La parola di Dio dalla Prima Lettura. Lettera agli Efesini. Cap 6. La lotta spirituale

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I Lettura Ef 6,10-20
Prendete l’armatura di Dio, perché possiate resistere e restare saldi dopo aver superato tutte le prove.
Salmo (Sal 143)
Benedetto il Signore, mia roccia.
Vangelo Lc 13,31-35
Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.

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Ef 6

La lotta spirituale

10Per il resto, rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza.11Indossate l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo.12La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
13Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. 14State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; 15i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. 16Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno;17prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. 18In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi. 19E pregate anche per me, affinché, quando apro la bocca, mi sia data la parola, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo, 20per il quale sono ambasciatore in catene, e affinché io possa annunciarlo con quel coraggio con il quale devo parlare.

 

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“Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio.  A volte riesco a raggiungerla, più sovente essa è coperta di pietre e sabbia: allora Dio è sepolto. Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo”  scriveva Hetty Hillesum, ebrea, testimone di guerra, “cuore pensante” di una baracca ad Auschwitz, dove morì nel 1943 ( da Diario 1941-1943, Ed. Adelphi)    L’incontro con Dio, nel dialogo, nella presenza, nell’intimità della preghiera si accompagna così spesso anche alla lotta spirituale…. Una battaglia non contro “carne e sangue“, ricorda Paolo, ma contro quei tanti dominatori del mondo, falsi  idoli,  falsi valori. Che avviene in un luogo preciso, proprio nel nostro centro, nel nostro “cuore”   dove la vita si scopre un tutto, di intelligenza e  memoria, di volontà e desiderio, di amore e coraggio. E dove ogni scoperta ed ogni vittoria, ogni sofferenza ed ogni prova si riconosce riflesso del patire, morire  e del risorgere di Cristo, del suo mistero di salvezza.

 

“È nel cuore, la parte più segreta di ogni essere umano, che è impressa l’immagine di Dio in noi. È evidente che è proprio questo il terreno su cui si radica la lotta spirituale. Se infatti il cuore è il luogo dell’incontro intimo e dell’alleanza tra Dio e l’uomo, esso è però anche sede di cupidigie e passioni fomentate dalla potenza del male: «dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini» – ha detto con chiarezza Gesù – «escono le intenzioni cattive» (Mc 7,21). Il cuore diviene così il luogo in cui si scontrano le astuzie di Satana e l’azione della grazia di Dio. Sì, prima di essere realizzato esternamente e di condurci sui sentieri mortiferi della dissomiglianza da Dio, ogni peccato è già stato consumato nel nostro cuore… Il cuore è dunque il luogo della lotta invisibile. È lì che può avere inizio il ritorno a Dio, la conversione, oppure si può soccombere alla seduzione del peccato e alla schiavitù dell’idolatria. È una lotta durissima quella per tendere ad avere un «cuore unificato», capace di collaborare alla vita nuova operata in noi dal Padre, attraverso la fede in Cristo morto e risorto, nella potenza dello Spirito santo: ma è proprio questa la battaglia fondamentale a cui il cristiano è chiamato….Nella lotta spirituale avviene una sinergia inestricabile tra l’azione dell’uomo e quella preveniente di Dio: l’uomo è chiamato a predisporre tutto affinché la grazia del Signore Gesù Cristo agisca in lui, a cedere alla grazia che lo attira.   La lotta invisibile del cristiano si fonda sulla fede nella resurrezione di Gesù Cristo, avvenuta nella potenza dello Spirito santo, evento che ha segnato la vittoria definitiva sulla morte e su «colui che della morte ha il potere, il diavolo» (Eb 2,14). Se infatti ogni peccato è in definitiva un tentativo maldestro di affrontare la paura della morte, l’arma più efficace della lotta è proprio la fede nella resurrezione”. ( E. Bianchi, Prolusione al  XVII convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa ,  9 settembre 2009).

 

Paolo esorta gli Efesini a rivestirsi di Dio, con le armi della fede, dell’adesione al Signore, dell’accoglienza del suo mistero, come canta anche  il Salmista:

Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo, e baluardo, mia potente salvezza.

…..

Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto,
la tua bontà mi ha fatto crescere.
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato. (  Dal Salmo 18)

Paolo insiste e ripete:”resistere”, “stare saldi”…

Il primo atteggiamento richiesto con insistenza al credente è quello dello stare, del resistere. Tale saldezza consiste innanzitutto nell’affrontare gli attacchi del Nemico, senza fuggire davanti a lui: in questo senso è esemplare la condotta di Cristo, che accettò di dimorare quaranta giorni nel deserto, guardando in faccia senza timore le seduzioni di Satana. Senza l’esposizione a questa dura fatica preliminare, a questa attiva passività, la lotta è persa in partenza. Il cristiano è chiamato a «rivestirsi del Signore Gesù Cristo» (cf. Rm 13,14): questa è l’arma di gran lunga più efficace nella lotta spirituale” ( E. Bianchi, cit)

E’ solo attraverso le armi della Verità, della Giustizia, della Pace, lette e protette dalla fede, dallo sguardo di Cristo, dall’opera dello Spirito che  “un barlume di eternità filtra sempre più nelle mie più piccole azioni e percezioni quotidiane. Io non sono sola nella mia stanchezza, malattia, tristezza o paura, ma sono insieme con milioni di persone, di tanti secoli: anche questo fa parte della vita che è pur bella e ricca di significato nella sua assurdità, se vi si fa posto per tutto e se la si sente come un’unità indivisibile. Così, in un modo o nell’altro, la vita diventa un insieme compiuto; ma si fa veramente assurda non appena se ne accetta o rifiuta una parte a piacere, proprio perchè essa perde allora la sua globalità e diventa tutta quanta arbitraria.” ( H. Hillesum, cit.)

 

Il solo terreno, lo spazio del sentire e dell’agire di Cristo, è quello della preghiera. Talvolta, essa per prima lotta, ma che diventa allora vigilanza, perseveranza, quello “state saldi” di Paolo.

Ciò significa vivere un’esistenza contrassegnata da quella che i Padri chiamavano memoria Dei, il ricordo costante di Dio, ossia lottare per essere sempre consapevoli della sua presenza in noi. Il cristiano è chiamato a consentire che lo Spirito preghi in lui e trasformi la sua vita in preghiera. E tutto questo al fine di giungere a una comunione sempre più piena con Dio e con i fratelli.  E infine la preghiera è preparata dalla grande virtù della vigilanza. La vigilanza, atteggiamento globale di tensione interiore per discernere la presenza del Signore e di apertura per far spazio in sé alla sua venuta, immette il credente in uno stato di lucidità spirituale. Essa è in radice la matrice di tutte le virtù cristiane, perché tempra il credente facendone una persona capace di resistere, di combattere, di trasformare l’energia vitale sviata o bloccata nelle passioni idolatriche in energia per conseguire l’unico vero scopo della lotta spirituale: l’agápe, l’amore verso Dio, verso tutti i fratelli e tutte le creature” ( E. Bianchi, cit)

 

 O Signore, mostrami ciò che in me
è disordine, confusione.
Purifica il mio cuore,
ordina i miei desideri,
rettifica le mie intenzioni,
affinché io scelga prima di tutto te,
Bene supremo,
e affinché io veda tutti gli altri beni
che sono necessari,
per i quali bisogna lavorare,
in relazione a Te.
Donami, o Dio,
di riconoscere il mio peccato,
e di detestarlo,
di conoscere il disordine che è in me
alfine di riordinarmi;
di conoscere il mondo
per respingere da me quello che è vano.
Ti chiedo, Signore, la conoscenza delle
circostanze della vita,
delle piccole cose
che sono causa di grandi errori.
Fa’ che io non banalizzi e non trascuri le
piccole mancanze.
Purificami, mio Dio, con l’issopo
affinché io sia puro;
lavami e rendimi più bianco della neve.
Ridonami il senso della gioia e della festa
ed esultino le ossa che tu hai spezzato.

 Card.Martini

(da PRENDETE IL LARGO! Eucaristia e dinamismo ecclesiale, ANCORA 2009)

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Una Risposta to “La parola di Dio dalla Prima Lettura. Lettera agli Efesini. Cap 6. La lotta spirituale”

  1. M&C Says:

    La Parola di Dio arriva sempre puntuale, al momento giusto, vera ed efficace, per riportare pace, speranza e per rinnovare e rinvigorire il coraggio e la gioia del “restare”.
    Grazie Signore, per la Tua fedeltà e per la cura con la quale sempre ci guidi e mai ci lasci mai soli.

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