Ricordi di un prete

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I poveri palazzi di periferia
non mi hanno mai messo tristezza,
ciò che fa male sono gli agglomerati
indifferenti, pare, al passo del vicino.
Lì dove la città digradava in campagna
le case si facevano basse, vedevo prati
di pecore, di mucche, di cavalli… come
un miracolo proprio sperato tutto
davvero era piu semplice e buono.
La domenica dopo la siesta il prete
anziano s’incamminava forse da un amico
alle case della quercia, sul colle.
E tornava al tramonto col suo basco nero
calcato sulla fronte e la tonaca tonda,
ormai lo sapevo, che odorava di vino.
La gente scendeva al paese a folate
di famiglie, di amici, così modesta, essenziale,
da consolare il cuore nella sua povertà.
Ed io dal terrazzino vedevo nel campo cavalli
pezzati come fosse il Minnesota d’inverno
al tempo dei cheyenne e recitavo,
spiazzato dalla prima missione,
sereno il salmo della sera.

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2 Risposte to “Ricordi di un prete”

  1. pmartucci Says:

    I ricordi sono quelle tante piccole radici che ci legano alla nostra storia, ci danno linfa nel bello che abbiamo vissuto, in quel piccolo pezzetto di un più grande piano che Dio ha pensato per noi…

  2. d. giampaolo centofanti Says:

    ciò che fa male sono gli agglomerati
    indifferenti, pare, al passo del vicino… Evidente che mi riferisco alle sofferenze-solitudini della gente, senza l’amore di Dio che affratella, sofferenze che dispiacciono al sacerdote.

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