Archive for settembre 2014

Preghiera della sera. A San Michele Arcangelo. Novena all’Angelo Custode (8° giorno)

30 settembre 2014

 

da qui

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA POTENZA NEL GIUDIZIO FINALE

Considera come la grande carità di S. Michele Arcangelo verso i fedeli si eserciterà anche nel finale giudizio, quando presenterà i predestinati al Cielo. Al suono della tromba di Michele, si svelerà il mistero della glorificazione degli eletti e della dannazione dei reprobi. Allo squillo di questa tromba, ultima dopo le sette che avranno pronunziato il giudizio, tutti i morti risorgeranno. Oh che grande autorità! Che voce onnipotente, la quale risuonerà per tutti i quattro venti, e scenderà sino nel centro della terra ! I sepolcri spalancati vomiteranno le ceneri sparse e le anime riprenderanno il loro corpo.

Considera come allora da Gesù Cristo Giudice saranno solennemente approvate e confermate le sentenze di vita o di morte, già proferite nel giudizio particolare di ciascuno. Poi, qual capitano generale degli eserciti del Signore e Vessillifero, come Lo chiama la Chiesa, verrà Michele a segnare sulla fronte di tutti gli eletti il segno della eterna predestinazione. Infine, coadiuvato dagli Angeli, separerà i reprobi dagli eletti  farà collocare i cattivi alla sinistra, gli eletti alla destra, e darà loro le palme in mano in segno della compiuta vittoria.

Considera come nel giudizio universale spetterà al gloriosissimo S. Michele ricreare gli eletti con la favorevole sentenza dell’eterna gloria. Svelerà loro la sentenza del Divin Giudice: «Venite, o benedetti dal Padre mio, a possedere il regno preparato per voi fin dalla costruzione del mondo». Egli sarà – come dice Origene – il procuratore della vigna del Signore, cui spetta, terminata la vita umana, dare ai Santi la mercede per le loro buone opere. Consolati, o fedele, perchè S. Michele è speciale protettore ed avvocato dei predestinati; procura di servirLo, amarLo ed onorarLo, e un giorno verrà a porre sul tuo capo la corona della gloria.

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Novena A San Francesco

30 settembre 2014

LA NOVENA SESTO PENSIERO – San Francesco: “uomo fatto preghiera”

Dal Vangelo: «Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà!» (Mt 6,6;)

Nelle biografie viene affermato: «Il servo di Cristo,Francesco, vivendo nel corpo, si sentiva in esilio dal Signore. Si sforzava, pregando senza interruzione, di mantenere il suo spirito alla presenza di Dio, per non rimanere privo delle consolazioni del Diletto. La preghiera era la sua consolazione. Quando si dava alla contemplazione, quasi fosse ormai un concittadino degli Angeli, con desiderio ardente ricercava il Diletto, da cui lo separava soltanto il muro del corpo. La preghiera era anche la sua difesa, quando si dava all’azione. Mediante l’insistenza nella preghiera, rifuggiva, in tutto il suo agire, dal confidare nelle proprie capacità. […]. Camminando e sedendo, in casa e fuori, lavorando e riposando, restava talmente intento all’orazione da sembrare che le avesse dedicato ogni parte di se stesso: non solo il cuore e il corpo, ma anche l’attività e il tempo». (LM X, 1).

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La vita di Gesù (Terza parte) raccontata ai bambini

30 settembre 2014

Giovanni 18

Eccomi. Io, che sono il governatore della Giudea, mi faccio avanti senza orgoglio e senza presunzione per raccontarvi le ultime ore di Gesù. Mi chiamo Ponzio Pilato. Era la vigilia della Pasqua ebraica quando i capi dei sacerdoti con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio fecero condurre innanzi a me Gesù. Era loro intenzione che io lo giudicassi e condannassi, …a morte. Loro stessi l’avevano interrogato e accusato di essere un bestemmiatore. Tuttavia non avevano il potere di emettere delle condanne; questo potere spettava solo a me. Gesù mi stava davanti, legato, in atteggiamento non umile, ma rispettoso. Cominciai a interrogarlo. <<Mi dicono che tu vuoi essere il nuovo re dei Giudei. Sei tu il Re dei Giudei?>> gli chiesi. <<Questo è ciò che dite voi>> rispose. I capi dei sacerdoti si fecero avanti per accusarlo di molte altre colpe ma egli, come rassegnato, si chiuse in un ostinato silenzio. Io osservavo, ascoltavo. Non vedevo in lui alcuna colpa. Quando pensai che il processo potesse dirsi concluso, mi alzai per la sentenza. Non potevo e non volevo condannare a morte un uomo che sentivo innocente. Era usanza, per omaggiare gli Ebrei nel giorno della loro Pasqua, che il governatore romano liberasse un prigioniero. Pensai di mostrare la mia clemenza facendo scegliere al popolo se liberare Gesù o Barabba, un ribelle assassino ebreo, rinchiuso nelle nostre carceri. <<Chi volete che io liberi, Gesù o Barabba?>> chiesi ai Giudei. <<Barabba! Libera Barabba.>> risposero essi senza esitazione. Non riuscivo a credere alle mie orecchie. Non mi era dunque possibile salvare quel giusto? E va bene! Se volevano una condanna, l’avrebbero avuta, ma non una condanna a morte. Ordinai ai soldati che eseguissero su Gesù la flagellazione ed essi lo flagellarono. Poi, ebbri del sangue e della violenza compiuta, lo insultarono anche; gli misero in testa una corona fatta con ramoscelli pieni di spine e sulle spalle un manto rosso. Io lo feci portare fuori, affinché il popolo potesse vedere che l’avevo punito. <<Ecco l’uomo!>> esclamai indicando Gesù <<L’ho punito come desideravate.>> <<No, no! Crocifiggilo, crocifiggi l’uomo che si è proclamato re!>> gridava la folla inferocita. <<A morte Gesù!>> <<Crocifiggilo!>> “Perché non sono paghi? Perché insistono?” mi domandavo. “Perché devo essere io la causa della morte di quest’innocente?” Improvvisamente i miei occhi cercarono quelli di Gesù e in essi vi lessero l’inevitabile. Ma con l’inevitabile vi lessero anche il perdono. Poi proclamai:<< La morte di Gesù è nelle vostre mani.>>

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“Deposizione” di Safet Zec nella Chiesa del Gesù

30 settembre 2014

Is 53

3 Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia,
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
4 Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
5 Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

 

Questa grande pala su tela è stata collocata  all’interno della Chiesa del Gesù nella Cappella della Passione rimasta a lungo senza una Pala d’altare. La “Deposizione” è opera del bosniaco Safet Zec, è stata benedetta dal Papa sabato 27 settembre scorso in occasione del secondo centenario della ricostituzione della Compagnia di Gesù ad opera di Pio VII nel 1814.

Il corpo di Cristo morto sostenuto da tre confratelli di papa Francesco: san Giuseppe Pignatelli (1737-1811), che della restaurazione della Compagnia fu protagonista; il servo di Dio Jan Philip Roothaan (1785-1853), secondo generale della rinata Compagnia; Pedro Arrupe (1907-1991), generale e figura decisiva nell’aggiornamento della Compagnia dopo il Concilio.

Con la collocazione dell’opera di Zec la cappella della Passione, dove sono venerati i tre figli di Ignazio, recupera così l’integrità tematica del ciclo pittorico di Giuseppe Valeriani e Gaspare Celio, venuta meno per la scomparsa della pala cinquecentesca di Scipione Pulzone, asportata all’inizio del 1800 e ora esposta al MoMa di New York.

«Il percorso compiuto per la realizzazione della nuova pala è stato lungo e non facile – dice padre Daniele Libanori, rettore della chiesa del Gesù –. Si è trattato di superare le riserve riguardanti l’opportunità di collocare un’opera d’arte contemporanea in un contesto storicizzato e poi di individuare, attraverso un concorso internazionale, un artista che potesse e volesse accettare l’inevitabile sfida del confronto con l’antico e rispondesse ai rigorosi criteri degli uffici preposti alle autorizzazioni. L’opera non doveva rispondere a un obiettivo celebrativo, quanto esprimere lo spirito che anima la Compagnia di Gesù e la volontà di servizio che essa vuole attuare dovunque sia inviata a portare il Vangelo».

Ritta in piedi sotto la Croce, la Madre del Signore. A terra catino e asciugatoio, simboli del servizio, la veste bianca che il Re vittorioso indosserà risorgendo e la corona della Passione e della regalità.

Opera che raffigura e fonde il paradosso della bellezza cristiana:

3 Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
perciò Dio ti ha benedetto per sempre. ( Sal 45)

al tempo stesso, l’Ecce homo,  “senza bellezza né apparenza”

Due volti di un unico amore, quello che dà la vita piena e salvezza.

 

 

Tweet del Papa

30 settembre 2014

La divisione in una comunità cristiana è un peccato gravissimo, è opera del diavolo.

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Audio di “Ascolta si fa sera” RAI, Radio 1. 15 settembre 2014. La santità

30 settembre 2014

 

RAI Radio 1
Ascolta si fa sera, 15 settembre 2014

Intervento di Enzo Bianchi

 

LA SANTITA’ 

Maratona: Kimetto scende per primo sotto il muro delle due ore e tre minuti

30 settembre 2014

http://www.raisport.rai.it/dl/raiSport/media/Maratona-di-Berlino-record-mondiale-per-Kimetto-00f4fd38-de7a-41ee-8194-6c01113ed906.html

Testo dell’ Omelia feriale quotidiana a s. Marta. Bibbia interconfessionale in lingua corrente: presentazione a papa Francesco. Discorso di P. Parolin alla 69^ sessione dell’ ONU

30 settembre 2014

LA PREGHIERA NELLA VERITA’

 

“….Giobbe maledice il giorno in cui è nato, la sua preghiera appare come una maledizione. Egli è stato messo alla prova  ha perso tutta la famiglia, ha perso tutti i beni, ha perso la salute e tutto il suo corpo è diventato una piaga, una piaga schifosa. In quel momento è finita la pazienza e lui dice queste cose. Sono brutte! Ma lui sempre era abituato a parlare con la verità e questa è la verità che lui sente in quel momento. Anche Geremia usa quasi le stesse parole: ‘Maledetto il giorno che nacqui!’”…. “Ma questo uomo bestemmia? Questa è la mia domanda quest’uomo che sta solo, così, in questo, bestemmia?”

Gesù, quando si lamenta – ‘Padre, perché mi ha abbandonato!’ – bestemmia? Il mistero è questo. Tante volte io ho sentito persone che stanno vivendo situazioni difficili, dolorose, che hanno perso tanto o si sentono sole e abbandonate e vengono a lamentarsi e fanno queste domande: perché? Perché? Si ribellano contro Dio. E io dico: ‘Continua a pregare così, perché anche questa è una preghiera’. Era una preghiera quando Gesù ha detto a suo Padre: ‘Perché mi ha abbandonato!’.

E’ una preghiera quella che fa Giobbe qui.

Perché pregare è diventare in verità davanti a Dio. E Giobbe non poteva pregare altrimenti.

Si prega con la realtà la vera preghiera viene dal cuore, dal momento che uno vive…. E’ la preghiera nei momenti del buio, nei momenti della vita dove non c’è speranza, non si vede l’orizzonte…E tanta gente, tanta oggi, è nella situazione di Giobbe. Tanta gente buona, come Giobbe, non capisce cosa le è accaduto, perché è così. Tanti fratelli e sorelle che non hanno speranza. Pensiamo alle tragedie, alle grandi tragedie, per esempio questi fratelli nostri che per essere cristiani sono cacciati via dalla loro casa e rimangono senza niente: ‘Ma, Signore, io ho creduto in te. Perché? Credere in Te è una maledizione, Signore?’.

Pensiamo agli anziani lasciati da parte  pensiamo agli ammalati, a tanta gente sola, negli ospedali.

Per tutta questa gente, e anche per noi quando andiamo nel cammino del buio la Chiesa prega. La Chiesa prega! E prende su di sé questo dolore e prega. E noi, senza malattie, senza fame, senza bisogni importanti quando abbiamo un po’ di buio nell’anima, ci crediamo di essere martiri e smettiamo di pregare. E c’è chi dice: “Mi sono arrabbiato con Dio, non vado più a Messa!”. …Ma perché?”Per una cosina piccolina”, è la risposta. …Santa Teresa di Gesù Bambino, negli ultimi mesi della sua vita, cercava di pensare al cielo, sentiva dentro di sé, come fosse una voce che diceva ‘Ma non essere sciocca, non farti fantasie. Sai cosa ti aspetta? Il niente!’.

Tante volte passiamo per questa situazione, viviamo questa situazione. E tanta gente che soltanto pensa di finire nel niente. E lei, Santa Teresa, pregava e chiedeva forza per andare avanti, nel buio. Questo si chiama entrare in pazienza. La nostra vita è troppo facile, le nostre lamentele sono lamentele da teatro. Davanti a queste, a questi lamenti di tanta gente, di tanti fratelli e sorelle che sono nel buio, che hanno perso quasi la memoria, quasi la speranza – che vivono quell’esilio da se stessi, sono esiliati, anche da se stessi – niente! E Gesù ha fatto questa strada: dalla sera al Monte degli Ulivi fino all’ultima parola dalla Croce: ‘Padre, perché mi hai abbandonato!’.

Due cose possono servire….Prima: prepararsi, per quando verrà il buio, che forse non sarà tanto duro come per Giobbe ma avremo un tempo di buio. Preparare il cuore per quel momento. E secondo: Pregare, come prega la Chiesa, con la Chiesa per tanti fratelli e sorelle che patiscono l’esilio da se stessi, nel buio e nella sofferenza, senza speranza alla mano. E’ la preghiera della Chiesa  per questi ‘Gesù sofferenti’, che ci sono dappertutto”.

 

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Sala del Concistoro
Lunedì, 29 settembre 2014

 

Cari fratelli in Cristo,

vi ringrazio per essere venuti qui a presentarmi la nuova versione italiana della “Bibbia Parola di Dio, traduzione interconfessionale in lingua corrente”, frutto della collaborazione tra l’Alleanza Biblica Universale – Società Biblica in Italia e la Casa Editrice ELLEDICI. Vi dirò qualcosa della mia esperienza. La traduzione preparata da evangelici e cattolici della Bibbia in lingua corrente argentina ha fatto tanto bene e fa tanto bene. È un’idea buona, perché la gente semplice può capirla, perché è un linguaggio vero, proprio, ma vicino alla gente. Nelle missioni che facevamo nelle parrocchie a Buenos Aires andavamo sempre alla Società Biblica a comprare queste traduzioni. Mi facevano un bello sconto! Consegnavamo la Bibbia alla gente, e la gente la capiva. Capiva! È stato uno sforzo bello, e mi piace che adesso sia disponibile in italiano, perché così la gente può capire racconti ed espressioni che, se tradotti letteralmente, non si possono capire.

La preparazione di una versione interconfessionale è uno sforzo particolarmente significativo, se si pensa a quanto i dibattiti attorno alla Scrittura abbiano influito sulle divisioni, specie in occidente. Questo progetto interconfessionale, che vi ha dato la possibilità di intraprendere un cammino comune per qualche decennio, vi ha permesso di affidare il cuore agli altri compagni di strada, superando sospetti e diffidenze, con la fiducia che scaturisce dall’amore comune per la Parola di Dio.

Il vostro è il frutto di un lavoro paziente, attento, fraterno, competente e, soprattutto, credente. Se non crederete, non comprenderete; “se non crederete, non resterete saldi”, dice Isaia (7,9). Mi auguro che questo testo, che si presenta con il beneplacito della CEI e della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, spinga tutti i cristiani di lingua italiana a meditare, vivere, testimoniare e celebrare il messaggio di Dio.

Vorrei tanto che tutti i cristiani potessero apprendere “la sublime scienza di Gesù Cristo” (cfr Fil 3,8) attraverso la lettura assidua della Parola di Dio, poiché il testo sacro è il nutrimento dell’anima e la sorgente pura e perenne della vita spirituale di tutti noi. Dobbiamo quindi compiere ogni sforzo affinché ogni fedele legga la Parola di Dio, poiché “l’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo”, come dice san Girolamo (Comm. in Is., Prol.: PL 24,17).

Vi ringrazio tutti di cuore, perché ciò che avete conseguito insieme è prezioso proprio per realizzare questo obiettivo e vi incoraggio a proseguire sul cammino intrapreso, per far conoscere sempre meglio e per far comprendere sempre più  profondamente la Parola del Dio vivente.

Vi accompagni anche la mia benedizione, che di cuore do a voi e vi invito a chiederla insieme, come fratelli, pregando il Padre Nostro.

Recita Padre Nostro

Grazie.

 

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SINTESI  del discorso di Sua Eminenza il Cardinale Pietro Parolin Segretario di Stato di Sua Santità Papa Francesco alla 69a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (New York, Lunedi 29 Settembre 2014), 2014/09/30

“…La promozione di una cultura di pace impone un rinnovato impegno a favore del dialogo, valorizzazione culturale e la cooperazione, nel rispetto della varietà di sensibilità. Ciò che occorre è un approccio politico lungimirante che non rigidamente imporre a priori modelli politici che sottovalutano la sensibilità dei singoli popoli. In definitiva, ci deve essere una vera e propria volontà di applicare a fondo gli attuali meccanismi di diritto, mentre allo stesso tempo rimanendo aperti alle implicazioni di questo momento cruciale. Ciò garantirà un approccio multilaterale, che serva meglio la dignità umana, e proteggere e promuovere lo sviluppo umano integrale in tutto il mondo. Tale volontà, quando concretamente espressa in nuove formulazioni giuridiche, certamente porterà nuova vitalità alle Nazioni Unite. Essa aiuterà anche a risolvere gravi conflitti, siano essi attivi o inattivi, che colpiscono ancora alcune parti di Europa, Africa e Asia, e la cui ultima risoluzione richiede l’impegno di tutti…..In occasione del centenario dell’inizio del conflitto, Sua Santità Papa Francesco ha espresso il suo desiderio che “gli errori del passato non si ripetano, che le lezioni della storia sono riconosciuti, e che le cause per la pace possa prevalere sempre attraverso il dialogo paziente e coraggiosa “( Angelus , 27 luglio 2014). In quell’occasione, i pensieri di Sua Santità concentrati in particolare su tre aree di crisi: il Medio Oriente, Iraq e Ucraina. Egli ha esortato tutti i cristiani e le persone di fede per pregare il Signore di “concedere a questi popoli e ai Capi di quelle regioni la saggezza e la forza necessaria per andare avanti con determinazione sulla via verso la pace, per risolvere ogni controversia con la tenacia di dialogo e la negoziazione e con il potere della riconciliazione. Che il bene comune e il rispetto per ogni persona, piuttosto che gli interessi specifici, essere al centro di ogni decisione. Ricordiamoci che in guerra tutto è perduto e in pace nulla “( ibid )

TESTO COMPLETO

Liturgia del giorno: Audio salmo 88 (87)

30 settembre 2014

Giunga fino a te la mia preghiera, Signore.

[1] Canto. Salmo. Dei figli di Core.
Al maestro del coro. Su “Macalat”.
Per canto. Maskil. Di Eman l’Ezraita.

[2] Signore, Dio della mia salvezza,
davanti a te grido giorno e notte.

[3] Giunga fino a te la mia preghiera,
tendi l’orecchio al mio lamento.

[4] Io sono colmo di sventure,
la mia vita è vicina alla tomba.

[5] Sono annoverato tra quelli che scendono nella fossa,
sono come un morto ormai privo di forza.

[6] È tra i morti il mio giaciglio,
sono come gli uccisi stesi nel sepolcro,
dei quali tu non conservi il ricordo
e che la tua mano ha abbandonato.

[7] Mi hai gettato nella fossa profonda,
nelle tenebre e nell’ombra di morte.

[8] Pesa su di me il tuo sdegno
e con tutti i tuoi flutti mi sommergi.

premere qui segue ….

Tutto il giorno ti chiamo, Signore !!!!

 La lacrima di Dio

Mons. Antonio Riboldi

Deve essere stato per un’impazienza non più sopportabile che un giorno Dio Padre, fissando lo sguardo sugli uomini che si erano fatti curvi per la schiavitù, con dentro il cuore la siccità disperata del deserto, proprio come orfani destinati a non conoscere amore, disse dentro di Sé: “Basta!”.

Con braccio potente raccolse tutte le stelle piccole e grandi che sono nel firmamento e con esse scrisse queste parole agli uomini: “VI AMO!” a lettere così grandi che occuparono tutto il cielo e tutti gli uomini le potessero leggere: tutti, proprio tutti…

Per la grande pietà o per il grande amore che gli riempivano il cuore, nello scrivere “Vi amo” cadde dagli occhi di Dio una lacrima che scivolò sulle stelle bagnandole tutte e facendole splendere di più e dalle stelle la lacrima andò a posarsi su una mangiatoia a Betlemme e si chiamò quel giorno Natale di Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine.

Quella lacrima schizzò sugli occhi spenti degli uomini e questi finalmente guardarono in su e lessero: “VI AMO”. Scoppiò una gran gioia e si cantò pace nel cuore di tanti. Ancora oggi gli uomini sono stanchi, soli ed aridi fino ad uno smarrimento ed un’angoscia che avvolge tutta di una coltre di tristezza che nasconde tanto il cielo da disperare che esista ancora.

Ma a Natale, ogni Natale, le stelle obbedienti si allineano per riscrivere: “VI AMO”.

E torna a piovere sulla terra una lacrima di tenerezza del Padre: una lacrima che cerca ancora gli occhi spenti degli uomini per posarsi in loro come in “nuova mangiatoia di Gesù“, perché il mondo sia un irrefrenabile scroscio di sorrisi.

Io a Natale apro gli occhi in su perché voglio riempirmi gli occhi di quella lacrima e piangendo di gioia come Maria.

Prego: «Guarda, Signore, me e tutti i miei amici che sono la più grande cesta, la stupenda immensa cesta, che porto sulle spalle: esaudisci, Signore, ridònati a noi perché ne abbiamo bene: senza di Te, stiamo male, ma tanto male.
Insegnaci a cercarti e Tu mostrati quando Ti cerchiamo.

Che Ti cerchiamo, Signore, desiderandoti e Ti desideriamo cercandoti. Che Ti troviamo amandoti e Ti amiamo trovandoti

(S. Anselmo)».

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Girolamo (o Gerolamo) Sacerdote e dottore della Chiesa

30 settembre 2014

Il “San Girolamo” di Caravaggio

SAN GIROLAMO (O GEROLAMO)

SACERDOTE E DOTTORE DELLA CHIESA

30 settembre – Memoria

 

Stridone (confine tra Dalmazia e Pannonia), ca. 347 – Betlemme, 420

Fece studi e enciclopedici ma, portato all’ascetismo, si ritirò nel deserto presso Antiochia, vivendo in penitenza. Divenuto sacerdote a patto di conservare la propria indipendenza come monaco, iniziò un’intensa attività letteraria. A Roma collaborò con papa Damaso, e, alla sua morte, tornò a Gerusalemme dove partecipò a numerose controversie per la fede, fondando poco lontano dalla Chiesa della Natività, il monastero in cui morì. Di carattere focoso, soprattutto nei suoi scritti, non fu un mistico e provocò consensi o polemiche, fustigando vizi e ipocrisie. Scrittore infaticabile, grande erudito e ottimo traduttore, a lui si deve la Volgata in latino della Bibbia, a cui aggiunse dei commenti, ancora oggi importanti come quelli sui libri dei Profeti.

Patronato: Archeologi, Bibliotecari, Studiosi

Etimologia: Girolamo = di nome sacro, dal greco

Emblema: Cappello da cardinale, Leone

Martirologio Romano: Memoria di san Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa: nato in Dalmazia, nell’odierna Croazia, uomo di grande cultura letteraria, compì a Roma tutti gli studi e qui fu battezzato; rapito poi dal fascino di una vita di contemplazione, abbracciò la vita ascetica e, recatosi in Oriente, fu ordinato sacerdote. Tornato a Roma, divenne segretario di papa Damaso e, stabilitosi poi a Betlemme di Giuda, si ritirò a vita monastica. Fu dottore insigne nel tradurre e spiegare le Sacre Scritture e fu partecipe in modo mirabile delle varie necessità della Chiesa. Giunto infine a un’età avanzata, riposò in pace.

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Preghiera del mattino: A Maria addolorata

30 settembre 2014

30 settembre: La sepoltura di Gesù.

Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, come ebbero tutto preparato per un’onorifica imbalsamazione, sindone, bende, pannilini, aromi secondo il costume dei Giudei, con delicata riverente devozione tolgono dal grembo di Maria la benedetta Salma di Gesù, la involtano con la sindone ed i pannilini fra una profusa copia di aromi, la fasciano con bende, ed improvvisata una barella, la sollevano e devotamente la portano poco più in là dal luogo della crocifissione, dentro l’orto appartenente a Giuseppe, ove era un sepolcro di recente scavato nella viva roccia. Se l’era fatto scavare per sè il nobile Decurione, e lui ancora superstite, non ci era stato sepellito alcuno. Il generoso discepolo cedè volentieri al Maestro quel suo sepolcro, tanto più che per l’imminente Sabato, non ci era tempo di trasportarlo più lontano. Ivi giunti, gli uomini soli entrarono, adagiarono la Salma divina nel loculo centrale, la coprirono con altri pannilini; ma chi poteva impedire alla devota amorosa curiosità delle Marie Galilee, di osservare coi propri occhi, dove, e come fosse stato curato il sepellimento del venerato e compianto Maestro? Nessuno pensò ad impedirlo, e sembra che quelle fervorose discepole non rimanessero contente di quanto si era fatto. Maggior copia di profumi si richiedeva a loro parere per conservarlo!

Ma nessuno contese all’Addolorata Madre l’entrata nella grotta, nè la licenza di coprire ella stessa con le sue mani il volto di Gesù, dopo impressovi con amore e dolore gli ultimi baci. Sembrava non potersi staccare di là, ma il tempo stringeva, e fu necessario che tutti uscissero, perchè i servi di Giuseppe già facevano scorrere la grossa pietra che doveva chiudere l’entrata al sepolcro.

Nel patetico racconto dei funerali del morto Gesù, dobbiamo ammirare la franca ed attiva devozione di Giuseppe e Nicodemo; l’indomito amore delle pie donne, che avevano seguito Gesù dalla Galilea, ed invece d’una lieta Pasqua si dovevano occupare di un mortorio. Ma c’è da notare che la face della vera fede non era più accesa che nell’anima di Maria Vergine. Ella soltanto comprendeva il mistero di quel sepellimento della Salma dell’Uomo-Dio, ella sola non vacillava punto nella speranza della prossima Resurrezione.

Ma dunque Maria non era la madre orbata dell’unico figlio! Non era la Desolata senza conforto umano! Non era la madre che ha visto morire di morte violenta con una straziante agonia il giovane figlio; non è la madre che l’ha dovuto lasciare freddo cadavere in una tomba! Sì Maria è tutto questo, ed ha sofferto e soffre nel momento della sepoltura quanto mai donna o madre soffrì in simili congiunture. La fede, la speranza e la carità stessa non diminuiscono il dolore umano, ma lo sublimano; rendendolo arcanamente più vivo ma più divinamente meritorio.

Considera pertanto Maria desolata che si ferma a baciare la fredda pietra del sepolcro già messa a posto; e studiati di esplorare gli interni suoi sentimenti. Anche lei è morta misticamente, anche la sua vita soprannaturale è sepolta con Cristo in Dio; soffre l’amarezza ineffabile del grande sacrificio che ha dovuto fare, e che tanto le costa; soffre per vivo desiderio che gli uomini corrano a sepellirsi insieme con Cristo; dopo essere morti totalmente al peccato: così possano risorgere insieme con Cristo alla nuova vita di grazia.

Oh quanto conforto posso io recare alla desolata Maria, se mi risolvo una buona volta ad uccidere in me il corpo del peccato, ed a sepellirmi con Gesù per risorgere con lui ad una vita. santa e perfetta!

Sì, Vergine santissima, Madre mia tenerissima, voglio darvi questa consolazione; e vi prego a soccorrermi col vostro patrocinio affinchè morto al peccato viva io sempre alla grazia di Dio.

Guarderò tutte le cose che mi circondano col lume della fede, disprezzando tutto ciò che è transitorio, stimando ed apprezzando solo quel che è eterno: questo è il mistico sepellimento con Gesù.

Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it

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Vangelo (Lc 9,57-62) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 1 Ottobre 2014) con commento comunitario

30 settembre 2014

S. Teresa di Gesù Bambino, vergine e dottore della Chiesa

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,57-62) 

In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Questo è il Vangelo del 1 Ottobre, quello del 30 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto

 

Preghiera della sera. A San Michele Arcangelo. Novena all’Angelo Custode (7° giorno)

29 settembre 2014

da qui

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA POTENZA CONTRO L’ANTICRISTO

Considera come la guerra che il demonio cominciò contro Dio nel cielo e che prosegue sulla terra, non terminerà che con la fine del mondo; allora, anzi, sarà più terribile, perchè il demonio, sapendo che gli resta poco tempo, susciterà una tribolazione così grave contro i fedeli – dice N. S. nel Vangelo – quale non fu mai da quando il mondo esiste. Allora verrà l’Anticristo, il quale cercherà con i prodigi fatti con l’aiuto dei demoni di indurre eventualmente in errore anche gli eletti. Avverranno diserzioni ed apostasie dappertutto: la fede già languida dei cristiani verrà meno per la persecuzione e rimarranno pochissimi costanti nella fede, i quali saranno martirizzati dall’Anticristo. Egli si farà adorare come Dio, e molti sedotti gli crederanno.

Considera come S. Michele, costituito da Dio qual principe della Chiesa, non potrà mancare di difenderla contra la fiera ed empia guerra dell’Anticristo che sarà strumento principale del demonio contro di essa. Potrà allora la Chiesa ripetere con Davide «nessun altro in questa fiera lotta mi aiuta, se non il Principe Michele». E come nella persona dell’Anticristo il demonio riunirà tutta la sua malizia, così allora S. Michele spiegherà tutto il suo zelo in difesa dell’onore di Dio, di Gesù Cristo e della Chiesa.

Considera, o cristiano, quanto è grande la potenza di S. Michele Arcangelo, e quanto sublimi sono i trionfi di questo celeste guerriero: corri pure a rifugiarti sotto le ali di sì potente capitano, e non cessare di pregarLo che ti liberi dalla seduzione di altri anticristi, che non mancano in questi tempi d’iniquità. Quanti tra i cristiani stessi spargono massime erronee contro la sana morale del Vangelo, contro la disciplina della Chiesa! Quanti seminano errori e seducono le anime incaute! Quanti con i loro cattivi esempi trascinano le anime alla perdizione! Ricorri al celeste guerriero e pregaLo che non cessi d’illuminare la tua mente perchè non cada mai in errore e di munire il tuo cuore perchè, nonostante tanta corruzione e malizia dei tempi, rimanga sempre puro e fervoroso nell’amore di Dio. PregaLo inoltre che renda gloriosa la Chiesa di Gesù Cristo col farla sempre riuscire vittoriosa sulle eresie che si spargono e sul malcostume che signoreggia.

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Novena a San Francesco

29 settembre 2014

 

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La vita di Gesù (seconda parte) raccontata ai bambini

29 settembre 2014

Luca 19

Eccomi, sono arrivato, tocca a me raccontare. Ehi! Non mi vedete? Sono qui, qui sopra, sull’albero, su questo sicomoro che cresce sulla via che porta alla città di Gerico.

Io mi chiamo Zaccheo e di mestiere faccio il pubblicano. Volete sapere cosa fa il pubblicano?…Ecco…io…un po’ mi vergogno a dirlo… Non perché fare il pubblicano sia un brutto lavoro, intendiamoci! I pubblicani sono come degli impiegati statali con il posto fisso, quindi… che c’è di meglio? I pubblicani sono quelli che si fanno dare dalla gente i soldi delle tasse chieste dai Romani. Ma il fatto è che queste tasse nessuno sa bene quante sono, e perciò capita spesso che i pubblicani chiedano molto più del dovuto e tengano per sé il denaro in eccedenza. In poche parole…dire pubblicano è come dire ladro. Un giorno Gesù passò di qui. Come al solito, era circondato da tantissima gente. I suoi discepoli gli stavano così vicini che io, che sono molto basso di statura, non riuscivo a vederlo. Mi spingeva a conoscerlo una curiosità fortissima; desideravo a tutti i costi osservare bene l’uomo che stava cambiando, con la sola forza delle parole, il mondo intero. E fu proprio per colpa di questa curiosità insaziabile che decisi di fare una cosa davvero ridicola: mi arrampicai su quest’albero. Dall’alto avrei veduto meglio il gruppo degli Apostoli e tra di loro avrei certamente riconosciuto Gesù. Quando il gruppo fu qui vicino, però, Gesù si fermò, alzò gli occhi e mi disse:<<Scendi dall’albero, Zaccheo. Vorrei venire a casa tua, oggi.>> Che figura! Diventai rosso dalla vergogna. Io, un impiegato della grande Roma, ero stato scoperto mentre mi davo tanto da fare per vedere quello che in molti consideravano un nemico dell’Impero! Ma, a dire il vero, l’imbarazzo durò poco. Tutta la gente intorno a Gesù, infatti, invece di scandalizzarsi perché io me ne stavo arrampicato come una scimmia, mormorava parole di disapprovazione verso Gesù, che aveva espresso il desiderio di essere mio ospite. Ecco! Fu questa cosa a farmi vergognare tantissimo, e non il fatto che sembravo un tacchino appollaiato. Mi vergognai perché mi resi conto di essere una persona indegna. E nonostante tutti, ma proprio tutti, sapessero che non ero degno di ospitare Gesù (vi ricordate che i pubblicani sono come dei ladri, vero?) egli aveva scelto comunque di venire da me. Rimase nella mia casa per tutta la giornata e io potei ascoltare e capire tutti i suoi insegnamenti. Imparai che dare è più bello che ricevere; che perdonare è più grandioso che serbare rancore; che soffrire è più virtuoso che gioire… Prima che andasse via, io dissi a Gesù:<<Maestro, ecco, io adesso darò ai poveri la metà dei miei beni; e se ho rubato a qualcuno, gli restituirò il quadruplo di quello che gli ho preso>>. Allora Gesù, parlando a quelli che lo avevano criticato perché era venuto a casa mia, disse:<<Il figlio di Dio è venuto per cercare le persone che hanno bisogno di lui e per salvarle>>.

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La Parola di Dio dalla Prima Lettura. Il Libro di Daniele. Cap. 7. La visione di Daniele

29 settembre 2014

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I Lettura Dn 7,9-10.13-14
Mille migliaia lo servivano.
Salmo (Sal 137)
Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.
Vangelo Gv 1,47-51
Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo.

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Dn 7

9Io continuavo a guardare,
quand’ecco furono collocati troni
e un vegliardo si assise.
La sua veste era candida come la neve
e i capelli del suo capo erano candidi come la lana;
il suo trono era come vampe di fuoco
con le ruote come fuoco ardente.
10Un fiume di fuoco scorreva
e usciva dinanzi a lui,
mille migliaia lo servivano
e diecimila miriadi lo assistevano.
La corte sedette e i libri furono aperti.

13Guardando ancora nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
14Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno,
che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.

Arcangelo San Michele (Museo bizantino di Atene)

Daniele è annoverato tra i cosiddetti “Profeti maggiori”.

L’esistenza storica di Daniele è ampiamente attestata dalle Sacre Scritture. Ezechiele, suo contemporaneo ed anche lui deportato – sebbene più tardi – a Babilonia, lo menziona due nel suo libro, al capitolo 14:14-20 e 28:3. Qualche commentatore, tuttavia, ritiene che il riferimento di  Ezechiele sia piuttosto ad una figura mitica ed “eroica”dell’antico oriente la cui memoria è stata oggi riportata alla luce negli scritti rinvenuti ad Ugarit.

Esistono fondamentalmente due opinioni circa la data di composizione del libro di Daniele. La prima, quella sostenuta dagli ebrei del tempo di Gesù e dai cristiani dei primi secoli,
fa risalire il libro al sesto secolo a.C., periodo in cui visse il profeta Daniele, che ne è considerato anche l’autore.
La seconda, vede nel libro di Daniele l’opera di un “pio” giudeo vissuto nel II secolo a.C., il quale avrebbe scritto per sostenere il popolo giudaico durante la persecuzione di Antioco IV Epifane.

Del libro di Daniele ci sono pervenuti:

  • i capitoli 1 e 8-12 in ebraico;
  • i capitoli da 2, 4 a 7, 28  in aramaico;
  • i capitoli 3, 24-90 e 13-14  giunti in greco. ( Queste parti sono considerate ”deuterocanoniche” ed escluse dal canone ebraico e protestante).

Il Libro di Daniele è diviso in due parti.
La prima, dal cap 1 al cap.6, è narrativa e prevale un ordine tematico, piuttosto che cronologico. Come accade in altri libri della Bibbia, secondo un habitus tipico di un ebreo vissuto a cavallo fra il VII ed il VI secolo a.C. . Come, per esempio, nel libro di Geremia, autore che si ritiene contemporaneo a Daniele.
Nella seconda parte del Libro, dal cap. 7 al cap. 12, si narrano alcune visioni attraverso le quali leggere la storia.

Sono sguardi ispirati, visioni sapienziali, messianiche che con uno stile e dei contenuti spesso oscuri,che  consentono al Profeta di annunciare  il segreto di Dio che si compirà nella storia dell’uomo e che è  contenuto in un “libro sigillato” che verrà aperto ( Dn 12,4) . Dio, nel suo disegno salvifico e misericordioso, in un tempo sconosciuto ma certo, farà scomparire il persecutore e instaurerà il regno dei santi, governato da un “Figlio di uomo” che regnerà in eterno.

C’è un evidente parallelismo tra questa visione di Daniele e i  capp. 4 e 5 del Libro dell’ Apocalisse di Giovanni. Entrambi i profeti hanno visto l’inizio del giudizio di Dio. Cristo, il “Figlio dell’uomo” al suo ritorno nella gloria, distruggerà l’anticristo.

Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutte le tribù della terra faranno lamenti per lui. Sì, amen.” (Ap 1:7)

Il ritorno del Figlio dell’uomo nella gloria corre lungo il Nuovo Testamento….

Allora sarà manifestato quell’empio che il Signore distruggerà col soffio della sua bocca e annienterà all’apparire della sua venuta”. (2 Ts, 2:8).

Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria.” (Mt 24:30)

Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi. E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo” (At. 1:9-11).

Il Profeta Daniele è turbato, scosso ed impaurito da questa visione.

Risuona l’invito di Luca: “Vegliate dunque, pregando in ogni momento, affinché siate in grado di scampare a tutte queste cose che stanno per venire, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”. (Lc 21:36).

E come Giovanni nell’Apocalisse, Daniele chiede il senso della visione ad un angelo, che si ritiene Gabriele, che gli è vicino e gli donerà le spiegazioni che chiede. Dai vv 17 e segg.

Daniele mostra, in questo, che la profezia, il dono dello sguardo illuminato che legge oltre, come ogni dono straordinari concesso dal cielo, ogni carisma, chiede perseverante abbandono, umiltà e piccolezza, che chiede, prega l’aiuto e la vicinanza del Padre, dei suoi strumenti, dei suoi emissari, di ogni suo seme di grazia.

 

Angelo. Alda Merini

29 settembre 2014

Uomo-promosso-a-uomo

Uomo promosso a uomo (essere nella vita)Opera di Giuliano Nardi

 

 

Eterna natura paziente angelica,
pane vivo ad oltranza,
che hai dita sacre come la luce.

 

Pane di Dio in terra
che trasmuti le lacrime in vino dolce.
Comunione dei forti,
comunione dei deboli,
fonte di ispirazione per i poeti.

 

Sguardo che non ha parole
e induce alla parola amorosa.
Foglia di Dio e canzone di Maria.

 

Angelo, che hai annunziato la veste pura della misericordia
e la carne dell’uomo unigenito,
tu che hai vestito di carne il soffio unigenito dell’amore,
tu che hai visto spandere sulla croce
in forma di uomo suppliziato e debole
la grande misura del Dio vero,
del Dio infinito,
come spiegare il mistero di un Dio crocifisso
con poche parole
di fronte alle montagne vive del benessere e della beatitudine?

 

ALDA MERINI

(da Poema della Croce)

Vangelo (Lc 9,51-56) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 30 Settembre 2014) con commento comunitario

29 settembre 2014

San Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,51-56) 

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Questo è il Vangelo del 30 Settembre, quello del 29 Settembre lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio salmo 138 (137)

29 settembre 2014

Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.

[1] Di Davide.
Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
A te voglio cantare davanti agli angeli,

[2] mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome
per la tua fedeltà e la tua misericordia:
hai reso la tua promessa più grande di ogni fama.

[3] Nel giorno in cui t’ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

[4] Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra
quando udranno le parole della tua bocca.

premere qui segue ….

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LA LEZIONE DELLA FARFALLA

Un giorno apparve un piccolo forellino in un bozzolo. Un uomo lo vide, si sedette e, per diverse ore, stette ad osservare la…..

http://slideplayer.it/slide/1006227/#

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Non scoraggiarti

Elisabetta della Trinità, Pensieri, Il passero solitario

Non scoraggiarsi mai.

E’ più difficile liberarsi dallo scoraggiamento che dal peccato.

Non inquietarsi se non si constatano progressi

nello stato della propria anima.

Spesso Dio permette questo per evitare

un sentimento di orgoglio.

Egli sa vedere i nostri progressi e contare ogni nostro sforzo.

 Elisabetta della Trinità, Pensieri, Il passero solitario

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Santi e Beati. Memoria di oggi: Santi Michele, Gabriele e Raffaele Arcangeli

29 settembre 2014

Pala dei tre Arcangeli, di Marco d’Oggiono – 1516 circa – Pinacoteca di Brera, Milano

SANTI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE ARCANGELI

29 settembre – Festa

Il Martirologio commemora insieme i santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. La Bibbia li ricorda con specifiche missioni: Michele avversario di Satana, Gabriele annunciatore e Raffaele soccorritore.

Prima della riforma del 1969 si ricordava in questo giorno solamente san Michele arcangelo in memoria della consacrazione del celebre santuario sul monte Gargano a lui dedicato.

Il titolo di arcangelo deriva dall’idea di una corte celeste in cui gli angeli sono presenti secondo gradi e dignità differenti.

Gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele occupano le sfere più elevate delle gerarchie angeliche.

Queste hanno il compito di preservare la trascendenza e il mistero di Dio. Nello stesso tempo, rendono presente e percepibile la sua vicinanza salvifica.

Martirologio Romano: Festa dei santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli. Nel giorno della dedicazione della basilica intitolata a San Michele anticamente edificata a Roma al sesto miglio della via Salaria, si celebrano insieme i tre arcangeli, di cui la Sacra Scrittura rivela le particolari missioni: giorno e notte essi servono Dio e, contemplando il suo volto, lo glorificano incessantemente.

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