Archive for gennaio 2015

Preghiera della sera. Gennaio, mese dedicato alla Sacra Famiglia

31 gennaio 2015

Sacra Famiglia di JuanSimónGutiérrez

31 gennaio

 

“Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell’ultima agonia. Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l’anima mia “.

L’uscita da questo mondo è un momento di grande importanza La giaculatoria diretta a Gesù, Maria e Giuseppe è un grido di amorosa fiducia indirizzato a coloro che si sono costituiti protettori e avvocati e nelle cui mani si è posto tutto.

Davanti al timore che infonde sempre il momento supremo della vita, per l’uomo credente, si desidera ottenere l’aiuto eccezionale dei più potenti protettori.

L’esperienza della propria debolezza porta a vivere con timore. Le astuzie del maligno, tante volte sperimentate durante la vita, infondono un timore particolare in quel momento supremo.

Esigenza imperiosa dell’amore è avere la sicurezza della presenza di Gesù, Maria e Giuseppe che si sono amati e di averla per sempre.

L’amore, l’unica cosa che non può tollerare è la separazione, per questo si cerca di assicurare al massimo l’aiuto per quel momento. Che non vi sia nulla né nessuno che possa non solo spezzare ma neppure perturbare la comunione d’amore in quell’ultimo istante. Nessuno come coloro ai quali si appartiene è più adatto per ricevere la richiesta d’aiuto.

Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell’ultima mia agonia, vuol dire: poiché vi appartengo, siate presenti in quei momenti per aiutarmi a ratificare la perfetta unione d’amore con voi, per sempre, poiché è l’ideale che mi ha marcato quando per la prima volta pronunciai la perfetta consacrazione ai “Tre”.

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Vicka racconta il paradiso (Video)

31 gennaio 2015

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In questo video la veggente di Medjugorje Vicka ci racconta la sua straordinaria esperienza nel Paradiso, è commenta uno straordinario miracolo accaduto proprio alla sua presenza.

 

 

 

 

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La Chiesa sembra guardare con favore ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje.

 

Tweet del Papa

31 gennaio 2015

 

C’è un urgente bisogno di una testimonianza credibile della verità e dei valori del Vangelo.

 

Papa Francesco su Twitter (‏@Pontifex_it), 31 gennaio 2015

I VENTI SABATI DEL SANTO ROSARIO, MISTERI DELLA LUCE, Sesto Sabato

31 gennaio 2015

Passando dall’infanzia e dalla vita di Nàzareth alla vita pubblica di Gesù, la contemplazione ci porta su quei misteri che si possono chiamare, a titolo speciale, ‘mi­steri della luce’. In realtà, è tutto il mistero di Cristo che è luce. Egli è “la luce del mondo” (Gv 8,12). Ma questa dimensione emerge particolarmente negli anni della vita pubblica, quando Egli annuncia il vangelo del Regno. Volendo indicare alla comunità cristiana cinque momen­ti significativi – misteri ‘luminosi’ – di questa fase della vi­ta di Cristo, ritengo che essi possano essere opportuna­mente individuati: 1. nel suo Battesimo al Giordano; 2. nella sua auto-rivelazione alle nozze di Cana; 3. nell’an­nuncio del Regno di Dio con l’invito alla conversione; 4. nella sua Trasfigurazione e, infine, 5. nell’istituzione dell’Eucaristia, espressione sacramentale del mistero pa­squale.

Ognuno di questi misteri è rivelazione del Regno or­mai giunto nella persona stessa di Gesù. È mistero di luce innanzitutto il Battesimo al Giordano. Qui, mentre il Cristo scende, quale innocente che si fa ‘peccato’ per noi (cfr 2 Cor 5,21), nell’acqua del fiume, il cielo si apre e la voce del Padre lo proclama Figlio diletto (cfr Mt 3, 17 e par), mentre lo Spirito scende su di Lui per inve­stirlo della missione che lo attende. Mistero di luce è l’i­nizio dei segni a Cana (cfr Gv 2,1-12), quando Cristo, cambiando l’acqua in vino, apre alla fede il cuore dei discepoli grazie all’intervento di Maria, la prima dei cre­denti. Mistero di luce è la predicazione con la quale Ge­sù annuncia l’avvento del Regno di Dio e invita alla con­versione (cfr Mc 1,15), rimettendo i peccati di chi si ac­costa a Lui con umile fiducia (cfr Mc 2,3-13; Lc 7,47­48), inizio del ministero di misericordia che Egli conti­nuerà ad esercitare fino alla fine del mondo, specie attra­verso il sacramento della Riconciliazione affidato alla sua Chiesa (cfr Gv 20,22-23). Mistero di luce per eccel­lenza è poi la Trasfigurazione, avvenuta, secondo la tra­dizione, sul Monte Tabor. La gloria della Divinità sfol­gora sul volto di Cristo, mentre il Padre lo accredita agli Apostoli estasiati perché lo ascoltino (cfr Lc 9,35 e par) e si dispongano a vivere con Lui il momento doloroso della Passione, per giungere con Lui alla gioia della Ri­surrezione e a una vita trasfigurata dallo Spirito Santo. Mistero di luce è, infine, l’istituzione dell’Eucaristia, nel­la quale Cristo si fa nutrimento con il suo Corpo e il suo Sangue sotto i segni del pane e del vino, testimonian­do “sino alla fine” il suo amore per l’umanità (cfr Gv 13,1), per la cui salvezza si offrirà in sacrificio.

In questi misteri, tranne che a Cana, la presenza di Maria rimane sullo sfondo. I Vangeli accennano appena a qualche sua presenza occasionale in un momento o nel­l’altro della predicazione di Gesù (cfr Mc 3,31-35; Gv 2, 12) e nulla dicono di un’eventuale presenza nel Cena­colo al momento dell’istituzione dell’Eucaristia. Ma la funzione che svolge a Cana accompagna, in qualche mo­

do, tutto il cammino di Cristo. La rivelazione, che nel Battesimo al Giordano è offerta direttamente dal Padre ed è riecheggiata dal Battista, sta a Cana sulla sua boc­ca, e diventa la grande ammonizione materna che Ella rivolge alla Chiesa di tutti i tempi: “Fate quello che vi di­rà” (cfr Gv 2,5). È ammonizione, questa, che ben intro­duce parole e segni di Cristo durante la vita pubblica, co­stituendo lo sfondo mariano di tutti i `misteri della luce’.

(Lettera Apostolica di Giovanni Paolo II, Rosarium Vir ginis Mariae, 2 1)

 

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Liturgia del giorno: Audio Luca capitolo 1, vers. 68-75

31 gennaio 2015

 

 

 

Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo.

 

[67] Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò
dicendo:

[68] “Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,

[69] e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,

[70] come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:

[71] salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.

[72] Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,

[73] del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci,
[74] liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore,
[75] in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

 

Premere qui per ascoltare tutto il capitolo.

 

 

 

«Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».

 

 

 

Ho sentito il battito del tuo cuore

Ti ho trovato in tanti posti, Signore.
Ho sentito il battito del tuo cuore
nella quiete perfetta dei campi,
nel tabernacolo oscuro di una cattedrale vuota,
nell’unità di cuore e di mente
di un’assemblea di persone che ti amano.
Ti ho trovato nella gioia,
dove ti cerco e spesso ti trovo.
Ma sempre ti trovo nella sofferenza.
La sofferenza è come il rintocco della campana
che chiama la sposa di Dio alla preghiera.
Signore, ti ho trovato nella terribile grandezza
della sofferenza degli altri.
Ti ho visto nella sublime accettazione
e nell’inspiegabile gioia
di coloro la cui vita è tormentata dal dolore.
Ma non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica
ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.
Signore io credo. Ma tu aiuta la mia fede.

MADRE TERESA DI CALCUTTA

 

Vangelo (Mc 1,21-28) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 1 Febbraio 2015) con commento comunitario

31 gennaio 2015

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,21-28) 

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Questo è il Vangelo dell’ 1 Febbraio, quello del 31 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Scritti dei Santi sull’adorazione. San Giovanni Bosco 

31 gennaio 2015

 

da qui

Grande protettore dell’ infanzia, san Giovanni Bosco diceva ai ragazzi e ai suoi confratelli: ” Non esiste nulla che il demonio tema di più di queste due cose: una comunione ben fatta e le visite frequenti al Santissimo Sacramento: Volete che il Signore ci doni tante grazie? Visitatelo spesso. Volete che il Signore ce ne dia poche? Visitatelo poche volte”.

Le sue ultime raccomandazioni ai suoi figli e alle sue figlie spirituali furono:

“Diffondete la devozione a Gesù sacramentato e a Maria ausiliatrice e vedrete quali saranno i miracoli. Aiutate molto i ragazzi poveri, i malati, gli anziani e la gente che più ha bisogno, e otterrete enormi benedizioni e aiuti da Dio. Vi aspetto tutti in Paradiso”.

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Preghiera del mattino: PREGHIERA A DON BOSCO

31 gennaio 2015

 

Padre e Maestro della gioventù,
San Giovanni Bosco,
docile ai doni dello Spirito
e aperto alle realtà del tuo tempo
sei stato per i giovani,
soprattutto per i piccoli e i poveri,
segno dell’amore e della predilezione di Dio.

 

Sii nostra guida nel cammino di amicizia
con il Signore Gesù,
in modo che scopriamo in Lui e nel suo Vangelo
il senso della nostra vita
e la fonte della vera felicità.

 

Aiutaci a rispondere con generosità
alla vocazione che abbiamo ricevuta da Dio,
per essere nella vita quotidiana
costruttori di comunione,
e collaborare con entusiasmo,
in comunione con tutta la Chiesa,
all’edificazione della civiltà dell’amore.

 

Ottienici la grazia della perseveranza
nel vivere una misura alta di vita cristiana,
secondo lo spirito delle beatitudini;
e fa’ che, guidati da Maria Ausiliatrice,
possiamo trovarci un giorno con te
nella grande famiglia del cielo. Amen

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Preghiera della sera. Gennaio, mese dedicato alla Sacra Famiglia

30 gennaio 2015

Sacra Famiglia di JuanSimónGutiérrez

30 gennaio

“Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l’anima mia”.

Dare il cuore e l’anima a Gesù, Maria e Giuseppe è darsi totalmente a loro con amore. È una donazione pura e libera, gratuita e irrevocabile. Una consegna totale di quanto si è e di quanto si ha. Ora e per sempre, ad imitazione di quel “sì” di Gesù, Maria e Giuseppe. Senza altra gratifica che la sorte di appartenere a loro, di amarli, di glorificarli, di vivere in perpetua comunione con loro per tutta l’eternità.

Questa formula di consacrazione breve è la ratifica concisa e viva dell’atto di consacrazione, pronunciato in un giorno solennemente e ripetuto ogni volta che si recita la preziosa giaculatoria. Durante il giorno quindi ripetiamola tante volte con amore e pensiamo spesso a Gesù, Maria e Giuseppe perchè loro pensano sempre a noi.

Se poi li amiamo veramente e vogliamo vivere sempre uniti a loro senza dispiacerli, impegniamoci a recitare il Santo Rosario completo. Più li ameremo e più corone reciteremo. Ognuno prega tanto, quanto ama.

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Esercizi spirituali per il Papa e la Curia

30 gennaio 2015

2015-01-30 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esercizi spirituali ad Ariccia dal 22 al 27 febbraio
“Servitori e profeti del Dio vivente”: è il tema degli esercizi spirituali per la Quaresima in programma dal 22 al 27 febbraio nella Casa Divin Maestro di Ariccia e ai quali parteciperanno Papa Francesco e i membri della Curia romana.

Padre Bruno Secondin
Le meditazioni, che presenteranno una lettura pastorale del profeta Elia, saranno tenute dal padre carmelitano Bruno Secondin, docente ordinario emerito di Spiritualità moderna e Fondamenti di vita spirituale alla Gregoriana e nominato nel luglio scorso da Papa Francesco consultore della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Autore di numerosi libri e animatore di incontri di Lectio Divina, padre Secondin ha curato in passato i commenti al Vangelo della Domenica trasmessi dal nostro Radiogiornale delle 14.00.

Il programma degli Esercizi spirituali
Il programma degli esercizi prevede per la domenica iniziale, alle 18.00, l’Adorazione eucaristica e la recita dei Vespri. Le giornate successive si apriranno con le Lodi alle 7.30, seguite da una prima meditazione alle 9.30 e poi dalla Concelebrazione eucaristica. Quindi, alle 16.00, si terrà la seconda meditazione, che precederà l’Adorazione eucaristica e i Vespri. Nella giornata conclusiva, venerdì 27, sono in programma la Concelebrazione eucaristica alle 7.30 e una conclusione alle 9.30.

Le meditazioni
Le meditazioni saranno inaugurate domenica 22 da una riflessione sul tema «Uscire dal proprio “villaggio”» e saranno scandite da questo programma giornaliero: «Cammini di autenticità» (le radici della fede e il coraggio di dire no all’ambiguità), «Sentieri di libertà» (dagli idoli vani alla pietà vera), «Lasciarsi sorprendere da Dio» (l’incontro con un Dio che è altrove e il riconoscimento del povero che ci evangelizza), «Giustizia e intercessione» (testimoni di giustizia e solidarietà). La giornata conclusiva sarà dedicata al tema «Raccogliere il manto di Elia» (per divenire profeti di fraternità).

Sospese udienze private e speciali
Durante il periodo di ritiro, come di consueto, vengono sospese le udienze private e speciali, compresa l’udienza generale del mercoledì.

(Da Radio Vaticana)

 

Santa Teresa d’Avila- Il Castello Interiore, Quinte Mansioni, Capitolo 2

30 gennaio 2015

Prosegue sul medesimo argomento, e dice con un grazioso paragone in che consiste l’orazione di unione, e quali gli effetti che lascia Capitolo degno di nota

santa-tereza-avila[1]

.1 – Vi parrà che di questa mansione vi abbia ormai detto ogni cosa; eppure mi rimane ancora molto, perché, come vi ho già fatto osservare, vi è il più e il meno.

Per ciò che riguarda l’unione, non credo di saperne dire di più, ma resta molto da parlare circa gli effetti che Dio produce nelle anime quando esse si dispongono a ricevere le sue grazie. Ne voglio dire qualche cosa, e nel contempo far conoscere lo stato in cui l’anima rimane.

Per farmi meglio capire, voglio servirmi di un paragone che trovo molto appropriato, per mezzo del quale vedremo che quantunque in questa operazione di Dio nell’anima noi non possiamo far nulla, tuttavia per ottenere che il Signore ce ne favorisca, possiamo far molto col disporci.

2 – Avrete già udito parlare delle meraviglie che Dio opera nella produzione della seta, invenzione di cui Egli solo poteva essere l’autore. Si tratta di piccoli semi, simili a granellini di pepe che io non ho mai veduto, ma di cui ho sentito parlare: perciò, se cado in qualche inesattezza la colpa non è mia.

A1 sopraggiungere dell’estate, quando i gelsi si coprono di foglie, questi semi cominciano a prender vita. Prima che spuntino quelle foglie di cui si devono nutrire, stanno là come morti; a poco a poco, con quell’alimento si sviluppano, finché, fatti più grandi, salgono sopra alcuni ramoscelli, ed ivi con la loro piccola bocca filano la seta che cavano dal loro interno, fabbricandosi certi bozzoli molto densi, nei quali ognuno di quegli insetti, che sono brutti e grossi, si rinchiude e muore. Ma poco dopo esce dal bozzolo una piccola farfalla bianca, molto graziosa.

Se questo fenomeno non cadesse sotto i nostri occhi, ma ci fosse raccontato come cosa di altri tempi, nessuno lo crederebbe. Infatti, come potremmo credere che un verme o un’ape, – esseri privi di ragione – siano tanto diligenti e industriosi nel lavorare per noi fino a rimetterci la vita come il povero bacolino nel suo lavoro?

Ecco un buon soggetto, sorelle, per intrattenervi a lungo in meditazione, senza null’altro aggiungere, bastando questo solo per farvi considerare le meraviglie e la sapienza del nostro Dio. Oh, se conoscessimo le proprietà delle cose! Come sarebbe vantaggioso meditare sopra queste meraviglie, compiacendoci di essere le spose da un Re così grande e sapiente!

3 – Tornando ora al nostro argomento, l’anima, di cui quel verme è l’immagine, comincia a prendere vita quando per il calore dello Spirito Santo, comincia a valersi dei soccorsi generali che Dio accorda a ognuno e a servirsi dei rimedi che Egli ha lasciato nella sua Chiesa, come le frequenti confessioni, le buone letture e le prediche: rimedi opportuni per l’anima che sia morta nel peccato e si trovi fra le occasioni cattive a causa della sua trascuratezza.

Ripreso a vivere con quei rimedi e pie meditazioni, vi si andrà pure sostentando finché sia cresciuta. E questo è il punto in cui la considero, poco curandomi di ciò che precede.

4 – Quando questo verme si è fatto grande – come abbiamo visto in principio di questo scritto – comincia à lavorare la seta e a fabbricarsi la casa nella quale dovrà morire.

Questa casa, come vorrei far intendere, è il nostro Signore Gesù Cristo. Mi pare di aver letto in qualche parte, o di aver udito, che la nostra vita è nascosta in Cristo, ovvero in Dio, che è poi lo stesso, oppure che Cristo è la nostra vita. Che il testo sia o non sia così, per il mio intento poco importa.

5 – Osservate qui, figliuole mie, quello che con l’aiuto di Dio possiamo fare: che Sua Maestà diventi nostra dimora fabbricata da noi stessi, come lo è in questa orazione di unione.

Dicendo che Dio è nostra dimora, e che questa dimora possiamo fabbricarcela da noi stessi per prendervi alloggio, sembra quasi che voglia dire di poter noi aggiungere o togliere a Dio qualche cosa.

E lo possiamo benissimo, ma non già aggiungendo o togliendo a Dio, bensì aggiungendo o togliendo a noi, come quei piccoli vermi, perché non avremo ancora ultimato quanto sarà in nostro potere che Egli verrà, e unendo alla sua grandezza la nostra lieve fatica, che è un nulla, le conferirà un valore così eccelso da meritare che Egli si costituisca in nostra stessa ricompensa.

Non contento di aver sostenute le spese maggiori, vorrà pure unire le nostre piccole pene alle molto grandi che Egli un giorno ha sofferto per non farne che una cosa sola.

6 – Orsù dunque, figliuole mie, mettetevi subito al lavoro!

Tessiamo questo piccolo bozzolo mediante lo spogliamento di ogni nostro amor proprio e volontà, distaccandoci da ogni cosa terrena e praticando opere di pedi orazione, di meditazione e di obbedienza, con resto che già sapete.

Oh, se mettessimo in pratica tutto quello che sappiamo e che ci hanno insegnato! E poi muoia, muoia pure questo verme, come il baco da seta dopo aver fatto il suo lavoro!

Allora ci accorgeremo di vedere Iddio e ci sentiremo sepolte nella sua grandezza, come il piccolo verme nel suo bozzolo. Dicendo che vedremo Iddio, dovete intendere nel modo con cui Egli si fa sentire in questa specie di unione.

7 – Passiamo ora a vedere come questo verme si trasformi, che è lo scopo di quanto finora vi ho detto.

Dico che quando il verme entra in questa orazione e vi rimane morto a tutte le cose del mondo, esce mutato in piccola farfalla bianca.

Oh, potenza di Dio! Oh, in che stato esce l’anima, dopo, essere rimasta nella grandezza di Dio e tanto a Lui unita come qui, sia pure per poco tempo, giacché, a mio parere, non si arriva mai a mezz’ora! In verità vi dico che essa non si riconosce più.

Pensate alla differenza fra un verme ributtante e una piccola farfalla bianca: così di lei.

L’anima ignora come abbia potuto meritare tanto bene, voglio dire che non sa di dove le sia venuto, perché conosce benissimo che a meritarlo non è da lei.

Si sente presa da un desiderio vivissimo di lodare Iddio, sino a bramare di distruggersi e di affrontare mille morti. Brame irresistibili di darsi a grandi sofferenze cominciano tosto ad occuparla senza che sappia liberarsene, e sospira con ardore di abbandonarsi alla penitenza, di stare in solitudine e di fare che tutti conoscano il suo Dio, sino a provare afflizione profonda nel vederlo offeso.

Nelle mansioni seguenti parlerò di questi effetti con particolari maggiori. Benché i fenomeni delle quinte mansioni siano quasi identici a quelli delle seguenti, tuttavia sono assai diversi quanto all’intensità degli effetti. Una anima che Dio ha condotto a questo punto, se si sforza di andare avanti, vedrà grandi meraviglie.

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Vangelo (Mc 4,35-41) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 31 Gennaio 2015) con commento comunitario

30 gennaio 2015

San Giovanni Bosco, sacerdote – memoria

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,35-41)

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Questo è il Vangelo del 31 Gennaio, quello del 30 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

 

Liturgia del giorno: Audio Salmo 37(36)

30 gennaio 2015

La salvezza dei giusti viene dal Signore.

 

[1] Di Davide.
Non adirarti contro gli empi
non invidiare i malfattori.

[2] Come fieno presto appassiranno,
cadranno come erba del prato.

[3] Confida nel Signore e fà il bene;
abita la terra e vivi con fede.

[4] Cerca la gioia del Signore,
esaudirà i desideri del tuo cuore.

[5] Manifesta al Signore la tua via,
confida in lui: compirà la sua opera;

[6] farà brillare come luce la tua giustizia,
come il meriggio il tuo diritto.

[7] Stà in silenzio davanti al Signore e spera in lui;
non irritarti per chi ha successo,
per l’uomo che trama insidie.

[8] Desisti dall’ira e deponi lo sdegno,
non irritarti: faresti del male,

[9] poiché i malvagi saranno sterminati,
ma chi spera nel Signore possederà la terra.

[10] Ancora un poco e l’empio scompare,
cerchi il suo posto e più non lo trovi.

 

Premere qui segue ….

 

foto di GESù TI AMO.

Stà in silenzio davanti al Signore e spera in lui; non irritarti per chi ha successo, per l’uomo che trama insidie. Desisti dall’ira e deponi lo sdegno, non irritarti: faresti del male, poiché i malvagi saranno sterminati, ma chi spera nel Signore possederà la terra.

 

«A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

 

 

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.

Però ciò che é importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito e` la colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un`altra delusione.

Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca cio` che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arruginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Pero` non trattenerti mai!

Beata Madre Teresa di Calcutta

 

Preghiera del mattino: Preghiera a Gesù vivente in Maria.

30 gennaio 2015

 

O Gesù vivente in Maria,

vieni a vivere nei tuoi servi,

nello spirito di santità,

con la pienezza della tua possanza,

con la realtà delle tue virtù,

con la perfezione delle tue vie,

con la comunicazione dei tuoi misteri;

domina tutte le potenze nemiche

con la potenza del tuo spirito

a gloria del Padre. Così sia.

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Preghiera della sera. Gennaio, mese dedicato alla Sacra Famiglia

29 gennaio 2015

Sacra Famiglia di JuanSimónGutiérrez

29 gennaio

 

Ci fu un tempo in cui era molto diffusa la devozione e la consacrazione ai Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe. Promotore di questa devozione e consacrazione a Gesù, Maria e Giuseppe fu San Giovanni Eudes, fondatore degli “Euditi”, che è stato chiamato “evangelista, apostolo e dottore” della stessa consacrazione.

La devozione al Cuore di Gesù raggiunse una grande diffusione a partire dalle apparizioni a Santa Margherita Maria Alacocque e dalla predicazione del Beato Claudio de la Colombier e da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Più tardi, Sant’Antonio Maria Claret, fondatore dei “Claretiani”, Figli dell’Immacolato Cuore di Maria, diffuse ovunque la devozione e consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.

I Carmelitani Scalzi, eredi dello spirito Giuseppino di Santa Teresa, la grande devota del santo Patriarca, promossero la devozione e consacrazione (schiavitù) al Cuore di San Giuseppe, verso la metà del secolo XVIII. Nel corso di questo secolo si incrementò notevolmente la devozione all’insieme dei tre Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe. Questo è testimoniato da documenti letterari, artistici, devozionali, libri, culti, confraternite e persino santuari dedicati ai tre Cuori di Gesù, Maria Giuseppe.

Nella Bibbia dire “cuore” è dire “uomo nella sua totalità”. Il cuore designa il più profondo dell’uomo, è il seggio del mistero e il segreto della vita. Il cuore è il simbolo dell’amore. Dare ad una persona il proprio cuore è darsi totalmente. Di conseguenza, onorare i Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe significa onorare le loro persone: il più intimo e il più grande delle loro persone: il loro amore. Il loro amore a Dio e il loro amore agli uomini. Ripetiamo anche noi le preziose giaculatorie: Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l’anima mia! Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell’ultima agonia! Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l’anima mia!

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 24(23)

29 gennaio 2015

 

Noi cerchiamo il tuo volto, Signore.

[1] Di Davide. Salmo.
Del Signore è la terra e quanto contiene,
l’universo e i suoi abitanti.

[2] È lui che l’ha fondata sui mari,
e sui fiumi l’ha stabilita.

[3] Chi salirà il monte del Signore,
chi starà nel suo luogo santo?

[4] Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non pronunzia menzogna,
chi non giura a danno del suo prossimo.

[5] Otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.

[6] Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

[7] Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.

 

Premere qui segue ….

 

 

Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della gloria. Chi è questo re della gloria? Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

«Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro?

 

 

Serenità interiore

San Serafino di Sarov, Detti

Acquista e conserva la pace interiore e migliaia intorno a te troveranno la salvezza.

Nulla aiuta di più la pace interiore che il silenzio: il dialogo incessante con se stessi e il silenzio con gli altri.

Non bisogna mai esagerare in nulla, ma fare in modo che il nostro amico, il corpo, rimanga fedele e partecipi alla nostra vita interiore.

Bisogna essere pazienti verso se stessi e sopportare le proprie mancanze come si sopportano quelle degli altri, ma bisogna anche non lasciarsi prendere dalla pigrizia e sforzarsi di sempre migliorare.

Davanti alle nostre mancanze non arrabbiamoci, non aggiungiamo un male ad un altro male, ma conserviamo la pace interiore, e dedichiamoci con coraggio a convertirci. La virtù non è una pera che si mangia in un solo boccone.

Dobbiamo attenderci gli attacchi del demonio. Come possiamo sperare che ci lascerà tranquilli se ha tentato anche nostro Signore Gesù?

Se Dio abbandonasse l’uomo a se stesso, il diavolo sarebbe pronto a ridurlo in polvere come un chicco di grano sotto la macina.

Guàrdati dallo spirito di scoraggiamento, perché di qui nasce ogni male.

Giudica te stesso, allora cesserai di giudicare gli altri.

Tweet del Papa

29 gennaio 2015

Il vero amore non bada al male ricevuto. Gioisce nel fare del bene.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), 29 gennaio 2015

Vangelo (Mc 4,26-34) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 30 Gennaio 2015) con commento comunitario

29 gennaio 2015

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,26-34)

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Questo è il Vangelo del 30 Gennaio, quello del 29 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Preghiera del mattino: PER L’UNITÀ DEI CONIUGI

29 gennaio 2015

 

Santo Bambino Gesù, ascolta la mia preghiera. Tu che sei tanto buono e pietoso con tutti, tu che da giovane mi aiutasti nei momenti difficili dello studio, tu che hai perdonato tanti miei peccati, la mia poca riconoscenza, la fragilità della mia fede, t’ invoco e ti supplico di concedermi questa grazia: riporta la pace nella mia famiglia, la serenità con la mia sposa (il mio sposo ). Perdonami se ultimamente 1 ‘ ho trascurata/to, ma tu sai bene che le/gli voglio bene, ora più di prima.

Ti invoco ancora con tutte le mie forze e con tutto il cuore di concedermi questa grazia che ti chiedo. Continuerò a pregare e ad invocarti, con l’ aiuto e l’ intercessione della tua Madre Immacolata.

Ti prego Gesù, non abbandonarmi!

Donaci la pace in famiglia! Amen.

Santo Bambino Gesù, Tu sai

Santo Bambino Gesù, Tu puoi

Santo Bambino Gesù, Tu vedi

Santo Bambino Gesù, provvedi

Santo Bambino Gesù, pensaci tu

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Preghiera della sera. Gennaio, mese dedicato alla Sacra Famiglia

28 gennaio 2015

Sacra Famiglia di JuanSimónGutiérrez

28 gennaio

 

I dolci nomi di Gesù, Maria e Giuseppe. Il nome esprime l’essere; tutto quello che è: la sua definizione.

Non vi sono nell’universo nomi più veri, più espressivi, più belli né più incantevoli dei nomi di Gesù, Maria e Giuseppe.

Dio stesso li riservò per suo Figlio e per i suoi verginali genitori. Ce li dà il Vangelo.

Gesù, Maria e Giuseppe: Nomi divini. Nomi pieni di misteri e di inesorabili ricchezze. Nomi ineffabili, che formano le delizie di Dio, la gioia degli angeli, il timore dei demoni e la felicità degli uomini.

Nomi, i più puri fra tutti i nomi: senza la più lieve macchia; i più belli: gli specchi più tersi della bellezza di Dio e delle sue perfezioni; i più ricchi: pieni di vita, di luce, d’armonia e d’amore, pieni di sapienza, di grazia e di bontà, pieni dei tesori del Paradiso; i più amabili: Dio con noi, nostra Signora, l’uomo giusto che significa la purezza da ogni colpa e la serenità di una coscienza limpida non solo dalle colpe che uccidono, come le gravi, ma anche da quelle che offendono, come le lievi; i più dolci: miele per le labbra, tenerezza per le orecchie, candore per gli occhi, speranza per il cuore; i più santi: in Gesù abita la pienezza della divinità; Maria è l’Immacolata, la piena di grazia; Giuseppe è ricolmo dei doni dello Spirito Santo. Gesù, Maria e Giuseppe, i vostri dolcissimi nomi sono la nostra delizia, la nostra speranza, la gioia del nostro cuore! Fate che li abbiamo sempre sulle nostre labbra! Fate che non si allontanino dalla nostra memoria! Fate che nell’ora della nostra morte inondino di gioia la nostra anima all’uscita di questo mondo!

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Santa Teresa d’Avila – Il Castello Interiore, Quinte Mansioni, Capitolo 1

28 gennaio 2015

In che modo l’anima si unisca a Dio durante l’orazione, e come conoscere se vi sia inganno

santa-tereza-avila[1]

1 – In che modo, sorelle, vi potrei parlare delle ricchezze, dei tesori e delle delizie che si trovano nelle quinte mansioni? Di queste, come di quelle che ancora restano, sarebbe meglio non parlare, perché non vi sono termini sufficienti, come non vi è intelletto per comprenderle, né paragoni per spiegarle.

Le cose della terra sono troppo basse per servire a questo scopo. Ma siccome Voi, o Signor mio, vi siete compiaciuto che alcune delle vostre serve ne godano tanto spesso, mandate luce dal cielo affinché io le sappia illuminare, premunendole contro gli inganni del demonio quando si trasformerà in angelo di luce. Dopo tutto, esse non desiderano che di piacervi.

2 – Ho detto che in queste mansioni ne entrano soltanto alcune, mentre avrei dovuto dire che solo pochissime non vi entrano.

Anzi, siccome vi è il più e il meno, penso che certe particolarità siano soltanto di poche. Tuttavia, arrivare anche solo alle porte è sempre una grande grazia di Dio, perché molti sono i chiamati e pochi gli eletti. Così di noi che portiamo questo sacro abito del Carmine.

Tutte siamo chiamate all’orazione e alla contemplazione perché in ciò è la nostra origine e siamo progenie di quei santi Padri del monte Carmelo che in grande solitudine e nel totale disprezzo del mondo cercavano questa gioia, questa preziosa margherita di cui parliamo: eppure in poche ci disponiamo per ottenere che Dio ce la scopra.

Quanto all’esteriore si va bene, ma quanto alle virtù necessarie per arrivare a detto stato, ci manca ancora moltissimo, per cui non dobbiamo mai trascurarci, né in poco né in molto.

Facciamoci coraggio, sorelle mie, e siccome un po’ di cielo lo possiamo godere fin da ora, supplichiamo il Signore a concederci di non rimanerne prive per nostra colpa, ma a mostrarcene la strada e a fortificarci l’anima, onde scavare sino a scoprire questo tesoro nascosto che sta dentro di noi. Se Dio si compiacerà di aiutarmi, ve ne dirò qualche cosa.

3 – Ho detto che ci fortifichi l’anima, acciocché intendiate che le forze del corpo, se Dio non le dà, non sono necessarie. Non solo Egli non impedisce ad alcuno di acquistarsi le sue ricchezze, ma si contenta che ognuno gli dia ciò che ha. Sia benedetto per sempre un così grande Signore!

Badate però, figliuole mie, che per acquistarvi ciò che dico, Egli esige che non vi riserviate nulla. Sia poco o molto quello che avete, lo vuol tutto per sé. Più o meno grandi saranno le grazie che ne avrete, ma sempre in proporzione di quello che vedrete di aver dato: per sapere se la nostra orazione arrivi o non arrivi all’unione, non vi è prova migliore.

Non crediate che questa orazione somigli al sonno, come la precedente: dico sonno in quanto che l’anima sembra che sia mezzo assopita, perché se pare che non sia del tutto addormentata, non si sente neppure sveglia.

Qui invece è addormentata – e addormentata profondamente – non solo a tutte le cose della terra, ma pure a se stessa, tanto che per la breve durata di questo fenomeno essa rimane così fuori di sé, da non poter formare alcun pensiero, neppure volendolo. Qui per sospendere il pensiero non c’è proprio da ricorrere ad alcuna industria. Se ama, non sa come, né chi; se vuole, non sa cosa vuole: è come se sia morta al mondo per più vivere in Dio.

4 – Ma è una morte deliziosa: morte, perché l’anima si sottrae a tutte le operazioni che può avere dall’unione col corpo; deliziosa, perché sembra che si separi dal corpo per meglio vivere in Dio.

Infatti, al corpo non so se rimanga tanto di vita da poter ancora respirare. Pensando ora a quest’ultima cosa, mi sembra che non gliene rimanga affatto. Almeno, se respira, non lo avverte.

L’intelletto vorrebbe tutto occuparsi per intendere qualche cosa di ciò che l’anima sente, ma siccome le sue forze non glielo permettono, rimane così sorpreso che, pur non perdendosi del tutto, non può muovere né mani né piedi, come si direbbe di una persona che fosse così svenuta da parerci morta.

Oh, segreti di Dio!… Non mi stancherei mai di parlarne, se pensassi di farne capire qualche cosa, disposta pure a dir mille spropositi pur di riuscirvi una volta sola, e procurare a Dio un maggior tributo di lodi.

5 – Ho detto che questa orazione non somiglia al sonno.

Nella mansione precedente, finché l’anima non ne abbia fatta una grandissima esperienza, rimane sempre con dubbio sui fenomeni subiti: se furono una sua illusione, se dormiva, se provennero da Dio o dal demonio trasformato in angelo di luce, e tanti altri timori: i quali del resto non è bene che manchino per il pericolo che qualche volta s’intrometta per davvero la nostra natura.

Se là le bestie velenose non hanno modo d’introdursi, vi possono penetrare certe lucertolette che per la loro sottigliezza si cacciano da per tutto: intendo parlare di quei piccoli pensieri provenienti dall’immaginazione e da quello che ho detto, i quali, benché non siano di danno – specialmente se si trascurano – spesso però infastidiscono.

Qui invece non possono entrare neppure le lucertolette più piccole, non essendovi immaginazione, memoria o intelletto capaci d’impedire un tanto bene.

Oso anzi affermare che se si tratta di vera unione con Dio, non vi può entrare a far danno nemmeno il demonio, perché allora Dio è unito all’essenza dell’anima, e il maligno non solo non ha ardire d’avvicinarsi, ma credo che di questi segreti non debba neppure intendersene.

La cosa è assai chiara. Se dicono che egli non conosce i nostri pensieri, a maggior ragione non deve conoscere questi segreti che Dio non confida neppure all’intelletto. Oh, stato felicissimo nel quale il maledetto non può fare alcun danno!

L’anima ne esce con grandissimi vantaggi, perché Dio opera in lei senza che alcuno vi metta ostacoli, neppure noi stessi. Che cosa allora non dovrà mai dare Chi tanto ama di dare, e può dare quanto vuole?

6 – Sembra che io v’ingeneri confusione. Ho detto se è unione di Dio, quasi che vi siano altre unioni. Altro se ve ne sono!…

Può darsi che in riguardo di certe vanità il demonio faccia uscire l’anima da se stessa per la grande passione con cui ella le ami, benché non nella stessa maniera né con gli stessi sentimenti di gioia, di soddisfazione, di diletto e di pace, di cui l’anima si sente ripiena quando l’operazione è da Dio.

I piaceri, le ebbrezze e le consolazioni della terra, nonché non essere paragonabili con i sentimenti che Dio produce, non hanno con essi alcuna relazione di origine, e ben diversa è l’impressione che ne risulta, come voi stesse avrete forse provato. Ho detto in altro luogo che è come se gli uni si sentano alla superficie del corpo e gli altri nel midollo delle ossa. Allora mi sono spiegata assai bene, ma ora meglio di così non so farlo.

7 – Però mi sembra che non siate ancora soddisfatte, e temiate di cadere in inganno.

Grande è la difficoltà che s’incontra nel discernimento di queste cose interiori.

Tuttavia, per coloro che ne hanno esperienza, può essere sufficiente quello che ho detto, nonostante che ben grande ne sia la differenza. Comunque, eccovi un segno evidente per non cadere in inganno ed accertarvi che l’operazione è di Dio.

Il Signore me l’ha riportato oggi alla memoria, e credo che sia sicuro. Nelle questioni più difficili, anche se mi pare di intenderle e di dire la verità, uso sempre questa espressione: Mi sembra; e ciò per far capire che se m’inganno, sono pronta a sottomettermi a coloro che ne san di più.

Costoro, benché di queste cose non abbiano esperienza, hanno però un certo senso che è loro proprio, e siccome Dio li destina a luce della sua Chiesa, quando si tratta di ammettere una verità li illumina Lui stesso.

Se non sono leggeri, ma veri servi di Dio, non solo non si scandalizzano di queste meraviglie, ma sono anzi persuasi che Dio ne possa fare assai di più; e se si tratta di fenomeni non ancora ben chiari, trovano modo di ammetterli studiando quelli che sono scritti.

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Vangelo (Mc 4,21-25) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 29 Gennaio 2015) con commento comunitario

28 gennaio 2015

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,21-25)

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Questo è il Vangelo del 29 Gennaio, quello del 28Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Udienza Generale  del Santo Padre Benedetto XVI di mercoledì 2 giugno 2010. San Tommaso d’Aquino

28 gennaio 2015

 

Piazza San Pietro

 

San Tommaso d’Aquino

Cari fratelli e sorelle,

dopo alcune catechesi sul sacerdozio e i miei ultimi viaggi, ritorniamo oggi al nostro tema principale, alla meditazione cioè di alcuni grandi pensatori del Medio Evo. Avevamo visto ultimamente la grande figura di san Bonaventura, francescano, e oggi vorrei parlare di colui che la Chiesa chiama il Doctor communis: cioè san Tommaso d’Aquino. Il mio venerato Predecessore, il Papa Giovanni Paolo II , nella sua Enciclica Fides et ratio ha ricordato che san Tommaso “è sempre stato proposto dalla Chiesa come maestro di pensiero e modello del retto modo di fare teologia” (n. 43). Non sorprende che, dopo sant’Agostino, tra gli scrittori ecclesiastici menzionati nel Catechismo della Chiesa Cattolica, san Tommaso venga citato più di ogni altro, per ben sessantuno volte! Egli è stato chiamato anche il Doctor Angelicus, forse per le sue virtù, in particolare la sublimità del pensiero e la purezza della vita.

Tommaso nacque tra il 1224 e il 1225 nel castello che la sua famiglia, nobile e facoltosa, possedeva a Roccasecca, nei pressi di Aquino, vicino alla celebre abbazia di Montecassino, dove fu inviato dai genitori per ricevere i primi elementi della sua istruzione. Qualche anno dopo si trasferì nella capitale del Regno di Sicilia, Napoli, dove Federico II aveva fondato una prestigiosa Università. In essa veniva insegnato, senza le limitazioni vigenti altrove, il pensiero del filosofo greco Aristotele, al quale il giovane Tommaso venne introdotto, e di cui intuì subito il grande valore. Ma soprattutto, in quegli anni trascorsi a Napoli, nacque la sua vocazione domenicana. Tommaso fu infatti attratto dall’ideale dell’Ordine fondato non molti anni prima da san Domenico. Tuttavia, quando rivestì l’abito domenicano, la sua famiglia si oppose a questa scelta, ed egli fu costretto a lasciare il convento e a trascorrere qualche tempo in famiglia.

Nel 1245, ormai maggiorenne, poté riprendere il suo cammino di risposta alla chiamata di Dio. Fu inviato a Parigi per studiare teologia sotto la guida di un altro santo, Alberto Magno, sul quale ho parlato recentemente. Alberto e Tommaso strinsero una vera e profonda amicizia e impararono a stimarsi e a volersi bene, al punto che Alberto volle che il suo discepolo lo seguisse anche a Colonia, dove egli era stato inviato dai Superiori dell’Ordine a fondare uno studio teologico. Tommaso prese allora contatto con tutte le opere di Aristotele e dei suoi commentatori arabi, che Alberto illustrava e spiegava.

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Preghiera del mattino: A Santa Lucia

28 gennaio 2015

Queste suppliche, o nobile e pietosa Santa Lucia,
noi Te le porgiamo in modo particolare
per una persona malata
che ci sta tanto a cuore.
La carità ci stringe ad essa,
la sua affiliazione e la pena dei parenti,
ci hanno condotti qui dinanzi al tuo altare.
La nostra fiducia in Te è grande;
ma più grande e piena di amorosa sollecitudine
è la Tua bontà.
Dici dunque una sola parola
a Gesù per la persona
che per mezzo nostro a Te si raccomanda
e falla presto felice
ottenendo per lei la perfetta
e tanto necessaria guarigione negli occhi.
Gloria al Padre…

Preghiera per una persona malata
Composta da Papa Giovanni XXIII

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Preghiera della sera. Gennaio, mese dedicato alla Sacra Famiglia

27 gennaio 2015

Sacra Famiglia di JuanSimónGutiérrez

27 gennaio

 

La casetta di Nazareth è il soccorso per tutti i bisognosi. Tanti poveri e ammalati, abbandonati e vedovi vanno da Gesù, Maria e Giuseppe per ricevere una parola di conforto. E loro Tre sono sempre pronti a consolare e a rianimare. Ma Giuseppe e Maria lasciano parlare Gesù, perché il Suo parlare già guarisce.

Quanta pace regna nella casetta divina della Santa Famiglia! Anche gli Angeli scesi dal Cielo per adorare Dio fatto uomo, rimangono in adorante silenzio.

Gesù, Maria e Giuseppe non parlano molto, ma amano sempre. Il sorriso è stampato nei loro Volti, e la gioia è espressa nel silenzio. E come non considerare la preghiera che Gesù, Maria e Giuseppe rivolgono incessantemente al Padre.

La casetta di Nazareth è stata la prima Chiesa, anche perché lì, nell’Incarnazione Maria si fece Chiesa. C’è Dio, la Chiesa e il primo Santo fedele, Giuseppe, che inginocchiato, prega senza stancarsi.

Questa casetta di Nazareth è divenuta un Tabernacolo, perché vi dimora Dio, adorato da Maria e Giuseppe. I due Santi Sposi hanno trascorso tanti anni in compagnia di Dio: mangiato, dormito, lavorato, cantato i Salmi con Colui che i Cieli non possono contenere.

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Il Volto Santo di Manoppello

27 gennaio 2015

http://www.voltosanto.it/Italiano/paginadx1.php?c=1

http://www.zenit.org/it/articles/l-enigma-del-velo-della-veronica

Tweet del Papa

27 gennaio 2015

Auschwitz grida il dolore di una sofferenza immane e invoca un futuro di rispetto, pace ed incontro tra popoli.

 

Papa Francesco su Twitter  (@Pontifex_it ), 27 gennaio 2015

Video: il Santuario del Divino Amore

27 gennaio 2015

Santa Messa per le Figlie di Sant’Angela Merici. Omelia del Beato Paolo VI

27 gennaio 2015

Sabato, 27 agosto 1966

 

EDIFICANTI ESEMPI

L’Augusto Pontefice intrattiene il devoto uditorio con affabile conversazione, della quale diamo i principali punti, così come abbiamo potuto annotarli.

Sua Santità ricorda, in primo luogo, i particolari vincoli di ammirazione che legano la sua persona e quelle di alcuni suoi familiari alla gloriosa istituzione bresciana, nata quattro secoli or sono dal cuore apostolico di S. Angela Merici.

Il primo incontro, – ricorda Sua Santità – avvenne proprio a Roma, in occasione di un viaggio che Egli compì, all’età di non ancora dieci anni, nel 1907, con i genitori, i fratelli, la nonna e una zia. In quella circostanza la Famiglia Montini fu ricevuta in privata udienza da S. Pio X, al quale il venerato padre del futuro Sommo Pontefice illustrò il programma delle celebrazioni indette per il primo centenario della Canonizzazione di S. Angela Merici, compiuta il 24 maggio 1807 da Pio VII.

Il Santo Padre rievoca altre non dimenticabili occasioni di edificanti ricordi ed esprime la ammirazione per alcune nobili anime da Lui incontrate nella Compagnia di S. Angela, che, con esempi luminosi di virtù, di dedizione, di umile bontà, si prodigarono in opere elette: il loro nome è rimasto impresso nel suo spirito e vivo nella sua memoria.

Più oltre Sua Santità ama ricordare le figure e le opere delle impareggiabili sorelle Elisabetta e Maddalena Girelli, alle quali si deve il rifiorimento delle Compagnie di S. Orsola, in questo secolo, specialmente a Brescia; e di Bianca Piccolomini, restauratrice dell’Istituto a Siena.

Nella casa di Maddalena Girelli, inferma, il sacerdote Giovanni Battista Montini, pochi giorni dopo la sacra Ordinazione, si recò a celebrare una delle sue prime Messe, ed anche questo avvenimento è collegato alle primizie del suo ministero sacerdotale. Edificante fu l’impressione delle eccezionali virtù delle due sorelle; e senza dubbio sono nel giusto coloro i quali ritengono che tali virtù possano essere proposte alla Chiesa per una auspicata glorificazione delle due degnissime Serve di Dio.

Altra gradita conferma dello spirito e del metodo delle brave Orsoline fu la grande straordinaria Missione in Milano nel 1957, durante la quale le Figlie di S. Angela Merici si prodigarono con intenso fervore.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 110(109)

27 gennaio 2015

Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore.

 

[1] Di Davide. Salmo.
Oracolo del Signore al mio Signore:
“Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi”.

[2] Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
“Domina in mezzo ai tuoi nemici.

[3] A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora,
come rugiada, io ti ho generato”.

[4] Il Signore ha giurato
e non si pente:
“Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchisedek”.

[5] Il Signore è alla tua destra,
annienterà i re nel giorno della sua ira.

[6] Giudicherà i popoli:
in mezzo a cadaveri
ne stritolerà la testa su vasta terra.

[7] Lungo il cammino si disseta al torrente
e solleva alta la testa.

 

 

Premere qui per ascoltarlo.

 

“Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek”.

E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

 

 

Dio onnipotente, che io possa risorgere con Gesù

Adattamento dalla liturgia del sabato dopo le ceneri

Dio onnipotente,
grazie perché hai mandato il tuo divin Figlio Gesù
a chiamare non i giusti, ma i peccatori.
Grazie perché tu sei buono, pieno di misericordia
e sempre pronto al perdono.
Gazie perché guardi con bontà la debolezza dei tuoi figli,
tra i quali sono pure io con le mie fragilità e miserie;
grazie perché la tua misericordia è generosa
e ti rivolgi a me con una clemenza grande;
grazie perché mi difendi dal male
e mi assicuri la tua paterna protezione;
grazie perché tendi il tuo orecchio a me
che sono povero e infelice.
Ho bisogno, ogni giorno e tutto il giorno, della tua pietà
perché non muoia nei miei peccati
ma cambi vita e direzione di cammino e viva.
Per questo, fa’ che partecipi alla Pasqua del tuo divin Figlio Gesù
e con lui io risorga:
almeno da una mia pigrizia e inerzia costante,
almeno da un mio rimando ricorrente,
almeno da un mio ritardo abituale,
almeno da una mia omissione comoda,
almeno da una mia indecisione irresponsabilizzante,
almeno da una mia trascuratezza danneggiante.
Insegnami a camminare sulla tua strada e per la tua strada
con pensieri e azioni conformi alla tua volontà.
Ascolta, per intercessione di Maria, la mia preghiera di supplica
e custodiscimi nella fedeltà al mio unico Salvatore e al suo Vangelo.
Amen.

 

 

 

 

Vangelo (Mc 4,1-20) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 28 Gennaio 2015) con commento comunitario

27 gennaio 2015

San Tommaso D’Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,1-20)

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.

Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre pati caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

Questo è il Vangelo del 28 Gennaio, quello del 27 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Preghiera del mattino: Per i malati

27 gennaio 2015

 

O santo Bambino Gesù, padrone della vita e della morte, prostrato davanti a te ti adoro profondamente e t’ imploro per ottenere la guarigione di (nome).

La persona che ti raccomando soffre immensamente, in preda ai dolori e non può trovare altra salvezza che nella tua onnipotenza, nella quale pone la sua speranza.

Solleva le sue sofferenze, donagli(le) perfetta salute, se ciò è secondo la tua volontà.

Aggiungi, Bimbo divino, alle meraviglie già operate, una nuova meraviglia; accetta la mia supplica ed esaudiscimi.

Amen.

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Messaggio del 25.gennaio.2015 Medjugourje

26 gennaio 2015

Ecco il testo dell’ultimo messaggio della Madonna a Marija Pavlovic del 25. gennaio 2015

 

 
“Cari figli! Anche oggi vi invito: vivete nella preghiera la vostra vocazione.

Adesso, come mai prima, Satana desidera soffocare con il suo vento contagioso dell’odio e dell’inquietudine l’uomo e la sua anima. In tanti cuori non c’è gioia perché non c’è Dio né la preghiera. L’odio e la guerra crescono di giorno in giorno.

Vi invito, figlioli, iniziate di nuovo con entusiasmo il cammino della santità e dell’amore perché io sono venuta in mezzo a voi per questo. Siamo insieme amore e perdono per tutti coloro che sanno e vogliono amare soltanto con l’amore umano e non con quell’immenso amore di Dio al quale Dio vi invita. Figlioli, la speranza in un domani migliore sia sempre nel vostro cuore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

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La Chiesa sembra guardare con favore ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje.

 

 

Preghiera della sera. Gennaio, mese dedicato alla Sacra Famiglia

26 gennaio 2015

Sacra Famiglia di JuanSimónGutiérrez

26 gennaio

 

Gesù non è ancora nato, si trova nel grembo della Madre e già dona Grazie, santificando Giovanni Battista, che è nel grembo di Elisabetta. Quanto è buono Gesù! Non pensa altro che ad amare, a donare Grazie e a far del bene a tutti.

Gesù nasce e Giuseppe rimane estatico nel vedere Dio fatto Bambino. Giuseppe diventa il più tenero mite e dolce dei padri, specialmente quando prende in braccio Gesù. È l’Uomo più felice.

Mentre vanno al Tempio, il Bambinello sorride contento perché così adempirà la Legge. Giuseppe è commosso fino alle lacrime; Maria non fa altro che ripetere atti d’amore a Dio Suo Figlio. Come sono buoni, miti e dolci loro Tre. Sanno solo amare e perdonare. Davanti ai Dottori della Legge, Gesù dodicenne insegna con autorità piena di dolcezza. Quelli rimangono incantati dal modo amabile di Gesù, dalla grazia del Suo portamento, dal Volto di fanciullo infiammato di Amore Divino. È l’Amore che parla, risponde, spiega, insegna ed ama. Sempre ama.

I Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe sono uniti in un unico battito. Chi potrà mai comprendere cosa avviene nella casetta di Nazareth?

Il Cuore di Gesù è sgorgato dal Cuore di Maria, e quello di Giuseppe è modellato suoi Cuori di Madre e Figlio.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 96(95)

26 gennaio 2015

 

Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

 

[1] Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra.
[2] Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

[3] In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

[4] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dei.

[5] Tutti gli dei delle nazioni sono un nulla,
ma il Signore ha fatto i cieli.

[6] Maestà e bellezza sono davanti a lui,
potenza e splendore nel suo santuario.

[7] Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,

[8] date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri,

 

 

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Dite tra i popoli: “Il Signore regna!”. Sorregge il mondo, perché non vacilli; giudica le nazioni con rettitudine.

 

 

Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”.

 

 

8. Tienimi alla tua porta

Rabindranath Tagore

Degnati di tenermi alla tua porta,
come servo sempre vigile e attento;
mandami come messaggero per il regno
ad invitare tutti alle tue nozze.

Non permettere ch’io affondi
nelle sabbie mobili della noia,
non lasciarmi intristire nell’egoismo,
in pareti strette senza cielo aperto.

Svegliami, se m’addormento nel dubbio
e sotto la coltre della distrazione;
cercami, se mi perdo nelle molte strade
tra grattacieli d’inutili cose.

Non permettere ch’io pieghi il mio cuore
all’onda violenta dei molti;
tienimi alta la testa,
orgoglioso d’essere tuo servo.

S. Teresa d’Avila- il Castello Interiore, Quarte Mansioni, Capitolo 3

26 gennaio 2015

Tratta dell’orazione di raccoglimento – Ordinariamente Dio l’accorda prima della precedente, che è quella dei gusti divini – Effetti dell’una e dell’altra

santa-tereza-avila[1]

1 – Gli effetti di questa orazione sono molti, e ne dirò alcuni. Ma prima voglio parlare dell’orazione che ordinariamente la precede. Non ne dirò che poche parole, perché ne ho già parlato altrove.

Si tratta di un raccoglimento che mi sembra anch’esso soprannaturale.

Benché non consista nello starsene al buio, nel chiudere gli occhi e in altre cose esteriori, tuttavia gli occhi si chiudono e si desidera la solitudine.

E con ciò pare che senza alcuna fatica si vada costruendo l’edificio dell’orazione precedente. I sensi e le altre cose esteriori sembrano rinunciare a ogni loro diritto, per dar modo all’anima di ricuperare i suoi che aveva perduti.

2 – Coloro che ne trattano, dicono che l’anima rientra in se stessa e che alle volte sale sopra se stessa. Ma se io mi servo di questo linguaggio, non riesco a dir nulla. Io ho questo di cattivo: di pensare che voi intendiate le espressioni che mi fabbrico io, le quali forse non saranno intese che da me.

Immaginiamoci dunque che i sensi e le potenze – che secondo il paragone adottato, sono gli abitanti del castello – siano fuggiti fuori e vivano da giorni ed anni con gente straniera, nemica del bene del castello.

Riconoscendo finalmente il loro torto, ritornano, si avvicinano al castello, ma non si decidono ad entrarvi per la tirannia della cattiva abitudine contratta. Tuttavia, girano intorno e non tradiscono più.

Il gran Monarca che risiede nel castello, vedendo la loro buona volontà si lascia impietosire, e nella sua grande misericordia decide di chiamarli a sé.

A guisa di buon pastore, emette un fischio tanto soave da non esser quasi percepito, ma con il quale fa loro conoscere la sua voce, acciocché lasciata la via della perdizione, rientrino nel castello.

E ciò fanno immediatamente, perché quel fischio è di così grande efficacia da districarli da tutte le cose esteriori fra le quali vivevano. Mi sembra di non essermi mai spiegata così bene come in questo momento.

Quando il Signore accorda questa grazia, si ha un aiuto particolare per cercar Dio in noi stessi. Qui lo si trova meglio e con maggior profitto che non nelle creature, e qui afferma d’averlo trovato anche S. Agostino dopo averlo cercato altrove.

3 – Ma non crediate che si possa ottenere il raccoglimento procurando di applicare l’intelligenza a considerare che Dio è in noi, o cercando di rappresentarcelo nell’anima mediante l’immaginazione.

Questo sarà un ottimo ed eccellente metodo di meditazione, perché fondato sulla verità dell’inabitazione di Dio, ma non è quello che io intendo dire, perché, dopo tutto, è sempre una cosa che con l’aiuto del Signore può essere fatta da chiunque.

Non così di quello che intendo io, perché alle volte gli abitanti si trovan nel castello prima ancora che si cominci a pensare a Dio. Non so come vi siano entrati, né come abbiano udito il fischio del pastore. Ciò non fu certamente per le orecchie, con le quali non si percepisce nulla, ma per aver sentito un certo vivo desiderio di ritirarsi soavemente nell’interno.

Mi capirà bene chi ne avrà l’esperienza, perché io non so spiegarmi di più.

Mi pare di aver detto che succede come di un riccio o di una tartaruga quando si ritirano in se stessi. Colui che lo scrisse deve averlo inteso assai bene. Però questi animali si ritirano quando vogliono, mentre qui non dipende da noi, ma solo da Dio quando ce ne vuol favorire.

Dovendo essere chiamati ad occuparsi in modo speciale di ciò che riguarda l’interiore, sono persuasa che Dio non conceda questa grazia se non a coloro che van staccandosi da tutto, se non con l’opera, perché impediti dal loro stato, almeno con il desiderio.

E se questi che Dio invita a salire gli lasciano mano libera, posso affermare che non si fermeranno qui.

4 – Chi scopre in sé questi effetti ne ringrazi molto il Signore, essendo doveroso che si mostri riconoscente, e in tal modo si disporrà ad altre grazie più grandi.

Inoltre, questo stato serve per abituarci – come si consiglia in alcuni libri – a tralasciare ogni discorso per attendere a quello che Dio fa in noi.

Però, se il Signore non ha ancora cominciato a sospenderci, non so se si potrà così fermare il pensiero da non averne più danno che vantaggio. Su questo argomento hanno molto discusso alcune persone spirituali, ma io – confesso la mia poca umiltà – non ho mai trovato nelle loro ragioni tanta forza da farmi arrendere a quello che dicevano.

Una di loro mi allegò un certo libro del santo – come credo che sia – fra Pietro d’Alcantara, a cui mi sarei sottomessa volentieri perché se n’intendeva. Orbene, leggendo insieme quel libro, lo trovammo del mio stesso parere.

Non si esprime con le medesime parole, ma da ciò che dice si capisce che l’amore dev’essere già acceso.

5 – Può darsi che m’inganni, ma ecco i motivi su cui mi appoggio. Primieramente, perché in queste cose di spirito fa più chi meno pensa e meno vuol fare. Dobbiamo essere come un povero bisognoso che sta innanzi a un grande e ricco imperatore: chiedere, abbassare gli occhi e aspettare con umiltà.

Quando Dio ci farà capire per certe sue vie segrete che ci sta ascoltando, allora, giacché ci ha permesso di stargli innanzi, sarà bene che ci mettiamo in silenzio, procurando – ciò che potendo non sarà male – di non porre in moto l’intelletto.

Ma se notiamo che il Re non ci ha né veduti né sentiti, guardiamoci bene dallo star là come tonti, a guisa di anime che per essersi sforzate di frenare i pensieri e violentate per non pensare a nulla, si trovano in più grande aridità e forse in maggiore inquietudine d’immaginazione. Dio vuole che gli facciamo delle domande, che pensiamo di essere alla sua presenza, persuasi che Egli conosca quello che ci conviene. Non so affatto persuadermi che le industrie umane possano avere qualche valore in cose che Dio ha riservate a sé.

Sembra che in queste Egli abbia posto dei limiti, mentre ne ha lasciate libere molte altre che con il suo aiuto possiamo fare anche noi – sempre fin dove ce lo permetta la nostra miseria – come le penitenze, l’orazione e le altre buone opere.

6 – La seconda ragione è che queste operazioni interiori sono soavi e pacifiche, mentre ciò che vien fatto con pena è più di danno che di vantaggio. (Chiamo fatte con pena quelle azioni che esigono uno sforzo, come i1 trattenere il respiro).

L’anima deve abbandonarsi nelle mani di Dio, affinché Egli ne faccia quel che vuole; deve dimenticarsi di ogni suo interesse e fare il possibile per rassegnarsi alla sua divina volontà.

La terza ragione è che la stessa preoccupazione di non pensare a nulla può eccitare a pensare molto.

La quarta, perché non vi è nulla di più utile e di più gradevole a Dio che dimenticarci di noi stessi, dei nostri interessi, delle nostre soddisfazioni personali, per occuparci del suo onore e della sua gloria.

Ora, come può dimenticarsi di se stesso chi è tutto intento a non distrarsi, sino a non permettere che la sua intelligenza e i suoi affetti si muovano a desiderare la maggior gloria di Dio e a rallegrarsi per quella che già gode? Se é Dio che sospende l’intelletto, gli dà da occuparsi in altro modo, e ciò mediante una illustrazione così chiara che esso ne rimane assorto, persuaso che per certe cose non può proprio far nulla.

Tuttavia, e senza che ne sappia il modo, si trova meglio ammaestrato che non con l’impiego di tutte le sue diligenze, con le quali piuttosto si sarebbe fatto del danno.

Siccome Dio ci ha dato le potenze per aiutarci ad agire, non vedo perché si debbano sospendere, tanto più che ad ogni loro azione ha da corrispondere un premio. Lasciamole fare il loro ufficio, fino a quando Dio non si degni elevarle a uno più grande.

7 – Per l’anima che Dio ha voluto mettere in questa mansione, non vi è nulla di più conveniente, secondo me, che di attenersi a quello che ho detto: cioè, procurare, senza rumore e senza violenza, d’impedire che l’intelletto discorra, ma senza sospenderlo, né sospendere il pensiero, bensì impiegarlo nel ricordarsi della presenza di Dio e della sua natura divina.

Se l’intelletto si sospende da solo per quello che sente in sé, ciò sia alla buon’ora, purché si guardi dal volere intendere di che si tratta. Il dono è fatto solo alla volontà, e bisogna lasciarglielo godere senza ricorrere ad alcuna industria, eccetto a qualche parola amorosa. Del resto, avviene spesso in questo stato che, pur non procurandolo, si rimanga li senza pensare a nulla, benché solo per poco.

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Video: la Santa casa di Loreto

26 gennaio 2015

Udienza Generale del Santo Padre Benedetto XVI di mercoledì 13 dicembre 2006. Santi Tito e Timoteo

26 gennaio 2015

 

Aula Paolo VI

 

Timoteo e Tito

Cari fratelli e sorelle,

dopo aver parlato a lungo del grande apostolo Paolo, prendiamo oggi in considerazione i suoi due collaboratori più stretti: Timoteo e Tito. Ad essi sono indirizzate tre Lettere tradizionalmente attribuite a Paolo, delle quali due destinate a Timoteo e una a Tito.

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Vangelo (Mc 3,31-35) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 27 Gennaio 2015) con commento comunitario

26 gennaio 2015

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 3,31-35)

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.

Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».

Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Questo è il Vangelo del 27 Gennaio, quello del 26 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Preghiera del mattino: PER I GENITORI

26 gennaio 2015

 

Gesù Bambino, nella tua bontà hai messo al mio fianco il papà e la mamma che, col loro amore e la loro esperienza mi consigliano e aiutano nel cammino, talvolta difficile della vita.

Ti prego di conservarli vicino a me; fa’ che possiamo sempre comprenderci e amarci come tu, Padre, ami tutti noi; dona loro la forza fisica e spirituale, necessaria per camminare sempre con me, guidarmi e correggermi; fa’ che possa renderli felici nella loro difficile missione.

Amen.

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Preghiera della sera. Gennaio, mese dedicato alla Sacra Famiglia

25 gennaio 2015

Sacra Famiglia di JuanSimónGutiérrez

25 gennaio

 

Colui che sta nella casetta di Nazareth è il Re e Signore del mondo, ma per amore del Padre lascia il cielo dove veniva adorato da miriadi di Angeli e vive in una povera dimora in mezzo a due creature. Non è legato a niente, e pensa solo di fare la Volontà del Padre. Per tutta la vita vivrà con la mente e il Cuore rivolti al Padre.

Ci ha insegnato che per piacere al Padre occorre liberare il cuore dalle cose terrene e passeggere, per riempirlo di Dio, di ciò che rende liberi per volare in alto, per cercare solo le cose di lassù.

Ogni nostro attacco alle cose materiali è un distacco dalle cose spirituali e da Gesù, Maria e Giuseppe. Più in noi ci sarà il desiderio delle cose terrene e meno la grazia divina ricolmerà la nostra anima.

«Beati i puri di cuore perché vedranno Dio», – diceva Gesù. Solo i puri nel cuore e nel corpo vedranno Dio.

Il Corpo di Maria, Madre di Dio, profumava di Paradiso.

San Giuseppe fu scelto come Capo della Santa Famiglia, per la Sua eccelsa purezza. Per questa ragione, Gesù non sentiva ritegno di crescere fra le Sue braccia, quando era Bambinello; e Maria – il Paradiso di Dio in terra -, nello Sposo vedeva il Vergine ricco di meriti.

Purezza, significa avere corpo, mente e cuore ad imitazione di Gesù, Maria e Giuseppe. Preghiamo Loro intensamente, perché questo è il dono che meglio ci farà innalzare verso Dio.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 25(24)

25 gennaio 2015

 

Fammi conoscere, Signore, le tue vie.

 

[1] Di Davide.
A te, Signore, elevo l’anima mia,

[2] Dio mio, in te confido: non sia confuso!
Non trionfino su di me i miei nemici!

[3] Chiunque spera in te non resti deluso,
sia confuso chi tradisce per un nulla.

[4] Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.

[5] Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
in te ho sempre sperato.

[6] Ricordati, Signore, del tuo amore,
della tua fedeltà che è da sempre.

[7] Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

[8] Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;

[9] guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.

[10] Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia
per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.

[11] Per il tuo nome, Signore,
perdona il mio peccato anche se grande.

[12] Chi è l’uomo che teme Dio?
Gli indica il cammino da seguire.

 

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Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua verità e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza, in te ho sempre sperato.

 

 

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo»……..

«Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini».

 

 

 

Preghiera per le vocazioni

Giovanni Paolo II, Messaggio Giornata Mondiale per le vocazioni 1987

Signore Gesù,
come un giorno hai chiamato i primi discepoli
per farne pescatori di uomini,
così continua a far risuonare anche oggi
il tuo dolce invito: “Vieni e seguimi”!
Dona ai giovani e alle giovani
la grazia di rispondere prontamente alla Tua voce!
Sostieni nelle loro fatiche apostoliche
i nostri vescovi, i sacerdoti, le persone consacrate.
Dona perseveranza ai nostri seminaristi
e a tutti coloro che stanno realizzando
un ideale di vita totalmente consacrato al Tuo servizio.
Risveglia nelle nostre comunità
L’impegno missionario.
Manda, Signore, operai nella tua messe
e non permettere che l’umanità si perda
per mancanza di pastori, di missionari
e di persone votate alla causa del Vangelo.
Maria, Madre della Chiesa, modello di ogni vocazione,
aiutaci a rispondere di “sì” al Signore che ci chiama
per collaborare al disegno divino di salvezza.
Amen.

 

 

Massimiliano Kolbe

25 gennaio 2015

Ecco, forse, la chiave di questo nostro tempo…

Nel dipinto (nella Basilica di Sant’Antonio di Padova) di Annigoni Massimilano Kolbe, morto nel campo di concentramento di Auschwitz il 14 agosto 1941, sale al cielo nel cuore di Maria che con le sue mani lo plasma, lo benedice, lo protegge e lo prende tra le sue braccia…

Crediamo profondamente nella preghiera in Cristo con Maria, i santi, i nostri cari in cielo e ogni persona che accoglie la misericordia di Dio…

Portare la freccetta di scorrimento al minuto 47,22.

Celebrazione eucaristica nella festività della conversione di San Paolo. Omelia di S. Giovanni Paolo II

25 gennaio 2015

 

 Venerdì, 25 gennaio 1985

 

“Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme” (Sal 133, 1).

Con questi sentimenti di ammirazione e di letizia, espressi dal salmista, mi rivolgo a tutti voi, qui riuniti per incontrare il Signore nella sua parola e nel suo corpo. Ci incontriamo con lui, nostro unico Salvatore, nostro unico Maestro, ma ci incontriamo anche fra di noi, in questa celebrazione conclusiva della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

La gioia di questo incontro con il Signore e fra i fratelli è reso più vivo dalla presenza dei pastori e di numerosi fedeli delle altre Chiese e comunità ecclesiali presenti a Roma. A loro tutti il mio speciale saluto e il mio ringraziamento per avere voluto prendere parte a questo intenso momento di unione spirituale.

Uniti quindi spiritualmente con tutte le Chiese locali del mondo, nelle quali in questo Ottavario è stata intensificata la preghiera e la riflessione fraterna tra i fedeli di diverse confessioni, e uniti come membri della diocesi di Roma, concludiamo insieme questo itinerario di diverse iniziative di preghiera e di incontri fraterni qui, nella basilica dell’apostolo Paolo, dopo opportune iniziative alle quali in modo particolare hanno preso parte i giovani, impegnandosi anche in concreti gesti di carità a favore dei fratelli bisognosi, specialmente di quelli privi di un tetto e di una famiglia, che hanno sofferto per il freddo e la neve degli scorsi giorni.

Queste iniziative sono state sostenute dalla quotidiana preghiera, resa più intensa in questa basilica dall’adorazione Eucaristica quotidiana, che ha avuto inizio con questa Settimana di preghiere e che continuerà per il futuro, grazie alla partecipazione di monaci, religiosi, famiglie, gruppi parrocchiali del settore Sud di Roma; iniziative, alle quali esprimo oggi tutto il mio più vivo compiacimento ed incoraggiamento.

Per felice consuetudine, la conclusione della Settimana di preghiere per l’unità dei cristiani viene celebrata in questa basilica nella festa della conversione di San Paolo, evento centrale non solo per l’apostolo, ma per tutta la Chiesa delle origini. Siamo perciò sollecitati a fissare il nostro sguardo sulla figura di Paolo di Tarso, sulla Settimana di preghiera e, infine, sulla relazione dell’uno e dell’altra con l’impegno solenne assunto dalla Chiesa cattolica di lavorare instancabilmente alla ricomposizione dell’unità di tutti i cristiani.

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Vangelo (Lc 10,1-9) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 26 Gennaio 2015) con commento comunitario

25 gennaio 2015

SANTI TIMOTEO e TITO, vescovi – Memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”»

Questo è il Vangelo del 26 Gennaio, quello del 25 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

 

Preghiera del mattino: Offrire la propria giornata a Gesù Bambino

25 gennaio 2015

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre

Appena svegli possiamo rivolgere subito il pensiero e il cuore al santo Bambino:

Santo Bambino Gesù, benedicimi

Vestendoci si può fare la seguente offerta:

Santissimo Bambino Gesù, vero Dio e vero uomo, nostro salvatore, ti adoro, ti amo e mi consacro in questo giorno totalmente a te.

A te dono i miei occhi, le mie orecchie, le mani, il cuore, la mia anima e la mia mente.

 Ti prego, mediante la tua santa infanzia di concedermi la grazia di esserti fedele e di mantenermi costante in questa mia offerta.

Difendimi dai miei nemici visibili e invisibili e considerami tua proprietà.

 Prima di uscire offriamo l ‘ intera giornata a Gesù Bambino:

Bambino Gesù, al principio di questa nuova giornata t’ imploro, con infinita fiducia di aiutarmi a far sì che questo nuovo giorno sia una passo ulteriore sulla via del bene e della virtù.

Confido nel tuo onnipotente aiuto e nella tua santa protezione, affinché tu mi preserva dal peccato e dal male e la tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei amen.

 Gesù caro e misericordioso, abbi pietà di me.

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Angelus Domini. Diretta e testo della meditazione

25 gennaio 2015

Domenica 25 gennaio 2015

 

Diretta alle 11,55 circa

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2015/1/22/angelus.html

 

 

Medjugorie, 25 gennaio 2015. Testo e audio del messaggio della Madonna. Prossima pubblicazione

24 gennaio 2015

 

Il messaggio sarà dato alla veggente Marija nel corso della giornata e verrà pubblicato appena possibile su questo sito in altro post.

 

 

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Testo del precedente Messaggio dato a Mirjana il 2 gennaio 2015

“ Cari figli, sono qui in mezzo a voi come madre che desidera aiutarvi affinchè conosciate la verità.Mentre vivevo la vostra vita sulla terra io avevo la consapevolezza della verità e con ciò un pezzettino di paradiso sulla terra.Perciò per voi miei figli desidero lo stesso: il Padre celeste desidera cuori puri, colmi della consapevolezza della verità.Desidero che amiate tutti coloro che incontrate, perchè anche io amo mio Figlio in ognuno di voi.Questo è l’inizio per conoscere la verità.A voi si offrono molte false verità, le supererete con il cuore purificato con il digiuno, con la preghiera, con il sacrificio e con l’osservanza del vangelo.Questa è l’unica verità, questa è la verità che mio Figlio vi ha lasciato.Non dovete contemplarla soltanto, questo si chiede da voi, da voi si chiede ciò che anche io ho fatto, di amare e donare.Figli miei, se amate, i vostri cuori saranno la dimora di mio Figlio e la mia e la Parola di mio Figlio sarà la guida della vostra vita.Figli miei, mi servirò di voi, apostoli dell’amore per aiutare tutti i miei figli affinchè conoscano la verità.Figli miei, io ho pregato sempre per la Chiesa di mio Fglio, perciò questa cosa chiedo anche a voi: pregate affinchè i vostri pastori si illuminino dell’amore di mio Figlio.Vi ringrazio.”

 

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La Chiesa sembra guardare con favore ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje.

 

Preghiera della sera. Gennaio, mese dedicato alla Sacra Famiglia

24 gennaio 2015

Sacra Famiglia di JuanSimónGutiérrez

24 gennaio

 

Nel mese dedicato alla Santa Famiglia non possiamo tralasciare l’amore al sacrificio dei tre augusti Personaggi.

Quanto hanno sofferto Gesù, Giuseppe e Maria! Sono stati come gigli tra le spine, tra le spine di questo mondo immerso nel peccato, che Gesù era venuto a salvare a prezzo del Suo sangue.

La Madonna unisce tutte le sue sofferenze a quelle di Gesù e rivive nel suo Cuore immacolato tutti i patimenti del Redentore, tanto da divenire la Corredentrice del genere umano.

Consideriamo i Santi Sposi che già prevedono l’imminente passione di Gesù, soffrendo nel loro Cuore un dolore indicibile, dolore accettato con piena uniformità al Volere divino.

Erano lieti nel patire e vedevano nella sofferenza una grazia del Signore che abbelliva sempre più le loro anime, vedevano nella sofferenza un legame che li univa sempre di più al loro Gesù ed erano i primi a seguire il Divin Maestro, ancora tenero Bambino lungo la via per Lui tracciata dal Padre Celeste: via stretta ed aspra che conduce alla beatitudine eterna. Amiamo anche noi la Croce che il Signore ci porge e siamone riconoscenti; seguiamo il Signore portandola con amore, un giorno sarà questa croce a schiuderci il Regno dei Cieli.

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