Archive for ottobre 2014

Preghiera della sera. Ottobre, mese del Santo Rosario

31 ottobre 2014

 

Il Santo Rosario: morire con il Rosario

È certamente una grazia particolare andare incontro alla morte con la corona del Santo Rosario fra le mani. Parecchi Santi l’hanno chiesta e l’hanno ottenuta. Stringere la corona del Rosario fra le mani significava per loro stringere la mano stessa della Madonna che li assisteva nei travagli della morte per condurli poi in Paradiso.

È significativo l’esempio del beato Stefano Bellesini, agostiniano, devotissimo della Madonna del Buon Consiglio e della Madonna del Rosario. Egli amava particolarmente portare sempre indosso la corona del Rosario per baciarla spesso e per segnarsi con essa. Col passare degli anni, egli chiese alla Madonna di poter morire con una malattia che non gli turbasse la lucidità della mente, in modo da poter recitare le sue preghiere preferite, specialmente la Coroncina a Maria Santissima della Cintura e la corona del Santo Rosario.

Il Beato fu esaudito pienamente dalla bontà del Cuore della divina Madre, che riempiva tutta la sua vita, e il pittore del beato Stefano, dovendo preparare un quadro, ha potuto ritrarlo proprio così, tutto raccolto in preghiera dinanzi all’immagine della Madonna del Buon Consiglio, mentre sgrana piamente la corona del Santo Rosario.

L’ultimo giorno della sua vita, infatti, il beato Stefano potette trascorrerlo in tutta tranquillità pregando senza interruzione con la Liturgia delle ore, con i Salmi penitenziali, con la meditazione sulla Passione e Morte di Gesù, con la novena della Purificazione, con la coroncina alla Madonna della Cintura e con la corona del Santo Rosario. Quando il Beato stava per iniziare la coroncina alla Madonna e la corona del Santo Rosario, il padre Priore, pensando che fosse troppo stancante, gli consigliò di potersi dispensare da quelle due corone; ma il Beato gli rispose subito con molta serietà e dolcezza: «Come volete che io compaia al Tribunale di Dio senza aver recitato prima la Coroncina della Madonna, e il Rosario con le Litanie?». E così, poco dopo la recita del Santo Rosario, il Beato placidamente passò da questa vita sulla terra alla vita del Regno dei Cieli.

Anche san Luigi Maria Grignion da Montfort raccomandava a tutti senza stancarsi: «Recitate ogni giorno l’intero Rosario, perché al momento della morte benedirete il giorno e l’ora in cui mi avrete creduto».

Al Rosario l’ultimo bacio della vita

Vogliamo chiedere anche noi la grazia di poter morire con il Santo Rosario fra le mani? Ma, per questo, dobbiamo sforzarci di amare la santa corona, di portarla sempre con noi, di venerarla e di usarla santamente con la recita del Rosario più frequente possibile; e magari ogni sera, prima di addormentarci, seguire la raccomandazione di santa Bernardetta che diceva: «Alla sera, quando andate a dormire, prendete la corona; addormentatevi recitandola; farete come quei bambini che si addormentano chiamando con voce sempre più fioca: mamma… mamma». Dio voglia che si possa morire proprio così, con la corona in mano, invocando la divina Mamma!

Se siamo fedeli alla recita giornaliera del Santo Rosario, dobbiamo ricordare anche la riflessione che scrisse il beato Columba Marmion sui sentimenti da avere nell’ora terribile del passaggio da questo mondo al cospetto di Dio, come lui stesso sperimentò. Scrive infatti il beato Marmion: «Se ogni giorno abbiamo ripetuto spesso alla Vergine: “Madre di Dio pregate per noi… adesso e nell’ora della nostra morte”, quando sarà l’istante in cui l’adesso e l’ora della nostra morte saranno un solo e stesso momento, saremo sicuri che la Vergine non ci abbandonerà».

Nella vita di san Giovanni Battista De Rossi si legge che, essendo moribondo, durante uno svenimento, un sacerdote suo devoto ne approfittò per prendersi la corona del Rosario. Non appena il Santo si riebbe, però, si rese subito conto di non aver più la corona del Rosario e la chiese con ansia per potersi presentare al giudizio di Dio tenendola fra le mani.

Noi siamo in molti, forse, a ricordare la salma di san Pio da Pietrelcina, esposta per più giorni nel santuario mariano di San Giovanni Rotondo. Il Santo stigmatizzato aveva la corona del Rosario fra le mani: quella corona della Madonna da lui venerata e adoperata come forse nessun Santo mai ha fatto, quella corona che è stata la compagna più fedele della sua vita di preghiera e del suo ministero apostolico, quella corona su cui egli ha fatto passare fiumi di Ave Maria per ottenere fiumi di grazie e di benedizioni per tutti; con quella corona benedetta egli ha chiuso la sua lunga vita crocifissa passando dalla terra al Cielo.

Amiamo anche noi il Rosario perché ci accompagni in vita, ripetendo anche noi con il beato Bartolo Longo: «O Rosario benedetto di Maria… tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne».

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Liturgia del giorno: Audio salmo 111(110)

31 ottobre 2014
 *
Grandi sono le opere del Signore.
[1] Alleluia.
Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
nel consesso dei giusti e nell’assemblea.[2] Grandi le opere del Signore,
le contemplino coloro che le amano.[3] Le sue opere sono splendore di bellezza,
la sua giustizia dura per sempre.[4] Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi:
pietà e tenerezza è il Signore.
[5] Egli dà il cibo a chi lo teme,
si ricorda sempre della sua alleanza.[6] Mostrò al suo popolo la potenza delle sue opere,
gli diede l’eredità delle genti.
 *
 *
Quando in una società manca Dio, anche la prosperità è accompagnata da una povertà spirituale terribile.
 *
Mons. Antonio Riboldi

Deve essere stato per un’impazienza non più sopportabile che un giorno Dio Padre, fissando lo sguardo sugli uomini che si erano fatti curvi per la schiavitù, con dentro il cuore la siccità disperata del deserto, proprio come orfani destinati a non conoscere amore, disse dentro di Sé: “Basta!”.

Con braccio potente raccolse tutte le stelle piccole e grandi che sono nel firmamento e con esse scrisse queste parole agli uomini: “VI AMO!” a lettere così grandi che occuparono tutto il cielo e tutti gli uomini le potessero leggere: tutti, proprio tutti…

Per la grande pietà o per il grande amore che gli riempivano il cuore, nello scrivere “Vi amo” cadde dagli occhi di Dio una lacrima che scivolò sulle stelle bagnandole tutte e facendole splendere di più e dalle stelle la lacrima andò a posarsi su una mangiatoia a Betlemme e si chiamò quel giorno Natale di Gesù, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine.

Quella lacrima schizzò sugli occhi spenti degli uomini e questi finalmente guardarono in su e lessero: “VI AMO”. Scoppiò una gran gioia e si cantò pace nel cuore di tanti. Ancora oggi gli uomini sono stanchi, soli ed aridi fino ad uno smarrimento ed un’angoscia che avvolge tutta di una coltre di tristezza che nasconde tanto il cielo da disperare che esista ancora.

Ma a Natale, ogni Natale, le stelle obbedienti si allineano per riscrivere: “VI AMO”.

E torna a piovere sulla terra una lacrima di tenerezza del Padre: una lacrima che cerca ancora gli occhi spenti degli uomini per posarsi in loro come in “nuova mangiatoia di Gesù”, perché il mondo sia un irrefrenabile scroscio di sorrisi.

Io a Natale apro gli occhi in su perché voglio riempirmi gli occhi di quella lacrima e piangendo di gioia come Maria.

Prego: «Guarda, Signore, me e tutti i miei amici che sono la più grande cesta, la stupenda immensa cesta, che porto sulle spalle: esaudisci, Signore, ridònati a noi perché ne abbiamo bene: senza di Te, stiamo male, ma tanto male.
Insegnaci a cercarti e Tu mostrati quando Ti cerchiamo.

Che Ti cerchiamo, Signore, desiderandoti e Ti desideriamo cercandoti. Che Ti troviamo amandoti e Ti amiamo trovandoti (S. Anselmo)».

Vangelo (Mt 5,1-12) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 1 Novembre 2014) con commento comunitario

31 ottobre 2014

TUTTI I SANTI

 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12) 

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Questo è il Vangelo dell’1 Novembre, quello del 31 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto

Sinodo: un problema a monte, papa Francesco sembra confermarlo

31 ottobre 2014

http://it.radiovaticana.va/news/2014/10/31/papa_lamore_non_la_legge_apre_le_porte_della_speranza/1109831

Si veda anche: https://gpcentofanti.wordpress.com/2014/10/30/sinodo-sulla-famiglia-il-problema-forse-e-a-monte/

A. Lonardo. Recensione a “La notte delle zucche. Halloween: storia di una festa” di P.Gulisano e B.O’Neill. La festa cristiana dei santi: opposizione o continuità?

31 ottobre 2014

Differenza santi beati canonizzazione beatificazione

Il nome Halloween è indiscutibilmente termine di origine cristiana; è parola composta da hallow, ‘santificare’, ed eve, abbreviazione di evening, ‘sera’. Halloween, insomma, deriva da All Hallow’s Eve e vuol dire semplicemente ‘Sera della festa dei Santi’, ‘Vigilia della festa dei santi’.
La chiesa cattolica fa memoria, infatti, l’1 novembre di tutti i santi e la sera del 31 ottobre è appunto la vigilia della festa.
Ma l’1 novembre era il giorno della festa celtica di Samhain ed alcune delle tradizioni dell’odierna Halloween vi rimandano.
Cosa è avvenuto? Perché questa coincidenza? Halloween è una festa pagana o cristiana? Siamo dinanzi ad una espropriazione cristiana o ad un camuffamento sincretista di riti magici? Cosa è bene fare in campo educativo? Incoraggiare o opporsi alla celebrazione di Halloween?

P.Gulisano e B.O’Neill tracciano con il loro libretto La notte delle zucche. Halloween: storia di una festa (Ancora, Milano, 2006, pp.96, euro 7.00) la traiettoria storica che permette di rispondere a queste domande.

Il passaggio da Samahin ad Halloween manifesta un atteggiamento tipico del cristianesimo che non disprezza mai quanto gli preesiste storicamente, ma ne sa cogliere il valore per riproporlo alla luce della pienezza di vita che proviene dal vangelo[1]. I due Autori invitano così a raccontare alle nuove generazioni come avvenne che questa antica festa divenne cristiana[2]:
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Santi e Beati. Memoria di oggi: San Volfango di Ratisbona Vescovo

31 ottobre 2014

SAN VOLFANGO DI RATISBONA VESCOVO

31 ottobre

 

Svevia, Germania, ca. 924 – Pupping, Austria, 994

Nato nel 924 in Svevia, diventò monaco a Ginsiedeln. Inviato missionario in Ungheria nel 971, l’anno successivo fu eletto vescovo di Ratisbona. Riorganizzazò la diocesi e operò per la sua prosperità fino alla morte che giunse nel 994.

Patronato: Taglialegna

Etimologia: Volfango = che cammina come il lupo

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: A Ratisbona nella Baviera, in Germania, san Volfango, vescovo, che, dopo aver svolto l’ufficio di maestro di scuola e aver fatto professione di vita monastica, elevato alla sede episcopale, ristabilì la disciplina del clero e morì umilmente mentre era in visita nel territorio di Pupping.

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Preghiera del mattino: Novena per le anime dei defunti

31 ottobre 2014

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi.

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre

Credo

OTTAVO GIORNO Le anime del Purgatorio che non sono in grado di poter aiutare sè stesse, soffrono indicibilmente al pensiero che tanti uomini e donne vivono senza sapere ciò che fanno. Essi trascorrono la propria vita senza mai pensare a Dio, all’eternità e quindi al perché esistano e, di conseguenza, non sono in grado di prepararsi sin d’ora all’incontro finale con il loro Creatore . O Dio Onnipotente ed Eterno proteggimi da un cuore apatico ed indolente. Aiutami a riconoscere nella mia esistenza i veri valori, a contare i miei giorni e ad avvicinarmi sempre di più a Te fino a vederTi, adorarTi e lodarTi nel Tuo Regno Eterno. O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te per ottenere la Tua protezione. Santa Maria, Madre di Dio mediatrice di tutte le grazie, vieni a noi ed a tutte le anime del Purgatorio con la Tua potente intercessione.

Padre nostro, Ave Maria, L’eterno Riposo.

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Papa Francesco: Omelia feriale a s. Marta. Testo e videoregistrazione.

31 ottobre 2014

31  ottobre 2014

Fil 1,1-11   Sal 110   Lc 14,1-6

 

 

LA STRADA CHE VA DALL’AMORE ALLA CONOSCENZA, AL DISCERNIMENTO, ALLA LEGGE, ALL’INCONTRO CON GESU’

(….)

 Gesù chiede ai farisei se sia lecito o no guarire di sabato, ma loro non rispondono. Lui, allora, prende per mano un malato e lo guarisce. I farisei …. poi sparlavano dietro … e cercavano come farlo cadere. Gesù rimprovera questa gente che era tanto attaccata alla legge, che aveva dimenticato la giustizia…..

Ma chi è più importante?  Il quarto Comandamento o il Tempio?

 Questa strada di vivere attaccati alla legge, li allontanava dall’amore e dalla giustizia. Curavano la legge, trascuravano la giustizia. Curavano la legge, trascuravano l’amore. Erano modelli: erano i modelli. E Gesù per questa gente soltanto trova una parola: ipocriti.

Da una parte, vai in tutto il mondo cercando proseliti: voi cercate. E poi? Chiudete la porta. Uomini di chiusura, uomini tanto attaccati alla legge, alla lettera della legge, non alla legge, ché la legge è amore; ma alla lettera della legge, che sempre chiudevano le porte della speranza, dell’amore, della salvezza … Uomini che soltanto sapevano chiudere. 

Il cammino per essere fedeli alla legge, senza trascurare la giustizia, senza trascurare l’amore è il cammino inverso: dall’amore all’integrità; dall’amore al discernimento; dall’amore alla legge. Questa è la strada che ci insegna Gesù, totalmente opposta a quella dei dottori della legge. E questa strada dall’amore alla giustizia, porta a Dio.

La strada che va dall’amore alla conoscenza e al discernimento, al pieno compimento, porta alla santità, alla salvezza, all’incontro con Gesù.

Invece, l’altra strada, di essere attaccati soltanto alla legge, alla lettera della legge, porta alla chiusura, porta all’egoismo…. alla superbia di sentirsi giusti, a quella santità fra virgolette delle apparenze, no? Gesù dice a questa gente: ‘Ma, a voi piace farvi vedere dalla gente come uomini di preghiera, di digiuno …’: farsi vedere, no? E per questo Gesù dice alla gente: ‘Ma, fate quello che dicono, ma non quello che fanno’.

Queste sono le due strade e ci sono piccoli gesti di Gesù che ci fanno capire questa strada dall’amore alla piena conoscenza e al discernimento. 

Gesù si avvicina: la vicinanza è proprio la prova che noi andiamo sulla vera strada. Perché è proprio la strada che ha scelto Dio per salvarci: la vicinanza. Si avvicinò a noi, si è fatto uomo. La carne: la carne di Dio è il segno; la carne di Dio è il segno della vera giustizia. Dio che si è fatto uomo come uno di noi, e noi che dobbiamo farci come gli altri, come i bisognosi, come quelli che hanno bisogno del nostro aiuto.

La carne di Gesù è il ponte che ci avvicina a Dio … non è la lettera della legge: no! Nella carne di Cristo, la legge ha il pieno compimento ed è una carne che sa soffrire, che ha dato la sua vita per noi.

Che questi esempi, questo esempio di vicinanza di Gesù, dall’amore alla pienezza della legge  ci aiutino a mai scivolare nell’ipocrisia: mai. E’ tanto brutto, un cristiano ipocrita. Tanto brutto. Che il Signore ci salvi da questo!”.

 

Preghiera della sera. Ottobre, mese del Santo Rosario

30 ottobre 2014

Il Santo Rosario: legame fra Cielo e terra

C’è un pensiero delizioso di santa Teresina che ci spiega con semplicità come la corona del Santo Rosario sia un legame che unisce il Cielo alla terra. «Secondo una graziosa immagine, – dice la Santa carmelitana – il Rosario è una lunga catena che lega il cielo alla terra; una delle estremità è nelle nostre mani e l’altra in quelle della Santa Vergine».

Questa immagine ci fa ben capire che quando abbiamo la corona del Rosario fra le mani e la sgraniamo devotamente, con fede e con amore, siamo in rapporto diretto con la Madonna che fa scorrere anch’Ella i grani del Rosario avvalorando la nostra povera preghiera con la sua grazia materna e misericordiosa.

Ricordiamo che cosa avveniva, infatti, a Lourdes? Quando l’Immacolata appariva a santa Bernardetta Soubirous avveniva che la piccola santa Bernardetta prendeva la corona del Rosario e iniziava la recita della preghiera: a quel punto, anche l’Immacolata, che aveva la splendida corona color d’oro fra le mani, iniziava a sgranare la corona, senza dire le parole dell’Ave Maria, pronunziando, invece, le parole del Gloria al Padre.

L’insegnamento luminoso è questo: quando prendiamo la corona del Rosario e iniziamo a pregare con fede e con amore, anche Lei, la divina Madre, sgrana la corona con noi, avvalorando la nostra povera preghiera, quasi sgranando grazie e benedizioni su chi recita devotamente il Santo Rosario. In quei minuti, quindi, noi ci troviamo realmente legati a Lei, poiché la corona del Rosario fa da legame fra Lei e noi, fra il Cielo e la terra.

Ogni volta che recitiamo il Santo Rosario sarebbe molto salutare ricordare ciò, cercando di ripensare a Lourdes e di tenere presente l’Immacolata che a Lourdes accompagnava la preghiera del Rosario dell’umile santa Bernardetta sgranando con lei la corona benedetta. Questo ricordo e l’immagine di santa Teresina possano aiutarci a recitare meglio il Santo Rosario, in compagnia della divina Madre, guardando Lei che guarda noi e ci accompagna nello sgranare la corona.

«Incenso ai piedi dell’Onnipotente»

Un’altra bella immagine che santa Teresina ci insegna, a proposito del Rosario, è quella dell’incenso: ogni volta che noi prendiamo la santa corona per pregare, «il Rosario – dice la Santa – sale come incenso ai piedi dell’Onnipotente. Maria lo rinvia subito come benefica rugiada, che viene a rigenerare i cuori».

Se è antico l’insegnamento dei Santi i quali affermano che la preghiera, ogni preghiera, è come incenso profumato che sale verso Dio, nei riguardi del Rosario santa Teresina completa e abbellisce questo insegnamento spiegando che il Rosario non soltanto fa salire come incenso la preghiera a Maria, ma fa anche ottenere «subito», dalla divina Madre, l’invio della «rugiada benefica», ossia la risposta in grazie e benedizioni che vengono «a rigenerare i cuori».

Possiamo ben capire, quindi, che la preghiera del Rosario sale verso l’alto con un’efficacia non comune, dovuta soprattutto alla partecipazione diretta dell’Immacolata, ossia a quella partecipazione che Ella mostrò anche esternamente a Lourdes accompagnando la preghiera del Rosario dell’umile Bernardetta Soubirous nello sgranare la santa corona. Questo comportamento della Madonna a Lourdes fa comprendere che Ella è proprio la Mamma vicina ai figli, ed è la Mamma che prega con i suoi figli nella recita della santa corona. Non dovremmo mai dimenticare la scena dell’apparizione e della recita del Rosario dell’Immacolata con santa Bernardetta a Lourdes.

Da questo particolare così bello e significativo appare chiaro che il Santo Rosario si presenta davvero come la preghiera «prediletta» dalla Madonna, e perciò come la preghiera più feconda di altre preghiere per ottenere «subito» la grazia della «benefica rugiada» che «rigenera i cuori» dei figli quando piamente sgranano la santa corona, riponendo ogni speranza in Lei, nel Cuore della Regina del Santo Rosario.

Si può capire anche, di conseguenza, che la preghiera «prediletta» dalla Madonna non può non essere la preghiera più cara e più potente presso il Cuore di Dio, per cui Ella ottiene ciò che altre preghiere non possono ottenere, piegando con facilità il Cuore di Dio alle richieste che Ella rivolge in favore dei devoti del Santo Rosario. È per questo che ancora santa Teresina, con il suo magistero di umile e grande Dottore della Chiesa, insegna affermando con semplicità e sicurezza che «non c’è preghiera che sia più gradita a Dio del Rosario», e il beato Bartolo Longo conferma ciò quando dice che il Rosario, infatti, è la «catena dolce che ci rannoda a Dio».

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Sinodo sulla famiglia: il problema, forse, è a monte

30 ottobre 2014

Circa il sinodo sulla famiglia: la via del cuore divino e umano di Cristo mi pare porti sulla scia di papa Francesco, la via intellettualista porta altrove.Quando metteremo in discussione le fondamenta del discernere invece che le conseguenze di esse? Quando cercheremo le vie del discernere spirituale e umano di Cristo? Ma forse il Signore ci condurrà a questo solo attraverso un cammino nella storia se l’uomo non si mette a cercare molto intensamente, per grazia e per risposta alla grazia, la luce di Cristo.

Il martirio di san Bartolomeo, il volto deforme della Cappella Sistina, l’immagine di Michelangelo sulla medaglia commemorativa.

30 ottobre 2014

 

“I giusti sono nelle mani di Dio, e nessun tormento li toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace” Sap. 3,1-3

 

E’ San Bartolomeo, che nel suo martirio è stato scuoiato. Uno degli apostoli celebrati da Paul Claudel in un inno  di non facile esegesi e composto per la Corona benignitatis anni Deiintorno al 1912.

«Lodato sia Dio che annienta il male e ci libera dal timore!……La sofferenza non porta più con sé il dolore, e la morte stessa è privata del suo pungiglione / Siamo dunque finalmente liberi! (…) Il fuoco bruciante venga pure acceso! / I carnefici affondino pure le loro ferraglie e brandiscano le loro piccole asce ridicole!…..Ah! Prendete le nostre donne e i nostri fanciulli! Prendete i nostri beni! Prendete tutto! Prendete la mia vita! (…) Prendete la mia pelle. Che importa, dal momento che il mio cuore appartiene a Voi». A parlare è ormai lo stesso apostolo, fin troppo crudamente raffigurato cosparso dal rosso vivo del suo sangue, e al quale non importa nulla di ciò che lo avvolge esteriormente…

Bartolomeo non è stato mutilato e non gli manca nessuna delle due mani. / Non hanno legato i piedi dell’Apostolo, non hanno recisa la sua lingua, / come una sciabola l’hanno sguainato dal suo fodero e hanno messo a nudo all’aria aperta l’Angelo insanguinato del Signore e l’uomo rosso che era all’interno….niente ha più presa su di te. Tu non hai più involucro né capelli / Apostolo veramente nudo! Atleta veramente spoglio! / Santo veramente dalla carne circoncisa ed escoriato di ciò che era insudiciato….Giudeo in cui non c’è macchia….Non hai più pelle né volto e non si sa più chi tu sia….Ma Lui non ha dimenticato il Suo Apostolo e ti riconosce. / Mettiti qui. Non è necessario il corpo per entrare dal Padre! / Non c’è bisogno del volto per far tremare il mondo e provocare l’eclissi dell’immenso Inferno»

Proprio questo volto appare su una medaglia commemorativa in argento che i Musei Vaticani hanno coniato, per dare una immagine sicuramente inusuale di Michelangelo

” Non il ritratto in certo senso ufficiale che gli dedicò l’allievo Daniele da Volterra, non l’autoritratto in figura di Nicodemo in atto di sostenere il corpo di Cristo che il Maestro scolpì nella Pietà Bandini destinata, nelle intenzioni di origine, alla sua tomba. Il Michelangelo che compare nella medaglia coniata per ricordare il doppio anniversario (i vent’anni dalla conclusione del restauro sistino di Fabrizio Mancinelli e di Gianluigi Colalucci, i quattrocentocinquanta della morte del Buonarroti) è quello deforme, surreale, anamorfico che, in primo piano nell’affresco del “Giudizio”, vediamo dipinto sopra la pelle scuoiata del san Bartolomeo. La tradizione dice che il pittore ha voluto rappresentare se stesso come spellato vivo dagli attacchi di Pietro Aretino, il polemista più celebre di quegli anni. Io penso che in realtà, in quell’autoritratto, l’artista abbia voluto dare immagine al suo stato d’animo, alla tormentosa fatica che aveva significato per lui l’impresa della Sistina” dice Antonio Paolucci, in un articolo pubblicato su Avvenire del 30 ottobre 2014.
“Soffermiamoci su una poesia (nr. 267) degli anni tardi: «I’ sto rinchiuso come la midolla / da la sua scorza, qua pover e solo, / come spirto legato in un’ampolla… / … / Dilombato, crepato, infranto e rotto / son già per le fatiche, e l’osteria / è morte, dov’io viv’ e mangio a scotto. / La mia allegrezza’è la malinconia …»

È formidabile l’idea del genio che sta compresso come il midollo dentro la scorza dell’albero o come lo spirito nel vetro. E come non vedere nell’uomo spossato dalla fatica immane, «dilombato, crepato, infranto e rotto», il commento più efficace all’autoritratto deformato del “Giudizio”?
Quanto a quel verso di vasta desolazione («La mia allegrezza è la malinconia») un verso che potresti dire di Leopardi o di Baudelaire, essa rappresenta come meglio non si potrebbe lo spirito del vecchio Michelangelo quando si avviava a concludere il murale del “Giudizio”.
Il giorno in cui la parete con la Resurrezione dei morti e la Parusia venne scoperta (era  il 31 ottobre del 1541 vigilia di Ognissanti) pare che Paolo III Farnese – la testimonianza è di Giorgio Vasari – si sia gettato in ginocchio tremando di paura e con le lacrime agli occhi di fronte alla terribilità di quel Giudizio che presto anche lui, Papa, avrebbe dovuto affrontare.
La paura dei Novissimi che angosciava Paolo III toccava anche Michelangelo, il Michelangelo vertiginosamente grande degli anni ultimi, quello che sta fra il “Giudizio”, i murali della Cappella Paolina e la Pietà Rondanini.

Rileggiamo il sonetto celebre, il nr. 285 del 1555, quello che dice: «Giunto è già ’l corso della vita mia / Con tempestoso mar, per fragil barca, / al comun porto, ov’a render si varca / conto e ragion d’ogni opra trista e pia Onde l’affettüosa fantasia / che l’arte mi fece idol e monarca / conosco or ben com’era d’error carca / e quel c’a mal suo grado ogn’uom desia». 
Questi versi sono una confessione, un vero e proprio confiteor. Michelangelo chiede perdono per aver fatto dell’arte il suo Dio e il suo Signore. È la riflessione di un cristiano che nel declinare dei suoi giorni stringe il bilancio della vita affidandosi alla divina misericordia. Ma come è bella e come è doloroso staccarsene, quella «affettuosa fantasia» che ancora occupa i pensieri del Buonarroti e che subito ci riporta alla mente lo splendore lucente, l’eros subliminale degli “Ignudi” della volta della Sistina, dei “Prigioni” per la tomba di Giulio II, del David alto sulla Piazza della Signoria… Quelle due parole («l’affettuosa fantasia») toccano il cuore come il verso del famoso sonetto indirizzato all’amico Giovanni da Pistoia; verso nel quale un giovane Michelangelo ancora trentenne, descrivendo se stesso in atto di dipingere a faccia in su riverso sulla schiena le figure della volta sistina, dice: «e’l pennel sopra il viso tuctavia / mel fa gocciando un ricco pavimento». Mai la gloriosa fatica dell’arte ha avuto una così splendida rappresentazione”.

 

Tweet del Papa

30 ottobre 2014

La missione principale della Chiesa è evangelizzare, portare la Buona Novella a tutti.

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Vangelo (Lc 14,1-6) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 31 Ottobre 2014) con commento comunitario

30 ottobre 2014

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,1-6)

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

Questo è il Vangelo del 31 Ottobre, quello del 30 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto

La parola di Dio dalla Prima Lettura. Lettera agli Efesini. Cap 6. La lotta spirituale

30 ottobre 2014

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I Lettura Ef 6,10-20
Prendete l’armatura di Dio, perché possiate resistere e restare saldi dopo aver superato tutte le prove.
Salmo (Sal 143)
Benedetto il Signore, mia roccia.
Vangelo Lc 13,31-35
Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.

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Ef 6

La lotta spirituale

10Per il resto, rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza.11Indossate l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo.12La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
13Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. 14State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; 15i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. 16Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno;17prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. 18In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi. 19E pregate anche per me, affinché, quando apro la bocca, mi sia data la parola, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo, 20per il quale sono ambasciatore in catene, e affinché io possa annunciarlo con quel coraggio con il quale devo parlare.

 

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“Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio.  A volte riesco a raggiungerla, più sovente essa è coperta di pietre e sabbia: allora Dio è sepolto. Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo”  scriveva Hetty Hillesum, ebrea, testimone di guerra, “cuore pensante” di una baracca ad Auschwitz, dove morì nel 1943 ( da Diario 1941-1943, Ed. Adelphi)    L’incontro con Dio, nel dialogo, nella presenza, nell’intimità della preghiera si accompagna così spesso anche alla lotta spirituale…. Una battaglia non contro “carne e sangue“, ricorda Paolo, ma contro quei tanti dominatori del mondo, falsi  idoli,  falsi valori. Che avviene in un luogo preciso, proprio nel nostro centro, nel nostro “cuore”   dove la vita si scopre un tutto, di intelligenza e  memoria, di volontà e desiderio, di amore e coraggio. E dove ogni scoperta ed ogni vittoria, ogni sofferenza ed ogni prova si riconosce riflesso del patire, morire  e del risorgere di Cristo, del suo mistero di salvezza.

 

“È nel cuore, la parte più segreta di ogni essere umano, che è impressa l’immagine di Dio in noi. È evidente che è proprio questo il terreno su cui si radica la lotta spirituale. Se infatti il cuore è il luogo dell’incontro intimo e dell’alleanza tra Dio e l’uomo, esso è però anche sede di cupidigie e passioni fomentate dalla potenza del male: «dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini» – ha detto con chiarezza Gesù – «escono le intenzioni cattive» (Mc 7,21). Il cuore diviene così il luogo in cui si scontrano le astuzie di Satana e l’azione della grazia di Dio. Sì, prima di essere realizzato esternamente e di condurci sui sentieri mortiferi della dissomiglianza da Dio, ogni peccato è già stato consumato nel nostro cuore… Il cuore è dunque il luogo della lotta invisibile. È lì che può avere inizio il ritorno a Dio, la conversione, oppure si può soccombere alla seduzione del peccato e alla schiavitù dell’idolatria. È una lotta durissima quella per tendere ad avere un «cuore unificato», capace di collaborare alla vita nuova operata in noi dal Padre, attraverso la fede in Cristo morto e risorto, nella potenza dello Spirito santo: ma è proprio questa la battaglia fondamentale a cui il cristiano è chiamato….Nella lotta spirituale avviene una sinergia inestricabile tra l’azione dell’uomo e quella preveniente di Dio: l’uomo è chiamato a predisporre tutto affinché la grazia del Signore Gesù Cristo agisca in lui, a cedere alla grazia che lo attira.   La lotta invisibile del cristiano si fonda sulla fede nella resurrezione di Gesù Cristo, avvenuta nella potenza dello Spirito santo, evento che ha segnato la vittoria definitiva sulla morte e su «colui che della morte ha il potere, il diavolo» (Eb 2,14). Se infatti ogni peccato è in definitiva un tentativo maldestro di affrontare la paura della morte, l’arma più efficace della lotta è proprio la fede nella resurrezione”. ( E. Bianchi, Prolusione al  XVII convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa ,  9 settembre 2009).

 

Paolo esorta gli Efesini a rivestirsi di Dio, con le armi della fede, dell’adesione al Signore, dell’accoglienza del suo mistero, come canta anche  il Salmista:

Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo, e baluardo, mia potente salvezza.

…..

Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto,
la tua bontà mi ha fatto crescere.
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato. (  Dal Salmo 18)

Paolo insiste e ripete:”resistere”, “stare saldi”…

Il primo atteggiamento richiesto con insistenza al credente è quello dello stare, del resistere. Tale saldezza consiste innanzitutto nell’affrontare gli attacchi del Nemico, senza fuggire davanti a lui: in questo senso è esemplare la condotta di Cristo, che accettò di dimorare quaranta giorni nel deserto, guardando in faccia senza timore le seduzioni di Satana. Senza l’esposizione a questa dura fatica preliminare, a questa attiva passività, la lotta è persa in partenza. Il cristiano è chiamato a «rivestirsi del Signore Gesù Cristo» (cf. Rm 13,14): questa è l’arma di gran lunga più efficace nella lotta spirituale” ( E. Bianchi, cit)

E’ solo attraverso le armi della Verità, della Giustizia, della Pace, lette e protette dalla fede, dallo sguardo di Cristo, dall’opera dello Spirito che  “un barlume di eternità filtra sempre più nelle mie più piccole azioni e percezioni quotidiane. Io non sono sola nella mia stanchezza, malattia, tristezza o paura, ma sono insieme con milioni di persone, di tanti secoli: anche questo fa parte della vita che è pur bella e ricca di significato nella sua assurdità, se vi si fa posto per tutto e se la si sente come un’unità indivisibile. Così, in un modo o nell’altro, la vita diventa un insieme compiuto; ma si fa veramente assurda non appena se ne accetta o rifiuta una parte a piacere, proprio perchè essa perde allora la sua globalità e diventa tutta quanta arbitraria.” ( H. Hillesum, cit.)

 

Il solo terreno, lo spazio del sentire e dell’agire di Cristo, è quello della preghiera. Talvolta, essa per prima lotta, ma che diventa allora vigilanza, perseveranza, quello “state saldi” di Paolo.

Ciò significa vivere un’esistenza contrassegnata da quella che i Padri chiamavano memoria Dei, il ricordo costante di Dio, ossia lottare per essere sempre consapevoli della sua presenza in noi. Il cristiano è chiamato a consentire che lo Spirito preghi in lui e trasformi la sua vita in preghiera. E tutto questo al fine di giungere a una comunione sempre più piena con Dio e con i fratelli.  E infine la preghiera è preparata dalla grande virtù della vigilanza. La vigilanza, atteggiamento globale di tensione interiore per discernere la presenza del Signore e di apertura per far spazio in sé alla sua venuta, immette il credente in uno stato di lucidità spirituale. Essa è in radice la matrice di tutte le virtù cristiane, perché tempra il credente facendone una persona capace di resistere, di combattere, di trasformare l’energia vitale sviata o bloccata nelle passioni idolatriche in energia per conseguire l’unico vero scopo della lotta spirituale: l’agápe, l’amore verso Dio, verso tutti i fratelli e tutte le creature” ( E. Bianchi, cit)

 

 O Signore, mostrami ciò che in me
è disordine, confusione.
Purifica il mio cuore,
ordina i miei desideri,
rettifica le mie intenzioni,
affinché io scelga prima di tutto te,
Bene supremo,
e affinché io veda tutti gli altri beni
che sono necessari,
per i quali bisogna lavorare,
in relazione a Te.
Donami, o Dio,
di riconoscere il mio peccato,
e di detestarlo,
di conoscere il disordine che è in me
alfine di riordinarmi;
di conoscere il mondo
per respingere da me quello che è vano.
Ti chiedo, Signore, la conoscenza delle
circostanze della vita,
delle piccole cose
che sono causa di grandi errori.
Fa’ che io non banalizzi e non trascuri le
piccole mancanze.
Purificami, mio Dio, con l’issopo
affinché io sia puro;
lavami e rendimi più bianco della neve.
Ridonami il senso della gioia e della festa
ed esultino le ossa che tu hai spezzato.

 Card.Martini

(da PRENDETE IL LARGO! Eucaristia e dinamismo ecclesiale, ANCORA 2009)

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Germano di Capua Vescovo

30 ottobre 2014

SAN GERMANO DI CAPUA VESCOVO

30 ottobre

 

Capua, V secolo – † 30 ottobre 541

Nato nel V secolo da famiglia agiata, Germano si privò dei suoi beni per darli ai poveri. Condusse poi vita ascetica fino al 516 quando venne eletto vescovo di Capua. Amato nella sua diocesi, svolse una missione diplomatica particolarmente delicata. Su mandato di papa Ormisda si recò a Costantinopoli per cercare di mettere termine allo scisma iniziato dal patriarca Acacio. Nel tentativo di giungere all’unità con quanti si rifiutavano di accettare il concilio di Calcedonia, il patriarca aveva composto una formula di unione respinta da papa Felice II e dalle chiese d’occidente. La trattativa cui partecipò Germano andò a buon fine. L’imperatore Giustino e il patriarca Giovanni sottoscrissero il documento proposto da papa Ormisda e venne superata una divisione che durava ormai da due generazioni. Ritornato nella sua diocesi, il vescovo condusse vita ascetica fino alla morte avvenuta nel 541. Per gratitudine i fedeli lo seppellirono nella Chiesa di santo Stefano e lo venerarono come santo.

Martirologio Romano: A Capua sempre in Campania, san Germano, vescovo, di cui scrisse il papa san Gregorio Magno.

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Preghiera del mattino: Novena per le anime dei defunti

30 ottobre 2014

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi.

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre

Credo

SETTIMO GIORNO Il dolore immenso che provano le anime del Purgatorio e che noi possiamo alleviare, aumenta allorché essi considerano gli atti misericordiosi di Dio. In vita ebbero genitori cristiani, il dono della fede fin da piccoli insomma tutto e quanto di meglio per ricevere le grazie di Dio. Tutto ciò, ai loro occhi, rende il loro peccato di ingratitudine ancora più grave. O Dio Onnipotente, Dio Eterno, fui anch’io creatura ingrata. Tu mi aspettasti con infinita pazienza e rimettesti i miei peccati ripetutamente. Eppure io, dopo reiterate promesse, continuai ad offenderti. O mio Dio nostro Padre nei cieli, abbi pietà di me! Mi dolgo e mi pento di averTi offeso e Ti prometto di riparare le mie colpe. Abbi pietà di me e dei miei fratelli in Purgatorio Liberali dalla loro colpa e dalla loro condanna. Libera presto e concedi loro di divenire intercessori per me per tutte le mie intenzioni! O Maria, nostro aiuto e protezione, vieni in soccorso;  ai nostri fratelli del Purgatorio con la Tua potente intercessione!

Padre nostro, Ave Maria, L’eterno Riposo.

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Liturgia del giorno: Audio salmo 144(143)

30 ottobre 2014

 

Benedetto il Signore, mia roccia.

[1] Di Davide.
Benedetto il Signore, mia roccia,
che addestra le mie mani alla guerra,
le mie dita alla battaglia.

[2] Mia grazia e mia fortezza,
mio rifugio e mia liberazione,
mio scudo in cui confido,
colui che mi assoggetta i popoli.

[3] Signore, che cos’è un uomo perché te ne curi?
Un figlio d’uomo perché te ne dia pensiero?

[4] L’uomo è come un soffio,
i suoi giorni come ombra che passa.

[5] Signore, piega il tuo cielo e scendi,
tocca i monti ed essi fumeranno.

[6] Le tue folgori disperdano i nemici,
lancia frecce, sconvolgili.

[7] Stendi dall’alto la tua mano,
scampami e salvami dalle grandi acque,
dalla mano degli stranieri.

[8] La loro bocca dice menzogne
e alzando la destra giurano il falso.

 

premere qui segue ….

 

Foto SunsOut 44662 - Come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali - Matteo 23,37 - Puzzle 550 pezzi 1

Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!

 

Marana tha, vieni Signore Gesù

“Il popolo che camminava nelle tenebre,

ha visto una gran luce; sopra coloro che abitavano in terra tenebrosa,

una grande luce ha brillato” (Isaia 9,1).

Quando dici:… “Non ce la faccio a risolvere i miei problemi…”

Dio ti dice “Io guido i tuoi passi”.

Quando dici: “E’ impossibile…”

Dio ti dice “Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio“.

Quando dici: “Mi sento molto solo…”

Dio ti dice “Non ti lascerò e non ti abbandonerò”.

Quando dici: ” Come posso fare questo che mi chiedi? Chi mi aiuterà?…”

Dio ti dice “Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio”.

Quando dici: “Non merito perdono…”
Dio ti dice “Io ti perdono”.

“Anche se i vostri peccati fossero scarlatto, diventeranno bianchi come neve” (Isaia 1,18).

Quando dici: “Ho paura…”

Dio ti dice “Non temere, perché io sono con te”.

Quando dici: “Sono molto stanco…”

Dio ti dice “Io ti ristorerò”.

Quando dici: “Nessuno mi vuole bene e nessuno mi considera…”

Dio dice “Io ti amo, ti porto disegnato sul palmo delle mie mani”.

Quando dici: “Non so come andare avanti…”

Dio ti dice “Io ti indicherò il cammino”.

Quando ti domandi… “Quale è la via che mi conduce a te…?”

Dio ti risponde: “Il mio Figlio amato Gesù Cristo”.

C’è un fatto straordinario che sta accadendo in questi giorni:
Dio si fa uomo e viene ad abitare in mezzo a noi:
apriamo gli occhi, stiamo attenti
e vigilanti, non perdiamo anche questa occasione

per incontrarci con il Signore.

“State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!” (Marco 13,33).

 

Papa Francesco: Omelia feriale a s. Marta. Testo e videoregistrazione. Discorso ai Vescovi veterocattolici dell’Unione di Utrecht

30 ottobre 2014

30 ottobre 2014

Ef 6,10-20   Sal 143   Lc 13,31-35

 

 

 

LA VITA CRISTIANA E’ UNA LOTTA, BELLISSIMA

” (…)

Rivolgendosi agli Efesini, Paolo sviluppa in un linguaggio militare la vita cristiana….. la vita in Dio si deve difendere, si deve lottare per portarla avanti. Ci vogliono dunque forza e coraggio per resistere e per annunziare. Per andare avanti nella vita spirituale  si deve combattere. Non è un semplice scontro, no, è un combattimento continuo.

Sono tre i nemici della vita cristiana: il demonio, il mondo e la carne…

Da che devo difendermi? Cosa devo fare? ‘Indossare l’armatura di Dio’, ci dice Paolo, cioè quello che è di Dio ci difende, per resistere alle insidie del diavolo. E’ chiaro? Chiaro. Non si può pensare ad una vita spirituale, ad una vita cristiana, diciamo ad una vita cristiana, senza resistere alle tentazioni, senza lottare contro il diavolo, senza indossare questa armatura di Dio, che ci dà forza e ci difende”.

San Paolo sottolinea che la nostra battaglia non è contro cose piccole, ma contro i principati e le potenze, cioè contro il diavolo e i suoi.

Ma a questa generazione – a tante altre –  hanno fatto credere che il diavolo fosse un mito, una figura, un’idea, l’idea del male. Ma il diavolo esiste e noi dobbiamo lottare contro di lui. Lo dice Paolo, non lo dico io! La Parola di Dio lo dice. Ma noi non siamo tanto convinti. E poi Paolo dice com’è questa armatura di Dio, quali sono le diverse armature, che fanno questa grande armatura di Dio. E lui dice: ‘State saldi, dunque, state saldi, attorno ai fianchi la verità’. Questa è un’armatura di Dio: la verità.

Il diavolo  è il bugiardo, è il padre dei bugiardi, il padre della menzogna. Bisogna avere ai fianchi la verità, indosso la corazza della giustizia. Quindi non si può essere cristiani, senza lavorare continuamente per essere giusti. Non si può.

Aiuterebbe tanto domandarci: “credo o non credo?”. ….“credo un po’ sì e un po’ no? Sono un po’ mondano e un po’ credente?”.

Senza fede non si può andare avanti, non si può difendere la salvezza di Gesù…. Abbiamo bisogno di questo scudo della fede, perché il diavolo non ci butta addosso fiori ma frecce infuocate per ucciderci. Bisogna prendere l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito che è la Parola di Dio. Bisogna pregare costantemente, vegliare con preghiere e suppliche.

La vita è una milizia. La vita cristiana è una lotta, una lotta bellissima, perché quando il Signore vince in ogni passo della nostra vita, ci dà una gioia, una felicità grande: quella gioia che il Signore ha vinto in noi, con la sua gratuità di salvezza. Ma sì, tutti siamo un po’ pigri, no, nella lotta, e ci lasciamo portare avanti dalle passione, da alcune tentazioni. E’ perché siamo peccatori, tutti! Ma non scoraggiatevi. Coraggio e forza, perché c’è il Signore con noi”.

 

 

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
ALLA DELEGAZIONE DELLA CONFERENZA INTERNAZIONALE
DEI VESCOVI VETEROCATTOLICI DELL’UNIONE DI UTRECHT

Giovedì, 30 ottobre 2014

Vostra Grazia,
Eminenza,
Eccellenze,

rivolgo il mio cordiale saluto ai membri della Conferenza dei Vescovi veterocattolici dell’Unione di Utrecht. La vostra visita ci offre una proficua occasione di riflessione sul nostro comune viaggio ecumenico.

Quest’anno segna il cinquantesimo anniversario della promulgazione del Decreto sull’Ecumenismo del Concilio Vaticano II, Unitatis redintegratio, che ha inaugurato una nuova era di relazioni ecumeniche e di impegno nella ricerca dell’unità dei discepoli di Cristo. Per tutti noi, il lavoro della Commissione Internazionale di dialogo cattolica-veterocattolica svolge un ruolo significativo nella ricerca di una crescente fedeltà alla preghiera del Signore «che tutti siano sola una cosa» (cfr Gv 17,21). È stato possibile costruire ponti di intesa reciproca e di cooperazione pratica. Sono state realizzate convergenze ed individuate in maniera più precisa differenze, collocandole in nuovi contesti.

Se, da una parte, ci rallegriamo ogni volta che possiamo compiere ulteriori passi verso una più salda comunione di fede e di vita, dall’altra ci rattristiamo nel prendere coscienza dei nuovi disaccordi che sono emersi tra noi nel corso degli anni. Le questioni ecclesiologiche e teologiche che hanno accompagnato la nostra separazione sono ora più difficili da superare a causa della nostra crescente distanza su temi attinenti al ministero ed al discernimento etico.

La sfida che cattolici e veterocattolici devono affrontare è dunque quella di perseverare in un sostanziale dialogo teologico e di continuare a camminare insieme, a pregare insieme e a lavorare insieme in un più profondo spirito di conversione a tutto ciò che Cristo vuole per la sua Chiesa. Nella nostra separazione vi sono stati, da entrambe le parti, gravi peccati e mancanze umane. In uno spirito di reciproco perdono e di umile pentimento, abbiamo bisogno adesso di rafforzare il nostro desiderio di riconciliazione e di pace. Il cammino verso l’unità inizia con una trasformazione del cuore, con una conversione interiore (cfr Unitatis redintegratio, 4). È un viaggio spirituale dall’incontro all’amicizia, dall’amicizia alla fratellanza, dalla fratellanza alla comunione. Lungo il percorso, il cambiamento è inevitabile. Dobbiamo essere sempre disposti ad ascoltare e a seguire i suggerimenti dello Spirito che ci guida alla verità tutta intera (cfr Gv 16,13).

Nel frattempo, nel cuore dell’Europa, così confusa sulla propria identità e sulla propria vocazione, vi sono molte aree in cui cattolici e veterocattolici possono collaborare, tentando di rispondere alla profonda crisi spirituale che colpisce individui e società. C’è sete di Dio. C’è un profondo desiderio di riscoprire il senso della vita. E c’è un urgente bisogno di una testimonianza credibile delle verità e dei valori del Vangelo. In questo, possiamo sostenerci ed incoraggiarci reciprocamente, soprattutto a livello di parrocchie e di comunità locali. Infatti, l’anima dell’ecumenismo consiste nella «conversione del cuore» e nella «santità di vita, insieme con le preghiere private e pubbliche per l’unità dei cristiani» (Unitatis redintegratio, 8). Pregando gli uni per gli altri e gli uni con gli altri, le nostre differenze verranno assunte e superate nella fedeltà al Signore e al suo Vangelo.

Sono consapevole del fatto che il «santo proposito di riconciliare tutti i cristiani nell’unità della Chiesa di Cristo, una e unica, supera le forze e le doti umane» (Ibid., 24). La nostra speranza risiede nella preghiera di Cristo stesso per la Chiesa. Addentriamoci allora ancora più profondamente in questa preghiera, di modo che i nostri sforzi siano sempre sostenuti e guidati dalla grazia divina.

 

Preghiera della sera. Ottobre, mese del Santo Rosario

29 ottobre 2014

Il Santo Rosario: converte i peccatori

La richiesta più importante che la Madonna fece nelle sue apparizioni a Lourdes e a Fatima è quella della conversione dei peccatori. I mezzi più importanti che la Madonna indicò a Lourdes e a Fatima per la conversione dei peccatori sono la preghiera e la penitenza. La preghiera più importante ed efficace che la Madonna raccomandò a Lourdes e a Fatima per ottenere la conversione dei peccatori è la preghiera del Santo Rosario.

A Lourdes l’Immacolata stessa aveva la corona del Rosario fra le mani e la sgranava mentre santa Bernardetta, la piccola veggente, recitava il Rosario. A Fatima, nelle sei apparizioni alla Cova da Iria, ogni volta la Madonna raccomandò espressamente ai tre pastorelli, Giacinta, Francesco e Lucia, la recita giornaliera del Santo Rosario.

Dagli insegnamenti della Madonna a Lourdes e a Fatima, dunque, appare evidente che c’è un legame particolare, un legame tutto speciale fra il Rosario e la conversione dei peccatori. La preghiera del Rosario, cioè, ottiene la conversione dei peccatori. L’esperienza viva di un apostolo come san Massimiliano Maria Kolbe si riassume in quella affermazione che è insieme verifica e conferma: «Ho sperimentato tante volte che la conversione dei peccatori si ottiene con la preghiera».

Non la sola preghiera, però, ma la preghiera unita alla penitenza. Insieme, preghiera e penitenza, sono generatrici della conversione del peccatore, della vita spirituale del peccatore.

Santa Bernardetta e i pastorelli di Fatima recitavano il Santo Rosario in ginocchio: questa è una piccola penitenza, ma quanto efficace! E si sa che una volta Lucia di Fatima, prima di entrare in convento, volle fare in ginocchio tutto il lungo e aspro tragitto che dal suo villaggio di AIjustrel porta alla Cova da Iria, recitando il Santo Rosario. Fu una penitenza gravosissima, ma per questo tanto più feconda di grazie, ricordando bene Lucia la terrificante visione dell’Inferno, e le parole che la Madonna disse dopo: «Molte anime vanno all’inferno perché non c’è chi preghi e si sacrifichi per loro».

I Rosari di sangue vivo

Chi può dire, poi, che cosa fosse la preghiera del Rosario di san Pio da Pietrelcina? Recitare molte corone del Rosario di giorno e di notte è già una grande penitenza che a noi fa impressione e paura: e san Pio da Pietrelcina arrivava a recitare circa cento corone del Rosario ogni giorno! Non solo, ma egli sgranava sempre la corona del Rosario con quelle sue mani piagate e sanguinanti di giorno e di notte. La sua era davvero una preghiera-penitenza, i suoi Rosari erano sempre Rosari di sangue vivo! Ma era proprio con i Rosari di sangue vivo che san Pio da Pietrelcina attirava le anime e convertiva i peccatori, che «venivano a lui da ogni parte», come l’evangelista san Marco dice delle folle che andavano da Gesù (Mc 1,45). Quanti peccatori convertiti debbono la loro salvezza ai Rosari di sangue vivo di san Pio! Si potrà saperlo soltanto in Paradiso.

Una corona del Rosario recitata bene è una garanzia di grazia preziosissima! San Massimiliano Maria Kolbe arrivò a scrivere, una volta, nel suo Diario più intimo: «Quante corone, tante anime salve!». È veramente confortante tale sentenza; e tuttavia è sconfortante chiedersi come sia possibile ai cristiani restare indifferenti avendo a disposizione questo mezzo così semplice e salutare per salvare le anime, e ben sapendo, del resto, che, purtroppo, sono davvero tanti i peccatori e i lontani da Dio in ogni luogo, sono tanti i bisognosi, quindi, della grazia divina per convertirsi e salvarsi!

Ricordiamo anche quel grande apostolo che fu, ai suoi tempi, san Gaspare del Bufalo, il quale, nella sua fervida attività missionaria, si impegnò «a tenere esercitata nei popoli la recita del Rosario, come un mezzo assai efficace per la mutazione dei costumi». E la piccola santa Teresa di Gesù Bambino ci assicura che la preghiera del Santo Rosario «è come il fermento che può riformare la terra».

Anche ai sacerdoti è bene ricordare l’esperienza di san Luigi Maria Grignion da Montfort, il quale si serviva del Rosario per ottenere la conversione di tanti peccatori durante le sue Missioni, e alla fine poteva affermare con tutta sincerità: «Un sacerdote che dice e predica il Rosario ottiene più frutto in un mese che altri in un anno!».

Recitiamo ogni giorno il Santo Rosario, quindi, per convertirci e per convertire.

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Sul Padre Nostro. Giancalo Bruni

29 ottobre 2014

 

Conferenza del 2010 a Taggia di G. Bruni, monaco, appartenente all’Ordine dei Servi di Maria