Discorso di papa Francesco alla Congragazione per gli Istituti di vita consacrata. Udienza alla Famiglia Paolina

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MESSAGGIO AGLI ISTITUTI PER LA VITA CONSACRATA DELL’8.9. MARZO 2014

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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DELLA CONGREGAZIONE PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA
E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA

Sala Clementina
Giovedì, 27 novembre 2014

[Multimedia]


 

Cari fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle,

Con gioia mi incontro oggi con voi e con quanti prestate il vostro servizio nel Dicastero per la vita consacrata. In particolare dò il benvenuto ai Cardinali e Vescovi che ne sono diventati recentemente Membri, e ringrazio il Cardinale Prefetto per l’indirizzo di saluto che a nome di tutti mi ha rivolto; e ringrazio il Segretario e i due Sottosegretariper questo “logo” che visto ieri sull’Osservatore Romano ma non capivo bene che cosa fosse; adesso ho capito!

Trovo bello e significativo il titolo che avete scelto per questa sessione: “Vino nuovo in otri nuovi”. Alla luce di questa parola evangelica avete riflettuto sull’oggi della vita consacrata nella Chiesa, a cinquant’anni dalla Costituzione Lumen gentium e dal Decreto Perfectae caritatis. Dopo il Concilio Vaticano II, il vento dello Spirito ha continuato a soffiare con forza, da una parte spingendo gli Istituti ad attuare il rinnovamento spirituale, carismatico e istituzionale che lo stesso Concilio ha chiesto, dall’altra suscitando nel cuore di uomini e donne modalità nuove di risposta all’invito di Gesù di lasciare tutto per dedicare la propria vita alla sequela di Lui e all’annuncio del Vangelo.

Nella porzione di vigna del Signore rappresentata da quanti hanno scelto di imitare Cristo più da vicino mediante la professione dei consigli evangelici, nuova uva è maturata e nuovo vino è stato spremuto. In questi giorni vi siete proposti di discernere la qualità e la stagionatura del “vino nuovo” che si è prodotto nella lunga stagione del rinnovamento, e al contempo di valutare se gli otri che lo contengono, rappresentati dalle forme istituzionali presenti oggi nella vita consacrata, sono adeguati a contenere questo “vino nuovo” e a favorire la sua piena maturazione. Come ho avuto modo altre volte di ricordare, non dobbiamo avere paura di lasciare gli “otri vecchi”: di rinnovare cioè quelle abitudini e quelle strutture che, nella vita della Chiesa e dunque anche nella vita consacrata, riconosciamo come non più rispondenti a quanto Dio ci chiede oggi per far avanzare il suo Regno nel mondo: le strutture che ci danno falsa protezione e che condizionano il dinamismo della carità; le abitudini che ci allontanano dal gregge a cui siamo inviati e ci impediscono di ascoltare il grido di quanti attendono la Buona Notizia di Gesù Cristo.

Mentre non vi nascondete le aree di debolezza che è possibile riscontrare oggi nella vita consacrata: per esempio, la resistenza di alcuni settori al cambiamento, la diminuita forza di attrazione, il numero non irrilevante di abbandoni, – e questo mi preoccupa! Dice qualcosa circa la selezione dei candidati e la formazione dei candidati; poi c’è il mistero di ogni persona, ma queste due cose prima dobbiamo valutarle bene -, la fragilità di certi itinerari formativi, l’affanno per i compiti istituzionali e ministeriali a scapito della vita spirituale, la difficile integrazione delle diversità culturali e generazionali, un problematico equilibrio nell’esercizio dell’autorità e nell’uso dei beni – mi preoccupa anche la povertà! Io faccio pubblicità della mia famiglia, ma sant’Ignazio diceva che la povertà è la madre e anche il muro della vita consacrata. È madre la povertà, perché dà vita, e il muro protegge dalla mondanità. Pensiamo a queste debolezze. Voi volete stare in ascolto dei segnali dello Spirito che apre nuovi orizzonti e spinge su nuovi sentieri, sempre ripartendo dalla regola suprema del Vangelo e ispirati dall’audacia creativa dei vostri Fondatori e Fondatrici.

Nell’impegnativo compito che vi vede riuniti, al fine di valutare il vino nuovo e saggiare la qualità degli otri che lo devono contenere, vi guidano alcuni criteri orientativi: l’originalità evangelica delle scelte, la fedeltà carismatica, il primato del servizio, l’attenzione ai più piccoli e fragili, il rispetto della dignità di ogni persona.

Vi incoraggio a continuare a lavorare con generosità e intraprendenza nella vigna del Signore, per favorire la crescita e la maturazione di grappoli rigogliosi, da cui poter ricavare quel vino generoso che potrà rinvigorire la vita della Chiesa e rallegrare il cuore dei tanti fratelli e sorelle bisognosi delle vostre cure premurose e materne. Anche la sostituzione degli otri vecchi con quelli nuovi, come avete ben segnalato, non avviene automaticamente, ma esige impegno e abilità, per offrire lo spazio idoneo ad accogliere e far fruttificare i nuovi doni con cui lo Spirito continua ad abbellire la Chiesa sua sposa. Non dimenticatevi di ringraziare il Padrone della vigna che vi ha chiamato a questo esaltante compito. Portate avanti il cammino di rinnovamento avviato e in gran parte attuato in questi cinquant’anni, vagliando ogni novità alla luce della Parola di Dio e in ascolto delle necessità della Chiesa e del mondo contemporaneo, e utilizzando tutti i mezzi che la saggezza della Chiesa mette a disposizione per avanzare nel cammino della vostra santità personale e comunitaria.E fra questi mezzi il più importante è la pregheria, anche la preghiera gratuita, la preghiera di lode e di adorazione. Noi consacrati siamo consacrati per servire il Signore e servire gli altri con la Parola del Signore, no? Dite ai nuovi membri, per favore, dite che pregare non è perdere tempo, adorare Dio non è perdere tempo, lodare Dio non è perdere tempo. Se noi consacrati non ci fermiamo ogni giorno davanti a Dio nella gratuità della preghiera, il vino sarà aceto!

La Plenaria della vostra Congregazione si colloca proprio alla vigilia dell’Anno della Vita Consacrata. Preghiamo insieme il Signore perché ci aiuti in questo Anno a mettere «vino nuovo in otri nuovi»!E in questo voglio ringraziare specialmente la Congregazione, il Prefetto, il Segretario, per lo sforzo che hanno fatto per l’organizzazione di questo Anno. Ringrazio davveroperché nella riunione venivano con progetti… e pensavo: non so se ce la faranno… E davvero, nell’altra riunione, il progetto aveva forma, aveva corpo. Grazie tante per lo sforzo! Vi ringrazio per il lavoro che state svolgendo in questi giorni, e per il servizio che prestate come membri e collaboratori della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica. La Vergine Maria vi accompagni e vi ottenga un nuovo ardore di risorti e la santa audacia di cercare nuove strade. Lo Spirito Santo vi assista e vi illumini.Grazie.

 

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INCONTRO CON LA FAMIGLIA PAOLINA

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Aula Paolo VI
Giovedì, 27 novembre 2014

[Multimedia]

Cari fratelli e sorelle della Famiglia Paolina!

Con gioia vi accolgo in occasione del vostro centenario. Saluto i Cardinali, i Vescovi, i Sacerdoti, le persone consacrate e i fedeli laici. Ringrazio il Vicario Generale per le sue parole, e mi associo di cuore al ricordo del compianto Superiore Generale Don Silvio Sassi, che partecipa dal Cielo a questo momento di festa.

1. Questa vostra ricorrenza centenaria vi offre l’opportunità di rinnovare l’impegno nel vivere la fede e comunicarla, in particolare mediante gli strumenti editoriali e multimediali, tipici del vostro carisma. Destinatari della buona notizia che Dio è amore e, in Gesù Cristo, si comunica all’umanità, sono tutti gli uomini, ogni uomo e donna che vive in questo mondo; e destinatario è tutto l’uomo, nell’integralità della sua persona, della sua storia, della sua cultura.

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8), dice Gesù. In queste parole sta il segreto dell’evangelizzazione, che è comunicare il Vangelo nello stile del Vangelo, cioè la gratuità: la gratuità, senza affari. Gratuità. La gioia del dono ricevuto per puro amore si comunica con amore. Gratuità e amore. Solo chi ha sperimentato tale gioia la può comunicare, anzi non può non comunicarla, poiché «il bene tende sempre a comunicarsi. … Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa» (Evangelii gaudium, 9).

Vi incoraggio a proseguire sulla strada che Don Alberione ha aperto e la vostra Famiglia ha percorso finora, sempre tenendo lo sguardo rivolto a vasti orizzonti. Non dobbiamo mai dimenticare che «l’evangelizzazione è essenzialmente connessa con la proclamazione del Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato. Molti di loro cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto, anche in Paesi di antica tradizione cristiana. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno» (ibid., 14). Questa spinta alle “genti”, ma anche alle periferie esistenziali, questa spinta “cattolica”, voi l’avete proprio nel sangue, nel “dna”, per il fatto stesso che il vostro Fondatore è stato ispirato dalla figura e dalla missione dell’apostolo Paolo.

2. Il Concilio Vaticano II ci ha presentato la Chiesa come popolo in cammino verso una meta che tutto supera e tutto compie in Dio e nella sua gloria. Questa visione della Chiesa in cammino è espressiva della speranza cristiana; infatti, il fine ultimo dell’agire di noi cristiani sulla terra è il possesso della vita eterna. Pertanto, il nostro essere Chiesa in cammino, mentre ci radica nell’impegno di annunciare Cristo e il suo amore per ogni creatura, ci impedisce di restare prigionieri delle strutture terrene e mondane; tiene aperto lo spirito e ci rende capaci di prospettive e istanze che troveranno il loro compimento nella beatitudine del Signore.

Di questa prospettiva di speranza, le persone consacrate sono speciali testimoni, soprattutto con uno stile di vita improntato alla gioia. La presenza dei religiosi è segno di gioia. Quella gioia che scaturisce dall’esperienza intima di Dio che riempie il nostro cuore e ci rende davvero felici, così che non abbiamo bisogno di cercare altrove la nostra gioia. Altri importanti elementi che alimentano la gioia dei religiosi sono la genuina fraternità sperimentata nella comunità e la completa oblatività nel servire la Chiesa e i fratelli, specialmente i più bisognosi.

E qui, occorre menzionare l’amore per l’unità della Chiesa. Tutto il vostro lavoro, lo zelo apostolico, dev’essere pieno di questo amore per l’unità. Mai favorire i conflitti, mai scimmiottare quei media di comunicazione che cercano solo lo spettacolo dei conflitti e provocano lo scandalo nelle anime. Favorire sempre l’unità della Chiesa, l’unità che Gesù ha chiesto al Padre come dono per la sua sposa.

3. Il beato Giacomo Alberione scorgeva nell’annuncio di Cristo e del Vangelo alle masse popolari la carità più autentica e più necessaria che si potesse offrire agli uomini e alle donne assetati di verità e di giustizia. Egli è stato toccato in profondità dalla parola di San Paolo: «Guai a me se non annuncio il Vangelo!» (1 Cor 9,16) e ne ha fatto l’ideale della propria vita e della propria missione. Seguendo le orme di Gesù e ad imitazione dell’Apostolo delle genti, ha saputo vedere le folle come pecore sbandate e bisognose di orientamenti sicuri nel cammino della vita. Pertanto, ha speso l’intera esistenza a spezzare loro il pane della Parola con linguaggi adeguati ai tempi. Così anche voi siete chiamati a spendervi al servizio della gente di oggi a cui lo Spirito vi manda, con creatività e fedeltà dinamica al vostro carisma, individuando le forme più idonee affinché Gesù sia annunciato. I vasti orizzonti dell’evangelizzazione e l’urgente necessità di testimoniare il messaggio evangelico. Non solo dirlo. Testimoniarlo con la propria vita. E questa testimonianza a tutti costituisce il campo del vostro apostolato. Tanti attendono ancora di conoscere Gesù Cristo. La fantasia della carità non conosce limiti e sa aprire strade sempre nuove per portare il soffio del Vangelo nelle culture e nei più diversi ambiti sociali.

Una così urgente missione richiede incessante conversione personale e comunitaria. Solo cuori totalmente aperti all’azione della Grazia sono in grado di interpretare i segni dei tempi e di cogliere gli appelli dell’umanità bisognosa di speranza e di pace. Nella vostra sequela Christi e nella vostra testimonianza, vi sarà certamente di aiuto l’Anno della Vita Consacrata, che sta per iniziare, tra pochi giorni.

Cari fratelli e sorelle, la Vergine Santa, Madre della Chiesa, vi protegga, vi aiuti e sia la guida sicura del cammino della Famiglia Paolina, perché possa portare a compimento ogni progetto di bene. Con questi auspici, assicuro il mio ricordo nella preghiera per ciascuno di voi e a mia volta vi chiedo per favore di pregare per me. E ora volentieri invoco la benedizione del Signore su di voi, su quanti rappresentate, sui lettori delle vostre riviste e su coloro che incontrate nel vostro quotidiano apostolato. E tutti insieme preghiamo la Madonna: “Ave o Maria, …”.

[Benedizione]

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