Archive for marzo 2014

Discorso di papa Francesco al Capitolo Generale dei Salesiani

31 marzo 2014

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL CAPITOLO GENERALE DELLA
SOCIETÀ SALESIANA DI SAN GIOVANNI BOSCO (SALESIANI)

Sala Clementina
Lunedì, 31 marzo 2014

 

Cari fratelli,

siate i benvenuti! Ringrazio Don Angelo per le sue parole. A lui e al nuovo Consiglio Generale auguro di saper servire guidando, accompagnando e sostenendo la Congregazione salesiana nel suo cammino. Lo Spirito Santo vi aiuti a cogliere le attese e le sfide del nostro tempo, specialmente dei giovani, e a interpretarle alla luce del Vangelo e del vostro carisma.

Immagino che durante il Capitolo – che aveva come tema “Testimoni della radicalità evangelica” – abbiate avuto sempre davanti a voi Don Bosco e i giovani; e Don Bosco con il suo motto: “Da mihi animas, cetera tolle”. Lui rafforzava questo programma con altri due elementi: lavoro e temperanza. Io ricordo che nel collegio era vietato fare la siesta!… Temperanza! Ai salesiani e a noi! «Il lavoro e la temperanza – diceva – faranno fiorire la Congregazione». Quando si pensa a lavorare per il bene delle anime, si supera la tentazione della mondanità spirituale, non si cercano altre cose, ma solo Dio e il suo Regno. Temperanza poi è senso della misura, accontentarsi, essere semplici. La povertà di Don Bosco e di mamma Margherita ispiri ad ogni salesiano e ad ogni vostra comunità una vita essenziale e austera, vicinanza ai poveri, trasparenza e responsabilità nella gestione dei beni.

1. L’evangelizzazione dei giovani è la missione che lo Spirito Santo vi ha affidato nella Chiesa. Essa è strettamente congiunta con la loro educazione: il cammino di fede si innesta in quello di crescita e il Vangelo arricchisce anche la maturazione umana. Occorre preparare i giovani a lavorare nella società secondo lo spirito del Vangelo, come operatori di giustizia e di pace, e a vivere da protagonisti nella Chiesa. Per questo voi vi avvalete dei necessari approfondimenti e aggiornamenti pedagogici e culturali, per rispondere all’attuale emergenza educativa. L’esperienza di Don Bosco e il suo “sistema preventivo” vi sostengano sempre nell’impegno a vivere con i giovani. La presenza in mezzo a loro si distingua per quella tenerezza che Don Bosco ha chiamato amorevolezza, sperimentando anche nuovi linguaggi, ma ben sapendo che quello del cuore è il linguaggio fondamentale per avvicinarsi e diventare loro amici.

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Preghiera della sera

31 marzo 2014

PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO

O Padre,

che esaudisci sempre la voce dei tuoi figli,

ricevi il nostro umile ringraziamento,

e fa’ che in una vita serena

e libera dalle insidie del male,

lavoriamo con rinnovata fiducia

all’edificazione del tuo regno.

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La Consacrazione alla Santissima Vergine, Quarta Parte

31 marzo 2014

 

La Consacrazione apre i nostri occhi interiori

Tratto da ( diverse omelie del Padre Theodossios Maria della Croce)

 

      Quando un’anima si consacra totalmente alla Santissima Vergine, può accadere che debba affrontare molte prove, ma ritroverà sempre davanti a sé un aiuto, un’assistenza di Dio.

    E quando l’anima si consacra con tutto il cuore, accade allora un grande miracolo. E’ come se nella vita di questa persona altri occhi si aprissero, un altro udito, un altro tatto: tutte le cose, le parole, le immagini e tutte le sensazioni fisiche (il caldo, il freddo…) hanno un altro aspetto e un’altra influenza. Attraverso le stesse cose, le stesse immagini, gli stessi volti e i medesimi suoni, l’uomo percepisce, sente un altro canto, un’altra immagine, un altro sogno, un’altra speranza. Una gioia misteriosa riempie la sua anima.E talvolta, quando è sola, l’anima sente il bisogno di inginocchiarsi e di abbracciare le pietre e il suolo stesso per riconoscenza al Signore.
    Continua….

La liturgia del giorno: Salmo 30(29)

31 marzo 2014

 MA IL MATTINO RIDONA LA GIOIA

Basta che l’alba appena sorrida
e subito qual fumo è dissolta la notte,
e il giorno si alza sovrano sul mondo:
così, è così del tuo volto, Signore.
Nel gioco alterno di gioia e pianto
sono i nostri giorni, Signore,
secondo che il tuo volto appare e dispare…

 

 

2 Signore, ti voglio esaltare:
salvo mi traesti dal pozzo,
ne lasciasti i nemici beffarsi di me.

3 Signore, mio Dio, ho gridato
e subito tu mi hai guarito.

4 Dal regno buio dei morti
mi hai fatto, Signore,
risalire alla luce:
quando stavo per scendere la fossa
hai voluto ridarmi la vita.

5 Componete salmi al Signore, o fedeli,
evocate la santa memoria:

6 la sua collera dura un istante,
l’amore suo tutta la vita.
s’allunga e perdura il pianto la notte
ma il mattino ridona la gioia.

7 Nella mia fortuna dicevo:
nulla mai mi potrà turbare.

8 Come un monte stabile e forte
l’mi aveva reso la tua grazia, Signore;
ma bastò che appena mi celassi il volto
che subito io mi sentissi un perduto.

9 È a te, Signore, che elevo il mio grido,
è da te, mio Signore Iddio,
che imploro pietà.

10 Forse ti giova versare il mio sangue,
farmi scendere giù nella fossa?
Potrà forse lodarti la polvere,
potrà mai cantare al tuo nome?

11 Signore, ascolta e abbi pietà,
sii tu la mia forza, Signore.

12 Hai mutato il mio pianto in danza,
il mio sacco in vesti di gioia:

13 perchè il mio cuore ti possa cantare,
cantare inni senza mai fine:
lodarti per sempre Signore, mio Dio.

Cinque strofe di ringraziamento tutte ritmate su una serie di contrasti, vita-morte (vv .2-4), pianto-gioia (vv. 5-6), stabilità-vacillare (vv. 7-9), vita-morte (vv. 10-11), pianto-gioia (vv. 12-13): è questa la struttura del Salmo 30, un canto di gioia dopo che si è provato il sapore amaro del dolore e della morte. Infatti, anche se la lirica sembra oscillare continuamente tra due estremi antitetici, l’accento finale è posto sulla vita, sulla gioia, sulla stabilità. E le ultime battute dimenticano le sere fatte di lacrime e si aprono ad un mattino di luce mentre sulle labbra del poeta affiora un inno entusiastico e «danzante» alla pace che Dio sostituisce all’amarezza nel cuore di chi spera. S. Agostino ha applicato il salmo al Cristo che dal «sacco di lutto della passione e della morte» (vedi il v. 12) è passato alle vesti splendenti della gioia pasquale.

Dossologia

Grazie, o Padre, perchè non lasciasti
il tuo Figlio in balia della morte:
noi abbiamo uguale speranza
d’esser liberi e vivere sempre.

Preghiera

Signore, se tristezza ci reca la sera
perchè un altro giorno muore
ed è grazia grande
se abbiamo sbagliato di meno,
se meno di ieri abbiamo peccato;
gioia ancora più grande ci ridoni il sorgere del sole,
perchè siamo ancora vivi,
perchè abbiamo superato la notte,
perchè possiamo ancora operare e fare giustizia;
nella fiducia di non tradirti più,
e finalmente godere del tuo riposo
alla fine dei giorni.
Amen.

UOMINI, SE VOLETE

Uomini, se volete una goccia
almeno di gioia,
alzatevi di buon mattino,
guardate la faccia nuova della terra.
La gioia è una stilla di rugiada
che il sole disperderà…

…………………………………………………………………………………………

David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

 

 

Tweet del Papa

31 marzo 2014

La Quaresima è il tempo per cambiare rotta, per reagire di fronte al male e alla miseria. (more…)

Periodo di Quaresima : Passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo

31 marzo 2014

La misericordia di Dio

(Sant’ Agostino, discorso 207,1)

Poteva esserci misericordia verso di noi infelici maggiore di quella che indusse il Creatore del cielo a scendere dal cielo e il Creatore della terra a rivestirsi di un corpo mortale?
…Quella stessa misericordia indusse il Signore del mondo a rivestirsi della natura di servo, di modo che
pur essendo pane avesse fame,
pur essendo la sazietà piena avesse sete,
pur essendo la potenza divenisse debole,
pur essendo la salvezza venisse ferito,
pur essendo vita potesse morire.

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Leggere le Scritture

31 marzo 2014

Is 55

1 O voi tutti assetati venite all’acqua,
chi non ha denaro venga ugualmente;
comprate e mangiate senza denaro
e, senza spesa, vino e latte.
2 Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro patrimonio per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
3 Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e voi vivrete.

Vangelo (Gv 5,1-16) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 1 Aprile 2014) con commento comunitario

31 marzo 2014

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 5,1-16)

Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi la tua barella e cammina». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: Prendi e cammina?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Questo è il Vangelo del 1 Aprile, quello del 31 Marzo lo potrete trovare qualche post più sotto

Programma del Pellegrinaggio di papa Francesco in Terra Santa. 24-26 maggio 2014

31 marzo 2014

 

PROGRAMMA

Trasmissioni video in diretta dal CTV
(Centro Televisivo Vaticano)

Vatican Player

Sabato 24 maggio 2014

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Pietro Antonio La Rocca. Mamma

31 marzo 2014

 

 

Mamma, la vita mi hai donato

e sempre mi hai protetto e amato.

Mi hai seguito passo passo,

non lasciandomi nemmeno per un passo.

Quanti sacrifici hai fatto per me

ed io sono grato a te.

Cercherò di non deluderti mai,

percorrerò sempre la giusta via,

che mi hai insegnato con maestria.

Ora mi hai lasciato,

per tornare in quel cielo stellato

e son sicuro che da lassù,

mi amerai e proteggerai sempre di più.

 

PIETRO ANTONIO LA ROCCA

 

Discorso del papa al Movimento Apostolico Ciechi e alla piccola missione per i sordomuti

31 marzo 2014

Aula Paolo VI
Sabato, 29 marzo 2014

Video

Cari fratelli e sorelle, benvenuti!

Saluto il Movimento Apostolico Ciechi, che ha promosso questo incontro in occasione delle sue Giornate della Condivisione; e saluto la Piccola Missione per i Sordomuti, che ha coinvolto molte realtà dei sordi in Italia. Ringrazio per le parole rivolte dai due responsabili; ed estendo il mio saluto ai membri dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti che partecipano a questo incontro.

Vorrei fare con voi una breve riflessione a partire dal tema “Testimoni del Vangelo per una cultura dell’incontro”.

La prima cosa che osservo è che questa espressione termina con la parola “incontro”, ma all’inizio presuppone un altro incontro, quello con Gesù Cristo. In effetti, per essere testimoni del Vangelo, bisogna aver incontrato Lui, Gesù. Chi lo conosce veramente, diventa suo testimone. Come la Samaritana – abbiamo letto domenica scorsa –: quella donna incontra Gesù, parla con Lui, e la sua vita cambia; lei torna dalla sua gente e dice: “Venite a vedere uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto, forse è il Messia!” (cfr Gv 4,29).

Testimone del Vangelo è uno che ha incontrato Gesù Cristo, che lo ha conosciuto, o meglio, si è sentito conosciuto da Lui, riconosciuto, rispettato, amato, perdonato, e questo incontro lo ha toccato in profondità, lo ha riempito di una gioia nuova, un nuovo significato per la vita. E questo traspare, si comunica, si trasmette agli altri.

Ho ricordato la Samaritana perché è un esempio chiaro del tipo di persone che Gesù amava incontrare, per fare di loro dei testimoni: persone emarginate, escluse, disprezzate. La samaritana lo era in quanto donna e in quanto samaritana, perché i samaritani erano molto disprezzati dai giudei. Ma pensiamo a tanti che Gesù ha voluto incontrare, soprattutto persone segnate dalla malattia e dalla disabilità, per guarirle e restituirle alla piena dignità. E’ molto importante che proprio queste persone diventano testimoni di un nuovo atteggiamento, che possiamo chiamare cultura dell’incontro. Esempio tipico è la figura del cieco nato, che ci verrà ripresentata domani, nel Vangelo della Messa (Gv 9,1-41).

Quell’uomo era cieco dalla nascita ed era emarginato in nome di una falsa concezione che lo riteneva colpito da una punizione divina. Gesù rifiuta radicalmente questo modo di pensare – che è un modo veramente blasfemo! – e compie per il cieco “l’opera di Dio”, dandogli la vista. Ma la cosa notevole è che quest’uomo, a partire da ciò che gli è accaduto, diventa testimone di Gesù e della sua opera, che è l’opera di Dio, della vita, dell’amore, della misericordia. Mentre i capi dei farisei, dall’alto della loro sicurezza, giudicano sia lui che Gesù come “peccatori”, il cieco guarito, con semplicità disarmante, difende Gesù e alla fine professa la fede in Lui, e condivide anche la sua sorte: Gesù viene escluso, e anche lui viene escluso. Ma in realtà, quell’uomo è entrato a far parte della nuova comunità, basata sulla fede in Gesù e sull’amore fraterno.

Ecco due culture opposte. La cultura dell’incontro e la cultura dell’esclusione, la cultura del pregiudizio, perché si pregiudica e si esclude. La persona malata o disabile, proprio a partire dalla sua fragilità, dal suo limite, può diventare testimone dell’incontro: l’incontro con Gesù, che apre alla vita e alla fede, e l’incontro con gli altri, con la comunità. In effetti, solo chi riconosce la propria fragilità, il proprio limite può costruire relazioni fraterne e solidali, nella Chiesa e nella società.

Cari amici, vi ringrazio di essere venuti e vi incoraggio ad andare avanti su questa strada, in cui già camminate. Voi del Movimento Apostolico Ciechi, facendo fruttificare il carisma di Maria Motta, donna piena di fede e di spirito apostolico. E voi della Piccola Missione per i Sordomuti, nella scia dal venerabile Don Giuseppe Gualandi. E tutti voi, qui presenti, lasciatevi incontrare da Gesù: solo Lui conosce veramente il cuore dell’uomo, solo Lui può liberarlo dalla chiusura e dal pessimismo sterile e aprirlo alla vita e alla speranza.


Parole pronunciate dal Santo Padre prima di impartire la Benedizione Apostolica ai presenti:

E adesso guardiamo la Madonna. In Lei è stato grande il primo incontro: l’incontro tra Dio e l’umanità. Chiediamo alla Madonna che ci aiuti ad andare avanti in questa cultura dell’incontro. E la preghiamo con l’Ave Maria.

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: Beato Bonaventura (Tornielli) da Forlì, Sacerdote servita

31 marzo 2014

 

BEATO BONAVENTURA (TORNIELLI) DA FORLI’,

SACERDOTE SERVITA

31 marzo

 

Forlì, 1411 – Udine, 31 marzo 1491

Bonaventura Tornielli, o di Forlì, fu predicatore apostolico ai tempi di Papa Sisto IV. E l’annuncio della Parola divina per mezzo della parola umana fu la sua attività principale, nella quale insistette soprattutto sul tema della penitenza. Era nato nel 1411 nel capoluogo romagnolo e a 37 anni, nel 1448, entrò nell’ordine dei Servi di Maria (di cui fu poi vicario) e divenne un valente biblista. Nonostante amasse silenzio e contemplazione era un oratore eccezionale. Mise a frutto questo suo dono, animando missioni in tutta Italia. Lo fece fino alla morte, che lo colse ottantenne a Udine – dove predicava per la Quaresima – il 31 marzo del 1491. Pio X ne ha confermato il culto nel 1911.

Martirologio Romano: A Udine, beato Bonaventura da Forlì, sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria, che in diverse regioni d’Italia con la predicazione esortò il popolo alla penitenza e morì ottuagenario mentre era intento a predicare un quaresimale.

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Perchè nel mondo esistono i deserti,Racconti per bambini

31 marzo 2014

Quando i piccoli marocchini guardano l’immensa distesa di sabbia e pietre del Sahara che assedia i loro paesi, i loro nonni raccontano questa curiosa leggenda.

Che ci crediate o no, al tempo dei tempi, la terra intera era verde e fresca come una foglia appena spuntata: mille ruscelli correvano tra l’erba, e fichi, aranci, cedri e datteri crescevano insieme sullo stesso ramo; il leone giocava con l’agnello e le tribù degli uomini vivevano in pace e non sapevano cose fosse il male.

All’inizio dei tempi, il Signore aveva detto agli uomini:

“Questo giardino fiorito è tutto vostro, e vostri sono i suoi frutti.

Badate però, che a ogni azione malvagia io lascerò cadere sulla terra un granello di sabbia, e un giorno gli alberi verdi e l’acqua fresca potrebbero scomparire per non tornare mai più”.

 Per molto tempo il suo monito venne obbedito e ricordato, finchè un giorno due beduini litigarono per il possesso di un cammello, e appena la prima parola cattiva fu pronunciata il Signore gettò al suolo un grano di sabbia, così minuscolo e leggero che nessuno se ne accorse.

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Preghiera del mattino: Sacro Manto in Onore di San Giuseppe

31 marzo 2014

Da recitarsi per tutto il mese di Marzo)

Trentunesimo  giorno

https://gpcentofanti.wordpress.com/2014/03/05/preghiera-del-mattino-sacro-manto-di-san-giuseppe/?preview=true&preview_id=58912&preview_nonce=176c01611b

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Pensiero del giorno

Beato il grembo che ti ha portato,  e il seno che ti ha nutrito.

Sì, ma soprattutto beato chi ascolta e custodisce la parola di Dio.
(Antifona Al Magnificat, Vespri)

Centro studi biblici

31 marzo 2014

http://www.studibiblici.it/

Vita nello Spirito

31 marzo 2014

Cristo consacra l’eucaristia (Juan de Juanes), Valencia

Gesù ci accoglie alla sua Cena pur sapendo che siamo e saremo fragili, forse potremo tradirlo, potremo fuggire, ma nonostante questo Gesù spezza il pane per noi, perché anche noi sappiamo fare così con gli altri.

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Omelia feriale quotidiana a s. Marta. Testo e videoregistrazione

31 marzo 2014

31 marzo 2014

Is 65,17-21   Sal 29   Gv 4,43-54

Franciscus - miserando atque eligendo

 

 I CRISTIANI FERMI, QUELLI CHE SBAGLIANO STRADA, GLI ERRANTI

Ci sono cristiani che si fidano delle promesse di Dio e le seguono lungo l’arco della vita.

Poi vi sono altri la cui vita di fede ristagna e altri ancora convinti di progredire e che invece fanno solo del turismo esistenziale.

Ci sono tre categorie di credenti, accomunate dal sapere che la vita cristiana è un itinerario ma divergenti nel modo di percorrerlo o non percorrerlo affatto…..

Anzitutto Dio sempre prima di chiedere qualcosa, promette. La sua promessa è quella di una vita nuova e di una vita di gioia. Qui, c’è il fondamento principale della virtù della speranza: fidarsi delle promesse di Dio – sapendo che Lui mai le delude – e c’è l’essenza della vita cristiana, cioè camminare verso le promesse. Poi ci sono anche altri cristiani che hanno la tentazione di fermarsi….

Tanti cristiani fermi! Ne abbiamo tanti dietro che hanno una debole speranza. Sì, credono che ci sarà il Cielo e tutto andrà bene. Sta bene che lo credano, ma non lo cercano! Compiono i comandamenti, i precetti: tutto, tutto… Ma sono fermi. Il Signore non può fare di loro lievito nel suo popolo, perché non camminano. E questo è un problema: i fermi.

Poi, ci sono altri fra loro e noi, che sbagliano la strada: tutti noi alcune volte abbiamo sbagliato la strada, quello lo sappiamo. Il problema non è sbagliare di strada; il problema è non tornare quando uno si accorge che ha sbagliato.

Il modello di chi crede e segue ciò che la fede gli indica è il funzionario del re descritto nel Vangelo, che chiede a Gesù la guarigione per il figlio malato e non dubita un istante nel mettersi in cammino verso casa quando il Maestro gli assicura di averla ottenuta.

All’opposto di quest’uomo,  c’è invece forse il gruppo più pericoloso, in cui ci sono coloro che ingannano se stessi: quelli che camminano ma non fanno strada… Sono i cristiani erranti: girano, girano come se la vita fosse un turismo esistenziale, senza meta, senza prendere le promesse sul serio. Quelli che girano e si ingannano, perché dicono: ‘Io cammino!’. No, tu non cammini: tu giri. Gli erranti… Invece, il Signore ci chiede di non fermarci, di non sbagliare strada e di non girare per la vita. Girare la vita… Ci chiede di guardare le promesse, di andare avanti con le promesse come quest’uomo, come quest’uomo: quell’uomo credette alla parola di Gesù! La fede ci mette in cammino verso le promesse. La fede nelle promesse di Dio.

La nostra condizione di peccatori ci fa sbagliare di strada, ma il Signore ci dà sempre la grazia di tornare….

La Quaresima è un bel tempo per pensare se io sono in cammino o se io sono troppo fermo: convertiti. O se io ho sbagliato strada: ma vai a confessarti e riprendi la strada. O se io sono un turista teologale, uno di questi che fanno il giro della vita ma mai fanno un passo avanti. E chiedo al Signore la grazia di riprendere la strada, di metterci in cammino, ma verso le promesse”.

Testo proveniente dal sito Radio Vaticana

Preghiera della sera

30 marzo 2014

Fr Miguel de Herrera. Alegorías del Sagrado Corazón de Jesús y la Santísima Trinidad (1747), oil on canvas, col. Museo Soumaya.

PREGHIERA AL SACRO CUORE DI GESU’

O cuore di Gesù, a Te raccomando in questa notte

l’anima e il corpo, affinché dolcemente in Te riposino.

E poiché durante il sonno non potrò lodare il mio Dio,

Tu degnati di farlo per me, in modo che quanti saranno

i battiti del mio cuore in questa notte,

tante siano le lodi che Tu darai alla Santissima Trinità.

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Fessura – Paolo Spoladore

30 marzo 2014

Non esiste nulla sulla terra che per quanto perfetto e forte prima o poi non mostri una breccia. Tutto nella vita prima o poi conosce uno squarcio, una crepa, una rottura, un varco, una fenditura, una fessura.
Fenditure sulle rocce delle montagne, tra i ghiacciai perenni, crepe sui muri delle case e sulle strade, crepe sui vasi, squarci sui tessuti, falle e buchi sulle strutture di acciaio e ferro. Accadono spaccature tra amanti, crepe di fiducia tra amici, screpolature sentimentali, incrinature affettive, brecce nelle comunità. Ma solo la nostra paura ci fa vivere nell’inganno ogni fessura e breccia della vita, ce la fa vivere come un fallimento, una sfortuna, una disgrazia. E’ vero che ogni fessura rende meno perfetto ciò che dovrebbe essere perfetto ai nostri occhi, ma al tempo stesso ogni fessura e breccia guardata con gli occhi dell’amore è un lasciapassare di luce, sempre. La breccia su un muro rende imperfetto il muro, ma fa vedere oltre il muro luce, strade e mondi. La vera saggezza nasce sempre da qualche breccia di sofferenza e di imperfezione che, se accettata, vissuta e amata come un’occasione per un profondo mutamento interiore, diventa breccia e fessura di nuova luce e serenità. La fessura è un punto pregiato di luce e di illuminazione dove l’occhio e la mente spesso vedono solo una crepa e un punto debole. Ogni fessura è uno spiraglio che la vita stessa si concede per concederci vita e luce.

da “Il Bel Pastore – Riflessioni sul Vangelo”, Paolo Spoladore

 

Parole per l’anima, nelle diverse circostanze della nostra vita:Quando gli amici ti deludono

30 marzo 2014

 

Matteo 5

Il sale della terra; la luce del mondo

«Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. 14 Voi siete la luce del mondo.

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