Archive for maggio 2014

Regina Coeli. Diretta e testo della meditazione

31 maggio 2014

 

Diretta dalle 11.50 circa.

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Alle ore 12 di oggi, il Santo Padre Francesco si affaccia alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Cæli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana del tempo pasquale:
Prima del Regina Cæli
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
Oggi, in Italia e in altri Paesi, si celebra l’Ascensione di Gesù al cielo, avvenuta quaranta giorni dopo la Pasqua. Gli Atti degli Apostoli raccontano questo episodio, il distacco finale del Signore Gesù dai suoi discepoli e da questo mondo (cfr At 1,2.9). Il Vangelo di Matteo, invece, riporta il mandato di Gesù ai discepoli: l’invito ad andare, a partire per annunciare a tutti i popoli il suo messaggio di salvezza(cfr Mt 28,16-20).”Andare”, o meglio, “partire” diventa la parola chiave della festa odierna: Gesù parte verso il Padre e comanda ai discepoli di partire verso il mondo.
Gesù parte , ascende al Cielo, cioè ritorna al Padre dal quale era stato mandato nel mondo. Ha fatto il suo lavoro, quindi torna al Padre. Ma non si tratta di una separazione, perché Egli rimane per sempre con noi, in una forma nuova. Con la sua ascensione, il Signore risorto attira lo sguardo degli Apostoli – e anche il nostro sguardo – alle altezze del Cielo per mostrarci che la meta del nostro cammino è il Padre. Lui stesso aveva detto che se ne sarebbe andato per prepararci un posto in Cielo. Tuttavia, Gesù rimane presente e operante nelle vicende della storia umana con la potenza e i doni del suo Spirito; è accanto a ciascuno di noi: anche se non lo vediamo con gli occhi, Lui c’è! Ci accompagna, ci guida, ci prende per mano e ci rialza quando cadiamo. Gesù risorto è vicino ai cristiani perseguitati e discriminati; è vicino ad ogni uomo e donna che soffre. È vicino a tutti noi, anche oggi è qui con noi in piazza; il Signore è con noi! Voi credete questo? Allora lo diciamo insieme: Il Signore è con noi!
Gesù, quando ritorna al Cielo porta al Padre un regalo. Quale è il regalo? Le sue piaghe. Il suo corpo è bellissimo, senza lividi, senza le ferite della flagellazione, ma conserva le piaghe. Quando ritorna dal Padre gli mostra le piaghe e gli dice: “Guarda Padre, questo è il prezzo del perdono che tu dai”. Quando il Padre guarda le piaghe di Gesù ci perdona sempre, non perché noi siamo buoni, ma perché Gesù ha pagato per noi. Guardando le piaghe di Gesù, il Padre diventa più misericordioso. Questo è il grande lavoro di Gesù oggi in Cielo: fare vedere al Padre il prezzo del perdono, le sue piaghe. È una cosa bella questa che ci spinge a non avere paura di chiedere perdono; il Padre sempre perdona, perché guarda le piaghe di Gesù, guada il nostro peccato e lo perdona.
Ma Gesù è presente anche mediante la Chiesa, che Lui ha inviato a prolungare la sua missione. L’ultima parola di Gesù ai discepoli è il comando di partire : «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli» ( Mt 28,19). È un mandato preciso, non è facoltativo! La comunità cristiana è una comunità “in uscita”, “in partenza”. Di più: la Chiesa è nata “in uscita”. E voi mi direte: ma le comunità di clausura? Sì, anche quelle, perché sono sempre “in uscita” con la preghiera, con il cuore aperto al mondo, agli orizzonti di Dio. E gli anziani, i malati? Anche loro, con la preghiera e l’unione alle piaghe di Gesù.
Ai suoi discepoli missionari Gesù dice: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (v. 20). Da soli, senza Gesù, non possiamo fare nulla! Nell’opera apostolica non bastano le nostre forze, le nostre risorse, le nostre strutture, anche se sono necessarie. Senza la presenza del Signore e la forza del suo Spirito il nostro lavoro, pur ben organizzato, risulta inefficace. E così andiamo a dire alla gente chi è Gesù.
E insieme con Gesù ci accompagna Maria nostra Madre. Lei è già nella casa del Padre, è Regina del Cielo e così la invochiamo in questo tempo; ma come Gesù è con noi, cammina con noi, è la Madre della nostra speranza.

 

Dopo il Regina Cæli
Con animo rattristato, prego per le vittime delle tensioni che ancora continuano in alcune regioni dell’Ucraina, come pure nella Repubblica Centroafricana. Rinnovo il mio accorato appello a tutte le parti implicate, perché siano superate le incomprensioni e si ricerchi con pazienza il dialogo e la pacificazione. Maria, Regina della Pace, ci aiuti tutti con la sua intercessione materna. Maria, Regina della Pace, prega per noi.
Cari fratelli e sorelle,
si celebra oggi la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema della comunicazione al servizio della cultura dell’incontro. I mezzi di comunicazione sociale possono favorire il senso di unità della famiglia umana, la solidarietà e l’impegno per una vita dignitosa per tutti. Preghiamo affinché la comunicazione, in ogni sua forma, sia effettivamente al servizio dell’incontro tra le persone, le comunità, le nazioni; un incontro fondato sul rispetto e sull’ascolto reciproco.
Ieri, a Collevalenza, è stata proclamata Beata Madre Speranza, nata in Spagna col nome di María Josefa Alhama Valera, fondatrice in Italia delle Ancelle e dei Figli dell’Amore Misericordioso. La sua testimonianza aiuti la Chiesa ad annunciare dappertutto, con gesti concreti e quotidiani, l’infinita misericordia del Padre celeste per ogni persona. Salutiamo tutti, con un applauso, la Beata Madre Speranza!
Saluto tutti voi, cari romani e pellegrini: le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni, le scuole. In particolare, saluto i fedeli di Lione e di Parigi, quelli provenienti dal Texas e da Aulendorf (Germania), e il gruppo di italiani che vivono a Ulm e Neu-Ulm. Saluto i ragazzi che hanno ricevuto o si preparano a ricevere la Cresima, incoraggiandoli ad essere gioiosi testimoni di Gesù. Saluto il coro di Palazzolo sull’Oglio e quello di Longi. Un pensiero speciale va ai numerosi Camperisti italiani, impegnati in opere di solidarietà, e ai ciclisti che danno vita all’iniziativa “Un chilometro per la Siria”.
A tutti auguro una buona domenica. Buon pranzo e arrivederci, e pregate per me!

Preghiera della sera. Mese di maggio dedicato a Maria Santissima

31 maggio 2014

MESE di MAGGIO

dedicato a

MARIA SANTISSIMA

31 maggio

Ave, Regina dei Cieli. Ave, Signora degli Angeli. Porta e radice di salvezza, rechi nel mondo la luce. Gioisci, Vergine gloriosa, bella fra tutte le donne. Salve, o Tutta Santa, prega per noi Cristo Signore.

Maria, Madre di misericordia, pregate per noi!

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Il treno dei bambini dal papa. “La terra del buio che diventa luce….

31 maggio 2014

Oggi 500 bambini di Napoli e Roma che hanno incontrato il Papa nell’Atrio dell’Aula Paolo VI. L’evento è stato promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura nell’ambito del “Cortile dei Bambini”. I bimbi sono arrivati in Vaticano con un treno speciale delle Ferrovie dello Stato Italiane, di qui il nome dell’iniziativa “Treno dei bambini”.

 

Atrio dell’Aula Paolo VI
Sabato, 31 maggio 2014

 

Bravi voi dell’orchestra, e bravi voi con la canzone! Siete stati bravi. Grazie! [applausi]

Voi mi avete dato alcuni regali. Uno era con la terra delle catacombe. Tu, me l’hai dato tu?

[bambino] Sì, io!

Tu, ecco. E l’altro regalo, ché mi avete portato un altro regalo, è una pianta. Chi ha portato la pianta? … una pianta. E m’avete detto: “E’ la pianta della luce …” – com’era questo? La pianta della luce per fare un mondo… non sento…

[i bambini] … migliore!

Migliore! Qui dentro c’è terra delle catacombe…

[ragazzo] … delle Catacombe di San Gennaro!

San Gennaro! Sono le più importanti, no?

[bambini] Sì!

Perché sono a Napoli, eh? [ride, ridono] Siete furbi, voi napoletani! Ma dimmi: le catacombe sono sulla spiaggia, alla luce del sole?

[bambini] No!

No. Dove sono, le catacombe?

[bambini] Sotto terra.

Sotto terra. E nelle catacombe, c’è la luce?

[bambini] No!

Cosa c’è?

[bambini] Il buio.

Il buio. Ma, voi mi avete portato terra del buio… Ma questa terra del buio che significa? Che significa questa terra del buio? Chi sa? Chi sa dirmi? Perché mi avete portato ‘terra del buio’? Forte… Più forte, che non sento …

[bambini] Per farla diventare luce.

Per farla diventare luce. Il buio è per la luce: quando c’è la notte, è tutto buio. Ma noi aspettiamo il primo mattino, quando incomincia la luce. Che cosa è più importante – questa domanda – il buio, o la luce?

[bambini] La luce!

La luce! E quando noi siamo nel buio, cosa è importante fare? Andare?…

[bambini] …alla luce.

…alla luce, cercare…

[bambini] …la luce.

La luce. Dentro di noi, sempre. Perché la luce ci da gioia, ci da speranza. E tutti noi abbiamo la possibilità di trovare la luce?

[bambina] Sì!

Ecco, tu sei stata brava! Tu non hai dubbi! Dillo: abbiamo la possibilità?

[bambina] Sì!

Tutti, adesso: abbiamo la possibilità?

[bambini] Sì!

Sì! Perché nella luce ci sono le cose buone, e nella luce si può fare quello che voi mi avete detto quando mi avete regalato la pianta: fare che i frutti ci aiutino a fare un mondo…?

[bambini] …migliore!

Migliore. E si può fare un mondo migliore?

[bambini] Si!

Migliore di questo mondo?

[bambini] Si!

Sì. E migliore del mondo nel quale io vivo?

[bambini] Si!

Sì. E per fare un mondo migliore, come si fa? Con l’odio, si fa con l’odio?

[bambini] No!

Bene, dillo, dillo forte!

[bambino] Con l’amore!

Con l’amore. Con l’amore. Tutti insieme, come fratelli, lottando uno accanto all’altro per l’amore. E per questo, vi dirò una cosa: quando l’apostolo Giovanni, che era tanto amico di Gesù – tanto amico – voleva dire chi è Dio, sapete cosa ha detto? “Dio è amore”. E’ bello. Chi è Dio?

[bambini] E’ amore!

Più forte!

[bambini] Amore!

 

Il segreto meraviglioso del Santo Rosario, di San Luigi Maria Grignion de Montfort:SECONDA DECINA

31 maggio 2014

ECCELLENZA DEL SANTO ROSARIO NELLE PREGHIERE
CHE LO COMPONGONO

Quattordicesima Rosa

42. Recitando devotamente questa divina preghiera noi compiamo tanti atti delle più nobili
virtù cristiane quante sono le parole che pronunciamo.
Alle parole «Padre nostro che sei nei cieli», facciamo atti di fede, di adorazione e di
umiltà. Desiderando che il suo nome sia santificato e glorificato, manifestiamo zelo ardente
per la sua gloria. Chiedendogli il possesso del suo regno, facciamo un atto di speranza.
Desiderando che il suo volere si compia sulla terra come in cielo, riveliamo uno spirito di
perfetta obbedienza. Chiedendogli il pane di ogni giorno, pratichiamo la povertà di spirito
ed il distacco dai beni della terra. Pregandolo di perdonare i nostri peccati, facciamo un
atto di pentimento. Perdonando a coloro che ci hanno offeso, esercitiamo la misericordia
nella più alta perfezione. Implorando l’aiuto nelle tentazioni, facciamo atti di umiltà, di
prudenza e di fortezza. Aspettando che ci liberi dal male, pratichiamo la pazienza.
Finalmente domandando tutte queste cose non soltanto per noi ma anche per il prossimo e
per tutti i membri della Chiesa ci comportiamo da veri figli di Dio, lo imitiamo nella sua
carità che abbraccia tutti gli uomini e adempiamo il comandamento di amare il prossimo.
43. Detestiamo tutti i peccati e obbediamo a tutti i comandamenti di Dio, quando nel
recitare questa preghiera il cuore e la lingua sono concordi, e le nostre intenzioni
rispondono al senso delle parole che andiamo ripetendo. Quando riflettiamo che Dio è in
cielo, cioè infinitamente al di sopra di noi per la grandezza della sua maestà, proviamo
sentimenti di profondo rispetto per la divina presenza e, presi da giusto timore,
respingiamo l’orgoglio e ci abbassiamo fino al nulla.

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Liturgia del giorno: Salmo 95 (94)

31 maggio 2014

CANTO DEL GRANDE INVITO

 

L’uomo è sempre in cammino; un cammino in avanti; e senza ritorni. Adamo è terra che sale, che ascende: creazione che arriva allo stato di coscienza. Terra che sa di cantare, quando canta; terra che si prostra e adora; oppure bestemmia.

Ed è insieme coscienza di tutta la storia: di questa nostra storia di bene e di male. Uomo per cui Dio fa festa, quando appare quale sintesi vivente del creato. Per il quale si adira e si indigna; e perfino si pente di avere creato, quando, a causa del suo cuore errante, per le sue vie non cammina: allora è certo che «non entrerà nel suo riposo».

1 Venite, esultiamo al Signore,
acclamiamo alla rupe della nostra salvezza.

2 Alla «Presenza» andiamo cantando,
con suoni e danze insieme andiamo;

3 è il Signore il più grande Iddio,
un re più grande di tutti i potenti.
Venite, esultiamo al Signore,
acclamiamo alla rupe della nostra salvezza.

4 Nella sua mano contiene gli abissi,
a lui si curvan le cime dei monti,

5 Suo è il mare che lui ha creato,
dalle sue mani è plasmata la terra.
Venite, esultiamo al Signore,
acclamiamo alla rupe della nostra salvezza.

6 Davanti a Dio venite, prostriamoci,
il creatore in ginocchio adoriamo:

7 è il nostro Dio e noi il suo popolo,
gregge condotto alle sue pasture.
Venite, esultiamo al Signore,
acclamiamo alla rupe della nostra salvezza.

8 Possiate oggi ascoltar la sua voce!
«I vostri cuori non sian di pietra
come a Massa e a Meriba quel giorno,
là nel deserto nel dì della prova!
Venite, esultiamo al Signore,
acclamiamo alla rupe della nostra salvezza.

9 I padri vostri mi hanno tentato,
sì, provocato mi hanno quel giorno,
quando nessuno mi aveva creduto,
pur se vedute avevan le opere mie.
Venite, esultiamo al Signore,
acclamiamo alla rupe della nostra salvezza

10 Per quarant’anni mi rose la nausea
e dissi: è gente di cuore errante,

11 le strade mie non ama, e giurai:
non entreranno nel mio riposo!».
Venite, esultiamo al Signore,
acclamiamo alla rupe della nostra salvezza.

Le battute iniziali «Venite, esultiamo al Signore, acclamiamo… alla Presenza (divina) andiamo cantando» hanno reso questo inno liturgico il tradizionale «Invitatorio» alla preghiera, posto in apertura al culto giudaico e cristiano. Ed effettivamente questo inno è di origine liturgica: dopo due professioni di fede nell’azione creatrice di Dio (vv. 3-5) e in quella dispiegata nella storia della salvezza (v. 7), il canto si trasforma in un oracolo profetico che coinvolge l’assemblea in un duro esame di coscienza (vv. 8-11). Si evoca, infatti, l’evento centrale della fede biblica, la nascita di Israele nel deserto dopo la liberazione offerta da Dio nell’esodo dall’Egitto. Ebbene, in quegli inizi Israele ha sfoderato tutta la gamma delle sue ribellioni: il poeta cita in particolare l’episodio di Massa e Meriba narrato in Esodo 17,1-7 e in Numeri 20,2-13. Dio, allora, fu nauseato di quel popolo che pure aveva amato e la sua minaccia «Non entreranno nel mio riposo», cioè nella terra promessa, fu attuata per quella generazione ed è sospesa come nuovo giudizio per la generazione presente. Si legga la meditazione che su questo sa1mo ha intessuto l’autore della Lettera agli Ebrei (cc. 3-4).

Dossologia

Al Padre, al Figlio, allo Spirito santo
gloria cantiamo insieme al creato:
pur noi beati se oggi accogliamo
con fedeltà la Parola di Dio.

Preghiera

O Padre, nel dono del tuo Spirito
sempre ci fai sentire la tua voce:
fa’ che i nostri cuori non siano di pietra,
ma fedeli nel tuo glorioso servizio
facciamo della nostra vita
un ascolto attento e ininterrotto
della tua Parola.
Amen.

…………………………………………………………………………………………

David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

 

Ain Karem. Il luogo della visitazione

31 maggio 2014

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La visita della Vergine Maria ad Elisabetta viene per la prima volta situata in un luogo differente da quello della Natività di S. Giovanni agli inizi del XIV secolo: “La casa di Zaccaria si trova sulle montagne di Giudea… In quel luogo vi sono due chiese… e tra queste chiese sgorga una sorgente abbastanza ricca di acqua. Nel luogo della prima chiesa si dice che Elisabetta fu salutata dalla beata Vergine Maria. Si dice anche che là fu nascosto il beato Giovanni Battista al tempo della strage degli Innocenti. Nel luogo della seconda chiesa il beato Giovanni Battista nacque” (fra Giovanni Fedanzola da Perugia, 1330).
Oltre all’episodio evangelico, nella medesima chiesa si conserva anche il ricordo del nascondimento di S. Giovanni Battista, ripreso dall’apocrifo Protoevangelo di Giacomo (II sec.) ed evocato dall’abate russo Daniele (inizio XII sec.): “Oltre una valletta piena di alberi, si trova la montagna verso la quale Elisabetta correva con il proprio figlio e disse: Ricevi, o montagna, la madre e il figlio. E la montagna si aprì e offrì loro rifugio. I soldati di Erode che la seguivano, arrivati a questo punto non trovarono nessuno e se ne ritornarono confusi.
Si può vedere fino ad oggi il luogo dove questo avvenne, segnato nella roccia. Al di sopra si eleva una piccola chiesa sotto la quale c’è una piccola grotta, e davanti all’entrata di questa è addossata un’altra piccola chiesa. Da questa grotta sgorga una sorgente che dissetò Elisabetta e Giovanni durante il loro soggiorno nella montagna, dove restarono, serviti da un angelo, fino alla morte di Erode”. Reliquie di “terra dalla grotta di Elisabetta e Giovanni” erano conservate, già nel VII secolo, a Roma nel tesoro del Laterano e altrove. Una pietra, mostrata nella cripta, perpetua oggi questa tradizione.

Messaggio di Papa Francesco aglio operatori della carità in Siria. Cor Unum.

31 maggio 2014

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AGLI OPERATORI DI CARITÀ IN SIRIA

Venerdì, 30 maggio 2014

 

Eminenza, Eccellenze,
cari fratelli e sorelle,

vi ringrazio per la vostra presenza a questo incontro, promosso dal Pontificio Consiglio Cor Unum. Vi ringrazio soprattutto per il contributo quotidiano che voi, come organismi di carità cattolici, state dando in Siria e nei Paesi vicini, per aiutare le popolazioni colpite da quel terribile conflitto. Saluto il Cardinale Robert Sarah e rivolgo un caloroso benvenuto a tutti voi, specialmente a quanti si sono messi in viaggio dal Medio Oriente per essere qui oggi – e anch’io porto negli occhi e nel cuore il Medio Oriente, dopo il pellegrinaggio dei giorni scorsi in Terra Santa.

Un anno fa ci siamo riuniti per ribadire l’impegno della Chiesa in questa crisi e per lanciare insieme un appello per la pace in Siria. Ora ci incontriamo di nuovo, per tracciare un bilancio del lavoro finora svolto e per rinnovare la volontà di proseguire su questa strada, con una collaborazione ancora più stretta. Ma dobbiamo riscontrare con grande dolore che la crisi siriana non è stata risolta, anzi va avanti, e c’è il rischio di abituarsi ad essa: di dimenticare le vittime quotidiane, le indicibili sofferenze, le migliaia di profughi, tra cui anziani e bambini, che patiscono e a volte muoiono per la fame e le malattie causate dalla guerra. Questa indifferenza fa male! Un’altra volta dobbiamo ripetere il nome della malattia che ci fa tanto male oggi nel mondo: la globalizzazione dell’indifferenza.

L’azione di pace e l’opera di assistenza umanitaria che gli organismi caritativi cattolici svolgono in quel contesto sono espressione fedele dell’amore di Dio per i suoi figli che si trovano nell’oppressione e nell’angoscia. Dio ascolta il loro grido, conosce le loro sofferenze e vuole liberarli; e a Lui voi prestate le vostre mani e le vostre capacità. È importante che voi operiate in comunione con i Pastori e le comunità locali; e questa riunione costituisce un’occasione propizia per individuare opportune forme di collaborazione stabile, nel dialogo tra i diversi soggetti, allo scopo di organizzare sempre meglio i vostri sforzi per sostenere le Chiese locali e tutte le vittime della guerra, senza distinzioni etniche, religiose o sociali.

Oggi siamo qui anche per fare nuovamente appello alle coscienze dei protagonisti del conflitto, delle istituzioni mondiali e dell’opinione pubblica. Tutti siamo consapevoli che il futuro dell’umanità si costruisce con la pace e non con la guerra: la guerra distrugge, uccide, impoverisce popoli e Paesi. A tutte le parti chiedo che, guardando al bene comune, consentano subito l’opera di assistenza umanitaria e quanto prima facciano tacere le armi e si impegnino a negoziare, mettendo al primo posto il bene della Siria, di tutti i suoi abitanti, anche di quelli che purtroppo hanno dovuto rifugiarsi altrove e che hanno il diritto di ritornare al più presto in patria. Penso in particolare alle care comunità cristiane, volto di una Chiesa che soffre e spera. La loro sopravvivenza in tutto il Medio Oriente è una profonda preoccupazione della Chiesa universale: il Cristianesimo deve poter continuare a vivere là dove sono le sue origini.

Cari fratelli e sorelle, la vostra azione caritativa e assistenziale è un segno importante della vicinanza di tutta la Chiesa, e della Santa Sede in particolare, al popolo siriano e agli altri popoli del Medio Oriente. Vi rinnovo la mia gratitudine per quello che fate e invoco su di voi e sul vostro lavoro la benedizione del Signore. La Madonna vi protegga. Io prego per voi e voi pregate per me!

 

 

Leggere le Scritture

31 maggio 2014

 

“Il rotolo della parola di Dio è scritto dentro, mediante l’allegoria; fuori, mediante la storia. Dentro, mediante l’intelligenza spirituale; fuori mediante il semplice senso letterale, adatto agli spiriti ancora deboli. Dentro perché promette i beni invisibili; fuori, perché stabilisce l’ordine delle cose visibili con la rettitudine dei suoi precetti. Dentro, perché dona la sicurezza dei beni celesti; fuori, perché insegna come usare i beni terreni, o come sottrarsi alla loro attrattiva” .

Gregorio Magno,Omelie su Ez. I, IX, 30.

Vangelo (Mt 28,16-20) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 1 Giugno 2014) con commento comunitario

31 maggio 2014

ASCENSIONE DEL SIGNORE

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Questo è il Vangelo del 1 Giugno, quello del 31 Maggio lo potrete trovare qualche post più sotto

 

 

Omelia Ascensione, anno A

31 maggio 2014

Gesù sale al cielo e solo di lì, nel seno del Padre, riceve, anche come uomo, la pienezza dello Spirito.E’ allora che lo Spirito dona in pienezza virtuale Cristo, come Dio e come uomo.Non solo un Cristo spiritualistico ma un Cristo che ci aiuta più pienamente a trovare la nostra autentica umanità.Gesù è cresciuto lasciandosi portare per mano dal Padre con fiducia e semplicità.Anche Maria è cresciuta così.E sono giunti gradualmente, anche attraverso prove e sofferenze, alla pienezza della vita.
Ma non sono solo Maria e Gesù ad aver vissuto così, ho scoperto delle storie bellissime di diverse persone che hanno sperimentato qualcosa di simile.Sono, tra queste, persone che hanno vissuto delle storie familiari travagliatissime, ad es. bimbi senza genitori sin da piccolissimi.Ma Dio ha fatto concretamente da Padre a queste persone che hanno, anche nelle prove, creduto al suo amore, si sono strette a lui nel dolore, come ad un Padre umano, concreto, e si sono lasciate portare così semplicemente, per come potevano, dalla sua Parola.E tu vedi persone semplici, essenziali, cioè ad es. che non si inceppano per stupidaggini, fondamentalmente serene, gioiose e penseresti che hanno avuto una vita facile e piena di aiuti in famiglia per crescere bene.Invece il loro segreto è che hanno sempre, fin da piccole, creduto, si sono godute, si sono appoggiate concretamente, all’amore di Dio Padre.E possiamo capire che Gesù si è fatto pane e vino anche perchè è cresciuto buono, semplice, allegro, come il pane e come il vino.E allo stesso modo ci aiuta gradualmente a trovare anche noi stessi.
E ho conosciuto anche persone che non hanno forse ricevuto in dono di essere aperte in tutto, sia pure gradualmente, alla Parola di Dio, persone che su certi punti hanno vissuto percorsi loro, come tanti altri, dunque per strade che Gesù non insegna.Ma queste persone hanno ricevuto talora anch’esse da sempre, fin da piccole, il dono di credere all’amore di Dio Padre, pur non capendone, non vivendone, alcune sue Parole.E hanno sperimentato che grande dono è sentire il Padre vicino nelle prove, avere fiducia che ti porta per mano, che sempre ti sostiene, ti aiuta,ti consola.Sentire che, al di là anche delle prove e dei dolori, delle ingiustizie, che possiamo incontrare lungo il cammino, la vita ha un senso ed è un senso di amore, di vita e non di morte.
L’Ascensione ci mostra che solo nel cuore del Padre il cuore dell’uomo trova respiro, consolazione profonda, vita.Siamo suoi figli.Io oggi prego che ogni persona, che ognuno di noi qui presenti, anche talora in mezzo agli eventuali problemi, sofferenze, al di là del bene che riesce a vivere o meno, si goda, si appoggi con fiducia, a questo amore, a questo punto sicuro, a questa roccia basale nella propria vita.

Indovinelli per bambini

31 maggio 2014

C’è un tale nella valle che nel profondo
parla tutte le lingue del mondo.

SOLUZIONE

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Video Rai: Papa Francesco, la storia di Jorge Mario Bergoglio

31 maggio 2014

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2014-05-29&ch=3&v=370954&vd=2014-05-29&vc=3#day=2014-05-29&ch=3&v=370954&vd=2014-05-29&vc=3

I programmi da Rai replay sono attivi solo per pochi giorni.

Non ho visto il programma, se l’argomento è trattato con fede profonda ed equilibrata.

Santi e Beati. Memoria di oggi: Visitazione della Beata Vergine Maria

31 maggio 2014

VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

31 maggio – Festa

 

Il mese dedicato in modo particolare alla Madre di Dio si chiude con la festa liturgica che ricorda la visita di Maria alla cugina Elisabetta.

La festa richiama l’incessante visita di Dio alla sua Chiesa per fare di ogni cristiano un portatore di Cristo.

La data del 31 maggio è stata scelta perché venisse celebrata in un giorno tra l’Annunciazione e la Natività di S. Giovanni.

La Marialis Cultus ne descrive in questi termini il contenuto: “La liturgia ricorda la Beata Vergine Maria che porta in grembo il Figlio, e che si reca da Elisabetta per porgerle l’aiuto della sua carità e proclamare la misericordia di Dio Salvatore”.

La festa celebra quanto narrato nel Vangelo secondo Luca 1,39-56.

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Preghiera del mattino: Novena di Pentecoste

31 maggio 2014

SECONDO GIORNO

Inno allo Spirito Santo

Vieni o Spirito Creatore, visita le nostre menti,

riempi della tua grazia i cuori che hai creato.

 

O dolce Consolatore, dono del Padre altissimo,

acqua viva, fuoco, amore, santo crisma dell’anima.

 

Dito della mano di Dio, promesso dal Salvatore,

irradia i tuoi sette doni, suscita in noi la parola.

 

Sii luce all’intelletto, fiamma ardente nel cuore;

sana le nostre ferite col balsamo del tuo amore.

 

Difendici dal nemico, reca in dono la pace,

la tua guida invincibile ci preservi dal male.

 

Luce d’eterna sapienza, svelaci il grande mistero

di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo Amore.

 

 

Meditazione e preghiera

“Non c’è dunque nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte” (Rm 8,1-2).

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Pellegrinaggio a Loreto

31 maggio 2014

Nella bruma della sera, sul colle, una stella
rossa, capriccio di natura che svela una parola
in te sconosciuta sinora.E’ un prodigio del cielo
poeta, mi dici, che ti sorprende e ti innamora.
E non sei più la stessa.D’improvviso sei forte
e serena e chi sa la tua prova si chiede perchè…

 

Preghiera della sera. Mese di maggio dedicato a Maria Santissima

30 maggio 2014

MESE di MAGGIO

dedicato a

MARIA SANTISSIMA

30 maggio

Ave, Regina dei Cieli. Ave, Signora degli Angeli. Porta e radice di salvezza, rechi nel mondo la luce. Gioisci, Vergine gloriosa, bella fra tutte le donne. Salve, o Tutta Santa, prega per noi Cristo Signore.

Maria, Madre di misericordia, pregate per noi!

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Tweet del Papa

30 maggio 2014

Ogni cristiano, nel posto di lavoro, può dare testimonianza, con le parole e prima ancora con una vita onesta.

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Il segreto meraviglioso del Santo Rosario, di San Luigi Maria Grignion de Montfort:SECONDA DECINA

30 maggio 2014

ECCELLENZA DEL SANTO ROSARIO NELLE PREGHIERE

CHE LO COMPONGONO

 

Tredicesima Rosa

.

41. Con ogni parola dell’Orazione domenicale onoriamo le perfezioni di Dio. Onoriamo la sua

fecondità chiamandolo Padre: «Padre, tu generi da tutta l’eternità un Figlio che è Dio come

te, eterno, consustanziale, una stessa essenza, una stessa potenza, una stessa bontà, una

stessa sapienza con te. Padre e Figlio, amandovi producete lo Spirito Santo che è Dio come

voi. Tre Persone adorabili, voi siete un solo Dio».

«Padre nostro»! Padre degli uomini per mezzo della creazione, della conservazione, della

redenzione, Padre misericordioso dei peccatori, Padre amico dei giusti, Padre magnifico dei

beati.

«Che sei». Con queste parole ammiriamo l’infinità, la grandezza e la pienezza dell’essenza

di Dio, che con tutta verità si chiama «Colui che è». È colui che esiste essenzialmente,

necessariamente ed eternamente. È l’Essere degli esseri, la causa di tutti gli esseri, che

contiene in modo eminente in se stesso le perfezioni di tutti gli altri esseri. È in tutti con la

sua essenza, con la sua presenza, con la sua potenza senza esservi circoscritto.

Onoriamo la sua sublimità, gloria e maestà con le parole: «che sei nei cieli», cioè come

assiso sul trono, intento a esercitare la sua giustizia su tutti gli uomini.

Desiderando che il suo nome sia santificato, adoriamo la sua santità. Riconosciamo la

sovranità e la giustizia delle sue leggi auspicando che venga il suo regno e desiderando che

gli uomini gli obbediscano qui in terra come gli angeli gli obbediscono in cielo. Pregandolo

di darci il pane di ogni giorno, crediamo alla sua Provvidenza. Chiedendogli la remissione

dei nostri peccati, invochiamo la sua clemenza. Supplicandolo di non lasciarci soccombere

alla tentazione, ricorriamo alla sua potenza. E sperando che ci libererà dal male ci

affidiamo alla sua bontà.

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E. Bianchi. “Gesto profetico oltre i negoziati”

30 maggio 2014

Intervista di P. Lambruschi, in Avvenire del 27 maggio 2014

Il Papa ha invitato israeliani e palestinesi a Roma per fare finalmente pace. Cosa ne pensa?

Questo mostra bene quali siano il pensiero e il cuore di papa Francesco. Vuole la pace, ma non si pone come un leader politico. Chiama invece Israele e i palestinesi a pregare con lui in Vaticano, riconoscendo che si è tutti figli di Abramo, ma che in una vicenda come quella in atto in Terra Santa – in cui si può solo procedere a una riconciliazione e ad un perdono reciproco – l’unica strada cominciare a invocare il Signore e a pregare insieme. La pace non passa solo dai negoziati. Mi è sembrato il gesto più creativo mostrato in questo viaggio dal Papa, un gesto profetico altissimo.

Parlando ai musulmani alla Spianata delle Moschee, il Papa ha detto che non dobbiamo più usare il nome di Dio per combattere…

Ha ricordato che tutte le immagini date a Dio attraverso la violenza sono perverse e idolatriche. Lo ha detto alla Spianata del Tempio proprio mosso dalla convinzione – senza entrare in questioni politiche – che la violenza da ogni parte deve cessare. Perché nel nome di Dio si combatte da tutte le parti, non possiamo incolpare solo il terrorismo islamico, ad esempio quando c’è violenza anche da parte di alcuni ebrei ortodossi. Dicendo basta alla violenza e alla strumentalizzazione del nome di Dio per giustificarla, Francesco ha ribadito che la sola via da percorrere è quella del perdono.

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