Archive for luglio 2014

Preghiera della sera. Al Preziosissimo Sangue di Gesù

31 luglio 2014

IL SANGUE DELLA GLORIA

A coloro che sulla terra hanno riposto tutta la loro fiducia in Cristo, il Sangue Prezioso aprirà le porte del cielo e darà una letizia senza fine: «Beati coloro che lavarono le loro stole nel Sangue dell’Agnello, per avere diritto all’albero della vita e ad entrare per le porte della Città eterna» (Apoc.).

Il fine per il quale Gesù versò il suo Sangue non fu soltanto quello di dare gloria a Dio e di ristabilire l’ordine turbato dal peccato, ma anche di ridonare all’uomo il diritto al Paradiso: «Siamo certi, dice S. Tommaso, di entrare nel Sancta Sanctorum celeste per il Sangue di Gesù». Perciò i santi dicono che il Sangue di Gesù è la chiave del Paradiso e che nessuno può entrarvi se non si purifica in esso. E mentre sulla terra quel Sangue costituisce l’unico motivo della nostra speranza, nel cielo sarà la causa del nostro trionfo e l’oggetto del nostro gaudio.

«Il Sangue di Cristo è un nuovo scintillante raggio di luce, che apre un campo novello alla contemplazione degli spiriti celesti, perché per Esso hanno avuto modo di ammirare ed esaltare la misericordia di Dio» (S. Giov. Crisostomo). Come sarà fulgido il trionfo del Sangue Prezioso! Di quale luce abbagliante sfolgoreranno le piaghe vermiglie di Cristo! Quale gioia sovrumana proveranno i Santi nel fissare in quel Sangue glorioso i loro sguardi! Per quel Sangue hanno sofferto, ora quel Sangue è la loro corona per tutta l’eternità.

Anche tu sei destinata al Cielo. Ebbene «… abbi fiducia nel Sangue di Cristo, se un giorno vuoi entrare nel numero dei santi» (S. Paolo). Inèbriati anche tu sulla terra alla fonte di quel Sangue se vuoi goderne i benefici per sempre nell’altra vita. Anche a te come un giorno a S. Caterina, Gesù, mostrando una veste intrisa del suo Sangue, dice: «Figlia mia, ecco la veste che devi portare, se vuoi entrare in Paradiso».

L’Apostolo S. Giovanni, mentre tutti gli altri fuggirono, seguì coraggiosamente il Maestro fino al Calvario ed ebbe la fortuna di essere bagnato dal Sangue Divino, mentre era ai piedi della croce. Negli ultimi anni della sua vita fu confinato dai persecutori del Cristianesimo nell’isola di Patmos, dove ebbe quelle mirabili visioni che narra nell’Apocalisse. Rapito in estasi vide l’Agnello immacolato, coperto di Sangue, assiso in tutta maestà su un trono, circondato dai seniori, che in coppe d’oro gli offrivano profumi. Dalla loro bocca usciva un cantico nuovo: «O Signore, tu sei degno di ricevere il libro e di aprire i suoi sigilli poiché sei stato ucciso e ci hai ricomprato col tuo Sangue!». A quest’inno facevano coro le voci di migliaia e migliaia di angeli: «L’Agnello che è stato ucciso è degno di ricevere la virtù, la divinità, la sapienza, la fortezza, l’onore, la gloria e la benedizione!». Poi una schiera interminabile di spiriti beati, vestiti di stole bianche ed agitanti palme fra le mani, si prostrò in adorazione davanti al trono dell’Agnello ed uno dei seniori domandò: «Chi sono costoro?». Ed egli stesso rispose: «Questi sono coloro che son venuti dalla grande tribolazione e hanno lavato le loro stole e le hanno imbiancate nel Sangue dell’Agnello!» Non sentiamo anche noi bruciarci l’anima dal vivo desiderio di partecipare a quel cantico di gloria? Sì, in alto lo sguardo! Al Paradiso, al Paradiso, perché lì con Gesù ci aspettano la Vergine e i Santi!

Con la fine del mese di luglio non deve cessare la nostra devozione al Prezioso Sangue. Serbiamola sempre viva nel nostro cuore. Il Sangue di Cristo ci libererà da ogni pericolo e sarà il nostro gaudio eterno.

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L’ORSO E I VIANDANTI ( Esopo)

31 luglio 2014

Due amici viaggiavano insieme, quand’ecco apparire davanti ad essi un orso Uno, più svelto, salì su un albero e vi restò nascosto, mentre l’altro, che già stava per esser preso, si gettò al suolo, fingendo d’esser morto. L’orso gli avvicinò il muso, annusandolo, ed egli tratteneva il respiro, perché, a quel che dicono, l’orso non tocca i cadaveri.

Quando l’orso si fu allontanato, quello che era sull’albero discese e chiese all’altro che cosa gli avesse detto nell’orecchio l’orso. “Di non viaggiar mai più con dei compagni che nel pericolo non restano al tuo fianco”, gli rispose quello. La favola mostra che le disgrazie mettono alla prova la bontà degli amici. (more…)

La Chiesa della Corea del Sud. L’analisi di Bibiana Joo-hyun

31 luglio 2014

 

Dal 14 al 18 agosto papa Francesco visiterà la Corea del Sud. Per capire com’è la Chiesa cattolica sudcoreana, la sua realtà in forte espansione, bisogna analizzare da vicino il fenomeno delle piccole comunità cristiane.
Si tratta di piccoli gruppi di fedeli appartenenti a una stessa parrocchia, che si riuniscono nelle case a turno, leggono insieme la Scrittura, vivono l’amicizia e la solidarietà reciproca, pregano insieme in comunione con la Chiesa universale.

Su questo modello di Chiesa, che si fonda sull’ecclesiologia di comunione del concilio Vaticano II, già dal 1990, nella V Assemblea generale a Bandung, la Federazione delle conferenze episcopali dell’Asia ha deciso di impostare il rinnovamento delle proprie Chiese locali per un «nuovo modo di essere Chiesa» e per rispondere alle sfide dell’evoluzione delle società asiatiche e alla priorità data all’evangelizzazione.
E le diocesi coreane vi hanno impostato una profonda modifica strutturale della pastorale, che comporta una valorizzazione del ruolo laicale e femminile e presenta significative concordanze con le indicazioni dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium di papa Francesco.

A questa esperienza dedica uno studio il numero di luglio della rivista «Il Regno». L’analisi dal titolo «La forza del Vangelo in Corea» è curata da Bibiana Joo-hyun Ro, segretaria esecutiva per il settore Strategia pastorale integrale asiatica dell’Ufficio per il laicato e la famiglia della Federazione delle Conferenze dei vescovi dell’Asia e segretaria esecutiva del Comitato per le piccole comunità cristiane della Conferenza dei vescovi cattolici di Corea. La scommessa è cominciata già dal 1990, nella quinta Assemblea generale a Bandung, quando la Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia ha deciso di impostare il rinnovamento delle Chiese locali per un «nuovo modo di essere Chiesa» e per rispondere alle sfide dell’evoluzione delle società asiatiche e alla priorità data all’evangelizzazione. E le diocesi coreane hanno risposto impostando una profonda modifica della pastorale che comporta tra l’altro la valorizzazione del ruolo laicale e femminile.
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Nel XVII secolo, il cattolicesimo venne presentato agli intellettuali della dinastia Choson da pubblicazioni cattoliche tradotte in cinese come una delle nuove idee e conoscenze pratiche. Essi studiarono quelle pubblicazioni sul cattolicesimo e cercarono di praticarne gli insegnamenti a livello personale. Nel 1784, uno di loro, Seung Hoon Lee (1756-1801), ricevette il Battesimo in Cina, a Pechino, ritornò in Corea e cominciò a battezzare altri coreani. Fu così che venne fondata la Chiesa cattolica in Corea. Quei credenti cominciarono a tenere riunioni «Myongryebang» come una comunità di fede cristiana. In Corea dunque abbiamo la situazione unica di una fede cattolica volontariamente accolta e diffusa dai laici e dalle loro comunità di fede senza l’intervento di missionari e sacerdoti provenienti dall’estero fino al 1795.

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Il cane e il delfino

31 luglio 2014

Un bellissimo video in omaggio all’amicizia e ai veri sentimenti!!!

 

 

nb.per guardarlo clicca su guarda su youtube

La liturgia del giorno: Salmo 146 (145)

31 luglio 2014

ALLELUJA AL DIO LIBERATORE

Signore di ciò che fu e di ciò che sarà,
lui oggi, lui domani…
Signore di tutto, sorgente di tutto,
conoscitore di tutto, centro di tutto,
colui al quale tutto viene,
colui dal quale tutto va!

1 Alleluja! Al Signore cantate!
Anima mia da’ lode al Signore.

2 Per tutta la vita loderò il Signore,
canterò al mio Dio
fino all’ultimo mio respiro.

3 Non affidatevi mai al potente,
non c’è salvezza che venga da un uomo:

4 esalato il respiro è subito polvere,
finiti nel nulla quel giorno i suoi piani.

5 Beato colui che ha per suo aiuto
il Dio di Giacobbe,
colui che ripone la speranza
nel Signore suo Dio:

6 nel Dio che ha fatto i cieli, la terra e il mare
e ogni vita che in essi vive:
lui il custode verace e fedele,

7 lui che fa giustizia agli oppressi,
lui che dà il pane agli affamati;
il Dio che libera i prigionieri,

8 il Dio che apre gli occhi ai ciechi,
il Dio che rialza chi è caduto,
il Dio che ama i giusti,

9 il Dio che protegge stranieri
e sostiene orfani e vedove,
ma che sconvolge i progetti degli empi:

10 è l’Iddio che regna in eterno:
il tuo Dio, o Sion,
per tutte le generazioni:
Alleluja! Al Signore cantate!

Con questo Alleluja! si apre una serie di cinque salmi chiamati dalla tradizione l’«Hallel finale» (Salmi 146-150) per distinguerli dall’«Hallel egiziano» (Salmi 113-118) e dal «Grande Hallel» (Salmi 135-136). Questo inno di gioia e di lode in onore del Dio fedele e liberatore è scandito da dodici acclamazioni che registrano altrettanti atti divini: creatore del cielo e della terra, custode della fedeltà, operatore di giustizia per gli oppressi, datore di pane agli affamati, liberatore dei prigionieri, che apre gli occhi ai ciechi, che rialza chi è caduto, amante dei giusti, protettore dello straniero, che sostiene l’orfano e la vedova, sconvolge la via degli empi e regna per sempre (vv. 6-10). Nella litania di lode si esprime in modo reiterato la beatitudine della fede, «Beato colui che ha per suo aiuto il Dio di Giacobbe» (v. 5), e la maledizione dell’orgoglio e della prepotenza, «Non affidatevi mai al potente… è subito polvere» (vv. 3-4).

Dossologia

A lui, il Signore inviato dal Padre
a inaugurare il tempo di grazia,
cantino tutte le vittime gloria,
nella certezza del Regno che viene.

Preghiera

Dio, tu sai
che ti preghiamo non solo perché
senza di te siamo disperati;
ma prima di tutto
vogliamo ringraziarti perché esisti;
e hai cura di tutti i tuoi figli,
specialmente dei fanciulli e delle madri;
e insieme lodarti e cantarti
per la gioia di saperti così umile
e amico degli umili.
Amen.

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David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

 

Tweet del Papa

31 luglio 2014

Auguro ad ogni famiglia di riscoprire la preghiera domestica: questo aiuta anche a capirsi e perdonarsi.

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Leggere le Scritture

31 luglio 2014

 

 

Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici.

Dal Sal. 118

Vangelo (Mt 13,54-58) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 1 Agosto 2014) con commento comunitario

31 luglio 2014

S. ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI  

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,54-58)

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Questo è il Vangelo dell’1 Agosto, quello del 31 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto

La Parola di Dio dalla Prima Lettura. Il Libro di Geremia, cap. 18. Nella bottega del vasaio.

31 luglio 2014

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I Lettura Ger 18,1-6
Come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani.
Salmo (Sal 145)
Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe.
Vangelo Mt 13,47-53
Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

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Geremia presso il vasaio
Ger 18

1 Questa parola fu rivolta dal Signore a Geremia: 2«Àlzati e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola».3Scesi nella bottega del vasaio, ed ecco, egli stava lavorando al tornio. 4Ora, se si guastava il vaso che stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli riprovava di nuovo e ne faceva un altro, come ai suoi occhi pareva giusto.
5Allora mi fu rivolta la parola del Signore in questi termini:6«Forse non potrei agire con voi, casa d’Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele.

 

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In queste Parole del cap. 18 del Libro di Geremia,  Dio stesso rivolge al profeta l’invito a scendere nella bottega del vasaio: li Geremia potrà “ascoltare” la parola del Signore. Non attraverso la voce, ma “vedendola”, Parola-atto, in un’azione concreta e simbolica. Il lavoro del vasaio diventa parabola visibile dell’agire di Dio.

L’immagine che il Signore offre a Geremia è gesto quotidiano, una ferialità comune nei sobborghi di Ebron, o di Gerico, o Gerusalemme, osservare uno dei tanti artigiani intenti a lavorare della creta su un tornio di legno.

Racconto antico di creazione, il vasaio è il “plasmatore”, colui che forgia, che genera e da’ vita a materia inerte. Prima blocco di creta, che le mani abili del Plasmatore innalzano, rendono tondeggiante, svuotano, per raggiungere quella forma armoniosa, bella che era già riposta nella mente del creatore…  “Prima di formarti nel seno materno ti ho conosciuto“, Ger 1,4…..”Sei tu che hai creato le mie viscere, e mi hai tessuto nel seno di mia madre” Sal 139,13.

E l’artigiano interviene sull’opera non riuscita, schiaccia di nuovo l’argilla, ri-impasta, lavorando di nuovo la materia, ripartendo da zero, fino ad ottenere l’opera desiderata…… Il dramma del diluvio, dell’annientamento, accanto alla rinascita per diventare opera bella agli occhi del Signore.

E’ una immagine molto importante nella tradizione biblica, l’argilla nelle mani di Dio: persone, cuori, comunità, è tutto argilla,  materiale che viene plasmato e riplasmato se si abbandona alle mani del Signore.

Si può pensare alla bottega del vasaio come il laboratorio di Dio, la sua casa, dove siamo invitati ad entrare. Con una promessa: “Là ti farò udire la mia parola”.

Il Signore invita a scendere nella sua bottega perché ha qualcosa da dire, da mostrare….Invito alla preghiera, all’ascolto, al guardare, contemplando,  quell’artista divino al lavoro. Per avvicinare il mistero dell’opera di Dio, nel plasmare ogni vita, nell’agire, talvolta, in modo insondabile, nascosto, silenzioso.

“Là ti farò udire la mia parola” udita la quale, lodare …” Le tue opere sono grandi, Signore; tu hai fatto tutto con saggezza” (Sal 104,24). 

Santi e Beati. Memoria di oggi: Sant’ Ignazio di Loyola, Sacerdote

31 luglio 2014

 

SANT’IGNAZIO DI LOYOLA, SACERDOTE

31 luglio – Memoria

 

Azpeitia, Spagna, c. 1491 – Roma, 31 luglio 1556

Il grande protagonista della Riforma cattolica nel XVI secolo, nacque ad Azpeitia, un paese basco, nel 1491. Era avviato alla vita del cavaliere, la conversione avvenne durante una convalescenza, quando si trovò a leggere dei libri cristiani. All’abbazia benedettina di Monserrat fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi e fece voto di castità perpetua. Nella cittadina di Manresa per più di un anno condusse vita di preghiera e di penitenza; fu qui che vivendo presso il fiume Cardoner decise di fondare una Compagnia di consacrati. Da solo in una grotta prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme, che successivamente rielaborate formarono i celebri Esercizi Spirituali. L’attività dei Preti pellegrini, quelli che in seguito saranno i Gesuiti, si sviluppa un po’in tutto il mondo. Il 27 settembre 1540 papa Paolo III approvò la Compagnia di Gesù. Il 31 luglio 1556 Ignazio di Loyola morì. Fu proclamato santo il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV.

Etimologia: Ignazio = di fuoco, igneo, dal latino

Emblema: IHS (monogramma di Cristo)

Martirologio Romano: Memoria di sant’Ignazio di Loyola, sacerdote, che, nato nella Guascogna in Spagna, visse alla corte del re e nell’esercito, finché, gravemente ferito, si convertì a Dio; compiuti gli studi teologici a Parigi, unì a sé i primi compagni, che poi costituì nella Compagnia di Gesù a Roma, dove svolse un fruttuoso ministero, dedicandosi alla stesura di opere e alla formazione dei discepoli, a maggior gloria di Dio.

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Preghiera del mattino:Sia fatto secondo la tua fede!

31 luglio 2014

Nelle tue preghiere puoi chiedermi tutto ciò che deside­ri, ma fallo con fede!

Non ascolto soltanto la tua domanda; leggo nel tuo cuore la fiducia, da cui è animata, e secondo la misura di questa fi­ducia, soddisfo le tue aspirazioni.

Voglio che, per la tua fede, meriti di ricevere quello che ardentemente desidero donarti.

Basta che tu creda alla mia potenza ed essa agirà in tuo favore.

Basta che tu creda al mio amore, e questo amore si river­serà su di te.

Più credi fermamente, più sei sicuro di vedere adempiuto ciò che desideri.

Più credi arditamente, più ottieni le meraviglie che hai osato sperare.

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L’autentico rinnovamento

31 luglio 2014

E’ Cristo che rinnova, è il suo Spirito che conduce alla verità tutta intera, ricordandoci quello che Cristo ci ha detto.L’uomo vuole talora rinnovare con la propria bravura, intelligenza, etc. e così rischia di immiserisce in mille modi l’opera di Cristo.”Cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio? Questa è l’opera di Dio, che crediate in colui che egli ha mandato” (Gv 6).

Preghiera della sera. Al Preziosissimo Sangue di Gesù

30 luglio 2014

IL SANGUE DI GESÙ E IL PURGATORIO

Se nell’Inferno i dannati si disperano, perché il Sangue di Cristo è loro di eterna condanna, nel Purgatorio le anime soffrono temporaneamente; il Sangue di Cristo forma l’oggetto principale della loro spe­ranza ed è per noi viventi il mezzo per sollevare le loro pene.

L’esistenza del Purgatorio è verità di fede. Le anime, se non godono già la visione beatifica, si trovano nello stato voluto dall’amore purificante di Dio, che chiamiamo comunemente purgatorio. Ma, è anche di fede, che noi possiamo alleviare quelle pene, applicando per le Anime Sante i meriti del Sangue di Gesù.

Subito dopo la sua morte il Signore apparve alle anime dei giusti, che da secoli attendevano la sua venuta, piene di fede nella virtù salvatrice della sua Passione. «Tu, o Signore, per mezzo del tuo Sangue, liberasti i prigionieri da quella fossa profonda, dove non è acqua». L’unico mezzo perciò per liberarle da quelle sofferenze è l’applicazione dei meriti del Sangue Divino.

Tutte le opere buone, specialmente la preghiera e la carità, possono essere fatte con l’intenzione di applicarne i frutti alle Anime del Purgatorio; ma i mezzi più eccellenti sono due: far celebrare sante Messe ed accostarsi alla S. Comunione. La S. Messa non è altro che lo stesso sacrificio della Croce, che si rinnova in modo incruento sull’altare, perciò, come furono infiniti i meriti del Sangue di Cristo sulla Croce, così lo sono sull’altare.

Cosa potremmo offrire di più prezioso a Dio a vantaggio di quelle Anime?

E quando potrebbe essere più efficace la nostra preghiera, se non nel momento in cui ricevia­mo il Corpo e il Sangue di Gesù nell’anima nostra?

Ci potrà allora Egli negare la sua misericordia per quelle anime tanto care al suo Cuore?

Perciò, se possiamo aiutare le Anime del Purgatorio, ricordiamo che è nostro dovere farlo. Sono le anime dei nostri parenti, di persone che ci furono care e ci fecero del bene nella vita.

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L’ AMORE DELL’ETERNA SAPIENZA di S. Luigi Maria Grignion de Montfort

30 luglio 2014

CAPITOLO VII

SCELTA DELLA VERA SAPIENZA

III. La Sapienza naturale

 

[84] Oltre la sapienza mondana, condannabile e dannosa, esiste una sapienza naturale tra i filosofi. Anticamente gli Egizi e i Greci ricercavano con tanta cura proprio questa sapienza naturale: «i Greci cercano la sapienza» [91]. Chi aveva raggiunto tale sapienza era chiamato mago o sapiente. Tale sapienza è una conoscenza eminente della natura nei suoi principi.

Essa fu comunicata con pienezza a Adamo nello stato di innocenza, fu concessa con abbondanza a Salomone, e nel corso dei secoli qualche altro grande personaggio ne ricevette una parte, come insegna la storia.

 

[85] I filosofi vantano i principi della loro filosofia come un mezzo per acquistare tale sapienza. Gli alchimisti [92] vantano i segreti della cabala come capaci di scoprire la pietra filosofale, in cui credono sia contenuta quella sapienza.

È vero che la filosofia della scuola, se studiata cristianamente, apre lo spirito e lo rende capace di scienze superiori; tuttavia essa non darà mai la pretesa sapienza naturale tanto vantata nell’antichità.

 

[86] La chimica o alchimia, vale a dire la scienza di dissolvere i corpi naturali e di ridurli nei loro principi, è ancor più vana e dannosa. Tale scienza, anche se risponde oggettivamente al vero, ha raggirato e ingannato un’infinità di persone, riguardo al fine ch’esse si proponevano; e io non ho dubbi, per acquisita esperienza personale, che il demonio se ne serva oggi per far perdere denaro e tempo, la grazia e persino l’anima, col prestesto di trovare la pietra filosofale. Non esiste scienza che proponga la realizzazione di cose più grandi con mezzi più speciosi.

Siffatta scienza promette la pietra filosofale, o la cosiddetta polvere di proiezione, che sparsa su un qualsiasi metallo fuso, lo cambia in argento e in oro. Tale pietra dà salute, guarisce le malattie, giunge a prolungare la vita ed opera tantissimi prodigi, che gli occhi degli sprovveduti scambiano per divini e miracolosi.

C’è una caterva di gente che si dice dotata di tale scienza: sono i cabalisti. Essi ne custodiscono i misteri in modo così occulto da preferire la perdita della vita alla manifestazione dei loro pretesi segreti.

 

[87] Legittimano ciò che affermano:

1) con la storia di Salomone, ch’essi assicurano abbia ricevuto il segreto della pietra filosofale ed al quale attribuiscono un libro segreto, ma falso e pernicioso, intitolato Clavicola di Salomone [93];

2) con la storia di Esdra al quale Dio avrebbe dato da bere e un liquore celeste con cui avrebbe avuto la sapienza, come è raccontato nel libro VII di Esdra [94];

3) con le storie di Raimondo Lullo e di parecchi altri grandi filosofi, che avrebbero trovato – secondo gli stessi cabalisti – quella pietra filosofale [95];

4) infine, per meglio coprire i loro trucchi sotto il manto della religione, la dicono un dono di Dio: dono che Dio concede solo a quanti l’hanno chiesto a lungo e meritato con fatiche e preghiere.

 

[88] Ho riferito i sogni e le illusioni di questa vana scienza perché non si resti ingannati come tanti. Infatti, io so che tanti hanno speso inutilmente molto tempo e fatica a cercare tale segreto sotto i più belli e buoni pretesti e con le più pie intenzioni. Alla fine sono stati obbligati a pentirsene riconoscendo di essersi ingannati ed illusi. Secondo me la pietra filosofale non può esistere.

Il sapiente Del Rio [96] la dice sicura e possibile; altri la negano. Comunque sia, non è conveniente ed è anzi dannoso che un cristiano si dedichi a cercarla. È fare ingiuria a Gesù Cristo, la Sapienza incarnata, in cui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza [97], tutti i beni di natura, di grazia e di gloria. È disobbedire allo Spirito Santo che dice: «Tu non devi occuparti delle cose misteriose» [98].

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Verso la GMG 2016. Sulle Beatitudini (15). F. Rosini. Beati quelli che sono nel pianto

30 luglio 2014

 

Secondo incontro: Beati quelli che sono nel pianto.

 

 

Sono i nuovi comandamenti. Ma se noi non abbiamo il cuore aperto allo Spirito Santo, sembreranno sciocchezze. ‘Ma, guarda, essere poveri, essere miti, essere misericordiosi non sembra una cosa che ci porti al successo’.

Se non abbiamo il cuore aperto e se non abbiamo gustato quella consolazione dello Spirito Santo, che è la salvezza, non si capisce questo. Questa è la legge per quelli che sono stati salvati e hanno aperto il loro cuore alla salvezza. Questa è la legge dei liberi, con quella libertà dello Spirito Santo”. (Papa Francesco)

Preghiere in onore di San Charbel Makhlouf (si festeggia il 24 luglio)

30 luglio 2014

PREGHIERA QUOTIDIANA A SAN CHARBEL

O Dio buono, misericordioso e amorevole, mi prostro dinanzi a Te e Ti mando dal profondo del mio cuore una preghiera di ringraziamento per tutto ciò che mi hai concesso per intercessione di San Charbel.

Ti sono molto grato, o mirabile San Charbel.

Non trovo le parole giuste per esprimere il mio riconoscimento per il beneficio ricevuto.

Aiutami sempre, affinché sia sempre degno delle grazie di Dio e di meritarmi la tua protezione.

Pater Ave, Gloria.

 

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La liturgia del giorno: Salmo 59 (58)

30 luglio 2014


COME CANI RITORNAN LA SERA

Canto notturno

«Nulla risulta più capestro della storia di un Dio falsato e messo lì a indorare di sacro leforme morali, economiche, sociali già fatte» (I. Mancini). Il Dio della Bibbia è la provocazione continua che rimette in discussione le comode nicchie entro cui si rifugia l’ingiusto. Questa preghiera. ..diventa un appello a condividere questa provocazione e questa lotta di Dio… Il linguaggio è quello semitico… carico di passione e di sdegno, ma lo scopo da raggiungere è limpido e cristiano.

 

 

2 Dai nemici, Signore, proteggimi,
dalle loro aggressioni riparami,

3 dalle forze malvagie, Dio, strappami,
dal violenti accorri a salvarmi.

4 Essi insidiano l’ anima mia,
mi s’avventano sopra, assassini !
Non ho, Dio, peccato ne colpa,

5 senza colpa mi sciamano contro.
Sorgi, vienimi incontro e guarda,

6 delle schiere Signore Iddio,
d’Israele Iddio, su balza
a punire le genti infedeli.
Non avere pietà per i perfidi:

7 come cani ritornano la sera
e ringhio si s’aggirano in branchi,
nell’intera città van latrando.

8 Vomitare non sanno che insulti,
hanno labbra che sembrano spade:
«Chi ci sente?» essi gridano forte,

9 ma tu, Dio, ti ridi di loro.
Ti fai scherno di tutti  i pagani:

10 o Potenza mia, a te mi rivolgo,
sei tu, Dio, la mia fortezza:
il mio Dio mi viene in aiuto!

11 La sua grazia mi pasce la vista
nel vedere umiliati i nemici:

12 non ucciderli, o Dio, Signore,
che non abbia a scordarli il mio popolo.
La tua forza li abbatta e disperda,
nostro scudo, o Signore Iddio;

13 è bestemmia ogni loro parola:
gli spergiuri e bugie che dicono!

14 Sia l’orgoglio il loro capestro!
Con furore, o Dio, annientali,
tu annientali e più non esistano:
solo Dio in Giacobbe comanda.
E comanda su tutta la terra:

15 come cani ritornan la sera
e ringhio si s’aggirano in branchi,
nell’intera città van latrando.

16 Si aggirano in cerca di preda,
e insaziati li senti ululare:

17 ma io canto la tua potenza,
la tua grazia al mattino esalto.
Tu sei stato la mia fortezza
solo tu, mio Dio e Signore,
ogni giorno in ogni pericolo
nell’angustia il mio rifugio.

18 Mia potenza, ti voglio cantare:
Dio tu sei la mia salvezza,
il mio solo baluardo tu sei,
della mia lealtà il Signore.

 

È notte fonda, il poeta è serrato in casa, fuori i cani randagi s’aggirano per le vie della città ringhiando: il quadro, percorso dalle fosforescenze di una tragedia, diventa nella supplica una parabola delle paure della vita, dei suoi mostri, delle spade pronte a colpire il debole. Il ritornello sui cani (vv. 7.15) è, perciò, l’evocazione simbolica degli incubi del male che ci assediano. Ma alla fine l’orizzonte si apre: è l’alba, nelle strade ritorna il silenzio, la luce del sole riporta la vita. È questa la parabola della salvezza che il «solo baluardo», Dio, può offrire all’uomo impaurito. E quest’uomo si mette a cantare (vv. 17-18) il suo inno di gratitudine e di speranza. Si chiude, così, una notte che non è tanto cronologica quanto spirituale.

Dossologia

Città santa, al tuo Cristo ora canta:
Babilonia è stata annientata!
Al tuo Dio ora rendi giustizia:
da ogni male ti ha liberata.

Preghiera

O Padre, nostro rifugio e unica fonte di salvezza,
a te ci rivolgiamo nell’ora della prova,
quando il maligno ci insidia e minaccia:
non allontanare da noi il tuo sguardo,
perché non venga meno la nostra debole fede.
Amen.

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David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

 

La Parola di Dio dalla Prima Lettura. Il Libro di Geremia, cap. 15,10. Il lamento di Geremia

30 luglio 2014

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I Lettura Ger 15,10.16-21
Perché il mio dolore è senza fine? «Se ritornerai, starai alla mia presenza».
Salmo (Sal 58)
O Dio, tu sei il mio rifugio nel giorno della mia angoscia.
Vangelo Mt 13,44-46
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

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Lamento di Geremia
Ger 15

10Me infelice, madre mia! Mi hai partorito
uomo di litigio e di contesa per tutto il paese!
Non ho ricevuto prestiti, non ne ho fatti a nessuno,
eppure tutti mi maledicono.

…..
16Quando le tue parole mi vennero incontro,
le divorai con avidità;
la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore,
perché il tuo nome è invocato su di me,
Signore, Dio degli eserciti.
17Non mi sono seduto per divertirmi
nelle compagnie di gente scherzosa,
ma spinto dalla tua mano sedevo solitario,
poiché mi avevi riempito di sdegno.
18Perché il mio dolore è senza fine
e la mia piaga incurabile non vuole guarire?
Tu sei diventato per me un torrente infido,
dalle acque incostanti.
19Allora il Signore mi rispose:
«Se ritornerai, io ti farò ritornare
e starai alla mia presenza;
se saprai distinguere ciò che è prezioso
da ciò che è vile,
sarai come la mia bocca.
Essi devono tornare a te,
non tu a loro,
20e di fronte a questo popolo io ti renderò
come un muro durissimo di bronzo;
combatteranno contro di te,
ma non potranno prevalere,
perché io sarò con te
per salvarti e per liberarti.
Oracolo del Signore.
21Ti libererò dalla mano dei malvagi
e ti salverò dal pugno dei violenti».

Il profeta Geremia, nato attorno al 650 a.C., vive un’ epoca turbolenta e difficile.
In alcuni capitoli del suo libro, narra il proprio dramma interiore di profeta inascoltato e perseguitato, una “confessione” che rivela una personalità sensibile, schiva e sofferente che ama il suo popolo, la sua religione, una vita semplice, mentre la missione alla quale lo ha chiamato il Signore lo porta ad essere “uomo di litigio e uomo di contrasto per tutto il paese“, perseguitato dai suoi stessi concittadini, denunciato perfino da amici e parenti.

Colpito dall’ostilità popolare, forse a causa del suo messaggio duro, forse perchè annunziatore del litigio di YHWH con il popolo, insiste sul fatto che non voleva far male a nessuno , eppure, dice,  “tutti mi maledicono“.

La sua vita è un segno di contraddizione, nel suo interrogarsi in una estenuante ricerca del perché. Perché Dio comanda ad un uomo di dire cose che nessuno vuole ascoltare? Perché gli empi prosperano e perché i traditori sono tranquilli?

Geremia si rivolge al Signore dapprima chiedendo il suo intervento per aiutarlo in questa situazione di rifiuto  e per punire i suoi persecutori, ricordando, con una analessi, gli inizi del suo ministero profetico (v. 16), quando il suo cammino come un servo del Signore era un tempo di vera gioia spirituale, lui,  avido divoratore della verità.

Poi, nel culmine del lamento, tra i versi più duri dei libri profetici, Geremia, al limite delle sue capacità umane di sopportazione,v 18, si rivolge direttamente al Signore che lo ha chiamato e con l’immagine di un torrente stagionale, un “wadi” palestinese, lo accusa  di averlo abbandonato, di non averlo assistito di fronte ai suoi assalitori, come invece aveva promesso

Non era, dunque, “sorgente di acqua viva“, Ger. 2,13, ma “torrente infido”, Ger. 15, 18 …..

Analoga immagine in Giobbe 6,15-20,  I miei fratelli mi hanno deluso come un torrente, sono dileguati come i torrenti delle valli,i quali sono torbidi per lo sgelo, si gonfiano allo sciogliersi della neve, ma al tempo della siccità svaniscono e all’arsura scompaiono dai loro letti”.

Il Signore mi rispose”, v 19.

In realtà il Signore non abbandona il suo profeta, gli dona quello che alcuni commentatori vedono come  una seconda chiamata, passata attraverso il fuoco del dolore, del dubbio e dell’abbandono. Gli rivolge un invito alla conversione, di “tornare al Signore”, un invito che corre lungo i secoli.

L’esperienza di Geremia è racconto di vocazione, di una chiamata cui le avversità, il cammino di morte e di dolore, di persecuzioni, hanno condotto al dubbio, al ” sì, Signore…però”.

E si scopre un Dio dialogante, nello sfogo e nell’invettiva che si fanno preghiera e invocazione, Dio che riconferma la propria Parola di chiamata in Geremia,  Dio fedele, presente, in attesa non del talento, delle capacità o dei meriti umani, quanto della disponibilità ad accogliere la sua parola divina, nell’incontro che propone a ciascuno.

La domestica di papa Francesco

30 luglio 2014

Meravigliosa questa storia raccontata da papa Francesco al quotidiano argentino Clarin, della domestica del papa stesso da bambino, domestica che, in punto di morte, in questo momento di grande grazia della chiamata al cielo, in questa definitiva oblazione, dona al papa la medaglietta del cuore di Cristo, medaglietta che il papa porta sempre indosso e che bacia ogni mattina ed ogni sera. Quell’ormai anzianissima donna si chiamava Maria Concepcion.Col suo nome e con quel piccolo dono ha dato forse al futuro papa le chiavi di questa nostra epoca: il cuore immacolato di Maria ed il cuore divino e umano di Cristo.Ti rendo lode padre, Signore del cielo e della terra, perchè hai tenuto nascoste queste cose ai dotti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.

Vangelo (Mt 13,47-53) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 31 Luglio 2014) con commento comunitario

30 luglio 2014

Sant’Ignazio di Loyola

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,47-53)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

Questo è il Vangelo del 31 Luglio, quello del 30 Luglio lo potete trovare qualche post più sotto

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Pietro Crisologo, Vescovo e dottore della Chiesa

30 luglio 2014

 

SAN PIETRO CRISOLOGO, VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA

30 luglio – Memoria Facoltativa

 

“Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra.

Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno.

Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate.

Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente.

Perciò chi prega, digiuni.

Chi digiuna, abbia misericordia.”

(San Pietro Crisologo, Discorso 43: PL 52,320)

Imola, ca. 380 – 450

Nel 433 venne consacrato vescovo di Ravenna, dal Papa in persona, Sisto III. Il soprannome di Pietro è «Crisologo», che significa «dalle parole d’oro». La sua identità di uomo e di vescovo viene fuori chiaramente dai documenti che possediamo, circa 180 sermoni. E’ lì che troviamo veramente lui, con una cultura apprezzabile in quei tempi e tra quelle vicende, e soprattutto col suo calore umano e con lo schietto vigore della sua fede. Ravenna ai tempi di Pietro è una città crocevia di problemi e di incontri. Dall’Oriente lo consulta l’archimandrita Eutiche, in conflitto dottrinale col patriarca di Costantinopoli e con gran parte del clero circa le due nature in Gesù Cristo. Il vescovo di Ravenna gli risponde rimandandolo alla decisione del Papa (che ora è Leone I) «per mezzo del quale il beato Pietro continua a insegnare, a coloro che la cercano, la verità della fede». Una rigorosa indicazione, espressa sempre con linguaggio amico, con voce cordiale.

Etimologia: Pietro = pietra, sasso squadrato, dal latino

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: San Pietro, detto Crisologo, vescovo di Ravenna e dottore della Chiesa, che, munito del nome del beato Apostolo, ne svolse lo stesso ministero con tale maestria, da attirare alla fede le folle con la rete della sua celeste dottrina, saziandole con la dolcezza del suo divino eloquio. Il suo transito avvenne il 31 luglio a Imola in Romagna.

(31 luglio: A Imola in Romagna, transito di san Pietro Crisologo, vescovo di Ravenna la cui memoria ricorre il giorno precedente questo).

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Preghiera del mattino :La tua fede ti ha salvato!

30 luglio 2014

Mi hai dimostrato la tua fiducia e io ti ho dimostrato che essa è sempre esaudita.

L’esaudisco anche con sovrabbondanza, perché a chi mi chiede la salute del corpo dono ancor più la salvezza dell’a­nima.

Da solo saresti incapace di guarirti e di salvarti; non riu­sciresti a curare le tue piaghe, ancora meno a procurarti una vita nuova.

Ma la tua fiducia in me ti libera dalla tua impotenza, e ri­cevi gratuitamente ciò che non avresti potuto acquistare a prezzo di molti sforzi: la guarigione, il perdono delle tue col­pe, un rinnovamento totale del tuo essere.

Rídonami incessantemente la tua fede e io ti ridarò la sal­vezza senza stancarmi: credi sempre di più per essere salvato sempre più.

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Video: A sua immagine, Roma, luoghi della storia della fede

30 luglio 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7c23edb3-9734-4b14-87a3-38c61a58dddb.html

Preghiera della sera. Al Preziosissimo Sangue di Gesù

29 luglio 2014

IL SANGUE CHE CONDANNA

Purtroppo il Sangue di Gesù non è per tutti di salvezza; per molti è di condanna. «Questo Fanciullo – disse il santo vecchio Simeone – è venuto al mondo per la redenzione di molti e per la rovina di altri».

Dipende forse da Dio, se, proprio quel Sangue che ha versato per la nostra redenzione, sarà la rovina di tante anime? No. Dipende unicamente dalla nostra volontà.

«Per chi vuole sarà di salvezza, dice S. Agostino, per chi non vuole sarà di condanna». Giuda gettò i trenta denari gridando: «Ho tradito il Sangue innocente» e si impiccò; Pietro rinnegò il Maestro, pianse amaramente e fu perdonato.

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La liturgia del giorno: Salmo 34 (33)

29 luglio 2014

CANTO ALL’AMORE E ALLA GIUSTIZIA DI DIO

Ancora: Alef, Bet, Ghimel…
Signore, non ci bastano
tutti gli alfabeti a cantarti!
Ne le ore della notte e del giorno per dire
quanto è soave il Signore.
Neppure i disperati potranno dirsi
mai assolutamente disperati.
Cosi cantano i poveri, i servi del Signore.

 

2 Benedirò in ogni tempo il Signore:
dalla mia bocca fioriscono laudi,

3 delira il cuore a comporre i suoi salmi,
ai disperati io porti la gioia.

4 Con me lodate il Signore Iddio,
il nome suo insieme esaltiamo,

5 io l’ho cercato ed egli ha risposto,
mi ha liberato da ogni timore.

6 A lui mirate e sarete raggianti
e non avrete più volti oscuri:

7 gridano i poveri ed egli li ascolta,
egli li libera da ogni angoscia.

8 Pianta la tenda sul campo dei giusti
e li difende un angelo santo:

9 quanto è soave il Signore gustate,
beato l’uomo che a lui si affida!

10 Temete dunque il Signore, o santi,
per i fedeli non vi è mai penuria,

11 miseria e fame tormentan le belve
ma per i giusti non manca mai nulla.

12 Venite, figli, ponetemi ascolto,
v’insegnerò il timore di Dio:

13 vi è qualcuno che brama di vivere
e vuol gustare a lungo il bene?

14 Non dica mai la tua lingua il falso,
chiudi la bocca a parole bugiarde,

15 fuggi lontano dal male, fa’ il bene,
cerca la pace e segui i suoi passi.

16 Gli occhi di Dio son sempre sui giusti,
l’orecchio tende allor grido d’aiuto;

17 sui malfattori incombe il suo volto
per estirparne perfino il ricordo.

18 Gridano i poveri, Dio li ascolta,
egli li salva da tutte le angosce:

19 Dio conforta i contriti di cuore,
egli soccorre gli spiriti affranti.

20 Molta sventura perseguita il giusto,
ma il Signore da tutto lo libera:

21 si fa goloso di ogni sua fibra,
non una lascia che sia spezzata.

22 L’ empio per sua malizia perisce
echi odia il giusto avrà la sua paga,

23 Dio riscatta la vita ai suoi servi,
mai avrà danno chi in lui si rifugia.

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Due amici (piccole Storie per l’anima)

29 luglio 2014

Molti anni fa, in Cina, vivevano due amici. Uno era molto bravo a suonare l’arpa. L’altro era dotatissimo nella rara arte di saper ascoltare.
Quando il primo suonava o cantava di una montagna, il secondo diceva: «Vedo la montagna come se l’avessimo davanti».
Quando il primo suonava a proposito di un ruscel­lo, colui che ascoltava prorompeva: «Sento scorrere l’acqua fra le pietre».
Ma un brutto giorno, quello che ascoltava si am­malò e morì.
Il primo amico tagliò le corde della sua arpa e non suonò mai più.

Esistiamo veramente se qualcuno ci ascolta. Il do­no più grande che possiamo fare ad una persona è ascoltarla «veramente».
Una ragazza molto sensibile parlò con un inse­gnante di un suo problema molto sentito. L’insegnante le suggerì di parlarne con i genitori. La ragazza ci provò, ma, anche di fronte alla sua angoscia e con­fusione, i suoi avevano minimizzato e avevano cam­biato discorso, assicurandole che «stava esageran­do», che «avrebbe superato il problema», ecc. Ri­fiutarono la discussione come se, ignorandolo, il pro­blema potesse risolversi da sé.
Solo dopo un tentativo di suicidio della figlia i genitori reagirono: «Perché non ci hai detto che avevi dei problemi?» le chiesero.
«E voi, perché non avete ascoltato quando ve lo dicevo?».
Una bambina ha scritto: «Alla sera, quando so­no a letto, mi volto verso il muro e mi parlo, perché io mi ascolto».
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Tweet del Papa

29 luglio 2014

Apprezziamo di più il lavoro dei collaboratori domestici e dei badanti: è un servizio prezioso.

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Card. G. Ravasi. Teologia del grande schermo

29 luglio 2014

 

 

A Besançon, 150 anni fa – e precisamente il 5 ottobre 1864 – nasceva Louis-Jean Lumière.

Questa data ci offre la possibilità di proporre una riflessione religiosa molto libera. Infatti, come è noto, una trentina d’anni dopo, nel 1895 Louis-Jean e suo fratello Auguste facevano scorrere per la prima volta su uno schermo bianco alcune immagini in movimento dando origine a quella che sarebbe stata pomposamente chiamata “la settima arte”, la cinematografia.

Pochi sanno, però, che alcuni mesi dopo, il 26 febbraio 1896, un operatore, Vittorio Calcina, a nome dei fratelli Lumière aveva ottenuto il permesso di varcare le soglie del Palazzo Apostolico romano con le sue apparecchiature destinate a filmare il papa Leone XIII nell’atto di benedire, mentre poco tempo dopo, un collaboratore di Edison aveva potuto riprendere lo stesso vecchio pontefice mentre passeggiava nei giardini vaticani, a beneficio dei fedeli americani desiderosi di vedere il papa “di persona”.
Anzi, nel 1897, sul candido lenzuolo che allora fungeva da schermo passava la prima trascrizione in immagini mobili de La passion di Albert K. Léhar, un’esperienza che nel 1899 ripeterà un più noto regista, Georges Méliès, col film cristologico Le Christ marchant sur les eaux al quale si aggiungerà una Jeanne d’Arc. Da quei momenti iniziali si snoderà un itinerario che attraverserà tutto il Novecento e tutte le nazioni del mondo e approderà alle incessanti produzioni filmiche, alle
variazioni di genere introdotte dalla televisione, alle voragini abissali nel nadir delle perversioni, delle violenze, della pornografia, ma anche allo zenit dei capolavori di umanità e spiritualità, alle esaltazioni dei colossal fino alle inedite creazioni digitali attuali, alla valanga della retorica di certi film “biblici” e agiografici, al moltiplicarsi incessante dei festival e così via.
Non è possibile né è nostro compito ora ricostruire questa storia, sia pure soffermandoci solo sulla filmografia che coinvolge la fede. Ci accontenteremo, allora, di elaborare una sorta di minima teologia del cinema in sé considerato. Ebbene, la sua matrice strutturale si lega sostanzialmente a due categorie fondamentali anche nella teologia, l’immagine e la parola, colte nella loro dinamicità ed efficacia. Alla giusta reticenza aniconica del Decalogo anticotestamentario che proibisce ogni rappresentazione di «ciò che è nel cielo, sulla terra e nelle acque sotto terra» (Esodo 20,4) per liberare il Dio-persona da ogni forma oggettuale idolatrica, subentra la svolta neotestamentaria.
Nelle Scritture cristiane e nella tradizione successiva la domanda di fondo sulla rappresentabilità del sacro è subito evasa in senso favorevole, non solo perché il linguaggio teologico è di sua natura simbolico e analogico – come per altro aveva già intuito il libro biblico della Sapienza, convinto che «dalla bellezza e magnificenza delle creature analógôs (per analogia) si può ascendere al loro Autore» (13,5) – ma anche perché il cristianesimo ha nel suo cuore l’Incarnazione che vede nel
volto umano di Gesù di Nazaret una eikôn, un’icona, «un’immagine del Dio invisibile», come scriveva san Paolo ai Colossesi (1,15).
In questa linea si illumina anche la scelta iconica della Chiesa che si opporrà con forza all’iconoclasmo nel Secondo Concilio di Nicea (787), generando e sostenendo quello straordinario patrimonio artistico che avrà il suo approdo necessario anche nella stessa cinematografia. Non è secondario, poi, il fatto che i due linguaggi, il filmico e il religioso, sono di loro natura performativi.
Pur con tutte le distanze e le differenze del caso, la “sacramentalità” dell’atto liturgico che attua realmente nel fedele la salvezza ha un’analogia nell’efficacia dell'”azione” cinematografica che cerca di “attuare” nello spettatore ciò che rappresenta. Ci sono, infatti, nei film di autentica qualità artistica e spirituale alcune suggestioni irrevocabili che, dopo il congedo dallo spettacolo, continuano a vivere nell’interiorità e nella stessa esistenza dello spettatore.
L’altra componente che intreccia fede e film è la parola. Naturalmente non intendiamo solo il sostegno che il dialogo offre alla rappresentazione, ma il racconto visivo. Ora, si comprende che la Bibbia sia divenuta un soggetto appetibile dal cinema perché è di sua natura “storia della salvezza” e quindi narrazione. È suggestivo un aforisma giudaico che afferma: «Dio ha creato gli uomini perché Egli – benedetto sia – ama i racconti». Ci sono, così, pagine bibliche che sembrano già un soggetto cinematografico, come nel caso delle 35 principali parabole di Gesù. Altri testi si presentano quasi come una sceneggiatura pronta per le riprese: si provi a leggere, ad esempio, il celebre racconto dell’adulterio di Davide e dell’assassinio di Urìa presente nei cc. 11-12 del Secondo Libro di Samuele. In questa luce si sono sviluppati alcuni capolavori come il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini (1964) ma anche una valanga di colossal di grande impegno finanziario e tecnico ma di modesta qualità religiosa.

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