Archive for giugno 2014

Preghiera della sera. Al Sacro Cuore di Cristo Gesù

30 giugno 2014

IL PIU’ FORTE LAMENTO DI GESU’

30° GIORNO

 

Padre Nostro…

Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

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Il segreto meraviglioso del Santo Rosario, di San Luigi Maria Grignion de Montfort:QUINTA DECINA

30 giugno 2014

MODO DI RECITARE SANTAMENTE IL ROSARIO

Quarantatreesima Rosa
122. Nessuna preghiera è più meritoria per l’anima e più gloriosa per Gesù e Maria del
Rosario ben recitato. Ma è pure difficile il recitarlo bene e il perseverarvi, a causa
particolarmente delle distrazioni che vengono come naturalmente nella ripetizione così
frequente della stessa preghiera. Quando si recita l’Ufficio della Madonna o i Sette Salmi o
altre preghiere la varietà dei termini e la diversità delle parole frenano l’immaginazione e
ricreano la mente: aiutano, perciò, l’anima a ben recitarle. Ma nel Rosario, che comporta la
continua ripetizione di Padre nostro e Ave Maria con forma sempre uguale, è assai difficile
non annoiarsi o addirittura addormentarsi. Motivo, questo, che induce nella tentazione di
abbandonarlo per scegliere preghiere più dilettevoli e meno noiose. Occorre quindi, per
perseverare nella recitazione del Rosario, una devozione incomparabilmente più profonda
di quella richiesta da qualsiasi altra preghiera, fosse pure il Salterio davidico.
123. Ad aumentare le difficoltà contribuiscono sia la nostra fantasia tanto volubile da non
stare un attimo, quasi, tranquilla, sia la malizia del demonio, instacabile nel distrarci e
impedirci di pregare. Che cosa non fa il maligno contro di noi vedendoci intenti a recitare il
Rosario proprio per sventare le sue insidie? Accresce il nostro naturale languore e la nostra
negligenza. Prima dell’inizio della nostra preghiera aumenta la noia, le distrazioni e la
stanchezza; mentre preghiamo ci assale da ogni lato, e quando avremo terminato di dirlo
con molti sforzi e distrazioni insinuerà: «Tu non hai detto nulla che valga; il tuo Rosario non
vale niente, faresti meglio a lavorare e ad attendere ai tuoi affari; perdi il tuo tempo a
recitare tante preghiere vocali senza attenzione; una mezz’ora di meditazione o una buona
lettura varrebbe molto di più. Domani, quando sarai meno assonnato, pregherai con più
attenzione, rimanda il resto del tuo Rosario a domani».
Così il diavolo, con le sue astuzie, fa spesso tralasciare il Rosario tutto o in parte, o lo fa
cambiare o lo fa differire.
124. Non dargli ascolto, caro confratello del Rosario, e non perderti d’animo quand’anche,
durante il Rosario, la tua fantasia fosse stata piena di distrazioni e di pensieri stravaganti
che tu hai cercato di scacciare come ti era possibile non appena te ne accorgevi. Il tuo
Rosario è tanto migliore quanto più è meritorio, è tanto più meritorio quanto più è difficile,
e tanto più difficile quanto meno naturalmente piacevole all’anima e più disturbato da
noiosi moscerini e formiche, che vagando qua e là, tuo malgrado, nell’immaginazione, non
lasciano il tempo allo spirito di gustare ciò che dici e di ristorarsi nella pace.
125. Anche se tu dovessi combattere durante l’intero Rosario contro le distrazioni, combatti
pure coraggiosamente con le armi in pugno, cioè continua a recitarlo, quantunque senza
alcun gusto e consolazione sensibile. Sarà una lotta terribile ma tanto salutare all’anima
fedele. Diversamente, se deponi le armi, cioè se tralasci il Rosario, sei vinto. E allora il
demonio, vincitore della tua fermezza, ti lascerà in pace e ti rinfaccerà nel giorno del
giudizio la tua pusillanimità e infedeltà. «Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto»
(Lc 16,10). Chi è fedele nel respingere le più piccole distrazioni nella minima parte delle
sue preghiere, sarà fedele anche nelle cose più grandi. Nulla di più certo, poiché l’ha detto
lo Spirito Santo.
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P. Antonio La Rocca. Estate

30 giugno 2014

 

Lunghe, interminabili giornate,

afose e insonni nottate.

Euforiche vacanze, illusione di riposo,

su di un lettino al sole steso,

in un lido chiassoso.

Un fresco tuffo, nell’acqua del mare

ti dà la forza di continuare,

l’obbligata abbronzatura da mostrare.

Per sfuggire alle notti infuocate,

le ore piccole si fanno d’estate.

Dopo una lunga vacanza al mare,

non vedo l’ora di tornare a lavorare,

e aspettare undici mesi, e risparmiare,

per andare  a quel paese a riposare.

 

PIETRO ANTONIO LA ROCCA

Tweet del Papa

30 giugno 2014

Gesù, aiutaci ad amare Dio come Padre e il nostro prossimo come fratello.

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Vangelo (Mt 8,23-27) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 1 Luglio 2014) con commento comunitario

30 giugno 2014

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,23-27) 

In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.
Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.
Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

 

Questo è il Vangelo del 1 Luglio, quello del 30 Giugno lo potete trovare qualche post più sotto

Testo completo dell’ Intervista di papa Francesco ad “Il Messaggero” di Roma: “nella chiesa non decido da solo”

30 giugno 2014

 

 

A cura di Franca Gansoldati in “Il Messaggero” del 29 giugno 2014 L’appuntamento è a Santa Marta, di pomeriggio. Una veloce verifica e uno svizzero mi fa accomodare in un piccolo salottino. Sei poltroncine verdi di velluto un po’ liso, un tavolino di legno,un televisore di quelli antichi, col pancione. Tutto in ordine perfetto, il marmo tirato a lucido, qualche quadro. Potrebbe essere una sala d’aspetto parrocchiale, una di quelle dove si va per chiedere un consiglio, o per fare i documenti matrimoniali. Francesco entra sorridendo: «Finalmente! Io la leggo e ora la conosco». Arrossisco. «Io invece la conosco e ora la ascolto». Ride. Ride di gusto, il Papa, come farà altre volte nel corso di un’ora e passa di conversazione a ruota libera. Roma con i suoi mali di megalopoli, l’epoca di cambiamenti che indeboliscono la politica; la fatica nel difendere il bene comune; la riappropriazione da parte della Chiesa dei temi della povertà e della condivisione («Marx non ha inventato nulla»), lo sgomento di fronte al degrado delle periferie dell’anima, scivoloso abisso morale in cui si abusa dell’infanzia, si tollera l’accattonaggio, il lavoro minorile e, non ultimo, lo sfruttamento di baby prostitute nemmeno quindicenni. E i clienti che potrebbero essere i loro nonni; «pedofili»: il Papa li definisce proprio così. Francesco parla, spiega, si interrompe, ritorna. Passione, dolcezza, ironia. Un filo di voce, sembra cullare le parole. Le mani accompagnano il ragionamento, le intreccia, le scioglie, sembrano disegnare geometrie invisibili nell’aria. E’ in ottima forma a dispetto delle voci sulla sua salute. E’ l’ora della partita Italia-Uruguay.

 

Santo Padre, lei per chi tifa?

 

«Ah io per nessuno, davvero. Ho promesso al presidente del Brasile (Dilma Roussef ndr) di restare neutrale». Cominciamo da Roma? «Ma lo sa che io Roma non la conosco? Pensi che la Cappella Sistina l’ho vista per la prima volta quando ho preso parte al conclave che elesse Benedetto XVI (2005 ndr). Non sono nemmeno mai stato ai musei. Il fatto è che da cardinale non venivo spesso. Conosco Santa Maria Maggiore perché ci andavo sempre. E poi San Lorenzo fuori le mura dove sono andato per delle cresime quando c’era don Giacomo Tantardini. Ovviamente conosco Piazza Navona perché ho sempre alloggiato a via della Scrofa, là dietro».

 

C’è qualcosa di romano nell’argentino Bergoglio?

 

«Poco e niente. Io sono più piemontese, sono quelle le radici della mia famiglia di origine. Tuttavia sto cominciando a sentirmi romano. Intendo andare a visitare il territorio, le parrocchie. Sto scoprendo poco a poco questa città. E’ una metropoli bellissima, unica, con i problemi delle grandi metropoli. Una piccola città possiede una struttura quasi univoca, una metropoli, invece, comprende sette o otto città immaginarie, sovrapposte, su vari livelli. Anche livelli culturali. Penso, per esempio, alle tribù urbane dei giovani. E’ così in tutte le metropoli. A novembre faremo a Barcellona un convegno dedicato proprio alla pastorale delle metropoli. In Argentina sono stati promossi degli scambi con il Messico. Si scoprono tante culture incrociate, ma non tanto per via delle migrazioni, ma perché si tratta di territori culturali trasversali, fatti di appartenenze proprie. Città nelle città. La Chiesa deve saper rispondere anche a questo fenomeno».

 

Perché lei, sin dall’inizio, ha voluto sottolineare tanto la funzione di Vescovo di Roma?

 

«Il primo servizio di Francesco è questo: fare il Vescovo di Roma. Tutti i titoli del Papa, Pastore universale, Vicario di Cristo eccetera, li ha proprio perché è Vescovo di Roma. E’ la scelta primaria. La conseguenza del primato di Pietro. Se domani il Papa volesse fare il vescovo di Tivoli è chiaro che mi cacceranno via».

 

Quarant’anni fa, sotto Paolo VI, il Vicariato promosse il convegno sui mali di Roma. Emerse il quadro di una città in cui chi aveva tanto aveva il meglio, e chi aveva poco il peggio. Oggi, a suo parere, quali sono i mali di questa città?

 

«Sono quelli delle metropoli, come Buenos Aires. Chi aumenta i benefici, e chi è sempre più povero. Non ero a conoscenza del convegno sui mali di Roma. Sono questioni molto romane, e io all’epoca avevo 38 anni. Sono il primo Papa che non ha preso parte al Concilio e il primo che ha studiato la teologia nel dopo Concilio e, in quel tempo, per noi la grande luce era Paolo VI. Per me la Evangelii Nuntiandi resta un documento pastorale mai superato».

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Saluto di papa Francesco ai giovani in ricerca vocazionale

30 giugno 2014

SALUTO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
A
I GIOVANI DELLA DIOCESI DI ROMA IN RICERCA VOCAZIONALE

Grotta di Lourdes dei Giardini Vaticani
Sabato, 28 giugno 2014

 

Prima di tutto chiedo scusa per il ritardo, ma la verità è che non mi sono accorto del tempo. Ero in una conversazione tanto interessante che non me ne sono accorto. Scusatemi! Questo non si fa, la puntualità si deve mantenere.

Vi ringrazio per questa visita, questa visita alla Madonna che è tanto importante nella nostra vita. E Lei ci accompagna anche nella scelta definitiva, la scelta vocazionale, perché Lei ha accompagnato suo Figlio nel suo cammino vocazionale che è stato tanto duro, tanto doloroso. Lei ci accompagna sempre.

Quando un cristiano mi dice, non che non ama la Madonna, ma che non gli viene di cercare la Madonna o di pregare la Madonna, io mi sento triste. Ricordo una volta, quasi 40 anni fa, ero in Belgio, in un convegno, e c’era una coppia di catechisti, professori universitari ambedue, con figli, una bella famiglia, e parlavano di Gesù Cristo tanto bene. E ad un certo punto ho detto: “E la devozione alla Madonna?” “Ma noi abbiamo superato questa tappa. Noi conosciamo tanto Gesù Cristo che non abbiamo bisogno della Madonna”. E quello che mi è venuto in mente e nel cuore è stato: “Mah… poveri orfani!”. E’ così, no? Perché un cristiano senza la Madonna è orfano. Anche un cristiano senza Chiesa è un orfano. Un cristiano ha bisogno di queste due donne, due donne madri, due donne vergini: la Chiesa e la Madonna. E per fare il “test” di una vocazione cristiana giusta, bisogna domandarsi: “Come va il mio rapporto con queste due Madri che ho?”, con la madre Chiesa e con la madre Maria. Questo non è un pensiero di “pietà”, no, è teologia pura. Questa è teologia. Come va il mio rapporto con la Chiesa, con la mia madre Chiesa, con la santa madre Chiesa gerarchica? E come va il mio rapporto con la Madonna, che è la mia Mamma, mia Madre?

Questo fa bene: non lasciarla mai e non andare da soli. Vi auguro un buon cammino di discernimento. Per ognuno di noi il Signore ha la sua vocazione, quel posto dove Lui vuol che noi viviamo la nostra vita. Ma bisogna cercarlo, trovarlo; e poi continuare, andare avanti.

Un’altra cosa che vorrei aggiungere – oltre a quella della Chiesa e della Madonna – è il senso del definitivo. Questo per noi è importante, perché stiamo vivendo una cultura del provvisorio: questo sì, ma per un tempo, e per un altro tempo… Ti sposi? Sì, sì, ma finché l’amore dura, poi ognuno a casa sua un’altra volta…

Un ragazzo – mi raccontava un vescovo – un giovane, un professionista giovane, gli ha detto: “Io vorrei diventare prete, ma soltanto per dieci anni”. E’ così, è il provvisorio. Abbiamo paura del definitivo. E per scegliere una vocazione, una vocazione qualsiasi, anche quelle vocazioni “di stato”, il matrimonio, la vita consacrata, il sacerdozio, si deve scegliere con una prospettiva del definitivo. E a questo si oppone la cultura del provvisorio. E’ una parte della cultura che a noi tocca vivere in questo tempo, ma dobbiamo viverla, e vincerla.

Benissimo. Anche su questo aspetto del definitivo, credo che uno che ha più sicura la sua strada definitiva è il Papa! Perché il Papa… dove finirà il Papa? Lì, in quella tomba, no?

Vi ringrazio tanto per questa visita, e vi invito a pregare la Madonna o, non so, a cantare… La “Salve Regina”… La sanno cantare? Cantiamo la “Salve Regina” alla Madonna tutti insieme? Andiamo!

(Canto)

Adesso a voi, alle vostre famiglie, a tutti do la Benedizione e vi chiedo, per favore, di pregare per me.

(Benedizione)

Grazie a voi! Grazie tante! Buon cammino!

Angelus per la solennità dei ss. Pietro e Paolo

30 giugno 2014

SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 29 giugno 2014

Video

 

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Fin dai tempi antichi la Chiesa di Roma celebra gli Apostoli Pietro e Paolo in un’unica festa nello stesso giorno, il 29 giugno. La fede in Gesù Cristo li ha resi fratelli e il martirio li ha fatti diventare una sola cosa. San Pietro e San Paolo, così diversi tra loro sul piano umano, sono stati scelti personalmente dal Signore Gesù e hanno risposto alla chiamata offrendo tutta la loro vita. In entrambi la grazia di Cristo ha compiuto grandi cose, li ha trasformati. Eccome li ha trasformati! Simone aveva rinnegato Gesù nel momento drammatico della passione; Saulo aveva perseguitato duramente i cristiani. Ma entrambi hanno accolto l’amore di Dio e si sono lasciati trasformare dalla sua misericordia; così sono diventati amici e apostoli di Cristo. Perciò essi continuano a parlare alla Chiesa e ancora oggi ci indicano la strada della salvezza. Anche noi, se per caso cadessimo nei peccati più gravi e nella notte più oscura, Dio è sempre capace di trasformarci, come ha trasformato a Pietro e a Paolo; trasformarci il cuore e perdonarci tutto, trasformando così il nostro buio del peccato in un’alba di luce. Dio è così: ci trasforma, ci perdona sempre, come ha fatto con Pietro e come ha fatto con Paolo.

Il libro degli Atti degli Apostoli mostra molti tratti della loro testimonianza. Pietro, ad esempio, ci insegna a guardare i poveri con sguardo di fede e a donare loro ciò che abbiamo di più prezioso: la potenza del nome di Gesù. Questo ha fatto con quel paralitico: gli ha dato tutto quello che aveva, cioè Gesù (cfr At 3,4-6).

Di Paolo, viene raccontato per tre volte l’episodio della chiamata sulla via di Damasco, che segna la svolta della sua vita, marcando nettamente un prima e un dopo. Prima, Paolo era un acerrimo nemico della Chiesa. Dopo, mette tutta la sua esistenza a servizio del Vangelo. Anche per noi l’incontro con la Parola di Cristo è in grado di trasformare completamente la nostra vita. Non è possibile ascoltare questa Parola e restare fermi al proprio posto, restare bloccati sulle proprie abitudini. Essa ci spinge a vincere l’egoismo che abbiamo nel cuore per seguire decisamente quel Maestro che ha dato la vita per i suoi amici. Ma è Lui che con la sua parola ci cambia; è Lui che ci trasforma; è Lui che ci perdona tutto, se noi apriamo il cuore e chiediamo il perdono.

Cari fratelli e sorelle, questa festa suscita in noi una grande gioia, perché ci pone di fronte all’opera della misericordia di Dio nel cuore di due uomini. E’ l’opera della misericordia di Dio in questi due uomini, che erano grandi peccatori. E Dio vuole colmare anche noi della sua grazia, come ha fatto con Pietro e con Paolo. La Vergine Maria ci aiuti ad accoglierla come loro con cuore aperto, a non riceverla invano! E ci sostenga nell’ora della prova, per dare testimonianza a Gesù Cristo e al suo Vangelo. Lo chiediamo oggi in particolare per gli Arcivescovi Metropoliti nominati nell’ultimo anno, che stamani hanno celebrato con me l’Eucaristia in San Pietro. Li salutiamo tutti con affetto insieme con i loro fedeli e i familiari, e preghiamo per loro!


Dopo l’Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

le notizie che giungono dall’Iraq sono purtroppo molto dolorose. Mi unisco ai Vescovi del Paese nel fare appello ai governanti perché, attraverso il dialogo, si possa preservare l’unità nazionale ed evitare la guerra. Sono vicino alle migliaia di famiglie, specialmente cristiane, che hanno dovuto lasciare le loro case e che sono in grave pericolo. La violenza genera altra violenza; il dialogo è l’unica via per la pace. Preghiamo la Madonna, perché custodisca il popolo dell’Iraq.

Ave Maria…

Saluto tutti voi, in modo speciale i fedeli di Roma, nella festa dei Santi Patroni; come pure i familiari degli Arcivescovi Metropoliti che stamattina hanno ricevuto il Pallio e le delegazioni che li hanno accompagnati.

Saluto gli artisti di tante parti del mondo che hanno realizzato una grande infiorata, e ringrazio la Pro Loco di Roma per averla promossa. Sono stati bravi questi artisti, complimenti!

Saludo cordialmente a los fieles de San Fernando y de Ubrique (Cádiz), de Elche de la Sierra (Albacete), y de Parla, Madrid, así como a los numerosos alfombristas que han participado en la gran muestra floreal.

Saluto i pellegrini provenienti dal Madagascar, gli studenti di alcune scuole cattoliche degli Stati Uniti d’America e di Londra; i fedeli di Messina, Napoli, Neviano, Taranto, Rocca di Papa e Pezzoro, e quelli venuti in bicicletta da Cardito; il gruppo “Amici del Venerabile Francesco Antonio Marcucci”.

Saluto il Forum delle Associazioni Familiari del Lazio e auguro ogni bene per l’attività dei prossimi giorni presso l’Istituto Pio XI di Roma.

Un augurio anche per il tradizionale spettacolo di fuochi d’artificio che avrà luogo stasera a Castel Sant’Angelo, il cui ricavato sosterrà una iniziativa per i ragazzi della Terra Santa.

A tutti voi auguro buona domenica, buona festa dei Patroni. E per favore non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci.

 

Papa Francesco. Messa per la solennità dei ss. Pietro e Paolo

30 giugno 2014

 

 

SANTA MESSA E IMPOSIZIONE DEL PALLIO
AI NUOVI METROPOLITI

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Domenica, 29 giugno 2014

Video

 

Nella solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo, patroni principali di Roma, accogliamo con gioia e riconoscenza la Delegazione inviata dal Patriarca Ecumenico, il venerato e amato fratello Bartolomeo, guidata dal Metropolita Ioannis. Preghiamo il Signore perché anche questa visita possa rafforzare i nostri fraterni legami nel cammino verso la piena comunione tra le due Chiese sorelle, da noi tanto desiderata.

«Il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode» (At 12,11). Agli inizi del servizio di Pietro nella comunità cristiana di Gerusalemme, c’era ancora grande timore a causa delle persecuzioni di Erode contro alcuni membri della Chiesa. C’era stata l’uccisione di Giacomo, e ora la prigionia dello stesso Pietro per far piacere al popolo. Mentre egli era tenuto in carcere e incatenato, sente la voce dell’Angelo che gli dice: «Alzati in fretta! … Mettiti la cintura e legati i sandali … Metti il mantello e seguimi!» (At 12,7-8). Le catene cadono e la porta della prigione si apre da sola. Pietro si accorge che il Signore lo «ha strappato dalla mano di Erode»; si rende conto che Dio lo ha liberato dalla paura e dalle catene. Sì, il Signore ci libera da ogni paura e da ogni catena, affinché possiamo essere veramente liberi. L’odierna celebrazione liturgica esprime bene questa realtà, con le parole del ritornello al Salmo responsoriale: «Il Signore mi ha liberato da ogni paura».

Ecco il problema, per noi, della paura e dei rifugi pastorali. Noi – mi domando –, cari fratelli Vescovi, abbiamo paura? Di che cosa abbiamo paura? E se ne abbiamo, quali rifugi cerchiamo, nella nostra vita pastorale, per essere al sicuro? Cerchiamo forse l’appoggio di quelli che hanno potere in questo mondo? O ci lasciamo ingannare dall’orgoglio che cerca gratificazioni e riconoscimenti, e lì ci sembra di stare sicuri? Cari fratelli vescovi, dove poniamo la nostra sicurezza?

La testimonianza dell’Apostolo Pietro ci ricorda che il nostro vero rifugio è la fiducia in Dio: essa allontana ogni paura e ci rende liberi da ogni schiavitù e da ogni tentazione mondana. Oggi, il Vescovo di Roma e gli altri Vescovi, specialmente i Metropoliti che hanno ricevuto il Pallio, ci sentiamo interpellati dall’esempio di san Pietro a verificare la nostra fiducia nel Signore.

Pietro ritrovò la fiducia quando Gesù per tre volte gli disse: «Pasci le mie pecore» (Gv 21,15.16.17). E nello stesso tempo lui, Simone, confessò per tre volte il suo amore per Gesù, riparando così al triplice rinnegamento avvenuto durante la passione. Pietro sente ancora bruciare dentro di sé la ferita di quella delusione data al suo Signore nella notte del tradimento. Ora che Lui gli chiede: «Mi vuoi bene?», Pietro non si affida a sé stesso e alle proprie forze, ma a Gesù e alla sua misericordia: «Signore tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene» (Gv 21,17). E qui sparisce la paura, l’insicurezza, la pusillanimità.

Pietro ha sperimentato che la fedeltà di Dio è più grande delle nostre infedeltà e più forte dei nostri rinnegamenti. Si rende conto che la fedeltà del Signore allontana le nostre paure e supera ogni umana immaginazione. Anche a noi, oggi, Gesù rivolge la domanda: «Mi ami tu?». Lo fa proprio perché conosce le nostre paure e le nostre fatiche. Pietro ci mostra la strada: fidarsi di Lui, che “conosce tutto” di noi, confidando non sulla nostra capacità di essergli fedeli, quanto sulla sua incrollabile fedeltà. Gesù non ci abbandona mai, perché non può rinnegare se stesso (cfr 2 Tm 2,13). E’ fedele. La fedeltà che Dio incessantemente conferma anche a noi Pastori, al di là dei nostri meriti, è la fonte della nostra fiducia e della nostra pace. La fedeltà del Signore nei nostri confronti tiene sempre acceso in noi il desiderio di servirlo e di servire i fratelli nella carità.

L’amore di Gesù deve bastare a Pietro. Egli non deve cedere alla tentazione della curiosità, dell’invidia, come quando, vedendo Giovanni lì vicino, chiede a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?» (Gv 21,21). Ma Gesù, di fronte a queste tentazioni, risponde: «A te che importa? Tu seguimi» (Gv 21,22). Questa esperienza di Pietro costituisce un messaggio importante anche per noi, cari fratelli Arcivescovi. Il Signore oggi ripete a me, a voi, e a tutti i Pastori: Seguimi! Non perdere tempo in domande o in chiacchiere inutili; non soffermarti sulle cose secondarie, ma guarda all’essenziale e seguimi. Seguimi nonostante le difficoltà. Seguimi nella predicazione del Vangelo. Seguimi nella testimonianza di una vita corrispondente al dono di grazia del Battesimo e dell’Ordinazione. Seguimi nel parlare di me a coloro con i quali vivi, giorno dopo giorno, nella fatica del lavoro, del dialogo e dell’amicizia. Seguimi nell’annuncio del Vangelo a tutti, specialmente agli ultimi, perché a nessuno manchi la Parola di vita, che libera da ogni paura e dona la fiducia nella fedeltà di Dio. Tu seguimi!

 

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: Santi Primi Martiri della Santa Chiesa di Roma

30 giugno 2014

 

 

SANTI PRIMI MARTIRI DELLA SANTA CHIESA DI ROMA

30 giugno – Memoria Facoltativa

 

sec. I, dall’anno 64

La Chiesa celebra oggi molti cristiani che, come attesta Papa Clemente, furono trucidati nei giardini vaticani da Nerone dopo l’incendio di Roma (luglio 64). Anche lo storico romano Tacito nei suoi Annali dice: “alcuni ricoperti di pelle di belve furono lasciati sbranare dai cani, altri furono crocifissi, ad altri fu appiccato il fuoco al termine del giorno in modo che servissero di illuminazione notturna”.

Emblema: Palma

Martirologio Romano: Santi protomartiri della Santa Chiesa di Roma, che accusati dell’incendio della Città furono per ordine dell’imperatore Nerone crudelmente uccisi con supplizi diversi: alcuni, infatti, furono esposti ai cani coperti da pelli di animali e ne vennero dilaniati; altri furono crocifissi e altri ancora dati al rogo, perché, venuta meno la luce del giorno, servissero da lampade notturne. Tutti questi erano discepoli degli Apostoli e primizie dei martiri che la Chiesa di Roma presentò al Signore.

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Preghiera del mattino: l’Angelus

30 giugno 2014

angelus[1]

V/. L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria,
R/. ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.

Ave, o Maria, piena di grazia…

V/. “Ecco sono la serva del Signore.”
R/. “Avvenga in me secondo la tua parola.”

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Video Rai: La Chiesa del XXI secolo

30 giugno 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-75b994fb-e805-47a8-a97a-5a1b8a1d4493.html

Non ho visto il programma, se l’argomento è trattato con fede profonda ed equilibrata.

Preghiera della sera. Al Sacro Cuore di Cristo Gesù

29 giugno 2014

LA PERSECUZIONE

29° GIORNO

Padre Nostro…

Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi!

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Il segreto meraviglioso del Santo Rosario, di San Luigi Maria Grignion de Montfort:QUINTA DECINA

29 giugno 2014

MODO DI RECITARE SANTAMENTE IL ROSARIO

Quarantaduesima Rosa
119. Per pregare bene non basta esporre le nostre domande con la più 119. Per pregare bene non basta esporre le nostre domande con la più bella fra le preghiere
qual è il Rosario; occorre anche una grande attenzione perché Dio ascolta la voce del cuore
più che la voce della bocca. Pregare Dio con distrazioni volontarie sarebbe una grande
irriverenza che renderebbe infruttuosi i nostri Rosari e ci riempirebbe di peccati. Possiamo
noi pretendere che Dio ci ascolti se noi stessi non ci ascoltiamo? Se mentre preghiamo la
Maestà tremenda di Dio che fa tutto tremare, ci arrestiamo volontariamente a correre
dietro a una farfalla? Ciò significherebbe allontanare da noi la benedizione di questo gran
Signore e cambiarla nella maledizione che egli lancia contro chi adempie con negligenza
l’opera di Dio: «Maledetto chi compie fiaccamente l’opera del Signore» (Ger 48,10).
120. Certo, non ti è possibile recitare il Rosario senza qualche distrazione involontaria. Anzi
è molto difficile dire anche solo un’Ave Maria senza che la fantasia, sempre irrequieta, non
ti tolga un poco della tua attenzione. Puoi però recitarlo senza distrazioni volontarie e devi
prendere ogni precauzione per tener ferma l’attenzione e diminuire le distrazioni
involontarie. A tal fine mettiti alla presenza di Dio: pensa che Dio e la sua santa Madre ti
guardano, che l’Angelo custode posto alla tua destra coglie le tue Ave Maria, se dette bene,
come altrettante rose per farne una corona a Gesù e a Maria; pensa che, invece, alla
sinistra il demonio ti gira attorno per divorare le tue Ave Maria e segnarle sul libro della
morte, se dette senza attenzione, devozione e modestia. Soprattutto non dimenticare di
offrire le varie decine in onore dei misteri e di rappresentarti nella contemplazione Nostro
Signore e la sua santa Madre nel mistero che vuoi onorare.
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Maria Donna dei nostri giorni, di Mons. Antonio Bello (Don Tonino Bello)

29 giugno 2014

MARIA, DONNA DI SERVIZIO

Può sembrare irriverente. E qualcuno avvertirà perfino odore di sacrilegio. Non saprei bene se per l’impressione di vedere un appellativo così povero attribuito alla Regina degli Angeli e dei Santi, o per la scarsa considerazione verso la categoria di coloro che si guadagnano il pane faticando in casa d’altri.

A dire il vero, anche il costume moderno ha ravvisato qualcosa di avvilente nel linguaggio antico: sicché, invece che parlare di serva o persona di servizio, il vocabolario, passando attraverso la trafila lessicale di domestica o cameriera, si trastulla con termini più alla moda, e parla di lavorante alla pari o, addirittura, di colf, che poi non è altro che una sigla furbesca ricavata dalle iniziali di collaboratrice familiare.

Eppure, quell’appellativo, Maria se 1’è scelto da sola.

Per ben due volte, infatti, nel Vangelo di Luca, lei si autodefinisce serva. La prima volta, quando, rispondendo all’angelo, gli offre il suo biglietto di visita: «Eccomi, sono la serva del Signore». La seconda, quando nel Magnificat afferma che Dio «ha guardato l’umiltà della sua serva».

Donna di servizio, dunque.

A pieno titolo.

Un titolo che lei si porta incorporato per diritto di nascita, e al quale sembra gelosamente tenerci come a un antico blasone nobiliare. Era o non era, se non proprio discendente come Giuseppe, almeno coinvolta con la «casa di Davide suo servo»? Un titolo che, per una specie di simmetria speculare, le fa riconoscere a colpo sicuro una pari qualifica professionale nel vecchio Simeone, e la induce a consegnare il bambino Gesù nelle braccia di quel «servo», che ora può, finalmente, andarsene in pace.

Un titolo che, durante il banchetto di Cana, visto che tra colleghi ci si intende meglio, l’autorizza a rivolgersi «ai servi» con quelle parole che, essendo rimaste un’esigente consegna anche per noi, sembrano un invito ad andarci a iscrivere tutti allo stesso sindacato: «Fate quello che vi dirà».

Un titolo, insomma, che legittimerebbe la richiesta delle competenti organizzazioni per avere la Vergine Santa come protettrice di coloro che, pur con diversità di prestazioni, dalla governante alla baby-sitter, dalla nurse alla fantesca, con livrea o senza livrea, esprimono dei servizi alle dipendenze di una famiglia.

Eppure, quell’appellativo, così autoreferenziato, non trova posto nelle litanie lauretane! Forse perché, anche nella Chiesa, nonostante il gran parlare che se ne fa, l’idea del servizio evoca spettri di soggezione, allude a declassamenti di dignità, e sottintende cali di rango, che sembrano incompatibili col prestigio della Madre di Dio. La qual cosa fa sospettare che perfino la diaconia della Vergine sia rimasta un concetto ornamentale che intride i nostri sospiri, e non un principio operativo che innerva la nostra esistenza.

Santa Maria, serva del Signore, che ti sei consegnata anima e corpo a lui, e hai fatto l’ingresso nel suo casato come collaboratrice familiare della sua opera di salvezza, donna veramente alla pari, che la grazia ha introdotto nell’intimità trinitaria e ha reso scrigno delle confidenze divine, domestica del Regno, che hai interpretato il servizio non come riduzione di libertà, ma come appartenenza irreversibile alla stirpe di Dio, noi ti chiediamo di ammetterci alla scuola di quel diaconato permanente di cui ci sei stata impareggiabile maestra.

Al contrario di te, facciamo fatica a metterci alle dipendenze di Dio, e stentiamo a capire che solo la resa incondizionata alla sua sovranità ci può fornire l’alfabeto primordiale per la lettura di ogni altro umano servizio. L’affido nelle mani del Signore ci sembra un gioco d’azzardo. La sottomissione a lui, invece che collocarla in un quadro di alleanza bilaterale, la sentiamo come una variabile della schiavitù. Siamo gelosi, insomma, della nostra autonomia. E l’affermazione solenne che servire Dio significa regnare non ci persuade più di tanto.

Santa Maria, serva della Parola, serva a tal punto che, oltre ad ascoltarla e custodirla, l’hai accolta incarnata nel Cristo, aiutaci a mettere Gesù al centro della nostra vita. Fa’ che ne sperimentiamo le suggestioni segrete. Dacci una mano perché sappiamo essergli fedeli fino in fondo. Donaci la beatitudine di quei servi che egli, tornando nel cuore della notte, troverà ancora svegli, e che, dopo essersi cinte le vesti, lui stesso farà mettere a tavola e passerà a servire.

Fa’ che il Vangelo diventi la norma ispiratrice di ogni nostra scelta quotidiana. Preservaci dalla tentazione di praticare sconti sulle sue esigenti richieste. Rendici capaci di obbedienze gaudiose. E metti, finalmente, le ali ai nostri piedi perché alla Parola possiamo rendere il servizio missionario dell’ annuncio, fino agli estremi confini della terra. Santa Maria, serva del mondo, che, subito dopo esserti dichiarata ancella di Dio, sei corsa a farti ancella di Elisabetta, conferisci ai nostri passi la fretta premurosa con cui tu raggiungesti la città di Giuda, simbolo di quel mondo di fronte al quale la Chiesa è chiamata a cingersi il grembiule. Restituisci cadenze di gratuità al nostro servizio così spesso contaminato dalle scorie dell’asservimento. E fa’ che le ombre del potere non si allunghino mai sui nostri offertori.

Tu che hai sperimentato le tribolazioni dei poveri, aiutaci a mettere a loro disposizione la nostra vita, con i gesti discreti del silenzio e non con gli spot pubblicitari del protagonismo. Rendici consapevoli che, sotto le mentite spoglie degli affaticati e degli oppressi, si nasconde il Re. Apri il nostro cuore alle sofferenze dei fratelli. E perché possiamo essere pronti a intuirne le necessità, donaci occhi gonfi di tenerezza e di speranza.

Gli occhi che avesti tu, quel giorno. A Cana di Galilea.

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La liturgia del giorno: Salmo 34 (33)

29 giugno 2014

 CANTO ALL’AMORE E ALLA GIUSTIZIA DI DIO

Ancora: Alef, Bet, Ghimel…
Signore, non ci bastano
tutti gli alfabeti a cantarti!
Ne le ore della notte e del giorno per dire
quanto è soave il Signore.
Neppure i disperati potranno dirsi
mai assolutamente disperati.
Cosi cantano i poveri, i servi del Signore.

 

 

 

 

Traduzione:

Le ho chiesto al Signore di portarsene via il mio dolore e afflizione

DIO mi a detto: non sono io a portartelo via, ma tu a darmelo.

Foto

2 Benedirò in ogni tempo il Signore:
dalla mia bocca fioriscono laudi,

3 delira il cuore a comporre i suoi salmi,
ai disperati io porti la gioia.

4 Con me lodate il Signore Iddio,
il nome suo insieme esaltiamo,

5 io l’ho cercato ed egli ha risposto,
mi ha liberato da ogni timore.

6 A lui mirate e sarete raggianti
e non avrete più volti oscuri:

7 gridano i poveri ed egli li ascolta,
egli li libera da ogni angoscia.

8 Pianta la tenda sul campo dei giusti
e li difende un angelo santo:

9 quanto è soave il Signore gustate,
beato l’uomo che a lui si affida!

10 Temete dunque il Signore, o santi,
per i fedeli non vi è mai penuria,

11 miseria e fame tormentan le belve
ma per i giusti non manca mai nulla.

12 Venite, figli, ponetemi ascolto,
v’insegnerò il timore di Dio:

13 vi è qualcuno che brama di vivere
e vuol gustare a lungo il bene?

14 Non dica mai la tua lingua il falso,
chiudi la bocca a parole bugiarde,

15 fuggi lontano dal male, fa’ il bene,
cerca la pace e segui i suoi passi.

16 Gli occhi di Dio son sempre sui giusti,
l’orecchio tende allor grido d’aiuto;

17 sui malfattori incombe il suo volto
per estirparne perfino il ricordo.

18 Gridano i poveri, Dio li ascolta,
egli li salva da tutte le angosce:

19 Dio conforta i contriti di cuore,
egli soccorre gli spiriti affranti.

20 Molta sventura perseguita il giusto,
ma il Signore da tutto lo libera:

21 si fa goloso di ogni sua fibra,
non una lascia che sia spezzata.

22 L’ empio per sua malizia perisce
echi odia il giusto avrà la sua paga,

23 Dio riscatta la vita ai suoi servi,
mai avrà danno chi in lui si rifugia.

Questa benedizione «alfabetica» (vedi il Salmo 25 per la tecnica stilistica dell’acrostico) appartiene alla spiritualità dei «poveri di JHWH», coloro che si rifugiano solo in Dio, sfidando le manovre degli ingiusti con la loro fede nuda. L ‘abbandono in Dio -insegna il salmo -è sorgente di gioia e di pace e l’esperienza personale del poeta (vv. 5-11) viene versata nel canto comune dell’assemblea. Stupenda è l’immagine del v. 6: «A lui mirate e sarete raggianti e non avrete più volti oscuri». Commentava Paolo nella Seconda lettera ai Corinzi: «Noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati nella sua stessa immagine…» (3,18). Il povero, avvolto dalla luce di Dio e difeso dal suo angelo santo, sente di avere il Signore stesso nella sua tenda familiare: egli, infatti, «pianta la tenda sul campo dei giusti» (v. 8).

Dossologia

La comunione col Padre e col Figlio
compia lo Spirito in noi suo tempio;
ci renda chiesa che canta nei cieli
e sulla terra espande la gioia.

Preghiera

Padre, anche tu sei un Dio umile e buono, un Dio che sceglie i piccoli e i deboli per confondere i grandi e i potenti, sempre attento alla sorte dei giusti: anche se non sempre comprendiamo, noi ti chiediamo di cantarti perchè ti sei rivelato nel tuo Figlio quale liberatore dei poveri; e di essere pure noi attenti a come ti comporti nella storia, e come vuoi che la tua opera di liberazione sia continuata dai poveri di tutto il mondo.

Amen.

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David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

 

 

 

Tweet del Papa

29 giugno 2014

I santi Apostoli Pietro e Paolo benedicano la città di Roma e la Chiesa pellegrina qui e nel mondo intero!

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San Pietro e San Paolo

29 giugno 2014

 

Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.

 

 

 

Non ammiro Pietro che rinnega, spergiurando, il Cristo, né la sua fede vacillante quando cammina sulle acque.

Ciò nonostante, il suo rinnegamento e la sua esitazione mi sono d’aiuto nel cammino della santità.

Anch’io ho vacillato e sono caduto; e se non m’è dato di piangere come Pietro, posso almeno gridare con lui:

“Salvami, o Signore, se non vuoi ch’io mi perda!”.

Non posso ammirare Saulo che custodisce le vesti dei lapidatori di Stefano e cavalca da Gerusalemme a Damasco,

spirante minacce e stragi contro tutti i cristiani.

Sotto questo aspetto, Saulo, persecutore dei discepoli di Gesù è, a sua volta, un tipo detestabile.

Tuttavia Saulo, divenuto Paolo mi incoraggia.

Se lui poté cambiare l’odio in amore, la mia speranza vive ancora.

Analoghe riflessioni si possono fare con molti altri, anzi, con la maggior parte de santi.

La debolezza dei loro inizi mi dà la forza, la loro santità finale ispirazione.

Ringrazio Iddio per Agostino peccatore trasformato in santo;

per Alfonso che, all’età di ottant’anni, dice a un tizio:

“Se dobbiamo parlarci, collochiamo fra noi un tavolo: non si sa mai!

C’è ancora del sangue nelle mie vene!”.

Ringrazio Dio per tutti quelli che da principio non furono che uomini, ma in seguito,

con la loro cooperazione, lo sforzo personale

e il duro lavoro divennero virtuosi e spirituali.

 

M. Raymond, L’uomo che si vendicò di Dio)

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