiera a Maria Immacolata

27 febbraio 2014

O Regina degli angeli e degli uomini, degnati di gettare uno sguardo favorevole sul mondo intero e su ogni anima in particolare.

Santa Caterina Laboure

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Tweet del Papa

27 febbraio 2014

In una famiglia è normale farsi carico di chi ha bisogno. Non abbiate paura della fragilità!

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Leggere le Scritture

27 febbraio 2014

Gv 1,

1In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2Egli era, in principio, presso Dio:
3tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

Vangelo ( Mc 10,1-12) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 28 Febbraio 2014) con commento comunitario

27 febbraio 2014

Dal Vangelo secondo Marco ( Mc 10,1-12) 

In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare.
Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

 

Questo è il Vangelo del 28 Febbraio, quello del 27 Febbraio lo potrete trovare qualche post più sotto.

28 febbraio 2013-2014. Preghiere e meditazioni con Benedetto XVI°

27 febbraio 2014

Oggi ricorre il primo anniversario della conclusione del  Pontificato di Benedetto XVI. Da quella data, Joseph Ratzinger si è detto essere semplice pellegrino …. “Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell’umanità”…. “Anche se adesso mi ritiro, nella preghiera sono sempre vicino a tutti voi e sono sicuro che anche voi sarete vicini a me, anche se per il mondo rimango nascosto” (14 febbraio 2013)

Signora Nostra
e Madre di tutti gli uomini e le donne,
eccomi come un figlio
che viene a visitare sua Madre
e lo fa in compagnia
di una moltitudine di fratelli e sorelle.
Come successore di Pietro,
a cui fu affidata la missione
di presiedere al servizio
della carità nella Chiesa di Cristo
e di confermare tutti nella fede
e nella speranza,
voglio presentare al tuo
Cuore Immacolato
le gioie e le speranze
nonché i problemi e le sofferenze
di ognuno di questi tuoi figli e figlie
che si trovano nella Cova di Iria
oppure ci accompagnano da lontano. Madre amabilissima,
tu conosci ciascuno per il suo nome,
con il suo volto e la sua storia,
e a tutti vuoi bene 
con la benevolenza materna
che sgorga dal cuore stesso di Dio Amore.
Tutti affido e consacro a te,
Maria Santissima,
Madre di Dio e nostra Madre.

Dalla preghiera a Nostra Signora di Fatima – 12 Maggio 2010 

La famiglia nell’arte (1): Icona della Santa Famiglia di Nazaret. Marko Ivan Rupnik

27 febbraio 2014

Durante l’udienza generale di mercoledì 11 aprile, Benedetto XVI ha benedetto il mosaico della Sacra Famiglia realizzato da p. Marko Rupnik, immagine ufficiale dell’Incontro Mondiale delle famiglie 2012. Dopo la benedizione, l’immagine è stata consegnata alla diocesi di Milano.

https://gpcentofanti.wordpress.com/2012/05/25/rupnik-licona-per-lincontro-mondiale-delle-famiglie-e-nata-cosi/

Un arco ellittico inquadra la composizione e ne accentua la dinamica dall’alto verso il basso. Sporge dall’alto la mano aperta di Dio Padre, da cui proviene ogni dono e ogni bene. Dal suo nimbo di gloria piovono fasci di luce sulle persone della Santa Famiglia e discende su Maria il fuoco dello Spirito Santo. In asse con la mano del Padre e la fiamma dello Spirito, si erge in piedi, in grembo a Maria seduta, e cammina sulle mani di lei verso di noi Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, fissando lo sguardo intenso su di noi, mentre con la mano sinistra scosta il manto protettivo della Madre e con la destra mostra il rotolo del Vangelo, che viene ad annunciare. Anche Maria ci fissa con i suoi grandi occhi, mentre con le mani aperte ci dona Gesù. Accanto a lei San Giuseppe, suo sposo, in piedi rivolge lo sguardo a Dio Padre, per poterlo degnamente rappresentare sulla terra, interpretando fedelmente la sua volontà. Ogni paternità sulla terra ha la sua origine nella paternità in cielo e a quella è chiamata a conformarsi. La mano destra, portata al cuore, indica l’amore e la responsabilità, con cui Giuseppe si prende cura di Gesù e di Maria. La mano sinistra regge un bastone con un verde germoglio, simbolo della stirpe regale di Davide, alla quale appartiene il Messia, e segno della fedeltà di Dio alle sue promesse.

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Santo di oggi: San Gabriele dell’Addolorata, Religioso

27 febbraio 2014

SAN GABRIELE DELL’ADDOLORATA, RELIGIOSO

27 febbraio

Assisi, Perugia, 1 marzo 1838 – Isola del Gran Sasso, Teramo, 27 febbraio 1862

Francesco Possenti nacque ad Assisi nel 1838. Perse la madre a quattro anni. Seguì il padre, governatore dello Stato pontificio, e i fratelli nei frequenti spostamenti. Si stabilirono, poi, a Spoleto, dove Francesco frequentò i Fratelli delle scuole cristiane e i Gesuiti. A 18 anni entrò nel noviziato dei Passionisti a Morrovalle (Macerata), prendendo il nome di Gabriele dell’Addolorata. Morì nel 1862, 24enne, a Isola del Gran Sasso, avendo ricevuto solo gli ordini minori. È lì venerato, nel santuario che porta il suo nome, meta di pellegrinaggi, soprattutto giovanili. È santo dal 1920, copatrono dell’Azione cattolica e patrono dell’Abruzzo.

Etimologia: Gabriele (come Gabrio e Gabriella) = uomo di Dio, dall’assiro o forza, fortezza

Martirologio Romano: A Isola del Gran Sasso in Abruzzo, san Gabriele dell’Addolorata (Francesco) Possenti, accolito, che, rigettata ogni vanità mondana, entrò adolescente nella Congregazione della Passione, dove concluse la sua breve esistenza.

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Preghiera del mattino: Dono di luce , Spirito Santo, Maestro impareggiabile

27 febbraio 2014

Insegnaci ogni cosa, secondo la promessa fatta da Gesù ai suoi discepoli.

Non ci nascondere nulla del mistero, tu che desideri comunicarci tutto ciò che viene da Dio.

Facci conoscere tutta la dottrina del Vangelo, tutto ciò che Cristo ha avuto intenzione di rivelarci.

Insegnaci il grandioso piano di Dio sull’universo e l’o­pera compiuta per conferire all’umanità il più alto destino. Mostraci il posto particolare che il Padre ci ha riservato nella creazione.

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Il segreto della Pampa

27 febbraio 2014

Ah, questi canti lontani dei gauchos
della pampa, questa terra senza confini,
la lunga prateria da cavalcare oltre
i mari e i monti di neve delle Ande,
oltre la steppa riarsa della Patagonia
risalita in pianto.Ah, che la terra
agognata è piana e verde ed è
rugiada dell’ampio fiume d’argento.
Ah, che cavalli pezzati la pascolano
tra i fumi d’inverno, come una leggenda.
Ma ora vedo l’airone bianco e come lui
vorrei volare e non cesso di guardare il cielo
dove si cela ancora il tuo e il mio segreto
che si specchia furtivo nel Rio Paranà.

Papa Francesco. Omelia feriale quotidiana a s. Marta. Testo e videoregistrazione

27 febbraio 2014

27 febbraio 2014

Giac 5,1-6   Sal 48   Mc 9,41-50

Franciscus - miserando atque eligendo

IL DONO DELLA COERENZA DEL CRISTIANO

 

Chi riceve questo Sacramento ( della Cresima, officiata questa mattina ndr)  manifesta la sua voglia di essere cristiano. Essere cristiano significa dare testimonianza di Gesù Cristo è una persona che pensa come cristiano, sente come cristiano e agisce come cristiano. E questa è la coerenza di vita di un cristiano. Uno  può dire anche di avere fede, ma se manca una di queste cose, non c’è il cristiano, c’è qualcosa che non va, c’è una certa incoerenza. E i cristiani che vivono ordinariamente, comunemente nell’incoerenza, fanno tanto male….. 

Il cristiano incoerente dà scandalo e lo scandalo uccide

Abbiamo sentito l’apostolo San Giacomo cosa dice ad alcuni incoerenti, che si vantavano di essere cristiani, ma sfruttavano i loro dipendenti, e dice così: ‘Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre e che voi non avete pagato grida; e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore Onnipotente’. E’ forte il Signore. Se uno sente questo, può pensare: ‘Ma questo lo ha detto un comunista!’. No, no, l’ha detto l’apostolo Giacomo! E’ Parola del Signore. E’ l’incoerenza. E quando non c’è la coerenza cristiana e si vive con questa incoerenza, si fa lo scandalo. E i cristiani che non sono coerenti fanno lo scandalo. 

Gesù  parla troppo forte contro lo scandalo: ‘Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, uno solo di questi fratelli, sorelle che hanno fede, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare’. Un cristiano incoerente fa tanto male e lo scandalo uccide. Tante volte  abbiamo sentito: ‘Ma padre, io credo in Dio, ma non nella Chiesa, perché voi cristiani dite una cosa e ne fate un’altra’. E ancora: “Io credo in Dio, ma in voi no”. E’ per la incoerenza…. 

Se tu ti trovi davanti – figuriamoci! – davanti un ateo e ti dice che non crede in Dio, tu puoi leggergli tutta una biblioteca, dove si dice che Dio esiste e anche provare che Dio esiste, e lui non avrà fede. Ma se davanti a questo ateo tu dai testimonianza di coerenza di vita cristiana, qualcosa incomincerà a lavorare nel suo cuore. Sarà proprio la testimonianza tua quella che a lui porterà questa inquietudine sulla quale lavora lo Spirito Santo. E’ una grazia che tutti noi, tutta la Chiesa deve chiedere: ‘Signore, che siamo coerenti’. 

Dunque,  occorre pregare, perché per vivere nella coerenza cristiana è necessaria la preghiera, perché la coerenza cristiana è un dono di Dio e dobbiamo chiederlo: Signore, che io sia coerente! Signore, che io non scandalizzi mai, che io sia una persona che pensi come cristiano, che senta come cristiano, che agisca come cristiano. E quando cadiamo per la nostra debolezza, chiediamo perdono…..

Tutti siamo peccatori, tutti, ma tutti abbiamo la capacità di chiedere perdono. E Lui mai si stanca di perdonare! Avere l’umiltà di chiedere perdono: ‘Signore, non sono stato coerente qui. Perdono!’. Andare avanti nella vita con coerenza cristiana, con la testimonianza di quello che crede in Gesù Cristo, che sa che è peccatore, ma che ha il coraggio di chiedere perdono quando sbaglia e che ha tanta paura di scandalizzare. Il Signore ci dia questa grazia a tutti noi”.

Testo proveniente da Radio Vaticana 

Preghiera della sera

26 febbraio 2014

PREGHIERA PER LE MAMME

Veglia, o Regina d’amore e di dolore,

Benedici, o Maria, tutte le mamme,

Fortifica, o Maria, tutte le mamme,

Santifica, o Maria, tutte le mamme,

Veglia sulle madri addolorate.

Benedici le loro gioie e i loro dolori.

Fortificale nella loro insostituibile missione.

Santificale donando loro il Frutto del tuo seno.

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Pregare con la Chiesa , Spiegazione per bambini

26 febbraio 2014

Gesù, dopo la risurrezione  è  apparso diverse volte agli apostoli. A loro ha affidato il compito di continuare la sua missione: raccontare a tutti che Dio è un Padre buono e ci perdona, battezzare gli uomini nel nome della santissima Trinità, annunziare a tutti che dopo la morte c’è la risurrezione e la vita eterna.

A Pietro, capo degli apostoli, Gesù ha affidato la Chiesa.

I successori di Pietro, i Papi, e i successori degli apostoli, i Vescovi, sotto la guida dello Spirito Santo, insegnano agli uomini le verità necessarie da credere e donano a tutti i mezzi per andare in paradiso.

La Chiesa è il popolo di Dio che cammina verso la terra promessa: il cielo.

La Chiesa è l’unione di tutti coloro che credono in Gesù, che si amano fra loro, che si nutrono dello sesso pane eucaristico. La Chiesa è una.

La Chiesa è santificata dallo Spirito Santo che conduce ogni uomo verso il Padre. La Chiesa è santa.

La Chiesa abbraccia gli uomini di tutti i continenti, di tutte le razze, perché Dio vuole salvare tutti. La Chiesa è universale o cattolica.

La Chiesa è apostolica.

L’anno liturgico

Tutti coloro che formano la Chiesa pregano insieme, vivono insieme la stessa fede.

La Chiesa per ricordare a tutti quello che Gesù ha fatto per noi, ogni anno celebra delle feste liturgiche. Durante queste ricorrenze i cristiani rivivono insieme i momenti più mportanti della storia della salvezza.

Nel corso dell’anno liturgico la Chiesa ci presenta:

–         l’attesa della venuta del Salvatore (tempo di Avvento);

–         la nascita di Gesù (tempo di Natale);

–         la manifestazione di Gesù ai Magi (tempo di Epifania);

–         il periodo trascorso da Gesù nel deserto prima dell’inizio della sua predicazione (tempo di Quaresima);

–         la Passione, la morte e la risurrezione di Gesù (tempo di Pasqua);

–         la discesa dello Spirito Santo sopra Maria e gli apostoli (tempo di Pentecoste).

Durante l’anno liturgico vengono ricordati anche gli avvenimenti più importanti della vita della Madonna.

Anche i santi hanno la loro festa liturgica.

In queste feste liturgiche la Chiesa rivolge a Dio, a Gesù, allo Spirito Santo, a Maria e ai santi delle preghiere particolari.

Anche tu prega con la Chiesa.

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Attila, “Flagellum Dei”

26 febbraio 2014

 

Non era il “flagello di Dio”. Certo, non era nemmeno un fiorellino di campo… Ma la nomea che ha avvolto nei secoli la figura di Attila è in gran parte posticcia, o comunque non trova riscontri nei – pochissimi – documenti storici sulla sua vita in nostro possesso. Quel che ci trasmettono le scarne informazioni dei cronisti più o meno coevi a lui è l’immagine di un bravo capo barbaro, buon condottiero e accorto regnante, ma nulla che lo distingua da altri valorosi comandanti di orde in quella convulsa e plurisecolare fase di ribollimento che fu il tramonto dell’Impero romano. E, soprattutto, nulla che ne faccia un “flagello”.

La fonte pressoché unica sulla vita di Attila è lo storico bizantino Prisco di Panio, che conobbe personalmente il sovrano unno quale membro di un’ambasciata imperiale. E il ritratto che ne fa è quasi lusinghiero. Descrivendo il banchetto cui prese parte, evidenzia come il re spiccasse per morigeratezza: beveva (poco) in una coppa di legno, mangiava solo carne e non elaborate leccornie, e non indossava gioielli; il solo segno distintivo del suo status era l’eccezionale pulizia delle sue sobrie vesti.

È possibile – come evidenzia la storica franco-ungherese Edina Bozoky in Attila e gli Unni (Il Mulino, pagine 232, euro 22,00) – che il ritratto di Prisco rispondesse più a canoni letterari che a esigenze di veridicità storica. Era comune, nella storiografia antica e medievale, intessere la narrazione di elementi di giudizio politico-morale; la descrizione dei barbari – si pensi alla Germania di Tacito – assumeva spesso la funzione di far da contraltare allo stato della società “civile” coeva. Nel caso di Attila come in tanti altri, l’esaltazione della sobrietà barbarica serviva a denunciare, indirettamente, la decadenza bizantina.

Piccola Preghiera a Maria Immacolata

26 febbraio 2014

O Maria che hai condiviso tutte le amarezze del Salvatore Crocifisso, attira i tuoi figli con il profumo delle tue virtù e conducili al cielo.

Santa Caterina Laboure

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Leggere le Scritture

26 febbraio 2014

Gv 14,6

“Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Vangelo (Mc 9,41-50) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 27 Febbraio 2014) con commento comunitario

26 febbraio 2014

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,41-50) 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.
Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».

 

Questo è il Vangelo del 27 Febbraio, quello del 26 Febbraio lo potrete trovare qualche post più sotto.

28 febbraio 2013-2014. Preghiere e meditazioni con Benedetto XVI°

26 febbraio 2014

Il prossimo 28 febbraio ricorre il primo anniversario della conclusione del  Pontificato di Benedetto XVI. Da quella data, Joseph Ratzinger si è detto essere semplice pellegrino …. “Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell’umanità”…. “Anche se adesso mi ritiro, nella preghiera sono sempre vicino a tutti voi e sono sicuro che anche voi sarete vicini a me, anche se per il mondo rimango nascosto” (14 febbraio 2013)

 

La pagina biblica dell’Apocalisse, che leggiamo nella liturgia di questa Solennità, parla di una lotta tra la donna e il drago, tra il bene e il male. San Giovanni sembra riproporci le primissime pagine del libro della Genesi, che narrano la vicenda tenebrosa e drammatica del peccato di Adamo ed Eva. I nostri progenitori furono sconfitti dal maligno; nella pienezza dei tempi, Gesù, nuovo Adamo, e Maria, nuova Eva, vincono definitivamente il nemico, e questa è la gioia di questo giorno! Con la vittoria di Gesù sul male, anche la morte interiore e fisica sono sconfitte. Maria è stata la prima a prendere in braccio il Figlio di Dio, Gesù, divenuto bambino, ora è la prima ad essere accanto a Lui nella Gloria del Cielo.

Dall’Angelus nella solennità dell’Assunzione della B.V. Maria – 15 Agosto 2011 

Amore senza calcoli. Alberto Maggi

26 febbraio 2014

Una donna acquista un prezioso profumo e lo versa sul capo di Gesù. I discepoli si sdegnano – «Perché questo spreco?» – e tirano in ballo l’etica: «Perché non venderlo per molto denaro e darlo a poveri?». Ma a loro non interessano i poveri. Mirano a un’azione degna di ricompensa da parte del divino Rimuneratore. La donna, invece, dona sconsideratamente, senza legge né logica. Perché ama molto.

Domanda: dovendo annunciare il Vangelo di Gesù, quale episodio della sua vita, o quale suo insegnamento andrebbe privilegiato? Temo che molti citerebbero fatti clamorosi compiuti da Gesù -la risurrezione di Lazzaro, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la pesca miracolosa, la tempesta sedata … – in quanto segni che manifestano la potenza di Dio. Ma questo è il criterio degli uomini, non quello del Signore.

Dio è Amore e si manifesta solo attraverso gesti di amore, non di potere. Il potere occulta Dio; l’amore lo manifesta. Il potere ha bisogno di esibire segni straordinari; l’amore si mostra nell’ordinario, a volte talmente ordinario da non attrarre l’attenzione.

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Commenti all’Evangelii Gaudium (14). Javier Echevarría

26 febbraio 2014
“Giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo più che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di là di noi stessi perché raggiungiamo il nostro essere più vero. Lì sta la sorgente dell’azione evangelizzatrice. Perché, se qualcuno ha accolto questo amore che gli ridona il senso della vita, come può contenere il desiderio di comunicarlo agli altri?”. Con queste parole della Evangelii gaudium (n. 8), il Papa Francesco ci ricorda la nostra divinizzazione, cioè quell’elevazione che ci viene concessa come dono di Dio. In Cristo scopriamo chi è la persona umana e la grandezza della sua vocazione (cfr. Gaudium et spes, n.22). Dall’incontro con Gesù nasce il desiderio di condividere con gli altri la gioia che sperimentiamo noi (cfr. EG 3). Francesco ci invita a “uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” (EG 20). Infatti è motivo di preoccupazione pensare che “tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo” (EG 49). Proprio questo mi sembra uno dei grandi insegnamenti per la Chiesa contemporanea proposti dall’Esortazione apostolica.

L’«uscita» a cui il Papa ci invita esprime ciò che si denominava tradizionalmente nella Chiesa con i termini di “apostolato” ed “evangelizzazione”: attività che si contraddistinguono, tra l’altro, per l’assoluto rispetto della libertà di ciascuno, e che non hanno nulla a che vedere con l’accezione negativa del termine “proselitismo”, attribuitagli soprattutto nel XX secolo. Lo precisa il Papa al n. 14 quando afferma che “la Chiesa non cresce per proselitismo ma «per attrazione»”. La dottrina di Cristo esclude inequivocabilmente qualsiasi atteggiamento irrispettoso della libertà altrui e chiuso alla dignità della persona. Dio vuole essere amato nella verità, il che presuppone una scelta libera. Ogni vocazione è una storia d’amore e un incontro tra due libertà: la chiamata di Dio e la risposta dell’uomo.

Qualsiasi coazione, fisica o morale, è incompatibile con la dignità umana e con il messaggio evangelico. Il cardinale Bergoglio ha sempre messo in guardia da quelle sètte che, con il denaro, con promesse materiali o con mezzi poco chiari, cercano di arruolare persone, magari in condizioni precarie, sfruttando una sete di Dio, che forse noi cristiani non sempre siamo stati capaci di cogliere.

La chiave risolutiva, che caratterizza l’atteggiamento autenticamente cristiano, è l’Amore. Papa Francesco adopera parole e compie gesti evangelici da cui esso traspare: “invito” (EG 3, 18, 33, 108), “insisto” (EG 3); parla di un “cuore traboccante” (EG 5) e incoraggia ad entrare “in questo fiume di gioia” (EG 5) costituito dalla comunità cristiana; spinge a non mettere condizioni non necessarie per ricevere il battesimo o il sacramento della confermazione.

Recentemente, all’Angelus, Francesco faceva considerare la possibilità che Cristo stesse passando in mezzo a coloro che lo stavano ascoltando in piazza San Pietro.
«Entrare»: Gesù Cristo rimproverò aspramente gli scribi e i farisei: “Non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare” (Mt 23,13). Lasciar entrare, permettere che si entri, invitare a entrare: la forza che attrae – diceva san Josemaría Escrivá – consiste nella “abbondanza di luce”, la simpatia umana, la preghiera e il sacrificio personale, la presenza di Cristo nel cristiano: “L’amore vero è un uscire da se stessi, è un darsi” (È Gesù che passa, 43). È questo il senso dell’apostolato cristiano, il senso originario del termine proselitismo, come è stato inteso tradizionalmente nella Chiesa, prendendolo dall’ebraismo. Lacordaire adoperava questa formula lapidaria: “Come non esiste un cristiano senza amore, nemmeno esiste un cristiano senza proselitismo”.

L’apostolato da persona a persona richiede di dedicare del tempo al prossimo, e non ha altra forza se non quella della preghiera, della pazienza caritatevole, della comprensione, dell’amicizia, dell’amore per la libertà. Presuppone di uscire da se stessi per preoccuparsi degli altri e condividere con loro quanto di più vero, di più buono e di più bello si possiede: la nostra vocazione cristiana. Una conversazione “sempre rispettosa e gentile”; “il primo momento consiste in un dialogo personale, in cui l’altra persona si esprime e condivide le sue gioie, le sue speranze, le preoc-cupazioni per i suoi cari e tante cose che riempiono il suo cuore” (EG 128).  Il “seguimi” di Cristo, lungi dal forzare, rispettava la libertà di ognuno. Lo manifesta in modo tristemente eloquente il dialogo con il giovane ricco. Ed oggi? Francesco sottolinea che “quando abbiamo più bisogno di un dinamismo missionario che porti sale e luce al mondo, molti laici temono che qualcuno li inviti a realizzare qualche compito apostolico, e cercano di fuggire da qualsiasi impegno che possa togliere loro il tempo libero” (EG 81).

La luce del Vangelo è “luce che attrae” (EG 100) perché è la legge dell’amore che ci invita a fare il bene (EG 100-101). Vedendo le opere buone del cristiano, il prossimo si sente portato a dar gloria a Dio (cf. Mt 5,16): scoprire e lodare l’ineffabile amore di Dio, cioè una luce divina e non semplicemente umana. In questo senso, l’apostolato – il santo zelo per le anime – dà testimonianza della luce, come dice Giovanni (1,7), dà abbondanza di luce, senza la benché minima ombra d’imposizione, con grande delicatezza, perché Dio vuole soltanto amore, e perciò agisce con mitezza: con vigore e benignità (cf. Sap 8,1). Nel Messaggio per la XX Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (2 febbraio 1983) il beato Giovanni Paolo II affermava: “Non deve esistere nessun timore nel proporre direttamente ad una persona giovane o meno giovane le chiamate del Signore. E’ un atto di stima e di fiducia. Può essere un momento di luce e di grazia”.

“Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri” (Fil 2, 3-4). Proprio la ricerca del bene altrui porta a condividere l’amore di Gesù, facendo propri i sentimenti del Signore, proiettati verso il futuro della Chiesa, in quanto suo Corpo di cui tutti noi siamo membra. L’eventuale timidezza, che potrebbe derivare da una mancanza di fede e di umiltà, si supera con la luce di Cristo che ogni cristiano trasmette. Quale luce? Benedetto XVI concludeva la sua prima enciclica con queste parole: l’amore “è la luce – in fondo l’unica – che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire. L’amore è possibile, e noi siamo in grado di praticarlo perché creati ad immagine di Dio. Vivere l’amore e in questo modo far entrare la luce di Dio nel mondo” (Deus caritas est, 39). In perfetta continuità, Francesco puntualizza nella sua prima enciclica che “il movimento di amore tra il Padre e il Figlio nello Spirito ha percorso la nostra storia; Cristo ci attira a Sé per poterci salvare (cf Gv 12, 32)” (Lumen fidei, 59). Agli antipodi di un malinteso proselitismo che non rispetta la persona, c’è l’apostolato inteso come attrazione, cioè la proposta, trasparente e rispettosa, di una dedizione generosa – quella a cui appunto si riferisce il Papa – che racchiude una testimonianza pienamente consapevole della libertà e della dignità della persona e rende partecipe il cuore del cristiano dell’amore divino e umano di Gesù. Un cuore che non può soffocare il proprio slancio di comunicare la gioia del Vangelo.

 

Javier Echevarría, prelato dell’Opus Dei

Confidare

26 febbraio 2014

(Antonia Pozzi, Parole)

Ho tanta fede in te.

Mi sembra che saprei aspettare

la tua voce in silenzio,

per secoli di oscurità.

Tu sai tutti i segreti,

come il sole: potresti far fiorire

i gerani e la zàgara selvaggia

sul fondo delle cave di pietra,

delle prigioni leggendarie.

Ho tanta fede in te.

Son quieta come l’arabo avvolto

nel barracano bianco,

che ascolta Dio

maturargli l’orzo intorno alla casa.

Video sulle risposte di Benedetto XVI° a “La Stampa” sulla sua rinuncia al ministero petrino

26 febbraio 2014

da Vatican Insider, articolo di A. Tornielli

«Non c’è il minimo dubbio circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino» e le «speculazioni» in proposito sono «semplicemente assurde». Joseph Ratzinger non è stato costretto a dimettersi, non l’ha fatto a seguito di pressioni o complotti: la sua rinuncia è valida e oggi nella Chiesa non esiste alcuna «diarchia», nessun doppio governo. C’è un Papa regnante nel pieno delle sue funzioni, Francesco, e un emerito che ha come «unico e ultimo scopo» delle sue giornate quello di pregare per il suo successore.

Dal monastero «Mater Ecclesiae» dentro le mura vaticane, il Papa emerito Benedetto XVI ha preso carta e penna per stroncare le interpretazioni sul suo storico gesto di un anno fa, rilanciate da diversi media e sul web in occasione del primo anniversario della rinuncia. Lo ha fatto rispondendo personalmente a una lettera con alcune domande che gli avevamo inviato nei giorni scorsi, dopo aver letto alcuni commenti sulla stampa italiana e internazionale riguardanti le sue dimissioni. In modo sintetico ma precisissimo, Ratzinger ha risposto, smentendo i presunti retroscena segreti della rinuncia e invitando a non caricare di significati impropri alcune scelte da lui compiute, come quella di mantenere l’abito bianco anche dopo aver lasciato il ministero di vescovo di Roma.

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