Archive for agosto 2014

Preghiera della Sera : A Dio Padre

31 agosto 2014

IL CUORE DEL SALVATORE

A Cristo crocifisso e già morto, un soldato vibrò un colpo di lancia, che gli squarciò il petto e ne aprì il cuore, per essere sicuro della sua morte. Ma questo accertamento divenne la rivelazione finale e compendiosa di tutta l’opera di Dio e di Cristo. Le labbra aperte della ferita del cuore hanno rivelato tutto il segreto intimo di Dio-Padre e dell’Uomo-Dio: l’Amore. Tutto è stato fatto per Amore e dall’Amore, niente è stato fatto senza Amore. Il cuore di Gesù è il simbolo più eloquente, più immediato di tutto l’amore divino per l’uomo e anche del più puro e degno amore umano per Dio. Il Cuore e la Persona di Cristo sono il luogo d’incontro di Dio e dell’uomo, e quindi della riconciliazione, del culto perfetto, della redenzione, dell’Amore divino che scende, dell’Amore umano-divino che sale. Nel Cuore e nella Persona di Cristo, l’amore umano e l’amore divino si annodano e palpitano all’unisono. Quando il Verbo, entrando in questo mondo, disse: « Ecco io vengo, o Dio, per compiere la tua volontà »; quando pronunciava la parabola del Figliuol prodigo o parlava del Buon Pastore, quando diceva: « Ho compassione di questo popolo » e provvedeva alle folle stanche o affamate o malate; quando piangeva su Gerusalemme e la richiamava; quando dalla Croce perdonava ai crocifissori e assicurava il paradiso al buon ladrone; quando con tutto il suo spirito si abbandonava al Padre per la vita e per la morte, a pieno compimento della sua volontà d’amore, era sempre il Cuore dell’Uomo-Dio, era l’Amore divino e umano che palpitava per gli uomini e per il Padre.

Era la Parasceve, e affinché non rimanessero in croce i corpi durante il sabato, molto più che quel sabato era giorno di grande solennità, i Giudei chiesero a Pilato che fossero loro rotte le gambe e fossero portati via. I soldati dunque andarono e ruppero le gambe al pri ío e all’altro che erano stati crocifissi con lui. Quando fu la Volta di Gesù, vedendo che era già morto, non gli ruppero le gambe; ma uno dei soldati, con una lancia gli apri il costato; subito ne uscì sangue ed acqua. E chi vide, lo attesta, e la sua testimonianza è vera. Ed egli sa di dire il vero, affinché voi pure crediate. Difatti, questo è avvenuto affinché si adempisse la Scrittura: « Non gli spezzerete alcun osso ». E un’altra Scrittura dice ancora: « Volgeranno gli occhi a colui che hanno trafitto ». (Giov. 19, 31-37)

In questi ultimi anni è diminuita molto la devozione e il culto del S. Cuore. Ne è stata attribuita la causa all’insistenza di certi devoti e teologi sul « cuore fisico » di Gesù e alle esagerazioni sentimentali. Ma indebolendosi la devozione al S. Cuore, si è raffreddata anche la carità nella Chiesa, l’amore nel mondo; e la stessa Fede ha perso oggi dove lo slancio, dove la sicurezza, dove addirittura lo spirito e l’esistenza, anche nelle anime consacrate. Già ai tempi del Giansenismo e dell’Illuminismo il culto del S. Cuore, cioè dell’Amore Incarnato, fu provvidenziale. Anche oggi, pensiamo, non sarà né la sociologia religiosa, né la pastorale d’insieme o organica, né altre riforme e innovazioni pur necessarie, che ridaranno alla Chiesa l’ardore della carità e dello zelo, e al mondo l’animazione della Fede e della Speranza, ma solo l’Amore divino e umano che si incontrano e partono dal Cuore di Cristo. Reinventiamo con slancio la devozione e il culto dell’Amore: è l’essenza del cristianesimo, è la speranza e la salvezza del mondo, è la gioia dell’uomo e del cristiano.

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I Doni dello Spirito Santo nel Cuore purissimo della Vergine Maria

31 agosto 2014

I Doni dello Spirito Santo
nel Cuore purissimo della Vergine Maria
di P. A. Gardeil O.P.

 

Salve Regina! Ecco il grido ch’esce più lietamente dal cuore di tutti i figli del beato Domenico. Ogni sera, i santi e le sante del nostro Ordine l’ebbero sulle labbra. Maria è la loro regina. Che cosa vuol dire? Non si tratta evidentemente che d’una regalità spirituale. Ma quali doni possano assicurare una tale regalità, se non doni eccellenti dello Spirito? Per il suo cuore infiammato di un’eminente carità, abitazione scelta fra tutte dallo Spirito Santo, Maria regna su cuori anch’essi ripieni di carità e abitati dallo Spirito Santo. In lei noi non dobbiamo più mettere in rilievo, come in ciascuno dei nostri santi, un dono speciale. La Sposa dello Spirito Santo è entrata a parte della pienezza di tutti i doni. I sette doni dello Spirito Santo emanano dal suo purissimo cuore, e le formano come una gloria splendida e incomparabile. O Beati dell’Ordine di S. Domenico, adorni ciascuno d’un dono prezioso ma speciale, salutate la vostra Regina. Salve Regina!

 

 

 

  1. Bernardo avido di conoscere i misteri del purissimo cuore della Santa Vergine, si domanda ansiosamente come potrà penetrarne le profondità. E gli pare di trovare un’indicazione sicura in queste parole del Vangelo: Un uomo buono trae buone cose dal buon tesoro del suo cuore. Si rammenta poi che il medesimo Vangelo ci ha riferito esattamente sette parole della beata Vergine. Ella parlò due volte all’angelo, due volte ad Elisabetta, due volte al suo divin Figliuolo, una volta ai servitori del banchetto di Cana. Ecco, egli esclama, i sette atti d’amore che ci dànno il suo tesoro, ecco le sette fiamme del suo cuore! La prima è quella dell’amore che separa, la seconda è quella dell’amore trasformatore, la terza è quella dell amore che si dà, la quarta è quella dell’amore giubilante, la quinta è quella dell’amore che riposa, la sesta è quella dell’amore compaziente, la settima è quella dell’amore consumatore (1).

 

Queste caratteristiche dei gradi d’amore del purissimo Cuore della SS. Vergine ci sembra che corrispondano a diversi doni dello Spirito Santo, benché l’ordine accettato da San Bernardo sia forse suscettibile di ritocchi, specialmente in ciò che riguarda la quarta «fiamma», amoris jubilantis, che corrisponde al cantico: Magnificat, e che noi trasferiremo al settimo posto, come quello che dà l’ultima parola di questo Cuore. Checché ne sia, per parlare delle misteriose operazioni dello Spirito Santo nel Cuore della SS. Vergine, non si potrebbe trovare una base più autentica di queste parole riferite nel Vangelo. Ci applicheremo dunque a meditarle per scoprirne i segreti.

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Il coraggio di seguirti

31 agosto 2014

gesu

Mt 16,24 «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.»

Signore Gesù, oggi ci proponi gli aspetti scomodi
e onerosi dell’ideale cristiano.

La croce, non si è mai disponibili né pronti
per accettarla, contrasta con l’aspirazione umana
che tende ad allontanare il dolore e raccogliere gioie.

Chi si pone alla tua sequela va incontro
a maltrattamenti e persecuzioni,
va incontro alla tua stessa sorte.

Il prezzo della coerenza
è lo stipendio di chi ti ha scelto.

Ci chiedi fiducia incrollabile in te, in te solo,
senza posare il capo su altre sicurezze.
Ci chiedi tutto, ma non prendi tutto.

Ci chiedi salti nel vuoto e, fin quando non li faremo,
non ci accorgeremo che in fondo ci sei tu
ad aspettarci e non il vuoto.

Non ci chiedi mai di togliere,
ma per poter dare molto di più.
Vinci sempre in generosità.

Donaci il coraggio di seguirti
e la forza di perseverare
anche se bisogna remare contro corrente.

-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~-~
(Antonio Merico, Parola pregata. Preghiere dell’anno liturgico A, Elledici)

 

 

 

 

 

 

Gli animali nella Bibbia. La Balena

31 agosto 2014

 

Giona 2,

1Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. 2Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore 3e disse:
«Nella mia angoscia ho invocato il Signore
ed egli mi ha risposto;
dal profondo degli inferi ho gridato
e tu hai ascoltato la mia voce.
4Mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare,
e le correnti mi hanno circondato;
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sopra di me sono passati.
5Io dicevo: “Sono scacciato
lontano dai tuoi occhi;
eppure tornerò a guardare il tuo santo tempio”.
6Le acque mi hanno sommerso fino alla gola,
l’abisso mi ha avvolto,
l’alga si è avvinta al mio capo.
7Sono sceso alle radici dei monti,
la terra ha chiuso le sue spranghe
dietro a me per sempre.
Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita,
Signore, mio Dio.
8Quando in me sentivo venir meno la vita,
ho ricordato il Signore.
La mia preghiera è giunta fino a te,
fino al tuo santo tempio.
9Quelli che servono idoli falsi
abbandonano il loro amore.
10Ma io con voce di lode
offrirò a te un sacrificio
e adempirò il voto che ho fatto;
la salvezza viene dal Signore».
11E il Signore parlò al pesce ed esso rigettò Giona sulla spiaggia.

 

Giona_1

Mt 12

40Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 41Nel giorno del giudizio, quelli di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona!

 

 

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Una breve conferenza di Piero Stefani, docente di Ebraismo presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, insegna alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.

B. Forte. Ebook gratuito su Carlo M.Martini: “Parlo di lui con cuore pensante”

31 agosto 2014

In occasione del secondo anniversario della morte del Cardinale, avvenuta il 31 agosto del 2012, la Fondazione Carlo Maria Martini offre – in formato ebook, scaricabile gratuitamente – un ritratto della sua figura delineata da monsignor Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto e amico di Martini: “Parlo di lui con ‘cuore pensante’, unendo cioè allo sforzo dell’oggettività l’affetto, la gratitudine e l’ammirazione profonda”.

Le sue parole contribuiscono a ripercorrere gli elementi essenziali di un’eredità che è lasciata a tutti e resta ancora da scoprire: “Prigioniero della speranza di Dio nel tempo degli uomini (cf. Zac 9,12), nella condivisione delle loro fragilità, Martini è stato sentinella nella notte. Sono convinto che a lui, al messaggio che ci ha lasciato, ancora tanti potranno fecondamente rivolgersi ponendo la domanda che brucia dentro ciascuno di noi, quale che sia la consapevolezza che ne abbiamo: “Sentinella, quanto resta della notte?” (Is 21,12).

Scarica il tuo ebook

La Parola di Dio dalla Prima Lettura. Il Libro di Geremia, cap 20. “Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente”

31 agosto 2014

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I Lettura Ger 20,7-9
La parola del Signore è diventata per me causa di vergogna.
Salmo (Sal 62)
Ha sete di te, Signore, l’anima mia.
II Lettura Rm 12,1-2
Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente.
Vangelo Mt 16,21-27
Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso.

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Ger 20
Geremia sedotto dal Signore

7Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre;
mi hai fatto violenza e hai prevalso.
Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno;
ognuno si beffa di me.
8Quando parlo, devo gridare,
devo urlare: «Violenza! Oppressione!».
Così la parola del Signore è diventata per me
causa di vergogna e di scherno tutto il giorno.
9Mi dicevo: «Non penserò più a lui,
non parlerò più nel suo nome!».
Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
trattenuto nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo,
ma non potevo.

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Geremia, incompreso, abbandonato, perseguitato:  nella sua vita incontra opposizioni grandi e ingiuste alla propria voce,  al  proprio parlare del “segno di tempi”, fino ad essere consegnato in mano di altri uomini, a vedere il proprio destino, la sua vita o la sua morte, drammaticamente  dipendente dal volere di altri.

La Parola venne tra i suoi e i suoi non la accolsero” (Gv 1,11).

Il popolo è  contro Geremia, sempre più solo. E lui, ferito da tanta ostilità, per la durezza del suo messaggio, insiste sul fatto che non voleva far male a nessuno , eppure, dice,  “tutti mi maledicono“.Geremia si rivolge al Signore dapprima chiedendo il suo intervento per aiutarlo in questa situazione di rifiuto  e per punire i suoi persecutori.

Ma poi si scopre come sedotto e abbandonato dal Signore, lasciato allo scherno del suo popolo, oggetto di vergogna e ludibrio per aver seguito la sua parola.

Nonostante l’amarezza, il fuoco arde, incessante,  nel cuore del profeta. Anche se dubita, anche se non ritiene più il suo Signore “sorgente di acqua viva“, Ger. 2,13,  piuttosto “torrente infido”, Ger. 15, 18 …..

Il fuoco è proprio immagine che richiama la profezia, la voce rovente dei profeti, Mosè privo di calzari, voce di verità, d’incontro col Signore, voce di ascolto.

Ma è  anche immagine d’amore: “le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo” ( Cant 8,16) il fuoco d’amore.

L’ardere di questo fuoco è la premessa di ciò che si leggerà in Ger 31, l’Oracolo che annunziava una alleanza nuova , di cui il popolo potrà avere esperienza, una legge scritta nel cuore (Ger 31,31-34), una ditheke KaineDio scriverà la sua Legge,  le 10 parole della prima alleanza, non più su tavole di pietra, esteriori all’uomo ma sul cuore stesso di ciascun membro del popolo, la Legge sarà nell’intimo dell’uomo, scolpita nel cuore. Così non più soltanto una norma esterna per il nostro agire, al modo di ciò che intendiamo abitualmente significare con il termine di legge; essa sarà un principio interno del nostro agire, legge d’amore in atto.

Spirito Santo,

riempi i cuori dei tuoi fedeli

e accendi in noi quello stesso fuoco,

che ardeva nel cuore di Gesù,

mentre egli parlava del regno di Dio.

Fa’ che questo fuoco si comunichi a noi,

così come si comunicò ai discepoli di Emmaus.

Fa’ che non ci lasciamo soverchiare

o turbare dalla moltitudine delle parole,

ma che dietro di esse cerchiamo quel fuoco,

che si comunica e infiamma i nostri cuori.

Tu solo, Spirito Santo,

puoi accenderlo

e a te dunque rivolgiamo la nostra debolezza,

la nostra povertà, il nostro cuore spento,

perché tu lo riaccenda del calore,

della santità della vita, della forza del regno.

Donaci, Spirito Santo,

di comprendere il mistero della vita di Gesù.

Donaci la conoscenza della sua persona,

quella sublime conoscenza

per la quale s. Paolo lasciava perdere tutto,

pur di comunicare alle sue sofferenze,

e partecipare alla sua gloria,

Te lo chiediamo

per l’intercessione di Maria, madre di Gesù,

che conosce Gesù

con la perfezione e la pienezza

di colei che è piena di grazia. Amen.

(Preghiera del card. Martini, nel secondo anniversario della sua morte).

Vangelo (Lc 4, 16-30) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 1 Settembre 2014) con commento comunitario

31 agosto 2014

Dal vangelo secondo Luca (Lc 4, 16-30)
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 

Questo è il Vangelo dell’1  Settembre, quello del 31 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto

 

Liturgia del giorno: Audio salmo 32

31 agosto 2014

Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

 

[1] Salmo. Di Davide, quando era nel deserto di Giuda.

[2] O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

[3] Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.

[4] Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

[5] Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.

[6] Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

 

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-63.asp

 

 

 

 

Foto: Proprio quando sembra che Dio stia in silenzio o che non si occupi di noi...Lui è invece è sempre all'opera. Confidiamo in Lui</p>
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 Aiutami a dire di sì – versione completa

Michel Quoist

Ho paura di dire di sì, o Signore.
Dove mi condurrai?
Ho paura di avventurarmi,
ho paura di firmare in bianco,

ho paura del sì che reclama altri sì.

Eppure non sono in pace.
Mi insegui, o Signore, sei in agguato da ogni parte.
Cerco il rumore perché temo di sentirti,
ma ti infiltri in un silenzio.
Fuggo dalla via perché ti ho intravisto,
ma mi attendi quando giungo in fondo alla strada.
Dove mi potrei nascondere? Ovunque t’incontro:

non è dunque possibile sfuggirti!

…Ma ho paura di dire di sì, o Signore
Ho paura di darti la mano, tu la tieni nella tua.
Ho paura di incontrare il tuo sguardo, tu sei un seduttore.
Ho paura della tua esigenza, tu sei un Dio geloso.
Sono braccato, ma mi nascondo.
Sono prigioniero, ma mi dibatto,
e combatto sentendomi vinto.
Perché tu sei il più forte, o Signore,
tu possiedi il mondo e me lo sottrai.

Quando tendo le mani per cogliere persone e cose, esse svaniscono ai miei occhi.

Non è una cosa allegra, Signore, non posso prendere nulla per me.
Avvizzisce tra le mie dita il fiore che raccolgo,
muore sulle mie labbra il sorriso che abbozzo,
mi lascia ansante ed inquieto il valzer che ballo.
Tutto mi sembra vuoto,
tutto mi sembra vano,
hai creato il deserto intorno a me.
E ho fame,
e ho sete.

Non mi potrebbe saziare il mondo intero.

Eppure ti amavo, o Signore; che ti ho dunque fatto?
Per te lavoravo, per te mi spendevo.

O gran Dio terribile, che vuoi dunque ancora?

Piccolo, voglio di più per te e per il Mondo.
Prima conducevi la tua azione,
ma io non so che farmene.
Mi invitavi ad approvarla, m’invitavi a sostenerla,
volevi interessarmi al tuo lavoro.
Ma vedi, piccolo, invertivi le parti.
Ti ho seguito con gli occhi, ho veduto la tua buona volontà,
ora Io voglio di più per te.

Non farai più la tua azione, ma la volontà del tuo Padre celeste.

Di’: “sì”, piccino.

Ho bisogno del tuo sì, così come ho avuto bisogno del sì di Maria per venire sulla terra,
perché io debbo essere nel tuo lavoro,
io debbo essere nella tua famiglia,
io debbo essere nel tuo quartiere,
e non devi esserci tu.
Il mio sguardo penetra e non il tuo,
la mia parola trasporta e non la tua,
la mia vita trasforma e non la tua.
Dammi tutto, abbandonami tutto.
Ho bisogno del tuo sì per sposarti e scendere sulla terra.

Ho bisogno del tuo sì per continuare a salvare il Mondo!

O Signore, ho paura della tua esigenza,
ma chi ti può resistere?
Affinché venga il tuo regno e non il mio,
affinché sia fatta la tua volontà e non la mia,

aiutami a dire di sì.

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Giuseppe d’Arimatea

31 agosto 2014

San Giuseppe d’Arimatea

31 agosto

sec. I

La sua figura emerge con forza nei Vangeli in occasione della sepoltura di Gesù. È un uomo ricco e onorato, un proprietario terriero che fa parte del Sinedrio. Secondo Marco, «anche lui aspettava il regno di Dio». È cioè un ebreo credente la cui fede nella speranza di Israele si traduce nella simpatia verso Gesù e nel dissenso da coloro che hanno favorito la sua condanna. Matteo va oltre, affermando che era un discepolo del rabbi di Nazaret, Giovanni specifica «di nascosto per timore dei Giudei». Con questo commento l’evangelista vuole evidenziare che egli, primo tra i giudei, dopo la morte di Gesù ha abbandonato ogni precedente, pusillanime esitazione ed è venuto alla luce. Ricorre difatti alla sua posizione altolocata per ottenere da Pilato il corpo di Gesù che, secondo le abitudini dei romani, doveva essere seppellito in una fossa comune. Un gesto di coraggio e di generosità, perché la simpatia per un condannato poteva esporlo al rischio di essere considerato complice del giustiziato e passibile del medesimo supplizio. Inoltre il contatto con un cadavere gli impediva di celebrare la Pasqua giudaica ormai imminente. Aiutato da Nicodemo, che porta aromi in grande quantità, Giuseppe si distacca così dal sistema cultuale degli ebrei e si prepara alla celebrazione della gloriosa vittoria del crocifisso sulla morte in quello stesso giardino dove Gesù apparirà risorto alla Maddalena. Dopo la Pasqua, non abbiamo più sue notizie dai Vangeli canonici, ma solo dagli scritti apocrifi. La sua figura è familiare all’immaginario dei credenti per la presenza nelle innumerevoli rappresentazioni della deposizione e sepoltura di Gesù.

Patronato: Funerali

Etimologia: Giuseppe = aggiunto (in famiglia), dall’ebraico

Emblema: Chiodi, Ampolla

Martirologio Romano: A Gerusalemme, commemorazione dei santi Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, che raccolsero il corpo di Gesù sotto la croce, lo avvolsero nella sindone e lo deposero nel sepolcro. Giuseppe, nobile decurione e discepolo del Signore, aspettava il regno di Dio; Nicodemo, fariseo e principe dei Giudei, era andato di notte da Gesù per interrogarlo sulla sua missione e, davanti ai sommi sacerdoti e ai Farisei che volevano arrestare il Signore, difese la sua causa.

 

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Preghiera del mattino: Nasco con Te alla vita!

31 agosto 2014

L’anima mia è affranta e malata e Tu, Misericordia Infini­ta, la carezzi con l’onda del tuo infinito amore, e io, tua crea­tura, nasco con Te alla vita e vengo, cerva assetata, alla sorgente di ogni delizia! Vengo, perché Tu, mio Signore, mi chiami e mi attendi, non mi permetti di fuggire lontana da Te, perché la tua voce amorosa penetra nel mio cuore, ne prende possesso e riscalda del tuo fuoco il gelo, l’aridità, la freddezza, la tiepidezza di ogni intima fibra del mio essere!

Tu sei, Signore, ed io, con Te, e in Te sono la creatura nuo­va, che Tu chiami, per rendermi forte e temprata, perché la tua tenerezza la protegge, la difende, la salva da ogni tem­pesta, che l’umano vivere e convivere scatena in se stessa e intorno al suo essere, piccola molecola, nel mondo da Te voluto e creato! Amen!

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Angelus Domini. Diretta e testo della meditazione

31 agosto 2014

La diretta a partire dalle 11,55

http://player.rv.va/rv.player01.asp?language=it&visual=VaticanTic&Tic=VA_59CUD13Z

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Francesco si affaccia alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.

 

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Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

Prima dell’Angelus

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nell’itinerario domenicale con il Vangelo di Matteo, arriviamo oggi al punto cruciale in cui Gesù, dopo aver verificato che Pietro e gli altri undici avevano creduto in Lui come Messia e Figlio di Dio, «cominciò a spiegare [loro] che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto …, venire ucciso e risorgere il terzo giorno» (16,21). E’ un momento critico in cui emerge il contrasto tra il modo di pensare di Gesù e quello dei discepoli. Pietro addirittura si sente in dovere di rimproverare il Maestro, perché non può attribuire al Messia una fine così ignobile. Allora Gesù, a sua volta, rimprovera duramente Pietro, lo rimette “in riga”, perché non pensa «secondo Dio, ma secondo gli uomini» (v. 23) e senza accorgersene fa la parte di satana, il tentatore.

Su questo punto insiste, nella liturgia di questa domenica, anche l’apostolo Paolo, il quale, scrivendo ai cristiani di Roma, dice loro: «Non conformatevi a questo mondo – non entrare negli schemi di questo mondo – ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio» (Rm 12,2).

In effetti, noi cristiani viviamo nel mondo, pienamente inseriti nella realtà sociale e culturale del nostro tempo, ed è giusto così; ma questo comporta il rischio che diventiamo “mondani”, il rischio che “il sale perda il sapore”, come direbbe Gesù (cfr Mt 5,13), cioè che il cristiano si “annacqui”, perda la carica di novità che gli viene dal Signore e dallo Spirito Santo. Invece dovrebbe essere il contrario: quando nei cristiani rimane viva la forza del Vangelo, essa può trasformare «i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita» (PAOLO VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 19). E’ triste trovare cristiani “annacquati”, che sembrano il vino allungato, e non si sa se sono cristiani o mondani, come il vino allungato non si sa se è vino o acqua! E’ triste, questo. E’ triste trovare cristiani che non sono più il sale della terra, e sappiamo che quando il sale perde il suo sapore, non serve più a niente. Il loro sale ha perso il sapore perché si sono consegnati allo spirito del mondo, cioè sono diventati mondani.

Perciò è necessario rinnovarsi continuamente attingendo la linfa dal Vangelo. E come si può fare questo in pratica? Anzitutto proprio leggendo e meditando il Vangelo ogni giorno, così che la parola di Gesù sia sempre presente nella nostra vita. Ricordatevi: vi aiuterà portare sempre il Vangelo con voi: un piccolo Vangelo, in tasca, nella borsa, e leggerne durante il giorno un passo. Ma sempre con il Vangelo, perché è portare la Parola di Gesù, e poterla leggere. Inoltre partecipando alla Messa domenicale, dove incontriamo il Signore nella comunità, ascoltiamo la sua Parola e riceviamo l’Eucaristia che ci unisce a Lui e tra noi; e poi sono molto importanti per il rinnovamento spirituale le giornate di ritiro e di esercizi spirituali. Vangelo, Eucaristia e preghiera. Non dimenticare: Vangelo, Eucaristia, preghiera. Grazie a questi doni del Signore possiamo conformarci non al mondo, ma a Cristo, e seguirlo sulla sua via, la via del “perdere la propria vita” per ritrovarla (v. 25). “Perderla” nel senso di donarla, offrirla per amore e nell’amore – e questo comporta il sacrificio, anche la croce – per riceverla nuovamente purificata, liberata dall’egoismo e dall’ipoteca della morte, piena di eternità.

La Vergine Maria ci precede sempre in questo cammino; lasciamoci guidare e accompagnare da lei.

 

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

domani, in Italia, si celebra la Giornata per la custodia del creato, promossa dalla Conferenza Episcopale. Il tema di quest’anno è molto importante: «Educare alla custodia del creato, per la salute dei nostri paesi e delle nostre città». Auspico che si rafforzi l’impegno di tutti, istituzioni, associazioni e cittadini, affinché sia salvaguardata la vita e la salute delle persone anche rispettando l’ambiente e la natura.

Saluto tutti i pellegrini provenienti dall’Italia e da diversi Paesi, in particolare i pellegrini di Santiago del Cile, Pistoia, San Giovanni Bianco e Albano Sant’Alessandro (Bergamo); i giovani di Modena, Bassano del Grappa e Ravenna; il folto gruppo dei Motociclisti della Polizia e la Banda della Polizia. Sarebbe bello, alla fine, sentirla suonare…

Un saluto speciale rivolgo ai parlamentari cattolici, riuniti per il loro 5° incontro internazionale, e li incoraggio a vivere il delicato ruolo di rappresentanti del popolo in conformità ai valori evangelici.

Ieri, ho ricevuto una famiglia numerosa da Mirabella Imbaccari, che mi ha portato il saluto di tutto il paese. Ringrazio tutti voi di questo paese per l’affetto. Saluto i partecipanti all’incontro di “Scholas“: continuate nel vostro impegno con i bambini e con i giovani, lavorando nell’educazione, nello sport e nella cultura; e vi auguro una buona partita, domani, allo Stadio Olimpico!

Vedo da qui i giovani che appartengono al sindacato dei plastici. Siate fedeli al vostro motto: è molto pericoloso camminare da soli nei campi e nella vita. Andate sempre insieme.

Vi auguro una buona domenica, vi chiedo di pregare per me, e buon pranzo. Arrivederci!

L. Manicardi. Il Cristo medico

30 agosto 2014
«Come qualsiasi cura è la via per recuperare la salute, così fu della cura adottata da Dio: si rivolse a dei peccatori per guarirli e per rimetterli in salute. E come quando i medici fasciano le ferite lo fanno non alla buona ma con arte, per cui dalla fasciatura deriva non solo un’utilità ma anche una specie di bellezza, così è stato della medicina della Sapienza quando, assumendo l’umanità, si è adeguata alle nostre ferite. Certuni li ha curati con rimedi contrari, altri con rimedi congeneri. Si è comportata come colui che cura le ferite del corpo. Usa, a volte, rimedi contrari, come quando applica cose fredde a ciò che è caldo, cose bagnate a ciò che è asciutto o altri simili rimedi. Usa anche dei rimedi congeneri, come una benda rotonda per una ferita rotonda, una benda allungata per una ferita di forma allungata e, quando esegue la fasciatura, non la fa identica per tutte le membra ma fatta su misura per ogni singolo membro. Così fece la Sapienza di Dio quando volle curare l’uomo: per guarirlo gli offrì se stessa e divenne medico e medicina» (Agostino, De doctrina cristiana I,14,13).


Le parole di Agostino mettono in luce quel tema del Cristo medico che non solo era a lui particolarmente caro, ma che aveva trovato anche un’ampia diffusione popolare nel cristianesimo dei primi secoli. Un’antica iscrizione funebre trovata a Timgad (Africa settentrionale) contiene l’invocazione: «Cristo, tu solo medico (Christe, solus medicus), vieni in aiuto…». L’immagine del Cristo medico è quella che maggiormente si è impressa nella tradizione cristiana primitiva, come appare dalla massiccia testimonianza evangelica. La quale, d’altronde, riprende la testimonianza dell’Antico Testamento sul Dio d’Israele, chiamato “Colui che guarisce” (Esodo 15,26). Per quel che riguarda l’Antico Testamento, «guarigioni naturali e miracolose non vengono fondamentalmente distinte. Sia che cooperino disposizioni umane e pratiche o no, è assolutamente essenziale il fatto che il malato nella sua malattia e il convalescente nella sua guarigione incontra Dio, il quale manda mediatamente o senza mediazioni la malattia e la guarigione. Mentre lo stesso Esculapio, dio preminente dell’arte medica, deve tollerare accanto a sé la concorrenza di Apollo e questo a sua volta quella dei figli di Esculapio, Macaone e Iodalerio, per Israele i rapporti con la malattia sono monopolio esclusivo di YHWH. Egli stesso non si ammala o si ferisce come gli dèi, per esempio Horus in Egitto, che Thot deve guarire da una puntura di scorpione» (Hans Walter Wolff).

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La festa della Madonna del Lago. Inervista al card. Comastri

30 agosto 2014

L’origine di questa festa risale agli anni ’50 quando l’allora parroco della Parrocchia Pontificia “San Tommaso da Villanova”, prima della costruzione della Chiesa, decise di dedicare un momento di preghiera e di ringraziamento per la Madonna. Nacque così la tradizione della processione sulle rive del Lago. Papa Paolo VI negli anni ’60 diede uno stimolo alla costruzione della chiesa sulle rive del Lago. La chiesa edificata nel periodo 1966-1977 voleva essere simbolo evidente della presenza cristiana, offrire spazio sufficiente e confortevole nelle torride giornate estive  e accogliere durante l’inverno i fedeli in uno spazio idoneo.

 

 

 

R. – Paolo VI amava molto Castel Gandolfo, come del resto anche Giovanni Paolo II. Paolo VI ci ha lasciato dei pensieri bellissimi nei confronti della Madonna. A me ha commosso una sua confidenza, quando lui ha detto, in occasione dell’Enciclica Marialis Cultu: “La prima intuizione mariana io l’ho avuta da bambino quando, andando a pregare con la mia mamma – raccontava lui – un giorno la mamma non mi fece dire l’Ave Maria, ma rimanemmo in silenzio. E io chiesi: ‘Mamma, ma non la diciamo l’Ave Maria?’. La mamma mi rispose: ‘Vedi, bambino mio, qualche volta si parla meglio non usando le parole’. E in quel momento capii che l’affetto, certe volte, non ha bisogno di parole: basta stare accanto. Stare vicino alla Madonna, stare accanto alla Madre è già un parlare”. E questo è un pensiero molto bello, raccolto dalla bocca di Paolo VI, che dice quanto fosse delicato il suo amore, la sua devozione verso la Madonna, appresa direttamente dalla mamma.

 

D. – La chiesa della Madonna del Lago è, per così dire, un tempio generato direttamente dalla fede del popolo di Dio, che portava la Vergine in processione sulle acque prima ancora di avere una chiesa. Che cosa le suggerisce questo aspetto?

R. – La devozione alla Madonna è una devozione che nasce spontanea nel cuore della gente. Usando le parole di Paolo VI, “la Madonna è un dono di Dio attraverso il quale ci fa sentire più vicina la sua misericordia”. Perché l’amore della Madre è quello che più ci parla di Dio e l’amore della Madre è l’amore di fronte al quale tutti si commuovono, anche i figli più duri. Ecco perché la devozione alla Madonna nasce spontaneamente in mezzo al popolo di Dio ed è nata anche lungo le rive del lago, perché quel lago che si trova sotto le finestre del Papa è un lago in qualche modo benedetto dalla presenza del Papa e quindi lì è nata spontanea la devozione nei confronti della Madonna. E Papa Paolo VI l’ha presa in mano e le ha dato un punto di riferimento, un punto di espressione.

 

D. – Parlando di questa chiesa semplice e ingegnosa insieme, la sua struttura rievoca una casa e una nave. Può essere una metafora della vita di fede, che ogni volta è insieme porto e approdo?

R. – Giustissimo. La fede è una casa e nello stesso tempo è una strada. E’ un porto e allo stesso tempo è una navigazione. Del resto, la parola che usano gli Atti degli Apostoli per definire l’esperienza cristiana è la parola “odòs”, cammino, viaggio. E  giustamente quell’idea della nave traduce giustamente l’idea del viaggio del cristiano, del cammino del cristiano, che da questo mondo va verso un altro porto, va verso un’altra meta. E Paolo VI, per certi aspetti, la meta l’ha raggiunta proprio lì: l’anno successivo all’inaugurazione della chiesa della Madonna del Lago, Paolo VI è andato in paradiso, proprio sulle rive del lago di Castel Gandolfo.

 

intervista a cura di Radio Vaticana

Il tweet del Papa

30 agosto 2014

 

Il Signore sempre ci perdona e sempre ci accompagna. A noi spetta lasciarci perdonare e lasciarci accompagnare.

30 agosto 2014, h 0,30

Preghiera della Sera : A Dio Padre

30 agosto 2014

L’AMORE È TUTTO, IL RESTO È NIENTE

Ognuno di noi tenta di affermarsi nella vita, di farsi valere per qualche merito. Per questo ognuno si sceglie una via: quella della potenza politica o della ricchezza o della scienza o della tecnica o quella, mettiamo, della stessa sapienza e delle virtù che rende l’uomo sicura e ricco di sé. Ma la storia dell’uomo ci rivela quanto siano fallaci e illusorie queste vie, che troppi uomini, ripetutamente a ogni generazione, imboccano e percorrono affannosamente per essere grandi, per essere felici. Già da giovani, nell’ardore e nell’impeto dell’avvio, si scontano le prime delusioni: una passione amorosa, per esempio, che sembrava promettere tanto, si riduce a fuoco di paglia. E da anziani, i politici, in fondo alla via, si accorgono che la loro potenza è stata una ragnatela di parole e di polvere; i ricchi si trovano più asserviti di quando erano poveri; gli scienziati si sentono più ignoranti e impotenti degli illetterati davanti ai rebus della natura, sempre più vasti e complicati; i tecnici si trovano come prigionieri e minacciati dai loro congegni e ordigni; i filosofi e gli storici trovano che la loro vita lungi dall’essere sicura e ricca di sé, ha preso solo una patina di onestà e di onorabilità e i grossi problemi restano affliggenti. Anche l’uomo comune, della strada, che pur sentiva nell’anima una segreta attesa: che la vita gli portasse qualcosa che non riusciva a immaginare, alla fine si ripiega sconfortato come un filo d’erba dopo una giornata di calura estiva. Purtroppo ci si accorge tardi, verso la fine, che sola l’uomo che ama ed è amato, vale, si sente sicuro e ricco, dentro di sé; si sente pienamente se stesso e gode. Viene il tempo in cui ci si accorge che ogni altra opera, ogni altro bene, senza l’amore, è una moneta convenzionale di carta, inflazionistica o addirittura falsa.

Anche per Dio, solo l’amore è credibile, solo l’amore conta.

Aspirate a doni più alti, anzi vi insegno una via che sorpassa ogni altra. Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma l’amore non ho, solo un bronzo echeggiante, un cembalo sonoro. Avessi pur la profezia e conoscessi i misteri tutti e tutta la scienza, possedessi una fede da trasportare le montagne, ma l’amore non ho, io sono un niente. Distribuissi a bocconi i miei beni, e il mio corpo dessi a bruciare, ma se l’amore non ho, niente mi giova. L’amore è paziente, benigno è l’amore, non invidia, non si vanta l’amore, non si gonfia, non è indecoroso, non va in cerca del suo, non si adira, non mal pensa, non vuole il soppruso, ma gode della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto soffre. L’amore mai tramonterà! Le profezie? passeranno. Le lingue? taceranno. La scienza? finirà. Quando verrà ciò che è perfetto, l’imperfetto svanirà… Ora rimane fede, speranza, amore, tutt’e tre; ma di queste più grande è l’amore. (1 Cor. 13, 1-13)

In fondo, ogni nostro cruccio o infelicità deriva da questo: non amiamo, non siamo amati o non ci lasciamo amare. Ci accorgiamo anche che ogni nostra opera, anche grande e onesta, ma senza amore, desta negli altri o invidia o timori o rivalità o contestazione o sopportazione mal contenuta o distanza o avversione o indifferenza. Solo l’amore ci concilia tutti, fa accettare tutto, da tutti, anche con i nostri difetti, anche quando commettiamo sbagli. Un solo gesto d’amore al mio vicino giova e fa progredire l’uomo più di una scoperta scientifica, più di una impresa spaziale, perché l’amore scopre e suscit nell’altro un senso nuovo di vita, una voglia nuova di viv e, di camminare insieme, di lavorare insieme. E in mezzo a quelli che si amano, si rende presente Dio.

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La Comunione spirituale

30 agosto 2014

«La Comunione spirituale»
del R.P. Huguet, marista

Allorquando un’anima ama davvero il divin Salvatore, trova che non le basta di riceverlo nel suo cuore una volta sola al giorno; le ore che la separano dal momento della comunione le sembrano lunghe e malinconiche, e sospirando continuamente dietro al suo diletto cerca nella comunione spirituale un ingegnoso compenso al suo amore.

«Se il mio Confessore non mi avesse insegnata questa maniera di comunione, io non avrei potuto vivere», diceva la beata Angela della Croce.

 

La comunione spirituale, raccomandata dal santo Concilio di Trento, è un’estensione vantaggiosissima del Sacramento adorabile della Eucaristia, la quale produce ed aumenta la grazia secondo i gradi di amore e l’ardore dei desideri l’accompagnano. Anche accade alcuna volta che il frutto della comunione spirituale eguaglia quello della comunione sacramentale, questo ha luogo quando la fede è più viva e il desiderio più ardente. Nostro Signore può, anche senza venire corporalmente nei nostri cuori, comunicarci tutta l’abbondanza delle sue grazie. Non rese forse la sanità al servo dell’umile Centurione che gli diceva: Signore, io non son degno che entriate nella mia casa, ma dite solamente una parola, ed il mio servo sarà guarito? Altrettanto avvenne alla figliuola del principe della Sinagoga ed alla figliuola della Cananea. Gesù Cristo le guarì senza né vederle toccarle, come soleva fare riguardo ai malati. Or quello che ha fatto allora per i mali del corpo, come dubitare che lo possa fare per le malattie dell’anima? Teniamo pure per fermo, che l’umile desiderio di un’anima che prega, può anche adesso altrettanto presso del nostro Salvatore; e se noi lo desidereremo con ardore e lo pregheremo con umiltà, egli verrà spiritualmente in noi, guarirà le nostre infermità, fortificherà la nostra debolezza è ci ricolmerà delle sue grazie.

 

Sta scritto nella bolla di canonizzazione di S. Bonaventura, che un giorno egli aveva un desiderio ardentissimo di fare la Comunione, ma che per umiltà non osava accostarsi all’altare: Gesù, il quale è venuto sulla terra per recarvi il fuoco del cielo, gradì questa disposizione del suo servo, e quando il sacerdote diceva l’Agnus Dei, si spiccò una parte dell’ostia e volò miracolosamente nella bocca del Santo. L’ardore dell’amor suo trasse nel suo cuore il divin fuoco che arde sui nostri per infiammarci. Or quello che succedette visibilmente a S. Bonaventura, succederà invisibilmente per noi se, come lui, avremo un grandissimo desiderio di ricevere il nostro Dio.

 

Santa Maria Maddalena de’ Pazzi fin dalla sua più tenera età aveva un desiderio estremo di comunicarsi, ma non potendo farlo a cagione dell’età , s’avvicinava alla sua buona madre nel giorno in cui questa faceva la comunione, gustando così, la sue delizie vicino a quelli che avevano avuto la bella sorte di ricevere Gesù Cristo.

 

Per un’anima che ama Gesù non vi è cosa più facile, che il fare spesso la comunione spirituale; e comunicare spiritualmente vuol dire compiacersi delle perfezioni infinite di Gesù Cristo ed invitarlo a venire a fermare nel nostro cuore il suo regno.

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Gli animali nella Bibbia. Lo struzzo

30 agosto 2014

 

Venezia, Basilica di San Marco, Arca di Noè, mosaico, XIII sec.

 

Gio, 39

13Lo struzzo batte festosamente le ali,
come se fossero penne di cicogna e di falco.
14Depone infatti sulla terra le uova
e nella sabbia le lascia riscaldare.
15Non pensa che un piede può schiacciarle,
una bestia selvatica calpestarle.
16Tratta duramente i figli, come se non fossero suoi,
della sua inutile fatica non si preoccupa,
17perché Dio gli ha negato la saggezza
e non gli ha dato in sorte l’intelligenza.
18Ma quando balza in alto,
si beffa del cavallo e del suo cavaliere.

 

 

Breve conferenza di Piero Stefani, docente di Ebraismo presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, insegna alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.

Vangelo (Mt 16, 21-27) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 31 Agosto 2014) con commento comunitario

30 agosto 2014

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 16, 21-27) 
In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Questo è il Vangelo del 31 Agosto, quello del 30 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio salmo 32

30 agosto 2014

Beato il popolo scelto dal Signore.

 

[1] Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.

[2] Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.

[3] Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre ruggivo tutto il giorno.

[4] Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come nell’arsura estiva si inaridiva il mio vigore.

[5] Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: “Confesserò al Signore le mie iniquità”
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.

[6] Per questo ti prega ogni fedele
nel tempo dell’angoscia;
quando irromperanno grandi acque
non potranno raggiungerlo.

 

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-32.asp

 

Foto: Piazza San Pietro - Udienza generale - Mercoledì, 12 giugno 2013

O mio Gesù,
sostienimi quando vengono le giornate
pesanti e difficili, 
i giorni della prova a della lotta,
quando la sofferenza e la stanchezza
potranno incominciare ad opprimere
il mio corpo e ma mia anima.
Sostienimi Gesù,
e dammi la forza di sopportare
le sofferenze e le contrarietà.
Metti una sentinella alla mie labbra,
perchè non esca
nessuna parola di lamento
verso le tue creature.
Tutta la mia speranza
è il tuo Cuore Misericordioso.
L’unica mia difesa
è la tua Misericordia.
In essa sta tutta la mia fiducia.
Amen.

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Felice e Adautto Martire

30 agosto 2014

 

 

Santi Felice e Adautto Martiri

30 agosto

sec. III-IV

Le più sicure notizie sui santi Felice e Adautto provengono da un carme di S. Damaso che ci dice solo che Felice ed Adautto erano fratelli e subirono il martirio. Probabilmente ciò accade sotto Diocleziano ed essi furono sepolti in una cripta del cimitero di Commodilla, presso San Pietro fuori le mura. Tale cripta, trasformata in basilica, è stata restaurata e possiede uno dei più antichi affreschi paleocristiani nel quale i due martiri sono insieme ai Ss. Pietro, Paolo e Stefano. Secondo una leggenda Passio del VII secolo, invece mentre il presbitero Felice veniva condotto al supplizio, uno sconosciuto si presentò dichiarando di volerne condividere la sorte. I due vennero decapitati e poiché il nome dello sconosciuto rimase ignoto fu chiamato “adauctus” (aggiunto), dai cui Adautto.

Etimologia: Felice = contento, dal latino

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Roma nel cimitero di Commodilla sulla via Ostiense, santi martiri Felice e Adáutto

 

 

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Preghiera del mattino: Confidenza

30 agosto 2014

PADRE dolcissimo, a noi questo è bastato: sapere quello che di Te ci ha rivelato il tuo Unigenito, il diletto Figlio Gesù: che Tu sei anche nostro PADRE e PADRE di tutti e di tutto, perché tutto quello che esiste fuori di Te è opera del tuo Amore.

Tu Sei l’Inaccessibile, eppure più di tanto non puoi essere dentro di noi;

Sei l’Invisibile, eppure non puoi essere tanto più percettibile da noi;

Sei l’Inafferrabile, eppure sei Colui che meglio non si può possedere.

O PADRE, concedici di essere, nel modo più possibile, nella Identità con il tuo Figlio Gesù, perché con Lui possiamo sentire Te, vivere di Te, amare Te, per essere in Lui, con Te, una cosa sola, come esistenza originale e finale del tuo Amore Paterno. (Madre Eugenia Elisabetta Ravasio)

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Preghiera della Sera : A Dio Padre

29 agosto 2014

SE DIO CI AMA, PERCHÉ IL DOLORE E IL MALE?

L’Antico Testamento ci mostra l’amore di Dio nella creazione, nella provvidenza, nell’amicizia con i Patriarchî e nella predilezione per Israele, nell’accesa parola dei profeti e nella promessa della Redenzione. Il Nuovo Testamento ci mostra Dio che, per amore dell’uomo, s’incarna, compie miracoli, si fa maestro e pastore buono, si lascia crocifiggere e squarciare il Cuore, ci dona i sacramenti e la Chiesa, per assicurarci la salvezza. Tutto vero, tutto confortante e nobilitante: Eppure, ogni giorno una realtà tremenda di dolori e di mali contrasta e sembra smentire tanto amore di Dio: le guerre, gli odi di parte, le ingiustizie di ogni genere, tante vite umane calpestate, tanti cuori traditi!

E Dio? non vede? non interviene? ama e lascia soffrire, soccombere quelli che ama?

Viene per tutti il momento in cui questi interrogativi mettono alla prova, in modo formidabile, ogni fede, ogni speranza, ogni amore. Perché l’uomo chiede subito conto a Dio, quando un male lo colpisce? Non sarebbe più onesto chiedere conto prima a noi stessi e, semmai, agli altri nostri soci? Dio, sommo dator d’ogni bene, nobilissimo nei suoi sentimenti, che gusto potrebbe trovare nel male, nella sofferenza altrui? Anche l’uomo, che pure è meschino, per poca e buona educazione che abbia, è superiore spesso a quella specie di giustizia che è la vendetta e non vuol provare il gusto amaro di far soffrire gli altri!

L’amore di Dio e di Cristo per noi rimane tanto più grande in quanto hanno avuto compassione del nostro male peggiore, la morte e la dannazione e l’hanno espiato per noi; e ora, nei mali che soffriamo ci confortano; non ce ne liberano, ordinariamente, ma ci sostengono e ci assicurano la vittoria finale, se sappiamo sopportare la nostra croce.

Gesù veduta la folla, salì sul monte… Allora aprì la sua bocca per ammaestrarli e disse: « Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati i pacificatori, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati quelli che sono perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati sarete voi, quando vi oltraggeranno e perseguiteranno e falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate, perché, grande è la vostra ricompensa nei cieli ».

Ha un cuore Dio! Si prende cura più di un uomo solo, per quanto povero e disprezzato, che del sole o dell’equilibrio degli immensi ammassi stellari. E se si cura di un passero, quanto più non gli starà a cuore l’uomo, fatto a immagine sua? Dobbiamo credere dunque che le sofferenze del cuore umano sono viste e permesse da Dio in modo tutto diverso dal nostro: un modo che i nostri occhi velati di pianto non vedono chiaro, che la nostra intelligenza turbata dalla sensibilità non riesce a capire e che la nostra volontà e il nostro « senso di giustizia » non riesce ad ammettere. Ma chi crede, supererà tutto il male e il dolore. A chi soffre, un istante sembra un’eternità; un’ingiustizia personale o familiare o nazionale sembra la fine del sistema, dello equilibrio del mondo e del cosmo; un dolore, un’offesa, uno sbaglio altrui, anche piccolo, ma ingiusto, , appare come il tradímento più nero e la fine di ogni credibilità e fiducia negli altri e in Dio stesso.

Ma così, non ci accorgiamo che a un male aggiungiamo altro male o l’aggraviamo.

Il rimedio sta nel contrario; credere, amare, sperare, prima di tutto in Dio, che è abbastanza potente per trarre il bene anche dal male. Ed educarci all’amore: amare Dio datore e rimuneratore di ogni bene; e da Lui riceveremo la forza di amare gli altri e noi stessi, così così come siamo: fallibili.

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Gli animali nella Bibbia. La colomba

29 agosto 2014

Basilica di San Marco, Venezia

Gn 8

8Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; 9ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca. 10Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca 11e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco una tenera foglia di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. 12Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.

 

 

Piero della Francesca,  (1440-1460)  National Gallery di Londra

Mc 1

9 In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10 E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. 11 E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

 

( Breve conferenza di Piero Stefani, docente di Ebraismo presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, insegna alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.)

 

Virgen de la Caridad del Cobre. La Statua della Madonna del “rame” nei Giardini Vaticani

29 agosto 2014

 

Dichiarata Patrona di Cuba da Giovanni Paolo II, fu trovata a galleggiare in mare, quattrocento anni fa, da tre schiavi delle miniere di rame di Barajagua, da qui il nome, e poi portata sulla terraferma.

L’immagine mariana è diventata poi simbolo dell’affidamento a Maria  del popolo cubano ed ha viaggiato in tutto il paese in compagnia di credenti e non credenti.

E’ stata visitata da Benedetto XVI nel 2012,  che si è definito “pellegrino della Carità” in occasione del 400° anniversario del ritrovamento dell’immagine.

Da oggi questo pezzo della storia religiosa di Cuba ha un posto speciale nei giardini vaticani, lungo la via Pio XI, vicino alla torre di San Giovanni.

La cerimonia di benedizione è stata presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, camerlengo di Santa Romana Chiesa

“Maria, nella storia latinoamericana, si è fatta portavoce della necessità dei popoli di conoscere la buona novella e di aderire alla fede in Gesù Cristo. In lei si sono incontrati in misteriosa fecondità il desiderio dell’umanità e la promessa di Dio…..nei santuari sorti in tutti i Paesi dell’America latina il popolo risponde alla fede e lo fa con le espressioni della propria cultura e dei propri costumi…. in ogni santuario mariano vengono riproposte le parole evangeliche fondamentali: la scelta degli umili come prediletti di Dio, l’annuncio di salvezza che Maria ci dona insieme alla vita del Figlio, la purificazione che orienta il cammino dell’uomo, la ricerca della luce che illumina il giorno terreno, il coraggio della sofferenza che spalanca i cuori alla speranza, l’incontro con il sacro, così presente nel mondo e così disponibile a tutti”.

La Parola di Dio dalla Prima Lettura. Il Libro di Geremia, Cap.1. “Oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo”

29 agosto 2014

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I Lettura Ger 1,17-19
Àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò.
Salmo (Sal 70)
La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.
Vangelo Mc 6,17-29
Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista.

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Ger 1,

17Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi,
àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti di fronte a loro,
altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro.
18Ed ecco, oggi io faccio di te
come una città fortificata,
una colonna di ferro
e un muro di bronzo
contro tutto il paese,
contro i re di Giuda e i suoi capi,
contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
19Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».
Oracolo del Signore.

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2 Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
3 Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare. ( Sal 46)

“Nel nostro tempo molti esaltano la forza fisica, giungendo ad approvare anche le manifestazioni estreme della violenza. In realtà, l’uomo fa ogni giorno l’esperienza della propria debolezza, specialmente nel campo spirituale e morale, cedendo agli impulsi delle interne passioni e alle pressioni che su di lui esercita l’ambiente circostante” Giovanni Paolo II, Ud.Gen 14 magglio 1989)

E la  fortezza, una delle quattro virtù cardinali,  uno dei doni dello Spirito, accompagna, giunge come dono, sostiene nelle prove, giunge come luce che sorge dall’alto dopo il buio della notte.

5 Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,

la più santa delle dimore dell’Altissimo.
6 Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba. (Sal 46)

“Questa virtù trova poco spazio in una società in cui è diffusa la pratica sia del cedimento e dell’accomodamento sia della sopraffazione e della durezza nei rapporti economici, sociali e politici. La pavidità e l’aggressività sono due forme di carenza di fortezza che spesso si riscontrano nel comportamento umano, col conseguente ripetersi del rattristante spettacolo di chi è debole e vile con i potenti, spavaldo e prepotente con gli indifesi” ( Giovanni Paolo II, cit).

” Dio viene sempre a sostenerci nella nostra debolezza….Con il dono della fortezza, invece, lo Spirito Santo libera il terreno del nostro cuore, lo libera dal torpore, dalle incertezze e da tutti i timori che possono frenarlo, in modo che la Parola del Signore venga messa in pratica, in modo autentico e gioioso. E’ un vero aiuto questo dono della fortezza, ci dà forza, ci libera anche da tanti impedimenti

Ci sono anche dei momenti difficili e delle situazioni estreme in cui il dono della fortezza si manifesta in modo straordinario, esemplare…….

Non bisogna pensare che il dono della fortezza sia necessario soltanto in alcune occasioni o situazioni particolari. Questo dono deve costituire la nota di fondo del nostro essere cristiani, nell’ordinarietà della nostra vita quotidiana.

In tutti i giorni della vita quotidiana dobbiamo essere forti, abbiamo bisogno di questa fortezza, per portare avanti la nostra vita, la nostra famiglia, la nostra fede. L’apostolo Paolo ha detto una frase che ci farà bene sentire: «Tutto posso in colui che mi dà la forza» (Fil 4,13). Quando affrontiamo la vita ordinaria, quando vengono le difficoltà, ricordiamo questo: «Tutto posso in colui che mi dà la forza». Il Signore dà la forza, sempre, non ce la fa mancare. Il Signore non ci prova più di quello che noi possiamo tollerare. Lui è sempre con noi. «Tutto posso in colui che mi dà la forza»

Cari amici, a volte possiamo essere tentati di lasciarci prendere dalla pigrizia o peggio dallo sconforto, soprattutto di fronte alle fatiche e alle prove della vita. In questi casi, non perdiamoci d’animo, invochiamo lo Spirito Santo, perché con il dono della fortezza possa sollevare il nostro cuore e comunicare nuova forza ed entusiasmo alla nostra vita e alla nostra sequela di Gesù. ( Papa Francesco, Ud. Gen 14 maggio 2014).

10 Farà cessare le guerre sino ai confini della terra,
romperà gli archi e spezzerà le lance,
brucerà nel fuoco gli scudi. ( Sal 46)

Vangelo (Mt 25, 14-30) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 30 Agosto 2014) con commento comunitario

29 agosto 2014

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 25, 14-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Questo è il Vangelo del 30 Agosto, quello del 29 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio salmo 71(70)

29 agosto 2014

La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.

 

[1] In te mi rifugio, Signore,
ch’io non resti confuso in eterno.

[2] Liberami, difendimi per la tua giustizia,
porgimi ascolto e salvami.

[3] Sii per me rupe di difesa,
baluardo inaccessibile,
poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza.

[4] Mio Dio, salvami dalle mani dell’empio,
dalle mani dell’iniquo e dell’oppressore.

[5] Sei tu, Signore, la mia speranza,
la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.

 

http://www.reginamundi.info/Bibbia-mp3/Salmi/salmo-71.asp

 

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Maestro!

(don Giovanni Moioli)

Signore, che nessun nuovo mattino venga ad illuminare la mia vita senza che il mio pensiero si volga alla tua Resurrezione e senza che in ispirito io vada, coi miei poveri profumi, verso il sepolcro vuoto dell’orto!
Che ogni mattino sia per me mattino di Pasqua!
Che ognuno dei miei risvegli sia un risveglio alla tua presenza vera, un incontro pasquale con Cristo nell’orto, questo Cristo talvolta inatteso.
Che ogni episodio della giornata sia un momento in cui io ti senta chiamarmi per nome, come chiamasti Maria!
Concedimi allora di voltarmi verso di te.
Concedimi con una parola sola ma con tutto il cuore, di rispondere: “Maestro!”

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Santi e Beati. Memoria di oggi: Martirio di san Giovanni Battista

29 agosto 2014

Martirio di San Giovanni Battista

29 agosto

Giovanni sigilla la sua missione di precursore con il martirio. Erode Antipa, imprigionatolo nella fortezza di Macheronte ad Oriente del Mar Morto, lo fece decapitare. Egli è l’amico che esulta di gioia alla voce dello sposo e si eclissa di fronte al Cristo, sole di giustizia: ‘Ora la mia gioia è compiuta; egli deve crescere, io invece diminuire’. Alla sua scuola si sono formati alcuni dei primi discepoli del Signore. (Mess. Rom.)

Patronato: Monaci

Emblema: Agnello, Ascia

Martirologio Romano: Memoria della passione di san Giovanni Battista, che il re Erode Antipa tenne in carcere nella fortezza di Macheronte nell’odierna Giordania e nel giorno del suo compleanno, su richiesta della figlia di Erodiade, ordinò di decapitare. Per questo, Precursore del Signore, come lampada che arde e risplende, rese sia in vita sia in morte testimonianza alla verità.

 

PREGHIERA A SAN GIOVANNI BATTISTA

San Giovanni Battista, che fosti chiamato da Dio a preparare la via

al Salvatore del mondo e invitasti le genti alla penitenza e alla conversione,

fa’ che il nostro cuore sia purificato dal male perchè diveniamo degni di 

accogliere il Signore.

Tu che avesti il privilegio di battezzare nelle acque del Giordano il Figlio di Dio

fatto uomo e di indicarlo a tutti quale Agnello che toglie i peccati del mondo,

ottienici l’abbondanza del doni dello Spirito Santo e guidaci nella via

della salvezza e della pace. Amen.

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Preghiera del mattino: A San Giovanni Battista

29 agosto 2014

 

O ammirabile Precursore del sospirato Messia,
che Santificato prima di nascere,
conservaste sino alla morte la originale giustizia,
e vivendo tra i digiuni  le mortificazioni
nel deserto insegnaste col vostro esempio
la strada sicura della salute,
per quella umiltà con cui ricusaste di versare
la mistica acqua battesimale sul capo
del Divin Redentore,
per quello zelo con cui Lo additaste
a tutti gli Ebrei pel vero Agnello di Dio,
per quella intrepidezza con cui rimproveraste
dei loro delitti i più temuti monarchi e per
quella eroica rassegnazione con cui versaste
sotto la scure del carnefice il vostro sangue
in testimonio della verità da voi predicata:
ottenete a noi tutti la grazia di zelare sempre a
vostra imitazione la santificazione dell’anima nostra,
la edificazione dei nostri prossimi
e la glorificazione di Dio,
per esservi compagni nel Cielo a servire
Iddio in eterno.
Amen.

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Preghiera della Sera : A Dio Padre

28 agosto 2014

LA PREGHIERA CRISTIANA È INTIMITA’ D’AMORE

L’uomo in preghiera mostra qualche cosa d’infinitamente vero, profondo, alto, pieno. L’uomo in ginocchio, coglie in profondità la consapevolezza di sé, s’innalza al di sopra di sé, pensandosi in relazione a Dio e con Dio e ne riporta una pienezza interiore, che è luce e fiducia, amicizia e amore con Uno più grande di sé, con l’Unico, l’Eterno, l’Amore. Gli apostoli videro molte volte Gesù passare le notti in preghiera, trasfigurato ed estasiato e assai più vero e misterioso di quando, di giorno, trattava con gli uomini. Per questo gli chiesero: « Maestro, insegna anche a noi a pregare ».

Quando pregate, dite:) « Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo Nome, venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male ».

Certamente, l’amore vero si dimostra a fatti e non tanto a parole. Ma è anche certo che nella preghiera abbiamo i momenti privilegiati di amore con Dio e di Dio.

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