Archive for agosto 2014

Preghiera della Sera : A Dio Padre

31 agosto 2014

IL CUORE DEL SALVATORE

A Cristo crocifisso e già morto, un soldato vibrò un colpo di lancia, che gli squarciò il petto e ne aprì il cuore, per essere sicuro della sua morte. Ma questo accertamento divenne la rivelazione finale e compendiosa di tutta l’opera di Dio e di Cristo. Le labbra aperte della ferita del cuore hanno rivelato tutto il segreto intimo di Dio-Padre e dell’Uomo-Dio: l’Amore. Tutto è stato fatto per Amore e dall’Amore, niente è stato fatto senza Amore. Il cuore di Gesù è il simbolo più eloquente, più immediato di tutto l’amore divino per l’uomo e anche del più puro e degno amore umano per Dio. Il Cuore e la Persona di Cristo sono il luogo d’incontro di Dio e dell’uomo, e quindi della riconciliazione, del culto perfetto, della redenzione, dell’Amore divino che scende, dell’Amore umano-divino che sale. Nel Cuore e nella Persona di Cristo, l’amore umano e l’amore divino si annodano e palpitano all’unisono. Quando il Verbo, entrando in questo mondo, disse: « Ecco io vengo, o Dio, per compiere la tua volontà »; quando pronunciava la parabola del Figliuol prodigo o parlava del Buon Pastore, quando diceva: « Ho compassione di questo popolo » e provvedeva alle folle stanche o affamate o malate; quando piangeva su Gerusalemme e la richiamava; quando dalla Croce perdonava ai crocifissori e assicurava il paradiso al buon ladrone; quando con tutto il suo spirito si abbandonava al Padre per la vita e per la morte, a pieno compimento della sua volontà d’amore, era sempre il Cuore dell’Uomo-Dio, era l’Amore divino e umano che palpitava per gli uomini e per il Padre.

Era la Parasceve, e affinché non rimanessero in croce i corpi durante il sabato, molto più che quel sabato era giorno di grande solennità, i Giudei chiesero a Pilato che fossero loro rotte le gambe e fossero portati via. I soldati dunque andarono e ruppero le gambe al pri ío e all’altro che erano stati crocifissi con lui. Quando fu la Volta di Gesù, vedendo che era già morto, non gli ruppero le gambe; ma uno dei soldati, con una lancia gli apri il costato; subito ne uscì sangue ed acqua. E chi vide, lo attesta, e la sua testimonianza è vera. Ed egli sa di dire il vero, affinché voi pure crediate. Difatti, questo è avvenuto affinché si adempisse la Scrittura: « Non gli spezzerete alcun osso ». E un’altra Scrittura dice ancora: « Volgeranno gli occhi a colui che hanno trafitto ». (Giov. 19, 31-37)

In questi ultimi anni è diminuita molto la devozione e il culto del S. Cuore. Ne è stata attribuita la causa all’insistenza di certi devoti e teologi sul « cuore fisico » di Gesù e alle esagerazioni sentimentali. Ma indebolendosi la devozione al S. Cuore, si è raffreddata anche la carità nella Chiesa, l’amore nel mondo; e la stessa Fede ha perso oggi dove lo slancio, dove la sicurezza, dove addirittura lo spirito e l’esistenza, anche nelle anime consacrate. Già ai tempi del Giansenismo e dell’Illuminismo il culto del S. Cuore, cioè dell’Amore Incarnato, fu provvidenziale. Anche oggi, pensiamo, non sarà né la sociologia religiosa, né la pastorale d’insieme o organica, né altre riforme e innovazioni pur necessarie, che ridaranno alla Chiesa l’ardore della carità e dello zelo, e al mondo l’animazione della Fede e della Speranza, ma solo l’Amore divino e umano che si incontrano e partono dal Cuore di Cristo. Reinventiamo con slancio la devozione e il culto dell’Amore: è l’essenza del cristianesimo, è la speranza e la salvezza del mondo, è la gioia dell’uomo e del cristiano.

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I Doni dello Spirito Santo nel Cuore purissimo della Vergine Maria

31 agosto 2014

I Doni dello Spirito Santo
nel Cuore purissimo della Vergine Maria
di P. A. Gardeil O.P.

 

Salve Regina! Ecco il grido ch’esce più lietamente dal cuore di tutti i figli del beato Domenico. Ogni sera, i santi e le sante del nostro Ordine l’ebbero sulle labbra. Maria è la loro regina. Che cosa vuol dire? Non si tratta evidentemente che d’una regalità spirituale. Ma quali doni possano assicurare una tale regalità, se non doni eccellenti dello Spirito? Per il suo cuore infiammato di un’eminente carità, abitazione scelta fra tutte dallo Spirito Santo, Maria regna su cuori anch’essi ripieni di carità e abitati dallo Spirito Santo. In lei noi non dobbiamo più mettere in rilievo, come in ciascuno dei nostri santi, un dono speciale. La Sposa dello Spirito Santo è entrata a parte della pienezza di tutti i doni. I sette doni dello Spirito Santo emanano dal suo purissimo cuore, e le formano come una gloria splendida e incomparabile. O Beati dell’Ordine di S. Domenico, adorni ciascuno d’un dono prezioso ma speciale, salutate la vostra Regina. Salve Regina!

 

 

 

  1. Bernardo avido di conoscere i misteri del purissimo cuore della Santa Vergine, si domanda ansiosamente come potrà penetrarne le profondità. E gli pare di trovare un’indicazione sicura in queste parole del Vangelo: Un uomo buono trae buone cose dal buon tesoro del suo cuore. Si rammenta poi che il medesimo Vangelo ci ha riferito esattamente sette parole della beata Vergine. Ella parlò due volte all’angelo, due volte ad Elisabetta, due volte al suo divin Figliuolo, una volta ai servitori del banchetto di Cana. Ecco, egli esclama, i sette atti d’amore che ci dànno il suo tesoro, ecco le sette fiamme del suo cuore! La prima è quella dell’amore che separa, la seconda è quella dell’amore trasformatore, la terza è quella dell amore che si dà, la quarta è quella dell’amore giubilante, la quinta è quella dell’amore che riposa, la sesta è quella dell’amore compaziente, la settima è quella dell’amore consumatore (1).

 

Queste caratteristiche dei gradi d’amore del purissimo Cuore della SS. Vergine ci sembra che corrispondano a diversi doni dello Spirito Santo, benché l’ordine accettato da San Bernardo sia forse suscettibile di ritocchi, specialmente in ciò che riguarda la quarta «fiamma», amoris jubilantis, che corrisponde al cantico: Magnificat, e che noi trasferiremo al settimo posto, come quello che dà l’ultima parola di questo Cuore. Checché ne sia, per parlare delle misteriose operazioni dello Spirito Santo nel Cuore della SS. Vergine, non si potrebbe trovare una base più autentica di queste parole riferite nel Vangelo. Ci applicheremo dunque a meditarle per scoprirne i segreti.

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Il coraggio di seguirti

31 agosto 2014

gesu

Mt 16,24 «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.»

Signore Gesù, oggi ci proponi gli aspetti scomodi
e onerosi dell’ideale cristiano.

La croce, non si è mai disponibili né pronti
per accettarla, contrasta con l’aspirazione umana
che tende ad allontanare il dolore e raccogliere gioie.

Chi si pone alla tua sequela va incontro
a maltrattamenti e persecuzioni,
va incontro alla tua stessa sorte.

Il prezzo della coerenza
è lo stipendio di chi ti ha scelto.

Ci chiedi fiducia incrollabile in te, in te solo,
senza posare il capo su altre sicurezze.
Ci chiedi tutto, ma non prendi tutto.

Ci chiedi salti nel vuoto e, fin quando non li faremo,
non ci accorgeremo che in fondo ci sei tu
ad aspettarci e non il vuoto.

Non ci chiedi mai di togliere,
ma per poter dare molto di più.
Vinci sempre in generosità.

Donaci il coraggio di seguirti
e la forza di perseverare
anche se bisogna remare contro corrente.

-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~
(Antonio Merico, Parola pregata. Preghiere dell’anno liturgico A, Elledici)

 

 

 

 

 

 

Gli animali nella Bibbia. La Balena

31 agosto 2014

 

Giona 2,

1Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. 2Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore 3e disse:
«Nella mia angoscia ho invocato il Signore
ed egli mi ha risposto;
dal profondo degli inferi ho gridato
e tu hai ascoltato la mia voce.
4Mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare,
e le correnti mi hanno circondato;
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sopra di me sono passati.
5Io dicevo: “Sono scacciato
lontano dai tuoi occhi;
eppure tornerò a guardare il tuo santo tempio”.
6Le acque mi hanno sommerso fino alla gola,
l’abisso mi ha avvolto,
l’alga si è avvinta al mio capo.
7Sono sceso alle radici dei monti,
la terra ha chiuso le sue spranghe
dietro a me per sempre.
Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita,
Signore, mio Dio.
8Quando in me sentivo venir meno la vita,
ho ricordato il Signore.
La mia preghiera è giunta fino a te,
fino al tuo santo tempio.
9Quelli che servono idoli falsi
abbandonano il loro amore.
10Ma io con voce di lode
offrirò a te un sacrificio
e adempirò il voto che ho fatto;
la salvezza viene dal Signore».
11E il Signore parlò al pesce ed esso rigettò Giona sulla spiaggia.

 

Giona_1

Mt 12

40Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 41Nel giorno del giudizio, quelli di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona!

 

 

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Una breve conferenza di Piero Stefani, docente di Ebraismo presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, insegna alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.

B. Forte. Ebook gratuito su Carlo M.Martini: “Parlo di lui con cuore pensante”

31 agosto 2014

In occasione del secondo anniversario della morte del Cardinale, avvenuta il 31 agosto del 2012, la Fondazione Carlo Maria Martini offre – in formato ebook, scaricabile gratuitamente – un ritratto della sua figura delineata da monsignor Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto e amico di Martini: “Parlo di lui con ‘cuore pensante’, unendo cioè allo sforzo dell’oggettività l’affetto, la gratitudine e l’ammirazione profonda”.

Le sue parole contribuiscono a ripercorrere gli elementi essenziali di un’eredità che è lasciata a tutti e resta ancora da scoprire: “Prigioniero della speranza di Dio nel tempo degli uomini (cf. Zac 9,12), nella condivisione delle loro fragilità, Martini è stato sentinella nella notte. Sono convinto che a lui, al messaggio che ci ha lasciato, ancora tanti potranno fecondamente rivolgersi ponendo la domanda che brucia dentro ciascuno di noi, quale che sia la consapevolezza che ne abbiamo: “Sentinella, quanto resta della notte?” (Is 21,12).

Scarica il tuo ebook

La Parola di Dio dalla Prima Lettura. Il Libro di Geremia, cap 20. “Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente”

31 agosto 2014

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I Lettura Ger 20,7-9
La parola del Signore è diventata per me causa di vergogna.
Salmo (Sal 62)
Ha sete di te, Signore, l’anima mia.
II Lettura Rm 12,1-2
Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente.
Vangelo Mt 16,21-27
Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso.

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Ger 20
Geremia sedotto dal Signore

7Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre;
mi hai fatto violenza e hai prevalso.
Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno;
ognuno si beffa di me.
8Quando parlo, devo gridare,
devo urlare: «Violenza! Oppressione!».
Così la parola del Signore è diventata per me
causa di vergogna e di scherno tutto il giorno.
9Mi dicevo: «Non penserò più a lui,
non parlerò più nel suo nome!».
Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
trattenuto nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo,
ma non potevo.

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Geremia, incompreso, abbandonato, perseguitato:  nella sua vita incontra opposizioni grandi e ingiuste alla propria voce,  al  proprio parlare del “segno di tempi”, fino ad essere consegnato in mano di altri uomini, a vedere il proprio destino, la sua vita o la sua morte, drammaticamente  dipendente dal volere di altri.

La Parola venne tra i suoi e i suoi non la accolsero” (Gv 1,11).

Il popolo è  contro Geremia, sempre più solo. E lui, ferito da tanta ostilità, per la durezza del suo messaggio, insiste sul fatto che non voleva far male a nessuno , eppure, dice,  “tutti mi maledicono“.Geremia si rivolge al Signore dapprima chiedendo il suo intervento per aiutarlo in questa situazione di rifiuto  e per punire i suoi persecutori.

Ma poi si scopre come sedotto e abbandonato dal Signore, lasciato allo scherno del suo popolo, oggetto di vergogna e ludibrio per aver seguito la sua parola.

Nonostante l’amarezza, il fuoco arde, incessante,  nel cuore del profeta. Anche se dubita, anche se non ritiene più il suo Signore “sorgente di acqua viva“, Ger. 2,13,  piuttosto “torrente infido”, Ger. 15, 18 …..

Il fuoco è proprio immagine che richiama la profezia, la voce rovente dei profeti, Mosè privo di calzari, voce di verità, d’incontro col Signore, voce di ascolto.

Ma è  anche immagine d’amore: “le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo” ( Cant 8,16) il fuoco d’amore.

L’ardere di questo fuoco è la premessa di ciò che si leggerà in Ger 31, l’Oracolo che annunziava una alleanza nuova , di cui il popolo potrà avere esperienza, una legge scritta nel cuore (Ger 31,31-34), una ditheke KaineDio scriverà la sua Legge,  le 10 parole della prima alleanza, non più su tavole di pietra, esteriori all’uomo ma sul cuore stesso di ciascun membro del popolo, la Legge sarà nell’intimo dell’uomo, scolpita nel cuore. Così non più soltanto una norma esterna per il nostro agire, al modo di ciò che intendiamo abitualmente significare con il termine di legge; essa sarà un principio interno del nostro agire, legge d’amore in atto.

Spirito Santo,

riempi i cuori dei tuoi fedeli

e accendi in noi quello stesso fuoco,

che ardeva nel cuore di Gesù,

mentre egli parlava del regno di Dio.

Fa’ che questo fuoco si comunichi a noi,

così come si comunicò ai discepoli di Emmaus.

Fa’ che non ci lasciamo soverchiare

o turbare dalla moltitudine delle parole,

ma che dietro di esse cerchiamo quel fuoco,

che si comunica e infiamma i nostri cuori.

Tu solo, Spirito Santo,

puoi accenderlo

e a te dunque rivolgiamo la nostra debolezza,

la nostra povertà, il nostro cuore spento,

perché tu lo riaccenda del calore,

della santità della vita, della forza del regno.

Donaci, Spirito Santo,

di comprendere il mistero della vita di Gesù.

Donaci la conoscenza della sua persona,

quella sublime conoscenza

per la quale s. Paolo lasciava perdere tutto,

pur di comunicare alle sue sofferenze,

e partecipare alla sua gloria,

Te lo chiediamo

per l’intercessione di Maria, madre di Gesù,

che conosce Gesù

con la perfezione e la pienezza

di colei che è piena di grazia. Amen.

(Preghiera del card. Martini, nel secondo anniversario della sua morte).

Vangelo (Lc 4, 16-30) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 1 Settembre 2014) con commento comunitario

31 agosto 2014

Dal vangelo secondo Luca (Lc 4, 16-30)
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 

Questo è il Vangelo dell’1  Settembre, quello del 31 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto

 

Liturgia del giorno: Audio salmo 32

31 agosto 2014

Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

 

[1] Salmo. Di Davide, quando era nel deserto di Giuda.

[2] O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

[3] Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.

[4] Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

[5] Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.

[6] Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

 

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-63.asp

 

 

 

 

Foto: Proprio quando sembra che Dio stia in silenzio o che non si occupi di noi...Lui è invece è sempre all'opera. Confidiamo in Lui</p>
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 Aiutami a dire di sì – versione completa

Michel Quoist

Ho paura di dire di sì, o Signore.
Dove mi condurrai?
Ho paura di avventurarmi,
ho paura di firmare in bianco,

ho paura del sì che reclama altri sì.

Eppure non sono in pace.
Mi insegui, o Signore, sei in agguato da ogni parte.
Cerco il rumore perché temo di sentirti,
ma ti infiltri in un silenzio.
Fuggo dalla via perché ti ho intravisto,
ma mi attendi quando giungo in fondo alla strada.
Dove mi potrei nascondere? Ovunque t’incontro:

non è dunque possibile sfuggirti!

…Ma ho paura di dire di sì, o Signore
Ho paura di darti la mano, tu la tieni nella tua.
Ho paura di incontrare il tuo sguardo, tu sei un seduttore.
Ho paura della tua esigenza, tu sei un Dio geloso.
Sono braccato, ma mi nascondo.
Sono prigioniero, ma mi dibatto,
e combatto sentendomi vinto.
Perché tu sei il più forte, o Signore,
tu possiedi il mondo e me lo sottrai.

Quando tendo le mani per cogliere persone e cose, esse svaniscono ai miei occhi.

Non è una cosa allegra, Signore, non posso prendere nulla per me.
Avvizzisce tra le mie dita il fiore che raccolgo,
muore sulle mie labbra il sorriso che abbozzo,
mi lascia ansante ed inquieto il valzer che ballo.
Tutto mi sembra vuoto,
tutto mi sembra vano,
hai creato il deserto intorno a me.
E ho fame,
e ho sete.

Non mi potrebbe saziare il mondo intero.

Eppure ti amavo, o Signore; che ti ho dunque fatto?
Per te lavoravo, per te mi spendevo.

O gran Dio terribile, che vuoi dunque ancora?

Piccolo, voglio di più per te e per il Mondo.
Prima conducevi la tua azione,
ma io non so che farmene.
Mi invitavi ad approvarla, m’invitavi a sostenerla,
volevi interessarmi al tuo lavoro.
Ma vedi, piccolo, invertivi le parti.
Ti ho seguito con gli occhi, ho veduto la tua buona volontà,
ora Io voglio di più per te.

Non farai più la tua azione, ma la volontà del tuo Padre celeste.

Di’: “sì”, piccino.

Ho bisogno del tuo sì, così come ho avuto bisogno del sì di Maria per venire sulla terra,
perché io debbo essere nel tuo lavoro,
io debbo essere nella tua famiglia,
io debbo essere nel tuo quartiere,
e non devi esserci tu.
Il mio sguardo penetra e non il tuo,
la mia parola trasporta e non la tua,
la mia vita trasforma e non la tua.
Dammi tutto, abbandonami tutto.
Ho bisogno del tuo sì per sposarti e scendere sulla terra.

Ho bisogno del tuo sì per continuare a salvare il Mondo!

O Signore, ho paura della tua esigenza,
ma chi ti può resistere?
Affinché venga il tuo regno e non il mio,
affinché sia fatta la tua volontà e non la mia,

aiutami a dire di sì.

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Giuseppe d’Arimatea

31 agosto 2014

San Giuseppe d’Arimatea

31 agosto

sec. I

La sua figura emerge con forza nei Vangeli in occasione della sepoltura di Gesù. È un uomo ricco e onorato, un proprietario terriero che fa parte del Sinedrio. Secondo Marco, «anche lui aspettava il regno di Dio». È cioè un ebreo credente la cui fede nella speranza di Israele si traduce nella simpatia verso Gesù e nel dissenso da coloro che hanno favorito la sua condanna. Matteo va oltre, affermando che era un discepolo del rabbi di Nazaret, Giovanni specifica «di nascosto per timore dei Giudei». Con questo commento l’evangelista vuole evidenziare che egli, primo tra i giudei, dopo la morte di Gesù ha abbandonato ogni precedente, pusillanime esitazione ed è venuto alla luce. Ricorre difatti alla sua posizione altolocata per ottenere da Pilato il corpo di Gesù che, secondo le abitudini dei romani, doveva essere seppellito in una fossa comune. Un gesto di coraggio e di generosità, perché la simpatia per un condannato poteva esporlo al rischio di essere considerato complice del giustiziato e passibile del medesimo supplizio. Inoltre il contatto con un cadavere gli impediva di celebrare la Pasqua giudaica ormai imminente. Aiutato da Nicodemo, che porta aromi in grande quantità, Giuseppe si distacca così dal sistema cultuale degli ebrei e si prepara alla celebrazione della gloriosa vittoria del crocifisso sulla morte in quello stesso giardino dove Gesù apparirà risorto alla Maddalena. Dopo la Pasqua, non abbiamo più sue notizie dai Vangeli canonici, ma solo dagli scritti apocrifi. La sua figura è familiare all’immaginario dei credenti per la presenza nelle innumerevoli rappresentazioni della deposizione e sepoltura di Gesù.

Patronato: Funerali

Etimologia: Giuseppe = aggiunto (in famiglia), dall’ebraico

Emblema: Chiodi, Ampolla

Martirologio Romano: A Gerusalemme, commemorazione dei santi Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che raccolsero il corpo di Gesù sotto la croce, lo avvolsero nella sindone e lo deposero nel sepolcro. Giuseppe, nobile decurione e discepolo del Signore, aspettava il regno di Dio; Nicodemo, fariseo e principe dei Giudei, era andato di notte da Gesù per interrogarlo sulla sua missione e, davanti ai sommi sacerdoti e ai Farisei che volevano arrestare il Signore, difese la sua causa.

 

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Preghiera del mattino: Nasco con Te alla vita!

31 agosto 2014

L’anima mia è affranta e malata e Tu, Misericordia Infini­ta, la carezzi con l’onda del tuo infinito amore, e io, tua crea­tura, nasco con Te alla vita e vengo, cerva assetata, alla sorgente di ogni delizia! Vengo, perché Tu, mio Signore, mi chiami e mi attendi, non mi permetti di fuggire lontana da Te, perché la tua voce amorosa penetra nel mio cuore, ne prende possesso e riscalda del tuo fuoco il gelo, l’aridità, la freddezza, la tiepidezza di ogni intima fibra del mio essere!

Tu sei, Signore, ed io, con Te, e in Te sono la creatura nuo­va, che Tu chiami, per rendermi forte e temprata, perché la tua tenerezza la protegge, la difende, la salva da ogni tem­pesta, che l’umano vivere e convivere scatena in se stessa e intorno al suo essere, piccola molecola, nel mondo da Te voluto e creato! Amen!

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Angelus Domini. Diretta e testo della meditazione

31 agosto 2014

La diretta a partire dalle 11,55

http://player.rv.va/rv.player01.asp?language=it&visual=VaticanTic&Tic=VA_59CUD13Z

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Francesco si affaccia alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.

 

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Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

Prima dell’Angelus

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nell’itinerario domenicale con il Vangelo di Matteo, arriviamo oggi al punto cruciale in cui Gesù, dopo aver verificato che Pietro e gli altri undici avevano creduto in Lui come Messia e Figlio di Dio, «cominciò a spiegare [loro] che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto …, venire ucciso e risorgere il terzo giorno» (16,21). E’ un momento critico in cui emerge il contrasto tra il modo di pensare di Gesù e quello dei discepoli. Pietro addirittura si sente in dovere di rimproverare il Maestro, perché non può attribuire al Messia una fine così ignobile. Allora Gesù, a sua volta, rimprovera duramente Pietro, lo rimette “in riga”, perché non pensa «secondo Dio, ma secondo gli uomini» (v. 23) e senza accorgersene fa la parte di satana, il tentatore.

Su questo punto insiste, nella liturgia di questa domenica, anche l’apostolo Paolo, il quale, scrivendo ai cristiani di Roma, dice loro: «Non conformatevi a questo mondo – non entrare negli schemi di questo mondo – ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio» (Rm 12,2).

In effetti, noi cristiani viviamo nel mondo, pienamente inseriti nella realtà sociale e culturale del nostro tempo, ed è giusto così; ma questo comporta il rischio che diventiamo “mondani”, il rischio che “il sale perda il sapore”, come direbbe Gesù (cfr Mt 5,13), cioè che il cristiano si “annacqui”, perda la carica di novità che gli viene dal Signore e dallo Spirito Santo. Invece dovrebbe essere il contrario: quando nei cristiani rimane viva la forza del Vangelo, essa può trasformare «i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita» (PAOLO VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 19). E’ triste trovare cristiani “annacquati”, che sembrano il vino allungato, e non si sa se sono cristiani o mondani, come il vino allungato non si sa se è vino o acqua! E’ triste, questo. E’ triste trovare cristiani che non sono più il sale della terra, e sappiamo che quando il sale perde il suo sapore, non serve più a niente. Il loro sale ha perso il sapore perché si sono consegnati allo spirito del mondo, cioè sono diventati mondani.

Perciò è necessario rinnovarsi continuamente attingendo la linfa dal Vangelo. E come si può fare questo in pratica? Anzitutto proprio leggendo e meditando il Vangelo ogni giorno, così che la parola di Gesù sia sempre presente nella nostra vita. Ricordatevi: vi aiuterà portare sempre il Vangelo con voi: un piccolo Vangelo, in tasca, nella borsa, e leggerne durante il giorno un passo. Ma sempre con il Vangelo, perché è portare la Parola di Gesù, e poterla leggere. Inoltre partecipando alla Messa domenicale, dove incontriamo il Signore nella comunità, ascoltiamo la sua Parola e riceviamo l’Eucaristia che ci unisce a Lui e tra noi; e poi sono molto importanti per il rinnovamento spirituale le giornate di ritiro e di esercizi spirituali. Vangelo, Eucaristia e preghiera. Non dimenticare: Vangelo, Eucaristia, preghiera. Grazie a questi doni del Signore possiamo conformarci non al mondo, ma a Cristo, e seguirlo sulla sua via, la via del “perdere la propria vita” per ritrovarla (v. 25). “Perderla” nel senso di donarla, offrirla per amore e nell’amore – e questo comporta il sacrificio, anche la croce – per riceverla nuovamente purificata, liberata dall’egoismo e dall’ipoteca della morte, piena di eternità.

La Vergine Maria ci precede sempre in questo cammino; lasciamoci guidare e accompagnare da lei.

 

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

domani, in Italia, si celebra la Giornata per la custodia del creato, promossa dalla Conferenza Episcopale. Il tema di quest’anno è molto importante: «Educare alla custodia del creato, per la salute dei nostri paesi e delle nostre città». Auspico che si rafforzi l’impegno di tutti, istituzioni, associazioni e cittadini, affinché sia salvaguardata la vita e la salute delle persone anche rispettando l’ambiente e la natura.

Saluto tutti i pellegrini provenienti dall’Italia e da diversi Paesi, in particolare i pellegrini di Santiago del Cile, Pistoia, San Giovanni Bianco e Albano Sant’Alessandro (Bergamo); i giovani di Modena, Bassano del Grappa e Ravenna; il folto gruppo dei Motociclisti della Polizia e la Banda della Polizia. Sarebbe bello, alla fine, sentirla suonare…

Un saluto speciale rivolgo ai parlamentari cattolici, riuniti per il loro 5° incontro internazionale, e li incoraggio a vivere il delicato ruolo di rappresentanti del popolo in conformità ai valori evangelici.

Ieri, ho ricevuto una famiglia numerosa da Mirabella Imbaccari, che mi ha portato il saluto di tutto il paese. Ringrazio tutti voi di questo paese per l’affetto. Saluto i partecipanti all’incontro di “Scholas“: continuate nel vostro impegno con i bambini e con i giovani, lavorando nell’educazione, nello sport e nella cultura; e vi auguro una buona partita, domani, allo Stadio Olimpico!

Vedo da qui i giovani che appartengono al sindacato dei plastici. Siate fedeli al vostro motto: è molto pericoloso camminare da soli nei campi e nella vita. Andate sempre insieme.

Vi auguro una buona domenica, vi chiedo di pregare per me, e buon pranzo. Arrivederci!

L. Manicardi. Il Cristo medico

30 agosto 2014
«Come qualsiasi cura è la via per recuperare la salute, così fu della cura adottata da Dio: si rivolse a dei peccatori per guarirli e per rimetterli in salute. E come quando i medici fasciano le ferite lo fanno non alla buona ma con arte, per cui dalla fasciatura deriva non solo un’utilità ma anche una specie di bellezza, così è stato della medicina della Sapienza quando, assumendo l’umanità, si è adeguata alle nostre ferite. Certuni li ha curati con rimedi contrari, altri con rimedi congeneri. Si è comportata come colui che cura le ferite del corpo. Usa, a volte, rimedi contrari, come quando applica cose fredde a ciò che è caldo, cose bagnate a ciò che è asciutto o altri simili rimedi. Usa anche dei rimedi congeneri, come una benda rotonda per una ferita rotonda, una benda allungata per una ferita di forma allungata e, quando esegue la fasciatura, non la fa identica per tutte le membra ma fatta su misura per ogni singolo membro. Così fece la Sapienza di Dio quando volle curare l’uomo: per guarirlo gli offrì se stessa e divenne medico e medicina» (Agostino, De doctrina cristiana I,14,13).


Le parole di Agostino mettono in luce quel tema del Cristo medico che non solo era a lui particolarmente caro, ma che aveva trovato anche un’ampia diffusione popolare nel cristianesimo dei primi secoli. Un’antica iscrizione funebre trovata a Timgad (Africa settentrionale) contiene l’invocazione: «Cristo, tu solo medico (Christe, solus medicus), vieni in aiuto…». L’immagine del Cristo medico è quella che maggiormente si è impressa nella tradizione cristiana primitiva, come appare dalla massiccia testimonianza evangelica. La quale, d’altronde, riprende la testimonianza dell’Antico Testamento sul Dio d’Israele, chiamato “Colui che guarisce” (Esodo 15,26). Per quel che riguarda l’Antico Testamento, «guarigioni naturali e miracolose non vengono fondamentalmente distinte. Sia che cooperino disposizioni umane e pratiche o no, è assolutamente essenziale il fatto che il malato nella sua malattia e il convalescente nella sua guarigione incontra Dio, il quale manda mediatamente o senza mediazioni la malattia e la guarigione. Mentre lo stesso Esculapio, dio preminente dell’arte medica, deve tollerare accanto a sé la concorrenza di Apollo e questo a sua volta quella dei figli di Esculapio, Macaone e Iodalerio, per Israele i rapporti con la malattia sono monopolio esclusivo di YHWH. Egli stesso non si ammala o si ferisce come gli dèi, per esempio Horus in Egitto, che Thot deve guarire da una puntura di scorpione» (Hans Walter Wolff).

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La festa della Madonna del Lago. Inervista al card. Comastri

30 agosto 2014

L’origine di questa festa risale agli anni ’50 quando l’allora parroco della Parrocchia Pontificia “San Tommaso da Villanova”, prima della costruzione della Chiesa, decise di dedicare un momento di preghiera e di ringraziamento per la Madonna. Nacque così la tradizione della processione sulle rive del Lago. Papa Paolo VI negli anni ’60 diede uno stimolo alla costruzione della chiesa sulle rive del Lago. La chiesa edificata nel periodo 1966-1977 voleva essere simbolo evidente della presenza cristiana, offrire spazio sufficiente e confortevole nelle torride giornate estive  e accogliere durante l’inverno i fedeli in uno spazio idoneo.

 

 

 

R. – Paolo VI amava molto Castel Gandolfo, come del resto anche Giovanni Paolo II. Paolo VI ci ha lasciato dei pensieri bellissimi nei confronti della Madonna. A me ha commosso una sua confidenza, quando lui ha detto, in occasione dell’Enciclica Marialis Cultu: “La prima intuizione mariana io l’ho avuta da bambino quando, andando a pregare con la mia mamma – raccontava lui – un giorno la mamma non mi fece dire l’Ave Maria, ma rimanemmo in silenzio. E io chiesi: ‘Mamma, ma non la diciamo l’Ave Maria?’. La mamma mi rispose: ‘Vedi, bambino mio, qualche volta si parla meglio non usando le parole’. E in quel momento capii che l’affetto, certe volte, non ha bisogno di parole: basta stare accanto. Stare vicino alla Madonna, stare accanto alla Madre è già un parlare”. E questo è un pensiero molto bello, raccolto dalla bocca di Paolo VI, che dice quanto fosse delicato il suo amore, la sua devozione verso la Madonna, appresa direttamente dalla mamma.

 

D. – La chiesa della Madonna del Lago è, per così dire, un tempio generato direttamente dalla fede del popolo di Dio, che portava la Vergine in processione sulle acque prima ancora di avere una chiesa. Che cosa le suggerisce questo aspetto?

R. – La devozione alla Madonna è una devozione che nasce spontanea nel cuore della gente. Usando le parole di Paolo VI, “la Madonna è un dono di Dio attraverso il quale ci fa sentire più vicina la sua misericordia”. Perché l’amore della Madre è quello che più ci parla di Dio e l’amore della Madre è l’amore di fronte al quale tutti si commuovono, anche i figli più duri. Ecco perché la devozione alla Madonna nasce spontaneamente in mezzo al popolo di Dio ed è nata anche lungo le rive del lago, perché quel lago che si trova sotto le finestre del Papa è un lago in qualche modo benedetto dalla presenza del Papa e quindi lì è nata spontanea la devozione nei confronti della Madonna. E Papa Paolo VI l’ha presa in mano e le ha dato un punto di riferimento, un punto di espressione.

 

D. – Parlando di questa chiesa semplice e ingegnosa insieme, la sua struttura rievoca una casa e una nave. Può essere una metafora della vita di fede, che ogni volta è insieme porto e approdo?

R. – Giustissimo. La fede è una casa e nello stesso tempo è una strada. E’ un porto e allo stesso tempo è una navigazione. Del resto, la parola che usano gli Atti degli Apostoli per definire l’esperienza cristiana è la parola “odòs”, cammino, viaggio. E  giustamente quell’idea della nave traduce giustamente l’idea del viaggio del cristiano, del cammino del cristiano, che da questo mondo va verso un altro porto, va verso un’altra meta. E Paolo VI, per certi aspetti, la meta l’ha raggiunta proprio lì: l’anno successivo all’inaugurazione della chiesa della Madonna del Lago, Paolo VI è andato in paradiso, proprio sulle rive del lago di Castel Gandolfo.

 

intervista a cura di Radio Vaticana

Il tweet del Papa

30 agosto 2014

 

Il Signore sempre ci perdona e sempre ci accompagna. A noi spetta lasciarci perdonare e lasciarci accompagnare.

30 agosto 2014, h 0,30

Preghiera della Sera : A Dio Padre

30 agosto 2014

L’AMORE È TUTTO, IL RESTO È NIENTE

Ognuno di noi tenta di affermarsi nella vita, di farsi valere per qualche merito. Per questo ognuno si sceglie una via: quella della potenza politica o della ricchezza o della scienza o della tecnica o quella, mettiamo, della stessa sapienza e delle virtù che rende l’uomo sicura e ricco di sé. Ma la storia dell’uomo ci rivela quanto siano fallaci e illusorie queste vie, che troppi uomini, ripetutamente a ogni generazione, imboccano e percorrono affannosamente per essere grandi, per essere felici. Già da giovani, nell’ardore e nell’impeto dell’avvio, si scontano le prime delusioni: una passione amorosa, per esempio, che sembrava promettere tanto, si riduce a fuoco di paglia. E da anziani, i politici, in fondo alla via, si accorgono che la loro potenza è stata una ragnatela di parole e di polvere; i ricchi si trovano più asserviti di quando erano poveri; gli scienziati si sentono più ignoranti e impotenti degli illetterati davanti ai rebus della natura, sempre più vasti e complicati; i tecnici si trovano come prigionieri e minacciati dai loro congegni e ordigni; i filosofi e gli storici trovano che la loro vita lungi dall’essere sicura e ricca di sé, ha preso solo una patina di onestà e di onorabilità e i grossi problemi restano affliggenti. Anche l’uomo comune, della strada, che pur sentiva nell’anima una segreta attesa: che la vita gli portasse qualcosa che non riusciva a immaginare, alla fine si ripiega sconfortato come un filo d’erba dopo una giornata di calura estiva. Purtroppo ci si accorge tardi, verso la fine, che sola l’uomo che ama ed è amato, vale, si sente sicuro e ricco, dentro di sé; si sente pienamente se stesso e gode. Viene il tempo in cui ci si accorge che ogni altra opera, ogni altro bene, senza l’amore, è una moneta convenzionale di carta, inflazionistica o addirittura falsa.

Anche per Dio, solo l’amore è credibile, solo l’amore conta.

Aspirate a doni più alti, anzi vi insegno una via che sorpassa ogni altra. Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma l’amore non ho, solo un bronzo echeggiante, un cembalo sonoro. Avessi pur la profezia e conoscessi i misteri tutti e tutta la scienza, possedessi una fede da trasportare le montagne, ma l’amore non ho, io sono un niente. Distribuissi a bocconi i miei beni, e il mio corpo dessi a bruciare, ma se l’amore non ho, niente mi giova. L’amore è paziente, benigno è l’amore, non invidia, non si vanta l’amore, non si gonfia, non è indecoroso, non va in cerca del suo, non si adira, non mal pensa, non vuole il soppruso, ma gode della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto soffre. L’amore mai tramonterà! Le profezie? passeranno. Le lingue? taceranno. La scienza? finirà. Quando verrà ciò che è perfetto, l’imperfetto svanirà… Ora rimane fede, speranza, amore, tutt’e tre; ma di queste più grande è l’amore. (1 Cor. 13, 1-13)

In fondo, ogni nostro cruccio o infelicità deriva da questo: non amiamo, non siamo amati o non ci lasciamo amare. Ci accorgiamo anche che ogni nostra opera, anche grande e onesta, ma senza amore, desta negli altri o invidia o timori o rivalità o contestazione o sopportazione mal contenuta o distanza o avversione o indifferenza. Solo l’amore ci concilia tutti, fa accettare tutto, da tutti, anche con i nostri difetti, anche quando commettiamo sbagli. Un solo gesto d’amore al mio vicino giova e fa progredire l’uomo più di una scoperta scientifica, più di una impresa spaziale, perché l’amore scopre e suscit nell’altro un senso nuovo di vita, una voglia nuova di viv e, di camminare insieme, di lavorare insieme. E in mezzo a quelli che si amano, si rende presente Dio.

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La Comunione spirituale

30 agosto 2014

«La Comunione spirituale»
del R.P. Huguet, marista

Allorquando un’anima ama davvero il divin Salvatore, trova che non le basta di riceverlo nel suo cuore una volta sola al giorno; le ore che la separano dal momento della comunione le sembrano lunghe e malinconiche, e sospirando continuamente dietro al suo diletto cerca nella comunione spirituale un ingegnoso compenso al suo amore.

«Se il mio Confessore non mi avesse insegnata questa maniera di comunione, io non avrei potuto vivere», diceva la beata Angela della Croce.

 

La comunione spirituale, raccomandata dal santo Concilio di Trento, è un’estensione vantaggiosissima del Sacramento adorabile della Eucaristia, la quale produce ed aumenta la grazia secondo i gradi di amore e l’ardore dei desideri l’accompagnano. Anche accade alcuna volta che il frutto della comunione spirituale eguaglia quello della comunione sacramentale, questo ha luogo quando la fede è più viva e il desiderio più ardente. Nostro Signore può, anche senza venire corporalmente nei nostri cuori, comunicarci tutta l’abbondanza delle sue grazie. Non rese forse la sanità al servo dell’umile Centurione che gli diceva: Signore, io non son degno che entriate nella mia casa, ma dite solamente una parola, ed il mio servo sarà guarito? Altrettanto avvenne alla figliuola del principe della Sinagoga ed alla figliuola della Cananea. Gesù Cristo le guarì senza né vederle toccarle, come soleva fare riguardo ai malati. Or quello che ha fatto allora per i mali del corpo, come dubitare che lo possa fare per le malattie dell’anima? Teniamo pure per fermo, che l’umile desiderio di un’anima che prega, può anche adesso altrettanto presso del nostro Salvatore; e se noi lo desidereremo con ardore e lo pregheremo con umiltà, egli verrà spiritualmente in noi, guarirà le nostre infermità, fortificherà la nostra debolezza è ci ricolmerà delle sue grazie.

 

Sta scritto nella bolla di canonizzazione di S. Bonaventura, che un giorno egli aveva un desiderio ardentissimo di fare la Comunione, ma che per umiltà non osava accostarsi all’altare: Gesù, il quale è venuto sulla terra per recarvi il fuoco del cielo, gradì questa disposizione del suo servo, e quando il sacerdote diceva l’Agnus Dei, si spiccò una parte dell’ostia e volò miracolosamente nella bocca del Santo. L’ardore dell’amor suo trasse nel suo cuore il divin fuoco che arde sui nostri per infiammarci. Or quello che succedette visibilmente a S. Bonaventura, succederà invisibilmente per noi se, come lui, avremo un grandissimo desiderio di ricevere il nostro Dio.

 

Santa Maria Maddalena de’ Pazzi fin dalla sua più tenera età aveva un desiderio estremo di comunicarsi, ma non potendo farlo a cagione dell’età , s’avvicinava alla sua buona madre nel giorno in cui questa faceva la comunione, gustando così, la sue delizie vicino a quelli che avevano avuto la bella sorte di ricevere Gesù Cristo.

 

Per un’anima che ama Gesù non vi è cosa più facile, che il fare spesso la comunione spirituale; e comunicare spiritualmente vuol dire compiacersi delle perfezioni infinite di Gesù Cristo ed invitarlo a venire a fermare nel nostro cuore il suo regno.

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Gli animali nella Bibbia. Lo struzzo

30 agosto 2014

 

Venezia, Basilica di San Marco, Arca di Noè, mosaico, XIII sec.

 

Gio, 39

13Lo struzzo batte festosamente le ali,
come se fossero penne di cicogna e di falco.
14Depone infatti sulla terra le uova
e nella sabbia le lascia riscaldare.
15Non pensa che un piede può schiacciarle,
una bestia selvatica calpestarle.
16Tratta duramente i figli, come se non fossero suoi,
della sua inutile fatica non si preoccupa,
17perché Dio gli ha negato la saggezza
e non gli ha dato in sorte l’intelligenza.
18Ma quando balza in alto,
si beffa del cavallo e del suo cavaliere.

 

 

Breve conferenza di Piero Stefani, docente di Ebraismo presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, insegna alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.

Vangelo (Mt 16, 21-27) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 31 Agosto 2014) con commento comunitario

30 agosto 2014

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 16, 21-27) 
In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Questo è il Vangelo del 31 Agosto, quello del 30 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio salmo 32

30 agosto 2014

Beato il popolo scelto dal Signore.

 

[1] Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.

[2] Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.

[3] Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre ruggivo tutto il giorno.

[4] Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come nell’arsura estiva si inaridiva il mio vigore.

[5] Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: “Confesserò al Signore le mie iniquità”
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.

[6] Per questo ti prega ogni fedele
nel tempo dell’angoscia;
quando irromperanno grandi acque
non potranno raggiungerlo.

 

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-32.asp

 

Foto: Piazza San Pietro - Udienza generale - Mercoledì, 12 giugno 2013

O mio Gesù,
sostienimi quando vengono le giornate
pesanti e difficili, 
i giorni della prova a della lotta,
quando la sofferenza e la stanchezza
potranno incominciare ad opprimere
il mio corpo e ma mia anima.
Sostienimi Gesù,
e dammi la forza di sopportare
le sofferenze e le contrarietà.
Metti una sentinella alla mie labbra,
perchè non esca
nessuna parola di lamento
verso le tue creature.
Tutta la mia speranza
è il tuo Cuore Misericordioso.
L’unica mia difesa
è la tua Misericordia.
In essa sta tutta la mia fiducia.
Amen.

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Felice e Adautto Martire

30 agosto 2014

 

 

Santi Felice e Adautto Martiri

30 agosto

sec. III-IV

Le più sicure notizie sui santi Felice e Adautto provengono da un carme di S. Damaso che ci dice solo che Felice ed Adautto erano fratelli e subirono il martirio. Probabilmente ciò accade sotto Diocleziano ed essi furono sepolti in una cripta del cimitero di Commodilla, presso San Pietro fuori le mura. Tale cripta, trasformata in basilica, è stata restaurata e possiede uno dei più antichi affreschi paleocristiani nel quale i due martiri sono insieme ai Ss. Pietro, Paolo e Stefano. Secondo una leggenda Passio del VII secolo, invece mentre il presbitero Felice veniva condotto al supplizio, uno sconosciuto si presentò dichiarando di volerne condividere la sorte. I due vennero decapitati e poiché il nome dello sconosciuto rimase ignoto fu chiamato “adauctus” (aggiunto), dai cui Adautto.

Etimologia: Felice = contento, dal latino

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Roma nel cimitero di Commodilla sulla via Ostiense, santi martiri Felice e Adáutto

 

 

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Preghiera del mattino: Confidenza

30 agosto 2014

PADRE dolcissimo, a noi questo è bastato: sapere quello che di Te ci ha rivelato il tuo Unigenito, il diletto Figlio Gesù: che Tu sei anche nostro PADRE e PADRE di tutti e di tutto, perché tutto quello che esiste fuori di Te è opera del tuo Amore.

Tu Sei l’Inaccessibile, eppure più di tanto non puoi essere dentro di noi;

Sei l’Invisibile, eppure non puoi essere tanto più percettibile da noi;

Sei l’Inafferrabile, eppure sei Colui che meglio non si può possedere.

O PADRE, concedici di essere, nel modo più possibile, nella Identità con il tuo Figlio Gesù, perché con Lui possiamo sentire Te, vivere di Te, amare Te, per essere in Lui, con Te, una cosa sola, come esistenza originale e finale del tuo Amore Paterno. (Madre Eugenia Elisabetta Ravasio)

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Preghiera della Sera : A Dio Padre

29 agosto 2014

SE DIO CI AMA, PERCHÉ IL DOLORE E IL MALE?

L’Antico Testamento ci mostra l’amore di Dio nella creazione, nella provvidenza, nell’amicizia con i Patriarchî e nella predilezione per Israele, nell’accesa parola dei profeti e nella promessa della Redenzione. Il Nuovo Testamento ci mostra Dio che, per amore dell’uomo, s’incarna, compie miracoli, si fa maestro e pastore buono, si lascia crocifiggere e squarciare il Cuore, ci dona i sacramenti e la Chiesa, per assicurarci la salvezza. Tutto vero, tutto confortante e nobilitante: Eppure, ogni giorno una realtà tremenda di dolori e di mali contrasta e sembra smentire tanto amore di Dio: le guerre, gli odi di parte, le ingiustizie di ogni genere, tante vite umane calpestate, tanti cuori traditi!

E Dio? non vede? non interviene? ama e lascia soffrire, soccombere quelli che ama?

Viene per tutti il momento in cui questi interrogativi mettono alla prova, in modo formidabile, ogni fede, ogni speranza, ogni amore. Perché l’uomo chiede subito conto a Dio, quando un male lo colpisce? Non sarebbe più onesto chiedere conto prima a noi stessi e, semmai, agli altri nostri soci? Dio, sommo dator d’ogni bene, nobilissimo nei suoi sentimenti, che gusto potrebbe trovare nel male, nella sofferenza altrui? Anche l’uomo, che pure è meschino, per poca e buona educazione che abbia, è superiore spesso a quella specie di giustizia che è la vendetta e non vuol provare il gusto amaro di far soffrire gli altri!

L’amore di Dio e di Cristo per noi rimane tanto più grande in quanto hanno avuto compassione del nostro male peggiore, la morte e la dannazione e l’hanno espiato per noi; e ora, nei mali che soffriamo ci confortano; non ce ne liberano, ordinariamente, ma ci sostengono e ci assicurano la vittoria finale, se sappiamo sopportare la nostra croce.

Gesù veduta la folla, salì sul monte… Allora aprì la sua bocca per ammaestrarli e disse: « Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati i pacificatori, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati quelli che sono perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati sarete voi, quando vi oltraggeranno e perseguiteranno e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate, perché, grande è la vostra ricompensa nei cieli ».

Ha un cuore Dio! Si prende cura più di un uomo solo, per quanto povero e disprezzato, che del sole o dell’equilibrio degli immensi ammassi stellari. E se si cura di un passero, quanto più non gli starà a cuore l’uomo, fatto a immagine sua? Dobbiamo credere dunque che le sofferenze del cuore umano sono viste e permesse da Dio in modo tutto diverso dal nostro: un modo che i nostri occhi velati di pianto non vedono chiaro, che la nostra intelligenza turbata dalla sensibilità non riesce a capire e che la nostra volontà e il nostro « senso di giustizia » non riesce ad ammettere. Ma chi crede, supererà tutto il male e il dolore. A chi soffre, un istante sembra un’eternità; un’ingiustizia personale o familiare o nazionale sembra la fine del sistema, dello equilibrio del mondo e del cosmo; un dolore, un’offesa, uno sbaglio altrui, anche piccolo, ma ingiusto, , appare come il tradímento più nero e la fine di ogni credibilità e fiducia negli altri e in Dio stesso.

Ma così, non ci accorgiamo che a un male aggiungiamo altro male o l’aggraviamo.

Il rimedio sta nel contrario; credere, amare, sperare, prima di tutto in Dio, che è abbastanza potente per trarre il bene anche dal male. Ed educarci all’amore: amare Dio datore e rimuneratore di ogni bene; e da Lui riceveremo la forza di amare gli altri e noi stessi, così così come siamo: fallibili.

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Gli animali nella Bibbia. La colomba

29 agosto 2014

Basilica di San Marco, Venezia

Gn 8

8Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; 9ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca. 10Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca 11e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco una tenera foglia di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. 12Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.

 

 

Piero della Francesca,  (1440-1460)  National Gallery di Londra

Mc 1

9 In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10 E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. 11 E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

 

( Breve conferenza di Piero Stefani, docente di Ebraismo presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, insegna alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.)

 

Virgen de la Caridad del Cobre. La Statua della Madonna del “rame” nei Giardini Vaticani

29 agosto 2014

 

Dichiarata Patrona di Cuba da Giovanni Paolo II, fu trovata a galleggiare in mare, quattrocento anni fa, da tre schiavi delle miniere di rame di Barajagua, da qui il nome, e poi portata sulla terraferma.

L’immagine mariana è diventata poi simbolo dell’affidamento a Maria  del popolo cubano ed ha viaggiato in tutto il paese in compagnia di credenti e non credenti.

E’ stata visitata da Benedetto XVI nel 2012,  che si è definito “pellegrino della Carità” in occasione del 400° anniversario del ritrovamento dell’immagine.

Da oggi questo pezzo della storia religiosa di Cuba ha un posto speciale nei giardini vaticani, lungo la via Pio XI, vicino alla torre di San Giovanni.

La cerimonia di benedizione è stata presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, camerlengo di Santa Romana Chiesa

“Maria, nella storia latinoamericana, si è fatta portavoce della necessità dei popoli di conoscere la buona novella e di aderire alla fede in Gesù Cristo. In lei si sono incontrati in misteriosa fecondità il desiderio dell’umanità e la promessa di Dio…..nei santuari sorti in tutti i Paesi dell’America latina il popolo risponde alla fede e lo fa con le espressioni della propria cultura e dei propri costumi…. in ogni santuario mariano vengono riproposte le parole evangeliche fondamentali: la scelta degli umili come prediletti di Dio, l’annuncio di salvezza che Maria ci dona insieme alla vita del Figlio, la purificazione che orienta il cammino dell’uomo, la ricerca della luce che illumina il giorno terreno, il coraggio della sofferenza che spalanca i cuori alla speranza, l’incontro con il sacro, così presente nel mondo e così disponibile a tutti”.

La Parola di Dio dalla Prima Lettura. Il Libro di Geremia, Cap.1. “Oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo”

29 agosto 2014

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I Lettura Ger 1,17-19
Àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò.
Salmo (Sal 70)
La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.
Vangelo Mc 6,17-29
Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista.

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Ger 1,

17Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi,
àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti di fronte a loro,
altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro.
18Ed ecco, oggi io faccio di te
come una città fortificata,
una colonna di ferro
e un muro di bronzo
contro tutto il paese,
contro i re di Giuda e i suoi capi,
contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
19Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».
Oracolo del Signore.

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2 Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
3 Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare. ( Sal 46)

“Nel nostro tempo molti esaltano la forza fisica, giungendo ad approvare anche le manifestazioni estreme della violenza. In realtà, l’uomo fa ogni giorno l’esperienza della propria debolezza, specialmente nel campo spirituale e morale, cedendo agli impulsi delle interne passioni e alle pressioni che su di lui esercita l’ambiente circostante” Giovanni Paolo II, Ud.Gen 14 magglio 1989)

E la  fortezza, una delle quattro virtù cardinali,  uno dei doni dello Spirito, accompagna, giunge come dono, sostiene nelle prove, giunge come luce che sorge dall’alto dopo il buio della notte.

5 Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,

la più santa delle dimore dell’Altissimo.
6 Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba. (Sal 46)

“Questa virtù trova poco spazio in una società in cui è diffusa la pratica sia del cedimento e dell’accomodamento sia della sopraffazione e della durezza nei rapporti economici, sociali e politici. La pavidità e l’aggressività sono due forme di carenza di fortezza che spesso si riscontrano nel comportamento umano, col conseguente ripetersi del rattristante spettacolo di chi è debole e vile con i potenti, spavaldo e prepotente con gli indifesi” ( Giovanni Paolo II, cit).

” Dio viene sempre a sostenerci nella nostra debolezza….Con il dono della fortezza, invece, lo Spirito Santo libera il terreno del nostro cuore, lo libera dal torpore, dalle incertezze e da tutti i timori che possono frenarlo, in modo che la Parola del Signore venga messa in pratica, in modo autentico e gioioso. E’ un vero aiuto questo dono della fortezza, ci dà forza, ci libera anche da tanti impedimenti

Ci sono anche dei momenti difficili e delle situazioni estreme in cui il dono della fortezza si manifesta in modo straordinario, esemplare…….

Non bisogna pensare che il dono della fortezza sia necessario soltanto in alcune occasioni o situazioni particolari. Questo dono deve costituire la nota di fondo del nostro essere cristiani, nell’ordinarietà della nostra vita quotidiana.

In tutti i giorni della vita quotidiana dobbiamo essere forti, abbiamo bisogno di questa fortezza, per portare avanti la nostra vita, la nostra famiglia, la nostra fede. L’apostolo Paolo ha detto una frase che ci farà bene sentire: «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,13). Quando affrontiamo la vita ordinaria, quando vengono le difficoltà, ricordiamo questo: «Tutto posso in colui che mi dà la forza». Il Signore dà la forza, sempre, non ce la fa mancare. Il Signore non ci prova più di quello che noi possiamo tollerare. Lui è sempre con noi. «Tutto posso in colui che mi dà la forza»

Cari amici, a volte possiamo essere tentati di lasciarci prendere dalla pigrizia o peggio dallo sconforto, soprattutto di fronte alle fatiche e alle prove della vita. In questi casi, non perdiamoci d’animo, invochiamo lo Spirito Santo, perché con il dono della fortezza possa sollevare il nostro cuore e comunicare nuova forza ed entusiasmo alla nostra vita e alla nostra sequela di Gesù. ( Papa Francesco, Ud. Gen 14 maggio 2014).

10 Farà cessare le guerre sino ai confini della terra,
romperà gli archi e spezzerà le lance,
brucerà nel fuoco gli scudi. ( Sal 46)

Vangelo (Mt 25, 14-30) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 30 Agosto 2014) con commento comunitario

29 agosto 2014

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 25, 14-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Questo è il Vangelo del 30 Agosto, quello del 29 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio salmo 71(70)

29 agosto 2014

La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.

 

[1] In te mi rifugio, Signore,
ch’io non resti confuso in eterno.

[2] Liberami, difendimi per la tua giustizia,
porgimi ascolto e salvami.

[3] Sii per me rupe di difesa,
baluardo inaccessibile,
poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza.

[4] Mio Dio, salvami dalle mani dell’empio,
dalle mani dell’iniquo e dell’oppressore.

[5] Sei tu, Signore, la mia speranza,
la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.

 

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-71.asp

 

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Maestro!

(don Giovanni Moioli)

Signore, che nessun nuovo mattino venga ad illuminare la mia vita senza che il mio pensiero si volga alla tua Resurrezione e senza che in ispirito io vada, coi miei poveri profumi, verso il sepolcro vuoto dell’orto!
Che ogni mattino sia per me mattino di Pasqua!
Che ognuno dei miei risvegli sia un risveglio alla tua presenza vera, un incontro pasquale con Cristo nell’orto, questo Cristo talvolta inatteso.
Che ogni episodio della giornata sia un momento in cui io ti senta chiamarmi per nome, come chiamasti Maria!
Concedimi allora di voltarmi verso di te.
Concedimi con una parola sola ma con tutto il cuore, di rispondere: “Maestro!”

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Santi e Beati. Memoria di oggi: Martirio di san Giovanni Battista

29 agosto 2014

Martirio di San Giovanni Battista

29 agosto

Giovanni sigilla la sua missione di precursore con il martirio. Erode Antipa, imprigionatolo nella fortezza di Macheronte ad Oriente del Mar Morto, lo fece decapitare. Egli è l’amico che esulta di gioia alla voce dello sposo e si eclissa di fronte al Cristo, sole di giustizia: ‘Ora la mia gioia è compiuta; egli deve crescere, io invece diminuire’. Alla sua scuola si sono formati alcuni dei primi discepoli del Signore. (Mess. Rom.)

Patronato: Monaci

Emblema: Agnello, Ascia

Martirologio Romano: Memoria della passione di san Giovanni Battista, che il re Erode Antipa tenne in carcere nella fortezza di Macheronte nell’odierna Giordania e nel giorno del suo compleanno, su richiesta della figlia di Erodiade, ordinò di decapitare. Per questo, Precursore del Signore, come lampada che arde e risplende, rese sia in vita sia in morte testimonianza alla verità.

 

PREGHIERA A SAN GIOVANNI BATTISTA

San Giovanni Battista, che fosti chiamato da Dio a preparare la via

al Salvatore del mondo e invitasti le genti alla penitenza e alla conversione,

fa’ che il nostro cuore sia purificato dal male perchè diveniamo degni di 

accogliere il Signore.

Tu che avesti il privilegio di battezzare nelle acque del Giordano il Figlio di Dio

fatto uomo e di indicarlo a tutti quale Agnello che toglie i peccati del mondo,

ottienici l’abbondanza del doni dello Spirito Santo e guidaci nella via

della salvezza e della pace. Amen.

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Preghiera del mattino: A San Giovanni Battista

29 agosto 2014

 

O ammirabile Precursore del sospirato Messia,
che Santificato prima di nascere,
conservaste sino alla morte la originale giustizia,
e vivendo tra i digiuni  le mortificazioni
nel deserto insegnaste col vostro esempio
la strada sicura della salute,
per quella umiltà con cui ricusaste di versare
la mistica acqua battesimale sul capo
del Divin Redentore,
per quello zelo con cui Lo additaste
a tutti gli Ebrei pel vero Agnello di Dio,
per quella intrepidezza con cui rimproveraste
dei loro delitti i più temuti monarchi e per
quella eroica rassegnazione con cui versaste
sotto la scure del carnefice il vostro sangue
in testimonio della verità da voi predicata:
ottenete a noi tutti la grazia di zelare sempre a
vostra imitazione la santificazione dell’anima nostra,
la edificazione dei nostri prossimi
e la glorificazione di Dio,
per esservi compagni nel Cielo a servire
Iddio in eterno.
Amen.

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Preghiera della Sera : A Dio Padre

28 agosto 2014

LA PREGHIERA CRISTIANA È INTIMITA’ D’AMORE

L’uomo in preghiera mostra qualche cosa d’infinitamente vero, profondo, alto, pieno. L’uomo in ginocchio, coglie in profondità la consapevolezza di sé, s’innalza al di sopra di sé, pensandosi in relazione a Dio e con Dio e ne riporta una pienezza interiore, che è luce e fiducia, amicizia e amore con Uno più grande di sé, con l’Unico, l’Eterno, l’Amore. Gli apostoli videro molte volte Gesù passare le notti in preghiera, trasfigurato ed estasiato e assai più vero e misterioso di quando, di giorno, trattava con gli uomini. Per questo gli chiesero: « Maestro, insegna anche a noi a pregare ».

Quando pregate, dite:) « Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo Nome, venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male ».

Certamente, l’amore vero si dimostra a fatti e non tanto a parole. Ma è anche certo che nella preghiera abbiamo i momenti privilegiati di amore con Dio e di Dio.

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Il “Dolcione” 2014 di Orentano dedicato a papa Francesco

28 agosto 2014

Nella 46^edizione della sagra del bignè di Orentano (Castelfranco di Sotto) la ‘sfilata del dolcione’ ha visto un dolce monumento realizzato con centomilà i bignè. La grande realizzazione raffigurava la cattedrale di Cordoba in Argentina dove Bergoglio è stato ordinato sacerdote.

Una freccia al centro del cuore

28 agosto 2014

Io credo che l’uomo, gradualmente,
con amore, entri nella sua cella interiore
e attenda solo il paradiso.E’ una cella aperta
a mille strade, come allegra funivia sui monti, o ignara
feluca sul mare, ma sempre più solo a quelle vere.
Io credo all’uomo vivo perché muore, ed è
umile e servo e si lascia portare e tutto
spera ma attende solo il paradiso.

Dio ha un cammino personalissimo per ciascuno: sono bellissime quelle immagini bibliche del buon pastore che porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri.E non che gli agnellini siano da meno delle pecore madri, anche se queste danno la vita per le loro creature magari in cielo gli agnellini si vedrà che a modo loro erano ben più vicini a Dio (cosa importa? Il Signore ama bene e fa felice benissimo ognuno).C’è una parola (evangelica) d’amore per tutti, ognuno secondo la sana gradualità del suo cammino.In questi giorni parlo spesso rivolgendomi a persone che sono state portate da Dio in un cammino molto intenso perchè ho scoperto che, tanto più per leggere commenti al vangelo anche ad agosto, vi sono diverse persone che cercano questo aiuto, perchè non è così diffuso.Si può credere poco che vi siano persone veramente desiderose, per una grande grazia ricevuta, di entrare sempre più profondamente, se possibile, se Dio vorrà, fino alla “pienezza”, nella vita in Dio (che dona di poter riconoscere, accogliere, vivere, in pienezza, in lui, anche ogni bene umano).Io ho sempre visto che invece Dio fa molti doni a tante persone ma nessuno, talora, ci fa caso più di tanto, nessuno, talora, le aiuta con serenità ma anche con attenzione.Ho sperimentato che ci sono persone che imparano gardualmente a lasciarsi portare, a non lasciarsi ingannare, a non incepparsi, sulle proprie mentalità, sui propri obiettivi, imparano gradualmente a fidarsi e si avvicinano sempre più alla pienezza di felicità e anche, nel tempo, vi entrano…

La Parola di Dio dalla Prima Lettura. La 1^ Lettera ai Corinzi “Saldi sino alla fine”

28 agosto 2014

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I Lettura 1Cor 1,1-9
In Cristo siete stati arricchiti di tutti i doni.
Salmo (Sal 144)
Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
Vangelo Mt 24,42-51
Tenetevi pronti.

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1Cor

INDIRIZZO, SALUTO E RINGRAZIAMENTO

1 Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene,2alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro:3grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!
4Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, 5perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. 6La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente 7che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. 8Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo.9Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

 

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Paolo fondò la comunità di Corinto nel corso del suo secondo viaggio missionario, tra il 50 ed il 52 d.C.
Vi si recò dopo la difficile esperienza vissuta ad Atene, dove venne deriso l’annuncio della resurrezione di Cristo. A Corinto Paolo rimase circa un anno e mezzo, tra grandi difficoltà.

La città era governata dal proconsole romano Gallione, fratello del filosofo Seneca (51 d.C).

Luca, autore degli Atti degli Apostoli,  ricorda che Paolo, durante la notte, era incoraggiato dal Signore a non avere paura e a continuare la missione.  Fra le lettere scritte da Paolo, quelle inviate alla comunità di Corinto, sono tra le più vivaci e dibattute. Il canone biblico contiene due lettere di Paolo ai Corinti. Sicuramente Paolo ne ha scritte di più. Non si conosce, per esempio, la «lettera delle lacrime» citata in 2Cor 2,4, scritta da Paolo tra la prima e la seconda lettera ai Corinti.

Nella prima lettera l’apostolo ringrazia Dio, 1Cor 1,5-6, per la ricchezza dei doni ricevuti da quella comunità “non manca più alcun carisma a voi“.

Corinto per la sua posizione geografica viveva il passaggio di una moltitudine di popoli diversi, che portavano culture e religiosità diverse; Corinto era una città aperta, “in uscita” come ama dire papa Francesco, multiculturale e multireligiosa. Ognuno giungeva a costruirsi il proprio sistema religioso secondo scelte personali e  proposte religiose talvolta contraddittorie.

Nella parte iniziale dell’Epistola, si proclama la sapienza della croce, la lettera termina annunciando la risurrezione: dalla croce per comprendere se stessa alla luce del mistero pasquale che culmina nella nuova vita, rinata, risorta. Durante il cammino, lungo, in salita, impervio….:

“Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo” 1Cor, 1,8

 

Signore Gesù, Figlio del Padre,
Dio incarnato nella nostra natura umana,
Maestro nella fede concreta e appassionata,
insegnaci a credere!
Insegna alla nostra fede a non cedere ai compromessi,
a puntare in alto, a trasformarsi in vita concreta,
a sporcarsi con le sofferenze e le speranze di questo mondo,
e a restare trasparente rispetto alle riduzioni che spesso siamo tentati di attivare.
Crediamo Signore, ma vorremmo credere di più:
credere fidandoci, credere comprendendo,
credere con una fede illuminata dalla ragione che approfondisce,
che interroga e si lascia interrogare,
che studia per penetrare i misteri di Dio e contemplarli.
Maestro buono, insegnaci una fede che sappia dare gusto e colore alla nostra quotidianità,
una fede che irradi con sfumature di carità tutto ciò che viviamo,
tutte le relazioni che costruiamo, tutte le scelte che siamo chiamati a vivere in prima persona.
Insegnaci a gustare la beatitudine dei non vedenti,
di coloro che proprio perché non vedono, credono!
Maria, tua e nostra Madre, ci accompagni nel cammino di un credere determinato,
che non si arrende nella notte, ma che nell’amore fiducioso, resta e attende la nuova alba.
Amen
La preghiera della GMG2011

Messa di apertura del Capitolo generale dell’ordine agostiniano. Commento all’Omelia di papa Francesco del 2013

28 agosto 2014

 

Nel pomeriggio per la Messa di apertura del Capitolo generale dell’ordine agostiniano nella Basilica romana di Sant’Agostino in Campo Marzio ci sarà il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, che scoprirà anche un marmo a ricordo della visita del Pontefice.

Ad un anno dell’Omelia di papa Francesco nella memoria di s Agostino,  Pasquale Cormio, patrologo agostiniano, spiega quali frutti sono maturati da quelle parole.

 

R. – Il Papa ha lasciato a tutti quanti noi agostiniani un compito, quello di approfondire il tema dell’inquietudine, e lo ha declinato secondo tre modalità: l’inquietudine della ricerca spirituale, l’inquietudine dell’incontro con Dio, l’inquietudine dell’amore. Sono tre aspetti estrapolati dalla vita di Agostino e che sono ancora oggi validi. L’inquietudine esprime il desiderio di felicità che è nel cuore dell’uomo. Ed è Dio stesso che mette l’inquietudine nel cuore dell’uomo, perché lui possa muoversi, col desiderio più che con i piedi, per poter cercare e possedere la verità, vale a dire Gesù Cristo. E come agostiniani noi cerchiamo di muoverci lungo questa linea che è stata tracciata proprio dal nostro Santo Padre: la ricerca della verità è ricerca della felicità e possesso della felicità, ma la felicità noi la possiamo incontrare nella persona di Gesù Cristo.

D. – Papa Francesco vi ha esortato a mantenere viva l’inquietudine dell’amore, l’attenzione all’altro, alla carità dunque…

R. – Certamente, è un tema caratteristico del Pontefice: puoi amare Dio se ami, servi e onori il fratello che il Signore ci ha messo accanto.

 

D. – Agostino ricorda molto l’inquietudine dell’uomo. Oggi come placare l’inquietudine moderna?

R. – E’ un cammino. L’inquietudine per Agostino è proprio questo: è un andare avanti. E l’inquietudine è qualcosa che ci spinge, perché in un certo senso, interiormente, ci fa sentire sempre inappagati. E’ questo senso di incompletezza che ci permette anche di poter avviare una ricerca. Per Agostino l’inquietudine viene stimolata dalla bellezza della natura, del Creato: sono tracce che Dio lascia nel mondo della sua presenza. Così come anche un’altra forma di inquietudine è proprio quel desiderio, quella ricerca di verità, della felicità, che noi ritroviamo oggi nel cuore delle persone. Forse, molte volte, non sono capaci di trovare quello che è l’oggetto, il significato della felicità. La ricerca di Dio parte sempre dalla ricerca dell’uomo, e l’uomo dentro di sé trova i segni della presenza di Dio. E allora la stessa inquietudine è un dono del Signore, perché l’uomo possa muoversi alla ricerca appunto di Dio. Possiamo così dire: la bellezza della natura da una parte e questo senso di incompletezza o la ricerca della felicità che è nel cuore dell’uomo, possono essere due elementi che ci permettono anche di avvicinare – e molte volte così avviene – tanti giovani che non sempre riescono a trovare un senso nella loro vita e finiscono come l’Agostino dei primi tempi per dissipare i doni che il Signore ci ha dato. Un primo passo per noi è saper riconoscere i doni che il Signore ha messo nella nostra vita e per questo anche lodarlo.

 

D. – Voi frati agostiniani avete voluto lasciare un segno visibile della visita di Papa Francesco lo scorso anno, il 28 agosto: perché questo segno?

R. – E’ sicuramente anche una modalità di ringraziamento per noi, per l’attenzione e la generosità che Papa Francesco ha avuto nei nostri confronti, perché è stato lui a proporsi di presiedere la celebrazione eucaristica che apriva il 184.mo capitolo generale dell’ordine agostiniano. Quindi, anche per ricordare questa generosità, questa attenzione del Papa verso l’ordine agostiniano, lo abbiamo voluto mettere per iscritto, su una lapide collocata all’ingresso della Cappella di Santa Monica, nella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio a Roma, proprio per lasciare anche ai nostri posteri questa memoria della presenza del Papa in mezzo a noi.

 

intervista a cura di radio Vaticana

Il tweet del Papa

28 agosto 2014

 

 

Cristo sulla croce ci insegna ad amare anche quelli che non ci amano.

28 agosto 2014,h 9.00

Vangelo (Mc 6, 17-29) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 29 Agosto 2014) con commento comunitario

28 agosto 2014

Martirio di San Giovanni Battista

Dal vangelo secondo Marco (Mc 6, 17-29)
In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Questo è il Vangelo del 29 Agosto, quello del 28 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio salmo 145(144)

28 agosto 2014

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

 

[1] Lodi. Di Davide.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.

[2] Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.

[3] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.

[4] Una generazione narra all’altra le tue opere,
annunzia le tue meraviglie.

[5] Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.

[6] Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.

[7] Diffondono il ricordo della tua bontà immensa,
acclamano la tua giustizia.

 

 

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-145.asp

 

Respira in me

(Sant’ Agostino)

 

Respira in me tu, Santo Spirito,
perché siano santi i miei pensieri.
Spingimi tu, Santo Spirito,
perché siano sante le mie azioni.
Attirami tu, Santo Spirito,
perché ami le cose sante.
Fammi forte tu, Santo Spirito,
perché difenda le cose sante.
Difendimi tu, Santo Spirito,
perché non perda mai la tua Santa Grazia.

 

 

 

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: Sant’Agostino Vescovo e dottore della Chiesa

28 agosto 2014

Sant’ Agostino Vescovo e dottore della Chiesa

28 agosto

Tagaste (Numidia), 13 novembre 354 – Ippona (Africa), 28 agosto 430

Sant’Agostino nasce in Africa a Tagaste, nella Numidia – attualmente Souk-Ahras in Algeria – il 13 novembre 354 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Dalla madre riceve un’educazione cristiana, ma dopo aver letto l’Ortensio di Cicerone abbraccia la filosofia aderendo al manicheismo. Risale al 387 il viaggio a Milano, città in cui conosce sant’Ambrogio. L’incontro si rivela importante per il cammino di fede di Agostino: è da Ambrogio che riceve il battesimo. Successivamente ritorna in Africa con il desiderio di creare una comunità di monaci; dopo la morte della madre si reca a Ippona, dove viene ordinato sacerdote e vescovo. Le sue opere teologiche, mistiche, filosofiche e polemiche – quest’ultime riflettono l’intensa lotta che Agostino intraprende contro le eresie, a cui dedica parte della sua vita – sono tutt’ora studiate. Agostino per il suo pensiero, racchiuso in testi come «Confessioni» o «Città di Dio», ha meritato il titolo di Dottore della Chiesa. Mentre Ippona è assediata dai Vandali, nel 429 il santo si ammala gravemente. Muore il 28 agosto del 430 all’età di 76 anni. (Avvenire)

Patronato: Teologi, Stampatori

Etimologia: Agostino = piccolo venerabile, dal latino

Emblema: Bastone pastorale, Libro, Cuore di fuoco

Martirologio Romano: Memoria di sant’Agostino, vescovo e insigne dottore della Chiesa: convertito alla fede cattolica dopo una adolescenza inquieta nei princípi e nei costumi, fu battezzato a Milano da sant’Ambrogio e, tornato in patria, condusse con alcuni amici vita ascetica, dedita a Dio e allo studio delle Scritture. Eletto poi vescovo di Ippona in Africa, nell’odierna Algeria, fu per trentaquattro anni maestro del suo gregge, che istruì con sermoni e numerosi scritti, con i quali combatté anche strenuamente contro gli errori del suo tempo o espose con sapienza la retta fede.

 

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Preghiera del mattino: Novena a San Giovanni Battista

28 agosto 2014

Nono Giorno

O glorioso s. Giovanni, che aveste la gloria di essere il primo martire della nuova alleanza sottoponendo colla maggior allegrezza il vostro capo al taglio micidiale, otteneteci, vi preghiamo, d’essere sempre come voi disposti a sacrificare anche la vita per la difesa della verità o per la gloria di Gesù Cristo, affinché, sprezzando questa vita fragile ed infelice, ci assicuriamo dopo la morte la vita eterna e beata in compagnia di voi, o Precursore beatissimo del Messia, non che di tutti gli Angioli e di tutti i Santi nella gloria del Paradiso.
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Preghiera della Sera : A Dio Padre

27 agosto 2014

IL DONO SUPREMO DELL’AMORE, L’EUCARISTIA

L’amore vuole, e crea, un rapporto profondo tra le persone che si amano. Il rapporto profondo arriva a richiedere l’unione, la più intima possibile. Troppe persone, terrestri e carnali, si credono arrivate all’unione d’amore con l’abbraccio, con il bacio, con l’unione fisica; ma questi sono segni e gesti e, per così dire, l’anticamera inferiore e lontana dell’unione d’amore. L’unione che vuole l’amore è la compenetrazione delle menti, dei cuori, degli animi, di tutto il proprio mondo interiore con il mondo interiore dell’altro, in donazione trasparente, senza segreti, in abbandono fiducioso senza riserve, in dono totale di sé, sicuro di essere ricevuto e goduto, di ricevere e di godere. E in questa unione, chi si dà si arricchisce e chi riceve potenzia la sua capacità di donarsi. Gesù all’ultima cena, prima di separarsi dai suoi, desiderò ardentemente questa unione, per la nostra santificazione. Si donò a noi anche col suo corpo che avrebbe dato sulla Croce, col sangue che avrebbe sparso generosamente per noi. Ascoltiamo da Gesù stesso, come gli apostoli, questo patto e dono e unione d’amore.

Io sono la vera vite… Rimanete in me ed io in voi. Come il tralcio non può da sé portare frutto, se non rimane unito alla vite, così nemmeno voi, se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci, chi rimane in me ed io in lui, questo porta molto frutto; perché senza di me non potete far niente. Se uno non rimane in me, è gettato via come il sarmento, e si secca e poi viene raccolto e gettato nel fuoco a bruciare. (Giov. 15, 1-6) Quando fu giunta l’ora, si mise a tavola insieme ai suoi apostoli. E disse loro: « Ho desiderato tanto di mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire! »

Poi prese il pane, rese le grazie, lo spezzò e lo distribuì loro dicendo: « Questo è il mio corpo che è sacrificato per voi; fate questo in memoria di me ». E prese pure il calice, dopo aver cenato, dicendo: « Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che è sparso per voi ». (Luc. 22, 14-20) (Gesù disse ai Giudei): « Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è veramente cibo e il mio sangue è veramente bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me ed io in lui. Come il Padre che vive, ha mandato me, ed io vivo per il Padre, così chi mangia me, vivrà anch’egli per me ». (Giov. 6, 54-57)

L’Eucaristia, come sacrificio e come Comunione, perpetua l’unione santificante e salvifica, nell’Amore, di Cristo e dei cristiani. Essa è dono supremo dell’Amare, è unione, nutrimento, sviluppo dell’Amore. Con Essa si rinnova l’Incarnazione, si attua la redenzione, si consuma anticipatamente l’Amore, già prima della visione e unione beatifica del Cielo, sia pure nel mistero e nel sacramento. L’Eucaristia indica chiaramente al cristiano quale deve essere il suo rapporto con Dio e con Cristo, unione intima, compenetrazione di vita, nella santità dell’unità stessa con Dio. L’uomo moderno soffre la solitudine, l’incomunicabilità, si sente solo in mezzo alla moltitudine, nelle grandi città, negli isolati popolosi, forse perché non è aperto e in comunione con Dio.

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1° settembre 2014. Partita interreligiosa per la pace

27 agosto 2014

 

 

Oggi è stata presentata l’iniziativa di una partita di calcio interreligiosa per la pace, per l’integrazione religiosa e razziale in onore di Papa Francesco.  Alla conferenza stampa, hanno partecipato, tra gli altri, mons. Guillermo Karcher, officiale della Segreteria di Stato e cerimoniere pontificio, l’ex calciatore Javier Zanetti, i giocatori della Lazio, Cristian Ledesma, e della Roma Juan Iturbe.

ADi seguito, il saluto inviata da papa Francesco tramite mons. Guillermo Javier Karcher:

“Stamani, mentre parlavo con il Santo Padre di questo incontro con voi mi ha chiesto di ringraziarvi per aver voluto aderire a questa sua iniziativa che vuol essere un’ulteriore scommessa per la pace. Come si sa, è stato lo stesso Papa Francesco a lanciare questa proposta: organizzare una partita interreligiosa, una partita amichevole tra giocatori di ogni squadra e di ogni religione e confessione cristiana. “Scholas” (Scholas Ocurrentes) mira alla costruzione di una rete di interscambio di progetti educativi e di valori per favorire la cultura dell’incontro e la cultura della pace. Ecco perché il Papa ha voluto che prima di ogni partita si piantasse, anche in modo simbolico, un ulivo; come quello che lui – quando era arcivescovo di Buenos Aires nell’Anno Santo, nell’anno 2000 – piantò in Plaza de Mayo insieme a sette mila alunni di diverse scuole – statali e non – e alla presenza dei rappresentati di altre religioni”.

 

L’intervista a  Javier Zanetti a cura di Radio Vaticana

R. – Ho avuto la possibilità di incontrare Papa Francesco insieme con la mia famiglia in maniera privata. Abbiamo parlato di tante cose, di tanti argomenti ed è nata questa idea: poter organizzare questa partita soprattutto per dare un messaggio forte di pace. Credo che la cosa che conta di più sia che questa partita è proprio per la pace nel mondo.

D. – La pace è un valore fondamentale in un mondo spesso scosso oggi da varie guerre come in Ucraina, in Medio Oriente, in Siria… Dove può arrivare un’iniziativa di questo tipo? Molto più lontano di quanto si possa credere, forse…

R. – Speriamo di sì. E’ la prima partita interreligiosa. Speriamo che sia il punto di partenza per poter diffondere attraverso lo sport il messaggio che Papa Francesco ci ha incaricato di poter esprimere.

D. – Lo sport sicuramente è uno strumento forse ideale per parlare di pace. Però, c’è bisogno forse anche di pace nello sport: il calcio, in particolare, vive forse momenti di tensione che si dovrebbero superare…

R. – Sì, perché si cerca sempre la polemica prima di godersi una partita di calcio o qualsiasi tipo di sport. Allora, bisogna lasciare le polemiche da parte, che non portano a niente e dedicarsi soltanto a godere di quello che lo sport ti può dare e che è magnifico.

D. – Quanto è stata importante la fede nella tua carriera?

R. – Moltissimo. La fede mi accompagna da quando ho l’uso della “ragione”. Fa parte della mia vita e la porto avanti con la mia famiglia.

D. – Come vedi adesso il calcio italiano?

R. – Il calcio italiano deve superare questa crisi avuta nell’ultimo periodo. Però, credo che procede a momenti: magari prima le difficoltà erano in altri campionati, adesso tocca a noi. Io però ho grande fiducia che si possa risalire.

D. – Un saluto per gli ascoltatori della Radio Vaticana…

R. – Un grande saluto a tutti, un forte a braccio e grazie per appoggiare questa iniziativa molto importante per tutti.

Hélder Câmara. Un ritratto

27 agosto 2014
Moriva il 27 agosto di 15 anni fa Hélder Câmara, uno dei vescovi latinoamericani più amati, grazie alla sua passione per una Chiesa povera e dei poveri, alla sua attenzione per le persone e alla sua fede incarnata. Il ritratto di un pastore che può essere certamente considerato un precursore di papa Francesco in un articolo di G. Fazzini pubblicato su “Popoli”
«Il vescovo rosso Câmara sulla via della beatificazione», strillava Il Messaggero del 29 maggio scorso. Un titolo che la dice lunga su come una parte dell’opinione pubblica ha accolto la notizia dell’imminente apertura del processo canonico che potrebbe portare sugli altari dom Hélder Câmara, arcivescovo di Olinda-Recife. Tra i protagonisti della storia recente (non solo ecclesiale) dell’America Latina, Câmara stesso, per tutta la sua vita, ha dovuto fare i conti con quella pesante etichetta: «Quando do da mangiare a un povero mi chiamano santo – è una delle sue frasi passate alla storia -, ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora mi chiamano comunista».
Curioso: anche papa Francesco, rispondendo alle domande di un gruppo di giovani belgi, pochi mesi fa aveva chiarito: «Ho sentito che una persona ha detto: con tutto questo parlare dei poveri, questo Papa è un comunista! No, questa è una bandiera del Vangelo, la povertà senza ideologia; i poveri sono al centro del Vangelo di Gesù».
Ecco: se c’è un motivo per cui valga la pena oggi, a 15 anni esatti dalla morte, rievocare la figura di dom Hélder – nato nel 1909 e morto il 27 agosto 1999 -, è la sua passione per i poveri, il suo straordinario impegno per rendere la Chiesa più fedele a quella di Gesù: «Una Chiesa povera per i poveri». In questo si può affermare, senza tema di smentite, che Câmara ha anticipato papa Bergoglio.
IL PICCOLO VESCOVO
Ne riceviamo ripetute conferme a Recife. La Igreja das Fronteiras, presso cui era la residenza di Câmara, è ancora oggi il cuore pulsante della sua memoria. Sulla piazza antistante una statua del «bispinho» («piccolo vescovo», com’era soprannominato), ti accoglie a braccia aperte. A lato ha sede l’Instituto dom Hélder Câmara. Qui incontriamo uno dei membri, un’anziana ma lucida signora, Bete Barbosa, che cura le pubblicazioni di Câmara: «In molti atteggiamenti e parole di papa Francesco – dice – ritroviamo accenti simili a quelli di dom Hélder. A cominciare dalla premura per le persone, per i loro bisogni».
Le fa eco Luis Tenderini, 70 anni, italiano di origine, ma in Brasile da oltre 40 anni. A lungo braccio destro di Câmara in diocesi e fondatore di Emmaus Recife su incoraggiamento dello stesso dom Hélder, ci fa da guida preziosa e racconta: «Del primo incontro personale con lui, nel luglio 1979, quando mi invitò a collaborare nell’attività pastorale, ricorderò sempre il gesto finale: terminato il colloquio, mi accompagnò al portone d’uscita, aspettando che girassi l’angolo prima di rientrare. Più tardi ho scoperto che faceva la stessa cosa con chiunque lo visitasse».
Un altro tratto che accomuna decisamente l’attuale Papa e il «vescovo rosso» è lo stile di sobrietà estrema e la distanza siderale da quella mondanità che Bergoglio non smette di indicare come uno dei mali della Chiesa attuale. Oggi fa colpo la decisione di Francesco di vivere in un modesto alloggio a Santa Marta, rinunciando al tradizionale appartamento pontificio. Ma dom Câmara aveva fatto lo stesso, anni prima, decidendo di prendere dimora in due modesti locali adiacenti alla Igreja das Fronteiras (vedi sotto).
Anche la tomba di Câmara parla di essenzialità: una semplice lastra di marmo chiaro, su cui sono incisi solo il nome e le date di nascita e morte, con una colomba stilizzata. È collocata nella cattedrale di Olinda, antica città coloniale a pochi chilometri da Recife. Da quella chiesa, oggi meta di pellegrini e turisti, si gode una vista spettacolare sulla città sottostante e sull’intera baia.
Ancora. Papa Bergoglio parla dei poveri come della «carne di Cristo». Câmara, per tutta la sua vita, ha manifestato una premura per gli ultimi che, prima ancora di assumere i toni della denuncia sociale, si configurava come attenzione alle persone in gesti semplici. In proposito, ecco una preziosa testimonianza di Marcelo Barros, abate benedettino e teologo della liberazione, collaboratore di dom Hélder per 12 anni: «In ogni fratello e sorella che incontrava lui vedeva la presenza divina – ha scritto tempo fa su Nigrizia -. Una volta alla settimana ci riunivamo a casa sua. Mentre parlavamo, molte persone bussavano alla porta. Egli stesso si alzava e le riceveva. A volte si dilungava nell’ascolto. Diceva: “Ci tengo a riceverli personalmente, perché non voglio perdere il privilegio di accogliere il Signore stesso”».
PROTAGONISTA DEL CONCILIO
È interessante osservare come, al pari di Oscar Romero, altro gigante della Chiesa latinoamericana, anche monsignor Câmara abbia percorso un cammino personale di «conversione», prima di prendere le posizioni coraggiose che conosciamo. Nato in una famiglia numerosa, era cresciuto in un ambiente ecclesiale piuttosto conservatore. Ordinato sacerdote nel 1931, si converte ai poveri quando, nel 1952, diventa ausiliare del cardinale di Rio de Janeiro: è in quel periodo che il giovane e dinamico vescovo si conquista sul campo il soprannome di «vescovo delle favelas».
Il carisma di dom Hélder si dilata presto fuori dai confini della città. Nel 1952 è tra i promotori della Conferenza episcopale brasiliana, di cui diventa segretario per 12 anni. Tre anni dopo, lancia la convocazione a Rio della prima Conferenza dei vescovi latino-americani, da cui nascerà il Celam (Consiglio episcopale latinoamericano).
Nel 1964 – anno del golpe che instaura il regime militare in Brasile – Câmara viene nominato arcivescovo di Recife, capitale del Pernambuco, nel Nord-Est, la regione più povera del Paese. Il giorno dell’ingresso ufficiale, il nuovo arcivescovo non vuole essere accolto dentro la cattedrale, ma sulla piazza, in mezzo alla gente. Negli anni successivi l’impegno di dom Hélder a servizio dei più deboli continuerà senza sosta, con prese di posizione coraggiose che lo renderanno famoso in tutto il mondo. Una frase riassume efficacemente il senso profondamente evangelico delle sue battaglie: «La rivoluzione sociale di cui il mondo ha bisogno non è un colpo di Stato, non è una guerra. È una trasformazione profonda e radicale che suppone Grazia divina».
Pur senza prendere mai la parola durante le sessioni di lavoro, fu uno dei protagonisti del Concilio Vaticano II, tra gli ispiratori del famoso «Patto delle catacombe»; per comprenderne il ruolo cruciale basta leggere le sue circolari raccolte in Roma, due del mattino (San Paolo 2011). Nel 1970 il Sunday Times arrivò a definire dom Hélder «l’uomo più influente dell’America Latina dopo Fidel Castro».
Il paradosso è che l’interessato non aveva progettato una «carriera» da profeta. Anzi, all’età di 34 anni, in un momento di sconforto, aveva scritto: «Attraverserò la vita senza lasciare nessun segno incisivo. Guarderò da lontano san Francesco Saverio senza poterlo imitare. Ancor più da lontano guarderò san Francesco d’Assisi. Al mio funerale qualcuno dirà che non ho prodotto tutto quello che avrei potuto produrre».
Oggi sappiamo bene che non è così: Câmara, infatti, va annoverato fra coloro che hanno impresso una svolta decisiva alla Chiesa del nostro tempo. Bastino queste ultime parole a mostrarne l’attualità: «Se Marx avesse visto intorno a sé una Chiesa incarnata, continuatrice dell’incarnazione di Cristo; se avesse vissuto con cristiani che amavano, in modo reale e con i fatti, gli uomini come espressione per eccellenza dell’amore di Dio, se avesse vissuto nei giorni del Vaticano II, che ha riassunto tutto ciò che di meglio dice e insegna la teologia circa le realtà terrene, Marx non avrebbe presentato la religione come l’oppio dei popoli e la Chiesa come alienata e alienante».
Gerolamo Fazzini
 
I PREMI E L’AMACA
La canonica di dom Hélder Câmara oggi è diventata un museo. Più ancora della cattedrale di Olinda, dove si trova la tomba, è lì che ogni domenica una piccola folla si raduna per vedere il piccolo studio del bispinho, con la biblioteca (dove campeggiano ancora volumi di Guitton, De Lubac, M.L. King, Frère Schutz, Garaudy) e la camera, dove ancora è appesa la coloratissima amaca che egli usava negli ultimi tempi per dormire.
Al piano superiore è stata allestita da poco tempo un’esposizione permanente di oggetti che raccontano la vita intensa di questo personaggio, tra le voci più autorevoli al mondo nella denuncia delle ingiustizie e del sottosviluppo. Lo attestano i numerosissimi riconoscimenti internazionali, dalle medaglie alle cittadinanze onorarie, alle lauree honoris causa di svariate istituzioni accademiche di tutto il mondo, conservati nel piccolo museo.

Il tweet del Papa

27 agosto 2014

 

Non si può misurare l’amore di Dio: esso è senza misura!

26 agosto 2014, h.2.26

La Parola di Dio dalla prima Lettura. La 2^ Lettera ai Tessalonicesi. “Non siamo rimasti oziosi”

27 agosto 2014

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I Lettura 2Ts 3,6-10.16-18
Chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Salmo (Sal 127)
Beato chi teme il Signore.
Vangelo Mt 23,27-32
Siete figli di chi uccise i profeti.

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Ts 3

Lavorate in pace

6Fratelli, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, vi raccomandiamo di tenervi lontani da ogni fratello che conduce una vita disordinata, non secondo l’insegnamento che vi è stato trasmesso da noi. 7Sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, 8né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi. 9Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. 10E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.

SALUTI

16Il Signore della pace vi dia la pace sempre e in ogni modo. Il Signore sia con tutti voi.
17Il saluto è di mia mano, di Paolo. Questo è il segno autografo di ogni mia lettera; io scrivo così.18La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi.

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Non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi“, ricorda l’Apostolo. Impegno, azione, una carità che si fa atto di fede nella luce del Padre. Nel cristiano la preghiera ed ogni cibo della grazia accompagna la vita concreta, operosa,  missionaria anche nel piccolo, nel quotidiano e non solo rivestita di una buona filantropia.

Traggo alcuni punti dell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco ( dal n.24) dove dipinge una chiesa aperta, attiva, operosa e condensa con sintesi l’agire del discepolo, di ogni discepolo “nel mondo”.

“La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano.

1) “Primerear – prendere l’iniziativa”: vogliate scusarmi per questo neologismo. La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1 Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva.

2)Osiamo un po’ di più di prendere l’iniziativa! Come conseguenza, la Chiesa sa “coinvolgersi”. Gesù ha lavato i piedi ai suoi discepoli. Il Signore si coinvolge e coinvolge i suoi, mettendosi in ginocchio davanti agli altri per lavarli.

3)Ma subito dopo dice ai discepoli: «Sarete beati se farete questo» (Gv 13,17). La comunità evangelizzatrice si mette mediante opere e gesti nella vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze, si abbassa fino all’umiliazione se è necessario, e assume la vita umana, toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo. Gli evangelizzatori hanno così “odore di pecore” e queste ascoltano la loro voce. Quindi, la comunità evangelizzatrice si dispone ad “accompagnare”. Accompagna l’umanità in tutti i suoi processi, per quanto duri e prolungati possano essere. Conosce le lunghe attese e la sopportazione apostolica.

4)L’evangelizzazione usa molta pazienza, ed evita di non tenere conto dei limiti. Fedele al dono del Signore, sa anche “fruttificare”. La comunità evangelizzatrice è sempre attenta ai frutti, perché il Signore la vuole feconda. Si prende cura del grano e non perde la pace a causa della zizzania. Il seminatore, quando vede spuntare la zizzania in mezzo al grano, non ha reazioni lamentose né allarmiste. Trova il modo per far sì che la Parola si incarni in una situazione concreta e dia frutti di vita nuova, benché apparentemente siano imperfetti o incompiuti. Il discepolo sa offrire la vita intera e giocarla fino al martirio come testimonianza di Gesù Cristo, però il suo sogno non è riempirsi di nemici, ma piuttosto che la Parola venga accolta e manifesti la sua potenza liberatrice e rinnovatrice.

5)Infine, la comunità evangelizzatrice gioiosa sa sempre “festeggiare”. Celebra e festeggia ogni piccola vittoria, ogni passo avanti nell’evangelizzazione. L’evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella Liturgia in mezzo all’esigenza quotidiana di far progredire il bene. La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della Liturgia, la quale è anche celebrazione dell’attività evangelizzatrice e fonte di un rinnovato impulso a donarsi.”

Liturgia del giorno: Audio salmo 128(127)

27 agosto 2014

Beato chi teme il Signore.

[1] Canto delle ascensioni.
Beato l’uomo che teme il Signore
e cammina nelle sue vie.

[2] Vivrai del lavoro delle tue mani,
sarai felice e godrai d’ogni bene.

[3] La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

 

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-128.asp

 

 

La vera preghiera

(S. Agostino)

La vera preghiera non è nella voce, ma nel cuore. Non sono le nostre parole, ma i nostri desideri a dar forza alle nostre suppliche. Se invochiamo con la bocca la vita eterna, senza desiderarla dal profondo del cuore, il nostro grido è un silenzio. Se senza parlare, noi la desideriamo dal profondo del cuore, il nostro silenzio è un grido.

 

“Quello che facciamo è soltanto una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno”

Madre Teresa di Calcutta (26 agosto 1910 – 5 settembre 1997)

Santi e Beati. Memoria di oggi: Santa Monica madre di S. Agostino

27 agosto 2014

Santa Monica Madre di S. Agostino

27 agosto

Tagaste, attuale Song-Ahras, Algeria, c. 331 – Ostia, Roma, 27 agosto 387

Nacque a Tagaste, antica città della Numidia, nel 332. Da giovane studiò e meditò la Sacra Scrittura. Madre di Agostino d’Ippona, fu determinante nei confronti del figlio per la sua conversione al cristianesimo. A 39 anni rimase vedova e si dovette occupare di tutta la famiglia. Nella notte di Pasqua del 387 poté vedere Agostino, nel frattempo trasferitosi a Milano, battezzato insieme a tutti i familiari, ormai cristiano convinto profondamente. Poi Agostino decise di trasferirsi in Africa e dedicarsi alla vita monastica. Nelle «Confessioni» Agostino narra dei colloqui spirituali con sua madre, che si svolgevano nella quiete della casa di Ostia, tappa intermedia verso la destinazione africana, ricevendone conforto ed edificazione; ormai più che madre ella era la sorgente del suo cristianesimo. Monica morì, a seguito di febbri molto alte (forse per malaria), a 56 anni, il 27 agosto del 387. Ai figli disse di seppellire il suo corpo dove volevano, senza darsi pena, ma di ricordarsi di lei, dovunque si trovassero, all’altare del Signore.  (Avvenire)

Patronato: Donne sposate, Madri, Vedove
Etimologia: Monica = la solitaria, dal greco
Martirologio Romano: Memoria di santa Monica, che, data ancora giovinetta in matrimonio a Patrizio, generò dei figli, tra i quali Agostino, per la cui conversione molte lacrime versò e molte preghiere rivolse a Dio, e, anelando profondamente al cielo, lasciò questa vita a Ostia nel Lazio, mentre era sulla via del ritorno in Africa.

 

A Monica si adatta alla perfezione, la definizione che Chiara Lubich fa di Maria nei “Scritti spirituali” (Città Nuova ed.) chiamandola ‘sede della sapienza, madre di casa’; perché Monica fu il tipo di donna che seppe appunto imitare Maria in queste virtù, riuscendo ad instillare la sapienza nel cuore dei figli, donando al mondo quel genio che fu Aurelio Agostino, vescovo e Dottore della Chiesa.
Nacque a Tagaste, antica città della Numidia, nel 332 in una famiglia di buone condizioni economiche e profondamente cristiana; contrariamente al costume del tempo, le fu permesso di studiare e lei ne approfittò per leggere la Sacra Scrittura e meditarla.
Nel pieno della giovinezza fu data in sposa a Patrizio, un modesto proprietario di Tagaste, membro del Consiglio Municipale, non ancora cristiano, buono ed affettuoso ma facile all’ira ed autoritario.
Per il suo carattere, pur amando intensamente Monica, non le risparmiò asprezze e infedeltà; tuttavia Monica riuscì a vincere, con la bontà e la mansuetudine, sia il caratteraccio del marito, sia i pettegolezzi delle ancelle, sia la suscettibilità della suocera.
A 22 anni le nacque il primogenito Agostino, in seguito nascerà un secondo figlio, Navigio ed una figlia di cui s’ignora il nome, ma si sa che si sposò, poi rimasta vedova divenne la badessa del monastero femminile di Ippona.
Le notizie che riportiamo sono tratte dal grande libro, sempre attuale e ricercato anche nei nostri tempi, le “Confessioni”, scritto dal figlio Agostino, che divenne così anche il suo autorevole biografo.

 

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Preghiera del mattino: Novena a San Giovanni Battista

27 agosto 2014

Ottavo Giorno

O glorioso s. Giovanni, che, rinchiuso nella prigione, non lasciaste di predicar Gesù Cristo o di convertir anime a lui, impetrateci, vi preghiamo, di non desistere mai dall’esatto adempimento delle nostre obbligazioni, per qualunque avversità o persecuzione ci possa avvenire sopra la terra.

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Udienza Generale del 27 agosto 2014 di Papa Francesco in diretta (testo scritto e videoregistrato). Streaming Pope’s General Audience 2014-08-27

27 agosto 2014

SINTESI DELLA CATECHESI

“La Chiesa è «una» e «santa». È una, perché ha la sua origine in Dio Trinità, mistero di unità e di comunione piena. La Chiesa poi è santa, in quanto è fondata su Gesù Cristo, animata dal suo Santo Spirito, ricolmata del suo amore e della sua salvezza. Allo stesso tempo, però, è santa e composta di peccatori, tutti noi, peccatori, che facciamo esperienza ogni giorno delle nostre fragilità e delle nostre miserie…..

L’esperienza, però, ci dice che sono tanti i peccati contro l’unità. E non pensiamo solo agli scismi, pensiamo a mancanze molto comuni nelle nostre comunità, a peccati “parrocchiali”, a quei peccati nelle parrocchie….

In una comunità cristiana, la divisione è uno dei peccati più gravi, perché la rende segno non dell’opera di Dio, ma dell’opera del diavolo, il quale è per definizione colui che separa, che rovina i rapporti, che insinua pregiudizi… La divisione in una comunità cristiana, sia essa una scuola, una parrocchia, o un’associazione, è un peccato gravissimo, perché è opera del Diavolo…..”

TESTO COMPLETO DELLA CATECHESI 27 AGOSTO 2014

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Saint Peter’s Square

Wednesday,  6 august 2014, h 10,25

http://player.rv.va/vaticanplayer01.asp?language=it&visual=Tv

Every Wednesday the Holy Father holds a General Audience where he greets the pilgrims present and delivers a catechesis, that will be read on these pages later on.

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Sintesi della catechesi e saluto in lingua inglese

Speaker:

Dear Brothers and Sisters: We affirm in the Creed that the Church is one and that she is holy. One because she has her origin in the Triune God, mystery of unity and full communion. Holy since she is founded by Jesus Christ, enlivened by his Holy Spirit, and filled with his love and salvation. While we, the members of the Church, are sinners, the unity and holiness of the Church arise from God and call us daily to conversion. We have an intercessor in Jesus, who prays, especially in his passion, for our unity with him and the Father, and with each other. Unfortunately, we know well the sins against unity – jealousy, envy, antipathy – which come about when we place ourselves at the center and which occur even in our parish communities. God’s will, however, is that we grow in our capacity to welcome one another, to forgive and to love, and to resemble Jesus. This is the holiness of the Church – to recognize the image of God in one another. May we all examine our consciences and ask forgiveness for the times when we have given rise to division or misunderstanding in our communities, and may our relationships mirror more beautifully and joyfully the unity of Jesus and the Father.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i pellegrini di lingua inglese presenti a questa Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Malta e Canada. Gesù Cristo vi confermi nella fede e vi renda testimoni della santità e dell’unità della Chiesa. Dio vi benedica!

Speaker:

I offer an affectionate greeting to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including those from England, Malta and Canada. May Jesus Christ confirm you in faith and make you witnesses of the holiness and unity of the Church. May God bless you all!

Vangelo (Mt 24, 42-51) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 28 Agosto 2014) con commento comunitario

26 agosto 2014

S. Agostino 

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 24, 42-51)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.
Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».

Questo è il Vangelo del 28 Agosto, quello del 27 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto

Preghiera della Sera: A Dio Padre

26 agosto 2014

 

La morte di Cristo in Croce, sospeso tra cielo e terra, respinto dagli uomini e come abbandonato da Dio, suo Padre, non è avvenuta per necessità di circostanze e di cause concorrenti e fatali e quindi inevitabili, a quel punto. Se voleva, poteva liberarsene: anche Pilato, che ne aveva il potere, lo desiderava, e Lui, anche solo come uomo, ne aveva i diritti e le prove. Volle invece « dare il suo corpo », « versare il suo sangue », per gli uomini, di cui era il migliore e il capo. Per questo aveva detto: « Nessuno ha amore più grande di colui che sacrifica la propria vita per i suoi amici ». Ed è stato anche scritto che chi dà la vita per un altro, ritroverà la sua vita e salverà quella dell’altro. Dalla morte ignominiosa di Gesù siamo stati salvati per sempre, dal nulla maligno della colpa e del male, in cui eravamo caduti, dimenticando Dio, allontanandoci da Dio. La Croce è il segno certo, inequivocabile, irrefutabile che Dio in Cristo ha amato l’uomo, si è chinato, si è immerso e quasi annientato fino in fondo alla nostra triste condizione, per innalzarci fino in cima alla dignità e alla gloria sua. L’amore di Dio e di Cristo non è una dottrina: è un’azione di salvezza, di santificazione, di sopraelevazione dell’uomo.

Dio non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma l’ha consegnato per tutti noi… (Rom. 8, 32) Abbiate in voi quel medesimo sentimento che fu in Cristo Gesù, il quale pur essendo in forma di Dio,… annientò se stesso, prendendo forma di schiavo, divenuto simile agli uomini; e ritrovato nel sembiante come un uomo, umiliò se stesso, divenuto obbediente fino a morte, anzi a morte di croce. Per questo anche Dio lo esaltò e gli donò il nome che è sopra ogni nome… (Filip. 2, 5-10) Disprezzato e respinto dagli uomini, uomo di dolore ed esperto nel soffrire… I nostri mali egli ha portato e i nostri dolori egli ha sopportato, e noi, l’abbiamo considerato un- battuto, colpito da Dio e umiliato. Ma egli è trafitto per le nostre prévaricazioní, è colpito per i nostri peccati. Il castigo che ci avrebbe apportato la salute è ricaduto su di lui e nelle sue piaghe è guarigione per noi. Tutti noi come pecore andavamo errando, ognuno andava per la propria strada, e il Signore ha colpito in Lui il peccato di noi tutti… Giustificherà molti il giusto mio Servo, portando egli stesso i loro peccati. (Isaia 53, 3-6 e 11) Dio dà prova del suo amore verso di noi proprio in questo, che mentre eravamo ancora dei peccatori, Cristo è morto per noi. (Rom. 5, 8 )

Dovremmo vivere, come S. Paolo, mossi in tutto da questa « idea fissa »: « … il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me ». Per essere degni di questo amore, tutto dovremmo fare, sopportare, soffrire, affrontare, intraprendere, senza pigrizia, senza scoraggiamenti, senza pessimismi, senza calcoli egoistici. E ora, è anche più che giustificato e doveroso l’amore a ogni uomo, qualunque egli possa essere: è Cristo che vive e soffre e fatica e muore in lui, per redimerlo dall’abbandono, dalla miseria, dal fondo, forse, della disperazione, per farlo risalire alla liberazione e alla salvezza. E noi dobbiamo cooperare.

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