Archive for dicembre 2014

Buon anno!

31 dicembre 2014

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(…..)

«E perciò sono tutti soli?».
«Sono un pò soli ma sono anche un pò insieme. Sono sia l’uno sia l’altro».
«Ma com’è possibile?».
«Ecco, prendi te per esempio. Tu sei unico», spiegò la mamma, «e anch’io sono unica, ma se ti abbraccio non sei più solo e nemmeno io sono più sola».
«Allora abbracciami», disse Ben stringendosi alla mamma.
Lei lo tenne stretto a sé. Sentiva il cuore di Ben che batteva. Anche Ben sentiva il cuore della mamma e l’abbracciò forte forte.
«Adesso non sono solo», pensò mentre l’abbracciava, «adesso non sono solo. Adesso non sono solo».
«Vedi», gli sussurrò mamma, «proprio per questo hanno inventato l’abbraccio».

( David Grossman, da L’abbraccio)

IL RACCONTO COMPLETO

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VIII^ di Natale. Santa Messa nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio. 58^ Giornata Mondiale sulla pace: ” Non più schiavi ma fratelli”

31 dicembre 2014

Giovedì 1° gennaio 2015
SOLENNITÀ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Cappella Papale

Basilica Vaticana, ore 10

LIBRETTO DELLA CELEBRAZIONE

Il Santo Padre Francesco celebrerà la Santa Messa della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio nell’ottava di Natale, ricorrendo la XLVIII Giornata Mondiale della Pace sul tema: «Non più schiavi, ma fratelli».

 

Basilica Vaticana
Giovedì
, 1° gennaio 2015

[Multimedia]


 

Tornano oggi alla mente le parole con le quali Elisabetta pronunciò la sua benedizione sulla Vergine Santa: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,42-43).

Questa benedizione si pone in continuità con la benedizione sacerdotale che Dio aveva suggerito a Mosè perché la trasmettesse ad Aronne e a tutto il popolo: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26). Celebrando la solennità di Maria Santissima, la Santa Madre di Dio, la Chiesa ci ricorda che Maria è la prima destinataria di questa benedizione. In Lei essa trova compimento: infatti, nessun’altra creatura ha visto brillare su di sé il volto di Dio come Maria, che ha dato un volto umano al Verbo eterno, così che tutti lo possiamo contemplare.

Oltre alla contemplazione del volto di Dio, noi possiamo anche lodarlo e glorificarlo come i pastori, che se ne tornarono da Betlemme con un canto di ringraziamento dopo aver visto il Bambino e la sua giovane mamma (cfr Lc 2,16). Erano insieme, come sono stati insieme al Calvario, perché Cristo e la sua Madre sono inseparabili: tra loro esiste un rapporto strettissimo, come tra ogni figlio e la sua madre. La carne di Cristo – che è cardine della nostra salvezza (Tertulliano) – è stata intessuta nel grembo di Maria (cfr Sal139,13). Tale inseparabilità è significata anche dal fatto che Maria, prescelta per essere Madre del Redentore, ne ha condiviso intimamente tutta la missione rimanendo accanto al Figlio fino alla fine sul calvario.

Maria è così unita a Gesù perché ha avuto di Lui la conoscenza del cuore, la conoscenza della fede, nutrita dall’esperienza materna e dal legame intimo con il suo Figlio. La Vergine Santa è la donna di fede, che ha fatto posto a Dio nel suo cuore, nei suoi progetti; è la credente capace di cogliere nel dono del Figlio l’avvento di quella «pienezza del tempo» (Gal 4,4) nella quale Dio, scegliendo l’umile via dell’esistenza umana, è entrato personalmente nel solco della storia della salvezza. Per questo non si può capire Gesù senza sua Madre.

Altrettanto inseparabili sono Cristo e la Chiesa, perché la Chiesa e Maria vanno sempre insieme e questo è proprio il mistero della donna nella comunità ecclesiale, e non si può capire la salvezza operata da Gesù senza considerare la maternità della Chiesa. Separare Gesù dalla Chiesa sarebbe voler introdurre una «dicotomia assurda», come scrisse il beato Paolo VI (cfr Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 16). Non è possibile «amare il Cristo, ma non la Chiesa, ascoltare il Cristo, ma non la Chiesa, appartenere al Cristo, ma al di fuori della Chiesa» (Ibid.) Infatti è proprio la Chiesa, la grande famiglia di Dio, che ci porta Cristo. La nostra fede non è una dottrina astratta o una filosofia, ma è la relazione vitale e piena con una persona: Gesù Cristo, il Figlio unigenito di Dio fattosi uomo, morto e risorto per salvarci e vivo in mezzo a noi. Dove lo possiamo incontrare? Lo incontriamo nella Chiesa, nella nostra Santa Madre Chiesa Gerarchica. È la Chiesa che dice oggi: “Ecco l’agnello di Dio”; è la Chiesa che lo annuncia; è nella Chiesa che Gesù continua a compiere i suoi gesti di grazia che sono i Sacramenti.

Questa azione e missione della Chiesa esprime la sua maternità. Infatti essa è come una madre che custodisce Gesù con tenerezza e lo dona a tutti con gioia e generosità. Nessuna manifestazione di Cristo, neanche la più mistica, può mai essere staccata dalla carne e dal sangue della Chiesa, dalla concretezza storica del Corpo di Cristo. Senza la Chiesa, Gesù Cristo finisce per ridursi a un’idea, a una morale, a un sentimento. Senza la Chiesa, il nostro rapporto con Cristo sarebbe in balia della nostra immaginazione, delle nostre interpretazioni, dei nostri umori.

Cari fratelli e sorelle! Gesù Cristo è la benedizione per ogni uomo e per l’intera umanità. La Chiesa, donandoci Gesù, ci offre la pienezza della benedizione del Signore. Proprio questa è la missione del popolo di Dio: irradiare su tutti popoli la benedizione di Dio incarnata in Gesù Cristo. E Maria, la prima e perfetta discepola di Gesù, la prima e perfetta credente, modello della Chiesa in cammino, è Colei che apre questa strada di maternità della Chiesa e ne sostiene sempre la missione materna rivolta a tutti gli uomini. La sua testimonianza discreta e materna cammina con la Chiesa fin dalle origini. Ella, Madre di Dio, è anche Madre della Chiesa e, per mezzo della Chiesa, è Madre di tutti gli uomini e di tutti i popoli.

Che questa Madre dolce e premurosa ci ottenga la benedizione del Signore per l’intera famiglia umana. In modo speciale oggi, Giornata Mondiale della Pace, invochiamo la sua intercessione perché il Signore doni pace a questi nostri giorni: pace nei cuori, pace nelle famiglie, pace tra le Nazioni. Quest’anno, in particolare, il messaggio per la Giornata della Pace è: «Non più schiavi, ma fratelli». Tutti siamo chiamati a essere liberi, tutti a essere figli e ciascuno secondo le proprie responsabilità, a lottare contro le moderne forme di schiavitù. Da ogni popolo, cultura e religione, uniamo le nostre forze. Ci guidi e ci sostenga Colui che, per renderci tutti fratelli, si è fatto nostro servo.

Guardiamo Maria, contempliamo la Santa Madre di Dio. E vorrei proporvi di salutarla insieme, come ha fatto quel coraggioso popolo di Efeso, che gridava davanti ai suoi pastori quando entravano in Chiesa: “Santa Madre di Dio!”. Che bel saluto per la nostra Madre… Dice una storia, non so se è vera, che alcuni, fra quella gente, avevano i bastoni in mano, forse per far capire ai Vescovi cosa sarebbe accaduto loro se non avessero avuto il coraggio di proclamare Maria “Madre di Dio”. Invito tutti voi, senza bastoni, ad alzarvi e per tre volte salutarla, in piedi, con questo saluto della primitiva Chiesa: “Santa Madre di Dio!”.

Preghiera della sera. Natale

31 dicembre 2014

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IL CELESTE BAMBINO

(Padre Pio)

 

O sapienza, o potenza di Dio, ci sentiamo di dover esclamare estasiati col tuo apostolo, quanto sono incomprensibili i tuoi giudizi e investigabili le tue vie!

Povertà, umiltà, abiezione, disprezzo, circondano il Verbo fatto carne; ma noi, dall’oscurità in cui questo Verbo fatto carne è avvolto, comprendiamo una cosa, udiamo una voce, intravediamo una sublime verità: tutto questo l’hai fatto per amore, e non c’inviti che all’amore, non ci dai che prove di amore.

Il celeste Bambino soffre e vagisce nel presepe per rendere a noi amabile, meritoria e ricercata la sofferenza: egli manca di tutto, perché noi apprendiamo da lui la rinunzia dei beni e degli agi terreni; egli si compiace di umili e poveri adoratori per invogliarci ad amare la povertà e preferire la compagnia dei piccoli e dei semplici a quella dei grandi del mondo.

Questo celeste Bambino tutto mansuetudine e dolcezza vuole infondere nei nostri cuori col suo esempio queste sublimi virtù, affinché nel mondo dilaniato e sconvolto sorga un’era di pace e di amore.

Egli fin dalla nascita addita la nostra missione, che è quella di disprezzare ciò che il mondo ama e cerca.

Oh!, prostriamoci innanzi al presepe e col grande san Girolamo, il santo infiammato di amore a Gesù Bambino, offriamogli tutto il nostro cuore senza riserva, e promettiamogli di seguire gli insegnamenti che giungono a noi dalla grotta di Betlemme, che ci predicano essere tutto quaggiù vanità delle vanità non altro che vanità.

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Video: Un altro video sulla storia di Bergoglio / Eric Clapton / Buon anno a tutti!

31 dicembre 2014

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2014-12-30&ch=3&v=458601&vd=2014-12-30&vc=3#day=2014-12-30&ch=3&v=458601&vd=2014-12-30&vc=3

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2014-12-30&ch=31&v=458320&vd=2014-12-30&vc=31#day=2014-12-30&ch=31&v=458320&vd=2014-12-30&vc=31

 

 

Tweet del Papa

31 dicembre 2014

Signore, grazie!

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Vangelo (Lc 2,16-21) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 1 Gennaio 2015) con commento comunitario

31 dicembre 2014

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Questo è il Vangelo dell’1 Gennaio, quello del 31 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Papa Francesco: Svela i 10 Segreti per la Felicità

31 dicembre 2014

Papa Francesco: ecco come essere felici

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Francesco rilasciò una bellissima intervista al settimanale argentino Viva (supplemento del quotidiano El Clarins)

All’interno di questa, egli suggerì al suo intervistatore quali sono i 10 consigli per una vita serena.

Una sorta di decalogo della felicità che anche noi vogliamo condividere.

Leggete cosa ha detto Papa Francesco:

 

1 – Vivi e lascia vivere

Ognuno, secondo il Santo Padre, dovrebbe non curarsi troppo del resto, e pensare innanzitutto a vivere bene.

2 – Donati al prossimo

Bisogna essere generosi, altruisti, che le persone che perché « si chiudono in loro stesse corrono il rischio di diventare egoiste. E l’acqua stagnante diventa putrida in fretta».

3 – Vai con calma

Papa Francesco racconta una sorta di metafora prendendo spunto da un romanzo di Ricardo Güiraldes: Don Segundo Sombra gaucho ad un certo punto dice: «In gioventù era un torrente pieno di pietre che si portava dietro tutto, da adulto era un fiume impetuoso, e in età avanzata si muoveva ancora, ma lentamente». Questa immagine è una delle preferite dal Pontefice, una pozza d’acqua, che rappresenta «la capacità di muoversi con gentilezza e umiltà, una calma nella vita». Gli anziani sono così, delle pozze d’acqua che si muovono lentamente, «sono la memoria del popolo»

4 – Preserva il tempo libero

 La letteratura, l’arte, persino giocare con i propri figli è un modo per vivere felici, spegnere la TV, mangiare senza, la televisione ci tiene aggiornati, ma anche il comunicare con gli altri: «Il consumismo ci ha portati all’ansia di perdere una sana cultura del tempo libero», dice il Pontefice.5 – Trascorri la domenica in famiglia

«L’altro giorno, a Campobasso, sono stato a un incontro tra il mondo dell’università e il mondo operaio: tutti chiedevano la domenica non lavorativa. La domenica è per la famiglia» racconta.

6 – Troviamo modi creativi per dare lavoro ai giovani

Il Pontefice riassume il suo pensiero sulla mancanza di lavoro: questa è la piaga che poi può far cadere i giovani nella droga. Bisogna essere creativi, non solo dar da mangiare ai giovani, ma anche inventarsi corsi per idraulico, sarto, elettricista. Portare il pane a casa significa avere dignità.

7 – Prendiamoci cura della natura

«Una delle più grandi sfide a cui siamo chiamati», dice il Papa è il degrado ambientale, bisogna agire per contrastare questo.

8 – Dimentica in fretta le cose negative

Chi dice cose negative sugli altri ha probabilmente poca stima di sé: così, anziché migliorare si tende a mostrare gli altri peggio di come sono. La cosa sana invece è dimenticare in fretta le cose negative.

9 – Rispetta il pensiero degli altri senza proselitismo

Dice il Papa: «Possiamo ispirare gli altri attraverso la testimonianza così che si cresca insieme, ma la cosa peggiore che ci possa essere è il proselitismo religioso, che paralizza: parlo con te per convincerti. No. Ogni persona dialoghi a partire dalla propria identità. La Chiesa si sviluppa per attrazione, non per proselitismo».

10 – Lavora per la pace

La pace deve essere cercata e voluta a gran voce, bisogna gridarla: «Viviamo in un tempo di molte guerre. La pace a volte dà l’impressione di essere qualche cosa di tranquillo, ma non è mai quiete: è sempre una pace attiva» conclude il Pontefice.

 

Fonte: El Clarins

Liturgia del giorno: Audio Salmo 96(95)

31 dicembre 2014

Gloria nei cieli e gioia sulla terra.

 

[1] Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.
[2] Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

[3] In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

[4] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dei.

[5] Tutti gli dei delle nazioni sono un nulla,
ma il Signore ha fatto i cieli.

[6] Maestà e bellezza sono davanti a lui,
potenza e splendore nel suo santuario.

[7] Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,

[8] date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri,

[9] prostratevi al Signore in sacri ornamenti.
Tremi davanti a lui tutta la terra.

[10] Dite tra i popoli: “Il Signore regna!”.
Sorregge il mondo, perché non vacilli;
giudica le nazioni con rettitudine.

 

Premere qui segue …

 

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

 

 

Insegnami, Signore, a dire grazie

Jean-Pierre Dubois-Dumée

Grazie per il pane, il vento, la terra e l’acqua.
Grazie per la musica e per il silenzio.
Grazie per il miracolo di ogni nuovo giorno.
Grazie per i gesti e le parole di tenerezza.
Grazie per le risate e per i sorrisi.
Grazie per tutto ciò che mi aiuta a vivere, nonostante le sofferenze e lo sconforto.
Grazie a tutti quelli che amo e che mi amano.
E che questi mille ringraziamenti si trasformino in un’immensa azione di grazie quando mi rivolgo a te, fonte di ogni grazia e roccia della mia vita.
Grazie per il tuo amore senza confini.
Grazie per il pane dell’Eucarestia.
Grazie per la pace che viene da te.
Grazie per la libertà che tu ci dai.
Con i miei fratelli io proclamo la tua lode per la nostra vita che è nelle tue mani e per le nostre anime che ti sono affidate.
Per i favori di cui tu ci inondi e che non sempre sappiamo riconoscere.
Dio buono e misericordioso, che il tuo nome sia benedetto, sempre.

 

 

Primi Vespri e Te Deum per la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio 2014. Libretto della celebrazione

31 dicembre 2014

Mercoledì 31 dicembre 2014
SOLENNITÀ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Basilica Vaticana, ore 17

Il Santo Padre Francesco celebrerà i Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, cui faranno seguito l’esposizione del Santissimo Sacramento, il tradizionale canto dell’inno «Te Deum», a conclusione dell’anno civile, e la Benedizione Eucaristica.

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LIBRETTO DELLA CELEBRAZIONE

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Omelia del Santo Padre

La Parola di Dio ci introduce oggi, in modo speciale, nel significato del tempo, nel capire che il tempo non è una realtà estranea a Dio, semplicemente perché Egli ha voluto rivelarsi e salvarci nella storia, nel tempo. Il significato del tempo, la temporalità, è l’atmosfera dell’epifania di Dio, ossia della manifestazione del mistero di Dio e del Suo amore concreto. Infatti, il tempo è il messaggero di Dio, come diceva San Pietro Favre.

La liturgia di oggi ci ricorda la frase dell’apostolo Giovanni: «Figlioli, è giunta l’ultima ora» (1 Gv 2,18), e quella di San Paolo che ci parla della «pienezza del tempo» (Gal 4,4). Dunque, il giorno di oggi ci manifesta come il tempo che è stato – per così dire – “toccato” da Cristo, il Figlio di Dio e di Maria, e da Lui ha ricevuto significati nuovi e sorprendenti: è diventato il “tempo salvifico”, cioè il tempo definitivo di salvezza e di grazia.

E tutto questo ci induce a pensare alla fine del cammino della vita, alla fine del nostro cammino. Ci fu un inizio e ci sarà un termine, «un tempo per nascere e un tempo per morire» (Qo 3,2). Con questa verità, alquanto semplice e fondamentale e alquanto trascurata e dimenticata, la santa madre Chiesa ci insegna a concludere l’anno e anche le nostre giornate con un esame di coscienza, attraverso il quale ripercorriamo quello che è accaduto; ringraziamo il Signore per ogni bene che abbiamo ricevuto e che abbiamo potuto compiere e, in pari tempo, ripensiamo alle nostre mancanze e ai nostri peccati. Ringraziare e chiedere perdono.

È quello che facciamo anche oggi al termine di un anno. Lodiamo il Signore con l’inno Te Deum e nello stesso tempo Gli chiediamo perdono. L’atteggiamento del ringraziare ci dispone all’umiltà, a riconoscere e accogliere i doni del Signore.

L’apostolo Paolo riassume, nella Lettura di questi Primi Vespri, il motivo fondamentale del nostro rendere grazie a Dio: Egli ci ha fatti suoi figli, ci ha adottati come figli. Questo dono immeritato ci riempie di una gratitudine colma di stupore! Qualcuno potrebbe dire: “Ma non siamo già tutti suoi figli, per il fatto stesso di essere uomini?“. Certamente perché Dio è Padre di ogni persona che viene al mondo. Ma senza dimenticare che siamo da Lui allontanati a causa del peccato originale che ci ha separati dal nostro Padre: la nostra relazione filiale è profondamente ferita. Per questo Dio ha mandato suo Figlio a riscattarci a prezzo del Suo sangue. E se c’è un riscatto, è perché c’è una schiavitù. Noi eravamo figli, ma siamo diventati schiavi, seguendo la voce del Maligno. Nessun altro ci riscatta da quella schiavitù sostanziale se non Gesù, che ha assunto la nostra carne dalla Vergine Maria ed è morto sulla croce per liberarci, liberarci dalla schiavitù del peccato e restituirci la perduta condizione filiale.

La liturgia di oggi ricorda anche che, “nel principio (prima del tempo) c’era il Verbo … e il Verbo si è fatto uomo” e per questo afferma Sant’Ireneo: «Questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell’uomo: perché l’uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio» (Adversus haereses, 3,19,1: PG 7,939; cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 460).

Contemporaneamente il dono stesso per cui ringraziamo è anche motivo di esame di coscienza, di revisione della vita personale e comunitaria, del domandarci: com’è il nostro modo di vivere? Viviamo da figli o viviamo da schiavi? Viviamo da persone battezzate in Cristo, unte dallo Spirito, riscattate, libere? Oppure viviamo secondo la logica mondana, corrotta, facendo quello che il diavolo ci fa credere sia il nostro interesse? Esiste sempre nel nostro cammino esistenziale una tendenza a resistere alla liberazione; abbiamo paura della libertà e, paradossalmente, preferiamo più o meno inconsapevolmente la schiavitù. La libertà ci spaventa perché ci pone davanti al tempo e di fronte alla nostra responsabilità di viverlo bene. La schiavitù, invece, riduce il tempo a “momento” e così ci sentiamo più sicuri, e cioè ci fa vivere momenti slegati dal loro passato e dal nostro futuro. In altre parole, la schiavitù ci impedisce di vivere pienamente e realmente il presente, perché lo svuota del passato e lo chiude di fronte al futuro, di fronte all’eternità. La schiavitù ci fa credere che non possiamo sognare, volare, sperare.

Diceva qualche giorno fa un grande artista italiano che per il Signore fu più facile togliere gli israeliti dall’Egitto che togliere l’Egitto dal cuore degli israeliti. Erano stati, “sì”, liberati “materialmente” dalla schiavitù, ma durante la marcia nel deserto con le varie difficoltà e con la fame cominciarono allora a provare nostalgia per l’Egitto e ricordavano quando “mangiavano … cipolle e aglio” (cfr Nm 11,5); ma si dimenticavano però che ne mangiavano al tavolo della schiavitù. Nel nostro cuore si annida la nostalgia della schiavitù, perché apparentemente più rassicurante, più della libertà, che è molto più rischiosa. Come ci piace essere ingabbiati da tanti fuochi d’artificio, apparentemente belli ma che in realtà durano solo pochi istanti! E questo è il regno, questo è il fascino del momento!

Da questo esame di coscienza dipende anche, per noi cristiani, la qualità del nostro operare, del nostro vivere, della nostra presenza nella città, del nostro servizio al bene comune, della nostra partecipazione alle istituzioni pubbliche ed ecclesiali.

Per tale motivo, ed essendo Vescovo di Roma, vorrei soffermarmi sul nostro vivere a Roma che rappresenta un grande dono, perché significa abitare nella città eterna, significa per un cristiano soprattutto far parte della Chiesa fondata sulla testimonianza e sul martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. E pertanto anche di questo ringraziamo il Signore. Ma al tempo stesso rappresenta una grande responsabilità. E Gesù ha detto: «A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto» (Lc 12, 48). Dunque domandiamoci: in questa città, in questa Comunità ecclesiale, siamo liberi o siamo schiavi, siamo sale e luce? Siamo lievito? Oppure siamo spenti, insipidi, ostili, sfiduciati, irrilevanti e stanchi?

Senz’altro le gravi vicende di corruzione, emerse di recente, richiedono una seria e consapevole conversione dei cuori per una rinascita spirituale e morale, come pure per un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale, dove i poveri, i deboli e gli emarginati siano al centro delle nostre preoccupazioni e del nostro agire quotidiano. È necessario un grande e quotidiano atteggiamento di libertà cristiana per avere il coraggio di proclamare, nella nostra Città, che occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri, che occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli!

L’insegnamento di un semplice diacono romano ci può aiutare. Quando chiesero a San Lorenzo di portare e mostrare i tesori della Chiesa, portò semplicemente alcuni poveri. Quando in una città i poveri e i deboli sono curati, soccorsi e aiutati a promuoversi nella società, essi si rivelano il tesoro della Chiesa e un tesoro nella società. Invece, quando una società ignora i poveri, li perseguita, li criminalizza, li costringe a “mafiarsi“, quella società si impoverisce fino alla miseria, perde la libertà e preferisce “l’aglio e le cipolle” della schiavitù, della schiavitù del suo egoismo, della schiavitù della sua pusillanimità e quella società cessa di essere cristiana.

Cari fratelli e sorelle, concludere l’anno è tornare ad affermare che esiste un'”ultima ora” e che esiste la “pienezza del tempo”. Nel concludere questo anno, nel ringraziare e nel chiedere perdono, ci farà bene domandare la grazia di poter camminare in libertà per poter così riparare i tanti danni fatti e poter difenderci dalla nostalgia della schiavitù, difenderci dal non “nostalgiare” la schiavitù.

La Vergine Santa, la Santa Madre di Dio che è proprio al cuore del tempio di Dio, quando il Verbo – che era nel principio – si è fatto uno di noi nel tempo; Ella che ha dato al mondo il Salvatore, ci aiuti ad accoglierLo con cuore aperto, per essere e vivere veramente liberi, come figli di Dio. Così sia.

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Silvestro I Papa. Santa Caterina Laboure’ Vergine. Te Deum

31 dicembre 2014

SAN SILVESTRO I PAPA

31 dicembre – Memoria Facoltativa

 

  1. 335

(Papa dal 31/01/314 al 31/12/335)

Silvestro è il primo Papa di una Chiesa non più minacciata dalle terribili persecuzioni dei primi secoli. Nell’anno 313, infatti, gli imperatori Costantino e Licinio hanno dato piena libertà di culto ai cristiani, essendo papa l’africano Milziade, che è morto l’anno dopo. Gli succede il prete romano Silvestro. A lui Costantino dona come residenza il palazzo del Laterano, affiancato più tardi dalla basilica di San Giovanni, e costruisce la prima basilica di San Pietro. Il lungo pontificato di Silvestro (21 anni) è però lacerato dalle controversie disciplinari e teologiche, e l’autorità della Chiesa di Roma su tutte le altre Chiese, diffuse ormai intorno all’intero Mediterraneo, non è ancora affermata. Nel Concilio di Arles (314) e di Nicea (325) papa Silvestro non ha alcun modo di intervenire: gli vengono solo comunicate, con solennità e rispetto, le decisioni prese. Fu il primo a ricevere il titolo di «Confessore della fede».

Etimologia: Silvestro = abitatore delle selve, uomo dei boschi, selvaggio, dal latino

Martirologio Romano: San Silvestro I, papa, che per molti anni resse con saggezza la Chiesa, nel tempo in cui l’imperatore Costantino costruì le venerande basiliche e il Concilio di Nicea acclamò Cristo Figlio di Dio. In questo giorno il suo corpo fu deposto a Roma nel cimitero di Priscilla.

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Preghiera del Mattino: Preghiera di lode e di ringraziamento per la fine dell’anno

31 dicembre 2014

Ai tuoi occhi, Signore, mille anni
Sono come il giorno che è passato,
come un turno di veglia nella notte.
Ancora informi ci hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i nostri giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.
Gli anni della nostra vita sono settanta,
ottanta per i più robusti,
passano presto e noi ci dileguiamo.
Si dissolvono in fumo i nostri giorni,
sono come ombra che declina
e come l’erba inaridiscono.
Ma tu, Signore, rimani in eterno,
il tuo ricordo per ogni generazione.

Tua, Signore, è la grandezza, la potenza,
la gloria, la maestà e lo splendore,
perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo…
Ti t’innalzi sovrano su ogni cosa…
Tu domini tutto;
nella tua mano c’è forza e potenza.
Prima che nascessero i monti
E la terra e il mondo fossero generati,
da sempre e per sempre tu sei, Dio…

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Ricordi di un prete

30 dicembre 2014

I poveri palazzi di periferia
non mi hanno mai messo tristezza,
ciò che fa male sono gli agglomerati
indifferenti, pare, al passo del vicino.
Lì dove la città digradava in campagna
le case si facevano basse, vedevo prati
di pecore, di mucche, di cavalli… come
un miracolo proprio sperato tutto
davvero era piu semplice e buono.
La domenica dopo la siesta il prete
anziano s’incamminava forse da un amico
alle case della quercia, sul colle.
E tornava al tramonto col suo basco nero
calcato sulla fronte e la tonaca tonda,
ormai lo sapevo, che odorava di vino.
La gente scendeva al paese a folate
di famiglie, di amici, così modesta, essenziale,
da consolare il cuore nella sua povertà.
Ed io dal terrazzino vedevo nel campo cavalli
pezzati come fosse il Minnesota d’inverno
al tempo dei cheyenne e recitavo,
spiazzato dalla prima missione,
sereno il salmo della sera.

Preghiera della sera. Natale

30 dicembre 2014

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BUON NATALE, AMICO MIO

(don Tonino Bello)

 

Buon Natale, amico mio: non avere paura.

La speranza è stata seminata in te.

Un giorno fiorirà. Anzi, uno stelo è già fiorito.

E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore del tuo fratello, gelido come il tuo, è spuntato un ramoscello turgido di attese.

E in tutto il mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati arboscelli carichi di gemme.

E una foresta di speranze che sfida i venti densi di tempeste, e, pur incurvandosi ancora, resiste sotto le bufere portatrici di morte.

Non avere paura, amico mio.

Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato.

E sai che nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi.

Coraggio, verrà un giorno in cui le tue nevi si scioglieranno, le tue bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te.

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Criteri che ispirano questo sito

30 dicembre 2014

E’ un sito di spiritualità: l’ amore di Dio è senza condizioni, infinito, tenero verso ogni sua creatura.Dio accompagna con amore il cammino di ciascuno.Chi in quel momento ha bisogno di una sosta o di un passo più graduale, chi ora può correre  incontro a Cristo… Ognuno dunque può prendere gli spunti che lo possono aiutare… Ma come sapere qual’è la mia via, la mia tappa, il mio passo, etc., in questo momento? Tale domanda può già essere un segno dello Spirito perché è una domanda umile: infatti è nella vita concreta che il Signore mi può mostrare sempre più profondamente le sue vie per me.

Tweet del Papa

30 dicembre 2014

Oggi si soffre per indigenza, ma anche per mancanza di amore.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 96(95)

30 dicembre 2014

Gloria nei cieli e gioia sulla terra.

 

[1] Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.
[2] Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

[3] In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

[4] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dei.

[5] Tutti gli dei delle nazioni sono un nulla,
ma il Signore ha fatto i cieli.

[6] Maestà e bellezza sono davanti a lui,
potenza e splendore nel suo santuario.

 

 

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Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

 

Vorrei nel mio volto

Ragazzi della Piccola Fraternità di S. Zenetto

Vorrei nel mio volto…
uno sguardo limpido e dolce
che trasmetta serenità e pace,
gioia di incontrare i fratelli
con sentimenti di tenerezza,
…il volto di Dio;
un bel sorriso umano
che esprima gioia di vivere,
enorme allegria,
amore verso tutti,
…il volto di Gesù;
la mitezza del suo essere
espressa con gesti generosi,
cantare e ballare insieme a lui
perché mi sento amato.
Il tuo volto, Gesù,
vorrei fosse il mio.

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA XXIII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO 2015

30 dicembre 2014

Sapientia cordis.
«Io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo»
(Gb 29,15)

 

Cari fratelli e sorelle,

in occasione della XXIII Giornata Mondiale del Malato, istituita da san Giovanni Paolo II, mi rivolgo a tutti voi che portate il peso della malattia e siete in diversi modi uniti alla carne di Cristo sofferente; come pure a voi, professionisti e volontari nell’ambito sanitario.

Il tema di quest’anno ci invita a meditare un’espressione del Libro di Giobbe: «Io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo» (29,15). Vorrei farlo nella prospettiva della “sapientia cordis”, la sapienza del cuore.

1. Questa sapienza non è una conoscenza teorica, astratta, frutto di ragionamenti. Essa piuttosto, come la descrive san Giacomo nella sua Lettera, è «pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera» (3,17). È dunque unatteggiamento infuso dallo Spirito Santo nella mente e nel cuore di chi sa aprirsi alla sofferenza dei fratelli e riconosce in essi l’immagine di Dio. Facciamo nostra, pertanto, l’invocazione del Salmo: «Insegnaci a contare i nostri giorni / e acquisteremo un cuore saggio» (Sal 90,12). In questa sapientia cordis, che è dono di Dio, possiamo riassumere i frutti della Giornata Mondiale del Malato.

2. Sapienza del cuore è servire il fratello. Nel discorso di Giobbe che contiene le parole «io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo», si evidenzia la dimensione di servizio ai bisognosi da parte di quest’uomo giusto, che gode di una certa autorità e ha un posto di riguardo tra gli anziani della città. La sua statura morale si manifesta nel servizio al povero che chiede aiuto, come pure nel prendersi cura dell’orfano e della vedova (vv.12-13).

Quanti cristiani anche oggi testimoniano, non con le parole, ma con la loro vita radicata in una fede genuina, di essere “occhi per il cieco” e “piedi per lo zoppo”! Persone che stanno vicino ai malati che hanno bisogno di un’assistenza continua, di un aiuto per lavarsi, per vestirsi, per nutrirsi. Questo servizio, specialmente quando si prolunga nel tempo, può diventare faticoso e pesante. È relativamente facile servire per qualche giorno, ma è difficile accudire una persona per mesi o addirittura per anni, anche quando essa non è più in grado di ringraziare. E tuttavia, che grande cammino di santificazione è questo! In quei momenti si può contare in modo particolare sulla vicinanza del Signore, e si è anche di speciale sostegno alla missione della Chiesa.

3. Sapienza del cuore è stare con il fratello. Il tempo passato accanto al malato è un tempo santo. È lode a Dio, che ci conforma all’immagine di suo Figlio, il quale «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mt20,28). Gesù stesso ha detto: «Io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22,27).

Chiediamo con viva fede allo Spirito Santo che ci doni la grazia di comprendere il valore dell’accompagnamento, tante volte silenzioso, che ci porta a dedicare tempo a queste sorelle e a questi fratelli, i quali, grazie alla nostra vicinanza e al nostro affetto, si sentono più amati e confortati. Quale grande menzogna invece si nasconde dietro certe espressioni che insistono tanto sulla “qualità della vita”, per indurre a credere che le vite gravemente affette da malattia non sarebbero degne di essere vissute!

4. Sapienza del cuore è uscire da sé verso il fratello. Il nostro mondo dimentica a volte il valore speciale del tempo speso accanto al letto del malato, perché si è assillati dalla fretta, dalla frenesia del fare, del produrre, e si dimentica la dimensione della gratuità, del prendersi cura, del farsi carico dell’altro. In fondo, dietro questo atteggiamento c’è spesso una fede tiepida, che ha dimenticato quella parola del Signore che dice: «L’avete fatto a me» (Mt 25,40).

Per questo, vorrei ricordare ancora una volta «l’assoluta priorità dell’“uscita da sé verso il fratello” come uno dei due comandamenti principali che fondano ogni norma morale e come il segno più chiaro per fare discernimento sul cammino di crescita spirituale in risposta alla donazione assolutamente gratuita di Dio» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 179). Dalla stessa natura missionaria della Chiesa sgorgano «la carità effettiva per il prossimo, la compassione che comprende, assiste e promuove» (ibid.).

5. Sapienza del cuore è essere solidali col fratello senza giudicarlo. La carità ha bisogno di tempo. Tempo per curare i malati e tempo per visitarli. Tempo per stare accanto a loro come fecero gli amici di Giobbe: «Poi sedettero accanto a lui in  terra, per sette giorni e sette notti. Nessuno gli rivolgeva una parola, perché vedevano che molto grande era il suo dolore» (Gb 2,13). Ma gli amici di Giobbe nascondevano dentro di sé un giudizio negativo su di lui: pensavano che la sua sventura fosse la punizione di Dio per una sua colpa. Invece la vera carità è condivisione che non giudica, che non pretende di convertire l’altro; è libera da quella falsa umiltà che sotto sotto cerca approvazione e si compiace del bene fatto.

L’esperienza di Giobbe trova la sua autentica risposta solo nella Croce di Gesù, atto supremo di solidarietà di Dio con noi, totalmente gratuito, totalmente misericordioso. E questa risposta d’amore al dramma del dolore umano, specialmente del dolore innocente, rimane per sempre impressa nel corpo di Cristo risorto, in quelle sue piaghe gloriose, che sono scandalo per la fede ma sono anche verifica della fede (cfr Omelia per la canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, 27 aprile 2014).

Anche quando la malattia, la solitudine e l’inabilità hanno il sopravvento sulla nostra vita di donazione, l’esperienza del dolore può diventare luogo privilegiato della trasmissione della grazia e fonte per acquisire e rafforzare la sapientia cordis. Si comprende perciò come Giobbe, alla fine della sua esperienza, rivolgendosi a Dio possa affermare: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto» (42,5). Anche le persone immerse nel mistero della sofferenza e del dolore, accolto nella fede, possono diventare testimoni viventi di una fede che permette di abitare la stessa sofferenza, benché l’uomo con la propria intelligenza non sia capace di comprenderla fino in fondo.

6. Affido questa Giornata Mondiale del Malato alla protezione materna di Maria, che ha accolto nel grembo e generato la Sapienza incarnata, Gesù Cristo, nostro Signore.

O Maria, Sede della Sapienza, intercedi quale nostra Madre per tutti i malati e per coloro che se ne prendono cura. Fa’ che, nel servizio al prossimo sofferente e attraverso la stessa esperienza del dolore, possiamo accogliere e far crescere in noi la vera sapienza del cuore.

Accompagno questa supplica per tutti voi con la mia Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 3 dicembre 2014

Memoria di San Francesco Saverio

Francesco

 

Video: W. Sawallisch, P. Domingo, con la regia di F. Zeffirelli: Missa solemnis di L. v. Beethoven, in San Pietro alla presenza di papa Paolo VI

30 dicembre 2014

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#v=458304&vd=2014-12-29&vc=31

Cedere le redini

30 dicembre 2014

Per giungere a gustare il tutto, non cercare il gusto in niente.

Per giungere al possesso del tutto, non voler possedere niente.

Per giungere ad essere tutto, non voler essere niente.

Per giungere alla conoscenza del tutto, non cercare di sapere qualche cosa in niente.

Per venire a ciò che ora non godi, devi passare per dove non godi.

Per giungere a ciò che non sai, devi passare per dove non sai.

Per giungere al possesso di ciò che non hai, devi passare per dove ora niente hai.

Per giungere a ciò che non sei, devi passare per dove ora non sei. (San Giovanni della Croce).

Si vede qui che non si tratta di disumanizzarsi ma di lasciarsi portare dalla grazia nell’autentica umanità, nei veri gusti, nella vera conoscenza, etc.: qui c’e’ materia per una rivoluzione culturale perché la stessa Chiesa impara e scopre per grazia sempre più a non riservare ambiti all’uomo da solo, ad es nel campo della conoscenza che non si può ridurre in nessun campo ad intellettualismo.Solo in Dio l’uomo ritrova tutto se stesso.Aiutaci Signore a fidarci del tuo amore infinito e sapiente.Dunque accetto di essere piccolo, portato gradualmente da Dio in questo cammino, ho gusti, me li godo ma credo che Cristo mi porta oltre in una vita più bella, gioiosa, pacificata, semplice, nella quale tutto ciò che è autenticamente umano è conservato e vivificato… Persino di Cristo possiamo farci un idolo sul quale scarichiamo la nostra umanità non ancora spogliata di sé stessa… per questo talora Dio ci mostra che dobbiamo staccarci da qualcosa di lui per attaccarci a lui…

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Ruggero di Canne Vescovo

30 dicembre 2014

SAN RUGGERO DI CANNE VESCOVO

30 dicembre

 

Canne, Barletta, seconda metà dell’XI secolo – Canne, 30 dicembre 1129

Mentre l’antica città pugliese di Canne, già risorta altre volte dalle rovine, stava vivendo un’ulteriore disfatta causata dal normanno Roberto il Guiscardo, il vescovo Ruggero (sec XI) si trovò a reggere le sorti della sua città natale, restando unico riferimento per la sua gente prostrata dalla miseria e dalla fame. Il suo episcopio restò sempre aperto, divenendo la casa degli ultimi e degli indifesi. Un’antica sua fonte biografica riporta: “Andava scalzo con lo piede nudo per quelle campagne cercanno le limosine per li poveri”. Ruggero fu tenuto in grande stima anche dai pontefici Pasquale II e Gelasio II, i quali più volte gli affidarono incarichi delicati, quale messaggero di pace. Morì il 30 dicembre 1129; aveva circa 60 anni.

Patronato: Barletta, Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie

Etimologia: Ruggero = lancia gloriosa, dal tedesco

Emblema: Bastone pastorale, Aquila

Martirologio Romano: A Canne in Puglia, san Ruggero, vescovo.

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Vangelo (Gv 1,1-18) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 31 Dicembre 2014) con commento comunitario

30 dicembre 2014

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Questo è il Vangelo del 31 Dicembre, quello del 30 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Preghiera del mattino: IL SANTO BAMBINO MIRACOLOSO DI PRAGA, DA RICCO CHE ERI, SIGNORE GESÚ

30 dicembre 2014

IMPRIMATUR Genuae, die 8 Martii 1962. Can. ALOISlUS RECAGNO, Vic. Gen.

TRA LE MERAVIGLIE DEL TAUMATURGO BAMBINO

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Il Santo Bambino negli incidenti

I1 2 giugno 1955 la giovane Cazzani­ga Giovanna di Sesto S. Giovanni (Mi­lano) percorreva in bicicletta la strada che da casa sua doveva portarla ad al­tro paese, quando venne a traversare un passaggio a livello incustodito. Caso volle che proprio in quel momento stesse per transitare un treno, da lei non previsto. Colta così all’improvviso, si accingeva disperatamente a traver­sare il binario nella speranza di uscirne fuori in tempo, ma sia per la fretta che per la confusione inciampò nelle rotaie e finì per terra con la bicicletta lungo la strada ferrata. La ragazza si vide perduta ed emise un grido d’invocazio­ne a Gesù Bambino. Nello stesso mo­mento passava il treno.

Appena sfrecciato, qualcuno che aveva assistito allibito allo spettacolo, accorse ritenendo di trovare la ragazza sfracellata, ma ella invece si alzava da sola, pallida, sì, con gli occhi fuori del­l’orbita dallo spavento, ma illesa, sal­va. Solamente la bicicletta ne aveva pagato le spese.

La Cazzaniga si recò in seguito ad Arenzano a ringraziare il suo Salva­tore, offrendo un quadro votivo che la rappresenta distesa sulle rotaie al pas­saggio fatale del treno. L’esito del fatto ha indubbiamente del miracoloso.

Il pomeriggio dell’8 settembre dello stesso 1955 giungeva in Liguria a bordo del suo « galletto » Giuseppe Caffi di Sergnano Cremasco. Suo progetto era di recarsi il mattino seguente al san­tuario di Arenzano per far le sue divo­zioni e così sciogliere un voto a Gesù Bambino. Intanto s’avviava alla volta di Varazze per trascorrervi la notte pres­so alcuni parenti.

Stava percorrendo la statale Genova­ – Savona, quando fuori Cogoleto, nei pressi di Piani d’Invrea, mentre abbor­dava una curva in salita piuttosto dif­ficile – e non meno pericolosa perché a strapiombo sul mare – egli sbandava paurosamente. Finì per cozzare contro la spalletta del muro, e quindi, sbal­zato dal sellino, piombare giù per il di­rupo sottostante.

Il Caffi si risvegliava un paio d’ore dopo all’ospedale di Varazze, dove ap­prendeva di essere stato raccolto come morto tra i rami di un cespuglio. Vi­sitato attentamente dai medici veniva trovato perfettamente incolume. Quel cespuglio, l’aveva trattenuto impedendo che si fracassasse in fondo al dirupo

Il graziato, in segno di riconoscenza, fece erigere sul luogo della pericolosa curva una colonnina votiva con la sta­tua del S. Bambino di Praga, Colui che l’aveva salvato da sicura morte.

Altro favore è la salvezza di due al­pinisti bergamaschi. Ecco come si svol­se il fatto.

Tre amici avevano organizzato una escursione sulla Presolana. Partirono di buon’ora il mattino del 28 maggio 1959, quando verso le dieci il capo cordata, per l’improvviso sganciamento di un chiodo in parete e la conseguente rot­tura della corda che lo legava agli al­tri, faceva un volo spaventoso di 300 metri sfracellandosi sul sottostante ghiaione. Gli altri due, certi Giovanni Fustinoni e Angelo Berlanda, dovevano subire la stessa sorte, ma ebbero la for­tuna di cadere su un breve terrazzo sporgente dalla parete, trattenuti en­trambi alla roccia dalla corda. Impressionatissimi proruppero in grida dispe­rate, ma non furono intesi che sul far della sera, allorchè l’oscurità impediva ormai ogni opera di soccorso. Così i due bloccati dovettero rimanere in quella pericolosa posizione tutta la notte, fino al giorno seguente, mentre il maltempo infuriava sulla Presolana. Dovevano ne­cessariamente morire.

Ma Gesù Bambina su di essi vegliava. L’uno e l’altro appartenevano a fa­miglie divote del miracoloso Bambino, ed a Lui erano stati raccomandati. Di più la mamma di Fustinoni, non es­sendo riuscita a dissuadere il proprio figlio dall’escursione, gli aveva infilato nel taschino della borsa a tracolla una medaglia di Gesù Bambino, intendendo, così di affidarlo alla sua protezione. E la divina protezione non mancò né sul­l’uno né sull’altro.

Quando infatti i due rocciatori ven­nero raggiunti dalla squadra di soccor­so – era il mezzodì del giorno se­guente – si trovavano, sì, in preda ad acuto collasso, ma vivi, incolumi. Non avevano riportato che poche ferite super­ficiali alla fronte e alle gambe, guaribili in pochi giorni, sì che presto si ripre­sero.

Come questi, altri innumerevoli epi­sodi potrebbero attestare la presenza di Gesù Bambino nelle diverse sciagure. Non si contano più quelli che, essendo suoi divoti o dopo averlo invocato, hanno sentito, in un modo o nell’altro, la potenza della sua mano soccorritrice. Ma per non renderci prolissi faccia­mo punto, rimandando i lettori alle pagi­ne del bollettino Il Messaggero del S. Bambino di Praga, dove ogni mese si trova una vera fioritura di grazie. Og­gi, non meno del passato, esse conti­nuano ad attestarci l’efficacia della di­vozione al Grande Piccino, mentre ci mostrano quanto Egli gradisca d’essere onorato attraverso la sua statuetta, sot­to il titolo di Bambino di Praga.

Fedele all’antica sua promessa «Più voi mi onorerete, più Io vi favorirò » Gesù Bambino prosegue la sua missio­ne benefica e a tutti risponde con una pioggia ininterrotta di benedizioni. La sua destra non é mai vuota di grazie. Sarà Egli sempre, quale lo saluta il mon­do, il Miracoloso Bambino di Praga.

DA RICCO CHE ERI, SIGNORE GESÚ

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Preghiera della sera. Natale

29 dicembre 2014

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OSSERVA, UOMO, CHE COSA E’ DIVENTATO DIO PER TE!

Quali lodi potremo dunque cantare all’amore di Dio, quali grazie potremo rendere? Ci ha amato tanto che per noi è nato nel tempo Lui, per mezzo del quale è stato creato il tempo; nel mondo fu più piccolo di età di molti suoi servi, Lui che è eternamente anteriore al mondo stesso; è diventato uomo, Lui che ha fatto l’uomo; è stato formato da una madre che Lui ha creato; è stato sorretto da mani che Lui ha formato; ha succhiato da un seno che Lui ha riempito; il Verbo senza il quale è muta l’umana eloquenza ha vagito nella mangiatoia, come bambino che non sa ancora parlare.

Osserva, uomo, che cosa è diventato per te Dio: sappi accogliere l’insegnamento di tanta umiltà, anche in un maestro che ancora non parla. Tu una volta, nel paradiso terrestre, fosti così loquace da imporre il nome ad ogni essere vivente (Cf. Gn 2, 19-20); il tuo Creatore invece per te giaceva bambino in una mangiatoia e non chiamava per nome neanche sua madre. Tu in un vastissimo giardino ricco di alberi da frutta ti sei perduto perché non hai voluto obbedire; Lui per obbedienza è venuto come creatura mortale in un angustissimo riparo, perché morendo ritrovasse te che eri morto. Tu che eri uomo hai voluto diventare Dio e così sei morto (Cf. Gn 3); Lui che era Dio volle diventare uomo per ritrovare colui che era morto. La superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l’umiltà divina.

(Sant’Agostino – Sermo 188, 2,2-3,3)

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 96(95)

29 dicembre 2014

Gloria nei cieli e gioia sulla terra.

 

[1] Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.
[2] Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

[3] In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

[4] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dei.

[5] Tutti gli dei delle nazioni sono un nulla,
ma il Signore ha fatto i cieli.

[6] Maestà e bellezza sono davanti a lui,
potenza e splendore nel suo santuario.

 

 

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Luce per rivelarti alle genti.

Preghiera nella giornata per la vita

O Dio, luce del mondo,
fa’ che sappiamo vedere il riflesso del tuo splendore
sul volto di ogni uomo:
nel mistero del bimbo che cresce nel grembo materno;
sul volto del giovane che cerca segni di speranza;
sul viso dell’anziano che rievoca ricordi;
sul volto triste di chi soffre, è malato, sta per morire.
Suscita in noi la volontà e la gioia di promuovere,
custodire e difendere la vita umana sempre,
nelle nostre famiglie, nella nostra città, nel mondo intero.
Per intercessione di Maria,
piena di grazia e Madre dell’Autore della vita,
manda su di noi il tuo Santo Spirito,
e fa’ che accogliendo e servendo l’immenso dono della vita,

possiamo partecipare alla tua eterna comunione d’amore. Amen.

 

 

Verso il santo monte

29 dicembre 2014

Fiducia, lasciarsi totalmente portare.

Generosità,  donarsi fino in fondo, superando ogni resistenza.

Sincerità, i puri di cuore vedranno Dio, la Sapienza che viene dall’alto è anzitutto pura.

Umiltà,  non io ma Dio.

Semplicità di cuore, gli arzigogoli sono campo persino del demonio.

Ecco un modo breve e alternativo per descrivere il cammino verso il santo monte.Senza la grazia di Dio nulla è possibile, nè basta corrispondere alle grazie di cui sopra perché l’unione con Dio è un suo dono.

Oggi di quanto scritto sopra evidenzio la totale generosità: non temero’ le fiere, superero’ i forti e le frontiere, canta s. Giovanni della Croce.

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Tommaso Becket Vescovo e martire

29 dicembre 2014

SAN TOMMASO BECKET VESCOVO E MARTIRE

29 dicembre – Memoria Facoltativa

Londra, Inghilterra, c. 1118 – Canterbury, Inghilterra, 29 dicembre 1170

Nato a Londra verso il 1117 e ordinato arcidiacono e collaboratore dell’arcivescovo di Canterbury, Teobaldo, Tommaso fu nominato cancelliere da Enrico II, con il quale fu sempre in rapporto di amicizia. Teobaldo morì nel 1161 ed Enrico II, grazie al privilegio accordatogli dal papa, poté scegliere Tommaso come successore alla sede primaziale di Canterbury. Ma occupando questo posto Tommaso si trasformò in uno strenuo difensore dei diritti della Chiesa, inimicandosi il sovrano. Fu ordinato sacerdote e vescovo nel 1162. Dopo aver rifiutato di riconoscere le «Costituzioni di Clarendon» del 1164, però, Tommaso fu costretto alla fuga in Francia, dove visse sei anni di esilio. Ma al rientro come primo atto sconfessò i vescovi che erano scesi a patti col re, il quale, si dice, arrivò a esclamare: «Chi mi toglierà di mezzo questo prete intrigante?». Fu così che quattro cavalieri armati partirono alla volta di Canterbury. L’arcivescovo venne avvertito, ma restò al suo posto; accolse i sicari del re nella cattedrale, vestito dei paramenti sacri e si lasciò pugnalare senza opporre resistenza. Era il 29 dicembre del 1170.

Etimologia: Tommaso = gemello, dall’ebraico

Emblema: Bastone pastorale, Palma

Martirologio Romano: San Tommaso Beckett, vescovo e martire, che per avere difeso la giustizia e la Chiesa fu costretto all’esilio dalla sua sede di Canterbury e dal regno stesso d’Inghilterra e, tornato in patria dopo sei anni, patì ancora molto, finché passò a Cristo, trafitto con la spada dalle guardie del re Enrico II nella cattedrale.

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Preghiera del mattino: IL SANTO BAMBINO MIRACOLOSO DI PRAGA,ADORAZIONE DEL DIO INCARNATO

29 dicembre 2014

IMPRIMATUR Genuae, die 8 Martii 1962. Can. ALOISlUS RECAGNO, Vic. Gen.

TRA LE MERAVIGLIE DEL TAUMATURGO BAMBINO

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II S. Bambino di Praga e gli ammalati

Ben a ragione il S. Bambino di Pra­ga venne chiamato l’onnipotente Medi­chetto; le guarigioni ottenute mediante la sua invocazione, il contatto della sua medaglia, e più ancora, mediante le un­zioni con l’olio che arde nella sua lam­pada sono davvero innumerevoli.

Nel 1914 certa E. V. di Arenzano, affetta da male d’occhi, divenne poco a poco cieca. Nella sua profonda tri­stezza si rivolse al S. Bambino di Praga con formale promessa che se avesse po­tuto rivedere qualche po’, sarebbe salita al suo santuario per ringraziarlo. Dopo pochi giorni cominciò a vedere confu­samente, quindi a poco a poco distin­tamente, sino a riacquistare del tutto la vista.

Un uomo di circa quarant’anni, fra­tello di una religiosa del Carmelo di Meaux (Senna e Marna), fu colpito da una febbre tifoidea sì violenta che lo gettò in uno stato di pazzia furiosa, on­de era quasi impossibile stargli ap­presso. Un giorno gli si fece vedere la medaglia del Bambino Gesù di Praga, e subitamente il fébbricitante divenne dol­ce come un agnello, mentre entrava in convalescenza.

La moglie di un cocchiere era con­dannata all’immobilità per un male ad una gamba, ribelle ad ogni rimedio. Il suo figlio maggiore, di dodici anni, un giorno riceve una moneta per regalo. «Mia madre soffre molto; – dice fra sé, – quale felicità se il Bambino Ge­sù volesse guarirla! » Subito fa acqui­sto con quel denaro di un’immagine del Bambino Gesù di Praga e tutto giulivo la porta a casa. « Mamma, – le dice, – applica questa immagine sul tuo ma­le; certamente il Bambino Gesù ti gua­rirà ». « No, mio caro, risponde la sof­ferente, non sarebbe rispetto usare in tal modo di questa santa immagine». « Oh, mamma, fa quel che ti dico; il Bambino Gesù non si disgusterà, ma ti guarirà, come guarì molti altri con questo stesso mezzo ». La madre cede finalmente alle ripetute istanze di suo figlio, e subito i dolori fino allora in­tollerabili cessano come per incanto. La sua guarigione fu sì rapida e per­fetta che il medico non potè attribuirla che a un vero miracolo.

Nel 1941 Vincenzo Damonte di Cam­pochiesa (Savona), causa una scalfittu­ra al piede destro, contrasse l’infezione tetanica. Fu trasportato d’urgenza al­l’ospedale di Albenga, ma nessuna cura valse ad arrestare il male. Non c’era da aspettarsi che la morte. Ven­ne perciò munito degli ultimi Sacra­menti. Immaginare lo strazio della mo­glie e dei figli! Ma mentre l’infer­mo peggiorava, vi fu chi propose d’affi­darlo al Bambino Gesù, usando l’olio della sua lampada. Bastò la prima un­zione per segnare un lieve miglioramen­to. Si raddoppiarono le preghiere, le unzioni si ripeterono, ed ecco dopo po­chi giorni l’infermo lasciar l’ospedale, perfettamente ristabilito.

ADORAZIONE DEL DIO INCARNATO

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Vangelo (Lc 2,36-40) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 30 Dicembre 2014) con commento comunitario

29 dicembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,36-40)

[Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Questo è il Vangelo del 30 Dicembre, quello del 29 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Preghiera della sera. Natale

28 dicembre 2014

ghirlandaiolanativitdel1492

DIO SI NASCONDE IN UN BAMBINO

di Joseph Ratzinger (Benedetto XVI)

 

Dio si è fatto uomo.

E’ diventato un bambino.

In questo modo egli adempie la grande e misteriosa promessa secondo la quale sarà “Emanuele, un Dio con noi”.

Dio si è fatto così vicino a noi, si è presentato in maniera così dimessa, che ognuno può sentirsi a suo agio con lui.

Diventando un bambino, Dio ci propone di dargli del tu.

Ha abbandonato ogni lontananza e inaccessibilità.

Non è più irraggiungibile per nessuno.

A meno che qualcuno si sia posto tanto al di sopra degli altri  che nessuno possa più dargli del tu, che un bambino,  un bambino sconosciuto, nato in una stalla, non possa più entrare nella sua vita.

Dio è Emmanuele.

Diventando un bambino, ci propone di dargli del tu.

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Il cherubino del presepe. Una fiaba audio per Natale

28 dicembre 2014

Il Bambino Gesù, nato a Betlemme, è il segno dato da Dio a chi attendeva la salvezza, e rimane per sempre il segno della tenerezza di Dio e della sua presenza nel mondo. L’angelo dice ai pastori: «Questo per voi il segno: troverete un bambino…»”. (Papa Francesco – Betlemme, 25.05.2014)

 

La fiaba è stata scritta da p. Costanzo Donegana, missionario del PIME, ambientata a Betlemme: Il cherubino del presepe.

Con le voci di: Franca Salerno, Carolina Zaccarini, Gianni Bersanetti, Mino Caprio, Gaetano Lizzio, Stefano Mondini, Aldo Russo e del giovane Gabriele Caprio nel ruolo del protagonista, il cherubino Rinia

 

http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00458742.mp3

Tweet del Papa

28 dicembre 2014

La famiglia cristiana è missionaria: annuncia al mondo l’amore di Dio.

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Visita web alla Cappella del Sacro cuore di Gesù (di santa Caterina Labourè)

28 dicembre 2014

http://www.chapellenotredamedelamedaillemiraculeuse.com/it/b3_Visita_guidata.asp#

Lo Spirito vi condurrà alla verità tutta intera ricordandovi quello che vi ho detto

28 dicembre 2014

Nel cuore divino e umano di Cristo, anche quello dei vangeli, nel suo discernere, riflettere, vi è, mi pare, qualcosa di piccolo e semplice ma fondamentale che oggi spesso non è intuito né tantomeno vissuto: in questo qualcosa sta la chiave per mille nuovi discernimenti in ogni campo della vita.Ma senza lo Spirito non possiamo nulla, senza lo Spirito le soluzioni ci possono venire messe davanti e non le riconosciamo, non ci apriamo al dialogo su di esse…

Vangelo (Lc 2,22-35) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 29 Dicembre 2014) con commento comunitario

28 dicembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,22-35)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Questo è il Vangelo del 29 Dicembre, quello del 28 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Liturgia del giorno: Audio Salmo 105(104)

28 dicembre 2014

Il Signore è fedele al suo patto.

 

[1] Alleluia.
Lodate il Signore e invocate il suo nome,
proclamate tra i popoli le sue opere.

[2] Cantate a lui canti di gioia,
meditate tutti i suoi prodigi.

[3] Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.

[4] Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto.

[5] Ricordate le meraviglie che ha compiute,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca:

[6] voi stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.

[7] È lui il Signore, nostro Dio,
su tutta la terra i suoi giudizi.

[8] Ricorda sempre la sua alleanza:
parola data per mille generazioni,

[9] l’alleanza stretta con Abramo
e il suo giuramento ad Isacco.

[10] La stabilì per Giacobbe come legge,
come alleanza eterna per Israele:

[11] “Ti darò il paese di Cànaan
come eredità a voi toccata in sorte”.

[12] Quando erano in piccolo numero,
pochi e forestieri in quella terra,

[13] e passavano di paese in paese,
da un regno ad un altro popolo,

[14] non permise che alcuno li opprimesse
e castigò i re per causa loro:

[15] “Non toccate i miei consacrati,
non fate alcun male ai miei profeti”.

[16] Chiamò la fame sopra quella terra
e distrusse ogni riserva di pane.

[17] Davanti a loro mandò un uomo,
Giuseppe, venduto come schiavo.

[18] Gli strinsero i piedi con ceppi,
il ferro gli serrò la gola,

[19] finché si avverò la sua predizione
e la parola del Signore gli rese giustizia.

[20] Il re mandò a scioglierlo,
il capo dei popoli lo fece liberare;

[21] lo pose signore della sua casa,
capo di tutti i suoi averi,

[22] per istruire i capi secondo il suo giudizio
e insegnare la saggezza agli anziani.

[23] E Israele venne in Egitto,
Giacobbe visse nel paese di Cam come straniero.

 

Premere qui segue ….

 

 

Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto.

 

 

NO  ALLA GUERRA

Dio dei nostri Padri, grande e misericordioso, Signore della pace e della vita, Padre di tutti.

Tu hai progetti di pace e non di afflizione, condanni le guerre e abbatti l’orgoglio dei violenti.

Tu hai inviato tuo Figlio Gesù ad annunziare la pace ai vicini e ai lontani,

a riunire gli uomini di ogni razza e di ogni stirpe in una sola famiglia .

Ascolta il grido unanime dei tuoi figli, supplica accorata di tutta l’umanità: mai più guerra, avventura senza ritorno,

mai più la guerra , spirale di violenza.

In comunione con Maria, la Madre di Gesù, ancora ti supplichiamo;

Concedi al nostro tempo giorni di pace.

 

Santi e Beati. Memoria di oggi: Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

28 dicembre 2014

SANTA FAMIGLIA DI GESU’, MARIA E GIUSEPPE

28 dicembre (celebrazione mobile) – Festa

 

Nazareth, Palestina, I secolo

Oggi è la festa della Santa Famiglia di Nazaret. Nella liturgia il brano del Vangelo di Luca ci presenta la Vergine Maria e san Giuseppe che, fedeli alla tradizione, salgono a Gerusalemme per la Pasqua insieme con Gesù dodicenne. La prima volta in cui Gesù era entrato nel Tempio del Signore era stata quaranta giorni dopo la sua nascita, quando i suoi genitori avevano offerto per lui «una coppia di tortore o di giovani colombi» (Lc 2,24), cioè il sacrificio dei poveri. «Luca, il cui intero Vangelo è pervaso da una teologia dei poveri e della povertà, fa capire … che la famiglia di Gesù era annoverata tra i poveri di Israele; ci fa capire che proprio tra loro poteva maturare l’adempimento della promessa» (L’infanzia di Gesù, 96). Gesù oggi è di nuovo nel Tempio, ma questa volta ha un ruolo differente, che lo coinvolge in prima persona. Egli compie, con Maria e Giuseppe, il pellegrinaggio a Gerusalemme secondo quanto prescrive la Legge (cfr Es 23,17; 34,23ss), anche se non aveva ancora compiuto il tredicesimo anno di età: un segno della profonda religiosità della Santa Famiglia. Quando, però, i suoi genitori ripartono per Nazaret, avviene qualcosa di inaspettato: Egli, senza dire nulla, rimane nella Città. Per tre giorni Maria e Giuseppe lo cercano e lo ritrovano nel Tempio, a colloquio con i maestri della Legge (cfr Lc 2,46-47); e quando gli chiedono spiegazioni, Gesù risponde che non devono meravigliarsi, perché quello è il suo posto, quella è la sua casa, presso il Padre, che è Dio (cfr L’infanzia di Gesù, 143). «Egli – scrive Origene – professa di essere nel tempio di suo Padre, quel Padre che ha rivelato a noi e del quale ha detto di essere Figlio» (Omelie sul Vangelo di Luca, 18, 5).

La preoccupazione di Maria e Giuseppe per Gesù è la stessa di ogni genitore che educa un figlio, lo introduce alla vita e alla comprensione della realtà. Oggi pertanto è doverosa una speciale preghiera al Signore per tutte le famiglie del mondo. Imitando la santa Famiglia di Nazaret, i genitori si preoccupino seriamente della crescita e dell’educazione dei propri figli, perché maturino come uomini responsabili e onesti cittadini, senza dimenticare mai che la fede è un dono prezioso da alimentare nei propri figli anche con l’esempio personale. Nello stesso tempo preghiamo perché ogni bambino venga accolto come dono di Dio, sia sostenuto dall’amore del padre e della madre, per poter crescere come il Signore Gesù «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52). L’amore, la fedeltà e la dedizione di Maria e Giuseppe siano di esempio per tutti gli sposi cristiani, che non sono gli amici o i padroni della vita dei loro figli, ma i custodi di questo dono incomparabile di Dio.

Il silenzio di Giuseppe, uomo giusto (cfr Mt 1,19), e l’esempio di Maria, che custodiva ogni cosa nel suo cuore (cfr Lc 2,51), ci facciano entrare nel mistero pieno di fede e di umanità della Santa Famiglia. Auguro a tutte le famiglie cristiane di vivere alla presenza di Dio con lo stesso amore e con la stessa gioia della famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

Benedetto XVI, Angelus in piazza S. Pietro di domenica 30 dicembre 2012

 

Il Natale ci ha già mostrato la Sacra Famiglia raccolta nella grotta di Betlemme, ma oggi siamo invitati a contemplarla nella casetta di Nazareth, dove Maria e Giuseppe sono intenti a far crescere, giorno dopo giorno, il fanciullo Gesù. Possiamo immaginarla facilmente (gli artisti l’hanno fatto spesso) in mille situazioni e atteggiamenti, mettendo in primo piano o la Vergine santa accanto al suo Bambino, o il buon san Giuseppe nella bottega di falegname dove il fanciullo impara anche il lavoro umano, giocando. Ma possiamo anche intuire l’avvenimento immenso che a Nazareth si compie: poter amare Dio e amare il prossimo con un unico indivisibile gesto! Per Maria e Giuseppe, infatti, il Bambino è assieme il loro Dio e il loro prossimo più caro. Fu dunque a Nazareth che gli atti più sacri (pregare, dialogare con Dio, ascoltare la sua Parola, entrare in comunione con Lui) coincisero con le normali espressioni colloquiali che ogni mamma e ogni papà rivolgono al loro bambino. Fu a Nazareth che gli «atti di culto dovuti a Dio» (quelli stessi che intanto venivano celebrati nel grandioso tempio di Gerusalemme) coincisero con le normali cure con cui Maria vestiva il Bambino Gesù, lo lavava, lo nutriva, assecondava i suoi giochi. Fu allora che cominciò la storia di tutte le famiglie cristiane, per le quali tutto (gli affetti, gli avvenimenti, la materia del vivere) può essere vissuto come sacramento: segno reale e anticipazione di un amore Infinito

Martirologio Romano: Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, esempio santissimo per le famiglie cristiane che ne invocano il necessario aiuto.

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Preghiera del mattino: IL SANTO BAMBINO MIRACOLOSO DI PRAGA, GESÚ, ECCOTI IL MIO CUORE

28 dicembre 2014

IMPRIMATUR Genuae, die 8 Martii 1962. Can. ALOISlUS RECAGNO, Vic. Gen.

TRA LE MERAVIGLIE DEL TAUMATURGO BAMBINO

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Il Bambino Gesù di Praga ed i fanciulli

I fanciulli furono sempre i predi­letti di Gesù mentre viveva sulla terra, e questa predilezione continua ancora dal cielo.

Nella storia del S. Bambino di Praga si direbbe che abbia per essi le sue grazie più belle, specialmente se infermi.

Cominceremo con la descrizione di due segnalati favori concessi in Praga stessa. Un bimbo di due anni, Giovanni Weidner, in seguito a vaiolo era di­ventato cieco. Tutti i rimedi prescritti dalla scienza medica furono adoperati, ma invano. La mamma si rivolse allora al S. Bambino Gesù. Un giorno lascia il piccino che stava mangiando un grap­polo d’uva nel suo lettino e si reca ad assistere alla S. Messa che vien cele­brata secondo la sua intenzione all’al­tare del santo Bambino. Durante tale tempo la sorella di Giovanni s’accorse che gli occhi del bimbo si aprivano alla luce, e non n’ebbe più alcun dubbio quando lo vide gettare ad uno ad uno in uno stesso punto tutti gli acini d’uva. Quando la mamma fu di ritorno: «Mam­ma, le disse, Giovanni non è più cieco! vede come noi! ». La felice madre potè constatare la verità, e corse subito in chiesa a ringraziare il taumaturgo Bam­bino.

Analogo è un altro prodigio a favore del figlio di un medico di Praga, pur egli in seguito a vaiolo diventato cieco. Il babbo con la moglie volle condurlo ad ascoltare una Messa che si celebrava all’altare del Bambino Gesù. Il medico della terra non poteva che ricorrere al divin Medichetto del cielo. Tutto ad un tratto il ragazzo esclama fuori di sé « Mamma, ci vedo! Vedo il Bambino Ge­sù sull’altare! ». Era vero. Egli aveva improvvisamente riacquistata la vista.

Il quattrenne Benvenuto Rugnoni nel 1914, a diporto con i genitori per le vie di Arenzano, staccandosi d’un tratto dalle mani dei parenti traversa la strada, mentre passa una macchina che lo travolge sotto le ruote. Fu un gri­do solo di tutti i presenti. L’autista fug­gì. Nessuno osa più guardare sotto la macchina, per non vedere un cadavere maciullata. Quando finalmente si sol­levò a braccia l’automobile, ecco uscirne incolume il bimbo il quale agli astanti che non sanno se sia sogno o realtà di­ce: « Tengo la medaglia di Gesù Bam­bino, e perciò quando rimasi investito, io l’ho chiamato. Egli venne a salvarmi». Il babbo, Ing. Amleto Rugnoni, com­mosso e riconoscente, portò subito il graziato ai piè del Bambino Gesù nei suo santuario.

Francesco Sanguineti di Genova Prà, di anni tre, cadde, non si sa come, in una grossa pentola d’acqua al massimo dell’ebollizione. Accorsero i parenti ad estrarnelo, ma il piccino era già tutto una piaga. Il medico sopraggiunto di­chiarò che si trattava di scottature di terzo grado e ch’era impossibile salvar­lo. La diagnosi venne confermata poi da un consulto di dottori.

Il babbo, visto che disperavano i medici terrestri, ricorse al Medico cele­ste, e con l’olio della lampada che arde dinanzi al Bambino nel santuario di Arenzano cominciò ad ungere il corpi­cino del bimbo. Poco dopo il piccolo Francesco, che più non dava segno di vita, cominciò a respirare regolarmente, riprese a parlare, ed in breve riebbe la pelle in tutto il suo corpicino. Il S. Bam­bíno di Praga l’aveva completamente risanato.

Un fanciullo di Santiago, di 4 anni e mezzo, a nome Giacomo Tellez, stava una sera del 1939 trastullandosì, tenen­do inconsideratamente in bocca uno spillo piuttosto grande, quando senza avvedersene l’ìngoia. Trasportato d’ur­genza all’assistenza medica, sì tentarono i rimedi più pronti e decisivi per far­glielo espellere, ma invano. Il fanciullo cominciò a provare sintomi di male, straziato da interne punture; era presso a soffocare. D’un tratto, il fanciullo ha un’ispirazione: prende in mano la me­daglina del Bambino di Praga che porta al collo, quale ascritto alla sua Confra­ternita, ed esclama: « Bambino Gesù, salvatemi! lo muoio! ». D’un tratto gli prende il vomito, ed ecco venir fuori lo spillo. E’ salvo!

Lo stesso anno avviene un segnalato favore a Bengasi. La piccola Emma, 4 anni, figlia del Rag. Giuseppe Rossi, cadde dal 2° piano di casa, battendo a capo fitto sul marciapiede in cemento. Raccolta in un lago di sangue venne trasportata in una. clinica dove i pro­fessori le riscontrarono la frattura della base cranica con fuoruscita di sangue e materia grigia dall’orecchio sinistro. La diedero senz’altro perduta. Una pia signora, dotata di fede ardente, esortò i genitori a far ricorso al S. Bambino di Praga, e tosto s’innalzarono suppli­che. Appena formulata la preghiera, ces­sò subito l’emorragia all’orecchio. I cuo­ri allora si aprirono alla speranza, men­tre i professori invece escludevano nel modo più assoluto la guarigione della bambina. Ma la scienza non aveva cal­colato sull’efficacia della preghiera. Il S. Bambino che tanto si compiace di esaudire le anime di fede, doveva pre­sto manifestare la sua onnipotenza. Do­po 5 giorni ecco giungere per via aerea da Arenzano l’olio della lampada del S. Bambino che era stato chiesto tele­graficamente, e subito si fanno le un­zioni sulla bimba. E’ appena finita la preghiera che accompagna le unzioni, quando Emma domanda da mangiare. Nello stesso istante comincia a miglio­rare: dopo qualche giorno è fuori pe­ricolo. Sottoposta ad una radiografia, risultò che la fanciulla aveva riportato una vastissima frattura del cranio, che si estendeva per tutto il lato sinistro del capo, ciò che, a detta dei Professori medesimi, conferma in modo assoluto il carattere prodigioso della guarigione.

Quasi identico il caso del piccolo An­tonio Almirall di cinque anni, accaduto l’anno appresso. Il fanciullo precipitò da un terrazzo nel sottostante cortile, battendo la testa contro una grossa pie­tra. Il colpo fu terribile, ed il bimbo ri­mase come morto, mentre sangue in quantità gli usciva dalla bocca e dalle orecchie. I medici che videro il bambino gli diedero appena qualche ora di vita.

La mamma però non si perdette di fi­ducia e, ponendogli sotto il guanciale un’immagine del S. Bambino di Praga, supplicò il grande Amico dei pargoli di salvargli il figlio. Verso le tre della notte l’agonizzante sembra svegliarsi e chie­de: « Mamma, dov’è il Bambino Gesù che mi guarisce? ». La madre prende l’immagine e gliela dà a baciare. Il fan­ciullo allora: « Bambino Gesù, guarisci­mi! ».

Appena fatta questa preghiera, il pol­so comincia a farsi sentire, aumentando sensibilmente. In breve, contro ogni umana previsione, il fanciullo risanava pienamente.

Teresa Ratto di Loano (Savona) af­fetta ad otto anni di meningite cerebro­spinale acuta, condannata dal verdetto della scienza, più non dava segno di vita. I genitori straziati già erano in procinto di vestirla per la sepoltura, sicuri del decesso. D’un tratto però il suono delle campane del Monte Car­melo che chiamavano i fedeli alla no­vena del Bambino di Praga ricordò lo­ro il celeste Amico dei fanciulli. Fu un attimo: ricorsero subito all’olio della sua lampada, e pieni di fede unsero con quello la morticina, che tosto riprese vita. Dopo qualche tempo la fanciulla era completamente guarita, senza alcu­na di quelle conseguenze funeste che suol lasciare il terribile morbo.

Nell’ottobre del 1943 s’effettuava a Cogoleto (Genova) un’incursione. Si era nel periodo della seconda guerra mondiale. Una piccina di 33 giorni, Ro­sa Elsa Giusto di Mario, dormiva placida nella sua culla. Ma ecco un colpo sordo, seguito dal rotolar di macerie. La ca­mera è precipitata: la piccina scompar­sa. E’ un grido: « S. Bambino, salva­teci! » Ma un secondo colpo distrugge del tutto la casa, e tra l’altro getta dal­l’altezza del 3° piano la mamma della bimba, che va a sbattere contro un al­bero, senza averne però nocumento ve­runo. Quando cessò il bombardamento in cui trovarono la morte parecchie persone, cominciò l’opera pietosa dello sgombero delle macerie. Ma tutti sono d’avviso che la bimba sia sfracellata. Il lavoro procede con cautela. I genitori non cessano di supplicare: « Bambino Gesù, salva la nostra creaturina! ». Do­po un’ora e mezza d’intenso lavoro par di sentire di sotto alle macerie, soffo­cato, un gemito infantile: s’individua il posto; si muovono in quel punto i detriti, ed ecco apparire la piccina im­polverata. E’ capovolta. Sarà morta o viva?… Momento di ansia… Il babbo si precipita su di essa, la raccoglie: è vi­va, sì, perfettamente illesa e sana. Per molto tempo si parlò nei dintorni della bimba di appena 33 giorni, caduta dal terzo piano e sepolta sotto due metri di macerie senza restarvi soffocata o ferita. Tutti riconobbero nel fatto sin­golare una grande grazia, anzi un vero miracolo del Bambino Gesù.

GESÚ, ECCOTI IL MIO CUORE

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Video NFL: Serpentine ubriacanti, corse coast to coast

28 dicembre 2014

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=0CCEQtwIwAA&url=http%3A%2F%2Fwww.nfl.com%2Fvideos%2Fnfl-network-around-the-nfl%2F0ap3000000431101%2FWilcots-on-Charles-Best-open-field-runner-of-his-generation&ei=Z9KeVLBvof_KA_2WgZAL&usg=AFQjCNEv3ChtaNezM0AQ7m-K2zLepdMmfQ&bvm=bv.82001339,d.bGQ&cad=rja

http://www.nfl.com/videos/nfl-network-total-access/09000d5d825715ed/Cruisin-with-Victor-Cruz

Più di così non si può:

http://www.nfl.com/videos/san-diego-chargers/0ap2000000147584/Antonio-Cromartie-109-yard-field-goal-return

Udienza di papa Francesco alle famiglie numerose. Sintesi e testo completo del Discorso. Angelus Domini.

28 dicembre 2014

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
ALL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELLE FAMIGLIE NUMEROSE

Aula Paolo VI
Domenica, 28 dicembre 2014

[Multimedia]


 

….. Maternità e paternità sono dono di Dio, ma accogliere il dono, stupirsi della sua bellezza e farlo splendere nella società, questo è il vostro compito. Ognuno dei vostri figli è una creatura unica che non si ripeterà mai più nella storia dell’umanità. Quando si capisce questo, ossia che ciascuno è stato voluto da Dio, si resta stupiti di quale grande miracolo sia un figlio! Un figlio cambia la vita! Tutti noi abbiamo visto – uomini, donne – che quando arriva  un figlio la vita cambia, è un’altra cosa. Un figlio è un miracolo che cambia una vita. Voi, bambini e bambine, siete proprio questo: ognuno di voi è frutto unico dell’amore, venite dall’amore e crescete nell’amore. Siete unici, ma non soli! E il fatto di avere fratelli e sorelle vi fa bene: i figli e le figlie di una famiglia numerosa sono più capaci di comunione fraterna fin dalla prima infanzia. In un mondo segnato spesso dall’egoismo, la famiglia numerosa è una scuola di solidarietà e di condivisione; e questi atteggiamenti vanno poi a beneficio di tutta la società.

……… La grande famiglia umana è come una foresta, dove gli alberi buoni portano solidarietà, comunione, fiducia, sostegno, sicurezza, sobrietà felice, amicizia.

……

TESTO COMPLETO

 

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FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH

PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 28 dicembre 2014

[Multimedia]


 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questa prima domenica dopo Natale, mentre siamo ancora immersi nel clima gioioso della festa, la Chiesa ci invita a contemplare la Santa Famiglia di Nazaret. Il Vangelo oggi ci presenta la Madonna e san Giuseppe nel momento in cui, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, si recano al tempio di Gerusalemme. Lo fanno in religiosa obbedienza alla Legge di Mosè, che prescrive di offrire al Signore il primogenito (cfr Lc 2,22-24).

Possiamo immaginare questa piccola famigliola, in mezzo a tanta gente, nei grandi cortili del tempio. Non risalta all’occhio, non si distingue… Eppure non passa inosservata! Due anziani, Simeone e Anna, mossi dallo Spirito Santo, si avvicinano e si mettono a lodare Dio per quel Bambino, nel quale riconoscono il Messia, luce delle genti e salvezza d’Israele (cfr Lc 2,22-38). È un momento semplice ma ricco di profezia: l’incontro tra due giovani sposi pieni di gioia e di fede per le grazie del Signore; e due anziani anch’essi pieni di gioia e di fede per l’azione dello Spirito. Chi li fa incontrare? Gesù. Gesù li fa incontrare: i giovani e gli anziani. Gesù è Colui che avvicina le generazioni. E’ la fonte di quell’amore che unisce le famiglie e le persone, vincendo ogni diffidenza, ogni isolamento, ogni lontananza. Questo ci fa pensare anche ai nonni: quanto è importante la loro presenza, la presenza dei nonni! Quanto è prezioso il loro ruolo nelle famiglie e nella società! Il buon rapporto tra i giovani e gli anziani è decisivo per il cammino della comunità civile ed ecclesiale. E guardando a questi due anziani, questi due nonni – Simeone ed Anna –salutiamo di qua, con un applauso, tutti i nonni del mondo.

Il messaggio che proviene dalla Santa Famiglia è anzitutto un messaggio di fede. Nella vita familiare di Maria e Giuseppe Dio è veramente al centro, e lo è nella Persona di Gesù. Per questo la Famiglia di Nazaret è santa. Perché? Perché è centrata su Gesù.

Quando genitori e figli respirano insieme questo clima di fede, possiedono un’energia che permette loro di affrontare prove anche difficili, come mostra l’esperienza della Santa Famiglia, ad esempio nell’evento drammatico della fuga in Egitto: una dura prova.

Il Bambino Gesù con sua Madre Maria e con san Giuseppe sono un’icona familiare semplice ma tanto luminosa. La luce che essa irradia è luce di misericordia e di salvezza per il mondo intero, luce di verità per ogni uomo, per la famiglia umana e per le singole famiglie. Questa luce che viene dalla Santa Famiglia ci incoraggia ad offrire calore umano in quelle situazioni familiari in cui, per vari motivi, manca la pace, manca l’armonia, manca il perdono. La nostra concreta solidarietà non venga meno specialmente nei confronti delle famiglie che stanno vivendo situazioni più difficili per le malattie, la mancanza di lavoro, le discriminazioni, la necessità di emigrare… E qui ci fermiamo un po’ e in silenzio preghiamo per tutte queste famiglie in difficoltà, siano difficoltà di malattia, mancanza di lavoro, discriminazione, necessità di emigrare, siano difficoltà a capirsi e anche di disunione. In silenzio preghiamo per tutte queste famiglie… (Ave Maria..).

Affidiamo a Maria, Regina e madre della famiglia, tutte le famiglie del mondo, affinché possano vivere nella fede, nella concordia, nell’aiuto reciproco, e per questo invoco su di esse la materna protezione di Colei che fu madre e figlia del suo Figlio.


Dopo l’Angelus:

Cari fratelli e sorelle,

il mio pensiero va, in questo momento, ai passeggeri dell’aereo malese scomparso mentre era in viaggio fra Indonesia e Singapore, come pure ai passeggeri delle navi in transito nelle ultime ore nelle acque del mare Adriatico coinvolte in alcuni incidenti. Sono vicino con l’affetto e la preghiera ai familiari e a quanti vivono con apprensione e sofferenza queste difficili situazioni e a quanti sono impegnati nelle operazioni di soccorso.

Oggi il primo saluto va a tutte le famiglie presenti! La Santa Famiglia vi benedica e vi guidi nel vostro cammino.

Saluto tutti voi, romani e pellegrini; in particolare, i numerosi ragazzi delle Diocesi di Bergamo e di Vicenza che hanno ricevuto o stanno per ricevere la Cresima. Saluto le famiglie dell’Oratorio della Cattedrale di Sarzana, i fedeli di San Lorenzo in Banale (Trento), i ministranti di Sambruson (Venezia), gli scout di Villamassargia e i collaboratori della Fraterna Domus.

A tutti auguro una buona domenica. Vi ringrazio ancora dei vostri auguri e delle vostre preghiere: continuate a pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

 

Preghiera della Sera. Natale

27 dicembre 2014

 

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IL NATALE VISTO DA GANDHI

Non si dovrebbe celebrare la nascita di Cristo una volta all’anno, ma ogni giorno, perché Egli rivive in ognuno di noi. Gesù è nato e vissuto invano se non abbiamo imparato da Lui a regolare la nostra vita sulla legge eterna dell’amore pieno. Là dove regna senza idea di vendetta e di violenza, il Cristo è vivo. Allora potremmo dire che il Cristo non nasce soltanto un giorno all’anno: è un avvenimento costante che può avverarsi in ognuna delle nostre vite. Quando la legge suprema dell’amore sarà capita e la sua pratica sarà universale, allora Dio regnerà sulla terra come regna in cielo. Il senso della vita consiste nello stabilire il Regno di Dio sulla terra, cioè nel proporre la sostituzione di una vita egoista, astiosa, violenta e irragionevole con una vita di amore, di fraternità, di libertà, di ragione. Quando sento cantare “gloria a Dio e pace in terra agli uomini di buona volontà” mi chiedo oggi come sia reso gloria a Dio e dove ci sia pace sulla terra. Finché la pace sarà una fame insaziata, finché noi non saremo riusciti a rinascere come uomini illuminati dallo Spirito, a instaurare con le persone rapporti autentici di comunione da cui siano estranei i sorrisi forzati, l’invidia, la gelosia, la falsa cortesia, la diplomazia, finché non avremo come senso della vita la ricerca della verità su noi stessi, del giusto, del bello, finché non saremo capaci di spogliarci dell’inautentico, di ciò che abbiamo di troppo a spese di coloro che non hanno niente, finché continueremo a calpestare i nostri sogni più belli e più profondi, il Cristo non sarà mai nato. Quando la pace autentica si sarà affermata, quando avremo sradicato la violenza dalla nostra civiltà, solo allora noi diremo che “Cristo è nato in mezzo a noi”. Allora non penseremo tanto ad un giorno che è un anniversario, ma ad un evento che può realizzarsi in tutta la nostra vita. Se dunque si augura un “buon Natale” senza dare un senso profondo a questa frase, tale augurio resta una semplice formula vuota.

(Mahatma Gandhi)

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I VENTI SABATI DEL SANTO ROSARIO, I MISTERI DELLA GIOIA, PRIMO SABATO

27 dicembre 2014

madonna_di_pompei_01[1]Il primo ciclo,quello dei `misteri gaudiosi’,è effetti­vamente caratterizzato dalla gioia che irradia dall’even­to

dell’Incarnazione.Ciò è evidente fin dall’Annuncia­zione, dove il saluto di Gabriele alla Vergine di Nàzareth si riallaccia all’invito alla gioia messianica:«Rallegrati, Maria».A questo annuncio approda tutta la storia della salvezza, anzi, in certo modo, la storia stessa del mondo. Se infatti il disegno del Padre è di ricapitolare in Cristo tutte le cose (cfr Ef 1,10), è l’intero universo che in qual­che modo è raggiunto dal divino favore con cui il Padre si china su Maria per renderla Madre del suo Figlio. A sua volta, tutta l’umanità è come racchiusa nel fiat con cui Ella prontamente corrisponde alla volontà di Dio.

All’insegna dell’esultanza è poi la scena dell’incon­tro con Elisabetta, dove la voce stessa di Maria e la pre­senza di Cristo nel suo grembo fanno «sussultare di gioia» Giovanni (cfr Lc 1,44). Soffusa di letizia è la sce­na di Betlemme, in cui la nascita del Bimbo divino, il Salvatore del mondo, è cantata dagli angeli e annuncia­ta ai pastori proprio come «una grande gioia» (Lc 2,10).

Ma già i due ultimi misteri, pur conservando il sa­pore della gioia, anticipano i segni del dramma. La pre­sentazione al tempio, infatti, mentre esprime la gioia del­la consacrazione e immerge nell’estasi il vecchio Si­meone, registra anche la profezia del «segno di contrad-dizione» che il Bimbo sarà per Israele e della spada che trafiggerà l’anima della Madre (cfr Lc 2,34-35). Gioioso e insieme drammatico è pure l’episodio di Gesù dodicenne al tempio. Egli qui appare nella sua di­vina sapienza, mentre ascolta e interroga, e sostanzial­mente nella veste di colui che `insegna’. La rivelazione del suo mistero di Figlio tutto dedito alle cose del Padre è annuncio di quella radicalità evangelica che pone in crisi anche i legami più cari dell’uomo, di fronte alle esi­genze assolute del Regno. Gli stessi Giuseppe e Maria, trepidanti e angosciati, «non compresero le sue parole» (Lc 2,50).

Meditare i misteri ‘gaudiosi’ significa così entrare nelle motivazioni ultime e nel significato profondo della gioia cristiana. Significa fissare lo sguardo sulla concre­tezza del mistero dell’Incarnazione e sull’oscuro prean­nuncio del mistero del dolore salvifico. Maria ci condu­ce ad apprendere il segreto della gioia cristiana, ricor­dandoci che il cristianesimo è innanzitutto euanghelion, `buona notizia’, che ha il suo centro, anzi il suo stesso con­tenuto, nella persona di Cristo, il Verbo fatto carne, unico Salvatore del mondo.

(Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae, 20)

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I Bambinelli miracolosi del Natale. “Cuore del mondo”: Il Bambinello di san Pio

27 dicembre 2014

 

Il Bambinello di San Padre Pio sarà esposto nella  chiesa di San Salvatore in Lauro, a Roma, in via dei Coronari, fino al 6 gennaio 2015.

E’ una preziosa Reliquia devozionale che il Santo di Pietrelcina ha tenuto per anni con sé prima di donarla a Carlo Campanini che ne è diventato il custode.

Il Bambinello è alto circa sessanta centimetri di altezza. Un ignoto artigiano ha cesellato da un unico legno: la mano destra con 3 dita alzate; in quella sinistra, un cuore rosso dove arde una fiammella d’oro; una tunica beige che lo cinge fino ai piedi ed il capo cinto da una corona che reca incise le parole “Cuor del Mondo”.

“Papà frequentava San Giovanni Rotondo – ricorda Maria Pia Campanini, figlia dell’artista e custode del Bambinello – e quando andava a trovare il Frate di Pietrelcina nel luogo della Clausura, fuori della sua cella vedeva questo bel Gesù bambino, il ‘Bambinello dei baci’, talmente bello che un giorno di inizio primavera del 1966 chiese a Padre Pio di poterlo far uscire dal suo confine di preghiera e portarlo nel mondo. Il Frate Superiore non ci pensò due volte e glielo donò. E da allora la mia famiglia ne è custode”

“Buon Natale a tutti coloro che assomigliano al Natale”…..Messaggio di papa Francesco per il Natale 2014

27 dicembre 2014

 

Il Natale di solito è una festa rumorosa: ci farebbe bene un po’ di silenzio per ascoltare la voce dell Amore.
Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima.
L’albero di Natale sei tu quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della vita.
Gli addobbi di Natale sei tu quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita.
La campana di Natale sei tu quando chiami, congreghi e cerchi di unire.
Sei anche luce di Natale quando illumini con la tua vita il cammino degli altri con la bontà la pazienza l’allegria e la generosità.
Gli angeli di Natale sei tu quando canti al mondo un messaggio di pace di giustizia e di amore.
La stella di Natale sei tu quando conduci qualcuno all’incontro con il Signore.
Sei anche i re magi quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai.
La musica di Natale sei tu quando conquisti l’armonia dentro di te.
Il regalo di natale sei tu quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani.
Gli auguri di Natale sei tu quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando soffri.
Il cenone di Natale sei tu quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta di fianco.
Tu sei la notte di Natale quando umile e cosciente ricevi nel silenzio della notte il Salvatore del mondo senza rumori ne grandi celebrazioni; tu sei sorriso di confidenza e tenerezza nella pace interiore di un Natale perenne che stabilisce il regno dentro di te.
Un buon Natale a tutti coloro che assomigliano al Natale

22 dicembre 2014

Vangelo (Lc 2, 22-40) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 28 Dicembre 2014) con commento comunitario

27 dicembre 2014

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2, 22-40)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Questo è il Vangelo del 28 Dicembre, quello del 27 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

LETTERA DI NATALE

27 dicembre 2014

Carissimo amico,
mi presento sono Gesù, il Figlio di Maria e di Giuseppe il falegname. Da sempre ho desiderato incotrare tutti gli uomini, per dire loro che io e mio Padre li amiamo tutti, uno per uno.
Per portare agli uomini questo messaggio sono nato più di 2000 anni fa e ogni anno io vengo di nuovo per dire a tutti, anche a te, ti voglio bene e voglio regalarti la mia amicizia.
La accetti ? Sei mio amico ?
Lo so, spesso, sono esigente, a volte chiedo troppo: andare controcorrente, fare delle scelte difficili, dedicarmi del tempo, ma sai, voglio che tu sia libero davvero e voglio per te il bene.
Tu sei importante per me, sei unico, originale, io ho fiducia in te,anche se qualche volta poi non mantieni le promesse: non importa io ti voglio bene e ti accolgo per quello che sei, perchè desidero che tu sia felice.
E’ proprio brutto non essere accettati o accolti, a me è capitato 2000 anni fa e capita spesso spesso anche oggi.
E tu sai accogliere ?
Ora mi rivolgo a te, so che stai aspettando per festeggiare il mio compleanno, hai sicuramente tanto da fare: i regali da comprare, tante cose da organizzare, hai le giornate sempre impegnate, ma non dimenticarmi, prepara anche per me un regalo.
Ciò che desidero è un po’ della tua amicizia, che almeno la sera tu ti ricordi di me, non solo in questo periodo.
Desidero essere importante per te, ti vorrei più presente la domenica.
Vorrei condividere le gioie e le preoccupazioni: non escludermi dalla tua vita.
Vorrei aiutarti a crescere, voglio che tu si felice, che trovi la vera gioia e io sono certo di poterti aiutare a cercarla (scusa la presunzione, ma è la verità).
Gli amici servono anche a questo,altrimenti che ci stanno a fare ?
o no ?
Pensaci! Io ci conto. Faccio sul serio.
Fidati e sii felice.
Ciao il tuo amico Gesù
.

 

Liturgia del giorno: Audio Salmo 97(96)

27 dicembre 2014

Gioite, giusti, nel Signore.

 

[1] Il Signore regna, esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.

[2] Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sono la base del suo trono.

[3] Davanti a lui cammina il fuoco
e brucia tutt’intorno i suoi nemici.

[4] Le sue folgori rischiarano il mondo:
vede e sussulta la terra.

[5] I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.

[6] I cieli annunziano la sua giustizia
e tutti i popoli contemplano la sua gloria.

[7] Siano confusi tutti gli adoratori di statue
e chi si gloria dei propri idoli.
Si prostrino a lui tutti gli dei!

[8] Ascolta Sion e ne gioisce,
esultano le città di Giuda
per i tuoi giudizi, Signore.
Premere qui segue ….

 

Auguri dal chiostro

Rallegratevi, giusti, nel Signore, rendete grazie al suo santo nome.

 

racconti e preghiere per l’anima

LA PECORA NERA

C’era una volta una pecora diversa da tutte le altre.
Le pecore, si sa, sono bianche; lei invece era nera, nera come la pece. Quando passava per i campi tutti la deridevano, perché in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro su un lenzuolo bianco e dicevano:
” Guarda una pecora nera! Che animale originale; chi crede mai di essere ? “

Anche le compagne pecore le gridavano dietro:
” Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di bianca lana ? ”

La pecora nera non ne poteva più, quelle parole erano come pietre e non riusciva a digerirle. E così decise di uscire dal gregge e andarsene sui monti, da sola: almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposarsi all’ombra dei pini.
Ma nemmeno in montagna trovò pace. si diceva dopo che il sole tramontava e la notte arrivava :
” Che vivere è questo? Sempre da sola!”

Vide lontano una grotta illuminata da una debole luce e pensò :
” Dormirò là dentro ”

e si mise a correre , correva come se qualcuno la attirasse, appena fu entrata , le domandò una voce :
“Chi sei?”

la pecora nera rispose :
” Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera ! Mi hanno buttata fuori dei gregge ”

rispose la voce :
” La stessa cosa è capitata a noi! Anche per noi non c’era posto con gli altri nell’albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel bambino. Eccolo !”

La pecora nera era piena di gioia. Prima di tutte le altre poteva vedere il piccolo Gesù e disse :
” Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo ! ”

Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. La pecora si avvicinò stretta stretta al bambino e lo accarezzò con la sua lana.
Gesù si svegliò e le bisbigliò nell’orecchio:
” Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite ! ”

La pecora si mise a ballare di felicità. Dal cielo gli angeli intonarono il “Gloria”.

 

 

 

 

 

“Le dieci parole di Dio, legge del Signore leggi dell’uomo”. RadioRai, dalla trasmissione “Uomini e profeti”

27 dicembre 2014

 

http://istitutoteologicosantantoniodottore.blogspot.it/2010/10/le-dieci-parole-di-dio-legge-del.html

 

Dall’archivio mp3 di RadioRai eRadio3, dalla trasmissione “Uomini e Profeti” sono disponibili in podcast le dodici puntate trasmesse tra il dicembre ’95 e il febbraio ’96 relative al Decalogo contenuto in Esodo 20 e Deuteronomio 5 : “Le dieci parole di Dio, legge del Signore leggi dell’uomo” .

Santi e Beati. Memoria di oggi: San Giovanni Apostolo ed evangelista

27 dicembre 2014

Guido Reni, San Giovanni evangelista

SAN GIOVANNI APOSTOLO ED EVANGELISTA

27 dicembre – Festa

 

Betsaida Iulia, I secolo – Efeso, 104 ca.

Giovanni fu un apostolo di Gesù. La tradizione cristiana lo identifica con l’autore del quarto vangelo e per questo gli viene attribuito anche l’epiteto di evangelista. Secondo le narrazioni dei vangeli canonici era il figlio di Zebedeo e Salomè e fratello dell’apostolo Giacomo il Maggiore. Prima di seguire Gesù era discepolo di Giovanni Battista. La tradizione gli attribuisce un ruolo speciale all’interno della cerchia dei dodici apostoli: compreso nel ristretto gruppo includente anche Pietro e Giacomo, lo identifica con “il discepolo che Gesù amava”, partecipe dei principali eventi della vita e del ministero del maestro e unico degli apostoli presenti alla sua morte in croce.

Secondo antiche tradizioni cristiane Giovanni sarebbe morto in tarda età ad Efeso, ultimo sopravvissuto dei dodici apostoli. Per la profondità speculativa dei suoi scritti è stato tradizionalmente indicato come “il teologo” per antonomasia, raffigurato artisticamente col simbolo dell’aquila, attribuitogli in quanto, con la sua visione descritta nel Libro dell’Apocalisse, avrebbe contemplato la Vera Luce del Verbo, come descritto nel Prologo del suo Vangelo, così come l’aquila, si riteneva, può fissare direttamente la luce solare.

A lui la tradizione cristiana ha attribuito cinque testi biblici: il quarto vangelo, tre lettere e l’Apocalisse. Altra opera a lui attribuita è l’Apocrifo di Giovanni.

Patronato: Scrittori, Editori, Teologi

Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall’ebraico

Emblema: Aquila, Calderone d’olio bollente, Coppa

Martirologio Romano: Festa di san Giovanni, Apostolo ed Evangelista, che, figlio di Zebedeo, fu insieme al fratello Giacomo e a Pietro testimone della trasfigurazione e della passione del Signore, dal quale ricevette stando ai piedi della croce Maria come madre. Nel Vangelo e in altri scritti si dimostra teologo, che, ritenuto degno di contemplare la gloria del Verbo incarnato, annunciò ciò che vide con i propri occhi.

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Preghiera del mattino: IL SANTO BAMBINO MIRACOLOSO DI PRAGA,IL CELESTE BAMBINO

27 dicembre 2014

IMPRIMATUR Genuae, die 8 Martii 1962. Can. ALOISlUS RECAGNO, Vic. Gen.

TRA LE MERAVIGLIE DEL TAUMATURGO BAMBINO

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II Grande Piccino ed i peccatori

«Io non sono venuto sulla terra per i giusti, ma per i peccatori. Ho desiderio che si convertano » così affermò il di­vin Salvatore. E quante volte attraverso la sua statuetta di Praga ha dato Egli prova della sua infinita misericordia!…

Nel 1702 un ladro tentò di rubare i ricchi ornamenti del S. Bambino, ed en­trato in S. Maria della Vittoria già sten­deva il braccio per impadronirsi della crocetta d’oro che brillava sul petto del­la statua, allorché, gli parve di udire queste parole: « Io sono Gesù, e tu osi offendermi? ». Nello stesso istante si sentì paralizzato in tutta la persona, in­capace di fare qualsiasi movimento. Comprese allora la sua colpa, ne doman­dò umilmente perdono, e promise di co­minciare una vita migliore. Tanto bastò, perché quelli invisibili vincoli si scio­gliessero. Egli se ne uscì completamente mutato, come più tardi in punto di mor­te attestò con giuramento al sacerdote che lo preparava all’estremo passaggio.

Un uomo, che da molto tempo s’era allontanato da Dio, si presentò un gior­no al confessionale. « Padre, – egli disse al sacerdote – io non so vera­mente perché sia qui venuto, giacché non ho né pentimento, né volontà di convertirmi ».

Il confessore l’esortò, tentò di com­muoverne il cuore, ma tutto inutilmen­te; era tempo perduto. « Almeno esclama egli finalmente, – andate al­l’altare del S. Bambino Gesù e recitate questa semplice preghiera: Divin Fanciullo Gesù, illuminatemi, soccorretemi, affinché io possa avere le disposizioni necessarie per fare una buona confes­sione ». Il peccatore obbedì. Il suo cuore fino allora sì duro s’intenerì, ed egli, toccò finalmente dalla grazia, si con­fessò con umiltà e profonda contrizio­ne. Quando uscì di chiesa, benediceva commosso la grande misericordia del Bambino Gesù.

Nel 1914 certo Mauro N., colpito da inesorabile morbo nel fiore dei suoi 25 anni, s’avviava alla tomba, e, quel ch’è peggio, all’eterna rovina. Era vis­suto lontano da Dio, né dava ascolto a chi l’esortava a ricevere i santi Sacra­menti. Buon per lui, che venuto a visi­tarlo un suo compagno d’infanzia, do­po avergli parlato del S. Bambino di Praga, gli pose al collo la medaglia del divin Bambino che il malato per condi­scendenza accettò. Gesù gli parlò così al cuore, lo mutò come per incanto, ed il giovane, dandosi vinto, ricevette i Sa­cramenti con sensi di vera pietà. Sopravvisse ancora pochi giorni, porgendo segni non dubbi di sincera conversione. Parimenti nel 1914 a Brescia un vec­chio che da anni non si accostava ai Sacramenti, ebbe uri attacco di apo­plessia. Il pericolo imminente fu scon­giurato, ma il malato rimase grave per l’estrema debolezza. Non si parlava pe­rò né di Dio né di anima. Gli fu posta sotto il guanciale una immagine del S. Bambino di Praga, ed ecco poco do­po lo stesso infermo chiedere sponta­neamente: « Chiamatemi un sacerdote». Si confessò e ricevette Gesù Eucaristia, in mezzo alla più viva soddisfazione sua e dei congiunti che non finivano di ringraziare Gesù Bambino.

IL CELESTE BAMBINO

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