Archive for novembre 2014

Il Papa ai leader islamici: condannino il terrorismo

30 novembre 2014

30 novembre 2014

http://video.sky.it/news/mondo/papa_francesco_voglio_andare_in_iraq/v223134.vid

 

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Conclusa la visita di tre giorni di Bergoglio in Turchia. “Non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi” afferma il Pontefice nella conferenza stampa tenuta nel volo di ritorno da Istanbul. E aggiunge: “Vorrei andare in Iraq

 

 

Spiega che quella nella Mosche Blu di Istanbul era “una vera preghiera”, e “sincera”, diretta in particolare al tema della pace (FOTO). Chiede a tutti i leader islamici che “condannino chiaramente il terrorismo”, spiegando con forza che “quello non è l’Islam”. Ribadisce di voler andare in Iraq, ma che in questo momento lo sconsiglia il fatto di creare “seri problemi” alle autorità. Percorre tanti temi papa Francesco nell’ampia conferenza stampa – oltre 45 minuti di risposte ai giornalisti – durante il volo di ritorno dalla Turchia.

“I leader islamici condannino il terrorismo” –
“Ho detto al presidente Erdogan: sarebbe bello che tutti i leader islamici, i leader politici, religiosi, accademici, condannino chiaramente il terrorismo e dicano che quello non e’ Islam”, racconta. “Abbiamo bisogno di una condanna mondiale, che gli islamici dicano chiaramente, noi non siamo quello, questo non è il Corano”.

“Non tutti gli islamici sono terroristi” – Rispondendo a una domanda sull’islamofobia di cui ha parlato Erdogan, Francesco osserva che “non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi. Non si può. Tanti musulamani dicono ‘noi non siamo così, il Corano è un libro di pace, è un libro profetico di pace e quello dei terroristi non è islamismo’”. E, ugualmente, “non si può dire che tutti i cristiani sono fondamentalisti”. A proposito di Iraq, invece, afferma: “Voglio andare. Ho parlato col patriarca Sako, ho inviato il cardinale Filoni, e per il momento non è possibile. Non perché io non voglia. Se in questo momento andassi creerei un problema abbastanza serio alle autorità. Di sicurezza. Ma mi piacerebbe tanto”.

Armi chimiche –
Bergoglio parla poi dei conflitti in atto in questi nostri giorni. “Si moltiplicano- dice – perché si danno le armi”. E aggiunge: “L’anno scorso a settembre alla Siria si diceva che aveva le armi chimiche: io credo che la Siria non fosse in grado di fare le armi chimiche. Chi le ha vendute? Forse alcuni degli stessi che la accusavano di averle. Su questo affare delle armi c’è tanto mistero”. E in tema di armi atomiche, il Papa sottolinea che “da Hiroshima e Nagasaki l’umanità non ha imparato nulla”.

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Verso il Natale

30 novembre 2014

Si ama Dio con l’amore di Dio.
Egli accende nei nostri cuori quella fiamma viva con la quale desideriamo di amarlo sempre di più.
Se andrai avanti senza stanchezza lungo questo sublime cammino, conoscerai la felicità.

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Preghiera della sera. Per le anime dei defunti

30 novembre 2014

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

PENSIERO DI VITA

Dalle riflessioni di questo mese, possiamo concludere che il pensiero dei nostri morti è tutt’altro che un pensiero triste.

Prima di tutto perché i nostri morti sono degli esseri viventi, che sono legati a noi da legami con cui ci erano uniti in questo mondo.

E soprattutto perché la morte per un cristiano non è mai disgiunta dal pensiero della risurrezione. La morte non è la fine, non è un salto nel buio, ma è il passaggio verso la vita eterna.

Oggi anche i cristiani provano disagio a parlare della morte e dei novissimi. Come se il pensiero dell’aldilà escludesse l’impegno di questa vita, per creare un mondo più bello e più giusto.

A questo proposito, vorremmo solo ricordare un messaggio che ci ha lasciato il Concilio Vaticano II: «La speranza escatologica non diminuisce l’importanza degli impegni terreni, ma anzi dà nuovi motivi a sostegno del compimento di essi», poiché «l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che riesce ad offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo».

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STORIA DI UN’ANIMA di SANTA TERESA DI LISIEUX

30 novembre 2014

2.

 

IL COMANDAMENTO NUOVO DI GESÙ (1897)

Amarsi come Cristo ci ha amato – Non giudicare – Vittorie pratiche – Esigenze della carita’ evangelica – Gioia del vero povero di spirito – Premu­re indiscrete – Servi di tutti e senza diritti – Il «pennellino» di Gesù all’ope­ra – Potenza della preghiera – Pane corroborante dell’umiliazione – Suor San Pietro – In coro e al bucato – Due «fratelli» sacerdoti e missionari -«Attiratemi! noi correremo… » – La preghiera dell’ultima sera – Amore e fiducia illimitata in Dio.

 

302 – Madre mia, Gesù mi ha concesso la grazia di farmi penetrare i misteri profondi della carità; se potessi esprimere ciò che capisco, lei intenderebbe una melodia di cielo, ma ahimè! ho soltanto dei balbettii infantili da farle intendere… Se le parole stesse di Gesù non mi servissero di sostegno, sarei tentata di chiederle grazia e lasciar la penna. Ma no, bisogna che continui per obbedienza quello che per obbedienza ho cominciato. Madre amata, scrivevo ieri che i beni di quaggiù non mi appartengono e perciò dovrei trovar facile non richiederli se qualcuno me li prendesse. I beni del Cielo non mi appartengono, maggiormente mi vengono prestati dal Signore il quale può ritogliermeli senza che io abbia diritto di lamentarmi. Tuttavia i beni che vengono direttamente da Dio, gli slanci dell’intelligen­za e del cuore, i pensieri profondi, tutto ciò forma una ricchezza alla quale ci attacchiamo come a un bene proprio che nessuno ha il diritto di toccare… Per esempio, se in «licenza» si comuni­ca a una consorella qualche luce ricevuta durante l’orazione e, poco tempo dopo, questa consorella parlando con un’altra le dice ciò che le è stato confidato come se l’avesse pensato lei stes­sa, sembra che ella si appropri di ciò che non è suo. Oppure in ricreazione si dice a voce bassa ad una compagna una parola piena di spirito e opportunissima; se quella la ripete ad alta voce senza far conoscere la fonte da cui proviene, ciò sembra ancora un furto alla proprietaria, la quale non la reclama, ma avrebbe voglia di farlo, e coglierà la prima occasione per far sentire con finezza che altri si è impadronito dei suoi pensieri.

 

303 – Madre mia, non potrei spiegarle così bene questi sentimenti tristi della natura, se non li avessi provati nel mio cuore, e mi piacerebbe cullarmi nella dolce illusione che essi abbiano visitato soltanto il mio, se lei non mi avesse comanda­to di ascoltare le tentazioni delle sue care piccole novizie. Ho molto imparato assolvendo la missione da lei affidatami, soprat­tutto mi sono trovata costretta a praticare ciò che insegnavo alle altre; perciò ora lo posso dire, Gesù mi ha fatto la grazia di non essere più attaccata ai beni dello spirito e del cuore che a quelli della terra. Se mi accade di pensare o dire una cosa che piaccia alle mie sorelle, trovo del tutto naturale che se ne impadroniscano come di una loro proprietà. Questo pensiero appartiene allo Spirito Santo e non a me, poiché san Paolo dice che non possiamo, senza quello Spirito di amore, chiama­re «Padre» il Padre nostro che è nei Cieli. È perciò ben libe­ro di servirsi di me per dare un buon pensiero a un’anima; se stimassi che quel pensiero fosse mio, sarei come «l’asino che portava le reliquie», il quale credeva che gli omaggi resi ai santi fossero rivolti a lui.

 

304 – Non disprezzo i pensieri profondi che nutriscono l’anima e la uniscono a Dio, ma da lungo tempo ho capito che non bisogna appoggiarsi ad essi e far consistere la perfezione nel ricevere molte luci. I pensieri più belli sono un nulla senza le opere; è vero che gli altri possono cavarne gran profitto se si umiliano e testimoniano a Dio la loro riconoscenza in quanto permette loro di prender parte al festino di un’anima che egli arricchisce con le sue grazie; ma se quest’ultima si compiace dei suoi bei pensieri e fa la preghiera del fariseo, diventa simile a uno il quale muoia di fame davanti a una tavola ben fornita, mentre tutti i suoi invitati ne attingono nutrimento abbondan­te, e gettano talvolta uno sguardo d’invidia sul possessore di tanti beni. Ah, come soltanto Dio conosce il fondo dei cuori! E le creature, quali corti pensieri hanno! Quando vedono un’anima più illuminata delle altre, subito ne deducono di essere amate meno di quella, da Gesù, e di non potere essere chiamate alla stessa perfezione. Da quando il Signore non ha più il diritto di usare una delle sue creature per dispensare alle anime, che egli ama, il nutrimento necessario? Al tempo di faraone Dio aveva ancora questo diritto, perché nella Scrittura dice a quel re: «Ti ho elevato apposta per fare splendere in te la mia potenza, affinché venga annunciato il mio Nome su tutta la terra». I secoli sono succeduti ai secoli da quando l’Altissi­mo pronunciò queste parole, e, dopo, la sua condotta non ha cambiato; sempre si è servito delle sue creature come di stru­menti per compiere l’opera sua nelle anime.

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Esempi di Gesù Bambino di S. Alfonso Maria de Liguori

30 novembre 2014

ESEMPIO IX.

 

Riferisce il P. Nadasi (Hebdom. 16 Pueri Iesu) [10] che essendosi introdotta in un monastero la divozione di mandare attorno per le religiose l’immagine di Gesù bambino un giorno per ciascuna, una di quelle vergini a cui toccò la sua giornata, dopo lunga orazione venuta la notte prese l’immagine e la chiuse in un picciolo armario. Ma appena postasi a riposare sentì che ‘l santo Bambino picchiava all’uscio di quell’armario:

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Vangelo (Mt 8,5-11) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 1 Dicembre 2014) con commento comunitario

30 novembre 2014

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,5-11)

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: Va’!, ed egli va; e a un altro: Vieni!, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo!, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Questo è il Vangelo dell’1 Dicembre, quello del 30 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio salmo 80(79)

30 novembre 2014

 

Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

 

[1] Al maestro del coro. Su “Giglio del precetto”. Di Asaf. Salmo.

[2] Tu, pastore d’Israele, ascolta,
tu che guidi Giuseppe come un gregge.
Assiso sui cherubini rifulgi

[3] davanti a Efraim, Beniamino e Manasse.
Risveglia la tua potenza
e vieni in nostro soccorso.

[4] Rialzaci, Signore, nostro Dio,
fà splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

[5] Signore, Dio degli eserciti,
fino a quando fremerai di sdegno
contro le preghiere del tuo popolo?

[6] Tu ci nutri con pane di lacrime,
ci fai bere lacrime in abbondanza.

[7] Ci hai fatto motivo di contesa per i vicini,
e i nostri nemici ridono di noi.

[8] Rialzaci, Dio degli eserciti,
fà risplendere il tuo volto e noi saremo salvi.

[9] Hai divelto una vite dall’Egitto,
per trapiantarla hai espulso i popoli.

[10] Le hai preparato il terreno,
hai affondato le sue radici e ha riempito la terra.

 

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DIO DEGLI ESSERCITI,

VOLGITI, GUARDA DAL CIELO

E VEDI E VISITA QUESTA VIGNA…..

 

 

Marana tha, vieni Signore Gesù

“Il popolo che camminava nelle tenebre,

ha visto una gran luce; sopra coloro che abitavano in terra tenebrosa,

una grande luce ha brillato” (Isaia 9,1).

Quando dici:… “Non ce la faccio a risolvere i miei problemi…”

Dio ti dice “Io guido i tuoi passi”.

Quando dici: “E’ impossibile…”

Dio ti dice “Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio”.

Quando dici: “Mi sento molto solo…”

Dio ti dice “Non ti lascerò e non ti abbandonerò”.

Quando dici: ” Come posso fare questo che mi chiedi? Chi mi aiuterà?…”

Dio ti dice “Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio”.

Quando dici: “Non merito perdono…”
Dio ti dice “Io ti perdono”.

“Anche se i vostri peccati fossero scarlatto, diventeranno bianchi come neve” (Isaia 1,18).

Quando dici: “Ho paura…”

Dio ti dice “Non temere, perché io sono con te”.

Quando dici: “Sono molto stanco…”

Dio ti dice “Io ti ristorerò”.

Quando dici: “Nessuno mi vuole bene e nessuno mi considera…”

Dio dice “Io ti amo, ti porto disegnato sul palmo delle mie mani”.

Quando dici: “Non so come andare avanti…”

Dio ti dice “Io ti indicherò il cammino”.

Quando ti domandi… “Quale è la via che mi conduce a te…?”

Dio ti risponde: “Il mio Figlio amato Gesù Cristo”.

C’è un fatto straordinario che sta accadendo in questi giorni:
Dio si fa uomo e viene ad abitare in mezzo a noi:
apriamo gli occhi, stiamo attenti
e vigilanti, non perdiamo anche questa occasione

per incontrarci con il Signore.

“State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!” (Marco 13,33).

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: Sant’ Andrea Apostolo

30 novembre 2014

 

SANT’ANDREA APOSTOLO

30 novembre – Festa

 

Bethsaida di Galilea – Patrasso (Grecia), ca. 60 dopo Cristo

All’apostolo Andrea spetta il titolo di ‘Primo chiamato’. Ed è commovente il fatto che, nel Vangelo, sia perfino annotata l’ora («le quattro del pomeriggio») del suo primo incontro e primo appuntamento con Gesù. Fu poi Andrea a comunicare al fratello Pietro la scoperta del Messia e a condurlo in fretta da Lui. La sua presenza è sottolineata in modo particolare nell’episodio della moltiplicazione dei pani. Sappiamo inoltre che, proprio ad Andrea, si rivolsero dei greci che volevano conoscere Gesù, ed egli li condusse al Divino Maestro. Su di lui non abbiamo altre notizie certe, anche se, nei secoli successivi, vennero divulgati degli Atti che lo riguardano, ma che hanno scarsa attendibilità. Secondo gli antichi scrittori cristiani, l’apostolo Andrea avrebbe evangelizzato l’Asia minore e le regioni lungo il mar Nero, giungendo fino al Volga. È perciò onorato come patrono in Romania, Ucraina e Russia. Commovente è la ‘passione’ – anch’essa tardiva – che racconta la morte dell’apostolo, che sarebbe avvenuta a Patrasso, in Acaia: condannato al supplizio della croce, egli stesso avrebbe chiesto d’essere appeso a una croce particolare fatta ad X (croce che da allora porta il suo nome) e che evoca, nella sua stessa forma, l’iniziale greca del nome di Cristo. La Legenda aurea riferisce che Andrea andò incontro alla sua croce con questa splendida invocazione sulle labbra: «Salve Croce, santificata dal corpo di Gesù e impreziosita dalle gemme del suo sangue… Vengo a te pieno di sicurezza e di gioia, affinché tu riceva il discepolo di Colui che su di te è morto. Croce buona, a lungo desiderata, che le membra del Signore hanno rivestito di tanta bellezza! Da sempre io ti ho amata e ho desiderato di abbracciarti… Accoglimi e portami dal mio Maestro».

Patronato: Pescatori

Etimologia: Andrea = virile, gagliardo, dal greco

Emblema: Croce decussata, Rete da pescatore

Martirologio Romano: Festa di sant’Andrea, Apostolo: nato a Betsaida, fratello di Simon Pietro e pescatore insieme a lui, fu il primo tra i discepoli di Giovanni Battista ad essere chiamato dal Signore Gesù presso il Giordano, lo seguì e condusse da lui anche suo fratello. Dopo la Pentecoste si dice abbia predicato il Vangelo nella regione dell’Acaia in Grecia e subíto la crocifissione a Patrasso. La Chiesa di Costantinopoli lo venera come suo insigne patrono.

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F. Rosini. Catechesi audio sui sei giorni della creazione: 3° giorno

30 novembre 2014

I sei giorni della Creazione  come paradigma della nostra crescita spirituale.

 

Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

Preghiera del mattino: Novena dell’Immacolata

30 novembre 2014

II GIORNO: TI SALUTO, O MARIA.

Ti saluto, O Maria, tutta pura, tutta irreprensibile e degna di lode.

Tu sei la corredentrice, la rugiada del mio arido cuore, la serena luce della mia mente confusa, la riparatrice di tutti i miei mali.

Compatisci, o purissima, l’infermità dell’anima mia.

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Preghiera della sera. Per le anime dei defunti

29 novembre 2014

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

RICORRIAMO ALLA MADONNA

La Madonna è la persona più amata da Dio, perché ha raggiunto vette di santità mai raggiunte da altri, e quindi è diventata più somigliante al suo divin Figlio. Il suo potere d’intercessione presso Dio è quindi immenso.

La Madonna desidera che tutti arrivino alla felicità eterna perché non è solo madre di Dio,  ma anche  la madre di tutti i credenti; e perché è stata associata alla passione di Cristo come corredentrice.

Mettiamo nelle sue mani i suffragi che offriamo a un’avvocatessa potentissima che riuscirà a valorizzarli al massimo, quando li presenterà a Dio.

Sappiamo tutti cosa sanno fare le nostre madri di questo mondo, specialmente di fronte alle sofferenze dei figli.

Si può stare quindi sicuri che una madre amorosissima e potentissima come la Madonna riuscirà a fare l’impossibile, quando la preghiamo di alleviare le sofferenze dei nostri defunti.

È così che si spiega perché tutta la tradizione cristiana, tutti i santi, sono sempre ricorsi alla Madonna, per tutti i casi più disperati, in vita e in morte.

E anche noi, quando pensiamo che la nostra madre celeste ha portato tra le braccia il Dio, bambino, sappiamo di riuscire ad ottenere da lei ogni aiuto, per poter guardare con serenità. alla nostra vita presente e futura.

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STORIA DI UN’ANIMA di SANTA TERESA DI LISIEUX

29 novembre 2014

SCRITTO AUTOBIOGRAFICO C

 

diretto a madre Maria di Gonzaga

 

1.

 

APERTURA D’ANIMO CON LA NUOVA PRIORA (1897)

 

Dedica – Educazione forte di madre Maria di Gonzaga – Non vana compiacenza per le lodi – L’Ascensore divino – Missione presso le novizie – Annunzio della venuta dello Sposo – Prova della fede – Comprensione per i peccatori e tattica di vittoria – Indifferenza per una vita breve o lunga, accanto o lontana dalle sorelle dilette – Sicurezza e pace nell’obbedienza

 

J.M.JT. giugno 1897

296 – Ma non basta amare, bisogna dimostrarlo. Si è naturalmente felici di fare un dono a un amico, soprattutto ci piace fare delle sorprese, ma ciò non è affatto carità, perché lo fanno anche i peccatori. Ecco ciò che Gesù m’insegna ancora: «Date a chiunque vi chiede; e se vi prendono ciò che vi appar­tiene, non lo richiedete». Dare a tutte coloro che chiedono, è meno dolce che offrire spontaneamente per l’impulso del cuo­re; ancora, quando ci chiedono gentilmente, non ci costa di dare; ma se per disgrazia non usano parole abbastanza delica­te, subito l’anima si ribella se non è radicata nella carità. Trova mille motivi per rifiutare quello che le viene chiesto, e, solo dopo aver fatto sentire a chi domanda la sua indelicatezza, le accorda infine come grazia ciò che quella desidera, oppure le fa un lieve favore che avrebbe richiesto un tempo venti volte minore a quello che c’è voluto per far valere diritti immaginari. Se è difficile dare a chiunque domanda, lo è ancora di più lasciar prendere quel che ci appartiene senza pretendere che ce lo restituiscano. Madre mia, dico che è difficile, piuttosto dovrei dire che sembra difficile, perché il giogo del Signore è soave e leggero; quando lo si accetta, sentiamo subito la sua dolcezza ed esclamiamo col Salmista: «Ho corso nella via dei vostri comandamenti, dopo che voi avete dilatato il mio cuo­re». Soltanto la carità può dilatare il mio cuore. O Gesù, da quando questa fiamma dolce mi consuma, corro con gioia sul­la via del vostro comandamento nuovo. Voglio correre in essa fino al giorno felice nel quale, unendomi al corteo verginale, potrò seguirvi negli spazi infiniti, cantando il vostro cantico nuovo, quello dell’Amore.

297 – Dicevo: Gesù non vuole che io reclami ciò che mi appartiene; ciò dovrebbe sembrarmi facile e naturale, poiché niente è mio. Ai beni della terra ho rinunciato per il voto di povertà, non ho dunque il diritto di lamentarmi se mi viene tolta una cosa che non mi appartiene, e debbo invece rallegrar­mi quando mi accade di sentirla, la povertà. In altri tempi mi pareva di non essere attaccata a nulla, ma da quando ho capito le parole di Gesù, vedo che, all’atto pratico, sono molto imper­fetta. Per esempio, delle cose necessarie per dipingere nessuna e mia, lo so bene; ma se, mettendomi all’opera, trovo pennelli e pitture tutti sottosopra, se un regolo o un temperino sono span­ti, la pazienza è li lì per abbandonarmi e devo prendere il coraggio a due mani per non richiedere con una certa amarezza gli oggetti che mi mancano. Bisogna bene, a volte, chiedere le cose indispensabili, ma facendolo con umiltà non si manca al comandamento di Gesù, anzi, si agisce come i poveri, i quali tendono la mano per ricevere ciò che loro è necessano: se ven­gono respinti, non se ne meravigliano, nessuno deve loro niente. Ah, quale pace inonda l’anima quando s’innalza al di sopra dei sentimenti della natura! Non esiste gioia paragonabile a quella che gusta il vero povero di spirito. Se chiede con distacco una cosa necessaria, e non soltanto questa cosa gli viene rifiutata, ma addirittura cercano di prendere quello che ha, egli segue il con­siglio di Gesù: «Abbandonate anche il vostro mantello a colui che vuol litigare per avere il vostro vestito»

298 – Abbandonare il proprio mantello è, mi sembra, rinunziare ai propri ultimi diritti, considerarsi come la serva, la schiava delle altre. Quando si è lasciato il proprio mantello è più facile camminare, correre, perciò Gesù aggiunge: «E chiun­que vi forzi a fare mille passi, fatene duemila di più con lui». Così non basta dare a chiunque mi chieda qualche cosa, bisogna che io vada incontro ai desideri, che mi mostri molto grata ed onorata di rendermi utile, e se prendono una cosa a mio uso, non debbo mostrare di rimpiangerla, ma al contrario sembrar felice di esserne sbarazzata. Madre cara, son ben lon­tana dal praticare quello che comprendo, tuttavia il solo desi­derio che ne ho, mi dà la pace.

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Esempi di Gesù Bambino di S. Alfonso Maria de Liguori

29 novembre 2014

ESEMPIO VIII.

 

Si narra nello Specchio degli esempi (Distinz. 8) [9] d’un certo divoto giovinotto per nome Edmondo, inglese, che stando un giorno in campagna con altri fanciulli, egli ch’era amante dell’orazione e della solitudine, soletto si pose a passeggiare per un prato trattenendosi in affetti verso Gesù Cristo. Ecco gli apparve un vago bambino che lo salutò: Dio ti salvi, o Edmondo mio caro. E poi l’interrogò se sapea chi era? Rispose Edmondo che no. Ma che no – riprese a dire il celeste fanciullo – quando io vi sto sempre a fianco? Or se volete conoscermi, guardatemi in fronte.Guardò Edmondo e gli lesse in fronte le parole: Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum.

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Liturgia del giorno: Audio salmo 95(94)

29 novembre 2014

 

Marána tha! Vieni, Signore Gesù!

[1] Venite, applaudiamo al Signore,
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.

[2] Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

[3] Poiché grande Dio è il Signore,
grande re sopra tutti gli dei.

[4] Nella sua mano sono gli abissi della terra,
sono sue le vette dei monti.

[5] Suo è il mare, egli l’ha fatto,
le sue mani hanno plasmato la terra.

[6] Venite, prostràti adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.

[7] Egli è il nostro Dio,
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

 

 

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CREDO IN DIO COME IL CIECO CREDE NEL SOLE,

NO PERCHE’ LO VEDE MA PERCHE’ LO SENTE.

 

Pienezza e vuoto

Madre Teresa di Calcutta

Maria è assolutamente vuota:

di superbia, di invidia, di gelosia,

di asprezza, di malizia, di vendetta

e di altre miserie del genere.

Per questo può essere piena di Dio.

Quando noi cerchiamo questo tipo di vuoto,

pratichiamo la vera devozione a Maria.

“Ecco io sono la serva del Signore”:

umile, nascosta, totalmente vuota di sé.

Così è piena di Gesù, così lo può portare agli altri.

E’ stata la prima a ricevere Gesù, a donarlo e a servirlo.

 

 

Vangelo (Mc 13,33-37) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 30 Novembre 2014) con commento comunitario

29 novembre 2014

I DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13,33-37)
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».
Questo è il Vangelo del 30 Novembre, quello del 29 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto

F. Rosini. Catechesi audio sui sei giorni della creazione: 2° giorno

29 novembre 2014

 

I sei giorni della Creazione come paradigma della nostra crescita spirituale.

 

Dio disse: “Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”. Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.

 

 

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Saturnino di Tolosa Vescovo e martire

29 novembre 2014

SAN SATURNINO DI TOLOSA VESCOVO E MARTIRE

29 novembre

 

sec. III

Molto probabilmente non ebbe alcuna relazione con gli apostoli come viene sostenuto dalla leggenda. Egli, infatti, provenendo dall’Oriente avrebbe raggiunto Tolosa nel 250 quando erano consoli Decio e Grato. Nominato così vescovo di Tolosa si occupò di diffondere il Vangelo di Dio visto che all’epoca in Gallia vi erano poche comunità di cristiani e quelle poche erano mal organizzate. Morì per colpa dei pagani della città poiché lo ritenevano il capo di una pericolosa setta.

Etimologia: Saturnino = di carattere malinconico, dal latino

Emblema: Bastone pastorale, Palma

Martirologio Romano: A Tolosa nella Gallia narbonense, ora in Francia, commemorazione di san Saturnino, vescovo e martire, che, come si tramanda, sempre al tempo dell’imperatore Decio, fu tenuto prigioniero dai pagani sulla rocca di questa città e, precipitato giù dalla sua sommità, con la testa frantumata e il corpo interamente straziato rese l’anima a Cristo.

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Preghiera del mattino: Novena dell’Immacolata

29 novembre 2014

GIORNO: INVOCAZIONE D’AIUTO A MARIA

O Vergine Immacolata, primo e soave frutto di salvezza, noi ti ammiriamo e con Te celebriamo le grandezze del Signore che ha fatto in Te mirabili prodigi.

 

Guardando Te, noi possiamo capire ed apprezzare l’opera sublime della Redenzione e possiamo vedere nel loro risultato esemplare le ricchezze infinite che Cristo, con il Suo Sangue, ci ha donato.

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Papa Francesco: Lettera Apostolica a tutti i consacrati. Indulgenze nell’anno della vita consacrata

29 novembre 2014

DECRETO CHE STABILISCE L’OPERA DA COMPIERSI PER CONSEGUIRE IL DONO DELLE INDULGENZE IN OCCASIONE DELL’ANNO DELLA VITA CONSACRATA

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LETTERA APOSTOLICA DEL SANTO PADRE FRANCESCO 

A TUTTI I CONSACRATI IN OCCASIONE DELL’ANNO DELLA VITA CONSACRATA

[Multimedia]


 

Carissime consacrate e carissimi consacrati!

Scrivo a voi come Successore di Pietro, a cui il Signore Gesù affidò il compito di confermare nella fede i fratelli (cfr Lc 22,32), e scrivo a voi come fratello vostro, consacrato a Dio come voi.

Ringraziamo insieme il Padre, che ci ha chiamati a seguire Gesù nell’adesione piena al suo Vangelo e nel servizio della Chiesa, e ha riversato nei nostri cuori lo Spirito Santo che ci dà gioia e ci fa rendere testimonianza al mondo intero del suo amore e della sua misericordia. (more…)

Viaggio papale in Turchia. Messale. Diretta. Sintesi e Testo completo dei Discorsi e delle Omelie. 2° giorno

29 novembre 2014

 

MESSALE

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PROGRAMMA DEL VIAGGIO APOSTOLICO

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DIRETTE del 2° giorno

Arrivo ad Instanbul ore 9.30 circa

Visita alla Moschea Blu e a s. Sofia ore 10.15 circa

Santa Messa ore 14.45 circa

Preghiera Ecumenica ore 17.00 circa

Preghiera per l’anno per la vita consacrata ore 19.00 circa

Divina Liturgia e Dichiarazione congiunta ore 20.20 circa

Congedo

http://www.ctv.va/content/ctv/it/livetv.html

Il testo dei Discorsi, preghiere ed Omelie saranno pubblicati non appena disponibili

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SANTA MESSA

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cattedrale Cattolica dello Spirito Santo, Istanbul
Sabato, 29 novembre 2014

[Multimedia]


 

All’uomo assetato di salvezza, Gesù nel Vangelo si presenta come la fonte a cui attingere, la roccia da cui il Padre fa scaturire fiumi di acqua viva per tutti coloro che credono in Lui (cfr Gv 7,38). Con questa profezia, proclamata pubblicamente a Gerusalemme, Gesù preannuncia il dono dello Spirito Santo che riceveranno i suoi discepoli dopo la sua glorificazione, cioè la sua morte e risurrezione (cfr v. 39).

Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa. Egli dà la vita, suscita i differenti carismi che arricchiscono il popolo di Dio e, soprattutto,crea l’unità tra i credenti: di molti fa un corpo solo, il corpo di Cristo. Tutta la vita e la missione della Chiesa dipendono dallo Spirito Santo; Lui realizza ogni cosa.

La stessa professione di fede, come ci ricorda san Paolo nella prima Lettura di oggi, è possibile solo perché suggerita dallo Spirito Santo: «Nessuno può dire: “Gesù è Signore!”, se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1 Cor 12,3b). Quando noi preghiamo, è perché lo Spirito Santo suscita in noi la preghiera nel cuore. Quando spezziamo il cerchio del nostro egoismo, usciamo da noi stessi e ci accostiamo agli altri per incontrarli, ascoltarli, aiutarli, è lo Spirito di Dio che ci ha spinti. Quando scopriamo in noi una sconosciuta capacità di perdonare, di amare chi non ci vuole bene, è lo Spirito che ci ha afferrati. Quando andiamo oltre le parole di convenienza e ci rivolgiamo ai fratelli con quella tenerezza che riscalda il cuore, siamo stati certamente toccati dallo Spirito Santo.

È vero, lo Spirito Santo suscita i differenti carismi nella Chiesa; apparentemente, questo sembra creare disordine, ma in realtà, sotto la sua guida, costituisce un’immensa ricchezza, perché lo Spirito Santo è lo Spirito di unità, che non significa uniformità. Solo lo Spirito Santo può suscitare la diversità, la molteplicità e, nello stesso tempo, operare l’unità. Quando siamo noi a voler fare la diversità e ci chiudiamo nei nostri particolarismi ed esclusivismi, portiamo la divisione; e quando siamo noi a voler fare l’unità secondo i nostri disegni umani, finiamo per portare l’uniformità e l’omologazione. Se invece ci lasciamo guidare dallo Spirito, la ricchezza, la varietà, la diversità non diventano mai conflitto, perché Egli ci spinge a vivere la varietà nella comunione della Chiesa.

La moltitudine delle membra e dei carismi trova il suo principio armonizzatore nello Spirito di Cristo, che il Padre ha mandato e che continua a mandare, per compiere l’unità tra i credenti. Lo Spirito Santo fa l’unità della Chiesa: unità nella fede, unità nella carità, unità nella coesione interiore. La Chiesa e le Chiese sono chiamate a lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, ponendosi in un atteggiamento di apertura, di docilità e di obbedienza. E’ Lui che armonizza la Chiesa. Mi viene in mente quella bella parola di San Basilio il Grande: “Ipse harmonia est”, Lui stesso è l’armonia.

Si tratta di una prospettiva di speranza, ma al tempo stesso faticosa, in quanto è sempre presente in noi la tentazione di fare resistenza allo Spirito Santo, perché scombussola, perché smuove, fa camminare, spinge la Chiesa ad andare avanti. Ed è sempre più facile e comodo adagiarsi nelle proprie posizioni statiche e immutate. In realtà, la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo nella misura in cui non ha la pretesa di regolarlo e di addomesticarlo. E la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo anche quando lascia da parte la tentazione di guardare sé stessa. E noi cristiani diventiamo autentici discepoli missionari, capaci di interpellare le coscienze, se abbandoniamo uno stile difensivo per lasciarci condurre dallo Spirito. Egli è freschezza, fantasia, novità.

Le nostre difese possono manifestarsi con l’arroccamento eccessivo sulle nostre idee, sulle nostre forze – ma così scivoliamo nel pelagianesimo –, oppure con un atteggiamento di ambizione e di vanità. Questi meccanismi difensivi ci impediscono di comprendere veramente gli altri e di aprirci ad un dialogo sincero con loro. Ma la Chiesa, scaturita dalla Pentecoste, riceve in consegna il fuoco dello Spirito Santo, che non riempie tanto la mente di idee, ma incendia il cuore; è investita dal vento dello Spirito che non trasmette un potere, ma abilita ad un servizio di amore, un linguaggio che ciascuno è in grado di comprendere.

Nel nostro cammino di fede e di vita fraterna, più ci lasceremo guidare con umiltà dallo Spirito del Signore, più supereremo le incomprensioni, le divisioni e le controversie e saremo segno credibile di unità e di pace. Segno credibile che il nostro Signore è risorto, è vivo.

Con questa gioiosa certezza, abbraccio tutti voi, cari fratelli e sorelle: il Patriarca Siro-Cattolico, il Presidente della Conferenza Episcopale, il Vicario Apostolico Mons. Pelâtre, gli altri Vescovi ed Esarchi, i presbiteri e i diaconi, le persone consacrate e i fedeli laici, appartenenti alle differenti comunità e ai diversi riti della Chiesa Cattolica. Desidero salutare con fraterno affetto il Patriarca di Costantinopoli, Sua Santità Bartolomeo I, il Metropolita Siro-Ortodosso, il Vicario Patriarcale Armeno Apostolico e gli esponenti delle Comunità Protestanti, che hanno voluto pregare con noi durante questa celebrazione. Esprimo loro la mia riconoscenza per questo gesto fraterno. Un pensiero affettuoso invio al Patriarca Armeno Apostolico Mesrob II, assicurandogli la mia preghiera.

Fratelli e sorelle, rivolgiamo il nostro pensiero alla Vergine Maria, la Santa Madre di Dio. Insieme a Lei, che ha pregato nel cenacolo con gli Apostoli in attesa della Pentecoste, preghiamo il Signore perché mandi il suo Santo Spirito nei nostri cuori e ci renda testimoni del suo Vangelo in tutto il mondo. Amen!

Verso il Natale

28 novembre 2014

Natività – Lorenzo Costa (1500 circa d.c.)

 

In questo cammino verso il Natale verrà il momento dell’incontro. Non lasciarti afferrare dal frastuono del mondo. Non perdere te stesso lungo le strade frenetiche dell’oblio e della disperazione. Percorri le vie del cuore. Dio ti attende. Dio con noi, Dio per noi, Dio in noi.

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Preghiera della sera. Per le anime dei defunti

28 novembre 2014

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

LA VITA ETERNA

Noi crediamo che la nostra anima è immortale. Tuttavia, questo non ci basta. Noi ci aspettiamo qualcosa di più e di più preciso di una vaga immortalità, perché Dio ci ha promesso la vita eterna, accanto a lui, nella nostra umanità completa.

La salvezza ci è venuta da Gesù Cristo, attraverso la sua morte e risurrezione. Ed egli è ora il primogenito della nuova generazione di uomini, che devono risuscitare e stare accanto al Padre celeste col corpo glorioso.

Innestati in Cristo mediante il battesimo, partecipiamo alla sua Pasqua. E così la morte non è più la distruzione, ma la strada che porta alla vita: La separazione dell’anima dal corpo sarà per noi solo temporanea; e un giorno risorgeremo anche noi per vivere sempre, accanto a Dio con la nostra umanità completa.

Visto dall’esterno, un cristiano è un uomo come tutti gli altri, a cui non è risparmiata la sofferenza e quella sofferenza più grande di tutte che è la morte.

Guardando però le cose a fondo, vediamo che la vicenda umana ha cambiato completamente significato per noi. La sofferenza non è più per noi una diminuzione di vita, ma la via per ottenere una vita sempre più piena.

La morte è angosciosa, ma ha perso per noi il suo significato di condanna e necessità, per diventare un gesto di uomini liberi. Noi accettiamo liberamente la morte per conformarci alla volontà di Dio, per realizzare il suo disegno di salvezza, come l’accettò Gesù Cristo, ben sapendo che nulla al mondo ci può separare da Dio e che un giorno gli saremo vicino con il nostro corpo glorioso. Chiediamo alla Madonna, già gloriosamente Assunta, di aiutarci a vivere ogni giorno come persone che sono candidate alla risurrezione.

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STORIA DI UN’ANIMA di SANTA TERESA DI LISIEUX

28 novembre 2014

SCRITTO AUTOBIOGRAFICO C

 

diretto a madre Maria di Gonzaga

 

1.

 

APERTURA D’ANIMO CON LA NUOVA PRIORA (1897)

 

Dedica – Educazione forte di madre Maria di Gonzaga – Non vana compiacenza per le lodi – L’Ascensore divino – Missione presso le novizie – Annunzio della venuta dello Sposo – Prova della fede – Comprensione per i peccatori e tattica di vittoria – Indifferenza per una vita breve o lunga, accanto o lontana dalle sorelle dilette – Sicurezza e pace nell’obbedienza

 

J.M.JT. giugno 1897

290 – Quando il Signore aveva comandato al suo popolo di amare il prossimo come se stesso, non era venuto ancora sulla terra; così, sapendo bene a qual punto si ami la propria persona, non poteva chiedere alle sue creature un amore piu grande per il prossimo. Ma quando Gesù dà ai suoi apostoli un comandamento nuovo, il comandamento proprio suo, come dirà altrove, non parla di amare il prossimo come se stessi, bensì di amarlo come lui, Gesù, l’ha amato, come l’amerà fino alla consumazione dei secoli. Signore, so che voi non comandate alcunché d’impossibi­le, conoscete meglio di me la mia debolezza, la mia imperfezio­ne, voi sapete bene che mai potrei amare le mie sorelle come le amate voi, se voi stesso, o mio Gesù, non le amaste ancora in me. E perché voi volevate concedermi questa grazia, che avete fatto un comandamento nuovo. Oh, come l’amo, il vostro comandamento, poiché mi dà la sicurezza che la volontà vostra è di amare in me tutti coloro che voi mi comandate di amare. Sì, lo sento, quando sono caritatevole è Gesù solo che agisce in me, più sono unita con lui, più amo anche tutte le mie sorelle. Quando voglio aumentare in me quest’amore, soprattutto quando il demonio cerca di mettermi davanti agli occhi dell’anima i difetti di quella o quell’altra sorella che mi è meno simpatica, mi affretto a cercare le sue virtù, i suoi buoni desideri; mi dico che, se l’ho vista cadere una volta, ella può bene avere riportato un gran numero di vittorie che nasconde per umiltà, e perfino ciò che mi pareva un errore può benissi­mo essere, a causa dell’intenzione, un atto di virtù.

 

291 – Non duro fatica a persuadermene, perché un giorno ho fatto una piccola esperienza che mi ha dimostrato come non si debba giudicare mai. Fu durante una ricreazione, la portiera suonò due colpi, bisognava aprire la porta grande degli operai per far entrare degli alberi destinati al presepio. La ricreazione non era gaia perché lei non c’era, Madre cara, perciò io pensa­vo che se m’avessero mandato a servire da «terza», sarei stata ben contenta; la madre sottopriora mi disse proprio di andare io, oppure la consorella che si trovava accanto a me. Io comin­ciai a togliermi subito il grembiule, abbastanza lentamente affinché la mia compagna si liberasse del suo prima di me, per­ché pensavo di farle piacere lasciandole la possibilità di essere «terza». La suora che sostituiva la portiera ci guardava ridendo, e quando vide che mi ero alzata ultima, mi disse: «Avevo ben pensato che non sarebbe stata lei a guadagnare una perla per la sua corona, andava troppo piano…». Certamente tutta la comunità credette che avessi agito per natura, e non saprei dire quanto bene all’anima mi abbia fatto una cosa così piccola, rendendomi indulgente per le debolezze delle altre. Ciò mi impedisce anche di provare un senso di vanità quando sono giudicata favorevolmente, perché mi dico questo: poiché prendono per imperfezione i miei pic­coli atti di virtù, potranno altrettanto bene ingannarsi pren­dendo per virtù ciò che è soltanto imperfezione. Allora dico con san Paolo: «Mi metto ben poco in angustie per il giudizio di qualsiasi tribunale umano. Non mi giudico io stessa, colui che mi giudica e’ il Signore». Così per rendere favorevole quel giudizio, o piuttosto per non essere giudicata affatto, voglio aver sempre pensieri caritatevoli, perché Gesù ha detto: «Non giudicate, non sarete giudicati».

 

292 – Madre mia, leggendo ciò che ho scritto, potrebbe credere che la pratica della carità non mi sia difficile. E’ vero, da qualche mese non ho più da combattere per praticare que­sta bella virtù; non voglio dire con ciò che non mi accada mai di fare errori, oh, sono ben troppo imperfetta per questo! ma non mi costa grande fatica rialzarmi quando sono caduta, per­ché in un certo combattimento ho riportato vittoria; così la milizia celeste mi viene ora in soccorso, non potendo ammette­re di vedermi vinta dopo che sono stata vittoriosa nella glorio­sa lotta che cercherò di descrivere. C’è in comunità una consorella la quale ha il talento di dispiacermi in tutte le cose, le sue maniere, le sue parole, il suo carattere mi sembrano molto sgradevoli. Tuttavia è una santa religiosa che deve essere graditissima al Signore, perciò io, non volendo cedere all’antipatia naturale che provavo, mi son detta che la carità non deve consistere nei sentimenti, bensì nelle ope­re; allora mi sono dedicata a fare per questa consorella ciò che avrei fatto per la persona più cara. Ogni volta che la incontravo, pregavo il buon Dio per lei, offrendogli tutte le sue virtù e i suoi meriti. Sentivo che ciò era bene accetto a Gesù, perché non c’è artista al quale non piaccia ricevere lodi per le sue opere, e Gesu, l’artista delle anime, è felice quando non ci si ferma all’esterno, e invece, penetrando fino al santuario intimo che egli si è scelto come dimora, se ne ammira la bellezza. Non mi contentavo di pregar molto per la sorella che mi suscitava tanti conflitti interni, cercavo di farle tutti i favori possibili, e quando avevo la tentazione di risponderle sgarbatamente, mi limitavo a farle il più amabile dei miei sorrisi, e cercavo di stornare la conversazione perché è detto nell’Imitazione: «E meglio lasciar ciascuno nel suo sentimento piuttosto che fermarsi a contestare» Spesso anche, quando non ero in ricreazione (voglio dire durante le ore di lavoro), avendo a che fare per uffcio con que­sta consorella, quando i miei contrasti intimi erano troppo vio­lenti, fuggivo come un disertore. Poiché ignorava assolutamen­te quello che sentivo per lei, mai ha supposto i motivi della mia condotta, e rimane persuasa che il suo carattere mi è pia­cevole. Un giorno in ricreazione mi ha detto press’a poco que­ste parole, tutta contenta: «Mi potrebbe dire, suor Teresa di Gesù Bambino, che cosa l’attira verso me, perché ogni volta che mi guarda, la vedo sorridere?». Ah, quello che mi attirava, era Gesù nascosto in fondo all’anima di lei… Gesù che rende dolce quello che c’è di più amaro. Le risposi che le sorridevo perché ero contenta di vederla (beninteso non aggiunsi che era dal punto di vista spirituale).

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Esempi di Gesù Bambino di S. Alfonso Maria de Liguori

28 novembre 2014

ESEMPIO VII.

Narra il P. Patrignani (Tom. IV, es. 11) [8] che in Messina vi fu un nobile fanciullo chiamato Domenico Ansalone. Soleva questi visitare spesso in certa chiesa un’immagine di Maria, la quale teneva in braccio Gesù bambino di rilievo, che l’avea di sé tutto innamorato. Or Domenico venne a morte. Cercò a’ genitori con tanto desiderio che gli avessero fatto venire l’amato Bambino. Ne fu consolato, ond’egli tutto contento lo collocò nel suo letto. E sempre amorosamente rimiravalo, e da quando in quando or rivolto al Bambino gli dicea: Gesù mio, abbi pietà di me; or rivolto agli astanti: Mirate, dicea, mirate com’è bello questo mio Signorino!

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La Parola di Dio dalla Prima Lettura. Il Libro dell’Apocalisse. Cap. 20. La nuova Gerusalemme

28 novembre 2014

I Lettura Ap 20,1-4.11-21,2
I morti vennero giudicati, ciascuno secondo le sue opere. Vidi la Gerusalemme nuova scendere dal cielo.
Salmo (Sal 83)
Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Vangelo Lc 21,29-33
Quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.

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Ap. 20

Satana sconfitto

1 E vidi un angelo che scendeva dal cielo con in mano la chiave dell’Abisso e una grande catena.2Afferrò il drago, il serpente antico, che è diavolo e il Satana, e lo incatenò per mille anni; 3lo gettò nell’Abisso, lo rinchiuse e pose il sigillo sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni, dopo i quali deve essere lasciato libero per un po’ di tempo. 4Poi vidi alcuni troni – a quelli che vi sedettero fu dato il potere di giudicare – e le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni;5gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. 6Beati e santi quelli che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo, e regneranno con lui per mille anni.
7Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere 8e uscirà per sedurre le nazioni che stanno ai quattro angoli della terra, Gog e Magòg, e radunarle per la guerra: il loro numero è come la sabbia del mare. 9Salirono fino alla superficie della terra e assediarono l’accampamento dei santi e la città amata.Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò. 10E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli.
11E vidi un grande trono bianco e Colui che vi sedeva. Scomparvero dalla sua presenza la terra e il cielo senza lasciare traccia di sé.12E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. E i libri furono aperti. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati secondo le loro opere, in base a ciò che era scritto in quei libri. 13Il mare restituì i morti che esso custodiva, la Morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere.14Poi la Morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. 15E chi non risultò scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco.

 

 

Riprendo alcuni passaggi della Catechesi di mercoledì 26 novembre 2014 di papa Francesco

….”Sorgono spontanee in noi alcune domande: quando avverrà questo passaggio finale? Come sarà la nuova dimensione nella quale la Chiesa entrerà? Che cosa sarà allora dell’umanità? E del creato che ci circonda? Ma queste domande  non sono nuove, le avevano già fatte i discepoli a Gesù in quel tempo: “Ma quando avverrà questo? Quando sarà il trionfo dello Spirito sulla creazione, sul creato, su tutto…”. Sono domande umane, domande antiche. Anche noi facciamo queste domande”.

E le nostre domande, dinamismo necessario, indispensabile a creature in cammino, si rivolgono alla Chiesa,  “non è una realtà statica, ferma, fine a se stessa, ma è continuamente in cammino nella storia, verso la meta ultima e meravigliosa che è il Regno dei cieli, di cui la Chiesa in terra è il germe e l’inizio (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 5).

 

Cita la Costituzione conciliare Gaudium et spes: «Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l’umanità, e non sappiamo il modo in cui sarà trasformato l’universo. Passa certamente l’aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini» (n. 39).

Proprio la «Gerusalemme nuova» è meta della chiesa in cammino, in uscita, “madre dal cuore aperto”.

Più che di un luogo, si tratta di uno “stato” dell’anima in cui le nostre attese più profonde saranno compiute in modo sovrabbondante e il nostro essere, come creature e come figli di Dio, giungerà alla piena maturazione. Saremo finalmente rivestiti della gioia, della pace e dell’amore di Dio in modo completo, senza più alcun limite, e saremo faccia a faccia con Lui! (cfr 1Cor13,12). E’ bello pensare questo, pensare al Cielo. Tutti noi ci troveremo lassù, tutti. E’ bello, dà forza all’anima”.

 

Ripenso ad un punto chiave dell’Evangelii Gaudium, pensare al tempo rispetto al momento, dare al tempo le priorità per costruire, per iniziare processi, anelli di una catena di crescita costante:

222. Vi è una tensione bipolare tra la pienezza e il limite. La pienezza provoca la volontà di possedere tutto e il limite è la parete che ci si pone davanti. Il “tempo”, considerato in senso ampio, fa riferimento alla pienezza come espressione dell’orizzonte che ci si apre dinanzi, e il momento è espressione del limite che si vive in uno spazio circoscritto. I cittadini vivono in tensione tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dell’orizzonte più grande, dell’utopia che ci apre al futuro come causa finale che attrae. Da qui emerge un primo principio per progredire nella costruzione di un popolo: il tempo è superiore allo spazio.

223. Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone. È un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorità al tempo. Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. Dare priorità allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli. Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci”.

Continua papa Francesco nella catechesi di mercoledì

” E‘ bello percepire come ci sia una continuità e una comunione di fondo tra la Chiesa che è nel Cielo e quella ancora in cammino sulla terra. Coloro che già vivono al cospetto di Dio possono infatti sostenerci e intercedere per noi, pregare per noi. D’altro canto, anche noi siamo sempre invitati ad offrire opere buone, preghiere e la stessa Eucaristia per alleviare la tribolazione delle anime che sono ancora in attesa della beatitudine senza fine. Sì, perché nella prospettiva cristiana la distinzione non è più tra chi è già morto e chi non lo è ancora, ma tra chi è in Cristo e chi non lo è! Questo è l’elemento determinante, veramente decisivo per la nostra salvezza e per la nostra felicità”.

…..alcuni testi utilizzano l’immagine del «cielo nuovo» e della «terra nuova» (cfr 2 Pt 3,13; Ap 21,1), nel senso che tutto l’universo sarà rinnovato e verrà liberato una volta per sempre da ogni traccia di male e dalla stessa morte. Quella che si prospetta, come compimento di una trasformazione che in realtà è già in atto a partire dalla morte e risurrezione di Cristo, è quindi una nuova creazione; non dunque un annientamento del cosmo e di tutto ciò che ci circonda, ma un portare ogni cosa alla sua pienezza di essere, di verità, di bellezza. Questo è il disegno che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, da sempre vuole realizzare e sta realizzando“.

 

 

Vangelo (Lc 21,34-36) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 29 Novembre 2014) con commento comunitario

28 novembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.

Questo è il Vangelo del 29 Novembre, quello del 28 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto

Catechesi d’Avvento 2014 di p. Cantalamessa. Pace come Dono, Compito, Frutto: “La pace con Dio è il filo dall’alto che regge tutta la ragnatela dei rapporti umani”. Le precedenti Prediche di Avvento

28 novembre 2014

 

Il tema generale della predicazione per l’Avvento 2014 del  Predicatore della Casa Pontificia Raniero Cantalamessa è tratto dal Vangelo di Luca: “Pace in terra agli uomini che Dio ama” come egli ha dichiarato “per la dolorosa attualità del tema della pace, unita alla necessità di ridare a questa parola la ricchezza di significato che essa riveste nella Bibbia”, in preparazione, altresì, al messaggio per la pace che la Chiesa si appresta a rivolgere a tutti gli uomini in occasione della Giornata Mondiale della Pace.

Agli incontri parteciperà papa Francesco.

La prima meditazione, 5 dicembre, sarà dedicata alla pace come dono del Signore in Cristo Gesù.

La seconda meditazione, 12 dicembre, riguarderà la pace come compito per cui lavorare.

Infine l’ultima meditazione, 19 dicembre, sarà sulla pace come frutto dello Spirito, ovvero la pace interiore dell’anima.

 

Le precedenti prediche di p. Cantalamessa

1^ AVVENTO 2013

2^ AVVENTO 2013

3^ AVVENTO 2013

 

1^ AVVENTO 2012

2^ AVVENTO 2012

3^ AVVENTO 2012

 

1^ AVVENTO 2011

2^ AVVENTO 2011

3^ AVVENTO 2011

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Giacomo della Marca Religioso e sacerdote

28 novembre 2014

SAN GIACOMO DELLA MARCA RELIGIOSO E SACERDOTE

28 novembre

 

Monteprandone, Ascoli Piceno, 1394 – Napoli, 28 novembre 1476

E’ nato a Monteprandone (Ascoli Piceno) nel 1394, fu discepolo di san Bernardino da Siena, dal quale ricevette a 22 anni il saio francescano. Come il maestro, anch’egli si diede alla predicazione, in Italia, Polonia, Boemia, Bosnia e in Ungheria dove si recò per ordine del Papa. Oratore ardente, si scagliò soprattutto contro i vizi dell’avarizia e dell’usura. Proprio per combattere quest’ultima, san Giacomo della Marca ideò i Monti di Pietà, dove i poveri potevano impegnare le proprie cose, non più all’esoso tasso preteso dai privati usurai ma ad un interesse minimo. Già debilitato per la vita di penitenza e colpito da coliche fortissime, morì a Napoli, nel 1476. Le sue ultime parole furono: «Gesù, Maria. Benedetta la Passione di Gesù».

Etimologia: Giacomo = che segue Dio, dall’ebraico

Martirologio Romano: A Napoli, deposizione di san Giacomo della Marca, sacerdote dell’Ordine dei Minori, insigne per la predicazione e per l’austerità di vita.

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Viaggio papale in Turchia. Messale. Diretta. Sintesi e Testo completo dei Discorsi e dell’Omelia. 1° giorno

28 novembre 2014

 

MESSALE

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PROGRAMMA DEL VIAGGIO APOSTOLICO

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SALUTO DEL SANTO PADRE AI GIORNALISTI
DURANTE IL VOLO ROMA-ANKARA

Volo Papale
Venerdì, 28 novembre 2014

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(Padre Lombardi)

Santo Padre, grazie di venire a darci il suo saluto all’inizio di questo viaggio, per il quale Le facciamo i nostri auguri. Un viaggio che sappiamo impegnativo sia per l’area in cui ci rechiamo, sia per i rapporti ecumenici, i rapporti interreligiosi … Ecco, quindi è breve ma è molto intenso e importante. Noi La accompagniamo con la nostra preghiera, con la nostra attenzione e con il nostro sostegno, per quanto potremo fare, anche come informatori. Siamo un bel gruppetto, come vede: siamo 65 in questo viaggio, rappresentanti di diversi Paesi, di diversi media, come al solito è un po’ un mix che cerca di tenere conto sia dei media sia delle lingue, e così via. Molte sono persone che Lei già conosce, che seguono fedelmente questi viaggi. Abbiamo anche due signore turche che ci accompagnano in questo viaggio: la signora Esma Cakir, che La saluta con la mano, e la signora Yasemin Taskin, che La saluta con la mano, e che poi potranno farLe delle domande, anche durante il ritorno, naturalmente.

Poi abbiamo anche un’altra occasione di festa, questa mattina: c’è uno di noi, che è nascosto là in fondo, che compie 62 anni proprio oggi. E’ il suo compleanno: Jean-Louis de La Vaissière, e gli facciamo gli auguri insieme a Lei.

E ora, naturalmente, Le do il microfono, se Lei vuole dirci qualche cosa:

(Papa Francesco)

Buon giorno. Vi dò il benvenuto e vi ringrazio della vostra compagnia in questo viaggio, perché il vostro lavoro è un sostegno, un aiuto e anche un servizio al mondo: un servizio al mondo per far conoscere questa attività religiosa e umanitaria, perché la Turchia in questo momento è testimone e offre aiuto a tanti rifugiati delle zone in conflitto. Ringrazio per questo servizio. Ci ritroveremo al rientro per la conferenza stampa. Grazie tante e buon soggiorno.

(Padre Lombardi)

Grazie mille a Lei, Santo Padre. E buon viaggio. Noi La seguiremo con molta attenzione. Su un viaggio come questo, la presenza sul volo è molto importante, perché ci sono due tappe e quindi sono praticamente gli unici giornalisti che saranno presenti sia ad Ankara sia ad Istanbul per seguire da vicino il Suo viaggio. Quindi avranno un ruolo molto importante nell’informazione, e Le vogliono assicurare che faranno del loro meglio per collaborare al Suo ministero. Grazie, Santo Padre, e buon viaggio.

 

INCONTRO CON LE AUTORITÀ

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Ankara
Venerdì, 28 novembre 2014

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Signor Presidente,
Distinte Autorità,
Signore e Signori,

sono lieto di visitare il vostro Paese, ricco di bellezze naturali e di storia, ricolmo di tracce di antiche civiltà e ponte naturale tra due continenti e tra differenti espressioni culturali. Questa terra è cara ad ogni cristiano per aver dato i natali a san Paolo, che qui fondò diverse comunità cristiane; per aver ospitato i primi sette Concili della Chiesa e per la presenza, vicino ad Efeso, di quella che una venerata tradizione considera la “casa di Maria”, il luogo dove la Madre di Gesù visse per alcuni anni, meta della devozione di tanti pellegrini da ogni parte del mondo, non solo cristiani, ma anche musulmani.

Tuttavia, le ragioni della considerazione e dell’apprezzamento per la Turchia non sono da cercarsi unicamente nel suo passato, nei suoi antichi monumenti, ma si trovano nella vitalità del suo presente, nella laboriosità e generosità del suo popolo, nel suo ruolo nel concerto delle nazioni.

È per me motivo di gioia avere l’opportunità di proseguire con voi un dialogo di amicizia, di stima e di rispetto, nel solco di quello intrapreso dai miei predecessori, il beato Paolo VI, san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, dialogo preparato e favorito a sua volta dall’azione dell’allora Delegato Apostolico Mons. Angelo Giuseppe Roncalli, poi a san Giovanni XXIII, e dal Concilio Vaticano II.

Abbiamo bisogno di un dialogo che approfondisca la conoscenza e valorizzi con discernimento le tante cose che ci accomunano, e al tempo stesso ci permetta di considerare con animo saggio e sereno le differenze, per poter anche da esse trarre insegnamento.

Occorre portare avanti con pazienza l’impegno di costruire una pace solida, fondata sul rispetto dei fondamentali diritti e doveri legati alla dignità dell’uomo. Per questa strada si possono superare i pregiudizi e i falsi timori e si lascia invece spazio alla stima, all’incontro, allo sviluppo delle migliori energie a vantaggio di tutti.

A tal fine, è fondamentale che i cittadini musulmani, ebrei e cristiani – tanto nelle disposizioni di legge, quanto nella loro effettiva attuazione –, godano dei medesimi diritti e rispettino i medesimi doveri. Essi in tal modo più facilmente si riconosceranno come fratelli e compagni di strada, allontanando sempre più le incomprensioni e favorendo la collaborazione e l’intesa. La libertà religiosa e la libertà di espressione, efficacemente garantite a tutti, stimoleranno il fiorire dell’amicizia, diventando un eloquente segno di pace.

Il Medio Oriente, l’Europa, il mondo attendono questa fioritura. Il Medio Oriente, in particolare, è da troppi anni teatro di guerre fratricide, che sembrano nascere l’una dall’altra, come se l’unica risposta possibile alla guerra e alla violenza dovesse essere sempre nuova guerra e altra violenza.

Per quanto tempo dovrà soffrire ancora il Medio Oriente a causa della mancanza di pace? Non possiamo rassegnarci alla continuazione dei conflitti come se non fosse possibile un cambiamento in meglio della situazione! Con l’aiuto di Dio, possiamo e dobbiamo sempre rinnovare il coraggio della pace! Questo atteggiamento conduce ad utilizzare con lealtà, pazienza e determinazione tutti i mezzi della trattativa, e a raggiungere così concreti obiettivi di pace e di sviluppo sostenibile.

Signor Presidente, per raggiungere una meta tanto alta ed urgente, un contributo importante può venire dal dialogo interreligioso e interculturale, così da bandire ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo, che umilia gravemente la dignità di tutti gli uomini e strumentalizza la religione.

Occorre contrapporre al fanatismo e al fondamentalismo, alle fobie irrazionali che incoraggiano incomprensioni e discriminazioni, la solidarietà di tutti i credenti, che abbia come pilastri il rispetto della vita umana, della libertà religiosa, che è libertà del culto e libertà di vivere secondo l’etica religiosa, lo sforzo di garantire a tutti il necessario per una vita dignitosa, e la cura dell’ambiente naturale. Di questo hanno bisogno, con speciale urgenza, i popoli e gli Stati del Medio Oriente, per poter finalmente “invertire la tendenza” e portare avanti con esito positivo un processo di pacificazione, mediante il ripudio della guerra e della violenza e il perseguimento del dialogo, del diritto, della giustizia.

Fino ad oggi, infatti, siamo purtroppo ancora testimoni di gravi conflitti. In Siria e in Iraq, in particolar modo, la violenza terroristica non accenna a placarsi. Si registra la violazione delle più elementari leggi umanitarie nei confronti di prigionieri e di interi gruppi etnici; si sono verificate e ancora avvengono gravi persecuzioni ai danni di gruppi minoritari, specialmente – ma non solo -, i cristiani e gli yazidi: centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case e la loro patria per poter salvare la propria vita e rimanere fedeli al proprio credo.

La Turchia, accogliendo generosamente una grande quantità di profughi, è direttamente coinvolta dagli effetti di questa drammatica situazione ai suoi confini, e la comunità internazionale ha l’obbligo morale di aiutarla nel prendersi cura dei profughi. Insieme alla necessaria assistenza umanitaria, non si può rimanere indifferenti di fronte a ciò che ha provocato queste tragedie. Nel ribadire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto, sempre però nel rispetto del diritto internazionale, voglio anche ricordare che non si può affidare la risoluzione del problema alla sola risposta militare.

E’ necessario un forte impegno comune, basato sulla fiducia reciproca, che renda possibile una pace duratura e consenta di destinare finalmente le risorse non agli armamenti, ma alle vere lotte degne dell’uomo: la lotta contro la fame e le malattie, la lotta per lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia del creato, in soccorso di tante forme di povertà e marginalità che non mancano nemmeno nel mondo moderno.

La Turchia, per la sua storia, in ragione della sua posizione geografica e a motivo dell’importanza che riveste nella regione, ha una grande responsabilità: le sue scelte e il suo esempio possiedono una speciale valenza e possono essere di notevole aiuto nel favorire un incontro di civiltà e nell’individuare vie praticabili di pace e di autentico progresso.

Che l’Altissimo benedica e protegga la Turchia e la aiuti ad essere un valido e convinto artefice di pace! Grazie!

 

VISITA AL PRESIDENTE DEGLI AFFARI RELIGIOSI AL DIYANET

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Ankara
Venerdì, 28 novembre 2014

[Multimedia]


 

Signor Presidente,
Autorità religiose e civili,
Signore e Signori,

E’ per me motivo di gioia incontrarvi oggi, nel corso della mia visita al vostro Paese. Ringrazio il Signor Presidente di questo importante Ufficio per il cordiale invito, che mi offre l’occasione di intrattenermi con leaders politici e religiosi, musulmani e cristiani.

E’ tradizione che i Papi, quando viaggiano in diversi Paesi come parte della loro missione, incontrino anche le autorità e le comunità di altre religioni. Senza questa apertura all’incontro e al dialogo, una visita papale non risponderebbe pienamente alle sue finalità, così come anch’io le intendo, nella scia dei miei venerati Predecessori. In questa prospettiva, sono lieto di ricordare in modo speciale l’incontro che il Papa Benedetto XVI ebbe, in questo medesimo luogo, nel novembre 2006.

Le buone relazioni e il dialogo tra leader religiosi rivestono infatti una grande importanza. Essi rappresentano un chiaro messaggio indirizzato alle rispettive comunità, per esprimere che il mutuo rispetto e l’amicizia sono possibili, nonostante le differenze. Tale amicizia, oltre ad essere un valore in sé, acquista speciale significato e ulteriore importanza in un tempo di crisi come il nostro, crisi che in alcune aree del mondo diventano veri drammi per intere popolazioni.

Vi sono infatti guerre che seminano vittime e distruzioni; tensioni e conflitti inter-etnici e interreligiosi; fame e povertà che affliggono centinaia di milioni di persone; danni all’ambiente naturale, all’aria, all’acqua, alla terra.

Veramente tragica è la situazione in Medio Oriente, specialmente in Iraq e Siria. Tutti soffrono le conseguenze dei conflitti e la situazione umanitaria è angosciante. Penso a tanti bambini, alle sofferenze di tante mamme, agli anziani, agli sfollati e ai rifugiati, alle violenze di ogni tipo. Particolare preoccupazione desta il fatto che, soprattutto a causa di un gruppo estremista e fondamentalista, intere comunità, specialmente – ma non solo – i cristiani e gli yazidi, hanno patito e tuttora soffrono violenze disumane a causa della loro identità etnica e religiosa. Sono stati cacciati con la forza dalle loro case, hanno dovuto abbandonare ogni cosa per salvare la propria vita e non rinnegare la fede. La violenza ha colpito anche edifici sacri, monumenti, simboli religiosi e il patrimonio culturale, quasi a voler cancellare ogni traccia, ogni memoria dell’altro.

In qualità di capi religiosi, abbiamo l’obbligo di denunciare tutte le violazioni della dignità e dei diritti umani. La vita umana, dono di Dio Creatore, possiede un carattere sacro. Pertanto, la violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna, perché l’Onnipotente è Dio della vita e della pace. Da tutti coloro che sostengono di adorarlo, il mondo attende che siano uomini e donne di pace, capaci di vivere come fratelli e sorelle, nonostante le differenze etniche, religiose, culturali o ideologiche.

Alla denuncia occorre far seguire il comune lavoro per trovare adeguate soluzioni. Ciò richiede la collaborazione di tutte le parti: governi, leader politici e religiosi, rappresentanti della società civile, e tutti gli uomini e le donne di buona volontà. In particolare, i responsabili delle comunità religiose possono offrire il prezioso contributo dei  valori presenti nelle loro rispettive tradizioni. Noi, Musulmani e Cristiani, siamo depositari di inestimabili tesori spirituali, tra i quali riconosciamo elementi di comunanza, pur vissuti secondo le proprie tradizioni: l’adorazione di Dio misericordioso, il riferimento al patriarca Abramo, la preghiera, l’elemosina, il digiuno… elementi che, vissuti in maniera sincera, possono trasformare la vita e dare una base sicura alla dignità e alla fratellanza degli uomini. Riconoscere e sviluppare questa comunanza spirituale – attraverso il dialogo interreligioso – ci aiuta anche a promuovere e difendere nella società i valori morali, la pace e la libertà (cfr Giovanni Paolo II, Discorso alla Comunità cattolica di Ankara, 29 novembre 1979).  Il comune riconoscimento della sacralità della persona umana sostiene la comune compassione, la solidarietà e l’aiuto fattivo nei confronti dei più sofferenti. A questo proposito, vorrei esprimere il mio apprezzamento per quanto tutto il popolo turco, i musulmani e i cristiani, stanno facendo verso le centinaia di migliaia di persone che fuggono dai loro Paesi a causa dei conflitti. Ce ne sono due milioni. E’ questo un esempio concreto di come lavorare insieme per servire gli altri, un esempio da incoraggiare e sostenere.

Con soddisfazione ho appreso delle buone relazioni e della collaborazione tra il Diyanet e il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Auspico che esse proseguano e si consolidino, per il bene di tutti, perché ogni iniziativa di dialogo autentico è segno di speranza per un mondo che ha tanto bisogno di pace, sicurezza e prosperità. E anche dopo il dialogo con il Signor Presidente, auguro che questo dialogo interreligioso divenga creativo di nuove forme.

Signor Presidente, esprimo nuovamente la mia riconoscenza a Lei e ai Suoi collaboratori per questo incontro, che ricolma il mio cuore di gioia. Sono grato inoltre a tutti voi, per la vostra presenza e per le vostre preghiere che avrete la bontà di offrire per il mio servizio. Da parte mia, vi assicuro che pregherò altrettanto per voi. Il Signore ci benedica tutti.

Liturgia del giorno: Audio salmo 85(84)

28 novembre 2014

Ecco la tenda di Dio con gli uomini!

[1] Al maestro del coro. Su “I torchi…”.
Dei figli di Core. Salmo.

[2] Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!

[3] L’anima mia languisce
e brama gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.

[4] Anche il passero trova la casa,
la rondine il nido,
dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari,
Signore degli eserciti, mio re e mio Dio.

[5] Beato chi abita la tua casa:
sempre canta le tue lodi!

[6] Beato chi trova in te la sua forza
e decide nel suo cuore il santo viaggio.

[7] Passando per la valle del pianto
la cambia in una sorgente,
anche la prima pioggia
l’ammanta di benedizioni.

 

Premere qui segue …

 

PASSERI

 

ANCHE IL PASSERI TROVA LA CASA,

LE RONDINE IL NIDO,

DOVE PORRE I SUOI PICCOLI

PRESSO I TUOI ALTARI

 

 

Il ricamo di Dio

Quando io ero piccolo mia madre era solita cucire tanto. Io mi sedevo vicino a lei e le chiedevo cosa stesse facendo. Lei mi rispondeva che stava ricamando. Osservavo il lavoro di mia madre da un punto di vista più basso rispetto a dove stava seduta lei, cosicché ogni volta mi lamentavo dicendole che dal mio punto di vista ciò che stava facendo mi sembrava molto confuso.

Lei mi sorrideva, guardava verso il basso e gentilmente mi diceva: “Figlio mio, vai fuori a giocare un po’ e quando avrò terminato il mio ricamo ti metterò sul mio grembo e ti lascerò guardare dalla mia posizione”.

Mi domandavo perché utilizzava dei fili di colore scuro e perché mi sembravano così disordinati visti da dove stavo io. Alcuni minuti dopo sentivo la voce di mia madre che mi diceva: “Figlio mio, vieni qua e siediti sul mio grembo”.

Io lo facevo immediatamente e mi sorprendevo e mi emozionavo al vedere i bei fiori o il bel tramonto nel ricamo. Non riuscivo a crederci; da sotto si vedeva così confuso.

Allora mia madre mi diceva: “Figlio mio, di sotto si vedeva confuso e disordinato ma non ti rendevi conto che di sopra c’era un progetto. C’era un disegno, io lo stavo solo seguendo. Adesso guardalo dalla mia posizione e saprai ciò che stavo facendo”.

Molte volte lungo gli anni ho guardato il cielo e ho detto: “Padre, che stai facendo?”.
E Lui risponde: “Sto ricamando la tua vita”.

Allora io replico: “Ma si vede così confuso, è tutto un disordine. I fili sembrano così scuri, perché non sono più brillanti?”.

E Dio sembra dirmi: “Figliolo mio, occupati del tuo lavoro… e io faccio il mio. Un giorno ti porterò in cielo e ti metterò sul mio grembo e vedrai il disegno dalla mia posizione… E allora capirai…!!!”.

Nei giorni in cui sembra che nemmeno Dio si ricordi di te, invece di angustiarti ripeti con certezza: “Signore, io confido in te”.

Preghiera del Mattino: Coroncina della medaglia Miracolosa

28 novembre 2014

O Vergine Immacolata della Medaglia miracolosa, che ti adoperi per ricondurre gli uomini alla fede e liberarli dal peccato, aiutami a vivere secondo il Vangelo.

Ave Maria

O Vergine Immacolata, che hai donato agli uomini la tua Medaglia, quale rimedio per i mali spirituali e corporali che li affliggono, esaudisci la mia preghiera e proteggimi da ogni pericolo.

Ave Maria

O Vergine Immacolata, che hai promesso grandi grazie a coloro che portano con fiducia la tua Medaglia e la diffondono con zelo, ottienimi la grazia di essere sempre fedele ai doveri cristiani e consolami nella presente necessità.

Ave Maria

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Preghiera della sera. Per le anime dei defunti

27 novembre 2014

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

QUALI INDULGENZE

Le indulgenze sono un mezzo prezioso per aiutare i nostri defunti. Ma non sempre si conosce quali sono, anche perché la materia è stata riordinata in tempi recenti. Crediamo quindi utile pubblicare un elenco delle principali indulgenze plenarie e parziali.

Indulgenze plenarie

In tutte le chiese e oratori pubblici o, per quelli che ne usano legittimamente, semipubblici, si può acquistare il 2 novembre un’indulgenza plenaria da applicarsi soltanto ai defunti.

Nelle chiese parrocchiali si può acquistare l’indulgenza plenaria due volte all’anno, cioè nella festa del Santo titolare e il 2 agosto, in cui ricorre la Porziuncola, oppure in altro giorno stabilito dal vescovo. Queste indulgenze si possono acquistare nei giorni stabiliti, oppure, col consenso del vescovo, la domenica antecedente o seguente.

Chi in punto di morte non possa essere assistito da un sacerdote che gli amministri i sacramenti e gli impartisca la benedizione apostolica con l’annessa indulgenza plenaria, può acquistare ugualmente l’indulgenza plenaria, purché sia debitamente disposto e abbia recitato durante la vita qualche preghiera. Per l’acquisto di tale indulgenza è raccomandabile l’uso del crocifisso. Questa stessa indulgenza in punto di morte può essere lucrata da chi nello stesso giorno abbia già acquistato un’altra indulgenza.

Indulgenze parziali

Ricordiamo che queste indulgenze non hanno più nessuna determinazione di giorni o anni, come in passato, ma sono indicate semplicemente come “indulgenze parziali”. Con queste indulgenze, il fedele può ottenere una remissione di pena temporale tanto maggiore quanto maggiore è il suo fervore e l’importanza dell’opera compiuta.

Chi usa devotamente un oggetto di pietà (crocifisso, croce, corona, scapolare, medaglia), benedetto da un sacerdote qualsiasi, può lucrare un’indulgenza parziale.

Se poi tale oggetto religioso è benedetto dal papa o da un vescovo, chi lo usa devotamente può acquistare anche l’indulgenza plenaria nella festa degli apostoli Pietro e Paolo, aggiungendo però la professione di fede con qualsiasi formula legittima.

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STORIA DI UN’ANIMA di SANTA TERESA DI LISIEUX

27 novembre 2014

SCRITTO AUTOBIOGRAFICO C

 

diretto a madre Maria di Gonzaga

 

1.

 

APERTURA D’ANIMO CON LA NUOVA PRIORA (1897)

 

Dedica – Educazione forte di madre Maria di Gonzaga – Non vana compiacenza per le lodi – L’Ascensore divino – Missione presso le novizie – Annunzio della venuta dello Sposo – Prova della fede – Comprensione per i peccatori e tattica di vittoria – Indifferenza per una vita breve o lunga, accanto o lontana dalle sorelle dilette – Sicurezza e pace nell’obbedienza

 

J.M.JT. giugno 1897

284 – Da quando sono entrata nell’arca benedetta, ho sempre pensato che, se Gesù non mi portasse presto in Cielo, avrei la sorte della piccola colomba di Noè; che un giorno il Signore aprirebbe la finestra dell’arca e mi direbbe di volare lontano lontano verso rive infedeli, portando con me il ramo­scello di olivo. Madre mia, questo pensiero ha fatto crescere l’anima mia, mi ha fatto aleggiare più in alto, al disopra delle cose create. Ho capito che anche al Carmelo potevano esserci delle separazioni, che soltanto in Cielo l’unione sarà completa ed eterna; allora ho voluto che l’anima mia abiti nei Cieli, che guardi le cose della terra soltanto da lontano. Ho accettato non soltanto di esiliarmi in mezzo a un popolo sconosciuto, ma, cosa che mi era ben più amara, ho accettato l’esilio per le mie sorelle. Mai dimenticherò il 2 agosto 1896, il giorno in cui partirono i missionari: in quel giorno si parlò seriamente del­la partenza di madre Agnese di Gesù. Ah, non avrei voluto fare un gesto per impedirle di partire; sentivo tuttavia una grande tristezza, trovavo che l’anima sua tanto sensibile, così delicata, non era fatta per vivere in mezzo ad anime che non l’avrebbero capita; mille altri pensieri si affollavano nel mio spirito, e Gesù taceva, non comandava alla tempesta. Ed io gli dicevo: Dio mio, per amore vostro accetto tutto: se voi lo vole­te, voglio soffrire fino a morire di dolore. Gesù si contentò dell’accettazione, ma dopo qualche mese si parlò della parten­za di suor Genoveffa e di suor Maria della Trinità; allora fu un altro genere di patimento, molto intimo, profondo: mi raffigu­ravo tutte le prove, le delusioni che avrebbero sofferte, e il mio cielo era coperto di nubi… soltanto il fondo del cuore rimane­va nella calma, nella pace.

 

285 – Madre amata, la sua prudenza seppe scoprire la volontà di Dio, e da parte sua lei proibì alle sue novizie di pen­sare per ora a lasciare la culla della loro infanzia religiosa; ma le loro aspirazioni lei le capiva poiché lei stessa, Madre, aveva chiesto nella sua giovinezza di andare a Saigon; è così che spesso i desideri delle madri trovano viva eco nell’anima delle figlie. Ora il suo desiderio apostolico trova nell’anima mia, lei lo sa, una eco fedele; mi permetta di confidarle perché ho desiderato, e desidero ancora, se la Santa Vergine mi guarirà, lasciare per una terra straniera l’oasi deliziosa nella quale vivo felice sotto il suo sguardo materno. Occorre, Madre mia (me l’ha detto lei), per vivere nei Carmeli stranieri una vocazione particolare, molte anime si credono chiamate là senza esserlo; lei mi ha anche detto che io avevo questa vocazione, e che soltanto la mia salute era un ostacolo; so bene che quest’ostacolo scomparirebbe se il Signore mi chiamasse lontano, perciò vivo senza inquietudi­ne. Se dovessi un giorno abbandonare il mio caro Carmelo, ciò non accadrebbe senza ferite, Gesù non mi ha dato un cuore insensibile, e proprio perché sono capace di soffrire, desidero dare a Gesù tutto quello che posso dargli. Qui, Madre cara, vivo senz’alcun impaccio di preoccupazioni per la misera terra, ho soltanto da assolvere la dolce e facile mis­sione che lei mi ha affidata. Qui sono colmata dalle sue pre­mure materne, non sento la povertà perché non mi è mai mancato nulla ma, soprattutto, qui sono amata da lei e da tutte le sorelle, e quest’affetto mi è dolce. Ecco perché sogno un monastero ove sarei sconosciuta, e avrei da soffrire la povertà, la mancanza d’affetto, insomma, l’esilio del cuore.

 

286 – Non con l’intenzione di rendere dei servizi al Car­melo che volesse ospitarmi, lascerei tutto ciò che mi è caro; senza dubbio farei tutto il possibile, ma conosco la mia inetti­tudine e so che, facendo del mio meglio, non arriverei a far bene, perché non ho, come dicevo or ora, conoscenza alcuna delle cose della terra. Unico mio scopo sarebbe dunque com­piere la volontà del buon Dio, sacrificarmi per lui nel modo che gli piacerà.Sento bene che non avrei alcuna delusione, perché, quan­do ci si dispone a una sofferenza schietta e senz’alcuna mitiga­zione, la minima gioia diventa una sorpresa insperata, e poi lei lo sa, Madre, la sofferenza di per sé diviene la gioia più grande allorché la si ricerca come il tesoro più prezioso. No! non partirei con l’intenzione di godere il frutto delle mie fatiche; se fosse questo il mio scopo, non proverei la pace dolce che m’inonda, e soffrirei invece per non potere concreta­re la mia vocazione verso le missioni lontane. Da gran tempo non appartengo più a me stessa, mi sono offerta totalmente a Gesù, egli è dunque libero di far di me ciò che preferisce. Mi ha dato l’attrattiva verso un esilio completo, mi ha fatto capire tutte le sofferenze che troverei in esso, chiedendomi se volevo bere questo calice fino alla feccia; subito ho voluto prendere la coppa che Gesù mi presentava, ma lui, ritirando la mano, mi ha fatto capire che l’accettazione gli bastava.

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La cultura di Cristo

27 novembre 2014

[49]Il cielo è il mio trono e la terra sgabello per i miei piedi. Quale casa potrete edificarmi, dice il Signore, o quale sarà il luogo del mio riposo? [50]Non forse la mia mano ha creato tutte queste cose? (At 6, 49-50) Solo su Cristo, Dio e uomo, scende in modo virtualmente pieno lo Spirito del Padre, come una colomba sull’agnello (che apre i sigilli).

La nostra cultura, fede e ragione ad es., è, mi pare, ancora riduttiva. Maria, piena di grazia, donaci il cuore divino e umano di Cristo, affretta la vittoria del tuo cuore immacolato.

Il cuore divino e umano di Cristo è la chiave di ogni cosa.

Esempi di Gesù Bambino di S. Alfonso Maria de Liguori

27 novembre 2014

ESEMPIO VI.

 

Si narra nella Vita del fratello Benedetto Lopez [7], che essendo costui applicato alla milizia stava coll’anima piena di peccati. Un giorno entrò in una chiesa nel Travancor, vide un’immagine di Maria con Gesù bambino. Il Signore gli pose avanti gli occhi la sua vita perduta. A tal vista quasi disperava del perdono;

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Tweet del Papa

27 novembre 2014

L’amore è la misura della fede.

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Discorso di papa Francesco alla Congragazione per gli Istituti di vita consacrata. Udienza alla Famiglia Paolina

27 novembre 2014

MESSAGGIO AGLI ISTITUTI PER LA VITA CONSACRATA DELL’8.9. MARZO 2014

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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DELLA CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA
E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA

Sala Clementina
Giovedì, 27 novembre 2014

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Cari fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle,

Con gioia mi incontro oggi con voi e con quanti prestate il vostro servizio nel Dicastero per la vita consacrata. In particolare dò il benvenuto ai Cardinali e Vescovi che ne sono diventati recentemente Membri, e ringrazio il Cardinale Prefetto per l’indirizzo di saluto che a nome di tutti mi ha rivolto; e ringrazio il Segretario e i due Sottosegretariper questo “logo” che visto ieri sull’Osservatore Romano ma non capivo bene che cosa fosse; adesso ho capito!

Trovo bello e significativo il titolo che avete scelto per questa sessione: “Vino nuovo in otri nuovi”. Alla luce di questa parola evangelica avete riflettuto sull’oggi della vita consacrata nella Chiesa, a cinquant’anni dalla Costituzione Lumen gentium e dal Decreto Perfectae caritatis. Dopo il Concilio Vaticano II, il vento dello Spirito ha continuato a soffiare con forza, da una parte spingendo gli Istituti ad attuare il rinnovamento spirituale, carismatico e istituzionale che lo stesso Concilio ha chiesto, dall’altra suscitando nel cuore di uomini e donne modalità nuove di risposta all’invito di Gesù di lasciare tutto per dedicare la propria vita alla sequela di Lui e all’annuncio del Vangelo.

Nella porzione di vigna del Signore rappresentata da quanti hanno scelto di imitare Cristo più da vicino mediante la professione dei consigli evangelici, nuova uva è maturata e nuovo vino è stato spremuto. In questi giorni vi siete proposti di discernere la qualità e la stagionatura del “vino nuovo” che si è prodotto nella lunga stagione del rinnovamento, e al contempo di valutare se gli otri che lo contengono, rappresentati dalle forme istituzionali presenti oggi nella vita consacrata, sono adeguati a contenere questo “vino nuovo” e a favorire la sua piena maturazione. Come ho avuto modo altre volte di ricordare, non dobbiamo avere paura di lasciare gli “otri vecchi”: di rinnovare cioè quelle abitudini e quelle strutture che, nella vita della Chiesa e dunque anche nella vita consacrata, riconosciamo come non più rispondenti a quanto Dio ci chiede oggi per far avanzare il suo Regno nel mondo: le strutture che ci danno falsa protezione e che condizionano il dinamismo della carità; le abitudini che ci allontanano dal gregge a cui siamo inviati e ci impediscono di ascoltare il grido di quanti attendono la Buona Notizia di Gesù Cristo.

Mentre non vi nascondete le aree di debolezza che è possibile riscontrare oggi nella vita consacrata: per esempio, la resistenza di alcuni settori al cambiamento, la diminuita forza di attrazione, il numero non irrilevante di abbandoni, – e questo mi preoccupa! Dice qualcosa circa la selezione dei candidati e la formazione dei candidati; poi c’è il mistero di ogni persona, ma queste due cose prima dobbiamo valutarle bene -, la fragilità di certi itinerari formativi, l’affanno per i compiti istituzionali e ministeriali a scapito della vita spirituale, la difficile integrazione delle diversità culturali e generazionali, un problematico equilibrio nell’esercizio dell’autorità e nell’uso dei beni – mi preoccupa anche la povertà! Io faccio pubblicità della mia famiglia, ma sant’Ignazio diceva che la povertà è la madre e anche il muro della vita consacrata. È madre la povertà, perché dà vita, e il muro protegge dalla mondanità. Pensiamo a queste debolezze. Voi volete stare in ascolto dei segnali dello Spirito che apre nuovi orizzonti e spinge su nuovi sentieri, sempre ripartendo dalla regola suprema del Vangelo e ispirati dall’audacia creativa dei vostri Fondatori e Fondatrici.

Nell’impegnativo compito che vi vede riuniti, al fine di valutare il vino nuovo e saggiare la qualità degli otri che lo devono contenere, vi guidano alcuni criteri orientativi: l’originalità evangelica delle scelte, la fedeltà carismatica, il primato del servizio, l’attenzione ai più piccoli e fragili, il rispetto della dignità di ogni persona.

Vi incoraggio a continuare a lavorare con generosità e intraprendenza nella vigna del Signore, per favorire la crescita e la maturazione di grappoli rigogliosi, da cui poter ricavare quel vino generoso che potrà rinvigorire la vita della Chiesa e rallegrare il cuore dei tanti fratelli e sorelle bisognosi delle vostre cure premurose e materne. Anche la sostituzione degli otri vecchi con quelli nuovi, come avete ben segnalato, non avviene automaticamente, ma esige impegno e abilità, per offrire lo spazio idoneo ad accogliere e far fruttificare i nuovi doni con cui lo Spirito continua ad abbellire la Chiesa sua sposa. Non dimenticatevi di ringraziare il Padrone della vigna che vi ha chiamato a questo esaltante compito. Portate avanti il cammino di rinnovamento avviato e in gran parte attuato in questi cinquant’anni, vagliando ogni novità alla luce della Parola di Dio e in ascolto delle necessità della Chiesa e del mondo contemporaneo, e utilizzando tutti i mezzi che la saggezza della Chiesa mette a disposizione per avanzare nel cammino della vostra santità personale e comunitaria.E fra questi mezzi il più importante è la pregheria, anche la preghiera gratuita, la preghiera di lode e di adorazione. Noi consacrati siamo consacrati per servire il Signore e servire gli altri con la Parola del Signore, no? Dite ai nuovi membri, per favore, dite che pregare non è perdere tempo, adorare Dio non è perdere tempo, lodare Dio non è perdere tempo. Se noi consacrati non ci fermiamo ogni giorno davanti a Dio nella gratuità della preghiera, il vino sarà aceto!

La Plenaria della vostra Congregazione si colloca proprio alla vigilia dell’Anno della Vita Consacrata. Preghiamo insieme il Signore perché ci aiuti in questo Anno a mettere «vino nuovo in otri nuovi»!E in questo voglio ringraziare specialmente la Congregazione, il Prefetto, il Segretario, per lo sforzo che hanno fatto per l’organizzazione di questo Anno. Ringrazio davveroperché nella riunione venivano con progetti… e pensavo: non so se ce la faranno… E davvero, nell’altra riunione, il progetto aveva forma, aveva corpo. Grazie tante per lo sforzo! Vi ringrazio per il lavoro che state svolgendo in questi giorni, e per il servizio che prestate come membri e collaboratori della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica. La Vergine Maria vi accompagni e vi ottenga un nuovo ardore di risorti e la santa audacia di cercare nuove strade. Lo Spirito Santo vi assista e vi illumini.Grazie.

 

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INCONTRO CON LA FAMIGLIA PAOLINA

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Aula Paolo VI
Giovedì, 27 novembre 2014

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Cari fratelli e sorelle della Famiglia Paolina!

Con gioia vi accolgo in occasione del vostro centenario. Saluto i Cardinali, i Vescovi, i Sacerdoti, le persone consacrate e i fedeli laici. Ringrazio il Vicario Generale per le sue parole, e mi associo di cuore al ricordo del compianto Superiore Generale Don Silvio Sassi, che partecipa dal Cielo a questo momento di festa.

1. Questa vostra ricorrenza centenaria vi offre l’opportunità di rinnovare l’impegno nel vivere la fede e comunicarla, in particolare mediante gli strumenti editoriali e multimediali, tipici del vostro carisma. Destinatari della buona notizia che Dio è amore e, in Gesù Cristo, si comunica all’umanità, sono tutti gli uomini, ogni uomo e donna che vive in questo mondo; e destinatario è tutto l’uomo, nell’integralità della sua persona, della sua storia, della sua cultura.

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8), dice Gesù. In queste parole sta il segreto dell’evangelizzazione, che è comunicare il Vangelo nello stile del Vangelo, cioè la gratuità: la gratuità, senza affari. Gratuità. La gioia del dono ricevuto per puro amore si comunica con amore. Gratuità e amore. Solo chi ha sperimentato tale gioia la può comunicare, anzi non può non comunicarla, poiché «il bene tende sempre a comunicarsi. … Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa» (Evangelii gaudium, 9).

Vi incoraggio a proseguire sulla strada che Don Alberione ha aperto e la vostra Famiglia ha percorso finora, sempre tenendo lo sguardo rivolto a vasti orizzonti. Non dobbiamo mai dimenticare che «l’evangelizzazione è essenzialmente connessa con la proclamazione del Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato. Molti di loro cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto, anche in Paesi di antica tradizione cristiana. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno» (ibid., 14). Questa spinta alle “genti”, ma anche alle periferie esistenziali, questa spinta “cattolica”, voi l’avete proprio nel sangue, nel “dna”, per il fatto stesso che il vostro Fondatore è stato ispirato dalla figura e dalla missione dell’apostolo Paolo.

2. Il Concilio Vaticano II ci ha presentato la Chiesa come popolo in cammino verso una meta che tutto supera e tutto compie in Dio e nella sua gloria. Questa visione della Chiesa in cammino è espressiva della speranza cristiana; infatti, il fine ultimo dell’agire di noi cristiani sulla terra è il possesso della vita eterna. Pertanto, il nostro essere Chiesa in cammino, mentre ci radica nell’impegno di annunciare Cristo e il suo amore per ogni creatura, ci impedisce di restare prigionieri delle strutture terrene e mondane; tiene aperto lo spirito e ci rende capaci di prospettive e istanze che troveranno il loro compimento nella beatitudine del Signore.

Di questa prospettiva di speranza, le persone consacrate sono speciali testimoni, soprattutto con uno stile di vita improntato alla gioia. La presenza dei religiosi è segno di gioia. Quella gioia che scaturisce dall’esperienza intima di Dio che riempie il nostro cuore e ci rende davvero felici, così che non abbiamo bisogno di cercare altrove la nostra gioia. Altri importanti elementi che alimentano la gioia dei religiosi sono la genuina fraternità sperimentata nella comunità e la completa oblatività nel servire la Chiesa e i fratelli, specialmente i più bisognosi.

E qui, occorre menzionare l’amore per l’unità della Chiesa. Tutto il vostro lavoro, lo zelo apostolico, dev’essere pieno di questo amore per l’unità. Mai favorire i conflitti, mai scimmiottare quei media di comunicazione che cercano solo lo spettacolo dei conflitti e provocano lo scandalo nelle anime. Favorire sempre l’unità della Chiesa, l’unità che Gesù ha chiesto al Padre come dono per la sua sposa.

3. Il beato Giacomo Alberione scorgeva nell’annuncio di Cristo e del Vangelo alle masse popolari la carità più autentica e più necessaria che si potesse offrire agli uomini e alle donne assetati di verità e di giustizia. Egli è stato toccato in profondità dalla parola di San Paolo: «Guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1 Cor 9,16) e ne ha fatto l’ideale della propria vita e della propria missione. Seguendo le orme di Gesù e ad imitazione dell’Apostolo delle genti, ha saputo vedere le folle come pecore sbandate e bisognose di orientamenti sicuri nel cammino della vita. Pertanto, ha speso l’intera esistenza a spezzare loro il pane della Parola con linguaggi adeguati ai tempi. Così anche voi siete chiamati a spendervi al servizio della gente di oggi a cui lo Spirito vi manda, con creatività e fedeltà dinamica al vostro carisma, individuando le forme più idonee affinché Gesù sia annunciato. I vasti orizzonti dell’evangelizzazione e l’urgente necessità di testimoniare il messaggio evangelico. Non solo dirlo. Testimoniarlo con la propria vita. E questa testimonianza a tutti costituisce il campo del vostro apostolato. Tanti attendono ancora di conoscere Gesù Cristo. La fantasia della carità non conosce limiti e sa aprire strade sempre nuove per portare il soffio del Vangelo nelle culture e nei più diversi ambiti sociali.

Una così urgente missione richiede incessante conversione personale e comunitaria. Solo cuori totalmente aperti all’azione della Grazia sono in grado di interpretare i segni dei tempi e di cogliere gli appelli dell’umanità bisognosa di speranza e di pace. Nella vostra sequela Christi e nella vostra testimonianza, vi sarà certamente di aiuto l’Anno della Vita Consacrata, che sta per iniziare, tra pochi giorni.

Cari fratelli e sorelle, la Vergine Santa, Madre della Chiesa, vi protegga, vi aiuti e sia la guida sicura del cammino della Famiglia Paolina, perché possa portare a compimento ogni progetto di bene. Con questi auspici, assicuro il mio ricordo nella preghiera per ciascuno di voi e a mia volta vi chiedo per favore di pregare per me. E ora volentieri invoco la benedizione del Signore su di voi, su quanti rappresentate, sui lettori delle vostre riviste e su coloro che incontrate nel vostro quotidiano apostolato. E tutti insieme preghiamo la Madonna: “Ave o Maria, …”.

[Benedizione]

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La Parola di Dio dalla Prima Lettura Il Libro dell’Apocalisse. La distruzione di Gerusalemme. Cap.18 e 19

27 novembre 2014

I Lettura Ap 18,1-2.21-23; 19,1-3.9
È caduta Babilònia la grande.
Salmo (Sal 99)
Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello!
Vangelo Lc 21,20-28
Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.

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Ap. 18,1-2.21-23; 19,1-3.9
Io, Giovanni, vidi un altro angelo discendere dal cielo con grande potere, e la terra fu illuminata dal suo splendore.
Gridò a gran voce:
«È caduta, è caduta Babilonia la grande,
ed è diventata covo di demòni,
rifugio di ogni spirito impuro,
rifugio di ogni uccello impuro
e rifugio di ogni bestia impura e orrenda».
Un angelo possente prese allora una pietra, grande come una màcina, e la gettò nel mare esclamando:
«Con questa violenza sarà distrutta
Babilonia, la grande città,
e nessuno più la troverà.
Il suono dei musicisti,
dei suonatori di cetra, di flauto e di tromba,
non si udrà più in te;
ogni artigiano di qualsiasi mestiere
non si troverà più in te;
il rumore della macina
non si udrà più in te;
la luce della lampada
non brillerà più in te;
la voce dello sposo e della sposa
non si udrà più in te.
Perché i tuoi mercanti erano i grandi della terra
e tutte le nazioni dalle tue droghe furono sedotte».
Dopo questo, udii come una voce potente di folla immensa nel cielo che diceva:
«Alleluia!
Salvezza, gloria e potenza
sono del nostro Dio,
perché veri e giusti sono i suoi giudizi.
Egli ha condannato la grande prostituta
che corrompeva la terra con la sua prostituzione,
vendicando su di lei
il sangue dei suoi servi!».
E per la seconda volta dissero:
«Alleluia!
Il suo fumo sale nei secoli dei secoli!».
Allora l’angelo mi disse: «Scrivi: Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello!».
 
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La caduta di Babilonia la grande è presentata con uno stile ed un linguaggio che ricordano le grandi profezie di Isaia ( cap. 13, 14,23), di Geremia ( 50, 51) e di Ezechiele (27-28), nelle quali si annunzia la caduta di Tiro e di Babilonia. Il libro dell’Apocalisse parla tre volte della caduta di Babilonia, in 14,8, in 16,19-21, infine nei cap. 17 e18.

In questa grande distruzione, si profetizza, non si udranno più musiche, dice l’Angelo, canti, rumori della vita di ogni giorno. Il silenzio di morte s’impadronirà. Luci non brilleranno, le voci taceranno…..

Di fronte a visioni di tanta sciagura e morte, forse bisogna ricordare le parole di Cristo che l’autore dell’Apocalisse ricorda nel suo Evangelo, cosa è donato ancora più forte e più grande:  “Confidate in me, io [oggi] ho vinto il mondo” (Gv 16, 33).  Tutta la Bibbia è come narrasse un grande interminabile esodo, accompagnato e al tempo stesso diretto verso il Padre lungo strade che si scolpiscono nella fede che dirige il passo, nella speranza che lo sostiene. Alimentato dalla preghiera, dal respiro di Dio.

Dio era con lui” (At 10, 38).

“Questa, e solo questa è preghiera: luce che si fa intelligenza, necessaria comprensione di quello che si deve fare e come fare; e forza per cambiare e far nuove tutte le cose. …. bisogna conoscere il tempo, il proprio tempo, e il proprio impegno e dovere; e la volontà e il disegno di Dio che opera sempre nella storia. Il cielo del nostro Dio è la storia; la storia e la natura e il tempo sono i suoi spazi teologici, il teatro delle sue operazioni, la creazione è il regno inesauribile dei segni della sua presenza, il grande infinito simbolo delle sue manifestazioni.

Dunque è qui che si deve agire e operare, e incontrarsi e realizzarsi. Nessuno è tanto “contemporaneo” e presente alla propria epoca quanto il vero uomo di preghiera: tanto da muoversi, come pochi, sul piano del mistero più che esaurirsi nella ingannevole linea dei fenomeni; e cioè, perseguendo un senso di ciò che accade, più che lasciarsi travolgere dall’apparente trionfo di ciò che muore.”
(D.M.Turoldo, Chiesa che canta, 6, Bologna 1982, p. 54)

….«Scrivi: Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello!», alla luce della verità e giustizia del Dio che viene.

“Per rispondere al mondo e ai tempi, …la preghiera come ascensione di tutto l’essere in Dio; come salvare l’esistenza dalla dispersione, un riassumerla per riversarla nel mare di Dio. Che vuol dire riassumere la storia, gli avvenimenti e le gioie degli uomini. E a piedi nudi accostarci […] al roveto che arde e non consuma; e alla sua fiamma scoprire il mistero e leggerne i significati e capire come la nube ancora ci copre, accompagnandoci nel giorno, e la colonna di fuoco ci precede la notte.
Che vuol dire ancora: tutta la terra che canta perchè “io sono la coscienza della terra”: la terra intera che loda e adora. Perchè così è l’uomo: terra che prega, quando prega; terra che bestemmia e odia, quando odia e bestemmia…..
Ecco perchè la preghiera è un momento cosmico; e quando il salmo dice che “narrano i cieli la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani”, oppure, che “il giorno al giorno tramanda il messaggio, e la notte alla notte”, in realtà sono io la voce dei cieli, io che annuncio e che tramando ai giorni e alle notti la lieta notizia: sono io la voce di tutte le creature; per cui l’uomo pio è colui che porta tutta la creazione a Dio, e l’empio è colui che la distacca e la profana, colui che la rende vuota, cioè atea.
E’ però non solo il momento dell’ascesa e della conquista, il momento del riassumersi e dell’espandersi nell’infinito di Dio, fino a raggiungere la radice del canto e della pace, ma insieme un caricarsi di Dio per esplodere nel tempo e nella storia con la stessa forza di Dio; cosicchè nulla ti possa fermare nell’obbedirgli, nulla che ti sia di scandalo o d’inciampo: neppure la morte; e tu, pure avanti con gli anni, oppure preso da stanchezza e tentato di scoraggiamento a causa dei tuoi peccati e del peccato del mondo, mai venga meno, ma respirando sempre questo “respiro di Dio” (en-tô-theôásma) come il pellegrino russo, tu possa sempre continuare il tuo cammino, e tutta la chiesa con te: la tua famiglia forse, la tua comunità, la piccola come la grande chiesa. Perchè è nella preghiera che Iddio tesse i fili della nostra fraternità: degli sposi tra loro, dei genitori coi figli, dei fratelli; perfino i fratelli di fede con i fratelli di nessuna fede, oppure anche tra fratelli di diversa fede. Perchè i confini dell’uomo di preghiera sono gli stesi confini di Dio, cioè nessun confine. Se abbiamo appunto lo spirito di preghiera: perchè allora è avere lo stesso Spirito santo di Dio in noi, a gemere con gemiti ineffabili, a pregare per noi, a cominciare lo stesso nostro volere e a portarlo a compimento. Questo Spirito che si libra sopra gli abissi…”

(Servi di Maria, La nostra preghiera, liturgia dei giorni, Sotto il Monte 1996, pp. 7-8).

Vangelo (Lc 21,29-33) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 28 Novembre 2014) con commento comunitario

27 novembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,29-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

Questo è il Vangelo del 28 Novembre, quello del 27 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto

I frutti della visita di Papa Francesco in Sud Corea

27 novembre 2014

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Il tragitto che separa la capitale coreana Seoul da Daejeon, circa 150 chilometri di strada, può essere percorso in macchina o in treno.

Per la visita di Papa Francesco a questa diocesi, che ha ospitato la sesta Giornata Asiatica della Gioventù, era previsto l’uso di un elicottero militare.

Il Pontefice ha scelto invece il treno “anche per provare l’alta velocità”.

Ora sul posto da lui  – riferisce l’agenzia AsiaNews – c’è una targa commemorativa, e la compagnia ferroviaria ha deciso di devolvere in beneficenza il prezzo di ogni biglietto acquistato per quel sedile.

Non è solo una curiosità, ma uno dei tanti piccoli gesti di carità e di amore verso il prossimo, suscitati nella società coreana dal viaggio di Papa Francesco.

A Roma il vescovo di Daejeon mons. Lazzaro You Heung-sik ha consegnato a Francesco una lista di “piccole opere buone” nate grazie alla sua visita di agosto in Corea del Sud.

“Sia le organizzazioni civili che quelle religiose – scrive il presule nel testo – non sono rimaste indifferenti al suo passaggio. Ognuno ha deciso di fare qualcosa per conservare vivo il ricordo della sua visita”.

Oltre al già citato posto in treno, va notato che il governo di Seoul ha designato il santuario dei martiri di Solmoe “Tesoro Nazionale”.

Nello stesso luogo è nato il “Parco di Papa Francesco”, su cui sorgerà a breve una “Casa del Pellegrino” per ricordare l’incontro del Pontefice con i giovani asiatici.

L’altro santuario della diocesi di Daejeon, quello di Haemi dove ha avuto luogo la Messa conclusiva della Giornata, vedrà invece la costruzione di un Centro giovanile.

Infine un “frutto” più spirituale.

Sui luoghi della cattura, persecuzione e morte dei martiri coreani – soprattutto nella zona di Naepo – nascerà un percorso a piedi “sul modello del Cammino di Santiago de Compostela in Spagna”.

 

(Da Radio Vaticana)

Liturgia del giorno: Audio salmo 100(99)

27 novembre 2014

Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello!

 

[1] Salmo. In rendimento di grazie.

[2] Acclamate al Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

[3] Riconoscete che il Signore è Dio;
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.

 

Premere qui segue ….

 

RICONOSCETE CHE SOLO IL SIGNORE E’ DIO…!!!

 

 

Strade per la felicità

Ne abbiamo cercate di strade per raggiungere la felicità:
le strade ben illuminate del successo,
le strade scintillanti del potere,
le strade seducenti della ricchezza,
le strade comode dell’egoismo,

le strade scivolose di soddisfazioni immediate.

Ci siamo ingannati, Signore:
arrivati in un vicolo oscuro e cieco,
privati della nostra speranza,
umiliati nelle attese più nobili,

abbiamo dovuto riconoscere che solo tu sei la via.

Abbiamo esplorato la vita in tutti i suoi aspetti,
protesi verso una realizzazione che comportava,
di volta in volta, scelte nuove ed allettanti.
Abbiamo creduto nel benessere che viene da una vita fisica
con i connotati della giovinezza perenne,

abbiamo seguito i percorsi arditi del nostro intelletto e della nostra volontà,
abbiamo provato l’ebbrezza di prevalere,
di convincere la forza delle opinioni,
ma poi abbiamo dovuto ammettere
che solo Tu sei la vita, una vita in pienezza,

anche se all’apparenza umiliata e sconfitta.

Tu sei la verità, dunque, Signore Risorto,
tu che spalanchi i nostri orizzonti sull’eternità,
tu che diradi le tenebre dell’anima,
tu che riveli il volto autentico di Dio
e rischiari le zone più profonde del nostro cuore.

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: Beata Vergine della Medaglia Miracolosa

27 novembre 2014

BEATA VERGINE DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

27 novembre

 

Tra tutte le ‘memorie sacre’ di questa giornata, ci sembra particolarmente utile ricordare il dono fatto dalla Madonna all’umile santa Caterina Labouré, il 27 novembre del 1830. Proprio in quella vigilia di Avvento, le apparve la Vergine, vestita di un abito di seta bianca, che teneva il mondo tra le mani, stringendolo all’altezza del cuore. L’immagine era racchiusa in una cornice ovale, come se si delineasse il bozzetto di una medaglia, contornata da una scritta in lettere d’oro: «O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi», invocazione allora inusuale. Poi la cornice ruotò su se stessa e apparve la lettera M sormontata da una croce e, sotto, due cuori: uno circondato dalla corona di spine, l’altro trafitto da una spada. La Vergine chiese alla giovane novizia di far coniare una medaglia secondo la visione avuta e di diffonderla in tutto il mondo. La ragazza avrebbe voluto poter trasmettere almeno la spiegazione dei due simboli, ma le fu detto soltanto: «La lettera M e i due cuori dicono abbastanza!». Parigi era allora devastata da un’epidemia di colera. Dopo qualche resistenza, la medaglia fu realizzata da un orafo di Parigi e furono tante le guarigioni e le grazie di conversione che in pochissimi anni fu necessario coniarne milioni di copie. Il quotidiano La France, nel 1835, già sosteneva che quel piccolo oggetto sacro era diventato «uno dei più grandi segni della fede, degli ultimi tempi». E quando, nel 1854, Pio IX definirà il dogma dell’Immacolata Concezione, riconoscendo che «era una verità tenacemente custodita nel cuore dei fedeli», potrà fondarsi anche sul fatto che c’erano già almeno dieci milioni di cristiani che ne portavano sul cuore la medaglia miracolosa.

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Preghiera del mattino: Novena a Santa Caterina Labouré

27 novembre 2014

Nono giorno

1.O Vergine Immacolata, che prediligendo gli umili hai voluto essere la Madre della piccola Zoé Labouré versando su di lei fin dall’infanzia le più preziose grazie, ottieni anche a noi lo spirito di semplicità e di pietà di cui era animata quella tua figlia predestinata.

Gloria al Padre.

 Santa Caterina, fortunata veggente della Medaglia Miracolosa, prega per noi

2.O Vergine Immacolata, che scegliesti la piccola Zoé per farne lo strumento delle tue meraviglie, l’allontanasti dal mondo e per vie misteriose la conducesti in quel tuo giardino vincenziano che è la Compagnia delle Figlie della Carità, concedi a noi di staccarci dal mondo almeno con l’affetto e di seguire docilmente i disegni materni che hai su di noi.

Gloria al Padre.

 Santa Caterina, fortunata veggente della Medaglia Miracolosa, prega per noi

3.O Vergine Immacolata, che facesti di santa Caterina Labouré un modello di esattezza nell’osservanza delle regole, di docilità nell’obbedienza ai superiori, di condiscendenza verso le sue compagne, di abnegazione nel servizio dei poveri e specialmente un prodigio di umiltà nel nascondere i doni straordinari del Cielo, fa’ che imitando le sue virtù cerchiamo la via sicura della santità con perfetta osservanza dei doveri del nostro stato.

Gloria al Padre.

 Santa Caterina, fortunata veggente della Medaglia Miracolosa, prega per noi

4.O Vergine Immacolata, che fosti larga di favori celesti verso santa Caterina Labouré quali l’apparizione del Cuore di san Vincenzo e la familiarità col suo Angelo Custode, fa’ che guidati dai nostri Santi Protettori e dal nostro Angelo Custode sappiamo come lei venire a cercare ai tuoi piedi luce e conforto nelle incertezze e nelle tribolazioni.

Gloria al Padre.

 Santa Caterina, fortunata veggente della Medaglia Miracolosa, prega per noi

5.O Vergine Immacolata, che ottenesti a santa Caterina Labouré la grazia di vedere chiaramente Gesù nell’Eucarestia e le insegnasti ad andare a cercare ai piedi dell’altare consolazione nelle pene, assicurandola che là “le grazie sarebbero state versate in abbondanza su tutti quelli che le avessero chieste con confidenza e fervore”, concedi a noi viva fede in quest’augusto Sacramento, affinché da Te disposti ed accompagnati ai piedi del Tabernacolo, possiamo essere partecipi delle grazie promesse.

Gloria al Padre.

 Santa Caterina, fortunata veggente della Medaglia Miracolosa, prega per noi

6.O Vergine Immacolata, per quella materna condiscendenza che ti spinse ad appagare l’ardente desiderio della tua prediletta figlia, mostrandoti a lei, anzi permettendole di appoggiare le sue mani sulle tue ginocchia e facendoti sua Guida e Maestra, concedi a noi di essere sempre tuoi figli e docili discepoli, per contemplarti nella gloria del Cielo.

Gloria al Padre.

 Santa Caterina, fortunata veggente della Medaglia Miracolosa, prega per noi

7.O Vergine Immacolata, per quell’amore che ti spinse a scegliere santa Caterina Labouré quale strumento delle tue misericordie verso gli uomini, affidandole il prezioso tesoro della Medaglia Miracolosa, concedici per sua intercessione di apprezzare il tuo dono e di domandare le grazie che hai promesso di concedere per mezzo della tua Medaglia a chi le avesse chieste con fiducia.

Gloria al Padre.

 Santa Caterina, fortunata veggente della Medaglia Miracolosa, prega per noi

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Papa Francesco. Testo dell’Omelia feriale quotidiana a s. Marta. Messaggio e discorso al Congresso per la Pastorale delle grandi città

27 novembre 2014

27 novembre 2014

Ap 18,1-2.21-23; 19,1-3.9   Sal 99   Lc 21,20-28

 

 

 

LA DISTRUZIONE, LA SPERANZA, LA PAZIENZA

 

“Le letture di oggi attirano la nostra attenzione sulla fine di questo mondo….. parlano del crollo di due città che non hanno accolto il Signore, che si sono allontanate da Lui. Questo avviene per motivi differenti

…. Babilonia è il simbolo del male, del peccato e cade per corruzione, …si sentiva padrona del mondo e di se stessa…e quando si accumula il peccato si perde la capacità di reagire e si incomincia a marcire. Così, del resto, accade anche con le persone corrotte, che non hanno forza per reagire….Perché la corruzione ti dà qualche felicità, ti dà potere e anche ti fa sentire soddisfatto di te stesso: non lascia spazio per il Signore, per la conversione. La città corrotta… E questa parola ‘corruzione’ oggi ci dice tanto a noi: non solo corruzione economica, ma corruzione con tanti peccati diversi; corruzione con quello spirito pagano, con quello spirito mondano. La più brutta corruzione è lo spirito di mondanità!

La cultura corrotta ti fa sentire come in Paradiso qui, pieno, abbondante, ma dentro, quella cultura corrotta è una cultura putrefatta. Nel simbolo di questa Babilonia c’è ogni società, ogni cultura, ogni persona allontanata da Dio, anche allontanata dall’amore al prossimo, che finisce per marcire.

Gerusalemme cade per un altro motivo….Babilonia cade per corruzione; Gerusalemme per distrazione, per non ricevere il Signore che viene a salvarla. Non si sentiva bisognosa di salvezza. Aveva gli scritti dei profeti, di Mosè e questo le era sufficiente. Ma scritti chiusi! Non lasciava posto per essere salvata: aveva la porta chiuse per il Signore! Il Signore bussava alla porta, ma non c’era disponibilità di riceverlo, di ascoltarlo, di lasciarsi salvare da Lui. E cade…

Questi due esempi ci possono fare pensare alla nostra vita: siamo simili alla corrotta e sufficiente Babilonia o alla distratta Gerusalemme? 

Tuttavia il messaggio della Chiesa in questi giorni non finisce con la distruzione: in tutte e due i testi, c’è una promessa di speranza.

Gesù ci esorta ad alzare il capo, a non lasciarsi spaventare dai pagani. Questi hanno il loro tempo e dobbiamo sopportarlo con pazienza, come ha sopportato il Signore la sua Passione. Quando pensiamo alla fine, con tutti i nostri peccati, con tutta la nostra storia, pensiamo al banchetto che gratuitamente ci sarà dato e alziamo il capo.

Niente depressione: speranza!

Ma la realtà è brutta: ci sono tanti, tanti popoli, città e gente, tanta gente, che soffre; tante guerre, tanto odio, tanta invidia, tanta mondanità spirituale e tanta corruzione. Sì, è vero! Tutto questo cadrà! Ma chiediamo al Signore la grazia di essere preparati per il banchetto che ci aspetta, col capo sempre alto”.

 

 

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AL CARDINALE ARCIVESCOVO DI BARCELLONA, LLUÍS MARTÍNEZ SISTACH,
PER IL CONGRESSO INTERNAZIONALE DI PASTORALE DELLE GRANDI CITTÀ

[BARCELLONA, 25-26 NOVEMBRE 2014]

“La Chiesa ha la missione di far arrivare la Buona Novella di Gesù Cristo e il Suo amore salvifico ai diversi ambienti, senza temere il pluralismo e senza cadere in alcuna discriminazione. Non considera una perdita andare nelle periferie o cambiare i soliti schemi, quando serve. Come ad una madre, quel che le interessa è il bene dei propri figli, senza risparmiare sforzi e sacrifici: che non manchi loro la luce del Vangelo per portare una vita feconda di speranza, di gioia e di pace; che non manchi loro l’accoglienza per sentirsi integrati in una comunità, sia in circostanze di disgregazione, sia nel freddo anonimato; che cresca in loro lo spirito di una autentica solidarietà con tutti, specialmente con i più bisognosi”.

 

TESTO COMPLETO DEL MESSAGGIO

 

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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO INTERNAZIONALE
DELLA PASTORALE DELLE GRANDI CITTÀ

Sala del Concistoro
Giovedì, 27 novembre 2014

[Multimedia]


 

Cari fratelli

vi ringrazio per la vostra partecipazione a questo incontro, che si ricollega al momento preparatorio svoltosi a Barcellona nello scorso maggio. Ringrazio il Cardinale Sistach per le sue parole di introduzione.

Più che fare un discorso formale – in parte perché io vorrei essere un po’ spontaneo e in parte perché non ho avuto tempo di fare un discorso formale: fra quelli della Turchia, quelli dell’Europa, ero pieno… – io vi parlerò a partire dalla mia esperienza personale, di uno che è stato pastore di una città popolosa e multiculturale com’è Buenos Aires. E anche dell’esperienza che abbiamo realizzato insieme come vescovi delle 11 diocesi che compongono quella regione ecclesiastica; con loro, partendo da diversi ambiti e proposte, abbiamo cercato in comunione ecclesiale di affrontare alcuni aspetti pastorali per l’evangelizzazione di quell’agglomerato urbano con una popolazione di circa 13 milioni di persone, in tutte le 11 diocesi: Buenos Aires ne ha tre milioni di notte e quasi otto durante la giornata, che vengono nella città. Ma in tutte sono 13 milioni. E’ al tredicesimo posto nel mondo tra le città più densamente popolate. Nel riflettere con voi, desidero entrare in questa “corrente” per aprire nuove strade, desidero anche aiutare a vagliare possibili paure, che molte volte tutti in un modo o nell’altro subiamo e che ci confondono e ci paralizzano.

Nella Evangelii gaudium ho voluto richiamare l’attenzione sulla pastorale urbana, ma senza opposizione con la pastorale rurale. Questa è un’ottima occasione per approfondire sfide e possibili orizzonti di una pastorale urbana. Sfide, cioè luoghi in cui Dio ci sta chiamando; orizzonti, cioè aspetti ai quali credo che dovremmo prestare speciale attenzione. Ne riporto solo quattro, ma voi ne scoprirete altri, di sicuro!

1. Prima, forse la più difficile: attuare un cambiamento nella nostra mentalità pastorale. Si deve cambiare!

Nella città abbiamo bisogno di altre “mappe”, altri paradigmi, che ci aiutino a riposizionare i nostri pensieri e i nostri atteggiamenti. Non possiamo rimanere disorientati, perché tale sconcerto ci porta a sbagliare strada, anzitutto noi stessi, ma poi confonde il popolo di Dio e quello che cercano con cuore sincero la Vita, la Verità e il Senso.

Veniamo da una pratica pastorale secolare, in cui la Chiesa era l’unico referente della cultura. E’ vero, è la nostra eredità. Come autentica Maestra, essa ha sentito la responsabilità di delineare e di imporre, non solo le forme culturali, ma anche i valori, e più profondamente di tracciare l’immaginario personale e collettivo, vale a dire le storie, i cardini a cui le persone si appoggiano per trovare i significati ultimi e le risposte alle loro domande vitali.

Ma non siamo più in quell’epoca. E’ passata. Non siamo nella cristianità, non più. Oggi non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati. Abbiamo pertanto bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale, ma non di una “pastorale relativista” – no, questo no – che per voler esser presente nella “cucina culturale” perde l’orizzonte evangelico, lasciando l’uomo affidato a sé stesso ed emancipato dalla mano di Dio. No, questo no. Questa è la strada relativista, la più comoda. Questo non si potrebbe chiamare pastorale! Chi fa così non ha vero interesse per l’uomo, ma lo lascia in balìa di due pericoli ugualmente gravi: gli nascondono Gesù e la verità sull’uomo stesso. E nascondere Gesù e la verità sull’uomo sono pericoli gravi! Strada che porta l’uomo alla solitudine della morte (cfr Evangelii gaudium, 93-97).

Occorre avere il coraggio di fare una pastorale evangelizzatrice audace e senza timori, perché l’uomo, la donna, le famiglie e i vari gruppi che abitano la città aspettano da noi, e ne hanno bisogno per la loro vita, la Buona Notizia che è Gesù e il suo Vangelo. Tante volte sento dire che si prova vergogna ad esporsi. Dobbiamo lavorare per non avere vergogna o ritrosia nell’annunciare Gesù Cristo; cercare il come… Questo è un lavoro-chiave.

2. Il dialogo con la multiculturalità. A Strasburgo ho parlato dell’Europa multipolare. Ma anche le grandi città sono multipolari e multiculturali. E dobbiamo dialogare con questa realtà, senza paura. Si tratta allora di acquisire un dialogo pastorale senza relativismi, che non negozia la propria identità cristiana, ma che vuole raggiungere il cuore dell’altro, degli altri diversi da noi, e lì seminare il Vangelo.

Abbiamo bisogno di un atteggiamento contemplativo, che senza rifiutare l’apporto delle diverse scienze per conoscere il fenomeno urbano – questi apporti sono importanti – cerca di scoprire il fondamento delle culture, che nel loro nucleo più profondo sono sempre aperte e assetate di Dio. Ci aiuterà molto conoscere gli immaginari e le città invisibili, cioè i gruppi o i territori umani che si identificano nei loro simboli, linguaggi, riti e forme per raccontare la vita. Tante volte io penso alla creatività e al coraggio che ha avuto Paolo nel suo discorso ad Atene. Poverino, è andato male… Ma ha avuto creatività, perché fermarsi davanti agli idoli… Mettiamoci in una mentalità giudeo-cristiana. E’ entrato nella loro cultura… Non è stato un successo, certo, ma la creatività! Lui cercava di farsi capire da quella multiculturalità, che era tanto lontana dalla mentalità ebreo-cristiana.

3. Il terzo aspetto è la religiosità del popolo. Dio abita nella città. Bisogna andare a cercarlo e fermarsi là dove Lui sta operando. So che non è la stessa cosa nei diversi Continenti, ma dobbiamo scoprire, nella religiosità dei nostri popoli, l’autentico substrato religioso, che in molti casi è cristiano e cattolico. Non in tutti: ci sono religiosità non cristiane. Ma occorre andare lì, al nucleo. Non possiamo misconoscere né disprezzare tale esperienza di Dio che, pur essendo a volte dispersa o mescolata, chiede di essere scoperta e non costruita. Lì ci sono i semina Verbi seminati dallo Spirito del Signore. Non è bene fare valutazioni affrettate e generiche del tipo: “Questa è solo un’espressione di religiosità naturale”. No, questo non si può dire! Da lì possiamo cominciare il dialogo evangelizzatore, come fece Gesù con la Samaritana e sicuramente con molti altri al di là della Galilea. E per il dialogo evangelizzatore è necessaria la coscienza della propria identità cristiana e anche l’empatia con l’altra persona. Questo credo che l’ho detto a voi, ai vescovi dell’Asia, no? Quell’empatia per trovare nella religiosità questo substrato.

La Chiesa in America Latina e nei Caraibi, da alcuni decenni, si è resa conto di questa forza religiosa, che viene soprattutto dalle maggioranze povere.

Dio continua a parlarci oggi, come ha sempre fatto, per mezzo dei poveri, del “resto”. In generale, le grandi città oggi sono abitate da numerosi migranti e poveri, che provengono dalle zone rurali, o da altri continenti, con altre culture. Anche Roma… Il Vice Vescovo di Roma può dirlo, no? Tanti barboni dappertutto… Sono pellegrini della vita, in cerca di “salvezza”, che molte volte hanno la forza di andare avanti e di lottare grazie a un senso ultimo che ricevono da un’esperienza semplice e profonda di fede in Dio. La sfida è duplice: essere ospitali verso i poveri e i migranti – la città in genere non lo è, respinge! – e valorizzare la loro fede. E’ molto probabile che questa fede sia mescolata con elementi del pensiero magico e immanentista, ma dobbiamo cercarla, riconoscerla, interpretarla e sicuramente anche evangelizzarla. Ma non ho dubbi che nella fede di questi uomini e donne c’è un potenziale enorme per l’evangelizzazione delle aree urbane.

4. Quarto – continuando -: poveri urbani. La città, insieme con la molteplicità di offerte preziose per la vita, ha un risvolto che non si può nascondere e che in molte città è sempre più evidente: i poveri, gli esclusi, gli scartati. Oggi possiamo parlare di scartati. La Chiesa non può ignorare il loro grido, né entrare nel gioco dei sistemi ingiusti, meschini e interessati che cercano di renderli invisibili.

Tanti poveri, vittime di antiche e nuove povertà. Ci sono le nuove povertà! Povertà strutturali e endemiche che stanno escludendo generazioni di famiglie. Povertà economiche, sociali, morali e spirituali. Povertà che emarginano e scartano persone, figli di Dio. Nella città, il futuro dei poveri è più povertà. Andare lì!

Alcune proposte

Vi propongo due nuclei pastorali, che sono azioni ma non solo. Penso che la pastorale è più che azione, è anche presenza, contenuti, atteggiamenti, gesti.

Una prima cosa: Uscire e facilitare

Si tratta di una vera trasformazione ecclesiale. Tutto pensato in chiave di missione. Un cambiamento di mentalità: dal ricevere all’uscire, dall’aspettare che vengano all’andare a cercarli. E per me questo è chiave!

Uscire per incontrare Dio che abita nella città e nei poveri. Uscire per incontrarsi, per ascoltare, per benedire, per camminare con la gente. E facilitare l’incontro con il Signore. Rendere accessibile il sacramento del Battesimo. Chiese aperte. Segreterie con orari per le persone che lavorano. Catechesi adatte nei contenuti e negli orari della città.

Ci riesce più facile far crescere la fede che aiutarla a nascere. Penso che dobbiamo continuare ad approfondire quei cambiamenti necessari nelle nostre varie catechesi, sostanzialmente nelle nostre forme pedagogiche, affinché i contenuti siano meglio compresi, ma al tempo stesso ci occorre imparare a risvegliare nei nostri interlocutori la curiosità e l’interesse per Gesù Cristo. Questa curiosità ha un santo patrono: è Zaccheo. Chiediamo a lui che ci aiuti a risvegliarla. E poi invitare ad aderire a Lui e a seguirlo. Dobbiamo imparare a suscitare la fede. Suscitare la fede! E poi non andare di qua, di là… No! Seminare! Se la fede incomincia c’è lo Spirito che poi farà sì che questa persona torni da me o torni dall’altro a chiedere un passo in più, un passo in più… Ma suscitare la fede.

Seconda proposta: la Chiesa samaritana. Esserci.

Si tratta di un cambiamento nel senso della testimonianza. Nella pastorale urbana, la qualità sarà data dalla capacità di testimonianza della Chiesa e di ogni cristiano. Papa Benedetto, quando ha detto che la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione, parlava di questo. La testimonianza che attrae, che fa incuriosire la gente.

Qui sta la chiave. Con la testimonianza possiamo incidere nei nuclei più profondi, là dove nasce la cultura. Attraverso la testimonianza la Chiesa semina il granello di senape, ma lo fa nel cuore stesso delle culture che si stanno generando nelle città. La testimonianza concreta di misericordia e tenerezza che cerca di essere presente nelle periferie esistenziali e povere, agisce direttamente sugli immaginari sociali, generando orientamento e senso per la vita della città. Così come cristiani contribuiamo a costruire una città nella giustizia, nella solidarietà e nella pace.

Con la pastorale sociale, con la Caritas, con diverse organizzazioni, come sempre ha fatto la Chiesa nel corso dei secoli, possiamo farci carico dei più poveri con azioni significative, azioni che rendano presente il Regno di Dio manifestandolo e dilatandolo. Anche imparando a lavorare insieme a quanti già stanno facendo cose molto efficaci in favore dei più poveri. E’ uno spazio assai propizio alla pastorale ecumenica caritativa, in cui assumiamo impegni di servizio ai più poveri insieme a fratelli di altre Chiese e comunità ecclesiali.

In tutto questo è molto importante il protagonismo dei laici e degli stessi poveri. E anche la libertà del laico, perché quello ci imprigiona, che non fa spalancare le porte è la malattia del clericalismo. E’ uno dei problemi più gravi.

Cari fratelli e sorelle, questo è quanto la riflessione sull’esperienza pastorale mi ha suggerito. Mi dà gioia pensare che stiamo facendo insieme un cammino, e che lo facciamo nella scia di tanti santi pastori che ci hanno preceduto; cito ad esempio solo il beato Giovanni Battista Montini, che durante il suo episcopato a Milano curò con zelo appassionato la grande missione cittadina. Negli scritti del beato Paolo VI, quando era arcivescovo di Milano, c’è un cantiere, un cantiere di cose che ci potranno aiutare in questo. Il loro esempio e la loro intercessione, con quella della nostra Madre celeste, ci aiutino ad attuare un fruttuoso cambiamento di mentalità, ad aumentare la nostra capacità di dialogare con le diverse culture, a valorizzare la religiosità dei nostri popoli, e a condividere Vangelo e pane con i più poveri delle nostre città. Grazie.

(Ave Maria)

(Benedizione)

 

“Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono”(1 Ts 5, 16-24). Sussidio Avvento Natale 2014

26 novembre 2014

Beato Angelico, Annunciazione (particolare), Museo di San Marco, 1442 ca., Firenze.

 

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Preghiera della sera. Per le anime dei defunti

26 novembre 2014

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

LE INDULGENZE

Le indulgenze possono essere parziali o plenarie, a seconda che liberano in tutto o in parte dalla pena temporale dovuta per i peccati. Ambedue i tipi di indulgenze, sia le parziali che le plenarie, possono sempre essere applicate ai defunti a modo di suffragio.

È importante ricordare che per acquistare l’indulgenza è necessario eseguire l’opera indulgenziata e adempiere a tre condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del sommo pontefice. Si richiede inoltre che sia escluso qualsiasi affetto al peccato anche veniale.

Le indulgenze non sono un procedimento di tipo fiscale per dispensare meccanicamente dei benefici di ordine spirituale. Loro scopo non è solo di aiutare i fedeli a scontare le pene meritate col peccato, ma anche di spingere a compiere opere di pietà, di penitenza e carità, specialmente quelle che servono all’incremento della fede e del bene comune.

Le indulgenze che si acquistano per i defunti sono uno stimolo a esercitare la carità fraterna ed elevano la mente con i pensieri delle verità eterne.

Un cristiano non apprezzerà mai abbastanza questo mezzo potente, che la Chiesa gli mette a disposizione per mitigare efficacemente le sofferenze delle anime purganti.

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Esempi di Gesù Bambino di S. Alfonso Maria de Liguori

26 novembre 2014

ESEMPIO V.

Narra il Pelbarto (Stellar. lib. 12, part. ult., c.7) [6] che un certo soldato era pieno di vizi, ma aveva una moglie divota, la quale non avendolo potuto ridurre, almeno gli raccomandò a non lasciare di dire ogni giorno un’Ave Maria avanti a qualche immagine della Madonna. Un dì andando costui a peccare, passò per una chiesa, entrò a caso in quella e vedendo l’immagine della santa Vergine, genuflesso le disse l’Ave Maria; ed allora che vide? vide Gesù bambino in braccio a Maria tutto ferito, che mandava sangue. Allora disse: Oh Dio, chi barbaro ha così trattato quest’innocente Bambino? Voi siete, rispose Maria, peccatori, che trattate così il mio Figlio. Egli allora compunto la pregò ad ottenergli il perdono, chiamandola madre di misericordia; ed ella disse: Voi peccatori mi chiamate madre di misericordia, ma non lasciate di farmi madre di dolori e di miseria.

Ma il penitente non si perdé d’animo, seguitò a pregar Maria che intercedesse per lui.

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STORIA DI UN’ANIMA di SANTA TERESA DI LISIEUX

26 novembre 2014

SCRITTO AUTOBIOGRAFICO C

diretto a madre Maria di Gonzaga

 

1.

 

APERTURA D’ANIMO CON LA NUOVA PRIORA (1897)

 

Dedica – Educazione forte di madre Maria di Gonzaga – Non vana compiacenza per le lodi – L’Ascensore divino – Missione presso le novizie – Annunzio della venuta dello Sposo – Prova della fede – Comprensione per i peccatori e tattica di vittoria – Indifferenza per una vita breve o lunga, accanto o lontana dalle sorelle dilette – Sicurezza e pace nell’obbedienza

 

J.M.JT. giugno 1897

278 – Madre amata, quello che le scrivo è disordinato; la mia piccola storia che somigliava a una fiaba si è cambiata a un tratto in preghiera, non so quale interesse lei potrà trovare a leggere tutti questi pensieri confusi ed espressi male. Ma io non scrivo per fare opera letteraria, bensì per obbedienza; se l’annoio, almeno ella vedrà che la sua figliola ha dato prova di buona volontà. Continuerò dunque senza scoraggiarmi il mio piccolo paragone al punto in cui l’avevo lasciato. Dicevo che la certezza di andare via, un giorno lontano, dal paese triste e tene­broso mi è stata data fin dall’infanzia; non solamente credevo ciò che ascoltavo dalle persone più importanti dì me, ma anche ave­vo in fondo al cuore le aspirazioni verso una regione più bella. Come il genio di Cristoforo Colombo gli fece intuire che esisteva un mondo nuovo, allorché nessuno ci pensava, così io sentivo che un’altra terra mi avrebbe servito un giorno di stabile dimora. Ma ad un tratto le nebbie che mi circondano divengono piu spesse, penetrano nell’anima mia e l’avviluppano in tal modo che non riesco più a ritrovare in essa l’immagine così dolce della mia Patria, tutto è scomparso! Quando voglio riposare il cuore stanco delle tenebre che lo circondano, ricordando il paese lumi­noso al quale aspiro, il mio tormento raddoppia; mi pare che le tenebre, assumendo la voce dei peccatori, mi dicano facendosi beffe dì me: «Tu sogni la luce, una patria dai profumi più soavi, tu sogni di possedere eternamente il Creatore di tutte queste meraviglie, credi uscire un giorno dalle brume che ti circondano. Vai avanti! Vai avanti! Rallegrati della morte che ti darà non già ciò che speri, ma una notte più profonda, la notte del niente». Madre carissima, l’immagine che ho voluto dare delle tenebre che oscurano l’anima mia è tanto imperfetta quanto un abbozzo paragonato al modello; ma non voglio continuare a scriverne, temerei di bestemmiare… ho paura d’aver già det­to troppo…

 

279 – Che Gesù mi perdoni se gli ho fatto dispiacere, ma egli sa bene che, pur non avendo il godimento della fede, mi sforzo tuttavia di compierne le opere. Credo di aver compiuto più atti di fede da un anno, che non in tutta la vita. Ad ogni occasione nuova di battaglia, quando il nemico mi provoca, mi conduco da valoroso; sapendo che la viltà consiste proprio nel battersi in duello, volgo la schiena all’avversario senza degnar­lo di uno sguardo; corro verso il mio Gesù, gli dico che sono pronta a versar fino all’ultima stilla di sangue per testimoniare che esiste un Cielo. Gli dico che sono felice di non godere di quel bel Cielo qui, sulla terra, affinché egli l’apra per l’eternità ai poveri increduli. Così, nonostante questa prova che mi toglie ogni godimento, posso dir tuttavia: «Signore, voi mi colmate dì gioia con tutto ciò che fate – Salmo XCI». Perché, esiste forse una gioia più grande che soffrire per amore vostro? Più la sofferenza è intima, più nascosta è agli occhi delle creature, e tanto più vi rallegra, o Dio mio! Ma se, cosa impossibile, doveste ignorare voi stesso la mia sofferenza, sarei felice di possederla se per mezzo di essa potessi impedire e riparare una sola colpa commessa contro la fede.

 

280 – Madre amata, le sembra forse che io esageri la mia prova; in realtà, se lei giudica dai sentimenti che esprimo nelle poesiole che ho composto quest’anno, le sembrerò un’anima colma di consolazione, per la quale il velo della fede si è quasi squarciato, e tuttavia… non è più un velo per me, è un muro che si alza fino ai cieli e copre le stelle. Quando canto la feli­cità del Cielo, il possesso eterno di Dio, non provo gioia alcu­na, perché canto semplicemente ciò che voglio credere. A volte, è vero, un minimo raggio scende a illuminare la mia notte, allora la prova s’interrompe per un attimo, ma subito dopo, il ricordo di questo raggio, invece che rallegrarmi, rende ancor più fitte le mie tenebre. Madre mia, non ho mai sentito come ora quanto il Signore è dolce e misericordioso: mi ha mandato questa prova soltanto quando ho avuto la forza dì sopportarla; credo che se l’avessi avuta prima sarei precipitata nello scoramento. Ora essa toglie qualsiasi soddisfazione naturale che io avrei potu­to trovare nel desiderio del Cielo. Mi sembra ora che niente m’impedisca di partire, perché non ho più grandi desideri, se non quello di amare sino a morire di amore (9 giugno).

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Il volo delle farfalle. Le sorelle Mirabal. 25 novembre: La giornata mondiale contro la violenza sulle donne

26 novembre 2014

 

Il 25 novembre 1960, il  dittatore della Repubblica Domenicana, Leonidas Trujillo, commissionò l’omicidio “delle farfalle”, come venivano chiamate Minerva e le sorelle Patria e María Teresa Mirabal. Ma pochi mesi dopo, il 30 maggio 1961, il dittatore venne ucciso e il regime si sgretolò, dopo 30 anni di spietata dittatura. La morte delle sorelle Mirabal, come comunemente affermato, è stato il punto di non ritorno del trujillismo. Minerva, María Teresa e Patria non erano guerriere, mma vivevano l’eroismo quotidiano, comune di mamme e mogli. Le tre donne colte, laureate ma costrette a non lavorare, avevano abbracciato la lotta pacifica per dare un futuro libero e degno ai loro figli. E perché le bimbe dell’isola non fossero più ridotte in schiavitù.

Nel 1999 le Nazioni Unite hanno scelto la data del loro omicidio per celebrare la “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne”. Secondo l’Unicef, una ragazza su dieci, sotto i vent’anni, ha subito abusi sessuali, oltre 130 milioni di bimbe sono state sottoposte a mutilazioni genitali e 700 milioni sono state costrette a sposare uomini molto più vecchi di loro. Una giovane su tre è stata vittima di violenza fisica o psicologica per mano del partner. Drammi, spesso, invisibili o taciuti.