Archive for novembre 2014

Il Papa ai leader islamici: condannino il terrorismo

30 novembre 2014

30 novembre 2014

http://video.sky.it/news/mondo/papa_francesco_voglio_andare_in_iraq/v223134.vid

 

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Conclusa la visita di tre giorni di Bergoglio in Turchia. “Non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi” afferma il Pontefice nella conferenza stampa tenuta nel volo di ritorno da Istanbul. E aggiunge: “Vorrei andare in Iraq

 

 

Spiega che quella nella Mosche Blu di Istanbul era “una vera preghiera”, e “sincera”, diretta in particolare al tema della pace (FOTO). Chiede a tutti i leader islamici che “condannino chiaramente il terrorismo”, spiegando con forza che “quello non è l’Islam”. Ribadisce di voler andare in Iraq, ma che in questo momento lo sconsiglia il fatto di creare “seri problemi” alle autorità. Percorre tanti temi papa Francesco nell’ampia conferenza stampa – oltre 45 minuti di risposte ai giornalisti – durante il volo di ritorno dalla Turchia.

“I leader islamici condannino il terrorismo” –
“Ho detto al presidente Erdogan: sarebbe bello che tutti i leader islamici, i leader politici, religiosi, accademici, condannino chiaramente il terrorismo e dicano che quello non e’ Islam”, racconta. “Abbiamo bisogno di una condanna mondiale, che gli islamici dicano chiaramente, noi non siamo quello, questo non è il Corano”.

“Non tutti gli islamici sono terroristi” – Rispondendo a una domanda sull’islamofobia di cui ha parlato Erdogan, Francesco osserva che “non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi. Non si può. Tanti musulamani dicono ‘noi non siamo così, il Corano è un libro di pace, è un libro profetico di pace e quello dei terroristi non è islamismo’”. E, ugualmente, “non si può dire che tutti i cristiani sono fondamentalisti”. A proposito di Iraq, invece, afferma: “Voglio andare. Ho parlato col patriarca Sako, ho inviato il cardinale Filoni, e per il momento non è possibile. Non perché io non voglia. Se in questo momento andassi creerei un problema abbastanza serio alle autorità. Di sicurezza. Ma mi piacerebbe tanto”.

Armi chimiche –
Bergoglio parla poi dei conflitti in atto in questi nostri giorni. “Si moltiplicano- dice – perché si danno le armi”. E aggiunge: “L’anno scorso a settembre alla Siria si diceva che aveva le armi chimiche: io credo che la Siria non fosse in grado di fare le armi chimiche. Chi le ha vendute? Forse alcuni degli stessi che la accusavano di averle. Su questo affare delle armi c’è tanto mistero”. E in tema di armi atomiche, il Papa sottolinea che “da Hiroshima e Nagasaki l’umanità non ha imparato nulla”.

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Verso il Natale

30 novembre 2014

Si ama Dio con l’amore di Dio.
Egli accende nei nostri cuori quella fiamma viva con la quale desideriamo di amarlo sempre di più.
Se andrai avanti senza stanchezza lungo questo sublime cammino, conoscerai la felicità.

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Preghiera della sera. Per le anime dei defunti

30 novembre 2014

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

PENSIERO DI VITA

Dalle riflessioni di questo mese, possiamo concludere che il pensiero dei nostri morti è tutt’altro che un pensiero triste.

Prima di tutto perché i nostri morti sono degli esseri viventi, che sono legati a noi da legami con cui ci erano uniti in questo mondo.

E soprattutto perché la morte per un cristiano non è mai disgiunta dal pensiero della risurrezione. La morte non è la fine, non è un salto nel buio, ma è il passaggio verso la vita eterna.

Oggi anche i cristiani provano disagio a parlare della morte e dei novissimi. Come se il pensiero dell’aldilà escludesse l’impegno di questa vita, per creare un mondo più bello e più giusto.

A questo proposito, vorremmo solo ricordare un messaggio che ci ha lasciato il Concilio Vaticano II: «La speranza escatologica non diminuisce l’importanza degli impegni terreni, ma anzi dà nuovi motivi a sostegno del compimento di essi», poiché «l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che riesce ad offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo».

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STORIA DI UN’ANIMA di SANTA TERESA DI LISIEUX

30 novembre 2014

2.

 

IL COMANDAMENTO NUOVO DI GESÙ (1897)

Amarsi come Cristo ci ha amato – Non giudicare – Vittorie pratiche – Esigenze della carita’ evangelica – Gioia del vero povero di spirito – Premu­re indiscrete – Servi di tutti e senza diritti – Il «pennellino» di Gesù all’ope­ra – Potenza della preghiera – Pane corroborante dell’umiliazione – Suor San Pietro – In coro e al bucato – Due «fratelli» sacerdoti e missionari -«Attiratemi! noi correremo… » – La preghiera dell’ultima sera – Amore e fiducia illimitata in Dio.

 

302 – Madre mia, Gesù mi ha concesso la grazia di farmi penetrare i misteri profondi della carità; se potessi esprimere ciò che capisco, lei intenderebbe una melodia di cielo, ma ahimè! ho soltanto dei balbettii infantili da farle intendere… Se le parole stesse di Gesù non mi servissero di sostegno, sarei tentata di chiederle grazia e lasciar la penna. Ma no, bisogna che continui per obbedienza quello che per obbedienza ho cominciato. Madre amata, scrivevo ieri che i beni di quaggiù non mi appartengono e perciò dovrei trovar facile non richiederli se qualcuno me li prendesse. I beni del Cielo non mi appartengono, maggiormente mi vengono prestati dal Signore il quale può ritogliermeli senza che io abbia diritto di lamentarmi. Tuttavia i beni che vengono direttamente da Dio, gli slanci dell’intelligen­za e del cuore, i pensieri profondi, tutto ciò forma una ricchezza alla quale ci attacchiamo come a un bene proprio che nessuno ha il diritto di toccare… Per esempio, se in «licenza» si comuni­ca a una consorella qualche luce ricevuta durante l’orazione e, poco tempo dopo, questa consorella parlando con un’altra le dice ciò che le è stato confidato come se l’avesse pensato lei stes­sa, sembra che ella si appropri di ciò che non è suo. Oppure in ricreazione si dice a voce bassa ad una compagna una parola piena di spirito e opportunissima; se quella la ripete ad alta voce senza far conoscere la fonte da cui proviene, ciò sembra ancora un furto alla proprietaria, la quale non la reclama, ma avrebbe voglia di farlo, e coglierà la prima occasione per far sentire con finezza che altri si è impadronito dei suoi pensieri.

 

303 – Madre mia, non potrei spiegarle così bene questi sentimenti tristi della natura, se non li avessi provati nel mio cuore, e mi piacerebbe cullarmi nella dolce illusione che essi abbiano visitato soltanto il mio, se lei non mi avesse comanda­to di ascoltare le tentazioni delle sue care piccole novizie. Ho molto imparato assolvendo la missione da lei affidatami, soprat­tutto mi sono trovata costretta a praticare ciò che insegnavo alle altre; perciò ora lo posso dire, Gesù mi ha fatto la grazia di non essere più attaccata ai beni dello spirito e del cuore che a quelli della terra. Se mi accade di pensare o dire una cosa che piaccia alle mie sorelle, trovo del tutto naturale che se ne impadroniscano come di una loro proprietà. Questo pensiero appartiene allo Spirito Santo e non a me, poiché san Paolo dice che non possiamo, senza quello Spirito di amore, chiama­re «Padre» il Padre nostro che è nei Cieli. È perciò ben libe­ro di servirsi di me per dare un buon pensiero a un’anima; se stimassi che quel pensiero fosse mio, sarei come «l’asino che portava le reliquie», il quale credeva che gli omaggi resi ai santi fossero rivolti a lui.

 

304 – Non disprezzo i pensieri profondi che nutriscono l’anima e la uniscono a Dio, ma da lungo tempo ho capito che non bisogna appoggiarsi ad essi e far consistere la perfezione nel ricevere molte luci. I pensieri più belli sono un nulla senza le opere; è vero che gli altri possono cavarne gran profitto se si umiliano e testimoniano a Dio la loro riconoscenza in quanto permette loro di prender parte al festino di un’anima che egli arricchisce con le sue grazie; ma se quest’ultima si compiace dei suoi bei pensieri e fa la preghiera del fariseo, diventa simile a uno il quale muoia di fame davanti a una tavola ben fornita, mentre tutti i suoi invitati ne attingono nutrimento abbondan­te, e gettano talvolta uno sguardo d’invidia sul possessore di tanti beni. Ah, come soltanto Dio conosce il fondo dei cuori! E le creature, quali corti pensieri hanno! Quando vedono un’anima più illuminata delle altre, subito ne deducono di essere amate meno di quella, da Gesù, e di non potere essere chiamate alla stessa perfezione. Da quando il Signore non ha più il diritto di usare una delle sue creature per dispensare alle anime, che egli ama, il nutrimento necessario? Al tempo di faraone Dio aveva ancora questo diritto, perché nella Scrittura dice a quel re: «Ti ho elevato apposta per fare splendere in te la mia potenza, affinché venga annunciato il mio Nome su tutta la terra». I secoli sono succeduti ai secoli da quando l’Altissi­mo pronunciò queste parole, e, dopo, la sua condotta non ha cambiato; sempre si è servito delle sue creature come di stru­menti per compiere l’opera sua nelle anime.

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Esempi di Gesù Bambino di S. Alfonso Maria de Liguori

30 novembre 2014

ESEMPIO IX.

 

Riferisce il P. Nadasi (Hebdom. 16 Pueri Iesu) [10] che essendosi introdotta in un monastero la divozione di mandare attorno per le religiose l’immagine di Gesù bambino un giorno per ciascuna, una di quelle vergini a cui toccò la sua giornata, dopo lunga orazione venuta la notte prese l’immagine e la chiuse in un picciolo armario. Ma appena postasi a riposare sentì che ‘l santo Bambino picchiava all’uscio di quell’armario:

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Vangelo (Mt 8,5-11) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 1 Dicembre 2014) con commento comunitario

30 novembre 2014

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,5-11)

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: Va’!, ed egli va; e a un altro: Vieni!, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo!, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Questo è il Vangelo dell’1 Dicembre, quello del 30 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio salmo 80(79)

30 novembre 2014

 

Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

 

[1] Al maestro del coro. Su “Giglio del precetto”. Di Asaf. Salmo.

[2] Tu, pastore d’Israele, ascolta,
tu che guidi Giuseppe come un gregge.
Assiso sui cherubini rifulgi

[3] davanti a Efraim, Beniamino e Manasse.
Risveglia la tua potenza
e vieni in nostro soccorso.

[4] Rialzaci, Signore, nostro Dio,
fà splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

[5] Signore, Dio degli eserciti,
fino a quando fremerai di sdegno
contro le preghiere del tuo popolo?

[6] Tu ci nutri con pane di lacrime,
ci fai bere lacrime in abbondanza.

[7] Ci hai fatto motivo di contesa per i vicini,
e i nostri nemici ridono di noi.

[8] Rialzaci, Dio degli eserciti,
fà risplendere il tuo volto e noi saremo salvi.

[9] Hai divelto una vite dall’Egitto,
per trapiantarla hai espulso i popoli.

[10] Le hai preparato il terreno,
hai affondato le sue radici e ha riempito la terra.

 

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DIO DEGLI ESSERCITI,

VOLGITI, GUARDA DAL CIELO

E VEDI E VISITA QUESTA VIGNA…..

 

 

Marana tha, vieni Signore Gesù

“Il popolo che camminava nelle tenebre,

ha visto una gran luce; sopra coloro che abitavano in terra tenebrosa,

una grande luce ha brillato” (Isaia 9,1).

Quando dici:… “Non ce la faccio a risolvere i miei problemi…”

Dio ti dice “Io guido i tuoi passi”.

Quando dici: “E’ impossibile…”

Dio ti dice “Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio”.

Quando dici: “Mi sento molto solo…”

Dio ti dice “Non ti lascerò e non ti abbandonerò”.

Quando dici: ” Come posso fare questo che mi chiedi? Chi mi aiuterà?…”

Dio ti dice “Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio”.

Quando dici: “Non merito perdono…”
Dio ti dice “Io ti perdono”.

“Anche se i vostri peccati fossero scarlatto, diventeranno bianchi come neve” (Isaia 1,18).

Quando dici: “Ho paura…”

Dio ti dice “Non temere, perché io sono con te”.

Quando dici: “Sono molto stanco…”

Dio ti dice “Io ti ristorerò”.

Quando dici: “Nessuno mi vuole bene e nessuno mi considera…”

Dio dice “Io ti amo, ti porto disegnato sul palmo delle mie mani”.

Quando dici: “Non so come andare avanti…”

Dio ti dice “Io ti indicherò il cammino”.

Quando ti domandi… “Quale è la via che mi conduce a te…?”

Dio ti risponde: “Il mio Figlio amato Gesù Cristo”.

C’è un fatto straordinario che sta accadendo in questi giorni:
Dio si fa uomo e viene ad abitare in mezzo a noi:
apriamo gli occhi, stiamo attenti
e vigilanti, non perdiamo anche questa occasione

per incontrarci con il Signore.

“State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!” (Marco 13,33).

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: Sant’ Andrea Apostolo

30 novembre 2014

 

SANT’ANDREA APOSTOLO

30 novembre – Festa

 

Bethsaida di Galilea – Patrasso (Grecia), ca. 60 dopo Cristo

All’apostolo Andrea spetta il titolo di ‘Primo chiamato’. Ed è commovente il fatto che, nel Vangelo, sia perfino annotata l’ora («le quattro del pomeriggio») del suo primo incontro e primo appuntamento con Gesù. Fu poi Andrea a comunicare al fratello Pietro la scoperta del Messia e a condurlo in fretta da Lui. La sua presenza è sottolineata in modo particolare nell’episodio della moltiplicazione dei pani. Sappiamo inoltre che, proprio ad Andrea, si rivolsero dei greci che volevano conoscere Gesù, ed egli li condusse al Divino Maestro. Su di lui non abbiamo altre notizie certe, anche se, nei secoli successivi, vennero divulgati degli Atti che lo riguardano, ma che hanno scarsa attendibilità. Secondo gli antichi scrittori cristiani, l’apostolo Andrea avrebbe evangelizzato l’Asia minore e le regioni lungo il mar Nero, giungendo fino al Volga. È perciò onorato come patrono in Romania, Ucraina e Russia. Commovente è la ‘passione’ – anch’essa tardiva – che racconta la morte dell’apostolo, che sarebbe avvenuta a Patrasso, in Acaia: condannato al supplizio della croce, egli stesso avrebbe chiesto d’essere appeso a una croce particolare fatta ad X (croce che da allora porta il suo nome) e che evoca, nella sua stessa forma, l’iniziale greca del nome di Cristo. La Legenda aurea riferisce che Andrea andò incontro alla sua croce con questa splendida invocazione sulle labbra: «Salve Croce, santificata dal corpo di Gesù e impreziosita dalle gemme del suo sangue… Vengo a te pieno di sicurezza e di gioia, affinché tu riceva il discepolo di Colui che su di te è morto. Croce buona, a lungo desiderata, che le membra del Signore hanno rivestito di tanta bellezza! Da sempre io ti ho amata e ho desiderato di abbracciarti… Accoglimi e portami dal mio Maestro».

Patronato: Pescatori

Etimologia: Andrea = virile, gagliardo, dal greco

Emblema: Croce decussata, Rete da pescatore

Martirologio Romano: Festa di sant’Andrea, Apostolo: nato a Betsaida, fratello di Simon Pietro e pescatore insieme a lui, fu il primo tra i discepoli di Giovanni Battista ad essere chiamato dal Signore Gesù presso il Giordano, lo seguì e condusse da lui anche suo fratello. Dopo la Pentecoste si dice abbia predicato il Vangelo nella regione dell’Acaia in Grecia e subíto la crocifissione a Patrasso. La Chiesa di Costantinopoli lo venera come suo insigne patrono.

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F. Rosini. Catechesi audio sui sei giorni della creazione: 3° giorno

30 novembre 2014

I sei giorni della Creazione  come paradigma della nostra crescita spirituale.

 

Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

Preghiera del mattino: Novena dell’Immacolata

30 novembre 2014

II GIORNO: TI SALUTO, O MARIA.

Ti saluto, O Maria, tutta pura, tutta irreprensibile e degna di lode.

Tu sei la corredentrice, la rugiada del mio arido cuore, la serena luce della mia mente confusa, la riparatrice di tutti i miei mali.

Compatisci, o purissima, l’infermità dell’anima mia.

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Preghiera della sera. Per le anime dei defunti

29 novembre 2014

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

RICORRIAMO ALLA MADONNA

La Madonna è la persona più amata da Dio, perché ha raggiunto vette di santità mai raggiunte da altri, e quindi è diventata più somigliante al suo divin Figlio. Il suo potere d’intercessione presso Dio è quindi immenso.

La Madonna desidera che tutti arrivino alla felicità eterna perché non è solo madre di Dio,  ma anche  la madre di tutti i credenti; e perché è stata associata alla passione di Cristo come corredentrice.

Mettiamo nelle sue mani i suffragi che offriamo a un’avvocatessa potentissima che riuscirà a valorizzarli al massimo, quando li presenterà a Dio.

Sappiamo tutti cosa sanno fare le nostre madri di questo mondo, specialmente di fronte alle sofferenze dei figli.

Si può stare quindi sicuri che una madre amorosissima e potentissima come la Madonna riuscirà a fare l’impossibile, quando la preghiamo di alleviare le sofferenze dei nostri defunti.

È così che si spiega perché tutta la tradizione cristiana, tutti i santi, sono sempre ricorsi alla Madonna, per tutti i casi più disperati, in vita e in morte.

E anche noi, quando pensiamo che la nostra madre celeste ha portato tra le braccia il Dio, bambino, sappiamo di riuscire ad ottenere da lei ogni aiuto, per poter guardare con serenità. alla nostra vita presente e futura.

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STORIA DI UN’ANIMA di SANTA TERESA DI LISIEUX

29 novembre 2014

SCRITTO AUTOBIOGRAFICO C

 

diretto a madre Maria di Gonzaga

 

1.

 

APERTURA D’ANIMO CON LA NUOVA PRIORA (1897)

 

Dedica – Educazione forte di madre Maria di Gonzaga – Non vana compiacenza per le lodi – L’Ascensore divino – Missione presso le novizie – Annunzio della venuta dello Sposo – Prova della fede – Comprensione per i peccatori e tattica di vittoria – Indifferenza per una vita breve o lunga, accanto o lontana dalle sorelle dilette – Sicurezza e pace nell’obbedienza

 

J.M.JT. giugno 1897

296 – Ma non basta amare, bisogna dimostrarlo. Si è naturalmente felici di fare un dono a un amico, soprattutto ci piace fare delle sorprese, ma ciò non è affatto carità, perché lo fanno anche i peccatori. Ecco ciò che Gesù m’insegna ancora: «Date a chiunque vi chiede; e se vi prendono ciò che vi appar­tiene, non lo richiedete». Dare a tutte coloro che chiedono, è meno dolce che offrire spontaneamente per l’impulso del cuo­re; ancora, quando ci chiedono gentilmente, non ci costa di dare; ma se per disgrazia non usano parole abbastanza delica­te, subito l’anima si ribella se non è radicata nella carità. Trova mille motivi per rifiutare quello che le viene chiesto, e, solo dopo aver fatto sentire a chi domanda la sua indelicatezza, le accorda infine come grazia ciò che quella desidera, oppure le fa un lieve favore che avrebbe richiesto un tempo venti volte minore a quello che c’è voluto per far valere diritti immaginari. Se è difficile dare a chiunque domanda, lo è ancora di più lasciar prendere quel che ci appartiene senza pretendere che ce lo restituiscano. Madre mia, dico che è difficile, piuttosto dovrei dire che sembra difficile, perché il giogo del Signore è soave e leggero; quando lo si accetta, sentiamo subito la sua dolcezza ed esclamiamo col Salmista: «Ho corso nella via dei vostri comandamenti, dopo che voi avete dilatato il mio cuo­re». Soltanto la carità può dilatare il mio cuore. O Gesù, da quando questa fiamma dolce mi consuma, corro con gioia sul­la via del vostro comandamento nuovo. Voglio correre in essa fino al giorno felice nel quale, unendomi al corteo verginale, potrò seguirvi negli spazi infiniti, cantando il vostro cantico nuovo, quello dell’Amore.

297 – Dicevo: Gesù non vuole che io reclami ciò che mi appartiene; ciò dovrebbe sembrarmi facile e naturale, poiché niente è mio. Ai beni della terra ho rinunciato per il voto di povertà, non ho dunque il diritto di lamentarmi se mi viene tolta una cosa che non mi appartiene, e debbo invece rallegrar­mi quando mi accade di sentirla, la povertà. In altri tempi mi pareva di non essere attaccata a nulla, ma da quando ho capito le parole di Gesù, vedo che, all’atto pratico, sono molto imper­fetta. Per esempio, delle cose necessarie per dipingere nessuna e mia, lo so bene; ma se, mettendomi all’opera, trovo pennelli e pitture tutti sottosopra, se un regolo o un temperino sono span­ti, la pazienza è li lì per abbandonarmi e devo prendere il coraggio a due mani per non richiedere con una certa amarezza gli oggetti che mi mancano. Bisogna bene, a volte, chiedere le cose indispensabili, ma facendolo con umiltà non si manca al comandamento di Gesù, anzi, si agisce come i poveri, i quali tendono la mano per ricevere ciò che loro è necessano: se ven­gono respinti, non se ne meravigliano, nessuno deve loro niente. Ah, quale pace inonda l’anima quando s’innalza al di sopra dei sentimenti della natura! Non esiste gioia paragonabile a quella che gusta il vero povero di spirito. Se chiede con distacco una cosa necessaria, e non soltanto questa cosa gli viene rifiutata, ma addirittura cercano di prendere quello che ha, egli segue il con­siglio di Gesù: «Abbandonate anche il vostro mantello a colui che vuol litigare per avere il vostro vestito»

298 – Abbandonare il proprio mantello è, mi sembra, rinunziare ai propri ultimi diritti, considerarsi come la serva, la schiava delle altre. Quando si è lasciato il proprio mantello è più facile camminare, correre, perciò Gesù aggiunge: «E chiun­que vi forzi a fare mille passi, fatene duemila di più con lui». Così non basta dare a chiunque mi chieda qualche cosa, bisogna che io vada incontro ai desideri, che mi mostri molto grata ed onorata di rendermi utile, e se prendono una cosa a mio uso, non debbo mostrare di rimpiangerla, ma al contrario sembrar felice di esserne sbarazzata. Madre cara, son ben lon­tana dal praticare quello che comprendo, tuttavia il solo desi­derio che ne ho, mi dà la pace.

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Esempi di Gesù Bambino di S. Alfonso Maria de Liguori

29 novembre 2014

ESEMPIO VIII.

 

Si narra nello Specchio degli esempi (Distinz. 8) [9] d’un certo divoto giovinotto per nome Edmondo, inglese, che stando un giorno in campagna con altri fanciulli, egli ch’era amante dell’orazione e della solitudine, soletto si pose a passeggiare per un prato trattenendosi in affetti verso Gesù Cristo. Ecco gli apparve un vago bambino che lo salutò: Dio ti salvi, o Edmondo mio caro. E poi l’interrogò se sapea chi era? Rispose Edmondo che no. Ma che no – riprese a dire il celeste fanciullo – quando io vi sto sempre a fianco? Or se volete conoscermi, guardatemi in fronte.Guardò Edmondo e gli lesse in fronte le parole: Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum.

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Liturgia del giorno: Audio salmo 95(94)

29 novembre 2014

 

Marána tha! Vieni, Signore Gesù!

[1] Venite, applaudiamo al Signore,
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.

[2] Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

[3] Poiché grande Dio è il Signore,
grande re sopra tutti gli dei.

[4] Nella sua mano sono gli abissi della terra,
sono sue le vette dei monti.

[5] Suo è il mare, egli l’ha fatto,
le sue mani hanno plasmato la terra.

[6] Venite, prostràti adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.

[7] Egli è il nostro Dio,
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

 

 

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CREDO IN DIO COME IL CIECO CREDE NEL SOLE,

NO PERCHE’ LO VEDE MA PERCHE’ LO SENTE.

 

Pienezza e vuoto

Madre Teresa di Calcutta

Maria è assolutamente vuota:

di superbia, di invidia, di gelosia,

di asprezza, di malizia, di vendetta

e di altre miserie del genere.

Per questo può essere piena di Dio.

Quando noi cerchiamo questo tipo di vuoto,

pratichiamo la vera devozione a Maria.

“Ecco io sono la serva del Signore”:

umile, nascosta, totalmente vuota di sé.

Così è piena di Gesù, così lo può portare agli altri.

E’ stata la prima a ricevere Gesù, a donarlo e a servirlo.

 

 

Vangelo (Mc 13,33-37) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 30 Novembre 2014) con commento comunitario

29 novembre 2014

I DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13,33-37)
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».
Questo è il Vangelo del 30 Novembre, quello del 29 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto

F. Rosini. Catechesi audio sui sei giorni della creazione: 2° giorno

29 novembre 2014

 

I sei giorni della Creazione come paradigma della nostra crescita spirituale.

 

Dio disse: “Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”. Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.

 

 

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Saturnino di Tolosa Vescovo e martire

29 novembre 2014

SAN SATURNINO DI TOLOSA VESCOVO E MARTIRE

29 novembre

 

sec. III

Molto probabilmente non ebbe alcuna relazione con gli apostoli come viene sostenuto dalla leggenda. Egli, infatti, provenendo dall’Oriente avrebbe raggiunto Tolosa nel 250 quando erano consoli Decio e Grato. Nominato così vescovo di Tolosa si occupò di diffondere il Vangelo di Dio visto che all’epoca in Gallia vi erano poche comunità di cristiani e quelle poche erano mal organizzate. Morì per colpa dei pagani della città poiché lo ritenevano il capo di una pericolosa setta.

Etimologia: Saturnino = di carattere malinconico, dal latino

Emblema: Bastone pastorale, Palma

Martirologio Romano: A Tolosa nella Gallia narbonense, ora in Francia, commemorazione di san Saturnino, vescovo e martire, che, come si tramanda, sempre al tempo dell’imperatore Decio, fu tenuto prigioniero dai pagani sulla rocca di questa città e, precipitato giù dalla sua sommità, con la testa frantumata e il corpo interamente straziato rese l’anima a Cristo.

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Preghiera del mattino: Novena dell’Immacolata

29 novembre 2014

GIORNO: INVOCAZIONE D’AIUTO A MARIA

O Vergine Immacolata, primo e soave frutto di salvezza, noi ti ammiriamo e con Te celebriamo le grandezze del Signore che ha fatto in Te mirabili prodigi.

 

Guardando Te, noi possiamo capire ed apprezzare l’opera sublime della Redenzione e possiamo vedere nel loro risultato esemplare le ricchezze infinite che Cristo, con il Suo Sangue, ci ha donato.

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Papa Francesco: Lettera Apostolica a tutti i consacrati. Indulgenze nell’anno della vita consacrata

29 novembre 2014

DECRETO CHE STABILISCE L’OPERA DA COMPIERSI PER CONSEGUIRE IL DONO DELLE INDULGENZE IN OCCASIONE DELL’ANNO DELLA VITA CONSACRATA

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LETTERA APOSTOLICA DEL SANTO PADRE FRANCESCO 

A TUTTI I CONSACRATI IN OCCASIONE DELL’ANNO DELLA VITA CONSACRATA

[Multimedia]


 

Carissime consacrate e carissimi consacrati!

Scrivo a voi come Successore di Pietro, a cui il Signore Gesù affidò il compito di confermare nella fede i fratelli (cfr Lc 22,32), e scrivo a voi come fratello vostro, consacrato a Dio come voi.

Ringraziamo insieme il Padre, che ci ha chiamati a seguire Gesù nell’adesione piena al suo Vangelo e nel servizio della Chiesa, e ha riversato nei nostri cuori lo Spirito Santo che ci dà gioia e ci fa rendere testimonianza al mondo intero del suo amore e della sua misericordia. (more…)

Viaggio papale in Turchia. Messale. Diretta. Sintesi e Testo completo dei Discorsi e delle Omelie. 2° giorno

29 novembre 2014

 

MESSALE

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PROGRAMMA DEL VIAGGIO APOSTOLICO

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DIRETTE del 2° giorno

Arrivo ad Instanbul ore 9.30 circa

Visita alla Moschea Blu e a s. Sofia ore 10.15 circa

Santa Messa ore 14.45 circa

Preghiera Ecumenica ore 17.00 circa

Preghiera per l’anno per la vita consacrata ore 19.00 circa

Divina Liturgia e Dichiarazione congiunta ore 20.20 circa

Congedo

http://www.ctv.va/content/ctv/it/livetv.html

Il testo dei Discorsi, preghiere ed Omelie saranno pubblicati non appena disponibili

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SANTA MESSA

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cattedrale Cattolica dello Spirito Santo, Istanbul
Sabato, 29 novembre 2014

[Multimedia]


 

All’uomo assetato di salvezza, Gesù nel Vangelo si presenta come la fonte a cui attingere, la roccia da cui il Padre fa scaturire fiumi di acqua viva per tutti coloro che credono in Lui (cfr Gv 7,38). Con questa profezia, proclamata pubblicamente a Gerusalemme, Gesù preannuncia il dono dello Spirito Santo che riceveranno i suoi discepoli dopo la sua glorificazione, cioè la sua morte e risurrezione (cfr v. 39).

Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa. Egli dà la vita, suscita i differenti carismi che arricchiscono il popolo di Dio e, soprattutto,crea l’unità tra i credenti: di molti fa un corpo solo, il corpo di Cristo. Tutta la vita e la missione della Chiesa dipendono dallo Spirito Santo; Lui realizza ogni cosa.

La stessa professione di fede, come ci ricorda san Paolo nella prima Lettura di oggi, è possibile solo perché suggerita dallo Spirito Santo: «Nessuno può dire: “Gesù è Signore!”, se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1 Cor 12,3b). Quando noi preghiamo, è perché lo Spirito Santo suscita in noi la preghiera nel cuore. Quando spezziamo il cerchio del nostro egoismo, usciamo da noi stessi e ci accostiamo agli altri per incontrarli, ascoltarli, aiutarli, è lo Spirito di Dio che ci ha spinti. Quando scopriamo in noi una sconosciuta capacità di perdonare, di amare chi non ci vuole bene, è lo Spirito che ci ha afferrati. Quando andiamo oltre le parole di convenienza e ci rivolgiamo ai fratelli con quella tenerezza che riscalda il cuore, siamo stati certamente toccati dallo Spirito Santo.

È vero, lo Spirito Santo suscita i differenti carismi nella Chiesa; apparentemente, questo sembra creare disordine, ma in realtà, sotto la sua guida, costituisce un’immensa ricchezza, perché lo Spirito Santo è lo Spirito di unità, che non significa uniformità. Solo lo Spirito Santo può suscitare la diversità, la molteplicità e, nello stesso tempo, operare l’unità. Quando siamo noi a voler fare la diversità e ci chiudiamo nei nostri particolarismi ed esclusivismi, portiamo la divisione; e quando siamo noi a voler fare l’unità secondo i nostri disegni umani, finiamo per portare l’uniformità e l’omologazione. Se invece ci lasciamo guidare dallo Spirito, la ricchezza, la varietà, la diversità non diventano mai conflitto, perché Egli ci spinge a vivere la varietà nella comunione della Chiesa.

La moltitudine delle membra e dei carismi trova il suo principio armonizzatore nello Spirito di Cristo, che il Padre ha mandato e che continua a mandare, per compiere l’unità tra i credenti. Lo Spirito Santo fa l’unità della Chiesa: unità nella fede, unità nella carità, unità nella coesione interiore. La Chiesa e le Chiese sono chiamate a lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, ponendosi in un atteggiamento di apertura, di docilità e di obbedienza. E’ Lui che armonizza la Chiesa. Mi viene in mente quella bella parola di San Basilio il Grande: “Ipse harmonia est”, Lui stesso è l’armonia.

Si tratta di una prospettiva di speranza, ma al tempo stesso faticosa, in quanto è sempre presente in noi la tentazione di fare resistenza allo Spirito Santo, perché scombussola, perché smuove, fa camminare, spinge la Chiesa ad andare avanti. Ed è sempre più facile e comodo adagiarsi nelle proprie posizioni statiche e immutate. In realtà, la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo nella misura in cui non ha la pretesa di regolarlo e di addomesticarlo. E la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo anche quando lascia da parte la tentazione di guardare sé stessa. E noi cristiani diventiamo autentici discepoli missionari, capaci di interpellare le coscienze, se abbandoniamo uno stile difensivo per lasciarci condurre dallo Spirito. Egli è freschezza, fantasia, novità.

Le nostre difese possono manifestarsi con l’arroccamento eccessivo sulle nostre idee, sulle nostre forze – ma così scivoliamo nel pelagianesimo –, oppure con un atteggiamento di ambizione e di vanità. Questi meccanismi difensivi ci impediscono di comprendere veramente gli altri e di aprirci ad un dialogo sincero con loro. Ma la Chiesa, scaturita dalla Pentecoste, riceve in consegna il fuoco dello Spirito Santo, che non riempie tanto la mente di idee, ma incendia il cuore; è investita dal vento dello Spirito che non trasmette un potere, ma abilita ad un servizio di amore, un linguaggio che ciascuno è in grado di comprendere.

Nel nostro cammino di fede e di vita fraterna, più ci lasceremo guidare con umiltà dallo Spirito del Signore, più supereremo le incomprensioni, le divisioni e le controversie e saremo segno credibile di unità e di pace. Segno credibile che il nostro Signore è risorto, è vivo.

Con questa gioiosa certezza, abbraccio tutti voi, cari fratelli e sorelle: il Patriarca Siro-Cattolico, il Presidente della Conferenza Episcopale, il Vicario Apostolico Mons. Pelâtre, gli altri Vescovi ed Esarchi, i presbiteri e i diaconi, le persone consacrate e i fedeli laici, appartenenti alle differenti comunità e ai diversi riti della Chiesa Cattolica. Desidero salutare con fraterno affetto il Patriarca di Costantinopoli, Sua Santità Bartolomeo I, il Metropolita Siro-Ortodosso, il Vicario Patriarcale Armeno Apostolico e gli esponenti delle Comunità Protestanti, che hanno voluto pregare con noi durante questa celebrazione. Esprimo loro la mia riconoscenza per questo gesto fraterno. Un pensiero affettuoso invio al Patriarca Armeno Apostolico Mesrob II, assicurandogli la mia preghiera.

Fratelli e sorelle, rivolgiamo il nostro pensiero alla Vergine Maria, la Santa Madre di Dio. Insieme a Lei, che ha pregato nel cenacolo con gli Apostoli in attesa della Pentecoste, preghiamo il Signore perché mandi il suo Santo Spirito nei nostri cuori e ci renda testimoni del suo Vangelo in tutto il mondo. Amen!

Verso il Natale

28 novembre 2014

Natività – Lorenzo Costa (1500 circa d.c.)

 

In questo cammino verso il Natale verrà il momento dell’incontro. Non lasciarti afferrare dal frastuono del mondo. Non perdere te stesso lungo le strade frenetiche dell’oblio e della disperazione. Percorri le vie del cuore. Dio ti attende. Dio con noi, Dio per noi, Dio in noi.

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Preghiera della sera. Per le anime dei defunti

28 novembre 2014

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

LA VITA ETERNA

Noi crediamo che la nostra anima è immortale. Tuttavia, questo non ci basta. Noi ci aspettiamo qualcosa di più e di più preciso di una vaga immortalità, perché Dio ci ha promesso la vita eterna, accanto a lui, nella nostra umanità completa.

La salvezza ci è venuta da Gesù Cristo, attraverso la sua morte e risurrezione. Ed egli è ora il primogenito della nuova generazione di uomini, che devono risuscitare e stare accanto al Padre celeste col corpo glorioso.

Innestati in Cristo mediante il battesimo, partecipiamo alla sua Pasqua. E così la morte non è più la distruzione, ma la strada che porta alla vita: La separazione dell’anima dal corpo sarà per noi solo temporanea; e un giorno risorgeremo anche noi per vivere sempre, accanto a Dio con la nostra umanità completa.

Visto dall’esterno, un cristiano è un uomo come tutti gli altri, a cui non è risparmiata la sofferenza e quella sofferenza più grande di tutte che è la morte.

Guardando però le cose a fondo, vediamo che la vicenda umana ha cambiato completamente significato per noi. La sofferenza non è più per noi una diminuzione di vita, ma la via per ottenere una vita sempre più piena.

La morte è angosciosa, ma ha perso per noi il suo significato di condanna e necessità, per diventare un gesto di uomini liberi. Noi accettiamo liberamente la morte per conformarci alla volontà di Dio, per realizzare il suo disegno di salvezza, come l’accettò Gesù Cristo, ben sapendo che nulla al mondo ci può separare da Dio e che un giorno gli saremo vicino con il nostro corpo glorioso. Chiediamo alla Madonna, già gloriosamente Assunta, di aiutarci a vivere ogni giorno come persone che sono candidate alla risurrezione.

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STORIA DI UN’ANIMA di SANTA TERESA DI LISIEUX

28 novembre 2014

SCRITTO AUTOBIOGRAFICO C

 

diretto a madre Maria di Gonzaga

 

1.

 

APERTURA D’ANIMO CON LA NUOVA PRIORA (1897)

 

Dedica – Educazione forte di madre Maria di Gonzaga – Non vana compiacenza per le lodi – L’Ascensore divino – Missione presso le novizie – Annunzio della venuta dello Sposo – Prova della fede – Comprensione per i peccatori e tattica di vittoria – Indifferenza per una vita breve o lunga, accanto o lontana dalle sorelle dilette – Sicurezza e pace nell’obbedienza

 

J.M.JT. giugno 1897

290 – Quando il Signore aveva comandato al suo popolo di amare il prossimo come se stesso, non era venuto ancora sulla terra; così, sapendo bene a qual punto si ami la propria persona, non poteva chiedere alle sue creature un amore piu grande per il prossimo. Ma quando Gesù dà ai suoi apostoli un comandamento nuovo, il comandamento proprio suo, come dirà altrove, non parla di amare il prossimo come se stessi, bensì di amarlo come lui, Gesù, l’ha amato, come l’amerà fino alla consumazione dei secoli. Signore, so che voi non comandate alcunché d’impossibi­le, conoscete meglio di me la mia debolezza, la mia imperfezio­ne, voi sapete bene che mai potrei amare le mie sorelle come le amate voi, se voi stesso, o mio Gesù, non le amaste ancora in me. E perché voi volevate concedermi questa grazia, che avete fatto un comandamento nuovo. Oh, come l’amo, il vostro comandamento, poiché mi dà la sicurezza che la volontà vostra è di amare in me tutti coloro che voi mi comandate di amare. Sì, lo sento, quando sono caritatevole è Gesù solo che agisce in me, più sono unita con lui, più amo anche tutte le mie sorelle. Quando voglio aumentare in me quest’amore, soprattutto quando il demonio cerca di mettermi davanti agli occhi dell’anima i difetti di quella o quell’altra sorella che mi è meno simpatica, mi affretto a cercare le sue virtù, i suoi buoni desideri; mi dico che, se l’ho vista cadere una volta, ella può bene avere riportato un gran numero di vittorie che nasconde per umiltà, e perfino ciò che mi pareva un errore può benissi­mo essere, a causa dell’intenzione, un atto di virtù.

 

291 – Non duro fatica a persuadermene, perché un giorno ho fatto una piccola esperienza che mi ha dimostrato come non si debba giudicare mai. Fu durante una ricreazione, la portiera suonò due colpi, bisognava aprire la porta grande degli operai per far entrare degli alberi destinati al presepio. La ricreazione non era gaia perché lei non c’era, Madre cara, perciò io pensa­vo che se m’avessero mandato a servire da «terza», sarei stata ben contenta; la madre sottopriora mi disse proprio di andare io, oppure la consorella che si trovava accanto a me. Io comin­ciai a togliermi subito il grembiule, abbastanza lentamente affinché la mia compagna si liberasse del suo prima di me, per­ché pensavo di farle piacere lasciandole la possibilità di essere «terza». La suora che sostituiva la portiera ci guardava ridendo, e quando vide che mi ero alzata ultima, mi disse: «Avevo ben pensato che non sarebbe stata lei a guadagnare una perla per la sua corona, andava troppo piano…». Certamente tutta la comunità credette che avessi agito per natura, e non saprei dire quanto bene all’anima mi abbia fatto una cosa così piccola, rendendomi indulgente per le debolezze delle altre. Ciò mi impedisce anche di provare un senso di vanità quando sono giudicata favorevolmente, perché mi dico questo: poiché prendono per imperfezione i miei pic­coli atti di virtù, potranno altrettanto bene ingannarsi pren­dendo per virtù ciò che è soltanto imperfezione. Allora dico con san Paolo: «Mi metto ben poco in angustie per il giudizio di qualsiasi tribunale umano. Non mi giudico io stessa, colui che mi giudica e’ il Signore». Così per rendere favorevole quel giudizio, o piuttosto per non essere giudicata affatto, voglio aver sempre pensieri caritatevoli, perché Gesù ha detto: «Non giudicate, non sarete giudicati».

 

292 – Madre mia, leggendo ciò che ho scritto, potrebbe credere che la pratica della carità non mi sia difficile. E’ vero, da qualche mese non ho più da combattere per praticare que­sta bella virtù; non voglio dire con ciò che non mi accada mai di fare errori, oh, sono ben troppo imperfetta per questo! ma non mi costa grande fatica rialzarmi quando sono caduta, per­ché in un certo combattimento ho riportato vittoria; così la milizia celeste mi viene ora in soccorso, non potendo ammette­re di vedermi vinta dopo che sono stata vittoriosa nella glorio­sa lotta che cercherò di descrivere. C’è in comunità una consorella la quale ha il talento di dispiacermi in tutte le cose, le sue maniere, le sue parole, il suo carattere mi sembrano molto sgradevoli. Tuttavia è una santa religiosa che deve essere graditissima al Signore, perciò io, non volendo cedere all’antipatia naturale che provavo, mi son detta che la carità non deve consistere nei sentimenti, bensì nelle ope­re; allora mi sono dedicata a fare per questa consorella ciò che avrei fatto per la persona più cara. Ogni volta che la incontravo, pregavo il buon Dio per lei, offrendogli tutte le sue virtù e i suoi meriti. Sentivo che ciò era bene accetto a Gesù, perché non c’è artista al quale non piaccia ricevere lodi per le sue opere, e Gesu, l’artista delle anime, è felice quando non ci si ferma all’esterno, e invece, penetrando fino al santuario intimo che egli si è scelto come dimora, se ne ammira la bellezza. Non mi contentavo di pregar molto per la sorella che mi suscitava tanti conflitti interni, cercavo di farle tutti i favori possibili, e quando avevo la tentazione di risponderle sgarbatamente, mi limitavo a farle il più amabile dei miei sorrisi, e cercavo di stornare la conversazione perché è detto nell’Imitazione: «E meglio lasciar ciascuno nel suo sentimento piuttosto che fermarsi a contestare» Spesso anche, quando non ero in ricreazione (voglio dire durante le ore di lavoro), avendo a che fare per uffcio con que­sta consorella, quando i miei contrasti intimi erano troppo vio­lenti, fuggivo come un disertore. Poiché ignorava assolutamen­te quello che sentivo per lei, mai ha supposto i motivi della mia condotta, e rimane persuasa che il suo carattere mi è pia­cevole. Un giorno in ricreazione mi ha detto press’a poco que­ste parole, tutta contenta: «Mi potrebbe dire, suor Teresa di Gesù Bambino, che cosa l’attira verso me, perché ogni volta che mi guarda, la vedo sorridere?». Ah, quello che mi attirava, era Gesù nascosto in fondo all’anima di lei… Gesù che rende dolce quello che c’è di più amaro. Le risposi che le sorridevo perché ero contenta di vederla (beninteso non aggiunsi che era dal punto di vista spirituale).

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Esempi di Gesù Bambino di S. Alfonso Maria de Liguori

28 novembre 2014

ESEMPIO VII.

Narra il P. Patrignani (Tom. IV, es. 11) [8] che in Messina vi fu un nobile fanciullo chiamato Domenico Ansalone. Soleva questi visitare spesso in certa chiesa un’immagine di Maria, la quale teneva in braccio Gesù bambino di rilievo, che l’avea di sé tutto innamorato. Or Domenico venne a morte. Cercò a’ genitori con tanto desiderio che gli avessero fatto venire l’amato Bambino. Ne fu consolato, ond’egli tutto contento lo collocò nel suo letto. E sempre amorosamente rimiravalo, e da quando in quando or rivolto al Bambino gli dicea: Gesù mio, abbi pietà di me; or rivolto agli astanti: Mirate, dicea, mirate com’è bello questo mio Signorino!

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La Parola di Dio dalla Prima Lettura. Il Libro dell’Apocalisse. Cap. 20. La nuova Gerusalemme

28 novembre 2014

I Lettura Ap 20,1-4.11-21,2
I morti vennero giudicati, ciascuno secondo le sue opere. Vidi la Gerusalemme nuova scendere dal cielo.
Salmo (Sal 83)
Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Vangelo Lc 21,29-33
Quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.

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Ap. 20

Satana sconfitto

1 E vidi un angelo che scendeva dal cielo con in mano la chiave dell’Abisso e una grande catena.2Afferrò il drago, il serpente antico, che è diavolo e il Satana, e lo incatenò per mille anni; 3lo gettò nell’Abisso, lo rinchiuse e pose il sigillo sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni, dopo i quali deve essere lasciato libero per un po’ di tempo. 4Poi vidi alcuni troni – a quelli che vi sedettero fu dato il potere di giudicare – e le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni;5gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. 6Beati e santi quelli che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo, e regneranno con lui per mille anni.
7Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere 8e uscirà per sedurre le nazioni che stanno ai quattro angoli della terra, Gog e Magòg, e radunarle per la guerra: il loro numero è come la sabbia del mare. 9Salirono fino alla superficie della terra e assediarono l’accampamento dei santi e la città amata.Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò. 10E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli.
11E vidi un grande trono bianco e Colui che vi sedeva. Scomparvero dalla sua presenza la terra e il cielo senza lasciare traccia di sé.12E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. E i libri furono aperti. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati secondo le loro opere, in base a ciò che era scritto in quei libri. 13Il mare restituì i morti che esso custodiva, la Morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere.14Poi la Morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. 15E chi non risultò scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco.

 

 

Riprendo alcuni passaggi della Catechesi di mercoledì 26 novembre 2014 di papa Francesco

….”Sorgono spontanee in noi alcune domande: quando avverrà questo passaggio finale? Come sarà la nuova dimensione nella quale la Chiesa entrerà? Che cosa sarà allora dell’umanità? E del creato che ci circonda? Ma queste domande  non sono nuove, le avevano già fatte i discepoli a Gesù in quel tempo: “Ma quando avverrà questo? Quando sarà il trionfo dello Spirito sulla creazione, sul creato, su tutto…”. Sono domande umane, domande antiche. Anche noi facciamo queste domande”.

E le nostre domande, dinamismo necessario, indispensabile a creature in cammino, si rivolgono alla Chiesa,  “non è una realtà statica, ferma, fine a se stessa, ma è continuamente in cammino nella storia, verso la meta ultima e meravigliosa che è il Regno dei cieli, di cui la Chiesa in terra è il germe e l’inizio (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 5).

 

Cita la Costituzione conciliare Gaudium et spes: «Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l’umanità, e non sappiamo il modo in cui sarà trasformato l’universo. Passa certamente l’aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini» (n. 39).

Proprio la «Gerusalemme nuova» è meta della chiesa in cammino, in uscita, “madre dal cuore aperto”.

Più che di un luogo, si tratta di uno “stato” dell’anima in cui le nostre attese più profonde saranno compiute in modo sovrabbondante e il nostro essere, come creature e come figli di Dio, giungerà alla piena maturazione. Saremo finalmente rivestiti della gioia, della pace e dell’amore di Dio in modo completo, senza più alcun limite, e saremo faccia a faccia con Lui! (cfr 1Cor13,12). E’ bello pensare questo, pensare al Cielo. Tutti noi ci troveremo lassù, tutti. E’ bello, dà forza all’anima”.

 

Ripenso ad un punto chiave dell’Evangelii Gaudium, pensare al tempo rispetto al momento, dare al tempo le priorità per costruire, per iniziare processi, anelli di una catena di crescita costante:

222. Vi è una tensione bipolare tra la pienezza e il limite. La pienezza provoca la volontà di possedere tutto e il limite è la parete che ci si pone davanti. Il “tempo”, considerato in senso ampio, fa riferimento alla pienezza come espressione dell’orizzonte che ci si apre dinanzi, e il momento è espressione del limite che si vive in uno spazio circoscritto. I cittadini vivono in tensione tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dell’orizzonte più grande, dell’utopia che ci apre al futuro come causa finale che attrae. Da qui emerge un primo principio per progredire nella costruzione di un popolo: il tempo è superiore allo spazio.

223. Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone. È un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorità al tempo. Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. Dare priorità allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli. Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci”.

Continua papa Francesco nella catechesi di mercoledì

” E‘ bello percepire come ci sia una continuità e una comunione di fondo tra la Chiesa che è nel Cielo e quella ancora in cammino sulla terra. Coloro che già vivono al cospetto di Dio possono infatti sostenerci e intercedere per noi, pregare per noi. D’altro canto, anche noi siamo sempre invitati ad offrire opere buone, preghiere e la stessa Eucaristia per alleviare la tribolazione delle anime che sono ancora in attesa della beatitudine senza fine. Sì, perché nella prospettiva cristiana la distinzione non è più tra chi è già morto e chi non lo è ancora, ma tra chi è in Cristo e chi non lo è! Questo è l’elemento determinante, veramente decisivo per la nostra salvezza e per la nostra felicità”.

…..alcuni testi utilizzano l’immagine del «cielo nuovo» e della «terra nuova» (cfr 2 Pt 3,13; Ap 21,1), nel senso che tutto l’universo sarà rinnovato e verrà liberato una volta per sempre da ogni traccia di male e dalla stessa morte. Quella che si prospetta, come compimento di una trasformazione che in realtà è già in atto a partire dalla morte e risurrezione di Cristo, è quindi una nuova creazione; non dunque un annientamento del cosmo e di tutto ciò che ci circonda, ma un portare ogni cosa alla sua pienezza di essere, di verità, di bellezza. Questo è il disegno che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, da sempre vuole realizzare e sta realizzando“.

 

 

Vangelo (Lc 21,34-36) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 29 Novembre 2014) con commento comunitario

28 novembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.

Questo è il Vangelo del 29 Novembre, quello del 28 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto

Catechesi d’Avvento 2014 di p. Cantalamessa. Pace come Dono, Compito, Frutto: “La pace con Dio è il filo dall’alto che regge tutta la ragnatela dei rapporti umani”. Le precedenti Prediche di Avvento

28 novembre 2014

 

Il tema generale della predicazione per l’Avvento 2014 del  Predicatore della Casa Pontificia Raniero Cantalamessa è tratto dal Vangelo di Luca: “Pace in terra agli uomini che Dio ama” come egli ha dichiarato “per la dolorosa attualità del tema della pace, unita alla necessità di ridare a questa parola la ricchezza di significato che essa riveste nella Bibbia”, in preparazione, altresì, al messaggio per la pace che la Chiesa si appresta a rivolgere a tutti gli uomini in occasione della Giornata Mondiale della Pace.

Agli incontri parteciperà papa Francesco.

La prima meditazione, 5 dicembre, sarà dedicata alla pace come dono del Signore in Cristo Gesù.

La seconda meditazione, 12 dicembre, riguarderà la pace come compito per cui lavorare.

Infine l’ultima meditazione, 19 dicembre, sarà sulla pace come frutto dello Spirito, ovvero la pace interiore dell’anima.

 

Le precedenti prediche di p. Cantalamessa

1^ AVVENTO 2013

2^ AVVENTO 2013

3^ AVVENTO 2013

 

1^ AVVENTO 2012

2^ AVVENTO 2012

3^ AVVENTO 2012

 

1^ AVVENTO 2011

2^ AVVENTO 2011

3^ AVVENTO 2011

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Giacomo della Marca Religioso e sacerdote

28 novembre 2014

SAN GIACOMO DELLA MARCA RELIGIOSO E SACERDOTE

28 novembre

 

Monteprandone, Ascoli Piceno, 1394 – Napoli, 28 novembre 1476

E’ nato a Monteprandone (Ascoli Piceno) nel 1394, fu discepolo di san Bernardino da Siena, dal quale ricevette a 22 anni il saio francescano. Come il maestro, anch’egli si diede alla predicazione, in Italia, Polonia, Boemia, Bosnia e in Ungheria dove si recò per ordine del Papa. Oratore ardente, si scagliò soprattutto contro i vizi dell’avarizia e dell’usura. Proprio per combattere quest’ultima, san Giacomo della Marca ideò i Monti di Pietà, dove i poveri potevano impegnare le proprie cose, non più all’esoso tasso preteso dai privati usurai ma ad un interesse minimo. Già debilitato per la vita di penitenza e colpito da coliche fortissime, morì a Napoli, nel 1476. Le sue ultime parole furono: «Gesù, Maria. Benedetta la Passione di Gesù».

Etimologia: Giacomo = che segue Dio, dall’ebraico

Martirologio Romano: A Napoli, deposizione di san Giacomo della Marca, sacerdote dell’Ordine dei Minori, insigne per la predicazione e per l’austerità di vita.

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Viaggio papale in Turchia. Messale. Diretta. Sintesi e Testo completo dei Discorsi e dell’Omelia. 1° giorno

28 novembre 2014

 

MESSALE

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PROGRAMMA DEL VIAGGIO APOSTOLICO

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SALUTO DEL SANTO PADRE AI GIORNALISTI
DURANTE IL VOLO ROMA-ANKARA

Volo Papale
Venerdì, 28 novembre 2014

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(Padre Lombardi)

Santo Padre, grazie di venire a darci il suo saluto all’inizio di questo viaggio, per il quale Le facciamo i nostri auguri. Un viaggio che sappiamo impegnativo sia per l’area in cui ci rechiamo, sia per i rapporti ecumenici, i rapporti interreligiosi … Ecco, quindi è breve ma è molto intenso e importante. Noi La accompagniamo con la nostra preghiera, con la nostra attenzione e con il nostro sostegno, per quanto potremo fare, anche come informatori. Siamo un bel gruppetto, come vede: siamo 65 in questo viaggio, rappresentanti di diversi Paesi, di diversi media, come al solito è un po’ un mix che cerca di tenere conto sia dei media sia delle lingue, e così via. Molte sono persone che Lei già conosce, che seguono fedelmente questi viaggi. Abbiamo anche due signore turche che ci accompagnano in questo viaggio: la signora Esma Cakir, che La saluta con la mano, e la signora Yasemin Taskin, che La saluta con la mano, e che poi potranno farLe delle domande, anche durante il ritorno, naturalmente.

Poi abbiamo anche un’altra occasione di festa, questa mattina: c’è uno di noi, che è nascosto là in fondo, che compie 62 anni proprio oggi. E’ il suo compleanno: Jean-Louis de La Vaissière, e gli facciamo gli auguri insieme a Lei.

E ora, naturalmente, Le do il microfono, se Lei vuole dirci qualche cosa:

(Papa Francesco)

Buon giorno. Vi dò il benvenuto e vi ringrazio della vostra compagnia in questo viaggio, perché il vostro lavoro è un sostegno, un aiuto e anche un servizio al mondo: un servizio al mondo per far conoscere questa attività religiosa e umanitaria, perché la Turchia in questo momento è testimone e offre aiuto a tanti rifugiati delle zone in conflitto. Ringrazio per questo servizio. Ci ritroveremo al rientro per la conferenza stampa. Grazie tante e buon soggiorno.

(Padre Lombardi)

Grazie mille a Lei, Santo Padre. E buon viaggio. Noi La seguiremo con molta attenzione. Su un viaggio come questo, la presenza sul volo è molto importante, perché ci sono due tappe e quindi sono praticamente gli unici giornalisti che saranno presenti sia ad Ankara sia ad Istanbul per seguire da vicino il Suo viaggio. Quindi avranno un ruolo molto importante nell’informazione, e Le vogliono assicurare che faranno del loro meglio per collaborare al Suo ministero. Grazie, Santo Padre, e buon viaggio.

 

INCONTRO CON LE AUTORITÀ

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Ankara
Venerdì, 28 novembre 2014

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Signor Presidente,
Distinte Autorità,
Signore e Signori,

sono lieto di visitare il vostro Paese, ricco di bellezze naturali e di storia, ricolmo di tracce di antiche civiltà e ponte naturale tra due continenti e tra differenti espressioni culturali. Questa terra è cara ad ogni cristiano per aver dato i natali a san Paolo, che qui fondò diverse comunità cristiane; per aver ospitato i primi sette Concili della Chiesa e per la presenza, vicino ad Efeso, di quella che una venerata tradizione considera la “casa di Maria”, il luogo dove la Madre di Gesù visse per alcuni anni, meta della devozione di tanti pellegrini da ogni parte del mondo, non solo cristiani, ma anche musulmani.

Tuttavia, le ragioni della considerazione e dell’apprezzamento per la Turchia non sono da cercarsi unicamente nel suo passato, nei suoi antichi monumenti, ma si trovano nella vitalità del suo presente, nella laboriosità e generosità del suo popolo, nel suo ruolo nel concerto delle nazioni.

È per me motivo di gioia avere l’opportunità di proseguire con voi un dialogo di amicizia, di stima e di rispetto, nel solco di quello intrapreso dai miei predecessori, il beato Paolo VI, san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, dialogo preparato e favorito a sua volta dall’azione dell’allora Delegato Apostolico Mons. Angelo Giuseppe Roncalli, poi a san Giovanni XXIII, e dal Concilio Vaticano II.

Abbiamo bisogno di un dialogo che approfondisca la conoscenza e valorizzi con discernimento le tante cose che ci accomunano, e al tempo stesso ci permetta di considerare con animo saggio e sereno le differenze, per poter anche da esse trarre insegnamento.

Occorre portare avanti con pazienza l’impegno di costruire una pace solida, fondata sul rispetto dei fondamentali diritti e doveri legati alla dignità dell’uomo. Per questa strada si possono superare i pregiudizi e i falsi timori e si lascia invece spazio alla stima, all’incontro, allo sviluppo delle migliori energie a vantaggio di tutti.

A tal fine, è fondamentale che i cittadini musulmani, ebrei e cristiani – tanto nelle disposizioni di legge, quanto nella loro effettiva attuazione –, godano dei medesimi diritti e rispettino i medesimi doveri. Essi in tal modo più facilmente si riconosceranno come fratelli e compagni di strada, allontanando sempre più le incomprensioni e favorendo la collaborazione e l’intesa. La libertà religiosa e la libertà di espressione, efficacemente garantite a tutti, stimoleranno il fiorire dell’amicizia, diventando un eloquente segno di pace.

Il Medio Oriente, l’Europa, il mondo attendono questa fioritura. Il Medio Oriente, in particolare, è da troppi anni teatro di guerre fratricide, che sembrano nascere l’una dall’altra, come se l’unica risposta possibile alla guerra e alla violenza dovesse essere sempre nuova guerra e altra violenza.

Per quanto tempo dovrà soffrire ancora il Medio Oriente a causa della mancanza di pace? Non possiamo rassegnarci alla continuazione dei conflitti come se non fosse possibile un cambiamento in meglio della situazione! Con l’aiuto di Dio, possiamo e dobbiamo sempre rinnovare il coraggio della pace! Questo atteggiamento conduce ad utilizzare con lealtà, pazienza e determinazione tutti i mezzi della trattativa, e a raggiungere così concreti obiettivi di pace e di sviluppo sostenibile.

Signor Presidente, per raggiungere una meta tanto alta ed urgente, un contributo importante può venire dal dialogo interreligioso e interculturale, così da bandire ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo, che umilia gravemente la dignità di tutti gli uomini e strumentalizza la religione.

Occorre contrapporre al fanatismo e al fondamentalismo, alle fobie irrazionali che incoraggiano incomprensioni e discriminazioni, la solidarietà di tutti i credenti, che abbia come pilastri il rispetto della vita umana, della libertà religiosa, che è libertà del culto e libertà di vivere secondo l’etica religiosa, lo sforzo di garantire a tutti il necessario per una vita dignitosa, e la cura dell’ambiente naturale. Di questo hanno bisogno, con speciale urgenza, i popoli e gli Stati del Medio Oriente, per poter finalmente “invertire la tendenza” e portare avanti con esito positivo un processo di pacificazione, mediante il ripudio della guerra e della violenza e il perseguimento del dialogo, del diritto, della giustizia.

Fino ad oggi, infatti, siamo purtroppo ancora testimoni di gravi conflitti. In Siria e in Iraq, in particolar modo, la violenza terroristica non accenna a placarsi. Si registra la violazione delle più elementari leggi umanitarie nei confronti di prigionieri e di interi gruppi etnici; si sono verificate e ancora avvengono gravi persecuzioni ai danni di gruppi minoritari, specialmente – ma non solo -, i cristiani e gli yazidi: centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case e la loro patria per poter salvare la propria vita e rimanere fedeli al proprio credo.

La Turchia, accogliendo generosamente una grande quantità di profughi, è direttamente coinvolta dagli effetti di questa drammatica situazione ai suoi confini, e la comunità internazionale ha l’obbligo morale di aiutarla nel prendersi cura dei profughi. Insieme alla necessaria assistenza umanitaria, non si può rimanere indifferenti di fronte a ciò che ha provocato queste tragedie. Nel ribadire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto, sempre però nel rispetto del diritto internazionale, voglio anche ricordare che non si può affidare la risoluzione del problema alla sola risposta militare.

E’ necessario un forte impegno comune, basato sulla fiducia reciproca, che renda possibile una pace duratura e consenta di destinare finalmente le risorse non agli armamenti, ma alle vere lotte degne dell’uomo: la lotta contro la fame e le malattie, la lotta per lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia del creato, in soccorso di tante forme di povertà e marginalità che non mancano nemmeno nel mondo moderno.

La Turchia, per la sua storia, in ragione della sua posizione geografica e a motivo dell’importanza che riveste nella regione, ha una grande responsabilità: le sue scelte e il suo esempio possiedono una speciale valenza e possono essere di notevole aiuto nel favorire un incontro di civiltà e nell’individuare vie praticabili di pace e di autentico progresso.

Che l’Altissimo benedica e protegga la Turchia e la aiuti ad essere un valido e convinto artefice di pace! Grazie!

 

VISITA AL PRESIDENTE DEGLI AFFARI RELIGIOSI AL DIYANET

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Ankara
Venerdì, 28 novembre 2014

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Signor Presidente,
Autorità religiose e civili,
Signore e Signori,

E’ per me motivo di gioia incontrarvi oggi, nel corso della mia visita al vostro Paese. Ringrazio il Signor Presidente di questo importante Ufficio per il cordiale invito, che mi offre l’occasione di intrattenermi con leaders politici e religiosi, musulmani e cristiani.

E’ tradizione che i Papi, quando viaggiano in diversi Paesi come parte della loro missione, incontrino anche le autorità e le comunità di altre religioni. Senza questa apertura all’incontro e al dialogo, una visita papale non risponderebbe pienamente alle sue finalità, così come anch’io le intendo, nella scia dei miei venerati Predecessori. In questa prospettiva, sono lieto di ricordare in modo speciale l’incontro che il Papa Benedetto XVI ebbe, in questo medesimo luogo, nel novembre 2006.

Le buone relazioni e il dialogo tra leader religiosi rivestono infatti una grande importanza. Essi rappresentano un chiaro messaggio indirizzato alle rispettive comunità, per esprimere che il mutuo rispetto e l’amicizia sono possibili, nonostante le differenze. Tale amicizia, oltre ad essere un valore in sé, acquista speciale significato e ulteriore importanza in un tempo di crisi come il nostro, crisi che in alcune aree del mondo diventano veri drammi per intere popolazioni.

Vi sono infatti guerre che seminano vittime e distruzioni; tensioni e conflitti inter-etnici e interreligiosi; fame e povertà che affliggono centinaia di milioni di persone; danni all’ambiente naturale, all’aria, all’acqua, alla terra.

Veramente tragica è la situazione in Medio Oriente, specialmente in Iraq e Siria. Tutti soffrono le conseguenze dei conflitti e la situazione umanitaria è angosciante. Penso a tanti bambini, alle sofferenze di tante mamme, agli anziani, agli sfollati e ai rifugiati, alle violenze di ogni tipo. Particolare preoccupazione desta il fatto che, soprattutto a causa di un gruppo estremista e fondamentalista, intere comunità, specialmente – ma non solo – i cristiani e gli yazidi, hanno patito e tuttora soffrono violenze disumane a causa della loro identità etnica e religiosa. Sono stati cacciati con la forza dalle loro case, hanno dovuto abbandonare ogni cosa per salvare la propria vita e non rinnegare la fede. La violenza ha colpito anche edifici sacri, monumenti, simboli religiosi e il patrimonio culturale, quasi a voler cancellare ogni traccia, ogni memoria dell’altro.

In qualità di capi religiosi, abbiamo l’obbligo di denunciare tutte le violazioni della dignità e dei diritti umani. La vita umana, dono di Dio Creatore, possiede un carattere sacro. Pertanto, la violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna, perché l’Onnipotente è Dio della vita e della pace. Da tutti coloro che sostengono di adorarlo, il mondo attende che siano uomini e donne di pace, capaci di vivere come fratelli e sorelle, nonostante le differenze etniche, religiose, culturali o ideologiche.

Alla denuncia occorre far seguire il comune lavoro per trovare adeguate soluzioni. Ciò richiede la collaborazione di tutte le parti: governi, leader politici e religiosi, rappresentanti della società civile, e tutti gli uomini e le donne di buona volontà. In particolare, i responsabili delle comunità religiose possono offrire il prezioso contributo dei  valori presenti nelle loro rispettive tradizioni. Noi, Musulmani e Cristiani, siamo depositari di inestimabili tesori spirituali, tra i quali riconosciamo elementi di comunanza, pur vissuti secondo le proprie tradizioni: l’adorazione di Dio misericordioso, il riferimento al patriarca Abramo, la preghiera, l’elemosina, il digiuno… elementi che, vissuti in maniera sincera, possono trasformare la vita e dare una base sicura alla dignità e alla fratellanza degli uomini. Riconoscere e sviluppare questa comunanza spirituale – attraverso il dialogo interreligioso – ci aiuta anche a promuovere e difendere nella società i valori morali, la pace e la libertà (cfr Giovanni Paolo II, Discorso alla Comunità cattolica di Ankara, 29 novembre 1979).  Il comune riconoscimento della sacralità della persona umana sostiene la comune compassione, la solidarietà e l’aiuto fattivo nei confronti dei più sofferenti. A questo proposito, vorrei esprimere il mio apprezzamento per quanto tutto il popolo turco, i musulmani e i cristiani, stanno facendo verso le centinaia di migliaia di persone che fuggono dai loro Paesi a causa dei conflitti. Ce ne sono due milioni. E’ questo un esempio concreto di come lavorare insieme per servire gli altri, un esempio da incoraggiare e sostenere.

Con soddisfazione ho appreso delle buone relazioni e della collaborazione tra il Diyanet e il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Auspico che esse proseguano e si consolidino, per il bene di tutti, perché ogni iniziativa di dialogo autentico è segno di speranza per un mondo che ha tanto bisogno di pace, sicurezza e prosperità. E anche dopo il dialogo con il Signor Presidente, auguro che questo dialogo interreligioso divenga creativo di nuove forme.

Signor Presidente, esprimo nuovamente la mia riconoscenza a Lei e ai Suoi collaboratori per questo incontro, che ricolma il mio cuore di gioia. Sono grato inoltre a tutti voi, per la vostra presenza e per le vostre preghiere che avrete la bontà di offrire per il mio servizio. Da parte mia, vi assicuro che pregherò altrettanto per voi. Il Signore ci benedica tutti.