Archive for marzo 2014

Discorso di papa Francesco al Capitolo Generale dei Salesiani

31 marzo 2014

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL CAPITOLO GENERALE DELLA
SOCIETÀ SALESIANA DI SAN GIOVANNI BOSCO (SALESIANI)

Sala Clementina
Lunedì, 31 marzo 2014

 

Cari fratelli,

siate i benvenuti! Ringrazio Don Angelo per le sue parole. A lui e al nuovo Consiglio Generale auguro di saper servire guidando, accompagnando e sostenendo la Congregazione salesiana nel suo cammino. Lo Spirito Santo vi aiuti a cogliere le attese e le sfide del nostro tempo, specialmente dei giovani, e a interpretarle alla luce del Vangelo e del vostro carisma.

Immagino che durante il Capitolo – che aveva come tema “Testimoni della radicalità evangelica” – abbiate avuto sempre davanti a voi Don Bosco e i giovani; e Don Bosco con il suo motto: “Da mihi animas, cetera tolle”. Lui rafforzava questo programma con altri due elementi: lavoro e temperanza. Io ricordo che nel collegio era vietato fare la siesta!… Temperanza! Ai salesiani e a noi! «Il lavoro e la temperanza – diceva – faranno fiorire la Congregazione». Quando si pensa a lavorare per il bene delle anime, si supera la tentazione della mondanità spirituale, non si cercano altre cose, ma solo Dio e il suo Regno. Temperanza poi è senso della misura, accontentarsi, essere semplici. La povertà di Don Bosco e di mamma Margherita ispiri ad ogni salesiano e ad ogni vostra comunità una vita essenziale e austera, vicinanza ai poveri, trasparenza e responsabilità nella gestione dei beni.

1. L’evangelizzazione dei giovani è la missione che lo Spirito Santo vi ha affidato nella Chiesa. Essa è strettamente congiunta con la loro educazione: il cammino di fede si innesta in quello di crescita e il Vangelo arricchisce anche la maturazione umana. Occorre preparare i giovani a lavorare nella società secondo lo spirito del Vangelo, come operatori di giustizia e di pace, e a vivere da protagonisti nella Chiesa. Per questo voi vi avvalete dei necessari approfondimenti e aggiornamenti pedagogici e culturali, per rispondere all’attuale emergenza educativa. L’esperienza di Don Bosco e il suo “sistema preventivo” vi sostengano sempre nell’impegno a vivere con i giovani. La presenza in mezzo a loro si distingua per quella tenerezza che Don Bosco ha chiamato amorevolezza, sperimentando anche nuovi linguaggi, ma ben sapendo che quello del cuore è il linguaggio fondamentale per avvicinarsi e diventare loro amici.

(more…)

Preghiera della sera

31 marzo 2014

PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO

O Padre,

che esaudisci sempre la voce dei tuoi figli,

ricevi il nostro umile ringraziamento,

e fa’ che in una vita serena

e libera dalle insidie del male,

lavoriamo con rinnovata fiducia

all’edificazione del tuo regno.

(more…)

La Consacrazione alla Santissima Vergine, Quarta Parte

31 marzo 2014

 

La Consacrazione apre i nostri occhi interiori

Tratto da ( diverse omelie del Padre Theodossios Maria della Croce)

 

      Quando un’anima si consacra totalmente alla Santissima Vergine, può accadere che debba affrontare molte prove, ma ritroverà sempre davanti a sé un aiuto, un’assistenza di Dio.

    E quando l’anima si consacra con tutto il cuore, accade allora un grande miracolo. E’ come se nella vita di questa persona altri occhi si aprissero, un altro udito, un altro tatto: tutte le cose, le parole, le immagini e tutte le sensazioni fisiche (il caldo, il freddo…) hanno un altro aspetto e un’altra influenza. Attraverso le stesse cose, le stesse immagini, gli stessi volti e i medesimi suoni, l’uomo percepisce, sente un altro canto, un’altra immagine, un altro sogno, un’altra speranza. Una gioia misteriosa riempie la sua anima.E talvolta, quando è sola, l’anima sente il bisogno di inginocchiarsi e di abbracciare le pietre e il suolo stesso per riconoscenza al Signore.
    Continua….

La liturgia del giorno: Salmo 30(29)

31 marzo 2014

 MA IL MATTINO RIDONA LA GIOIA

Basta che l’alba appena sorrida
e subito qual fumo è dissolta la notte,
e il giorno si alza sovrano sul mondo:
così, è così del tuo volto, Signore.
Nel gioco alterno di gioia e pianto
sono i nostri giorni, Signore,
secondo che il tuo volto appare e dispare…

 

 

2 Signore, ti voglio esaltare:
salvo mi traesti dal pozzo,
ne lasciasti i nemici beffarsi di me.

3 Signore, mio Dio, ho gridato
e subito tu mi hai guarito.

4 Dal regno buio dei morti
mi hai fatto, Signore,
risalire alla luce:
quando stavo per scendere la fossa
hai voluto ridarmi la vita.

5 Componete salmi al Signore, o fedeli,
evocate la santa memoria:

6 la sua collera dura un istante,
l’amore suo tutta la vita.
s’allunga e perdura il pianto la notte
ma il mattino ridona la gioia.

7 Nella mia fortuna dicevo:
nulla mai mi potrà turbare.

8 Come un monte stabile e forte
l’mi aveva reso la tua grazia, Signore;
ma bastò che appena mi celassi il volto
che subito io mi sentissi un perduto.

9 È a te, Signore, che elevo il mio grido,
è da te, mio Signore Iddio,
che imploro pietà.

10 Forse ti giova versare il mio sangue,
farmi scendere giù nella fossa?
Potrà forse lodarti la polvere,
potrà mai cantare al tuo nome?

11 Signore, ascolta e abbi pietà,
sii tu la mia forza, Signore.

12 Hai mutato il mio pianto in danza,
il mio sacco in vesti di gioia:

13 perchè il mio cuore ti possa cantare,
cantare inni senza mai fine:
lodarti per sempre Signore, mio Dio.

Cinque strofe di ringraziamento tutte ritmate su una serie di contrasti, vita-morte (vv .2-4), pianto-gioia (vv. 5-6), stabilità-vacillare (vv. 7-9), vita-morte (vv. 10-11), pianto-gioia (vv. 12-13): è questa la struttura del Salmo 30, un canto di gioia dopo che si è provato il sapore amaro del dolore e della morte. Infatti, anche se la lirica sembra oscillare continuamente tra due estremi antitetici, l’accento finale è posto sulla vita, sulla gioia, sulla stabilità. E le ultime battute dimenticano le sere fatte di lacrime e si aprono ad un mattino di luce mentre sulle labbra del poeta affiora un inno entusiastico e «danzante» alla pace che Dio sostituisce all’amarezza nel cuore di chi spera. S. Agostino ha applicato il salmo al Cristo che dal «sacco di lutto della passione e della morte» (vedi il v. 12) è passato alle vesti splendenti della gioia pasquale.

Dossologia

Grazie, o Padre, perchè non lasciasti
il tuo Figlio in balia della morte:
noi abbiamo uguale speranza
d’esser liberi e vivere sempre.

Preghiera

Signore, se tristezza ci reca la sera
perchè un altro giorno muore
ed è grazia grande
se abbiamo sbagliato di meno,
se meno di ieri abbiamo peccato;
gioia ancora più grande ci ridoni il sorgere del sole,
perchè siamo ancora vivi,
perchè abbiamo superato la notte,
perchè possiamo ancora operare e fare giustizia;
nella fiducia di non tradirti più,
e finalmente godere del tuo riposo
alla fine dei giorni.
Amen.

UOMINI, SE VOLETE

Uomini, se volete una goccia
almeno di gioia,
alzatevi di buon mattino,
guardate la faccia nuova della terra.
La gioia è una stilla di rugiada
che il sole disperderà…

…………………………………………………………………………………………

David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

 

 

Tweet del Papa

31 marzo 2014

La Quaresima è il tempo per cambiare rotta, per reagire di fronte al male e alla miseria. (more…)

Periodo di Quaresima : Passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo

31 marzo 2014

La misericordia di Dio

(Sant’ Agostino, discorso 207,1)

Poteva esserci misericordia verso di noi infelici maggiore di quella che indusse il Creatore del cielo a scendere dal cielo e il Creatore della terra a rivestirsi di un corpo mortale?
…Quella stessa misericordia indusse il Signore del mondo a rivestirsi della natura di servo, di modo che
pur essendo pane avesse fame,
pur essendo la sazietà piena avesse sete,
pur essendo la potenza divenisse debole,
pur essendo la salvezza venisse ferito,
pur essendo vita potesse morire.

(more…)

Leggere le Scritture

31 marzo 2014

Is 55

1 O voi tutti assetati venite all’acqua,
chi non ha denaro venga ugualmente;
comprate e mangiate senza denaro
e, senza spesa, vino e latte.
2 Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro patrimonio per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
3 Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e voi vivrete.

Vangelo (Gv 5,1-16) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 1 Aprile 2014) con commento comunitario

31 marzo 2014

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,1-16)

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi la tua barella e cammina». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: Prendi e cammina?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Questo è il Vangelo del 1 Aprile, quello del 31 Marzo lo potrete trovare qualche post più sotto

Programma del Pellegrinaggio di papa Francesco in Terra Santa. 24-26 maggio 2014

31 marzo 2014

 

PROGRAMMA

Trasmissioni video in diretta dal CTV
(Centro Televisivo Vaticano)

Vatican Player

Sabato 24 maggio 2014

(more…)

Pietro Antonio La Rocca. Mamma

31 marzo 2014

 

 

Mamma, la vita mi hai donato

e sempre mi hai protetto e amato.

Mi hai seguito passo passo,

non lasciandomi nemmeno per un passo.

Quanti sacrifici hai fatto per me

ed io sono grato a te.

Cercherò di non deluderti mai,

percorrerò sempre la giusta via,

che mi hai insegnato con maestria.

Ora mi hai lasciato,

per tornare in quel cielo stellato

e son sicuro che da lassù,

mi amerai e proteggerai sempre di più.

 

PIETRO ANTONIO LA ROCCA

 

Discorso del papa al Movimento Apostolico Ciechi e alla piccola missione per i sordomuti

31 marzo 2014

Aula Paolo VI
Sabato, 29 marzo 2014

Video

Cari fratelli e sorelle, benvenuti!

Saluto il Movimento Apostolico Ciechi, che ha promosso questo incontro in occasione delle sue Giornate della Condivisione; e saluto la Piccola Missione per i Sordomuti, che ha coinvolto molte realtà dei sordi in Italia. Ringrazio per le parole rivolte dai due responsabili; ed estendo il mio saluto ai membri dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti che partecipano a questo incontro.

Vorrei fare con voi una breve riflessione a partire dal tema “Testimoni del Vangelo per una cultura dell’incontro”.

La prima cosa che osservo è che questa espressione termina con la parola “incontro”, ma all’inizio presuppone un altro incontro, quello con Gesù Cristo. In effetti, per essere testimoni del Vangelo, bisogna aver incontrato Lui, Gesù. Chi lo conosce veramente, diventa suo testimone. Come la Samaritana – abbiamo letto domenica scorsa –: quella donna incontra Gesù, parla con Lui, e la sua vita cambia; lei torna dalla sua gente e dice: “Venite a vedere uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto, forse è il Messia!” (cfr Gv 4,29).

Testimone del Vangelo è uno che ha incontrato Gesù Cristo, che lo ha conosciuto, o meglio, si è sentito conosciuto da Lui, riconosciuto, rispettato, amato, perdonato, e questo incontro lo ha toccato in profondità, lo ha riempito di una gioia nuova, un nuovo significato per la vita. E questo traspare, si comunica, si trasmette agli altri.

Ho ricordato la Samaritana perché è un esempio chiaro del tipo di persone che Gesù amava incontrare, per fare di loro dei testimoni: persone emarginate, escluse, disprezzate. La samaritana lo era in quanto donna e in quanto samaritana, perché i samaritani erano molto disprezzati dai giudei. Ma pensiamo a tanti che Gesù ha voluto incontrare, soprattutto persone segnate dalla malattia e dalla disabilità, per guarirle e restituirle alla piena dignità. E’ molto importante che proprio queste persone diventano testimoni di un nuovo atteggiamento, che possiamo chiamare cultura dell’incontro. Esempio tipico è la figura del cieco nato, che ci verrà ripresentata domani, nel Vangelo della Messa (Gv 9,1-41).

Quell’uomo era cieco dalla nascita ed era emarginato in nome di una falsa concezione che lo riteneva colpito da una punizione divina. Gesù rifiuta radicalmente questo modo di pensare – che è un modo veramente blasfemo! – e compie per il cieco “l’opera di Dio”, dandogli la vista. Ma la cosa notevole è che quest’uomo, a partire da ciò che gli è accaduto, diventa testimone di Gesù e della sua opera, che è l’opera di Dio, della vita, dell’amore, della misericordia. Mentre i capi dei farisei, dall’alto della loro sicurezza, giudicano sia lui che Gesù come “peccatori”, il cieco guarito, con semplicità disarmante, difende Gesù e alla fine professa la fede in Lui, e condivide anche la sua sorte: Gesù viene escluso, e anche lui viene escluso. Ma in realtà, quell’uomo è entrato a far parte della nuova comunità, basata sulla fede in Gesù e sull’amore fraterno.

Ecco due culture opposte. La cultura dell’incontro e la cultura dell’esclusione, la cultura del pregiudizio, perché si pregiudica e si esclude. La persona malata o disabile, proprio a partire dalla sua fragilità, dal suo limite, può diventare testimone dell’incontro: l’incontro con Gesù, che apre alla vita e alla fede, e l’incontro con gli altri, con la comunità. In effetti, solo chi riconosce la propria fragilità, il proprio limite può costruire relazioni fraterne e solidali, nella Chiesa e nella società.

Cari amici, vi ringrazio di essere venuti e vi incoraggio ad andare avanti su questa strada, in cui già camminate. Voi del Movimento Apostolico Ciechi, facendo fruttificare il carisma di Maria Motta, donna piena di fede e di spirito apostolico. E voi della Piccola Missione per i Sordomuti, nella scia dal venerabile Don Giuseppe Gualandi. E tutti voi, qui presenti, lasciatevi incontrare da Gesù: solo Lui conosce veramente il cuore dell’uomo, solo Lui può liberarlo dalla chiusura e dal pessimismo sterile e aprirlo alla vita e alla speranza.


Parole pronunciate dal Santo Padre prima di impartire la Benedizione Apostolica ai presenti:

E adesso guardiamo la Madonna. In Lei è stato grande il primo incontro: l’incontro tra Dio e l’umanità. Chiediamo alla Madonna che ci aiuti ad andare avanti in questa cultura dell’incontro. E la preghiamo con l’Ave Maria.

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: Beato Bonaventura (Tornielli) da Forlì, Sacerdote servita

31 marzo 2014

 

BEATO BONAVENTURA (TORNIELLI) DA FORLI’,

SACERDOTE SERVITA

31 marzo

 

Forlì, 1411 – Udine, 31 marzo 1491

Bonaventura Tornielli, o di Forlì, fu predicatore apostolico ai tempi di Papa Sisto IV. E l’annuncio della Parola divina per mezzo della parola umana fu la sua attività principale, nella quale insistette soprattutto sul tema della penitenza. Era nato nel 1411 nel capoluogo romagnolo e a 37 anni, nel 1448, entrò nell’ordine dei Servi di Maria (di cui fu poi vicario) e divenne un valente biblista. Nonostante amasse silenzio e contemplazione era un oratore eccezionale. Mise a frutto questo suo dono, animando missioni in tutta Italia. Lo fece fino alla morte, che lo colse ottantenne a Udine – dove predicava per la Quaresima – il 31 marzo del 1491. Pio X ne ha confermato il culto nel 1911.

Martirologio Romano: A Udine, beato Bonaventura da Forlì, sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria, che in diverse regioni d’Italia con la predicazione esortò il popolo alla penitenza e morì ottuagenario mentre era intento a predicare un quaresimale.

(more…)

Perchè nel mondo esistono i deserti,Racconti per bambini

31 marzo 2014

Quando i piccoli marocchini guardano l’immensa distesa di sabbia e pietre del Sahara che assedia i loro paesi, i loro nonni raccontano questa curiosa leggenda.

Che ci crediate o no, al tempo dei tempi, la terra intera era verde e fresca come una foglia appena spuntata: mille ruscelli correvano tra l’erba, e fichi, aranci, cedri e datteri crescevano insieme sullo stesso ramo; il leone giocava con l’agnello e le tribù degli uomini vivevano in pace e non sapevano cose fosse il male.

All’inizio dei tempi, il Signore aveva detto agli uomini:

“Questo giardino fiorito è tutto vostro, e vostri sono i suoi frutti.

Badate però, che a ogni azione malvagia io lascerò cadere sulla terra un granello di sabbia, e un giorno gli alberi verdi e l’acqua fresca potrebbero scomparire per non tornare mai più”.

 Per molto tempo il suo monito venne obbedito e ricordato, finchè un giorno due beduini litigarono per il possesso di un cammello, e appena la prima parola cattiva fu pronunciata il Signore gettò al suolo un grano di sabbia, così minuscolo e leggero che nessuno se ne accorse.

  (more…)

Preghiera del mattino: Sacro Manto in Onore di San Giuseppe

31 marzo 2014

Da recitarsi per tutto il mese di Marzo)

Trentunesimo  giorno

https://gpcentofanti.wordpress.com/2014/03/05/preghiera-del-mattino-sacro-manto-di-san-giuseppe/?preview=true&preview_id=58912&preview_nonce=176c01611b

**************************************************

Pensiero del giorno

Beato il grembo che ti ha portato,  e il seno che ti ha nutrito.

Sì, ma soprattutto beato chi ascolta e custodisce la parola di Dio.
(Antifona Al Magnificat, Vespri)

Centro studi biblici

31 marzo 2014

http://www.studibiblici.it/

Vita nello Spirito

31 marzo 2014

Cristo consacra l’eucaristia (Juan de Juanes), Valencia

Gesù ci accoglie alla sua Cena pur sapendo che siamo e saremo fragili, forse potremo tradirlo, potremo fuggire, ma nonostante questo Gesù spezza il pane per noi, perché anche noi sappiamo fare così con gli altri.

(more…)

Omelia feriale quotidiana a s. Marta. Testo e videoregistrazione

31 marzo 2014

31 marzo 2014

Is 65,17-21   Sal 29   Gv 4,43-54

Franciscus - miserando atque eligendo

 

 I CRISTIANI FERMI, QUELLI CHE SBAGLIANO STRADA, GLI ERRANTI

Ci sono cristiani che si fidano delle promesse di Dio e le seguono lungo l’arco della vita.

Poi vi sono altri la cui vita di fede ristagna e altri ancora convinti di progredire e che invece fanno solo del turismo esistenziale.

Ci sono tre categorie di credenti, accomunate dal sapere che la vita cristiana è un itinerario ma divergenti nel modo di percorrerlo o non percorrerlo affatto…..

Anzitutto Dio sempre prima di chiedere qualcosa, promette. La sua promessa è quella di una vita nuova e di una vita di gioia. Qui, c’è il fondamento principale della virtù della speranza: fidarsi delle promesse di Dio – sapendo che Lui mai le delude – e c’è l’essenza della vita cristiana, cioè camminare verso le promesse. Poi ci sono anche altri cristiani che hanno la tentazione di fermarsi….

Tanti cristiani fermi! Ne abbiamo tanti dietro che hanno una debole speranza. Sì, credono che ci sarà il Cielo e tutto andrà bene. Sta bene che lo credano, ma non lo cercano! Compiono i comandamenti, i precetti: tutto, tutto… Ma sono fermi. Il Signore non può fare di loro lievito nel suo popolo, perché non camminano. E questo è un problema: i fermi.

Poi, ci sono altri fra loro e noi, che sbagliano la strada: tutti noi alcune volte abbiamo sbagliato la strada, quello lo sappiamo. Il problema non è sbagliare di strada; il problema è non tornare quando uno si accorge che ha sbagliato.

Il modello di chi crede e segue ciò che la fede gli indica è il funzionario del re descritto nel Vangelo, che chiede a Gesù la guarigione per il figlio malato e non dubita un istante nel mettersi in cammino verso casa quando il Maestro gli assicura di averla ottenuta.

All’opposto di quest’uomo,  c’è invece forse il gruppo più pericoloso, in cui ci sono coloro che ingannano se stessi: quelli che camminano ma non fanno strada… Sono i cristiani erranti: girano, girano come se la vita fosse un turismo esistenziale, senza meta, senza prendere le promesse sul serio. Quelli che girano e si ingannano, perché dicono: ‘Io cammino!’. No, tu non cammini: tu giri. Gli erranti… Invece, il Signore ci chiede di non fermarci, di non sbagliare strada e di non girare per la vita. Girare la vita… Ci chiede di guardare le promesse, di andare avanti con le promesse come quest’uomo, come quest’uomo: quell’uomo credette alla parola di Gesù! La fede ci mette in cammino verso le promesse. La fede nelle promesse di Dio.

La nostra condizione di peccatori ci fa sbagliare di strada, ma il Signore ci dà sempre la grazia di tornare….

La Quaresima è un bel tempo per pensare se io sono in cammino o se io sono troppo fermo: convertiti. O se io ho sbagliato strada: ma vai a confessarti e riprendi la strada. O se io sono un turista teologale, uno di questi che fanno il giro della vita ma mai fanno un passo avanti. E chiedo al Signore la grazia di riprendere la strada, di metterci in cammino, ma verso le promesse”.

Testo proveniente dal sito Radio Vaticana

Preghiera della sera

30 marzo 2014

Fr Miguel de Herrera. Alegorías del Sagrado Corazón de Jesús y la Santísima Trinidad (1747), oil on canvas, col. Museo Soumaya.

PREGHIERA AL SACRO CUORE DI GESU’

O cuore di Gesù, a Te raccomando in questa notte

l’anima e il corpo, affinché dolcemente in Te riposino.

E poiché durante il sonno non potrò lodare il mio Dio,

Tu degnati di farlo per me, in modo che quanti saranno

i battiti del mio cuore in questa notte,

tante siano le lodi che Tu darai alla Santissima Trinità.

(more…)

Fessura – Paolo Spoladore

30 marzo 2014

Non esiste nulla sulla terra che per quanto perfetto e forte prima o poi non mostri una breccia. Tutto nella vita prima o poi conosce uno squarcio, una crepa, una rottura, un varco, una fenditura, una fessura.
Fenditure sulle rocce delle montagne, tra i ghiacciai perenni, crepe sui muri delle case e sulle strade, crepe sui vasi, squarci sui tessuti, falle e buchi sulle strutture di acciaio e ferro. Accadono spaccature tra amanti, crepe di fiducia tra amici, screpolature sentimentali, incrinature affettive, brecce nelle comunità. Ma solo la nostra paura ci fa vivere nell’inganno ogni fessura e breccia della vita, ce la fa vivere come un fallimento, una sfortuna, una disgrazia. E’ vero che ogni fessura rende meno perfetto ciò che dovrebbe essere perfetto ai nostri occhi, ma al tempo stesso ogni fessura e breccia guardata con gli occhi dell’amore è un lasciapassare di luce, sempre. La breccia su un muro rende imperfetto il muro, ma fa vedere oltre il muro luce, strade e mondi. La vera saggezza nasce sempre da qualche breccia di sofferenza e di imperfezione che, se accettata, vissuta e amata come un’occasione per un profondo mutamento interiore, diventa breccia e fessura di nuova luce e serenità. La fessura è un punto pregiato di luce e di illuminazione dove l’occhio e la mente spesso vedono solo una crepa e un punto debole. Ogni fessura è uno spiraglio che la vita stessa si concede per concederci vita e luce.

da “Il Bel Pastore – Riflessioni sul Vangelo”, Paolo Spoladore

 

Parole per l’anima, nelle diverse circostanze della nostra vita:Quando gli amici ti deludono

30 marzo 2014

 

Matteo 5

Il sale della terra; la luce del mondo

«Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. 14 Voi siete la luce del mondo.

(more…)

Periodo di Quaresima: Passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo

30 marzo 2014

Vivere la Pasqua

Se la pianta non si orienta verso la luce, appassisce. Se il cristiano rifiuta di guardare la luce, se si ostina a guardare solo le tenebre, cammina verso una morte lenta; non può crescere né costruirsi in Cristo. A poco a poco Cristo trasforma e trasfigura tutte le forze ribelli e contraddittorie che ci sono dentro di noi… Piangere sulla nostra ferita ci trasformerebbe in uno strazio, in una forza che aggredisce con violenza noi stessi e gli altri, soprattutto chi ci è più vicino.

(more…)

Leggere le Scritture

30 marzo 2014

Tre cose soprattutto rientrano nelle pratiche religiose: la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Infatti, con la preghiera si cerca di rendere propizio Dio; con il digiuno si estingue la concupiscenza della carne; con le elemosine si redimono i peccati (Leone Magno, Sermone 12,4).

Vangelo (Gv 4,43-54) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 31 Marzo 2014) con commento comunitario

30 marzo 2014

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,43-54)

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Questo è il Vangelo del 31 Marzo, quello del 30 Marzo lo potrete trovare qualche post più sotto

Papa Francesco

30 marzo 2014

Se vuoi conoscere la tenerezza di Dio,

vai da Lui, prova e poi mi dici!

Se vuoi conoscere la tenerezza di Dio, vai da lui, prova e poi mi dici

Se vuoi conoscere la tenerezza di Dio, vai da lui, prova e poi mi dici! È quasi una sfida quella che propone Papa Francesco nella sua riflessione mattutina in Casa Santa Marta. Prendendo spunto dalle Letture del giorno Bergoglio ha allargato l’orizzonte giungendo a parlarci della tenerezza di Dio e della Sua misericordia.

Il cuore di Dio, il “cuore di nostro Padre” è un cuore misericordioso, ha spiegato Papa Francesco, è un cuore che “non si stanca” di aspettarci e di aspettarci e questo lo ha fatto “per tanti secoli” nonostante il Popolo di Dio abbia dimostrato “tanta apostasia“.

Il Pontefice ha quindi spiegato che questa storia di apostasia ha avuto inizio “da quel pomeriggio nel Paradiso terrestre” in cui “Adamo è uscito dal Paradiso con una pena“. Tuttavia, nonostante l’infedeltà dell’uomo, assieme alla pena, Dio fa anche una promessa e, a differenza dell’uomo, “Lui è fedele, il Signore è fedele alla sua promessa, perché non può rinnegare se stesso. – ha chiarito Bergoglio – È fedele. E così ha aspettato tutti noi, lungo la storia. È il Dio che ci aspetta, sempre“.

‘Ma, padre, io ho tanti peccati, non so se Lui sarà contento’. ‘Ma prova! Se tu vuoi conoscere la tenerezza di questo Padre’ ” ha quindi intercalato il Vescovo di Roma “ ‘va da Lui e prova, poi mi racconti’“. Perché Dio è “Dio che ci aspetta. Dio che aspetta e anche Dio che perdona. Non si stanca di perdonare: è il Dio della misericordia. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il perdono, ma Lui non si stanca“.

E quando torniamo nell’abbraccio del Padre si compie la promessa, quella stessa promessa fatta ad Adamo “tu fiorirai come un giglio“: “Ti farò festa” e “Si spanderanno i tuoi germogli e avrai la bellezza dell’olivo e la fragranza del Libano“.

tratto da: http://www.papafrancesco.net, il sito su Papa Francesco

La Liturgia del giorno: Salmo 23 (22)

30 marzo 2014

IL SIGNORE È IL MIO PASTORE

Dio, o pastore di costellazioni, Spirito che apri il volo agli infiniti stormi di uccelli verso i terminali delle loro migrazioni; Spirito che spiri avanti tutti i pensieri degli uomini buoni e giusti; Spirito che conduci i pellegrini dello spirito negli incantati pascoli della santità, e gli erranti riconduci da sperduti deserti sulle vie della vita, e mai desisti, Divino mendicante, di cercare la pecorella smarrita: se il vederti con gli occhi del corpo è di troppo in questa valle oscura, che almeno sempre oda i tuoi passi mentre mi cammini accanto, o Compagno di traversata; e ciò sia a tua gloria più ancora che il prestarti a guidare le stelle nella notte. Amen.

 

 

1 I1 Signore è il mio pastore:
nulla manca ad ogni attesa,

2 in verdissimi prati mi pasce,
mi disseta a placide acque.

3 È il ristoro dell’ anima mia,
in sentieri diritti mi guida
per amore del santo suo nome,
dietro lui mi sento sicuro.

4 Pur se andassi per valle oscura
non avrò a temere alcun male:
perché sempre mi sei vicino,
mi sostieni col tuo vincastro.

5 Quale mensa per me tu prepari
sotto gli occhi dei tuoi nemici !
Del tuo olio profumi il mio capo,
il mio calice è colmo di ebbrezza!

6 Bontà e grazia mi sono compagne
quanto dura il mio cammino:
io starò nella casa di Dio
lungo tutto il migrare dei giorni.

«Le centinaia di libri che ho letto non mi hanno procurato tanta luce e tanto conforto quanto questi versi del Salmo 23». Questa testimonianza del filosofo francese H. Bergson esprime limpidamente il fascino costante esercitato sui lettori da questa lirica studiata, amata e continuamente echeggiante nelle liturgie cristiane. Due sono le unità simboliche che reggono la poesia: la prima è quella pastorale, tanto cara alla tradizione biblica e orientale in genere (vedi Ezechiele 34 e Giovanni 10), la seconda è quella dell’ospitalità (la mensa, l’olio profumato, il calice colmo), segno di intimità. Il pastore non è solo la guida, è anche il compagno di viaggio per il quale le ore del gregge sono le sue ore, stessi i rischi, stessa la sete e la fame, identica la calura implacabile. Il pasto dell’ospitalità evoca, invece, il sacrificio di comunione nel Tempio che comprendeva un banchetto sacro con le carni della vittima immolata.

I due simboli parlano, quindi, di comunione e di intimità tra Dio e l’uomo: «sempre mi sei vicino» (v. 4) è, allora, la parola decisiva del salmo e la fiducia l’atteggiamento di fondo.

Dossologia

Grazie al Padre che ci ha benedetti
fin dall’alba del mondo nel Cristo:
nello Spirito il solo pastore
che nei cieli ci fa camminare.

Preghiera

Gesù Cristo, pastore buono, che ti sei fatto nostro compagno di cammino:
a causa delle nostre infedeltà non lasciarci mai soli, poiché ci perderemo in aridi pascoli e ci smarriremo nella valle oscura; ma continua a custodirci e a difenderci dai lupi; a nutrirci di cibi purissimi e a portarci tutti a libertà.

Amen.

…………………………………………………………………………………………

David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Leonardo Murialdo, Sacerdote

30 marzo 2014

SAN LEONARDO MURIALDO, SACERDOTE

30 marzo

 

Torino, 26 ottobre 1828 – 30 marzo 1900

Leonardo Murialdo nacque a Torino il 26 ottobre 1828 da distinta famiglia. Amico di don Bosco, nel 1850, non ancora prete, iniziò a lavorare nel primo oratorio sorto a Torino, quello dell’Angelo Custode. Il contato con i giovani poveri e sbandati della periferia torinese segnò profondamente il suo animo: ad essi dedicherà tutta la sua vita. Ordinato sacerdote nel 1851, proseguì il suo apostolato giovanile tra i ragazzi. Fu poi direttore, per incarico di don Bosco, di un altro oratorio, quello di San Luigi, finché, nel 1865, si recò a Parigi per trascorrere un anno scolastico nel celebre seminario di San Sulpizio. Qui perfezionò la sua formazione, soprattutto nella teologia morale e nel diritto canonico. Rientrato a Torino nel 1866, accettò di diventare Rettore del Collegio Artigianelli, un istituto finalizzato all’assistenza, all’educazione cristiana e alla formazione professionale dei ragazzi poveri e abbandonati. Attuò con grande fede e coraggio molteplici iniziative a livello sociale, spirituale, culturale e legislativo. Partecipò pure alla nascita e all’attività di organizzazioni operaie cattoliche. Diede vita ad una Congregazione che dedicò a san Giuseppe (Giuseppini del Murialdo) perché nello spirito dell’umile artigiano di Nazaret, educatore di Gesù, continuasse l’apostolato fra i giovani poveri. Morì a Torino il 30 marzo 1900. Fu proclamato santo da Paolo VI il 3 maggio 1970.

Etimologia: Leonardo = forte come leone, dal latino e dal tedesco

Martirologio Romano: A Torino, san Leonardo Murialdo, sacerdote, che fondò la Pia Società di San Giuseppe, perché i bambini abbandonati potessero fare l’esperienza della fede e della carità cristiana.

 

(more…)

La leggenda del pettirosso, Racconti per bambini

30 marzo 2014

C’era una volta un uccellino tutto grigio: non aveva proprio niente che attraesse l’attenzione, era proprio piccolo e bruttino.

Nessuno voleva giocare con lui.

“Chi ti credi di essere?”.

“Vai via, sei proprio brutto, non voglio giocare con te!”.

“Mi vergogno di averti vicino, stà lontano!”.

Questo gli dicevano amici e conoscenti.

L’uccellino allora volava e volava tutto solo, con il cuore pesante di solitudine e di tristezza.

 Un giorno arrivò appena fuori le mura di una grande città. Lui non sapeva che si trattava di Gerusalemme.

Proprio su una collinetta vide tre crocifissi con tre uomini. Uno solo però aveva una corona di spine conficcata nella testa.

Il suo piccolo cuore si indignò: non basta forare mani e piedi con i chiodi? Non basta lasciarlo lì a morire di dolore e di sete, come gli altri due?

Era proprio molto arrabbiato e pieno di compassione per quel Crocifisso.

Lui non sapeva che era Gesù.

(more…)

Preghiera del Mattino: Sacro Manto in Onore di San Giuseppe

30 marzo 2014

 

(Da recitarsi per tutto il mese di Marzo)

Trentesimo  giorno

https://gpcentofanti.wordpress.com/2014/03/05/preghiera-del-mattino-sacro-manto-di-san-giuseppe/?preview=true&preview_id=58912&preview_nonce=176c01611b

******************************************************

Pensiero del giorno

Generato prima di ogni creatura,

   Cristo è il re dell’universo.

( Terza Antifona, Vespri)

 

Un altro possibile punto di riferimento nella formazione di Bergoglio: Methol Ferrè

30 marzo 2014

http://www.terredamerica.com/2014/03/19/piu-attuale-che-mai
-il-geniale-pensatore-rioplatenseche-ci-ha-aiutati-pensare-cosi-di-
recente-papa-francisco-ha-ricordato-il-filosofo-uruguayano-meth
ol-ferre/

Non conosco bene questo autore, può essere che abbia aiutato positivamente, sotto certi aspetti, il futuro papa pur restando, magari, in qualche modo, nel riduttivo orientamento di un certo intellettualismo.

Angelus Domini. Video e Testo della meditazione di papa Francesco

29 marzo 2014

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno

il Vangelo odierno ci presenta l’episodio dell’uomo cieco dalla nascita, al quale Gesù dona la vista. Il lungo racconto si apre con un cieco che comincia a vedere e si chiude – è curioso questo – con dei presunti vedenti che continuano a rimanere ciechi nell’anima. Il miracolo è narrato da Giovanni in appena due versetti, perché l’evangelista vuole attirare l’attenzione non sul miracolo in sé, ma su quello che succede dopo, sulle discussioni che suscita; anche sulle chiacchiere, tante volte un’opera buona, un’opera di carità suscita chiacchiere e discussioni, perché ci sono alcuni che non vogliono vedere la verità. L’evangelista Giovanni vuol attirare l’attenzione su questo che accade anche ai nostri giorni quando si fa un’opera buona. Il cieco guarito viene prima interrogato dalla folla stupita – hanno visto il miracolo e lo interrogano -, poi dai dottori della legge; e questi interrogano anche i suoi genitori. Alla fine il cieco guarito approda alla fede, e questa è la grazia più grande che gli viene fatta da Gesù: non solo di vedere, ma di conoscere Lui, vedere Lui come «la luce del mondo» (Gv 9,5).

Mentre il cieco si avvicina gradualmente alla luce, i dottori della legge al contrario sprofondano sempre più nella loro cecità interiore. Chiusi nella loro presunzione, credono di avere già la luce; per questo non si aprono alla verità di Gesù. Essi fanno di tutto per negare l’evidenza. Mettono in dubbio l’identità dell’uomo guarito; poi negano l’azione di Dio nella guarigione, prendendo come scusa che Dio non agisce di sabato; giungono persino a dubitare che quell’uomo fosse nato cieco. La loro chiusura alla luce diventa aggressiva e sfocia nell’espulsione dal tempio dell’uomo guarito.

Il cammino del cieco invece è un percorso a tappe, che parte dalla conoscenza del nome di Gesù. Non conosce altro di Lui; infatti dice: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi» (v. 11). A seguito delle incalzanti domande dei dottori della legge, lo considera dapprima un profeta (v. 17) e poi un uomo vicino a Dio (v. 31). Dopo che è stato allontanato dal tempio, escluso dalla società, Gesù lo trova di nuovo e gli “apre gli occhi” per la seconda volta, rivelandogli la propria identità: «Io sono il Messia», così gli dice. A questo punto colui che era stato cieco esclama: «Credo, Signore!» (v. 38), e si prostra davanti a Gesù. Questo è un brano del Vangelo che fa vedere il dramma della cecità interiore di tanta gente, anche la nostra perché noi alcune volte abbiamo momenti di cecità interiore.

La nostra vita a volte è simile a quella del cieco che si è aperto alla luce, che si è aperto a Dio, che si è aperto alla suagrazia. A volte purtroppo è un po’ come quella dei dottori della legge: dall’alto del nostro orgoglio giudichiamo gli altri, e perfino il Signore! Oggi, siamo invitati ad aprirci alla luce di Cristo per portare frutto nella nostra vita, per eliminare i comportamenti che non sono cristiani; tutti noi siamo cristiani, ma tutti noi, tutti, alcune volte abbiamo comportamenti non cristiani, comportamenti che sono peccati. Dobbiamo pentirci di questo, eliminare questi comportamenti per camminare decisamente sulla via della santità. Essa ha la sua origine nel Battesimo. Anche noi infatti siamo stati “illuminati” da Cristo nel Battesimo, affinché, come ci ricorda san Paolo, possiamo comportarci come «figli della luce» (Ef 5,8), con umiltà, pazienza, misericordia. Questi dottori della legge non avevano né umiltà, né pazienza, né misericordia!

(more…)

Vita nello Spirito

29 marzo 2014

Gesù non soltanto è morto sulla Croce per nostro amore, ma nella Croce ci ha dato la vita e non c’è creatura umana sulla faccia della terra dall’inizio alla fine del mondo che non debba la sua speranza a Cristo Signore.

(more…)

Preghiera della sera

29 marzo 2014

CONSACRAZIONE DELLA COMUNITA’ PARROCCHIALE AL SACRO CUORE

Prostràti davanti al tuo Sacramento di amore, o Gesù, noi adoriamo, lodiamo, amiamo il tuo Cuore santissimo, sostanzialmente unito al Verbo di Dio.

Benediciamo e ringraziamo il tuo Cuore, dalla cui pienezza abbiamo ricevuto ogni bene.

O  Cuore del Figlio di Dio, Cuore degno di adorazione, Cuore ferito per i nostri peccati, a te noi vogliamo consacrare noi stessi e la nostra comunità parrocchiale, con tutti e singoli i membri che la compongono.

(more…)

Omelia IV domenica di quaresima, anno A

29 marzo 2014

Nella prima lettura vediamo un aspetto concreto dell’umano bisogno di luce e dell’aprirsi gradualmente alla luce.Il profeta Samuele aveva unto Saul come re di Israele e lo aveva scelto perchè uomo di imponente statura, un vero guerriero insomma.Ora Saul è venuto meno alle responsabilità di un vero re, non è stato fedele al Signore al punto che il Signore lo rigetta come sovrano.Samuele deve ungere un nuovo monarca e vediamo in lui un quasi impercettibile ma nonostante ciò profondo seme di cambiamento.Samuele non è più così sicuro delle sue valutazioni: “Certo davanti al Signore sta il suo consacrato”.Parla di una certezza ma in realtà si tratta di una domanda rivolta a Dio.Si sente ancora molto sicuro dei suoi criteri, che gli appaiono tanto ovvi e naturali, l’aspetto, l’alta statura, noi dobbiamo pensare a criteri che sembrerebbero ragionevoli a noi oggi, eppure sente il bisogno di chiedere a Dio.E il Signore ci porta allora gradualmente nel mistero di Dio e dell’uomo: la prima cosa che ci aiuta a comprendere è dunque proprio l’intuizione che lo sguardo su Dio, sull’uomo, non può fermarsi ai nostri criteri terreni ma bisogna scendere più in profondità, nell’amore, sempre più portati da Dio.Samuele nel dialogo-preghiera è sempre più spiazzato da Dio e si lascia spiazzare, perchè entrando in questo dialogo-preghiera, che sta a rappresentare e un vero e proprio cammino di conversione, egli sempre più intuisce che fidarsi dei propri ragionamenti, dei propri gusti, può condurre a grandi inganni, appunto già sperimentati, mentre la strada giusta è quella di appoggiarsi sempre più a Dio, di cercare le sue vie, i suoi criteri, per scegliere.E’ bello vedere che Samuele ad un certo punto si trova in una situazione nella quale sembra che non vi sia nessun eletto di Dio.Ma continuando ad affidarsi a Dio non forza la mano inventandosi riposte ad hoc come si potrebbe essere tentati quando ci si aspetta un aiuto da Dio.Samuele ammette anche davanti a Iesse che nonostante la promessa che Dio gli ha fatto nessuno di quei suoi figli è il prescelto.Cosa conduce Samuele prima a mettersi sempre più in discussione e poi anche ad accettare questa apparente sconfessione delle sue stesse parole? Il segreto di ciò lo vediamo all’inizio del brano che abbiamo letto.”In quei giorni il Signore disse a Samuele: Riempi di olio il tuo corno e parti”.Samuele non si muove più, non parla nel nome di Dio, parlare simboleggiato dal corno, senza l’olio, senza la grazia di Dio accolta nel cuore, nelle parole appunto, nella vita concreta.E’ così in questa fiducia che Samuele intuisce che forse allora vi è ancora qualche figlio dimenticato, non considerato, tra i discendenti di Iesse.E così si scopre che mancava il più piccolo, nemmeno convocato per quella elezione perchè considerato troppo piccolo per poter divenire re.Un criterio naturalisssimo terrenamente, che non toglieva nulla all’amore di Iesse per Davide, ma non corrispondente ai criteri di Dio.E’ bello dunque vedere che i criteri di Dio aprono orizzonti nuovi anche nello sguardo sull’essere umano, nuovi orizzonti di fiducia, di speranza sulle possibilità dell’uomo, delle cose che vive, nel Signore.Samuele ora non oppone alcuna resistenza, nemmeno obietta qualcosa a Dio, si fida di lui e al comando del Signore unge il giovanetto.Da quel giorno in poi, dice il testo, lo spirito del Signore irruppe su Davide.Davide si muoverà, tendenzialmente, portato per mano da Dio e non dalle proprie forze.Allora questa lettura ci aiuta a riflettere, ad es., su quanto sia importante intuire come è fondamentale cercare le vere vie della nostra vita, della nostra vocazione.Come è diverso scegliere la propria moglie, il proprio lavoro, i propri amici, istintivamente o invece intuendo anche in relazione a ciò l’importanza di una maturazione nel bene, di lasciarsi aiutare in questa crescita, anche da persone mature.Come in questa maturazione si può poi passare da un bene umano vissuto, crescita già bella e importante, ad una crescita più attenta nella fede e poi ad una crescita anche comunitaria e poi anche col padre spirituale, etc..Una maturazione che rinnova i miei sguardi, i miei discernimenti, che mi porta gradualmente nella rivoluzione copernicana del passare dal decidere ogni cosa in base a quello che penso io, ai miei gusti istintivi, al cercare sempre più le vie del bene, piene di mille cose vitali, decisive, per nulla scontate, da scoprire, e poi, ancora crescendo, sempre più la volontà di Dio, i suoi criteri, le vie attraverso le quali manifesta tutto ciò.Talora con stupore, con grande stupore, posso scoprire che Dio mi aiuta a compiere scelte più umane, che mi aiutano a costruire una mia umanità sempre più solida anche nelle difficoltà, capisco che magari talora addirittura in nome di Dio stavo costruendo in realtà con criteri solo terreni, fragili, caduchi.Davanti a me prepari una mensa, ungi di olio il mio capo, il mio calice trabocca.Intuisco gradualmente che anche le mie oscurità, sofferenze, sono state permesse perchè in me siano manifestate le opere di Dio, perchè anche attraverso tali prove io possa scoprire il bisogno di cercare la luce del bene, della vita, invece di dare la vita per scontata, senza bisogno di vissuta ricerca, di dialogo, di confronto, anche proprio sui miei discernimenti nelle situazioni della mia vita e poi ancora più chiaramente possa scoprire il bisogno dello Spirito, della grazia, nella quale costruire una vita rinnovata, finalmente trovando la via di una vita libera, serena, leggera.La via non della legge che può essere, ad es., la legge delle apparenze terrene o una legge variamente moralistica ma la via libera, liberante, nuova, dell’amore, della grazia.Come è importante parlare con un padre spirituale sperimentato e sereno per discernere ciò e non impelagarmi negli schemi, nelle apparenti leggi, nelle attese altrui, negli stessi modelli astratti che mi posso essere fatto di me stesso, degli altri,  del bene, etc., perdendomi in realtà, talora, in astrazioni disumane.I tecnicismi psicologistici sono risposte parziali invece la via per trovare risposte autentiche è spirituale e umana insieme: il vangelo di oggi ci dice che le risposte alla ricerca della mia strada,  ai problemi che vivo lungo questa strada si trovano gradualmente aprendosi ad un percorso di crescita.Qui posso segnalare che nella Chiesa si sta sempre più scoprendo una novità: la serena crescita spirituale e umana, in Cristo, Dio e uomo.Chiunque ha cercato risposte a tavolino ha sperimentato che possono aiutare ma non bastano: dialogo e vita, ricerca e vita concreta e poi ancora più profondamente Parola di Dio e vita, non esistono soluzioni magiche, senza coinvolgimento, la proposta seria è quella di aprirsi un percorso di crescita integrale.Divento gradualmente una persona nuova.Alcuni, dell’ex cieco, dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».Sono le parole di Javhè, Io sono, le parole di Cristo, le parole di ogni uomo che solo nell’amore, in Cristo, gradualmente trova il vero sé stesso, la vera via della propria vita, della propria vocazione, nel profondo libera, leggera, liberata.

La Consacrazione alla Santissima Vergine, Terza Parte

29 marzo 2014

Che cosa significa: “Io mi consacro”

Tratto da : (Da diverse omelie del Padre Theodossios Maria della Croce)

      Quando ci consacriamo alla Santissima Vergine dobbiamo pensare alle parole del Cristo sulla croce: “Donna, ecco tuo figlio…Ecco tua Madre”. Queste parole ci ricordano che Gesù ci ha affidato veramente alla Santissima Vergine, è stato il suo ultimo desiderio, il suo testamento.Quando l’evangelista cita queste parole di Cristo e narra questi dettagli non scrive un romanzo; ogni parola scritta ha un significato molto grande.Quando il Cristo ha detto: “Ecco tua Madre”, lo ha detto per l’eternità, all’umanità intera. Lasciava, non sulla terra ma nell’eternità, come Madre della Redenzione di ogni uomo, Colei che è stata la Collaboratrice per la sua propria Incarnazione.

     Ogni persona che in questo mondo pieno di negazioni, di rivolta, di orgoglio e di egoismo e di ogni altro tipo di peccato, ogni persona che si ricorda che deve tornare a Dio e che desidera compiere una atto per ritrovare la via attraverso la quale possa ritrovare la sua Origine, si volge verso questa Donna che Cristo ha lasciato come Madre della Chiesa, e si offre per seguire con lei Gesù Cristo fino ai piedi della Croce.Consacrarsi alla Santissima Vergine significa soltanto che Le chiediamo di accettare anche noi come suoi figli. Lo siamo senza domandarlo, è vero, ma se lo chiediamo espressamente vuol dire che vogliamo essere suoi figli per amore, non per forza o ignorandolo.
    Essere suoi figli significa affidarsi a Lei affinché guidi i nostri passi in ogni circostanza della nostra vita, qualunque sia il cammino per il nostro compimento, a nord o a sud, a destra o a sinistra. Illuminati da Dio, sappiamo che l’uomo da solo non potrà mai compiere qualcosa di perfetto, non potrà mai essere sicuro di saper scegliere con le sue sole forze il bene. Allora, per non affidarci al nostro proprio spirito e alla nostra propria sensibilità che possono trarci in inganno poiché noi tutti deriviamo dalla medesima stirpe del peccato, ci volgiamo verso la Madre di Dio e a Lei ci doniamo interamente. Siamo affidati così alla Chiesa più intima che è il Cuore di Cristo e quello della Santissima Vergine.Colui che si consacra compie, mediante il mistero della sua parola (anche se questa non viene pronunciata esternamente) un atto di redenzione maggiore, ritorna a quello stato nel quale era l’uomo prima della caduta. Mediante le parole della consacrazione, egli compie un mistero, poiché il verbo dell’uomo, alla misura della sua purificazione, ritorna alla sua origine: il Verbo eterno. Per questo la parola dell’uomo che nell’intimo si affida totalmente a Dio è potente.E quando compiamo un qualunque atto liturgico o un atto di offerta di noi stessi, alla misura della nostra sincerità e del grado della nostra purificazione, questo atto è quasi materiale. Dicendo per esempio: “Io mi consacro”, secondo il grado della mia limpidezza interiore, è come se prendessi me stesso come un oggetto e lo deponessi tra le mani della Santissima Vergine.
    Continua….

 

Tweet del Papa

29 marzo 2014

Viviamo in una società che esclude Dio dall’orizzonte; e questo, giorno per giorno, narcotizza il cuore.

(more…)

Periodo di Quaresima : Passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo

29 marzo 2014

MARIA MADRE D’ OGNI UOMO  

Tu, che hai conservato in cuore le meraviglie operate da Dio,   fa che accogliamo la Buona Novella per renderle testimonianza ovunque.   Rendici capaci d’intendere il grido di speranza e salvezza,   che sale a Dio, da tutti i popoli.    Per divenire un popolo che cresce nella fede, donandola;   cresce nell’amore, facendosi prossimo ad ogni uomo;   cresce nel servizio, partendo e sostenendo chi porta il vangelo   sino agli estremi confini della terra.   Madre della Chiesa, Maria, aiuta tutti i missionari   sacerdoti, religiosi e laici a vivere di Cristo   e ad essere sempre ed ovunque portatori d’unità e pace.

**********************************************

Maria è Madre di ogni uomo dal giorno in cui Gesù sulla croce affidò Sua Madre al discepolo che egli amava , ma poiché Gesù ama tutti / tutte come suoi discepoli,  quell’affidamento in cui Gesù dice alla Madre : – Donna ecco il tuo figliolo, e al discepolo prediletto:- Ecco la tua Madre, è un affidamento rivolto  a tutti noi , tutti noi dobbiamo avere cura della nostra Madre Celeste, come la nostra Madre Celeste ha cura di tutti noi, si potrebbe dire che da quel giorno si sia creato un ponte tra il cielo e la terra ,tra Dio e l’uomo. Maria infatti è la porta che ci conduce a Gesù e Gesù è la Via , la Verità e la Vita  che ci conduce al Padre.

Leggere le Scritture

29 marzo 2014

Che ti amo, Signore, non ho alcun dubbio; anzi ne sono certo. Con la tua parola hai toccato il mio cuore, e io ho cominciato ad amarti…  (Agostino, Le Confessioni, 10,6)

Vangelo (Gv 9,1-41) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 30 Marzo 2014) con commento comunitario

29 marzo 2014

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 9,1-41)

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: Va’ a Sìloe e làvati!. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».

Questo è il Vangelo del 30 Marzo, quello del 29 Marzo lo potrete trovare qualche post più sotto

La liturgia del giorno: Salmo 51(50)

29 marzo 2014

CREA IN ME, O DIO, UN CUORE MONDO

Grazie, o Dio, per averci dato questa divina preghiera del Miserere, questo Miserere che è la nostra preghiera quotidiana… compendio di ogni nostra preghiera» (C. de Foucauld).

«Il Miserere… silenzioso compagno di lacrime di tanti peccatori pentiti… la segreta biografia di anime sensibili… lo specchio della coscienza vivissima e lacerata di uomini come Dostoevskij… atto d’accusa contro ogni forma di fariseismo ipocrita» (O. Ravasi). «Infatti… più la colpa si aggrava, più essa si cela agli occhi del peccatore; ma più cresce l’umiltà, più si diventa sensibili alla minima mancanza» (Max Scheler).

3 Pietà di me, o Dio, pietà
secondo la tua infinita tenerezza,
per quanto le viscere hai ricolme d’amore
cancella le mie infedeltà,

4 lavami e raschia via la mia colpa,
fammi mondo dal mio peccato.

5 Le mie trasgressioni io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre davanti.

6 Contro te, contro te solo ho peccato,
quanto è male ai tuoi occhi ho commesso:
tu, sempre giusto nelle tue sentenze,
lascia parlare la tua pietà.

7 Ecco, nella colpa sono stato generato,
peccatore mi concepì mia madre;

8 ecco, è la sincerità del cuore che tu ami,
per cui fino all’intimo sono da te
ammaestrato.

9 Purificami con 1 ‘issopo e sarò mondato,
lavami e sarò più bianco della neve.

10 Ridammi ancora gioia e letizia,
esultino le ossa che hai frantumate.

11 Distogli il tuo volto dal mio delitto,
dalle radici estirpa ogni colpa.

12 Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito forte.

13 Non cacciarmi dalla tua presenza,
non privarmi del tuo santo spirito.

14 Ridammi la gioia di essere salvo,
mi regga ancora uno spirito grande.

15 Insegnerò le tue vie ai ribelli
e i peccatori a te torneranno.

16 Liberami dalla sentenza di morte,
Dio, o Dio mio salvatore,
e griderà la mia lingua
alla tua giustizia.

17 Signore, apri tu le mie labbra,
la mia bocca acclamerà la tua lode.

18 poiché le vittime tu non gradisci,
ne vuoi in dono alcun sacrificio:

19 uno spirito pentito
è il sacrificio perfetto,
un cuore contrito e umiliato, o Dio,
questa l’offerta che tu non rifiuti.

20 Nel tuo amore fa’ grazia per Sion,
le mura rialza di Gerusalemme.

21 Le giuste offerte allor gradirai,
l’olocausto e la totale oblazione:
allora sante saranno le vittime
sacrificate sul tuo altare.

Il Miserere è, forse, il salmo più celebre, meditato, interpretato, musicato, persino dipinto (da Rouault) da una schiera immensa di uomini pentiti e convertiti. La cellula poetica e spirituale di questa supplica è, infatti, tutta in quell’appassionato «Contro te, contro te solo ho peccato!» (v. 6). La tradizione giudaica, proprio sulla base di questa confessione, ha attribuito il salmo a Davide adultero con Betsabea e assassino del marito della donna, Urla (vedi 2Samuele 10-12). In realtà lo stile, il tema profetico dello «spirito» e del «cuore» come sacrificio perfetto (v. 19), l’implorazione per la ricostruzione delle mura di Gerusalemme dopo l’esilio babilonese del VI sec. (vv. 20-21), fanno pensare ad un’epoca posteriore. Resta comunque intatta la potenza interiore di questa preghiera che è simile ad un terreno ricoperto per metà dalla tenebra (la regione oscura del peccato nei vv. 3-11) e per l’altra metà dalla luce (la regione luminosa della grazia nei vv. 12-19). Se il senso della colpa è vivissimo, più intensa è, però, l’esperienza del perdono, della novità dello spirito, della gioia che il Misericordioso, Dio, effonde sul peccatore pentito. Perciò più che un canto penitenziale, il Salmo 51 è la celebrazione della risurrezione alla vita nello spirito della parabola del figlio prodigo di Luca 15.

Dossologia

Pure se grande è il tuo dolore
chiunque tu sia, o uomo, ora canta
la tua speranza e il canto di gloria
a lui che toglie il peccato del mondo.

Preghiera

Signore, donaci sempre la grazia del rimorso;
Signore, non abbandonarci mai
qualunque sia il nostro peccato;
Signore, tu sei più grande di tutti i peccati del mondo;
Signore, fa’ di ognuno di noi e di tutti insieme
una società di peccatori coscienti:
allora saremo salvi, Signore,
perché tu non vedi l’ora di poterci perdonare!
Amen.

…………………………………………………………………………………………

David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Guglielmo Tempier, Vescovo di Poitiers

29 marzo 2014

SAN GUGLIELMO TEMPIER, VESCOVO DI POITIERS

29 marzo

 

Poitiers (Francia), sec. XII – † 29 marzo 1197

 

Canonico regolare a Sant’Ilario di Poitiers, Guglielmo Tempier divenne vescovo della città nel 1184. Viene ricordato per il coraggio con cui difese i diritti e le proprietà della sua diocesi: un documento del 1185 lo indica come «pro jure ejusdem ecclesiae persecutionem viriliter patientem». E nel 1191 viene chiamato «Guillelmus fortis». Morì nel 1197. In vita oggetto di forti opposizioni, in morte fu onorato come un santo: la gente si recava sulla sua tomba per ottenere la guarigione dalle emorragie

Martirologio Romano: A Poitiers in Aquitania, in Francia, san Guglielmo Tempier, vescovo, uomo prudente e risoluto; difese dai soprusi dei nobili la Chiesa a lui affidata e riformò i costumi, offrendo egli stesso l’esempio di una vita integerrima.

(more…)

Ma Gesù è morto o vivo?, Racconti per bambini

29 marzo 2014

Ma Gesù è morto o vivo?”, chiese la piccola Lucia alla nonna.

A dire il vero, era un po’ che le frullava in testa questa domanda, il parroco era arrivato alla scuola materna e aveva spiegato a lungo che Gesù era stato crocifisso e sepolto.

(more…)

Preghiera del mattino: Sacro Manto in Onore di San Giuseppe

29 marzo 2014

(Da recitarsi per tutto il mese di Marzo)

Ventinovesimo  giorno

https://gpcentofanti.wordpress.com/2014/03/05/preghiera-del-mattino-sacro-manto-di-san-giuseppe/?preview=true&preview_id=58912&preview_nonce=176c01611b

*********************************************

Pensiero del giorno

Vicino sei tu, Signore,
e vere tutte le tue vie.

( Prima Antifona, Lodi)

 

Video: A sua immagine, Verso la pasqua con papa Francesco (parte II)

29 marzo 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/Content
Item-652ad54c-f424-4029-b48b-fde8d013c60a.html

Preghiera della sera

28 marzo 2014

DONO DI SE’ AL SACRO CUORE

O  Gesù, mio Dio e mio Salvatore, che nell’infinita tua carità ti sei fatto mio fratello e sei morto per me sulla croce;

Tu che ti sei donato a me nell’Eucaristia  e mi hai mostrato il tuo Cuore per assicurarmi del tuo amore, volgi a me in questo momento i tuoi occhi misericordiosi e avvolgimi nel fuoco della tua carità.

Io credo nel tuo amore per me e ripongo in Te tutta la mia speranza.

(more…)

Omelia del Santo Padre alla celebrazione penitenziale

28 marzo 2014

 

“Nel periodo della Quaresima la Chiesa, a nome di Dio,  rinnova l’appello alla conversione. E’ la chiamata a cambiare vita. Convertirsi non è questione di un momento o di un periodo dell’anno, è impegno che dura tutta la vita. Chi tra di noi può presumere di non essere peccatore? Nessuno.

(more…)

Discorso del Santo Padre ai partecipanti del corso promosso dalla penitenziaria apostolica

28 marzo 2014

Cari Fratelli,

vi do il benvenuto in occasione dell’annuale Corso sul Foro interno. Ringrazio il Cardinale Mauro Piacenza per le parole con cui ha introdotto questo nostro incontro.

(more…)

Parole per l’anima nelle diverse circostanze della nostra vita:Quando gli affari vanno male

28 marzo 2014

Ecclesiaste 5

Illusione delle ricchezze

C’è un male grave che io ho visto sotto il sole; delle ricchezze conservate dal loro possessore, per sua sventura. 14 Queste ricchezze vanno perdute per qualche avvenimento funesto; e se ha generato un figlio, questi resta senza nulla in mano. 15 Uscito nudo dal grembo di sua madre, quel possessore se ne va com’era venuto; di tutta la sua fatica non può prendere nulla da portare con sé.

 

(more…)

Parlare d’amore

28 marzo 2014

Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo… · Allora Maria disse:- Eccomi sono la serva del Signore. Avvenga di me quello che hai detto… (Luca, 1,26-38).

La salvezza del mondo è dipesa da uno scambio tra Dio e una giovane donna. Il brano di Luca ce ne fa sentire l’eco, sempre sconvolgente. Un dialogo in cui Dio ha preso l’iniziativa. È in suo nome che l’angelo Gabriele parla alla Vergine Maria.

Dio fa il primo passo. È lui che si disturba, per così dire, che si scomoda per venire a mendicare presso una sua creatura. È lui che, inatteso, fa irruzione in casa della giovane donna prescelta. In un primo tempo, i due interlocutori si affrontano con una certa sorpresa. L’angelo è come incantato di fronte alla bellezza di colei che irraggia la Grazia e la presenza del Signore. La saluta come gli antichi profeti avevano salutato la Città santa di Gerusalemme, la sposa di Dio: «Rallegrati». Ave.

(more…)