Vangelo (Mc 13,33-37) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 30 Novembre 2014) con commento comunitario

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I DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13,33-37)
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».
Questo è il Vangelo del 30 Novembre, quello del 29 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto

3 Risposte to “Vangelo (Mc 13,33-37) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 30 Novembre 2014) con commento comunitario”

  1. d. giampaolo centofanti Says:

    Questa parola sul non farsi trovare addormentati ci può infondere tanta serenità e fiducia.Infatti non conta un vuoto perfezionismo ma l’intenzione sincera di accogliere la grazia di Dio.Allora sarà Gesu a portarci, ben oltre i nostri limiti.

  2. M&C Says:

    Oggi i nostri ragazzi (ha detto bene il vescovo: non sono più bambini, ma ragazzi!) hanno ricevuto la cresima. Quale emozione è stata vedere in loro, che hanno scelto consapevolmente di confermare la loro fede, questa “intenzione sincera di accogliere la grazia di Dio”…!
    Ti prego per tutti loro, Signore, che lo Spirito Santo, che oggi hanno ricevuto, sempre li porti, li accompagni, li aiuti a crescere e a diventare adulti liberi, che credono, amano e sperano, ben oltre ogni umano limite.

  3. d. giampaolo centofanti Says:

    Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Qualcuno direbbe: quà si squarcia solo lo strato dell’ozono.Ma come mai alcuni dicono che Dio i cieli li ha squarciati e ha cambiato la loro vita? Come mai alcuni dicono che Cristo è venuto sulla terra e altri dicono che era solo un uomo come gli altri? Ecco una storia che ho un po’ cambiata nei protagonisti ma nella sostanza vera, tra tante che ho conosciuto.
    Un uomo sta attraversando un momento molto difficile nella sua vita: si sente scontento, frustrato, avverte tutto come un peso.Lui non lo sa ma a me sacerdote è capitato di sentire qualcuno che dice che lui sì che è fortunato, che ha tutto, molte volte ci paragoniamo a vite inventate da noi, viste solo dall’esterno.E questo ci inganna molto, perchè così possiamo continuare a dire a noi stessi che saremmo felici se le cose andassero come diciamo noi.Saremmo degli ottimi scrittori di fantascienza, questo sì.Per questo anche la fnatascienza talora è molto più acuta di quanto potrebbe apparire.Quest’uomo ha una moglie che gli vuole bene ma nel tempo si sono accumulate tante piccole incomprensioni, distanze, i figli si avviano alla maggiore età, lo contestano, fanno vita ognuno a sé.Per gli amici non è facile trovare il tempo e poi quando ci si vede si parla sempre delle stesse cose.La voglia di qualcosa di nuovo è tanta anche se lui sa bene, ormai, che quel nuovo spesso è solo una ripetizione di vecchie cose in situazioni solo materialmente nuove.Cosa fare, fuggire? Costruirsi vite alternative? Parallele? Magari con il rischio di impantanarsi in altre pesantezze? Quasi inavvertitamente quell’uomo si trova ogni tanto a chiedere aiuto a Dio.Ma apparentemente è quasi più un’esclamazione per stanchezza che una preghiera e ben poco spera di essere esaudito.
    Un pomeriggio deve andare agli incontri dei professori con i genitori degli alunni ma sta pensando di trovare qualche scusa per evitare quest’altra noia.E poi, mannaggia, la partita della Roma la spostano col radar per giocarla al momento dei suoi impegni.Ma poi avverte che non deve cedere ancora una volta al pessimismo, allo scoraggiamento e che se può essere triste impegnarsi con la sensazione di non cavare un ragno dal buco è ancora più triste cessare di amare, di fare la cosa giusta.
    Cosa c’è di particolare in tutto ciò? Eppure quell’uomo che si sentiva triste, svuotato, ora intuisce in modo nuovo che l’amore è gioia, a prescindere dai risultati più evidentemente visibili e si accorge che Dio sta rispondendo alla sua preghiera, che è Dio l’amore e comincia a vedere, a vivere, tante cose in modo diverso, nuovo.
    A me tutto ciò non dice niente, può pensare qualcuno.Ed in certo senso è vero, stiamo parlando della personalissima esperienza dello Spirito che comincia a manifestarsi più vivamente.Dunque nulla di strano a sentirsi estranei a questa storia, non è la nostra.Ma il punto è che oggi si parla di vegliare e questa storia parla di una persona che ha accolto in qualche modo nel cuore questo vegliare.Come? Ha chiesto aiuto a Dio e poi al momento opportuno ha accolto, magari senza ancora potere porvi caso, ma ha accolto l’aiuto di Dio ad aprire il cuore, a non chiuderlo e lo Spirito, al tempo giusto, è entrato e ha cominciato a cambiargli la vita.Ma io ho aperto il cuore tante volte e non ho visto niente: Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento.È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare… Fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.Ma perchè talvolta mi sento distante, estraneo? Quell’uomo si sentiva deluso, estraneo rispetto a quello che egli stesso viveva… forse ha dovuto sperimentare anche umanamente dove è la tristezza, dove è la vera gioia, ha avuto bisogno di chiedere e di scoprire l’aiuto di Dio, di imparare a chiudere gli occhi e cercare di fidarsi di lui… La nostra umanità è complessa, ha bisogno di tante cose… Dio ci plasma gradualmente, con amore e delicatezza, ne sa molto più di noi anche di noi stessi… Il vangelo di oggi ci dice di continuare a vivere la cosa giusta, di non svagolare, anzi di cercare di vivere con sempre nuova attenzione la cosa giusta e, prima di tutto, in ogni situazione, di chiedere aiuto a Dio, anche se sembra sordo e lontano.
    Ultima domanda: ma chi è allora il portiere in questo vangelo? L’arcangelo Rafael, il portiere brasiliano del Napoli? Il portiere è la nostra coscienza che ci può aiutare a porre attenzione alle pieghe giuste e sbagliate della nostra vita e alle loro opposte conseguenze.Può essere anche un amico che con amore ci aiuta a non confonderci, è anche la Chiesa.Siamo allora fin troppo pieni di portieri? Non è che scambiamo i portieri per i raccattapalle? Scusate… Talora intorno a noi ce ne possono essere in realtà molto pochi di portieri, nessuno ci dice una parola a misura per noi, c’è sempre poi l’interesse, fosse pure quello di conservare l’amicizia, l’amicizia più del bene vero e ancora una volta il gioco è fatto.E giocare a porta americana, senza portieri, non è mai stato così divertente, le partite finiscono 22 a 20.

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