Altre poesiole

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La settima terra

Ogni sera che viene
è una sera che piango.
Riguardo il mattino.
Ogni terra che penso
è speranza lontana,
di giorni lontani,
che amo soltanto
in una foto del futuro.
Ritorna la sera.
Ritorna il mio letto, la mia nave,
la mia solita nave di sempre,
in cui piango da solo terre lontane.
Ogni terra che penso
è una sera, è un mattino.
Ogni terra che penso domando:
sei forse tu la mia terra?

Dai ricordi di Giovanni l’operaio poeta

Talune volte così forte era il canto
che si faceva da solo parole
e sgorgava come un torrente
in piena dalla fonte…

Fino alla stella del mattino

Come sono belle le stelle stasera,
quasi più non sento il dolore
che sempre è con me…
Che ingiusta sorte ci hai dato da vivere
per credere al tuo amore…
ma le stelle, le stelle che ho visto
non posso più scordarle…
Notte che canti la tua canzone
portaci all’alba!
Aspetterò, non dormirò,
se tarda, se il suo raggio
ferisce, non fuggirò,
io pregherò fino a che
spunti la stella del mattino…

Canti del tempo

Tempo che piega,
tempo che spezza,
tempo che bacia,
tempo che carezza.
Tempo di amare,
tempo di lasciarsi,
tempo di tornare
e mai più allontanarsi.
Tempo di vivere,
tempo di morire,
tempo di nascere
e di risuscitare.
E tempo dell’uomo
e tempo di Dio,
corri veloce
sul nostro pendio
ma lasci i segni
del tuo passare
nel cuore dell’uomo,
stanco d’aspettare.

Di ogni tempo è l’amore

Dio di ogni tempo, parlami del tuo amore
d’inverno, della neve che viene a proteggere
il seme dalle intemperie. E il seme muore,
non sa, naturalmente ti crede
mentre che tersa luce splende, che ancora
non vede, sulla greve, talora, realtà.
Dio di ogni tempo, parlami del tuo amore
di primavera, del maggio odoroso
che risplende ed accende di rondini e sole
di olivi e di grano incipiente
e promette che non verrà meno
e ti aspetterà e ti amerà per sempre.
Dio di ogni tempo, parlami del tuo amore
nella quiete del  vespro d’estate
quando tutto, anche il salmo,
sa del mare d’agosto e del riposo,
che così poco conosco.
Dio di ogni tempo, parlami del tuo amore
nel dolce sole d’autunno,
nelle foglie dorate che non temono,
anelano, a volare giocose, leggere,
portate soltanto dal tuo vento mite…

Redenzione di un essere umano

Poveri sterpi,
brulle colline,
cemento, cemento,
ed io che ti vedo
ed io che ti sento…

Il povero e il cherubino

Dalla conca persa nella luce
gli aranceti sono folgori al cuore…
e ad est la spiaggia abbagliata,
anelata dal mare… ma Tu,
ma Tu, talora ami di più
il povero fosso nascosto,
per incanto invisibile al mondo,
visibile invece al vagabondo
pellegrino cercatore,
tra l’umile rapa e il cavolfiore,
del canto del pettirosso.

Frammento

…io che la vita ancora non so,
io che l’attendo,
sempre più cose io perdo
e ti amo di meno e ti cerco di più…

Lunedì dell’angelo

Le mille ferite che il tempo m’ha fatto
si quietano in un barbaglio di luce,
nel mormorio delle cose
che culla il mio dormire.
Ora riposo, e lavora la vita
e tutto è una fitta di dolore
e una canzone dolce.

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5 Risposte to “Altre poesiole”

  1. pmartucci Says:

    I primi, bellissimi e struggenti versi, mi hanno portato a mutuare alcune alcune parole di M. Quoist ( da una versione originale se pur molto accorciata tratta da internet)

    Vorrei salire molto in alto, Signore, sopra la mia città, sopra il mondo, sopra il tempo. Vorrei purificare il mio sguardo e avere i tuoi occhi…… per vedere ogni terra che penso, che incontro, proprio come la vedi Tu, Signore, con i tuoi occhi, con il tuo amore, e giungere nel mio cuore e con il tuo sguardo a ricapitolare tutto in Te, cieli e terre….. Vorrei vedere allora ogni singolo meraviglioso dettaglio, sino al più piccolo palpito di vita; vedrei, con i tuoi occhi, l’amore e l’odio, il peccato e la grazia….Commossa, comprenderei allora, che dinanzi a me si svolge la grande avventura d’amore iniziata all’alba del mondo. Comprenderei che tutto è unito insieme, che tutto non è che un minimo movimento di tutta l’umanità e di tutto l’universo verso la Trinità, in te e per te, Signore.

  2. bioraffaella Says:

    Non vedo altra terra che la Gerusalemme dei cieli, non vedo altra terra che non sia Gesù ….

  3. d. giampaolo centofanti Says:

    A quante terre dovrò essere attaccato, soffrendo, prima di intuire più profondamente che cerco la Terra promessa? A quante terre inventate da me darò il nome di terra promessa prima di lasciarmi indicare sempre più tutto dal Signore? E’ naturale che sia un cammino graduale, che si passi per qqueste fasi, ma Dio gradualmente ci porta oltre:
    Il Signore disse ad Abram:

    «Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria
    e dalla casa di tuo padre,
    verso il paese che io ti indicherò.
    Farò di te un grande popolo
    e ti benedirò,
    renderò grande il tuo nome
    e diventerai una benedizione.
    Benedirò coloro che ti benediranno
    e coloro che ti malediranno maledirò
    e in te si diranno benedette
    tutte le famiglie della terra».

    Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore (Gn 12, 1-4)

    Giorno per giorno, camminando con Lui, Abramo riceve le indicazioni per la strada per il paese che dovrà scoprire.

  4. M&C Says:

    Siamo fragili ed affettivi, che basta un nulla per soffrire, per farci vacillare e sentirci mancare la terra sotto i piedi, sia la terra del mondo sia quella del cielo…
    Signore, rendici forti nel tuo amore!

  5. d. giampaolo centofanti Says:

    Ecco questa è una scoperta molto importante se vista con equilibrio e serenità, cioè senza farsi modelli astratti, senza schematismi, moralismi, etc.; è un invito alla prudenza, al farsi aiutare: è, dunque, per queste e altre cose, un dono di grazia per lasciarsi portare oltre dal Signore, per non lasciarsi confodere dalle debolezze anche intorno a noi che spesso cercano di risucchiarci in logiche fasulle che possono ostacolare, rallentare, l’apertura allo Spirito e anche finire in vario modo per chiudere ad un’apertura sincera ad esso.E per questo vi è tanto bisogno di lasciarsi portare anche, in Cristo, dal padre spirituale, dal pastore, che ci aiuta anche a compredere tanti pericoli per noi stessi e per gli altri…
    E’ necessaria una grande grazia per credere che Dio ci porta davvero nella vita e impegnarsi gradualmente sempre più sulla retta via cessando, tra l’altro, di cincischiare in tante cose che la grazia mi mostra sempre più chiaramente sono “affettive” anche se a me sembrano talora dettate da alte motivazioni.L’assenza di questa grazia non mi fa credere valga la pena questo impegno, mi lascia a cuocere sempre nello stesso brodo ed io mi convinco che la vita è questa… Invochiamo da Maria e da Cristo la grazia, chiediamogli anche di aiutarci ad accoglierla, chiediamo a loro di farci trovare ed aiutare da uomini di Dio.Ecco la grazia ci fa comprendere sempre più anche questo: la sequela di Cristo è, ad es., come salire sull’Everest da soli o con gli sherpa… Nessuno è mai salito da solo, anche quei pochissimi persino tra i personaggi biblici, come san Paolo, che sono stati presi e messi in un istante sulla cima del monte hanno poi avuto bisogno di un tempo di maturazione…

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