STORIA DI UN’ANIMA di SANTA TERESA DI LISIEUX

by

SCRITTO AUTOBIOGRAFICO C

diretto a madre Maria di Gonzaga

 

1.

 

APERTURA D’ANIMO CON LA NUOVA PRIORA (1897)

 

Dedica – Educazione forte di madre Maria di Gonzaga – Non vana compiacenza per le lodi – L’Ascensore divino – Missione presso le novizie – Annunzio della venuta dello Sposo – Prova della fede – Comprensione per i peccatori e tattica di vittoria – Indifferenza per una vita breve o lunga, accanto o lontana dalle sorelle dilette – Sicurezza e pace nell’obbedienza

 

J.M.JT. giugno 1897

278 – Madre amata, quello che le scrivo è disordinato; la mia piccola storia che somigliava a una fiaba si è cambiata a un tratto in preghiera, non so quale interesse lei potrà trovare a leggere tutti questi pensieri confusi ed espressi male. Ma io non scrivo per fare opera letteraria, bensì per obbedienza; se l’annoio, almeno ella vedrà che la sua figliola ha dato prova di buona volontà. Continuerò dunque senza scoraggiarmi il mio piccolo paragone al punto in cui l’avevo lasciato. Dicevo che la certezza di andare via, un giorno lontano, dal paese triste e tene­broso mi è stata data fin dall’infanzia; non solamente credevo ciò che ascoltavo dalle persone più importanti dì me, ma anche ave­vo in fondo al cuore le aspirazioni verso una regione più bella. Come il genio di Cristoforo Colombo gli fece intuire che esisteva un mondo nuovo, allorché nessuno ci pensava, così io sentivo che un’altra terra mi avrebbe servito un giorno di stabile dimora. Ma ad un tratto le nebbie che mi circondano divengono piu spesse, penetrano nell’anima mia e l’avviluppano in tal modo che non riesco più a ritrovare in essa l’immagine così dolce della mia Patria, tutto è scomparso! Quando voglio riposare il cuore stanco delle tenebre che lo circondano, ricordando il paese lumi­noso al quale aspiro, il mio tormento raddoppia; mi pare che le tenebre, assumendo la voce dei peccatori, mi dicano facendosi beffe dì me: «Tu sogni la luce, una patria dai profumi più soavi, tu sogni di possedere eternamente il Creatore di tutte queste meraviglie, credi uscire un giorno dalle brume che ti circondano. Vai avanti! Vai avanti! Rallegrati della morte che ti darà non già ciò che speri, ma una notte più profonda, la notte del niente». Madre carissima, l’immagine che ho voluto dare delle tenebre che oscurano l’anima mia è tanto imperfetta quanto un abbozzo paragonato al modello; ma non voglio continuare a scriverne, temerei di bestemmiare… ho paura d’aver già det­to troppo…

 

279 – Che Gesù mi perdoni se gli ho fatto dispiacere, ma egli sa bene che, pur non avendo il godimento della fede, mi sforzo tuttavia di compierne le opere. Credo di aver compiuto più atti di fede da un anno, che non in tutta la vita. Ad ogni occasione nuova di battaglia, quando il nemico mi provoca, mi conduco da valoroso; sapendo che la viltà consiste proprio nel battersi in duello, volgo la schiena all’avversario senza degnar­lo di uno sguardo; corro verso il mio Gesù, gli dico che sono pronta a versar fino all’ultima stilla di sangue per testimoniare che esiste un Cielo. Gli dico che sono felice di non godere di quel bel Cielo qui, sulla terra, affinché egli l’apra per l’eternità ai poveri increduli. Così, nonostante questa prova che mi toglie ogni godimento, posso dir tuttavia: «Signore, voi mi colmate dì gioia con tutto ciò che fate – Salmo XCI». Perché, esiste forse una gioia più grande che soffrire per amore vostro? Più la sofferenza è intima, più nascosta è agli occhi delle creature, e tanto più vi rallegra, o Dio mio! Ma se, cosa impossibile, doveste ignorare voi stesso la mia sofferenza, sarei felice di possederla se per mezzo di essa potessi impedire e riparare una sola colpa commessa contro la fede.

 

280 – Madre amata, le sembra forse che io esageri la mia prova; in realtà, se lei giudica dai sentimenti che esprimo nelle poesiole che ho composto quest’anno, le sembrerò un’anima colma di consolazione, per la quale il velo della fede si è quasi squarciato, e tuttavia… non è più un velo per me, è un muro che si alza fino ai cieli e copre le stelle. Quando canto la feli­cità del Cielo, il possesso eterno di Dio, non provo gioia alcu­na, perché canto semplicemente ciò che voglio credere. A volte, è vero, un minimo raggio scende a illuminare la mia notte, allora la prova s’interrompe per un attimo, ma subito dopo, il ricordo di questo raggio, invece che rallegrarmi, rende ancor più fitte le mie tenebre. Madre mia, non ho mai sentito come ora quanto il Signore è dolce e misericordioso: mi ha mandato questa prova soltanto quando ho avuto la forza dì sopportarla; credo che se l’avessi avuta prima sarei precipitata nello scoramento. Ora essa toglie qualsiasi soddisfazione naturale che io avrei potu­to trovare nel desiderio del Cielo. Mi sembra ora che niente m’impedisca di partire, perché non ho più grandi desideri, se non quello di amare sino a morire di amore (9 giugno).

281 – Madre cara, sono tutta meravigliata vedendo quello che le ho scritto ieri, quali scarabocchi! La mia mano tremava in modo tale che mi fu impossibile continuare, e ora rimpian­go perfino di aver tentato di scrivere, spero di poterlo fare oggi più leggibilmente perché non sono più a letto, bensì in una bella poltroncina bianca. Sento bene, Madre, che tutto quello che le dico non è conseguente, ma sento anche, prima di parlarle del passato, il bisogno di esporle i miei sentimenti presenti, più tardi forse ne avrò perduto il ricordo. Voglio dirle prima di tutto quanto sono commossa per tutte le sue delicatezze materne. Ah, mi creda, il cuore della sua figlia è pieno di riconoscenza, mai dimenticherò tutto quello che le devo. Madre mia, soprattutto mi commuovono la novena che lei fa a Nostra Signora delle Vittorie e le Messe che lei fa dire per ottenere la mia guarigione. Sento che tutti questi teso­ri spirituali fanno un gran bene all’anima mia; all’inizio della novena le dicevo, Madre mia, che bisognava, o che la Vergine mi guarisse, o che mi portasse in Cielo, perché trovavo ben tri­ste per lei e la comunità di avere a carico una giovane religiosa malata; ora ben volentieri rimarrò malata tutta la vita se ciò fa piacere al Signore, e consento perfino a che la mia vita sia lun­ghissima, la sola grazia che desidero è che essa sia spezzata dall’amore.

 

282 – No, non temo una vita lunga, non rifiuto la lotta, perché «il Signore è la rupe sulla quale sono elevata, è lui che addestra le mie mani alla lotta e le mie dita al combattimento. E il mio scudo, spero in lui. – Salmo CXLIII». Così, mai ho chie­sto al Signore di morir giovane, pur avendo sempre sperato che sia questa la sua volontà. Spesso il Signore si contenta dei desideri di lavorare per la sua gloria, e lei sa, Madre, che i miei

desideri sono tanto grandi. Lei sa anche che Gesù mi ha pre­sentato più di un calice amaro e lo ha allontanato dalle mie labbra prima che lo bevessi, ma non prima di avermene fatto assaporare l’amarezza. Madre amata, il santo re David aveva ragione quando cantava: «Com’è buono, com’è dolce per dei fratelli abitare insieme in comunione perfetta». E’ vero, l’ho sentito molto spesso ma bisogna che questa unione sulla terra abbia luogo nel sacrificio. Non è affatto per vivere con le mie sorelle che sono venuta al Carmelo, è unicamente per rispon­dere alla chiamata di Gesù; presentivo bene che sarebbe stata una ragione di sofferenza continua vivere con le proprie sorel­le, quando non si vuole concedere niente alla natura.

 

283 – Come si può dire che sia più perfetto allontanarsi dai propri cari? Si è mai rimproverato a dei fratelli di combat­tere sullo stesso campo di battaglia, si è mai fatto loro rimpro­vero di volare insieme per cogliere la palma del martirio? Sen­za dubbio si è giudicato con ragione che essi si facevano corag­gio a vicenda, ma altresì che il martirio di ciascuno diveniva il martirio di tutti. Così accade nella vita religiosa che i teologi chiamano un martirio. Dandosi a Dio, il cuore non perde la sua tenerezza naturale, anzi, questa tenerezza cresce divenen­do più pura e più divina. Madre cara, con questa tenerezza amo lei e amo le mie sorelle; sono felice di combattere in famiglia per la gloria del Re dei Cieli, ma sono pronta anche a volare sopra un altro campo di battaglia, se il Divino Generale me n’esprimesse il desiderio. Un comando non sarebbe necessario, ma uno sguar­do, un semplice segno.

Continua…

Fonte: http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/storia%20di%20un’anima.htm

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